Materiali da costruzione e inquinamento indoor

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1 Materiali da costruzione e inquinamento indoor Sono moltissimi i fattori che condizionano la qualità dell'aria negli spazi che abitiamo. di Silvia Piardi Tratto da AMBIENTE COSTRUITO n.4/1998 I materiali da costruzione non sempre sono commestibili come la casetta di Hansel e Gretel Introduzione: l'inquinamento dell'aria interna L aria che respiriamo all'interno delle nostre abitazioni è l'aria esterna, che entra dalle finestre, attraverso le infiltrazioni, o richiamata da dispositivi meccanici (gli aspiratori), o ancora attraverso le pareti: l'aria esterna si miscela con le sostanze che vengono prodotte all'interno, ove vengono trattenute e respirate. A inquinanti di tipo "nuovo", come quelli di origine chimica, o di nuova individuazione, come quelli di tipo radioattivo, si aggiungono gli inquinanti "classici", come quelli di origine biologica. Il risultato è che una miscela di vecchi e nuovi contaminanti sono rilevati all'interno degli edifici e che questa miscela viene diluita in modo meno efficace che in passato,grazie alle misure per il contenimento dei consumi energetici degli edifici,che ha portato complessivamente a diminuire la ventilazione. Si aggiungono poi altri tre fattori: un generale peggioramento delle condizioni del contesto, una minore attenzione dei progettisti nei confronti dei tradizionali problemi di igiene edilizia e, frequentemente, diverse abitudini di vita della popolazione, che tende a trascurare le normali operazioni di pulizia e che, contemporane-

2 amente, fa uso di prodotti di largo consumo che aumentano il carico inquinante (per esempio deodoranti per l'ambiente, insetticidi, ecc.). I danni alla salute causati dall'esposizione ad agenti inquinanti interni vanno dalle sensazioni di malessere, all'acuirsi dei fenomeni allergici, fino a diverse forme tumorali. Gli inquinanti di origine interna sono ascrivibili: alla presenza di persone, animali, piante; alle attività che si svolgono negli ambienti; agli impianti di condizionamento; ai materiali per la costruzione; ai materiali e prodotti per le finiture; ai materiali di arredo e corredo; ai prodotti di largo consumo. Alcuni contaminanti derivano dalle attività, come per esempio i gas generati dalla combustione o i particolati respirabili, provocati direttamente dall'azione dell'uomo, quali il fumare, il cucinare, il riscaldare l'ambiente; altri inquinanti, invece, come i batteri, le escrezioni corporee, i residui del ricambio naturale (peli, forfora), sono derivati dalla presenza stessa dell'uomo, degli animali domestici e delle piante negli edifici. Altre sostanze derivano dai prodotti per la manutenzione e la pulizia delle varie parti della casa (essenzialmente composti organici volatili). Tutti gli altri inquinanti infine dipendono propriamente dalle strutture e dai materiali della costruzione. Complessivamente si può affermare che esiste una cattiva qualità dell'aria dei poveri e una dei ricchi. Quella dei poveri, sempre esistita, si riferisce alla ristrettezza degli spazi, al sovraffollamento, alla presenza di fonti di combustione aperte (stufe, bracieri, camini), ai materiali degradati, alla presenza di umidità. Quella dei ricchi, di nascita più recente, si riferisce a un inquinamento prevalentemente di tipo chimico e ai fenomeni di adsorbimento (nuovi materiali e contemporanea presenza di materiali tessili, come moquette e rivestimenti murari) e ai sistemi di gestione dell'aria (condizionamento). Un'altra classificazione si può avere considerando edifici vecchi ed edifici nuovi: nei primi i fattori di rischio riguardano il degrado dei materiali (polveri e fibre) e la presenza di umidità; nei nuovi o appena rinnovati i problemi nascono dall'uso di prodotti di finitura che non hanno ancora completato l'emissione di sostanze chimiche inquinanti (vernici, pitture, adesivi, mobili nuovi) e, molto frequentemente, da una eccessiva sigillatura e un isolamento termico insufficiente. Nella tabella 1 sono indicati alcuni criteri per migliorare la qualità dell'aria in edifici esistenti. INQUINANTI FONTI O CAUSE RIMEDI Radon, pesticidi Attacco a terra, suolo Sigillazione entrate dal terreno, ventilazione dei seminterrati Composti Organici Volatili (VOC) Materiali di finitura, arredo Sostituzione dei materiali, incapsulamento Batteri, virus, funghi Umidità nella costruzione Protezione dall'umidità, isolamento termico, ventilazione

