PROGRAMMA REGIONALE PER GLI INTERVENTI DI CONSERVAZIONE E GESTIONE DELLA FAUNA NELLE AREE PROTETTE

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1 PROGRAMMA REGIONALE PER GLI INTERVENTI DI CONSERVAZIONE E GESTIONE DELLA FAUNA NELLE AREE PROTETTE Il Gruppo Fauna della Regione Lombardia ha elaborato un Programma regionale per gli interventi di conservazione e gestione della fauna nelle Aree Protette, individuando una strategia per la pianificazione e la realizzazione degli interventi relativi alla fauna nelle Aree Protette. La principale finalità di questo Programma consiste nell elaborare una strategia di azione basata su criteri strettamente scientifici, di tipo coordinato e concertato e che si inserisca sia nel contesto regionale, sia in quello di programmi nazionali ed europei. Tale Programma è composto da una serie di elenchi, riferiti al territorio lombardo, contenenti le indicazioni relative allo stato di conservazione delle singole specie animali, alle priorità, alle strategie di conservazione ed alle specifiche tipologie degli interventi da intraprendere per ciascuna specie. E inoltre corredato da un protocollo relativo agli interventi di reintroduzione nelle Aree Protette lombarde e da alcuni significativi esempi applicativi. In questo contesto si è operato tenendo anche conto del fatto che le attuali tendenze relative alla conservazione della natura sono orientate ad interventi coordinati, con una logica a rete, che trattano le specie tenendo presente non solo le condizioni delle popolazioni a livello locale, ma considerandone lo status su gran parte dell areale di distribuzione, oltre alle loro relazioni con gli habitat, alle possibilità di riuscita degli interventi sul lungo periodo, alle possibili interazioni con altre specie e con i fattori ambientali ed antropici. Tale Programma è riferito alla realtà delle aree protette Lombarde e si inserisce nella logica di Natura 2000, cioè della creazione di una rete di biotopi che sostengano popolazioni vitali nell intero areale di distribuzione delle specie. La necessità di definire un Programma complessivo per la salvaguardia e la gestione della fauna nelle aree protette deriva dall esigenza di focalizzare le principali priorità e di finalizzare gli interventi in funzione di queste, non solo in considerazione dei problemi di conservazione, ma anche della disponibilità di risorse economiche, in un ottica di ottimizzazione dei risultati e di contenimento dei costi. L organizzazione del Programma ha risposto a diversi criteri: la scelta delle specie e l individuazione delle priorità è stata fatta su base scientifica e biologica, tenendo conto anche di quanto già evidenziato e disposto dalle vigenti normative e convenzioni. Sono stati presi in considerazione l intera fauna vertebrata presente sul territorio regionale, come nota al momento attuale, e le comunità di invertebrati maggiormente minacciate in Lombardia, unitamente ad un elenco preliminare di specie di invertebrati di interesse per la conservazione. Sono state, inoltre, prese in considerazione anche le specie alloctone perché esse, con la loro presenza, possono indurre squilibri anche rilevanti delle biocenosi autoctone che richiedono interventi mirati per la loro gestione. Il Programma è costituito da cinque elenchi distinti, in particolare: 1

2 I. PROGRAMMA REGIONALE DI CONSERVAZIONE E GESTIONE DELLA FAUNA VERTEBRATA NELLE AREE PROTETTE LOMBARDE; SPECIE PRIORITARIE DI FAUNA VERTEBRATA; II. III. IV. PROGRAMMA REGIONALE DI CONSERVAZIONE E GESTIONE DELLA FAUNA INVERTEBRATA NELLE AREE PROTETTE LOMBARDE: COMUNITÀ O GRUPPI DI SPECIE SENSIBILI O CARATTERIZZANTI AMBIENTI MINACCIATI O IN DECREMENTO; PROGRAMMA REGIONALE DI CONSERVAZIONE E GESTIONE DELLA FAUNA INVERTEBRATA NELLE AREE PROTETTE LOMBARDE: ELENCO PRELIMINARE DI SPECIE PRIORITARIE; V. SPECIE ALLOCTONE DI FAUNA E RELATIVE INDICAZIONI SULLE STRATEGIE D INTERVENTO. Vengono indicate di seguito le specifiche tecniche attraverso le quali si è giunti alla formulazione del suddetto Programma. Quando non diversamente indicato, i testi del Programma si intendono elaborati collegialmente dal Gruppo Fauna. 1. CODIFICA La fauna considerata negli allegati I e IV è elencata in ordine sistematico e numerata secondo un codice (ID) di numerazione progressiva. Le categorie tassonomiche considerate sono la Classe, l Ordine e, per gli invertebrati, la Famiglia. Un ulteriore colonna evidenzia il codice di riferimento adottato nei diversi fascicoli della Checklist delle specie della fauna italiana (a cura di Minelli, Ruffo, La Posta). In base a tale criterio, ogni specie considerata è univocamente individuata dal codice che si compone di tre parti: codice fascicolo, codice genere e codice specie. L estensione.0 che segue i codici di genere e specie è stata adottata per consentire futuri aggiornamenti. Alcune specie sono prive di codice, come ad esempio Hyla intermedia, perché di recente identificazione. Nelle colonne successive si riportano il nome comune (per gli invertebrati è riportato solo quando effettivamente esistente ed in uso) ed il nome scientifico (binomio) della specie considerata. I nomi specifici di anfibi e rettili sono tratti dal Progetto Atlante Erpetologico Lombardo - Sezione Lombardia (Societas Herpetologica Italica, 1999), mentre quelli delle restanti specie dalla citata Checklist della fauna Italiana. 2. FENOLOGIA Questa categoria è utilizzata solamente per le specie di avifauna poiché la dinamica annuale della presenza sul territorio è influenzata dai meccanismi migratori. La possibilità che una specie frequenti habitat differenti nel corso della stagione riproduttiva e di quella dello svernamento, o che si concentri in habitat o aree particolari nel corso delle migrazioni, fa sì che si possano programmare o adottare misure di conservazione differenti per ciascuna delle fasi del ciclo biologico. Pertanto, sono state individuate alcune categorie fenologiche. Relativamente alla presenza nel corso dell anno, una specie può risultare: MS Migratrice Svernante (presente soltanto nel corso della migrazione e in inverno) MP Migratrice Parziale (presente in tutto il corso dell anno, in parte con popolazioni migratrici; si intende anche nidificante) ML Migratrice su Lunga distanza (presente esclusivamente nei periodi di migrazione) MN Migratrice Nidificante (presente soltanto nel corso della migrazione e in periodo di NR nidificazione) Nidificante Residente (presente in tutto il corso dell anno, con popolazioni non soggette a migrazioni) EO Estivante Occasionale (migratrice occasionalmente presente nel periodo riproduttivo, ma non nidificante) 2

