gli SPICCIOLI del San Luigi Curiosando qua e là Alla fine. Alla scoperta di Milano Per questo numero:

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1 gli SPICCIOLI del San Luigi Mensile dell Oratorio San Luigi di Lissone Anno 2, Numero 13 Maggio 2007 Alla fine. La parola fine è una parola un po strana, ambigua, addirittura spesso antipatica. Certo, anche le favole e i racconti finiscono tutti con una fine, anzi, con un lieto fine. Ma le cose della vita - si sa - assomigliano ben poco alle favole e al posto di lieto fine, più spesso si sente dire in modo sconsolato: è finito tutto, è arrivato alla fine, ha fatto una brutta fine. E anche quando c è un gran finale, poi però basta, più nulla. Per questo la parola fine non entra nel vocabolario dei cristiani, se non come una intrusa, ma perché Gesù, il Figlio del Dio eterno, è venuto per mettere a tacere la parola fine e nel suo Vangelo risuonano espressioni come speranza senza fine, gioia senza fine, vita senza fine Già, perché il Male, a cui piace molto la parola fine, è stato sconfitto in maniera definitiva, e non ha più l ultima parola sulle esperienze e sulla vita dell uomo. Così quando sta per finire una esperienza il cristiano non molla, non lascia andare! Ma perché la fine non è la conclusione di tutto, come se poi non ci fosse più niente e quindi tanto vale. È come la fine della gara per uno sportivo: alla fine bisogna dare il tutto per tutto per arrivare al traguardo vincitori! È in questo clima pieno di speranza che ci avviamo alla fine della prima parte dell anno con tutti i suoi mille impegni fra lavoro, scuola, catechesi, lezioni e allenamenti, certi che non finisce tutto qui, perché per il cristiano la parola fine non esiste! E nemmeno per l oratorio Infatti un sacco di adolescenti, insieme ai giovani e agli adulti, si sono già attivati per l allestimento della festa finale e per le esperienze estive: l oratorio feriale e i campeggi. Perché anche l estate sia un tempo pieno e vivace, da vivere alla grande tra mille avventure e tante belle cose. Lasciamoci prendere allora da questa speranza, e pieni di entusiasmo e di curiosità, veniamo tutti a vedere le cose belle di questa festa di fine. Sarà una festa sorprendente, perché festeggiamo una fine. e siamo solo all inizio!!! Buona estate! don CBC Curiosando qua e là Alla scoperta di Milano All inizio di maggio sono stata in gita scolastica a Milano, per visitare il Museo di Storia Naturale. Assieme ad altre quinte della scuola Dante siamo partiti verso le otto, con il pullman; abbiamo impiegato quasi due ore per arrivare alla nostra prima tappa, a causa del traffico intenso, ma non ci siamo accorti del tempo che passava, perché abbiamo chiacchierato e scherzato per tutta la durata del viaggio. Al Castello Sforzesco ci attendevano le guide, per accompagnarci durante la nostra visita. Dopo aver fatto la merenda davanti alla grande fontana che c è all ingresso del castello, Chiara (la guida riservata alla mia classe) ci ha condotto alla scoperta di questo famoso monumento. Ci ha spiegato che il castello si chiama sforzesco perché era abitato dalla famiglia Sforza e ci ha mostrato lo stemma del biscione con in bocca un bambino. In origine il Castello Sforzesco si chiamava Castello di Giovio perché si trovava vicino alla Porta Giovia, che si apriva nella mura difensive che circondavano l antica Mediolanum. - continua in seconda pagina Per questo numero: In redazione: Alecim, Canis Maior, Cip & Ciop, Deca, Discri, don CBC, Elpi, Herbert Fanucci, Loony Moony, Tonks. Redattore responsabile: Mrs. Norris Impaginazione e grafica: Zio Apo

2 gli SPICCIOLI del San Luigi Pagina 2 Anno 2, Numero 13, Maggio 2007 Il castello ha una pianta rettangolare, con due torri quadrate e due torrioni cilindrici (che servivano anche come prigioni per i nemici catturati) ed è circondato da un fossato, una volta pieno d acqua, che si poteva attraversare solo col ponte levatoio. Chiara ci ha detto che per difendere il castello dagli attacchi nemici i soldati usavano anche versare acqua bollente da alcune fessure poste attorno al cammino di ronda. La famiglia Sforza non abitava al pianterreno. Per salire agli appartamenti dei castellani ci sono larghe scale, costruite così per permettere ai signori di arrivare al piano superiore con il cavallo. Gli ospiti importanti erano ricevuti sotto un portico, sul fianco del quale era affrescato un elefante. All interno del Castello Sforzesco ci sono molti musei: uno dei più importanti è il Museo Egizio. La seconda tappa della nostra gita è stata la basilica di Sant Ambrogio, che in origine si chiamava Chiesa dei Martiri, perché era stata costruita sopra un cimitero. È dedicata ad Ambrogio, che prima di diventare vescovo era un soldato. La leggenda racconta che, vedendolo, un bambino gli gridò Ambrogio vescovo!, subito imitato dalla folla. Così Ambrogio lasciò le armi per dedicarsi alla vita religiosa. La basilica ha due torri, di diversa altezza. Sui capitelli del portico sono raffigurate figure fantastiche e spaventose, come un sagittario e una sirena. I colori all interno sono tutti sul marroncino e il bianco, perché l edificio è costruito coi mattoni. Ci sono molti simboli: su due colonne sono rappresentati un serpente e una croce, cioè l antico e il nuovo Testamento. Sull altare