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1 Direzione e Redaz.: Piazza di Trevi, 86 - ROMA Anno XIII - N. 3 - marzo 1965 Spedizione in abbonamento postale - Gruppo III - ', 4 13 g, 4, <C : 2' :e: l* $22 "?& *,.?.,*:*-.-,-.-e $.A+.,-*, g1 '.~- *-='.A.. i.''. > '.* i & x 'i- -"'" % :; & k& 'L{ a..p, 3,e... < &2 $$?t< f, "ir """.,&,p,..n.. -.*.*.* :<;~-~* p.*l,..w.,,,.,, * *. [ gi ~>?.: ':C. ;. : 3%.. :>e * $33 $*..-C? E&:& #$ i i g.. +', ) ).;' g.? g, \ :,!& :?i; $:i :, $&$ t i $24 5 %W, A*.' a*:> :.'.,: :-: q,>*,i.'s* ";. a :?e*.>k.j.- t.?>."..,,,-0,; -4'7 6. >\ -..*s2 -< x:>t $,. = **$.*,?%.a,." +$. --.&* 8% : I.>>,. J3$ >,,.*,.,1 _.. *+,x'.+.:&*..$?pls-p%&> >* -,:*&p &$$$*j "*-A is".9i**>>.,$&.,c. '.. ;;.! *.T 9: gj t Fj:,., '-,.,, ORGANO MENSILE DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA PER IL CONSIGLIO DEI COMUNI D'EUROPA Fusione o confusione? Che, in linea generale, fosse utile e quindi auspicabile la fusione dei tre Esecutivi comunitari (Alta Autorità della CE,CA, Commissioni della CEE e dellleuratom), tutti d'accordo. Anche il Consiglio dei Comuni d'europa si è espresso più volte in tal senso. Ma evidentemente non si era sufficientemente chiarito in quali condizioni tale fusione sarebbe risultata utile e quale prezzo diplomatico sarebbe valso pagarla. Ora che una sessione del Consiglio dei Ministri dei Sei (Belgio, Francia, Germania federale, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi) ha concluso l'accordo per la fusione, non pochi motivi di perplessità debbono essere avanzati. gli ospiti del Granduca xelles, 1'EPT lussemburghese sarà soddisfatto coli trasferimenti K istituzionali n da Bruxelles a Lussemburgo tali da lasciare invariato il numero degli «ospiti» della Granduchessa (cioè, ormai, del Granduca figlio). Vada per gli organismi giurisdizionali, quasi giurisdizionali o d'arbitrato, che raggiungeranno a Lussemburgo la Corte di Giustizia delle Comunità, già in loco. Ma non bastava: seguiranno la stessa sorte organismi finanziari e bancari, con la BEI alla testa. E c'è di peggio: si aggiungeranno numerosi K servizi P, quali l'ufficio comune delle statistiche, l'ufficio della meccanografia, l'ufficio delle pubblicaziorii ufficiali, i servizi delle traduzioni a lungo e a medio termine,,, i servizi di sicurtà e d'igiene dell'euratom. Infine -,per colmare la misura - tre mesi all'anno i Consigli dei Ministri dei Sei si terranno non più a Bruxelles ma nella capitale del Granducato, mentre quest'ultima conserverà la Segretaria del Parlamento Europeo che... continuerà a tenere le sue assemblee a Strasburgo. Un giornale belga, senza dubbio C interessato ), ma non per questo meno logico, ha commentato: «I1 vantaggio pratico della L'INSUPERABILE ZELO DEL PARLAMENTO ITALIANO La rappresentanza a Strasburgo I1 Lussemburgo ha fatto da bastone tra le ruot,e: ne è venuta così un'ennesima dimostrazione della scarsa priorità che dànno al18e esigenze dell'unità europea i Cinque partners continuamente al riparo dell'alibi fornito dal Sesto. Noi siamo favorevoli al metodo federalista, crediamo nei valori storici, culturali, di cui sono portatori Paesi europei di minore ampiezza, ma francamente non possiamo condividere l'atteggiamento di questo Paese di abitanti (il campo d'azione - per estensione di territorio e per popolazione - dell'eft di Piacenza o di quello di Chieti) che ha reso le cose così terribilmente difficili e i risultati così sconclusionati. Non solo: ma che ha contribuito al giuoco del Governo gollista, il quale par quasi abbia fatto una concessione con l'unificazione deg1,i E!secutivi e non è escluso se la voglia far pagare, là dove - venuto in soccorso del Lussemburgo col principio delle tre sedi comunitarie da conservare provvisoriamente (Bruxelles, Lussemburgo, Strasburgo) - non ha concesso un'oncia all'av~ìo~, quanto meno attraverso una maggiore, effettiva funzionalità << esecutiva >>, al sovranazionale, ma in compenso ha accresciuto le chances di Parigi come capitale politica del Commonwealth europeo. il pasticciaccio Ecco il pasticciaccio combinato dal Consiglio dei Ministri dei Sei. Gli Esecutivi comunitari saranno riuniti a Bruxelles, nia via via che la CECA si sistemerà a Bru- on. Francesco De Vita sen. Mario Zotta ;- 2 giugno 1961 t 21 febbraio 1963 L'articolo 138 del Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea [come del resto il 21 della CEICA (1) e i1 108 Euratom], stabilisce, al prlmo e secondo comma, che l'assemblea [Parlamentare] è formata di delegati che i Parlamenti sono richiesti di designare fra i propri membri secondo la procedura fissata da ogni Stato membro. - I1 numero dei delegati è fissato come segue: Belgio, 14; Francia, 36; Germania, 36; Italia, 36; Lussemburgo, 6; Paesi Bassi, 14. Ma lo zelante Parlamento italiano ritiene che 36 parlamentari sono troppi e che per affrontare i problemi europei ne bastano molto meno: difatti non ha ritenuto necessario sostituire a tutt'oggi 4 parlamentari (1) Secondo la nuova formulazione stabilita all'art. 2, paragrafo 2 della Convenzione del 25 marzo 1957, relativa a talune istituzioni comuni alle Comunità europee. sen. Amor Tartufoli sen. Daniele Turani i- 11 maggio 1963 T 24 aprile 1964 morti tra il giugno 1961 e l'aprile 1964, né si è preoccupato di nominare i sostituti di 4 parlamentari, ai quali è venuto a scadere il mandato perché non rieletti alle elezioni naziomnali (uno di questi quattro ha volontariamente dato le dimissioni). Infatti a termine del Regolamento del Parlamento Europeo (art. 5) sulla «fine del mandato dei rappresentanti >>, il mandato «viene a cessare sia con lo spirare del mandato loro conferito in conformità delle disposizioni dei trattati, sia per decesso, dimissioni, invalidamento da parte del Parlamento o perdita del mandato parlamentare nazionale». Altri 2 parlamentari, poi, sono dimissionari, uno per propria volontà, uno perché pare abbia avuto l'imposizione dal direttivo del suo gruppo a dimettersi. Evidentemente il nostro Parlamento vuole pensarci su per bene, se nell'arco di circa

2 2 SÒMUNI D~EUROPA marzo i965 fusio,ne doveva essere di raccogliere gli Ese- per i Governi belga, italiano, lussemburghese, cutivi nello stesso luogo. Ma, di fatto, la olandese e tedesco occidentale. I1 problema ressarsi del MEC, per metterlo - co8me alcuni hanno astrattamente pro'posto - in dispersione aumenta. E' ragionevole sepa- non è porsi questi obiettivi, è un altro. Esso frigorifero o addirittura per mutare obiettivi rare i servizi bancari e i servizi di tradu- è: cosa fare per arrivarci. Non insisteremo storici e abbandonare per il momento (0 zione, di statistiche, di sicurtà e d'igiene sul negoziato globale e palese - cioè dato a per sempre) l'ideale degli Stati Uniti d'eudal resto dell'amministrazione che risie- conoscere all'opinione pubblica, francese e no, ropa n. derà a Bruxelles? Ne risulterà una spola qualificata e interessata - da portare avanti Insomma la fusione in senso positivo delle costante di scartoffie e di funzionari tra le col Governo gollista e di cui abbiamo scritto tre Comunità è condizionala dall'esistenza capitali del Belgio e del Lussemburgo, in tante volte: ora ci preme piuttosto di aggiun- e dall'efficacia di un «fronte democratico un disordine fatale e con spese superflue. gere che De Gaulle si mette in difficoltà europeo n, che orienti i Governi orientabili Per soprammercato si obbligano circa mille solo da una corretta e coerente posizioe - cioè formati in tutto o in parte da rape cinquecento funzionari, che abitano a Lus- politica federalista e veramente europea su presentanti delle stesse forze che costituisemburgo, a istallarsi a Bruxelles, mentre tutti i problemi e con una continua, impla- s'cono il u fronte D - e cerchi di buttar giù un pari numero di rappresentanti europei cabile iniziativa europea. Solo così si potrà gli altri, e che d'altro canto alcceleri l'autoche avevano eletto domicilio nella capitale bilanciare la forza centrifuga rappresentata noma integrazione, a livello comunitario e belga dovranno emigrare nella capitale dagli aspetti nazionalisti delle iniziative sovranazionale, dei poteri intermedi (Po'terj granducale... E prosegue: «D'altronde, francesi rispetto alla forza centripet,a rap- locali, sindacali, scuola, stampa...) e delle ogni volta che si terrà un consiglio di mi-- presentata dalle Comunità. Ma ci vuole altre forze vive delle società nazionali inte- nistri a Lussemburgo - la burletta durerà coraggio - per i Cinque - ad abbandonare ressate. tre mesi su dodici - bisognerà trapiantare a loro volta orientamenti nazionalisti, e conella capitale granducale non soltanto la munque non europei, su una quantità di scelte commissione esecutiva Hallstein e il segre- fondamentali, che il momento politico propo- finestre per le tariato dei consigli, ma altresì armate di ne, e a comportarsi, in tutto e senza ambigui- A mezza fra la ragion di Stato esperti. Ognun sa, in effetti, che un con- tà, come membri potenziali degli Stati Uniti e la logica dei poteri autonomi si trovano siglio di ministri della piccola Europa tratta in una stessa sessione punti numerosi e d'europa. Non è il luogo di allungare smoderatamente il discorso, ma - fra le pretese i,partiti (quelli democratici, che son quelli che ci importano): occorre che essi scelgano diversi, che vanno dai trasporti alle finanze del nazionalismo gollista e il conformismo passando per gli accordi coi 'paesi terzi e routinier dei Cinque, basato sovente su un il senso di marcia, se non vogliono che il. fronte democratico europeo Ì. si l'aiuto ai paesi in via di sviluppo, senza mercato, in cui prevalgono interessi nazio- a prescindere da essi o contro di essi - cosi dimenticare i problemi doganali e le regole nali e quiildi uno spirito sostanzialmente almeno come o,ggi si configurano su piano di concorrenza. Per la discussione di cia- altrettanto nazionalista di quello del Ge- naziolnale -. Ci si sbraccia a chiedere le scuno di questi problemi, il concorso di nerale - dovrebbe cominciare a farsi luce elezioili a suffragio universale e diretto del numerosi funzionari è richiesto, senza di- una costante posizione europea (quella parlarnato europeo (indubbia tappa fondamenticare traduttori di tutti i generi. Poiché istintivamente attesa da larga parte delle mentale della demomcratizzazione comunitail Parlamento Europeo è a Strasburgo, ciò popolazioni dei nostri Paesi). Se gli Stati ria, che dovrebbe correre parallela alla fucrea un nomadismo di più. Eccoci all'eu- Uniti d'europa già esistessero, non v'è dub- sione dei tre Trattati, quello di Pafigi della ropa degli Zingari e delle roulottes. P bio che sarebbero reali amici della grande CECA e quelli di Roma della CEE e deldemo'crazia americana: ma non ne accette- YEuratom): ma quali sarebbero oggi le rebbero senza discutere a fondo - appunto. strutture portanti, di elezioni europee? i cannibali perché amici leali e franchi - e da prota- Chi non sa la completa confusione delle lingonisti (paganti) i punti di vista sulla Cina Questo il pasticciaccio già compiuto: ma gue fra i tre gruppi demo,crati,ci di Strao sul Viet-Nam o sui problemi monetari sburgo (dem~~crati~co-cristiano, socialista, lile nostre preoccupazioni non finiscono qui. ora, infatti, si tratta di vedere quali uomini internazionali o della strategia nucleare o berale), i raggruppamenti a Sei dei rispettivi formeranno l'équipe dell'esecutivo unificato. degli aiuti al «terzo mondo»; né sarebbe partiti e, infine, i singoli partiti presi nella Avverrà la selezione dei migliori o dei più ammessa la confusione tra gli Stati Uniti loro monade nazimale (veramente senza fipeggiori? Saranno chiamati in giuoco dai d'america e i gruppi di pressione americani. nestre)? Governi nazionali nuovi personaggi? Quali Giorni or sono, parlando coln un esposono le indicazioni ragionate che le forze nente C internazionale di un partito demodemocratiche europee si preparano a fare, la pelle e la carne cratico italiano, ci lamentavamo della diconsapevolmente, ai Governi «persuadibili a? scordanza di p conclusioni politiche tra il oppure tutto è affidato al cannibalismo, fra Un altro punto ci preme di mettere sotto gruppo del suo colore al Parlamento di i membri dei tre Esecutivi attuali? Te- il fuoco dell'attenzione del nostro lettore. Strasburgo e il bureau che a livello comumiamo che giudizi superficiali e ricorrenti Nell'ambito in cui osperano le tre Comunità nitario raggruppa i sei partiti corrispondenti, sugli eurocrati D rendano distratte su que- - cioè i Sei - non si sta verificando un compreso il suo. Ma è naturale, ci risto importantissimo capitolo forze politiche, astratto evento economico, interessante spose, a perché a Strasburgo finiscoino spesso che pure di volere un'~uropa - direttamente e indirettamente - le com- i parlamentari tagliati fuori dalla po'litica integrata e democratica. pagini statuali e- la loro diplomazia, così nazionale, mentre il bureau comunitario rag- come - nello stesso ambito o in un ambito gruppa i rappresentanti delle segreterie P- a Sette o a più partners - si potrebbero litiche: quindi si lpassa ii tempo a farsi i giaculatorie e coerenza negoziare, in una rarefatta atmosfera di dispetti. ragion di Stato, altri accomodamenti o Frattanto, nell'incertezza e nella confu- accordi, su un terreno di stretta politica sione, si accelera il divisato cammino verso (( esteraa appare militare. N ~ Nell'ambito, dalla commedia al dramma la stesse tre (CECA, dei Sei, mercè l'avvio dato dalle Comunità La fusione delle Comunità, dunque, non CEEj EuratOm). Qui fare la ma anche al di la della loro immediata è un fatto tecnico da lasciarsi agli esperti, benintenzionate influenza e capacità d'azione si sta verifi- ma una operazione centrale, drammatica, ma platoniche, che si da più cando una integrazione fra più societd na- del processo di integrazione europea, che parti (e che qualche ha zionali. Non i! ancora, malgrado l'ottimismo deve negoziarsi alla luce del sole, sotto il e ripete come giaculatorie): Ossia che la di alcuni, un processo irreversibile, ma è controllo e il pungolo dell'opinione pubtre va realizzata al qualcosa,che trascende la sfera d'azione dei blica, dei diversi corpi sociali, delle forze livello più di sovranazionalità, Governi, che dà largo margine d'azione vive. I Comuni e i Poteri locali pretendono particolarmente le <<ro'tture'> Otte- extra-diplomatica e che va aiutato a tutti sin da oggi di vederci chiaro: non per nute con la CECA, sottolineando tutte le i livelli. E' ciò che ci ha spinto altra volta motivi di bottega, ma per far sì che, fra virtualità politiche dei rispettivi Trattati e ad affermare che l'eventuale consolidamento l'europa degli americani e l'europa dei garentendo lo sviluppo democratico del pro- in uno Stato partner di un regime autori- sovietici, nasca no'n l'europa europea - che cesso di integrazione economica, soprattutto tario deve essere considerato un fatto di è o un non senso o un parto autoritario -, con la valorizzazione del Parlamento Euro- politica interna europea, una sciagura di una sebbene l'europa degli europei. Lla nostra, peo, ecc., ecc. Dovrebbero essere cose ovvie regione d'europa, non un motivo per disinte- cioè.

