L Archivio storico dell Università di Bologna

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1 L Archivio storico dell Università di Bologna di Gian Paolo Brizzi, Daniela Negrini Nella storia quasi millenaria dell Alma Mater Bononiensis, la salvaguardia e la fattiva fruizione del suo patrimonio documentario ne hanno consentito una conoscenza capillare e approfondita. L Archivio storico dell Università di Bologna che, come struttura operativa, si è costituito solo in tempi recenti - a partire dal , è tuttavia uno dei migliori nel panorama italiano giacché non ha conosciuto quelle dispersioni dei materiali che hanno invece riguardato, sia pure in misura diversa, molti Atenei. Gli archivi delle Università più antiche hanno infatti conosciuto molte traversie: incurie, danneggiamenti, furti, alcuni sono stati distrutti per cause belliche, per inondazioni, incendi o terremoti, di altri si sono perse le tracce della documentazione più antica. Fatte salve rare eccezioni, i documenti non sono conservati in modo unitario, vuoi per le vicende stesse vissute dall istituzione lungo i secoli, vuoi per le molte interrelazioni con altri enti che hanno spesso dato luogo a riversamenti delle testimonianze in altri archivi, come quelli ecclesiastici, comunali o di collegi professionali. Le ragioni di queste disseminazioni risalgono solitamente a precisi momenti della storia dell ente: si pensi a quelle Università affidate, in parte o in tutto, al governo dei gesuiti - come nel caso di Sassari o, in misura minore, di Fermo, Macerata, Cagliari, Messina, ecc.- la cui documentazione è stata pressoché totalmente dispersa. La trasformazione di numerosi Atenei in licei o ginnasi avvenuta durante l età francese, la soppressione definitiva di altri decretata nel periodo della restaurazione e infine la creazione del sistema universitario nazionale avviato dopo l Unità, hanno costituito altrettanti momenti in cui gli archivi prodotti da quelle Università che hanno cessato di operare si sono trovati esposti a trasferimenti, cessioni, alienazioni o semplice incuria. Archivi senza padrone potrebbe essere intitolata la vicenda subita dalle carte di molti Atenei italiani, soprattutto di quelle delle piccole Università la cui vita è stata interrotta fra la fine del XVIII secolo e l Unità d Italia: archivi persi per sempre, forse, o che improvvisamente riemergono da un oblio durato due secoli. E quanto accaduto, ad esempio, alle carte dello Studio di Cesena che, sia pur per un breve lasso di anni, si fregiò del titolo di Studium generale: gli atti di laurea che si pensavano distrutti fin dall età napoleonica, sono improvvisamente riemersi nel corso del riordinamento di un archivio ecclesiastico. La casistica diventa ben più ricca di sorprese se spostiamo il nostro orizzonte dagli archivi delle Università, intese in senso stretto (ma già questa stessa definizione comporta molte implicazioni), agli archivi relativi alle Università, cioè alle carte prodotte da chi, ente o figura giuridica, si è occupato del governo delle Università o, anche soltanto, alle carte prodotte da strutture (penso ad esempio ai collegi universitari) in stretta connessione con le Università. Estendere questo giro d orizzonte a tutte le Università storiche ci porterebbe a dover considerare, caso per caso, quanto si è sedimentato, e spesso conservato, negli archivi delle autorità politiche ed ecclesiastiche (imperatore, papa, vescovo, sovrani territoriali, consigli comunitativi, magistrature cittadine), fra le carte dei collegi professionali, nei fondi dei notai, in particolare di quanti rogavano per le Università, ecc. Tornando agli archivi storici delle Università in senso proprio, va detto che l inserimento degli Atenei degli Stati pre-unitari nel nuovo sistema universitario nazionale, rappre- Gian Paolo Brizzi è professore ordinario di Storia moderna presso l Università di Bologna ove dirige il Centro di servizi Archivio storico ; è segretario generale del Centro interuniversitario per la storia delle università italiane e coordina il comitato scientifico della rivista Annali di storia delle università italiane. Ha curato con Jacques Verger l opera Le Università dell Europa (6 voll., Milano ). Daniela Negrini è laureata in Storia contemporanea all Università di Bologna; lavora presso l Archivio storico dell Ateneo bolognese, curando gli aspetti organizzativi della gestione archivistica e collaborando alle iniziative ed ai progetti promossi dall Archivio. 17

