Bruno Bracalente Presidente Fondazione Perugiassisi2019. Bruno Bracalente President of the Perugiassisi 2019 Foundation

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1 I quaderni della Fondazione Perugiassisi 2019 #1

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3 4 5 La progettazione di una candidatura a Capitale europea della cultura è un lavoro complesso, di cui una parte importante è l attività di studio e ricerca. Per la candidatura di Perugia 2019, con il luoghi di Francesco d Assisi e dell Umbria, la Fondazione Perugiassisi2019 ha promosso numerosi studi su una molteplicità di temi. Alcuni di carattere generale, ad esempio una analisi del contesto socio-economico della città e della regione e indagini sugli studenti universitari e sulla popolazione volte alla raccolta di giudizi e opinioni sui temi della candidatura; altri di carattere più specifico relativi a particolari aspetti del progetto di candidatura. I risultati di questo intenso lavoro di studio e ricerca sono raccolti in una serie di Quaderni della Fondazione e saranno progressivamente resi disponibili e liberamente accessibili in questa sezione del sito web. L obiettivo è duplice: da un lato riaffermare il principio della piena trasparenza di tutte le fasi del lavoro di progettazione della candidatura; dall altro consentire a chiunque ne abbia interesse di documentarsi su aspetti che abbiamo ritenuto importanti per conoscere meglio la città e la regione e per progettare il loro futuro nel segno della cultura. Bruno Bracalente Presidente Fondazione Perugiassisi2019 The planning of a bid for European Capital of Culture is a complex work, where activities such as study and research play a significant role. Hence, the Perugiassisi 2019 Foundation has promoted numerous studies on a wide variety of topics connected to the bid of Perugia 2019, and the Places of Francis of Assisi and Umbria. Some of them were of a general nature, namely an analysis of the socio-economic context concerning the city and the region and surveys conducted on university students and citizens to collect assessments and opinions on the issues of the application; others of a more specific nature, related to particular aspects of the bid project. The results of this intense study and research are collected in a series of Quaderni della Fondazione (Papers of the Foundation) and will be progressively made available and freely accessible in this section of the website. The aim is twofold: on the one hand to reaffirm the principle of full transparency regarding all stages of the bid planning; on the other to allow anyone interested to read up on the issues we considered important to have a thorough understanding of the city and the region and to design their future in the name of culture. Bruno Bracalente President of the Perugiassisi 2019 Foundation

4 6 7 Gli studenti universitari e la città di Perugia: valutazioni, percezioni e proposte verso la candidatura a capitale europea della cultura University Students and the City of Perugia: Evaluation, Perceptions and Proposals to the Bid for European Capital of Culture Massimo Cossignani - Luca Ferrucci Massimo Cossignani - Luca Ferrucci

5 8 9 Abstract Abstract La città di Perugia storicamente ospita due importanti atenei pubblici (Università degli Studi e Università per Stranieri). Pur con talune loro differenziazioni strategiche (e con molte possibili complementarità), esse costituiscono una rilevante risorsa culturale, sociale e economica per il territorio locale e regionale. Pertanto, non è assolutamente irrilevante che, da alcuni anni, si sia attivato un confronto nella comunità umbra e, specificatamente, perugina in relazione al ruolo che questi atenei pubblici possono andare ad assolvere. Questo paper si inserisce in questo dibattito, cercando di verificare in particolare due ipotesi di ricerca limitatamente alla popolazione studentesca. La prima riguarda il posizionamento dei nostri atenei, sul piano nazionale, dal punto di vista della capacità attrattiva degli studenti. La seconda ipotesi, invece, cerca, grazie ad una ricerca empirica ad hoc svolta su oltre 1000 studenti iscritti alle diverse Facoltà universitarie, di evidenziare le percezioni valutative di questi studenti in relazione alla città di Perugia e, specificatamente, alla sua candidatura a capitale europea della cultura. Di particolare rilievo i giudizi espressi da questi studenti in relazione alla capacità della città di Perugia di delineare percorsi di innovazione urbana e di valorizzare i beni culturali, storici e artistici, nonché di realizzare eventi culturali di particolare valore. The City of Perugia historically hosts two important public Universities (University of Studies and University for Foreigners). Even if they have several strategic differences (but also some possible complementarities), they are a relevant cultural, social and economical resource for the local and regional territory. Hence it is not absolutely irrelevant that, since some years back, a debate has taken place within the Umbrian Community and, more specifically, the Community of Perugia, about the role which those public athenaeums can play. This paper integrates in this debate, trying to verify particularly two research hypothesis intended for student population. The first is about the placing of our universities on a national level, judging it from its ability of allurement of students. The second hypothesis instead tries to, using a survey on more than 1000 students enrolled in different university faculties, underline the value judgment of the students regarding the city of Perugia and in particular its bid for European Capital of Culture. Particularly interesting are the opinions of these students relating to the capacity if the town of Perugia to outline urban innovation processes, to enhance cultural, historical and artistic heritage and to organize cultural events of high profile.

