SOMMARIO. B O V E C Quattro mozioni per Slavia e Dall incontro transfrontaliero anche lo stimolo per costruire un Gect

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1 SOMMARIO 1 S L A V I A F R I U L A N A - B E N E # I J A L elettrodotto Okroglo-Udine minaccia il futuro delle Valli del Natisone L incontro degli amministratori a Bovec e l audizione di Terna non hanno dipanato i timori 4 B O V E C Quattro mozioni per Slavia e Dall incontro transfrontaliero anche lo stimolo per costruire un Gect 5 C I V I D A L E - # E D A D Celebrato il «Dan emigranta» La tradizionale manifestazione culturale degli sloveni della provincia di Udine 8 R O M A Nuova legge elettorale e rappresentanza degli sloveni in Parlamento Emendamenti affinché trovi applicazione la legge di tutela 38/2001 Anno XVI N 1 (194) 31 gennaio L A R E A Z I O N E Gabrovec: violati anche i trattati internazionali Il vicpresidente del Consiglio regionale non ha partecipato al voto sul superamento delle province CIVIDALE - #EDAD L insegnamento bilingue in arrivo anche nelle Valli del Torre La giunta ha dato il via libera al percorso per Taipana e Lusevera 1 4 L I N T E R V I S T A Necessarie sistematicità, continuità e nuove esperienze A colloquio con Igor Giacomini, nuovo direttore dell Ufficio regionale per le scuole slovene 1 6 S O T T O LA LENTE Senza la lingua non c è la minoranza Un gruppo di giovani slavisti nell ambito dell associazione «don Eugenio Blanchini» 1 9 P U B B L I C A Z I O N E Seconda edizione del Diario di Cuffolo sulla Seconda Guerra mondiale

2 L incontro di Bovec e l audizione di Terna in Regione non hanno dipanato i timori BOVEC L elettrodotto Okroglo-Udine minaccia il futuro delle Valli del Natisone Gli amministratori della fascia confinaria italo-slovena hanno approvato all unanimità un ordine del giorno contro l impattante struttura, che pregiudicherebbe lo sviluppo turistico V ietato dormire sonni tranquilli. Il mega elettrodotto transfrontaliero da Okroglo a Udine continua a pendere come una minacciosa spada di Damocle sul futuro delle Valli del Natisone e dell alto (valle dell Isonzo), minando le loro prospettive di sviluppo turistico e sociale. Nell incontro degli amministratori della fascia confinaria italoslovena, svoltosi il 18 gennaio a Bovec, è stato approvato all unanimità un ordine del giorno contro il passaggio dell impattante infrastruttura energetica su questo territorio. Documenti di contrarietà vengono adottati in queste settimane dai consigli comunali delle Valli. Ma si ha l impressione che sarà molto difficile fermare, o anche solo deviare, la linea ad altissima tensione. Se ne è avuta conferma proprio a Bovec nell intervento di Marko Hrast, direttore del settore infrastrutture di Eles, la società slovena che, in accordo con l italiana Terna, sta lavorando all Okroglo- Udine. Hrast ha cercato di minimizzare («non è nemmeno in fase di progettazione») e temporeggiare («le strategie del trasporto di elettricità in Europa stanno rapidamente cambiando, dettate dalle esigenze della Germania»), ma nel concreto ha ribadito che la sua azienda (controllata completamente dallo Stato), quell elettrodotto lo vuole, sia per aumentare le capacità di collegamento con l Italia, sia per «risolvere le carenze dell approvvigionamento interno nella parte settentrionale della Primorska». Tranquillizzare l opinione pubblica, sottolineare l utilità delle infrastrutture, prendere tempo e tenere il più possibile le carte nascoste fino all ultimo, cioè fino al punto in cui non è più possibile fermare l opera, è una strategia abilmente attuata anche in Italia da Terna. Si è visto anche nell audizione del 23 gennaio in IV Commissione del Consiglio regionale, dove Terna ha affermato di non avere ancora sottoscritto (non ha detto raggiunto ) l accordo con la controparte slovena. E l assessore Sara Vito non ha detto che l elettrodotto non si farà, bensì che «se ne parlerà solo tra qualche anno». All incontro degli amministratori dell area confinaria, contro l elettrodotto transfrontaliero si è pronunciato con forza il vicepresidente del Consiglio regionale, Igor Gabrovec. Il consigliere capogruppo del Pd, Cristiano Shaurli, sottolineando di parlare anche a nome della presidente Debora Serracchiani, ha affermato che l infrastruttura non è «né strategica, né prioritaria, né di prossima progettazione», anche perché «il Friuli Venezia Giulia il sacrificio del suo territorio per le politiche energetiche dell Unione Europea l ha già fatto con il Redipuglia-Udine». Hrast non ha più preso la parola, ma al termine della riunione, per il nostro giornale ha replicato: «Vabbé, ogni partner e ogni regione hanno i propri interessi e le proprie necessità. Questo elettrodotto riguarda la Slovenia e l Italia. Non si farà qualora non fosse nell interesse dei due Stati». Come dire: a decidere non sarà certo la Regione. Il direttore del settore infrastrutture dell Eles ha voluto anche ribadire che «quello tra la rete slovena e la rete italiana è di certo un collegamento che aumenta la certezza dell approvvigionamento e rafforza la rete in quest area. Nell Unione Europea tutti ha spiegato siamo impegnati ad assicurare il commercio e l approvvigionamento indisturbato di energia elettrica in tutta l area europea. Questo elettrodotto dà alla parte slovena, inoltre, la possibilità di assicurare elettricità alla parte settentrionale della Primorska, in primo luogo della valle dell Isonzo, che è attualmente rifornita molto male». Dunque, secondo Eles bisogna far passare l elettrodotto nella valle dell Isonzo (e di conseguenza nelle valli del Natisone), anche se Hrast precisa che «in questo momento è difficile parlare di una preferenza, perché il nuovo collegamento tra la Slovenia e l Italia, sia che si parli concretamente di questo elettrodotto o di qualche altro, è ancora nella fase di studio». Fosse davvero così, sarebbe difficile capire come mai il punto di passaggio tra Italia e Slovenia (a Solarje!) sia stato concordato già più di due anni fa, come comunicato lo scorso autunno dalla stessa Eles. All incontro di Bovec Hrast ha fatto sapere anche che ci sarebbe un alternativa all Okroglo-Udine. Quale, gli abbiamo chiesto? «È allo studio ci ha risposto un collegamento unidirezionale. Il suo punto di partenza in Slovenia non è ancora definito, mentre quello di arrivo in Italia è fissato nelle vicinanze di Venezia». Quanto ai tempi di realizzazione della nuova linea transfrontaliera, secondo Hrast, non è possibile rispettare il termine fissato dalla Commissione Europea. E. G. VALLI DEL NATISONE NEDIŒKE DOLINE Mobilitazione per salvare il futuro di queste terre La presidente della Regione, Debora Serracchiani, il 6 gennaio a Cividale al Dan emigranta, ha assicurato che «non è una priorità energetica del Friuli Venezia Giulia l elettrodotto Okroglo-Udine». Ma non c è da stare tranquilli perché l impattante infrastruttura transfrontaliera è nell elen- SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 1

3 co dei progetti energetici prioritari dell Unione Europea, del Governo sloveno, che in quell elenco l ha inserita, e una priorità per il colosso italiano Terna nonché per l omologa società slovena Eles, che lo vogliono con tutte le forze. Vietato abbassare la guardia, dunque. L azione intrapresa dai Comuni delle Valli del Natisone e da quelli del (Alta valle dell Isonzo) deve proseguire. A questo proposito, lo scorso 16 dicembre i sindaci delle Valli del Natisone hanno elaborato una proposta comune per scongiurare la realizzazione dell opera, che avrebbe un grave impatto ambientale sul territorio. La proposta è stata discussa a San Leonardo, nell ambito del consiglio comunale straordinario, indetto il 23 dicembre 2013 e aperto al pubblico, nel corso del quale è stata approvata all unanimità una delibera, nella quale si esprime: disappunto per non essere stati informati ufficialmente sulla prevista realizzazione dell opera e per il mancato coinvolgimento della popolazione residente e degli amministratori locali; preoccupazione per l impatto devastante dell opera sul territorio, con conseguente spopolamento delle aree interessate e la necessità di tutelare un area incontaminata, di alto valore naturalistico e ricca di opportunità turistiche. Nella delibera si sottolinea, inoltre, la necessità di chiedere alla Regione di intervenire, nel caso l elettrodotto serva realmente allo Stato italiano e sloveno, affinché ne devii il tracciato al di fuori delle valli del Natisone e dell alto Isonzo, prevedendo l interramento dello stesso e il suo passaggio lungo le grandi arterie autostradali e ferroviarie esistenti. Si chiede, infine, la trasmissione del testo della delibera a tutti gli enti istituzionali locali, provinciali, regionali, nazionali e ai comuni di Tolmin, Kobarid, Bovec e Kanal ob nonché alle autorità competenti slovene. La necessità di un azione congiunta verrà affrontata, unitamente ad altri temi comuni, anche nel corso dell incontro tra i sindaci della Slavia friulana e dell alta Valle dell Isonzo, che si terrà a Bovec sabato 18 gennaio e che precederà l annuale tradizionale incontro tra gli sloveni dei due versanti. A fine gennaio, anche il consiglio provinciale discuterà dell elettrodotto Okroglo-Udine. Il consigliere provinciale di Sel, Fabrizio Dorbolò, ha presentato un ordine del giorno sulla base di quelli già approvati o in fase di approvazione nei Consigli comunali delle Valli del Natisone. «Il documento fa sapere Dorbolò ha già trovato l adesione del consigliere provinciale del Front Furlan e del gruppo del Partito Democratico». Larissa Borghese (Dom, ) S. PIETRO AL NAT.-ŒPIETAR Elettrodotto, segreti e bugie Il Consiglio comunale contro l Okroglo-Udine SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 2 Sembra farsi sempre più complicata la questione dell elettrodotto Okroglo-Udine Ovest: almeno pubblicamente, in quanto dai due lati del confine arrivano informazioni discordanti sia dalle società incaricate l italiana Terna e la slovena Eles che dalle autorità politiche. In realtà molti segnali confermano che le società stanno già lavorando in pieno accordo. Dopo l approvazione di un ordine del giorno comune da parte dei sindaci delle Valli del Natisone lo scorso dicembre, in cui si prendeva posizione contro la realizzazione dell opera così come attualmente prospettata, i primi cittadini si sono infatti incontrati a Bovec con i loro colleghi sloveni il 18 gennaio scorso. Incontro in cui il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Cristiano Shaurli, ha ribadito la posizione già espressa sia dalla presidente Serracchiani che dall assessore regionale Sara Vito: ossia che l elettrodotto non rientra nelle opere prioritarie della Regione, e che al momento non c è alcun progetto sul tavolo. Solo sulla scrivania della Vito, però, perché su qualche tavolo molto più importante il progetto deve essere pur passato per rientare nelle priorità dettate dalla Commissione Europea. Un fatto di per sé rilevante, a meno che la Regione non ritenga di poter dettar legge a Bruxelles. Molto diversa è stata invece la posizione portata dal rappresentante della Eles, Marko Hrast, che pur confermando che l opera non è in fase di progettazione, l ha definita «di importanza strategica per risolvere il problema strutturale di carenza di energia di cui soffre la parte settentrionale della fascia confinaria slovena con l Italia» (il che vorrebbe dire che la scelta del tracciato è ormai irreversibile); inoltre, come è noto ormai da mesi, Eles ha comunicato ai sindaci sloveni di aver individuato insieme alla controparte italiana il punto di attraversamento del confine a Passo Solarie, tra Caporetto e Drenchia. All audizione con Terna in IV Commissione del Consiglio regionale il 23 gennaio, invece, sia la società che l assessore Vito hanno ribadito che non è stato sottoscritto alcun accordo in merito né con Eles né tra Terna e la Regione, «ipotesi ancora da valutare» a detta della Vito. Delucidazioni che non hanno soddisfatto i sindaci dei comuni coinvolti, tanto che il giorno dopo il Consiglio comunale di San Pietro al Natisone si è espresso all unanimità contro l Okroglo-Udine alla luce dei due incontri precedenti. «A Bovec sono venuto a conoscenza di due fatti preoccupanti afferma infatti il sindaco, Tiziano Manzini : innanzitutto il sindaco di Tolmin ha riferito che nel piano regolatore ha dovuto riservare un ampia fascia di territorio per infrastrutture di questo genere. Inoltre, il rappresentante di Eles ha affermato che sono allo studio dei progetti alternativi: ma alternativi a che cosa? Ad uno che è stato già quantomeno ipotizzato, senza che ne fossimo portati a conoscenza?». Riguardo alla posizione di Terna, poi, «la conferma che non c è alcun progetto più che rassicurarci ci preoccupa, perché temiamo che si tratti sostanzialmente di un non voler vedere che cosa sta accadendo. Oltretutto, per noi sindaci arrivare a Terna per chiedere chiarimenti è sempre stato impossibile». Anche in merito alle motivazioni portate dalla Eles per giustificare l importanza dell intervento, Manzini esprime perplessità: «Un opera così grande è chiaramente sovradimensionata rispetto alle necessità locali citate dalla società slovena afferma : per cui, se così fosse, non si capisce a che cosa dovrebbe servire. A Bovec è comunque emerso chiaramente che l elettrodotto rientra nella strategia europea, ma chiediamo maggiore chiarezza». Per questo la questione è stata poi discussa in un Consiglio comunale assai partecipato da parte dei cittadini, nonché da alcuni consiglieri regionali, provinciali e sindaci dei comuni vicini. Il sindaco intende inoltrare la mozione approvata non solo alle autorità provinciali e regionali, ma anche al Parlamento, al Governo e al presidente della Repubblica: «Magari servirà a poco ammette, ma almeno si è messo nero su bianco che siamo contrari. Del resto, siamo ancora in attesa di una presa di posizione da parte della Regione:

4 non basta dire che l opera non è prioritaria, deve dire se la vuole o no e come la vuole». Anche i comitati di cittadini attivi su questo fronte condividono l insoddisfazione espressa dai sindaci: il Comitato per la vita del Friuli rurale, tra i promotori tra l altro della causa pendente presso il Tar del Lazio contro l elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest, ha sottolineato in un comunicato che l assessore Vito «finge di non sapere che la Terna ha posto l Okroglo-Udine Ovest all ordine del giorno dei suoi piani di sviluppo, che la Slovenia l ha delineato e posto in evidenza nel suo Piano energetico nazionale, puntualmente pervenuto allo Stato italiano e alla Regione per le osservazioni di rito, e che la società slovena l ha confermato precisando anche il punto di attraversamento del confine». Insomma, difficile credere che quello dell elettrodotto non sia un progetto più concreto di quanto Regione e Terna abbiano a dire. Chiara Andreola (la Vita Cattolica, ) LA REPLICA Gabrovec: l elettrodotto sia interrato Accolgo volentieri la simpatica provocazione del collega Giuseppe Sibau. Non per fare l avvocato dell assessore Sara Vito, che non ne ha bisogno, ma la posizione della Regione in merito all ipotesi dell elettrodotto Okroglo - Udine è piuttosto chiara: non è un nostro progetto, né una nostra priorità. Lo ha detto pubblicamente e a chiare lettere la presidente Debora Serracchiani dal palco del teatro Ristori a Cividale in occasione del Dan emigranta il 6 gennaio scorso e lo abbiamo ribadito il sottoscritto (Igor Gabrovec, consigliere regionale della Slovenska skupnost) assieme al capogruppo Pd Cristiano Shaurli sabato 18 gennaio a Bovec in occasione di un incontro tecnico politico tra amministratori pubblici dell area transfrontaliera. Se servirà un nuovo collegamento energetico significa che ci sarà compatibilmente con i diritti e le esigenze dei territori coinvolti. Nel caso delle valli del Natisone è da escludere una linea aerea che andrebbe a impattare mortalmente ogni possibilità di sviluppo di un area ad alta vocazione turistico-paesaggistica. Le alternative ci sono: gli elettrodotti nei paesi civili e progrediti si fanno interrati, sfruttando corridoi già sacrificati quali linee ferroviarie, autostrade e simili. Questa è la nostra posizione e conseguentemente anche la nostra eventuale proposta. BOVEC-PLEZZO 44 incontro tra gli sloveni senza confine Il presidente del Parlamento ha assicurato il sostegno della Slovenia alla minoranza in Italia Chi vive in Slovenia «non può comprendere pienamente le difficoltà che gli sloveni d oltre confine incontrano nella quotidianità nel loro costante impegno volto a preservare la lingua e cultura slovene. Ma in provincia di Udine non è mai mancata la consapevolezza della propria identità slovena, che è stata tramandata di generazione in generazione, nonostante l avversità dimostrata in passato da politici a livello locale e a livello nazionale. Un avversità che non è riuscita a spegnere la consapevolezza di quanto fosse importante una stretta collaborazione con la Slovenia per la sopravvivenza della comunità, della lingua, dell identità e cultura slovene, nonché per la crescita economica dell area d oltre confine». È quanto ha detto il presidene del parlamento della Repubblica Slovena, Janko Veber, oratore ufficiale al 44 incontro tra gli sloveni della Valle dell Isonzo e della provincia di Udine, che ha avuto luogo lo scorso 18 gennaio a Bovec (Plezzo) in Slovenia, nel teatro Ita Rina. All incontro, organizzato dai comuni di Bovec, Caporetto e Tolmino, dall unità amministrativa (prefettura) di Tolmino, hanno preso parte numerosi esponenti italiani e sloveni, tra i quali il presidente del Consiglio regionale della Regione Fvg, Franco Iacop. Nel suo intervento Veber ha detto che, nonostante la situazione della comunità slovena nella Slavia friulana, Resia e Valcanale sia migliorata negli ultimi anni, la sua sopravvivenza continua ad essere minacciata. A questo proposito ha sottolineato la non completa attuazione della legge di tutela in questi luoghi, il progressivo spopolamento delle aree montane e la disoccupazione cronica dei giovani, i quali rappresentano il futuro della comunità slovena. Veber ha promesso, quindi, che la Slovenia continuerà a sostenere la comunità slovena d oltre confine. A nome degli organizzatori dell incontro, il sindaco di Bovec, Siniœa Grmovœek, ha salutato i numerosi sloveni della provincia di Udine convenuti. A nome delle organizzazioni slovene della provincia di Udine sono intervenute, come già al Dan emigranta, Martina Marmai e Angelina Sittaro, rappresentanti del gruppo dei Mladi Sul palco si sono susseguite le esibizioni canore e musicali del gruppo Buœke del cantautore di Bovec Peter Della Bianca, della band transfrontaliera Blue fingers, nonché i balli popolari del gruppo folcloristico iva nit di San Pietro al Natisone. Il prefetto di Tolmino, Zdravko Likar, ha consegnato il riconoscimento intitolato a mons. Pasquale Guion alla presidente dell Istituto per la cultura slovena di San Pietro al Natisone, Bruna Dorbolò, in segno di ringraziamento per l attività dell Istituto, della quale il centro multimediale Smo (inaugurato lo scorso dicembre a San Pietro al Natisone) rappresenta un prezioso valore aggiunto. Likar ha consegnato il riconoscimento dei comuni della Valle dell Isonzo al sindaco di Malborghetto, Alessandro Oman, per l impegno profuso nei 15 anni di carica al vertice del comune nella promozione della lingua e della cultura degli sloveni a Ugovizza e in tutta la Valcanale. Un riconoscimento per il grande supporto offerto alla comunità slovena della Valle del Torre è stato consegnato alla prof. Milena Ko uh. A margine dell incontro, il presidente del parlamento sloveno, Janko Veber, ha incontrato i rappresentanti della comunità slovena della provincia di Udine: i presidenti provinciali della Confederazione delle organizzazioni slovene- Sso, Giorgio Banchig, e dell Unione culturale economica slovena-skgz, Luigia Negro. Banchig e Negro hanno illustrato a Veber le difficoltà e le aspettative della comunità slovena nella Slavia friulana, Resia e Val Canale e l hanno invitato a visitare il centro multimediale sloveno a San Pietro al Natisone. Veber ha anche avuto un breve colloquio con il presidente del Consiglio regionale del Fvg, Franco Iacop, presente il vicepresidente Igor Gabrovec. Entrambi i presidenti hanno espresso soddisfazione per i rapporti tra Italia e SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 3

5 Slovenia e tra quest ultima e il Friuli Venezia Giulia e hanno auspicato un ulteriore rafforzamento. Hanno, infine, sottolineato come la minoranza slovena rappresenti una grande ricchezza. Iacop ha invitato Veber a visitare la sede del Consiglio regionale a Trieste e a effettuare una visita congiunta al territorio nel quale risiede la comunità slovena. J. H. SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 4 BOVEC Quattro mozioni per Slavia e Dall incontro transfrontaliero anche lo stimolo per costituire un Gect Concludendo il sesto incontro plenario degli amministratori della fascia confinaria italo-slovena, tenutosi a Bovec sabato 18 gennaio, Zdravko Likar, prefetto di Tolmin e instancabile motore della collaborazione transfrontaliera, ha posto con forza l esigenza di costituzione anche in quest area di un Gruppo europeo di collaborazione territoriale (Gect). «Nel goriziano è già operativo, Trieste e Muggia lo stanno costituendo con Capodistria, Isola e Pirano. Possibile che noi siamo ancora una volta gli ultimi?», ha chiesto. Sul versante sloveno la proposta ha trovato terreno fertile, tant è che sarà discussa già il 3 febbraio nella riunione del «Posoœki kolegij», il tavolo che riunisce i tre comuni e le altre istituzioni più importanti dell alta valle dell Isonzo. C è da attendersi che il progetto, del quale si era parlato già anni fa, venga riproposto ai comuni dirimpettai in Italia. Nel 2010 si riscontrò l interesse di Lusevera, Pulfero, San Pietro al Natisone e Taipana. Il comune di Drenchia sostenne l idea con una mozione unanime del consiglio comunale e portò a un incontro a Solarie anche i sindaci di Cividale, Tolmin e Kobarid. Il Gect è lo strumento dell Unione Europea che istituzionalizza la collaborazione tranfrontaliera degli Stati membri. Potrebbe davvero rappresentare una svolta per la Slavia attraverso un rapporto diretto e costante con un territorio, il molto dinamico e innovativo, in primo luogo nel settore del turismo. Quanto questo rapporto sia fondamentale in funzione della rinascita delle Valli del Natisone e del Torre si è visto proprio all incontro di Bovec, dove gli amministratori della parte italiana non hanno brillato. Si sono registrati solo brevi interventi sull elettrodotto Okroglo-Udine dei sindaci di Grimacco, Eliana Fabello, di San Pietro al Natisone, Tiziano Manzini, del vicesindaco di Stregna, Augusto Crisetig, e del consigliere provinciale Fabrizio Dorbolò, nonché quello sul centenario della prima guerra mondiale del sindaco di Savogna, Germano Cendou, ma le proposte sono mancate. Nelle settimane precedenti diversi amministratori avevano manifestato l esigenza di un incontro preliminare a livello di Comunità montana del Torre, Natisone e Collio. Non avendo avuto riscontro, il Comune di Drenchia (e a titolo personale il sindaco di Taipana, Elio Berra) hanno deciso di disertare la tavola rotonda e di partecipare solo al 44 incontro di inizio anno degli sloveni del e della provincia di Udine. Per fortuna, la carenza del livello comunale è stata compensata dalla forte presenza della Regione, con il vicepresidente del Consiglio regionale, Igor Gabrovec, il consigliere capogruppo del Pd, Cristiano Shaurli, e i tecnici Manlio Petris, direttore dell agenzia Promotur, per il turismo invernale, e Roberto Piccini, della direzione dei programmi europei. Shaurli ha spiegato che la presenza alla riunione di autorevoli esponenti politici e di funzionari regionali indica la volontà di rendere questi incontri ancora più concreti e fruttuosi. Fin dall intervento di saluto, Gabrovec ha indicato la linea sui temi in discussione: fronte compatto contro l elettrodotto, forte rilancio del turismo, progetti europei davvero focalizzati sull area confinaria e centenario della prima guerra mondiale senza retorica, ponendo l accento sulle vittime e sul concetto che ogni guerra è sempre una catastrofe. Quattro, infatti, erano i punti all ordine del giorno. L elettrodotto Okroglo-Udine, sul quale ha relazionato il sindaco di Tolmin, Uroœ Bre an; la forzata inattività del polo sciistico del Canin, del quale ha trattato il sindaco di Bovec, Siniœa Germovœek; i nuovi progetti europei, dei quali ha parlato Almira Pirih, direttrice del «Posoœki razvojni center»; il centenario della prima guerra mondiale, le cui celebrazioni sono state illustrate dal prefetto Likar e dal segretario del ministero sloveno della Cultura, Silvester L esito della riunione è racchiuso nelle quattro mozioni approvate all unanimità. 1. «Facciamo appello ai Governi della Repubblica Italiana e della Repubblica di Slovenia, affinché ricerchino, qualora fosse necessario garantire il collegamento energetico tra la Slovenia e l Italia, una soluzione alternativa, che eviti di coinvolgere il territorio dell Alto Isonzo, della Slavia Friulana e di Cividale, città tutelata dall Unesco». 2. «Nella soluzione delle problematiche del polo sciistico del Canin i partner di entrambi i versanti della montagna devono recitare un parte attiva e collaborare intensamente al rinnovamento del polo sul versante sloveno e alla riattivazione degli impianti esistenti». 3. «Ci impegnamo tutti a collaborare nei progetti transfrontalieri. Il Governo della Repubblica di Slovenia si impegni, affinché trovi spazio il fondo per i piccoli progetti transfrontalieri». 4. «Nel centenario della prima guerra mondiale, ci impegnamo unitariamente, mano nella mano, a collaborare nelle celebrazioni e nelle altre manifestazioni nella valle dell Isonzo e in Friuli Venezia Giulia». Alla riunione, alla quale hanno preso parte sindaci e altri rappresentanti di quasi tutti i comuni della fascia confinaria italiana e slovena è stata notata l assenza di Drenchia, Cividale e Resia, sono intervenuti, oltre alle autorità già citate, il segretario di Stato dell Ufficio per gli sloveni d oltreconfine e nel mondo, Boris Jesih, e il deputato Danijel Krivec. Ezio Gosgnach ITALIA-SLOVENIA Via Emilia Romagna e Veneto dai fondi Ue: «Un successo» Nella programmazione della Cooperazione territoriale europea il Programma Italia-Slovenia è passato da 92,4 a 66,02 milioni di euro. Il taglio è pesante, rispetto al programma Ma all incontro di Bovec non ci sono state lamentele, anzi è stato detto ci sono «maggiori oppurtunità rispetto al passato». Il perché è presto detto: sul ver-