di legno ci sono dei pannelli in bronzo che sembrano d oro, con incise delle storie sulla vita di Gesù; come in tutte le chiese antiche è rivolto verso est, cioè da dove sorge il sole. Nella cripta sono conservate le reliquie di S. Ambrogio e di altri due santi. La guida ci ha detto che un tempo potevano entrare in chiesa solo le persone battezzate; le altre potevano seguire la messa stando sotto il portico dell ingresso. Col pullman ci siamo poi recati in Duomo. La maestosa chiesa è dedicata a Maria: infatti c è una sua statua sulla guglia più alta. Chiara ci ha mostrato alcune cose molto curiose: in fondo alla chiesa il foro-meridiana, in cui a mezzogiorno entra la luce, che segna su una linea l ora e il periodo dell anno; la nivola, una specie di ascensore usato dall arcivescovo per andare a prendere la reliquia conservata sopra l altare maggiore (la reliquia è un chiodo della croce di Gesù, come quello che si trova dentro alla Corona Ferrea del duomo di Monza); le bellissime vetrate colorate, che sono una specie di libro sulla vita di Gesù; il luogo del secondo portone d ingresso, chiuso perché i mercanti che commerciavano dietro la chiesa lo usavano come scorciatoia, attraversando la cattedrale con asini, galline e merci varie. Usciti dal Duomo ci siamo diretti verso piazza della Scala attraverso la Galleria Vittorio Emanuele. Abbiamo fatto un giro fino a tornare in piazza del Duomo, dove abbiamo ammirato l enorme scultura di uno scheletro sdraiato! Ai giardini della Villa Reale abbiamo pranzato e finalmente abbiamo raggiunto il Museo di Storia Naturale. Qui sono esposte tantissime testimonianze della evoluzione dell uomo e fossili, minerali, ricostruzioni di dinosauri e animali imbalsamati nei loro ambienti (diorami). È stato tutto molto istruttivo e divertente e questa gita mi è piaciuta davvero tanto. Elpi Una costruzione da brevetto Qual è l oggetto che ha cambiato le abitudini dell uomo? Ce ne sono tanti, come il computer, l automobile, ecc., però quello che intendo io è la sedia. Già, la sedia, perchè ha cambiato completamente la vita dell uomo: infatti la metà della nostra giornata la passiamo seduti proprio lì. E cosa si può fare dopo che si è vista una mostra dedicata alle sedie più strane che esistano? Avere voglia di inventarne una! Ed è proprio questo che ho fatto con i miei compagni (classi 4 A e B). Ora vi spiego dettagliatamene come. Prima di tutto ognuno di noi ha provveduto a portare del materiale come carta da regalo, stoffa, bottiglie Dopo due settimane ne avevamo raccolto tanto, ma tanto, che dovevamo uscire noi dalla classe per fargli posto!

3 gli SPICCIOLI del San Luigi Pagina 3 Anno 2, Numero 13, Maggio 2007 Poi è arrivato il giorno tanto atteso da tutti, quello della costruzione del prototipo di sedia, avvenuto in quattro fasi ben precise: la formazione di tre gruppi di lavoro (composti da cinque o sei ragazzi ciascuno), il progetto, la realizzazione vera e propria e infine la presentazione del proprio lavoro. Il momento più bello (ricrea art) si è svolto così: tutti i tre gruppi avevano a disposizione una sedia da elaborare come si voleva e dove si poteva fare quello che si voleva; tutti hanno utilizzato delle bottiglie di plastica per fare i braccioli e il poggiatesta e con un lenzuolo (opportunamente colorato) hanno ricoperto tutta la sedia. Dopodiché ciascun gruppo ha dato fondo alla propria creatività e alla fine sono state presentate tre sedie: Geronimosedia, Sedia Italia e Sedia Primavera (fatta tutta dalle compagne). La Geronimosedia aveva due orecchie di gommapiuma e una fetta di formaggio groviera fatto sempre di gommapiuma, per ammorbidire il poggiatesta. La decorazione era tutta a puntini arancio e rossi con un bordo giallo. La sedia Italia aveva una medaglia d oro posta sul sedile, un poggiagambe, un sacchetto da regalo come rivestimento per il poggiatesta ed era decorata con la bandiera dell Italia. La sedia Primavera invece era tutta decorata con fiori, animali e alberi. Alla fine delle nostre fatiche abbiamo messo le nostre creazioni nell atrio della scuola, in modo che tutti potessero ammirarle. Deca DJ Corner Il Latitante di Daniele Silvestri Questo mese ho deciso di presentare il disco più recente giunto, a dire il vero un po per caso, nella mia discografia personale. D altronde la scelta era tra Daniele Silvestri e l ultimo album di Tiziano Ferro: scelta difficile Il titolo di questo disco probabilmente non vi dirà nulla, ma se incomincio a dire: la paranza è una danza che si balla nella latitanza allora vi si accenderà una lampadina. È la forza dei tormentoni. Comunque prima di arrivare alla paranza Silvestri, dal 1994 ad oggi, ha sfornato ben 5 album di inediti e due raccolte: Occhi da orientale del 2000 e il doppio Livre transito, comprendente l orecchiabile tormentone Kunta Kinte. Silvestri fa parte di quel gruppo di cantautori romani che iniziano la propria carriera verso la metà degli anni 90 e che sono tutt ora in piena maturità artistica. Di questa scena fanno parte Niccolò Fabi, i fratelli Riccardo e Daniele Sinigallia come produttori, e Max Gazzè, che prima di iniziare la carriera solista era appunto bassista di Silvestri. Dopo il primo album omonimo del 94, comincia a farsi conoscere al pubblico con Prima di essere un uomo dell anno seguente, che