Accogliere la diversità

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1 Tariffa Assoc. Senza Fini di Lucro: Poste Italiane S.P.A - In A.P -D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/ 2004 n 46) art. 1, comma 2, DCB/43/ Arezzo - Anno XIII n 4/2009 Accogliere la diversità 1

2 3 Primapagina I nuovi Magi 4 6 Il dono della diversità Le ragioni dell'altro 8 10 La sana follia di Alda Il cammino inarrestabile dei migranti Così come sei Maurizio Maggiani e la profezia della vita 18 SOMMARIO Il giovane poeta che è in noi La Madonna del latte 22 Nuove pubblicazioni Nuova veglia 26 Avvisi Graffiti 29 trimestrale Anno XIII - Numero 4 - Dicembre 2009 REDAZIONE località Romena, Pratovecchio (AR) tel. 0575/ fax 0575/ DIRETTORE RESPONSABILE: Massimo Orlandi REDAZIONE e GRAFICA: Simone Pieri, Alessandro Bartolini Massimo Schiavo, Luca Buccheri FOTO: Massimo Schiavo, Checcaglini Piero, Eliseo Pieri Copertina: Massimo Schiavo Hanno collaborato: Luigi Verdi, Pier Luigi Ricci, Maria Teresa Marra Abignente, Gianni Marmorini, Luca Buccheri. Filiale E.P.I Arezzo Aut. N. 14 del 8/10/1996

3 Avete mai sentito parlare di Charles Fourier? Il suo nome è appena citato nei libri di storia. Poche righe per raccontare il suo sogno. Era uno dei cosiddetti socialisti utopisti. A inizio Ottocento aveva pensato a un modello di società nella quale l uomo si sarebbe realizzato valorizzando le sue inclinazioni, in cui ciascuno avrebbe potuto contribuire secondo il suo talento, offrendo come ricchezza la sua diversità. Mi hanno sempre incuriosito i pensatori come Fourier, e ora capisco meglio perché: avevano fiducia nell uomo, pensavano che non bastava il progresso a rendere migliore la vita, che per il passo decisivo sarebbero stati necessari migliori rapporti umani. Le comunità ispirate al suo pensiero fallirono. Ma non è questo che circoscrive la bontà della sua aspirazione. Oggi la nostra società occidentale che, da Fourier in poi ha pure compiuto tanta strada verso l emancipazione dell uomo, si è chiusa in se stessa: le sue conquiste sono diventate il misurino su cui si giudica il valore delle altre culture, il suo benessere è diventato una cortina di superbia che punta a escludere chi si ritiene non vi abbia contribuito direttamente. Cresce una paura, una paura irrazionale, alimentata ad arte, per ogni contaminazione con chi ci porta esperienze che non si inquadrino nell ambito di una presunta normalità. Questa chiusura sempre più ermetica, indirizzata soprattutto verso le migrazioni che caratterizzano questa fase della nostra storia, non è un segno di forza, ma di un progressivo impoverimento. Lo diceva bene Fabrizio De André quando spiegava perché si appassionasse tanto a minoranze come gli indiani d America e i rom: Se non arricchiamo il nostro mondo con esperienze come queste, noi rischiamo di pensare che il mondo sia finito, che non ci sia più futuro. Ci sono mille e più ragioni umane e religiose per accogliere chiunque bussi alla nostra porta. Ma siccome evidentemente gli imperativi etici non bastano, proviamo almeno a renderci consapevoli che questi popoli, in cambio di un pezzo di pane e di un sorso di speranza, ci consegnano a domicilio una freschezza nuova, potenzialità che non abbiamo mai conosciuto. È un travaso prezioso anche per la nostra anima: In Italia e in Europa scrive Antonietta Potente non arrivano solo degli emigranti che cercano uno spazio per vivere, arriva anche una sapienza differente e un immagine di Dio differente. Quando si sposta una persona non si muove solo una cultura, quando i popoli emigrano non si spostano solo i loro modi di vivere, cambia anche Dio. E il Dio più bello è un Dio itinerante, un Dio che cammina. Accogliere, allora. Perché accogliere vuol dire ascoltare la vita, qualunque linguaggio essa parli. Accogliere, anche perché non è vero che la nostra coscienza personale e di gruppo si afferma proteggendola da ogni innesto. Al contrario scopriamo chi siamo solo grazie al confronto con chi è diverso da noi, perché lì sperimentiamo la nostra identità, la liberiamo, la ritroviamo rafforzata da una consapevolezza nuova. Nessuno nega la fatica. Le differenze culturali e sociali sono spesso rilevanti, le incomprensioni inevitabili. Però quello che conta è ritrovare la spinta, è riprendere la direzione verso il sogno. Il sogno che il mondo diventi una casa per tutti. Abitata da una meravigliosa, straripante varietà. Massimo Orlandi PRIMAPAGINA