6 sante italiano l area interessata è stata ridotta al solo Friuli Venezia Giulia e alla provincia di Venezia, mentre nel periodo precedente erano inclusi anche il Veneto e l Emilia Romagna. Questo è stato letto come un successo degli incontri tra gli amministratori della fascia confinaria della provincia di Udine e del considerato che proprio da essi (Bovec 2011) era partita tale richiesta. «Ora è necessario concentrarci sulle vere priorità, che dobbiamo individuare insieme», ha detto il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Cristiano Shaurli. Mai i tempi stringono e il sindaco di Tolmin, Uroœ Bre an, ha annunciato di voler convocare in tempi stretti una nuova riunione degli amministratori della fascia confinaria di Italia e Slovenia per parlare di progetti concreti da presentare. «Da membro del comitato di controllo sui progetti europei, sono stato testimone quanto lontana fosse la problematica del confine per i colleghi di Veneto ed Emilia Romagna», ha sottolineato. Roberto Piccini, della direzione regionale per le politiche economiche e comunitarie, ha fatto sapere che è richiesta una grande concertazione territoriale su: occupazione sostenibile e mobilità; lotta alla povertà; istruzione e formazione permanente; armonizzazione tra gli enti locali. S. PIETRO AL NAT.-ŒPIETAR Collaborazione transfrontaliera per la promozione del territorio La collaborazione transfrontaliera in ambito turistico, la promozione comune del territorio, l'ampliamento dell'offerta e il ripristino della rete degli operatori turistici e non, che sono attivi in questo settore economico, sono tra i punti fondamentali dell'incontro di lavoro, che ha avuto luogo lo scorso 28 novembre nella sede della Comunità montana a San Pietro al Natisone. Al progetto europeo standard Study Circles, promosso in prima linea dal centro di sviluppo dell'alta valle dell'isonzo e del gruppo locale Torre-Natisone Gal, hanno risposto molti operatori turistici e amministratori dell'alta Valle dell'isonzo della fascia confinaria della provincia di Udine. L'intento dell'incontro era quello di fare il punto sulle direttrici del primo circolo pilota di studio transfrontaliero sul tema del turismo. L'intento degli esecutori del progetto Study Circle è di contribuire allo sviluppo dell'offerta turistica sul territorio, che presenta un grande potenziale ancora da sfruttare. Nell'ambito del progetto europeo Study Circles si sta cercando di introdurre, in via sperimentale, il modello dei circoli di studio transfrontalieri, al fine di promuovere lo scambio di conoscenza e valorizzare le fonti e i mezzi a livello locale in collaborazione con i soggetti che lavorano per lo sviluppo locale e per il dialogo interculturale. Il circolo di studio contempla un piccolo gruppo di partecipanti guidati da un mentore preparato e promuove l'intraprendenza dei singoli. L'atto conclusivo del circolo è la presentazione pubblica dei risultati. Nel caso del circolo di studi transfrontaliero sul turismo, che vede come partner responsabili il Centro di sviluppo dell'alta valle dell'isonzo e il Torre-Natisone Gal e che avrà luogo tra gennaio e aprile del 2014, l'atto finale si terrà a Caporetto. Nell'ambito del progetto un simile circolo sul turismo sarà attivato nel Goriziano e nel Collio, in alcune fasi l'attività dei due circoli sarà comune. È stato già attivato, invece, il circolo transfrontaliero di studio sull'artigianato, nell'ambito del quale è stato allestito un sito internet comune, attraverso il quale si promuove l'attività dei partecipanti (tra essi anche quattro con sede nella Slavia friulana), che hanno già aderito a diverse fiere e dispongono anche di un logotipo comune. I partecipanti all'incontro hanno sottolineato la necessità di ripristinare la rete di tutti i fattori turistici, per presentare in modo integrale le opportunità offerte dalla Valle dell'isonzo e dalla Slavia friulana e per conferire maggiore visibilità al territorio. I rappresentanti delle organizzazioni e gli operatori turistici hanno illustrato a grandi linee la loro attività e progetti. Le direttrici concrete da seguire verranno, invece, delineate nel corso di un successivo incontro tra operatori turistici e partecipanti al circolo di studio. Allora sarà possibile integrare le esigenze del settore turistico con le conoscenze maturate nel circolo di studio. (Novi Matajur, ) Celebrato il «Dan emigranta» CIVIDALE-#EDAD La tradizionale manifestazione culturale degli sloveni della provincia di Udine Lo scorso 6 gennaio ha avuto luogo al teatro Ristori di Cividale, per l occasione gremito di pubblico, il Dan emigranta, la tradizionale festa culturale degli sloveni della provincia di Udine. Oratrice ufficiale dell evento la presidente della Regione Fvg, Debora Serracchiani, la quale ha detto che l elettrodotto Okroglo-Udine non è tra le priorità della Regione e che questa deve mettere in atto progetti tali da renderla un polo di attrazione e competitività. Un intento che riuscirà a realizzare, ha detto Serracchiani, se avrà scuole nelle lingue minoritarie parlate dai suoi cittadini, se saprà valorizzarne la cultura e tutelare il suo territorio. La presidente della Regione ha sottolineato, poi, l impegno profuso dall ente per la comunità slovena anche presso gli organi competenti di governo a Roma e ha fatto riferimento a due traguardi concreti raggiunti: è stato garantito il sostegno finanziario per la comunità slovena nella legge di stabilità e promulgato il decreto che estende il bilinguismo visibile. Ospite del Dan emigranta anche il ministro della Repubblica di Slovenia per gli sloveni d oltre confine e nel mondo, Tina Komel, che ha espresso apprezzamento per l energia positiva profusa dalla comunità slovena nella Slavia friulana, Valcanale e Resia e ha auspicato che i buoni rapporti tra Italia e Slovenia concorrano a promuovere lo sviluppo del territorio. A nome delle organizzazioni Slovene sono intervenute due rappresentanti dei Mladi (Giovani beneciani, ndt.), Martina Marmai e Angelina Sittaro, che si sono soffermate su problemi e aspettative della comunità slovena in provincia di Udine. Hanno dapprima fatto riferimento alla situazione linguistica della scuola bilingue di San Pietro al Natisone e sottolineato come la soluzione migliore sia l insediamento definitivo della scuola nella locale Casa dello student (college). Hanno chiesto l estensione del modello scolastico bilingue a Taipana e Vedronza nelle Valli del Torre e l istituzione della scuola trilingue in Valcanale, nonché di una scuola bilingue a Resia. Hanno ribadito la forte SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 5

7 contrarietà alla costruzione dell elettroidotto transfrontaliero Okroglo-Udine, che deturperebbe irrimediabilmente il territorio e ne soffocherebbe lo sviluppo turistico. Hanno chiesto, inoltre, l estensione dell adsl a tutto il territorio della Slavia friulana, Valcanale e Resia. Hanno, infine, auspicato un futuro migliore, scevro da revisionismi e campagne antislovene. Il sindaco di Cividale, Stefano Balloch, ha ricordato la recente intitolazione di una via a Cividale a mons. Ivan Trinko e l apertura dello sportello per gli sloveni, nonché la buona collaborazione con i comuni della Valle dell Isonzo. Anch egli ha ribadito un fermo no all elettrodotto Okroglo- Udine. Il programma culturale ha visto l esibizione sul palco del gruppo folkloristico ivanit, la rappresentazione teatrale del gruppo Beneœko che ha interpretato la commedia Hipnoza (Ipnosi, ndt.), scritta da David Tristram, adattata al dialetto sloveno locale da Marina Cernetig e diretta dal regista Marjan Bevk. La manifestazione è stata presentata da Ivan Ciccone e Cecilia Blasutig. J. H. (Dom, ) Sviluppi positivi ancora possibili SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 6 L OPINIONE Il «Dan emigranta» si celebra ogni anno il giorno dell Epifania, e lo considero proprio un evento epifanico, nel senso etimologico del termine greco «epifaino» = mi rendo manifesto, mi mostro. Nulla di trascendentale o divino in questa epifania degli sloveni della provincia di Udine, ma un messaggio forte e chiaro che ha «mostrato» un volto della giovane, dinamico, propositivo, che guarda in prospettiva. Interpreto, non come auspicio, ma come una promessa ed un impegno concreto, le parole di Debora Serracchiani, governatrice della Regione, quando di fronte a una sala stracolma, dal palco del teatro Ristori, ha affermato: «Il Friuli Venezia Giulia deve programmare e ritornare ad essere competitivo e attrattivo come territorio anche attraverso lo sviluppo dell insegnamento plurilingue, la valorizzazione della cultura, la protezione del territorio». Aveva ascoltato l analisi della situazione, dei rischi, dei condizionamenti, dei bisogni, ma anche delle prospettive di crescita e di sviluppo presentata dal neonato gruppo dei giovani «Mladi a nome di tutta la comunità slovena. Per esser stato, oltre trent anni fa, tra i ricercatori e teorici che ne hanno creato le basi ed accompagnato nel suo cammino la scuola bilingue a San Pietro/Œpietar, vedere salire sul palco ed ascoltare parole di identità, di valori culturali e linguistici, di difesa e sviluppo del proprio territorio e delle sue ricchezze globali, mi fa un certo effetto. Anche se mi rendo conto, con una certa disillusione, che parole come queste le ho ascoltate in diversi toni e intensità in tutti i «Dan Emigranta» cui ho partecipato. Trent anni fa non si parlava ancora di banda larga, ma di rete telefonica nelle abitazioni private; nei decenni trascorsi non incombeva sul territorio la catastrofe biblica di un incredibile mega elettrodotto. Trent anni fa i paesi della erano meno vuoti, le montagne erano meno coperte di boschi, i plessi scolastici e diversi servizi pubblici, quali gli uffici postali, erano più numerosi e distribuiti sul territorio. È da quasi un secolo che assistiamo all emorragia delle forze giovani della nostra comunità. Finalmente, a cavallo del terzo millennio, lo Stato ha riconosciuto i diritti della nostra comunità ed è da oltre un decennio che tale riconoscimento stenta a produrre frutti di benessere e crescita. Ci tocca purtroppo riconoscere che i nemici più forti e più pericolosi sono nostri concittadini, incoscienti e in malafede, che non vogliono rendersi conto che per la nostra comunità l unica arma di difesa e di attacco civile è solo quella che le leggi di tutela ci consentono. Essi, dividendo la comunità con posizioni assurde e impedendo lo sviluppo di un forte senso unitario, vanificano gli sforzi di coloro che ancora credono in un futuro migliore. La presenza di autorità della vicina Repubblica, a partire dalla ministra Tina Komel, a fianco della nostra governatrice, denota ancora una volta che sviluppi positivi sono ancora possibili nello spirito e nella possibile assistenza, anche finanziaria, di un Europa dei popoli, degna del suo nome. Riccardo Ruttar (Dom, ) SLAVIA-BENE#IJA Senza una forte azione culturale l acquaragia non funziona Il cartello stradale sulla statale 54 all ingresso di San Pietro al Natisone sta diventando emblematico del clima che si respira nelle Valli del Natisone. La scritta slovena «Œpietar», imbrattata da anni con colore bianco, è stata ripulita all inizio di marzo dell anno scorso durante il sit-in a sostegno dell istituto scolastico bilingue. Ancora coperta con spray nero un paio di settimane dopo, è stata nuovamente riportata alla luce lo scorso 19 ottobre nell ambito dell azione dei «Mladi che ha riguardato anche altre scritte plurilingui del comprensorio. Per l encomiabile opera, quei giovani si sono conquistati le prime pagine dei giornali, l elogio del presidente della Provincia di Udine e il palco del «Dan emigranta», la più significativa manifestazione della comunità slovena. Purtroppo sotto Natale mani ignote hanno sporcato Œpietar con della vernice, questa volta di colore verde. Il cartello è stato ripulito pochi giorni dopo. Resisterà? In ogni caso, la tabella del capoluogo beneciano continua a raccontare a tutti i passanti che nelle Valli del Natisone la questione etnica è lungi dall essere risolta. Anzi, ci sono ambigui personaggi che fomentano un clima di veleni e intolleranza degno di quei anni più bui della Slavia, che credevamo definitivamente archiviato con il secolo scorso. Evidentemente ci eravamo sbagliati. Nello stesso modo sarebbe un errore pensare che i problemi si possano risolvere con uno straccio intriso di acquaragia e azioni eclatanti. Questo, beninteso, serve per affermare e ribadire principi, nonché per dimostrare nei fatti che non si intende capitolare di fronte ad alcun tipo di violenza e prevaricazione. Ben più necessario è, tuttavia, un capillare impegno culturale nei confronti della popolazione teso, se non a prendere in tutti la coscienza della propria identità slovena, almeno a far acquisire il concetto del rispetto dei diritti di ognuno. Per intenderci: se chi si sente per lingua e cultura italiano o addirittura italianissimo (cittadini italiani siamo tutti e nessuno può porsi sopra le leggi, nemmeno in nome di un malinteso senso patriottico!) ha diritto di vedere sui car-

8 telli stradali il nome del proprio paese nella lingua di Dante, pure chi ha a cuore la propria identità ha il diritto alla toponomastica in sloveno, tanto più perché è quella nativa ed è espressa nella variante dialettale locale. Come ampiamente dimostrato, non bastano le leggi e nemmeno le norme repressive (chi imbratta scritte bilingui rischia 4 anni e mezzo di carcere!) a fermare e mettere al bando il prodotto di 150 anni di ideologia nazionalista. Ci vuole anche, e soprattutto, l azione culturale di cui sopra. Certo, essa richiede una fatica ancora maggiore in termini di studio, approfondimento e opera di divulgazione rispetto alla volontà di rispondere colpo su colpo, seppure in maniera civile e costruttiva, ai soloni dell incultura, della prepotenza e delle azioni violente. Questa è la strada intrapresa fin dall inizio da sacerdoti, operatori culturali, associazioni e politici lungimiranti. Questa è la strada che ha portato alla nascita dell istituto scolastico bilingue, a una notevole vivacità culturale sul territorio, al diritto all uso ufficiale della lingua slovena anche in provincia di Udine e alla stessa toponomastica stradale bilingue. Questa è la strada maestra da percorrere per dare un futuro migliore alle nostre Valli. M. Z. (Dom, ) MONFALCONE-TR I# L assessore Torrenti e il ministro Komel: i progetti Eu sono il futuro «I partecipanti all'incontro e i progetti dei quali si è parlato dimostrano una freschezza giovanile e una strategia di sviluppo che è proiettata verso il futuro e il confronto nell'ambito europeo». Lo ha evidenziato l'assessore regionale alla Cultura, Gianni Torrenti, lo scorso 28 gennaio a Monfalcone nell'ambito dell'incontro del ministro per gli Sloveni d'oltre confine e nel Mondo, Tina Komel, con le istituzioni del territorio e le organizzazioni rappresentative della comunità slovena. Al ministro è stata presentata la variegata realtà culturale slovena in un'area multietnica, che fa parte dell'ambito d'attuazione delle leggi di tutela (38/01 e 482/99) della minoranza linguistica. Oltre all'attività dei circoli (Tr Jadro, Consorzio culturale del Monfalconese e Istria) e alla pubblicazione di volumi, lo sloveno è nel Monfalconese presente anche in numerosi toponimi locali. La comunità locale, è stato detto, attende "da troppi anni" la nuova sede della scuola con lingua d'insegnamento slovena di Vermegliano e desidera il proseguimento dell'attività dello sportello comunale per lo sloveno. All'incontro - al quale hanno partecipato, tra gli altri, i rappresentanti economici (Ures e la zveza), il consigliere regionale Stefano Ukmar e il Console sloveno di nuova nomina, Ingrid Sergaœ - sono state proposte: la realizzazione del Parco geologico transfrontaliero del Carso, l'allargamento territoriale (dal monte Triglav all'isola della Cona) del Gect tra Gorizia e Nova Gorica e la costituzione di un'euroregione goriziano-isontina. La visita del ministro ha compreso anche un incontro di tipo operativo con il sindaco di Monfalcone, Silvia Altran (alla presenza dell'europarlamentare Franco Frigo e del prefetto di Gorizia Vittorio Zappalorto), nell'ambito del quale si è parlato della prossima cooperazione transfrontaliera. Il sindaco ha chiesto e ottenuto il sostegno del ministro per realizzare una Piattaforma di cooperazione per la protezione e la valorizzazione delle risorse naturalistiche del Carso e della montagna (progetto Julius); una conferenza sulle minoranze linguistiche presenti nell'arco alpino e un Forum transfrontaliero previsto nel progetto Adria A nel campo della pianificazione delle reti e dei trasporti. L'assessore Torrenti ha evidenziato come il menzionato progetto anticipi i contenuti della "Strategia macroregionale alpina" tra i vari Paesi, accordo strategico per l'approvazione del quale la Regione è stata negli ultimi mesi molto attiva. Il ministro Komel ha ricordato come i progetti europei aiutino a far sì «che gli altri guardino alle minoranze in modo positivo». ARC/MCH (www.regione.fvg.it) REGIONE Ripartiti centomila euro per le attività culturali e sportive Lo scorso 27 dicembre la giunta regionale ha approvato, su proposta dell'assessore regionale alla Cultura, Gianni Torrenti, il riparto di euro a valere sulle assegnazioni statali per il 2013 a favore di alcune organizzazioni ed enti della minoranza linguistica slovena. In considerazione del volume delle attività svolte su un'ampia dimensione territoriale, dell'impatto e della rilevanza delle funzioni esercitate e delle situazioni di maggiore criticità, l'importo è stato così suddiviso: euro per l'unione dei circoli culturali sloveni (Zskd), euro al Centro culturale cattolico di Trieste (Slovenska prosveta), euro all'unione culturale cattolica slovena di Gorizia (Zskp), euro all'unione delle associazioni sportive slovene in Italia (Zsœdi) e euro alla Casa dello studente sloveno di Gorizia (Dijaœki dom che svolge attività di educazione e formazione dei minori. In questo modo l assessorato regionale ha accolto in toto la proposta che la Commissione consultiva per la minoranza slovena aveva formulato nel corso della seduta presieduta dall assessore regionale alla Cultura, Gianni Torrenti. L unica astensione in merito era stata quella del presidente del Consiglio comunale di Trieste, Iztok che aveva presentato una proposta alternativa (60 mila euro per le attività sportive, 30 mila per l Unione dei circoli culturali sloveni e per lo Slofest e 10 mila euro per il circolo F.B. Sedej di San Floriano-Œteverjan e per l Unione culturale slovena-zskp, che organizzano il noto festival di musica popolare). ARC/MCH (www.regione.fvg.it) (Primorski dnevnik, ) REGIONE 739 mila euro del 2013 agli enti sloveni Lo scorso 24 gennaio La Giunta regionale ha approvato, su proposta dell'assessore alla Cultura, Gianni Torrenti, il piano di riparto di 739 mila euro che sono finalizzati per l'anno 2013 alla valorizzazione del patrimonio storico e cul- SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 7

