INDAGINE DEMOSCOPICA SVOLTA DA ASTRA RICERCHE PER IL GRUPPO GIOVANI IMPRENDITORI DI INDUSTRIALI REGGIO EMILIA

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1 INDAGINE DEMOSCOPICA SVOLTA DA ASTRA RICERCHE PER IL GRUPPO GIOVANI IMPRENDITORI DI INDUSTRIALI REGGIO EMILIA Presentazione dell Osservatorio sulla società reggiana EDIZIONE 2011

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3 I reggiani e le scelte per il futuro

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5 QUESTA RICERCA Nelle pagine che seguono vengono presentati i risultati dell'annuale sondaggio sul sentiment dei cittadini italiani dai 18 anni in su residenti a Reggio Emilia e nella provincia, i quali ammontano a circa adulti. L'indagine è stata realizzata tra il 15 e il 18 dicembre 2010 tramite 500 interviste telefoniche somministrate col metodo CATI (Computer Aided Telephone Interviewing). I dati, laddove possibile, sono confrontati con quelli delle rilevazioni precedenti: sempre dal 2007, a volte dal 2006 (quando questa risulta perfettamente comparabile). 5

6 LA FUORIUSCITA DALLA CRISI ECONOMICO-SOCIALE Partiamo dai risultati del Monitor di fine 2009: ben il 90% dei reggiani (del capoluogo e non) riteneva che la crisi avviatasi nell'ottobre 2008 avesse avuto, nei suoi primi sedici mesi, un impatto assai rilevante. Per l'esattezza, il 35% del campione parlava di conseguenze molto gravi o gravissime e il 55% riferiva di conseguenze abbastanza gravi: il che segnalava, con ogni evidenza, che quest'area non era riuscita affatto a 'proteggersi' dal tracollo dell'economia mondiale ma anzi ne era stata investita in pieno, in parte proprio per il forte peso dell'industria esportatrice, massimamente penalizzata dal calo della domanda anzitutto euro-americana. E - ricordiamolo - la percezione di tale impatto assolutamente negativo risultava maggiore della media tra chi lavorava (in primis il ceto medio impiegatizio e la classe operaia con l'aggiunta degli agricoltori e dei braccianti, i 25-54enni, i soggetti con redditi e consumi medi, quelli con la licenza media ed elementare). Come si presenta la situazione un anno dopo, ossia a quasi ventotto mesi dal fallimento della Lehman Brothers, ormai divenuto il simbolo del più terribile 'crollo' dal secondo dopoguerra? La risposta si trova nella 'torta' qui sotto, dalla quale si evince che solo il 29% dei residenti italiani nell'intera provincia di Reggio Emilia ritiene che la ripresa sia in atto; il 13% parla d'una sostanziale stagnazione 'in basso' oppure insiste sull'esistenza d'una recovery a macchia di leopardo (in certe aree sì e in altre no oppure in taluni comparti sì e in altri no); col dominante 58% che nega che si sia verificata o sia in atto alcuna ripresa dell'economia del territorio. Con un'aggiunta: i vissuti positivi si ritrovano maggiormente tra i men che 45enni, i laureati, gli imprenditori/dirigenti/professionisti, coloro che appartengono a nuclei familiari con quattro o più membri e specialmente con bambini e adolescenti; all'opposto, i vissuti negativi albergano assai al di sopra della media tra i 55-64enni, i singles, coloro che hanno conseguito solo la licenza elementare o addirittura non hanno alcun titolo di studio, i commercianti/esercenti/artigiani; con gli 'stabili' soprammedia 55-64enni, casalinghe, residenti nella Bassa e dunque nella zona pianeggiante a sud del Po. 1 Indice di perceived recovery POSITIVO ( ) 28,8% NULLO/ AMBIVALENTE (53.000) 12.8% NEGATIVO ( ) 58,4% 6

