Novembre Osservatorio Fertilizzanti

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1 Novembre 213 Osservatorio Fertilizzanti Frisio D. G., Casati D., Ferrazzi G. Osservatorio economico colture vegetali - Dipartimento di Economia Management e Metodi Quantitativi - Università degli Studi di Milano 11/11/213

2 Osservatorio Fertilizzanti OF n 3 Novembre 213 Osservatorio Fertilizzanti è un rapporto elaborato con cadenza semestrale e aggiornamenti trimestrali da un gruppo di lavoro costituito all interno del Dipartimento di Economia, Management e Metodi Quantitativi, Sezione di Economia Agraria e Agroalimentare dell Università degli Studi di Milano nell ambito di un progetto di ricerca sul settore dei mezzi di produzione per l agricoltura sviluppato congiuntamente ad Assofertilizzanti. Autori: Dario Gianfranco Frisio, docente dell Università degli Studi di Milano, già Direttore del Dipartimento di Economia Agraria, Agroalimentare e Ambientale, Presidente della Facoltà di Agraria. Autore di studi di Economia delle produzioni agricole e alimentari, di Politica agraria e sull innovazione in agricoltura. Dario Casati, docente di materie economico agrarie all Università degli Studi di Milano, già Prorettore Vicario della stessa Università e, in precedenza, Preside della Facoltà di Agraria. Autore di studi di Economia delle produzioni agricole e alimentari, di Politica agraria e sull innovazione in agricoltura. Giovanni Ferrazzi, ricercatore universitario e professore aggregato di Economia e gestione delle imprese presso l'università degli Studi di Milano. Autore di studi in ambito Economico agrario ed agroindustriale e di numerosi saggi ed articoli a carattere scientifico e divulgativo in materia. Il punto Il lungo percorso di uscita dell'economia mondiale dalle conseguenze della crisi sembra in una fase che apre a caute aspettative di ripresa nel corso dei due primi trimestri del 214, sebbene le ultime previsioni abbiano ridotto di qualche decimo di punto la crescita del Pil nell'eurozona e in Italia. La situazione complessiva vede la crisi estendersi, dall'ambito finanziario degli inizi e poi da quello economico e produttivo a quello sociale con una forte caduta dell'occupazione nei paesi sviluppati. La ripresa auspicata vede una certa crescita nell'asia Orientale che ancora una volta traina l'economia mondiale e una divaricazione fra Usa, con tassi attorno o superiori al 2% e Europa che nel 214 dovrebbe arrivare all'1,1%. Rimane aperta la ricerca di soluzioni per coniugare stabilità e incentivi alla ripresa. In questo senso i due eventi del semestre sono l'accordo in extremis sul debito pubblico americano che rinvia all'inizio 214 una soluzione definitiva e la decisione dei primi di novembre della Bce di ridurre allo,25% il costo del denaro. L'economia mondiale nel 213 si è attestata su livelli di crescita bassi come nel 212, la possibile ripresa viene rinviata agli inizi del 214 con previsione di incremento dell'1,1/1,2% nell'ue, dello,7% in Italia e del 2,6% negli Usa; I mercati delle materie prime nel 213 rimangono stazionari sui valori del 212, con out look stabile nel 214; Le commodity agricole, sono tutte in flessione tendenziale e la tendenza viene confermata dalle previsioni più aggiornate per il 214, anche se su livelli più elevati che negli anni deboli della crisi; La domanda di prodotti agricoli è in leggera ripresa ma viene soddisfatta dalla produzione in crescita, il livello degli stocks di conseguenza è previsto in crescita, 2

3 mentre i prezzi dovrebbero non subire scossoni per squilibri fra offerta e domanda; La dinamica dei prezzi dei mezzi di produzione è allineata a quella dei prodotti agricoli e rimane collegata a quella del petrolio e delle materie prime in generale; Dovrebbero essere in crescita le prospettive di impiego dei mezzi in particolare dei fertilizzanti a causa della necessità di mantenere gli alti livelli di produttività recenti, mentre nel 213 l'avverso andamento climatico ha stimolato un maggior impiego di fitosanitari. 1. Gli scenari economici Mentre ci si sta avviando alla chiusura dell anno lo scenario macroeconomico mondiale rimane ancorato ad una duplice visione: da un lato l affacciarsi di un insieme di segnali che indicano finalmente una debole prospettiva di ripresa che potrebbe segnare un inversione di tendenza dopo cinque anni di crisi economica mondiale, dall altro la percezione netta che rimangano ancora molti nodi da sciogliere in un cammino che impietosamente pone i diversi attori del sistema economico di fronte alle rispettive responsabilità. Anche nell ipotesi più favorevole di una ripresa nel corso del 214, sia pure con dati meno positivi di quelli ipotizzati nella prima metà del 213, rimane un quadro di fondo in cui si confermano alcuni dei principali elementi di incertezza già individuati in precedenza. La situazione dell economia mondiale, almeno per quanto riguarda l anno in corso, appare contrassegnata da una pesante condizione di incertezza. Nonostante il fatto che i forti timori diffusi nel periodo a cavallo fra il 212 e il 213 sembrino, almeno per il momento, da accantonare permangono dinamiche che se conducono a improvvisi mutamenti dello scenario comprometterebbero quanto si riteneva acquisito. Ad esempio, anche se non imprevisto, il declassamento del debito sovrano francese è un evento che frena molte aspettative, anche se trova ragione nella politica di quel paese e nel crescente indebitamento pubblico. Le condizioni di sostanziale stazionarietà dell economia trovano conferma nei dati macroeconomici (fig. 1.1) che, dopo le revisioni al ribasso delle previsioni per il 214 e dei preconsuntivi del 213, trovano conferma in quelle della fine di ottobre 213. Le differenze con le previsioni di aprile indicano un peggioramento, sostanzialmente europeo, di alcuni dati del 213 e un lieve miglioramento dell outlook per il 214, anche nell area dell euro. 3

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5 Fig Evoluzione del prodotto lordo mondiale (variazioni percentuali) Proiezioni Differenza da aprile Economie avanzate 1,7 1,5 1,2 2,,,2 Usa 1,8 2,8 1,6 2,6,3,4 Ue 27 1,7 -,3,1 1,3 -,2,1 Area Euro 1,5 -,6 -,4 1,,1,1 Paesi in via di sviluppo 6,2 5, 4,5 5,1,8,6 Cina 9,3 7,7 7,6 7,3,4,9 Europa Centro-orientale 5,4 1,4 2,3 2,7 -,1,1 Totale Mondo 3,9 3,2 2,9 3,6,4,4 Fonte: Elaborazioni DEMM su dati FMI L evoluzione del sistema economico, tuttavia, non si sviluppa secondo un modello unico ed anzi, ad una lettura attenta, mette in evidenza dinamiche differenziate nelle varie aree economiche mondiali. Anche a questo proposito si può notare come il contesto sia in movimento. Negli ultimi anni si era consolidato un modello sostanzialmente bipolare in cui i paesi occidentali, Usa ed Europa, si muovono con una velocità più ridotta, mentre i paesi dell Asia Orientale, Cina, India oltre a quelli che economicamente gravitano attorno ad esse, presentano un maggiore dinamismo. La crescita diversa si sostanzia in tassi di incremento del Pil che nel secondo gruppo sono da 4 a 5 volte superiori a quelli dei paesi sviluppati. Le previsioni indicano che le distanze rimarranno invariate anche nell anno in corso e nel 214, ma mostrano anche che si apre un ulteriore prospettiva, nel blocco sviluppato dove gli Usa procedono a tassi di incremento del Pil più elevati dell Europa dell euro che frena. La Cina, dopo gli anni iniziali della crisi in cui il Pil cresceva a un tasso compreso fra il 9% ed il 1% che solo nel 212 scende a poco meno dell 8%, terrà questo ritmo anche nel 213 e 214. Fra i paesi sviluppati gli Usa per il terzo anno consecutivo crescono circa del 2% annuo, mentre l Ue a 27 rallenta, dopo la ripresina del 211, e perde lo,2% e l area euro addirittura lo,6%. Emergono con chiarezza le criticità dei paesi dell eurozona e la crisi della moneta unica europea di fronte ad attacchi speculativi mirati rivolti ai paesi più deboli. I paesi con debiti sovrani elevati sono particolarmente esposti ad attacchi speculativi nonostante l indubbia forza dell euro nel suo insieme, che però è messa in crisi dai limiti di una moneta senza paese e dalla complessità della gestione che ne deriva che mal si conforma alle esigenze della situazione generata dalla crisi. I dati macroeconomici (fig. 1.2) resi noti l 8 novembre dalla Bce in occasione del taglio del tasso di riferimento ridotto allo,25%, mostrano che la ripresa tarda ad affermarsi in Europa, con effetti negativi sull occupazione, in particolare nell eurozona, ma anche in Italia. Si inizia a valutare appieno il problema del trasferimento delle conseguenze della crisi anche sul piano sociale, dopo quello finanziario ed economico e quello produttivo. Analogamente la dinamica dei prezzi al consumo rimane deludente. Essa si presenta in calo negli Usa, tende a lasciare lo zero a cui era legata da tempo in Giappone a seguito delle politiche di espansione del debito attuate in quel paese. Nell area euro rimane su valori contenuti a conferma della condizione di recessione che si proietta anche sulla domanda di beni di consumo con un calo di tutti i consumi, inclusi quelli alimentari che sembrano aver smarrito l anticiclicità che li contraddistingue. 5

