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21 PAG. 21 DAGHEISHA Trovare un posto dove nascondersi è ancora più difficile di sopravvivere. Il mondo malato che ci circonda non lascia spazio a luoghi di riflessione, zolle di terreno su cui vivere attimi di desolazione ambientale estrema e infine disintegrarci in nome del rock sincretico suburbano degli anni passati. 'Ghost Trees Where To Disappear' è stato registrato in modalità ecosostenibile da Jason Howes, che ricordiamo al fianco di Bloc Party e Arctic Monkeys, e l'esperienza vissuta nel sobborgo londinese ha sicuramente regalato una pregevole veste sonora alle presenti tredici canzoni. Lo strumentale '10 Pence' introduce l'ascoltatore tra stratificazioni elettroniche e retaggi new wave, i tempi di 'A Fish Counter' e 'The Strange Tale Of Mr. Man' sembrano lontani ma esiste un filo conduttore nella musica dei JoyCut e le successive 'CleanPlanet' e 'GardenGrey' sono il manifesto una straordinaria urgenza compositiva. La voce di Pasquale Pezzillo e le percussioni sincopate di Simon Laurenzana viaggiano parallele, si evitano per chissà quale scherzo del destino e poi si scontrano in un drammatico crescendo emotivo. Il richiamo alla generazione post punk degli anni ottanta è forte esattamente come il legame con il movimento inglese ma 'Deus' e 'The Fall' sono solenni prove di maturità e l'immediatezza del cantato offre possibilità di primato che raramente nel nostro paese ci siamo anche soltanto sognati di possedere. PANOPTICON Italian dark wave. Dopo una lunga gavetta, culminata con il tour europeo dello scorso anno e la possibilità di esibirsi all'indipendent day nella stessa giornata di Arcade Fire e Modest Mouse, la carriera di Pasquale Pezzillo e dei suoi JoyCut sembra essere finalmente giunta ad uno snodo cruciale. Ghost Trees Where to Disappear, album uscito lo scorso 18 febbraio per la PillowCase, possiede infatti tutte le carte in regola per divenire un piccolo caso discografico e far parlare molto di sé, chissà magari non solo nel nostro Paese. D'altra parte, che questa formazione lucano-emiliana avesse ben chiaro quali erano gli obiettivi da raggiungere lo si era capito quando aveva deciso di rivolgersi ad uno dei produttori del momento, quel Jason Howes al quale negli ultimi anni si sono affidate senza remore band del calibro di Arctic Monkeys, Bloc Party e Art Brut. Il risultato finale è un disco nero come la pece, con un suono estremamente moderno, in perenne bilico tra le atmosfere opprimenti dei primi Cure e certo dream pop più oscuro e malinconico. Una dichiarazione d'amore di questi ragazzi verso la scena wave d'oltremanica dei primi anni '80 che non si ferma al mero revival, ma, al contrario, dimostra di possedere elementi di originalità e una propria identità ben definita. Brani come l'iniziale Clean Planet, l'orecchiabile Garden Grey, primo singolo estratto, con le sue chitarre incisive e stratificate, o la suggestiva Deus colpiscono fin dal primo ascolto e rappresentano i vertici assoluti di un lavoro molto compatto, impreziosito dalle ispirate liriche, rigorosamente in lingua inglese, di Pezzullo, che in più di una circostanza si dimostra autore raffinato, con notevoli capacità descrittive e una vena poetica decadente fuori dal comune. Date quindi una chance a questi ragazzi e se avete la possibilità andate anche a vederli dal vivo. Se lo meritano.(7.5/10)

22 PAG. 22 SOUNDSBLOG JoyCut - Ghost Trees Where To Disappear : una carriera in crescita quella degli italiani Joycut, tanto che la scorsa estate hanno avuto l onore di aprire la serata indie dell I-Day. Il nuovo Ghost Trees Where To Disappear potrebbe essere l album della consacrazione: tutto suona in modo impeccabile e nonostante un evidente debito verso la scena post-punk/wave anni 80, la loro proposta musicale risulta essere ben distinguibile già dopo pochi ascolti. A completare il cerchio, il lavoro nasconde un concept colto ed interessante. (z.) Voto: 6/7 SENTIREASCOLTARE A volte bisogna lasciar sedimentare le cose, seminare e aspettare i frutti, non disperdere le energie ma concentrarle sui propri obiettivi: certamente ne sono stati capaci i Joycut, che con questo nuovo album hanno ottenuto il giusto riconoscimento internazionale, testimoniato dalla produzione di Jason Howes (già al lavoro con Block Party e Arctic Monkeys) che in Ghost Trees Where To Disappear riesce a valorizzare le potenzialità della band donandole il manto sonoro più consono, proiettandola direttamente nel suo territorio di origine musicale: l'inghilterra anni '80.Bastano infatti le prime note dell'opening strumentale 10 Pence per accorgersi di quali siano i loro riferimenti e di come i JoyCut amino tingere stratificazioni soniche di tradizione new wave con riflessi elettronici, virando spesso verso una solare melanconia pop à la Cure (lampante in Green Garden). Quando poi, attraverso il post rock di TTG e le cupe sonorità dissonanti di Deus, si arriva a The Fall sorge spontaneo il paragone con gli Arcade Fire e con tutti quegli elementi dei tardi anni '80 come Echo & The Bunnymen, Psychedelic Furs e The Wake a cui tanta musica indipendente degli anni zero ha fatto riferimento.in dieci anni di carriera i JoyCut hanno imparato a rimescolare bene questi elementi, quanto basta per creare un linguaggio sufficientemente personale e affinare una capacità compositiva riconoscibile. Ghost Trees Where To Disappear è il loro disco definitivo.(7.2/10) FREAKOUT Premessa: Ghost Trees Where to Disappear dei nostrani Joycut non ha paura di esser gettato via. Il disco, infatti, non solo è stato registrato a Londra, tra le sale del The Premises (primo studio europeo alimentato a energia solare), ma è composto interamente di materiali ecosostenibili. Dunque, in caso di mancata soddisfazione, avrete la possibilità di riciclare le tredici tracce firmate dal leader Pasquale Pezzillo. Ciò vale a dire che l album in questione non teme giudizi, e che anzi vi toccherà darne, per decidere se i dieci anni di carriera del gruppo bolognese sono giunti al lavoro definitivo. Un passo importante che vede in consolle il produttore Jason Howes, uno che ha messo in curriculum esperienze con Bloc Party, Arctic Monkeys, Art Brut e Lily Allen.Lo spunto è quello che avevano già preso nelle prove precedenti: gli Ottanta, la new wave e tutta quella musica che si tinge di colori scuri e voci gravi.il protagonista è ancora il Signor Uomo, un uomo qualunque che cerca un mondo impossibile tra la realtà industriale che lo circonda. Il personaggio lo avete visto in versione fumetto sfogliando XL e le tracce già assaggiate grazie al progetto sponsorizzato dalla stessa rivista. Insomma, benché stoni l affermazione di chi li vuole i novelli Afterhours, dunque detentori della nuova musica alternativa italiana, i Joycut compongono un disco ben strutturato. Il respiro è internazionale, distogliendo completamente l ascolto dalle miriadi di piccole band del Bel Paese chiuse nel morbido clichè italico. Il singolo Garden Grey e brani come The Fall o Liquid fanno di questo un album accattivante, ma non ancora indispensabile nella vostra collezione.perché se l obiettivo è la ricerca di un proprio modo di scrivere, è proprio questa personalizzazione che passa attraverso troppi nomi lontani e recenti, dai Cure agli Arcade Fire, incrociando i meno convincenti Editors. Ghost Trees Where to Disappear sembra in cerca di un eredità piuttosto che di stimoli da metabolizzare. Questo non fa del gruppo un nome da sconsigliare, ma li incatena alla categoria esordienti in cerca di identità. Il tutto, però, racchiuso in un pregevole oggetto musicale.