7 Vediamo il dettaglio delle condizioni degli intervistati: solo il 12% è certo che la ripresa si sia avviata (ma unicamente il 4 per mille la descrive come veloce); il 33% la dice presente solo in certi settori e il 26% in alcune zone della provincia: il 9% sostiene che la crisi è finita o quasi per la produzione e per le esportazioni ma è tuttora grave per l'occupazione, il lavoro; il 45% afferma che essa è ancora in atto ma con visibile rallentamento negli ultimi mesi, mentre il 38% sostiene che la crisi economicosociale sta tuttora aggravandosi, s'avvita su se stessa, dunque continua a peggiorare. Una conferma viene dai dati riferiti all'attuale situazione delle imprese reggiane che producono beni e servizi, quindi non solo manifatturiere. Come si vede dando un'occhiata alla 'torta' qui sotto riportata, non più del 30% del campione è certo che esse siano uscite - del tutto o quasi completamente - dalle difficoltà vissute negli ultimi due anni e mezzo; il 28% parla d'un'intensità e d'una diffusione significative della crisi; il 42% la racconta rilevantissima, a volte drammatica. L'analisi dei dati disaggregati mostra che il sentiment positivo è più presente tra gli anziani e i residenti nel capoluogo, la percezione di persistenti difficoltà di medio peso si trova specie tra i 18-24enni, i lavoratori autonomi e gli studenti con i giovani in cerca di prima occupazione, i soggetti con redditi e tenore di vita medio-bassi e bassi; l'allarme risulta più forte nell'area meridionale appenninica della provincia, tra i laureati, presso i commercianti/esercenti/artigiani e gli operai/braccianti/commessi. 2 Indice di crisi delle imprese reggiane ALTO ( ) 42,2% NULLO/ BASSO ( ) 30,1% MEDIO ( ) 27,7% 7

8 IL RITORNO DELL'OTTIMISMO PERSONAL-FAMILIARE Dunque, secondo la netta maggioranza dei residenti italiani in questa provincia, la crisi persiste, seppur in attenuazione: non si registra alcuna significativa ripresa dell'economia e specialmente dell'occupazione, per cui il quadro complessivo rimane perturbato, con l'aggravante dell'inedita durata della crisi stessa, ormai superiore ai 28 mesi. Eppure - ed è questo forse il risultato più rilevante di questo Monitor - la recovery sia socio-economica sia psico-culturale della popolazione è in atto, con forte discontinuità rispetto a dodici mesi prima. In altre parole, se le imprese e il lavoro continuano, secondo i più, a soffrire assai, la ripresa degli individui e delle famiglie sta affermandosi con forza. Ma entriamo nel merito. Cominciamo dalla cruciale domanda: "Nell'insieme, come vanno le cose a Lei e ai Suoi cari?". Le risposte-chiave si trovano nella 'torta' riportata nella pagina seguente, che mette in luce il nettissimo predominio dei soddisfatti circa la propria condizione (61%) sugli insoddisfatti (39%). Certo, gli assai contenti non raggiungono il 7% del totale campione, mentre un ben maggiore 54% risponde 'abbastanza bene', con toni non entusiastici; ma è anche vero che i totalmente negativi superano di poco il 6% e gli indicanti che a loro le cose vanno 'così così' si fermano al 32%. Il clima collettivo è tornato, dunque, a essere confortante, seppur non euforico: in particolare, nei gruppi sociali con redditi e titolo di studio medio-superiori e superiori, nel ceto medio impiegatizio, presso i membri di famiglie con 4 o più componenti, tra gli opinion leaders diffusi (ossia tra coloro che influenzano gli altri, fanno tam tam, attivano fenomeni 'virali'); con - all'opposto - più insoddisfatti della propria situazione socio-economica i soggetti con redditi, consumi, scolarità medio-bassi e bassi, i salariati ma anche diversi imprenditori/dirigenti/professionisti, i singles, i soggetti che non 'trainano' gli altri ma semmai fanno da 'vagoni' più che da 'locomotive' (per assenza di elevata Forza della Personalità). 3 L attuale situazione personale NON INDICANO (1.000) 0,2% INSODDISFATTI ( ) 38,8% SODDISFATTI ( ) 61,0% 8