3 Polveri, fibre Presenza materiali fibrosi degradati Sostituzione, manutenzione Progettare tenendo presente la qualità dell'aria interna non è però sufficiente, ma è necessario riferirsi a discorsi più ampi: la salubrità di una costruzione dipende da una serie di scelte, quali l'orientamento, la localizzazione, le tecniche costruttive, la tipologia edilizia, l'organizzazione funzionale degli spazi in relazione alle attività. La prevenzione del rischio di inquinamento interno costituisce una precisa responsabilità del progettista il quale, aldilà dei comportamenti più o meno a rischio adottati dagli occupanti, deve perseguire come uno degli obiettivi di progetto il raggiungimento di una buona qualità dell'aria. E questi obiettivi, sintetizzati nella tabella 2, si integrano con i principi dell'architettura sostenibile. Non è possibile infatti perseguire l'obiettivo della qualità dell'aria interna senza considerare i rapporti materici ed energetici che si instaurano tra la costruzione e l'ambiente, circostante e globale. E necessario quindi integrare nello studio dei materiali da costruzione i requisiti ambientali e trasformare tali requisiti in testi normativi. OBIETTIVI DI PROGETTO ELEMENTI COINVOLTI Fare in modo che l'aria esterna immessa sia la migliore possibile Localizzazione, posizione delle prese d'aria e delle finestre Minimizzare il carico inquinante dovuto a materiali e prodotti Scelta dei materiali e della loro compatibilità Minimizzare il carico inquinante dovuto ad attivi Separazione funzionale delle attività inquinanti Diluire gli inquinanti presenti Progetto della ventilazione. doppio affaccio; canne di ventilazione Allontanare gli inquinanti alla fonte Estrazione localizzata Controllare i fattori di rischio: umidità, temperatura, rumore Progetto dell'edificio, tecniche di protezione Materiali da costruzione e inquinamento interno I materiali e i prodotti edilizi possono rilasciare i seguenti inquinanti: inquinanti di natura fisica: radon e prodotti di decadimento; composti organici volatili e semivolatili, in particolare formaldeide e antiparassitari; inquinanti biologici: funghi, muffe, batteri; fibre minerali naturali e artificiali: amianto, lana di vetro, lana di roccia.

4 I prodotti edilizi possono peggiorare le condizioni abitative secondo tre modalità: rilasciando direttamente sostanze inquinanti o pericolose (composti organici volatili, radon, polveri, fibre); adsorbendo e successivamente rilasciando sostanze presenti nell'aria e provenienti da altre fonti (per e- sempio da attività o da altre fonti); favorendo l'accumulo di sporco e la crescita di microrganismi. I materiali e i prodotti utilizzati in edilizia possono emettere composti altamente tossici (carcinogenici o allergeni), composti che possono causare sintomi generali, composti irritanti, composti che causano una inaccettabile qualità dell'aria (odori sgradevoli) e composti con sconosciute proprietà tossiche. La grande diffusione, avvenuta in modo incontrollato negli ultimi cinquanta anni dell'industria chimica nel settore edilizio, ha portato a un uso generalizzato di materiali sintetici per gli arredi, le tappezzerie, le pavimentazioni e i componenti degli edifici. Tali materiali emettono nell'aria degli edifici sostanze chimiche che possono avere effetti rilevanti sulla salute delle persone o sul livello di comfort. L emissione di Composti Organici Volatili (VOCs) è più alta all inizio della vita del prodotto e tende a diminuire notevolmente in tempi abbastanza brevi (da una settimana per i prodotti umidi, come vernici e adesivi, a sei mesi per altri composti chimici). Fa eccezione la formaldeide, che tende a presentare rilasci relativamente costanti per molti anni. La concentrazione è funzione del rapporto tra superficie emittente e volume dell'ambiente e dei ricambi orari; la pericolosità è in funzione del/dei tipi di sostanza, delle sinergie con altre sostanze presenti nell'ambiente, della concentrazione e del tempo di esposizione. La crescita di colonie di microrganismi dipende dal tipo di prodotto (naturale o sintetico) dalla percentuale di umidità contenuta, dalla qualità della superficie (porosità), dalle condizioni d'uso (attività svolte, presenza di altri prodotti), dalle condizioni microclimatiche. I prodotti di origine naturale non trattati in superficie, come per esempio il legno massello o le fibre tessili vegetali o animali tendono a predisporre un ottimo habitat per la crescita di colonie di microrganismi. Immagine tratta da L illustrazione dei piccoli.

