Rassegna Stampa di sab. 26, dom. 27 e lun. 28 aprile 2014

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1 Rassegna Stampa di sab. 26, dom. 27 e lun. 28 aprile 2014 SNALS / CONFSAL Il Gazzettino - Ed. Treviso 28/04/2014 TROPPI "SOMARI" NELLA MARCA ORA LA SCUOLA CERCA SOLUZIONI Cronache di Napoli 28/04/2014 SMA CAMPANIA, ANCORA NIENTE STIPENDIO I LAVORATORI PROTESTANO DAVANTI ALLA REGIONE Cronache di Napoli 26/04/2014 AGENZIA SMA, I DIPENDENTI OCCUPANO LA SEDE Il della 26/04/2014 LA FISMIC PRONTA AL CONFRONTO CON L'ACM DI MELFI Basilicata La Nazione - Ed. La 26/04/2014 I CONTRATTI DI SOLIDARIETA' PER EVITARE I LICENZIAMENTI Spezia Scuola, Formazione, Università, Ricerca il Sole 24 Ore il Sole 24 Ore Corriere della Sera la Repubblica il Messaggero Roma Libero - Ed. Milano Nova24 (il Sole 24 Ore) il Mattino la Padania il Sole 24 Ore il Sole 24 Ore Corriere della Sera CorrierEconomia (Corriere della Sera) il Messaggero Io Donna (Corriere della Sera) Avvenire CorrierEconomia (Corriere del Mezzogiorno) la Nazione - Cronaca di Firenze Roma 28/04/2014 LA NUOVA SFIDA: STUDIARE IN AZIENDA 26/04/2014 CANTIERI, SOLO 244 MILIONI ALLE SCUOLE 28/04/2014 FINITA LA LUNA DI MIELE SULLA SCUOLA I MILIARDI PROMESSI ANCORA NON CI SONO 28/04/2014 L'ENORME BUGIA DEGLI SPRECHI SCOLASTICI 28/04/2014 SUPERIORI IN QUATTRO ANNI OK PER ALTRI CINQUE ISTITUTI 28/04/2014 DIPLOMA SUPERIORE IN QUATTRO ANNI, LA SPERIMENTAZIONE AL GARIBALDI 27/04/2014 LA SCUOLA MODELLO DI RENZI SI CHIAMA CIVICA SAN GIUSTO MA LA GIUNTA L'HA DIMESSA 27/04/2014 IL DOCENTE "ALLA PARI" CON I RAGAZZI 26/04/2014 IL LICEO CLASSICO NON E' MORTO, ECCO PERCHE' 26/04/2014 SCUOLA, RENZI BOCCIATO SUL PIANO SICUREZZA 28/04/2014 LA STRATEGIA E' ABBATTERE I MURI 28/04/2014 DAL NUOVO ERASMUS CORSIA PRIVILEGIATA PER L'APPRENDISTATO 26/04/2014 Int. a K.Bertoldi: L'ITALIANA CHE INVENTA LA GEOMETRIA "LA MIA ELICA SERVIRA' ALLA MEDICINA" 28/04/2014 TEST DIMMI CHI SEI, TI DIRO' GLI ERRORI DA EVITARE 28/04/2014 MEDICINA E ODONTOIATRIA PIU' IDONEI CHE POSTI: IN TREMILA EMIGRERANNO 26/04/2014 IL NOSTRO PIANO (DI STUDI) PER IMPORTARE MATRICOLE 27/04/2014 RIFORME, RENZI UN'ORA AL COLLE "TRAGUARDO VICINO, NIENTE MELINE" 28/04/2014 RICERCA E SVILUPPO, SI CELEBRA IL MIRACOLO DEL CEINGE 28/04/2014 PRENOTAZIONI AL CUP E LEZIONI A SCUOLA GIORNATA DI PASSIONE 28/04/2014 LA RICERCA AL SERVIZIO DELLA SALUTE

2 Corriere del Mezzogiorno Puglia (Corriere della Sera) Corriere della Sera - ed. Milano la Gazzetta del Mezzogiorno la Repubblica - ed. Napoli 27/04/2014 Int. a S.Giannini: GIANNINI: PENSIAMO A PREMIALITA' DIVERSE PER RILANCIARE GLI ATENEI DEL MEZZOGIORNO 26/04/2014 L'ITALIA PARADOSSALE RISPUNTA SEMPRE. E "OCCUPA" LE SCUOLE 26/04/2014 CARO MINISTRO, TAGLI PURE LA RICERCA E LA FORMAZIONE 26/04/2014 NOBEL E SCIENZIATI DA TUTTO IL MONDO PER I DIECI ANNI DEL CEINGE Economia, Lavoro, Previdenza il Sole 24 Ore il Sole 24 Ore il Sole 24 Ore Corriere della Sera Corriere della Sera Italia Oggi il Messaggero L'Unita' L'Unita' L'Unita' la Stampa la Stampa il Giornale 28/04/2014 ESPERTO - TEMPI STRETTI PER "L'OPZIONE DONNA" 28/04/2014 LE PRESUNZIONI "FORNERO" 27/04/2014 GRILLO: VINCIAMO NOI E STRACCIAMO I TRATTATI UE 28/04/2014 STATALI, RIFORMA AL VIA CON TAGLI AGLI STIPENDI 27/04/2014 "LAVORO, C'E' IL PIANO GIOVANI MA LE REGIONI NON FIRMANO" 26/04/2014 MENO MALE CHE SUL DECRETO LAVORO C'E' L'NCD DI ALFANO 26/04/2014 STATALI CONTRATTI A TEMPO E TAGLI AI PREMI DEI DIRIGENTI 27/04/2014 I RIPENSAMENTI DEGLI EURO-ENTUSIASTI DAVANTI ALLA CRISI 27/04/2014 ESODATI UN "TAVOLO" A MAGGIO COL GOVERNO 26/04/2014 CRISI E TAGLI, COME CAMBIA LO "STATUS" DEL BANCARIO 28/04/2014 RENZI: IL CAVALIERE E GRILLO FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA 27/04/2014 RIFORME, SI' DI NAPOLITANO AI PALETTI DEL PREMIER 28/04/2014 IL PREMIER GIOCA D'AZZARDO MA DOVRA' RIFARE LA MANOVRA