2 18 sentò anche per la documentazione archivistica un momento gravido di conseguenze: molte Università, pur senza averne l obbligo, optarono per consegnare la sezione più antica del proprio archivio agli archivi di Stato appena istituiti e, in attesa di norme valide per tutti, parte degli archivi via via prodotti furono assorbiti dagli archivi centrali del Regno d Italia, a Torino prima (ove sono, ad esempio, conservate le pratiche relative alla nostra Università per il periodo dei governo provvisorio) e a Roma poi, presso l Archivio centrale dello Stato. Questa diaspora delle carte storiche periodicamente fa tornare di attualità il problema se le carte prodotte dalle Università anteriormente all Unità d Italia, ed oggi conservate negli Archivi di Stato, vi si trovino a titolo di versamento o di deposito : si tratta di un aspetto tecnico-giuridico di non secondaria importanza, giacché nel primo caso la situazione attuale sarebbe irrevocabile, mentre la formula del deposito può essere sempre revocata a richiesta dell ente. Bisogna dire che nella maggior parte dei casi la consegna degli archivi storici delle Università agli Archivi di Stato ha posto in salvo la documentazione più antica, giacché l amministrazione universitaria non ha sempre mostrato la cura e la competenza necessarie a svolgere i compiti di conservazione e di tutela che gli archivi storici richiedevano. Da un Ateneo all altro la situazione è molto diversa non solo per l entità e il valore della documentazione conservata ma anche per lo status dei rispettivi archivi storici: la maggior parte sono sprovvisti di personale con competenze specifiche, altri vi hanno provveduto attraverso la selezione di figure professionali ambivalenti (es. un bibliotecario provvisto di diploma di specializzazione in archivistica). Anche l entità e l importanza del materiale conservato direttamente dagli archivi storici universitari costituisce un indizio dell attenzione prestata alle proprie memorie. La prima Università italiana ad aver ottenuto dal Ministero per i beni culturali il riconoscimento di archivio di particolare importanza, è stata quella di Bologna, e ciò è una riprova diretta dell importanza dei fondi conservati e dello stato in cui essi sono pervenuti fino a noi. Vediamo ora in particolare la situazione bolognese. Le carte storiche sono divise in due sezioni: quella anteriore all Unità, fatte poche eccezioni, fu consegnata nel 1892 all Archivio di Stato ove sono ancora conservate in un apposita sezione ordinata a suo tempo da Giorgio Cencetti e, circa vent anni fa, rivista da Luisa Continelli. Le carte prodotte dall Università nel periodo post-unitario sono invece conservate in Ateneo, vorrei dire nell Archivio storico dell Università, ma come vedremo le cose stanno un po diversamente. Risalgono solo al 1976 i primi provvedimenti dell Università di Bologna per la tutela e la conservazione della propria documentazione più antica, quella cioè prodotta e ricevuta a partire dal A quella data da un decennio ormai si era persa l ordinata e cadenzata procedura di tenuta delle carte secondo tecniche archivistiche (un titolario, gli spazi adeguati, il personale correttamente istruito); sotto la pressione di un irrompere fragoroso di nuovi protagonisti e nuove competenze assegnate alle Università la prassi consolidata della corretta archiviazione dei documenti si affievolì fino a scomparire, sostituita da