23 PAG. 23 MUSICA POPOLARE "Ghost Trees Where To Disappear" è un album semplice e maturo al tempo stesso. Lavoro made in Italy di alto spessore internazionale. Questo disco si potrebbe definire l'esatto incontro tra i Radiohead ed i Joy Division. Ascoltare per credere la divina "W4U", crocevia infinito di pensieri ed emozioni. Sound preciso che spende il suo tempo nel rafforzare la potenza dei sogni. Infatti i sogni nella musica dei JoyCut hanno, per me, un'importanza fondamentale. "Liquid" -ad esempio- mi ricorda tanto un bel sogno, un sogno incantato fatto di sottili perforazioni soniche. In questa composizione i Radiohead impongono, sicuramente, la loro idea di musica globale. Penso non ci sia altro da scrivere, se non credere con fermezza nel progetto artistico di questa formazione italiana. RADIO ROCK.TO state=dettcd Joycut con Ghost Trees Where To Disappear, edito dalla Pillow Records. Vale a dire il nuovo disco della formazione bolognese, che prende la capacità evocativa degli '80s e la mescola con sapori '90s. Il tutto in una chiave wave che incanta e si sublima all'ascolto. Che i nostri riescono pervicacemente ad ottenere grazie ad una ricerca dell'oscurità pressochè totale. Ma non di quella decadente e gotica. Piuttosto, delle ultime ore della notte. Quelle in cui le prime stille del giorno iniziano a schiarire con delicatezza furtiva. Un disco dalle ore prima dell'alba ( Liquid ). Che ha in sè una tensione agonistica vibrante e sulfurea ( Apple ). Nel mentre che scorrono le tracce sembrano quasi comparire i deliri arborei di Mark Ryden, ed il suono di cose come S, Fake Modesty e W4U ne appaiono come la sonorizzazione perfetta. Fatto è che Joycut lasciano ai posteri un ottimo lavoro che porta con sé anche un'attenzione a tematiche ambientali che di questi tempi sembrano davvero passate nel dimenticatoio. Ergo, si apprezza. Poesia che non manca( GTRC ) e adrenalina ( Deus ). Ognuno può trovare qualcosa in questo lavoro, sempre che siate disposti a farlo alle prime luci dell'alba. Noi, abbiamo scelto questa: TTG.

24 PAG. 24 LOST HIGHWAYS Giunti al secondo album, dopo un brillante esordio ed un ep che anticipava questa nuova uscita, i JoyCut festeggiano la propria decade di attivismo musicale con un disco che come pochi altri album nostrani riuscirà a far parlare di sé (ma soprattutto riflettere) in terra natia e all estero. La passione dei JoyCut è qualcosa di palpabile e facilmente riconoscibile; nella sua storia la band ha sempre veicolato la propria espressione artistica verso tematiche come mai così attuali. Unici in questa coerenza di arte e pensiero, i JoyCut continuano a ricordare a tutti quanto questo mondo sia un dono da accudire e rispettare. Se in The very strange tale of Mr.Man un piccolo e spaesato alieno ci raccontava di ciò che vedeva sul pianeta terra con occhi simili ai nostri, ma molto più disincantati, ora in Ghost trees where to disappear è l immagine simbolica dell albero fantasma ad unire le trame di un progetto che vede l appoggio di molte realtà d eccellenza, tutte italiane e molto attente alla tematica ambientale (dall ass. Comuni Virtuosi alla rivista Altraeconomia, sino al colosso Coop).Tanta bellezza di intenti e purezza di pensiero non sarebbero sufficienti, però, se non sostenute dall altrettanto solida e dinamica architettura sonora. I JoyCut non hanno mai fatto nulla per nascondere i propri riferimenti musicali ben saldi nel rock wave britannico (per intenderci: tutto il mondo che ruota attorno a Cure e Joy Division) ma in questo nuovo album c è qualcosa che rende il suono assolutamente personale.si percepisce subito, dall introduttiva 1oPence e dalla successiva Clean Planet, che questo è un disco capace di puntare in alto: basso e batteria che alimentano i crescendo musicali, chitarre ed elettronica che colorano, strutturano e riempono gli spazi siderali che i JoyCut amano dipingere. La melodia è ricercata ed orecchiabile, però mai sfacciata ed artefatta, perchè quello dei JoyCut è un rock che vuole far riflettere i corpi e ballare le menti. GardenGrey e la sua danza dei perdenti ne è la più solare rappresentazione, mentre TTG appare come un inno alla consapevolezza delle nostre azioni. Semplici note di piano si alternano a raffiche di chitarra mentre la profonda voce di Pasquale Pezzillo canta In her eyes there s a peaceful tree where I climb at night : l albero inteso non solo come risorsa naturale da salvare, ma come luogo di rifugio che, in fondo, è capace di salvare noi tutti. Il clima diventa cupo e l aria irrespirabile nella brutale e splendida Deus: digressioni sonore si fanno liquide ed al contempo taglienti in una lunga apertura strumentale fino al rabbioso sfogo vocale. La lenta e rarefatta GTRC anticipa i quattro intensi e luminosi brani The fall, Apple, Liquid e con il loro sound ricco, saturo e variopinto anche grazie all uso dei cori. Accostamenti sonori vagamente orientaleggianti disegnano nuovi paesaggi in FakeModesty: un inferno di mondo che è caos, inquinamento ambientale e delle coscienze, bugie e l incapacità di volare. Con W4U, notturna e delicata poesia sonora, si chiude il cerchio tornando da dove si era partiti, sognando alberi fantasma. Quello dei JoyCut è un progetto unico: la ricerca della modernità musicale si affianca a quella tecnologica rendendo il disco un tramite tra le persone e il mondo che vivono. Il disco non è più un semplice oggetto, non si limita a cantare canzonette, bensì narra da dove viene, com è fatto, di cosa è fatto la sua vita, quindi la nostra. Tutto il packaging è realizzato in materiali eco-compatibili, riciclati e riciclabili, inchiostri naturali, colle vegetali; il disco è stato registrato a Londra presso The Premises, il primo studio di registrazione interamente alimentato da energia solare. I JoyCut sono forse la prima band che non cerca la verità nella propria estetica musicale, ma bensì nell azione collettiva, pungolando e stimolando gli ascoltatori in sane ed ormai indispensabili pratiche ecologiste. L uscita digitale del disco ha avuto concomitanza con l evento di sensibilizzazione verso il risparmio energetico M illumino di meno, ma anche purtroppo con i più tristi e tragici eventi di ribellione dei popoli del Nord Africa. E una strana sensazione ascoltare i versi C mon kids, you are the future of our towns mentre impazzano i video della potenza petrolifera di Gheddafi andare a fuoco per mano di una popolazione libica il cui 50% è di età inferiore ai 15 anni. Fa pensare. Fa rabbrividire. Ed è anche grazie alla musica dei JoyCut che possiamo capire che altre strade ora sono pronte per essere percorse.

25 PAG. 25 ROCKSHOCK Festeggiano 10 anni di attività i Joycut, band bolognese il cui nome agli esordi si rifà a Nick Drake (Joey) e Pink Floyd (Final Cut), partecipando con successo ad alcune edizioni di Arezzo Wave e del Pollino Music Festival, aprendo alcuni concerti per Ghost Trees Where To Disappear è un rock suburbano di contaminazione wave angolosassone, il cui tema principale delle 13 canzoni è quello del Signor Uomo, un personaggio visto dalla gente comune come un extraterrestre, alla ricerca di un ambiente incontaminato, allontanandosi dalla realtà industriale-commerciale e dalla degenerazione culturale dell attuale società. I ritmi hanno un atmosfera galleggiante, brani semplici e orecchiabili, voce lamentosa e sognante, musica che non prende propria quota, lascendomi a fine ascolto con l idea che la loro musica appare piuttosto rilassata e godibile. Insomma, in questi Joy Division nostrani prevale un mood mesto avvolto da una danza onirica e ipnotiche digressioni musicali che in alcuni passaggi regalano sonorità luminose come in Clean Planet o Liquid. L elettronica tiene il passo alla chitarra in maniera equilibrata, in GTRC il pianoforte la fa da padrone accompagnando ripetitivi ritornelli, due brani mi hanno abbastanza convinto, e Deus, il primo arioso, il secondo dal ritmo cadenzato evocativo ad intermezzo acustico, uno strumentale con cori suggestivi verso la fine. Le tematiche ambientaliste stanno molto a cuore ai Joycut, eco-band che ha registrato questo lavoro nel londinese The Premises, lo studio di registrazione alimentato ad energia solare, pubblicandolo proprio nel giorno della campagna ecologista M Illumino Di Meno a favore della riduzione del consumo energetico. Il cd stesso è realizzato con materiali ecocompatibili, packaging con cartoncino riciclato, inchiostri naturali e colle vegetali.(***1/2) LOSING TODAY Dopo un EP che ha creato le giuste premesse e le opportune aspettative, esce il nuovo album dei JoyCut, la band EcoWave per eccellenza. Eco, per la vocazione ecologista ed il forte impegno sulle tematiche ambientali; Wave, per gli evidenti riferimenti musicali: Cure, Joy Division, Echo & The Bunnymen. Ma, al di là del meritevole impegno sulle tematiche ambientali, ciò che colpisce di questo disco è la capacità di competere allo stesso livello internazionale dei vari Editors, White Lies ed Interpol. Anzi, a dirla tutta, se questi gruppi avessero avuto all interno dei loro rispettivi ultimi (e mediocri) album tracce del livello di Garden Grey, TTG o Apple, saremmo ancora qui a gridare al miracolo! La produzione, affidata a Jason Howes, noto per i suoi lavori con Bloc Party, Arctic Monkeys, ed Hot Chip, ha aiutato a rendere le atmosfere ancora più british-oriented, ma la materia prima su cui ha lavorato è di grandissima qualità: 10 Pence e Clean Planet sono perfetti brani di apertura, che introducono senza sussulti l ascoltatore in un universo fatto di sonorità new-wave che, già con la successiva Garden Grey, si fanno più dense, fino a raggiungere vette di intensità quasi anthemic con TTG, Apple o S. Non so dire se i JoyCut riusciranno finalmente ad ottenere l attenzione che meritano in Italia e all estero, ma di sicuro, dopo un disco così centrato, originale, ben prodotto e ben suonato, sarà molto difficile ignorarli.

