Consorzio Camerale per il Credito e la Finanza

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1 Newsletter Informazione economico finanziaria sul mondo delle PMI italiane N.8 Gennaio 2009 SOMMARIO In primo piano I fondi sovrani: aspetti, peculiarità e criticità essenziali pag 2 Gestire la comunicazione corporate in tempi di turbolenza finanziaria pag 5 L economia italiana: dati e trend Analisi mensile del Centro Studi di Confindustria Gennaio 2009 pag 10 La finanza per le PMI High tech, il sorpasso delle piccole pag 14 Il microcredito dall India a Milano pag 14 Dal mondo: dati e notizie L euro regge l urto della crisi pag 15 Economic Outlook pag 17 1

2 IN PRIMO PIANO I fondi sovrani: aspetti, peculiarità e criticità essenziali Un fondo sovrano (SWF) è un fondo di investimento creato per diversificare e accrescere il rendimento delle riserve estere o dei proventi della vendita delle materie prime di uno Stato, per isolare il bilancio pubblico dalle fluttuazioni economiche e/o perseguire obiettivi di risparmio ed equità intergenerazionale. L esistenza di riserve in eccesso rispetto a quelle necessarie a fini prudenziali ha un costo opportunità. Le riserve sono detenute come liquidità o investite in strumenti a basso rendimento. Per sterilizzare l impatto della loro acquisizione sulla massa monetaria domestica vengono emessi titoli pubblici. Il rendimento del loro investimento può essere inferiore agli interessi passivi sui titoli emessi. Per ridurre il costo opportunità, un paese può investire le riserve in portafogli diversificati e con strategie di lungo periodo. I SWF sono una risposta a questa necessità e sono di diverso tipo. I fondi commodity sono costituiti a partire dai proventi delle esportazioni di materie prime, incluse eventuali tasse o royalties. I fondi non commodity derivano da avanzi di partite correnti non direttamente collegati a materie prime (come nel caso di quello cinese). Possiamo classificare i SWF anche in base al loro obiettivo. I SWF di stabilizzazione sono nati per ridurre la sensibilità dei bilanci pubblici alla volatilità economica, per esempio quella dei prezzi delle materie prime. I SWF di risparmio o intergenerazionali tendono a garantire una distribuzione equa dei benefici delle risorse nazionali fra le diverse generazioni. In entrambi i casi, i proventi delle esportazioni (o di particolari progetti di privatizzazione, come è parzialmente il caso dell Australian Government Future Fund), sono destinati ai SWF con il mandato di investirli con obiettivi di rendimenti di lungo periodo. Simili ai SWF di risparmio sono i Public Pension Reserve Funds (PPRFs). Qualora siano alle dirette dipendenze del governo, essi hanno caratteristiche sovrane (Sovereign Pension Reserve Funds, SPRFs) e sono SWF; mentre i Social Security Reserve Funds (SSRFs), non sono SWF, pur perseguendo finalità similari. Sebbene i SWF non siano un fenomeno nuovo, la dimensione dei loro portafogli è cresciuta soprattutto nell ultimo ventennio. Nel 1990 i SWF detenevano circa 500 miliardi di dollari di portafoglio. Oggi, vi sono oltre 40 fondi con portafogli stimati verso i miliardi. Stime recenti suggeriscono esso possa crescere sino a miliardi nel prossimo decennio (Jen, 2007). Il recente aumento del numero e della dimensione dei portafogli dei SWF è, in parte, una conseguenza dell espansione degli avanzi di parte corrente registrata da molti paesi emergenti in seguito a una politica economica generalmente più prudenziale dopo le crisi degli anni novanta, alla crescita del prezzo delle materie prime e a un significativo incremento della competitività di alcune economie (per esempio, la Cina). La maggiore ricchezza nazionale percepita, infatti, ha spinto molti paesi a valutare investimenti finanziari più articolati con un trade-off fra rischio e rendimento più estremo. 2

3 Secondo la teoria, per raggiungere i loro obiettivi di massimizzazione della performance, i SWFs dovrebbero diversificare il loro portafoglio a livello geografico e settoriale. Pertanto, non stupisce il loro interesse verso titoli denominati in valuta di paesi avanzati e/o emessi da emittenti ivi residenti. Ciò comporta un crescente flusso di capitali dai paesi emergenti a quelli avanzati, contraddicendo le più tradizionali aspettative sul fatto che i capitali dovrebbero muoversi in direzione opposta, alla ricerca di rendimenti più elevati. I SWF, alla luce del loro mandato, dovrebbero operare con orizzonte di lungo, come altri grandi operatori istituzionali (per esempio, i fondi pensione). Il fatto di essere scarsamente indebitati e senza alcuna pressione da parte di investitori con orizzonti di investimento di breve (come molti fondi di investimento), riduce il rischio che essi siano forzati a liquidare i loro portafogli in periodi di mercato debole e li trasforma in un attore di stabilizzazione e in potenziali fornitori di liquidità in fasi di crisi finanziaria. Questo potenziale orientamento anti-ciclico è stato particolarmente evidente nel corso della crisi iniziata lo scorso luglio. I SWF sono stati molto attivi nell investire in titoli bancari, approfittando sia della fame di capitale di molte istituzioni, sia del basso prezzo a cui sono stati offerti i titoli. Per esempio, nel 2007, Abu Dhabi Investment Authority (ADIA) ha investito 7,5 miliardi di dollari in Citigroup; Temasek ha investito 1,4 miliardi di dollari in Standard Chartered (marzo) e 2 miliardi in Barclays (luglio); la Government of Singapore Investment Corporation (GIC) ha investito 14 miliardi di dollari in UBS (dicembre) e la China Investment Corporation (CIC) 5 miliardi in Morgan Stanley (dicembre). Nel 2008, in seguito a un aumento di capitale disertato da molti azionisti di minoranza, il principale azionista di Barclays è divenuto la Qatar Investment Authority (QIA). Rimanendo alla Cina, la CIC è, anche, azionista di rilievo di due principali banche (China Construction Bank e Industrial and Commercial Bank of China) e su pressioni statunitensi collegate alla loro richiesta di aprire filiali negli USA ha dichiarato che non interverrà nelle operazioni delle banche e agirà come investitore istituzionale. È evidente che in una fase di particolare debolezza di molte principali istituzioni finanziarie mondiali la presenza di operatori dotati di liquidità è stata importante per arginare la loro carenza di capitale. Tuttavia, uno dei prezzi pagati è stata la parziale cessione del controllo ad azionisti caratterizzati da scarsa trasparenza e di natura pubblica. Prima di discutere in qualche dettaglio il tema della natura pubblica dei SWF, occorre segnalare le preoccupazioni collegate a un eccessivo peso dei SWF sui mercati finanziari. Le preoccupazioni legate al rischio che cambi repentini delle strategie di investimento possano generare volatilità sembrano improbabili dato l obiettivo di investimento di lungo periodo di molti SWF. Tuttavia, alcuni SWF sono grandi a sufficienza da assumere caratteristiche di rilievo sistemico e una loro decisione di investimento potrebbe indurre imitazione, con conseguente ampliamento delle oscillazioni (ISAE, 2007). Inoltre, il fallimento o perdite significative di un SWF potrebbe generare effetti di contagio. In tutti questi casi, una maggiore trasparenza aiuterebbe le istituzioni di sorveglianza a vigilare con maggiore incisività sulla stabilità dei mercati finanziari internazionali. La scarsa trasparenza è ancora più preoccupante poiché i SWF rispondono a governi. Vi è il rischio che un governo possa essere tentato di utilizzare il suo SWF per raggiungere particolari obiettivi politici. 3