3 Se presente in periodo di nidificazione, una specie può risultare: nidificante regolare qualora presente con popolazioni che si riproducono regolarmente; nidificante irregolare qualora presente con coppie rarefatte che si riproducono irregolarmente; nidificante possibile qualora presente nel periodo propizio alla riproduzione e negli habitat adeguati, ma senza che si siano finora raccolte prove certe di nidificazione; nidificante reintrodotta qualora presente con popolazioni riproduttive in seguito a operazioni di reintroduzione; estivante qualora osservata nel periodo riproduttivo, ma senza alcun indizio di nidificazione 3. PRIORITÀ - VERTEBRATI L individuazione delle priorità di conservazione e, conseguentemente, di intervento sulle specie costituisce il principale obiettivo di questo programma. I criteri utilizzati sono stati diversi rispettivamente per i vertebrati e gli invertebrati. Limitatamente ai vertebrati, i prodotti ottenuti consistono in una scala di Priorità Complessiva derivante da un livello di priorità generale e da un livello di priorità regionale. A tal fine, è stato elaborato un indice sintetico utilizzando come elementi di base i principali attributi ecologici o attributi biologici, così come definiti dalla letteratura scientifica (Usher, 1986). Tali attributi tengono conto di diversi fattori, dalla rarità all estensione dell habitat, dal valore scientifico alla fragilità ecologica, dalla consistenza delle popolazioni alle tendenze numeriche. Elenchi di questo tipo sono riportati da Malcevschi (1985) e da diversi autori nel volume redatto da Usher (1986). Molti dei criteri citati presentano una stretta correlazione e dipendenza reciproca (ad esempio, la rarità in senso quantitativo è connessa con la selettività ambientale e con la fragilità). Per evitare la ridondanza tra differenti attributi biologici (come evidenziato da Given e Norton, 1993) sono stati individuati alcuni criteri riassuntivi delle caratteristiche di rarità a due differenti livelli: a) livello generale; b) livello regionale. Per il livello generale i criteri utilizzati sono rarità generale, corologia, dimensione della popolazione o resilienza; per il livello regionale i criteri utilizzati sono consistenza del popolamento, selettività ambientale, fragilità. Il punteggio attribuito a ciascun livello deriva dalla somma dei singoli punteggi parziali di ciascun criterio, addizionata di 1. A ciascun criterio può essere attribuito un valore compreso tra 0 (nessuna rilevanza) e 3 (massima rilevanza). In questo modo il valore complessivo della somma che si ottiene è, in entrambi i casi, compreso tra 1 e 10. Si può ricavare infine una scala di Priorità Complessiva (P) che tiene conto dell interazione tra il livello generale e quello regionale. Secondo questo criterio, rilevanti possono essere anche specie che presentano un grado medio di interesse su entrambi i livelli, così come specie che presentano un grado elevato di interesse per uno soltanto dei due livelli (Fornasari et al., 1999). La scala dei valori che esprimono la Priorità Complessiva (P) varia tra 1 e 14 (ottenuti con la somma pitagorica dei due livelli); le specie prioritarie di vertebrati presentano valori superiori o uguali a 8. Per quanto riguarda i singoli criteri utilizzati e l attribuzione dei relativi punteggi, si illustrano di seguito le modalità utilizzate. 3