6 Fig Dinamica del PIL, del tasso di disoccupazione e della variazione dei prezzi al consumo in alcuni paesi e aree (21-214) (e) (e;d) Usa 2,4 1,8 2,8 1,6 2,6 9,6 8,9 8,1 7,6 7,4 1,6 3,1 2,1 1,4 1,5 Giappone 4,6 -,6 2, 2 1,2 5,1 4,6 4,4 4,2 4,3 -,7 -,3 -,1,1 2,8 UE-27 2, 1,7 -,3,1 1,2 9,7 9,7 1,5 1,9 n.d. 1,9 3,1 2,6 1,7 1,7 G-7 2,8 1,5 1,7 1,2 2 8,2 7,6 7,4 7,4 7,3 1,4 2,6 1,9 1,3 1,8 Area Euro 2, 1,5 -,6 -,4 1 1,1 1,2 11,4 12,3 12,2 1,6 2,7 2,5 1,5 1,5 Italia 1,7,4-2,4-1,8,7 8,4 8,4 1,7 12,5 12,4 1,6 2,9 3,3 1,6 1,3 (a) Variazioni percentuali. (b) Tassi armonizzati Eurostat. Prodotto interno lordo (a) Tasso di disoccupazione (b) Variazioni medie prezzi al consumo (c) (c) Paesi Ue: indice armonizzato; Usa e Giappone: indice generale. (d) Previsioni, Commissione Europea. (e) Previsioni, Fondo Monetario Internazionale. Fonte: Elaborazioni Oecv-DEMM su dati Eurostat, Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale 214 (e) La dinamica degli scambi (fig.1.3) viene ridimensionata rispetto alle previsioni più ottimistiche dei mesi scorsi, ma registra, nel preconsuntivo del 213 e nelle proiezioni per il prossimo anno, un tasso di incremento che sino al 213 si mantiene fra il 2,5% ed il 3%, ma che nel 214 dovrebbe avvicinarsi al 5%, tornando a livelli ante crisi. Tuttavia l articolazione di questi tassi per aree economiche indica che anche l andamento degli scambi è sostenuto dai paesi in via di sviluppo che presentano dati più elevati, in particolare sul versante delle importazioni. Fig Evoluzione degli scambi mondiali di beni e servizi in volume (variazioni percentuali) Fonte: Elaborazioni Oecv-Demm su dati FMI A conferma della consapevolezza diffusa a livello mondiale che la ripresa è frenata dalle difficoltà dei paesi sviluppati si può rilevare che fra il mese di ottobre e l inizio di novembre si sono registrati due episodi che sembrano indicare la volontà dei paesi sviluppati di intervenire sulle criticità che ne frenano la crescita. Negli Usa si è raggiunto sul filo di lana un accordo politico fra i due grandi partiti per porre fine al blocco delle spese federali reso necessario dall espansione del debito pubblico degli Usa provocata dalla discussa riforma sanitaria del Presidente Obama. La questione non è risolta, ma solo rinviata, in attesa di un sistema per conciliare una politica di crescita dell indebitamento pubblico con la stabilità di bilancio. L altro episodio è la decisione della Bce di ridurre il tasso di riferimento allo,25% dal precedente,5%. Una decisione accompagnata dalla dichiarazione che i tassi rimarranno a questo livello a lungo. La misura per certi aspetti era attesa, perché anche l inflazione è in calo nell eurozona, ma il vero problema dell Europa è che nonostante il denaro sia a buon mercato rimane bassa la propensione dei settori produttivi a ricercare 6 Proiezioni Differenza da aprile Commercio mondiale 6,1 2,7 2,9 4,9 -,7 -,4 Esportazioni economie avanzate 5,7 2, 2,7 4,7 -,1,1 paesi in via di sviluppo 6,8 4,2 3,5 5,8-1,3 -,7 Importazioni economie avanzate 4,7 1, 1,8 4, -,4 -,1 paesi in via di sviluppo 8,8 5,5 5, 5,9-1,2-1,4

7 credito per investire. D altro canto, le stesse banche appaiono poco interessate a favorirli ed a allargare il volume dei prestiti. L economia europea è ferma perché la domanda a sua volta non cresce e quindi non sollecita a produrre. Il rischio che molti paventano, se la situazione dovesse protrarsi, è quello di una drammatica ripetizione del caso giapponese degli ultimi due decenni, con una stagflazione da cui è difficile uscire. L intera economia europea ha bisogno delle ormai famose politiche di stimolo di cui si discute dagli inizi della crisi, ma che si scontrano con l intangibilità dell obbligo del pareggio di bilancio, un vincolo che, per quanto rigoroso e doveroso, non tiene conto della difficoltà della situazione che richiede un incentivo, un cicchetto se possiamo esprimerci così, per rimettere in moto un economia in stallo. L esperimento giapponese che si è avvalso di un aumento dell indebitamento non è proponibile perché il debito sovrano di quel paese, al contrario del nostro, di fatto era nullo, e abbiamo visto anche negli Usa come un allargamento non sia accettato dalla popolazione. In Europa la partita è rinviata a dicembre quando la Bce fornirà le sue previsioni sull inflazione nel prossimo biennio. In quella sede si adotteranno scelte molto importanti anche per i mercati dei prodotti agricoli e delle materie prime in generale, incluse quelle destinate alla produzione di fertilizzanti. 7

8 2. L economia delle materie prime L attenzione che aveva circondato la dinamica dei prezzi delle materie prime negli anni della crisi a seguito delle manovre speculative che si erano innescate su di esse, nell ultimo anno si è attenuata mentre le quotazioni andavano stabilizzandosi, sia pure su livelli più elevati di quelli del periodo ante crisi. Per altro verso, tuttavia, essi sono sorvegliati in relazione al fatto che un eventuale ripresa possa avere effetti sull inflazione. Nell ultimo semestre i prezzi del petrolio, calcolati come media fra il WTI e il Brent, come in quello precedente si sono mantenuti stabili con oscillazioni limitate, contenute fra 98 e 18 $/barile o fra 75 e 82 /barile (fig.2.1). Il prezzo del petrolio usualmente fa riferimento alla quotazione in dollari e in questo senso rappresenta il reale costo medio del prodotto. La quotazione in euro, peraltro, tiene conto del rapporto di cambio fra le due valute e fornisce un indicazione relativa al reale costo per le economie europee oltre a dare un elemento di valutazione sulle vicende relative delle due valute. Da notare, infine, come la dinamica del prezzo appaia slegata da fenomeni di stagionalità, abbastanza rilevanti in passato, in particolare in relazione alla domanda dell emisfero settentrionale e all andamento climatico. L attenuazione della variabilità complessiva, infine, sembra attribuibile in parte alla politica nordamericana di indipendenza energetica che mira a rendere gli Usa autonomi negli approvvigionamenti per sottrarli all area del mercato mondiale anche in vista dell ampliamento della domanda da parte delle economie emergenti. Fig Prezzo medio del petrolio in dollari Usa ed in euro (1) (gen. 21-ottobre 213) (1) Media tra Brent e West Texas Intermediate Fonte: Elaborazioni Oecv-Demm su dati Energy Information Administration (EIA) Il rapporto di cambio euro/dollaro nel corso dell ultimo semestre si è a sua volta stabilizzato all interno di una fascia di valori che rispecchiano l andamento degli ultimi anni, ma con una minore variabilità (fig.2.2) e massimi per il dollaro/minimi per l euro attorno a 1,28 $ per euro a maggio 213. In seguito l euro inizia a salire, portandosi, tranne un breve ritorno nella prima metà di luglio verso 1,285 $/, su valori di minimo per il dollaro/massimo per l euro che arrivano attorno a 1,37 $ per a ottobre 213. La decisione di far 8