un criterio di conservazione dettato dalle specifiche esigenze di ogni settore dell amministrazione universitaria. Con le deliberazioni assunte alla fine degli anni Settanta, relative alla salvaguardia delle carte prodotte e ricevute dall Università di Bologna dal 1860 a tutti gli anni Quaranta del Novecento, si costituì la separata sezione d archivio storico, prevista per gli enti pubblici; da quel provvedimento scaturì poi la procedura per il riconoscimento della particolare importanza dell archivio dell Università di Bologna. Alla conservazione di quelle consistenze archivistiche fu destinato un locale appositamente attrezzato, dotato di scaffalature ed impianto di aerazione. Quasi un quarto di secolo separa dai nostri giorni quel primo progetto di conservazione e tutela dei documenti universitari. Si è ravvisata quindi la necessità di procedere ad una revisione dello stato attuale degli archivi universitari, tanto di quelli dell amministrazione

3 centrale, indicatori delle attività svolte dagli uffici amministrativi universitari, ma soprattutto di rivedere i confini delle competenze dell Archivio storico in merito alla documentazione prodotta dalle strutture didattiche e scientifiche in cui si articola l attività universitaria (Facoltà, dipartimenti, biblioteche, musei). Con i risultati del nuovo censimento, avviato in collaborazione con la Soprintendenza archivistica regionale, si è aggiornata la situazione fino agli anni Sessanta (cioè fino agli estremi cronologici pertinenti all archivio storico) rilevando consistenze documentarie da aggiungersi a quelle già conservate, così suddivise: archivi segreterie: Lettere, Medicina, Ingegneria, Economia, Scienze, Giurisprudenza, Chimica industriale, Farmacia, Agraria, Veterinaria, Scuole di specializzazione (si tratta di fascicoli studenti, verbali di facoltà, verbali di esami, verbali di laurea, esami di stato con arco cronologico dalla fine dell Ottocento fino al 1960/70); archivio del personale docente e tecnico-amministrativo: fascicoli personali dei dipendenti, circolari e decreti rettorali, circolari ministeriali, incarichi ecc. dagli anni Quaranta agli anni Sessanta; archivi scuole ed istituti superiori: Economia, Veterinaria, Agraria, Scuole di specializzazione; uffici di ragioneria: fatture in originale, reversali, bilanci consuntivi e preventivi, partitari, libri mastri; uffici patrimonio e contratti: fondazioni, borse di studio, catasto, ufficio rogante; ufficio tecnico: progetti, lucidi. Il censimento ha poi riguardato le strutture periferiche e quelle dotate di gestione amministrativa autonoma (Facoltà, istituti, dipartimenti, biblioteche, cliniche, musei): un attività che si è rivelata molto impegnativa per la straordinaria moltiplicazione delle sedi verificatasi negli ultimi trent anni e nella quale sono ancora attualmente impegnati gli archivisti a ciò incaricati. Emerge però fin d ora la necessità di mettere in atto un maggiore coordinamento per tali strutture che operano spesso ignorando le norme di conservazione e le regole dello scarto. Concentrare questi materiali ancora giacenti nelle sedi originarie significa, alla data odierna, reperire un deposito con i requisiti idonei che possa contenere 6 km di scaffalatura. Questo dato ci dà la misura immediata della complessità del problema che ci troviamo a fronteggiare; anche se consideriamo che la concentrazione di quei materiali risolverebbe, per molte delle attuali sedi ove essi sono conservati, problemi di spazio non più eludibili. Trovare una soluzione a un tale problema non è certo facile, tanto più se consideriamo la crescita esponenziale degli archivi: un problema questo che accomuna tutte le sedi universitarie. Non dimentichiamo che l attuale patrimonio documentario è stato prodotto da un ateneo che aveva, nel momento finale delle nostre considerazioni - l anno , circa studenti e 630 unità di personale docente e tecnico-amministrativo. Oggi si impongono alcune