Settembre 1944: morte di un ponte

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2 Settembre 1944: morte di un ponte Scorrendo le liste dei morti sotto i bombardamenti del Borgo leggo il nome di un piccolo pavese, Claudio, di otto mesi. A questo piccolo concittadino a me sconosciuto, la cui vita si è fermata alle 11 del 6 settembre 1944, va il mio affettuoso pensiero. Addio Claudio... L'Autore. 2

3 Prefazione Prefazione Cedo a pochi questa indagine, approntata nel tempo notturno, senza schema se non quello del reperimento casuale delle notizie orali di chi era presente agli avvenimenti e delle fonti scritte (pochissime) di chi, a memoria, stilò qualche appunto dei giorni dell ira. Per forza di cose le dinamiche di azione sono deduttive e induttive, basate però sulle risultanze dei fatti concreti, testimoniati dalle fotografie di Chiolini e altri, di ciò che successe a Pavia nel Due monconi di mattoni sono tutto ciò che resta nelle pagine ingiallite della guerra su Pavia e sul suo Ponte. Ancora oggi, nelle sere di nebbia, si aggirano attorno a questi monconi fantasmi di antiche lavandaie, ombre grevi di elemosinanti, dazieri e cavatori di ghiaia, spettri di pescatori, barcaioli e affogati. È la popolazione del Vecchio Ponte che non trova pace. Ogni tanto sorprendo qualche anziano pavese che guarda con aria triste questi poveri monconi cercando di cogliere ancora il respiro del Ponte Vecchio (spesso, è successo anche a me...). L'Autore. 3

4 Settembre 1944: morte di un ponte Il bombardamento del Ponte Coperto ha lasciato nel cuore dei vecchi pavesi (che allora erano giovani) una profonda ferita, una crisi emozionale che, in tutti questi anni, non si è mai sopita. Parlando con chi vide morire il Ponte, si avverte tutto il disagio, tutto il rimpianto, il dolore di un taglio di cordone ombelicale che fu il significato di una Pavia ancestrale, quasi materna e ormai scomparsa e annullata per sempre nel suo simbolo più vero. Ne parlano con tono rassegnato, quasi sommesso, sono restii a ricordare, a descrivere, o non sanno bene motivare il perché di un bombardamento, di una distruzione così inutile che pose, quel terribile settembre 1944, un interrogativo che ebbe ben poche precise risposte. Perché le Forze Alleate USA infierirono sull Italia ormai in ginocchio, se erano alleate con gli Italiani? Dare una risposta non è semplice. In tutti questi anni nessun dato, nessuna notizia, venne mai fornita dagli Archivi USA, e i bombardamenti degli ultimi venti mesi di guerra (dopo la firma dell Armistizio dell 8 settembre 1943) fecero assai più vittime di quante ve ne furono prima dell Armistizio. Il tutto, però, venne sempre passato sotto il silenzio ed etichettato con la sigla: WAR SECRET. Un dato però è certo: dal dicembre 1943 gli Alleati rovesciarono sull Italia tonnellate di bombe... Gli obiettivi dichiarati della piccola Pavia erano i tre ponti, che potevano permettere alle forze tedesche, già sfiancate, di risalire la Val Padana, raggiungere il ridotto Alpino e da lì riorganizzarsi con aiuti freschi dalla Germania. In realtà, i ponti ebbero, proporzionalmente al volume di bombe sganciato su Pavia, pochi o relativi danni, mentre vennero rasi al suolo - quasi fossero stati ponti - interi rioni storici con conseguenti numerose vittime civili. 4