9 calare il tasso di riferimento assunta dalla Bce fa però cadere l euro a 1,33/1,34 $/ con una ripresa sino a 1,35$/ il giorno seguente. Se questo andamento trovasse conferme successive proverebbe una reazione emotiva di breve durata, mentre i mercati rimangono orientati su una stabilità che presuppone un euro relativamente più forte in prospettiva anche a causa delle incertezze sulla politica americana dei tassi. Fig Dinamica del tasso di cambio $USA/euro (gennaio 29-ottobre 213) Fonte: Elaborazioni Oecv-Demm su dati Banca Centrale Europea D altro canto la dinamica del cambio sembra influire relativamente sulle forze che guidano i mercati delle materie prime (fig.2.3). Gli indici Fao dei prodotti energetici e delle materie prime agricole infatti nel corso dell ultimo anno si mantengono stabili, con una minore variabilità e volatilità rispetto a quanto accaduto durante gli anni della crisi. 9

10 Fig.2.3 : Confronto indici Fao dei prezzi agroalimentari e prodotti energetici Fonte: elaborazioni Demm su dati FAO e WorldBank Nell ultimo trimestre i prezzi agricoli mediamente sono in flessione, anche a causa della stasi della domanda e delle buone previsioni dei raccolti nei due emisferi, mentre gli energetici appaiono in leggera crescita probabilmente a causa delle turbolenze dei paesi produttori. La dinamica dell indice generale rispecchia sostanzialmente quelle degli indici dei singoli gruppi di prodotti agricoli (fig.2.4). Si presentano infatti con minore variabilità e con una tendenza abbastanza chiara al ribasso tutte le principali commodity agricole, con l eccezione dei derivati del latte che hanno fruito di una fase di mercato caratterizzata da uno squilibrio fra domanda e offerta, successivamente ricondotto entro livelli fisiologici. Molto marcata risulta la caduta dello zucchero che rimane il prodotto con la maggiore variabilità, mentre i cereali e le oleaginose presentano dinamiche più stabili e un trend in lieve flessione in linea con l andamento dell indice generale. 1

11 Fig Andamento dei prezzi agricoli internazionali dei prodotti agroalimentari (indice: 22-4=1) Fonte: elaborazioni Demm su dati Fao La dinamica delle grandi commodity, in particolare dei cereali compreso il riso e della soia appare dunque allineata all andamento generale del settore agricolo e delle altre materie prime, anche se i singoli mercati hanno presentato dinamiche diverse (fig. 2.5). Il mais ha avuto un andamento in flessione, nonostante una risalita di breve durata all inizio estate per timori sulla produzione nordamericana a causa di un andamento climatico che sembrava aver compromesso un raccolto destinato a sostenere anche l impiego energetico nel quadro della politica degli Usa. Anche in Europa, in particolare in Italia e nell area mediterranea, si temevano influssi negativi provocati dalle abbondanti piogge primaverili, ma il raccolto di altri paesi dell Ue, come l Ungheria, ed anche del bacino del mar Nero ha colmato la minore produzione dell area meridionale. A livello mondiale, poi, l offerta si è riassestata su livelli compatibili con la domanda e quindi i prezzi hanno ripreso a calare fino agli attuali minimi attorno ai 23/24 $/tonnellata con una previsione per la campagna 213/14 di 948 milioni di t. di produzione, insieme all atteso incremento degli stocks che agisce da calmiere sui prezzi. Andamento sostanzialmente flettente, sia pure con minori perdite, anche per il prezzo del grano tenero e duro, entrambi in calo con una certa tenuta negli ultimi mesi per il tenero su 25/26 $/t. e attorno ai 3 $/t. per il duro. Anche per il grano la previsione produttiva si colloca su valori elevati e gli stocks sono in aumento. Il riso si trova in una situazione sostanzialmente simile per quanto riguarda la produzione che è prevista in crescita e di conseguenza per gli stocks, anch essi in aumento, e con prezzi in calo costante e accentuato negli ultimi 9 mesi sino a 444 $/t. per il riso tailandese che ha perso nell ultimo anno quasi il 16% del valore. Infine la soia, dopo avere toccato circa 68 $/t. nell estate 212 ed essere rimasta nei mesi dello scorso inverno sino a inizio primavera sui 6 $/t., è poi scesa attorno ai 5 $/t. sino a maggio, per poi riprendersi sino ai 54/55 $/t., ma con tendenza a ulteriori cali in relazione alle prospettive dei raccolti e ad una domanda zootecnica che ha rallentato dopo l impennata dei derivati del latte quando questi hanno iniziato a scendere. 11

12 Fig Prezzi Ccommodity (US$/tonn.) Fonte: elaborazioni Demm su dati WorldBank Nel complesso il mercato delle grandi commodity sembra aver superato una fase dominata dalla speculazione per rientrare nelle logiche di mercato basate sugli equilibri fra domanda e offerta, ma mentre questa è in espansione, la domanda appare ancora debole in relazione alla situazione della crisi. Il suo superamento porterebbe ad incrementi dei prezzi da valutare, tuttavia, in relazione alla possibile ripresa dell inflazione oltre livelli fisiologici di crescita dei prezzi. 12

13 3. L'agricoltura e le prospettive economiche L andamento dei prezzi delle principali commodity nel periodo più recente conferma le tendenze emerse nel corso degli ultimi mesi del 212 e nella prima metà del 213 di sostanziale allineamento con le tendenze di lungo periodo emerse anche nel corso degli anni della crisi (fig.3.1). In particolare, le quotazioni del mais e del frumento per la seconda metà del 213 confermano il trend della prima metà dell anno e si collocano all interno di due linee guida tendenziali: la prima che conferma l andamento stagionale tradizionale riscontrabile anche nel 211 e nella prima parte del 212 sino all impennata iniziata nel corso dell estate di quell anno; la seconda da collegarsi a trend di lungo periodo che pone i valori del 213 al di sotto di quelli dello stesso 211, annata da ritenersi abbastanza indicativa di un ritorno ai fondamentali del mercato. La discesa del mais è più accentuata di quella del frumento in relazione alla dinamica dei raccolti e delle previsioni che supera le prime stime che erano state formulate. Fig I prezzi dei cereali ( /tonn) Fonte: elaborazioni Oecv-Demm su dati World Bank Diversa si presenta la situazione di mercato di soia e riso (fig. 3.2). Nello specifico caso della prima si nota come nell ultimo triennio essa abbia avuto andamenti molto alterni. Dopo il 211 in cui sostanzialmente si comportava come i cereali, nel 212 il suo mercato si è dimostrato in tensione a causa di un disallineamento fra offerta e domanda nell intero comparto delle sostanze grasse. Ciò ha condotto ad un massimo nell agosto 212 dopo il quale la nuova produzione abbondante stimolata dai prezzi elevati ha ricondotto i valori su livelli inferiori, mentre calava anche la domanda espressa dalla Cina. Il 213 si è aperto con valori in attesa mentre poi i prezzi si sono mantenuti sino alla tarda estate attorno ai 5 $/t.,in seguito si è e manifestata una situazione di tensione che ha fatto salire le quotazioni sino alla fine di ottobre, quando sembra che i dati previsionali dell emisfero sud abbiano riportato a livelli attorno a 55 $/t., in linea 13

14 con l inizio dell anno. Il riso che si era mantenuto su livelli relativamente bassi nella prima parte del 211, si è poi mosso al rialzo sino al maggio del 212, ma in seguito ha iniziato un trend discendente in controtendenza rispetto agli altri cereali nel 212 e conforme ad essi per tutto il 213 sino ai minimi attuali attorno ai 45 $/t. che lo riportano ai valori dei primi anni della crisi. Fig I prezzi di Riso e Soia ( /tonn) Fonte: elaborazioni Oecv-Demm su dati World Bank L andamento dei prezzi sul mercato italiano per tutti i cereali e la soia (fig.3.3) mostra un allineamento delle dinamiche ai prezzi internazionali che è comprensibile per il forte livello dell interscambio che nel 213 è cresciuto a causa dell andamento climatico che ha frenato la produzione interna. Le stesse motivazioni spiegano la salita dei prezzi del riso al momento del raccolto che ha scontato la necessità dell industria di coprire i fabbisogni a breve per il mercato interno. Lo stretto collegamento esistente fra il mercato internazionale e quello italiano è confermato dal confronto diretto dei prezzi italiani ed internazionali del frumento e del mais (figg. 3.4 e 3.5) che mostra come le sollecitazioni del mercato mondiale si ripercuotano direttamente su quello interno determinandone gli andamenti, anche quando si verifichino importanti fenomeni in ambito produttivo come la siccità dell estate 212 e ancor più la campagna 212/13 caratterizzata da un andamento climatico molto piovoso che ha influito pesantemente sulla quantità prodotta e sulla qualità ottenuta. 14