3 marzo 1965 COMUNI D'EUROPA 3 N A P Sabella ha ragione, ma... Gli altri hanno il dovere di capire acutamente le cose nostre, eppure il vittimismo fa così poco Europa. Certo è che gli italiani non sono stati mai estremamente preoccupati di farsi conoscere appieno. da coloro, - dai quali reclamano poi giudizi oggettivi. Per saltare di palo in frasca, quando abbiamo proposta una Università bilingue a Bolzano/Bozen, pensavamo di fare un regalo alla propaganda italiana: si sarebbe, anche, parlato e scritto in tedesco di problemi italiani, saremmo stati meglio conosciuti, sarebbero stati tradotti altri nostri classici sconosciuti ancora nei Paesi di lingua tedesca. Ci hanno invece preso per amici del giaguaro. Probabilmente si ricorderà il film Viaggio in Italia che Roberto Rossellini diede agli schermi intorno al Due coniugi inglesi - lei Ingrid Berginan, lui George Sanders La maschera e il volto L E S di Dornenico Sabella - vengono nella zona vesuviana, quella cosparsa da tante belle ville settecentesche in deplorevole stato di abbandono, proprio per vendere la villa che il defunto zio Mike, innamorato di Napoli, ha lasciato in eredità. La loro situazione matrimoniale è quanto mai critica; l'orgoglio e l'aver voluto limitare il matrimonio solo a se stessi sono le radici donde sorgono il vuoto e l'insoddisfazione sui quali ramificano intricati gli astii, i rancori, i dissapori che, nonostante la proverbiale contenutezza inglese, non mancano di esplodere, fino alla esplicita decisione di dar corso alle pratiche di divorzio, appena tornati a Londra. Sullo sfondo è Napoli, la Napoli corale che spesso e a buon diritto balza in primo piano e, in conti-appunto, si arroga il ruolo di protagonista con la sua fertile e prepotente vitalità, impastata di dolore e anestetizzata dalla sofferenza contro la secolare miseria, legata al culto quasi carnale della morte come parte e rapporto della vita stessa che chiede altra vita per sopravvivere alla miseria, al dolore, alla sofferenza. Cosa possono, dunque, rappresentare di fronte a tanto tragico pathos di un popolo, sia inteso come moltitudine e coro, sia individualmente considerato persona per persona, cosa possono rappresentare i dissapori, gli astii dell'orgoglio e dell'egoismo dei due coniugi se non la cerebralità, la vacuità di un'esistenza fine a se stessa e priva di ubi consistam? Ed infatti la coppia per le vie e per le suggestioni che risultano più capaci e stimolanti alla sensibilità di ciascuno, perviene alla chiarezza dell'inconsistenza intima del loro reciproco rapporto attuale allorché, nella drammatica sequenza finale, rischiano di essere iprima separati e poi quasi risucchiati come trascurabili rivoletti dalla piena del fiume umano che precede e segue il simulacro di una Madonna dalla quale il popolo invoca miracolo alla sofferenza, invoca la fecondità, l'inesauribile spinta vitale che fa sopravvivere i poveri nei secoli. La nostra memoria ha fatto ricorso a questo film di Rossellini perché, in poche palpitanti sequenze, il regista seppe condensare il senso della vita e della morte, la sofferenza e il perenne dramma per la sopravvivenza del popolo napoletano. Sono gli stessi temi, con variazioni e contrappunti diversi, che ritornano nel sorriso amaro e pensoso delle commedie di Eduardo. Ci è sembrato insomma che quelle poche sequenze rappresentino la messa a fuoco immediata, visiva, di una vena, forse della vena più profonda dalla quale sgorgano il perché spesso inconsapevole del vivere e il veleno stesso della vita di Napoli. Ora invece si cerchi di immaginare e di diluire tutto questo in chiave macchiettistica, cio~è in qualcosa di più deformato, deformante e caricaturale delle farse di Peppino e senza lo spumeggiante brio, da vero continuatore della Commedia dell'arte, che Peppino è capace di far zampillare. Non... guando a Napoli si respirava aria di cielo e di mare

4 p-- -- COMUNI D'EUROPA marzo 1965 basta: bisogna anche supporre le macchiette non per quelle che sono, ma con l'intento di essere la verità essenziale, la realt< quotidiana, il modo costa,nte di vivere, insomma, di Napoli e dei napoletani. Quale sarebbe l'impressione? Forse indefinibile... Però potrebbe essere provata qualora il curioso e diligente lettore fosse vago di leggere il libro Naples che Philippe Daudy ha s'critto per una casa editrice svizzera e che fa parte di una collana diretta da Charles-Henri Favrod. Confessiamo che, avuto tra le mani il volume, dal nome del direttore della collana (giornalista e scrittore acuto e robusto che nei resoconti dei suoi viaggi e delle sue inchieste in Africa, nel Medio Oriente ed altrove, per nulla indulge alla retorica delle frasi fatte, del cliché o della pseudo archeologia in chiave psicologica, ma si rivela un indagatore di problemi vivi, densi e palpitanti dell'attualità) dal nome del direttore della collana, discevamo, siamo stati disposti a supporre in Naples per lo meno qualcosa capace di far capire la realtà effettuale di una città europea a degli europei, qualcosa insomma degna del direttore stesso e di un autore scrupoloso, diligente, documentato. Le fatografie, bellissime e numerose in bianco e nero e a colori (detratto lo spazio delle fotografie, il testo scritto si ridurrebbe ad una ottantina di pagine) sembravano cosnfermare la nostra supposizione, tanto più che l'autore sin dalla prima.pagina dedicata al lettore, proprio dal primo rigo, avverte che << Le Midi 1121 par les gens du Nord semble toujours faux... e I;iu avanti: La truculance napolitaine pourtant, comme la morgue anglo-saxonne, la calme néerlandaise, la discipline germanique ou le cartésianisi~re francais n'est qu'un travesti...=. L'autore, dunque, non intende interessarsi al dépliant di immagini abusate, ai festoni di panni stesi ad asciugare al sole. Bene dunque! E con questa buona disposizione di spirito, una dietro l'altra, ci siamo lette le 207 pagine, fino ai ringraziamenti a molte ed illustri personalità napoletane, compresa la dedica che l'autore fa del libro alla figlia Isabelle, perché non dimentichi la sua famiglia napoletana. Davvero meraviglioso, evviva l'europa! Ma di quale tipo è questa ccgens neapolitana 2 che Isabelle non dovrebbe dimenticare? Cerchiamo di ridurre il problema all'osso. Napoli conta un milione e duecentocinquantamila abitanti. La si immagini formata da tre componenti: il popolo minutissimo, l'aristocrazia e l'intellighenzia. Il popolo minutissimo è quello dei bassi che non fa un problema se non ha un letto per dormire, ma al quale non bisogna togliere la Smorfia e il Banco del Lotto. Questo popolo è l'erede e il continuatore degli spagnoleschi alberi della cuccagna e del borbonico trinomio di Festa, Farina e Forca: x non subisce, ma gode, non crede a niente, ma indovina, rifiuta di compromettersi, ma interpreta,,. Questo popolo, però, ha un'esigenza: vuole essere divertito. Panem? Ma sì, per il pane di ogni giorno si arrangerà alla meglio, con i piccoli espedienti, magari accumulando la fame da poter saziare una volta tanto nella feroce e truculenta lotta di qualsche albero della cuccagna! I circenses, però, no! li esige pianificati e predis~osti ogni domenica allo stadio di Fuorigrotta, ogni anno a settembre a Piedigrotta, e al festiva1 della canzone napoletana. La seconda componente è l'aristocrazia, quella che ha il suo punto di riferimento nel K Circolo dell'unione», ove solo l'essere ammessi conferisce di per sé una investitura di nobiltà. Quali i caratteri di questo pantheon? Sono nomi le cui gesta e i cui titoli rimontano agli Angioini e agli Aragonesi; è un ambiente chiuso, milieu fermé, dove sono ammessi con sufficienza coloro che videro conferirsi il titolo per decreto borbonico e dove sono a stento tollerati i O V E R O Rzcconco dellotieroisarì~oluiicne &tta d4 Popolc, di Napoli Pct fo:rrarfi con rarro i1 ilejno dal&' inli$pycrtsbit Gwgo dell Spd~li~oli. ) P A X T E PRJ&A. I-IERIRIGO +B.l[ L O R. DVCA D I GVISA, CONTE D' PARI Di Fii.&NCtP..&c,' B:/e*:fi: e d~i!a hbcrli, J3F'CE dd!a S~r$tfil]~ma ite.b! di N.~po!i, e flc.ìc: siy7rno dclbefie,.$?"i$.,:c?; : 5 ;:i:'. 8%) BE?L,\ ii i:, S~LI.-IMA a-~:;i. :!.L'VB, HAI'. rivoluzioiii e sommosse: Masaniello o Mario Pagano, ma ahimé! La Spagna o altri pesano sempre su Napoli, anche se è proclamat a. <' Serenissima Rea1 Repubblica». palvenus della nobiltà sabauda. E' una nobiltà che vive di ricordi e, siccome il dialetto ne è l'essenza, parlano in dialetto ed ha l'horreur d'une société uniformisée ou elle n'a plus sa place. Ciò non significa che non sappia amabilmente conversare in un correttissimo francese letterario, démodc! anzichenò, e non sappia leggere un libro straniero in lingua originale. Quali gli eroi? Traducendo alla lettera, ecco il primo ritratto della galleria (pagine 69-70): I1 principe d'arianello Antonio Monaco, pieno di quella gagliardia giovanile che il secolo ~rescedente non aveva ancora estinto, era, secondo le dicerie, proprietario di un centinaio di immobili alla cui manutenzione meticolosa consacrava puntualmente le giornate. Sempre vestito di scuro, percorreva le vie di Napoli in una strana vettura elettrica. Molto ghiotto, s~ecialmente di gelati, ad un ricevimento ne fece tale strage che, incontrando l'amico Nicola Gaetani, principe di Piedimonte, gli urlò con tutto il vigore che solo la sordità può dare: - Indovinate, principe, quante coppe ho mandato giù? - E come volete che lo sappia? - rispose seccato il principe di Piedimonte. - No, no, dite una cifra... - Che ne so io!... tre, quattro... - Sedici! - urlò trionfante il principe d'arianello Monaco - sedici! - ripeté beato. - Voi siete un porco, - gli rispose semplicemente il principe di Piedimonte nel più puro napoletano n. La terza componente è l'intellighenzia, formata dal gruppo di Nord e Sud, definito dei Giovani Turchi, con alla testa Francesco Compagna, e dalla generazione degli scrittori quarantenni: Incoronato, Pomilio, Prisco, Rea... I1 ritratto del capofila dei Giovani Turchi? Eccolo: x I1 barone Francesco Compagna, che gli amici chiamano Chinchino, vuol dimenticare invece di essere un proprietario terriero, che sua moglie, nata Cattaneo della Volta, è cugina a tutti quelli che nel Sud hanno un nome, vuol dimenticare tutto ciò per denunciare le tare della società napoletana. Scciolcgo, professore all'università di Napoli, si accanisce con virulenza contro le idee, i sentimenti, i pregiudizi, le credenze della classe dalla quale proviene. Ma a dispetto - o forse a causa della sua audacia - si fa perdonare tutto. Forse, all'alba dell'era atomica, egli è uno di quelli che, a Napoli, sapranno tutto cambiare perché nulla cambi D. Qualche giudizio sugli scrittori quarantenni? Essi sono forse l'ultima e più inconsapevole espressione del folklore che rifiutano...,>. E più avanti: K Questo provincialismo di qualità è,coi l'unica alternativa al provincialismo senile dei più anziani?,) Sarebbe davvero desolante lo spettacolo di una città, interpretato in tal guisa. Ed è probabile che nell'inconscio Daudy ne abbia I;rovato disagio e di conseguenza si è fatto scrupolo di correre in biblioteca per chiedere a Cuoco ed a Croce, a Vico ed a Galanti, a Filangieri ed a Moscati, a Fortunato e non ricordo a chi altri ancora suffragio e garanzia atti a comprovare e, prima ancora, a convincere se stesso che la propria inter,pretazione, o quelle suggeritegli in chiave ~aradossale ed accettate ad occhi chiusi, fossero valide. L'effetto è stato di accrescere la pirotecnia del farcito perché l'indagine non è indagine, l'analisi non è analisi e di conseguenza la sua Napoli non è Napoli. Ciò è grave per uno studioso che vive in questo tempo contrassegnato anche dalla psicologia sociale e dalla sociologia in genere, cioè da discipline dalle quali persino la letteratura di invenzione deve, per quel che le giova, tenerne conto. In concreto, il nostro autore imposta, o tenta di impostare il suo modo di interpretare Napoli e parte facendosi tenere per mano da uno dei grandi nomi testè ricordati. Ma quando poi deve pur procedere da solo, ecco che tutto il gran capipello storico, preso a prestito, si sgonfia, si affloscia nel trito straccetto della macchietta. Qualche esempio

