IL TERRITORIO DI SEGESTA TRA LA TARDA ANTICHITÀ ED I SECOLI CENTRALI DEL MEDIOEVO di M. APROSIO, F. CAMBI, A. MOLINARI

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1 IL TERRITORIO DI SEGESTA TRA LA TARDA ANTICHITÀ ED I SECOLI CENTRALI DEL MEDIOEVO di M. APROSIO, F. CAMBI, A. MOLINARI INTRODUZIONE Gli scavi sistematici intrapresi a partire dal 1989 nel sito dell antica Segesta 1, insieme a quelli eseguiti nel corso degli anni ottanta a Calathamet (PESEZ-POISSON 1984; PESEZ 1995), alle due campagne di scavo condotte al castello Eufemio di Calatafimi (BARTOLONI 1995), nonché all analisi delle fonti scritte e della toponomastica (BRESC-BRESC 1977; MOLINARI c.s.), oltre a chiarire molti aspetti delle alterne vicende dei principali centri di altura del territorio in esame, hanno posto a loro volta una nuova serie di interrogativi, che solo programmando la ricerca di superficie si poteva tentare di chiarire. Restando nell ambito dei periodi, che qui ci interessano, ed ai secoli che immediatamente li precedono, le indagini sistematiche a Segesta cominciano a delinearne con chiarezza soprattutto le fasi di età romana. Secondo infatti quanto sta emergendo dalle ricerche delle diverse equipes 2, che operano sul Monte Barbaro, nel corso del II secolo a.c. Segesta vedrebbe una intensissima fase edilizia, con la costruzione fra l altro del celebre teatro e la sistemazione dell area dell acropoli. L opera pubblica relativamente più recente sembrerebbe essere la cinta muraria, detta superiore, che dovrebbe datarsi all età augustea. Questo circuito di mura, costruito con molto materiale di reimpiego, venne comunque a cingere un abitato molto ridotto rispetto al precedente. Nessun nuovo edificio risulterebbe invece essere stato costruito durante tutta l epoca romano-imperiale ed anche i reperti mobili (ceramica e monete), attribuibili a questo periodo, sembrerebbero estremamente rari. L abitato dovette progressivamente restringersi fino a riguardare, tra la seconda metà del V e la prima metà del VII secolo, la sola cima settentrionale del Monte Barbaro. Da questa zona provengono, per altro, le sigillate africane più tarde, nonché un follis di Eraclio/Eraclio Costantino ( ) ed è inoltre probabile che risalgano a questo periodo le strutture di una torre (forse di m 8 8) e di una grande cisterna. Nessun indizio, nessuno strato, nessuna struttura permette anche solo di ipotizzare una qualche forma di occupazione dell altopiano segestano tra la seconda metà del VII secolo e la prima metà del XII secolo. È soltanto a partire da quest ultimo periodo che Segesta, cui si può ora probabilmente riferire il toponimo di Calatabarbaro, reca di nuovo tracce evidenti di occupazione umana. È infatti nel corso del XII secolo, che sembrerebbe essere stato costruito un villaggio da parte di una popolazione musulmana, come anche rivelato dal rinvenimento di una grande moschea (ca. m² 230). Una dimora signorile ed una chiesa a tre absidi vennero costruite soltanto alla fine del XII/inizi del XIII secolo. Il villaggio dopo essersi notevolmente esteso venne abbandonato intorno alla metà del XIII secolo probabilmente nell ambito delle guerre che Federico II condusse contro la feudalità usurpatrice ed i musulmani ribelli. Il sito di Calathamet, per quanto è attualmente edito ed è anche possibile valutare dai materiali raccolti in superficie, non sarebbe stato stabilmente insediato prima della seconda metà/fine del X secolo. Intorno a quel periodo sarebbe sorto un villaggio, del quale sono state per altro indagate alcune case. Nella parte più alta del pianoro roccioso venne costruito, nella prima metà del XII secolo, un castello feudale, con annessa una chiesa. A giudicare dai materiali ceramici di Calathamet e dal loro confronto con quelli rinvenuti a Segesta, in associazione in quest ultimo caso con molte monete sveve, la fase per l appunto della prima metà del XIII secolo sembrerebbe nel primo sito decisamente debole, se non del tutto assente 3. Terminando la breve rassegna dei dati di scavo, è bene ricordare come l area del castello di Calatafimi sia stata oggetto di ricerche meno intensive (BARTOLONI 1995; MOLI- NARI c.s.), tuttavia i materiali più antichi che da essa provengono