26 PAG. 26 SPAZIO ROCK No dai, è davvero sin troppo facile avvicinare i nostrani JoyCut ai Joy Division, visto il monicker assai simile; è, poi, davvero banale avvicinarli anche ai The Cure più dispersi nella loro celebre trilogia gotica, vista la proposta musicale totalmente votata ad un darkwave rock talmente British nello spirito, che sei portato a dubitare fino all ultimo secondo del disco che tu stia ascoltando una band italiana. Eppure, con questo quarto parto discografico, la band ha raggiunto una perfezione formale davvero invidiabile. Registrato ai The Premises di Londra, noto e gettonatissimo studio di registrazione alimentato al 100% ad energia solare, imballato con materiali ad impatto ecologico zero, prodotto dalle sapienti mani di Jason Howes (noto per i suoi lavori con Bloc Party, Arctic Monkeys e Lily Allen tanto per consolidare, ce ne fosse bisogno, lo spirito inglese dell operazione) questo Ghost Trees Where To Disappear è, innanzitutto, un viaggio, il percorso di un uomo che, volutamente, si perde ai margini dell umanità per ritrovare un senso delle cose. Tuttavia, tornando alle band citate in apertura di articolo, se tali accostamenti nascono praticamente in modo naturale, assolutamente non scontati sono gli squarci luminosi che, periodicamente, fanno capolino all interno delle melodie della band, lacerando quel velo di oscurità che viene perfettamente rappresentato nelle ispirazioni musicali e nella cover. Sono questi pianoforti cristallini, queste tastiere leggere eppure malinconiche, questi ronzii di chitarra elettrica inquieti sullo sfondo musicale tutto concorre ad arricchire la musica dei JoyCut con decise sfumature dream pop, e se bisogna citare un gruppo di derivazione anglosassone per continuare sul binario dei paragoni, l atmosfera è decisamente più Slowdive che Cocteau Twins (un modo molto elegante per dire che è un dream pop decisamente inquieto ed emozionale, piuttosto che autenticamente formale, quello scelto dai JoyCut). Citare dei brani, a questo punto, non è difficile: ci sono giocosi girotondi decadenti in GardenGrey, ossessività in crescendo in TTG, la progressione perfetta di Liquid o la chiusura dolcemente malinconica di W4U tuttavia, l operazione, per quanto facilitata dalla personalità dei brani, è assai sterile ed inutile: Ghost Trees Where To Disappear è un disco che va assaporato tutto dall inizio alla fine, demanda di perdersi nelle sue plumbee atmosfere e vi facilita il compito con canzoni di notevole ispirazione. Se bisogna necessariamente citare un difetto attorno alla formazione, direi che l unico appunto è già stato scritto, ovvero che troppi nomi e troppi nomi noti saltano immediatamente alla mente ascoltando la musica dei JoyCut, per cui i Nostri potrebbero venire accusati non a torto - di scarsa originalità. Tuttavia, questo è un disco che può essere messo in collezione accanto a Disintegration dei Cure, Unknown Pleasures dei Joy Division e Souvlaki degli Slowdive senza rischiare di sfigurare o sminuire il valore artistico della raccolta, tanto è ben riuscito e confezionato. Scusate se è poco.

27 PAG. 27 SHIVER Cosa ci troverà di tanto interessante Mr. Man nell osservare un pianeta la cui popolazione è fortemente cinica ed autodistruttiva? Da abitante del globo azzurro consiglierei ambizioni diverse, partire e andare in giro per l Universo alla ricerca di entità che sfruttino almeno il 50% della materia molliccia collocata in quell involucro osseo chiamato cranio. Ma probabilmente anche gli alieni hanno un certo interesse per il grottesco e allora non resta che augurare al Sig. Uomo una felice permanenza su questa Terra. A musicare i pensieri dell umanoide protagonista dei due album (con tanto di titoli dei brani che ricreano una specie di linguaggio alieno criptico: TTG H Gtrc S e W4U) ci pensa la band bolognese tracciando un mood angoscioso per una situazione in apparenza irreversibile come il percorso intrapreso dagli esseri umani verso un disfacimento preoccupante. Le sonorità invece rivendicano il diritto di poter portare avanti un discorso sonoro fatto di dark wave 2.0, rivestita da uno spleen tanto attuale che ai loro beniamini (The Cure su tutti) manca o addirittura si è arrestato con le ultime produzioni. Tuttavia nelle intenzioni dei Joycut c è una flebile speranza sul futuro (se non proprio nelle liriche almeno negli intenti) di questa Terra; Si perchè se Smith struggendosi nel suo dolce dolore cantava di desiderare cose impossibili senza però fare nulla per modificare il corso della propria vita (qualcuno potrebbe asserire che la non-scelta è pur sempre una scelta) i Joycut, altrettanto struggenti, cercano nella loro vita un senso ed un percorso che possa migliorare la permanenza su questo malandato pianeta e lo fanno con impegno e attenzione ricercando soluzioni a basso impatto ambientale (vedi le registrazioni dell album presso il Premises di Londra, studio di Londra alimentato ad energia solare o il packaging del cd realizzato con materiali riciclati). L album parte e porta dentro di sè proprio quel seme scuro tanto caro ad album come Disintegration o Wish, dove l intro strumentale ( 10 Pence ) annuncia quali saranno le atmosfere che seguiteranno di lì a poco; Clean Planet è gravida di quelle atmosfere opprimenti createsi intorno agli anni 80 più scuri e nell ugola di Pasquale Pezzillo si incastrano il demone di quella che fu la Siouxie Sioux dell epoca con la spettrale sagoma di un Robert Smith malfermo e perso con lo sguardo nel vuoto: Voce che sembra più un sensuale richiamo lontano (e sofferente) piuttosto che il lamento di una creatura priva di sentimento. Paradossalmente i brani con maggiore presa e che restano più impressi sono quelli già conosciuti e rilasciati nell ep Ghost Trees dentro il quale si raccoglievano stretti e abbacinanti cinque episodi musicali che i White Lies probabilmente non scriveranno mai: Apple, Liquid, Deus, TTG, W4U sparpagliate lungo tutto l album in modo da tenere l attenzione sempre alta. Apple, Liquid e TTG hanno dalla loro un apertura musicale quasi solare con chitarre epiche e refrains efficaci. W4U, che chiudeva l ep e chiude anche questo nuovo disco, invece è una dolce nenia dark con fugaci frammenti orientaleggianti; Deus invece si agita irrequieta, nelle sue parti strumentali, per poi sfociare in un finale rabbioso. Il resto delle canzoni che formano questo Ghost trees where to disappears mostrano una capacità di scrittura e composizione davvero impressionanti; Difficile trovare un punto morto nel percorso che si snoda tra le trascinanti correnti new wave di Garden Grey, H e S, gli scuri anfratti dentro cui si nasconde la sporca e fragile Gtrc, il fugace cielo post-punk ammantato da nuvole elettroniche in The Fall, o i territori desolati e ostili di Fake Modesty. I Joycut mostrano di avere le idee chiare sul cammino intrapreso e sulla strada impervia che stanno percorrendo, non priva di ostacoli e paragoni importanti/ingombranti ai quali sono e saranno sicuramente associati, resta il fatto che in Italia potrebbero essere già, a loro volta, punto di riferimento e motivo di vanto. Un ultimo semplice e modesto consiglio per chi ricerca band e guarda ostinatamente all estero senza valutare il potenziale di quelle italiane (che cantano anche in inglese): Lascia perdere i White Lies perchè sotto il naso hai qualcosa di infinitamente meglio.

