COMUNE DI FOSSALTA DI PORTOGRUARO

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1 COMUNE DI FOSSALTA DI PORTOGRUARO Prontuario Qualità Ambientale Legge Regionale n. 11/2004 e s.m.i. Piano degli Interventi (PI) - Variante n. 1 PI 2014 Approvato con DCC n. 49 del 22/12/2014 Elaborato 25

2 Prontuario Qualità Ambientale ADOZIONE D.C.C. n. 7 del 08/04/2014 APPROVAZIONE D.C.C. n. 49 del 22/12/2014 Il Sindaco Paolo ANASTASIA L Assessore all Urbanistica Sonia LENA Il Responsabile Settore Urbanistica Ing. Rosa GENTILE GRUPPO DI LAVORO Progettazione urbanistica Urb. Raffaele GEROMETTA Urb. Daniele RALLO Contributi specialistici Ing. Lino POLLASTRI Dott. For. Giovanni TRENTANOVI Urb. Fabio VANIN Urb. Laura GATTO Ing. Cristofer ZORZETTO Gruppo di Valutazione Ing. Elettra Lowenthal Ing. Chiara LUCIANI VenetoProgetti SC Via Treviso, 18 - San Vendemiano (TV) Tel. +39 (0438) Fax. +39 (0438)

3 INDICE 1 AMBITO DI APPLICAZIONE DEL PQA PARTE GENERALE Le aree rifugio per la biodiversità in pianura Dal PAT al PI: Zoning e Rete Ecologica PARTE SPECIALE Modalità di intervento Schede tipologiche...14

4 1 AMBITO DI APPLICAZIONE DEL PQA L integrazione delle politiche ambientali nella pianificazione del territorio è probabilmente l aspetto strategico di maggior rilevanza che la legge urbanistica regionale (LR 11/2004) affida ai nuovi piani urbanistici. Il Prontuario della Qualità Ambientale (di seguito denominato anche PQA) del Comune di Fossalta di Portogruaro contiene gli approfondimenti necessari a dare al Piano degli Interventi (PI) la configurazione e gli strumenti operativi coerenti con gli obiettivi su cui si fonda il vigente Piano di Assetto del Territorio (PAT) ed il Rapporto Ambientale, che definisce la coerenza del PAT e del PI con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e socio-economica della Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.). Tenuto conto della cornice programmatica di riferimento, arricchita dalle numerose ed articolate indicazioni del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Venezia, il Prontuario della Qualità Ambientale è incentrato sul potenziamento della valenza ambientale e paesaggistica del territorio comunale, relativamente alle zone agro-forestali. Sinteticamente il Prontuario si caratterizza per l approccio operativo, articolato in quattro aspetti fondamentali: a) Il PQA è articolato in due parti: una parte generale, che illustra in quale maniera questo strumento sia naturale prosecuzione delle direttive date in sede di P.I., in merito alla conservazione del territorio agro-forestale ed al miglioramento della funzionalità della rete ecologica comunale. Una parte speciale vuole invece essere lo strumento operativo per la realizzazione degli interventi di mitigazione e naturalizzazione del territorio agricolo; b) Il PQA è integrato nel PI, attraverso le NTO e il Prontuario per la Qualità Edilizia, che costituiscono gli strumenti di indirizzo, prescrizione ed attuazione; c) il PQA è costruito secondo criteri di flessibilità, intesa come possibilità di conseguire gli obiettivi di piano, attraverso differenti modalità di intervento (conservazione, mitigazione, compensazione) nei progetti alle diverse scale; d) l operatività del PV è estesa all intero territorio comunale extraurbano (ZTO E1, E2 ed E3), nelle fasce di tutela idraulica ed ambientale e nelle alle aree per le quali siano previsti interventi di mitigazione e di compensazione ambientale.

5 2 PARTE GENERALE 2.1 Le aree rifugio per la biodiversità in pianura Le aree naturali e seminaturali comprendono tutti quei luoghi nei quali, per vari motivi, l azione dell uomo risulta meno invadente. Specialmente negli ambienti di pianura, la progressiva antropizzazione degli spazi ha portato nel tempo ad un forte impoverimento biologico. In questo quadro, le comunità relitte ed aree gestite non in maniera intensiva da parte dell uomo rappresentano delle importanti aree rifugio per la diversità vegetale ed animale. Siepi, bande boscate e boschetti Le siepi e i lembi relitti di boschi e foreste sono le uniche riserve biogenetiche che potrebbero ricostituire le originarie formazioni, precedenti all utilizzazione agraria. Il più delle volte, tuttavia, anche questi sparuti lembi relitti mancano e l ambiente planiziale è del tutto sfruttato per le coltivazioni. In questa situazione, ormai ovunque molto generalizzata, le siepi di contorno dei campi coltivati, quelle che costeggiano i fossi o le strade di campagna, rappresentano le uniche possibilità di sopravvivenza per tutte le specie nemorali scacciate dalle coltivazioni. È evidente che le siepi rappresentano un ambiente di origine antropica, in cui la localizzazione e la forma stessa sono decisi dall uomo e ispirati a precise regole funzionali (delimitazione, confine, frangivento ecc...) e che la stessa scelta delle specie arboree principali è artificiale, ma fino ad alcuni anni fa, tali specie venivano attinte dal patrimonio naturale e solo di recente è invalso l uso di piantare anche alcune esotiche che potevano avere qualche interesse economico (Populus canadensis, Platanus ibrida, Robinia pseudoacacia). A prescindere da quelle che sono le specie arboree più evidenti e più significative, risulta importante la presenza di entità specifiche di piccole e medie dimensioni, che senza dubbio non hanno avuto alcuna spinta da parte dell uomo, ma che in queste isole di vegetazione arborea trovano alloggio e rifugio. Le forme di siepe spontanea di maggiore complessità ed interesse sono rappresentate da quelle non identificabili con una sola specie floristica dominante. Accanto a ciò, assumono un importanza ecologica superiore quelle siepi i cui una parte (se non tutto) dello strato verticale è rappresentato da alberi ed arbusti liberamente cresciuti e di specie autoctone ed ecologicamente coerenti: acero campestre, ligustro, nocciolo, frassino, sambuco nero, biancospino, viburno, olmo e farnia. I boschi planiziali rappresentano oggi isole di naturalità, costantemente minacciate dalla moderna agricoltura e dall urbanizzazione diffusa. La creazione di boschetti o fasce boschive è di estrema importanza per la realizzazione di una rete ecologica ed, in generale, per il riassetto ecologico del paesaggio di un determinato territorio. Superfici boscate, anche di modeste dimensione, in un territorio di pianura, possono costituire degli importanti nodi centrali (core areas) di una diffusa e capillare rete ecologica. Da qui la nascita di progetti e leggi (su tutti la L.R. 2 maggio 2003 n 13 norme per la realizzazione di boschi nella pianura veneta e i PSR) con l obiettivo di incrementare e soprattutto ricreare ambienti planiziali oramai persi. L originaria copertura arborea della pianura padano-veneta, è ascrivibile al Querco-Carpineto mesofilo, ossia il bosco che vede come specie dominante la Farnia (Quercus robur), accompagnata dal carpino bianco (Carpinus betulus) e da