risalgono al X-XI secolo e vi è testimoniata una continuità di vita sostanzialmente fino ai giorni nostri. Le strutture castrali ancora visibili risalgono, come primo impianto, alla prima metà del XIV secolo, ma esse obliterano strutture precedenti. Se ai dati archeologici fin qui riassunti aggiungiamo che sostanzialmente tra il IV e la fine dell XI secolo (MOLI- NARI c.s.) non esiste alcuna fonte scritta sulla nostra zona, si evidenzia ancor più come, prima delle ricognizioni sistematiche del territorio di Segesta/Calathamet/ Calatafimi, un lungo periodo della sua storia rimanesse totalmente oscuro, così come le nostre conoscenze fossero in generale limitate ai soli siti di altura. Un primo interrogativo riguardava la progressiva eclissi dell antica polis durante tutta l epoca romano imperiale e la necessità di verificare se, al pari di molte altre zone non costiere della Sicilia, anche nel nostro territorio l insediamento si fosse spostato dalle antiche acropoli verso le zone più prossime ai fondo valle ed alle vie di comunicazione, essendo venute meno le ragioni economiche, sociali ed anche difensive che erano alla base dell esistenza e della stessa posizione geografica delle antiche città (si veda da ultimo WILSON 1993). Mentre da parte di più autori, con sfumature diverse, si collocano importanti trasformazioni del modello insediativo siciliano tra il VII ed il IX secolo (si veda da ultimo MAURICI 1995, con bibl.), con l avvento dei kastra come conseguenza della minaccia saracena e della crescente militarizzazione dell Isola, abbiamo visto come i principali siti di altura del nostro territorio non siano rioccupati fino al X secolo e come anzi la torre sorta sulla cima settentrionale del Monte Barbaro, non sembrerebbe essere sopravvissuta oltre il VII secolo. In quale parte del territorio abitava in forma stabile la popolazione rurale durante l alto-medioevo e cosa poteva significare l assenza di luoghi fortificati? In quali forme si attuò poi l islamizzazione del territorio dal punto di vista del suo sfruttamento agricolo e della dislocazione e qualità degli insediamenti umani? L assenza, per questa zona, di toponimi in rahal o manzil poteva testimoniare la mancanza di insediamenti del tipo appunto del casale aperto? L arrivo dei normanni con la costruzione, al principio del XII secolo, di un castello feudale a Calathamet, che doveva rappresentare il principale centro del distretto islamico (un hisn), sembrerebbe avere innestato una serie piuttosto tumultuosa di cambiamenti, in primo luogo la nascita del villaggio musulmano di Segesta/Calatabarbaro (un sito di altura). Secondo quanto affermato specialmente da H. Bresc (da ultimo 1994a-b), in età normanna in Sicilia dovrebbe addirittura verificarsi una moltiplicazione dei siti aperti, non difesi. Era possibile identificarne anche nella nostra zona, con questa cronologia? Infine, il tumultuoso periodo delle rivolte musulmane, che seguirono alla morte di Guglielmo II e contro le quali combatterà per molti anni Federico II (tra gli anni venti e gli anni quaranta del suo regno), in quale modo era leggibile anche in questa parte della Sicilia, dal momento che una delle conseguenze, testimoniate con chiarezza dalle fonti dell epoca, era quella della fuga verso le montagne? La ricerca sistematica sul territorio ha permesso di cogliere la lunga durata dei fenomeni e di cominciare ad abbozzare le prime risposte, ma anche a porre nuovi interrogativi. A. M Edizioni all Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale 1

2 I. IL PAESAGGIO CONTEMPORANEO E IL METODO DELLA RICOGNIZIONE. Il progetto Segesta è stato pensato sia per definire le fasi di insediamento in uno dei comprensori più importanti della Sicilia antica sia per soddisfare alcune delle esigenze di tutela di questo territorio e per giungere alla valorizzazione delle risorse archeologiche e paesaggistiche del Comune di Calatafimi 4. Dal punto di vista geografico, e soprattutto dal punto di vista della ricognizione archeologica, il territorio di Calatafimi è costituito da sei zone principali. La prima zona, corrispondente con il versante occidentale della valle del fiume Freddo (il fiume costituisce a est e a sud il confine con i limitrofi territori