9 Quel che è davvero cruciale è il confronto storico tra i cinque Monitor sin qui realizzati da AstraRicerche (qui sono compresi anche i dati del 2006 in quanto pienamente comparabili agli altri): per esso rinviamo ai cinque istogrammi qui sotto riportati. 4 L attuale situazione personale ,5% 71,8% ,4% 75,2% ,9% 49,1% ,2% 47,8% ,8% 61,0% 0% 50% 100% MALE/ COSI' COSI' BENE NON INDICANO Il benessere diffuso in questa provincia emergeva chiarissimo nel primo biennio, quando solo il 28% (a fine 2006) e il 24% (nel dicembre 2007) si descriveva come affetto da insoddisfazione personalfamiliare circa la propria condizione socio-economica. Poi, a fine 2008, ossia dopo circa due mesi dal tracollo delle economie mondiali, gli scontenti risultavano più che raddoppiati, sino a un maggioritario 51%, lievemente cresciuto poi sino al 52% della fine di dicembre Il 2010, testé conclusosi, ha segnalato una drastica inversione di tendenza, con i soddisfatti cresciuti dal 48% al 61% degli Italiani adulti di Reggio e provincia. Non si è ancora tornati al livello pre-crisi, supposto che ciò sia davvero possibile, ma senza dubbio la tradizionale forza - a un tempo economica, sociale, psicologica e culturale - di questa provincia è prepotentemente riemersa, anticipando la ripresa dell'economia e specialmente dell'occupazione. Se le cose appaiono in (dichiarato) recupero, pure l'ottimismo a un anno - riferito sempre a sé e ai propri cari - risulta in incremento. Guardiamo la consueta 'torta' che sintetizza il cosiddetto sentiment dei Reggiani (non solo del capoluogo), ricordando che esso è definito positivo quando gli intervistati prevedono nei successivi dodici mesi un miglioramento (il che a fine 2010 avveniva per il 21% del campione) ma anche quando essi ipotizzano 'stabilità positiva', ossia invarianza della propria condizione socio-economica se essa in precedenza è stata definita come positiva (38%). 9

10 5 Il sentiment PESSIMISTI ( ) 38,4% OTTIMISTI ( ) 59,2% STABILI/ AMBIVALENTI/ INCERTI (10.000) 2,4% Ebbene, a parte un infimo 3% che non prende posizione, i pessimisti autoriferiti a breve termine sono il 38%, ossia assai meno degli ottimisti per sé e i propri cari dal momento dell'intervista (59%). I primi sono, come di consueto, più presenti nelle fasce bassa e medio-bassa della popolazione (per reddito, livello di consumi, titolo di studio, capacità d'influenzare gli altri, forza psicologica, autostima, ecc.) e - per quanto attiene ai gruppi socio-professionali - tra gli studenti, i giovani in cerca di prima occupazione non precaria, i salariati e specialmente i lavoratori autonomi. Gli ottimisti, invece, si incontrano al di sopra della media tra i 18-24enni, i residenti nel capoluogo, i diplomati, gli imprenditori/dirigenti/professionisti e gli impiegati/quadri/insegnanti, i soggetti medio-alti e alti per reddito/consumi/opinion leadership, i membri di famiglie con 4 o più componenti. Come sempre, l'elemento più rilevante è il trend nei cinque anni, mostrato dagli istogrammi che seguono. 10

11 6 Il sentiment ,4% 23,3% 2,1% 45,1% ,1% 26,2% 2,6% 35,1% ,6% 13,4% 1,8% 18,2% ,4% 1,6% 51,0% ,4% 2,4% 59,2% 0% 50% 100% PESSIMISTI STABILI/ AMBIVALENTI INCERTI OTTIMISTI Se nel 2006 i pessimisti a Reggio e provincia superavano di poco il 29%, alla fine dell'anno successivo erano cresciuti sino al 36%, per poi - poco dopo l'avvio rumoroso e drammatizzato della crisi planetaria - 'volar su' al 67% di fine Già l'anno scorso, nel dicembre 2009, le aspettative autoriferite a breve termine si erano rovesciate, talché gli ottimisti erano tornati a sopravanzare i pessimisti (seppur solo 51% versus 47%). Oggi la tendenza al recupero psicologico s'è consolidata ed estesa ulteriormente, riportando i prevedenti negativamente il proprio prossimo anno quasi al livello di fine 2007, ossia all'ultima rilevazione prima della catastrofe dell'autunno Non c'è dubbio: se la crisi dell'economia certamente continua, invece la popolazione - già dal dicembre 2009 e ancor più dodici mesi dopo - anticipa la recovery, facendo leva sia sulle sue doti personal-familiari di laboriosità pro-attiva, sia sulla propria estroversione positiva: quest ultima costituisce un carattere stabile delle donne e degli uomini di questa provincia, come confermano alcuni tratti dell'auto-profilo degli intervistati, che per il 69% si definiscono forti e sicuri di sé, per il 76% si descrivono allegri ed estroversi (lievemente più le donne), per il 74% ottimisti (senza differenza tra i due generi), per il 59% con tanti sogni e progetti e ambizioni (qui con lieve prevalenza maschile). 11