5 marzo 1965 COMUNI D'EUROPA pratico? Inizia la discettazione allo scopo di dar ragione e di rendersi conto delle cause remote che hanno prodotto il drammatico stato di miseria a Napoli. Ma dopo qualche battuta più o meno generica, apre le virgolette e testualmente e per intero ci ammannisce la descrizione che una certa lady Anne Miller, nel 1770, ebbe a fare dell'albero della cuccagna. Descrizione di fatti senza dubbio truculenti. Poi, a mo' di considerazione, il Nostro, chiuse le virgolette, annota che certamente quella buona plebe si sarebbe mostrata meno feroce se fosse andata già sazia all'albero della cuccagna, ma che tuttavia, in fondo in fondo, provava pure gusto nella truculenta disputa del boccone. Ins~mma era un gusto sportivo, fine a se stesso. Questa poi è grossa! Ma sarebbe andata all'albero della cuccagna se quella buona plebe avesse avuto lo stomaco pieno? E se la plebe avesse avuto lo stomaco pieno ogni giorno, quei munifici gran signori della aristocrazia spagnolesca, che << sfizio n avrebbero potuto provare? I1 gusto da parte della plebe c'era senza dubbio. Ma chi è colui il quale, possedendo nel sangue l'eredità di miseria arcumulata da parecchie generazioni, e nello stomaco il vuoto per istituzione, chi è colui che, di fronte ad una montagna di ogni ben di Dio ed in accanita concorrenza con centinaia e centinaia di altri poveri disgraziat,i come lui e più di lui affamati, non si lancerebbe a corpo morto, con feroce avidità e non proverebbe gusto nell'aver arraffato una qualche preda, a tutti i costi? Bisognerebbe essere angeli del paradiso. Ma purtroppo l'uomo, la persona, come si dice oggi, non è un'entità metafisica, bensì i! prodotto di un processo sociale. E qui sta la questione. Napoli e il Mezzogiorno rappreseritano insomma tutto ciò che di negativo e di peggio~re hanno fatto tutte le dinastie europee, e noi stiamo cercando di saldare questo secolare e pesante passivo. Altrettanto dicasi quando l'autore tenta di indagare sul senso della morte che a Napoli è di casa (la sofferenza, la lotta di ogni giorno per la sopravvivenza non sono una ccstante agonia?), ebbene cgsa fa? Daprima si con~piace a descrivere minutamente delle necrofilie di un povero maniaco principe di Sanseverino (del 1700, se non erro) il quale, con un procedimento solo a lui noto, riuscì a mummificare intatta la fitta rete delle vene e delle arterie dell'adorata s,posa, che ora se ne sta lì, in quella cappelluccia gentilizia, nei pressi di San Domenico Maggiore, a testimoniare della macabra pazzia del principe suo marito, che ha consegnato alla posterità uno scheletro irretito. Più avanti Daudy, in chiave che vorrebbe essere umoresca ed ironica, cerca di descrivere il senso dell'attaccamento che i napoletani hanno per i loro defunti sin attraverso l'onore che intendono dare e manifestare con le cerimonie funebri il più possibile sontuose, ciascuno per la propria condizione ed anche un po' di più, sia con quel modo di andare a tenere compagnia ai morti» nel giorno della commemorazione. Più avanti, infine, riporta la cronaca di un Eunerale, tratta da un giornale napoletano, in data 7 novembre 1892, in base alla quale «i portatori, avendo cominciato a litigare sotto i paramenti mortuari, improvvisamente depongono la bara, due di essi sbucano di sotto ai lunghi drappi funebri e, armati di pistole, tirano simultaneamente, sicché uno, col petto attraversato da un proiettile. si abbatte tra i penitenti spaventati n. Nell'intento dell'autore è probabile che questi vorrebbero essere tre aspetti capaci di illustrare la sua tesi. Ma no, si abbia un po' di rispetto per l'intelligenza del lettore, chiunque sia. Insomma, il pasticcio sta tutto qui: Philippe Daudy vorrebbe tentare un mosaico. ma gli riesce soltanto un rappezzo sconnesso ed eterogeneo fatto di calcinacci e questo rappezzo è da lui battezzato << Naples ),. Per chi conosce Napoli, con i suoi pregi ed i suoi difetti, con le sue miserie e le sue grandezze, la prosa di Daudy potrebbe costituire, in mancanza di meglio, un pomeriggio di spassosa n lettura. Ma per chi non conosce Napoli? Non mi meraviglierei, dunque, se per caso questa estate, qualche sprovveduto turista svizzero potrà premurosamente recarsi ai vari uffici di informazione per chiedere gentilmente in quale piazza di Napoli si potrebbe gustare 10 spettacolo dell'albero della cuccagna. Oppure potrebbe chiedere di essere ricevuto dal Sindaco di Napoli, alla stessa maniera che usava il Duca di San Donato con i suoi capi elettori, per dimostrar loro quanto li avesse cari. E a pagina 136 Daudy ci dice che il Duca di San Donato, Sindaco di Napoli, allorché gli veniva annunciata la visita di un suo capo elettore particolarmente influente, si faceva portare dal maggiordomo son pot cle chambre, il se déculottait, s'asseyctit sur le vase, e faceva introdurre il visitatore proprio per dimostrargli che aveva tanto desiderio di vederlo subito, da pren- dersi persino la libertà di riceverlo durante quell'intimo cerimoniale. Oppure ve la immaginate la sede di Nord e Sud divenire meta di ingenui visitatori d'oltre Alpi, desiderosi di ammirare, a titolo di curiosità turistica, il Chinchinogiovetronitruante contro il padre Saturno, mentre il coro dell'olimpo dell'aristocrazia napoletana intona: Si' sempe barone, vuo' fa' o giacobino, ma si' nu buono guaglione? Scherzi a parte, è innegabile che Napoli è la capitale della proteiforme e secolare depressione del Sud italiano. Ma appunto perché complessa e proprio perché secolare la dura realtà di Napoli non può essere interpretata con le lenti della severità, o attraverso la nebbia dell'indulgenza; ma tanto meno la si può capire e far capire riflessa dallo specchio deformante della macchietta. Quanto poi al sarcasmo e al paradosso, molta parte di quelli che l'autore giudiziosamente riporta nel suo testo come assiomi, li conosciamo da anni e sono un prodotto tipicamente nostrano. Sono quelle cose feroci che sfuggono dall'anima a ciascuno di noi nei momenti di scoraggiamento e che rappresentano l'eterna ambivalenza del nostro odio-amore per Napoli; per la nostra terra del Sud che vorremmo vedere a livello di dignità progredita, mentre poi indugi e remore, incomprensioni ed ostacoli, clientelismi e degenerescenze ci fanno us'cire dai gangheri. Con ingenuità Philippe Daudy li ha invece tesaurizzati per moneta sonante, mentre poi siamo certi che, nelle conversazioni e negli incontri che egli ha avuto a Napo'li, gli sono stati detti a scopo di stimolo eccitante alla ricerca, all'approfondimento, alla verifica e magari anche come esplosione in qualche momento nero.