di Alcamo e di Salemi), rappresenta il settore più fertile dal punto di vista agricolo ed è costellata di numerosi insediamenti rurali di età moderna e contemporanea, alcuni dei quali caratterizzati da monumentalità e, talvolta, da una ricercatezza delle forme architettoniche. La valle ha il suo spartiacque occidentale in una dorsale collinosa non particolarmente aspra (la seconda zona) che, partendo dal Poggio Fegotto (321 metri), procede verso sud-ovest attraverso l area boscosa di Contrada Angimbè, il monte Tre Croci, Calatafimi, il colle di Pianto Romano e infine il monte Calemici. Ad ovest si trova la valle attraversata del fiume Gaggera (o fiume Caldo), nel comprensorio della quale si trova il monte Barbaro, con Segesta. L area, a tratti piuttosto accidentata, è caratterizzata da un agricoltura specializzata in via di progressivo sviluppo, con particolare riguardo per la viticoltura. La quarta zona, piuttosto ondulata, è rappresentata dalla fertile pianura alluvionale chiusa verso nord-ovest dai rilievi del monte Inici e verso nord-est dalla confluenza dei fiumi Gaggera e Freddo. Questa zona, oggi identificata dal toponimo di Ponte Bagni, è dominata dalla collina sulla quale sorgono i resti del castello di Calathamet (v. infra). La quinta zona si identifica con il versante della valle del fiume Freddo esposta verso sud e verso il territorio della vicina Salemi. Si tratta di terrazze fluviali, per lo più spopolate e caratterizzate da un agricoltura di tipo estensivo, nella quale predominano i cereali e il pascolo. La sesta zona è costituita da un ampia vallata, caratterizzata da lievi ondulazioni e da suoli piuttosto fertili, compresa fra il monte Pispisa, ad ovest della collina del tempio dorico di Segesta, e il monte Domingo. L area sottoposta a ricognizione negli anni 1995 e 1996 riguarda il territorio compreso fra Ponte Bagni, i monti Domingo e Calemici e la valle del fiume Freddo. Alcuni saggi aggiuntivi, in attesa della definitiva copertura, sono stati condotti nel settore meridionale del territorio. Considerate le finalità del progetto (di tutela e di valorizzazione oltre che di ricerca) si è optato per una copertura totale della superficie, graduando gli interventi in relazione ai diversi livelli di visibilità, che il contesto offriva. Le possibilità di una lettura in superficie si sono rivelate buone nella prima, nella quarta e nella sesta zona, discrete nella terza e nella quinta, decisamente mediocri nella seconda. Il numero dei ritrovamenti documentati e cartografati nel corso delle due campagne (360 Unità Topografiche) è stato superiore alle attese. Se si confronta questo dato con la superficie finora sottoposta a ricognizione (45 chilometri quadrati) si ottiene una densità insediativa media di 8 siti per chilometro quadrato, che fa del territorio di Calatafimi una zona ricchissima di archeologia. Il sessanta per cento di questi ritrovamenti corrisponde a insediamenti stanziali, mentre il quaranta per cento corrisponde a forme diverse di frequentazione e di sfruttamento del suolo. Come si vedrà, anche da un rapido esame delle fasce cronologiche in cui questi siti si distribuiscono, la ricerca conferma in pieno alcune delle linee di tendenza indicate dagli storici ed apre una quantità di nuove domande alle quali è per il momento prematuro tentare di dare una risposta. Altrettanto abbondante è la restituzione di reperti archeologici dai rispettivi insediamenti. Sono state finora compilate 1166 schede (ciascuna dedicata ad uno o più esemplari con caratteristiche simili o analoghe), relative ai reperti raccolti nella campagna di ricognizioni del Le aree interessate dalle scelte preferenziali dell insediamento sembrano identificarsi con la valle del fiume Freddo, l area circostante Segesta e Ponte Bagni. Nella dorsale collinosa fra Poggio Fegotto e monte Calemici la densità insediativa, che potrebbe essere elevata, può essere congetturata dalle molte anomalie registrate dalla lettura delle foto aeree. Nell area compresa fra il monte Pispisa e il monte Domingo la distribuzione dell insediamento appare largamente condizionata dalla fase storica, con una predilezione per il periodo ellenistico e per la prima età imperiale. Nel settore