scelte strategiche giacché sappiamo che il nostro Ateneo è andato via via crescendo, fino a contare studenti e circa seimila unità di personale. E questo un aspetto inquietante della conservazione delle memorie delle Università, spesso sottovalutato dagli organi accademici, mentre sarebbe necessaria la consapevolezza della straordinaria risorsa strategica costituita dalla documentazione dell archivio. Ad esso è connesso quello della selezione e/o dello scarto delle carte, questione di assoluta priorità ed è questo un terreno che deve vedere la più stretta collaborazione e unità di intenti fra gli storici dell Università e gli archivisti. Per quanto riguarda l organizzazione e gli aspetti operativi dell archivio storico dell Università di Bologna, va osservato che questo è stato inserito all interno di un Centro di servizi con finalità didattiche e scientifiche che accorpa, oltre all Archivio storico, l Archivio fotografico dell Università, una biblioteca specializzata in storia delle Università, il Museo dell VIII Centenario, l iconoteca dell Università e il Museo degli studenti, quindi una parte consistente del patrimonio culturale della nostra Università. Dato il carattere del Centro, 19

4 20 questo è stato affidato alla direzione di un docente; le due sezioni principali (a. storico e a. fotografico) sono affidate a personale con le appropriate competenze tecniche. Il Centro gode di autonomia amministrativa e si avvale dell aiuto di un tecnico informatico per il coordinamento e la formazione di quanti sono addetti alla catalogazione informatizzata, alla digitalizzazione, alla gestione del sito web, ecc. L attività del Centro è coordinata da un Comitato scientifico, formato da studiosi che operano nel settore della storia delle Università, e da un Consiglio di gestione per la pianificazione delle spese. La scelta di affidare la direzione di questa struttura a un professore di storia ha voluto sottolineare una caratteristica peculiare dell archivio rispetto a quelli di un qualsiasi ente: mi riferisco cioè al particolare statuto degli archivi storici delle Università che, a differenza degli archivi degli altri enti, hanno al proprio interno le persone idonee per valorizzarli, docenti di archivistica, storici delle Università e storici della scienza. Ma all archivio si rivolgono anche con crescente frequenza sociologi, economisti, politologi. Luogo di conservazione delle memorie dell Ateneo ma anche volano dell attività di ricerca e didattica da promuovere, il Centro di servizi e i suoi archivi sono stati cioè considerati alla stregua di laboratori di ricerca e di didattica. Si è voluto così favorire l apertura di uno stabile canale di comunicazione fra l Archivio e le attività tipiche dell Ateneo. Fin dalla sua entrata in vigore, abbiamo voluto sperimentare le opportunità offerte dalla cosiddetta Legge Treu (legge 24 giugno 1997, n.196; dm , n.142) che intende favorire tirocini di formazione e orientamento ai giovani, rivolgendoci principalmente ai nostri studenti e ai neo-laureati dell indirizzo Archivistico e librario della Facoltà di Conservazione dei Beni culturali che possono avvalersi, per periodi che variano da due mesi ad un anno, delle competenze professionali del personale tecnico assegnato alla struttura, per perfezionare le conoscenze acquisite nel corso degli studi, applicandole con una attività concreta sui materiali d archivio. In questo modo i giovani riescono ad incontrare una realtà, quella dell archivio, spesso conosciuta solo da un punto di vista teorico sui libri di testo. Un altro impegno è costituito dalla promozione di iniziative che possano incoraggiare l incontro tra l archivio ed il pubblico, non solo quello costituito da studiosi e ricercatori (gli addetti ai lavori ), ma anche quello di persone solitamente estranee alla frequentazione degli archivi. Le strategie dell archivio storico dell Università di Bologna per la conservazione e la promozione