6 6 COMUNI D'EUROPA marzo 1965 Queste cose l'autore di Naples Q avrebbe dovuto supporle perlomeno. Così pure non avrebbe dovuto venirsene a Napoli disarmato, ma, a guisa di viatico, avrebbe potuto leggere quell'ottima opera che proprio un eminente studioso svizzero, Friedrich V6chting, ha dedicato al problema del Sud italiano nel 1951 e che, a cura della Cassa per il Mezzogiorno, è stato tradotto in Italia nel E giacché ha pure tentato di capire la ragione dell'assenza di una borghesia imprenditrice e la ragione dell'isolamento, nel passato, della borghesia intellettuale a Napoli - per la qual cosa plebe ed aristocrazia si saldavano - avrebbe potuto propedeutilcamente leggere con profitto Le commerce et les marchands dans l'ltalie méridionale au XIII et XIV siècles, di zione e di informazione sul comportamento umano persino su di una comunità statica e sperduta tra le giogaie dell'appennino. Eppure a Napoli ci sono delle ciminiere (anche se insufficienti) ci sono delle attività economiche, c'è un porto notevole, e un centro culturale e di studi (e non è patria di pagliette» soltanto) che Napoli insomma è una città che come tutto il Sud italiano, è impegnata in un'azione trentennale di sviluppo e di stimolo. Se Daudy l'avesse fatto, avrebbe non solo capito che questa è la vera Napoli attuale con tutti i suoi problemi, ma si sarebbe accorto che lo stesso Compagna ha la sua attenzione quotidiana puntata su questa Napoli che cerca di produrre, di lavorare, di espandersi, di svilupparsi, di vivere insomma al ritmo dei nuità che ha attratto la sua attenzione più sui vivaci colori della facile macchietta (è la più immediata ad essere capita) che non dai veri problemi di una so'cietà complessa come Napoli. Ed infatti nel fondo egli stesso si dispiace che Napoli possa essere così, come egli la interpreta. Ed è sincero! Come non condividere infatti con lui lo sdegno per il deplorevole, indecoroso abbandono, per la rovina cui l'incuria degli uomini e degli enti condannano le ville vesuviane? I1 compianto G. B. Angioletti ripeteva spesso agli amici che, in o'ccasione del primo congresso della Comunità Europea degli S,crittori, tenutosi a Napoli, molti scrittori europei avevano manifestato il vivo desiderio di voler visitare Villa delle Ginestre, alle falde del Vesuvio, dove Leopardi trascorse gli ultimi tempi della sua vita. Ma Angioletti aveva dovuto fare i salti mortali ed inventare mille pretesti per evitare di appagare quel devoto desiderio, proprio perché il deplorevole abbandono della villa è tale e tanto da farci vergognare di fronte al mondo. E, per ritornare al nostro soggetto, Daudy avrebbe dedimcato a sua figlia un libello diffamatorio su di una città, su uomini, costumi e cose che egli definis'ce affettuosamente sa famille D? Questo no: egli è sincero! Soltanto, ha commesso l'errore di scambiare per pezzi di antiquariato autentico delle povere cianfrusaglie e delle anticaglie. E questo a Napoli succede e si chiama il bidone n. Perciò anche noi, da membri adottivi di questa famiglia napoletana, saremmo lieti di vedere Isabelle tra noi, per'ché questa è anche casa sua come tutta l'europa, nonostante i passaporti e le limitazioni di soggiorno, è casa nostra. Ma la preghiamo, cordialmente, di non usare per guida il libro del genitore; correrebbe il rischio di quel tale studente che voleva apprendere la storia di Francia attraverso i romanzi di Dumas. non è un albero della cuccagna. Scarse le ciminiere, insufficienti le fonti di energia, ma anche a Napoli c'è gente che lavora ed altra ancora che vorrebbe lavorare... Le foto di pag. 3, 4 e 5, che illustrano questo articolo, sono state gentilmente messe a disposizione dall'avv. Giuseppe Russo. Georges Yver, edito a Parigi nel Ci limitiamo a queste due opere, venuteci in punta di penna, perché sono più vicine al milieu culturale del nostro autore. E poiché Daudy in qualche pagina della sua C Naples» ha pure riportato delle cifre relative all'incremento demografico della città, perché non ha aggiunto che al censimento del 1961, Napoli-città faceva registrare imprenditori nei vari settori dell'economia e che, nonostante la sottoccupazione e disoccupazione diffuse, 320 mila abitanti, cioè il 37% della popolazione, costituiscono la popolazione attiva e che tutte insieme queste 350 mila famiglie non vivono mica leggendo la Smorfia in attesa del sabato, non mangiano con l'albero della cuccagna, né attendono Piedigrotta e il Festival della Canzone Napoletana. Insomma Daudy non ha afferrato che anche una città depressa, capitale di sette regioni depresse, subislce in un secolo, e ancor più di anno in anno in questi ultimi decenni, delle trasformazioni, non fosse altro che per l'incidenza dei mezzi di comunica- tempi che non sulle frange decadenti della Napoli spagnolesca. Avrebbe molto lapalissianamente potuto dedurre che la Napoli della cultura, della produzione e del lavoro, pur con tutti i suoi difetti (ogni costruzione è sempre condizionata dalle macerie delle costruzioni che l'hanno preceduta) lentamente, spesso tra incertezze, dubbi e pentimenti (di qui l'origine degli sdegni, dei sarcasmi, dei paradossi sferzanti), ma irreversibilmente va frantumando la crosta secolare della Napoli spagnolesca. Si sarebbe, insomma, accorto che l'eredità dell'economia matriarcale dei vicoli, la,persistenza della Smorfia, Piedigrotta, le truculenze dei tifosi allo Stadio, la fungaia di bassa lega folkloristica del Festival di Napoli e tutto il resto, altro non sono che l'ingombrante retroguardia di un passato che, se è duro a morire, fatalmente però è destinato a perire. Qui sorge spontaneamente una domanda: ma allora Philippe Daudy ha voluto gratuitamente diffamare Napoli? Questo no, egli l'ha vista così per sprovveduta inge- Una iniziativa delle Comunità Europee Per celebrare la data del 9 maggio giorno in cui Robert Schuman rese noto per la prima volta il progetto di Comunità Europea e invitò tutti i Paesi d'europa ad aderirvi - il Servizio stampa e informazione delle Tre Comunità (CECA - CEE - CEEA) ha indetto una simpatica iniziativa rigua~dante tutti i nati in tale data che il 9 maggio prossimo festeggeranno il 15" anno: a tutti i giovani che scriveranno in una paginetta, molto semplicemente, che cosa rappresenta per loro la costruzione di un'europa unita e che cosa si aspettano da essa per il proprio avvenire, e la manderanno a a Comunità Europee», via Poli 29, Roma, sarà inviata come ricordo una serie di dodici cartine geografiche dell'europa. Inoltre, le risposte più interessanti e più sincere, saranno pubblicate. Infine, una sorpresa sarà riservata a sei ragazzi, scelti fra tutti quelli che avranno scritto.

7 marzo 1965 COMUNI D'EUROPA 7 Le vittime de117 Euratom di Paolo Remondini nostri collaboratori, che hanno dato e danno con piena efficacia la loro opera alla costruzione europea D. Dopo questo preambolo, Medi ribadisce le sue tesi sulla funzione dell'euratom - alla luce del testo del Trattato - riassumendo Se il nostro Parlamento fosse non di- Ma ecco il testo del comunicato ufficiale tosi le sue idee e proposte: che, cioè, l'aziociamo impegnato nelle cose europee - che della Commissione: ne dell'euratom dovesse concentrarsi in morappresenterebbe chiedere trop- x I membri della Commissione del17eura- do particolare e predominante, con l'orgap0 -, ma assai di più nei problemi tom hanno appreso con vivo rammarico nizzazione e il finanziamento, sull'azione Paese invece che in una l'inattesa decisione del prof. Enrico Medi propria, mediante il Centro Comune di Rise abusata, formule di Governo; di presentare al Presidente del Consiglio dei cerche, riservando ai contratti un carattere se i partiti facessero la metà loro dovere Ministri della Comunità le sue dimissioni da complementare; che il Centro Comune di invece di lacerarsi giuoco extraparla- Vice-Presidente e membro della Commis- Ricerche costituisce il grande laboratorio mentare delle correnti, basate di solito non,ione. comune per cooperare alla creazione e svisu differenziazioni politiche ma su po- «Essi desiderano rivolgere un cordiale luppo di un'industria nucleare europea codi potere; se insomma la democrazia omaggio all'illustre ed eminente Collega munitaria, mediante la ricerca fondamentale, nazionale attraversasse una gru- prof. Medi, convinto europeista. Le sue le- tecnica e industriale; che esso servisse a vissimaj che sarà trasferendo gittime preoccupazioni nel campo scientifico raccogliere personalità di altissimo valore quadro generale lotta a livello sovra- sono pienamente condivise dai suoi colleghi. scientifico, aventi origini europea, ora apee le "' «per quanto lunga si sia rivelata la strada ranti in Paesi terzi; che promuovesse le basi vicepvesidente Medi e la bancarotta per giungere ad una modificazione del pro- di una ordinata collaborazione comunitaria i'euratom avrebbero formato di un gramma di ricerca dell'euratom, l'operazione delle varie industrie dei nostri Paesi nel lungo dibattito parzamentarej con le è imposta dalle recenti evoluzioni scientifi- campo nucleare; che sviluppasse le applicafisiozogiche divisioni pozitiche> la precisa che e tecniche, d'altronde favorevoli, che zioni dell'energia nucleare nella biologia e presa di posiziolze l'interesse tendono ad accentuare gli aspetti industriali nell'agricoltura; che servisse come centro prime pagine gazzette sia dell'impiego a fini pacifici dell'energia nu- efficace di informazione e.diffusione di co- detto per inciso~ 'Ono da 120i le più pro- cleare. Inoltre, è lo stesso Trattato di Roma noscenze». La lettera di Medi, constatato vinciali del. continente). che, comnferendo al programma di ricerca un che la maggior parte di questi indirizzi non quasi generale n 'Comuni carattere complementare, ne ha previsto la hanno avuto sin qui la possibilità di essere rapa ha pregato un suo collaboratore di realizzazione tanto presso gli stabilimenti realizzati, conclude ricordando come anche 'prire senza pretesa di la del Centro Comune di Ricerche, quanto me- l'indirizzo diverso, voluto far prendere alverità i~ tasca: anzi i' nostro desiderio è dì diante associazioni e contratti destinati a lleuratom, non ha raggiunto il successo vedere arricchito, emendato, contraddetto il promuovere la formazione e il rapido inere- sperato. dezl'articolo seguente: le nostre mento delle industrie nucleari. L'importanza Alla luce dei due documenti risulta chiaro colonn,e 'On0 'perte a abbia da dire qual- dei risultati conseguiti sembra affermarsi sia come non ci troviamo soltanto di fronte 21 cosa in merito. nella Comunità che all'esterno di essa e fa gesto di protesta di uno scienziato ma anche Ma ci viene una domanda: cosa onore alla qualità e all'efficienza dei nostri a quello di un politico, convinto che per fanno i membri italiani del Parlamento,icercatori e dei nostri ingegneri )). l'avvenire dell'euratom è necessaria una Europeo quando rientrano a Montecitorio e scelta prioritaria fondamentale non più dila- o. palazzo Madama? Occorre che questa do- Malgrado questo comunicato, il Presidenmanda venga posta, perché essi ci debbono te del Consiglio dei Ministri dell'euratom zionabile: quella dell'interesse comunitario sui vari interessi nazionali, primo fra tutti rendere conto dello scandalo del loro silen- ha ritenuto di non dover rendere di pubzio o del silenzio che viene loro imposto dai blica ragione la lettera di dimissioni di Medi, quello dell'unica potenza atomica dei Sei, la Francia. presidenti dei rispettivi gruppi a lui diretta; e riteniamo che non lo farà turi, ~ ià! perché il grosso pubblico non sa mai, per l'abitudine invalsa di sdramma- Le dimissioni di Medi sono la logica conche chi pretende dì portare i temi europei tizzare i problemi occultandone, o pretenelusione della crisi della CE,EA, rivelatasi clamorosamente con il mancato rinnovo del in Parlamento e nei partiti viene boicottato dendone di i dati. Diciamo subito non riteniamo cor- mandato, avvenuto nel dicembre 1961, al e messo a tacere. 'Ciò lo abbiamo inteso dire Presidente della Commissione Hirsch (i dicento volte da parlamentari europeìsti: sol retto, a nessun emettere un comuche sarebbe ora che questi amici si unissero nicato che commenta ufficialmente e pubblicembri neri dell'euratom!) per la sua aperta al di sopra della disciplina di gruppo e di camente un documento destinato a rimanere politi'ca comunitaria, contrastante con quella del governo francese sia sulla scelta del tipo partito, e cominciassero a pretendere una Segreto. Specialmente quando poi non si di reattori sperimentati, sia sul controllo dellotta politica a misura dell'attuale stagione tratta, come nel nostro caso, di un semplice le materie fissili, sia sull'abbandono del storica. Stiano attenti: i cittadini li guardano commento, ma di una vera e propria cone finiranno per giudicarli, bollando una clas- futazione, almeno nei limiti in cui il comudiritto di veto in alcune decisioni. Come nicato della Commissione è comprensibile: Hirsch, anche Medi aveva tentato di opporsi se politica nazionale che vorremmo definire perché, oltretutto - sia perché si riferisce al progressivo svuotamento dell'euratom, borbonica (senza offesa per i Barboni). ad un documento non noto, sia perché redatcombattendone soprattutto l'attività contrat- Un'ultima osservazione. Che posizione Iza tuale (notoriamente a vantaggio della Franpreso sulle vicende dell~~uratom il,consiglio to in una prosa stranamente involuta - non cia) che lo facevano paragonare ad una italiano del Movimento Europeo? Quanto possiamo dire che esso sia un capolavoro azienda commerciale - in liquidazione, per ai federalisti, è noto, essi sono solo interes- di chiarezza. Per facilitarne la comprensione abbiamo di più (è nota l'auto-qualifica di Chatenet sati ai problemi di fondo n. e 8 di ricostruire, riferendoci a di K liquidatore dell'euratom n) - per crea- L'l1 dicembre scorso, un comunicato è stato pubblicato parzialmente su qualche re una vera e propria Comunità attraverso emesso dalla Commissione dell'euratom an- foglio in Europa, oltre che al dibattito del il lavosro del Centro Comune di Ricerche. Al contrario, nell'elaborazione del 2" nunciava le dimissioni del prof. Enrico Medi gennaio scorsi al P.E., ed integrandolo con prodalla carica di Vice-Presidente e da membro altre informazioni, il testo della lettera di gramma si verificava la della Commissione stessa. In Italia la noti- dimissioni del prof. Medi. Egli scrive di aver denza ad accentuare la posizione francese' zia passava quasi inosservata sulla stampa, preso la decisione dopo matura riflessione, chiaramente ribadita memorandum prenegli ambienti politici e anche in quelli e in base ad un suo giudizio morale e polisentato da quel Governo giugno europeistici. Aspettando di conoscere le giu- tico strettamente personalé sull'attuale gra- sia 'On la tipo di reattori di cui stificazioni di questi settori, ricordiamo - ve condizione dell'euratom. Questa decisio- deve favorire lo svi1uppo3 sia per la stampa - gli scioperi che la colpi- ne - chiarisce Medi - permetterà al pretendere di concentrare gli sforzi sui provano in quei giorni e l'ansia di prevedere Consiglio dei Ministri ed alla Commissione grammi dei reattori e su quello Orge'' il successore di Segni: nelle poche pagine una più larga libertà di azione e di scelta, La tipo di reattori - ad uranio che si riuscivano ad inchiostrare, come tro- allo scopo di far sì che siano raggiunte le naurale o ad uranio arricchito - è base vare lo spazio per le dimissioni di Medi, superiori finalità del Trattato di Roma, evi- della fondamentale divergenza fra la Frane per commentarne il grave significato? tando la delusione e lo scoraggiamento dei cia e gli altri Paesi della comunità e nasce