meridionale del territorio alla buona visibilità complessiva non sembra corrispondere una elevata densità insediativa. F.C. II. I RISULTATI DELLA RICERCA I risultati preliminari della ricognizione topografica del territorio del Comune di Calatafimi (riferiti solo alla campagna 1995) sono stati analizzati prendendo in considerazione contesti storico-geografici, che permettessero di enfatizzare le trasformazioni del popolamento in situazioni ambientali omogenee: i dintorni della città di Segesta e il Monte Barbaro Piccolo; le vicinanze di Segesta e il Monte Pispisa; la zona montuosa, ricca di sorgenti, del Monte Calemici e Capo di Fiume; il bacino del Fiume Gaggera/ Caldo compreso fra Segesta e le Terme Segestane. Dopo le scarse presenze di età classica, concentrate per altro nei dintorni della città di Segesta, in età ellenistica si sviluppa un popolamento sparso, che interessa tutte le zone prese in considerazione, con punte di maggiore densità nei pressi della città e lungo la sponda occidentale del Fiume Caldo (Fig. 1). La tarda età repubblicana e la prima età imperiale sono caratterizzate dalla resistenza dell insediamento sparso, anche se è possibile ravvisare, fin da questo periodo, la tendenza all accentramento degli insediamenti in alcune aree di mezza collina e pianura oppure in luoghi esposti e panoramici (Fig. 2): ciò si può notare nei pressi del Monte Calemici, ma anche sul monte Pispisa, dove si forma un insediamento piuttosto esteso, che si espande per tutta l età imperiale. A questa fase appartiene anche il primo sviluppo del villaggio presso Ponte Bagni dove si raccoglie tutto il popolamento precedentemente sparso lungo le sponde del Fiume Caldo che, rispetto alla età ellenistica, risulta essere numericamente ridotto di circa il 44%. Questa situazione si evolve per tutta l età imperiale, fino a che i dintorni di Segesta non risultano pressoché spopolati a favore dello sviluppo degli agglomerati di bassa collina ben collegati alla viabilità maggiore (Fig. 3). Il caso più eclatante è quello della statio delle Aquae Segestanae, presso Ponte Bagni, che si espande in maniera consistente dal IV secolo e che sopravvive fino all età altomedievale (vd. infra). Nei pressi del Monte Calemici il numero complessivo degli abitati non sembra variare molto fra la prima età imperiale e l età tardo antica, in quanto alla nascita di nuovi insediamenti si accompagna la scomparsa di altri. Si configura cioè un paesaggio mobile privo di un centro aggregante: questo potrebbe essere dovuto anche alla natura montuosa del territorio e alle attività economiche ad esso connesse. M.A Edizioni all Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale 2

3 III. IL PAESAGGIO TARDO ANTICO TRA SEGESTA E LE AQUAE SEGESTANAE (Fig. 4) La porzione di territorio, che qui si analizza un po più da vicino, si presenta come un comprensorio unitario dal punto di vista geografico e insediativo: si tratta infatti di un tratto della vallata del Fiume Caldo estesa fra l altura della città di Segesta e la rupe dell insediamento arabo-normanno di Calathamet, delimitata ad ovest e ad est dai versanti del monte Inici e delle colline di Angimbè. In senso longitudinale questa fascia copre circa 5,5 km ed è stata indagata dalla ricognizione per una larghezza variabile fra 500 e 1500 m Lungo questo tratto sono stati individuati numerosi insediamenti posti ad una altitudine media di 160 m s.l.m.. Nella vallata del Fiume Gaggera/Caldo gli insediamenti collocabili tra la seconda metà del IV secolo e la prima metà del II sono numerosi e di medie e piccole dimensioni, distribuiti in modo piuttosto uniforme tra Segesta e Ponte Bagni. Fra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale (I a.c.