3 I I Data n Sole9]{l mmrn Pagina 14 Foglio 1 /2 FORMAZIONEj1 La nuova sfida: studiare in azienda Al via le alleanze fra atenei e imprese per l'alto apprendistato avviato dal decreto scuola di Gianni Trovati Nel panorama dei numeri che provano a misurare la febbre dell'università italiana, c'è un dato che campeggia: è quel «23%» scritto nel rapporto Anvur alla voce «studenti che abbandonano» i corsi prima di arrivare alla laurea. Messo accanto al 21,2% di studenti che rimangono iscritti, ma che in un anno non ottengono nemmeno una quota minima dei 60 «crediti formativi» previsti da ogni piano di studi, il dato fotografa un'ampia fetta di popolazione universitaria disorientata, che spesso abbandonaglistudi evaainfittire quelladisoccupazione giovanile raddoppiata negli ultimi sei anni. Se questa è indubbiamente la malattia più grave della nostra università, non mancano però i possibili rimedi, e i laboratori in cui si stanno studiando vaccini in grado di invertire la tendenza e offrire nuove occasioni. Uno di questi vaccini è scritto dal novembre scorso nella legge di conversione del "decreto scuola" (legge 128/2013, articolo 14, commi l-ter e l-quater) e punta sulle alleanze fra università e imprese per realizzare «progetti formativi congiunti» durante i quali lo studente svolga «un adeguato periodo diformazione presso le aziende» e ottenga per questa via fmo a60 crediti. Tradotto, è il rilancio dell~alto apprendistato, che in Francia e Germania coinvolge decine di migliaia di giovani all'anno e in Italia si è fermato nel 2012 a quota 234 persone (142 nella sola Lombardia; si veda anche Il Sole 24 Ore del 9 aprile). Il rilando, naturalmente, non si costruisce in un giorno, perché per realizzarlo bisogna ripensare l'offerta formativa, intrecciare rapporti più strutturali e costanti con il mondo dell'impresa, e far conoscere uno strumento che fa a pugni con uno dei luoghi comuni più consolidati (e sbagliati) fra studenti e famiglie: quello per cui «prima si studia, poi silavora». Fra le imprese, ovviamente a partire da quelle grandi, l'interesse è elevato, e le ragioni sono evidenti. Per capirli basta dare uno sguardo, per esempio, alla Telecom: l'età media della popolazione aziendale è di48 anni, 1'80% è concentrato nella fascia di età anni, una fascia di 30enni nel middle management è quasi assente e i tempi d'oro delle scuole aziendali, non solo in Telecom, sono finiti da un pezzo. Ovvio che in un quadro come questo bussare alle porte degli atenei sia un passaggio inevitabile, e infatti Telecom ha "sponsorizzato" master in più università, dai Politecnici di Milano e Torino alla Federico II dinapoli, e dottorati, enei progetti l71'alto apprendistato in università può rivelarsi una pedina importante. Finmeccanica nei mesi scorsi ha fatto partire un maxi-progetto per l'inserimento di giovani nelle varie società del gruppo (si chiama «Mille giovani per Finmeccanica», ma l'obiettivo parla di inserimenti) ed è stata inondata in tre mesi da quasi 57mila candidature, e 25mila sono state preselezionate per gli step successivi. Enel, che ha avviato un nuovo