4 I nuovi Magi di Luigi Verdi È la casa di mio Padre, ma freddi stanno gli oggetti l uno accanto all altro, come se ciascuno badasse ai fatti suoi che in parte ho dimenticati, in parte mai conosciuti. Quanto più si indugia fuori dalla porta, tanto più si diventa estranei. Queste parole di Kafka mi ricordano quello che anch io provavo tornando a casa dopo il primo anno passato in seminario; per la prima volta compresi che la nostalgia non nasce solo come rimpianto di una terra perduta, ma anche quando sperimentiamo in noi una diversità. Il minimo di felicità per ogni persona nasce dal sentirsi a casa da qualche parte, quando trova un luogo dove gli oggetti sono caldi, la porta è aperta e il focolare acceso. Oggi sono ormai successe troppe cose che non dovevano succedere e quel che doveva arrivare non è arrivato. In tutti noi, i segni della debolezza umana, la vigliaccheria, la diffidenza e la paura dettata dal buon senso. Ci lamentiamo di tutto quello che cambia e abbiamo paura di capire quello di cui il vento parla. Lo straniero viene presentato come un nemico che invade i nostri paesi del benessere, come qualcuno che disturba l ordine sociale, che crea dei problemi senza soluzioni. Un clima di paura, di insicurezza si diffonde nelle nostre città e purtroppo non solo nei paesi sviluppati, ma anche in quelli poveri. L altro vale tanto quanto serve. Infatti si rifiuta la sua presenza quando costituisce un rischio o un impedimento alla propria. Non si uccide solo con la spada, ma anche affermando che il senso del vivere altrui è funzionale al proprio vivere. Accogliere l altro a livello funzionale non vuol dire necessariamente che in tutti i momenti si cerchi di usarlo in vista dei propri scopi. Vuol dire però che lo si accoglie o lo si rifiuta a determinate condizioni, cioè in base al suo piegarsi o non piegarsi ad esse. Un amica, Nelya, per altri straniera, per me in cammino verso l unico monte della vita, mi dice: Sì, sono straniera e non sono povera, come pensano tante persone. Sì, sono venuta in Italia per denaro però ho trovato di più e mi sento come 4 una ricchissima persona del mondo Questo periodo di prova mette in gioco in me pazienza e coraggio. Sì, sono proprio la pazienza e il coraggio che noi non abbiamo più, il regalo che Nelya e gli altri portano come nuovi Magi al nostro pezzo di mondo. Abramo accoglie tre ospiti nella sua tenda, lava loro i piedi, offre cibo e ristoro, e ci indica le due condizioni che muovono in noi l accogliere la diversità. La prima condizione è che uno accoglie l altro senza neppure conoscere il suo nome e la sua storia; per questo accogliere è un rischio, puoi trovare un bandito o un angelo. L accoglienza ci chiede di aprire gli occhi a modi di essere che non sono i nostri, fioriti sotto altri soli, bagnati da acque diverse, ma che sono altrettanto rifrazioni dell unico Essere in cui affondano le radici di ogni uomo. La seconda condizione è che Abramo vive in una tenda e per questo anche lui si sente forestiero in questa terra. Rotta l armonia con Dio e tra le persone, il rapporto con la terra sarà un rapporto di dominio, un rapporto guidato dalla logica del possesso e della difesa l uno dall altro. L immigrato è ansioso di non essere più considerato come uno straniero, sa che questo bisogno cessa quando diventa se stesso e non più un modello sospetto. Lo straniero paga il prezzo alla sua e alla nostra estraneità cercando di essere se stesso in qualunque luogo, diventando così portavoce della solidarietà umana. Ogni tempo di crisi e quindi di passaggio esprime il peggio di sé, di razzismo e di egoismo, di violenza e di paure. Ma anche se le cose sembrano non cambiare, anche se tutto sembra continuare come prima, dobbiamo scrutare l orizzonte, fiutare l aria e gettare il seme. Il sogno di futuro è tutto dentro la realtà, occasione non prevista dai programmi. Torniamo al sogno di Dio e ai sogni profondi del cuore umano, tornino le campane delle Chiese a lanciare colombe, ogni schiavitù sia liberata e ognuno sia sciolto dal vento in cenacoli di carezze delicate.