12 REGGIO E PROVINCIA NEI PROSSIMI CINQUE ANNI Passiamo ora al sentiment relativo al Reggiano. La solita 'torta', riportata di seguito, ci aiuta a capire come andranno le cose nei prossimi cinque anni per l'intera area, secondo l'opinione dei suoi abitanti italiani adulti. Pure qui, i pessimisti 'pesano' assai poco, non raggiungendo neppure il 16% dell'insieme degli intervistati (con maggior peso relativo dei laureati, degli studenti e dei giovani inoccupati con l'aggiunta dei lavoratori autonomi, dei soggetti che non influenzano gli altri, dei residenti nella Bassa). Se il 4% non fa previsioni, il 28% ipotizza una sostanziale stabilità, con una sorta di ambivalenza, per cui il reggiano non perderebbe se stesso e i suoi punti di forza ma neppure si svilupperebbe assai (sono i 18-24enni e gli opposti ultra64enni a coltivare - assai più della media - tale convinzione, insieme ai soggetti poveri o con redditi e consumi medio-bassi, agli studenti e ai giovani in cerca d'una prima occupazione stabile). In conclusione, un maggioritario 52% segnala il proprio sentiment positivo relativo a Reggio e provincia da ora alla fine del 2015 (un ottimismo più rilevabile tra i 25-34enni, nella fascia meridionale appenninica, nei gruppi sociali benestanti o abbienti, presso i membri di famiglie con quattro o più componenti e specialmente con 0-14enni, tra gli opinion leaders attivanti fenomeni imitativi e 'virali' in grazia della loro peculiare Forza della Personalità). 7 Il sentiment a medio termine riferito alla provincia NON SANNO, NON FANNO PREVISIONI (17.000) 4,0% PEGGIO (66.000) 15,6% MEGLIO ( ) 52,4% STABILI/ AMBIVALENTI ( ) 28,0% L'analisi delle tendenze risulta determinante anche in questo caso. Gli ottimisti circa il futuro a medio termine di Reggio e provincia erano rimasti pressoché stabili nei primi quattro anni, pur se tra il 2006 e il 2008 i pessimisti - sempre minoritari - erano un po' cresciuti a scapito degli 'stabili'. Ora, invece, s'è verificata la svolta: il sentiment positivo per la prima volta diviene maggioritario (oltre il 52%); gli 'stabili' calano; specialmente i pessimisti si dimezzano rispetto al dicembre 2008 (dal 31% al 16%). Insomma - non v'è dubbio - nel cielo del reggiano è tornato il sereno: un dato tanto più interessante sol che si tenga conto di quanto abbiamo visto all'inizio di questo testo, quando abbiamo dovuto misurarci con la convinzione diffusa che la crisi in quest'area sia tutt'altro che finita (o addirittura - per circa un terzo - risulti in ulteriore aggravamento). 12

13 Facciamo un passo avanti e diamo una scorsa alle previsioni del campione circa il futuro - sempre a medio termine - di ben 23 aspetti della realtà dell'intera provincia, per ciascuno dei quali è stato chiesto all'intervistato di indicare il proprio specifico ottimismo/pessimismo tramite un voto da 1 (massimo pessimismo) a 10 (massimo ottimismo). La classifica dei voti medi è leggibile qui sotto e nella pagina seguente. 8 Le previsioni circa i trend a medio termine di alcuni aspetti di Reggio Emilia e del Reggiano 13