5 Le basi di partenza Furono davvero errori di calcolo di bombardamento dovuti all inesperienza dei piloti e degli equipaggi? Così si è sempre sostenuto. Anche se i fatti sembrano dare torto a questa tesi: Milano centro venne bombardata per il 55% e nel suo centro storico non esisteva alcun obiettivo militare, e ciò malgrado gli aerei militari sganciarono con precisione sul Teatro alla Scala, sulla Galleria, su Corso Vittorio Emanuele, sui magazzini La Rinascente, sul lato sinistro del Duomo, così pure Roma, dove i quartieri San Lorenzo e Prenestino erano notoriamente composti da rioni popolari ricchi di trattorie, negozi, casette e abitazioni ultrasecolari. Malgrado ciò, la popolazione italiana, nonostante le distruzioni patite, accolse a braccia aperte i Liberatori Americani, e dimenticò presto. Per indennizzarci, i Liberatori ci inondarono di leccornie mai viste, Camel, Lucky Strike, cioccolato, whisky, corned beef, chewing gum, boogie woogie, luci al neon, Coca Cola, stranezze ed abitudini tutte diverse da quelle della mamma e della nonna. Ma da dove partivano gli aerei che bombardarono Pavia? E di quale tipo di aerei si trattava? Quante bombe portavano e quante ne sganciarono? Quali zone e in quali giorni furono bombardate e con quali danni? Vediamo con ordine. Le basi di partenza L organizzazione delle Forze Aeree Alleate nel teatro di operazioni del Mediterraneo era denominata MAAF, Military Allied Air Forces. La MAAF era così articolata: MASAF - Military Allied Strategic Air Forces; MATAF - Military Allied Tactical Air Forces; MACAF - Military Allied Combat Air Forces. L aviazione da bombardamento strategico si era stabilita nel gruppo degli aeroporti foggiani, mentre l aviazione tattica era di stanza su altri aeroporti pugliesi: Brindisi, Lecce, Amendola, Tortorella, Manduria, Grottaglie, San Pancrazio, Leverano, San Vito dei Normanni, Palese, Gioia del Colle. Il Genio Aeronautico USA costruì in brevissimo tempo nuove basi, nuove piste, raccordi, diramazioni, piazzole, depositi, e un grande oleodotto che dal porto di Manfredonia convogliava il carburante necessario alle esigenze operative delle varie basi aeree. La potenza aerea del Meditrraneo poteva contare all inizio del 1944 su di una prima linea composta da 500 bombardieri pesanti, da 865 bombardieri medi, caccia di ogni tipo e 400 aerei da trasporto, oltre ad un nutrito gruppo di ricognitori. Nel settembre 1944, le unità da bombardamento che per prime volarono su Pavia, partirono quindi dagli aeroporti di Foggia. Il volo da Foggia a Pavia, considerando il carico di bombe assai greve, aveva una durata non inferiore alle quattro ore. Le formazioni navigavano, durante la rotta di avvicinamento, ad una quota variante tra gli e gli metri. Tale quota, in prossimità dell obiettivo veniva ridotta da un minimo di metri ad un massimo di metri, per poi scendere ad una quota variabile tra i ed i metri per 5

6 Settembre 1944: morte di un ponte la fase di sgancio del carico di bombe. Caratteristico e indimenticabile, per chi lo ricorda, era il rumore delle bombe che scivolavano sui binari in caduta, rumore assai simile al rovesciamento di un carico di ghiaia da un autocarro... Gli aerei Gli aerei che volarono su Pavia nel settembre 1944 avevano, come si è detto, base operativa nel foggiano. Qui si trovava il grosso del 15 th Strategic Air Force da bombardamento, composto dai bombardieri pesanti Boeing B-17 Flying Fortress (Fortezze Volanti). Il Boeing B-17 aveva una apertura alare di oltre 31 metri, una lunghezza di oltre 22 ed una altezza di circa 6 metri. La velocità massima era di 510 km/ora ad una quota di metri, con una autonomia di Km. L equipaggio era composto di 8-11 uomini. Era il fiore all occhiello dell aviazione USA sia per il poderoso carico di bombe trasportabile, sia per la concezione costruttiva. Era infatti capace di tornare alla base anche con gravi danni a bordo. Per questa ragione era molto amato dai suoi equipaggi, i quali si riferivano al B-17 come The Lady o The Queen, la Signora del cielo. Nel corso delle ostilità le Fortezze Volanti diedero un contributo fondamentale alla vittoria delle forze alleate distruggendo buona parte del potenziale bellico avversario. Per rendersene conto basta scorrere le cifre del tonnellaggio sganciato sui bersagli europei, che ammonta a più di tonnellate, un totale che corrisponde ad oltre il 40% di tutte le bombe sganciate da tutti i tipi di bombardieri alleati. Sopra, un B-17 Flying Fortress in volo. 6