contiene la simpatica Le cose in comune e il manifesto L uomo col megafono con cui si presenta a Sanremo. Mi piace definire Silvestri appunto un uomo col megafono, per la sua capacità comunicativa e di denuncia che caratterizza tutta la sua carriera. Nel 1996 arriva Il dado con una delle sue canzoni più politicizzate ed esplicite, Cohiba (dedicata a Ernesto Che Guevara e alla rivoluzione cubana). Vuole essere anche un omaggio alla tradizione musicale latino-americana che influenzerà in parecchi episodi tutti i suoi dischi, fino ai ritmi della paranza. Nel 1999 si presenta di nuovo a Sanremo con un brano dedicato ai carcerati, Aria, inserito nell album Sig. Dapatas, che contiene tra l altro la trascinante e disimpegnata Amore mio. Ancora una volta Silvestri dimostra che è possibile accostare momenti di grande intensità e seria riflessione ad altrettanti di ironia e spensieratezza. L importante è che siano accomunati da un uguale e sincera capacità di osservazione della realtà e di comunicazione tagliente ricca di immagini originali e quasi paradossali. Dopo la prima raccolta torna di nuovo col botto con l album Unò-Duè del 2002, ma è soprattutto la partecipazione sanremese (con un brano imprevedibile e intramontabile come Salirò ), che gli permette di fare il passo verso il grande pubblico. Come ci ha abituato anche in quel lavoro regala momenti melodici e tranquilli quali Sempre di domenica e brani carichi di rabbia, in questo caso verso ogni forma di guerra e di odio, come Il mio nemico.

4 gli SPICCIOLI del San Luigi Pagina 4 Anno 2, Numero 13, Maggio 2007 Dopo ben cinque anni torna con un nuovo album di inediti. E ritorna in scena giocando di nuovo la carta Sanremo, con un pezzo fuori dai soliti schemi che sbanca di nuovo la partita radiofonica. Fa veramente riflettere come sia sulla bocca di tutti una canzone che prende di mira il vizio tutto italiano di fuggire davanti alle proprie responsabilità, da cui, quanto più sono gravi, tanto è più facile scappare. Ascoltando tutto il disco ci si rende conto di come questo atteggiamento non sia solo dei grandi latitanti del giorno d oggi, (politici, imprenditori, boss mafiosi ), ma sia una condizione che caratterizza un po tutti. Siamo tutti un po latitanti, secondo Silvestri, lui compreso. Di fronte alle cose che non vanno nel nostro Paese e in questo mondo il rischio in cui caschiamo è di far finta di niente, di scappare o di dare la colpa ad altri. Tutte le canzoni si muovono sul doppio binario tipico di Silvestri: quello personale, legato principalmente ad amori ritratti sempre in modo ironico e tagliente (tra queste segnalo: Mi persi, Sulle rive dell Arrone, Io fortunatamente, Ninetta Nanna ) e quello più sociale, caratterizzato dall analisi e dalla denuncia di situazioni di incoerenza e ambiguità della nostra società (come ad esempio Gino e l Alfetta, che tratta in modo esplicito il tema dell omosessualità e l intolleranza che in alcuni casi si dimostra verso questa realtà, Faccia di velluto, ritratto disincantato della classe politica, Prima era prima e Love is in the air, che riflette sul fatto nell aria invece che amore ci sono solo sostanze nocive e diossine varie). Merita una menzione particolare A me ricordi il mare, in cui compare anche il cantante degli Otto Ohm, gruppo romano interessante. Nel brano emerge in modo chiaro la capacità di Silvestri di sfruttare immagini strausate come il mare, facendone emergere però i lati negativi per applicarli ad un amore finito: Mi ricordi il mare, non per i riflessi, per il sugo andato a male, il qualunquismo dei discorsi sotto l ombrellone, il sudoku che non torna e quello che era scritto a penna e già da cancellare. Dal punto di vista musicale è da segnalare la difficoltà di etichettare in senso unico lo stile di Silvestri. Nelle 13 tracce del disco si passa con disinvoltura dall atmosfera jazz rilassata del brano di apertura agli accordi rock e dai ritmi latini a quelli drum n bass. Insomma, anche in questo caso, si può essere più o meno d accordo con l artista, ma tanto di cappello a chi cerca di immettere idee nuove e non banali nel nostro panorama musicale sempre più arido. Herbert Fanucci Cosa succede La CBC Adventures a Roma 5.00 del mattino: tutti svegli! Dobbiamo partire! Saluti veloci (ma nemmeno tanti ) e poi su, sul pullman. Fa freddo e noi lo soffriamo anche per il Don che se ne sta beatamente in maniche corte (lui sì che c ha il fisico!). Dopo 7 ore di canti sfrenati e qualche colpo di sonno, arriviamo finalmente alle catacombe di Domitilla. Dentro speriamo di non perderci, siamo in un labirinto di cunicoli e tombe; diciamo una Messa veloce e usciamo: per fortuna siamo tutti sani e salvi! Visitiamo S. Paolo Fuori le Mura e ci divertiamo a trovare il medaglione di Pietro e Benedetto XVI, senza dimenticare Giovanni Paolo II. Arriviamo all albergo assonnati e stanchi morti; nonostante tutto riusciamo a seguire il Don sulla spiaggia, per ammirare il cielo stellato. 6 ore di sonno e via, di nuovo verso Roma! Siamo andati a letto a mezzanotte e si nota, così sul pullman il Don ci risveglia con la musichetta dei Looney Tunes ( Acc! Stavo sognando il letto!) per esporci il programma. Alle 8.00 cominciamo la scalata della cupola di S. Pietro: in cima la vista è bellissima, ma le gambe sono distrutte!