6 altre specie che hanno analoghe esigenza ecologiche, come l olmo campestre (Ulmus minor), vari tipi di frassino (Fraxinus spp.), l acero campestre (Acer campestre) e numerose specie arbustive ed erbacee. Aree umide Le zone umide rappresentano aree di inestimabile valore ecologico; le aree umide rappresentano infatti una componente fondamentale per la conservazione della biodiversità a livello locale. Nel comune di Fossalta, sono presenti tre importanti aree umide, ossia il Bosco di Alvisopoli, la cava Impallomeni e la depressione palustre del Cesiol dei Laghi, tutte localizzate a nord del territorio comuanle. La creazione di nuove zone umide, per quanto di limitata estensione, oltre a migliorare la qualità delle acque, permette la creazione di habitat in alveo, il miglioramento dello stato delle comunità faunistiche (macroinvertebrati, fauna ittica, fauna terrestre, avifauna, anfibi) e l incremento della connessione ecologica. La seguente tabella illustra, gli elementi del territorio che possono concorrere all incremento di una rete ecologica in ambiente planiziale ed urbanizzato, quale quello di Fossalta di Portogruaro: Elementi con valenza naturalistica Tipologia territoriale (presenti, da ripristinare o da costituire) habitat acquatico temporaneo Area interclusa tra strada e corso d acqua comunità terrestre erbacea siepe habitat acquatico temporaneo Area interclusa tra infrastrutture comunità terrestre erbacea comunità terrestre arboreo-arbustiva habitat acquatico temporaneo comunità terrestre erbacea Aree marginali comunità terrestre arboreo-arbustiva macchia boscata alberi monumentali/elemento arboreo singolo Aree agricole coltivate comunità segetali Alveo dei corsi d acqua comunità idrolitiche in ambiente idrico canalizzato Corsi d acqua principali e secondari habitat acquatici permanenti e temporanei (scoline, fossi, ecc..) Pertinenza esterna a corso d acqua filare alberato arginato o non arginato comunità terrestre arboreo-arbustiva Rilevato stradale e ferroviario siepi e filari alberati habitat acquatico temporaneo comunità terrestre erbacea Parchi ed aree pubbliche comunità terrestre arboreo-arbustiva siepe Tab. 1 - Elementi con valenza naturalistica all interno del territorio comunale

7 2.2 Dal PAT al PI: Zoning e Rete Ecologica La nuova legge urbanistica (L.R. 11/2004) regionale fornisce gli strumenti tecnico-amministrativi per superare la rigidità classificatoria del precedente apparato legislativo (legge regionale n. 61/1985 e DM n del 1968). L'art. 17 della legge regionale 23 aprile 2004, n. 11 Norme per il governo del territorio, al punto 2 recita: il PI, in coerenza e in attuazione del primo piano di assetto del territorio (PAT), sulla base del quadro conoscitivo aggiornato provvede a suddividere il territorio comunale in zone territoriali omogenee secondo modalità stabilite con provvedimento della giunta regionale ai sensi dell art. 50, comma 1, lett. B. In particolare il tessuto territoriale extraurbano, ai sensi della nuova normativa urbanistica regionale, si caratterizza per la sua valenza ambientale e generalmente è destinato alla salvaguardia dell ambiente naturale ai fini di un suo utilizzo che non contrasti con i suoi caratteri. Non essendo più prevista la sottozonizzazione ai sensi della legge regionale 24/85 della zona agricola, assume sempre maggiore importanza e ruolo determinante la tutela della morfologia del suolo, dei corsi d acqua e della vegetazione, comprendendo comunque in tale zona quelle destinate all utilizzo dell agricoltura, che va intesa non solamente come funzione economico-produttiva, ma anche come funzione di salvaguardia del sistema idrogeologico, del paesaggio agrario nelle sue molteplici e stratificate tipologie, dell equilibrio ecologico e naturalistico. Il PAT ha definito la rete ecologica comunale attraverso l individuazione di elementi strutturanti quali: aree nucleo (core areas): aree di primaria importanza per la complessità di comunità vegetali ed animali che ospitano, non solo a livello comunale ma anche a livello sovra-comunale; corridoi ecologici principali: aree di connessione strutturale e funzionale della rete, a livello comunale e sovra-comunale; corridoi ecologici secondari: connessioni secondarie della rete, fondamentali in un ottica di rete a scala locale; pietre da guado (stepping stones): aree di piccola estensione naturali/seminaturali o anche antropizzate a bassa intensità che possono fornire importanti zone di sosta per le specie animali o particolari nicchie ecologiche per specifiche comunità vegetali ed animali. Come riportato all interno dell Elab. 35 del PAT (Relazione agronomica), compito del P.I. è quello di recepire e definire ad una scala di maggior dettaglio quanto elaborato in sede di PAT, insieme a far proprio quanto già definito in sede di PRG, cercando la massima coerenza tra i vecchi ed i nuovi obiettivi riguardanti il territorio agricolo.

8 Schema procedurale utilizzato nell individuazione della rete ecologica in sede di PAT e di PI (in azzurro le fasi proprie di quest ultimo) (Fonte: Elab. 35 del PAT Relazione agronomica ). Zoning Lo zoning del territorio agricolo del P.I. è stato concepito per tradurre la rete ecologica del PAT a livello normativo ed operativo, attraverso l individuazione di differenti ZTO all interno delle quali far prevalere la conservazione e la valorizzazione dei valori naturalistici e paesaggistici e/o la tutela e la possibilità di sviluppo delle aziende agricole e del settore primario nella sua accezione più ampia (ricettività rurale, promozione dei prodotti tipici, ecc ). A tal fine vengono individuate le seguenti ZTO: ZTO E1 Ambientale Zone di elevato pregio ambientale e paesaggistico, caratterizzate da residui elementi di biodiversità (macchie boscate, fasce tampone, siepi), da un paesaggio colturale eterogeneo (mosaico colturale del PAT) e dalle aree complementari al SIC. ZTO E2 Agricolo-ambientale Aree a vocazione prettamente agricola, che mantengono comunque valori naturalistici e paesaggistici da tutelare.