9 turale della minoranza slovena nelle province di Trieste, Gorizia e Udine. Ciò in base alla legge regionale 26/2007, che reca norme per la tutela della minoranza linguistica e l'istituzione nel bilancio regionale del Fondo per il sostegno delle attività degli enti e delle organizzazioni della minoranza, cui affluiscono i contributi annuali assegnati dallo Stato in base alla legge 38/2001. Sulla graduatoria dei progetti presentati ha già espresso il proprio parere la Commissione regionale consultiva della minoranza slovena. ARC/MCH (www.regione.fvg.it) MINORANZE La Convenzione del Consiglio d Europa compie 15 anni Nella sede del Consiglio d Europa a Strasburgo ha avuto recentemente luogo una tavola rotonda in occasione del quindicesimo anniversario della Convenzione quadro per la tutela delle minoranza nazionali. Si tratta di un documento internazionale fondamentale, che determina i diritti delle minoranze nazionali e prevede una procedura di controllo internazionale per la verifica dell effettiva attuazione delle norme di tutela. Il documento è stato approvato dal Consiglio d Europa già nel 1933, ma è entrato in vigore solo cinque anni dopo e cioè quando è stato raggiunto un numero sufficiente di firme da parte degli Stati membri. All epoca dell approvazione della Convenzione serpeggiava un certo scetticismo sull efficacia di tale documento. Gli esperti, infatti, giudicavano i suoi contenuti troppo generici e poco chiari ed erano del parere che gli Stati si sarebbero facilmente sottratti al controllo internazionale. Ma di fatto i loro timori non sono realizzati. Anzi, va sottolineato che la Convenzione è stata ratificata da quasi tutti gli Stati membri del Consiglio d Europa. La convenzione è stata firmata ma non ratificata solo da Belgio, Islanda e Grecia e solo la Francia e la Turchia non l hanno sottoscritta. È stata, invece, ratificata da 41 Stati membri del Consiglio d Europa, dall Atlantico al Caucaso e agli Urali, inclusa la Russia; manca solo la Bielorussia, che non è Stato membro del Consiglio d Europa. Per quanto riguarda gli Stati che non hanno ratificato la convenzione, va detto che in Islanda non ci sono minoranze, il Belgio ha noti problemi interni, dovuti al fatto che la minoranza fiamminga non vuole riconoscere quella francofona; la Grecia ha di fatto firmato la Convenzione sapendo che non l avrebbe applicata, dal momento che non riconosce le minoranze nazionali, ma solo quella religiosa islamica. La Francia non ha firmato la Convenzione (ma dalle notizie più recenti sembra intenzionata a farlo in breve) sulla base di dettami costituzionali relativi alla pari opportunità dei cittadini, ai quali non riconosce nessun diritto colettivo. E questo sulla base dell ancora attuale eredità della rivoluzione francese, che evidentemente non esula dall attuale contesto europeo e mondiale. La Turchia, invece, si astiene dal riconoscere le minoranze soprattutto a causa della questione curda, che per questo Stato rappresenta ormai da decenni una spina nel fianco. Tutti gli altri Stati hanno accolto gli standard e la verifica ordinaria. La qualità della convenzione non sta tanto nel suo contenuto, dal momento che questo è alquanto inesatto e lascia spazio a raggiri; la ricchezza contenutistica di questa convenzione sta nel comitato consultivo di esperti altamente qualificati, che controllano regolarmente l attività dei singoli Stati e che con il loro approccio critico contribuiscono a migliorare il livello di tutela delle minoranze. Proprio il comitato consultivo ha organizzato a Strasburgo una tavola rotonda, nel corso della quale da una parte sono emerse le esperienze legate all attività svolta finora, dall altra parte hanno esposto il loro parere anche i rappresentanti di altre istituzioni internazionali, che si occupano di tutela delle minoranze, tra i quali le Nazioni unite e le organizzazioni per la sicurezza e la collaborazione in Europa. (Primorski dnevnik, ) Attivi la Slovenska skupnost e la deputata Pd Tamara Bla ina ROMA Nuova legge elettorale e rappresentanza degli sloveni in Parlamento Emendamenti affinché trovi applicazione la legge di tutela 38/2001 SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 8 N egli ultimi giorni l operato del Governo è stato condizionato dall esito delle trattative per la nuova legge elettorale. Il nuovo segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, ha posto come minaccia le elezioni anticipate nel caso in cui la legge elettorale non fosse approvata in tempi brevi. Le questioni aperte riguardano il premio per la coalizione elettorale vincente, le circoscrizioni elettorali e le preferenze. Contrarietà è stata espressa soprattutto dai partiti e movimenti politici minori, che difficilmente potranno nuovamente eleggere i propri rappresentanti in Parlamento. Sono previsti, infatti, severi sbarramenti che garantirebbero alla coalizione vincente una solida maggioranza e la possibilità di governare. È acceso il dibattito sull espressione delle preferenze per i singoli candidati. Il disegno di legge non le prevede, il che è piuttosto strano, dal momento che il punto debole dell attuale legge elettorale era il cosiddetto porcellum, e cioè il fatto che la scelta dei candidati e la loro elezione in parlamento fosse affidata ai vertici nazionali dei partiti. Il più fermo sostenitore del mantenimento delle liste bloccate è Forza Italia. La nuova legge elettorale apre anche l importante questione

10 della rappresentanza della minoranza nel parlamento bicamerale italiano. L attuale disegno di legge mantiene il meccanismo che garantisce la rappresentanza alla minoranza francese in Val d Aosta e ai sudtirolesi nella provincia autonoma di Bolzano. Non si fa alcun riferimento, invece, agli sloveni del Friuli Venezia Giulia, nonostante l elezione facilitata del rappresentante sloveno sia prevista dall articolo 26 della legge di tutela 38/01. La questione della rappresentanza slovena nel parlamento italiano non è nuova, ma è sempre stata appanaggio dei partiti nazionali di sinistra e, negli ultimi anni, del Partito democratico. Un metodo questo che non offre nessuna garanzia legale ed è esclusivamente espressione di volontà politica, che non è più così scontata. L attuazione dell articolo 26 è, quindi, di fondamentale importanza, affinché noi sloveni del Friuli Venezia Giulia tuteliamo la nostra voce in parlamento. A questo proposito sono iniziate le consultazioni all interno della rappresentanza unitaria, della quale fanno parte le due organizzazioni slovene più rappresentative: la Confederazione delle organizzazioni slovene-sso e l Unione culturale economica slovena-skgz, il partito sloveno Slovenska skupnost, il Partito democratico e l Unione delle sinistre. Non è stato raggiunto un accordo comune sulla rappresentanza facilitata, di conseguenza la Slovenska skupnost ha deciso di stilare da sé gli emendamenti alla bozza della legge elettorale, che in questi giorni sono stati discussi dalla Commissione per gli affari costituzionali nella Camera dei deputati. In accordo con il gruppo parlamentare del Partito popolare del Sudtirolo, la Slovenska skupnost ha stilato degli emendamenti, che lo scorso 27 gennaio sono stati portati a Roma dal segretario regionale del partito sloveno, Damijan Terpin. Gli emendamenti sono stati, quindi, firmati dai deputati Albrecht Plangger, Renate Gebhard, Mauro Ottobre, Manfred Schullian e Daniel Alfreider e presentati. Essi prevedono due sistemi di elezione facilitata del rappresentante sloveno, prevista dall art. 26 della legge di tutela 38/2001. La legge elettorale nazionale dovrebbe determinare la circoscrizione elettorale sulla base dei decreti, che determinano l attuazione della legge di tutela e secondo i quali la lista che è espressione della comunità nazionale slovena può eleggere un rappresentante nel caso in cui abbia raggiunto una soglia del 7%. Nel secondo caso la lista slovena potrebbe eleggere un suo rappresentante in parlamento se a livello regionale raggiungesse l 1%, come già in vigore per le elezioni regionali. Un emendamento è stato presentato anche dalla parlamentare Tamara Bla ina, che però per la lista slovena nella circoscrizione dei 32 comuni del territorio di tutela prevede una soglia del 10%. I 300 emendamenti complessivamente presentati sono ora al vaglio della Commissione per gli affari costituzionali. Nonostante l incerta situazione politica, sarebbe giusto che agli sloveni fosse finalmente riconosciuto il diritto all elezione autonoma dei suoi rappresentanti in Parlamento. J. #. (Novi glas, ) Su internet ci trovate anche all indirizzo Siamo presenti anche su facebook. Seguiteci! TRIESTE-TRST Ingrid Sergaœ è la nuova console generale di Slovenia Ingrid Sergaœ, originaria dell Istria, è stata recentemente nominata nuova console generale della Repubblica slovena a Trieste dal governo del premier, Alenka Bratuœek, su proposta del ministro agli Esteri, Karl Erjavec. La nuova console generale, che di professione fa la diplomatica (a suo tempo ha lavorato anche all ambasciata slovena a Roma), è subentrata a Dimitrij Rupel, che nell estate del 2013 è andato in pensione. (Primorski dnevnik, ) REGIONE La soppressione delle province penalizza la comunità slovena L audizione di e Œtoka, convocati dalla Commissione del Consiglio regionale Recentemente il presidente della V Commissione del Consiglio regionale, Vincenzo Martines, ha ascoltato il parere dei presidenti della Confederazione delle organizzazioni Slovene-Sso, Drago Œtoka, e dell Unione culturale economica slovena-skgz, Rudi Molti i punti sollevati nel corso dell audizione da Œtoka e che sono partiti dalla convinzione, che ogni riforma deve essere ben ponderata, diversamente si rischia di acuire ulteriormente i problemi. Se la regione Fvg gode di uno statuto speciale, lo si deve alla presenza sul suo territorio di una comunità nazionale soggetta a tutela anche dai trattati internazionali, quali quelli di Londra e Osimo. Un dato questo, che non è stato considerato nella formulazione del piano di riforma, al contrario di quanto accade per la minoranza francese in Val d Aosta e per quella tedesca in Trentino Alto Adige. e Œtoka hanno sottolineato che le province, soprattutto a Trieste e Gorizia, per quanto riguarda la minoranza nazionale, attraverso le loro iniziative, hanno addirittura anticipato le norme di tutela. Per questo motivo la riforma del sistema amministrativo non può prescindere dal ruolo di collante e promotore finora rivestito dale province. Da due provvedimenti legislativi, che riguardano la riforma, non emerge questa attenzione verso la minoranza. E questo non è accettabile, dal momento che dovrebbe essere un obbligo legislativo e morale. A questo proposito e Œtoka hanno evidenziato come l anello più debole sia costituito dai comuni in provincia di Udine nei quali risiede la comunità slovena: la riforma lo ignora completamente. I presidenti di Skgz e Sso hanno sottolineato come sia incomprensibile la fretta della Regione nel mettere in atto una riforma dai contorni ancora poco chiari a livello nazionale. Da qui è stata evidenziata la necessità di approfondire ulteriormente la questione.( ) (Primorski dnevnik, ) SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 9