4 Il fondamento dell efficienza dei mercati è la libertà di circolazione dei capitali e la ricerca di opportunità di rendimento adeguate al proprio profilo di rischio-rendimento. La logica del capitalismo moderno, inoltre, presuppone che le imprese massimizzino la loro generazione di profitti anche per la pressione degli azionisti. Non è ovvio che queste motivazioni siano valide anche per investitori pubblici. Inoltre, l acquisizione di partecipazioni rilevanti in settori strategici (per esempio, difesa, infrastrutture e tecnologia) genera timori di minacce alla sicurezza nazionale dello Stato ospitante (ISAE, 2007). Le preoccupazioni nascono sia quando i SWF hanno il controllo formale di una società, sia quando ottengono posti nel Consiglio di Amministrazione o diritti di voto significativi, ovvero in tutti quei casi in cui il loro investimento non è puramente passivo. Tutte queste preoccupazioni vengono acuite dal fatto che i principali SWF sono residenti in paesi con sistemi politici generalmente ritenuti non pienamente democratici, secondo l accezione occidentale del termine. I principali SWF del Golfo Persico (ADIA, Kuwait Investment Authority, QIA, and Dubai International Capital), hanno portafogli superiori ai miliardi di dollari. Secondo Setter e Ziemba (2007), se aggiungiamo i SWF di altri paesi del Golfo, la Saudi Arabia Monetary Authority e le banche centrali dell area si superano i miliardi di dollari. In Asia, il portafoglio dei SWF di Singapore (GIC e Temasek), di quello coreano e della CIC cinese supera i 450 miliardi di dollari, che arrivano a 650 se aggiungiamo la Hong Kong Monetary Authority e altri piccoli paesi. Infine, l Asia Centrale grazie a Russia e Kazakistan si avvicina ai 200 miliardi. In particolare, Cina e Russia, da sole, hanno SWF che gestiscono 360 miliardi di dollari (rispettivamente 200 la CIC e 160 i due fondi russi) che, molti temono, potrebbero divenire strumento di politica estera. È evidente che i paesi che ricevono investimenti di SWF hanno l interesse legittimo di tutelare la loro sicurezza nazionale e che il funzionamento dei mercati è un bene pubblico da preservare. Occorre, tuttavia, che il perseguimento di questi obiettivi non porti a una eccessiva restrizione della libertà di investimento, né sia l anticamera per forme di protezionismo. Alcuni osservatori hanno suggerito di risolvere questi problemi con stringenti requisiti di trasparenza per i SWF, anche superiori a quelli richiesti per altri investitori privati (Truman, 2007). Tuttavia, la trasparenza non è necessariamente sufficiente. In che maniera la trasparenza potrebbe essere utile laddove, per esempio, un paese che ha partecipato a una qualche "coalition of the willing" dovesse chiedere trattamenti fiscali preferenziali per imprese investite dal suo SWF negli USA, o laddove vi fosse il rischio di fallimento di un impresa di rilievo sistemico il cui debito è prevalentemente detenuto da un SWF di un paese alleato (Summers, 2007)? Summers (2007) suggerisce che questi rischi verrebbero mitigati imponendo ai SWF di investire solo tramite intermediari e/o asset managers, come fanno molti investitori istituzionali, ponendo limiti massimi per gli investimenti dei SWF nelle società private, ed eventualmente vincolandoli ad azioni prive di diritto di voto in assenza di adeguati requisiti di trasparenza (Buiter, 2007). Non è chiara, tuttavia, la percorribilità di queste proposte, soprattutto su base unilaterale. La difficile praticabilità di soluzioni unilaterali, riporta alla dimensione multilaterale. L unica strada per affrontare in maniera percorribile il tema di una maggiore regolamentazione e trasparenza dei SWF conduce, infatti, alla ricerca di codici di condotta condivisi dai governi e garantiti da 4