14 L'ottimismo domina, come sempre, per quel che attiene al sistema sanitario pubblico, alla scuola (università inclusa) e alla formazione, al leisure e alla cultura, alle infrastrutture della mobilità, alla qualità della vita e ai rapporti familiari, alle imprese reggiane (in termini sia di export sia di competitività). Su livelli di modestissimo ottimismo troviamo lo sviluppo economico (in generale e in particolare di nuovi settori produttivi), le possibilità di crescita professionale, i media locali (giornali, radio, televisioni), la qualità delle relazioni interpersonali al di fuori del nucleo familiare. A metà strada ecco la tutela dell'ambiente, l'occupazione dei giovani, l'accoglienza e l'integrazione positiva degli extracomunitari, la giustizia sociale, la tutela del risparmio delle famiglie, la qualità e l'efficienza delle amministrazioni comunali e provinciale. Infine, le tre previsioni più negative concernono l'occupazione stabile (dunque non precaria) e specialmente l'onestà e la qualità etica della classe dirigente così come l'ordine e l'assenza di criminalità. 14

15 È interessante notare che non sono emerse variazioni significative rispetto al quarto Monitor, quello del dicembre Certo, si riduce un po' - in misura generalizzata - l'ottimismo, con la sola eccezione delle infrastrutture della mobilità (per strade, autostrade, ferrovie, ecc. la positività risulta - seppur di poco - in incremento). Il pessimismo sale soprammedia per la sanità, i rapporti familiari, la qualità della vita. Nell'insieme, comunque, il quadro complessivo rimane pressoché stabile e specialmente non si modifica significativamente la classifica, il ranking. 15

16 IL 'CHE FARE' PER IL REGGIANO La medesima scarsità di variazioni rilevanti vale per un altro tradizionale capitolo di questo Monitor, giunto alla sua quinta edizione: ci riferiamo alle ben 31 azioni per ciascuna delle quali è stato chiesto d'indicare se esse siano tra le più importanti e urgenti per Reggio Emilia e la sua provincia. Iniziamo con l'esaminare i nove raggruppamenti - espressi da appositi indici - nei quali sono stati considerati insieme, per omogeneità tematica, le varie azioni, attività, iniziative auspicate dal campione. Ebbene, la principale macro-domanda sociale (88%) concerne il miglioramento del governo e dell'amministrazione, connesso anche alla crescita della qualità della politica: l'88% degli intervistati reputa questo tema decisivo. Nel merito, l'80% pretende che si smetta con i litigi, gli insulti, le risse nella vita politica e amministrativa a favore d'un dialogo più civile pure in sede locale; il 75% vorrebbe più ascolto e coinvolgimento dei cittadini nelle scelte politiche e amministrative; il 75% auspica un governo locale più aperto e trasparente; il 74% desidera il ringiovanimento dell'intera classe dirigente. Si conferma qui la grande, tradizionale attenzione alla politica dei reggiani, i quali si tengono lontani dalle sirene dell'anti-politica ma soffrono della crisi della politica ed esprimono forti richieste di eticità, dialogo civile, partecipazione e rinnovamento. Un'altra peculiarità di questo territorio e della sua gente è l'orientamento alla giustizia sociale (86%): un tema caro anzitutto alla tradizione 'rossa' e a quella cristiano-sociale ma divenuto valore comune diffuso e trasversale, talché l'86% lo avverte con particolare forza quando si parla, per esempio, di aiuto ai disoccupati, ai cassintegrati, ai precari (preteso dal 93% del campione); di migliorare il welfare (79%); di ridurre la disuguaglianza e dunque l'ingiustizia sociale (79%); d'integrare gli immigrati (64%); ecc.. Quasi egualmente netto è il forte (85%) favore per la tutela dell'ambiente, per la lotta a ogni tipo d'inquinamento, per il perseguimento dell'ecosostenibilità, che qui s'intrecciano indissolubilmente con la domanda di qualità della vita. In dettaglio, l'attivazione di ulteriori politiche ambientaliste è indicato come importantissimo e urgente dall'85% degli intervistati; il 76% vuole che siano resi più vivibili le città e i paesi della provincia; il 68% pretende che s'investa per ampliare e migliorare i trasporti pubblici urbani; il 62% auspica il recupero del centro storico di Reggio Emilia, e così via. Al quarto posto, sempre su valori assai elevati (80% di grande e appassionata attenzione) viene la cultura: e qui si va dall'86% che chiede forti investimenti nella ricerca all'81% che li vuole per attività culturali specifiche, dal 62% che dà grande peso a una nuova stagione dell'urbanistica non speculativa sino al 45% - venato spesso di religiosità - che vorrebbe che anche in questa provincia si desse maggior spazio agli aspetti spirituali, non materialistici e consumistici, dell'esistenza. Un po' più indietro, ma sempre col 66% di forte consenso, incontriamo l'auspicio di una serie di azioni volte a incrementare e ad affinare la competitività del sistema economico reggiano e delle sue imprese manifatturiere in primo luogo: dalla R&D (85%) alla lotta alle infiltrazioni della grande criminalità organizzata (89%), dallo sviluppo dei servizi sia pubblici (72%) sia privati (46%) - anche alla produzione - al miglioramento della mobilità (71%), sino ad altri provvedimenti 'sociali' che sostengano i processi di riconversione dell'apparato industriale. Il 62% esprime una significativa domanda d'ordine, in questa provincia nella sua versione sociale, in gran parte lontana dalle tematiche securitarie del law & order: dunque, il 94% auspica lotta alla 16