28 PAG. 28 NERDS ATTACK Si completa il racconto iniziato con il precedente EP Ghost Trees che confluisce naturalmente nel ritorno discografico dei bolognesi JoyCut. La metafora del Signor Uomo e la sensibilizzazione verso l ambiente a recuperare valori ormai perduti da tempo. Ecco allora ancora una volta il packaging realizzato con materiali totalmente ecologici e biodegradabili ed il disco registrato ai Premises di Londra, studi alimentati ad energia solare. Punti a favore di una delle band più musicalmente internazionali uscite dallo stivale nell ultimo lustro (almeno) a confermare per l ennesima volta che in Italia con dedizione e lavoro si riesce a superare modelli di carta straccia provenienti da oltre oceano e oltre Manica. Molta gente non ha voglia di mettere in moto il cervello, di curiosare, di guardarsi attorno e soprattutto indietro quando si tratta di recuperare la storia e le radici musicali. Molta gente idolatra bluff clamorosi come Interpol, White Lies e compagnia correlata, molta gente adora farsi prendere per i fondelli e al contempo adora immergersi fino al collo nell hype. Seguire la massa non pensante evidentemente continua a regalare un grande senso di sicurezza. Questo per circolettare di rosso l assoluta bontà di questo album, che vive senza scimmiottare, senza furbamente rubare, senza smaccatamente plagiare, al fianco di riferimenti assoluti che per i JoyCut sono chiaramente rappresentati da The Cure, The Chameleons, Tears For Fears ( GTRC è la loro Mad World ), Echo & The Bunnymen. La wave oscura di un era difficile da scrollarsi di dosso, fondamentale per comprendere il cammino della formazione emiliana, matura e lanciata verso traguardi che devono e saranno consoni alla portata di Ghost Trees Where To Disappear. Album perfetto. Di rara efficacia melodica. Inutile analizzare oltre. [****] ROCKIT Conservo il vivido ricordo dei JoyCut sul palco come una sorta di liposuzione melodica dei Cure più dilatati e meno nichilisti. E francamente anche la loro seconda prova su disco, "The Very Strange Tale of Mr.Man", non si discostava poi così tanto da tale impressione, accordo più accordo meno. Nel nuovo "Ghost Trees Where To Disappear" cambiano le cose, in meglio però: l'approccio emulativo si attenua e le intuizioni embrionali del disco precedente prendono qui definitivamente spessore, anche in virtù di una dichiarata continuità lirico-concettuale che accomuna i due lavori e che identifica nella figura di Signor Uomo l'unico protagonista. Aumentano la visionarietà narrativa, la trasversalità artistica e subentra prepotentemente una non comune sensibilità sonico-ambientalista (dal packaging in materiali riciclati alla stessa registrazione dell'album, realizzata presso il The Premises, primo studio di registrazione europeo interamente alimentato da energia solare). A fine ascolto "Ghost Trees Where To Disappear" suona come un concept-album al passo coi tempi che, per quanto ancora non completamente depurato dalle tossine sonore di Robert Smith&Co. ("TTG" e "Apple" su tutte), si lascia docilmente imbastardire nella sua congenita pop-psichedelia-shoegazer dalle contaminazioni siderali di Jason Howes alla consolle, coreograficamente più congeniali al nuovo scenario di Signor Uomo, che abbandona definitivamente la degenerazione delle alienanti periferie suburbane per rifugiarsi dentro la spettrale brutalità degli spazi aperti naturali, orribilmente violentati.

29 PAG. 29 IMPATTO SONORO La musica è una questione di stomaco e poco importa se alle volte ci vogliono anni, sudore, delusioni, vittorie e quant altro per arrivare al nocciolo della questione. E sacrifici, costanza, forza di volontà, e qualcosa da dire per davvero. Ghost Trees Where To Disappear è la festa per una decade di musica, quella dei Joycut, vicina sì a idoli inenarrabili come Joy Division, Slowdive e Cure, ma lontana quanto basta da una vuota imitazione degli stessi, chiave per un successo tanto assicurato quanto superfluo e dimenticabile. Non è questo che cercano e hanno cercato i Joycut, ad oggi una delle realtà più promettenti e convincenti del panorama italiano, sicuramente tra le poche a inspirare con ardore tanto fiato internazionale. I Joycut vedono la musica come dovrebbe essere vista, come un mezzo di comunicazione importante quando non fondamentale, un canale sicuro per messaggi vivi e coscienti, uno strumento per svegliare, scuotere e ispirare. Ci avevano mostrato la terra dagli occhi di un piccolo alieno spaesato e incupito da tante magnificenze e tanti orrori tipicamente umani, ci portano oggi in un viaggio immaginifico, tanto bello quanto necessario, tra alberi più o meno fantasmi, un ambiente da ammirare, curare e salvare, per capire finalmente noi stessi. Prodotto da Jason Howes (Bloc Party, Arctic Monkeys, Lily Allen..), registrato a Londra presso The Premises (primo studio di registrazione al mondo alimentato interamente da pannelli fotovoltaici), Ghost Trees Where To Disappear segna il raggiungimento di vette elevatissime nell ideazione di un architettura sonora tanto stabile quanto dinamica, capace di poggiare saldamente su quei riferimenti che i Joycut non hanno mai cercato di nascondere, ma allo stesso tempo di stupire creando spazi siderali e vertigini multi-forma che sono il panorama perfetto per sostenere con sorprendente intensità la ricerca estetica e morale che si snoda con puntualità e lucidità lungo le 13 tracce del lavoro. Ghost Trees Where To Disappear è sì una ben confezionata dichiarazione d amore per quella scena wave degli anni 80 a cui molta della musica degli anni Zero è più che debitrice, ma è anche un passo ulteriore e probabilmente definitivo nella creazione di un linguaggio personale e originale, fatto di atmosfere opprimenti à la Cure ( Green Garden ), malinconie dissonanti e oniriche in stile Slowdive ( Clean Planet ), cavalcate quasi post-rock ( TTG ), cupe introspezioni ( Deus ) e potenziali bombe corali quasi Arcade Fire ( The Fall ). Ci sono voluti dieci anni, dieci anni per capirsi alla perfezione, per mescolare, rimescolare e fare propri i più svariati elementi, dieci anni per raccontare e raccontarsi con una lucidità e un intensità fuori dal comune, dieci anni per un disco