4 Rarità generale (G1) La valutazione di questo criterio è stata effettuata mediante l utilizzo di liste rosse internazionali, nazionali e regionali, contenenti le specie minacciate e considerate in pericolo di estinzione. A queste valutazioni possono concorrere anche lo status di specie protette o particolarmente protette, in accordo con la legislazione comunitaria, nazionale e/o regionale. Il principale riferimento per gli uccelli è il volume di Tucker e Heath (1994) sullo stato di conservazione degli uccelli in Europa, per i mammiferi è stato fatto riferimento a AA.VV. (1994), Amori (1993), Baillie e Groombridge (1996), Stebbings (1988), Smith e van Wijngaarden (1981), nonché alle convenzioni di Berna (1979) e Bonn (CMS, 1979) e alla Direttiva Habitat (92/43/EEC). Per anfibi e rettili si è utilizzato anche il volume di Corbett (1989) sullo stato di conservazione dell erpetofauna in Europa e quanto prodotto dalla Societas Herpetologica Italica (1997), oltre al Libro rosso degli animali d Italia (Bulgarini et al., 1990). Per quanto riguarda i pesci, oltre alle liste internazionali (Baillie e Groombridge, 1996), si è fatto anche riferimento alla rarità generale descritta in Bruno e Maugeri (1992) e in Ladiges e Vogt (1986). Le specie con priorità maggiore sono quelle più rare a livello globale e quelle considerate minacciate di estinzione. Il punteggio massimo è stato attribuito alle specie incluse nelle liste rosse internazionali, considerate minacciate o in ampio e generalizzato declino. Corologia (G2) Questo criterio è riferito alla distribuzione geografica delle specie. Le specie più diffuse hanno priorità minore ai fini della conservazione. Per gli uccelli si è definita la corologia secondo Boano e Brichetti (1989) e Boano et al. (1990), utilizzando anche le informazioni riportate nell Atlante Europeo degli uccelli nidificanti (Hagemeijer e Blair, 1997). Per i mammiferi si è tenuto conto delle indicazioni di Nowak (1991; 1994), Niethammer e Krapp (1978; 1982; 1990), Lanza e Finotello (1985), Toschi (1965), Toschi e Lanza (1959). Anfibi e rettili sono stati valutati sulla base delle distribuzioni riportate da Arnold e Burton (1985), oltre che sulle informazioni tratte da Corbett (1989). Le fonti bibliografiche utilizzate per i pesci sono Bruno e Maugeri (1992), Gandolfi et al. (1991), Grimaldi e Manzoni (1990), Muus e Dahlstrom (1979), Ladiges e Vogt (1986). Il punteggio massimo è stato attribuito alle specie caratterizzate da areale infraeuropeo (o interessate da progetti locali di reintroduzione); il punteggio minimo alle specie ad areale paleartico o di estensione ancora maggiore. Alcune specie ittiche sono endemiche dell'italia settentrionale, o del bacino padano o addirittura di un unico corpo idrico (vedi Carpione) ed in quanto tali hanno ricevuto i punteggi massimi. Fragilità (G3) La fragilità di una specie esprime la sua vulnerabilità alle perturbazioni ambientali. Tale vulnerabilità può dipendere dalla capacità della specie di rispondere alle perturbazioni e/o dalla consistenza numerica delle popolazioni stesse. Per gli uccelli (considerata la loro mobilità) si è giudicato che la fragilità dipenda in misura principale dalla consistenza globale delle popolazioni, attribuendo il punteggio maggiore alle specie con popolazioni meno cospicue (< coppie nidificanti in Europa), e viceversa il punteggio minore alle specie con consistenza maggiore (> di coppie). Tale attributo è stato determinato facendo riferimento ai dati riportati sull Atlante degli Uccelli Nidificanti in Europa (Hagemeijer e Blair, 1997). Per i mammiferi tale attributo è stato determinato facendo riferimento alla capacità stimata delle popolazioni di far fronte ad eventuali situazioni di stress, tali da influire sulle dimensioni delle popolazioni. In particolare, sono stati presi in considerazione i seguenti parametri: numero medio di cucciolate per anno, numero medio di cuccioli per parto e numero medio di capezzoli presenti in ciascuna 4

5 specie (caratteristiche legate alla riproduzione). È stata inoltre presa in considerazione la capacità media di spostamento (vagilità) per ciascuna specie. Specie con elevato tasso riproduttivo e alta vagilità hanno fragilità bassa (punteggio 0), specie a basso tasso riproduttivo e bassa vagilità hanno fragilità elevata (punteggio 3). A tal fine sono stati consultati i lavori di AA.VV. (1995), Niethammer e Krapp (1978; 1982; 1990), Nowak (1991; 1994), Toschi (1965), Toschi e Lanza (1959). Considerazioni analoghe valgono per gli anfibi e i rettili, per i quali la fragilità delle popolazioni può venire stimata sulla base del tipo di riproduzione (ovipara od ovovivipara), del numero di piccoli o uova prodotte e della specificità degli habitat riproduttivi. Le fonti bibliografiche utilizzate sono Arnold e Burton (1985), Corbett (1989), Ferri (1990), Bulgarini et al. (1998). Anche per i pesci valgono le considerazioni relative alla consistenza delle popolazioni e all'adattabilità alle situazioni di stress (per le fonti bibliografiche si vedano i criteri precedenti). E'stata inoltre considerata l'entità della fecondità relativa: specie a bassa fecondità relativa sono considerate più fragili. La capacità di spostamento non è un criterio di giudizio poiché tutti i pesci all'interno di un corpo d'acqua possiedono capacità di spostamento simili; nel caso in cui lo spostamento risulti una necessità (migrazioni a scopo riproduttivo o trofico), allora lo spostamento diviene per il pesce stesso un limite (dovuto alle barriere ambientali) che lo rendono altamente fragile. Consistenza del popolamento regionale (R1) Per la valutazione di tale parametro, relativamente agli uccelli sono stati utilizzati dati degli atlanti regionali della Lombardia (Brichetti e Fasola, 1990; Fornasari et al., 1992). Punteggio 3 è stato attribuito alle specie con maggiore rarità, punteggio 0 a quelle con minore rarità. Per i mammiferi tale attributo è stato determinato indirettamente (non essendo disponibili dati quantitativi univoci su tutta la mammalofauna lombarda), considerando come indice indiretto di abbondanza delle popolazioni l ampiezza della loro distribuzione nella regione(toschi e Lanza, 1959; Toschi, 1965; Prigioni et al., 1993). Per anfibi e rettili è stato utilizzato principalmente il volume Atlante provvisorio degli anfibi e dei rettili italiani (Societas Herpetologica Italica, 1996), oltre al lavoro di Ferri (1990). Le stime relative ai pesci sono state effettuate sulla base delle conoscenze contenute nelle varie carte ittiche provinciali e nella bibliografia disponibile. E stata definita la seguente scala: 3 = specie rare e/o localizzate; 2 = specie presenti in aree limitate della regione; 1 = specie ben distribuite all interno della regione; 0 = specie comuni in tutta la regione. Selettività ambientale (R2) Una specie risulta tanto più vulnerabile quanto più facilmente risente di modificazioni ambientali, anche ridotte, quali alterazione o frammentazione dell habitat, con conseguenze sulla consistenza e sulla distribuzione. La selettività ambientale di uccelli, mammiferi e rettili (e parte degli anfibi) è espressa dai seguenti punteggi: 3 = Specie di ambienti poco alterati quali bosco maturo, ambienti umidi estesi o corsi d acqua. 2 = Specie forestali ed ecotonali esigenti, tipiche di ambienti umidi, brughiere ed arbusteti, o di territori adibiti a pratiche di agricoltura tradizionale o estensiva; 1= Specie poco selettive e moderatamente antropofile, capaci di adattarsi a regimi di agricoltura semi-intensiva; 0 = Specie antropofile fortemente tolleranti, in grado di abitare territori dove vengono applicate tecniche di agricoltura intensive e aree ad elevata urbanizzazione. Per quanto riguarda gli anfibi più strettamente acquatici ed i pesci si è fatto riferimento principalmente alla qualità e alla specificità dei corpi idrici utilizzati. 5