piano di apprendistato per gli studenti degli ultinri due anni delle scuole superiori, sta collaborando con il Politecnico di Milano per la costruzione di percorsi di master condivisi. E le università? «Partiamo da un dato - osserva Giovanni Azzone, rettore del Politecnico di Milano -: il primo obiettivo dell'università oggi è contribuire allo sviluppo occupazionale, e lo può fare fornendo formazione coerente con i bisogni del mondo produttivo, sviluppando imprese in prima persona con i progetti di start up e facendo innovazione insieme alle aziende del territorio. In questo quadro, l'alto apprendistato è senza dubbio uno strumento utile». Non per tutti, naturalmente, perché una condizione per il successo di queste iniziative dipende anche dalla selezione delle platee di studenti a cui si rivolge. «La nostra scelta - prosegue Azzone - è di progettare insieme sia la formazione sia la ricerca con partner strategici, come Ibm o Eni, o come Ene! con cui stiamo sviluppando un corso dilaureaspecifico. In questo lavoro condiviso è essenziale avere un progetto strutturato e interessante anche per gli studenti». {<Enon è semplice - aggiunge Angelo Riccaboni, rettore a Siena -, perché oc COrre una forte deteflllinazione sia da parte degli atenei sia da parte delle imprese». Quando le condizioni ci sono, però, si arriva al traguardo, come sta accadendo per la convenzione con il Monte dei Paschi che offrirà contratti di appredistato agli studenti delle lauree magistrali in Management e Governance, Finance ed Economia e gestione degli inte:rmediari fmanziari dell'ateneo senese. Del tema, poi, si sta cominciando a occupare la Fondazione erui, guidata dallo stesso Riccaboni, che nelle prossime settimane farà partire un Osservatorio sui rapportifra università e impresa e inizierà i propri lavori dal capitolo dedicato all'alto apprendistato. Le condizioni per riempire di contenuti le nuove regole varate a fine 2013, insomma, ci sono, anche se le norme, seguendo una prassi quasi costante in questianni difmanza pubblica difficile, spiegano che le università devono attuare i progetti «nell'ambito delle risorse umane, fmanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente». Fondi aggiuntivi, insomma, non ce ne sono, ma anche in questo contesto difficile si potrebbe pensare a incentivi "indiretti", per esempio sul turn over oppure sui vincoli di utilizzo delle risorse che costellano lanormativa degli ultinri anni, per invogliare l'impegno degli atenei nell'alto apprendistato: nelle iniziative di successo, in grado di avviare nuovi percorsi professionali per gli studenti, il rapporto costi/benefìci sarebbe sicuramente positivo. OR/PRODUZIONE RISERVATA Scuola: testate nazionali Pag. 8

4 n Sole9]{l mmrn Nel decreto Irpef niente risorse, ma eliminazione del patto di stabilità limitata a edifici scolastici Edilizia, solo 244 milioni per le scuole Ancora 1,5 miliardi da tagliare rispetto al piano Cottarelli per il 2014 il decreto Irpeftrascuragli investimenti pubblici: niente risorse. Ci sono solo 244 milioni di allentamento del patto di stabilità per i progetti di edilizia scolastica dei Comuni. Una quota limitata rispetto ai 3.5 miliardi annunciati dal premier Matteo Renzi per accelerare i piani per la sicurezza delle scuole. Nel decreto c'è invece un piano di riassegn'azione di residui passivi a opere cantierabili. Intanto del piano Cottarelli per il 2014 restano 1.5 miliardi da tagliare. Rogari e Santilli ~ jjilgi!1i!! l) I Data