5 Foto di Massimo Schiavo Mi sento come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono i problemi del nostro tempo. L'unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono pur trovare ospitalità da qualche parte, trovare un luogo in cui possano combattere e placarsi. Etty Hillesum

6 6 Il dono della diversità di Gianni Marmorini Nella Bibbia come nella natura, nell'arte come nel nostro cammino quotidiano non è difficile accorgersi di come la diversità sia l alimento della vita. Nell ultima lezione che ho seguito sulla Teologia del Vangelo di Marco il professore si è comportato in un modo molto strano. Come per tutti gli insegnanti anche lui credo che abbia dei problemi con il tempo e la mole immensa del programma da svolgere, eppure ha dedicato quasi un ora intera a spiegare le posizioni di alcuni studiosi che lui non condivideva, posizioni oggi decisamente superate dalla maggioranza degli studiosi. Le ha spiegate accuratamente, senza fretta, direi con delicatezza, scrivendo i loro nomi e le date alla lavagna. Ognuna di queste posizioni era superata dalla successiva, ma qualcosa della precedente rimaneva nella nuova. Mi è piaciuto molto questo parlare e lo confronto con il mio modo di cercare sempre una sola parola, quella vera e definitiva. Penso anche a quel libro, patrimonio dell umanità, ma aperto solo da alcuni, il Talmud. Nel mezzo della pagina ci sono alcune parole e tutt intorno le spiegazioni di tanti maestri che mai concordano fra loro. Ognuna però è conservata accanto all altra. Come se oggi intorno ad un evento si conservassero con cura e affetto i pensieri di Bossi, Berlusconi, Bertinotti, Dalai Lama, Bush ammettendo che siano tutti maestri. Un libro veramente strano, un sogno. Ma forse anche la Bibbia è questo tipo di sogno. Ci sono così tante diversità da far paura: come si fa a mettere insieme La diversità non ci chiede di cambiare, ma di essere noi stessi. il Libro dell Esodo con il Libro del Qohèlet? Uno pieno di speranza e l altro di cinismo. Mi chiedo spesso anche come avranno fatto a decidere che i Vangeli sacri erano quattro non uno di più e non uno di meno ; chissà quante discussioni! Sono così diversi che sembrano parlare di Gesù diversi. Gesù aveva una doppia natura, non una quadruplice personalità! Se avessimo dovuto decidere oggi certamente ne avremmo scelto uno solo. La stessa dinamica succede nella musica: come è bello, ad esempio, quando nella Bohème di Puccini Rodolfo e Mimì si parlano d amore e di morte piangendo mentre Marcello e Musetta litigano per gelosia, la contemporaneità delle voci è straordinaria. E la natura intorno a noi? I boschi con la varietà dei colori dell autunno? Quasi che la natura volesse darci una scorta di bellezza per sopportare la nudità. Tutto della vita intorno a noi ci parla della diversità, della varietà. Non c è vita senza diversità, senza contrasto. Anche quando lo spermatozoo è entrato nell ovulo per diventare uomo deve cominciare a dividersi e a dividersi ancora tante volte. Ovunque ci si giri la vita ha bisogno di diversità. Fu così anche secondo la Bibbia quando Dio per creare la vita separò le acque di sopra da quelle di sotto, la terra dal mare Fino a che tutto era Uno non c era posto per la vita, non c era posto per l uomo. A noi uomini Dio ha affidato il compi-