6 3 = Specie molto sensibili, tipiche di ambienti acquatici caratterizzati da condizioni ambientali estremamente specifiche. 2 = Specie esigenti, che necessitano di particolari condizioni ambientali (temperatura, ossigeno, trasparenza, trofia). 1 = Specie tolleranti, in grado di adattarsi ad ambienti acquatici compromessi. 0 = Specie in grado di utilizzare ambienti acquatici fortemente compromessi (laghi eutrofizzati, corsi d'acqua estremamente alterati). Criticità (R3) Questo parametro esprime l importanza del territorio regionale rispetto alla distribuzione della specie in Italia. La definizione del punteggio è stata ottenuta confrontando la distribuzione nel territorio nazionale con quella a livello regionale. Tenendo conto che la fauna vertebrata non presenta endemismi a livello regionale, punteggio massimo è stato attribuito alle specie con distribuzione ridotta nel territorio nazionale ma abbondanti (e, quindi, concentrate) entro il territorio lombardo, punteggio minimo le specie ad ampia diffusione nel territorio nazionale e rarefatte nel territorio regionale. A tal fine i dati degli atlanti locali sono stati confrontati con le informazioni disponibili a livello nazionale (Toschi e Lanza, 1959; Toschi 1965; Meschini e Frugis, 1993; Bruno e Maugeri 1992; Societas Herpetologica Italica, 1996). 4. PRIORITÀ - INVERTEBRATI La fauna invertebrata, a causa della sua complessità e della ingente carenza di informazioni di base, presenta diversi problemi dal punto di vista gestionale. Il termine fauna invertebrata fa riferimento ad un insieme molto eterogeneo di organismi che rappresenta la principale componente animale di qualunque tipo di ambiente, sia da un punto di vista qualitativo (ricchezza di specie), che quantitativo (abbondanza numerica). A titolo di esempio, si può citare il caso del Parco Lombardo della Valle del Ticino, che ha recentemente pubblicato i dati relativi alle specie segnalate nel parco (Furlanetto, 1999): nell elenco, a fronte di 371 specie di vertebrati (pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi), figurano 1296 specie di invertebrati, per lo più insetti; il divario tra vertebrati e invertebrati è in realtà ben superiore, dato che nel catalogo dei gruppi considerati mancano componenti numericamente assai rilevanti, quali i ditteri, gli emitteri, gli ortotteri, gli imenotteri e molti altri (che assommano certamente a diverse centinaia di specie). Inoltre, questa stima si riferisce unicamente ai macroinvertebrati, trascurando completamente intere classi di organismi di piccole dimensioni, difficili da osservare e da studiare. Analogamente, nell ambito di progetti specifici, nel Parco del Monte Barro sono state di recente raccolti decine di migliaia di invertebrati, con particolare riguardo ad alcuni gruppi di insetti (eterotteri, coleotteri, imenotteri), di ragni e di gasteropodi, per un totale (provvisorio) di oltre 700 specie, di cui 5 mai segnalate nel territorio italiano e 65 nuove per la Lombardia (Leonardi, 1997; Leonardi & Sassi, 1997). In effetti, l'elenco delle sole specie endemiche di invertebrati lombardi è più numeroso del complesso di tutti i vertebrati della fauna regionale. La dimensione della differenza è evidente dal piano dell importante opera di catalogazione delle specie della fauna italiana (a cura di Minelli, Ruffo e La Posta), che consta di 110 fascicoli di cui 109 destinati agli invertebrati e solamente uno riservato ai vertebrati. L'enorme numero e l'impressionante varietà di forme comportano difficoltà di natura pratica negli studi di campo e nelle analisi delle comunità di invertebrati. In molti casi non si dispone della minima informazione sulla distribuzione, tipologia e consistenza non solo delle comunità di invertebrati, ma nemmeno di alcune delle loro componenti di fondamentale importanza,come lepidotteri e coleotteri, la cui conoscenza viene in genere considerata soddisfacente. A causa di questa ineliminabile carenza di conoscenze, non è 6

7 possibile stimare una priorità delle diverse specie sulla base di criteri biologici analoghi a quelli applicati per i vertebrati. Di conseguenza: 1) mentre per i vertebrati è stato possibile redigere una attendibile checklist di tutte le specie lombarde, l analogo strumento riferito anche solo agli insetti (la componente maggiore degli invertebrati) avrebbe richiesto l esame di diverse migliaia di specie; 2) la carenza di informazioni di base non consente di definire lo stato a livello regionale anche solo dei principali gruppi di invertebrati. Finalità essenzialmente applicative avrebbero comunque reso necessario integrare un approccio faunistico rigoroso e specialistico con una sua traduzione di maggiore utilità pratica: è più semplice ed efficace programmare interventi diretti a gruppi di specie con esigenze simili, legate ad habitat minacciati, che non a singole specie singolarmente poco conosciute. CRITERI SEGUITI Non si è voluto tuttavia rinunciare a fornire criteri utili anche alla gestione delle specie non vertebrate e a questo riguardo si è scelto di operare nel seguente modo: 1. La tabella dei vertebrati lombardi non è stata integrata con informazioni sugli invertebrati presenti nella regione, perché ne sarebbe risultato un elenco di dimensioni inusitate e comunque malamente approssimato per difetto; 2. Sono stati considerati prioritari ai fini degli interventi gestionali a vantaggio della fauna interi complessi di specie non vertebrate affini per ecologia ovvero comunità animali proprie di ambienti a rischio di riduzione o di scomparsa in Lombardia, senza peraltro individuare le singole specie; sulla base di questo secondo criterio sono state redatte una tabella degli interventi prioritari per gli invertebrati (Allegato III), relativi a comunità o gruppi di specie sensibili o caratterizzanti ambienti minacciati o in decremento, individuati quali i principali strumenti per la programmazione di gestione faunistica a vantaggio delle specie non vertebrate. 3. E stata comunque redatta anche una lista degli invertebrati prioritari (Allegato IV), analoga a quella redatta per i vertebrati lombardi prioritari, nella quale però sono state inserite solo le specie di invertebrati segnalate o rinvenibili in Lombardia e già caratterizzate da uno status particolare, riconosciuto a livello internazionale: più precisamente, si tratta: a) delle specie che compaiono nelle liste rosse della IUCN o che sono menzionate negli allegati della direttiva habitat (92/43/CEE); b) delle specie esplicitamente individuate nella legge regionale n.33 del Tale lista va considerata come uno strumento di carattere preliminare, che pur fornendo utili indicazioni per la conservazione di alcune specie di interesse, dovrà essere modificata ed integrata. L iscrizione in questo secondo elenco non conferisce alle specie ulteriore priorità di intervento rispetto a quanto deriva dall applicazione dell ALLEGATO III, che rappresenta la griglia fondamentale per l individuazione delle misure gestionali a vantaggio degli invertebrati lombardi. LEGGE REGIONALE 33/77 La legge regionale n.33 del 27 luglio 1977, Provvedimenti in materia di tutela ambientale ed ecologica, rappresenta allo stato di fatto l unico strumento normativo che contenga alcune indicazioni di tutela su specie non vertebrate. In particolare, nel titolo V Tutela della fauna minore sono presi in considerazione diversi generi di formiche, le chiocciole del genere Helix e il gambero d'acqua dolce. DIRETTIVA 92/43/CEE 7