Pagina Foglio /2 Cantieri, solo 244 milioni alle scuole Investimenti al palo ma si punta a un piano di recupero dei residui passivi entro luglio nanza (DeD che prevede un'ulteriore drastica riduzione degli investimenti fissi pubblici: altri milioni persi quest' armo (siamo a milioni) e altri 900 ne120l5 dopo i 4,8 miliardi persi dal 20U al 20l3. Dal20u al20l5la caduta sarà di 7,1 miliardi, più del 22 per cento. In termini di rapporto con il Pil gli investimenti fissi lordi della Pa erano al 2% nel 2011, all'1,7% nel 2013, scendono secondo il Def all'l,g% nel 2014 e ali'1,5% nel 20l5. Altro che ripresa: una caduta progressiva di cui suona come conferma questa piccola "fiche" per le scuole contenuta nel decreto. il governo conta forse di avviare, con questa misura, le 4-5mila piccole opere proposte dai sindaci a Palazzo Chigi per interventi di prima urgenza e manutenzione, manonsi può certo dire che ci sia un orizzonte ambizioso di rilancio né per questo settore impantanato da anni né, più, in generale, per i lavori pubblici. A rendere oggettivamente più antipatico il decreto Irpef al settore delle costruzioni c'è poi la «discriminazione» che il settore della spesa in conto capitale continua a subire nei programmi di accelerazione e rifinanziamento dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione che anche stavolta escludono le spese in conto capitale per concentrarsi, in sostanza, sui beni e servizi del settore sanitario. L'unico appiglio di un qualche barlume per il futuro degli investimenti pubblici che arriva dal decreto legge entrato in vigore giovedì è una manovra dal sapore tremo n tiano appostata all'articolo 49: un programma straordinario e massiccio di accertamento dei «residui passivi» che si dovrà svolgere entro il 31 luglio. In particolare, per i residui passivi ancora iscritti in bilancio (quindi non «perenti») il decreto legge prevede il versamento per il 50% a un fondo destinato a rifmanziare opere individuate da un decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Fin qui il decreto legge. I bene informati di Palazzo Chigi aggiungono che la manovra consentirà di spostare risorse consistenti da opere e piani bloccati verso investimenti effettivamente cantierabili, con particolare attenzione proprio ai piani di edilizia scolastica e di dissesto idrogeologico. Forse è bene ricordare che programmi complessi dì questa natura (per esempio quello previsto all'articolo 32 del decreto legge 98/20U) in passato harmo richiesto mesi e anni per essere implementati. E che l'operazione rapida - quasi un blitz - fatta dal ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, nel giugno 20l3, con il decreto legge sviluppo, era stata possibile perché il definanziamento allora fu fatto direttamente per decreto legge e colpì la «cassa» di grandi opere puntuali e largamente monitorate come Tav e terzo valico ferroviario Milano-Genova. RIPRODUZIONE RISERVATA Giorgio Santilli ROMA il decreto Irpef - che nel titoloufficialeaffiancala«competitività» alla «giustizia sociale» - trascura gli investimenti pubblici: nessunarisorsa aggiuntiva. Di concreto ci sono soltanto 244 milioni di «spazio di patto» liberato nel biennio l5 per i comuni che investiranno in piccoli e piccolissimi progetti di edilizia scolastica. Partenza piuttosto lenta anche rispetto ai 3,5 miliardi di svincolo dal patto di stabilità annunciati da Matteo Renzi per accelerare entro restate i piani per la sicurezza delle scuole.e il dissesto idrogeologico. Il decreto conferma indirettamente, insomma, che per i lavori pubblici il 2014 sarà un altro armo di caduta e di sofferenza, a dispetto degli armunci e in linea invece con gli scenari fortemente negativi del Documento di economia e filui'",,,,":;:14mma1iollli: Il governo confida di ridestinare in tempi rapidi fondi dalle opere bloccate o mai partite a progetti effettivamente cantierabili Scuola: testate nazionali Pag. 10