7 to di portare avanti l opera della creazione, ma invece di salvaguardare la diversità abbiamo la tendenza di riportare tutto a uno. Ci fu un momento in cui Tutta la terra aveva un unica lingua e uniche parole, fermarono il cammino e costruirono una Torre, simbolo di forza e di potenza. Una prigione e un immobilità da cui Dio ci liberò con il dono della diversità delle lingue. Il problema delle diversità è che assomigliano molto ai contrasti più che all armonia. E i contrasti noi cerchiamo sempre di superarli, è inevitabile. Ma c è stato il giorno della Pentecoste: gli apostoli per le strade di Gerusalemme non parlavano un unica lingua che tutti potevano comprendere, parlavano la propria lingua, ma i rappresentanti dei popoli di tutta la terra li comprendevano ognuno nella propria lingua. C è quindi un alternativa all uniformità o ai contrasti, se si parla la propria lingua gli altri possono capirci nella loro. Parlare la propria lingua: essere se stessi, non la bella o brutta copia di altri, essere se stessi. La diversità, potremmo dire, non ci chiede di essere migliori, di cambiare, ma di essere se stessi. Per questo Dio alla Torre di Babele ci ha fatto il dono delle lingue diverse, della diversità, per imparare ad essere noi stessi, per tornare ad esserlo. Siamo così sicuri che meriti diventare se stessi e non qualcosa di meglio? Un problema antico, anche Adamo ed Eva ci pensarono e decisero di non essere se stessi, ma di diventare qualcosa di meglio. Da allora non abbiamo mai smesso di mangiare il frutto proibito, di prendere strade sbagliate. Ma non ce la faremo, Dio ci vuole troppo bene, manterrà le diversità e queste diversità continueranno a farci del male fino a che non impareremo ad essere noi stessi, a riconoscere i nostri bisogni, i nostri desideri e gli altri intorno a noi.

8 Le ragioni dell'altro di Pierluigi Ricci 8 Siamo sempre così attenti alla difesa delle nostre convinzioni, sempre pronti a portare anche gli altri dalla nostra parte. Ma è sana, ci fa bene, e soprattutto ci fa crescere questa difesa a oltranza dei nostri punti di vista? Dovunque vai nel mondo trovi gente che litiga, anzi, magari litigasse Il più delle volte le persone passano giorni e giorni a rimuginare rancori e a creare fazioni. Così vai in un ufficio e scopri che quelli del piano di sotto ce l hanno con quelli del piano di sopra e si fanno la guerra. È così nei posti di lavoro e pure in tante famiglie. Così è nei gruppi, nelle associazioni, nei luoghi del tempo libero. È come se non si riuscisse mai a trovarsi d accordo e a smetterla di pensare all altro come ad un antagonista. E tutto questo porta a buttar via un sacco di risorse e a coltivarsi dei mal di stomaco che ci rovinano le giornate. Chi si occupa di queste problematiche, penso alle organizzazioni, al mondo educativo, alle famiglie, alle chiese di tutte le latitudini, in genere imposta il discorso intorno ai valori. Si richiama la gente alla buona volontà e a tutta quella serie di grandi principi in cui ognuno crede, i valori appunto. Ma questo non funziona più o forse non ha mai funzionato. Per un motivo semplice: anche il terrorista, paradossalmente, agisce e ammazza in nome dei valori, i suoi certamente. Ma anche chi lo contrasta in realtà fa lo stesso gioco, agisce in nome dei propri. Non sto dicendo che bisogna lasciar stare i terroristi, dico che bisogna cambiare strategia, perché più si insiste su questo tasto, sul difendere i propri valori, più si creano barricate e distanze. Hai mai parlato, per esempio, con una coppia in crisi? Ti sarai accorto che ognuno dei due pensa e difende le proprie posizioni e in quello spazio magari ha tutte le ragioni per farlo. Però se insisterà su quelle aumenteranno le tensioni. C è una chiave diversa che potrebbe aiutarci, ne esiste una soltanto, utile a risolvere i nostri litigi o le nostre piccole o grandi guerre. Si chiama le ragioni dell altro. È una chiave difficile, complicata perché non è sovrapponibile ai nostri valori. È tutta un altra cosa che ti impone un cambiamento di ottica e di valutazione. A volte si accoglie l altro, partendo dai nostri valori, perché si vuol essere buoni, per esempio, o si vuole essere giusti, ma questo si chiama Il mondo sopportare, non accogliere. cresce sulle differenze, A volte ci facciamo in non sulle somiglianze, quattro per cercare di convincere qualcuno delle sennò gonfia, non cresce. nostre verità, ma questo si chiama pretesa, non accoglienza. È la pretesa di cambiare gli altri, di portarli ad assomigliarci. La pace nasce da un rovesciamento di fronte. L altro, ogni altro, nella sua diversità ha le sue ragioni e cercare di scoprirle e di accoglierle potrebbe essere la nostra fortuna. Il mondo cresce sulle differenze, non sulle somiglianze, sennò gonfia, non cresce. Non ci si sposa forse con persone diverse da noi perché ci possano completare e ci siano utili? Se uno è uguale a te, cosa potrebbe darti in più di quello che tu già hai? Non ha senso quindi passare il tempo a spararci addosso, magari sbandierando l idea che stiamo facendo chiarezza, che è giusto dire quello che pensiamo. C è un solo gesto che porta luce alla vita, si chiama accogliere: in tutto ciò che è diverso da noi potrebbe esserci un opportunità, anche per noi.