5 gli SPICCIOLI del San Luigi Pagina 5 Anno 2, Numero 13, Maggio 2007 Scendiamo e mentre entriamo a visitare le tombe dei Papi il Don propone di risalire sulla cupola. Proposta subito bocciata. Alle abbiamo la Messa dei ragazzi della Professione di Fede in S. Pietro. Il Don cerca di fregare i controllori per andare in prima fila, ma non ci riesce e finiamo tra gli ultimi. Usciti dalla Messa siamo affamati: dov è il ristorante?! Nel pomeriggio visita culturale (ancora a piedi!!). Piazza di Spagna: ci improvvisiamo modelle sulla scalinata. Fori imperiali: qualcuno dice che sono egiziani, ma non lo sa che siamo a Roma!? Tornati in albergo supplichiamo la suora di mandarci a letto presto; non ci sono storie: nanna a mezzanotte, dopo il gioco di Chi vuol esser missionario? intervallato dai resoconti della partita Manchester-Roma (noi tifiamo Manchester, naturalmente). Driiiiin! Altro giorno, altre avventure. Ma questa sveglia non si rompe mai?!? Alle 8.00 siamo già in Piazza S. Pietro per disporci per l udienza papale. Il Don si infiltra abilmente e prende i posti. Dopo due ore di chiacchiere con una simpatica guardia svizzera, il Papa fa la sua comparsa in piazza accompagnato dai nostri cori da stadio modificati per l occasione (dobbiamo pur farci riconoscere in qualche modo!!). Dopo l udienza per non perderci raggiungiamo il pullman in fila indiana, facendo a volte il ponte per far passare gli altri. Saliamo sul pullman stanchi ma felici. Alle siamo finalmente a casa, pieni di sonno e di ricordi E il giorno dopo niente scuola. Discri Il sesto senso Ovvero, quello della sensibilità. Così venti associazioni di volontariato hanno contribuito alla realizzazione della manifestazione Il percorso dei sensi, organizzata come una festa o, meglio, un gioco, per far conoscere il loro operato. Un gioco strutturato come quello dell oca, con tanti stand al posto delle caselle, dove i giocatori hanno potuto misurarsi con prove a tema sui sensi: il senso della vita, del gusto o del ritmo, ma anche quello del pericolo, della salute, della diversità, del solidale, della sicurezza, dell accoglienza E, giocando, hanno potuto incontrare le persone che animano le diverse associazioni e capire il senso della loro scelta e del loro servizio; il tutto condito con intrattenimenti, spettacolini, esibizioni musicali e di ballo. Un modo insolito e fantasioso per dare visibilità a tempo, energie e competenze che il vasto esercito dei volontari dedica al proprio impegno e per trasmettere con entusiasmo e passione una nuova sensibilità ai bisogni sociali del territorio. Per sviluppare verso queste richieste una specie di sesto senso. Appunto. Mrs. Norris Dal nostro inviato sportivo... Graziella e lo sci di fondo Come hai iniziato a praticare questo sport e cosa ti ha spinta a proseguire? Ho iniziato a praticare lo sci di fondo circa 9 anni fa, all età di 46 anni. Dico questo perché è uno sport che si può praticare anche in età non più giovanissima e con costanza e volontà si possono raggiungere ottimi risultati. Mi è piaciuto da subito. Ho iniziato prima con il metodo classico: all interno dei binari mi inoltravo nei boschi fermandomi quando ero stanca e osservando il mondo che mi circondava. È una sensazione bellissima: nel silenzio più assoluto senti solo il rumore dei tuoi sci sulla neve situazione estremamente rilassante. Poi sono passata al pattinato.