11 Gabrovec: violati anche i trattati internazionali SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 10 LA REAZIONE Il vicepresidente del Consiglio regionale non ha partecipato al voto sul superamento delle province Dopo la recente abolizione formale delle Province, il Consiglio regionale ha approvato le norme elettorali per l elezione dei nuovi consigli provinciali. Le province manterranno le loro competenze attuali fino allo scadere degli attuali consigli provinciali (a Trieste e Gorizia fino al 2016), dopodiché saranno trasformate in ente con competenze perlopiù consultive e di orientamento. Naturalmente a condizione che il Parlamento italiano nella doppia lettura convenga sulla modifica dello statuto regionale, per la quale è necessaria una legge costituzionale. Sulla proposta di abolizione delle Province aveva espresso la sua contrarietà il vicepresidente del Consiglio regionale, Igor Gabrovec, di cui riportiamo i passi salienti dell intervento in Aula. Il consigliere della Slovenska skupnost, Gabrovec, non ha partecipato al voto sui due provvedimenti inerenti la sopressione delle Province. «Ritengo questo progetto di legge voto nazionale profondamente sbagliato sotto molteplici punti di vista, primo fra tutti il vulnus ai diritti delle minoranze, quella slovena in particolare. Un progetto di legge che a mio avviso viola delicati impegni internazionali e trascura importanti sentenze della Consulta in materia. La Comunità Montana del Carso (Kraœka gorska skupnost) è rimasta nella storia delle recenti alchimie pseudo-riformistiche locali come la sola delle vecchie comunità montane che fu abolita e dimenticata. Le altre si sono trasformate, dopo una legislatura di discussioni sul loro futuro e un altra intera di commissariamenti vari. E svolgono ancora oggi, nonostante tutto, un ruolo di coordinamento, nonché di promozione di sviluppo dei progetti dei rispettivi territori. La comunità montana era l unica forma di unificazione pubblico-amministrativa dell area carsica a cavallo delle due province di Trieste e Gorizia. Era utile e funzionava certamente non peggio delle altre. Essa dava voce alla comunità slovena che si trovava in mano un strumento, per gli avversari poteva sembrare un arma, per partecipare attivamente e da protagonista all amministrazione del proprio territorio di insediamento. Soppressa la Comunità Montana del Carso le competenze, chiaramente sovracomunali, di area vasta, furono divise tra le province di Trieste e Gorizia. Ed oggi è il loro turno. Le province di Trieste e Gorizia, ciascuna a modo suo e con intensità variabile anche a seconda di chi le guidava, hanno nel tempo assunto e sviluppato un duplice ruolo nella tutela e promozione della specificità linguistica, culturale e nazionale delle minoranze riconosciute, attuando le disposizioni di legge e in molti casi anche anticipandole. Le stesse due province hanno inoltre saputo valorizzare e sostenere le piccole realtà comunali, giocando un ruolo importante anche nella programmazione transfrontaliera. Nelle stesse due province la comunità slovena è consistentemente rappresentata sia nei Consigli come anche nelle Giunte, tanto da poter ritenere che proprio grazie a questa presenza e al conseguente contributo di sensibilità si è potuto giungere ai risultati pocanzi evidenziati. La mia obiezione alla soppressione tou court delle Province nel FVG deriva quindi principalmente dal semplice fatto che ciò porterà alla perdita di una consolidata realtà politico-amministrativa di area vasta, importante per la comunità slovena, senza che a ciò si accompagni una transizione ad un nuovo modello chiaro e delineato. Non andrò ad elencare i dubbi espressi da più parti e non da ultimo dal CAL (nonostante in questo organismo non sia presente alcun esponente politico della comunità slovena, lacuna che qui denuncio) in merito alla ridistribuzione delle competenze, ma anche del patrimonio, dei debiti e dei crediti, dei progetti pluriennali in essere e delle professionalità acquisite. Da qui la mia affermazione che ribadisco nuovamente in questa sede: chiudiamo le Province senza sapere con chiarezza con che cosa, come e soprattutto quando le sostituiremo. ( ) La nostra regione è autonoma e a statuto speciale in forza della presenza di minoranze linguistiche riconosciute e tutelate, tra queste quella slovena che è anche minoranza nazionale e tutelata, oltre che da norme legislative interne, come dicevo, da specifici trattati internazionali. Tra le norme interne vado a citare soltanto la più recente legge di tutela nazionale, la n. 38 del 2001, che all art. 21 prevede che nei territori in cui la minoranza slovena è tradizionalmente presente (i 32 comuni della fascia confinaria) anche «l assetto amministrativo, oltre che l uso del territorio, i piani urbanistici, etc., devono tendere alla salvaguardia delle caratterisiche storico-culturali, vale a dire etniche». A al riguardo faccio presente che le associazioni maggiormente rappresentative della minoranza slovena, sentite in V Commissione, si sono espresse non favorevoli alla soppressione o trasformazione delle Province, seppur con diverse puntualizzazioni. Non scomoderò la Costituzione, legge delle leggi, che prevede norme puntuali a protezione delle minoranze riconosciute. Tuttavia, come non considerare che ai sensi dell art.13 del D.Lgs. n. 9 del 2 gennaio 1997 recante Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione FVG in materia di ordinamento degli enti locali, gli enti locali della nostra regione, e quindi anche le Province, svolgono nel diritto italiano una funzione diretta di garanzia della «tutela delle minoranze linguistiche nel rispetto delle norme statali e regionali» ed hanno quindi il compito di adottare «le misure adeguate per la conservazione e lo sviluppo delle lingue locali». Chiudere le Province non è certamente un passo in tal senso Mi corre l obbligo di ricordare che l Italia è sottoscrittrice di un impegno internazionale conosciuto come Memorandum di Londra del 1954, la cui validità è richiamata dal Trattato di Osimo del 1975 in base al quale «le amministrazioni italiana e jugoslava (successivamente è subentrata nell impegno la Slovenia) saranno guidate dal principio di facilitare, rispettivamente al gruppo etnico jugoslavo ed al gruppo etnico italiano sotto la loro amministrazione, una equa rappresentanza nelle cariche amministrative e specialmente in quei campi ( ) in cui gli interessi di tali abitanti sono particolarmente in causa». Il Trattato di Osimo contiene l esplicito impegno delle parti a mantenere, nell ambito del suo diritto interno, il mantenimento del livello di protezione dei membri dei due gruppi etnici. La provincia di Trieste, costituita a metà degli anni 50, risale quindi a data anteriore alla fissazione dello standard di tutela ad opera del Trattato e nelle sue scelte politiche ha dato corpo ad una individuazione sociale, etnica e culturale delle aree di maggior concentrazione della popo-

12 lazione slovena. La stessa sentenza della Corte costituzionale n. 375 del 1995 ha ribadito il diritto della minoranza slovena, in gran parte presente nei comuni esterni al comune di Trieste, ad essere maggiormente rappresentata in seno al Consiglio provinciale. L ambito di esercizio dei diritti della minoranza è stato dunque storicizzato da una sequenza di atti normativi ed amministrativi in gran parte anteriori al Trattato che configurano complessivamente uno status quo consolidato, la cui modificazione produce condizioni di evidente discriminazione della minoranza slovena. La rimozione tout court del livello di protezione attraverso la soppressione delle Province o anche con la loro modificazione senza garanzie di mantenimento almeno del livello esistente di coinvolgimento modifica l assetto territoriale degli organi di decentramento e partecipazione politica assumendo i connotati di effettiva lesione di un impegno assunto dal nostro Paese in sede internazionale. Il legislatore regionale non può quindi, se non in spregio di molteplici norme internazionali, costituzionali e statutarie, disporre sic et simpliciter lo smantellamento dell apparato amministrativo che garantiva in precedenza seppur solo apparentemente senza esplicite norme di garanzia l adeguata partecipazione della minoranza alla vita politicoamministrativa locale. Potrei richiamare anche la Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali di Strasburgo del 1995, basta l enunciazione del titolo, o la raccomandazione n. 337 dello scorso marzo 2013 (non del 1954!) del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d Europa che invita l Italia a mantenere le Province ad elezione diretta. Concordo pienamente, come non farlo, con l esigenza di contenere e diminuire i costi della pubblica amministrazione, ma al contempo vanno individuate soluzioni di bilanciamento tra esigenze apparentemente antitetiche, vale a dire tra l esigenza di risparmiare e quella di mantenere le fondamentali garanzie democratiche. Ciò poteva avvenire riducendo ulteriormente le indennità degli organi politici, o ancora mediante l accorpamento di province e territori, che presentano similarità culturali, sociali ed economiche. Si poteva, dico piuttosto si potrebbe, ripensare l assetto della nostra regione facendo riferimento al modello Trentino-tirolese, con due grandi realtà provinciali (ad esempio il Friuli storico e l area Isontino-Giuliana allungata sulla fascia confinaria fino a Tarvisiano) anche legislativamente autonome. Ricordo i numeri citati poco fa: Valle d Aosta ha abitanti, le province di Trento e Bolzano ciascuna, come Udine. Un modello che in Italia c è già e funziona, direi nonostante i dubbi del centralismo burocratico romano. Il quale, archiviate le province, ha già in agenda una ventina di nuovi bocconcini, autonomi e non. E spero di sbagliarmi. È per questo che ritengo questo progetto di legge voto nazionale profondamente sbagliato sotto molteplici punti di vista, primo fra tutti il vulnus ai diritti delle minoranze, quella slovena in particolare. Un progetto di legge che a mio avviso viola delicati impegni internazionali e trascura importanti sentenze della Consulta in materia». ( ) (www.igorgabrovec.eu) La Cooperativa Most pubblica anche il quindicinale bilingue Dom. Copie omaggio sono disponibili allo Peroni e Torrenti consegnano i locali del "Trgovski dom" GORIZIA-GORICA L edificio storico è stato parzialmente restituito alla comunità slovena «Gli spazi magistralmente reinterpretati secondo gli standard contemporanei di riqualificazione architettonica sono segno dell'attenzione che si vuole dare a questa restituzione parziale dell'edificio alla comunità slovena e goriziana per la costruzione della comune casa europea». Lo ha affermato l'assessore regionale al Patrimonio Francesco Peroni alla sottoscrizione della Convenzione tra la Regione e la Biblioteca Nazionale Slovena (Nœk), che ha avuto luogo venerdì 10 gennaio a Gorizia e che mette a disposizione della Nœk gli spazi nel palazzo "Trgovski dom" a Gorizia. L'immobile fu progettato nel 1903 dall'architetto Max Fabiani e fu strutturato in modo tale da assicurare agli sloveni una ricca presenza di servizi. L'approvazione della legge statale 38/2001 (di tutela della minoranza linguistica), nello specifico l'articolo 19 della stessa, ha previsto che nell'edificio trovino sede istituzioni culturali e scientifiche sia di lingua slovena che italiana. Dopo il trasferimento nel 2006 di alcuni locali dell'immobile dall'agenzia del Demanio (che rimane comunque proprietaria) alla Regione Friuli Venezia Giulia, quest'ultima ha progettato e ristrutturato i locali che saranno adibiti alla promozione della cultura e serviranno per esposizioni e riunioni. Ricordando come la storia del palazzo rappresenti «per fotogrammi le vicende del secolo breve», l'assessore Peroni ha sottolineato che l'attività culturale svolta nell'edificio «servirà alla pacificazione, al dialogo, alla fratellanza e alla comune costruzione del futuro». Nell'ottica della tutela e del riconoscimento dell'identità culturale della comunità slovena, la Regione ha investito significative risorse prima della firma della Convenzione. «Si tratta del primo passaggio ha commentato l'assessore Peroni riguardante la restituzione degli immobili alla minoranza slovena come previsto dalla legge 38/2001 che l'amministrazione regionale intende perseguire con determinazione e consapevolezza». Ricordando come le biblioteche siano state nella storia spesso distrutte, l'assessore regionale alla Cultura, Gianni Torrenti, ha sottolineato come la riapertura dell'edificio sia motivo d'orgoglio e di gioia «non solo per la minoranza slovena, ma per noi tutti, poiché la storia di questa terra è mista e contaminata». Mentre l'iter della ristrutturazione dei locali è stato presentato da Livio e la presidente della Biblioteca, Martina Strain, ha ricordato il sacrificio di coloro che il palazzo l'hanno costruito, l'architetto Dimitri Waltritsch ha illustrato nel dettaglio il lavoro svolto. Tra gli altri, hanno partecipato alla consegna degli spazi la senatrice Tamara Bla ina, il vicepresidente del Consiglio regionale Igor Gabrovec, il sindaco di Gorizia Ettore Romoli, la vicepresidente e l'assessore della Provincia isontina Mara #ernic e Vesna Tomœic, il prefetto di Gorizia, Vittorio Zappalorto, e i presidenti delle organizzazioni slovene, Rudi Pavœic e Drago Œtoka. ARC/MCH (www.regione.fvg.it) SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 11

13 La Giunta regionale ha dato il via libera al percorso per Taipana e Lusevera SCUOLA Insegnamento bilingue in arrivo anche nelle Valli del Torre L Istituto comprensivo di Tarcento fa i primi passi per attuare la decisione, coinvolgendo territorio, Comuni e Regione L a Giunta regionale ha dato il via libera al percorso che porterà alla trasformazione delle suole dell infanzia e primaria di Vedronza (per il comune di Lusevera) e di Taipana in scuole con insegnamento bilingue italiano e sloveno. Questa già a decorrere dal nuovo anno scolastico. La deliberazione adottata il 27 dicembre 2013, la numero 2517, al secondo punto prevede «di attivare un percorso finalizzato alla trasformazione della scuola dell infanzia e primaria dei comuni di Lusevera e Taipana in scuole con insegnamento bilingue italiano e sloveno già a decorrere dall anno scolastico a contingenti immutati e senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, così com è previsto dall articolo 12 comma 6 della legge 38/2001». Anche in considerazione del fatto che il 2 febbraio inizieranno le iscrizioni per il , i tempi per avviare il percorso stringono. «Lo scorso 23 gennaio il nostro Consiglio d istituto ha preso atto ufficialmente della decisione della Giunta regionale e ha deliberato di recepire questo percorso, ritenendo la prospettiva bilingue delle scuole di Lusevera e Taipana un valore aggiunto. Vedremo nei luoghi opportuni come attivare questo percorso bilingue, tenuto conto anche che le zone delle valli del Torre hanno un legame particolare con Tarcento», informa Annamaria Pertoldi, dirigente dell Istituto scolastico comprensivo di Tarcento. Professoressa Pertoldi, quali sono i passi che compierete? «Il nostro Consiglio d istituto intende rimanere rigorosamente fedele a quanto deliberato dalla Provincia e dalla Regione, dove risulta che l assetto istituzionale del comprensivo è mantenuto. Non solo fa suo il legame storico delle Valli del Torre con Tarcento, ma considera questo percorso bilingue un arricchimento per l intero territorio. Certamente il ragionamento tiene dal punto di vista organizzativo e rispetta l identità delle comunità, che hanno sempre fatto riferimento a Tarcento». Il 2 febbraio iniziano le iscrizioni al nuovo anno scolastico. Le famiglie dei bambini di Lusevera e Taipana a quale istituto scolastico faranno riferimento? «Continuano ad iscriversi da noi, anche perché non abbiamo ricevuto disposizioni diverse. Per questo il Consiglio d istituto ha ritenuto di approfondire gli esiti attraverso l interlocuzione a livello regionale con gli organismi sovraordinati deputati, per vedere come intendano concertare il percorso dell esperienza bilingue nel tempo». Significa che intendete attivare due scuole bilingui in un istituto monolingue? «Verranno fatti gli approfondimenti normativi del caso. Mi SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 12 preme ricordare che il nostro istituto ha sempre ritenuto il plurilinguismo valido dal punto di vista culturale ed educativo e ha già cominciato a tracciare percorsi in tal senso. Ora dà disponibilità a realizzare il modello bilingue per valorizzare la specificità delle comunità slovene, nonché del dialogo e dell integrazione e del reciproco arricchimento tra le comunità di lingua slovena e quelle di lingua italiana del territorio». Ma siete in grado di attivare fin dal prossimo anno scolastico l insegnamento bilingue? «Adesso abbiamo recepito la delibera della Giunta regionale e sarà nostra cura interloquire nelle sedi opportune, a livello regionale, in modo tale da comprendere come gli organi sovraordinati intendono questo percorso al fine di concertarlo». Ritiene che l insegnamento bilingue possa attrarre più alunni di quanti ne hanno attualmente i plessi di Vedronza e Taipana? «Non abbiamo dati concreti, però concertando l offerta formativa sul territorio, ipotizziamo che ci potrebbero essere dei flussi da Tarcento a Vedronza, da Nimis a Taipana e viceversa. Ipotizziamo che, differenziando l offerta formativa, potrebbe innescarsi un circolo virtuoso tra tutte le scuole del tarcentino, nell ottica della vicinanza della Repubblica di Slovenia e dello sviluppo della cittadinanza europea». La posizione del vostro Consiglio d istituto è stata concordata con i Comuni? «Il Consiglio ha espresso il desiderio, affinché all interno dei territori afferenti l istituto comprensivo si agisca di concerto, anche perché finora tra scuola e Comuni la collaborazione e il dialogo sono stati molto molto buoni. Facciamo con una certa frequenza riunioni su diverse tematiche riguardanti l offerta formativa. Sulla scuola bilingue abbiamo già iniziato a riflettere. Adesso è tutto da avviare concretamente, coinvolgendo i vari soggetti: la scuola, il territorio, i Comuni, la Regione. Naturalmente tenendo presenti i piani di dimensionamento approvati da Provincia e Regione». R. D. TAIPANA-TIPANA Berra rilancia sul polo unico con Lusevera È soddisfatto il sindaco di Taipana, Elio Berra, per la deci-