15 Fig I prezzi nazionali Fonte: elaborazioni Oecv-Demm su dati Ismea Fig I prezzi del frumento in Italia e nel mondo Fonte: elaborazioni Oecv-Demm su dati World Bank e Ismea 15

16 Fig I prezzi del mais in Italia e nel mondo Fonte: elaborazioni Oecv-Demm su dati World Bank e Ismea A livello mondiale le previsioni dei raccolti (figg. 3.6 e 3.7) indicano per la campagna 213/14 nuovi raccolti molto elevati per i cereali, incluso il riso, e per la soia con livelli che la collocherebbero al secondo o al terzo posto storico. In base alle previsioni di sviluppo della domanda e degli scambi anche il livello degli stocks risulta in aumento riportandosi su basi di relativa sicurezza e quindi determinando condizioni di stabilità dei mercati, almeno a breve, fatte salve eventuali modifiche del quadro determinate da andamenti climatici avversi. Il quadro complessivo che scaturisce dall esame congiunto dei trend produttivi e di quelli dei prezzi lascia supporre che per le prossime scelte colturali e i successivi raccolti le prospettive economiche in Europa e, nello specifico, in Italia, si mantengano modeste e di fatto allineate a quelle della campagna precedente, anche se rimane aperta una prospettiva di maggiore redditività legata agli incrementi di produttività possibili recuperando sulla situazione negativa del 213. Ciò presuppone un ritorno agli acquisti di mezzi di produzione come i fertilizzanti ed eventualmente una riduzione dei prodotti fitosanitari dopo un periodo in cui gli agricoltori hanno dovuto rivolgersi ad essi più che nel recente passato. 16

17 Fig Mercati in breve: Frumento e Mais FRUMENTO 211/12 212/13¹ 213/14² Var % /12-13 Produzione ,3 Commercio ,7 Consumo ,5 Stocks , MAIS 211/12 212/13¹ 213/14² ²: previsioni 31 Ottobre 213 Fonte: International Grains Council Var % /12-13 Produzione ,8 Commercio ,3 Consumo ,2 Stocks ,6 dati in milioni di tonnellate ¹: stime Fig Mercati in breve: Riso e Soia RISO 211/12 212/13¹ 213/14² Var % /12-13 Produzione ,1 Commercio ,7 Consumo ,9 Stocks ,9 SOIA 213/14² ²: previsioni 31 Ottobre 213 Fonte: International Grains Council Var % /12-13 Produzione ,1 Commercio ,3 Consumo ,1 Stocks ,5 dati in milioni di tonnellate ¹: stime 17

18 4. La redditività e le tendenze del rapporto costi/ricavi In relazione all analisi della redditività ed in assenza di aggiornamenti relativi agli indici dei prezzi dei prodotti agricoli e dei consumi intermedi si riportano le principali informazioni fornite nel precedente numero dell osservatorio. Sul versante dei costi sono riportati i dati Ismea aggiornati all estate 213 relativi ai mezzi acquistati dagli agricoltori. Fig Indice dei prezzi dei prodotti agricoli Fonte: elaborazioni Oecv-Demm su dati Istat Le tendenze dei prezzi agricoli che abbiamo seguito per i prodotti di maggiore interesse sono in linea di massima comuni alla generalità del settore anche a seguito dei fenomeni di passaggio da una coltura ad un altra secondo le dinamiche reddituali e le prospettive percepite che concorrono a determinare un certo ribilanciamento fra le colture. Nel corso del 212 (fig. 4.1) la dinamica dell indice generale dei prezzi agricoli si è mantenuta sostanzialmente sui valori del 211 sino all impennata che si è verificata all inizio dell estate a partire dai cereali. In seguito i prezzi sono saliti nettamente al di sopra di quelli dell anno precedente sino a sfiorare un indice 14 nell ottobre che supera di 16 punti il corrispondente massimo registrato nello stesso mese dell anno precedente. La distanza fra i due tracciati si riduce nei due mesi finali dell anno sino a soli 1 punti in concomitanza con la discesa del 212 e le prime tensioni che si erano prodotte nel 211. Queste si sono poi protratte sino al febbraio del 212, quando ancora si pensava che la domanda mondiale fosse in procinto di riprendere fiato. Se consideriamo solo la dinamica dei prezzi dei prodotti agricoli di origine vegetale esclusi i prodotti ortofrutticoli(fig.4.2), si può rilevare come l indice relativo ad essi sia trainato al rialzo nell ultima parte dell anno dai cereali, in particolare dal frumento e dal mais, mentre 18

19 rimane su livelli inferiori l indice delle colture industriali penalizzato dalla barbabietola nonostante la ripresa della soia. Fig Dinamica dei prezzi dei prodotti agricoli di origine vegetale Fonte: elaborazioni Oecv-Demm su dati Istat Fig Indici dei prezzi dei consumi intermedi Fonte: elaborazioni Oecv-Demm su dati Istat 19

20 Considerando la base dell indice che è 25=1, l indice generale tocca il suo massimo nel periodo recente a quota 145 nel febbraio 211 in seguito alla fiammata dei prezzi del 21/11, mentre per i cereali e il solo frumento raggiunge e supera quota 2 nello stesso periodo per poi ripetere l andamento già descritto nelle due parti del 212. Nella seconda metà dell anno i cereali raggiungono di nuovo valori dello stesso ordine di grandezza a causa della fiammata del 212, mentre le colture industriali rimangono a livelli nettamente inferiori. La dinamica dei costi relativi ai consumi intermedi (fig.4.3) si è mantenuta per i primi due anni su valori omogenei con quelli dei prezzi agricoli. In particolare si nota che nel 211 i prezzi dei mezzi sono stati inferiori a quelli dell anno precedente, essenzialmente a causa del contenimento dei costi energetici. Poi nel 212, però, essi sono saliti con un andamento molto simile a quello dei prezzi agricoli, pur rimanendo su indici inferiori attorno a un valore di 15 del relativo indice. Dall ultimo aggiornamento dell indice dei prezzi dei mezzi acquistati dagli agricoltori fornito dall Ismea si può osservare una generale stabilità per le principali voci di costo che, di fatto, si mantengono sui valori più elevati dell ultimo triennio. Nel periodo considerato, il trend positivo più accentuato è, senza dubbio, quello relativo alla categoria carburanti che raggiunge il suo picco massimo a 138 punti alla fine dell estate 212, con un incremento a partire dal gennaio 21 di oltre 25 punti percentuali. Crescita superiore al 1% anche per i prezzi dei concimi che raggiungono i valori massimi tra la fine dell estate e gli inizi dell autunno 212, per mantersi su valori elevati per tutta la prima parte del 213 (fig. 4.4). Dinamiche decisamente più contenute hanno interessato i prezzi di sementi e antiparassitari che evidenziano un trend simile su valori che si sono mantenuti per tutto il periodo sotto i 13 punti. Fig Indici dei prezzi dei mezzi acquistati dagli agricoltori (base 25=1) Fonte: elaborazioni Oecv-Demm su dati Ismea Negli ultimi mesi, estendendo l indagine alle principali categorie di concimi acquistati dagli agricoltori, è possibile osservare un trend leggermente negativo per i prodotti fosfatici e i complessi binari mentre i concimi azotati, i complessi ternari e i fogliari hanno mantenuto invariato le proprie quotazioni (fig. 4.5). 2

21 Fig Indici dei prezzi dei concimi (base 25=1) Fonte: elaborazioni Oecv-Demm su dati Ismea L assenza di aggiornamento degli indici dei prezzi dei principali prodotti venduti dagli agricoltori non permette di delineare un quadro completo dell andamento della redditività di questi ultimi mesi. Tuttavia, lo scenario relativo ai costi, sopra descritto, sembrerebbe indicare un progressivo peggioramento del rapporto costi/ricavi, pur senza la volatilità che è stata osservata nel corso degli ultimi anni e che rappresenta, senza dubbio, un elemento particolarmente negativo per la definizione delle strategie imprenditoriali. 21