5 istituzioni internazionale capaci di assicurarne una applicazione uniforme e oggettiva. Le regolamentazioni dell OCSE, per esempio, contengono principi e riferimenti utili a governare gli investimenti internazionali anche dei SWF. Esse sono basate su trasparenza non discriminazione e liberalizzazione. Peraltro, i medesimi strumenti riconoscono il diritto dei paesi destinatari di investimento a tutelare la loro sicurezza nazionale (OECD, 2008). Un codice di condotta internazionale, condiviso dai governi sotto l egida del Fondo Monetario Internazionale, potrebbe determinare metodi di governance finalizzati ad assicurare che gli investimenti dei SWF non siano guidati da obiettivi politici. Pur con le ovvie differenze, un esempio da seguire potrebbe essere quello delle regolamentazioni delle banche centrali, i cui statuti sono finalizzati a garantire loro indipendenza dai governi. In conclusione, il crescente ruolo dei SWF può assicurare una maggiore profondità dei mercati finanziari. Le preoccupazioni sul rischio di interessi politici da parte di alcuni SWF sono, probabilmente, reali. Esse vanno affrontate senza mettere a rischio la libertà di circolazione dei capitali. Codici di condotta internazionali condivisi con i paesi di origine dei SWF e sviluppati sotto l egida delle istituzioni internazionali possono rappresentare una giusta mediazione fra questi due interessi. Fonte: Ufficio Studi Consorzio Camerale per il Credito e la Finanza - Research and Strategy, UniCredit Group. Gestire la comunicazione corporate in tempi di turbolenza finanziaria Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una turbolenza dei mercati finanziari senza precedenti e con riflessi e conseguenze in quasi tutti i settori dell economia. La stretta creditizia, le fluttuazioni delle valute, e la riduzione dei profitti hanno comportato implicazione negative per l economia globale che rappresenta l arena competitiva di maggiore interesse per le imprese italiane. Mentre persiste le volatilità dei mercati, gli impatti sulle diverse industrie possono variare. Per alcune aziende il business soffrirà, per altre potranno emergere delle opportunità. Indipendentemente dalla situazione specifica, un dato accomuna tutte le imprese: il bisogno di comunicare le nuove priorità agli stakeholder più importanti, dai dipendenti agli investitori. Anche nel caso di aziende non direttamente colpite dalla crisi finanziaria, gli stakeholder vogliono comprendere il significato della situazione corrente e il potenziale impatto nel lungo periodo. Di seguito si vogliono ricapitolare le migliori pratiche che le aziende possono voler considerare nel corso della pianificazione della comunicazione in questo ambiente estremamente volatile e sfidante. Ristabilire la fiducia La recente crisi finanziaria ha sollevato nuove domande su una ampio spettro di pratiche aziendali: dalla retribuzione del top management alle politiche degli investimenti, ai temi di governance. Inoltre, i consumatori e gli investitori sono accumunati da una domanda: quanto possono credere non solo nelle istituzioni finanziarie, ma anche nelle imprese in generale? 5

6 Di seguito, alcuni suggerimenti su come le aziende possono rafforzare il rapporto fiduciario con gli stakeholder: Mantenere un stretta relazione con i pubblici importanti. Capire il mercato attraverso strumenti di ricerca formali ed informali, e utilizzare il meccanismo del feedback per comprendere cosa pensano gli stakeholder. Le indicazioni raccolte possono aiutare le aziende a comunicare in modo più efficace soprattutto in riferimento a problematiche difficili che possono influire sul business. Mettere a fuoco i comportanti d azienda e non solo la comunicazione. In tempi problematici come questi, è essenziale che le aziende comprendano le loro aree di vulnerabilità. La comunicazione può spesso svolgere un ruolo di catalizzatore di una nuova attenzione per un aggiornamento del profilo di rischio dell azienda e può stimolare a trovare le risposte alle domande più difficili che vengono mosse dai media e da terze parti. Essere trasparenti. La parola trasparenza è spesso abusata in questi giorni. Alcune ricerche condotte da Ketchum dimostrano che i consumatori più influenti ed attivi nutrono alte aspettative in fatto di apertura e trasparenza nella comunicazione. Questo è un fatto chiave nel ristabilire la fiducia. La trasparenza ha molte dimensioni che possono essere valorizzate nel corso della pianificazione della comunicazione: quanto aperta e schietta un azienda può e dovrebbe essere; se comunica in merito a issue critiche in modo tempestivo; se la forma e il tono della comunicazione sono appropriati; e chi parla in nome e per conto dell azienda. Usare il CEO in modo strategico. Le ricerche Ketchum hanno evidenziato che i consumatori più attivi ed influenti desiderano e si aspettano che il CEO sia coinvolto nella comunicazione, al di là degli aspetti di carattere finanziario o di crisi. Questo è chiaramente un momento in cui il CEO di un azienda ha bisogno di essere visibile presso un ampia gamma di pubblici: dipendenti, clienti, investitori e business partner. La comunicazione in tempi turbolenti non dovrebbe essere occasionale, ma in grado di ribadire i messaggi in modo continuativo, coerente ed appropriato. Le informazioni dovrebbe essere facilmente accessibili, ricorrendo ad una varietà di canali di comunicazione, interni ed esterni. I siti e i messaggi elettronici possono garantire velocità e facilità di accesso, ma quando le informazioni richiedono approfondimento e confronto le aziende possono ricorrere all organizzazione di incontri, alle teleconferenze e alle piattaforme dei social media. Fattore chiave è selezionare modalità di coinvolgimento degli stakeholder che possono esse stesse promuovere trasparenza e inspirare fiducia. Mantenere il legame con i dipendenti In tempi di incertezza e volatilità, il legame tra impresa e dipendenti può spezzarsi. Informazioni vere o false possono giungere ai dipendenti da una moltiplicità di fonti. O anche peggio, informazioni rilevanti possono non arrivare del tutto. Questo può influire sul morale e la produttività persino per aziende non direttamente colpite dalla crisi. In questo contesto, molte aziende possono non avere una chiara idea di come la crisi influirà sul business, nel lungo 6

7 periodo. E fondamentale, mentre si decide cosa e quando comunicare ai dipendenti, evitare di aspettare fino a quando si abbiano tutte le risposte. Di seguito alcune linee guida da tener presente: Strategia e preparazione. Sviluppare un piano di comunicazione che permetta all azienda di dimostrare sensibilità nei confronti dei dipendenti e adesione ai propri valori. Fare programmi che includono il miglior e il peggior scenario e decidere quali metodi possono consentire una comunicazione tempestiva. Essere diretti ed onesti. La chiarezza sulle sfide e le opportunità future ridurrà il livello di ansietà nell ambiente di lavoro. Le persone vogliono conoscere i fatti che possono aiutarli a prendere le migliori decisioni anche se ci sono brutte notizie. I dipendenti hanno, infatti, bisogno di comprendere bene la situazione prima di impegnarsi anche a livello emotivo per aiutare a risolverla. Ricordare il compito essenziale. Durante un periodo critico, i dipendenti possono perdere di vista gli obiettivi di business, e non dovrebbero. Guidare i dipendenti nella direzione del core business, dettagliando la strategia per il futuro. Comunicare chiaramente e frequentemente ai dipendenti sul loro contributo a migliorare la posizione dell azienda nel lungo periodo. Dire Grazie. La mancanza di riconoscimenti può fare più danno alla psicologia dei dipendenti dello stesso ambiente incerto. Un programma strategico di riconoscimenti che premi la disciplina di business può anche incoraggiare la condivisione di idee tra diversi gruppi o divisioni. Incoraggiare il feedback. I dipendenti vogliono conoscere da voi, ma anche essere ascoltati. E potrebbero anche avere grandi idee su come sviluppare il business nelle attuali condizioni di mercato. Occorre fornire ai dipendenti gli strumenti per comunicare. Questa potrebbe essere una situazione ideale per utilizzare i social media, oltre alle mail o alla cassetta dei suggerimenti. Mentre si comunica esternamente, dedicare attenzione alle persone. Sviluppare i messaggi chiave centrati sulle persone piuttosto che sul razionale dell operazione di ristrutturazione. Le aziende che focalizzano l attenzione sui dipendenti e sulle comunità locali, piuttosto che sui media e la Borsa Valori, tendono a ricevere un attenzione più equilibrata da parte della stampa. Quando l azienda deve assumere importanti decisioni che influiscono sull organizzazione e sulle attività, è importante che i dipendenti ascoltino la parola del proprio management. La comunicazione corporate deve cercare di fornire le informazioni e il contesto di ciò che sta succedendo. Rassicurare gli investitori Investitori preoccupati agiscono in modo irrazionale in tempi di incertezza. Una comunicazione chiara e diretta è la soluzione migliore per le aziende che vogliono aiutare gli investitori ad orientarsi nell attuale situazione di mercato. 7