14 sione della Giunta regionale di dare avvio all'insegnamento bilingue italiano-sloveno nelle scuole dell'infanzia e primaria del suo comune. «Lo abbiamo richiesto proprio noi già anni fa, in accordo con tutti i genitori dei bambini in età scolare». Ottenuto il via libera della Regione, Berra rilancia l'idea di fare la scuola bilingue assieme al vicino comune di Lusevera, nonostante i continui e secchi no espressi dal collega Guido Marchiol, per non lasciarsi sfuggire «l'occasione unica di dare vita a una realtà scolastica dinamica e competitiva, rendendo più coeso il territorio dei due comuni, entrambi storicamente di lingua e cultura slovena». «Dovremmo sederci intorno a un tavolo con il sindaco di Lusevera e parlare di tutti i dettagli dice Berra. Bisogna crescere e capire quali siano gli obiettivi strategici. Bisogna poi vedere se la collaborazione dalla scuola si estende ad altri ambiti. Se ognuno guarda solo al proprio orto, perdiamo tutto. La montagna perde tutto, ma perdono anche gli altri. Se non c è possibilità di raggiungere un accordo pazienza, ma almeno vedranno che abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere». In questo senso, il sindaco di Taipana esprime la preferenza «che le scuole del suo comune possano continuare a rimanere nell'istituto comprensivo di Tarcento, per le distanze e perché abbiamo bisogno di un rapporto di collaborazione con i comuni vicini di Lusevera, Nimis e Tarcento. Già adesso da noi arrivano dei bambini da Nimis. Dobbiamo cercare di convivere vivendo decentemente, non sopravvivendo. Se a livello scolastico si potesse portare avanti, quindi, il rapporto anche con Nimis e Tarcento meglio. Ma se per avere la scuola bilingue dovessimo stare per forza con San Pietro al Natisone ci adegueremmo». VALCANALE-KANALSKA DOLINA A sostegno dell insegnamento dello sloveno A margine del 44 incontro degli sloveni del e della Provincia di Udine, tenutosi a Bovec il 18 gennaio, si sono potute discutere tematiche d interesse strategico per la Valcanale. A nome del direttivo dell associazione «Don Mario Cernet», l operatrice culturale Anna Wedam ha portato nuovamente all attenzione del vicepresidente del Consiglio regionale, Igor Gabrovec (Pd-Ssk), la problematica dell insegnamento delle lingue minoritarie in Valcanale, con particolare riguardo allo sloveno. Con la fine di gennaio, infatti, si esauriscono i fondi per il compenso di Alma Hlede, insegnante di sloveno nelle scuole primarie e dell infanzia della zona. Fino a giugno le spese verranno coperte dalla Comunità montana del Gemonese, Canal del Ferro e Valcanale, ma, con l inizio del successivo anno scolastico, si riproporrano certamente altri problemi circa il finanziamento dell insegnamento delle lingue minoritarie locali malgrado l impegno profuso dalle locali associazioni culturali tedesca («Kanaltaler Kulturverein») e slovene («Planika» e «Don Mario Cernet»). Anna Wedam ha, inoltre, espresso a Gabrovec la necessità di estendere stabilmente l insegnamento dello sloveno almeno alle scuole secondarie di primo grado, per non interrompere il percorso formativo avviato ai gradi di istruzione inferiori. Vista la situazione di stallo relativa all istituzione di una scuola trilingue, la soluzione temporanea sarebbe, quindi, rendere lo sloveno una materia come tutte le altre, con continuità garantita dalle scuole dell infanzia in poi. Gabrovec ha annunciato che all inizio di febbraio prenderà accordi per salire in Valcanale, dove oltre agli amministratori locali incontrerà Antonio Pasquariello, dirigente dell Istituto omnicomprensivo di Tarvisio/Trbi «Ingeborg Bachmann» e gli operatori interessati. Già durante un incontro tenutosi a Trieste a settembre 2013, Anna Wedam ed Alfredo Sandrini presidente del circolo culturale tedesco «Kanaltaler Kulturverein» avevano chiesto alla Regione a nome dei rispettivi sodalizi l impegno a coprire ogni anno le spese per gli insegnanti di sloveno e tedesco della zona. Per due unità, lo sforzo sarebbe costato complessivi euro l anno ed ora come allora va evidenziato che tale somma rappresenta una goccia nel fiume di denaro dei bilanci regionali. Al termine della riunione, i consiglieri regionali presenti (Igor Gabrovec, Stefano Ukmar, Pd e Franco Codega, Pd) avevano espresso l impegno a reperire i fondi necessari. Nel frattempo, la proposta di settembre avrebbe le carte in regola per divenire una soluzione concreta in fase di assestamento di bilancio. Luciano Lister S. PIETRO AL NAT.-ŒPIETAR Si attende la conferenza dei servizi I sindaci di Taipana, Elio Berra, di Lusevera, Guido Marchiol, di Nimis, Walter Tosolini, e l assessore all istruzione del Comune di Tarcento, Lucio Tollis, nei giorni scorsi si sono incontrati più volte con la dirigente dell Istituto comprensivo di Tarcento, Annamaria Pertoldi, per fare il punto della situazione alla luce del Piano di dimensionamento della rete scolastica e della programmazione formativa nel Friuli Venezia Giulia nell anno scolastico , approvato dalla Giunta regionale, che prevede «di avviare un percorso finalizzato alla trasformazione delle scuole dell infanzia e primaria dei Comuni di Lusevera e Taipana in scuole con insegnamento bilingue italiano-sloveno già a decorrere dall anno scolastico ». Al fine di esaminare tutti gli aspetti della questione, gli amministratori comunali e la dirigente scolastica hanno espresso l intenzione di incontrare l assessore regionale all Istruzione, Loredana Panariti, l assessore provinciale all Istruzione, Beppino Govetto, la direttrice scolastica regionale, Daniela Beltrame, e il dirigente dell ufficio per le scuole con lingua d insegnamento slovena, Igor Giacomini. Il passaggio dall insegnamento monolingue a quello bilingue è stato deliberato un paio di anni fa dai Comuni di Lusevera e Taipana su richiesta dei genitori degli alunni iscritti alle locali scuole. Intanto non si registrano novità sulla sede dell istituto bilingue di San Pietro al Natisone. Lo scorso 13 novembre, alla riunione del Tavolo di lavoro per la minoranza slovena presso il ministero dell Interno, il commissario di Governo per il Friuli Venezia Giulia, il prefetto Maria Adelaide Garufi, era stato incaricato di convocare una conferenza dei servizi sulla sede dell istituto bilingue con tutte le parti interessate dalla questione. Il sindaco di San Pietro al Natisone, Tiziano Manzini, il 14 genaio ci ha fatto sapere che la conferenza, «della quale sono stato informato solo dai giornali», non è stata ancora convocata. (www.dom.it) SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 13

15 SAN PIETRO AL NAT.-ŒPIETAR Dal luglio la gestione del College passerà dalla Provincia al Comune A partire dal 1 luglio 2014, la gestione della Casa dello studente di San Pietro (l'edificio del capoluogo comunemente conosciuto come college ) passerà definitivamente dalla Provincia al Comune. Questo l'accordo raggiunto fra l'ente di palazzo Belgrado a Udine e l'amministrazione del comune valligiano guidata dal sindaco Tiziano Manzini. Il Consiglio provinciale aveva già deliberato con voto unanime (lo scorso 25 novembre) la rescissione dell'accordo per la gestione della struttura con il Comune. Decisione che non era piaciuta alla maggioranza e al sindaco Tiziano Manzini, visti gli oneri di spesa che passerebbero in capo all'amministrazione comunale. Di qui quindi l'apertura della Provincia ad una proroga del passaggio di consegne sino alla fine dell'anno scolastico in corso. Una proposta che, a onor del vero, sembra più un aut-aut della Provincia al Comune che un accordo fra le parti. Lo slittamento dei tempi infatti sarebbe stato subordinato ad un'immediata comunicazione di assenso alla proposta da parte del sindaco. Altrimenti la restituzione dell'immobile sarebbe avvenuta comunque il primo gennaio di quest'anno, come originariamente deliberato dal Consiglio provinciale. E immediata (lo scorso 24 dicembre) è stata poi la comunicazione del sindaco Manzini che ha accolto la proposta di proroga. Il Comune così, ma non aveva altra scelta, si è adeguato alla volontà della Provincia. Nonostante, ancora ai primi di dicembre dell'anno appena concluso, Nicola Sturam, capogruppo di maggioranza nel Consiglio di San Pietro, si diceva convinto ci fosse la possibilità concreta che la Provincia tornasse sui propri passi. C'è da dire che, in ogni caso (e qui entra in gioco la questione della sede della bilingue), in virtù di questa proroga nel passaggio di consegne, a decidere sull'utilizzo della struttura saranno un nuovo Consiglio comunale ed un nuovo sindaco. In primavera infatti si terranno le elezioni anche nel Comune di San Pietro. Alle quali, per altro, non sarà certamente candidato, stante il vincolo dei due mandati, il sindaco uscente Manzini. (Novi Matajur, ) Rischiano di chiudere le scuole SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 14 RESIA-REZIJA In un incontro avanzata l'ipotesi dell'insegnamento bilingue L'Amministrazione comunale di Resia, domenica 26 gennaio 2014 presso la sala consiliare del municipio a Prato, ha organizzato un incontro dove sono stati invitati i genitori degli alunni delle scuole dell infanzia, primaria e secondaria di 1 grado, i genitori ed il personale ausiliario in servizio nelle suddette scuole ed i genitori dei bambini di Resia, per discutere in merito al Piano di dimensionamento della rete scolastica. Il sindaco Sergio Chinese, durante il suo intervento, ha fatto presente che, visto l esiguo numero di bambini iscritti, già dal prossimo hanno scolastico si potrebbe determinare un unica pluriclasse alla scuola primaria. Visto il grave problema, durante l incontro, è stato chiesto all amministrazione comunale, da parte di alcuni genitori, di iniziare al più presto un percorso partecipativo tra scuola, genitori e amministrazione comunale per vagliare tutte le azioni possibili per mantenere a Resia le attuali due pluriclassi nella scuola primaria e per sconguirare la formazione di un unica pluriclasse. Tra le varie ipotesi emerse, durante la riunione, vi è stata anche quella dell istituzione della scuola bilingue italianosloveno contemplata dalla legge n. 38/2001 di tutela della minoranza linguistica slovena di cui il comune di Resia può avvalersi fin da subito. Per questa specifica proposta, durante l incontro è chiaramente emerso che né i genitori, né l amministarzione comunale, né il corpo docente hanno tutti gli elementi per poter conoscere come è strutturato il modello ditattico di una scuola bilingue italiano-sloveno. Alla luce di questo si è proposto all Amministrazione comunale di cominciare fin da subito con questi incontri partecipativi, invitando il dirigente scolastico dell Istituto comprensivo di Trasaghis ed il dirigente scolastico dell Istituto comprensivo bilingue statale di San Pietro al Natisone, in modo tale da avere tutte le informazioni per iniziare una discussione seria e con cognizione di causa che aiuti la nostra comunità a fare una scelta importante per il mantenimento della scuola a Resia a servizio dei bambini, dei genitori e di tutta la comunità. Sandro Quaglia L INTERVISTA Necessarie sistematicità, continuità e nuove esperienze A colloquio con Igor Giacomini, nuovo direttore dell Ufficio regionale per le scuole slovene L Ufficio per le scuole Slovene presso l Ufficio scolastico regionale Fvg ha un nuovo direttore e nuovo personale. Dallo scorso 18 dicembre, infatti, è il giurista triestino Igor Giacomini il nuovo direttore dell Ufficio. Finora è stato vice segretario comunale a San Dorligo della Valle-Dolina. Giacomini ha superato l ultimo concorso di accesso alla Direzione per le scuole slovene, con lui gli avvocati Maja Zavadlav, Toma Ban e Gerardo Tolentino, i traduttori Luisa Vigini e Daniele Furlan e l economista Sara Pertot, che for - mano l equipe di Giacomini. Il nuovo direttore, che ci ha concesso l intervista che segue, desidera da una parte garantire continuità, integrando la sua funzione con l esperienza maturata nell amministrazione pubblica. Tra le priorità vi sono l organizzazione del lavoro, le immi - nenti iscrizioni al nuovo anno scolastico e lo sviluppo del - l istruzione bilingue in provincia di Udine, in merito al quale Giacomini auspica di mantenere l attuale personale dell Ufficio per uno sviluppo didattico. Sig. Giacomini lei è il primo direttore dell Ufficio non proveniente dal mondo della scuola. Quali sono state le sue