7 Gli aerei Oltre al Boeing B-17, le forze USAF disponevano di caccia bombardieri monoposto e monomotore la cui agilità veniva sfruttata come scorta ai bombardieri pesanti e per operazioni di attacco al suolo. Il più famoso fu il Thunderbolt P- 47, il cui equipaggio era costituito da un solo uomo che azionava tutti i comandi di volo, di mitragliamento e di sgancio di carico bombe. I Thunderbolt volarono con certezza su Pavia, come riferiscono più testimoni oculari, e i fori di mitragliamento delle sue otto canne scalari sono ancora visibili sul moncone del distrutto Ponte della Ferrovia. Il caccia Thunderbolt P-47, era armato con 6 o 8 mitragliatrici Browning da 12,7 mm e con un carico offensivo di libbre di bombe (1.134 kg) o 5 razzi da 127 mm. Il suo motore era agilissimo, e dal marzo 1943 all agosto 1945 i Thunderbolt effettuarono circa sortite in Europa e sganciarono circa tonnellate di bombe, lanciarono razzi e spararono 135 milioni di colpi di mitragliatrice. I caccia Thunderbolt avevano base strategica, anziché negli aeroporti di Foggia, nelle basi situate negli aeroporti di Pisa - San Giusto, ovvero esattamente a metà della penisola, il che dava loro la massima agilità e velocità di dislocazione su tutto il territorio. Alla fine del conflitto, gli USA, senza troppi complimenti, ci imposero, in quanto paese vinto, l uso a tempo indeterminato dei più bei litorali: Livorno, Sigonella, Aviano, La Maddalena, dove ancora oggi sono presenti le basi militari della Nato Air Forces. Sopra, cinque P-47 Thunderbolt in formazione. Il quadrimotore B-24 Liberator costituiva, l alternativa, quale bombardiere pesante, al Boeing B-17. Ebbe intenso impiego operativo su tutti i fronti in virtù della sua caratteristica di bombardiere pesante a largo raggio. L equipaggio era composto da dieci uomini: due piloti, un navigatore, un puntatore e sei mitraglieri. Il Liberator non fu mai amato dai suoi equipaggi che gli affibbiarono soprannomi poco lusinghieri dovuti soprattutto alla scarsa stabilità ed alla mag- 7

8 Settembre 1944: morte di un ponte giore vulnerabilità ai colpi della contraerea soprattutto da parte dell ala, che tendeva, se colpita, a spezzarsi. Il Liberator era equipaggiato con un armamento difensivo costituito da 10 mitragliatrici Colt-Browning da 12,7 mm, con dotazione complessiva di colpi suddivisi in una torretta anteriore binata, una ventrale retrattile, ed una caudale. Il carico di caduta standard era di kg di bombe, che potevano salire a in missioni a breve raggio, mentre su lunghe distanze l armamento tipico era di kg. Sopra, un B-24 Liberator durante un azione. Ultimo, ma non ultimo, il B-26 Marauder, robustissimo bombardiere con un grosso tronco centrale in cui era alloggiato il vano bombiero. Portava un equipaggio di sette uomini che comprendevano i due piloti, il navigatore, un marconista, il mitragliere/bombiere anteriore ed i mitraglieri in torretta ed in coda. La disponibilità di fuoco di mitragliamento era di colpi. Il carico massimo di caduta era costituito da due bombe da 726 kg ma la maggior parte delle missioni fu compiuta con otto bombe da 227 kg o 16 da 113 kg. È probabile, ma non assodato, che alcuni Marauder affiancarono i B-17 che volarono su Pavia nel

9 L armamento L armamento I bombardieri USAF furono progettati anzitutto per trasportare e lanciare un notevole volume offensivo composto dal carico di bombe, dirompenti e perforanti, e spezzoni incendiari, oltre all impiego di fuoco di mitragliamento. Il Boeing B-17, bombardiere per eccellenza, era equipaggiato con due mitragliatrici in posizione caudale, brandeggiabili, di cal. 12,7 mm. Un armiere era situato sulla torretta ventrale binata ed il suo tempo era impiegato a rimanere inginocchiato per manovrare il congegno di puntamento. Altri due mitraglieri stavano in posizioni laterali ed uno in posizione dorsale posteriore mentre sulla torretta dorsale superiore stava un ingegnere di volo cui spettava anche l azionamento di una mitragliatrice binata. In totale questo poderoso aereo portava dieci bocche da mitragliamento ed era quindi praticamente difeso su tutti i lati. Il munizionamento era composto da 500 colpi per la mitragliatrice anteriore, 300 colpi ciascuna per le mitragliatrici situate sui fianchi, 400 colpi ciascuna per le mitragliatrici in torretta dorsale, 500 colpi per arma nella torretta ventrale, 565 colpi per arma nella posizione caudale. Il munizionamento veniva aumentato in situazioni particolari. Il carico di bombe trasportabili poteva essere costituito dalle seguenti combinazioni: 26 bombe da 45 kg, o 16 da 136 kg, o 12 da 227 kg, o 8 da 454 kg, oppure 4 da 908 kg. Da quanto è dato sapere, ovvero dai ritrovamenti di bombe sganciate sui ponti di Pavia e rimaste inesplose, dai frammenti siglati e da deduzioni ragionate, si può concludere che nel settembre del 1944 vennero prevalentemente sganciate su Pavia bombe dirompenti da libbre, ovvero 454 kg cadauna. Tale tipo di bomba aveva un altezza di 171 cm ed una circonferenza di 150 cm. Sulla parte posteriore portava applicato il governale, ovvero un gruppo composto da quattro alette inscritte in una fascia d acciaio il cui compito era quello di mantenere la traiettoria verticale con l ogiva completa di spoletta, diretta verso il basso. L involucro generalmente era di acciaio o in ghisa acciaiosa con spessori di parete diversi: pareti sottili e medie per bombe dirompenti, pareti di massimo spessore per bombe perforanti. Un esemplare di bomba da 1000 libbre (454 kg) sganciata in uno dei bombardamenti su Pavia è visibile nel monumento alle vittime dei bombardamenti sul Borgo, all uscita del Ponte Coperto, a sinistra. Un calcolo del numero di bombe sganciato su Pavia è ovviamente impossibile. Si possono solo fare calcoli ipotetici e approssimativi. Il testimone oculare che con maggior precisione riportò sulla carta gli schizzi di ciò che vide è lo studente (di allora) Mario Sacchi, anche se parecchi studenti della Sezione Geometri dell'istituto Tecnico Bordoni fecero altrettanto. In quei tempi già così difficili non era peraltro diffuso il possesso di un apparecchio fotografico e del resto sarebbe stato assai arduo reperire le pellicole fotografiche in una Pavia che mancava di tutto. Il Sacchi, nel suo diario disegnato, annota che nel settembre 1944 «centinaia di aerei sorvolano Pavia». L annotazione del Sacchi - senza nulla toglierle - sembra eccessiva, e dettata dalla spinta emotiva del momento. Se infatti si ritenesse esatta l annotazione di «centinaia» di aerei B-17 equipaggiati con il classico carico di 12 bombe cadauno si avrebbe, per un solo centinaio di aerei, uno sganciamento su Pavia di bombe, il che appare inverosimile. Più prudentemente, si può stimare, per il primo giorno di bombardamento, il 4 9