-i d.c.) vi è una debole continuità di vita negli insediamenti attestati nell età ellenistica: la maggior parte di questi si sposta nei dintorni delle terme laddove la vallata si apre in una piana più ampia, che si estende a nord e ad est della rupe di Calathamet. Si tratta di piccole case di contadini, che restituiscono macine e supporti per macchine agricole ed anche di abitazioni di maggiori dimensioni poste a ridosso del Fiume Caldo. Nella media età imperiale, a partire dal II secolo d.c., questi piccoli insediamenti si accentrano nella zona immediatamente a sud ovest di Ponte Bagni, dando vita ad un villaggio posto su una via che già in età ellenistica era evidenziata dall allineamento degli insediamenti 5. Dalla fine del III secolo d.c. si osserva un ampliamento degli insediamenti già presenti nella media età imperiale nei pressi delle Terme Segestane, accompagnato da numerose fondazioni nel IV e V secolo che danno vita ad un grande villaggio di fondovalle, addossato alla parete più bassa della sponda occidentale del Fiume Caldo, lungo la via Valeria. Fra IV e VII secolo quest area è densamente abitata: l estensione del villaggio si aggira intorno ai m², con una distinzione piuttosto chiara dei singoli edifici, che avevano funzioni differenti, come sembrano indicare le diverse concentrazioni di materiale di classi omogenee (all estremità sud occidentale dell insediamento sono stati rinvenuti numerosi frammenti di anfore, macine e tubuli, mentre nella parte centrale è maggiore la quantità di ceramica di uso domestico; dalla conformazione di alcune piccole concentrazioni a sud della attuale Strada Provinciale 23 sembra inoltre possibile identificare alcune tombe). In quest area sono state inoltre rinvenute tre tegole bollate da Quoddeusvult, personaggio noto da altre iscrizioni su instrumentum nella Sicilia occidentale tardo antica 6. Gli indicatori cronologici della occupazione tardoantica sono soprattutto la ceramica da mensa ed i contenitori da trasporto di produzione africana, che attestano intensi scambi fra l Isola ed il Nord Africa ancora durante il VII secolo. Le modificazioni del paesaggio periurbano di Segesta mostrano con evidenza una sequenza di trasformazioni nell organizzazione del popolamento riscontrabili anche in numerose altre aree della Sicilia (BEJOR 1986, pp ; Himera III; WILSON 1981, pp ; JOHNS 1992, pp , da ultimo WILSON 1990, pp ). In una fase compresa soprattutto fra il IV e la metà del II secolo a.c., le campagne vengono popolate da numerose case di piccole e medie dimensioni poste in prossimità di aree fertili e non distanti dalla città (WILSON 1981, pp ). Fra III e II secolo a.c. a Segesta vengono ricostruiti alcuni dei più importanti spazi cittadini, fra i quali il teatro. È come se la grande fase edilizia della città fosse accompagnata e resa possibile dalla massiccia occupazione e sfruttamento della campagna, con insediamenti stabili di contadini. Nel periodo che intercorre fra la fine della repubblica e il medio impero non sorgono nuovi insediamenti e si assiste invece alla scomparsa di molte case dell età ellenistica. In età augustea Segesta diviene colonia in nome dell antica, comune origine troiana che nella politica di Ottaviano legava la gens Giulio Claudia agli Elimi. Tuttavia con la nuova pace dell impero la fortificata città d altura aveva perso la sua funzione, mentre sempre più la andavano acquisendo le città della costa, che spedivano a Roma il frumento coltivato nelle regioni interne dell Isola 7. Come già accennato nell introduzione, la città a partire dal II secolo d.c. sembrerebbe aver subito un processo di ruralizzazione e di lenta riduzione dell area abitata. Questo lascerebbe intendere che il centro urbano stesse perdendo il ruolo di riferimento per il territorio a favore probabilmente delle Acquae Segestanae. È con la seconda metà del III secolo, e soprattutto nel IV, che si assiste alla definizione e all ampliamento degli insediamenti che erano sopravvissuti nella media età imperiale: il popolamento sparso e puntiforme, che ha interessato dall età ellenistica i dintorni delle Acque Calde e lo sbocco del Fiume Caldo nella ampia vallata, assume nell età tardo antica l aspetto di un vero e proprio villaggio di grandi dimensioni, posto in una località nevralgica sia dal punto di vista della produzione agricola sia da quello dei trasporti. Le fonti itinerarie, in particolare l Itinerario Antonino e la Tabula Peutingeriana permettono di identificare questo sito come la statio Aquae Segestanae della via Valeria. La redazione dell Itinerarium Antonini 8, che risale alla fine del IV secolo, ritrae la situazione della viabilità dopo l intervento di Costantino volto a riorganizzazione e consolidare, le