16 prime impressioni dopo l insediamento e quali sono le sue considerazioni sulla questione scolastica? «L impressione è stata molto positiva, soprattutto per il nuovo contesto lavorativo in cui mi trovo, nel quale si respira un atmosfera collaborativa tra italiani e sloveni. La questione scolastica non mi è nuova, in primo luogo perché nei comuni in cui ho lavorato ero responsabile anche della questione scolastica per quanto riguarda gli aspetti di competenza dei comuni. D altro canto, come cittadino d oltre confine ho sempre seguito la questione scolastica, che rappresenta un pilastro fondamentale per la comunità slovena». Quale sarà la sua filosofia lavorativa? «Da un lato cercherò di perseguire una certa continuità in linea con quanto è stato fatto finora dal mio predecessore, Toma e dalla sua equipe. Dall altro canto trasferirò in questo settore l esperienza maturata presso l amministrazione comunale nella gestione del personale». Quali sono le priorità attuali? «Ci sono più priorità da affrontare. In primo luogo l organizzazione dell ufficio: oltre a me ci sono sei nuovi dipendenti e quindi la priorità organizzativa è inserirli nel nuovo sistema di lavoro. Questo perché e passiamo all aseconda priorità è vicino l avvio alle iscrizioni scolastiche e dobbiamo essere pronti alle nuove sfide. Poi sarà necessario un lavoro sistematico, espressione questa ricorrente nella minoranza slovena dove si parla di finanziamento sistematico. I punti da affrontare sono molti: la formazione del personale docente e non nella scuola slovena; una forte priorità è rappresentata dalle scuole in provincia di Udine, dov è presente la scuola bilingue, un modello del tutto diverso da quello con lingua d insegnamento slovena». Per quanto tempo il personale attuale rimarrà nell Ufficio? «Questo punto resta indefinito. Abbiamo già qualche ipotesi, ma per ora non vorrei renderla pubblica, dal momento che qui si accavallano due problemi. Il primo riguarda la minoranza ed è legato all Ufficio per le scuole slovene, che dovrebbe mantenere l attuale personale, se non altro per sviluppare la didattica delle scuole slovene. Abbiamo bisogno della sua collaborazione per affrontare sfide importanti quali l inserimento delle scuole bilingui in provincia di Udine. Farò il possibile per mantenere, accanto al nuovo, costituito da persone provenienti dal settore giuridico, il vecchio personale, forte dell esperienza finora maturata, in modo da avere una sezione dedicata allo sviluppo della didattica, come è già prassi presso l Ufficio scolastico italiano». Le recenti modifiche inerenti la riorganizzazione degli uffici scolastici regionali rappresentano un occasione per aumentare l autonomia e lo spazio di manovra dell Ufficio per le scuole slovene? «Al momento possiamo solo formulare ipotesi, perché siamo in attesa del decreto ministeriale, condizionato dalla cosiddetta spending review, una manovra che anche il ministero all Istruzione deve osservare e in seguito alla quale sembra che sopprimeranno la figura del direttore scolastico regionale. Una maggiore o minore autonomia non dipende da questo, ma dalle opportunità che mi saranno conferite per lo sviluppo dell Ufficio e, certamente, dallo spazio di manovra, per lo sviluppo della scuola slovena». Ivan erjal (Primorski dnevnik, ) VALLI DEL TORRE-TERSKE DOLINE Nel comune di Lusevera è disabitata metà delle case I dati relativi al 2013 dell ufficio anagrafe del municipio evidenziano forti criticità I dati dell ufficio anagrafe del Municipio non sono ancora ufficiali, poiché mancano i conteggi del mese di dicembre 2013, ma l andamento dell anno appena trascorso è già fin troppo chiaro: la comunità dell Alta Val Torre è in calo. Dopo un lungo periodo di sostanziale tenuta, anche Lusevera comincia quindi a soffrire del fenomeno dello spopolamento. Rispetto al 2012, il 2013 porta, infatti, un segno meno e, se si considerano gli ultimi 24 mesi, si evidenzia una flessione di circa 30 persone, pari al 4-5% dell intera comunità. Si passa, infatti, da 700 abitanti a in due anni. Un rapido sguardo sui numeri del passato più recente rendono meglio l idea: nel 1981 la comunità ammontava a 984 cittadini, tra uomini e donne; nel 1991, quindi dieci anni dopo, si è scesi a 780. Da quell anno lo spopolamento pareva essersi arrestato, contro ogni previsione: dal 1991, infatti, il numero di residenti è rimasto più o meno sempre lo stesso, con alti e bassi del tutto ininfluenti. Si è arrivati, pertanto, al 2001 con 788 persone (addirittura +8 rispetto a dieci anni prima). In questo decennio si è registrato un incremento di famiglie che hanno scelto di stabilire la loro residenza in Alta Val Torre, attirate dalla bellezza dei luoghi, dalla tranquillità del territorio, dalla sua vicinanza, comunque, a un centro urbano più grande, quello di Tarcento, e all economicità delle abitazioni in vendita o concesse in locazione. A rendere attrattivo il comprensorio, anche la presenza di tutti i servizi di base: scuole, ufficio postale, farmacia, servizio di collegamento garantito per il trasporto pubblico, ecopiazzola, ambulatorio, uffici municipali efficienti, centri di aggregazione e di incontro, caserma dei carabinieri, negozio di alimentari e panificio. Poi l inizio della caduta sotto il profilo demografico, causata da una concomitanza di fattori, non ultima la crisi. Dal 2001 al 2011, infatti, la valle ha perso 88 residenti, il 10 per cento del totale. Fenomeno che pare non essersi arrestato neanche nel 2012 e nel 2013, aggravato, peraltro, dall aumento delle abitazioni messe in vendita. Oggi, nel comune di Lusevera, su 800 unità residenziali, solo 400 sono stabilmente occupate. Diverse sono seconde case, che si animano in estate con il ritorno degli emigranti per le ferie. Ma altre sono prime residenze, acquistate anche da persone venute da fuori, che hanno acceso un mutuo per poterle comprare. Tra gli effetti della recessione anche quello della decisione, poi, di rimetterle in vendita, senza peraltro raggiungere subito l obiettivo. Il mercato immobiliare fermo ha portato, e non solo a Lusevera, a un deprezzamento delle case, stimato attorno all 80% del valore di base del primo acquisto. C è chi ha messo in vendita la sua unità immobiliare e non è riuscito a trovare un compratore per anni, pur affidandosi ad agenzie specializzate. Tanto che sono diventati più numerosi ed evidenti i cartelli «vendesi» appesi su infissi e terrazzi. Paola Treppo SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 15

17 SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 16 SOTTO LA LENTE Senza la lingua non c è la minoranza Un gruppo di giovani slavisti nell ambito dell associazione «don Eugenio Blanchini» Durante la loro prima uscita sui luoghi più significativi della memoria storica della Benecia hanno anche discusso sul nome da dare al loro gruppo i giovani che, in seno all associazione culturale «don Eugenio Blanchini», hanno dato avvio ad una attività di studio e di ricerca sulla lingua, le tradizioni, la storia della comunità slovena della provincia di Udine. Dopo i primi incontri, infatti, la proposta di chiamarsi «Giovani slavisti» è parsa riduttiva di fronte agli interessi emersi, alle finalità che si sono prefissati e alle competenze che hanno acquisito con i loro studi e le attività che stanno svolgendo. Ma la lingua slovena, anche nelle sue declinazioni dialettali, rimane il caposaldo al quale fare riferimento nella convinzione che, mettendo in secondo piano o, peggio, ignorando la lingua, una minoranza diventa un gruppo folcloristico ostaggio della moda del momento, oggetto di curiosità di una platea più o meno compiacente e vasta; diventa preda delle mire e delle strumentalizzazioni politiche e motivo di contrasti e tensioni. È già successo e in parte continua a ripetersi, ma il clima è cambiato. I giovani non si lasciano prendere per il naso, vogliono conoscere, verificare, approfondire, confrontare; non si lasciano accalappiare dai riflessi degli specchietti che lanciano lampi ma non illuminano, da teorie che illudono ma sono senza fondamenta, da prospettive che possono affascinare ma subito si rivelano senza futuro. Questi giovani, oltre all interesse per la realtà culturale della comunità slovena della provincia di Udine, vantano titoli accademici di dottorato o laurea magistrale conseguiti con studi e tesi spesso incentrate su argomenti che riguardano, direttamente o indirettamente, aspetti inerenti alla minoranza slovena. La competenza prima di tutto, quindi, per non lasciarsi ammaliare dalle sirene rapaci e imbroglione, ma anche una buona dose di curiosità, che spesso diventa origine e motore di ricerche, approfondimenti e scoperte. Non tutto, infatti, è stato detto e scritto; tanto rimane da indagare e studiare. La lingua in primo piano, dunque. Poi quanto dà fondamento all identità culturale di una persona e di una comunità: la storia, le tradizioni, i rapporti con le realtà confinanti. Conoscere la propria storia è un diritto fondamentale come quello di parlare e avere l istruzione nella propria lingua, a vivere sul proprio territorio; non conoscere la propria storia significa subire la colonizzazione della cultura dominante, non dare un senso ai monumenti, ai reperti, ai documenti che il tempo ha sedimentato e che si incontrano quotidianamente. E poi le tradizioni che rappresentano l anima di un popolo, il collegamento con le generazioni passate, con il territorio e le sue forze, con i molteplici «spiritus loci» che lo popolano, con le stagioni, il lavoro, il paesaggio modellato dall uomo. Infine, i rapporti con le realtà confinanti con le quali si condivide non solo il territorio e parte della cultura e della storia, ma anche gli stili di vita, una certa visione del mondo, i valori umani, le qualità positive e negative e perfino certi aspetti del carattere; ma soprattutto la conoscenza e il confronto con il vicino aiuta a conoscere, ad affinare e a rafforzare la propria identità. Un ventaglio di temi e interessi a tutto campo con il denominatore comune fatto di scientificità, serietà, competenza; nulla di improvvisato ma frutto di ricerche e di competenze; non solo lavoro individuale, ma confronto e messa a disposizione delle conoscenze e dei risultati delle indagini dei singoli. È qui la ricchezza e la forza e del gruppo che non si esaurisce al primo traguardo o alla prima difficoltà, ma si proietta e si rafforza nel tempo attirando altri elementi e ponendosi nuovi obiettivi. Il primo lavoro sarà quello di ricercare, catalogare, acquisire elettronicamente articoli, studi e immagini apparse nel quindicinale Dom e in altre pubblicazioni periodiche slovene e italiane, preparare una bibliografia sui vari temi oggetto di indagine. Nella convinzione che un attività culturale, se non trova la strada per essere conosciuta, diffusa e seguita, rimane sterile ed accademica, i risultati delle ricerche verranno messe a disposizione con i mezzi di comunicazione conosciuti e usati dai giovani, ma potranno raggiungere anche quanti non hanno eccessiva dimestichezza con i computer. Al gruppo dei «Giovani» buon lavoro! Giorgio Banchig (Dom, ) Dobbiamo puntare di più sulla conoscenza dello sloveno L INTERVISTA A colloquio con Mateja linguista e direttrice scientifica del Consorzio di formazione sloveno-slovik ( ) Signora i sociolinguisti affermano che per la tutela di una lingua è necessario osservare tre condizioni: che la gente abbia l opportunità di conoscerla, che ne abbia rispetto e sufficienti opportunità per utilizzarla «Farei un distinguo tra conservazione e sviluppo della lingua. Per la conservazione della lingua sono sufficienti le condizioni affermate dai sociolinguisti, ma per uno sviluppo ideale della lingua è necessaria una quarta condizione e cioè che la sua crescita sia parallela a quella dello spazio culturale sloveno. Diversamente la lingua, estirpata dal suo fulcro centrale e cioè dallo spazio culturale, si trasforma gradualmente in dialetto e di conseguenza il gruppo di persone che la usa si riconoscerà solo in questa lingua e comincerà ad affermare che essa non è lingua slovena». Come evitare questo buio scenario? «La lingua comune, quella standard e quella scientifica devono diventare una necessità. Deve diventare una consuetudine necessaria saper utilizzare la lingua nei diversi contesti anche in Slovenia. In questo senso è necessario agire in più direzioni. Dal consorzio linguistico Slovik mandiamo ogni anno alcuni studenti a Lubiana, in Slovenia, per dare loro l opportunità di perfezionare la conoscenza dello sloveno. Infatti se voglio imparare bene l inglese è necessario un periodo di tempo in Inghilterra, per il tedesco in Germania, per il francese in Francia, e via dicendo. Lo stesso discorso vale per la Slovenia». Lo scambio di studenti è un azione efficace, ma come influire su un maggior numero di essi? «In diversi modi, per esempio con una metodologia diversa di insegnamento della lingua slovena, applicata oggi nel-

18 l insegnamento dello sloveno come prima e unica lingua. Una metodologia questa che presuppone la conoscenza della lingua da parte del bambino, che l ha già imparata nella vita quotidiana e che a scuola impara a leggere e a scrivere la lingua standard e quella scientifica. Di fatto, nel nostro contesto non è sempre così perché il più delle volte in ambiente extrascolastico la lingua d uso è l italiano. In Stati già da tempo alle prese con la questione degli immigrati e di diverse comunità, hanno elaborato delle metodologie, che sono una via di mezzo tra la prima lingua, la lingua madre e la lingua straniera. Queste metodologie sono finalizzate all insegnamento della lingua in un ambiente specifico come quello minoritario. Le nostre scuole potrebbero adottare queste metodologie nell insegnamento della lingua slovena: non so in quale forma, perché entrano in gioco sia le leggi che altri elementi. Non riesco ancora a spiegarmi come mai il 99% dei nostri studenti non si iscriva all Università in Slovenia». Soprattutto i futuri insegnanti e professori dovrebbero studiare in Slovenia «Dovrebbe essere obbligatorio in base a leggi specifiche che i nostri rappresentanti politici dovrebbero votare». Se la padronanza della lingua fosse un dato acquisito dai nostri medici, giornalisti, professori, i giovani non avrebbero la necessità di andare in Slovenia? «Certo. Se ci sentissimo dire per dieci volte Tu imate napotnico piuttosto che Qui ha l impegnativa impareremmo automaticamente ad usare l espressione slovena. Maggiori scambi in entrambe le direzioni sarebbero la soluzione ideale, anche per esempio tra giornalisti, con alcune settimane di lavoro nelle redazioni delle principali testate slovene, nel contempo i giornalisti provenienti dalla Slovenia esporterebbero qui il loro gergo professionale. In tutti gli ambiti è necessario uno scambio continuo». A suo parere qual è l atteggiamento della comunità slovena nei confronti della lingua? «Da una parte la comunità slovena si è sempre preoccupata di conservare la lingua, dall altra però noto che spesso l accento è messo sul sentirsi sloveno, mentre minore importanza viene data all effettiva padronanza della lingua». Per quanto riguarda il bilinguismo visibile, invece, che importanza ha per lei? «Ha grande importanza. Ma non dobbiamo pensare che rappresenti la soluzione alla questione linguistica. Le amministrazioni pubbliche possono dare un importante segnale di promozione della lingua, come anche le imprese commerciali e private». Poljanka Dolhar (Primorski dnevnik, ) ROMA Boris Pahor, autorità morale che primeggia nello spazio europeo Incontro con lo scrittore sloveno di Trieste L ambasciata di Slovenia a Roma, in collaborazione con la prestigiosa Casa editrice Bompiani di Milano, ha recentemente organizzato a Roma, negli spazi della libreria La Feltrinelli nell ambito della galleria Alberto Sordi, un incontro con lo scrittore sloveno di Trieste, Boris Pahor. Nel suo intervento introduttivo l ambasciatore sloveno a Roma, Iztok ha sottolineato l importanza di Boris Pahor nel rafforzamento dei rapporti tra Italia e Slovenia e la necessità di conservare la memoria delle angerie subite dagli sloveni sotto il regime fascista e quanto sia impotante risolvere le incomprensioni che riguardano il passato per costruire una pacifica e profiqua convivenza e un comune futuro europeo, anche attraverso la formazione delle giovani generazioni. Ad interloquire con lo scrittore è stata Tatjana Rojc, storica letteraria, che bene conosce l opera di Pahor e che ha redatto la biografia dello scrittore per una recente trasmissione della Rai di Trieste. La bibliografia di Boris Pahor racchiude la storia di uno dei secoli più sofferti della storia dell umanità. Il libro su Boris Pahor, dal titolo «Così ho vissuto - il secolo di Boris Pahor» e scritto da Tatjana Rojc, è stato pubblicato in occasione del centesimo compleanno dello scrittore. Il libro è anche la storia di Trieste alla fine del secolo scorso, della sorte infelice degli amici di Pahor, che ne hanno condiviso gli ideali nazionalistici, e del calvario vissuto dallo stesso scrittore nei campi di concentramento del Terzo Reich, fino alla sua professione di scrittore, intellettuale e strenuo difensore delle culture minoritarie, soprattutto di quella slovena. Da scrittore critco, Pahor ha influito in modo determinante sulla lingua slovena e sullo sviluppo culturale del territorio tra Italia e Slovenia. Di lui lo scrittore italiano Claudio Magris ha detto che è «la voce slovena di tutti noi». Lo scorso anno il Parlamento europeo gli ha conferito il premio Cittadino d Europa. Come «autorità morale che riluce nello spazio sloveno, italiano ed europeo» non ha influito solo sul rapporto tra Slovenia e Italia, ma anche sulla più ampia riflessione sociale e politica nonché su presente e futuro. (Dom ) SAN PIETRO AL NAT.-ŒPIETAR Un miracolo di Natale Di solito per l anno nuovo ci si augura il meglio, soprattutto se l anno appena concluso non ha soddisfatto le nostre attese. A dire il vero, soprattutto negli ultimi cinque anni, stiamo soffrendo una grande crisi che non ha ancora fine. Per questo motivo benvengano gli auguri di buon anno a infondere almeno un po di speranza nel futuro. Questo nuovo anno si è aperto con una novità rincuorante. Chi si sarebbe, infatti, mai aspettato che la messa di Natale in sloveno, che ha avuto luogo lo scorso 24 dicembre a San Pietro, sarebbe stata così partecipata da riempire la chiesa? Se pensiamo che questo è accaduto 80 anni dopo la proibizione della lingua slovena nelle chiese, dobbiamo davvero affermare che i miracoli accadono anche oggi. E se consideriamo che questo è accaduto a San Pietro, che è stato teatro principale di quel divieto, abbiamo veramente di che rallegrarci. La situazione è cambiata così radicalmente da destare stupore e vera gioia. Ho visto la serenità sui volti delle persone che hanno partecipato alla messa, da me celebrata, e ne sono stato particolarmente contento tanto da evidenziare nella predica SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 17