10 Settembre 1944: morte di un ponte settembre 1944, considerando i danni risultanti dalle fotografie, uno sganciamento di circa venti-venticinque bombe per ogni parte, a destra e a sinistra del Ponte, verso la città. Un totale ipotizzabile, quindi, di circa 100 bombe, delle quali circa il 10% rimanne inesploso e venne poi recuperato alla fine del conflitto. In questo ultimo ventennio, l ultimo ritrovamento risale al 1997, vennero ancora alla luce una decina di rugginose bombe da libbre. Rugginose ma ancora efficienti. L avvicinamento al nemico I criteri di attacco delle formazioni aeree USAF furono modificati più volte nell ultima parte del conflitto. Vennero adottati nuovi concetti difensivi ed offensivi, ma sempre ostentando una sicurezza che in effetti non sussisteva, ovvero, in materia di tattica militare le forze armate tedesche erano di gran lunga superiori. Le formazioni in manovra di avvicinamento badavano a non scendere sotto i metri, e ciò per essere fuori dal tiro della contraerea tedesca che a Pavia era dislocata nella zona del Confluente, nell area dell Arsenale, nella zona di Cascina Campeggi e che, per la verità, riuscì rare volte ad arrecare gravi danni agli aerei americani in fase d avvicinamento. Una formazione da bombardamento USAF, nel 1944, era composta da uno Squadron di 18 aerei B-17 (o B-26 Marauder) suddiviso in 3 quadrati difensivi chiamati Combat Box Stagger, o scatole oscillanti, con disposizione su quote differenziate. L aereo capo squadriglia, o Squadron Leader, era contraddistinto da una colorazione diversa, a lui spettava il compito di impartire gli ordini operativi sia per l azione di bombardamento sia per fronteggiare gli attacchi dei caccia dell aviazione della RSI. Le tre formazioni volavano, come si è detto, su quote differenziate e decentrate in una vasta area e si raggruppavano su colonne parallele al momento del bombardamento, per poi allargarsi nuovamente dopo lo sgancio del carico esplosivo... Disposizione di volo e difensiva di squadriglia di bombardieri USAF, formazione denominata a scatola oscillante. Come si vede chiaramente, ogni angolo della formazione era perfettamente difeso. 10