6 10 11 Gli studenti universitari e la città di Perugia: valutazioni, percezioni e proposte verso la candidatura a capitale europea della cultura 2. La popolazione studentesca perugina: un analisi comparata rispetto al contesto nazionale 1. Introduzione Da diversi anni, le università italiane stanno attraversando profondi e radicali cambiamenti in termini di assetti di governance, di entità dei finanziamenti, di modalità di controllo e di valutazione delle attività di ricerca scientifica, di processi e regole per il reclutamento dei docenti, nonché di offerta di servizi didattici e corsi di laurea. Queste trasformazioni hanno un evidente e profondo impatto culturale, economico e sociale sui territori e sulle città in cui tali università sono localizzate. La città di Perugia storicamente ospita due importanti atenei pubblici (Università degli Studi e Università per Stranieri). Pur con talune loro differenziazioni strategiche (e con molte possibili complementarità, spesso rimaste storicamente inesplorate), essi costituiscono una rilevante risorsa culturale, sociale e economica per il territorio locale e regionale. Pertanto, non è assolutamente irrilevante che, da alcuni anni, si sia attivato un confronto nella comunità umbra e, specificatamente, perugina in relazione al ruolo che questi atenei pubblici possono andare ad assolvere. Questo articolo si inserisce in questo dibattito, cercando di verificare in particolare due ipotesi di ricerca limitatamente alla popolazione studentesca. La prima riguarda il posizionamento dei nostri atenei, sul piano nazionale, dal punto di vista della capacità attrattiva degli studenti. La seconda ipotesi, invece, cerca, grazie ad una ricerca empirica ad hoc, di evidenziare le percezioni valutative di questi studenti in relazione alla città di Perugia e, specificatamente, alla sua candidatura a capitale europea della cultura. Le università italiane hanno attraversato un lungo ciclo storico di crescita della numerosità della popolazione studentesca. La fig. 1 riporta l andamento degli iscritti dal 1961 ad oggi. Dai 288mila dell inizio degli anni Sessanta siamo arrivati ai quasi unmilione e ottocento mila studenti. Il grafico, in particolare, evidenzia tre importanti cicli di crescita strutturale: dalla metà degli anni Sessanta sino alla fine degli anni Settanta; dalla fine degli anni Ottanta sino alla fine degli anni Novanta; dal 2001 sino al Il primo ciclo di crescita appare, in buona misura, ascrivibile al provvedimento legislativo di liberalizzazione dell accesso all università a prescindere dal titolo di scuola media posseduto. In effetti, la visione élitista dell università, dominante nell epoca precedente, costituiva una barriera rilevante alla mobilità sociale per i figli delle classi sociali meno abbienti, indirizzati in buona misura verso un istruzione superiore di tipo tecnico. Il 18 ottobre 1969, grazie anche alle mobilitazioni studentesche, il ministro della pubblica istruzione Ferrari Aggradi presenta una riformastralcio che prevede, tra l altro, questa liberalizzazione degli accessi agli studi universitari. Grazie anche a tale provvedimento, alla fine degli anni Settanta, gli studenti universitari raggiungono la soglia di un milione. Il secondo ciclo di crescita appare imputabile, in buona misura, al boom demografico, in termini di natalità, degli anni Sessanta. Questa nuova generazione, sin dalla fine degli anni Ottanta, accede al percorso universitario di studi, contribuendo alla crescita della popolazione studentesca complessiva. Alla fine degli anni Novanta, gli iscritti complessivi superano la soglia di unmilione e seicentomila studenti. Il terzo ciclo sembra, in buona misura, ascrivibile alla riforma legislativa nazionale con la quale viene introdotto, con il Decreto Ministeriale n. 509 del 3 novembre 1999 e a partire dall anno accademico 2001/2002, un nuovo ordinamento degli studi (fondato

7 12 13 su una laurea triennale di primo livello e una laurea specialistica di due anni), assecondando evidentemente un accesso maggiore agli studi universitari da parte di molti giovani. In effetti, molti giovani diplomati, in funzione della minore durata del ciclo di studi universitari (quello di primo livello), optano per l accesso all università. Nell anno accademico 2003/2004, a livello nazionale si raggiunge il valore storico massimo di poco più di un milione e ottocento mila studenti. Successivamente al 2004 inizia un lento sebbene modesto declino della numerosità assoluta, espressione in parte dell esaurirsi della crescita demografica nazionale. E sufficiente riflettere che, partendo dal valore modale del 2003/2004, la popolazione studentesca nazionale si è contratta di circa il 3%. Con questa nuova tendenza, nel 2020, tale valore assoluto potrebbe tornare alla consistenza registrata nel E pertanto possibile assumere che il sistema universitario nazionale sia entrato in una fase storica nuova, quella della maturità o del lento declino, dopo i lunghi anni della crescita. Nonostante che il saggio di iscrizione agli studi universitari, nel nostro Paese, sia aumentato (ad esempio, secondo le statistiche OECD, solo il 10% di coloro che sono oggi nella fascia di età tra 55 e 64 anni hanno un titolo di studio universitario contro circa il doppio di coloro che sono compresi tra 25 e 34 anni), l effetto demografico ha un impatto maggiore, portando ad un decremento netto della consistenza assoluta degli studenti universitari. Nonostante tutto ciò, l Italia è ancora lontana dagli standard di istruzione universitaria presenti in molti paesi OCSE (OECD, 2011): nella fascia di età 25-34, in Italia solo circa il 20% ha conseguito un titolo di istruzione universitario comparativamente alla Germania (quasi il 30%), USA, Spagna e Finlandia (circa il 40%) e Francia, Gran Bretagna e Danimarca (intorno al 45%). Dato che non appare realistico pensare che l Italia possa uniformarsi a simili tassi nell arco di pochi anni, diviene ragionevole assumere che il sistema universitario nazionale sia destinato a registrare una tendenziale contrazione della numerosità assoluta degli studenti. La lunga fase storica della crescita della popolazione studentesca ha contribuito a occultare molti problemi e a determinare specifiche traiettorie sociali e economiche. Il sistema universitario ha registrato un aumento complessivo del corpo docente e non docente, nuove strutture immobiliari sono state destinate a tali scopi, nonché risorse finanziarie addizionali sono state allocate tramite il bilancio statale. Non solo, anche l economia urbana in cui sono localizzate le università si è modificata, modellandosi sulle esigenze e sulle opportunità generate da tali istituzioni. In molte città universitarie, in effetti, l economia urbana si è di fatto plasmata attorno agli effetti economici generati dall attrazione di una consistente popolazione studentesca, proveniente da altri territori, nonché dalla presenza di un capitale umano qualificato per il mercato locale del lavoro. Due possibile traiettorie di sviluppo economico, tra loro spesso alternative, sembrano ascrivibili alla presenza delle istituzioni universitarie nell ambito urbano. Da un lato, le università, con le loro competenze scientifiche, hanno indotto una crescita di tipo neo-industriale. I meccanismi virtuosi di questa crescita, trainata dalla ricerca scientifica, tecnologica e umanistica, sono di diverso tipo. La natalità di nuove imprese, soprattutto nei campi dell industria culturale e high tech, diviene una conseguenza della vitalità e della competitività delle università, a livello locale. In altri termini, le università in taluni contesti e subordinatamente a determinate condizioni possono costituire dei drivers per innestare nuove traiettorie innovative di sviluppo economico e sociale. Spin off imprenditoriali ad alto tasso di conoscenza scientifico-tecnologica, meccanismi di trasferimento tecnologico e di inserimento di giovani e qualificati laureati all interno di imprese preesistenti costituiscono leve per il rafforzamento competitivo di un territorio. Non solo, l attrazione di qualificati docenti universitari può comportare l inspessimento di relazioni a livello internazionale sia con laboratori di ricerca che con imprese multinazionali. Purtroppo, però non sempre né necessariamente la presenza dell università costituisce di per sé una risorsa innovativa a favore del territorio locale. Talvolta, essa rappresenta una sorta di enclave senza nessun legame con il contesto produttivo locale. Le imprese tradizionali ivi localizzate non assorbono laureati qualificati né presentano domanda di conoscenze innovative oppure le policies locali e regionali non incentivano, tramite le istituzioni pubbliche, la formazione di nuove imprese ad alto tasso di conoscenza innovativa.