22 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q 5. Il mercato mondiale dei principali fertilizzanti 212/ UREA In tutti gli ultimi quattro trimestri la produzione realizzata dai maggiori produttori mondiali è risultata superiore a quella dei corrispondenti trimestri delle due campagne precedenti, arrivando a superare la soglia dei 17 milioni di tonnellate (misurate come N) nel corso del 3 trimestre 212 e del 2 trim La produzione complessiva della campagna è risultata pari a 67 milioni di tonnellate, con un incremento del 12% sul 211/12 e del 16% sul 21/11, segno evidente di un aumento progressivo delle capacità produttive realizzato grazie all entrata in produzione di nuovi impianti. La Cina continua a guidare la crescita produttiva con un incremento del 25% sul 211/12, tale da innalzare nuovamente il massimo storico arrivato a oltre 32 milioni di tonnellate nel 212/13. In aumento anche le produzioni medio-orientali (6,6 milioni di tonnellate e +16% sul 211/12), russe (3,1 milioni di tonnellate e +8,3%) e indiane (1,6 milioni di tonnellate e +4,8%, con un incremento soprattutto nell ultimo semestre). La produzione ucraina si è confermata a 1,7 milioni di tonnellate, mentre quelle nord-americane hanno presentato lievi riduzioni intorno al 2-3%, attestandosi a 1,7 e 3 milioni di tonnellate, rispettivamente in Canada e negli USA. Più consistente si è confermato invece l arretramento dell America Latina (area caraibica in particolare) con un calo dell 11% e soprattutto dell Egitto, dove il quadro politico continua ad avere pesanti riflessi sull economia e che nel caso specifico ha visto un calo produttivo pari al 14% tra il 211/12 e il 212/13. Fig UREA: mercato mondiale 3 T 21 2 T 213 (dati in. t N) 18 PRODUZIONE (. t) Urea, bulk, spot, f.o.b. Black Sea Yuzhnyy $/t 6 6 EXPORT (. t) Urea, bulk, spot, f.o.b. Black Sea Yuzhnyy $/t CONSUMO INTERNO PRINCIPALI PRODUTTORI (. t) Urea, bulk, spot, f.o.b. Black Sea Yuzhnyy $/t 6 45 VARIAZIONI SCORTE (. t) Urea, bulk, spot, f.o.b. Black Sea Yuzhnyy $/t Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA e World Bank 22

23 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q Nei principali paesi produttori, complessivamente e parallelamente, anche la destinazione del prodotto al mercato interno è risultata in costante crescita rispetto al periodo precedente: anche in questo, infatti, tutti gli ultimi quattro trimestri hanno fatto segnare livelli superiori ai corrispondenti periodi delle due campagne precedenti. In particolare nel 2 trimestre del 213 è stato raggiunto il nuovo massimo storico con quasi 13,5 milioni di tonnellate. Complessivamente il mercato interno dei principali produttori ha assorbito 49 milioni di tonnellate di urea, con un incremento del 9% sul 211/12 e del 17% sul 21/11. L andamento è come sempre stato influenzato da quello della Cina, il più grande utilizzatore mondiale di urea con 29 milioni di tonnellate, con un incremento del 18% sul 211/12, anche se nell ultima campagna ne ha riservato una quota inferiore della propria produzione, scendendo dal 94% all 89%, alimentando un volume maggiore di esportazioni senza intaccare le proprie scorte. Tra gli altri grandi produttori l India ha raggiunto un consumo interno di 13,6 milioni di tonnellate, +7,3%, ma pur destinando la totalità della propria produzione al mercato interno presenta un tasso di autoapprovvigionamento intorno al 78% e in lieve calo rispetto al 211/12. Sul fronte della domanda internazionale la prima metà del 213, come di consueto, ha registrato una consistente riduzione degli scambi rispetto alla seconda metà del 212, tuttavia anche in questo caso tutti gli ultimi quattro trimestri hanno presentato livelli di scambi superiori a quelli corrispondenti delle due precedenti campagne. Complessivamente nel 212/13 sono state esportate 17,4 milioni di tonnellate con un incremento del 21% sul 211/12, campagna molto negativa per gli scambi internazionali, e dell 8,7% sul 21/11. Mediamente il 26% del totale della produzione è stato avviato all esportazione, con forti differenze ovviamente tra i paesi export-oriented (Europa Orientale e soprattutto Medio Oriente) e gli altri. Anche in questo caso, come già visto, è stata protagonista la Cina che, arrivando ad esportare 3,6 milioni di tonnellate di urea prevalentemente destinata al mercato asiatico e in particolare all India, ha contribuito per circa il 64% all incremento delle esportazioni mondiali, mentre un altro 34% è derivato dall aumento dell export medio-orientale. Fig UREA: utilizzo della produzione mondiale 3 T 21-2 T 213 1% 8% 6% 4% 2% % -2% CONSUMO INTERNO EXPORT VARIAZIONI SCORTE Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA 23

24 A livello mondiale le scorte apparenti accumulate nel 212/13 (differenza tra produzione e impieghi interni ed esteri) sono state pari a 579mila tonnellate, dopo che già nella campagna precedente si era registrato un avanzo pari a 416mila tonnellate. Le scorte complessive delle ultime due campagne arrivano quindi a sfiorare il milione di tonnellate di urea, corrispondenti al 15% della produzione mondiale dell ultima campagna e al 57% delle esportazioni, volume quindi in grado di giocare un ruolo importante sulle dinamiche di mercato e conseguentemente sui prezzi. Sulle scorte accumulate nell ultimo biennio pesa soprattutto la dinamica dei piccoli produttori asiatici (Indonesia e Malaysia), cui si deve il 4% del totale, mentre singole quote intorno al 15 % derivano Ucraina, Medio Oriente, Egitto e America Latina. Nel 212/13, come già visto, la produzione mondiale di urea è stata di 67 milioni di tonnellate di N. Fig UREA: quote di produzione 212/13 Cina 49% Altri 6% Russia 5% Ucraina 2% Canada 2% USA 4% America Latina 3% India 16% Egitto 3% Medio Oriente 1% La Cina è arrivata a controllare il 49% della produzione mondiale, mentre l India rimane intorno al 16%, seguita al terzo posto dall area medio-orientale (Abu Dhabi, Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita) con circa il 1%. L Egitto è sceso a circa il 3%, mentre il continente americano complessivamente detiene il 9% della produzione mondiale e l area dell Est Europa (Russia e Ucraina) il 7%. Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA Per quanto riguarda le esportazioni, invece, l area del Medio Oriente con il 36% del totale mondiale, e una propensione all export del 96%, si conferma area leader, ad essa andrebbe associato il 5% dell Egitto, con una propensione di poco superiore al 55%. Fig UREA: quote Export 212/13 Cina 21% Medio Oriente 36% Altri 6% Russia 14% Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA Ucraina 9% Canada 4% USA 1% America Latina 4% Egitto 5% l La seconda zona chiave del commercio internazionale rimane quella russo-ucraina con circa il 23% delle esportazioni mondiali, in lieve calo rispetto al 211/12 e con una propensione all export compresa tra il 78% della Russia e l 89% dell Ucraina. La Cina è arrivata a detenere il 21%, con un aumento di quasi undici punti percentuali sul 211/12. 24

25 Fig UREA: quote Import 212/13 Altri Asia 16% Thailandia 6% India 17% Altri 13% Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA Europa Occ. e Centr. 8% USA 18% Brazil 9% Altri America 13% Gli USA sono tornati ad essere il principale paese importatore con circa 3,2 milioni di tonnellate (+31%) e un tasso di auto-approvvigionamento pari a circa il 5%. Segue l India con 3 milioni di tonnellate (+17,4%), prodotto per la maggior parte proveniente dalla Cina. Nel continente asiatico è affluito complessivamente il 39% delle importazioni, con una crescita del 2% in Thailandia e del 16% negli altri paesi. Anche i flussi verso l Europa Occidentale e Centrale sono aumentati (+23,5%), mantenendone stabile la quota ormai marginale e pari al 7,5%, così come verso il Brasile (+22,4%) e l America Latina (+16,7%) che complessivamente detengono una quota pari al 22% del totale.