9 ZTO E3 Agricola Zona a carattere rurale, vocata ad una produzione primaria di una certo valore, e che mantiene un integrità territoriale che deve essere mantenuta nel tempo. Fasce di tutela idraulica ed ambientale Le fasce di tutela idraulica ed ambientale individuate a livello di P.I. ai sensi della LR11/2004, rappresentano degli importanti corridoi ecologici per il territorio comunale ed extracomunale. All interno di essi vengono auspicati interventi di riqualificazione e naturalizzazione in linea con quanto riportato nella parte speciale del presente PQA. Ambiti potenziali di intervento nel territorio comunale

10 3 PARTE SPECIALE Questa parte individua e illustra le modalità e le tipologie di interventi da applicarsi prioritariamente nelle zone agricole e all interno delle fasce di tutela descritte al cap. precedente. In particolare, al cap. 3.1 vengono illustrate alcune linee guide generali riguardanti la modalità di messa a dimora degli impianti arborei ed arbustivi, in riferimento alle schede da 3 a 9. Al cap. 3.2 vengono invece illustrate le schede-tipo degli interventi, non solamente relative all impianto di nuovi moduli vegetazionali o di rinaturalizzazione delle aree, ma anche relative agli interventi di deframmentazione di elementi lineari (strade) o di creazione di habitat di specie; queste non vogliono essere un compendio esaustivo delle tipologie di impianti e di interventi realizzabili nel territorio, ma un efficace supporto per orientare le scelte dell operatore nella progettazione degli interventi di miglioramento della funzionalità ecologica del comune. 3.1 Modalità di intervento 1 La scelta del materiale vegetale Provenienza L'attività di produzione e commercializzazione di piantine forestali nel Veneto è attualmente regolata dalla legge regionale n 33/1995 e dalla legge nazionale n 269 del 1973, integrata dal decreto legge del 11/11/98. Quest'ultima normativa prevede che per un certo numero di specie venga specificata la provenienza, la quale deve essere riportata, assieme agli estremi del certificato (un numero ed una data), su un apposito cartellino che viene associato alle piantine fornite. Con il termine di "provenienza" si intende il luogo geografico dove sono localizzati i popolamenti d'elite selezionati nei secoli e scelti per raccogliere il seme di una data specie, perfettamente adattata alle condizioni ecologiche dove la selezione è avvenuta. Ai sensi della Legge regionale 13/2003, per la realizzazione dei boschi di pianura del Veneto vanno impiegate piantine di provenienza locale (boschi planiziali relitti della bassa pianura veneta) o altre provenienze, purché comprese nell'area del bacino padano. La garanzia della provenienza è fornita dal vivaista che è tenuto a conservare la documentazione attestante il riferimento, chiaro ed univoco, al materiale forestale di propagazione che ne ha dato origine. Per una corretta scelta di una o più specie, è importantissimo conoscere la provenienza, poiché con essa si conoscono le condizioni pedo-climatiche dei luoghi di origine e, quindi, si può valutare se il luogo prescelto per l'impianto sia idoneo o meno a tale specie. Tipologia di allevamento in vivaio In vivaio, le piante forestali possono essere allevate in piena terra (piante a radice nuda), fuori terra (piante in contenitore o in zolla) oppure riprodotte per via vegetativa (talee e piantoni). Le piante a radice nuda sono coltivate in piena terra, estratte meccanicamente, scelte per dimensione, confezionate in fasci e consegnate sul luogo dell'impianto generalmente con le loro radici nude. La loro produzione inizia con la semina; dopo 1 o 2 anni le piantine cresciute in volume e altezza, cominciano a farsi 1 Estratti tratti da: AVFO (2005) Schede tecniche sui boschi di pianura. AVFO e Provincia di Venezia

11 concorrenza; vengono perciò estratte per essere ripiantate, sempre in piena terra dove restano per altri 2-4 anni prima di essere utilizzate. Le piante coltivate in contenitore sono allevate principalmente su un composto di una miscela di torba e talvolta di corteccia triturata. Le piante sono consegnate con il loro substrato e, generalmente, con il loro contenitore che deve essere tolto al momento dell'impianto. I tipi di contenitori sono vari e si distinguono in base al modello (vassoi alveolari, vasetti singoli), al volume (in media, da 90 a 400 cm 3 ), alle dimensioni (altezza da 8 a 16 cm e diametro dei singoli alveoli e vasetti da 4 a 9 cm), alla forma (cilindrici, quadrati, ecc.) ed alla presenza di scanalature "anti attorcigliamento". Rispetto alle piante a radice nuda, queste piantine presentano maggiori vantaggi quali: diminuzione della crisi da trapianto e dei rischi di danneggiamento delle radici durante le operazioni di trasporto e di manipolazione; migliore ripresa nel caso di specie sensibili al trapianto; aumento del periodo di impianto (è possibile estenderlo dal 15 settembre al 15 giugno); gestione più facile, specie nei grandi cantieri di imboschimento. Le piante con zolla sono allevate in zolle di torba, senza contenitore, di solito per una sola stagione vegetativa. Hanno il vantaggio di diminuire la crisi di trapianto per le specie sensibili quali, ad esempio, il frassino. Inoltre, le piante mantengono un buon stato di freschezza durante le operazioni di trasporto, di manipolazione e di deposito, limitando i rischi di disseccamento, avvizzimento e di gelo. Le talee sono organi di propagazione e servono per produrre altre piante con caratteristiche identiche a quelle da cui provengono. Sono ricavate dalla parte centrale di un porzione di fusto o di ramo (circa cm. 20) e sono provviste di 4-5 gemme. Vengono preparate giorni prima della ripresa vegetativa, tramite il taglio a becco di flauto della parte che andrà infilata in terra. Le lavorazioni del terreno In un impianto agro-forestale è essenziale riservare alle giovani piante appena messe a dimora la totalità delle risorse idriche e degli elementi nutritivi presenti nel suolo. Per tale motivo, la prima operazione da realizzare è l'erpicatura. Dopo di che, il suolo andrà lavorato in profondità con una ripuntatura iniziale e, successivamente, arato e concimato. La stagione ottimale è la fine estate, con il suolo possibilmente asciutto. Erpicatura L'erpicatura è un'operazione superficiale (circa cm 10-15) di pseudo-aratura che smuove il terreno senza rigirarlo, per eliminare la copertura vegetale e, in particolare nei terreni agricoli, le parti sotterranee delle avventizie. Ripuntatura La ripuntatura è una lavorazione colturale senza rivoltamento della terra, destinata principalmente a decompattare, smuovere e fessurare tutta la massa del suolo. Essa permette di frantumare gli strati profondi e impermeabili. Migliora le condizioni di sviluppo delle radici delle giovani piante, assicurando loro una corretta alimentazione idrica e minerale. Aratura L'aratura consiste nel tagliare progressivamente tutta la terra da lavorare in strisce di spessore da cm 15 a cm 50 e rivoltarle più o meno completamente, allo scopo di riportare in superficie gli strati profondi del suolo e di sotterrare la