mutazioni del paesaggio siciliano iniziate con Diocleziano e l inserimento dell Isola nell Italia Suburbicaria (CRACCO RUGGINI ; GABBA ). Le Aquae Segestanae nella tarda antichità sono il punto di raccolta, sulla via consolare, delle merci prodotte nelle campagne circostanti e un punto di riferimento per i viaggiatori, così come accade anche nel resto dell Isola, dove la viabilità è modellata su gli ampi centri rurali, facenti parte di grandi fundi, i cui toponimi prediali ne attestano le proprietà 9. Il toponimo delle Aquae Segestanae dovette essere per il viaggiatore tardo antico, appassionato di bagni termali, un nome assai accattivante, se si considera che per le Aquae Laboedes (Aquae Selinuntinae) il redattore dell originale della Tabula Peutingeriana aveva disegnato un edificio di dimensioni assai esagerate rispetto a quelli, ad esempio, che rappresentavano le città di Agrigento e Siracusa (UGGERI 1969, pp ). M.A. IV. L ALTOMEDIOEVO Nella prima epoca bizantina (secoli VI-VII) sembrerebbero quindi sopravvivere soltanto il vicus delle Acquae Segestanae, l insediamento minore di Calemici e Segesta stessa, ridotta a quanto sembra ad un piccolo oppidum. Le forme più tarde della sigillata africana D si continuano a rinvenire in tutti e tre i siti. Soltanto il vicus delle Acquae Segestanae, situato lungo la via Valeria e prossimo ai terreni più fertili intorno alle valli dei fiumi Freddo e Gaggera, sembrerebbe invece continuare ad essere occupato anche nei secoli VIII-X, come indicherebbe il rinvenimento di una serie di materiali ceramici, che ben si possono collocare in questo ambito cronologico. Si tratta ad esempio di grandi pentole eseguite a tornio lento; di olle fatte a mano; di lucerne sempre modellate a mano e che richiamano le cosiddette lucerne a ciabatta 10. Non mancano fondi di anfora umbonati, pentole artigianali con grossi inclusi di calcite, nonché diversi fram Edizioni all Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale 3

4 Fig. 1 Aree di diffusione del popolamento in età ellenistico-romana Fig. 2 Aree di diffusione del popolamento tra la fine dell età repubblicana e la prima età imperiale (I a.c.-ii d.c.) Edizioni all Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale 4

5 Fig. 3 Aree di diffusione del popolamento nella media e tarda età imperiale (III-VI secolo d.c.). Fig. 4 Dettaglio della distribuzione dei siti nell area delle Acquae Segestanae Edizioni all Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale 5

6 menti di anfore con pareti a cannellure, brunite e/o con pittura rossa o bruna 11. I frammenti delle prime invetriate da mensa islamiche (seconda metà X/inizi XI secolo) sono invece decisamente rari. Rispetto al periodo tardo-antico/protobizantino l area abitata sembrerebbe, comunque, restringersi alle UT contrassegnate dai nn , 216 e 229 (Fig. 4). Come abbiamo già accennato nell introduzione, probabilimente dalla seconda metà del X secolo Calathamet, a poche centinaia di metri dal vicus delle Acquae Segestanae, venne stabilmente occupata. La nascita del centro di altura dovette determinare la progressiva crisi del sito più antico e non difeso, che cessò di vivere probabilmente agli inizi dell XI secolo. Anche l altura di Calatafimi dovette essere insediata a partire da questo periodo. Le ricognizioni hanno anche permesso di individuare un sito aperto, situato in una zona di semi-pendio, nella contrada Arcauso, non distante dalla Valle del Fiume Freddo, con abbondantissime ceramiche del X-XI secolo. Sebbene questo sito sia posto nelle vicinanze di una villa romano-imperiale, non sembrerebbe tuttavia esservi continuità di insediamento, anche nella tarda antichità e nei primi secoli del medioevo. Riassumendo molto brevemente i dati sull altomedioevo si vede bene come il sito chiave per comprendere la transizione dall epoca bizantina a quella islamica sia quello delle Acquae Segestanae. Certamente una prima osservazione riguarda il fatto che con ogni evidenza le ragioni difensive non dovettero essere determinanti nella scelta del sito da abitare, anche negli anni difficili della conquista islamica. Questo non esclude, che ad esempio la vicina altura di Calathamet potesse essere saltuariamente occupata nei momenti