6 gli SPICCIOLI del San Luigi Pagina 6 Anno 2, Numero 13, Maggio 2007 Inizialmente con fatica, perché imparare l equilibrio sugli sci e la giusta spinta non è stato semplice, però con l esercizio continuo e volontà ci sono riuscita. Non si può non amare questo sport, la sensazione di pace che provi quando con gli sci attraversi lunghe distese con intorno le montagne piene di neve e la sensazione di volare pattinando sono impagabili e ti fanno dimenticare la fatica che fai. Vedendo le immagini alla televisione sembra molto faticoso: è vero? Indubbiamente è faticoso, ma con la giusta tecnica e un adeguata preparazione la fatica non è così spaventosa se paragonata al risultato che ottieni. Ci puoi descrivere le varie specialità di questo sport? La prima tecnica dello sci di fondo era rappresentata dal camminare con gli sci sulla neve, senza scivolarvi sopra. Con il miglioramento dei materiali, delle piste e dalla loro "battitura" e con l'introduzione dei bastoncini, i fondisti cominciarono a far scivolare gli sci sulla neve, modificando le tecniche di sciata. Verso la fine del 1800 il passo fondamentale divenne lo alternato. Nello sci di fondo i movimenti delle gambe sono coordinati con quelli delle braccia. Queste, appoggiandosi sui bastoncini, aiutano l'avanzamento con spinte ritmiche. Nello sci di fondo si distinguono due tecniche che si differenziano anche per l'attrezzatura utilizzata: classica pattinaggio I movimenti della classica sono simili a quelli di una camminata, durante la quale gli sci scorrono paralleli fra loro, all'interno di due "binari" tracciati nella neve da macchine apposite. E utilizzata su terreni pianeggianti ed è la tecnica più semplice ed istintiva. Prevede vari tipi di movimenti, tra cui il "passo spinta" e il "passo alternato". Negli ultimi anni, a livello agonistico, il "passo spinta" ha quasi sostituito il "passo alternato", che viene utilizzato solamente per tratti in forte pendenza. La parte inferiore degli sci deve permettere un certo attrito per impedire che lo sci arretri nel momento di cambio dell'appoggio e trasferimento del peso del corpo da un lato all'altro, permettendo ad ogni modo di avanzare. Tutte le solette utilizzate per la tecnica classica rallentano considerevolmente il movimento di arretramento, senza però svantaggiare esageratamente l'avanzata. A seconda dei livelli atletici, si può scegliere la tipologia di soletta dello sci da tecnica classica. Esistono: solette a "scaglie" (con solchi che bloccano il movimento di arretramento) solette chimiche (in materiali chimici che permettono l'attrito con la neve) solette trattate con scioline (colle speciali applicate alla parte centrale della soletta) Il pattinato prevede invece movimenti paragonabili a quelli che si compiono sui pattini, con spinte laterali con le gambe combinate alle spinte delle braccia. I movimenti più importanti sono il "pattinaggio con spinta" (lungo o corto) e il "pattinaggio con doppia spinta". Nel 1974/76 alcune innovazioni nei materiali e nei mezzi battipista permisero di ottenere velocità maggiori, ma fecero anche emergere le lacune della tecnica classica nei tratti pianeggianti dei percorsi di gara. Alcuni atleti cominciarono ad utilizzare un nuovo passo puntando obliquamente lo sci e dandosi così la spinta. Attualmente nella tecnica libera si usa il cosiddetto "skating", nel quale la spinta viene data premendo il lato interno dello sci nella neve e aiutandosi con la spinta delle braccia. Il movimento somiglia vagamente a quello del pattinaggio su ghiaccio. Gli sci sono più corti di quelli usati nella tecnica classica, non presentano scaglie e i bastoni sono più lunghi. La tecnica richiede piste preparate appositamente. Per affrontare le discese meno ripide - ma non meno impegnative - dello sci di fondo occorre mantenere il baricentro basso e distribuire il peso del corpo su entrambi gli sci. Si può scendere anche a spazzaneve, spostando il peso del corpo sullo sci e puntando lo spigolo interno si affrontano le curve. Infine bisogna aggiungere che gli sciatori più esperti ricercano la maggiore velocità spostando ripetutamente il peso da una gamba all'altra: in tal

7 gli SPICCIOLI del San Luigi Pagina 7 Anno 2, Numero 13, Maggio 2007 modo sfruttano le piccole scivolate per mantenere l'equilibrio e scoprire le traiettorie migliori. Che tipo di attrezzatura serve? Per la pratica dello sci di fondo si usano sci privi di lamine e scarpette particolari, che si fissano agli sci solo in punta, consentendo al tallone di sollevarsi liberamente. Per la tecnica classica, gli sci hanno una soletta specifica che impedisce di scivolare all'indietro durante il passo alternato: la parte centrale viene ricoperta da una sciolina particolare ("di tenuta") o ha delle piccole scaglie rilevate. Quando il peso del corpo poggia su questa zona, lo sci si blocca e non arretra. Le scarpette sono avvolgenti, ma alte fino alla caviglia. Per la tecnica pattinata, le scarpe hanno un gambaletto più alto, la soletta degli sci è uniformemente liscia. La presa sulla neve viene garantita dalla disposizione obliqua e dalla presa di spigolo degli sci. La sciolina è una sostanza che viene applicata sul lato degli sci che poggia sulla neve per migliorarne le prestazioni. Pur essendo chiamate tutte scioline, i materiali utilizzati sono diversi a seconda che si parli di sci di discesa o sci di fondo Per l abbigliamento, è necessario avere una tutina aderente di materiale adatto, una giacchina con o senza maniche non molto pesante per non sudare