dei propri documenti sono dirette non tanto ad una conoscenza sporadica o di mera ostensione di essi, quanto piuttosto alla divulgazione di testimonianze di storia istituzionale che si traducano in ipotesi di studio e ricerca allargate ed approfondite (cito ad esempio le mostre dedicate alla storia degli studenti e il catalogo Gaudeamus igitur, il seminario Archivi universitari per la storia della scienza e della tecnologia, il censimento delle tesi di laurea con la mostra di tesi scientifiche relative agli anni , organizzata in occasione della Settimana della cultura scientifica, ecc.). Per dare visibilità a queste iniziative e per divulgarne i risultati, sono in corso due collane presso l editore Clueb che non si limitano solo a descrivere consistenze documentarie, ma a promuovere nuovi studi. La prima collana che riguarda l Archivio storico ha in corso l edizione dei codici della nazione germanica dell antico studio bolognese, in collaborazione con l Akademie der Wissenschaft di Berlino, ed ha recentemente pubblicato uno studio prosopografico sui docenti dell Università di Bologna dall inizio dell età napoleonica all Unità d Italia - ad opera di F. Gasnault - mentre è in preparazione una serie di cataloghi dei fascicoli degli studenti delle varie facoltà, con l indicazione della tesi di laurea, per il periodo La seconda collana vuole promuovere studi sulla presenza studentesca nelle Università ed ospita già per opera di Aldo Mola, Corda fratres. Storia di una associazione internazionale studentesca nell età dei grandi conflitti , oltre alla recente riedizione degli Statuta goliardica, redatta da Guido Rossi nel L Archivio si va quindi configurando come un laboratorio di ricerca, con l applicazio-

5 ne di alcune precise scelte organizzative. Proprio come si fa in un laboratorio, ci si è posti il problema non solo di quanto veniva sedimentandosi per effetto delle disposizioni in materia di conservazione archivistica, ma anche di quanto è indispensabile preservare per quanti si occupano di storia universitaria. Guardando oltre gli atti prodotti dall amministrazione universitaria, si sono stabiliti i confini della nostra azione laddove termina l azione dell Università, incrementando quindi quelli che, tecnicamente, vengono definiti archivi aggregati. Abbiamo voluto porci il problema di quelle realtà universitarie che hanno ben pochi riscontri nelle rituali carte d archivio: si pensi per i secoli passati ai collegi universitari, alle associazioni studentesche o a quelle dei docenti, al carteggio scientifico appartenuto a studiosi o proveniente da istituti di ricerca. Anche su questo versante il nostro archivio ha voluto impostare un progetto di recupero di queste testimonianze, un programma oramai consolidatosi negli anni attraverso numerose acquisizioni, a partire da quella importantissima del fondo della Nazione Germanica, donato nel 1957 dalla famiglia Malvezzi de Medici (con codici che risalgono al XIII secolo); alla mappatura, descrizione e talora riproduzione dei fondi archivistici degli antichi collegi universitari bolognesi, un indagine che ci ha portati da Vienna a Zagabria, da Bruxelles a Biella a Torino, da Parma a Napoli. Abbiamo poi ricevuto gli archivi di alcuni maestri della nostra Università ed altri ne abbiamo acquisito attraverso i numerosi contatti con enti e associazioni. Negli ultimi tempi la sezione archivi aggregati è cresciuta in modo notevole, impegnandoci anche a reperire nuovi depositi: abbiamo così potuto accogliere la donazione delle carte appartenute ai professori Giorgio Cencetti, Lorenzo Bianchi, Igino Benvenuto Supino, quelle appartenute all Associazione internazionale studentesca Corda Fratres. Infine accanto all archivio della ottocentesca Scuola di Architettura sono venuti via via raccogliendosi i fondi documentari di numerosi architetti e ingegneri che hanno operato a Bologna nel corso degli ultimi 150 anni. Questa sezione è oggi stimata come il