Economia del Lavoro 2010

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1 Economia del Lavoro 2010 Capitolo 9-4 La discriminazione del mercato del lavoro - 1

2 Se i consumatori hanno pregiudizi: le loro decisioni d acquisto non sono basate sul prezzo reale del bene, p, ma sul prezzo aggiustato per la disutilità: p(1+d), d = coefficiente di discriminazione. domanda di beni e servizi venduti dal gruppo che provoca disutilità (e.g. uomini si fidano di più di uomini per fare aggiustare la loro auto, o per avere consigli finanziari o medici) Se l impresa può collocare un particolare gruppo in una delle diverse posizioni all interno dell impresa: la discriminazione del consumatore non ha conseguenze. 2 (?)

3 e.g. l impresa può collocare le donne in posti di lavoro che hanno un contatto ridotto con il consumatore (come posti di lavoro nella produzione) e gli uomini negli uffici (dove sono molto più visibili). Se le lavoratrici fossero più convenienti dei lavoratori, le imprese le assumerebbero => alla fine donne e uomini di pari qualifica riceverebbero lo stesso salario (ma non farebbero lo stesso lavoro???). Provvedere a soddisfare i gusti del consumatore non riduce il profitto dell impresa. E vero????? Analisi empirica di questo tipo di discriminazione ha 3 riguardato soprattutto la discriminazione di razza.

4 E vero che la discriminazione del consumatore non ha grosse conseguenze e non riduce il profitto dell impresa? Abbiamo visto che la discriminazione dei datori di lavoro segrega la forza lavoro e crea differenziali salariali, ma riduce i profitti. Secondo alcuni economisti (Mankiw) questa situazione non può durare in un mercato competitivo. Hip.: i datori di lavoro discriminano le bionde a favore delle brune: la domanda di bionde è bassa e il loro salario è più basso 4

5 Un impresa che voglia battere la concorrenza ha una via molto semplice da seguire: assumere le bionde ad un basso salario Le «imprese bionde» riducono i costi di produzione e le «imprese brune» entrano in crisi e escono dal mercato Se le «imprese bionde» entrano nel mercato e le «imprese brune» escono: aumenta la domanda di bionde e si riduce la domanda di brune: i differenziali salariali si annullano Le imprese che non discriminano tendono a sostituire quelle che discriminano: il mercato fornisce un antidoto alla discriminazione dei datori di lavoro Ma se sono i consumatori che discriminano? 5

6 Hip. Nell assumere cameriere, alcuni proprietari dei ristoranti discriminano le bionde => le cameriere bionde hanno w più bassi => i ristoranti «biondi» (che non discriminano) possono praticare prezzi più bassi: SE i clienti si preoccupano solo della qualità del cibo e del prezzo che pagano, le imprese che discriminano vanno fuori dal mercato e i differenziali salariali si annullano Ma se i clienti preferiscono essere serviti da cameriere brune, l entrata nel mercato di ristoranti «biondi» non riesce a far scomparire il differenziale retributivo: 6

7 Se anche i clienti discriminano, si formeranno 2 categorie di ristoranti (e i differenziali w saranno permanenti): 1.Ristoranti «biondi»: che hanno costi minori e praticano prezzi minori 2.Ristoranti «bruni»: che assecondano le preferenze dei consumatori, sostengono costi maggiori e fanno pagare prezzi maggiori. I clienti che non discriminano frequenteranno i ristoranti biondi, attratti dalla convenienza; I clienti che discriminano frequenteranno i ristoranti bruni, scontando le proprie preferenze discriminatorie con un prezzo più elevato. Se tutti i clienti discriminano esisteranno ristoranti 7 biondi?

8 E se, per assecondare le preferenze dei consumatori, è lo Stato che discrimina? Caso emblematico: la segregazione sui mezzi pubblici (USA, 60): Roback, 1986 Le imprese di trasporto pubblico si opponevano alla segregazione, perché garantire posti separati per «razza» faceva aumentare i costi e diminuire i profitti: a causa delle leggi segregazioniste i mezzi viaggiavano con molti posti vuoti 8

9 : Roback, 1986

10 Conclusione: I datori di lavoro sono di solito più interessati al profitto che alla discriminazione I mercati concorrenziali hanno un antidoto naturale alla discriminazione dei datori di lavoro Le discriminazioni retributive persistono su mercati del lavoro concorrenziali solo se i consumatori sono disposti a pagare di più per mantenere la discriminazione o se lo Stato impone una legislazione discriminatoria 10

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