8 14 15 Di fatto, l università viene interpretata dalla comunità locale come un mero contenitore di popolazione studentesca, alla quale vanno offerti servizi economici di basso valore aggiunto, quale una ristorazione, un commercio o degli alloggi di limitata qualità. In questo modo, l economia urbana si modella, soprattutto con la sua offerta di servizi tradizionali, seguendo schemi mercantili di basso valore aggiunto. Si tratta, pertanto, di un modello di sviluppo economico che potremmo definire di tipo meramente neo-mercantile. E di tutta evidenza che, tra queste due traiettorie di sviluppo economico (quella fondata sull economia neo-industriale e quella basata su quella neomercantile), la contrazione del numero degli studenti universitari tende a generare un effetto negativo soprattutto sulla seconda anziché sulla prima. Uno sviluppo economico di tipo neoindustriale (fondato su nuove imprese culturali e high tech) risente assai meno della riduzione dei consumi attivati dagli studenti universitari rispetto ad un altro fondato su logiche legate al terziario tradizionale (locazioni di immobili urbani, commercio di beni e servizi, ecc.). Fig. 1 - Andamento degli studenti iscritti all Università in Italia, anni accademici 1961/ /12 Come si posiziona la città di Perugia rispetto a queste due ipotetiche traiettorie, quella neo-industriale rispetto a quella neo-mercantile? Come è cambiata la consistenza della popolazione studentesca negli ultimi anni, anche rispetto al dato nazionale? Sono queste alcune domande alle quali cerchiamo di fornire possibili risposte. E assai evidente che i due Atenei, in funzione delle loro decisioni strategiche, hanno giocato un ruolo assai rilevante nel modellare, sul piano urbanistico e sociale, la città di Perugia. Sul piano urbanistico, è sufficiente riflettere sulle scelte localizzative di talune facoltà, oramai stabilmente presenti fuori dalle mura urbiche. Il trasferimento di queste sedi didattico-scientifiche dalla città storica verso la periferia urbana ha risposto ad esigenze razionali, quali come il minor costo della rendita fondiaria oppure la necessità di realizzare nuove strutture funzionali rispetto ai bisogni sociali. Ad esempio, l Università degli Studi di Perugia, nel corso degli anni Settanta, sotto la guida del Rettore Ermini, anche per rispondere positivamente alla crescente popolazione studentesca (che raggiunge i circa studenti alla fine del suo mandato, nel 1976), realizza nuovi edifici, nei pressi di Elce. Tale polo universitario diviene progressivamente rilevante, ospitando varie Facoltà (per esempio, Economia, Scienze Politiche, Giurisprudenza, Scienze e Farmacia). Ovviamente, ciò aumenta la propensione degli studenti a risiedere nel quartiere di Elce, assai meno costoso rispetto alla parte storica della città. Nella seconda metà degli anni Ottanta, la Facoltà di Ingegneria si localizza a Pian di Massiano, anch essa fuori dal centro storico. Ancora, nel 2009, si realizza la nuova facoltà di Medicina nell ambito del polo ospedaliero localizzato nella zona di San Sisto, abbandonando la precedente sede di Monteluce (assai più prossima al centro storico). Tra l altro, ad oggi, resta ancora piuttosto indeterminato il destino di quest ultima polarità urbanistica, originariamente destinata ad ospitare talune facoltà umanistiche ma, anche alla luce delle limitate risorse finanziarie necessarie per la ristrutturazione, tale destinazione appare assai poco credibile. In definitiva, nel centro storico delimitato dalle mura etrusche restano solamente le sedi didattiche delle facoltà di lettere e di scienza della formazione; tutte le altre sono oramai