5 La presenza di polveri e fibre nell'aria interna è normalmente legata al grado di usura dei prodotti come pavimentazioni, tappezzerie, intonaci, pitturazioni o alla possibilità che materiali fibrosi (come alcuni tipi di isolanti) entrino in contatto con l'aria interna. E questo il caso, per esempio, degli isolanti fibrosi utilizzati in controsoffitti o nelle tubazioni del condizionamento. In sintesi, i fattori influenzanti il rilascio di polveri e fibre sono: la composizione del prodotto; la validità del legante (matrice in cui sono contenute le fibre); il tipo e lo stato della finitura superficiale; l'età del materiale e lo stato di manutenzione; gli interventi sul prodotto (manipolazione, lavorazione). La pericolosità è in funzione delle caratteristiche fisiche di polveri e fibre (dimensioni e quindi inalabilità), della concentrazione nell'aria e del tempo di esposizione. Gli studi più recenti sulla presenza di radon e dei suoi prodotti da decadimento negli ambienti confinati affermano che la responsabilità di tale presenza è attribuibile in gran parte al suolo e alle acque, mentre i materiali da costruzione partecipano alla dose per una piccola percentuale, tranne nei casi in cui gli edifici siano costruiti con materiali di origine vulcanica (tufo). Anche in questo caso è importante valutare la quantità di superficie esposta potenzialmente pericolosa in relazione alla cubatura e ai volumi di ventilazione. Di seguito sono indicati alcuni suggerimenti per la scelta dei prodotti di finitura. scegliere i materiali con attenzione agli usi specifici e alle condizioni di esercizio come per esempio la presenza di umidità; scegliere materiali facilmente pulibili, che non richiedano, o non suggeriscano, l'uso di prodotti inquinanti per la pulizia e la manutenzione (es. lucidanti, anti-polvere, ecc.); evitare superfici estese di materiali adsorbenti (tessili, materiali porosi); valutare il rapporto tra cubatura degli spazi e superficie del prodotto; in caso di utilizzo di materiali che possono emettere composti organici volatili, togliere dagli imballaggi in luogo ventilato e non all'interno dei locali; evitare l'uso di agenti protettivi contro la degradazione biologica: costruire gli edifici in modo che tali agenti non siano necessari (procedure di pulizia, umidità); assicurarsi che i materiali siano stabili e durevoli per le condizioni d'uso prevalenti o prevedere un programma di manutenzione o sostituzione. Prodotti edilizi, danni alla salute e norme La legge fondamentale che recepisce in Italia le cinque Direttive comunitarie in materia di prevenzione salute e sicurezza è il D.Lgs. n. 277 del Questo testo affianca tre problematiche chimiche-biologiche che riguardano la salute dei lavoratori esposti: il rumore, il piombo metallico e l'amianto. Riguardo all'amianto introduce i rischi connessi all'esposizione e definisce i metodi di prelievo e analisi per la misurazione delle concentrazioni delle fibre nell'aria. La legge n. 257 del impone, a partire dal marzo del 1993 (con una proroga di un anno per i manufatti

6 in lastra o in tubi a base di cemento) la cessazione dell'estrazione, dell'importazione, della commercializzazione e della produzione di manufatti di amianto in qualsiasi percentuale. Di particolare importanza per la prevenzione dei danni causati dall'inquinamento dell'aria interna è il D.Lgs. 626 e successive modificazioni, che recepisce otto direttiva europee in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro. In particolare il Titolo Il recepisce la direttiva Cee 654/89 che riguarda le prescrizioni minime di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro e stabilisce i requisiti minimi. Altezza, cubatura e superficie dei locali, illuminazione, aerazione e controllo delle condizioni termiche costituiscono alcune delle richieste, sostenendo la necessità, per disporre di un ambiente salubre, di definirne le caratteristiche di base. Per quanto riguarda i Composti Organici Volatili e i contaminanti biologici le uniche indicazioni sono contenute nel D.Lgs. 626: il Titolo VII, Protezione dagli agenti cancerogeni e il Titolo VIII Protezione da agenti biologici introducono due rischi nuovi per la legislazione italiana. Anche queste disposizioni si riferiscono specificamente ai luoghi di lavoro, mentre non è ancora stato affrontato a livello centrale il tema della protezione di tutta la popolazione. In effetti, dettare norme sulla qualità dell'aria non è operazione facile, in quanto la qualità dell'aria dipende da una serie interrelata di fattori, che vanno dalla localizzazione, ai criteri di progetto, alla scelta dei materiali e delle tecniche esecutive, ai comportamenti degli abitanti. Su alcune di queste materie è fondamentale l'azione svolta, nel corso degli anni, dalla Regolamentazione locale, Igienica e Edilizia. E possibile stabilire, con estrema prudenza, alcuni valori che permettano il controllo degli ambienti, molto più difficile è definire soglie di accettazione in relazione alla protezione della salute, sia per carenza di informazioni sulla relazione dose-risposta, sia per la varietà dei soggetti coinvolti. Agire contemporaneamente sulle fonti (controllo dei prodotti e degli impianti) e sulla diluizione degli inquinanti (aerazione, cubatura dei locali) sembra attualmente la strade più praticabile

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