12 vegetazione. L'aratura permette di: (a) dissodare il suolo e proteggere la sua struttura; (b) favorire lo sviluppo delle radici; (c) eliminare e sotterrare la copertura erbacea. Rifinitura del terreno Poco prima dell'impianto, il terreno va rifinito e sminuzzato superficialmente mediante una erpicatura oppure una fresatura e, quindi, livellato. La messa a dimora delle piantine Per la buona riuscita di un impianto è necessario che, dal momento del ricevimento delle piante al momento della messa a dimora, queste siano ben conservate, prevedendo degli spazi speciali per il loro ricevimento (stoccaggio). Piante a radice nuda Con le piante a radice nuda, lo stoccaggio deve rispettare le seguenti regole: (a) se la durata dello stoccaggio è inferiore a 2 giorni prima della messa a dimora, va scelto un luogo ombreggiato e fresco e le radici vanno protette con un telo; (b) se la durata dello stoccaggio è compresa tra 2 giorni e 3 settimane, va prevista una messa in tagliola al fine di ricoprire le radici con della terra e proteggerle contro il disseccamento, annaffiandole regolarmente. La tagliola è una trincea, scavata con il badile, entro la quale sono disposte le piante ad una profondità pari alla lunghezza delle loro radici. L'ubicazione nel cantiere di piantagione deve preferire un luogo protetto dal vento, caratterizzato da un terreno soffice e leggero che si sbricioli facilmente. Per quanto possibile, la tagliola avrà orientamento Est - Ovest e i soggetti vi saranno piazzati verticalmente. Poco prima della messa a dimora delle piante a radice nuda, si procede talora alla loro preparazione ed imbozzimatura. La preparazione consiste nel potare l'estremità delle parti aeree e delle radici prima di piantarle. Essa favorisce la ripresa delle piante. Questa operazione va effettuata con un attrezzo ben affilato: un taglio netto permette una buona cicatrizzazione. L'imbozzimatura consiste nell'immergere le radici fino al colletto in una miscela costituita da terra argillosa (4 badilate), da fertilizzante organico (2 badilate di sterco di vacca e 2 kg di fosfato naturale mescolati assieme) e da acqua (quanto basta a rendere la miscela di consistenza fangosa). Questa operazione ha l'obiettivo di ridurre i rischi di disseccamento e favorire l'attecchimento delle piante. La fanghiglia ottenuta deve essere liquida ma sufficientemente untuosa per aderire bene alle radici delle piante. Essa non si deve assolutamente disseccare sulle radici delle piante perché in questo caso l'imbozzimatura farebbe più del male che del bene. Questa operazione è altrettanto consigliata prima della messa in tagliola. Le piante in contenitore Le piante in contenitore o conservate in sacchi plastici dovranno essere sistemate in una zona leggermente ombreggiata e fresca sotto una tettoia a temperatura ambiente o sotto ad un popolamento situato in prossimità del sito di impianto. Si tratta di evitare il disseccamento delle piante a causa del vento ed il riscaldamento eccessivo a causa del sole (eccessiva traspirazione) o a causa della fermentazione. Una riumidificazione regolare (per irrigazione) permette di soddisfare senza difficoltà il loro bisogno idrico. Di seguito si riportano alcune regole per una piantagione ben riuscita: (a) scegliere per piantare un giorno favorevole, vale a dire con tempo coperto e fresco; (b) soprattutto non piantare in una giornata di solleone o con vento secco; (c) non piantare mai quando il suolo non è in tempera; (d) l'estrazione in vivaio di piantine a radice nuda, su suolo troppo umido, mutila molto più le radici; (e) per i piccoli cantieri, la spedizione va programmata subito dopo l'estrazione. Questa condizione può essere inserita nel contratto stipulato con il vivaista; (f) organizzare una suddivisione del lavoro: estrarre le piante dalla tagliola secondo il bisogno, eventualmente individuando una persona che si occupa di rifornire i piantatori con materiale appena estratto; (g) proteggere le piante, evitando di

13 depositarle sul terreno prima dell'impianto, lasciandole al sole, al contatto con l'aria alla fine della giornata o durante le pause. È inoltre consigliato trasportarle sul terreno in sacchi plastici, in un secchio od una cassa coperta da un telo umido e non trasportare che un numero limitato di piante (50 al massimo), stando attenti a non estrarre una pianta dalla sua cassa se non per metterla immediatamente nel foro d'impianto. A La pacciamatura Preparazione delle piante a radice nuda (A) e con pane di terra (B) B Diverse sperimentazioni condotte su impianti di pianura hanno dimostrato che in termini di percentuale di attecchimento e di velocità di crescita, la tecnica in assoluto migliore consiste nel mettere a dimora giovani piantine su bande di film plastico pacciamante. Per il film pacciamante si intende una striscia di plastica nera costituita da etilvinilacetato (EVA) di larghezza pari a cm 120 e spessore di mm 0,08. Questo materiale possiede una struttura stabile che non viene alterata dalla radiazione solare. Sul terreno lavorato, prima della messa a dimora delle piante, va steso il film plastico, sotterrandolo ai due lati per una fascia di cm 20 per parte: in tal modo viene fissato a terra rimanendo comunque scoperto per la larghezza di cm 80. I vantaggi della pacciamatura sono: (a) controllo totale dello sviluppo delle infestanti presso il piede delle piantine; (b) riduzione delle perdite d'acqua per evaporazione; (c) riscaldamento del terreno con incremento dell'attività microbica, dell'accrescimento delle radici e della mineralizzazione della sostanza organica; (d) mantenimento della struttura data al terreno con le lavorazioni; (e) stimolo alle simbiosi micorriziche. Quando le piantine saranno sufficientemente cresciute (circa 3 anni dall'impianto) il film dovrà essere tagliato longitudinalmente, asportato e smaltito a norma di legge o, meglio, riciclato. Al momento della messa a dimora il film plastico viene tagliato lungo la sua linea di mezzeria. I tagli vanno fatti a croce, per una lunghezza di cm 25. Si sollevano i 4 lembi ottenuti dal taglio; quindi si apre una fessura nel terreno sottostante servendosi di un vanghetto lungo e stretto. Indi vi si infila la piantina con pane di terra, ponendo attenzione a non sotterrarla troppo (il fusto deve rimanere fuori terra) o troppo poco (il pane di terra deve essere del tutto immerso nel terreno). L'ideale è che la superficie superiore del pane di terra si trovi a livello del terreno o appena un dito sotto. Con l'uso del bastone trapiantatore, l'operazione è più rapida in quanto questo attrezzo consente in un unico momento di tagliare il film, aprire la fessura ed inserirvi la piantina. Al termine dell'operazione si deve ricostituire la continuità del film infilando al colletto della piantina un collarino dello stesso materiale avente forma quadrata, di lato pari a circa cm 30, con un taglio che parte dalla metà di un lato e raggiunge il