9 16 17 localizzate esternamente a tale delimitazione spaziale. La crescita della popolazione studentesca ha anche favorito la realizzazione di residenze studentesche, ad esempio quelle gestite dall A- DISU (Azienda per il Diritto allo Studio Universitario), il Collegio Innamorati (con 225 posti letto), la Casa dello Studente Faina (con 180 posti letto), il Collegio San Francesco (con 60 posti letto) e la Casa della Studentessa (con 251 posti letto), il Collegio Ruggero Rossi (con 170 posti letto), il Collegio di Agraria (con 250 posti letto) e il Collegio Favarone (con 116 posti letto). Sul piano sociale, la comunità studentesca ha registrato storicamente un lungo trend di crescita, in termini di numerosità assoluta: Basti pensare che mentre nel decennio si potevano contare circa studenti universitari in città, nell anno accademico si raggiungeva il numero di iscritti e nel quello di ; mentre nello stesso anno citato anche l Università per Stranieri toccava le (Grohmam, 2011). Il trend di crescita continua anche negli anni successivi. Negli anni Ottanta, il fascino storico della città, unito alla reputazione economica indotta dalla presenza di molte imprese industriali famose in tutto il Paese (come la Buitoni-Perugina, la Luisa Spagnoli, l Ellesse e la Primigi, capaci di generare opportunità occupazionali per i laureati), favoriscono l arrivo di numerosi studenti da regioni limitrofe, come le Marche o il Lazio, oppure dal sud Italia (in particolare, Calabria e Puglia). Questi studenti scelgono una città di media dimensione, dove è garantita una buona qualità della vita, con accettabili servizi e dove si può agevolmente studiare, senza i costi e i rischi di una grande città metropolitana del centro nord (come Roma, Firenze, Bologna o Milano), nonché trovare opportunità di lavoro dopo il conseguimento del titolo universitario. Non solo, l esistenza storica della sede legale di una importante fondazione nazionale l Onaosi grazie alle sue strutture residenziali, garantisce la possibilità ai figli dei medici di studiare a costi bassissimi. Così, il magnetismo della città diventa particolarmente forte e Perugia va accentuando la sua caratterizzazione di città universitaria, una sorta di college diffuso e localizzato nell area storica o in prossimità di essa. Il trend di crescita della popolazione studentesca giunge sino agli anni più recenti parallelamente alla dinamica positiva che si riscontra in tutto il Paese. La tabella 1 riporta la numerosità complessiva degli iscritti a queste due università dall anno accademico sino al Il valore massimo storicamente conseguito si ha nel (similmente al dato nazionale), dopo di ché si assiste ad una graduale contrazione della popolazione studentesca complessiva. Tab. 1 - Totale degli studenti iscritti agli Atenei di Perugia, anni accademici 1998/ /12 Confrontando i dati complessivi degli Atenei umbri, nel periodo storico analizzato, con quelli nazionali riportati nella figura 1, si possono fare alcune considerazioni. Il sistema universitario umbro aveva, nell anno accademico , l 1,84% degli iscritti totali a livello nazionale; nel 2011/2012 (ossia poco più di dieci anni dopo), questa quota si riduce al 1,67%. In altri termini, l Umbria universitaria perde attrattività, sul piano comparato, rispetto ad altri Atenei italiani. In verità, sino al , gli Atenei umbri mostrano una performance relativa addirittura migliore del resto d Italia. Ad esempio, tra il 1998 e il 2003, la popolazione universitaria umbra cresce del 18%, rispetto ad un dato nazionale del 5,7%. In altri termini, gli atenei umbri hanno conseguito, nel 2003, una quota relativa, comparativamente al dato nazionale, del 2,1%. E plausibile ritenere che questa tendenza alla crescita sia, in misura rilevante, da ascrivere alla politica di disseminazione sul territorio regionale di nuovi corsi di laurea che hanno incrementato la propensione all immatricolazione di studenti. La perdita di competitività, invece, è da ascrivere a questi ultimi anni, in particolare a partire dal 2003, durante i quali l Umbria ha registrato una vera e propria contrazione netta, anche comparativamente al dato nazionale. Ciò è indice di una perdita di attrattività, ben oltre il mero dato della diminuzione

10 18 19 nazionale degli iscritti alle università italiane. Questo fatto, ovviamente, deve costituire un segnale rilevante per la comunità regionale, sul quale deve potersi innestare una riflessione seria e approfondita delle aspettative e dei bisogni della popolazione universitaria, ma anche delle ragioni connesse alla perdita di competitività del territorio, della città e degli atenei interessati. Ovviamente, ciò che è rilevante per gli scopi di questa analisi è la consistenza della popolazione studentesca universitaria iscritta nei corsi di laurea tenuti nella città capoluogo, con l esclusione dell offerta didattica svolta in altre città umbre (per esempio, Assisi, Terni, Foligno, Narni o Città di Castello). Ma quanti sono gli studenti iscritti ai corsi di laurea nella città di Perugia? I dati sono riportati nella tab. 2. La consistenza assoluta massima viene conseguita nel 2001/2002; a partire da tale anno, si ha un tendenziale decremento netto. Tale contrazione assume valori relativi particolarmente accentuati a partire dal 2007, con una caduta di circa il 14% rispetto all ultimo anno rilevato. In valore assoluto, la città di Perugia ha perso circa 8361 studenti dal 2001/2002 sino al 2011/2012. In altri termini, un decremento assoluto di circa 840 studenti all anno. Si tratta di un valore particolarmente rilevante per l insieme dell economia urbana, pari a circa il 5% di tutti i residenti nel comune, peraltro disposto su un territorio molto vasto. Il fenomeno del decentramento didattico, tramite l apertura di nuovi corsi di laurea localizzati in altre parti del territorio regionale, non ha inciso più di tanto su questo decremento netto. Nel 2002/2003, l anno in cui si attiva con una certa forza questa politica di insediamento dei corsi di laurea in contesti diversi da Perugia, gli studenti iscritti a questi corsi di laurea decentrati sono pari a 3550; nel 2011/2012, essi sono divenuti complessivamente Come mostra l incremento complessivo di studenti tra il 2001/2002 e l anno accademico successivo, questo decentrament didattico ha portato ad una addizionalità di studenti universitari, senza tuttavia generare effetti di cannibalismo rispetto alla città di Perugia. Questa addizionalità (che, tra l altro, negli ultimi anni sembra vada ridimensionandosi) pertanto non spiega la caduta di studenti iscritti ai corsi di laurea tenuti nella città di Perugia. Ciò significa che esistono fattori local-specificity che giustificano, da soli, la contrazione della popolazione studentesca nella città capoluogo. Ovviamente, l economia urbana fondata sulla popolazione universitaria dipende molto dalla provenienza geografica degli studenti: uno studente la cui famiglia risiede nel comune capoluogo genera un indotto assai diverso da quello che proviene da altre regioni. La tabella 3 riporta, limitatamente all Università degli Studi (per l Università per Stranieri, il dato è ovviamente decisamente superiore), e in relazione ai soli studenti iscritti a corsi di laurea offerti nella città di Perugia, l incidenza di coloro che sono considerabili fuori sede. Ebbene, nell anno accademico , gli studenti provenienti da altre regioni sono il 39,9% rispetto al 43,4% del In altri termini, la capacità di attrazione extra-regionale si è ridimensionata in modo significativo, perdendo in pochi anni 3,5 punti percentuali. Le cause di tale contrazione possono essere di diverso tipo, dalla nascita di nuovi Atenei nel Sud Italia regioni dalle quali provenivano diversi studenti sino ad un vero e proprio minor magnetismo, sul piano comparato rispetto ad altri Atenei, di quelli perugini. E certo, comunque, che la riduzione nel numero assoluto degli studenti iscritti a corsi di laurea tenuti nella città di Perugia unitamente alla minore capacità di attrarre i cosiddetti fuori-sede, ha generato un impatto significativo sull economia urbana della città capoluogo. Perugia si trova, pertanto, ad affrontare una sfida decennale di contrazione della popolazione universitaria, con impatti evidenti in termini di economia urbana e di ricerca di nuove identità complessive.