9 Foto di Massimo Schiavo La gloria di Dio è la gloria di chi entra nella casa dell'altro, di chi sbenda gli occhi, di chi apre tombe ammuffite dicendoti "Vieni fuori". Angelo Casati 9

10 10 La sana follia di Alda di Milly Mammoliti La scomparsa di Alda Merini è occasione di un ricordo commosso di tutta la poesia che ci ha lasciato. Ma anche occasione per pensare a quanta bellezza ci sia nella diversità, e quanto siano limitanti e grigi i recinti di chi vuol salvaguardare la normalità propria e giudicare quella degli altri. L anno scorso avevo scritto una poesia dedicata ad Alda Merini, e gliel avevo mandata. C erano possibilità seguendo le sue modalità e i suoi tempi che io potessi anche incontrarla. Purtroppo ora non è più possibile. Mi sono chiesta cosa mi avesse spinto a scrivere di getto quella poesia: in fondo io la Merini non l ho mai conosciuta personalmente, l ho solo molto amata attraverso i sui scritti e la sua storia. La risposta è che sono rimasta attratta, colpita e anche affascinata dalla sua diversità. Una diversità che per certi versi, racchiude tutte le diversità di cui solitamente parliamo. Una personalità complessa, come ce ne sono tante, fuori dagli schemi di normalità che ci siamo dati. Ma tant è. Lei è le sue poesie e le sue poesie sono lei. Amarla ed accoglierla nel cuore come una cara, vecchia amica è stato perciò un volo spontaneo della mia anima. Alda è passata attraverso i suoi 78 anni con eccezionale lievità, in punta di piedi, con apparente fragilità, ma con forza straordinaria. I tanti anni passati dentro e fuori il manicomio non sono riusciti a scalfire la sua anima. O forse l hanno scalfita, non so. Certamente lei ha avuto la straordinaria capacità di trasformare la propria sofferenza sia fisica che spirituale in un groviglio di fili d oro che poi ha tessuto e ricomposto attraverso la sua poesia. Lei, rispetto ad altri diversi, è stata senz altro privilegiata. Ha sofferto nelle proprie viscere l abbandono e la resa alla malattia mentale, i tanti tremendi elettroshock, l allontanamento delle sue figlie, la negazione di poterle vedere, mentre una madre diversamente malata avrebbe potuto vederle; i suoi amori al di fuori e al di sopra di tutte le regole dove la differenza di età non ha costituito né scandalo né vergogna perché l amato, l oggetto dell amore, è al di là di convenzioni morali o sociali, dove la passione, la carnalità e il gioco hanno fatto gridare la sua anima. Ha vissuto l amore per l amore, punto e basta. Forse solo le creature pure, incontaminate, quelle definite folli riescono a provare questo tipo di sentimenti perché sono al di sopra delle parti e possono provarli e viverli nel cuore e nel grembo, senza colpa. È stata discriminata e additata per il suo passato da malata mentale, ha vissuto molti anni in condizioni economiche precarie. Si è sentita straniera nella sua città. Quando finalmente si sono accorti di lei, il più della vita era ormai passato e anche la sua salute fisica cominciava a venir meno. Invece, da parte sua, né risentimenti, né rimpianti, ma il ricordo di quegli anni passati in manicomio dove lei era felice con i suoi amici malati e dove il sostegno reciproco e la solidarietà erano le uniche cose per cui andare avanti. Lei diversa accoglieva i suoi compagni di malattia diversi anch essi, senza dare giudizi. Con loro riusciva anche a ridere e a divertirsi per qualcosa che solo lei e loro sapevano. Quello che li univa era il comune linguaggio della cosiddetta follia. Quella follia che, secondo Mario Tobino, sta dalla parte dei giusti, delle anime candide. Quella follia che fa piazza pulita di tutte le ipocrisie, le convenienze, i formalismi e che noi, pervicacemente, vorremmo che non esistesse. Così come vorremmo che ogni diversità non esistesse, perché limita i nostri spazi, i nostri pensieri, ci obbliga a guardarci nello specchio e ci crea imbarazzo e timore perché ci fa sentire inadeguati e allora diventiamo distratti, a volte aggressivi e spesso anche cattivi. Persone come Alda Merini nel mondo ce ne sono tante e tantissime di loro paradossalmente meno fortunate di lei rimarranno per sempre nell ombra, ostaggio della nostra normalità.