che suona definitivamente grande. LOUDVISION Esperienza trascendente Pensate a un posto legato a particolari ricordi, d'infanzia o più in là nel tempo che siano: quale sarebbe stata la colonna sonora adibita a sfondo per siffatti frammenti di vita? Il gruppo indie italiano ha già in mano la risposta. Il quarto LP fa perdere l'ascoltatore in un'ipnosi fuori dalla dimensione del presente, fra chitarre dolcemente stridenti (che ricordano i riff degli Editors) e percussioni energiche nei punti culminanti. Non manca il pianoforte, ispessito da basi eteree e trasognate - molto anni '80 -, interrotto solo dalla voce del frontman. Liriche (in inglese) fitte di sensazioni provate, ma ancora da scoprire, inevitabilmente. Un altro punto guadagnato dalla musica indipendente. Avete bisogno di espiare le vostre colpe?vi sentite a disagio perché non vi siete confessati di recente? Bene, ascoltate questo disco e avrete posto la parola "FINE" a tutte le seghe mentali partorite dalle di voi menti.garantiamo noi. PRO * La pastosità armonica * La trascendenza dei suoni CONTRO Nessuno

30 PAG. 30 MAGMUSIC Non mi trovo a recensire una band qualsiasi, me ne rendo conto sin dalle prime tracks e, di fatto, la ricetta di questo lavoro sembra avere come base uno spiccato senso di ricerca tra elettronica e un certo space-rock, pur utilizzandone in maniera intelligente e personale entrambi gli archetipi, al servizio di ciò che a mio avviso è una delle più affascinanti testimonianze di una moderna interpretazione del concetto di canzone. Certamente ben curato nell ordine dei brani, dal risultato spiazzante e dinamico, certamente capace di farsi ascoltare da orecchie colte e sin da subito preparate a determinati mondi. Una tavolozza di colori molto ampia, elaborazioni e arrangiamenti calibrati verso un suono che non mi ha colpito particolarmente per la sua originalità ma piuttosto per l abile ed efficace contesto in cui esso viene con maestria direzionato. Molteplici gli arrangiamenti dalle sinuosità artistiche non indifferenti, di cui Liquid ne è lampante testimonianza; poco più di due minuti e mezzo scolpiti in una song di sicuro impatto emotivo, e perché no, radiofonico; essa prende a tratti distanza dal resto dell album e spicca per immediatezza, attraverso l euforico incedere naturale, seducente e spontaneo. Una moderna fiaba in chiave new-wave. L accurata identità urbana che contraddistingue lo stile JoyCut permea l intero lavoro e si colloca di diritto in territori geografici anglosassoni, acquisendone paesaggi e riverberi, identificando le proprie energie con una produzione curata da Mr. Jason Howes (Arctic Monkeys, Bloc Party, Art Brut, solo per citarne alcuni). La fiaba raggiunge l apice in W4U, sul finire, come a voler lasciare un segno di annientamento sugli altri ascolti; trovo difatti impossibile (e sfido chiunque di voi a non farlo) non riascoltare una seconda volta e una terza ancora, questa song in particolare.apple brilla di luce propria. Basso in risalto e cadenza in stile Editors (per i quali i nostri hanno aperto i due esclusivi concerti italiani di qualche anno fa), chitarre ferree e spaziali, voce dentro ma sempre, in ogni brano, perfettamente intellegibile e presente.la registrazione di Ghost Trees Where to Disappear ha avuto luogo nel borgo Londinese di Hackney, fulcro nascente e di fermento del consapevole The Premises, primo studio di registrazione europeo interamente alimentato da energia solare; non un casuale dettaglio quest ultimo, ma la consapevole scelta di una band che con La foresta degli alberi fantasma ha l opportunità di ampliare il proprio concept, dedito al tema della cura dell ambiente, nella sua totale interezza (le confezioni dei prodotti che veicolano i JoyCut hanno la particolarità di essere in manufatto di carta riciclata, incellophanati in Mater B e Biophan, totalmente a favore della produzione di rifiuti-zero).un lavoro concreto che non necessita di troppe parole, ma di ascolti e riflessione.

31 PAG. 31 MUCCHIO(Fdm) I JoyCut si definiscono un gruppo EcoWave ma non è una semplice posa: basta dare un'occhiata alla bella confezione riciclabile di questo loro nuovo album, e scorgere tra i titoli delle canzoni riferimenti evidenti a temi ecologisti come CleanPlanet per capire che non si tratta di mossa promozionale ma di sincera adesione. Non basta: Ghost Trees Where To Disappear è stato registrato a Londra in uno studio alimentato a energia solare. Per quanto concerne l'elemento wave della definizione, si tratta di qualcosa di altrettanto evidente e pertinente. La formazione percorre le autostrade di certa new wave al confine con il new romantic e con il pianeta dark, intrecciando i propri riferimenti ad una dimensione da stadio, vagamente epica, che fa molto primi U2. Constatazioni, queste, che potrebbero preludere ad un giudizio sia positivo che negativo, ma i JoyCut sanno il fatto loro e, pur non riuscendo del tutto nel (comunque non facile) compito di trarne materiale totalmente originale, sanno scrivere canzoni e sanno crear loro un adeguato contesto sonico. Tra tutti i brani in scaletta il più convincente è senz'altro GardenGrey, irresistibile e festoso schiacciasassi ritmico vagamente Bowie a Berlino, attraversato da una melodia vocale malinconica e misurata, un inno che funziona e conferma il peso specifico dell'onesto artigianato ecologico dei JoyCut. RADIOGAS %20Pop-Rock&titolo=JOY%20CUT%20%20-%20Ghost%20Trees%20Where%20To%20Disappear Anno di pubblicazione: 2011 Etichetta: Pillow Case Records Provenienza: Italia Genere: Post Rock Voto: *** Brani migliori: W4U, GTRC, The Fall Dopo aver esplorato lo scenario urbano nella sua decadenza con The Very Strange Tale Of Mr. Man (Pillow Case Records 2007), i JoyCut tornano a distanza di quattro anni con un nuovo lavoro in cui continuano ad esplorare il mondo contemporaneo, uscendo questa volta dalle città, per cercare pace nel verde delle foreste che, seppure violentate dall'abuso dell'uomo, restano l'unico rifugio possibile per riuscire a respirare liberamente. Il cemento e l'acciaio si dissolvono per lasciare spazio a una natura rimasta ormai unica portatrice della saggezza di tempi passati. E allora ecco Ghost Trees Where To Disappear, album