14 centro del quadrato. Dopo averlo infilato come un bavaglino attorno alla base del fusto, si richiudono sopra i 4 lembi del taglio a croce e li si fermano con ciottoli o sabbia. A B Messa a dimora utilizzando film plastico Gli interventi successivi all impianto Risarcimenti Il risarcimento consiste nella sostituzione di quelle piante che nell'anno successivo alla loro messa a dimora risultano morte a causa del loro disseccamento. Tendenzialmente il risarcimento si effettua con la stessa specie già messa a dimora. Il 2-3% delle fallanze in un giovane rimboschimento costituisce, comunque, un ottimo risultato, a meno che le piantine morte non si trovino tutte concentrate in una certa area; in tal caso, la moria evidenzia un problema specifico che va studiato con attenzione e risolto anche attraverso la soluzione di escludere per quell'area un'ulteriore rimessa a dimora. Pertanto, si procede al risarcimento quando le fallanze sono comprese tra il 2-3% e il 20%. Per percentuali superiori al 20% la composizione dell'impianto deve essere ristudiata. Trinciatura La trinciatura dello stato erbaceo ed arbustivo è necessaria nei primi anni successivi all'impianto per ridurre la concorrenza della vegetazione erbacea. Tale operazione può essere interrotta quando le chiome delle piante si chiudono, di solito entro 5-6 anni dall'impianto e quando la densità è pari a 1200 piante/ha nelle formazioni boschive, così che possano instaurarsi i processi evolutivi tipici e l'affermarsi del sottobosco. La trinciatura è da preferirsi allo sfalcio con l'asportazione dell'erba poiché permette l'arricchimento in sostanza organica del suolo. Qualora si verificasse un infeltrimento eccessivo del coltivo è preferibile provvedere alla raccolta del materiale trinciato. In un anno il numero delle trinciature varia da 2 a 4 a seconda del grado di sviluppo della chioma, dell'andamento climatico, del rischio di incendi. La trinciatura va eseguita prima della fioritura delle specie più invadenti al fine di ridurne la diffusione ed agire nel momento di massima concorrenza per acqua e sali minerali. Il mezzo ideale per procedere alla trinciatura è il trattore compatto da vigneto con trinciastocchi di larghezza massima di m 1,60. L'ingombro è pari a 2 metri, permettendo così il passaggio seguendo l'andamento curvilineo dell'impianto senza danneggiare le piante. L'eventuale impiego del decespugliatore comporta l'uso da parte di persone esperte poiché è facile danneggiare le piante. In ogni caso vanno preferiti decespugliatori a filo. Sarchiatura La sarchiatura del terreno è una lavorazione superficiale che può essere eseguita tra le file durante il primo anno, in maggio e giugno, qualora le condizioni climatiche (siccità estiva) e/o del suolo (suoli argillosi e compatti) lo richiedano.

15 Consiste nel movimentare e sbriciolare il suolo per cm 5 di profondità al fine di ridurre le perdite d'acqua per evaporazione e favorire lo scambio gassoso tra terreno e atmosfera, favorendo così lo sviluppo di radici e microflora aerobica. La sarchiatura può essere eseguita manualmente, con zappettatura di rincalzo localizzata attorno alla pianta, o meccanicamente con fresatura o erpicatura tra le file. Irrigazioni Durante la 2 a stagione vegetativa, nei mesi più siccitosi, può essere necessario prevedere l'effettuazione di irrigazioni di soccorso in numero adeguato alle condizioni climatiche e alle specifiche condizioni delle piante. Nelle stagioni vegetative successive si deve intervenire con intensità irrigua decrescente e unicamente in casi di eventi siccitosi eccezionali. Concimazione Tale intervento risulta estremamente importante per le sole aree degradate, mentre per aree precedentemente coltivate non risulta necessario. Asporto della pacciamatura Trattandosi di materiale non degradabile, il film plastico utilizzato come pacciamatura va asportato e smaltito dopo il 3 o al massimo il 4 anno dall'impianto. Le operazioni di asporto vanno fatte durante la fase di riposo vegetativo e con terreno asciutto, tagliando la banda plastica lungo la linea di mezzeria.

16 3.2 Schede tipologiche Di seguito si riporta la legenda delle schede (schede da 3 a 9) e le schede stesse: Sezione LEGENDA Albero di prima grandezza (altofusto) (*) Albero di seconda grandezza (altofusto) (*) Albero di prima o seconda grandezza (ceduo) (**) Arbusto (**) Capitozza di salice/gelso Pianta Specie arborea di prima o seconda grandezza (altofusto) Specie arborea di prima o seconda grandezza (ceduo) Arbusto (*) Immagine tratta da: Tracy Saxby, Integration and Application Network, University of Maryland Center for Environmental Science (ian.umces.edu/imagelibrary/); modificata. (**) Immagine tratta da: Kim Kraeer and Lucy Van Essen-Fishman, Integration and Application Network, University of Maryland Center for Environmental Science (ian.umces.edu/imagelibrary/); modificata.