11 Foto di Massimo Schiavo La bellezza non è che che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori. Alda Merini 11

12 Il cammino inarrestabile dei migranti di Erri de Luca «Nascesse oggi sarebbe in una barca di immigrati insieme a Maria, gettato a mare in vista della costa di Puglia o Calabria. Gesù, secondo Erri de Luca, nasce ogni giorno al largo dei nostri mari. È tra gli ultimi del mondo, che cercano un riparo. È tra gli invincibili, cioè tra coloro che, pur costantemente vinti, sono sempre pronti a rialzarsi. Erri, in che modo la Bibbia, libro che frequenti assiduamente, si occupa di chi bussa alla nostra porta e ci chiede accoglienza? Che dà allo straniero pane e vestito questo dice di sé la divinità nella Scrittura sacra. E alla creatura umana dice e amerai lo straniero perché stranieri foste in terra d Egitto. Circa cento volte la Bibbia scrive la tutela dello straniero. Insiste la divinità col verbo amare, con il più forte sentimento e la più potente energia del corpo umano. Amare, che fa del bene prima di tutto a chi ama prima di far del bene all altro, allo straniero. Non è certo così che oggi vengono accolti i tanti stranieri che bussano alla nostra porta. Vorrei che tu mi dicessi qualcosa di una parola che rispecchia bene i nostri tempi. La parola clandestino. Clandestino è una parola che non rimanda a un reato penale, ma solo a un disagio amministrativo. Indica non un criminale, ma una persona che deve mettersi in regola con alcune pratiche. Il problema è che con questa parola si vuole bollare tutta l umanità che si sposta a piedi per il mondo in cerca di una vita migliore. Per me è una parola neutra dal punto di vista legale, nobile dal punto di vista umano. Hai dedicato un tuo recente spettacolo agli invincibili, cioè a quei vinti come Don Chisciotte che per il fatto stesso di essere costantemente vinti sono, in fondo, imbattibili. Anche i migranti di oggi sono invincibili? Questa nozione di invincibile me l ha suggerita un poeta turco, Nazim Hikmet che chiama Chisciotte il cavaliere invincibile degli assetati. Lì per lì mi sono detto: Ma come gli viene in mente? Che razza di invincibile potrebbe essere mai Chisciotte se è un vinto a oltranza?. Invece è così, ha ragione Hikmet, gli invincibili sono quelli che, continuamente battuti, senza potersi arrendere mai, si rialzano in piedi e sono pronti a battersi di nuovo. Oggi gli invincibili sono i migranti, perchè nessuno può fermare chi viaggia a piedi. I migranti partono su qualsiasi imbarcazione, da qualsiasi sponda e compiono un viaggio di sola andata, senza biglietto, tantomeno quello di ritorno. Sono questi gli invincibili, quelli che non possono essere sbaragliati. Nessuna polizia, niente e nessuno può essere peggio di quello che già gli è stato fatto e per il quale si sono decisi a togliersi di casa, abbandonare tutto e percorrere il mondo a piedi. Che cosa unisce, secondo te, questi milioni di migranti? Il coraggio sfegatato. Ci vuole uno straordinario coraggio a strapparsi dal proprio posto e cercarne un altro, qualunque sia. Il problema è che oggi non avvertiamo questo coraggio, non lo riconosciamo. Oggi avvertiamo piuttosto la paura. Di cosa è fatta questa paura? La paura è un sentimento politico, che si può cavalcare e che produce maggioranze. La paura però acceca, fa dimenticare tutto, nasconde provenienza e appartenenza, ci fa sentire dei nati ieri senza passato. La paura, poi, spinge a misure che non sono utili, perché né sbarramenti, né espulsioni, né naufragi fermeranno un ondata migratoria che arriverà comunque e che ci cambierà i connotati. Secondo te questo atteggiamento di paura contiene del razzismo? Il razzismo da noi è come la mafia, non esiste. Nessuno lo ammette. Invece c è un anticipo di razzismo, non quello catastrofico che si è manifestato nella prima metà del Novecento, ma uno strisciante, secondo, imbarazzato, ma efficace lo stesso. Cosa si può fare, Erri? Occorre programmare sistematicamente il sentimento della fraternità. Non quello della tolleranza che è insufficiente. La tolleranza è qualcosa che qualcuno si deve sforzare di suscitare dentro di sé. No, la fraternità, questo è l argomento all ordine del giorno. *La conversazione è tratta dall incontro di Massimo Orlandi con Erri de Luca in occasione del meeting di San Rossore, Pisa, del