17 criminalità e l'89% in particolare alle infiltrazioni mafiose e camorristiche ma anche - contemporaneamente - più giustizia sociale (79%), più solidarietà e volontariato (73%), più accoglienza inclusiva degli stranieri (64%). Nel contempo, sarebbe errato sottovalutare la richiesta di restaurazione dell'ordine e dell'autorità (propria del 73%), il favore ormai amplissimo per l'espulsione degli immigrati irregolari se delinquono (68%), il minoritario ma significativo auspicio che Reggio e la provincia vengano restituiti agli italiani (42%). Al sesto posto ecco, assai avvertita dal 61% del campione, la richiesta di forti investimenti in servizi e infrastrutture: non in nuove mega-strutture commerciali (auspicate da meno dell'8%) quanto - come vedremo - in quelli connessi al 'rilancio' del capoluogo, all'utilizzo dell'inedita opportunità dell'alta Velocità ferroviaria, al ridisegno dell'intero sistema dei trasporti pubblici e privati, eccetera. Al settimo posto, col 55% di consistenti adesioni, ecco il favore per il consenso, tipico d'una società nella quale prevalgono da tanto tempo le istanze sia del dialogo, sia del consociativismo: e qui valgono molte delle domande rivolte alla politica all'insegna appunto del coinvolgimento generalizzato, della partecipazione allargata, dello sviluppo della collaborazione 'pubblico-privato' (71%), della garanzia della coesione sociale (69%), eccetera. All'ottavo e ultimo posto, sempre con adesione maggioritaria (55%) osserviamo il rilancio del capoluogo, che pure potrebbe apparire interessante solo per i residenti a Reggio e magari nei comuni limitrofi, essendo in teoria tema non necessariamente universale: eppure i nuovi progetti per Reggio sono reputati importantissimi e urgenti dal 62% degli intervistati (a partire dal recupero del suo centro storico), la riprogettazione del capoluogo per adeguarlo ai tempi nuovi è richiesta fortemente dal 51%, la realizzazione della stazione dell'alta Velocità è ritenuta essenziale dal 47% (si veda anche più avanti). 17

18 9 Sinottica degli indici 0% 50% 100% BUONA POLITICA/AMMINISTRAZIONE 87,6% 8,6% 3,8% GIUSTIZIA 86,0% 13,4% 0,6% AMBIENTE/QUALITÀ DELLA VITA 85,0% 11,2% 3,8% CULTURA 80,0% 13,8% 6,2% COMPETITIVITÀ 65,8% 26,0% 8,2% ORDINE 61,8% 32,4% 5,8% SERVIZI/INFRASTRUTTURE 60,6% 30,0% 9,4% CONSENSO 55,2% 29,6% 15,2% RILANCIO DEL CAPOLUOGO 55,0% 24,4% 20,6% ALTO o MEDIO-ALTO MEDIO o MEDIO-BASSO NULLO/ BASSO Nell'insieme, il ranking di tali auspici cambia assai poco rispetto a quello del dicembre 2009: si osserva, come prima, un generale leggero attutimento delle richieste, con poche eccezioni. La prima riguarda la sostanziale stabilità - su valori massimi - dell'attenzione alle tematiche occupazionali e a quelle del contrasto della criminalità (la lotta alle infiltrazioni mafiose e camorristiche, in precedenza mai esplorata, si colloca subito ai primissimi posti). La seconda concerne il particolare calo, al limite del tracollo, delle istanze spirituali, di quelle volte a restituire Reggio e la provincia agli italiani, del favore per i servizi privati. Ma, appunto, l'insieme non appare dinamico, quasi che l''agenda' dei reggiani in senso lato non sia stata granché modificata dalla crisi economico-sociale. 18