più importante fondo del settore esistente in Italia. Non mancano certo i problemi di gestione e di organizzazione dell Archivio storico dell Università ma pur fra tante difficoltà che si sono qui richiamate, a cominciare da quella della sistemazione dell intero corpus documentario in un unico deposito, si può dire che esso è già oggi qualcosa di più di un luogo di conservazione delle carte prodotte dall ente, ricorrendo all espressione d uso in questi casi. Oggi la sezione storica dell Archivio dell Università di Bologna è già un laboratorio di ricerca, in tutti i sensi, e come tale viene considerato anche nella sua organizzazione e nelle strategie gestionali: esso non è solo una sede di conservazione delle carte prodotte e ricevute dal contesto universitario, ma costituisce piuttosto un elemento dinamico e un fattore di crescita che può contribuire a determinare alcune condizioni e sviluppi dell istituzione. Esso si candida a diventare uno strumento efficace per gli organi di governo universitari, che devono modellare le proprie scelte sulla base delle esperienze del passato, delle vocazioni che il nostro Ateneo ha saputo esprimere. 1 1 La dichiarazione per l Archivio storico dell Università di Bologna del requisito di archivio di particolare importanza è stata decretata dal Ministero dei Beni culturali e ambientali il 20 dicembre 1980, quando questo era affidato alla direzione del dott. Marco Bortolotti. Per la bibliografia essenziale si ricordano: GIORGIO CENCETTI, Gli Archivi dello Studio bolognese, Bologna 1938 (Pubblicazioni dell Archivio di Stato in Bologna, III), ripubblicato in ID., Lo Studio di Bologna. Aspetti momenti e problemi ( ), a cura di ROBERTO FERRARA-GIANFRANCO ORLANDELLI-AUGUSTO VASINA, Bologna 1989, pp ; MARCO BORTOLOTTI, L Archivio storico e il Museo dello Studio: un lauto itinerario per la storia della scienza, in Instrumenta. Il patrimonio storico scientifico italiano: una realtà straordinaria, a cura di GIORGIO DRAGONI, Bologna, Grafis, 1991, pp. 61-7; MARCO BORTOLOTTI, Le tesi in contrappunto, in Saecularia nona. Università di Bologna , Bologna University 900 th Anniversary Review, 11 (1993) pp. 22-7; DANIELA NEGRINI, Le tesi di laurea in Archivio, in Gli archivi universitari ed accademici per la storia della scienza e della tecnologia. Atti del seminario, Bologna, Accademia delle scienze, 19 aprile 1993, Bologna 1994, pp. 63-8; MARCO BORTOLOTTI, Gli archivi universitari in seminario, in Gli archivi universitari ed accademici per la storia della scienza e della tecnologia. Atti del seminario, Bologna, Accademia delle scienze, 19 aprile 1993, Bologna 1994, pp. 7-21; MARCO BORTOLOTTI, Gli archivi storici delle università italiane, in La storia delle università italiane. Archivi, fonti, indirizzi di ricerca, Trieste 1996, pp ; DANIELA NEGRINI, Gli archivi universitari per la storia della scienza, in Laboratori dell Università. Un incontro Bologna Oxford, Bologna 1996; CLAUDIA SALTERINI, L Archivio dei riformatori dello Studio, Bologna 1997 (Universitatis Bononiensis Monumenta, vol.6). Pubblicazioni dell Archivio storico: Natio germanica Bononiae. La Matricola ( , ), a cura di MARIA LUISA ACCORSI, Bologna 1999; BARTOLO NIGRISOLI, Parva. Perché e come fui nominato clinico e dopo dodici anni deposto, Bologna 2001; FRANÇOIS GASNAULT, La cattedra, l altare, la nazione. Carriere universitarie nell Ateneo di Bologna , Bologna 2001; Natio germanica Bononiae. Annales, a cura di SILVIA NERI e CARLA PENUTI, Bologna (in corso di stampa); I fascicoli degli studenti della Facoltà di Lettere e filosofia, (in corso distampa); ARCHIVIO STORICO - ENEA, Fondo fotografico Igino Benvenuto Supino (in CD-Rom). Pubblicazioni del Museo degli studenti: Gaudeamus igitur. Studenti e goliardia , Bologna 1995; ALDO A. MOLA, Corda Fratres. Storia di una associazione internazionale studentesca nell età dei grandi conflitti , Bologna

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