11 Il volo su Pavia Era una tattica mobile ed intelligente, e per allora modernissima, che si prefiggeva di ingannare la difesa antiaerea, costretta ad un fuoco d interdizione diretto a quote differenti e quindi con effetto decentrato del tiro. L alta quota di volo ed il largo decentramento delle formazioni diluiva altresì il tiro della contraerea ostacolandone le operazioni di puntamento ed acuendo le difficoltà di brandeggio dei pezzi, inoltre la concentrazione del tiro su una determinata formazione permetteva ad altre formazioni di superare la zona critica indenne o con modeste perdite. Il volo su Pavia I bombardamenti degli Alleati su Pavia si articolarono in complessive dieci incursioni. La prima ebbe luogo lunedì 4 settembre 1944, cui seguirono quelle di martedì 5 settembre, di martedì 12 settembre, di sabato 23 settembre e di martedì 26 settembre. Oltre ad altre incursioni di minore entità, più per spezzonamento e mitragliamento che per bombardamento, nei giorni 23 e 25 aprile e agosto 1944 e 4 e 22 aprile La prima incursione avvenne in una mattinata che i testimoni ricordano normalissima e piena di sole. Il rombo degli stormi aerei si avvertì esattamente alle 10:28 e dopo pochi minuti le formazioni descrissero un ampia circonferenza sulla città per dare tempo agli equipaggi di collimare le apparecchiature di puntamento ed anche - per antica consuetudine - per dare tempo ai civili di mettersi al riparo. Si disse che la cupola del Duomo limitava i movimenti di virata degli aerei ma la tesi non è accettabile, sia perché le formazioni volavano ad alta quota (non meno di metri) sia perché la cupola non era situata sulla direttrice di volata degli aerei. Gli attacchi alla città, di per se stessi più facili del previsto, furono resi ancora più facili dall uso dei Windows (finestre) come gli americani chiamavano convenzionalmente le striscioline di carta stagnola lunghe 27 cm, che avevano la proprietà di turbare i radar per circa 10 minuti. La parola in codice tra i componenti e le squadriglie era la seguente: «Open the windows»... ovvero, aprite le finestre, ed era, se intercettata a terra dalla difesa antiaerea, assolutamente inspiegabile. Queste striscioline di stagnola venivano lanciate, a decine di migliaia, dai finestrini degli aerei, da una quota di metri, e creavano la più incredibile confusione in tutto il sistema difensivo tedesco. I radar, non ancora perfezionati come quelli odierni, captavano la massa metallica della stagnola veleggiante nell aria e rappresentavano sugli schermi radar un confuso effetto grandine che veniva interpretato come un fiume di aerei proveniente da tutte le direzioni. Mettere in posizione i mezzi di difesa antiaerea, collimazione - direttrice - altitudine - distanza - tiro, era così praticamente impossibile. Il puntamento e lo sgancio Si disse che i piloti americani avevano poca esperienza di bombardamenti, che erano stati istruiti affrettatamente e in modo sommario, al punto che avevano 11

12 Settembre 1944: morte di un ponte difficoltà ad usare le attrezzature di bordo per il puntamento e lo sgancio del carico di bombe. Si disse anche che i piloti - per la maggior parte di colore - portassero con sé nelle sortite una buona scorta di whisky. Ciò spiegherebbe l errore di bombardamento dell obiettivo Ponte Vecchio e conseguentemente la distruzione dei quadranti antistanti il Ponte, Porta Salara e Lungo Ticino, Via dei Mille, Via Milazzo. Potrebbe anche essere così benché i fatti dimostrino invece che il Ponte della Ferrovia cadde subito in frantumi in virtù di uno sgancio perfettamente centrato. Così pure il Ponte dell Impero, sbagliato di pochissimo il bersaglio (il pilone) alla prima incursione, dopo un solo aggiustamento di tiro venne esattamente centrato nella prima arcata verso il Borgo, troncandola di netto, benché fosse egregiamente costruito e rivestito in granito. Per capire invece il motivo del bombardamento fuori dall obiettivo Ponte Vecchio, occorre esaminare la tecnica di volo dei bombardieri, le condizioni atmosferiche, l eventuale riflesso del sole sul fiume ed il sistema di puntamento. La tattica di volo è ben ricostruita in un disegno dal vero di Mario Sacchi, allora giovane testimone oculare. Il Sacchi ricostruisce la tattica dei piloti per bombardare i ponti sul Ticino scrivendo: «gli stormi sorvolano la città e all altezza del Policlinico virano e si separano a monte del Ponte della Ferrovia, virano sul piazzale della Minerva, prendendo d infilata il Ponte Coperto e proseguono in direzione sud. Altri aerei colpiscono di fianco il ponte dell Impero, virano su San Teodoro e sganciano bombe all inizio di Via Milazzo e di Via dei Mille». Le condizioni atmosferiche nei giorni del settembre 1944 erano, stando ai testimoni oculari, eccellenti. Il sole alle 10:30 del mattino si trova a circa 25 gradi dello Zenith, pertanto un aereo che vira sul Piazzale della Minerva si avvicina al Ponte Vecchio con il sole pressoché alle spalle, e quindi in condizioni ottimali di puntamento. Il disegno dal vero di Mario Sacchi - schizzato al momento - che riproduce con realismo le direttrici di volo durante la prima incursione su Pavia. 12