19 GLI AUSPICI CIRCA REGGIO E IL REGGIANO AL 2030 In occasione del 5 Monitor è stato introdotto un nuovo set di domande specifiche riguardanti il futuro dell'intera provincia nei prossimi due decenni: non stavolta sotto forma di previsioni quanto in termini di auspici. La sintesi è espressa nella mappa degli indici, riferiti a specifici 'grappoli' di desideri simili o comunque omogenei: la si vede qui sotto. 10 Sinottica degli indici 0% 50% 100% CIVILTÀ 82,8% 12,0% 5,2% ECO-SOFT ECONOMY 77,2% 11,6% 11,2% INNOVAZIONE/COMPETITIVITÀ 75,4% 15,6% 9,0% CULTURA 73,6% 15,4% 11,0% SERVIZI 67,6% 18,6% 13,8% INFRASTRUTTURE 55,2% 20,2% 24,6% ALTO o MEDIO-ALTO MEDIO o MEDIO-BASSO NULLO/ BASSO La maggiore aspirazione, avvertita dall'83% degli intervistati, riguarda il livello di civiltà del Reggiano: un mix di welfare e cultura ma specialmente di umanità e tolleranza nei rapporti tra le persone e i gruppi sociali (80%), di valorizzazione delle risorse umane in ogni ambito (80%), di maggior peso delle donne in tutti i settori (78%). Al secondo posto incontriamo l'eco-soft economy (77% di forte e medio-forte auspicio), ossia d'una società e d'un apparato produttivo più risparmianti energia e con maggior utilizzo delle fonti 'pulite' (87%), ecosostenibili o green (86%), con trasporti non energivori e poco inquinanti (tram, veicoli elettrici, biciclette, ecc.: 79%), con grandi parchi pure urbani (58%) e così via. 19