di maggior pericolo. Soltanto lo scavo ed una migliore conoscenza dei materiali alto-medievali siciliani, potrebbero poi forse dirci se nell antico vicus giunsero nuovi abitanti o se esso continuò ad essere occupato dai contadini autoctoni. La nascita di Calathamet, nella seconda metà del X secolo, se da un lato non modificò sostanzialmente la dislocazione del principale centro del territorio, potrebbe tuttavia collocarsi nel tentativo di islamizzare (in termini non solo religiosi, ma anche di fedeltà alla dinastia regnante, ecc.) la popolazione contadina siciliana, come chiaramente espresso nel ben noto rescritto (967) del califfo fatimida al-muizz 12. Nel corso dell XI secolo gli unici centri vitali e stabilmente insediati del nostro territorio erano Calathamet, il casale/rahal di contrada Arcauso e Calatafimi, non è chiaro in quali rapporti reciproci. Dal documento di fondazione della diocesi di Mazara (1093) sembrerebbe tuttavia evincersi, che Calathamet costituisse il capoluogo di distretto (BRESC-BRESC 1977, pp ). A.M. V. L ETÀ NORMANNO-SVEVA Come abbiamo già ricordato, l arrivo dei cavalieri normanni nella zona si concretizzò in primo luogo nella costruzione di un castello a Calathamet (nella prima metà del XII secolo). Abbiamo anche visto ed in altre sedi più ampiamente tentato di dimostrare (MOLINARI c.s.), come l occupazione del centro egemone del distretto islamico dovette determinare la nascita, in contrapposizione, del nuovo centro di altura di Segesta/Calatabarbaro, in un sito abbandonato da molti secoli. Alla fine dell XI secolo sembrerebbe essere stato abbandonato il sito aperto di contrada Arcauso e non essere stato fondato alcun nuovo casale. Una frequentazione caratterizzata da soli materiali di XII secolo (in tutto quattro frammenti), si segnala solo nel sito 39 (Timpone S. Croce). Infine non è ancora possibile dire quando anche a Calatafimi sia stato costruito un castello. In ogni caso, nella seconda metà del XII secolo, la castellania di Calatafimi venne affidata da Guglielmo II ad una famiglia normanna (cfr. MOLINARI c.s.). In età sveva il villaggio di Segesta divenne molto esteso, mentre Calathamet declinò progressivamente, e si può forse considerare come un caso di incastellamento fallito. A Segesta/Calatabarbaro giunse anche, durante gli anni della minorità di Federico II, un signore cristiano e dovette verificarsi quel connubio tra popolazione musulmana ribelle e feudalità usurpatrice, che traspare anche qua e là dalle fonti scritte, che riguardano altre zone della Sicilia. Calatafimi era invece tra i centri per i quali lo stesso imperatore nominava il castellano, probabilmente anche per garantire una valida opposizione al centro ribelle di Calatabarbaro (BRESC-BRESC 1977, p. 362). Al termine dell epoca sveva, se si fa eccezione per una breve rioccupazione nella prima metà del XIV secolo dell area del castello di Calathamet, il solo centro ad essere stabilmente occupato rimase, sostanzialmente fino ai giorni nostri, Calatafimi. Per riassumere molto brevemente questo periodo possiamo notare come a partire dall arrivo dei normanni nella zona si attui quasi una accellerazione dei fenomeni, che riguardano la dislocazione dell insediamento, con spostamenti consistenti di popolazione da un sito all altro. Inoltre non sembrerebbe cospicuo, anzi nettamente in via di sparizione, l insediamento per casali. L epoca sveva segna invece, anche in questa zona con molta evidenza, la scomparsa e la distruzione dell elemento contadino musulmano. A.M. CONCLUSIONI Quanto il caso del territorio di Segesta/Calathamet/ Calatabarbaro sia un caso oppure un modello è ancora forse presto per dire e certamente si potranno individuare nelle altre zone della Sicilia (specialmente in quella orientale) anche dinamiche differenti. Non può tuttavia essere sottovalutata la ricchezza ed anche, se vogliamo, la precisione dei dati derivanti dalle ricerche archeologiche, che combinando scavi sistematici e ricognizioni di superficie, hanno completato e precisato un quadro storico altrimenti fortemente lacunoso. NOTE 1 Su Segesta in generale si rimanda ai diversi saggi contenuti in Segesta 1991, con tutta la bibliografia e la raccolta completa delle fonti, che