registrato interamente a Londra, nel sobborgo di Hakney, ai Premises Studios, primo studio di registrazione europeo interamente alimentato da energia solare, già, perchè Mr Man non si accontenta più di starsene in disparte a guardare, ma cerca attivamente di salvare il suo mondo (e lo stesso fanno i JoyCut), o per lo meno quello che ne rimane, attraverso un attento impegno ecologico. Prodotto da Jason Howes (già Bloc Party, Arctic Monkeys, Lily Allen, Art Brut, Hot Chip) l'album ha dato alla band un'investitura internazionale portandoli a suonare al Canadian Music Fest, passando per il Balcony TV Show di Dublino, Il CO2 di Copenhagen, fino all I-Day con gli Arcade Fire.Entrando però nel vivo dell'album dopo tanti preamboli, già ad un primo ascolto si può cogliere un profondo senso di coesione tra le tracce di questo lavoro, tanto da potersi un po' confondere una con l'altra per un orecchio distratto. Il sound intriso di effetti di distorsione è elegante e sembra a tratti suggerire uno scenario futuristico e post-atomico. Diciamola tutta, c'è un bel po' di elettronica anni Ottanta, riletta però in chiave presente e spogliata di inutili orpelli che si spegne in finali bruschi e inaspettati. Le tredici tracce che compongono Ghost Trees Where To Disappear sono perfettamente bilanciate e episodi più lenti, forse quelli meglio riusciti, si alternano con altri più ritmati e travolgenti in modo da non lasciare mai l'ascoltatore solo nel suo viaggio. A voler proprio trovare un difetto in questo album, forse si potrebbe dire l'eccessiva frammentazione, ossia, sarebbe forse stato meglio avere meno tracce ma un po' più lunghe (come appunto era in The Very Strange Tale Of Mr. Man) che tredici, in fin dei conti, molto brevi. Ma detto questo, se ci sono voluti quattro anni per questo nuovo disco, benissimo, che i JoyCut si prendano tutto il tempo che vogliono e continuino dritti per la loro strada, e soprattutto con lavori a questo livello!

32 PAG. 32 ROCKOL Quasi due anni or sono i Joycut diedero alle stampe un eponimo EP che pareva dovesse anticipare di pochi mesi l'uscita del loro secondo album. In realtà di tempo ne è trascorso un po' di più, ma questo non ha impedito alla band di continuare il proprio rapporto con Mr.Man, un uomo i cui valori positivi sono visti quasi come alieni dal resto dell'umanità, bambini esclusi. Nel nuovo lavoro Ghost trees where to disappear, Mr.Man è in cerca di ossigeno e si sposta da paesaggi suburbani verso aree pesantemente inquinate, dove gli alberi sono l'unico rifugio. Questo il concept che guida le tredici canzoni registrate dalla band bolognese, brani musicalmente inzuppati nella new-wave anni Ottanta di Cure e Echo & The Bunnymen, ma anche nel rock con influenze barocche degli Arcade Fire. Il disco è stato registrato a Londra con il produttore Jason Howes (Bloc Party, Hot Chip, Arctic Monkeys), puntando sulla massima sostenibilità ambientale: inciso al The Premises, primo studio europeo alimentato a energia solare, il CD include un packaging realizzato completamente con materiali eco compatibili, mater-bi, cartoncino riciclato, inchiostri naturali e colle vegetali. AUDIODROME op=modload&name=news&file=article&sid=7510&mode=thread&order=0&thold=0 Ghost Trees Where To Disappear è il consequenziale seguito dell attività musicale, concettuale e pratica dei Joycut. Anni di gavetta - consumati tra miriadi di concerti, Arezzo Wave, singoli ed ep - hanno prodotto una forte identità creativa, dalla grande spinta ecologista. La pubblicazione dell esordio The Very Strange Tale Of Mr. Man creava i presupposti per la storia di Mr. Man, che si risolve, nel nuovo disco, con l immergersi del protagonista in un non luogo dove la linfa vitale della natura è unica fonte spirituale di salvezza. Il tutto accompagnato da una campagna di sensibilizzazione sul consumo intelligente, evitando sprechi e ponendo l attenzione sulle violenze che la natura subisce ogni giorno, anche per via di inconsapevoli gesti che non ci accorgiamo nemmeno di compiere. Il tutto legato a doppia mandata con le tematiche del disco, con Estragon, Coop Italia, XL e il Gruppo Espresso a fornire copertura mediatica e con l azione diretta del gruppo tramite gesti quali la fattura dell artwork del cd, realizzato con carta riciclata e incellophanature in Mater B e Biophan. Occorre però distinguere la portata artistica della musica del gruppo da tutto questo, onde evitare facili entusiasmi per ciò che conta davvero in questa sede, la musica. Per cui, una volta chiarito come la genesi del nome della band derivi dall unione della Joey di Nick Drake e del Cut di The Final Cut, conclusione dell avventura di Roger Waters nei Pink Floyd, si può scrivere che in realtà il facile richiamo ai Joy Division esiste eccome, considerando lo stile dei Joycut, per quanto - più che al gruppo di Ian Curtis - il songwriting s avvicina al filone della new wave epica e drammatica di gruppi come National e Arcade Fire, con occasionali tocchi di matrice dark da primi Cure. Derivatività a mille, quindi, ma la caratura tecnica e compositiva raggiunta negli anni aiuta a realizzare pezzi di grande impatto come CleanPlanet, l eterea incursione dark di GTRC o quella shoegaze di TheFall. Le basi sono solide, insomma: ora è fondamentale il salto di qualità. LATE FOR THE SKY Per coloro che volessero continuare a bearsi di queste sonorità, un passaggio ideale è quello verso Ghost Trees Where To Disappear (2011), secondo album dei bolognesi JoyCut: un disco che nel 1981 avrebbe fatto sfracelli Al di là della fin troppo facile ironia, va detto che non di sola musica derivativa si tratta: se l inevitabile collocazione è quella, appunto, dell Inghilterra dei primi anni ottanta e dei suoi eroi crepuscolari, Cure e Joy Division in testa, ai giovani emiliani va riconosciuta la capacità di scrivere belle canzoni con estrema facilità e di confezionarle in maniera tale da affiancare un originale tocco personale all ABC del perfetto post-punker. Il risultato è un album godibilissimo, scuro quanto basta, che ha tutte le potenzialità per andare oltre il pubblico di stretta osservanza Per una volta ci piacerebbe credere alle favole