8 Una delle conseguenze del recepimento italiano della direttiva 92/43/CEE è stato l avvio della elaborazione di liste nazionali e regionali di specie di invertebrati di particolare interesse naturalistico e quindi meritevoli di particolari interventi o misure di tutela in grado di contribuire alla loro sopravvivenza. In questo senso la Regione Lombardia ha già segnalato al Ministero dell Ambiente 13 specie ritenute degne di inclusione nell allegato II della direttiva habitat, che vengono pertanto considerate anche quali specie prioritarie. 5. STATUS DI MINACCIA (IUCN) Lo status di minaccia secondo le liste rosse internazionali (Baillie e Groombridge, 1996), è riportato per ciascuna specie nella colonna IUCN, sia per i vertebrati che per gli invertebrati dell allegato IV. Le sigle citate corrispondono alle seguenti categorie: EX: specie estinta in tempi storici (non più segnalata negli ultimi 50 anni) Categoria che comprende le specie di estinzione recente (es. Storione ladano). CR: specie criticamente in pericolo Categoria che comprende le specie per le quali vi è un rischio molto elevato di estinzione in natura in tempi relativamente brevi. EN: specie in pericolo Categoria che comprende le specie per le quali vi è un rischio, anche se minore rispetto alla categoria precedente, di estinzione in natura in un prossimo futuro. VU: specie vulnerabile Categoria che comprende le specie per le quali non vi è un rischio di estinzione in natura in un futuro prossimo ma per le quali il pericolo potrebbe divenire tangibile a medio termine. LR: specie a minor rischio Categoria che comprende le specie che non rientrano nelle precedenti categorie ma per le quali sono noti elementi che inducono a ritenere il taxon non immune da rischi. DD: specie per le quali esiste una carenza di informazioni Specie per le quali non vi sono adeguate informazioni per effettuare una valutazione sul rischio di estinzione. 6. NORMATIVE INTERNAZIONALI Le normative di riferimento sono la direttiva 79/409/CEE, del 2 aprile 1979, Direttiva Uccelli, in particolare l Allegato I, e la direttiva 92/43/CEE, del 21 maggio 1992, Direttiva Habitat, in particolare l Allegato II e IV (per gli invertebrati, anche l Allegato V). Tale scelta deriva dal fatto che tali allegati sono espressamente indirizzati all individuazione delle specie prioritarie per interventi di conservazione a livello comunitario. 7. NORMATIVE NAZIONALI E REGIONALI Le normative considerate sono: DPR n. 357 dell 8 settembre 1997 (Regolamento di recepimento ed attuazione della Direttiva Habitat); legge protezione fauna selvatica omeoterma (L. 157/92); l.r. 16 agosto 1993, n. 26 Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell equilibrio ambientale e disciplina dell attività venatoria ; l.r. 27 luglio 1977, n. 33 Provvedimenti in materia di tutela ambientale ed ecologica ; l.r. 25 maggio 1982, n. 25 Norme per la tutela e l incremento della fauna ittica e disciplina dell attività piscatoria ; 8. STRATEGIE DI CONSERVAZIONE La scelta delle strategie di conservazione tiene conto di considerazioni relative alla specie a livello regionale, nazionale e comunitario, nonché dell esistenza di programmi o progetti 8