11 Obiettivi e metodologia della ricerca empirica La ricerca empirica sugli studenti universitari è stata finanziata dalla Fondazione Perugiassisi2019 con gli obiettivi di rilevare la percezione degli studenti della città di Perugia, di mettere in luce le determinanti della scelta dell ateneo e della sede di studio, di rilevare il livello di internazionalizzazione degli studenti in termini di contatti e relazioni stabili con soggetti di altri paesi, nonché di rilevare la percezione da parte degli studenti della candidatura di Perugia e Assisi a Capitale europea della cultura per il La ricerca è avvenuta mediante una rilevazione diretta ad un campione di studenti con la somministrazione di un questionario appositamente predisposto. L universo di riferimento è costituito dagli studenti iscritti alle istituzioni formative di livello universitario presenti in città, e cioè l Università degli studi, l Università per stranieri e l Accademia di belle arti P. Vannucci 1. Il campione è stato stratificato per istituzione formativa e per facoltà, ottenendo in totale 14 strati. 11 strati sono costituiti dalle 11 facoltà dell Università degli studi, 2 strati dell Università per stranieri, uno per i corsi rivolti agli stranieri, e l altro per quelli rivolti prevalentemente a studenti italiani; infine uno strato per gli studenti dell accademia delle belle arti. La tecnica di campionamento adottata è stata di tipo misto; anzitutto è stata effettuata una stratificazione dividendo gli studenti in 14 strati e, successivamente, uno schema a grappoli all interno di ciascuno strato, dove i grappoli sono costituiti dai frequentanti i diversi corsi attivi nel secondo semestre. Solo per l Accademia di belle arti, avendo l articolazione dei corsi un calendario diverso, sono stati intervistati alcuni studenti nell atrio della sede. Da ciascuno strato sono stati estratti un numero variabile da due a quattro grappoli e rilevati tutti gli studenti presenti ad una lezione. La rilevazione dei dati è avvenuta, previo accordo con il docente titolare, all inizio o alla fine della lezione, con una brevissima presentazione dell indagine da parte dei rilevatori incaricati, la distribuzione e successiva raccolta dei questionari cartacei che sono stati sostanzialmente autocompilati; il tempo necessario alla compilazione del questionario è stato di circa 15 minuti. La raccolta dei dati è avvenuta dal 2 al 29 maggio 2013 con la collaborazione piena e fattiva delle istituzioni formative che hanno consentito l ingresso in aula dei rilevatori e la realizzazione dell indagine. Dopo la rilevazione i questionari sono stati immagazzinati in un data base opportunamente predisposto e sono state effettuate le necessarie verifiche di coerenza dei dati e alcune imputazioni. Trattandosi di un questionario sostanzialmente autocompilato, sono stati consegnati alcuni questionari in bianco o che non raggiungevano il numero minimo di risposte. Complessivamente sono stati raccolti 998 questionari validi. Nella tabella A1 si riportano i corsi oggetto di rilevazione e il numero di studenti intervistati in ciascun corso. 1 Solo per il conservatorio di musica F. Morlacchi non è stato possibile rilevare i dati. In considerazione del numero relativamente esiguo di studenti e del fatto che in larga parte tali studenti frequentano anche altri corsi accademici, si ritiene che questa carenza non influenzi in maniera significativa la qualità del lavoro.

12 22 23 lezioni erano già terminate al momento della rilevazione. Per quanto riguarda la composizione per età, avendo rilevato un campione di studenti universitari estratti non dall intera popolazione ma dalla sottopopolazione dei frequentanti alle lezioni, emerge una netta sottorappresentazione degli studenti con oltre 27 anni, a causa della minore partecipazione alle attività didattiche degli studenti fuori corso. Al termine della fase di controllo dati è avvenuta la ponderazione dei dati per correggere da alcuni squilibri del campione rispetto ad alcune variabili note sull intera popolazione. La fonte dati utilizzata per la ponderazione è stata la banca dati pubblica sull istruzione universitaria del MIUR. Le variabili rispetto alle quali è stata operata la ponderazione sono state lo strato, il sesso e l età. Non disponendo delle distribuzioni condizionate sull universo di riferimento per tutte le variabili di ponderazione, è stata adottata una procedura iterativa che ha effettuato la ponderazione in momenti successivi sulle singole variabili, con arresto quando lo scostamento tra i rapporti di composizione nella popolazione e nel campione per tutte le modalità di tutte le variabili di ponderazione risultava inferiore all 1 per cento. Tale condizione è stata raggiunta alla terza iterazione della procedura. La variabile peso assume valori compresi tra un minimo di 0,16 ad un massimo di 9,44 ma il quinto e il novantacinquesimo percentile assumono valori pari, rispettivamente, a 0,28 e 2,86 a testimonianza del buona rappresentatività del campione. Nelle tabelle A2, A3 e A4 si riportano le composizioni percentuali delle variabili di ponderazione nella popolazione, nel campione non ponderato e nel campione ponderato. A livello di Facoltà, oltre ad una normale sovrarappresentazione degli strati meno numerosi, si nota una rilevante correzione della ponderazione per Giurisprudenza a causa della difficoltà di effettuare la rilevazione a causa del fatto che per la maggior parte dei corsi le