17 SCHEDA 01 Piccola area umida fuori alveo ZTO E1, E2 ed E3. Piccoli invasi, anche di ridotta profondità, possono costituire degli importanti biotopi funzionali alla sopravvivenza ed alla riproduzione di anfibi, rettili ed invertebrati acquatici. Bastano infatti pochi metri quadrati di acqua stagnante e bassa con vegetazione idrofila per attrarre e permettere la riproduzione di molte specie. Il neoecosistema acquatico temporaneo può essere costituito da buche di dimensioni minime e ridotta profondità, possibilmente rivestite con teli impermeabilizzanti. Realizzazione e gestione Si realizzeranno delle buche anche di dimensioni minime (40 m² di superficie ed 1 m di profondità), rivestite di teli impermeabilizzanti. Il fatto che si possa giungere ad un loro prosciugamento nella stagione estiva non deve costituire un freno alla loro realizzazione, in quanto questi invasi vicariano pozze e raccolte d acqua temporanee rinvenibili in natura e le specie che le frequentano presentano cicli biologici adatti alla precarietà dell habitat. Rappresentazione schematica dell intervento Specie utilizzabili Tipologia vegetale Emergenti Sommerse Galleggianti Arbusti (lungo le sponde) Specie Thypha spp. Phragmites spp. Scirpus spp. Juncus spp. Carex spp. Potamogeton spp. Vallisneria spp. Ruppia spp. Nuphar spp. Elodea spp. Lemna spp Eichornia crassipes Hydrocitlye umbellata Azolla spp. Wolffia spp Frangula alnus Viburnum opulus Sambucus nigra

18 SCHEDA 02 Piccola area umida in alveo Blueways Le zone umide (wetland) in alveo sono una tipologia d intervento che punta a ricreare le caratteristiche idrauliche, vegetazionali, ambientali e i processi biologici propri delle zone umide naturali, al fine di migliorare la qualità delle acque dei corpi idrici, nel caso specifico dei canali; in queste aree, ottenute allargando parte del canale per ricreare lungo il suo tracciato una vasca naturaliforme, profonda qualche decina di centimetri, occupata dall acqua che scorre lentamente verso valle e colonizzata da vegetazione acquatica, si svolgono infatti i processi auto depurativi tipici delle zone umide. La creazione di zone umide in alveo, oltre a migliorare la qualità delle acque, permette la creazione di habitat in alveo, il miglioramento dello stato delle comunità faunistiche (macroinvertebrati, fauna ittica, fauna terrestre, avifauna, anfibi) e l incremento della connessione ecologica. Specie utilizzabili Tipologia vegetale Emergenti Sommerse Galleggianti Arbusti (lungo le sponde) Specie Thypha spp. Phragmites spp. Scirpus spp. Juncus spp. Carex spp. Potamogeton spp. Vallisneria spp. Ruppia spp. Nuphar spp. Elodea spp. Lemna spp Eichornia crassipes Hydrocitlye umbellata Azolla spp. Wolffia spp Frangula alnus Viburnum opulus Sambucus nigra Realizzazione e gestione Si tratta di creare piccole aree di forma rotondeggiante in cui ricavare una depressione ed operare la messa a dimora di idrofite ed elofite. La realizzazione di interventi di questo tipo dovrebbe prioritariamente rivolgersi ai corsi d acqua minori, dove non è possibile l applicazione di altri interventi di rinaturalizzazione. La zona umida è realizzata modellando il terreno per ottenere profondità variabili da 20 a 40 cm, alternate lungo lo sviluppo longitudinale della vasca, e la pendenza di progetto che garantisce il flusso verso valle; gli scavi sono preceduti dalla preparazione del sito mediante pulizia generale con mezzi meccanici per una profondità di circa 10 cm e conservazione della parte superficiale del terreno asportato, utile per essere utilizzata come buon substrato vegetale per l attecchimento e la crescita delle specie vegetali messe a dimora. Gli interventi di messa a dimora di alberature in prossimità dei corsi d acqua in gestione al Consorzio di Bonifica dovranno essere preliminarmente valutati dal Consorzio, al fine di definire specifiche tecniche finalizzate a garantire l accesso e il transito dei mezzi d opera impiegati nelle operazioni di manutenzione della rete idraulica. Rappresentazione schematica dell intervento PRIMA DOPO

19 Albero Arbusto Asciutto Umido Comune di Fossalta di Portogruaro (VE) Piano degli Interventi (PI) Variante n. 1 SCHEDA 03 Boschetto ZTO E1 ed E2. Questo modulo può essere adottato per la ricostruzione di piccoli lembi di foresta planiziale; È necessario porre attenzione alle caratteristiche stazionali per ciò che concerne la messa a dimora delle diverse specie: nelle zone con ristagno è preferibile utilizzare ontano nero e pioppo bianco, frassino ossifillo, farnia, carpino ed olmo nelle aree maggiormente rilevate. Impianto e gestione Piccoli gruppi monospecifici di 4-5 piante (solo, eventualmente, gli ontani neri posti a gruppi di tre). All interno di ogni gruppo le piante sono poste a 50 cm una dall altra. L impianto può essere realizzato in modo regolare, o attraverso una disposizione maggiormente casuale, cercando comunque di mantenere la distanza di 3 m tra un gruppo e l altro. Entro ogni gruppo, quando le chiome cominciano ad interferire tra loro, è prevista la selezione della pianta migliore, per vitalità e portamento. Rappresentazione schematica dell impianto (pianta) Specie utilizzabili Nome comune Acero campestre Umidità del terreno X ++ + Bagolaro X + + Biancospino X + ++ Carpino bianco X ++ Ciliegio selvatico X ++ Corniolo X + Farnia X ++ Frassino ossifillo X ++ Fusaggine X + + Lantana X ++ Nocciolo X + + Pioppo bianco X ++ 3 m 3 m 0.5 m

20 Albero (I grandezza) Albero (II grandezza) Arbusto Asciutto Umido Comune di Fossalta di Portogruaro (VE) Piano degli Interventi (PI) Variante n. 1 SCHEDA 04 Banda boscata trifilare ZTO E1, E2 ed E3; Greenways; lungo tratti stradali. Trattasi di un impianto adatto ad essere realizzata in prossimità di strade. La plurispecificità e la presenza di arbusti (fioriture e fruttificazioni abbondanti) la rendono apprezzabile dal punto di vista estetico e naturalistico. La struttura assolve pienamente inoltre le funzioni schermanti, frangivento e di difesa degli inquinanti prodotti dal traffico. Il filare C presenta inoltre piante da governare ad alto fusto destinate alla produzione di legname di qualità. Impianto e gestione Il Filare A, fronte strada, è costituito da specie arbustive distanti tra loro 1.75; esso può essere potato o lasciato alla libera evoluzione. Le specie da governare a ceduo inserite nel filare B, sono distanti tra loro 3 m. Il Filare C vede alternanza di almeno 7 m per le specie arboree ad alto fusto e 3 m per quelle a ceduo. La ceduazione delle piante deve avvenire su piante vigorose che hanno raggiunto un certo diametro; l anno seguente si effettuerà la selezione dei polloni ricresciuti rilasciandone 3-5 per ceppaia. Rappresentazione schematica dell impianto (pianta) Specie utilizzabili Nome comune Acero campestre Umidità del terreno X ++ + Biancospino X + ++ Carpino bianco X ++ Ciliegio selvatico X ++ Farnia X ++ Frassino ossifillo X ++ Fusaggine X + + Lantana X ++ Nocciolo X + + Ontano nero X ++ Pallon di Maggio X ++ Salice bianco X ++ Sambuco nero X + A B 3.5 m C 1.75 m 3 m > 7 m