13 I danni Il sistema di puntamento per lo sgancio del carico di bombe montato sul bombardiere B-17 negli anni del conflitto era denominato Norden, e su di esso venne sempre mantenuto il più rigoroso segreto per tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale. Il Norden era un sistema avanzatissimo, giro-stabilizzato sull asse verticale e su quello orizzontale. I dati balistici delle bombe, la velocità al suolo, la deriva, venivano preinseriti dal puntatore, elaborati e corretti sino alla determinazione del punto preciso di sgancio da un calcolatore. In pratica, grazie al Norden, il puntatore poteva condurre l aereo sul punto preciso di sgancio. Una considerazione, allora, balza subito evidente: nessun pilota d aereo da guerra avrebbe potuto sbagliare un obiettivo come il Ponte Vecchio, la cui copertura in tegole rosse lo faceva stagliare nettamente sul collimatore, arrivando a sganciare sulla Via Acquanegra (distanza dall obiettivo circa 1Km.) o sui Viali Lungo Ticino (distanza m), se si tiene conto che la consegna per i bombardieri era quella di tornare alle basi vuoti di carico si può ben dedurre che i piloti dell USAF vollero bombardare le case dei civili, così come già era avvenuto a Milano, Roma, Padova, Genova e nel resto d Italia. Si tenga conto altresì che sulle case vi furono complessivamente dodici ondate di passaggi e, in tutte le ondate, gli aerei sganciarono bombe. Errore su errore? Equipaggi perennemente sbronzi di whisky? Imperizia al puntamento? Le varie ipotesi non reggono, mentre - contrariamente a quanto si è sempre sostenuto a Pavia - si appalesa la certezza che non vi fu alcun errore, né dovuto al riverbero del sole nelle acque del Ticino, né di imperizia al puntamento. Gli americani, malgrado l armistizio tirato con i denti, nutrivano disprezzo per gli italiani, nemici sino al giorno prima, poi traditori dell alleato tedesco, poi neoalleati con gli angloamericani, e, di conseguenza, non andarono troppo per il sottile, inoltre si avvicinarono alla guerra d Europa incattiviti dal disastro di Pearl Harbour e le loro azioni di bombardamento sfociarono ben presto nel più bieco terrorismo... I danni La prima incursione aera su Pavia, con specifico obiettivo dei tre ponti, avvenne martedì 4 settembre Alle 10:28 tre formazioni di aerei furono sulla città e alle 10:50 iniziarono a sganciare i primi grappoli di bombe sulla zona del Borgo. Le prime ad essere colpite furono le case che si trovavano sulla destra e sulla sinistra del dell ingresso del Ponte Vecchio (circa una dozzina). Il tipo di bomba sganciato era probabilmente di quello dirompente e infatti le case vennero letteralmente sventrate. In questa prima incursione non sembra siano stati sganciati spezzoni incendiari, cosa che invece avvenne in seguito. Tre ondate successive distrussero completamente il Ponte della Ferrovia. Il povero ponte, costruito forse con materiali non eccelsi, ebbe le arcate completamente polverizzate nello spazio di pochi minuti. Il moncone ancora esistente porta alla base i fori del mitragliamento subìto. Era un ponte strategicamente importante in quanto ferroviario, ed è per questo che costituì il primo obiettivo in assoluto dell USAF. In una di queste ondate venne colpito il primo pilone del Ponte dell Impero verso 13

14 Settembre 1944: morte di un ponte il Borgo, ma senza causarne il crollo. In questa prima incursione venne danneggiata la chiesetta del Ponte Vecchio, parte del tetto e delle colonnine di sostegno. Il fotografo Chiolini, sgomento come tutti i pavesi, accorse per fissare sulla lastra le prime ferite dei ponti di Pavia. Ciò che oggi, varcando il Ponte Coperto, si vede verso il Borgo è un semplice e freddo piazzale, spostato altresì più a valle del fiume. Prima dei bombardamenti era un succedersi ininterrotto di negozietti, trattorie, casette dove erano nate e morte decine di generazioni dei pavesi più autentici. Tutte distrutte nello spazio di un ora. Le squadre di soccorso subito accorsero, prima fra tutte una formazione della Brigata Nera Alfieri, seguita da un gruppo di agenti di Polizia, da militi dell UNPA e da Vigili del Fuoco, e si adoperarono per lo sgombero delle macerie e per il soccorso dei feriti, i quali vennero ricoverati all Ospedale Militare presso il Collegio Borromeo, mentre altre squadre della GNR e soldati germanici si prodigavano per sistemare i sinistrati. Il Ponte della Ferrovia interamente distrutto al primo bombardamento del 4 settembre La stima di uno sganciamento di bombe complessive da 500 libbre può ritenersi verosimile. 14