riguardano la città. Sugli scavi si rimanda sempre a Segesta 1991, ed inoltre a CAMERATA SCOVAZZO et al. 1991; CA- MERATA SCOVAZZO et al. 1995; BENELLI et al. 1992; CAMERATA SCOVAZZO 1992; ead. 1996; PINNA, SFLIGIOTTI 1992; NENCI 1991; MOLINARI c.s. Sono inoltre in corso di stampa numerosi contributi sugli scavi recenti negli Atti delle II Giornate Internazionali di Studi sull Area Elima-Gibellina, ottobre 1993, nonché il secondo rapporto preliminare sugli scavi , negli Annali della Scuola Normale di Pisa. 2 Sotto la direzione della dott.ssa R.Camerata Scovazzo della Soprintendenza ai BB.CC. e AA. collaborano agli scavi di Segesta la Scuola Normale di Pisa, le Università di Siena e di Lecce, il Politecnico di Torino. 3 Su questo aspetto tuttavia il nostro punto di vista diverge notevolmente da quello di J.M. Pesez, che ha diretto lo scavo di Calathamet e che attribuisce l abbandono del sito alle guerre antisaracene di Federico II (cfr. da ultimo PESEZ 1995). 4 Il progetto di ricerca per la redazione della Carta Archeologica del Comune di Calatafimi è reso possibile da una convenzione tra quest ultima istituzione e l Università degli Studi di Siena. La direzione del progetto è di F. Cambi e A. Molinari. Il territorio di Segesta in età greca e romana è inoltre oggetto della tesi di laurea di S. Bernardini ed I. Neri. 5 Si tratta probabilmente della via Valeria, costruita intorno al 210 a.c. in occasione della seconda Guerra Punica dal console Marco Valerio Levino (UGGERI , p. 426) Edizioni all Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale 6

7 6 Sulla questione del bollo Quoddeusvult si rimanda a BIVONA , pp e passim; WILSON 1990, p L. Cracco Ruggini ritiene che la chiave per l interpretazione della trasformazione del paesaggio siciliano dalla tarda repubblica alla tarda antichità sia l approvvigionamento annonario del grano. Dal 31 a.c. infatti, anno della conquista dell Egitto, Roma non è più dipesa per il frumento esclusivamente dalla Sicilia e dall Africa, ma soprattutto dalla nuova provincia di proprietà imperiale. La ripresa della coltura su larga scala del frumento in Sicilia sarebbe avvenuta dopo il 313, quando il grano egiziano fu dirottato su Costantinopoli. Tutto questo spiegherebbe, almeno in parte, lo stallo nella costruzione di nuovi insediamenti in Sicilia durante i secoli centrali dell impero (CRACCO RUGGINI ). Una visione meno meccanica degli sviluppi della economia siciliana nei primi secoli dell impero è espressa da Wilson (1993) e Vera (1994). La ripresa del IV secolo, attestata dal nuovo interesse dei senatori romani per l agricoltura siciliana e testimoniata dalle ville sontuose della Sicilia centro-orientale, avrebbe, come anche per quanto riguarda il territorio qui analizzato, la sua origine proprio nei secoli centrali dell impero. 8 Le fonti itinerarie che descrivono la via Valeria citano a circa XXII miglia da Partinico la statio delle Aquae Segestanae sive Pincianae. (It. Ant. 91.2; 98,3). La Tabula Peutingeriana riporta invece solo il nome di Segesta, ma probabilmente ciò è dovuto allo scarso spazio destinato all interno della mappa all isola nel suo insieme; è difficile inoltre pensare che nel IV secolo, periodo al quale risale almeno una delle principali stesure della carta, i viaggiatori si recassero a Segesta, probabilmente quasi spopolata. La distribuzione degli insediamenti rinvenuti in occasione della ricognizione comunque ha mostrato la presenza di una via, probabilmente di dimensioni minori, un diverticolo forse della Valeria che dalle Aquae Segestanae recava all altura di Segesta (UGGERI 1969, p. 35). Per la viabilità in Sicilia nella tarda età imperiale vd. UGGERI , pp ; WILSON 1990, pp Per i toponimi prediali in Sicilia ed in generale sul latifondo vd. CARANDINI-RICCI-DE VOS 1982, pp ; WILSON 1990, p. 179, e passim; WILSON 1993, pp Su queste lucerne si vedano in particolare: GARCEA 1987; CECI-PATTERSON Si tratta di tipi presenti anche nei contesti del X-XI secolo, ma dei quali non conosciamo la prima affermazione (per materiali analoghi cfr. MOLINARI-VALENTE 1995, tav. I, 1-2; tav. III, 1-4). 12 Sul rescritto si veda da ultimo MOLINARI 1995, pp , con bibl. 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