21 Albero Arbusto Comune di Fossalta di Portogruaro (VE) Piano degli Interventi (PI) Variante n. 1 SCHEDA 05 Fascia tampone Blueways È adatto ad essere realizzato vicino a canali e fossi in quanto non ostacola eccessivamente la manutenzione del canale. Condizione indispensabile affinché l azione della fascia risulti efficace è che l apparato radicale della vegetazione sia a contatto con la falda, ovvero che le radici, almeno quando l impianto è giunto a maturità, possano effettivamente interagire con lo strato di suolo saturo di acqua, connesso alle aree coltivate. La rete di fasce tampone va posta lungo l effettiva connessione tra l area coltivata e la rete idrografica. Vanno perciò valutati i reali flussi idrici dell'area di intervento, evitando la presenza di corridoi scoperti ove i nutrienti non vengono a contatto con la fascia di vegetazione. Impianto e gestione La realizzazione e gestione di fasce tampone arbustive e/o arborate è assimilabile di fatto a quelle delle siepi campestri, e le modalità operative sono simili. È consigliabile mantenere una distanza di interfila di 3 m ed una distanza lungo la fila di 6 m tra le specie arboree e di 3 m tra gli arbusti. La forma di governo delle specie arboree è a ceduo. Gli interventi di messa a dimora di alberature in prossimità dei corsi d acqua in gestione al Consorzio di Bonifica dovranno essere preliminarmente valutati dal Consorzio, al fine di definire specifiche tecniche finalizzate a garantire l accesso e il transito dei mezzi d opera impiegati nelle operazioni di manutenzione della rete idraulica. Rappresentazione schematica dell impianto (pianta) Specie utilizzabili Nome comune Acero campestre Frassino ossifillo Lantana Platano ibrido Ontano nero Pallon di Maggio Salice bianco Sambuco nero X X X X X X X X X A 3 m B 3 m 6 m

22 Albero (I grandezza) Albero (II grandezza) Arbusto Asciutto Umido Comune di Fossalta di Portogruaro (VE) Piano degli Interventi (PI) Variante n. 1 SCHEDA 06 Siepe rurale alta ZTO E3 Questo modulo di siepe può contemporaneamente svolgere varie funzioni (frangivento, paesaggistica, faunistica) grazie alla presenza di alberi di varie grandezze ed a forme di gestione differenti (altofusto e ceduo). La possibilità inoltre di ottenere legname di qualità (noce nero e farnia) e legna da ardere (olmo campestre) potrebbe rendere l impianto particolarmente rilevante anche sotto il punto di vista dell introito economico. Impianto e gestione Si consiglia di mantenere distanze di impianto minime di 1.75 m tra le specie arbustive e le specie arboree, 3.5 m tra gli alberi di prima grandezza (governati ad alto fusto) e gli alberi di prima o seconda grandezza (governati a ceduo) e 7 m tra gli alberi di prima grandezza (alto fusto) e gli alberi di seconda grandezza. Gli arbusti svolgono l importante funzione di accompagnare la crescita delle specie principali, influenzandone positivamente il portamento. Allo scopo, è consigliabile accoppiare ai lati della pianta principale due arbusti della stessa specie. Gli arbusti possono essere governati a ceppaia con taglio al 2 o 3 anno dall impianto. Le specie governate ad alto fusto possono essere piantate a gruppi di tre, distanziate 0.5 m l uno dall altro, scegliendo, quando avranno raggiunto 4-5 anni di età, la pianta migliore ed eliminando le altre due. Specie utilizzabili Rappresentazione schematica dell impianto (prospetto) Nome comune Umidità del terreno Acero campestre X ++ + Bagolaro X + + Biancospino X + ++ Carpino bianco X ++ Ciliegio selvatico X ++ Corniolo X X + Farnia X ++ Frassino maggiore X + Fusaggine X + + Lantana X ++ Noce nero X + Nocciolo X + + Ontano nero X ++ Olmo campestre X + Pallon di Maggio X ++ Salice bianco X ++ Sambuco nero X + Tiglio selvatico X ++

23 Albero (I grandezza) Albero (II grandezza) Arbusto Asciutto Umido Comune di Fossalta di Portogruaro (VE) Piano degli Interventi (PI) Variante n. 1 SCHEDA 07 Siepe rurale media ZTO E1 ed E2; greenways; lungo percorsi ciclopedonali. Questo modulo può contemporaneamente svolgere varie funzioni tra cui: frangivento, paesaggistica, faunistica, ecc grazie alla presenza di alberi di varie grandezze ed a forme di gestione differenti (alto fusto e ceduo). La presenza di alberi d altofusto contribuisce ad aumentare la capacità di fornire alimento e riparo alla fauna selvatica (Paridi, Picidi, ecc ). Impianto e gestione Si consiglia di mantenere distanze di impianto minime di 1.75 m tra le specie arbustive e le specie arboree, 3.5 m tra gli alberi di seconda grandezza (governati ad alto fusto) e gli alberi di prima o seconda grandezza (governati a ceduo) e 7 m tra gli alberi di seconda grandezza (alto fusto). Si consiglia di favorire la presenza della vegetazione erbacea al piede della siepe, tramite l esecuzione di due tagli annui, di cui il primo solo dopo il 15 luglio ed il secondo non oltre il 15 settembre. Si prevede inoltre una periodica riceduazione degli arbusti per favorire il ricaccio dei rami basali. Specie utilizzabili Rappresentazione schematica dell impianto (prospetto) Nome comune Umidità del terreno Acero campestre X ++ + Biancospino X + ++ Carpino bianco X ++ Ciliegio selvatico X ++ Corniolo X X + Farnia X ++ Frassino maggiore X + Fusaggine X + + Lantana X ++ Nocciolo X + + Ontano nero X ++ Olmo campestre X + Pallon di Maggio X ++ Salice bianco X ++ Sambuco nero X + Tiglio selvatico X ++