8 Ora più che mai, l obiettivo delle relazioni con gli investitori deve essere di costruire e mantenere la fiducia degli investitori e l integrità del management e dell azienda. In tempi sfidanti, una campagna di relazioni con gli investitori ben eseguita può dimostrare l impegno del top management alla trasparenza e la sua abilità a mantenere la calma, e la mente sgombra e confidente. La azioni che le aziende dovrebbero prendere nella comunicazione con gli investitori comprendono: Identificare le più grandi preoccupazioni degli investitori sull azienda e sul settore, e definire come il management affronterà tali preoccupazioni. Articolare il punto di vista del management in merito all impatto nel breve e nel lungo termine dell attuale turbolenza sull azienda e sull industria. Valutare di organizzare una teleconferenza per informare la comunità finanziaria degli effetti dell andamento dei mercati sul business e sulla condizione finanziaria dell azienda e su come il management percepisce le implicazioni sul proseguo delle attività. Preparare un messaggio di rassicurazione da parte del CEO agli investitori che sintetizzi la situazione dell azienda rispetto all andamento dei mercati, le linee guida per affrontare le sfide e le opportunità. Questi messaggi possono essere inviati agli investitori via mail o pubblicati nell area riservata agli investitori sul sito dell azienda. Definire una lista di investitori chiave ed analisti con cui il CEO o il CFO devono entrare in contatto con frequenza e regolarità ed assicurare che il top management sia preparato a rispondere alle domande degli investitori. Sviluppare una comunicazione concreta e a tutto campo Una buona comunicazione sembra essere più importante che mai in questi tempi di incertezza e di turbolenza economico finanziaria. Dipendenti, investitori, analisti, e altri stakeholder continueranno a guardare alle aziende per prospettive, rassicurazioni e informazioni di base.. Fonte: Cristina Risciotti Business Director Corporate & Finance - Ketchum Public Relations Innovatore nella comunicazione e presente in oltre 50 paesi, Ketchum ha un ruolo di leadership tra le più grandi agenzie di relazioni pubbliche globali. La missione di Ketchum è di utilizzare al meglio le proprie competenze in comunicazione marketing e corporate per sviluppare il brand e la reputazione dei clienti. Ognuna delle cinque practice di Ketchum Brand Marketing, Corporate & Finance, Healthcare, Food and Nutrition, Technology copre un aspetto specifico delle relazioni pubbliche e del marketing, condividendo caratteri fondamentali: competenze trasversali, sinergie internazionali, approccio del best-team, profonda conoscenza dei contenuti di comunicazione, e una passione per creare programmi di comunicazione che sappiano distinguersi. 8

9 Inoltre, attraverso le proprie specialities, Ketchum è in grado di aiutare i clienti ad affrontare specifiche sfide. Queste servizi spaziano dal marketing esperienziale agli eventi e allo sport, fino ai servizi mirati per uno specifico target demografico o issue di comunicazione e di crisi. Altre specialities comprendono lobby e public affairs, gestione dei cambiamenti organizzativi e sviluppo di ricerche e servizi interattivi. La somma di tutte queste parti è un unica agenzia globale che può soddisfare un numero infinito di bisogni di comunicazione. In Italia Ketchum opera dal 1978 e si qualifica per essere una tra le migliori agenzie per fidelizzazione dei clienti. Con un team di 45 consulenti e uffici a Milano e Roma, è in grado di mettere a disposizione dei propri clienti forti relazioni con il mondo accademico, le istituzioni, gli influenzatori e la business community. Attraverso competenze interne nelle nuove tecnologie, Ketchum sviluppa soluzioni innovative per ottimizzare le opportunità offerte dai media digitali. Ketchum è l unica società italiana di relazioni pubbliche ad aver conquistato lo standard internazionale CMS (Consultancy Management Standard), dedicato alle società di relazioni pubbliche, oltre all UNI EN ISO 9001:

10 L ECONOMIA ITALIANA: DATI E TREND Analisi mensile del Centro Studi di Confindustria Gennaio 2009 La crisi annunciata stupisce per intensità, velocità, diffusione e sincronismo tra i Paesi. Per i prossimi mesi il superindice Ocse segnala recessione marcata in tutti i Paesi industriali (particolarmente forte in USA, con due milioni di posti di lavoro persi in quattro mesi, e Germania; più attenuata in Francia e Italia) e nei BRIC (soprattutto in Cina e Russia; con l eccezione del Brasile, in frenata). La fiducia è ai minimi storici in Eurolandia e anche tra le imprese manifatturiere italiane, ma potrebbe recuperare rapidamente. Occorrono misure che stabilizzino i mercati, alimentino il credito, sostengano la domanda, migliorino le condizioni strutturali. Sono invece inadeguate le azioni dei governi perché lente, contenute, incerte, con tensioni e divisioni interne e tra i paesi (controproducente il tempismo delle decisioni tedesche). Il credit crunch si sta diffondendo mentre le banche raddrizzano i bilanci. Nella riduzione dei tassi la BCE appare in ritardo, ma l interbancario si sta normalizzando grazie alle aspettative di ulteriori tagli. L inflazione è crollata, guidata dai prezzi delle materie prime, confermando che si trattava di accelerazione temporanea dei prezzi al consumo; il suo rientro favorisce le famiglie povere. Tengono i consumi natalizi, è probabile un rimbalzo delle scorte. Ma rimane profonda e si sta diffondendo la crisi immobiliare, buco nero per la crescita. Si contrae il commercio mondiale. In Italia la diminuzione della produzione industriale, gli indicatori di fiducia, gli indici PMI puntano a una contrazione del PIL nel quarto trimestre di almeno l 1,2%: un eredità pesante che compromette il bilancio del 2009, che però può conoscere l avvio della ripresa. Il deficit pubblico italiano sale per la cattiva dinamica delle entrate, con rischio di aumento dell evasione. Per la sostenibilità del debito pubblico prioritario è il rilancio dello sviluppo. La produzione industriale è diminuita in dicembre per il quarto mese consecutivo (-2,1% su novembre). L ulteriore calo, stimato dal CSC, segue quello di novembre (-2,3%), contro il -1,6% nell eurozona, il -2,4% in Francia e il -3,1% in Germania. Il 2008 si chiude con una flessione annua del 4,0% (+0,5% nel 2007). L indice PMI conferma in dicembre la contrazione dell attività sia nel manifatturiero (35,5; 50=attività invariata) sia nel terziario (40,3). In entrambi i casi si sono avuti solo piccoli miglioramenti rispetto a novembre. Particolarmente ampia la diminuzione degli ordini. Diminuzione della domanda e della fiducia interagiscono. Nel manifatturiero la fiducia rilevata dall ISAE è scesa in dicembre ai minimi storici (66,6; 71,6 in novembre). Cadono le aspettative di produzione (a -20 da -13 di novembre) e gli ordini (a -54 da -45). Ciò annuncia debolezza dell attività industriale anche in avvio di L intensificarsi della crisi appare ancora più evidente dall indagine trimestrale Banca d Italia-Il Sole 24 Ore: in dicembre più di due terzi delle imprese industriali e dei servizi (66,3%) indica un peggioramento delle condizioni economiche in cui operano (38% in settembre). 10

11 Si deteriora il giudizio sulla convenienza a realizzare investimenti: -57 il saldo delle risposte (da -34,7). Le cause: aspettative negative sulla domanda, la dinamica del costo del lavoro e le difficoltà nell accesso al credito (per il 40,6% è peggiorato; 26,7% in settembre). I consumi in dicembre hanno tenuto grazie alla rapida frenata dei prezzi e ai saldi natalizi anticipati. Confcommercio rileva aumenti nelle vendite di abbigliamento, soprattutto accessori (+2% annuo nel periodo natalizio) e alimentare (+5%). Tengono il lusso e l high tech. La dinamica annua dei prezzi al consumo in Italia si è dimezzata in quattro mesi: 2,2% a dicembre dal 4,1% in agosto. In Eurolandia è caduta all 1,6% (4% in luglio), sotto la soglia BCE (2%). Il rientro, guidato dal crollo delle materie prime, continuerà all 1% o sotto, a metà L inflazione energetica in Italia è tornata nulla (16,6% a luglio). Quella alimentare va al 4% (6,2% in agosto). Dato il lieve ritardo dei prezzi al consumo nel recepire le variazioni delle materie prime, la frenata proseguirà nei prossimi mesi. E calmiererà anche la core inflation, già scesa al 2% a novembre (2,3% in agosto). Il raffreddamento dei prezzi è maggiore per le famiglie povere, nella cui spesa energia e alimentari pesano di più. L inflazione per queste famiglie sarà di oltre 1 punto inferiore, riallineandone il potere d acquisto a quello medio nazionale. Il calo di tassi e costi dell energia farà risparmiare alle famiglie italiane 24,1 miliardi di euro nel 2009: dall energia 21,2 miliardi, 866 euro a famiglia; dai tassi 2,9 miliardi (2064 euro a famiglia per quelle con mutuo a tasso variabile). Il prezzo del greggio è tornato vicino ai minimi (34,6$ per barile a fine dicembre), dopo essere rimbalzato fino a oltre 50$ in gennaio, in una fase momentanea di stabilizzazione di tutti i mercati. Dinamica simile per il prezzo del gas, sul quale incide la crisi russo-ucraina che ha influenzato anche le quotazioni del greggio. L Italia riceve dalla Russia il 30,7% del gas importato (Algeria e Libia 45,7%). La Germania è più esposta dell Italia; gli altri paesi assai meno. La discesa delle materie prime combustibili fino a dicembre è stata forte (-52,2% annuo, indice CSC). Ciò ridurrà ancora l inflazione energetica in Eurolandia a inizio Il calo dei prezzi è generalizzato dato che nasce dalla crisi economica globale e dal calo della domanda di natura finanziaria: -17,4% annuo i prezzi degli input alimentari (cereali -20,8%) e -14,8% quelli dei non alimentari (-32,5% i metalli, -28,2% le fibre). Rallenta l occupazione nel terzo trimestre: +0,1% sul secondo, quando è salita dello 0,5%. La contabilità nazionale, più attendibile per valutare l impiego di lavoro, registra un calo dello 0,7% delle unità di lavoro a tempo pieno. Il divario si deve alla regolarizzazione degli occupati immigrati, già compresi nella contabilità. La disoccupazione, stabile al 6,7%, balzerà all 8,4% nel La situazione più critica sarà toccata a metà 2009, con una perdita del 2,3% nelle unità rispetto a metà Sempre che l economia riparta nella seconda parte dell anno. La previsione negativa è confermata dall ulteriore peggioramento in dicembre delle aspettative di occupazione a tre mesi rilevato dall ISAE nel manifatturiero (-26, -20 a novembre) e da Banca d Italia-Il Sole 24 Ore nell industria e nei servizi (il 39,3% prevede riduzioni dei posti, dal 25,4% precedente). 11