33 PAG. 33 L'ISOLA CHE NON C'ERA La natura deve esercitare su questa band un potere particolare. Gli alberi soprattutto sembrano accompagnare il percorso ben strutturato di una fra le band più sensibili a ciò che ci sta intorno e che è sempre stato lì molto prima del nostro arrivo. I JoyCut a ogni nuova pubblicazione paiono giocare una partita tutta loro - una partita difficile, da governare fino in fondo piuttosto che portare a casa un risultato. La prima volta che ho visto la band dal vivo è stata in un parco: neanche a farlo apposta i quattro suonavano in un area disegnata da altrettanti tronchi. Ho subito pensato che scenario migliore non potesse esistere per temi legati all ecologia, all inquinamento, a condizioni atmosferiche impervie, a periferie claustrofobiche. E il suono, il suono sembrava pronto per rarefarsi tra le piante, restare impigliato sulle loro teste e poi infrangersi tra rami e fronde. Nel nuovo lavoro di JoyCut si riconoscono i temi più cari e si riconoscono gli elementi, nessuno escluso: fuoco (TheFall), terra (CleanPlanet), aria (Deus) e acqua (Liquid) compaiono in brani che dal primo ascolto non potremmo non riconoscere come familiari. Suite dilatate, cavalcate oniriche che tanto hanno accostato la band ai più oscuri Cure si riconoscono anche in Ghost Trees Where To Disappear, concept album che ruota intorno alla figura di Mr. Man. La strana storia del Signor Uomo narra dell unico esemplare rimasto, la cui immagine agli occhi degli altri appare come quella di un extraterrestre verde-grigio. Il Signor Uomo è in cerca di ossigeno, lo cerca tra il respiro degli alberi fantasma e sono in molti a poterlo aiutare, i bambini specialmente. Da questo incipit un intero disco a forte impronta ambientalista. Registrato presso The Promises, primo studio di registrazione europeo interamente alimentato da energia solare, Ghost Trees si presenta tra gli scaffali con packaging in materiale riciclato al 100%, biodegradabile e stampato con inchiostro vegetale. E poi c è un vecchio cd, da ascoltare in macchina, in un pomeriggio di pioggia, prima di scendere sull asfalto e lasciarsi sedurre da umidità e Ponente.

34 PAG. 34 RADIONATION Il mio primo impatto coi Joycut è stato live solo l anno scorso. E sono rimasta folgorata. E non mi spiego perché si portino 3-4 volte l anno in Italia i White Lies e non si dia più spazio a una band come questa di casa nostra che non ha davvero né nulla da invidiare agli inglesi né deve pagar dazio e stare alla loro ruota. Follie inspiegabili. Dei Joycut non potevo quindi che spendere parole positive dopo averli sentiti suonare avanti ai miei occhi, figuriamoci poi dopo che tra le mani (figurato, purtroppo la copia fisica non è mai arrivata e quella digitale solo dopo un mese) capita l album che dopo dieci anni di loro carriera giunge perfetto. Per il packaging, poi, le tematiche ambientaliste stanno molto a cuore ai Joycut, eco-band che ha registrato questo lavoro nel londinese The Premises, lo studio di registrazione alimentato ad energia solare, pubblicandolo proprio nel giorno della campagna ecologista M Illumino Di Meno a favore della riduzione del consumo energetico. Il cd stesso è realizzato con materiali ecocompatibili, packaging con cartoncino riciclato, inchiostri naturali e colle vegetali. Per non parlare delle foto con gli alberi pubblicate sulla loro pagina facebook. Quello dei Joycut è letteralmente un disco che ti apre la mente: una ben confezionata dichiarazione d amore per quella scena wave degli anni 80 e un passo ulteriore e probabilmente definitivo nella creazione di un linguaggio personale e originale. Del resto il tema principale delle 13 canzoni è quello del Signor Uomo, un personaggio visto dalla gente comune come un extraterrestre, che sembra camminare su un pavimento liquido fatto di note e atmosfere. Atmosfere che sono plumbee, ma di una darkwave sognante e avvolgente. Malinconiche e opprimenti senza essere strazianti. Il punto di incontro tra Cure e Arcade Fire, insomma. Menzione d onore, più che a un brano solo su tutti, è alle liriche del disco. Individuare un brano che impressiona più sopra gli altri è impossibile: è il disco che va messo nel lettore e vissuto come colonna sonora del momento. STORIA DELLA MUSICA %28PillowCase_Records,_2011%29.p0-r3923 Ghost Trees Where To Disappear, terzo lavoro dei nostrani Joycut, è, prima ancora che un buon disco, un disco buono. Fiero alfiere della filosofia ecologista che da sempre contraddistingue il gruppo, GTWTD si mostra - sotto questo aspetto - integro come mai prima d ora un prodotto Joycut era stato: dal packaging al vinile, dalle colle agli inchiostri, tutte le componenti fisiche hanno origini controllate ed eco-compatibili. E quelle non fisiche, stavolta, pure: la registrazione - ad opera di Jason Howes che, tanto per chiarire la dimensione internazionale del gruppo, ha lavorato con Bloc Party, Art Brut e Arctic Monkeys - è stata fatta presso The Premises Studio di Londra (il primo in Europa alimentato esclusivamente con energia solare) e la pubblicazione ha coinciso con il giorno in cui - qualcuno, forse, ricorderà - fummo tutti invitati a spegnere l elettrico superfluo aderendo ad una relativamente imponente campagna di sensibilizzazione al risparmio energetico (lo stereo, quindi, alla faccia dell impazienza, immagino che quel giorno avremmo dovuto lasciarlo stare ).I Joycut, chi li conosce lo saprà, riciclano invero anche buona parte di musiche già note. Riuscendo, tuttavia, a dare all operazione una connotazione ancora in gran parte positiva: le radici dark/new wave tipicamente inglesi si sviluppano nella loro musica - e in questo lavoro meglio che mai - entro una dimensione di piacevole freschezza che oggi, a fronte della manifesta agonia di certo stantio revivalismo, appare quantomeno ammirevole. Colpisce, in prima battuta, la scura eleganza e l equilibrio dei suoni (il lavoro di Howes si sente eccome) attraverso cui riescono ad emanciparsi da un linguaggio che ancora tanto deve ai Cure (si senta l attacco di Garden Grey), ma che invero ripiega la loro pornography dentro una dimensione di vellutato, carezzevole e a volte straniante (echi del Twin Peaks Theme in 10 Pence?)

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