26 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q 5.2 DAP Campagna agraria 212/13 (Dati espressi in P 2 O 5 ) Produzione: 13,9 milioni di tonnellate (+7,9%) Esportazioni: 6,4 milioni di tonnellate (-2,%) Consumo interno principali produttori: 7,4 milioni di tonnellate (+14,7%) Variazione scorte: + 139mila tonnellate Propensione export: 46% Fig DAP: mercato mondiale 3 T 21 2 T 213 (dati in. t P 2 O 5 ) 45 PRODUZIONE (. t) DAP standard size, bulk, spot, f.o.b. US Gulf $/t 7 35 EXPORT (. t) DAP standard size, bulk, spot, f.o.b. US Gulf $/t CONSUMO INTERNO PRINCIPALI PRODUTTORI (. t) DAP standard size, bulk, spot, f.o.b. US Gulf $/t 7 35 VARIAZIONI SCORTE (. t) DAP standard size, bulk, spot, f.o.b. US Gulf $/t Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA e World Bank 26

27 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q Fig DAP: Utilizzo della produzione mondiale 3 T 21-2 T 213 1% 8% 6% 4% 2% % -2% CONSUMO INTERNO EXPORT VARIAZIONI SCORTE Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA Fig DAP: quote di produzione 212/13 Altri 2% Europa 4% Russia 4% Cina 52% USA 2% Africa 9% Medio Oriente 9% Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA 27

28 Fig DAP: quote Export 212/13 Altri 4% Europa 5% Cina 3% Russia 7% USA 2% Medio Oriente 16% Africa 18% Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA l Fig DAP: quote Import 212/13 Altri 5% Altri Asia 23% Europa Occ. e Centr. 13% America Latina 14% Africa 6% India 39% Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA 28

29 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q 5.3 TSP Campagna agraria 212/13 (Dati espressi in P 2 O 5 ) Produzione: 1,9 milioni di tonnellate (-14,7%) Esportazioni: 1,2 milioni di tonnellate (-16,6%) Consumo interno principali produttori:,7 milioni di tonnellate (-7,1%) Variazione scorte: n.s. Propensione export: 62% Fig TSP: mercato mondiale 3 T 21 2 T 213 (dati in. t P 2 O 5 ) 9 PRODUZIONE (. t) TSP bulk, spot, Tunisian origin, granular, fob $/t 6 6 EXPORT (. t) TSP bulk, spot, Tunisian origin, granular, fob $/t CONSUMO INTERNO PRINCIPALI PRODUTTORI (. t) TSP bulk, spot, Tunisian origin, granular, fob $/t 6 3 VARIAZIONI SCORTE (. t) TSP bulk, spot, Tunisian origin, granular, fob $/t Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA e World Bank 29

30 21 III Q 21 IV Q 211 I Q 211 II Q 211 III Q 211 IV Q 212 I Q 212 II Q 212 III Q 212 IV Q 213 I Q 213 II Q Fig TSP: Utilizzo della produzione mondiale 3 T 21-2 T 213 1% 8% 6% 4% 2% % -2% CONSUMO INTERNO EXPORT VARIAZIONI SCORTE Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA Fig TSP: quote di produzione 212/13 Cina 16% Altri 5% Brasile 26% Nord Africa- Medio Oriente 53% Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA 3

31 Fig TSP: quote Export 212/13 Cina 26% Brasile % Altri 5% Nord Africa- Medio Oriente 69% Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA l Fig TSP: quote Import 212/13 Altri Sud-Est Asiatico 14% Altri 4% Europa Occ. e Centr. 14% Bangla Desh 2% Medio Oriente 5% Altri America 11% Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA Brasile 32% 31

32 29 II sem 21 I sem 21 II sem 211 I sem 211 II sem 212 I sem 212 II sem 213 I sem 29 II sem 21 I sem 21 II sem 211 I sem 211 II sem 212 I sem 212 II sem 213 I sem 29 II sem 21 I sem 21 II sem 211 I sem 211 II sem 212 I sem 212 II sem 213 I sem 29 II sem 21 I sem 21 II sem 211 I sem 211 II sem 212 I sem 212 II sem 213 I sem 5.4 POTASSIO Campagna agraria 212/13 Produzione: 32,5 milioni di tonnellate (-3,3%) Esportazioni: 24,2 milioni di tonnellate (-4,4%) Consumo interno principali produttori: 8,7 milioni di tonnellate (+11,5%) Variazione scorte: n.s. Propensione export: 75% Fig POTASSIO: mercato mondiale 3 T 21 2 T 213 (dati in. t K 2 O) 2 PRODUZIONE (. t) Muriate of potash, standard grade, spot, f.o.b. Vancouver $/t 5 2 EXPORT (. t) Muriate of potash, standard grade, spot, f.o.b. Vancouver $/t CONSUMO INTERNO PRINCIPALI PRODUTTORI (. t) Muriate of potash, standard grade, spot, f.o.b. Vancouver $/t VARIAZIONI SCORTE (. t) Muriate of potash, standard grade, spot, f.o.b. Vancouver $/t Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA e World Bank 32

33 29 II sem 21 I sem 21 II sem 211 I sem 211 II sem 212 I sem 212 II sem 213 I sem Fig POTASSIO: Utilizzo della produzione mondiale 3 T 21-2 T 213 1% 8% 6% 4% 2% % -2% CONSUMO INTERNO EXPORT VARIAZIONI SCORTE Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA Fig POTASSIO (KCl): quote di produzione KCl: Quote Produzione 212/13 Cina 11% America 37% Eurasia 52% KCl: Quote Produzione 211/12 Cina 8% Brasile 1% Cile 3% Germania 9% USA 2% Canada 3% Russia- Bielorussia 34% Giordania 4% Israele 9% Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA 33

34 Fig POTASSIO (KCl): quote Export America 43% KCl: Quote Export 212/13 Eurasia 57% KCl: Quote Export 211/12 USA % Cile 2% Germania 11% l Canada 34% Russia- Bielorussia 38% Giordania 4% Israele 11% Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA Fig POTASSIO (KCl): quote Import 212/13 Altri 7% Malaysia 5% Altri Asia 1% Europa Occ. e Centr. 14% Indonesia 6% USA 18% Cina 14% India 8% Brasile 18% Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati IFA 34

35 Jan1 Jan11 Jan12 Jan13 $ USA per tonnellata 6. I prezzi internazionali dei fertilizzanti Nel corso degli ultimi mesi la tendenza al ribasso dei prezzi internazionali dei principali fertilizzanti, iniziata a manifestarsi già nel corso del 212, si è ulteriormente accentuata. Fig Dinamica dei prezzi internazionali dei principali fertilizzanti UREA: f.o.b. Black Sea POTASSIO: (muriate of potash), f.o.b. Vancouver TSP: triple superphosphate Tunisian, granular, f.o.b. FOSFATO: Phosphate rock, 7% BPL, f.a.s. Casablanca DAP: diammonium phosphate, f.o.b. US Gulf Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati World Bank Nel caso delle rocce fosfatiche e del potassio il calo dei prezzi aveva preso avvio a partire da fine invernoinizio primavera 212; dopo i continui incrementi del 211 e dopo aver toccato, rispettivamente, i 22,5 $/t a gennaio e i 483 $/t a febbraio 212, i prezzi erano cominciati a scendere per quasi tutto il 212 e la tendenza è proseguita anche nel corso del 213. Il prezzo delle rocce fosfatiche, infatti, è sceso sotto i 17 $ ad aprile 213 e sotto i 15 $ ad agosto, fino a calare a 12,6 $/t ad ottobre, record negativo dell ultimo triennio. Il potassio, invece, dopo il calo fatto segnare nel corso del 212 che aveva portato il prezzo a 425 $ a dicembre 212, ha confermato il trend negativo con il suo tipico andamento a scalini: dopo un abbassamento intorno ai 39 $, che ha caratterizzato il mercato tra gennaio e settembre, a ottobre si è registrato un nuovo significativo ribasso che ha portato il prezzo sotto la soglia dei 36 $/t, ovvero intorno ai livelli del periodo maggio-luglio 21. Il prezzo dell urea, invece, era risultato in contrazione nel corso dell inverno 211/12, e poi aveva preso ad aumentare fino a maggio 212, quando arrivò a sfiorare i 5 $/t, per poi ridiscendere repentinamente di circa 1 $ in appena due mesi con un trend negativo proseguito fino a novembre (374 $/t); ad una parziale 35