eccessivamente, oppure un antivento, cappello, guanti e occhiali. Quali sono e dove sono i luoghi migliori per praticarlo? Ci sono luoghi noti agli amanti dello sci di fondo dove puoi trovare piste già preparate sia per il classico che per il pattinato. E difficile dire qual è il luogo migliore, io personalmente amo l Engadina in Svizzera. Unisce piste preparate con cura con il paesaggio che ogni volta ti riserva delle sorprese. Hai delle piste che variano secondo le tue necessità o il tuo allenamento: percorsi lunghi che collegano i vari paesi e piste nel bosco in leggera salita. Come ci si può allenare nella stagione estiva? Lo sci di fondo è uno sport completo che fa lavorare tutta la muscolatura. L'impegno muscolare è diverso a seconda delle tecniche: nella tecnica di pattinaggio si usano particolarmente i glutei, i quadricipiti e i polpacci nella tecnica classica le spalle, le braccia e il dorso Questo sport è un ottimo allenamento cardiovascolare e l'esercizio frequente migliora considerevolmente le prestazioni del cuore e dei polmoni. La disciplina ha anche effetti antistress, grazie all'ambiente in cui viene praticata. Durante la stagione estiva ci si può allenare facendo il "Nordic Walking" la nuova moda che, sull'onda del "wellness" sta diventando sempre più popolare tra gli sportivi e gli amanti della vita all'aperto. Sempre usato dalla stragrande maggioranza dei fondisti come allenamento estivo, ha preso enormemente piede in Finlandia, dove nei primi anni '90 è diventato così popolare da essere attribuita proprio agli stessi scandinavi "l'invenzione" di questo "nuovo sport". La caratteristica principale del Nordic Walking è la camminata con i bastoncini simulando il passo alternato, che risulta meno impegnativa e sollecitante della corsa (si riducono i traumi alle giunture degli arti inferiori) ma nettamente più efficace della semplice camminata. Sempre come allenamento, e forse più praticato, è l utilizzo degli skiroll, che sono dei piccoli sci con le rotelle. Contemporaneamente agli attrezzi ed alla tecnica, sono cambiate anche le scarpe utilizzate dagli atleti, che devono essere più alte e rigide sul fianco, in modo di garantire una maggiore stabilità laterale. Cip & Ciop Pallacanestro per tutte le età! Eh sì, sono proprio loro, le piccole ed i piccoli (ma grandi) giocatori di basket del , quelli che insieme alle loro sorelle maggiori che vi abbiamo già fatto conoscere sul numero di febbraio e che speriamo facciano tornare grande il basket nel nostro oratorio... Perché, se non lo sapete, tanti anni fa la pallacanestro di Lissone è nata proprio nella Virtus.

8 gli SPICCIOLI del San Luigi Pagina 8 Anno 2, Numero 13, Maggio 2007 Se ancora non conoscete questi piccoli, ecco a voi l'occasione per sapere chi sono e cosa fanno! All'inizio dell'anno erano pochi, alcune/i spavalde/i, altre/i coccolone/i, altre/i ancora timidone/i, ma poi sono cresciuti, hanno visto che giocare con gli altri è divertente e che piano piano si impara e sono diventati una trentina, ed adesso eccoli qua, una "mandria" di bambini che non vede l'ora che venga il venerdì, perché è il giorno dell' allenamento. Con grande entusiasmo ogni settimana si buttano in questa "avventura", accompagnate/i dai loro allenatori Ilaria, Marta, Marta 2 e Alberto, che in alcuni momenti devono dare fondo a tutta la loro pazienza, ma che sotto sotto si divertono più dei bambini. Questi ritrovi offrono anche l opportunità di fare nuove amicizie! Insieme si allenano per il prossimo anno sportivo, nel quale dovranno affrontare il loro primo campionato. Il bello della Virtus è che si può giocare finché se ne ha voglia; lo sapete che ci sono virtussini che a quaranta e più anni si trovano ancora per giocare?!? Ma aspettate, c'è anche qualcos'altro: ebbene sì, questo è un invito per tutti i bambini e bambine del a cui piace giocare: provate a fare basket! Ilaria, Giacomo, Andrea, Alberto, Simone, Veronica, Tommaso, Emmanuele, Andrea, Margherita, Giulia, Laura, Nube, Marta, Carlo, Edoardo, Riccardo, Simone, Giuditta, Rebecca, Greta, Nicolas, Giacomo, Matteo, Cesare, Gaia, Noemi VI ASPETTANO! Venite direttamente alla palestra delle scuole Bendetto Croce il venerdì dalle alle 18.30, oppure chiedete informazioni presso la segreteria dell'oratorio S. Luigi. Dai! Alecim Special Guest Per i lissonesi Croce Verde è sinonimo di ambulanza. Ma quali sono i fattori distintivi che caratterizzano la Croce Verde locale dalle altre organizzazioni di soccorso? Incontriamo alcuni volontari direttamente nella loro sede: Cristina, Viviana e Marisa; Guido, consigliere della Croce Verde, responsabile dell organizzazione dei turni e anello di raccordo tra l Associazione e l esterno; Tony, responsabile della formazione dei volontari e dei corsi ai cittadini e Nino, new entry tra i soccorritori. La prima cosa che ci raccontano, giustamente orgogliosi, è che tutti i soccorritori sono formati a norma di legge e sono certificati sia dal 118 che dalla Regione Lombardia. Per la cittadinanza questo è garanzia di professionalità ed elevata qualità di servizio. Sappiano che la Croce Verde vanta una lunga tradizione nell assistenza e nel soccorso sanitario Ma quando e perché è nata? La Croce Verde nasce tra il 1934 e il 1935, per volontà dell Associazione Esercenti Lissonesi. Dopo qualche anno vive un periodo di tensioni e difficoltà, in quanto il servizio di ambulanza viene fornito dai Vigili del Fuoco. Col passare del tempo però si ripropone l esigenza di differenziare i servizi prestati dai volontari: quindi si decide