19 l importanza dell evento. La messa è stata ulteriormente rallegrata dall esibizione del coro che ha entusiasmato gli animi con un ricco repertorio di canti natalizi in lingua slovena. Abbiamo festeggiato l incarnazione del Figlio di Dio per la nostra salvezza. Questa incarnazione prosegue di anno in anno, ma questa volta ha acquisito un nuovo significato ancorato alla Slavia friulana, alla nostra gente, in modo che la verità del Vangelo è diventata di nuovo attuale, dedicata soprattutto a noi come ricompensa per tanti anni di paura e oppressione. Davvero stiamo assistendo a tempi nuovi di apertura, che ci auguriamo non regrediscano più. Naturalmente le difficoltà restano, ma tutti abbiamo ricevuto una forza nuova che ci permetterà di superarle. Laddove non possiamo contare solo sulle nostre forze, ci viene incontro la misericordia divina, che ci infonde nuova speranza e induce ad affrontare le difficoltà, senza soccombere alla rassegnazione. Questo è anche l augurio per il nuovo anno, che sia nel segno della benedizione e amore divini, che siamo chiamati a condividere con il prossimo. Marino Qualizza (Dom, ) SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 18 VALLI DEL NATISONE NEDIŒKE DOLINE Padre Vit incarnato nella realtà delle Valli Ha voluto essere sepolto nel cimitero all ombra della chiesa di S. Andrea a Calla Dal 22 dicembre p. Mario Vit riposa nel cimitero all ombra della chiesa di Sant Andrea, nei pressi di Calla (Pulfero), dove è stato accompagnato dalla comunità, con la quale aveva stabilito una particolare intesa, da tanti amici ed estimatori per i quali aveva costituito un punto di riferimento come sacerdote, intellettuale lucido e raffinato, attento osservatore della società e persona con grandi capacità relazionali. La massiccia partecipazione della gente delle Valli del Natisone alle esequie, celebrate nella parrocchiale di San Pietro al Natisone dal parroco mons. Mario Qualizza, da alcuni confratelli gesuiti e sacerdoti che operano nelle parrocchie del comune di Pulfero, è stata la dimostrazione di come p. Mario ha saputo incarnarsi in questa realtà, avvicinare, coinvolgere e confrontarsi con le persone dalle provenienze e dalle convinzioni più diverse. Il rapporto di p. Mario Vit con le valli del Natisone era iniziato il 31 ottobre 1977 quando arrivò a Brischis di Pulfero per offrire il servizio pastorale e un sostegno spirituale alla popolazione intenta nell opera di ricostruzione dopo il terremoto del Con la gente stabilì un rapporto privilegiato, profondo, che gli ha permesso di mettersi in sintonia con l anima, la cultura, la religiosità ed anche le debolezze di questa comunità. Destinato ad altri importanti incarichi nell ambito delle istituzioni della provincia italiana della Compagnia di Gesù, p. Mario ritornava sempre volentieri nelle sue valli bisognoso, com egli stesso si è espresso, «di respirare quell aria e quell atmosfera, di stare tra la gente, di ascoltarla, di servirla religiosamente d intesa con i preti della zona e culturalmente con gli operatori culturali». Ha sempre condiviso con i suoi amici l amore per questa comunità e ha fatto conoscere a livello nazionale il patrimonio religioso e umano di questo territorio di confine che fa da ponte tra lingue e culture diverse. Nei suoi interventi esortava la gente a riscoprire la propria storia e le proprie tradizioni, a vivere il confine come opportunità e non come divisione, a promuovere il patrimonio culturale originario, a valorizzare il ruolo della donna e il gusto della socialità. Per questi suoi meriti nel 2010 il comune di Pulfero gli ha concesso la cittadinanza onoraria. A dimostrazione del suo attaccamento alla comunità della Slavia, ogni estate p. Mario Vit organizzava il «Terentius day», un incontro culturale e religioso sui temi più attuali e dibattuti nella Chiesa e nella società civile. Aveva già programmato l incontro per il prossimo 5 luglio sul tema «Minoranze linguistiche tra inculturazione della fede ed eredità storiche» con la partecipazione del biblista mons. Rinaldo Fabris, del teologo mons. Marino Qualizza e del presidente dell Ana udinese Dante Soravito. Si tratta dell ultima provocazione di p. Mario e di un eredità lasciata alla sua comunità di elezione, al Centro culturale Veritas di Trieste, alla forania di San Pietro e all Associazione don Eugenio Blanchini, co-organizzatori delle precedenti edizioni degli incontri culturali di luglio, che dovranno accogliere ed attuare per onorare la memoria dell ideatore ponendo le basi di un rinnovato dialogo su un tema che continua a dividere gli animi. Mario Vit era nato a Portogruaro (Ve) il 30 dicembre 1933 ed era entrato nella Compagnia di Gesù a Lonigo il 21 novembre Al termine degli studi filosofici e teologici venne ordinato sacerdote il 12 luglio Dopo un anno a Gorizia venne inviato a Firenze dove, prestò servizio in soccorso della popolazione colpita dall alluvione. Nel 1967 venne inviato a Palermo per studiare psicologia presso l Università statale; in questo periodo si spese per alleviare le sofferenze degli abitanti del Belice colpiti da un disastroso terremoto il 14 gennaio In quell anno p. Mario fu destinato a Trento dove venne nominato direttore del Centro universitario e completò gli studi di psicologia. Nel 1976 arrivò nel Friuli colpito dal terremoto e operò a Gemona e a Brischis. Dopo una breve parentesi a Ferrara, nel 1981 p. Vit venne inviato nuovamente a Gorizia, dove rimase per otto anni come operatore pastorale, aiuto direttore del «Centro Stella Matutina» e assistente dell Associazione scout cattolici. Nel 1989 fu destinato al collegio Antonianum di Padova che diresse dal In quegli anni collaborò con l «Osservatorio socio-religioso del Triveneto». Nel 2002 padre Mario Vit venne inviato a Trieste, ultima tappa della sua vita pastorale, dove fu nominato direttore del Centro culturale Veritas. Sotto la sua direzione il Centro si è caratterizzato per la capacità di incontrare e dialogare con uomini e donne in ricerca di approfondimento spirituale, all interno della Chiesa ed anche al di fuori di essa, sia in ambito laico che in quello di confessioni diverse. Giorgio Banchig (Dom, ) S. PIETRO AL NAT.- ŒPIETAR Presentato il Trinkov koledar La pubblicazione dedica spazio anche alla Carinzia e alla comunità italiana in Slovenia

20 Il Trinkov koledar (Calendario Ivan Trinko) è stato presentato lo scorso 30 gennaio negli spazi dell Istituto per la cultura slovena a San Pietro al Natisone alla presenza di alcuni dei suoi numerosi autori, che per ragioni di spazio non possiamo menzionare tutti. La pubblicazione, edita dal circolo culturale Ivan Trinko, che ha sede a Cividale, oltre alla Slavia friulana e alla Valle dell Isonzo, dedica spazio anche alla comunità italiana in Slovenia, alla luce del recente ingresso della Croazia nell Unione Europea, e alla Carinzia, con un contributo firmato da Brigitte Entner, sulla persecuzione delle famiglie Slovene nel In apertura al Trinkov koledar c è il saluto del ministro della Repubblica slovena per gli sloveni d oltre confine e nel mondo, Tina Komel, che invita tutti a tenere duro in questi tempi di crisi e a mantenere viva la fede nel futuro anche con l ausilio di una giovane generazione motivata e preparata. Nella prima sezione della pubblicazione, all almanacco redatto da Lucia Trusgnach, segretaria del circolo culturale Ivan Trinko, segue un compendio sulle tappe fondamentali della comunità slovena in provincia di Udine nel 2013, redatto dalla giornalista Iole Namor, che lo definisce anno di Ivan Trinko, dal momento che è stato dedicato al 150 anniversario della nascita di mons. Ivan Trinko, sacerdote, scrittore e politico, che è stato ricordato attraverso una serie di iniziative, tra le quali il concorso dedicato alle scuole Sulle tracce di Ivan Trinko, al quale è dedicata una sezione nella parte finale della pubblicazione; l intitolazione a mons. Ivan Trinko della via di Cividale, dove ha sede l omonimo circolo culturale. La figura di Ivan Trinko nel ricordo di due partigiani emerge dallo scritto di Jo e Œuœmelj. Sullo sviluppo degli sloveni in provincia di Udine si sofferma Rudi presidente dell Unione culturale economica slovena-skgz, che quest anno festeggia i sessant anni di attività, della quale parla Iole Namor, mentre Ace Mermolja sottolinea il legame tra lingua, identità e legge. Tra gli anniversari ricordati dalla pubblicazione, ci sono i quarant anni del concorso nel dialetto sloveno Moja vas, sospeso ormai da dieci anni, il cui obiettivo, come nel 1974, anno della prima edizione del concorso, sottolineò l allora presidente del Centro studi Nedi a, Paolo Petricig, era di insegnare, alle giovani generazioni della Slavia friulana, la corretta grafia slovena. Della festa degli sloveni Slofest, che ha avuto luogo lo scorso anno nel centro cittadino di Trieste parla Martin Lissiach; Zdravko Likar parla del settantesimo anniversario della Repubblica di Caporetto, al quale si ricollega Vida Œkvor con le sue lettere dal fronte. Il dialetto sloveno della Valle del Torre, in particolare di Platischis, riecheggia nel doppio cd ke smo spoznali, del quale il circolo culturale Ivan Trinko quest anno intende pubblicare il testo. Espressione delle valli del Torre è anche la raccolta di poesie di Viljem #erno, di Lusevera, Ko pouno noçi je sarce. Della nota raccontastorie di Resia, Tina Vajtova, mancata trent anni fa, parla Pamela Pielich. Segue una serie di poesie di diversi autori di Resia, Valli del Natisone e dell Alto Isonzo. La sezione U spomin (In memoria, ndt.) è dedicata al sacerdote Emil che per molti anni è stato anima del Trinkov koledar e che dal 1975 è stato parroco a Tribil superiore. A lui fanno riferimento tre articoli, riportati dalla pubblicazione e desunti dal quindicinale cattolico sloveno della provincia di Udine Dom nel 1983 e Di Paolo Manzini, architetto di San Pietro al Natisone, parla l architetto Renzo Rucli, che ricorda il periodo di pratica che trascorse nello studio di Manzini all età di 17 anni. In chiusura la pubblicazione si sofferma sull attività del circolo culturale Ivan Trinko nel 2013, sulla bibliografia slovena in provincia di Udine nel 2012 e annovera l indice della ricca pubblicazione, la cui copertina ritrae un particolare della firma di mons. Ivan Trinko, simbolo di legame tra vecchio e nuovo. Larissa Borghese PUBBLICAZIONE Seconda edizione del Diario di Cuffolo sulla Seconda Guerra mondiale Presso la cooperativa Most di Cividale è uscita la ristampa del volume Moj dnevnik la seconda guerra mondiale vista e vissuta nel focolaio della canonica di Lasiz, scritto durante la seconda guerra mondiale dal parroco di Lasiz, Antonio Cuffolo. La prima edizione era stata curata nel 1985 dall allora cooperativa Dom e, per il grande interesse che aveva suscitato, dopo alcuni anni era andata esaurita. La ristampa è stata curata da Giorgio Banchig. Il libro è stato scritto dallo stesso Cuffolo in italiano e in sloveno. Queste due parti rappresentano due cronache diverse della seconda guerra mondiale. La parte in sloveno parla degli avvenimenti avvenuti dal 1938 al 1946, quella in italiano, invece, di quelli dal 1940 al Non si tratta di una mera traduzione da una lingua all altra, ma di due testi scritti in due periodi diversi. Mentre il testo sloveno risale al periodo in cui è stato scritto, quello italiano è stato steso sulla base di quello sloveno qualche anno più tardi, si pensa all inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso. «La doppia stesura del diario spiega nell introduzione mons. Marino Qualizza non è una ripetizione, ma una visione diversa dei fatti, perché don Cuffolo pensava ai destinatari di lingua italiana e slovena. Verso i primi ha usato maggiore diplomazia addolcendo talvolta certi episodi, ai fini di una lettura non polemica, ma costruttiva, anche in prospettiva futura. Per i secondi, invece, ha voluto sottolineare i meandri più nascosti e anche difficili della situazione degli sloveni della provincia di Udine, affinché si rendessero conto di quali ostacoli fosse disseminata la loro strada e rimanessero meravigliati della capacità di resistere e della volontà di sopravvivere fino ai nostri giorni». Questa seconda edizione esce 80 anni dopo la proibizione della lingua slovena nelle chiese dell arcidiocesi di Udine e 70 anni dopo la caduta del fascismo. L obiettivo della cooperativa Most è quello di mettere a conoscenza anche le giovani generazioni di ciò che avvenne nelle valli del Natisone durante gli anni del fascismo e di come siano forti la lingua e la cultura di questa terra, tanto da sopravvivere a ogni genere di sopruso. Per questo il libro è stato arricchito da un solido apparato di note storiche. «Attraverso i diari di don Cuffolo scrive Giorgio Banchig nelle note redazionali e il paziente lavoro redazionale si è voluto offrire, in particolare ai giovani, l occasione di conoscere un passato che sta ancora condizionando la comunità in cui viviamo; a tutta la gente delle Valli del Natisone SLOVIT N 1 del 31/1/14 pag. 19

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