9 specifici già attuati o in via di attuazione. La strategia di conservazione può essere indirizzata ad una singola specie oppure ad un insieme di specie che presentino le medesime caratteristiche ecologiche o sensibilità ambientale, vulnerabilità, o gli stessi problemi di conservazione. Per ogni specie sono indicate tutte le possibili strategie, la cui applicabilità (anche contemporanea) dovrà essere valutata rapportandosi di volta in volta alla situazione reale e locale. Sono state individuate cinque strategie generali: A - INTERVENTO DIRETTO SULLA ZOOCENOSI B - INTERVENTO DIRETTO SULL HABITAT C - ATTIVITÀ DI MONITORAGGIO D - AZIONE SULLA COMPONENTE SOCIALE E - NESSUNA AZIONE L intervento diretto sulla zoocenosi si rende necessario qualora la specie risenta di meccanismi di predazione e/o competizione con altre specie animali oppure anche di minaccia diretta da parte dell uomo; l intervento sugli habitat è previsto qualora le dinamiche naturali possano essere riattivate o reindirizzate migliorando la qualità degli habitat e/o la loro disponibilità per la specie in esame (occorrerà peraltro valutare gli effetti inducibili dall azione prevista sulle altre specie presenti aventi esigenze ecologiche differenti). Le attività di monitoraggio sono finalizzate alle specie inserite negli allegati delle direttive comunitarie citate, alle specie oggetto di particolari interventi, (quali interventi di reintroduzione, sia con progetti nazionali che internazionali) ed alle specie per le quali si renda necessario un approfondimento delle conoscenze o una loro verifica. Queste attività sono inoltre assai diffusamente previste per gli invertebrati, anche in considerazione della notevole scarsità di dati recenti disponibili. L azione sulla componente sociale può essere intrapresa con diverse modalità, dalla semplice informazione e divulgazione, alla promozione delle attività antropiche secondo criteri di compatibilità ambientale. Quando, invece, lo stato di conservazione della specie sia soddisfacente, non è necessario intraprendere alcun tipo di iniziativa. 9. TIPOLOGIE DI INTERVENTO Per ciascuna delle strategie di conservazione di cui al punto precedente è stata individuata una serie di tipologie di intervento tra quelle già comunemente applicate. Ciò non esclude che se ne possano proporre di alternative o complementari. A - Intervento diretto sulla zoocenosi A1 Reintroduzione A2 Re-stocking A3 Sospensione o limitazione del prelievo A4 Particolare controllo o eradicazione delle popolazioni di specie alloctone e/o introdotte in aree non precedentemente occupate che, con la loro presenza, limitano in qualche modo le specie autoctone A5 Controllo dell impatto predatorio e/o degli organismi ospiti o simbionti A6 Controllo sulla consistenza o sulla struttura di popolazione A7 Interventi veterinari (es. antirabbica via orale per volpi) B Intervento diretto sull'habitat Ba - Ambienti acquatici 9

10 Ba1 Miglioramento della qualità delle acque Ba2 Rinaturazione di alveo e sponde di corpi d acqua Ba3 Interventi sul flusso minimo vitale sui corsi d acqua Ba4 Realizzazione di passaggi di risalita in corrispondenza di sbarramenti artificiali dei corsi d acqua Ba5 Creazione e/o mantenimento di aree di frega Ba6 Conservazione e manutenzione di pozze Ba7 Mantenimento di zone umide, praterie igrofile e marcite Ba8 Creazione e/o mantenimento del canneto Ba9 Rinaturazione delle depressioni di cava. Ba10 Controllo delle variazioni di livello di bacini e corsi d acqua regolati da sbarramenti artificiali Ba11 Manutenzione e rinaturazione delle sorgenti Bb - Ambienti forestali Bb1 Rimboschimenti in relazione alla tipologia del bosco originario Bb2 Creazione e mantenimento di zone aperte all interno dei boschi Bb3 Interventi selvicolturali finalizzati allo sviluppo del sottobosco Bb4 Interventi selvicolturali finalizzati alla rinnovazione spontanea delle specie forestali autoctone (es. disetaneizzazione) Bb5 Interventi selvicolturali volti al ripristino ed al mantenimento di boschi autoctoni (incluse tipologie specifiche, es. boschi ripariali) ed alla conversione dei boschi cedui in alto fusto Bb6 Mantenimento di alberi vetusti e senescenti, o con cavità, di alberi morti e altri potenziali rifugi per la fauna Bc - Ecotoni, ambienti aperti e zone agricole Bc1 Mantenimento o creazione di zone ecotonali (es. siepi tra i campi) Bc2 Ripristino e ricostituzione di zone umide (estese anche per alcuni ettari), anche all interno di aree agricole produttive Bc3 Mantenimento delle stoppie nel periodo invernale (con semina posticipata alla primavera) e ritardo dell aratura Bc4 Utilizzo controllato di erbicidi e pesticidi ed incremento dell agricoltura biologica Bc5 Incoraggiamento delle pratiche agricole rotazionali Bc6 Mantenimento dei prati polifiti permanenti (prati pingui, irrigui o comunque con normale utilizzo agricolo) Bc7 Promozione e miglioramento dell utilizzo del set aside Bc8 Realizzazione di colture annuali per la fauna Bc9 Impianto o riconversione di frutteti per la fauna Bc10 Mantenimento o ringiovanimento di ambienti aperti (praterie primarie, prati umidi, prati magri, praterie xeriche, ambienti rocciosi con vegetazione discontinua, arbusteti bassi e brughiere), anche attraverso il decespugliamento Bc11 Sfalcio di prati e di altri habitat di alimentazione Bc12 Incentivazione del pascolo programmato (ovino, bovino ed equino), con carico minimo, controllo delle specie e del numero di capi Bc13 Incentivazione all allagamento precoce delle risaie (metà marzo) e limitazione dell impiego di cultivar di riso coltivati a secco Bc14 Realizzazione di interventi agricoli sperimentali in condizioni controllate (calcitazione, diserbo chimico sotto stretto controllo, locale eradicazione di specie vegetali indesiderate ecc.) 10