13 Invincibile non è chi sempre vince, ma chi mai si fa sbaragliare dalle sconfitte, chi mai rinuncia a battersi di nuovo. Erri De Luca 13

14 Così come sei di Christine Reimann Fabio è un ragazzo speciale. È nato con una malattia genetica rarissima, la IDIC 15. Mamma Cristina, in occasione dei suoi 16 anni, gli ha scritto una lettera che ci permette di condividere. È un documento bellissimo, intenso, profondo. Che testimonia di quanto sia difficile e doloroso staccarsi dalle proprie aspettative. Ma anche di quanta forza abbia l amore, quando ci permette di accogliere l altro così come è. Oggi è il tuo sedicesimo compleanno. Vorrei farti i migliori auguri possibili. Cerco di abbracciarti, ma come al solito non ti piacciono gli abbracci delle persone, solo quelli che fai tu. Mi stringi di dietro, afferri i miei capelli con i tuoi denti e tiri. Un attimo ti lascio fare, non ti voglio respingere. Poi sento il bagnato sul collo, mi giro e cerco di liberarmi. La tua festa oggi sarà diversa dai compleanni di altri ragazzi della tua età. Non mi dici cosa vorresti come regalo. Non hai amici che possiamo invitare. Quando stasera mangeremo la pizza insieme con le persone che si prendono cura di te, forse sarai già a letto. Per te sarà un giorno come qualsiasi altro. Avevo delle idee diverse sul percorso della tua vita. Certo, non ne ero cosciente, ma avevo un piano ben preciso per te: dovevi avere due mani e saperle usare, due piedi che ti portavano ad esplorare le vie vicine e lontane, due occhi per vedere il mondo e una testa per capirlo e trovare la tua strada. 16 anni fa ti hanno messo sulla mia pancia appena nato, e tu hai preso il mio latte. ( ) In genere, quando i figli crescono, i genitori hanno il tempo per staccarsi lentamente dalle loro aspettative. Volevano uno che facesse il dottore, invece ha smesso la scuola superiore e ora lavora come giardiniere. Volevano una ragazza sportiva, invece è diventata sovrappeso e non c è verso di farla mangiare meno. Volevano uno che fa carriera, invece ha avuto un bambino a 17 anni e ora deve lavorare per tirare avanti. Qualunque fosse stato il mio progetto per te, quando avevi 6 mesi l ho messo da parte per sempre e ho cercato di camminare verso nuove mete. Mete molto più piccole, ma nello stesso tempo grandi come le montagne. Farti sedere senza aiuto. Farti girare la testa quando sentivi chiamare il tuo nome. Farti guardare nei miei occhi. Staccarsi dal mio progetto sulla tua vita è stato molto doloroso. Ma lo dovevo fare per vederti come sei. Non avrei potuto aiutarti nel tuo cammino senza accettarti per quello che sei. Se rimanevo attaccata alla mia immagine del bambino perfetto non avrei potuto accompagnarti su questa tua strada. ( ) Il dolore però era il mio, ed è rimasto mio. Tu eri e sei tranquillo e felice come sei. Non ti sei mai chiesto come sarebbe se fossi diverso. Non ti misuri con gli altri. Ti sei accettato fin dall inizio per quello che sei. In questo sei molto più bravo di me. Infatti, mi chiedo, se non sono io quella che soffre di più in tutto questo. Che vedo quello in cui non riesci. Che ho paura pensando a cosa ne sarà di te quando non ci saremo più noi. Ti devo confessare che nei momenti più neri mi sono immaginata che la mattina quando apro la tua porta te ne sei andato per sempre. Mi ricordo che una volta dormivi così profondo che per un attimo la mia immaginazione sembrava essere diventata vera. Che spavento ho provato, e che senso di colpa! So bene che non volevo assolutamente 14