di lasciare alla Croce Verde la gestione del soccorso con l ambulanza e ai Vigili del Fuoco quello dedicato ad altre emergenze. Nel 1973 viene ufficializzata questa scissione, ricostituendo a tutti gli effetti la Croce Verde. La Croce Verde opera solo sul territorio lissonese? Come siete organizzati e come funziona la macchina del soccorso? La nostra Associazione fornisce mezzi e uomini, a disposizione del 118 con servizio nazionale di emergenza e urgenza e in quanto tale è inserita nel Centro Operativo del 118 di Monza, che gestisce e coordina tutte le ambulanze del territorio della Brianza per interventi localizzati in questo bacino (circa una trentina di comuni). Quando alla Centrale arriva una richiesta di soccorso, gli operatori prendono tutte le informazioni necessarie per predisporre l intervento e, sulla base delle disponibilità dei mezzi, inviano l ordine di uscita alla sede individuata. Noi riceviamo via computer i dettagli dell intervento, con tanto di coordinate per raggiungere il luogo della chiamata. Giunti sul posto comunichiamo via radio con la

9 gli SPICCIOLI del San Luigi Pagina 9 Anno 2, Numero 13, Maggio 2007 Centrale per riferire lo stato delle cose e per avere nuove istruzioni. In alcune circostanze insieme all ambulanza opera anche l auto medica, a bordo della quale ci sono un medico ed un infermiere professionale, con lo scopo di prestare un soccorso tempestivo in caso di grave necessità, ma anche di portare l ospedale presso il ferito prima ancora che questo raggiunga il Pronto Soccorso. Facciamo un e- sempio: in caso di infarto è possibile fare un ECG che viene inviato via radio all ospedale, dove un cardiologo valuta il tipo di intervento necessario, oppure utilizzare il defibrillatore (per l uso del quale sono addestrati tutti i nostri soccorritori). Con questo sistema, quando il paziente arriva al Pronto Soccorso trova un equipe veramente pronta ad accoglierlo e questo permette di risparmiare minuti preziosi nel soccorso. Quali altri servizi svolgete e in che modo gestite le diverse richieste? Oltre al servizio di emergenza e urgenza coordinato dal 118, svolgiamo anche servizi di trasporto (con ambulanza) e servizi sociosanitari (senza ambulanza). Questi ultimi vengono effettuati con mezzi attrezzati a seconda delle esigenze: carrelli elevatori per carrozzine, pulmini per il trasporto di disabili, eccetera. Questi servizi devono essere prenotati, in modo che Guido possa organizzare al meglio le risorse; dato che la maggior parte dei volontari lavora, è necessario un buon coordinamento per poter soddisfare al meglio le richieste. Effettuiamo anche servizi sportivi durante le varie competizioni e di presidio, ogni volta che viene richiesta la presenza di personale e mezzi di soccorso (es.: manifestazioni in piazza). Un altra attività svolta dalla Croce Verde è quella di supporto alla Guardia Medica. Il medico di guardia non è un nostro uomo, ma si appoggia ai locali della Croce Verde per visitare le persone che si presentano in ambulatorio. Inoltre utilizza una nostra macchina e un nostro autista per fare le visite domiciliari. Ultima, ma non per importanza, è l attività di formazione che svolgiamo sia per i volontari che per la cittadinanza. Cos è e come funziona e viene gestito il servizio di Guardia Medica? Come abbiamo già spiegato, il servizio è in convenzione con l ASL e viene fornito quando cessano le prestazioni dei medici di base (notte e festivi). A volte si rende necessario inviare al Pronto Soccorso la persona che si rivolge alla Guardia Medica. In questo caso scatta la solita procedura del 118: il medico avvisa la Centrale operativa di Monza e sulla base delle sue indicazioni il 118 dispone l invio dell ambulanza. Quindi, nessuna meraviglia se non arriva un mezzo della Croce Verde: è sempre e comunque il 118 che smista e organizza tutte le ambulanze a disposizione. Servono competenze particolari per svolgere volontariato in Croce Verde? Come per tutti i tipi di volontariato, più che competenze particolari servono grande motivazione a voler fare, a mettersi in gioco per gli altri. E anche un po di spirito di sacrificio, perché fare volontariato significa (soprattutto per chi lavora) spendere il proprio tempo libero per gli altri anziché per se stessi. La preparazione dipende dalla funzione svolta: un autista è praticamente già pronto a svolgere il servizio, mentre un addetto al trasporto disabili ha bisogno di maggiori attenzioni. I soccorritori invece devono frequentare un vero e proprio corso di formazione, approvato dalla Regione, e sostenere un esame di idoneità alla fine. Come avviene la formazione? Innanzi tutto viene insegnato che per prestare un soccorso adeguato si deve operare in condizioni di sicurezza. Un soccorritore che ha bisogno a sua volta di aiuto non serve a chi sta soccorrendo. La formazione è diversificata a seconda delle attività. Chi svolge servizi non in urgenza (detti trasporti extra-ospedalieri ) deve frequentare un corso di almeno 40 ore, con programma stabilito da Delibera Regionale ed esame conclusivo. Per essere abilitati ai servizi in urgenza bisogna completare il corso con altre 80 ore (totale 120 ore) e sostenere un severo esame finale che certifica l idoneità a questo tipo di attività. Con questa certificazione si è abilitati ad usare l ambulanza per tutti i tipi di servizi ed all uso del defibrillatore. I corsi vengono fatti nella nostra sede e l esame (che consiste in una parte teorica e una pratica) viene sostenuto davanti ad un medico della Centrale 118.