13 La popolazione studentesca universitaria: i drivers dell attrazione e i fattori di competitività socio-culturale La ricerca empirica conferma come le istituzioni universitarie perugine abbiano un bacino di utenza prevalentemente regionale, con una discreta attrattività verso le regioni confinanti (in particolare Lazio settentrionale, Toscana meridionale e Marche) e verso alcune regioni del mezzogiorno (soprattutto Puglia e Calabria). In tab. 1 viene riportata la distribuzione degli studenti per area di provenienza. Gli studenti intervistati risultano per circa il 63 per cento umbri (circa il 25 per cento di Perugia e il 38 per cento di altri centri della regione), mentre il 32 per cento provengono da altre regioni italiane e per il restante 5 per cento dall estero. Tra le altre regioni italiane prevalgono le regioni del sud e isole (16,8%) e le altre regioni dell Italia centrale (14,7%); solo lo 0,3 % degli studenti proviene da regioni del nord. Per quanto riguarda il 5 per cento di studenti di nazionalità estera va messo in evidenza come solo un quinto provenga da paesi dell area Euro (e si tratta di provenienza da paesi del bacino mediterraneo come Spagna e Grecia), mentre i restanti sono distribuiti tra i paesi di più recente adesione all unione (Romania), altri paesi europei (Albania e Russia), paesi africani dell area mediterranea, paesi del sud america e paesi asiatici (soprattutto medio oriente e Cina). Pressoché nulla risulta l attrattività verso i paesi dell europa centrale e settentrionale come Francia, Germania e Regno Unito. Passando ad analizzare le principali determinanti della scelta di Perugia da parte degli studenti extraregionali (tab. 2) si evidenzia come per gli studenti provenienti dalle altre regioni del centro Italia prevalga l offerta didattica dell Università (circa il 52%). Si tratta in particolare dei corsi attivati dalle facoltà di Scienze Agrarie, Medicina Veterinaria, alcuni corsi della facoltà di Ingegneria e altri ancora, corsi non attivati (o di recentissima attivazione) nelle sedi universitarie più prossime a Perugia. Per gli studenti provenienti dalle regioni del mezzogiorno molto importante è risultato il consiglio di amici o parenti che avevano studiato a Perugia (28%). Ciò dimostra che nei confronti delle regioni del mezzogiorno ci sia ancora una attrattività ereditata dal passato che potremmo definire inerziale ; sono cioè gli ex studenti che hanno studiato a Perugia 20 o 30 anni fa, che si sono trovati bene nella città di allora e che spesso ricoprono ruoli importanti nella società, che consiglia-

14 26 27 no figli, nipoti, figli di amici di studiare a Perugia. Sono cioè loro, probabilmente più di iniziative promozionali o presentazioni accademiche, i testimoni più qualificati ed efficaci degli atenei perugini. Nel giudizio degli studenti incidenze percentuali molto modeste, o addirittura insignificanti, hanno riportato il consiglio degli insegnanti della scuola secondaria superiore (0,9%) o il desiderio di conoscere l Umbria e la città di Perugia (4%) e il fascino storico, artistico e culturale (4%) o, ancora, i servizi agli studenti offerti dalla città (4%). Senza voler entrare nel merito delle principale classifiche nazionali e internazionali che collocano gli atenei perugini in posizioni decisamente modeste, il quadro dell attrattività che emerge dall indagine è quello di una sede universitaria prevalentemente locale, scelta dagli studenti per motivi di comodità e vicinanza. Poco meno della metà degli studenti ha dichiarato di non avere preso in considerazione altre sedi universitarie al momento dell immatricolazione. Se si considerano gli studenti umbri tale percentuale sale a circa

15 28 29 il 60%, evidenziando che per gran parte degli studenti umbri (che studiano a Perugia) il problema della scelta della sede non si è posto, probabilmente anche per motivi logistici ed economici; questa scelta consente, infatti, di continuare a vivere nella casa familiare e di continuare lo stesso stile di vita precedente agli studi universitari (amicizie, sport, interessi, locali). Se si considera la mobilità studentesca come un importante fattore che caratterizza il periodo degli studi universitari non solo come mera acquisizione di conoscenze ma come momento di crescita più generale dei giovani e di affermazione della propria personalità, l attuale periodo di prolungata crisi economica con contrazione del reddito disponibile delle famiglie e tagli alla spesa pubblica (anche a livello di servizi agli studenti e diritto allo studio), sicuramente costituisce un ulteriore ostacolo. Le principali sedi alternative a Perugia sono le più importanti sedi universitarie del centro nord (Roma, Bologna, Firenze e Milano) anche se interessanti differenze si riscontrano se si considera la provenienza geografica degli studenti. Infatti se, per gli studenti che abitano a Perugia, Roma segue nelle preferenze Milano e Firenze, per tutti gli altri gruppi di studenti la capitale è risultata le sede alternativa più considerata. Un altra considerazione che emerge dall indagine è che anche gli studenti delle regioni meridionali hanno indicato in cima alla graduatoria i principali atenei del centro nord, come se la scelta dell ateneo fosse in qualche modo successiva alla scelta di studiare fuori casa e, in particolare, in una università del centro nord 2. Per gli studenti provenienti da altre regioni dell Italia centrale una certa competitività esiste con sedi probabilmente più vicine alla residenza degli studenti come Viterbo per il Lazio, Arezzo e Siena per la Toscana e Ancona, Camerino e Macerata per le Marche. 2 Infatti, per gli studenti provenienti da regioni del sud, il primo ateneo del mezzogiorno è risultato Napoli al settimo posto con il 9% delle segnalazioni, seguito da Chieti, Salerno, Cosenza e Palermo, tutti con meno del 5% di segnalazioni. Il grado di internazionalizzazione degli studenti universitari, misurato dalla presenza di relazioni stabili con altri paesi, risulta piuttosto modesto. In media intorno al 23% ma anche del 18% per gli studenti provenienti da altri centri della regione. Risulta leggemente