15 I danni Via dei Mille dopo il bombardamento del 4 settembre 1944 (Foto Chiolini). Il bilancio di questa prima giornata si può riassumere in quattro case totalmente distrutte ed altre due parzialmente distrutte in Via Milazzo. Due case distrutte in Via dei Mille, due in Via Bianca Maria Visconti, e due in Via Ponte Vecchio. Inoltre, gravi danni a tredici case in Via dei Mille, ad una in Via della Rocchetta, ad una in Viale Oberdan ed a sette case in Via di Porta Salara. La giornata ebbe un seguito. Mentre era in corso l opera di sgomebro delle macerie, alle 12:30 si ebbe una nuova incursione, seppur minore, durante la quale la zona di Porta Garibaldi subì numerosi mitragliamenti. A sinistra, il Ponte Vecchio dopo la prima incursione del 4 settembre Le ferite sono superficiali, ma un epoca inizia a finire. A destra, cartina della zona fluviale del centro storico di Pavia. In evidenza, tratteggiate in grigio, le aree bombardate il 4 settembre. 15

16 Settembre 1944: morte di un ponte 5 settembre, martedì La seconda incursione, Pavia la subì il giorno seguente, martedì verso le 10:20. Le sirene d allarme annunciarono l arrivo degli aerei ed alle 10:30 il primo sibilo annunciò che il primo grappolo era stato sganciato. L obiettivo era ancora il Ponte Vecchio, ed infatti la chiesetta andò completamente distrutta, mentre le arcate resistettero, (è questo il più bel complimento che si possa fare alle maestranze del XIII secolo). La Statua di San Giovanni Nepomuceno*, protettore di chi è in procinto di annegare, cadde nel Ticino e galleggiando arrivò nelle acque del Borgo basso, dove venne recuperata dagli abitanti. Furono cinque le ondate di quel mattino. Al terzo passaggio dei B-17 il Ponte dell Impero venne colpito e la prima arcata verso il Borgo troncata di netto, bloccando così il passaggio della Strada Statale 35. Molte bombe sganciate nei vari passaggi sulla zona del Ponte dell Impero (si può stimare che furono non meno di una cinquantina) rimasero inesplose e, al termine della guerra, gli artificieri lavorarono per oltre un anno per tentare di ripescare tutto l inesploso. Vi riuscirono quasi completamente, benché si presuma che, insabbiate sul fondo del fiume, vi siano ancora, nel tratto Ponte della Ferrovia - Ponte della Becca, non meno di venti-trenta bombe e spezzoni ancora in grado di esplodere recando danno. Ovviamente nessuno sa, né saprà mai, la posizione ed il numero esatto di queste, a meno che il fiume, nel suo variare di fondali e correnti, provveda egli stesso a segnalarle. E sinora, da mezzo secolo ai giorni nostri, il Ticino è sempre stato generoso... * Giovanni Nepomuceno, sacerdote e confessore della Regina Giovanna di Boemia. Nel 1383 Re Venceslao gli chiese di conoscere i pensieri segreti della Regina in confessione. Rifiutatosi di rispondere, venne legato ed annegato nella Moldava. Da allora, per tradizione, viene invocato da chi è in pericolo di annegamento. Cartina di Pavia. In evidenza, tratteggiate, le aree bombardate il 5 settembre

17 5 settembre, martedì Sopra, il Ponte dell Impero colpito nella prima arcata verso il Borgo la mattina del 5 settembre 1944 (Foto Chiolini). Sotto, il Ponte dell Impero riattivato provvisoriamente il 27 novembre 1944 dalle Forze Armate tedesche per la ritirata (Foto Chiolini). 17