24 Albero (I grandezza) Albero (II grandezza) Arbusto Asciutto Umido Comune di Fossalta di Portogruaro (VE) Piano degli Interventi (PI) Variante n. 1 SCHEDA 08 Siepe rurale bassa Specie utilizzabili ZTO E1 ed E2; greenways; blueways; lungo percorsi ciclopedonali. Questo modulo è composto da alberi governati a ceduo ed arbusti alternati lungo Nome comune la fila. La presenza di arbusti e di specie gestite a ceduo consente di perseguire diverse finalità ambientali (estetiche, faunistiche, protettive ecc ). Una siepe di questo tipo è ideale per attrarre ed ospitare la fauna selvatica, anche se lo spazio per la messa a dimora della siepe non è molto ampio. Impianto e gestione Si consiglia di mantenere distanze minime di impianto di 1.75 m tra arbusti ed alberi governati a ceduo e di 3.5 m tra gli alberi governati a ceduo. Maggiori distanze tra le specie consentono un maggior sviluppo della vegetazione erbacea, fondamentale per aumentare le risorse alimentari ed i siti di nidificazione. Si consiglia di favorire la presenza della vegetazione erbacea al piede della siepe, tramite l esecuzione di due tagli annui, di cui il primo solo dopo il 15 luglio ed il secondo non oltre il 15 settembre. Si prevede inoltre una periodica riceduazione degli arbusti per favorire il ricaccio dei rami basali. Rappresentazione schematica dell impianto (prospetto) Umidità del terreno Acero campestre X ++ + Biancospino X + ++ Carpino bianco X ++ Corniolo X X + Frassino ossifillo X ++ Fusaggine X + + Lantana X ++ Nocciolo X + + Ontano nero X ++ Pallon di Maggio X ++ Salice bianco X ++ Sambuco nero X + Tiglio selvatico X ++

25 SCHEDA 09 Siepe di capitozze ZTO E2 ed E3, lungo i fossati. Specie utilizzabili Salice bianco Gelso bianco Questo modulo è composto da salici e gelsi gestiti a capitozza. Il salice in particolare, gestito in questa forma, dopo alcuni anni, oltre ad essere un importante elemento caratterizzante il paesaggio storico rurale, è un importantissimo habitat di svariate specie che trovano, nelle brecce, nei fori, nelle parti in decomposizione un importante rifugio. Impianto e gestione Si consiglia di mantenere distanze minime di impianto di 4 m tra gli esemplari arborei. Essi dovranno essere capitozzati in giovane età per poi rimuovere annualmente (o ogni 2-3 anni in funzione della specie) i germogli dell anno originatisi dal punto di taglio esattamente nel loro punto di inserzione. Maggiori distanze di impianto tra le specie consentono un maggior sviluppo della vegetazione erbacea, fondamentale per aumentare le risorse alimentari ed i siti di nidificazione. Si consiglia di favorire la presenza della vegetazione erbacea al piede della siepe, tramite l esecuzione di due tagli annui, di cui il primo solo dopo il 15 luglio ed il secondo non oltre il 15 settembre. Rappresentazione schematica dell impianto (prospetto) > 4 m

26 SCHEDA 10 Sottopassi faunistici Lungo la rete viaria esistente e di progetto, all esterno del territorio urbano. Specie utilizzabili all ingresso dell ecodotto Biancospino Frangola Palla di neve Nocciolo Per rendere permeabile una strada nei confronti della fauna selvatica, occorrono attraversamenti sicuri, adatti al contesto territoriale su cui insistono; allo scopo, è fondamentale verificare il tipo di animali che frequenta la zona in esame e dimensionare di conseguenza l attraversamento. Gli animali che frequentano il contesto territoriale in esame possono essere suddivisi in: piccoli animali terrestri che sono attratti dal calore e dalla luce ed evitano di passare sottoterra (rettili, anfibi ed alcuni micro mammiferi), animali di piccola e media taglia che usano normalmente cunicoli sotterranei (volpi e mustelidi) ed animali di taglia media che usano attraversamenti sotterranei solo per brevi distanze (lepre). Considerazioni tecniche Nella realizzazione dei sottopassi bisogna prendere in considerazione le seguenti indicazioni: (a) ubicazione lungo rotte di spostamento della fauna e presso habitat adatti, (b) maggiore ampiezza possibile (altezza/larghezza), (c) minore lunghezza possibile, (d) preferire sezioni a base orizzontale rispetto a quelle circolari, (d) vegetazione agli ingressi ed altri elementi di invito e raccordo con gli habitat circostanti [immagine a dx], (e) individuazione di una specie target per il dimensionamento delle strutture, (f) porre cura alla progettazione e realizzazione dei dettagli ambientali (arbusti su tutti), in prossimità degli ingressi del passaggio, (g) piano di gestione della struttura a lungo termine. Rappresentazione schematica di alcuni possibili sottopassi Tunnel per anfibi Tunnel per specie di media taglia (es. volpi)

27 SCHEDA 11 Interventi di gestione naturalistica puntuale Tipo intervento Rilascio di legno morto o piante deperienti 11a 11b 11c 11d Siepi, boschetti, fasce tampone È importante mantenere all interno delle formazioni seminaturali del territorio i vecchi alberi (quando non costituiscono rischio per la salute umana) o al ricollocamento mirato di tronchi morti o marcescenti in posizioni confacenti alle specie. Molte specie animali (pipistrelli, micromammiferi, uccelli, lucertole, coleotteri xilofagi) utilizzano infatti vecchie alberature come riparo temporaneo o stagionale o come sito riproduttivo. Tipo intervento Creazione di ripari artificiali per piccoli mammiferi Siepi, boschetti, fasce tampone I piccoli mammiferi quali il toporagno, il mustiolo, le crocidure, la talpa, il riccio, il pipistrello, ecc risentono fortemente della diminuzione degli habitat adatti alla loro sopravvivenza e possono essere favorite ricreando condizioni ambientali adatte, rappresentate, classicamente, dalle cassettenido. Tipo intervento Creazione di cassette nido per uccelli Individui arborei isolati, siepi e boschetti, fasce tampone Anche molte specie di uccelli, in particolare quelle che utilizzano per la loro riproduzione le cavità nel legno, possono essere aiutate ed incrementate mediante la realizzazione di cassette nido. Le foggia, le dimensioni e gli schemi costruttivi sono quanto mai vari e differenziati a seconda della specie considerata. Tipo intervento Gestione delle banchine (beetle bank) per insetti Coltivi Le banchine per gli insetti consistono in strisce di piante annuali e perenni di larghezza variabile, che attraversano il centro dei campi coltivati. Le banchine hanno lo scopo di favorire la presenza di insetti utili al controllo biologico delle coltivazioni, oltre ad offrire habitat per uccelli, invertebrati e piccoli mammiferi. Legno morto con fori di picidi 11a 11b 11c 11d Bat-box per pipistrelli Cassetta nido per uccelli Banchina per insetti

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