16 30 31 più elevato (25,4%) per gli studenti più grandi di età, mentre non si registrano differenze significative tra studenti di facoltà scientifiche rispetto a quelli di facoltà umanistiche. Questo aspetto, nell epoca della rapida diffusione della rete e dei social network, con abbattimento delle distanze geografiche nelle possibilità di comunicazione, evidenzia una difficoltà strutturale dei nostri giovani che, verosimilmente collegata anche a minori conoscenze linguistiche, assume un peso di rilievo nel momento dell inserimento nel mondo del lavoro. Agli studenti intervistati è stata inoltre chiesta una valutazione della città di Perugia. In particolare per una serie di 13 caratteristiche è stato chiesto di indicare quelle con connotazione positiva e quelle con connotazione negativa; sia tra gli aspetti positivi che negativi potevano essere indicate al massimo 3 caratteristiche. Allo studente è stata anche lasciata la facoltà, qualora non riusciva ad individuare le caratteristiche della città tra quelle indicate, di scrivere liberamente altre caratteristiche che a suo avviso possono caratterizzare la città di Perugia sia in modo positivo che negativo. Dall analisi dei dati non è dunque possibile desumere un giudizio sintetico di valutazione della città, ma solo quelli che sono i suoi aspetti positivi e negativi; ma proprio per distinguere le non risposte parziali alle singole domande dall assenza di caratteristiche positive o negative della città è stata rilevata anche l assenza di specifici aspetti in grado di caratterizzare in modo positivo o negativo la città. In particolare mentre solo il 12 per cento degli studenti dichiara che non ci sono specifici fattori che caratterizzano negativamente la città, il 18 per cento dichiara l assenza di specifici aspetti positivi. Nelle tabelle 7 e 8 sono riportati i giudizi positivi e negativi rispetto alle 13 caratteristiche proposte nel questionario. Tra le caratteristiche positive, l unica ad essere stata indicata da oltre la metà degli studenti è la presenza di storia, arte e cultura (63%), seguita dalla presenza di opportunità culturali (30,2%). La presenza di servizi ricreativi per i giovani, la presenza di servizi qualificati progettati ad hoc per gli studenti, facili collegamenti con altre città italiane, e il costo della vita sono indicate da circa il 20% degli studenti, mentre le altre caratteristiche vengono indicate come elementi positivi da percentuali inferiori di studenti. Gli studenti residenti a Perugia indicano con percentuali ancora maggiori la presenza di storia, arte e cultura (77%), la presenza di opportunità culturali (35%) e la presenza di facili collegamenti con altre città italiane. Gli studenti con oltre 21 anni indicano invece con percentuali maggiori della media il basso costo della vita e il respiro internazionale della città. Tra le caratteristiche negative vanno al contrario segnalate quelle legate alla mancanza di sicurezza (70,5%) e ai problemi legati allo spaccio di droga (69,8%). I collegamenti con altre città italiane e i

17 32 33 servizi agli studenti sono giudicati negativamente rispettivamente dal 26,4 e dal 22,6 per cento degli studenti. Da mettere in evidenza come tra gli studenti provenienti da fuori regione, quindi da parte di coloro che si spostano con maggiore frequenza, i collegamenti con altre città vengono giudicati negativamente da ben il 40% degli studenti. Tra le caratteristiche positive non riportate e indicate liberamente degli studenti vanno segnalate la presenza di un bel paesaggio e la dimensione sufficientemente grande della città con il mantenimento di buoni elementi di vivibilità, mentre tra le caratteristiche negative vengono segnalate una eccessiva presenza straniera, l elevato costo dei trasporti pubblici e dei parcheggi, e una cattiva amministrazione. Gli studenti più grandi di età indicano con percentuali leggermente inferiori i problemi legati alla sicurezza e allo spaccio di droga mentre evidenziano maggiormente i problemi di collegamento con altre città. Nella tabella 9 e nella figura 1 vengono invece riportate le differenze tra valutazioni positive e negative per le 13 caratteristiche indicate. Tra le caratteristiche con saldo positivo di almeno il 10% troviamo ovviamente la presenza di storia, arte e cultura (63%), la presenza di opportunità culturali (26%) e il costo della vita in città (10%), mentre elevati saldi negativi si registrano per i problemi legati allo spaccio di droga (-69%), alla sicurezza (-68%) e alla presenza di servizi tecnologici avanzati (-14%).