12 Le retribuzioni reali accelerano: +1,1% nel 2009 dal +0,6% nel 2008, grazie al forte calo dell inflazione (dal 3,3% all 1,7% medio annuo). Il monte salari reale scende quest anno dello 0,2% (+1,1% nello scorso). I piani di stimolo fiscale e di sostegno alle banche comportano un generale peggioramento dei deficit e soprattutto dei debiti pubblici. Aumentano le emissioni di titoli del debito pubblico che, nell anno, si avvicineranno ai 3000 miliardi, sommando Stati Uniti e Unione europea. Nell area euro si è innescata una competizione nel collocamento dei titoli che può presentare rischi per i paesi con un livello di debito elevato. Tuttavia, i titoli di Stato resteranno nei prossimi mesi le attività preferite dagli investitori. La ripresa delle Borse, che anticipa l uscita dalla recessione, avrà l effetto benefico di ridurre gli spread. In Italia il debito pubblico ha raggiunto, a ottobre 2008, il nuovo record di 1670 miliardi. Il valore dei titoli di Stato in scadenza, al netto del rinnovo dei BOT a breve, sarà di 275,6 miliardi nel 2009 (contro emissioni lorde per 329,4 nel 2008 e 366,7 nel 2007, tutto incluso). Nelle prime emissioni del 2009 la risposta dei mercati è stata molto buona, con i rendimenti scesi ai livelli minimi. Calerà la spesa per interessi. La sostenibilità del debito pubblico dipende dalla dinamica delle entrate e queste dipendono dalla crescita del PIL. Nel 2009 il CSC stima per le entrate complessive una crescita dell 1,3%, in netta frenata dal 2,5% del 2008 e dal 6,5% del 2007, in linea con il rallentamento dell economia. Per risanare, primum crescere. Rallenta il gettito tributario. Nei primi undici mesi del 2008 le entrate tributarie sono cresciute del 3% rispetto allo stesso periodo dell anno precedente, mentre a novembre 2007 si registrava un incremento del 5,8%. Si riduce l IVA per effetto del calo dei consumi e l IRES in concomitanza con la contrazione dei profitti. Con la recessione aumenta il rischio di evasione fiscale. La propensione a evadere sale con le difficoltà di reddito dei contribuenti. La percezione di una riduzione dei controlli può provocare un ulteriore contrazione del gettito, creando un buco nei conti pubblici. Verrebbe vanificata l intenzione del Governo di difendere il risanamento, dimostrata attraverso la prudenza sulle misure anticrisi. I pacchetti di stimolo all economia effettivamente adottati dai governi sono ancora troppo modesti nell ammontare e lenti nel varo per invertire la marcia della crisi. Molte misure erano già previste, altre sono solo annunciate. Per gli interventi in fase di elaborazione in Germania (50 miliardi di euro) e Stati Uniti (775 miliardi di dollari) occorre fare presto perché stiamo entrando nel culmine della crisi. Le risorse per infrastrutture, istruzione e sconti fiscali annunciati in Germania sono adeguati. Ma è lontana l attuazione al 1 luglio, con effetti annuncio deleteri nel primo semestre per i sussidi alla rottamazione. Sarà generale il deterioramento dei bilanci pubblici (USA -8,5% del PIL ed Eurolandia -3,3% nel 2009), attribuibile anche agli stabilizzatori automatici. Nell UE l efficacia degli stimoli fiscali è ridotta dall insufficiente livello di coordinamento. 12

13 In Italia occorre riallocare in fretta un ammontare di risorse ben maggiore dei circa 4 miliardi previsti dal decreto anti-crisi per il Adottando riforme strutturali che portino risparmi nei prossimi anni e accrescano la credibilità del Paese. In Italia si confermano le difficoltà nel credito. Per le imprese -1,4% a novembre su ottobre (tolta la stagionalità) e +6% annuo (dall 8,4%); a dicembre le condizioni peggiorano per il 74,6% delle imprese che hanno chiesto erogazioni. Per le famiglie -0,6% in un mese (- 0,7% annuo); meno mutui (-0,1% e -2,2%) e credito al consumo (-10% annuo per Assofin). La Banca d Inghilterra ha portato i tassi al minimo storico (1,5%). Tra i paesi emergenti, dopo i ribassi cinesi (- 2,16 punti), taglia di un punto l India. La FED li ha azzerati. La BCE dal 2,5% li ridurrà di almeno un altro punto entro metà 2009, visto il calo dell'inflazione. La crisi interbancaria si allevia. L euribor (2,61%) è vicino al tasso BCE, anche per l attesa di nuovi tagli. Negli USA il gap resta ampio (1,01%) ma da un tasso FED a 0,25%. I cambi sono molto volatili: da 1,25 a novembre a 1,45 in un mese e poi di nuovo a 1,32 l euro contro dollaro, per l instabilità finanziaria. Il commercio mondiale è in contrazione e le attese sono di un ulteriore avvitamento verso il basso nei primi mesi dell anno. Il sostegno assicurato dalle economie emergenti ancora nella prima parte del 2008 si è rapidamente dissipato. L export era ancora in crescita a settembre 2008, ma in forte decelerazione quasi ovunque. I dati di novembre indicano su ottobre variazioni fortemente negative in Asia (Cina -14,5%, Corea - 5%, Taiwan -18%). Negli Usa scende del 5,8%, in Germania scende del 10,6%. Per l Italia l ISTAT indica per i soli scambi extra-ue una flessione del 7,1%. L ulteriore rinvio dei negoziati sul Doha round, e le tentazioni protezionistiche che si profilano in alcune economie emergenti, alimentano attese di un irrigidimento del regime degli scambi destinato a retroagire negativamente sul loro sviluppo. Ancora in forte flessione a novembre negli Stati Uniti gli acquisti di case sia nuove (-2,9% sul mese precedente) sia esistenti (-8,6%). Sale lo stock di abitazioni invendute: oltre 11 mesi ai ritmi di vendita attuali. Non si arresta la discesa dei prezzi. Il ribasso dei tassi e del valore delle case spinge l affordability index ai massimi dal Ma le restrizioni sul credito, i timori per l occupazione e il clima di sfiducia scoraggiano i possibili acquirenti. La crisi immobiliare è in atto, con caduta della domanda e dei prezzi delle abitazioni, anche in molti paesi europei, dove il boom immobiliare è stato pari o maggiore a quello degli USA. I prezzi sono in particolare scesi nel Regno Unito (-12,2% annuo a novembre) e in Spagna (-8,7% a dicembre), dove la situazione è aggravata dal forte peso del settore edilizio sul PIL. Per entrambi i Paesi si prospetta un 2009 ancora più difficile. L Italia non è esente da dinamiche simili, ma più lievi. Fonte: Confindustria. 13