5 n Sole9]{l mmrn Conti e sviluppo LE MISURE DEl GOVERNO M. l', I anutcnzlone sco astica I Non si tratta di finanziamenti ma di uno «spazio» I liberato dal patto di stabilità per i comuni Data Pagina 6 Foglio 2/2.Le previsioni del Def Nessuna risorsa ai lavori pubblici: si conferma l'ulteriore caduta prevista dal Def per il Il confronto La spending review del commissario Cottarelli e quella del governo Renzi. Dati in milioni Beni e semlizi (incluse auto blu) -~'-----~ Riforma di province Or,ani costituzionali COTTARELLI l' GOVERNO ----' "'~0' ,,----, , , Imprese _" -, ='c-- Hai '---- Pensioni , o o Sanità TOTALE ~--,--I-- uml - -, ' ' '-l [m07 milioni d~rivalutazione dei beni, 350 da Imu, 33 da agevolazioni fotovoltaico agricolo; ('.) le regioni possono intervenire con i risparmi su beni e servizi I O 3195 '* Per investimenti fissi lordi si intende il valore dei beni durevoli destinati a fini non militari, acquistati per essere utilizzati durante un periodo superiore ad un anno nel processo produttivo, nonché il valore dei servizi incorporati nei beni d'investimento acquistati. Se si considerano gli investimenti fissi lordi delle amministrazioni pubbliche, questi riguardano principalmente le infrastrutture e solo in minor misura macchinari, mezzi di trasporto e altre immobilizzazioni Scuola: testate nazionali Pag. 11

6 Data COBBIEBE DELLA SEBA Pagina 29 Foglio 1 FINITA LA LUNA DI MIELE SUllA SCUOLA I MiliARDI PROMESSI ANCORA NON CI SONO -A- «Abbiamo concordato un in..."..- contro con il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan per la prossima settimana per capire effettivamente quali sono le possibilità economiche, perché si programma quando ci sono fondi certi». Così parlò (giovedì scorso) il ministro dell'istruzione, Stefania Giannini, al termine di un'audizione alla Camera. Un annuncio che forse è stato sottovalutato, ma che rappresenta la prova che sul tema scuola all'interno del governo non tutto fila liscio e che, come è accaduto nei passati governi tecnici o politici di ogni colore, è iniziato il solito braccio di ferro tra Economia ed Istruzione. Insomma, la luna di miele sembra essere finita velocemente. E pensare che il governo Renzi è nato con idee ben precise sulla scuola. La prima uscita pubblica del premier è stata lo scorso febbraio, appena incassata la fiducia del Parlamento, proprio in un istituto di Treviso. In quell'occasione Matteo Renzi aveva ribadito la centralità del tema affermando che «per uscire dalla crisi bisogna ripartire dalla scuola». Non solo, per vincere lo scetticismo dell'opinione pubblica aveva annunciato un mega piano per la messa in sicurezza delle scuole italiane. Mega piano che avrebbe avuto a disposizione un finanziamento di 3,5 miliardi di euro, tra fondi già disponibili e risorse recuperabili dall'allentamento del patto di Stabilità, oltre alla immancabile cabina di regia per la gestione degli interventi. Dopo due mesi, però, l'unico provvedimento «nero su bianco» sull'edilizia scolastica è contenuto nel decreto Irpef e prevede