20 Poi è la volta della speranza di una provincia tra vent'anni contemporaneamente con più innovazione e competitività (75%): dunque con molti centri di ricerca scientifica e tecnologica (83%), ricca di competenze (78%), creativa e orientata all'innovazione (75%), con produzioni rinnovate e apprezzate nel mondo (74%), con una società dinamica e in continuo cambiamento (71%), con la classe dirigente completamente rinnovata (69%), con forte peso dei settori industriali avanzati ed eccellenti nel mondo (come la meccatronica: 62%), con grandi infrastrutture nuove o rese più moderne (58%). In quarta posizione ecco la cultura (74%): in dettaglio, tanti centri di R&D (83%), una forte e autorevole università (82%), una società informata e colta (78%), un grande peso delle scuole per l infanzia (69%), uno o più grandi eventi culturali (63%), ecc.. Al quinto posto troviamo i servizi (68%): da quelli sanitari (84%) a quelli connessi alla ricerca e ai trasporti (già citati più volte), dal turismo al terziario in generale (65%), dalle strutture per il tempo libero e lo sport (58%) al polo fieristico (48%), ecc.. Viene, infine, il groupage delle infrastrutture, di grande interesse per il 55% del campione e già segnalate nelle pagine precedenti. Con un aggiunta, mai affrontata nelle indagini demoscopiche annuali svolte da AstraRicerche per i Giovani Imprenditori reggiani aderenti a Confindustria: quella che riguarda lo sviluppo programmato del capoluogo (specie verso nord). Ebbene, salvo che per l ipotesi d un nuovo centro commerciale (interessante meno dell 8% del campione), l idea di una vera e propria riprogettazione del capoluogo appare condivisibile e attrattiva per la netta maggioranza degli italiani adulti residenti nel territorio dell intera provincia (55%). Consensi specifici e rilevanti concernono il rilancio del capoluogo anche recuperandone il centro storico (62%), la nuova linea ferroviaria dell AV e la relativa stazione (53%), la creazione d un polo culturale e universitario a un tempo variegato e intenso oltre che avanzato (63%) - pure col sostegno di grandi eventi di qualità appunto culturali (63%) - e poi la messa in opera d un grande parco dello sport e del tempo libero (58%), con lo sviluppo del polo fieristico (48%). Per concludere quest ampia sezione incentrata sul futuro a lungo termine di Reggio Emilia e della sua provincia, meritano di essere citate talune opinioni minoritarie: quella - in senso letterale reazionaria e dunque riportante indietro il Reggiano - di chi vorrebbe che quest ultimo magicamente tornasse a com era anni fa (11%: tale nostalgia regressiva coinvolge soprammedia non gli anziani ma i 35-44enni); quella che si basa sul sogno che Reggio si fonda con altre province (33%) o addirittura entri a far parte d uno Stato autonomo senza Roma e senza il sud (15%: un istanza più presente tra i 18-24enni e nell area meridionale appenninica). In realtà la grandissima maggioranza a un tempo desidera e prevede mutamenti migliorativi ma nel solco d una sostanziale continuità con un esperienza storica visibilmente ritenuta apprezzabile: d altra parte ben il 71% degli intervistati afferma di aver vissuto sempre o quasi sempre all interno della provincia (specie gli ultra54enni, i pensionati e gli opinion leaders diffusi), mentre non più del 24% si racconta come dotato di cultura internazionale, in un contesto nel quale i Reggiani si dicono sì per il 48% innovatori ma con un poco minore 44% che preferisce descriversi come conservatore. 20

21 IL FUTURO DELLE IMPRESE REGGIANE Affrontiamo questo tema con una premessa: a metà degli anni 2000 un indagine demoscopica svolta da AstraRicerche per l Associazione Industriali di Reggio Emilia mise in luce il favore maggioritario della popolazione adulta per le imprese industriali qui operanti, pur in presenza d un cospicuo favore anche per le aziende pubbliche e le cooperative; ma segnalò anche - seppur in via di contrazione - l esistenza di una minoranza, pari a quasi un terzo degli intervistati, ancora impregnata di cultura anticapitalistica e in ogni caso di severe critiche nei confronti delle imprese e (ma solo in parte) degli imprenditori, più apprezzati se locali. Ebbene, passati cinque anni, la situazione appare assai mutata, certamente anche a seguito della crisi, la quale ha spinto molti a rivalutare l industria privata in quanto fornente occupazione. Il risultato è che a fine 2010 meno del 19% degli intervistati adulti appariva ostile o critico o gravemente pessimista circa le imprese manifatturiere reggiane, pensando all oggi e specialmente al loro futuro. Si guardi, a conferma, la torta riportata di seguito, la quale indica appunto che il 19% del campione si rapporta con sfiducia alle aziende private del settore industriale; il 32% appare abbastanza ottimista; il 49% lo è molto o moltissimo. Con la solita aggiunta, concernente le accentuazioni dei tre gruppi: i pessimisti si trovano al di sopra della media nella Bassa e tra i 55-64enni, tra coloro che hanno la licenza media, i lavoratori autonomi, gli appartenenti alle classi medio-bassa e bassa, i singles, coloro che sono trainati e non influenzatori; all opposto, i più ottimisti sono gli imprenditori/dirigenti/professionisti, i diplomati, i benestanti e gli abbienti, i membri di famiglie numerose e con 0-14enni, gli opinion leaders diffusi; con i medi ottimisti più forti tra i soggetti con la sola licenza elementare o addirittura senza alcun titolo di studio e tra i lavoratori autonomi con gli studenti e i giovani in cerca d un primo lavoro non precario. 11 Indice di ottimismo per le imprese reggiane NULLO/ BASSO (78.000) 18,5% ALTO ( ) 49,4% MEDIO ( ) 32,1% 21

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