18 Settembre 1944: morte di un ponte 12 settembre, martedì Pavia subì la terza incursione il martedì 12 settembre, dopo alcuni giorni di tranquillità, durante i quali si cercava in qualche modo di risistemare e recuperare tra le macerie quanto poteva ancora essere utile. Alle 10:20 le squadriglie di B-17 furono sulla città e iniziarono a sganciare nella zona di Borgo al Ticino specialmente tra Via Pasino, Via dei Mille e Via Ponte Vecchio, e nella zona di Porta Salara, a ridosso di Viale Fiume (come allora si chiamava il Lungo Ticino), Via Sant Ennodio, Via dei Longobardi e Via della Rocchetta. Il Ponte Vecchio venne mutilato ancora gravemente verso la città e il transito venne consentito solo a coloro che in Borgo si recavano per prestare soccorso o perché vi erano residenti. In Borgo Ticino venne distrutte la scuola elementare e la Caserma dei Carabinieri, ma fu risparmiata la Chiesa di Santa Maria in Betlem, con il porticato annesso, mentre venne distrutta la Casa Parrocchiale. Il Parroco Mons. Emilio Ripa si salvò sul campanile dove si era rifugiato pochi minuti prima dello scoppio delle bombe. La Via Longobardi, pittoresca stradina disseminata di casette-presepe risalenti alla fine del sec. XVII, e che confluiva, attraverso la Rocchetta, in Via Porta Salara, venne completamente cancellata. Il popolo parlava di questa zona come l area sulla quale probabilmente sorgeva la reggia privata della regina dei Longobardi Teodolinda. Oggi in fondo a Strada Nuova (nel 1944 l esatta denominazione era Corso Ettore Muti) rimane, di allora, un sottoportico che prima dei bombardamenti metteva in comunicazione Corso Ettore Muti con Porta Salara. Dal pomeriggio i sinistrati iniziarono a raccogliere le poche cose che potevano essere recuperate per le esigenze familiari e per poter sopravvivere, piatti scheggiati, biancheria strappata, materassi lacerati, pentole ammaccate o L incursione del 4 settembre ha distrutto tutta la copertura in tegole. Il Ponte Vecchio sembra nudo ed umiliato... 18

19 12 settembre, martedì schiacciate ma che potevano ancora servire per cucinare un simulacro di pasto caldo. Oggi è impossibile spiegare e capire che cosa subì chi ebbe una casa distrutta dai bombardamenti dell ultima guerra e, soprattutto, non vi saranno mai lodi sufficienti al coraggio, all altruismo ed allo spirito delle donne di quell epoca. I sinistrati di quella giornata trovarono rifugio provvisoriamente nei locali ancora intatti delle suore del Borgo, delle suore di Travacò e nei locali parrocchiali. In quei locali vennero tirate alcune corde, distese delle lenzuola a mo di muri provvisori e sistemate alla meglio delle brande per donne e bambini. Gli uomini si arrangiarono alla meglio, la maggior parte arrotolando un giubbotto sotto il capo e coprendosi con ciò che vi era a portata di mano. Cartina di Pavia. In evidenza le aree bombardate il 5 settembre settembre, sabato La giornata di sabato 23 fu caratterizzata da un bombardamento indiscriminato diretto verso le sole case del Borgo e verso la popolazione, pur avendo come obiettivo il Ponte Vecchio, ancora praticabile, benché ferito. I borghigiani, quel mattino, cercavano, con mezzi di fortuna (carriole, biciclette, a spalla) di recuperare quanto potevano in mezzo a polvere e macerie. Alcuni, coadiuvati dal Parroco Don Domenico Zucca - l indimenticato Dondo - cercavano di arginare i fenomeni di sciacallaggio. Alle 10:45 si udì il rombo acuto dei bombardieri in continuo aumento e tutto faceva pensare che il grosso dello sgancio sarebbe avvenuto sul Ponte Vecchio. Così non fu. I borghigiani che si trovavano allo scoperto cercarono scampo in 19

20 Settembre 1944: morte di un ponte Via Acquanegra, dove si trovava un sotterraneo naturale, chiamato il tombone, nel quale si rifugiarono una ventina di persone. La strada porta ancora oggi all Osteria Acquanegra, e l improvvisato rifugio, trovandosi lontano sia dal Ponte Vecchio (circa un chilometro) sia dal Ponte dell Impero sembrava abbastanza sicuro. Un grappolo di bombe sganciato proprio su quel rifugio naturale, e fu massacro. Non si salvò nessuno. Si può ritenere un caso, o il destino, o un errore del pilota che, erroneamente, abbia condotto il proprio aereo proprio su quel punto, a circa un chilometro di distanza dal Ponte Vecchio, ed abbia sempre erroneamente sganciato il proprio carico di bombe? O si può invece accomunare il triste destino di quei poveretti a quello di tanti altri civili che vennero mitragliati dai caccia americani abbassatisi appositamente fino a poche decine di metri del suolo? In questa incursione circa dieci case nel tratto Via dei Mille - Strada Acquanegra vennero distrutte al punto da non essere più riparabili. Il Ponte Vecchio era ancora in piedi e i borghigiani, stremati e terrorizzati, pensarono seriamente di proporre alle autorità di far saltare di propria mano un arcata, per evitare altre incursioni e conseguenti lutti e distruzioni. Non se ne fece nulla. In alto, il piazzale antistante l uscita dal ponte verso il Borgo. Qui sopra, Via Porta Salara, ovvero la parte della cinta muraria verso la città. Oggi su quest area sorgono i palazzi di Viale Lungo Ticino. 20

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