8 ~ 8 COMUNI D'EUROPA marzo 1965 dall'anti-americanismo di De Gaulle. Gli americani sono per ora gli unici produttori di uranio arricchito, e il generale non vuole essere loro cliente: perciò sostiene i reattori a uranio naturale, dai quali trae il plutonio per la sua «force de frappe >>: mentre procede a grandi investimenti per impiantare in proprio una grande industria per l'arricchimento del minerale. Questa sarebbe l'unica in Eurcpa: e così, buttando un bel giorno a inare gli ormai vecchi reattori ad uranio naturale, costringerebbe gli europei a diven-- tare suoi, clienti, se vorranno progredire sul terreno nucleare installando reattori ad uranio arricchito. E l'apparente rilancio che la Francia periodicamente tenta della formula comunitaria o l t r e a nascondere la preoccupazione di vedere la potenza americana collaborare in Europa alle centrali ad uranio arricchito (l), e dovuto. specie in (1) Cfr. in prcposito <G L'atomo delle Patrie D di Claude Krief. in Comuni d'europa 11, giugno E L Q) - o L D o.- s.- u V) Q) C.- o m Q) PC - o Q) u.- o 2 Q) E E o U Q).- o L u VI 3 u c o u o L SI VI V1 3 - Q) u 2 3 U o o u C o m o n z L agrumi di maturati al questi ultimi tempi, all'impossibilità di svolgere, per motivi tecnici ed economici. i programmi nell'ambito nazionale. I1 voler spingere poi, come risulta dai memoranda francese e tedesco (anche se per quest'ultimo a causa di ragioni differenti da quelle francesi), lo sforzo comunitario sul programma Orgel (2) e sui settori di avanguardia, alquanto aleatcri, quali i reattori veloci e la fusione - a spese, tra l'altro, della ricerca e sviluppo dei reattori di tipo sperimentato (che dovranno in futuro essere finanziati piuttosto dalle industrie dei Paesi membri che dall'eurato,m) -- mette in luce una spiccata tendenza a porre l'accento dell'azione comunitaria su obiettivi a medio, (2) I1 programma Orgel (il reattore a fluido organico e acqua pesante) è diventato il più importante dell'euratom, malgrado le critiche di tecnici non solo americani e inglesi, ma anche tedeschi, italiani, belgi, olandesi e persino francesi. Impcsto all'organo comunitario dai francesi esso ha assorbito e sta assorbendo ingenti somme. Sicilia sole del mediterraneo - lungo e lunghissimo termine: si trascurerebbe, così, l'importante obiettivo dello svilupp3 di una industria europea nucleare ccmpetitiva a breve termine, cioè in particolare, l'obiettivo dello sviluppo dei reattori di tipo sperimentato. Tali reattori, con investimenti limitati, potrebbero essere, in breve tempo, completamente costruiti dalla Comunità, solo che questa vi destinasse una parte dei propri fondi, consentendo così alle industrie più avanzate di raggiungere il traguarda della competitività. e alle meno avanzate. di porsi al livello delle altre. Altrimenti si aggraverebbero gli squilibri fra i varii Paesi, con l'indebolimento delle industrie di quei Paesi che hanno meno usufruito dei contratti di associazione. L'Euratom, in definitiva, preleverebbe le risorse finanziarie nei Paesi meno progrediti, ed in particolare dalllitalia, per destinarle alla ricerca nucleare nei Paesi più progrediti. Ciò sarebbe in contrasto con lo scopo fondamentale per cui è stato creato l'euratom, di assicurare, cioè, lo sviluppo armonico ed equilibrato dell'energia nucleare nei Paesi membri. Dopo l'esame di questa situazione è lecito fare realisticamente solo due considerazioni: la prima - di estrema gravità - è che, al punto in cui stanno le cose, non si può più pensare purtroppo ad una attività dellleuratom svolta al cento per cento attraverso programmi comunitari condotti dai Centri di Ricerca: difatti dopo aver perduta, nel 1957, all'immediata vigilia della firma del Trattato, l'occasione di creare una officina europea comune per la separazione isotopica - proposta francese, lasciata cadere dagli altri Paesi (in particolare dal Go.- vei,no italiano) - che mettendo in comune enormi risorse tecniche ed economiche, avrebbe costituito senza dubbio un gunto, dal quale non si poteva recedere, dell'integrazione europea, si è perduta anche l'occasione, nell'elaborazione del 2" programma quinquennale - malgrado le pressioni del Governo italiano - di riservare alle cosidette azioni dirette (programmi comunitari condotti nei centri di Ricerca) l'essenza e la caratteristica dell'attività dell'euratom, lasciando alle cosiddette azioni indirette (contratti di ricerca e di associazione in favore di programmi nazio~nali) solo un ruolo marginale. La seconda considerazione è che, essendosi attualmente l'azione della Comunità concentrata quasi interamente sui contratti, ci seinbra logico che l'italia richieda che la ripartizione dei contratti comunitari, per il cui finanziamento il 2" programma quinquennale prevede lo stanziamento di una cifra rilevante (circa il 55 per cento della dotazione complessiva, cio~è circa 240 milioni di tiollari) sia effettuata equamente. tenendo conto sia dello sviluppo nucleare dei singoli Paesi membri, sia dei contributi finanziari dati dai medesimi alla Comunità. Difatti l'esame della ripartizione approssimativa per Paese dei contratti di associazione e di ricerca (38) conferma questo anda- (3) La differenza fra i due tipi di contratti è che, meritie nei primi la partecipazione del- 1'Euratom varia in percentuale, nei secondi trattasi di una vera e propria commessa.

9 marzo 1965 COMUNI D'EUROPA 9 -- mento. Su una somma di 216 milioni di dollari circa (4), destinati ai contratti di associazione e ricerca dal 2' programma quinquennale del17euratom (alla cui formazione sono tenute a contribuire per 65 milioni ciascuna circa, Francia e Germania (30%); per 50 milioni l'italia (23%); per 21 milioni il Belgio (10%); per 15 milioni l'olanda (7%) e per mezzo milione di dollari il Lussemburgo (0,2%), le assegnazioni previste sono di circa 80 milioni di dollari (124% della cifra erogata) per la Francia, circa 6.2 milioni (96%) per la Germania; (64-70%) per l'italia; 27 (126%) per il B,elgio e 15 (100%) per l'olanda. E' da notare che questo riparto è stato calcolato secondo proposte di revisione del programma che risultano già più moderate delle precedenti francesi. Ncn ci sentiremmo di sottos~crivere tuttavia questo indirizzo italiano, che può dare l'impressione di una liquidazione testamentaria, se a questi motivi di equità non fossero legati motivi tecnici e una serie di proposte che potrebbero permettere un recupero di soprannazionalità all'organo co~munitario. Fra queste particolarmente la proposta di chiedere al Consiglio dei Ministri di approvare la creazione di un Gruppo ad hoc, formato da rappresentanti degli Sstat'i membri e da rappresentanti dalla Commissione, per procedere ad un esame della struttura dei contratti di associazione e in particolare dei contratti relativi allo sviluppo dei reattori industrialmente promettenti. Questo esame dovrebbe avere per oggetto particolarmente: a! la partecipazione effettiva del personale tecnico di tutti gli Stati membri allo sviluppo dei programmi di ricerche: difatti è praticamente limitatissima la partecipazione del personale dell'euratom all'esecuzione del programma, particolarmente per il desiderio del Paese col contratto di associazione di non ammettere che pochissimo personale esterno, specie in alcuni settori chiave; il risultato è che i,l lavoro viene eseguito in larghissima parte solo dal personale di questo Paese, specie nei settori più importanti; b) la diffusione della conoscenza; poiché l'abilità tecnica essenziale viene ottenuta soltanto eseguendo il lavoro (ed in maniera sufficiente può essere raggiunta soltanto con un lavoro molto intenso di rsedazione e distribuzione di documenti tecnici che, allo stato attuale delle cose, non viene fatto), ciò significa che solo il Paese ospite, il quale fornisce la grande maggioranza del personale, e quindi esegue la quasi totalità del lavoro, è realmente in possesso dell'informazione prodotta; C) la modifica del regime dei brevetti e delle licenze dato che, ora, i brevetti sono di solito proprietà dell'associato e la Commissione ha diritto a licenza gratuita, irrevocabile e non esclusiva per uso proprio; in questa condizione gli altri Paesi membri non hanno alcun particolare vantaggio alla partecipazione finanziaria ad un (4) A tale cifra vanno aggiunti 20,5 milioni di dollari per il progetto Dragon. Medi, Hirsch e Moro ai VI1 Stati generali dei Comuni e degli altri Poteri locali di Roma contratto di associazione, tanto più che i brevetti di base appartengono all'associato; le licenze eventuali sono perciò, in linea di massima, altrettanto costose che le licenze di Paesi terzi. E' necessario precisare di nuovo che queste proposte, che riteniamo di grande importanza, toccano solo l'attività dell'euratom volta ai contratti. Rimane il settore dell'azione comune dove purtroppo la Commissione dell'euratom, che ha avuto ed ha a disposizione un patrimonio finanziario davvero ingente, non è riuscita sinora a coordinare la somma degli sforzi, e so~prattutto a sanare, con una oppo'rtuna divisione del lavoro, gli squilibri già esistenti nel settore nucleare all'interno della Comunità. Né la situazione attuale sembra migliorare, come si è visto dal difficile iter di approvazione del bilancio dell'euratom per il 196'5. Infatti ricordiamo che il 2" piano quinquennale era stato stabilito nell'estate del 196'2 dal Consiglio dei Ministri dei Sei Paesi, e si era subito rivelato insufficiente a causa della congiuntura sfavorevole. La Commissione perciò, già dall'inizio del '64, aveva chiesto uno stanziamento supplementare giustificandolo con l'aumento dei cost'i del materiale e della manodopera. In seguito la cifra richiesta, 38 miliardi di dollari, veniva dalla Commis,sione gradualmente ridotta nella speranza, risultata poi vana, di avere l'approvazione dal Consiglio dei Ministri. Giunto alla fine di novembre 1964 senza che si fosse conseguit'o alcun ac,coido, il Consiglio minacciò di non approvare il bilancio 19685: questa prospettiva equivaleva alla liquidazione della CEEA; poi si venne a più miti consigli e il 12 dicembre il bilancio fu finalmente approvato. Esso ammonta a circa 76 milioni di dollari in impegni di spesa e a 85 milioni in crediti di pagamento e fornisce all'euratom. secondo il comunicato ufficiale, K i necessari mezzi di lavoro sotto forma di un primo bilancio per il I1 Consiglio dei Ministri ha infatti convenuto di pervenire entro il 1"' aprile ad un accordo sulla revisione del secondo programma quinquennale ( ) e di prevedere, come conseguenza di tale revisione, un bilancio supplementare per il resto dell'esercizio 1965». Tali decisioni, avvenute con una coincidenza veramente strana (fra la lettera di dimissio'ni di Medi e l'approvazione del bilancio corrono pochissimi giorni), sembrano scavalcare i motivi del gesto di Medi. determinato appunto sia dalla mancata revisio~ne del programma che dalla mancata approvazione del bilancio su,y;plettivo; ma non è così, poi'ché: 1) il bilancio Euratom Fer il 1965 è inferiore di circa 20 milioni di dollari a quello del 1964; 2) non vi è alcuna garanzia che, entro i1 1" aprile prossimo, avvenga la revisione del programma e l'approvazione di un bilancio suppletivo, ma, soprattutto, che tale revisione venga fatta in termini comunitari e non secondo le esigenze di uno dei Paesi della Comunità. A questo proposito dubitiamo fortemente che i colleghi di Medi, che non hanno esitato a sottoscrivere il comunicato di - benservito n, di cui abbiamo riportato l'oscuro e poco leale testo, saranno più rigidi nei confronti della linea gollista, specie se consideriamo i gravi contrasti con-