14 LA FINANZA PER LE PMI High tech, il sorpasso delle piccole In un altro anno che si prospetta con il segno meno per la crescita economica italiana, c è un dato che da qualche speranza per una prossima inversione di tendenza: l investimento delle piccole e medie imprese, che nel nostro paese costituiscono il 70% del PIL, in tecnologia. A fornire i dati di questa speranza è un indagine di NetConsulting pubblicata alla fine dello scorso anno. L istituto di ricerca prevede un miglioramento del budget destinato all Information Technology da parte delle imprese che hanno meno di 250 addetti, e soprattutto delle imprese che hanno meno di 50 dipendenti, rispetto ad un investimento meno massiccio delle grandi aziende. La maggioranza delle PMI, quindi, non si farà spaventare dalla crisi ed investirà in innovazione. Questo fatto potrebbe realisticamente essere la via di uscita dalla crisi, in quanto l aumento di produttività, la capacità di sviluppare processi migliori e la riduzione dei costi sono aspetti fondamentali per vincere la concorrenza soprattutto in un momento in cui l economia è in difficoltà. Secondo l indagine di NetConsulting, poi, a frenare gli investimenti in IT è in primo luogo il costo: l ostacolo principale è, infatti, costituito dal costo elevato delle soluzioni e dal fatto che le aziende non dispongono generalmente di un budget adeguato. Nella ricorsa all innovazione tecnologica, è però buona prassi distinguere tra due tipologie diverse di imprese. Da una parte ci sono le PMI che devono colmare il loro gap tecnologico, adeguando semplicemente le proprie piattaforme informatiche; così si spiega che le PMI nel 2009 investiranno in IT più delle grandi aziende che invece saranno costrette a tagliare anche i costi dell innovazione. Discorso diverso invece per le imprese che puntano su piattaforme informatiche innovative: in questo caso si tratta di vere e proprie scelte strategiche, che potrebbero e dovrebbero portare le nostre aziende a mirare in alto e a sfidare i grandi colossi del mercato internazionale. Solo così, infatti, nascono grandi realtà imprenditoriali durature nel tempo. Provare a investire in Information Technology con il tempo ripaga: la riduzione dei tempi di attività e di processo e la riduzione dei costi sono i primi due benefici emerse dall indagine. Come testimonia il caso della Punto System, una piccola impresa di trasporti internazionali che, a fronte di un investimento in IT di circa 100mila euro, è riuscita a portare il giro d affari da 8 a oltre 10 milioni di euro dal 2007 al Fonte: Corriere Economia. Il microcredito dall India a Milano Il microcredito, che ha dato risultati sorprendenti nell India dell economista dei poveri Muhammad Yunus, diventa il primo strumento che, contro il nuovo disagio causato dalle chiusure delle aziende, adopererà a Milano la Fondazione Welfare Ambrosiano. Dal prossimo marzo potranno accedervi i lavoratori di Milano e della provincia: autonomi e dipendenti, subordinati e flessibili, cassaintegrati o disoccupati. 14

15 La fondazione ha una dotazione di otto milioni di euro, una dotazione stanziata in quote paritarie da quattro soci: Comune di Milano, provincia di Milano, Camera di Commercio e sindacati confederati. L iniziativa ha un timbro fortemente assistenzialistico, in quanto i richiedenti, otterranno i soldi e, non appena potranno, li restituiranno. In questo modo il fondo potrà alimentarsi di continuo. Questo progetto si propone come una buona soluzione strutturale, ideata però un anno e mezzo fa e quindi in un momento in cui ancora l Italia cresceva. Oggi, alla luce dei recenti sconvolgimenti finanziari, si presenta probabilmente come un mezzo efficiente di redistribuzione delle disponibilità economiche., che va ad interfacciarsi con le misure previste, programmate ed attuate dagli enti locali e dallo Stato. La fondazione, quindi, rappresenta una risposta che la politica ed il mondo sindacale hanno formulato alla crisi, non in contrapposizione ma in sinergia con quanto modulato dalla chiesa ambrosiana. Fonte: IlSole 24 Ore. DAL MONDO: DATI E NOTIZIE L euro regge l urto della crisi Molti nomi illustri dell economia l avevano detto: tra un anno sarà morto : l euro aveva il torto di apparire come una costruzione politica non di mercato. Non era diversa in realtà da qualunque altra moneta moderna, di cui un organismo statale fissa il prezzo, l interesse, il cambio. La moneta comunque appariva troppo artificiale, così come la sua Banca Centrale, unica per strutture e strategie. No, non poteva sopravvivere. O almeno così sembrava, soprattutto a quegli economisti americani che pure erano abituati ad un economia diversificata, con una pluralità di centri di potere politici. In fondo, si diceva, alla sua origine c era poco più di una ripicca: era il prezzo che la Francia aveva chiesto alla Germania per la riunificazione, per l enorme costo economico che essa avrebbe comportato in tutta Europa, e il modo per evitare che l economia tedesca ed il marco potessero assumere un peso eccessivo sull intero continente. Tutto quanto era accaduto prima era quindi dimenticato: le crisi valutarie e dei conti con l estero dei diversi paesi europei, i mille tentativi di coordinarsi con il serpente monetario, lo Sme, l ecu, i limiti che queste soluzioni avevano mostrato e gli ostacoli che avevano posto allo sviluppo e alla crescita dell economia europea. Era dal 69 in realtà che si parlava di integrazione monetaria. Oggi l euro ha dieci anni, ma la sua storia ne ha quaranta e si sente. Dalla sua nascita effettiva ha saputo sopportare di tutto: una forte crisi nel 2000, quando è scivolato sul dollaro a quota 0,82 dando l impressione di non poter reggere l urto; poi il forte rialzo del 2004, quando è salito sopra quota 1,20, considerata il livello massimo di sopportazione e ci è restata fino a oggi, portandosi nei mesi scorsi fino alle soglie del 1,60 dollari. Ha superato l introduzione del 99, quando l adottarono solo le Borse e le banche, e poi il changeover, la distribuzione delle banconote, con tutte le problematiche e le speculazioni, là dove il 15