36 Jan1 Jan11 Jan12 Jan13 Indice: media 26 = 1 ripresa nel corso dell ultimo inverno che aveva fatto risalire il prezzo sopra i 41 $ a febbraio 213 è poi seguita una nuova tendenza ribassista tale da portare le quotazioni sotto i 35 $ a maggio e i 3 $ all inizio di questo autunno. Anche in questo caso il prezzo di settembre-ottobre 213 è il più basso dell ultimo triennio, a differenza dei precedenti, tuttavia, sembra essersi comunque assestato intorno ai 3 $. Nel caso del TSP il massimo era stato raggiunto tra maggio e settembre 212 con 485 $/t, livello comunque inferiore a quello del 211, per poi scendere a 435 $ tra dicembre 212 e aprile 213; negli ultimi mesi il calo è proseguito in modo significativo portando le quotazioni sotto i 4 $/t ad agosto e poco sopra i 3 $ a ottobre, livello che nel più recente passato non veniva toccato da febbraio 21. Il DAP, che aveva oltrepassato i 6 $/t nel corso del 211, ha mostrato il consueto andamento stagionale (ribasso nel periodo fine autunno-primavera, rialzo tra primavera e inizio autunno) fino all inizio del 213; così i prezzi erano scesi a 52 $/t a marzo 212, per poi risalire fino a 573 $ a settembre-ottobre e ridiscendere a 482 $ a febbraio 213. A marzo di quest anno il nuovo trend rialzista sembrava essere iniziato con un primo rialzo sopra la soglia dei 5 $/t; successivamente, probabilmente a causa dell andamento del mercato asiatico e indiano, il trend si è però interrotto ed anzi si è manifestata un anomala tendenza ribassista che ha portato le quotazioni dapprima a ritornare sui livelli invernali, 485 $ a maggio, e poi a precipitare progressivamente ai 438 $ di agosto e a meno di 38 $ ad ottobre. Anche in questo caso per ritrovare prezzi così bassi bisogna risalire di oltre tre anni e precisamente a dicembre 29. Fig Dinamica dei prezzi del mais e dei principali fertilizzanti: indice media 26 = UREA: f.o.b. Black Sea DAP: diammonium phosphate, f.o.b. US Gulf POTASSIO: (muriate of potash), f.o.b. Vancouver MAIS, no. 2, yellow, f.o.b. US Gulf ports Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati World Bank Confrontando l andamento dei prezzi dei fertilizzanti con quello del mais, utilizzato come proxy di quello delle commodities agricole, e prendendo come base di riferimento la media del 26, si evidenzia come nel più recente periodo la dinamica dei prezzi dei fertilizzanti appaia coerente rispetto a quella delle commodities agricole. La variazione tendenziale annua ad ottobre 213 risulta infatti molto simile con una 36

37 $/t $/mmbtu riduzione del 37% per il mais, del 34-35% per i fosfatici (DAP, TSP, rocce), del 24% per l urea e del 19% per il potassio. Nel medio lungo periodo, invece, l evoluzione del prezzo del mais si interpone tra quello dell urea e del DAP, cresciuti in misura inferiore, e quello del potassio. Fig Dinamica dei prezzi delle fonti energetiche, dell'ammoniaca e dell'urea 1.6 Petrolio greggio ($/1 bbl) Ammoniaca, Europa CFR NWE ($/mt) 16, 1.4 UREA: f.o.b. Mar Nero ($/mt) Gas naturale Europa($/mmbtu) 14, , 1. 1, 8 8, 6 6, 4 4, 2 2, Jan1 Jan11 Jan12 Jan13, Fonte: Elaborazioni OECV-DEMM-Unimi su dati World Bank e ICIS Infine, anche il confronto dell andamento dei prezzi dei prodotti energetici e dell ammoniaca con quello dell urea sembra confermare lo stretto legame tra l evoluzione del prezzo dei fertilizzanti e quella dei prodotti agricoli negli ultimi mesi. Infatti, ad ottobre 213 sia il petrolio che il gas naturale presentano una variazione tendenziale annua pressoché nulla rispetto al 212, mentre quella dell ammoniaca sembra anch essa risentire l andamento negativo dei fertilizzanti con una riduzione superiore al 3%. 37

38 Il mercato italiano Nella campagna 212/13 la spesa complessiva per l importazione di concimi è aumentata di 3 milioni di euro rispetto alla campagna precedente, arrivando a 863 milioni. La bilancia commerciale degli scambi di concimi ha fatto registrare una significativa riduzione, superiore ai 6 milioni di euro, del saldo negativo. Fig. 7.1 Import, Export e Saldo del commercio di concimi (milioni di euro) Import Export SALDO Risultando inferiore alla soglia dei 4 milioni di euro, questo è il risultato migliore degli ultimi 2 anni, se si esclude l anomalia del 29-1 dovuta all impennata dei prezzi e alla drastica riduzione del volume degli scambi. Il miglioramento della bilancia commerciale è stato determinato dalla dinamica delle esportazioni, cresciute di circa 1 milioni di euro, pari al 25%. Fonte: OECV-DEMM-Unimi su dati ISTAT Fig Quantità importate di concimi minerali (. t) 3.5 Azotati Fosfatici 3. Potassici Binari NPK L ultima campagna è stata perciò caratterizzata dall aumento del volume complessivo degli scambi (import + export), in crescita di oltre dieci punti percentuali rispetto al Ciò ha determinato una nuova riduzione del saldo normalizzato, ovvero del rapporto tra saldo e volume degli scambi, che per la prima volta è sceso sotto al 3%. Allo stesso tempo le quantità importate sono risultate pari complessivamente a 2,4 milioni di tonnellate, con un incremento lievemente superiore al 5%. Fonte: OECV-DEMM-Unimi su dati ISTAT La composizione della spesa per le importazioni risulta comunque sostanzialmente invariata rispetto alla campagna precedente con variazioni, a livello dei principali gruppi di prodotti, contenute in termini di un solo punto percentuale. Gli azotati confermano quindi l avanzamento della campagna precedente, arrivando a incidere per il 47% sul totale del valore delle importazioni, la spesa, seguono i composti binari con il 2%, i potassici con il 14% e i composti NPK con il 1%. Le importazioni di fosfatici continuano a incidere in misura del tutto marginale sul totale della spesa, 3%, così come i concimi organici, 4%, e i 38

39 formulati vari per consumo finale, 2%. I quattro prodotti leader (urea, cloruro di potassio, NPK e DAP) continuano a concentrare circa i due terzi del valore complessivo delle importazioni, mentre l urea da sola pesa per un terzo. Fig Composizione % delle importazioni e delle esportazioni italiane di fertilizzanti per gruppi di..prodotto nel 212/13 TERNARI 1% Importazioni 212/13: 863 milioni di BINARI 2% TAVOLETTE 2% POTASSICI 14% ORGANICI 4% FOSFATICI 3% Fonte: OECV-DEMM-Unimi su dati ISTAT AZOTATI 47% TAVOLETTE 2% Esportazioni 212/13: 472 milioni di ORGANICI 33% BINARI 13% AZOTATI 26% TERNARI 24% FOSFATICI 1% POTASSICI 1% La composizione delle esportazioni risulta affatto diversa da quella delle importazioni. Un terzo circa del valore delle esportazioni deriva infatti dai concimi organici, mentre assume maggiore rilevanza anche il peso dei composti NPK, 24%, e viene ridimensionato quello dei composti binari, 13%, e soprattutto dei fertilizzanti azotati, 26% rispetto al 47% delle importazioni, tra i quali comunque emerge il ruolo rilevante di urea e nitrato di calcio, entrambi in forte crescita negli ultimi anni. La composizione è, per altro, cambiata in modo significativo, poiché mentre fino a pochi anni fa le esportazioni riguardavano principalmente i composti NPK, negli ultimi cinque anni l export di concimi organici ha realizzato una vera e propria impennata con un incremento del 4% in quantità e del 9% in valore e, conseguentemente, decisi aumenti dei prezzi medi unitari. I PREZZI ALL IMPORTAZIONE Fig Prezzi medi unitari trimestrali all'importazione dei principali prodotti fertilizzanti 3 T T 213 ( /t) T T T T T 212 Fonte: OECV-DEMM-Unimi su dati ISTAT 4 T T T 213 Urea KCl NPK DAP Le aspettative sui prezzi, che avevano contribuito al calo complessivo delle importazioni nella campagna , hanno trovato parziale conferma nel corso dell ultima campagna. I prezzi medi unitari all importazione sono infatti risultati in calo per tutti i gruppi dei fertilizzanti minerali e per la maggior parte dei principali prodotti, ma con variazioni in genere abbastanza contenute, mentre a livello aggregato si è passati da 366 a 355 /t. 39