10 1 O COMUNI D'EUROPA marzo 1965 tenuti nei memoranda presentati, nel corso del 1964, da Francia, Belgio, Germania e Italia, e che abbiamo sottolineato. Ci sembra che, anche in questo settore della integrazione europea, come già in quello agricolo (5), l'azione che l'italia sta compiendo, dal punto di vista del salvataggio del possibile è notevole, poiché si deve rimediare agli errori commessi negli anni precedenti: ma ci sembra anche che, mentre nel campo agricolo, pur senza l'iniziativa del Governo italiano, si sona fatti notevoli passi sulla via dell'integrazione, qui tutto è compromesso se non si punta immediatamente su alcune iniziative di contenuto sopranazionale. A questo proposito pensiamo, con quanto Medi ci è venuto ora a dire, che la soluzione del problema della sopravvivenza dell'ehratom sia di compiere ogni sforzo per valorizzare il suo organismo scientifico - il Centro Comune di Ricerche - e fondarlo solo sugli interessi comunitari. Ciò non è possibile fino a quando tutta una serie di iniziative nazionali sfugge ad ogni azione di coordinamento dell'euratom, spesso proprio per carenza della Commissione, né fino a quando il meccanismo dei contratti di ricerca servirà ai Paesi membri soltanto per recuperare i contributi versati alla Comunità. Ciò sarebbe possibile se intorno alla vita della Comunità vi fosse posto iper una più vigile e resiponsabile partecipazione dell'qinione pubblica. Quello che ci vuole, e questo è anche il pensiero espresso da Medi, è che tale partecipazione popolare possa esprimersi in forma concreta attraverso un vero Parlamento Europeo, eletto a suffragio universale diretto e non dai Parlamenti nazionali. Un Parlamento che abbia tutti i requisiti delle istituzioni similari, che si occupi soltanto dei problemi europei e che abbia poteri determinanti, in primo luogo in materia di bilanci e di controllo degli organismi comunitari. Nessuno, per esempio, può dire se le dimissioni di Medi, come quelle a suo tempo di Hirsch - accettate (o semplicemente registrate) dal Consiglio dei Ministri -, non sarebbero state vigorosamente respinte dal Parlamento, se questo ne avesse avuto la facoltà. In conclusione, ancora una volta, osserviamo che, purlroppo, non ci si è resi conto dell'importanza dell'euratom per la costruzione di una Europa unita. Questo spiega, forse almeno in parte, il relativo silenzio della cosiddetta «grande stampa. sulle dimissioni di Medi, sul cui grave significato c'è probabilmente ancora tempo di aprire un sereno, approfondito e responsabile dibattito, specie in sede di Parlamento nazionale (fra l'altro Medi, che aveva chiesto di far decorrere le dimissioni dal lo marzo, dovrebbe restare in funzione fino a che il Governo italiano non proceda alla designazione del suo successore). Sulla ripercussione che il fatto ha avuto al Parlamento Europeo nel gennaio scorso, rimandiamo alle Cronache delle istituzioni europee pubblicate a pag. 5 del numero di febbraio di a Comuni d'europa n. (5) V. in proposito (I Nettamente insoddisfatti 11, in N Comuni d'europa I), n. 12, dicembre 1964.

11 marzo 1965 COMUNI D'EUROPA Una voce europea al Senato italiano Clamans in deserto Riportiamo il testo integrale del discorso tenuto il 17 febbraio al Senato della Repubblica dal sen. Luciano Granzotto Basso. Nella stessa occasione ha pronunciato un discorso di contenuto europeo anche il s'enatore Santero. K Limiterò il mio intervento al problema della Unione politica europea, oggi di nuovo di particolare ahualità. E' noto quali siano i termini essenziali del problema. Vi è, in primo luogo, un'esigenza di politica generale: gli stessi sviluppi del Mercato Comune, la marcia lenta, irta di ostacoli, ma ormai difficilmente reversibile, dei Sei Stati verso un'economia unica, rendono sempre più necessario l'avvio di istituzioni politiche, in cui, se non sarà possibile elaborare subito una politica estera, difensiva e culturale comune, si possa almeno cominciare a confrontare i diversi punti di vista, attraverso un dialogo, forse inizialmente difficile, ma che col tempo e con l'esercizio non potrà non essere fruttuoso, fra un organo che rappresenti l'interesse ed il punto di vista comunitario - e che Spaak ha definito il «Comitato dei tre saggi n - ed i Ministri nazionali. Nel settore dell'unione politica, il sovranazionale è ormai ridotto - sia per la insormontabile ostilità francese, sia per la scarsa decisione ed unità degli altri cinque nel cercare di superarla - a questa assai povera cosa. E' tanto più necessario percib che si tenga fermo almeno quello che, da parte italiana, tedesca e belga si è proposto, una volta tanto con notevole convergenza di vedute: tanto più che il Ministro degli Esteri francese si è di recente dichiarato favorevole, in linea di principio, alle proposte italiane - in fondo non molto diverse dal famoso =piano Fouchet D - e che il generale De Gaulle, nella sua recente conferenza stampa, nulla ha detto che possa far supporre un mutamento d'opinione in proposito. Vi è, in secondo luogo, un'esigenza di carattere più specificamente democratico: non solo occorre realizzare, al di sopra dell'unione economica, l'unione politica che dovrà completare, consolidare e dar senso e ragione alla prima; ma occorre altresì realizzare nell'una e nell'altra - cominciando dall'unione economica, già in atto - una profonda democratizzazione delle loro strutture, ancora sostanzialmente intergovernative, o addirittura dirette da una burocrazia internazionale sostanzialmente irresponsabile, e sottratte pertanto al controllo popolare. E' stato più volte illustrato il fenomeno - di cui anche il Parlamento italiano ha potuto constatare l'ampiezza, discutendo la legge di delega al Governo per i prowedimenti concernenti la seconda tappa del Mercato Comune - per cui settori crescenti dell'economia nazionale sfuggono sempre più alla disciplina ed al controllo delle Assemblee nazionali, per divenire di competenza comunitaria; senza che, a questo livello, il Parlamento Europeo possa assumere esso le funzioni che gli organi legislativi degli Stati membri cessano di esercitare. E' noto infatti che l'emanazione della regolamentazione europea è tuttora di esclusiva competenza del Consiglio dei Ministri comunitario, restando alla Commissione Esecutiva un semplice potere di iniziativa, ed al Parlamento Europeo una funzione esclusivamente consultiva. E' qui appunto che - parallelamente alla progettata Unione politica - si deve studiare una riforma in senso democratico delle Comunità esistenti, riforma che deve avere il suo punto centrale - ma non il solo elemento - nell'elezione a suffragio universale e diretto del Parlamento Europeo; gli altri aspetti di essa essendo: anzitutto l'estensione dei poteri di tale Parlamento, con affidamento ad esso di un effettivo potere legislativo; in secondo luogo, la fusione degli Esecutivi comunitari, che dovranno divenire sempre più non solo di nome, ma anche di fatto, gli organi propulsori - il governo europeo - della nuova Comunità; e finalmente la scelta di una sede unica di tutte le istiiuzioni europee, evitando la mortificante dispersione attuale. Associandomi ad un parere che è stato più volte autorevolmente espresso in seno al Parlamento Europeo, rilevo anch'io come il modo insieme più efficace e più logico per perseguire questo obiettivo non sia già quello di formulare nuove, più o meno ambiziose proposte, ma quello di chiedere anzitutto il rispetto e la realizzazione delle implicazioni politiche dei Trattati di Roma, già previste nei trattati stessi (penso in particolare all'elezione diretta del Parla- - mento Europeo e all'università Europea); e di chiederla con quella stessa fermezza e, se necessario, con quella stessa intransigenza con cui il Governo francese ha saputo, anche di recente, chiedere, per altre materie e ad altri fini, il rispetto di impegni altrettanto precisi sanciti in quegli stessi trattati. In questo senso l'impegno all'elezione a suffragio universale del Parlamento Europeo (elezione non solo prevista nei Trattati, ma per la quale il Parlamento Europeo ha da quattro anni elaborato un progetto, mentre un altro ne ha proposto, or è più di un anno, il Governo italiano) può costituire il primo e decisivo passo necessario. Esso può costituire cioè la breccia attraverso la quale le altre fondamentali riforme potranno e dovranno passare, a condizione che si tenga presente, e si faccia valere in ogni momento delle trattative, che questa elezione diretta non ha senso, se essa ha luogo per un organo che non abbia, come è purtroppo il caso per l'attuale Parlamento comunitario, poteri maggiori di un Consiglio europeo dell'economia e del lavoro. E' pertanto necessaria fin dal primo momento la configurazione di un suo preciso potere legislativo, sia pure nel quadro di un sistema bicamerale, in cui l'embrione della futura Camera Alta europea sia costituito dal Consiglio dei Ministri comunitario, al quale resterà, almeno in un primo momento, il potere di decidere in ultima istanza. E vorrei sottolineare in modo tutto particolare che lo stesso potere (un potere che in questo caso è un vero e proprio potere costituente) dovrà riconoscersi al Parlamento Europeo (nel frattempo, è auspicabile, già eletto a suffragio universale) quando, allo scadere del periodo sperimentale previsto per la prima fase dell'unione politica, si dovrà decidere la forma definitiva da dare a questa unione, e cioè la costituzione dellleiropa unita, pur non potendosi escludere nemmeno in questo caso - almeno in un primo momento - l'ingerenza del Un fassisolo ile " Il CORRIERE AMMINISTRATIVO " dedisato ai VI1 Stati nenerali dei Eoniuni d'europa Come nelle precedenti occasioni, anche questa volta Il Corriere Amministrativo, organo dell'associazione Nazionale dei Comuni d'italia e dei Comuni deicorati al Valor Militare, ha dedicato un intero fascicolo, riccamente illustrato, ai VI1 Stati generali dei Comuni d'europa. I1 fascicolo contiene una introduzione del giornalista Andrea Shuli sul Federalismo europeo n, uno scritto critico sulle Relazioni svolte durante i VI1 Stati generali, del prof. Onorato Sepe, uno del capo Ufficio stampa dell'aicce, Edmondo Paolini, il quale fa una breve storia dell'associazicune. Il Corriere Amministrativo riporta quindi una dettagliata cronaca dei lavori svoltisi all'eur comprendente sia i riassunti dei discorsi pronunciati nella seduta inaugurale che nelle varie Comniissioni, nonché i testi ufficiali delle Risoluzioni votate. I1 Fascicolo si conclude con iin'arn~ia rassegna della grandiosa manifestazione europeistica svoltasi in Campidoglio.