16 mercato lo permetteva, che ha creato. Senza dimenticare le tensioni globali del dopo 11 settembre, il sorpasso degli Usa nel e il rallentamento nel 2002 e 2003, e la sfida dell allargamento dell Unione europea, che ha coinvolto anche Eurolandia. Gli undici paesi originari, sono via via passati a dodici, poi a sedici con l ingresso delle Slovacchia il primo gennaio di quest anno. Altre economie sono in marcia verso l euro e persino quelle che si sono rifiutate di entrare, come la Danimarca, stanno riconsiderando le proprie scelte. Il ruolo internazionale della moneta comune è cresciuto enormemente: la quota di riserve valutarie in euro è aumentata dal 18% al 25% mentre il 31% delle emissioni internazionali è denominato nella valuta Uem. Il dollaro è ancora lontano, la moneta comune è ancora a una singola dimensione regionale. La sua internazionalizzatone, del resto, non è né perseguita e neppure disincentivata in quanto conta poi relativamente, solo in termini di prestigio internazionale. Quello che i sostenitori della moneta comune sottolineano sono piuttosto i 15 milioni di posti di lavoro, anche se spesso precari, che sono stati creati sotto l impero della moneta unica contro i cinque milioni degli otto anni precedenti; e poi bassi tassi di inflazione, anche in paesi in precedenza giudicati inguaribili come l Italia, la sostanziale tenuta dei conti con l estero malgrado la forza del cambio che disincentiva le esportazioni, ma rende anche meno care le importazioni di materie prime. Ora la crisi non la spaventa. I critici non mancano, come non sono mai mancati, ma nessuno crede che l euro non reggerà l urto. I rendimenti dei titoli di stato, in questa fase, si sono divaricati a livelli che un tempo avrebbero fatto gridare a disastri imminenti, ma la cosa ha allarmato solo i governi chiamati a pagare interessi relativamente più alti. Non si può negare, comunque, che il lavoro dell euro sia incompiuto. L integrazione delle economie dell area monetaria è incompleta, le potenzialità di crescita delle singole economie restano assai diverse. Nessuno si aspetta un vero mercato unico, ma la curiosità è che poco è cambiato nella struttura dell economia reale dopo l introduzione della valuta comune. È un insuccesso? Più che altro sembra una lezione quanto mai significativa in questa fase di turbolenze: la moneta e la finanza, per quanto influenti, non possono svolgere il compito che tocca all economia reale, agli imprenditori, ai lavoratori e alla politica economica. Fonte: IlSole 24 Ore. 16

17 ECONOMIC OUTLOOK Statistiche macro-economiche: Paesi del G7 e Emergenti Cambi (dati al 26 gennaio 2009) Paese PIL Tasso Inflaz. Tasso Disocc. Paese Prezzo Variazione annua Stati Uniti 0,7% 0,1% 7,2% Euro $ USA 1,30-7,1% Eurozona 0,6% 1,6% 7,8% Euro Sterlina 0,94-0,54% Germania 0,8% 1,1% 7,6% Euro Yen 115,15 2,1% Regno Unito -1,8% 3,1% 6,1% Euro Fr. Svizzero 1,50-7,4% Francia 0,6% 1,0% 7,7% Euro Yuan Cina 8,89-0,3% Italia -0,9% 2,2% 6,7% Euro $ Canada 1,60-1,0% Spagna 0,9% 1,4% 13,9% Euro Rublo Russo 42,63-10,5% Giappone -0,5% 1,0% 3,9% Euro Real Brasile 3,02-0,7% Cina 6,7% 1,2% 4,0% Euro - $ Hong Kong 10,06-0,1% India 7,6% 10,5% 7,3% Euro - $ NZ 2,45-8,7% Hong Kong 1,7% 2,1% 4,1% Euro - $ AUS 0,85-6,9% Corea del Sud -3,4% 4,1% 3,3% Fonte: Bloomberg. Brasile 6,8% 5,9% 6,8% Argentina 6,5% 7,2% 7,8% Fonte: Bloomberg. I dati sono annuali e si riferiscono all ultima rilevazione ufficiale. Mercati obbligazionari e immobiliari (dati al 26 gennaio 2009) Paese Valore Variazione 1 settimana 1 mese YTD JP Morgan 1 3 anni 199,37-0,1% 0,8% 0,8% JP Morgan 1 10 anni 169,11-1,0% -0,6% -0,6% REIT Europa 384,26-9,4% -14,0% -13,1% REIT USA 1.098,08-4,6% -12,0% -14,9% Fonte: Bloomberg. 17

18 Mercati azionari (dati al 26 gennaio 2009) Paese Valore Consorzio Camerale per il Credito e la Finanza Variazione 1 mese YTD YTD ( ) 1 S&P/MIB ,7% -11,2% -11,2% Dax Francoforte ,7% -13,1% -13,1% Cac 40 Paris ,6% -11,5% -11,5% FTSE London ,9% -8,6% -6,9% Swiss Mkt. Zurich ,7% -4,1% -4,4% IBEX 35 Madrid ,9% -11,1% -11,1% S&P 500 US 832-4,7% -7,9% -0,8% Nasdaq Comp US ,5% -6,3% 0,9% Nikkei ,4% -12,6% -3,9% Hang Seng Index ,3% -12,6% -5,9% RTS Russia ,7% -21,2% -24,0% Shangai Cina ,5% 9,3% 17,4% Bovespa - Brasil ,4% 1,6% 8,6% Fonte: Bloomberg. Materie prime (dati al 26 gennaio 2009) Commodities Valore Variazione 1 settimana 1 mese YTD Petrolio (WTI) (barile) 45,5 24,5% 35,8% 2,0% Oro (oncia) 888,8 6,7% 7,1% 2,0% Argento (oncia) 12,0 6,3% 16,9% 5,2% Platino (oncia) 858,0 0,9% 13,4% 2,5% Rame (tonnellata) 3.251,0-3,1% 13,3% -5,9% Mais (bushel) 3,9-0,1% -1,1% -4,1% Frumento (bushel) 5,8 0,8% 1,3% -4,6% Fonte: Bloomberg. 1 Valori espressi in funzione del cambio dell Euro. 18

19 Futures (dati al 26 gennaio 2009) Paese Valore Variazione attesa su prossima apertura S&P/MIB ,0-0,12% FTSE London 3.998,0-1,36% S&P 500 US 823,5-1,03% Dax Futures 4.192,2 0,31% Nikkei Futures 7.560,0-2,45% Bovespa - Brasil ,0 0,97% Fonte: Bloomberg. Mercato monetario (dati al 26 gennaio 2009) Costo denaro Banca Centrale Delta Libor 3 mesi Tasso di sconto Europa 2,20% 2,00% 0,20% Regno Unito 2,19% 1,50% 0,69% Stati Uniti 1,17% 0,25% 0,92% Giappone 0,69 0,10% 0,50% Fonte: Bloomberg. Spreads verso Italia (dati al 26 gennaio 2009) 2 anni 5 anni 10 anni 30 anni Italia 2,53% 3,80% 4,78% 5,82% Germania -1,10% -1,44% -1,54% -1,68% Francia -1,27% -1,20% -1,13% -1,36% Spagna -1,32% -0,64% -0,49% -0,62% Fonte: Bloomberg. 19

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