11 Bd - Interventi generali Bd1 Creazione e conservazione di aree idonee alla riproduzione Bd2 Realizzazione di interventi per la facilitazione degli spostamenti migratori (sottopassi/barriere) Bd3 Allestimento di strutture che consentano il superamento di barriere artificiali (autostrade, ferrovie, dighe, briglie, ecc.) Bd4 Protezione dei siti riproduttivi Bd5 Mantenimento di cavità naturali ed artificiali potenzialmente utili alla chirotterofauna e agli invertebrati ipogei o antropofili (compresi edifici) Bd6 Distribuzione controllata di alimento (carnai, mangiatoie) Bd7 Interventi volti a favorire la nidificazione (es.: posizionamento di cassette nido, allestimento di piattaforme galleggianti ecc.) Bd8 Azioni volte all incremento di popolazioni di specie preda o di piante ospiti Bd9 Rimozione di eventuali discariche abusive di rifiuti solidi urbani (RSU) Bd10 Limitazione dei pericoli d incendio Bd11 Utilizzazione di lampade a basso impatto sugli insetti per l illuminazione esterna C - Attività di monitoraggio C1 Monitoraggio dello status delle popolazioni (consistenza, struttura, patologia ) C2 Monitoraggio dello status delle popolazioni per specie con ciclo biologico complesso caratterizzate da cambiamenti di habitat o movimenti (consistenza delle popolazioni svernanti e/o nidificanti) C3 Individuazione delle rotte di spostamento e delle vie e dei modi di collegamento con popolazioni più ampie C4 Definizione qualitativa delle potenzialità faunistiche del territorio; verifica della presenza di specie invertebrate C5 Definizione quantitativa delle potenzialità faunistiche del territorio (analisi della capacità portante) C6 Verifica della disponibilità di adeguate risorse trofiche C7 Monitoraggio dei predatori C8 Monitoraggio del prelievo C9 Monitoraggio dell habitat (alterazioni fisiche e/o inquinamento; modifiche della struttura degli habitat terrestri, con particolare riferimento alla ricettività per gli invertebrati) C10 Monitoraggio della qualità chimica e biologica delle acque, anche in riferimento alla ricettività per gli invertebrati C11 Studi particolareggiati finalizzati ad individuare potenziali interventi futuri D Azione sulla componente sociale D1 Risarcimento danni arrecati dalla fauna ed indennizzi per il mancato uso dei siti occupati D2 Educazione ambientale e divulgazione in ambito locale D3 Educazione ambientale e divulgazione a largo raggio D4 Controllo dei disturbi diretti arrecati alle colonie o ai dormitori (es. navigazione a motore, canottaggio, rafting, ecc) D5 Controllo della attività di pesca D6 Controllo delle attività turistico ricreative montane D7 Controllo sulle modalità e sui tempi di realizzazione del taglio nell arboricoltura da legno 11

12 D8 Erogazione di incentivi per agricoltura a basso impatto o attività agro-silvo-pastorale tradizionale E - Nessuna azione Nessun intervento 10. INDICAZIONI GENERALI DI GESTIONE: COSA NON FARE Oltre alle precedenti azioni specifiche, si riportano di seguito alcune norme di tipo generale riferite ad azioni che sarebbe opportuno evitare per una corretta gestione dell ambiente ai fini faunistici. Non effettuare introduzioni Non effettuare reintroduzioni e ripopolamenti senza una programmazione scientifica adeguata e senza un programma di monitoraggio per la valutazione del successo dell operazione Evitare il prelievo senza programmazione e regolamentazione Non alterare la qualità e la quantità delle acque Non artificializzare gli ambienti acquatici (alterare la portata, rettificare e modificare sponde e alveo, sbarrare i fiumi, eliminare vegetazione di ripa, eliminare le idrofite) Non prosciugare pozze, torrenti e corsi d acqua Non occludere, captare e artificializzare le sorgenti Evitare lo scasso in profondità del terreno in prossimità delle aree umide Non effettuare sovrapascolamenti e, in particolare irrigare, concimare, rimboschire, sovrapascolare i prati magri e le praterie primarie Evitare di ridurre a coltura ambienti erbosi xerotermici e/o oligotrofi e comunque evitare di irrigare, concimare, inerbire, imboschire Evitare operazioni di disboscamento non finalizzate al riequilibrio ecologico e faunistico di un area Evitare la rimozione di tronchi schiantati e di alberi morti in aree ad elevata naturalità e/o di importanza faunistica Evitare di utilizzare per l illuminazione pubblica o comunque esterna lampade con forte emissione di raggi UV; non utilizzare apparati insetticidi a raggi UV Non utilizzare per ricerche entomologiche trappole a caduta con esche e non utilizzare altri contenitori che possono arrecare danno ai piccoli vertebrati Evitare alterazioni dell habitat soprattutto su vasta scala Evitare di bonificare zone marginali, rimuovere siepi o alterare aree con funzioni di corridoi ecologici. Evitare la bruciatura delle stoppie di riso e l aratura precoce. Evitare la pulitura con mezzi meccanici dei fossi nei mesi primaverili/estivi. Evitare la rimozione generalizzata dai corsi d acqua di alberi schiantati o prostrati, nel rispetto delle norme di sicurezza idraulica 11. HABITAT Per una più facile consultazione ed applicabilità degli interventi proposti è stata, inoltre, inserita una colonna contenente le indicazioni degli habitat di riferimento per ciascuna specie vertebrata. L identificazione di ciascun habitat è stata effettuata utilizzando le codifiche del progetto comunitario CORINE Land Cover (1991). Per una esigenza di sintesi, sono state utilizzate unicamente le codifiche riferite alle classi di uso del suolo comprendenti le categorie più ampie, quindi, fanno riferimento a tipologie di ampia scala. Per gli uccelli sono riportati in modo distinto gli habitat riproduttivi da quelli di svernamento. 12

13 Le codifiche utilizzate sono le seguenti: 1 HABITAT ACQUATICI: 1.1 AMBIENTI D ACQUA LENTICI Laghi di grandi e medie dimensioni (superficie non ricoperta da vegetazione) Aree umide con superficie ricoperta da vegetazione (stagni: area ineriore ai 150 m 2 ; pozze o vasche: area inferiore ai 10 m 2 ) Canneto (margine di aree umide) Lanche Margini di aree umide prive di vegetazione 1.2 AMBIENTI D ACQUA LOTICI Fiumi, torrenti, ruscelli, canali. Torrenti montani (zone alpine in prossimità della sorgente) Zona a trote (zone montane) Zona temoli (zone montane-collinari) Zona a barbi (zone di pianura) Zona a carpe (zone di bassa pianura in prossimità della foce) Alveo temporaneamente asciutto 2 CESPUGLIETI E PRATERIE: TORBIERE Torbiera oligotrofe a ciperacee Torbiera degradata in fase di colonizzazione da Molinia CESPUGLIETI NANI (tundra) Dryas octopetala, Azalea nana, Salici nani CESPUGLIETI SUBALPINI Ginepro nano, rododendro ferrugineo, vaccinieti, Uva ursina ZONA DI CESPUGLIETO ALPINO Salice, Betulla, Ontano verde e Pino mugo PRATERIE APERTE ALPINE E SUBALPINE Varieti (Festuca varia) Curvuleti (Carex curvula) Nardeti (Nardus stricta) PRATERIE UMIDE (Molinieti) PRATERIE MONTANE E COLLINARI Prati magri a Bromus erectus (incluse le praterie calcaree Seslerieti a Sesleria varia) Prati da sfalcio fertilizzati PRATERIE INVASE DA ARBUSTI 3 BOSCHI E FORESTE DECIDUE: FAGGETA FORESTE UMIDE A PREVALENZA DI ACERO E FRASSINO CASTAGNETO QUERCO-CARPINETO FORESTE RIPARIALI DI PIANURA A PREVALENZA DI SALICI E ONTANI BOSCHI A ROVERELLA E/O CERRO BOSCHI A CARPINO NERO E ORNIELLO (ORNO-OSTRIETI) BOSCHI CON PREDOMINANZA DI BETULLA ALTRE LATIFOGLIE PREVALENTI (ROBINIA) 13