10 gli SPICCIOLI del San Luigi Pagina 10 Anno 2, Numero 13, Maggio 2007 Sappiamo che la dotazione di un autoambulanza è molto costosa. Da dove provengono le risorse per acquistare e allestire questi mezzi? Facciamo attività promozionali con raccolta di fondi, in occasioni di giornate o manifestazioni particolari: la vendita delle torte è l esempio più classico. Alcuni servizi che forniamo ai privati sono a pagamento (anche se le tariffe sono veramente tra le più convenienti) ed abbiamo anche dei rimborsi da parte dell Asl per determinate prestazioni. Ci sono anche persone che per ricordare qualche famigliare ci fanno a volte delle offerte in memoria, così come è possibile destinare alla nostra Associazione il 5 per mille attraverso la Dichiarazione dei Redditi. Queste somme però sono in genere utilizzate per la copertura delle spese sostenute per il mantenimento della nostra attività (telefono, riscaldamento, ecc.). I mezzi, che sono veramente molto costosi (circa 80/ ), vengono acquistati esclusivamente grazie a donazioni. In che modo promuovete la conoscenza dei servizi offerti dalla Croce Verde e il reclutamento di nuovi volontari? Innanzi tutto facendo un po di pubbliche relazioni Veniamo invitati presso le scuole per illustrare la nostra attività, ma anche per tenere corsi di formazione a vari livelli. Nelle manifestazioni a cui siamo presenti cerchiamo di coinvolgere ed interessare la gente alla nostra attività. Periodicamente vengono proposti corsi di base anche alla cittadinanza e in genere è proprio da questi corsi che escono i nuovi volontari. Pensate che la scuola sia un mezzo efficace per educare al senso della salute e diffondere capillarmente la cultura del prevenire è meglio che curare? Sì, sicuramente. E importante insegnare ai ragazzi, fin da piccoli, come ci si deve comportare in caso di emergenza, quali informazioni dare e, soprattutto, cosa non fare. E importante far capire anche come funziona la macchina del soccorso e che per organizzarlo al meglio è fondamentale fornire indicazioni il più precise possibili. Finita la teoria, passiamo alla pratica. Con l aiuto di uno speciale manichino gli amici della Croce Verde ci spiegano come si interviene in caso di arresto cardiaco o respiratorio ed alcuni di noi provano il brivido di effettuare una respirazione a bocca a bocca e un massaggio cardiaco. E così scopriamo che quello che sembra facile, in realtà è molto faticoso! Poi Marisa, Cristina e Nino ci mostrano come funziona il defibrillatore che, anche se fa un po paura (bisogna stare ben lontani perché rilascia delle scariche elettriche molto forti), è uno strumento in grado di salvare la vita. Infine, dopo il classico giro turistico dei vari locali della sede (centralino, guardia medica, cucina, sala ricreazione, ecc.), arriviamo finalmente alla rimessa e i soccorritori ci aprono gli sportelli di una vera ambulanza, mostrandoci tutta l attrezzatura e spiegandocene l utilizzo. Alla fine, tutti in posa per la classica foto ricordo: gli amici soccorritori che ci hanno ospitato con tanta disponibilità, noi degli Spiccioli e Marco (il piccolino di Tony) che, nonostante la giovanissima età, già si muove sicuro nella casa della Croce Verde. Tonks Relax! Indovina chi fu lo scienziato nato nel 1564 a Pisa che ancora oggi è considerato uno dei più grandi scienziati dell epoca moderna? A lui si devono importantissime scoperte astronomiche (a causa delle sue geniali intuizioni ebbe anche qualche problemino con il Tribunale dell epoca), l invenzione di strumenti ottici di alta precisione, l introduzione del metodo scientifico e le intuizioni sul movimento dei corpi e la velocità della luce. Fisico e matematico studiò l inerzia e la caduta dei gravi, scoprì l influenza dell attrito sui corpi in movimento e realizzò strumenti di misura come il compasso. Su, su, è facile, il suo nome è... Canis Maior & Loony Moony Buone Vacanze!

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