40 Il calo più consistente è stato quello dei fosfatici, -13%, mentre i composti hanno fatto segnare nel complesso una riduzione pari al 6%, ancora più contenute sono state le variazioni medie degli azotati, -3%, e dei potassici, -2%. Osservando l andamento negli ultimi trimestri dei prezzi medi unitari all importazione dei quattro principali prodotti, nonostante il lieve incremento fatto segnare nell ultimo trimestre da cloruro di potassio e DAP, risaliti rispettivamente a 333 e a 436 /t e quello più consistente degli NPK, arrivati a superare i 5 /t, si può notare come il trend su base annuale sia stato al ribasso per tutti i prodotti monitorati. Nel secondo trimestre 213, seguendo un trend di riduzione pressoché costante, il prezzo dell urea è sceso a 325 /t, con un un calo rispetto al corrispondente periodo del 212 pari al 16%. Il DAP ha fatto segnare contrazioni molto consistenti tra fine 212 e inizio 213, in tutti i quattro ultimi trimestri il prezzo è poi risultato largamente inferiore ai corrispondenti periodi della precedente campagna, mentre il dato dell ultimo trimestre, sia pure in lieve rialzo rispetto al trimestre precedente, mostra una variazione tendenziale annua negativa pari al 6%. Per il cloruro di potassio, invece, il dato dell ultimo trimestre è inferiore dell 8% rispetto a quello del 2 12, così come nel primo trimestre 213, cosicché la tendenza rialzista manifestatasi nel corso del 212 sembra essere totalmente rientrata. Il prezzo medio all importazione dei composti NPK, puramente indicativo in quanto influenzato dalla compresenza di prodotti a diverso titolo, ha invece mostrato un tipico andamento calante nella seconda metà del 212, scendendo a 42 /t, il successivo recupero primaverile non è stato comunque sufficiente a colmare il calo, tanto che la variazione tendenziale annua del II trimestre mostra ancora una perdita del 15% sul 212. Ciò sembra prefigurare, come appare dall evoluzione dei prezzi internazionali nel più recente periodo, un ulteriore raffreddamento dei prezzi dei fertilizzanti anche sul mercato italiano all importazione nella seconda metà del 213. L ANDAMENTO QUANTITATIVO DELL IMPORT Fig Quantità importate dei principali prodotti fertilizzanti 3 T T 213 (. t) T T T T T 212 Fonte: OECV-DEMM-Unimi su dati ISTAT 4 T T T 213 Urea KCl NPK DAP Scendendo nel dettaglio dei principali gruppi di fertilizzanti minerali, dopo il calo registrato nella campagna precedente, come già osservato, si è evidenziata una discreta ripresa delle importazioni, con incrementi intorno al 6-7% per potassici e azotati e al 13% per i composti, mentre i fosfatici rimangono in controtendenza rispetto agli altri, facendo segnare un calo del 9% che si è tradotto in un crollo delle relative esportazioni, ormai pressoché annullate. Tra i prodotti principali risultano in crescita le importazioni di urea, +11%, che tuttavia sono state controbilanciate da un notevole incremento dell export di prodotto probabilmente di qualità inferiore, in aumento anche il solfato ammonico, +45%, e il cloruro di potassio, +7%. Sia per l urea che per il potassio l aumento è da attribuire alla crescita delle importazioni nella seconda metà del 212 e nel primo trimestre del 213, rispetto ai corrispondenti periodi della campagna precedente. Tra i composti si nota una diversa 4

41 performance tra i trivalenti NPK, +8% e in crescita soprattutto nel 213, e i bivalenti azoto-fosfatici, con DAP e MAP in forte ripresa dopo il calo delle precedente campagna, con incrementi pari rispettivamente al 14% e al 32% dovuti in particolare all andamento delle importazioni nell ultimo trimestre del 212 e nel primo del 213. Viceversa sia il TSP che i nitrati di calcio e di ammonio, unici a presentare un trend positivo nel , hanno fatto registrare riduzioni a doppia cifra percentuale. Il quadro complessivo che ne deriva è quello di una campagna di assestamento giocata in larga parte sulla preservazione di un contenuto livello delle scorte. L importazione di prodotti in confezioni di peso inferiore ai 1 kg, destinati direttamente al consumo finale, ha invece pienamente confermato il trend di ripresa, facendo segnare un secco +3%, dopo l aumento del 15% registrato già nel I concimi organici, infine, hanno mostrato un nuovo calo delle importazioni, mentre le esportazioni sono rimaste invariate; ciò ha consentito un recupero del saldo commerciale che si mantiene largamente positivo e intorno alle 265mila tonnellate. LA PROVENIENZA DELLE IMPORTAZIONI Per quanto riguarda l urea, la campagna 212/13 ha confermato i principali cambiamenti nei flussi di provenienza che si erano già manifestati nel corso della precedente campagna. In primo luogo si è rafforzata ulteriormente la leadership del flusso di provenienza ucraina che ha guadagnato altri tre punti percentuali arrivando al 38% del totale, mentre le quantità esportate verso l Italia sono passate da 261mila tonnellate a 319mila, quando solo nel 21/11 risultavano inferiori a 14mila tonnellate. Viceversa si è nuovamente confermato il drastico calo del ruolo dell Egitto, ancorato ad una quota pari a circa un quarto del totale delle importazioni mentre nel 21/11 arrivava a superare abbondantemente i due quinti. Il prodotto di provenienza comunitaria ha sostanzialmente mantenuto inalterato il proprio peso relativo, poiché all aumento della Romania e in parte della Croazia, nuovo paese membro, si è contrapposto il calo dell Austria e di altri paesi di minore rilevanza. Il flusso di provenienza russa è aumentato, ma non in misura tale da modificare la relativa quota sul totale, ferma al 6%. Fig Riparto % delle importazioni di UREA nel 211/12 ( t) e nel 212/13 ( t) Austria 6% Altri UE 16% Altri Europa 4% UREA: import Italia Altri 1% Ucraina 35% Croazia 5% Russia 6% Altri UE 11% UREA: import Italia 212/13 Libia 2% Iran 2% Ucraina 38% Russia 6% Romania 7% Romania 12% Egitto 25% Egitto 24% Fonte: OECV-DEMM-Unimi su dati ISTAT Nel caso del DAP, con il 61% delle 228mila tonnellate affluite in Italia nel 212/13, l area nord-africana (Tunisia, Marocco e Egitto) rimane leader, ma si conferma in calo con una perdita di circa undici punti 41

42 percentuali, totalmente attribuibile agli scambi con il Marocco e solo marginalmente compensata dalla lieve crescita del prodotto tunisino e dal nuovo ingresso di quello egiziano. In crescita sono risultate in particolare le importazioni provenienti dalla Russia, affluite soprattutto nella prima metà del 213, tanto che la relativa quota è salita dal 6% al 21%, sostituendosi di fatto parte al prodotto nord-africano. Gli arrivi dalla Turchia si sono ridotti drasticamente, passando dal 12 % a circa l 1%, mentre si conferma l afflusso di prodotto lituano (totalmente assente prima del 212), il cui peso è cresciuto dal 9% al 16%, anche se nel corso della prima metà del 213 si è notato un certo rallentamento. Fig Riparto % delle importazioni di DAP nel 211/12 ( t) e nel 212/13 ( t) Lituania 9% DAP: import Italia Altri UE 1% Russia 6% Lituania 16% DAP: import Italia 212/13 Egitto 2% Turchia 1% Altri UE 1% Tunisia 42% Tunisia 43% Turchia 12% Marocco 16% Marocco 3% Russia 21% Fonte: OECV-DEMM-Unimi su dati ISTAT Per i composti NPK si conferma ancora una volta il netto predominio del prodotto di provenienza europea, con una quota complessiva di origine comunitaria intorno al 9%. Il Belgio mantiene la leadership con il 4% del totale delle importazioni, seguito dalla Germania (13%), dall Olanda (1%) e dalla Austria (9%), tuttavia l afflusso di prodotto tedesco, pari a circa 25mila tonnellate, ha mostrato un nuovo calo con una perdita nell ordine delle 11mila tonnellate del tutto analoga a quella della precedente campagna. Tra gli altri paesi UE, sono degne di nota le importazioni provenienti da Francia e Croazia, mentre anche in questo caso si evidenzia la crescita del ruolo della Russia. Fig Riparto % delle importazioni di NPK nel 211/12 ( t) e nel 212/13 ( t) Austria 6% Croazia 9% NPK: import Italia Ucraina 3% Altri UE 5% Altri 2% Russia 4% Belgio 42% Russia 6% Croazia 5% Francia 6% NPK: import Italia 212/13 Altri UE 7% Altri 4% Belgio 4% Paesi Bassi 9% Austria 9% Germania 2% Fonte: OECV-DEMM-Unimi su dati ISTAT Paesi Bassi 1% Germania 13% Per il muriato di potassio (KCl) le importazioni campagna 212/13 sono risultate pari a circa 288mila tonnellate, con un incremento di circa 2mila tonnellate rispetto al 211/12. Le tre correnti principali di importazione hanno tuttavia mostrato andamenti alquanto differenti. Il prodotto proveniente dall Europa Orientale (Russia e Bielorussia), dopo la crescita degli ultimi anni ha subito, soprattutto nel corso del

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