12 12 COMUNI D'EUROPA marzo 1965 Consiglio dei Ministri comunitario, cioè dei governi nazionali. E' un punto,, questo, a cui io annetto iina imcortariza fondamentale, giacché sono conviiito che, solo se la elaborazione dei ~rogetti di Unione europea è sottratta alla competenza esclusiva delle Cancellerie dei nostri Stati, tale Unione potrà finalmente assumere un carattere meno rigidamente intergovernativo, e aprirsi più ampiamente all'influenza parlamentare e popolare. I1 mio intervento potrebbe, a questo punto, prender fine. Ma prima di concludere, vorrei ancora aggiungere che era inio proposito riassumere gli argomenti principali da me trattati in un ordine del giorno, che intendevo sottoporre all'ap~rovazione del Senato. Purtroppo i limiti precisi che sono stati osti alla presentazione degli ordini del gicrno in sede di discussione dei bilanci mi hanno im~edito di farlo. Tuttavia, in considerazione anche del fatto che detto ordine del giorno aveva ottenuto l'adesione non solo di vari membri del mio Gruppo politico, ma anche di vari esponenti del Gruppo del Movimento europeo, mi permetto di darne egualmente lettura, con viva preghiera al Miriistro di dare ad esso una risposta precisa. Ecco detto ordine del giorno: preso atto delle recenti p-oposte del Governo italiano di Unione politica europea; tenuto conto di analoglie proposte presentate ufficialmente dal Governo tedesco o suggerite dal Minjstro degli Esteri belga; impegna il Governo a farsi immediatainente promotore di una conferenza fra i Sei Stati aderenti alle Comunità europee per la rapida realizzazione di unlunione politica, e a sostenere, fra l'altro, in detta conferenza, i principi seguenti 1) la creazione di un organo comunilario che esprima. di fronte al Consiglio dei Ministri dei Sei Stati, il punto di vista comunitario; 2) la democratizzazione della struttura comunitaria, attraverso l'elezione diretta del Parlamento e l'attribuzione a questo di poteri reali nell'elaborazione della legislazione comunitaria; 3) l'attribuzione al Parlamento Europeo - dopo un necensario periodo transitorio - del potere di stabilire la Costituzione defi-. nitiva dell'unione politica; 4) la fissazione di una sede unica, da scegliere a maggioranza qualificata ad opera del Parlamento Europeo, per tutte le istituzioni comunitarie 9. Come vede, signor Ministro, scopo essenziale del mio ordine del giorno, come pure del mio intervento, era ed è quello di richiamare il Governo ad una più energica e più intransigente azione per la realizzazione delle proposte da esso stesso formulate e per esigere la piena attuazione degli impegni politici assunti, dai Sei Stati membri, con i Trattati di Roma. Vorrei ricordare che un dovere particolare spetta in proposito al Governo italiano. Esso è l'espressione di una formula politica - i1 centro-sinistra - che si prefigge la realizzazione di una progressiva trasformazione, in senso sernpre più democratico, della so- cietà italiana. E' necessario che esso mostri - con i fatti, con l'azione e se necessario, come dicevo, anche con l'intransigente esigenza del rispetto dei Trattati - di avere una analoga concezione, una più ampia visione democratica dell'unità continentale: inscmma di unleuropa del centro-sinistra, che non può essere l'europa delle Patrie, ma la Federazione Europea; e di saper concepire il proprio disegno politico nazionale nell'ambito della Comunità europea attuale e, soprattutto, dei suoi futuri sviluppi pclitici B. a Strasburgo quattro anni (le ultime sostituzioni fiirono effettuate il 15 febbraio 1961, ma il primo vuoto - la morte dell'on. De Vita - risale al giugno dello stesso anno) non ha ancora provveduto alla sostituzione dei quattro deceduti. E considerando che le elezioni per i due rami del Parlamento italiano si sono svolte il 28 aprile due anni fa --, che si asp'etta a rispettare la precisa norma del regolamento nei riguardi di colo'ro che hanno perduto il mandato? Questo preoccupante quadra diventa ancora più drammatico se esaminiamo la presenza e l'attività dei 26 parlamentari che avanzano: di questi, 4 non partecipano mai ai lavori da quando sono sta,ti nominati membri del Governo nazionale; 5 partecipano raramente, o quasi mai alle sedute (senza che si possa precisarne il motivo); uno non partecipa quasi mai per motivi di salute. E non basta: c'è ancora da sottolineare che la rappresentanza italiana al Parlamento europeo non rappresenta né in proporzionc né in colore politico lo schieramento dei partiti, che è il criterio secondo il quale avviene praticamente quasi in tutti i Paesi della CEIE la designazione (2): difatti sono presenti a Strasburgo i neo-fascisti del MSI - che risultano tra i più solerti (a rappresesntare quale Europa?) - e invece sono esclusi i rappresentanti del PSI, esclusione che falsa anche proporzionalmente la rappresentanza dei gruppi politici democratici. Inoltre: dal momento che ci sono i fascisti con che faccia si escludono i comunisti? Ci sembra inutile qualsiasi commento: il meno che si potrebbe dire è che il Parlamento italiano sta commettendo un atto di disprezzo verso le istituzioni ~arlamentari europee, a parte le responsabilità individuali dei parlamentari nominati a Strasburgo e regolarmente assenti. Ci riserviamo in prosieguo di tempo di informare l'ignaro lettore sulle presenze italiane nelle Commissioni del Parlametnto Eurcpeo. (2) In Italia i seggi vengono ripartiti in misura uguale (18 ger la Camera dei deputati e 18 per' il Senato). La nomina ha luogo a maggioranza assoluta. Le candidature vengono presentate dai gruppi politici. La delegazione è nominata per la durata della legi~latura. Prospettive del turismo europeo nei Paesi mediterranei Abbiamo ricevuto da Pasquale Trozzi, consigliere comunale di Sulmona e membro della Direzione dell'aicce, la nota seguente, che pubblichiamo e che espone una serie di punti di vista, di apprezzamenti e anche di critiche. Pensiamo che due altri membri della Direzione, Achille Corona, Ministro per il Turismo, e Pietro Micara, Sottosegretario pure per il Turismo, sarunno meglio di chiunclzte altro in condizione di dargli parecchie informazioni e assicztrazioni. Per altro ci sembra che Trozzi abbia sollevato un tema meritevole di essere ampliato proprio per la prospettivu europea in cui egli l'ha posto: ci rivolgiamo dunque ad altri amministratori locali meridionali, affinché vogliano a loro volta esporre spregiudicatamente il loro modo di vedere; e ci?,ivolgiamo anche ai parlamentari europei competenti, perché ci espongano quanto si è fatto o ci si propone di fare sul piano comunitario. Cogliamo l'occasione per annunciare un convegno, che il CCE ha deciso di organizzare fra gli Amministratori locali aderenti delle regioni europee economicamente meno sviluppate, molte delle quali hanno larghe possibilità di incremento dell'industria tu- di Pasquale Trozzi ristica. Il convegno -- c.ui parteciperann'o colleghi frc~ncesi, olandesi, tedeschi, ecc. - dovrebbe svolgersi in una città dell'ltalia meridionale. * * I Paesi che gravitano nel Mediterraneo, col loro clima, il sole, ed il loro patrimonio paesisti'co artistico e culturale, richiamano oggi vaste correnti turistiche dell'europa del Nord ed extraeuropee. Questo fenomeno di orientamento e di scelta, su cui giocano certamente i presupposti di unità europea sotto il profilo della Europa storica e dell'ideale etico-politico dell'europa ove la vecchia civiltà mediterranea ha lasciato le sue impronte monumentali ed imperiture, può effettivamente co'ntribuire al processo di sviluppo del nuovo spirito europeo ed alla convinzione dell'europa unita. Se il turismo selettivo diventerà sempre più turismo di massa, credo che, a parte i vantaggi di carattere economico dei Paesi Mediterranei, potrà influire ed accelerare le tappe di realizzazione per l'europa federata e stabilire più saldi rapporti coi Paesi terzi dell'africa e dell'asia che si affacciano al Mediterraneo. Appare difficile spiegare l'apparente trascuratezza degli Organismi Comunitari per

13 marzo 1965 COMUNI D'EUROPA 13 il turismo; in realtà erano i Paesi membri maggiormente beneficiari di questo movimento e dei trasferimenti di capitali, che avrebbero dovuto insistere su iniziative più impegnative dirette ad inquadrare il turismo nel processo di integrazione comunitaria. In effetti il processo ed il movimento seguivano fino al 1960 impulsi ed orientamenti spontanei che anche dal punto di vista economi'co trovavano l'europa e particolarmente i Paesi Mediterranei in posizione di vantaggio. I1 problema si impone nella sua importanza quando prende maggiormente piede il turismo extraeuropeo. Questa politica però presuppone delle ~ondizioni. E' necessario quindi sollecitare una politica comunitaria Fer maggiori investimenti nelle infrastrutture dei trasporti. E' stato rilevato che le zone maggiormente dotate di bellezze naturali siano quelle meno industrializzate; ma è pur vero che molte di esse, forse anche perché mancano vicine le industrie, mancano addirittura e scarseggiano di vie di comunicazioni o di raccordo sufficienti e talvolta perfino di accesso, cui finora molto relativamente si è provveduto, e ciò particolarmente quando le strade di grande traffico o le autostrade aumentavano l'afilusso reale o potenziale del turismo. Per averne la prova basta esaminare la situazione in Italia e fare la statistica dei Comuni che ancora chiedono contributi per le strade cosiddette minori, comunali vicinali o intercomunali. Mi pare ovvio che la soluzione di questo problema sia presupposto essenziale per lo sviluppo ed il mantenimento di afflusso turistico nel Mediterraneo, problema che il Consiglio dei Ministri.del MEC dovrebbe affrontare. Si è detta una cosa molto giusta ed interessante: l'industria turistica, che è industria di popolo, può dare un ccntributo enorme al movimento di unificazione europea. Credo sia più giusto dire, allo stato attuale delle cose, che l'industria turistica dovrebbe essere (perché in gran parte non lo è ancora) un'industria di popolo, ai fini contributivi dell'unificazione europea. Oggi una situazione di fatto condiziona molto lo sviluppo di programma turistico europeo ed intercontinentale. I1 turismo passivo a mio parere ha bisogno ancora, e particolarmente in alcune regioni, di contributi e facilitazioni creditizie per costruzioni ed attrezzature alberghiere a breve e medio termine con una procedura molto più snella e con una distribuzione molto piìl equilibrata per enti, persone e territori. Uno studio particolare va fatto allo scopo di raggiungere una economicità di costi ed adeguati prezzi di soggiorno che rendano possibile a grandi strati sociali il movimento turistico. E porre in grado i ceti sociali a modesto reddito o a reddito fisso di beneficiarne, significa allargare il movimento turistico e farlo divenire contemporaneamente industria di popolo e movimento di massa, sia in campo nazionale ed europeo che intercontineintale. Sul turismo residenziale è tornata in ballc la questione dei poli di sviluppo o delle reti articolate di industrializzazione. In realtà data la fisionomia e le caratteristische del territorio dei Paesi mediterranei sotto l'aspetto turistico sembra porsi il problema se è nata prima la gallina o l'uovo. Certo è che dove esistono e progrediscono le industrie, finora è nata vicina e progredisce anche l'industria turistica, che a sua volta riesce ad utilizzare la propria attrezzatuis e capacità ricettiva e a soddisfare la domanda, ammortizzando molto più rapidamente il capitale investito. Comunque prendo atto finalmente del nuovo ~rientarne~nto, che è ansche il mio da tempo, e della nuova tendenza di industrie turistiche laddove non ci sono possibilità di altre industrie; poiché è vero che le zone maggiormente dotate di bellezze naturali ed artistiche sono quelle meno industrializzate. Attendiamo all'opera i Ministri competenti dei Paesi interessati e gli Organismi Comunitari per valorizzare l'industria turistica che è quella maggiormente decentrata per sua naturale tendenza. Lo sfruttamento intelligente degli intramontabili ed intrasferibili capitali paesistici ed artistici dei Paesi dove luce e sole, bellezze naturali ed artistiche (come i Paesi Mediterranei) non difettano, mentre costituisce la maggiore ricchezza e fonte di ricchezza, può contemporaneamente contribuire a sviluppare il turismo di massa e la diffusione e maturazione di coscienza dell'uomo europeo e dell'europa unita. Quindi i Paesi Mediterranei, ove i legami storici di civiltà e di lingua, di diritto romano, di monumenti e di arte permangono, possono ancora oggi, attraverso il turismo, svolgere una missione ed un compito importante di co~mprensione e di progresso dei popoli che devono tutelare gli interessi della nuova civiltà mediterranea ed europea. La giornata d'europa In vista della K Giornata d'europa >), che saru celebrata il 5 maggio pt.ossimo, il segretario generale dell'aicce ha inviato ai rappresei~taizti di tutti i Soci titolari del- 1'AICCE e a tutti i Soci individuali la seguente circolare : I1 Comitato dei Ministri (fra cui il Rappresentante del Governo italiano) del Consiglio d'europa ha deciso di istituire una «Giornata d'europa» e di raccomandare ai Governi membri che essa si celebri il 5 :maggio. I1 CCE vuole collaborare a questa iniziativa e - con la presente circolare - siamo a suggerire ai Soci della Sezione italiana alcune manifestazioni e iniziative, che potrebbero concentrarsi in tale giornata; fermo rimanendo che, a nostro avviso, il 5 maggio deve essere una giornata fra le altre, tutti i giorni dell'anno presupponendosi come in qualche modo utilizzabili dai nostri Poteri locali per portare una pietra all'edificio sovranazio~nale. In primo lucgo e confoimemente alle stesse raccomandazioni clel Comitato dei Ministri all'indirizzo dei Governi: esporre agli e~difici comunali, provinciali e regionali la bandiera (ufficiale) d'europa (un cerchio di dodici stelle d'oro su fondo blu). Contemporaneamente issare sulle macchine dipendenti,> guidoncini con la E verde su fondo bianco, cioè il simbolo di battaglia di tutti i federalisti europei. Quindi organizzare: - cerimonie di saluto alla bandiera dleurolpa (nella piazza del Municipio, Dresso il Monumento ai Caduti, ecc.); - sfilate di alunni delle scuole (facendole autorizzare dai Provveditorati agli Studi e concordandole con le locali Sezioni dell'associazione europea degli insegnanti - AEDE - o direttamente con la Segreteria nazionale dell'aede, via Torino, Roma), di associazioni giovanili e di combattenti e reduci; - consegna di premi (ove per quella data sia già possibile; anche qui è necessario collegarsi con 1'AEDE) agli alunni autori dei migliori elaborati compiuti in marzo in occasione della Giornata europea della Scuola (è consigliabile, fra l'altro, la distribuzione di libri europei); - inaugurazione di vie, piazze, scuole, monumenti, targhe, ecc., dedicate allleuropa o ai costruttori dell'europa unita (i caduti della Resistenza europea che hanno additato questo grande ideale, come i ragazzi tedeschi della Rosa Bianca o «Duccio D Galimberti, Eugenio Colorni, ecc., o gli statisti scomparsi come Alcide De Gasperi, Robert Schuman, ecc.); - allocuzioni del Sindaco, del Presidente della Provincia o della Regione, discorsi o conferenze di personalità (specie del mondo della cultura, umanisti e scienziati) su temi europei, ecc.; - manifestazioni nel quadro dei gemellagyi, con la partecipazione degli Enti locali europei gemelli»; - esposizioni pubbliche sulle caratteristiche delle città «gemelle (o degli altri Enti lo'cali «gemelli») e sulle istituzioni europee (particolarmente importanti esposizioni su aspetti di interesse locale del lavoro delle Colmunità europee - CEGA, CE'E ed Euratom -, accompagnandole con prese di posizione collettive, popo'lari, sull'urgente nescessità di elezioni a suffragio universale e diretto del Parlamento Eurcpeo) ; -- concerti, rappresentazioni teatrali serate folcloristiche, manifestazioni sportive, proiezioni cinematografiche su temi europei (prendendo accordi con gli istituti culturali locali o regionali, con gli organismi sportivi, con gli EPT, con le S'ezioni del Movimento Federalista Europeo, con l'aede, ecc., e collegandosi direttamente - cosa che vale ovviamente anche per il punto precedente - con l'ufficio italiano delle Comunità europee, Via Poli 29, Rosma); - decorazione di carattere europeo di vie e negoli, esposizioni nelle vetrine, ecc. (in accordo con le Camere di Commercio, con le Associazioni dei Commercianti, con giornali e rivis,te lo'cali - che,possono offrire premi per le decorazioni più europee» -, ecc. 1.