18 34 35

19 La popolazione studentesca universitaria: la valutazione della candidatura di Perugia a capitale europea della cultura Nel 2019, l Italia insieme alla Bulgaria avranno una loro città promossa a capitale europea della cultura. Questo evento di importanza europea e internazionale darà nuova visibilità e attrattività turistica a questa capitale culturale, generando un indotto economico importante a favore degli operatori economici presenti nel territorio. Per accompagnare questa candidatura, diverse città italiane si stanno mobilitando, coinvolgendo la comunità nell identificare nuove progettualità materiali e immateriali, rigenerando tessuti urbani sul piano urbanistico e sociale, realizzando nuovi contenitori culturali e aggregando forze associative e relazioni internazionali per interpretare e realizzare nuove progetti culturali. Perugia insieme a tutto il territorio regionale partecipa a questa candidatura, esprimendo con essa un bisogno di ricostituire il tessuto urbano, dando una centralità alle istituzioni culturali presenti (oltre ai due atenei, il conservatorio di musica e l accademia di belle arti, nonché una vasta schiera di associazioni e fondazioni che, da anni, portano avanti importanti progetti culturali, quali Umbria Jazz, la Sagra Musicale Umbra, il Festival del Giornalismo e così via, tanto per limitarsi ad alcuni degli eventi periodici che caratterizzano la cittàcapoluogo). La candidatura costituisce anche un opportunità per mettere al centro la costruzione di nuove filiere economiche fondate su imprese creative, culturali e high tech, come evidenzia molto opportunamente il Dossier di candidatura presentato e il progetto di recupero di immobili, quali l ex carcere di Perugia (attualmente in stato di degrado e abbandono), da destinare funzionalmente a tali scopi. Ma come giudicano questa candidatura a capitale europea della cultura gli studenti universitari di oggi, quelli che nel 2019 saranno divenuti laureati e auspicabilmente con un occupazione qualificata? Le tab, 10.1, 10.2 e 10.3 riportano la conoscenza del significato del titolo di Capitale europea della cultura. Quasi il 60% degli studenti universitari ritiene di essere piuttosto preparato su questo tema. E comunque significativo che circa il 40% non abbia mai avuto modo di conoscere, per gli studi fatti, le esperienze di vita o per le relazioni sociali intrattenute, il significato di tale titolo. Si tratta di un dato assai preoccupante, visto che il target sociale i giovani studenti universitari dovrebbero essere particolarmente sensibili ai temi della cultura e delle città che, su di essa, intendono generare il proprio sviluppo sociale e economico. La conoscenza di questo fenomeno cresce, come mostra la tab. 10.2, se gli studenti universitari hanno almeno 22 anni. Ciò sembra piuttosto ragionevole, nel senso che, all aumentare dell età degli studi universitari, cresce la probabilità di essere stati edotti in relazione a questo titolo europeo.

20 38 39 Gli studenti iscritti alle facoltà umanistiche (tab. 10.3) mostrano un livello di conoscenza di questo evento superiore rispetto a quelli delle facoltà scientifiche. E evidente che la sensibilità dei primi verso i temi culturali che accompagnano manifestazioni teatrali, musicali, ecc.. generano una naturale e spontanea predilezione nel mettersi in sintonia con questo titolo europeo. meno verso segmenti della popolazione, quali gli studenti universitari, spesso frammentati e non coagulati in associazioni, e quindi difficili da connettere. Inoltre, c è un gap di circa dieci punti percentuali tra gli studenti perugini e quelli che vengono da altri territori. Evidentemente, la simbiosi con la città da parte di questi ultimi è inferiore e quindi risultano meno coinvolti in queste iniziative, valutate forse anche come estranee rispetto al loro futuro (plausibilmente, nel 2019, tali studenti avranno conseguito il titolo di studio e si saranno immessi in una mobilità territoriale, anche extra-regionale, per la ricerca di un posto di lavoro). La tab riporta l eventuale conoscenza della specifica candidatura di Perugia in relazione al titolo di capitale europea della cultura. Nonostante l opera di sensibilizzazione e di mobilitazione portata avanti dalle istituzioni pubbliche, a partire dalla Fondazione Perugiassisi 2019, c è ancora un gap evidente di conoscenza di questa candidatura: solo il 52,5% degli studenti intervistati è a conoscenza di questa candidatura. Ciò può dipendere dal fatto che la comunicazione e le iniziative di supporto siano state soprattutto proiettate verso il mondo associativo, imprenditoriale e istituzionale, e assai

21 40 41 La tab riporta le modalità di conoscenza della candidatura di Perugia. La maggioranza degli studenti (54,3%) ha visto il logo della candidatura in manifesti o altre forme di comunicazione, mentre quasi il 40% ha avuto modo di riscontrare tale conoscenza nei mass media. Solo una percentuale marginale ne è venuto a conoscenza tramite interazione con altri individui. Ciò evidenzia il fatto che questa candidatura non costituisce ancora un tema di confronto con amici o parenti, nell ambito di comuni relazioni sociali, anche perché al momento si tratta di una candidatura e non della realizzazione di specifici eventi che possono suscitare curiosità o desiderio di confronto. E, altresì, interessante osservare che questi valori sono assai diversi comparando studenti perugini e non. I primi hanno attinto la loro conoscenza tramite i mass media, mentre i secondi presentano valori inferiori per questo item. Ciò potrebbe dipendere dal fatto che gli studenti perugini, rispetto a quelli che vengono da altri territori, hanno una maggiore propensione a seguire notizie e fatti rilevanti del contesto locale, rispetto agli altri. E pertanto evidente che, per aumentare il tasso di conoscenza degli studenti non perugini, si devono intraprendere iniziative diverse da quelle della mera presenza sui mass media. Le tab. 13.1, riportano i fattori sui quali puntare per il successo della candidatura. Si tratta ovviamente di opinioni e preferenze espresse da questi studenti universitari e, ovviamente, non di per sé tali da essere condivise dall intera comunità. In ogni caso, si tratta di un segmento della popolazione particolarmente interessante, sia per ragioni anagrafiche che culturali. La priorità segnalata riguarda la riqualificazione del centro storico, seguita dal potenziamento delle istituzioni formative, incluse le università. In un certo qual modo, tali iscritti riscontrano due criticità riferibili rispettivamente al contesto urbano e all istituzione universitaria. Per il titolo di capitale europea della cultura occorre, quindi, intervenire in queste due direzioni: un centro storico riqualificato con istituzioni universitarie funzionali sul piano didattico e scientifico. Nel ranking, al terzo posto, viene richiamata l importanza di realizzare grandi manifestazioni culturali di livello internazionale. Evidentemente, una capitale europea della cultura deve avere una dotazione di eventi di forte attrattività. E comunque interessante osservare che le risposte fornite gerarchicamente evidenziano il bisogno di cambiamenti strutturali (centro storico e università) piuttosto che di perseguimento di eventi culturali. In un certo qual modo, una capitale europea della cultura deve cambiare il tessuto urbanistico e so-

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