15 perderti. Volevo solo avere un po più respiro, una vita quotidiana meno pesa. Ma se ti dovesse succedere qualcosa, sicuramente mi sentirei responsabile a causa di queste fantasie. Tante volte mi hanno accompagnata sensi di colpa. Faccio abbastanza per te? Faccio le cose giuste? Nel momento giusto? Tu invece sei senza colpe. Sei una persona vicina a Dio, come dicono in Irlanda. Tu vivi in un altra dimensione. La tua piccola anima è pura come quella di un bambino appena nato. Nessuno ti darebbe mai colpe, anche se delle volte qualcuno alza la voce con te per un momento, quando lecchi il muro o tiri capelli o butti il piatto in terra. Tu non conosci il male. In tutti questi anni ho cercato di proteggerti dal mondo, da un mondo dove contano solo le persone che rendono. E le persone potenti, che definiscono cosa rende. In quella scala di valori non esiste quello che puoi dare tu. Quello che ho imparato da te e che mi ha fatto così tanto più ricca: capire cosa è veramente importante nella vita, vivere momento per momento, senza prendere per scontato quello che abbiamo. Ma ho dovuto anche proteggere il mondo da te, che sei diventato così veloce e forte, con le mani dappertutto, con i tuoi urli insopportabili, con la tua forza che non reggo più. Per alleggerire la fatica ti abbiamo dato tanti soprannomi: tempesta, Fabio il terribile, terremoto. Non prendertela con noi per questo. L abbiamo fatto con un occhio che piange e uno che ride. Poi ho dovuto anche imparare a difendermi da te, dalle tue carezze così violente da aggiungere al dolore nel mio cuore anche quello fisico, e dalle tue aspettative infinite verso di me, che sono la mamma infinita per te. Non sono infinita. Per dire la verità, dopo questi 16 anni sono abbastanza finita Ora succede che qualche mattina mi giro ancora nel letto, e anche se ti ho già sentito trafficare nella tua stanza, invece di correre da te, vado prima a prendere un sorso di caffè che il tuo babbo nel suo infinito amore mi prepara tutte le mattine. Sto per tagliare il secondo cordone ombelicale, quello invisibile, che crea quel legame particolare fra le mamme e i figli come te. Questo non vuol dire che non ti voglio più bene. Per te, ci sarà sempre un posto speciale nel mio cuore, e questo tu lo sai. Ma sento ora, dopo 16 anni, che non sei più una parte di me. Fai le tue esperienze, a modo tuo. Certo, ti ci vorrà sempre una mano che ti guidi e ti aiuti, ma non sempre sarà la mia. Devi essere protetto, perché non ti puoi proteggere da solo, ma non sarà solo mio il compito di farlo. Avrai la tua vita con le tue gioie e i tuoi dolori, come tutte le persone di questo mondo, e io non li potrò dividere tutti con te.

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