14 14 COMUNI WEUROPA marzo 1965 Un appello del Sindaco, del Presidente della Provincia o della Regione dovrebbe essere pubblicato dalla stampa locale e affisso nei luoghi opportuni, ma soprattutto nelle vie e nelle piazze (vedasi il testo che si suggerisce in linea di massima, pubblicato di seguito). Da parte sua la Segreteria della Sezione italiana del CCE si rivolgerà alla Radio-TV italiana, affinché orienti i suoi programmi, anche nei giorni precedenti il 5 maggio, nel modo più olpportuno per aiutare un consapevole svolgimento della Giornata d'europa. S'intende che la Giornata d'europa deve essere una ennesima occasione per sottolineare l'esigenza di quel «fronte democratico europeo n, che è stato richiesto lo scorso ottobre a Roma dalle migliaia dei delegati ai VI1 Stati generali dei Comuni e dei Poteri locali d'europa («per l'europa dei popoli 2). Questo obiettivo si contribuisce a raggiungere rinforzando anzitutto gli strumenti di lotta. La parola d'ordine dovrebbe essere la seguente: - tutti i Comuni e gli Enti locali aderiscano al CCE; tutti gli insegnanti aderiscano all'aede; tutti i quadri so~iali, economici, culturali della Comunità locale aderiscano individualmente al MFE (Movimento Federalista Europeo); tutti i democratici delle organizzazioni sindacali, partitiche, ecc., si impegnino per una partecipazione sempre più viva e coerente delle loro Oxganizzazioni al Consiglio italiano del Movimento Europeo. E' inoltre da sottolineare l'importanza di dar vita a numerose Case d'europa, aperte a un dibattito popolare sui grandi problemi che vanno al di là del consueto orizzonte nazionale - i problemi del MEC, della Carta sociale del lavoratore europeo, della dimensione comunitaria da dar alle imprese economiche, dell'ampiezza europea da conferire alla ricerca scientifica, del potere da conferire al Parlamento Europeo, del rapporto fra costruzione della Federazione europea e consolidamento della pace, ecc. -; e l'esigenza di C europeizzare m i centri sociali e culturali, le biblioteche civiche e po~polari, che già esistano. I1 postro lavoro e il nostro tempo libero debbono ormai diventare quelli di potenziali cittadini degli Stati Uniti d'europa. Cittadini, Progetto di manifesto il 5 maggio si festeggia nei diciassette Paesi del Consiglio d'europa la giornata dell'unità europea. A questa festa, che dovrà diventare attesa e popolare, ha deciso di aderire la nostra Civica Amministrazione (o l'amministrazione provinciale o il Governo regionale), convinta di interpretare il sentimento della Vostra stragrande maggioranza - uomini, donne, giovani - ogni qual volta si pronunci chiaramente e si batta per la creazione degli Stati Uniti d'europa. La Costituzione della Repubblica afferma al suo articolo 11 che = l'italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali = e = consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni D. Noi tradiremmo la speranza che alleggerì la morte di milioni di caduti europei, militari e civili, durante due guerre divenute mondiali, ma che presero le mosse da lotte fratricide del nostro continente, se non pretendessimo la rapida attuazione di un ordinamento sovranazionale europeo, libero e democratico. I primi, timidi e incerti passi verso l'unità europea sono stati compiuti da sei Paesi - il Belgio, la Francia, la Germania federale, l'italia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi - scegliendo la via dell'integrazione economica e sociale (Comunità europea per il carbone e per l'acciaio, Comunità economica europea o MEC, Comunità atomica europea o Euratom). Questo inizio ha una storica importanza, ma si trasformerà in un insuccesso se non porterà, senza colpevoli indugi, a forme di autentica federazione politica. Dobbiamo soprattutto esigere che il processo di integrazione di questo primo nucleo - esemplare - di Paesi si svolga sempre più alla luce del sole e sia affidato all'autentico controllo degli europei; in altri termini dobbiamo esigere le elezioni a suffragio universale e diretto del Parlamento Europeo. Ma nell'ambito di ogni Comune, di ogni Provincia, di ogni Regione, sul posto di lavoro e nei luoghi ove trascorriamo il tempo libero e le vacanze, a scuola e in biblioteca, nella fabbrica, nell'ufficio, nell'azienda agricola o nell'emporio, in treno, sulle navi, in aeroplano. ovunque e in qualsiasi ora possiamo e dobbiamo batterci per la federazione europea. Ogni volta che cancdliamo il pregiudizio d'un nostro vicino, che leggiamo o facciamo leggere un libro europeo, che ccmpiamo un progresso grande o piccolo in una lingua europea diversa dalla nostra, che stringiamo un legame nostro o del nostro ufficio con un cittadino o un ufficio di là dalla frontiera, che adeguiamo alla misura europea il nostro modo di produrre e di lavorare, che sosteniamo consapevolmente la necessaria accelerazione del processo di integrazione e ne reclamiamo pubblicamente il nostro controllo democratico, ognuna di queste volte diamo un contributo alla costruzione europea. Ma non basta. Occorre aderire alle organizzazioni che si battono per l'unità europea, renderle più forti e agguerrite; come il vostro comune (O: la vostra provincia, la vostra regione) aderisce al Consiglio dei Comuni e di tutti i Poteri locali d'europa, così ciascuno di voi dovrebbe individualmente aderire alle associazioni - generali o di settore - che si battono per la federazione europea e, nello stesso tempo, determinare un accresciuto impegno europeo delle tradizionali organizzazioni democratiche, dei partiti e dei sindacati. Cittadini, celebriamo dunque questo 5 maggio promettendoci di diventare dei difensori sempre più degni, dei militanti sempre più consapevoli della grande causa europea. Viva gli Stati Uniti d'europa! Viva il Parlamento degli europei! CASSA DI RISPARMIO DI ROMA FONDATA NEL 1836 COMUNI D'EUROPA Organo dell'a.1.c.c.e. Anno XI - n. 3 - marzo 1965 Direttore resp.: UMBERTO SERAFINI Redattore capo: EDMONDO PAOLINI I DIREZIONE, REDAZIONE E AMMI NISTRAZIONE Piazza di Trevi, 86 - Roma - tel. Indir. telegrafico: Comuneuropa - Roma CREDITO ORDINARIO CREDITO FONDIARIO CREDITO PIGNORATIZIO SERVIZIO ESTERO TUTTI I SERVIZI E LE OPERAZIONI DI BANCA Abbonamento annuo L Abbonamento annuo estero L Abbonamento annuo per Enti L Una copia L. 200 (arretrata L. 300) - Abbonamento sostenitore L Abbonamento benemerito L versamenti debbono essere effettuati su c/c postale n. 1/27135 intestato a: e Banca Nazionale del Lavoro - Roma, Via Bissolati - Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni di Europa - Piazza di Trevi, 86 - Roma D, oppure a mezzo ussegno circolare - non trasferibile - intestato a Comuni d'europa m. Autor. del Trib. di Roma n deli'll TWXIUFICA U6TAJ.U-ROW-l065

15 marzo COMUNI D'EUROPA 9 5 BANCO D ISTITUTO DI CREDITO DI DIRITTO PUBBLICO CON SEDE IN PALERMO Patrimonio L AZIENDA BANCARIA E SEZIONI SPECIALI DI CREDITO AGRARIO E PESCHERECCIO, MINERARIO, FONDIARIO, INDUSTRIALE, PER IL FINANZIAMENTO DI OPERE PUBBLICHE E DI IMPIANTI DI PUBBLICA UTILITÀ Stabilimenti in Italia 7 UJici di Rappresentanza all'estero Corrispondenti in tutte le piazze d'italia e nelle principali del mondo TUTTE LE OPERAZIONI DI BANCA E DI BORSA Ente provinciale per il turismo di Roma Sede : Via Parigi 11 - tel UJici informazioni : Stazione Termini - tel Aeroporto Intercontinentale cc Leonardo da Vinci» - Fiumicino - tel Ai caselli di uscita e di entrata dell'autostrada del Sole

16 l'ordine delle cose fa l'ordine delle idee classificatori verticali I classificatori verticali Synthesis sono negli uffici e nelle amministrazioni la certezza di un risparmio costante di tempo e lavoro e la sicurezza dalle manomissioni e dagli smarrimenti. Gli acciai delle strutture e delle guide, le vernici, i sistemi di chiusura e quelli delle cartelle sospese hanno le conosciute qualità dei prodotti Olivetti. Ad ogni diversa esigenza di classificazione, ad ogni particolare problema di ordinamento rispondono i nostri servizi di consulenza. Synthesis è custodia del lavoro di ieri, fondamento di quello di domani.

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