14 4 BOSCHI E FORESTE A CONIFERE: LARICETO CEMBRETA PECCETA Pecceta densa montana Pecceta aperta subalpina ABETINA (Abete bianco prevalente) PINETA (a Pino silvestre) 5 - BOSCHI MISTI (conifere e latifoglie) 6 MACERETI 7 - VEGETAZIONE DI PARETI E RUPI 8 - GROTTE 9 AGROECOSISTEMI PRATI FERTILIZZATI COLTIVI Risaie Vigneti Frutteti Pioppeto Impianti di conifere esotiche Set-aside Marcite Messicole (come grano ad intervento limitato poco dopo la semina e al raccolto) Sarchiate (come orticola in continua lavorazione) GIARDINI E PARCHI PUBBLICI SIEPI E FILARI TRA COLTIVI 10 URBANIZZATO 11 - ZONE DI POTENZIALE RECUPERO Cave dismesse, discariche esaurite, aree a margine di autostrade e ferrovie 12. PROSPETTIVE DI APPLICAZIONE La finalità di questo lavoro consiste nel fornire a coloro che operano nelle Aree Protette gli elementi per individuare la scelta più efficace per la pianificazione e l attuazione degli interventi a favore della fauna. In questo contesto, pertanto, è auspicabile che gli interventi specifici si dirigano sulle specie con più alto grado di priorità o con maggior livello di minaccia, e che vengano altresì attuati interventi di tipo generale, con risvolti positivi per gruppi di specie omogenei dal punto di vista ambientale. Interventi di questo tipo consistono in miglioramenti ambientali con effetti per tutte le specie che usano il medesimo habitat, oppure in programmi di monitoraggio per le specie che si possano censire applicando una sola metodologia. Un programma integrato di questo tipo è il censimento invernale degli uccelli acquatici, importante per valutare l entità dei popolamenti svernanti, soprattutto degli Anatidi. 14

15 Gli interventi di monitoraggio sono consigliati per tutte le specie considerate prioritarie dalle direttive comunitarie, nonché per tutte le specie con particolari problemi di conservazione, per la quasi totalità degli invertebrati considerati (in particolare molluschi e artropodi) e per i gruppi di specie interessati da monitoraggi già in atto. Particolarmente omogeneo è il gruppo di specie legate ai canneti e alle zone umide, sia per la fauna vertebrata che invertebrata, come pure, soprattutto in riferimento agli invertebrati, il complesso di specie di interesse infeudate ai prati magri. 13. SPECIE ALLOCTONE: STRATEGIE D INTERVENTO La fauna considerata nella tabella fornita in Allegato V risulta elencata in ordine sistematico e numerata secondo un codice (ID) di numerazione progressiva. Le categorie tassonomiche considerate sono la Classe e l Ordine. La quarta colonna evidenzia il codice di classificazione adottato nella checklist dei Vertebrati Italiani (Amori et al., 1993). Questo codice è riferito unicamente alle specie alloctone già presenti in epoca precedente alla pubblicazione della checklist. Nelle colonne successive (quinta e sesta) si riportano il nome comune ed il nome scientifico (binomio) della specie considerata. Le specie prese in considerazione sono quelle attualmente presenti all interno dei confini regionali e/o nelle regioni limitrofe. Per gli invertebrati, stante l elevatissimo numero di taxa alloctoni, vengono considerati solo quelli di particolare significato nella gestione faunistica. Tale elenco è suscettibile di aggiornamenti a seguito di variazioni del quadro faunistico relativo alle specie sia in termini di introduzione di nuove specie sia in relazione a variazioni nomenclaturali delle specie già considerate (revisioni sistematiche, suddivisione di una specie in due o più specie distinte ecc.). La settima colonna della tabella riporta le strategie da adottare nella gestione delle specie indicate. Sono state individuate tre tipologie di intervento elencate in ordine di priorità: Monitoraggio Gestione Controllata Eradicazione Per quanto concerne l attività di monitoraggio, prevista per tutte le specie introdotte, essa è da considerarsi attività irrinunciabile per mantenere un costante controllo sulle popolazioni di specie alloctone. Le informazioni raccolte a seguito di tale monitoraggio potrebbero, inoltre, indurre ad una revisione delle strategie adottate. La gestione controllata consiste nella accurata programmazione dei prelievi sulle popolazioni per le quali sia stata accertata, a seguito di specifici monitoraggi, l assenza di effetti negativi sulle zoocenosi autoctone. Qualora fosse accertata la presenza di competizione o di interazioni negative (a vari livelli) con zoocenosi autoctone, può essere presa in considerazione un eventuale operazione di eradicazione localizzata. In ogni caso sono da scoraggiare con tutti i mezzi a disposizione ed in qualunque situazione nuove operazioni di introduzione delle specie. L intervento di eradicazione si rende necessario per le specie alloctone la cui presenza sul territorio generi comprovati o potenziali fenomeni di competizione o di altre interazioni negative con zoocenosi autoctone. 15

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