in concreto solamente 244 milioni di euro di «spazio di patto» per il biennio Ben poca cosa rispetto ai 3,5 miliardi annunciati. Ben poca cosa per le scuole che hanno già richiesto di aprire i cantieri. Sicuramente risorse aggiuntive si renderanno disponibili dall'interpretazione di altre vecchie leggi o da commi nascosti nello stesso decreto Irpef. Magari già nei prossimi giorni Padoan e la Giannini avranno l'occasione di chiarire l' «equivoco», ma certo per arrivare da 244 milioni a 3,5 miliardi di euro la strada è molto lunga. Andrea Balzanetti R!PRODUZIONE RISERVATA Scuola: testate nazionali Pag. 12

7 la Repubblica Data Pagina 23 Foglio 1 L'ENORME BUGIA DEGUSPRECHI SCOlASTICI MARIO PIRANI rt'j~t ~oltaqualche articolo sulla scuolasuscita reazioni interessanti. Così il nostro rilievo del 14 aprile us ha provocato più di una ripresa. Un professore di Palermo scrive: «C'è qualcosa che da anni mi frulla per la testa. La scuola italiana è stata tagliata di posti e di oltre tre miliardi di euro negli anni del berlusconismo, facendo passare!'idea che questo fosse un risparmio e che nella scuola vi fossero troppi sprechi. Si tratta di una enorme bugia e se non riprenderemo ad investire seriamente nella scuola non usciremo mai dalla crisi. Celo hanno di nuovo ricordato gli esperti di Bruxelles, sottolineando ancora una volta che soffriamo di uno dei più alti tassi d'abbandono del sistema scolastico europeo con previsioni che ci piazzano per il 2020 al 28 posto fra i laureati europei. La situazione vista dall'interno, (insegno italiano in un liceo di Palermo) nonostante i tanti proclamiche si sono susseguiti in questi anni, da cui non è uscito nulla di concreto per la scuola, resta sostanzialmente immobile. La spiegazione - secondo la famosa "invarianza della spesa" è semplice: se occorre "fare" con le risorse che derivano dai tagli, i fatti sono due, o si taglia o si lascia tutto come sta. Nella scuola, checché se ne dica, non ci sono sprechi; se ce ne fossero le famiglie non sarebbero costrette a sborsare 500 milioni di euro all'anno a titolo di "contributi volontari". Neppure la Gelmini è riuscita a trovarne e a tagliarli e si è dovuta accollare della responsabilità di diminuire le ore di lezione in quasi tutti i livelli scolastici. Un ultimo paragone: in Finlandia i ragazzi stanno a scuola il più possibile, da noi il meno possibile». Si seguita vacuamente a parlare di autonomia scolastica, senza avere neppure il coraggio di dire che il nostro "era" un sistema scolastico con il suo impianto gerarchico, per quanto burocratico. Alla sua testa formalmente governava il ministro e più sotto, via via, i Pro~editorati cui sottostavano le Scuole, rette da una rete di circolari. Ora, con!'introduzione più o meno fittizia dell'autonomia, abbiamo apparentemente smantellato il vecchio ordinamento ma non ne abbiamo creato uno nuovo, infatti gli istituti residui non sono autonomi. Secondo le linee messe a punto dall'unione europea un organismo è autonomo quando è proprietario degli edifici, ha totale autonomia di governance e gestisce autonomamente il personale. Le scuole non hanno niente di tutto questo mentre le Università sì e infatti non abbiamo bisogno di autorità locali per gestirle: il Miur decide i finanziamenti alle Università in base a criteri generali. Oggi invece la scuola è un "non sistema". Non abbiamo più un sistema piramidale: si pensi che in Toscana abbiamo un solo pro~editore per tre province. Inoltre stiamo abolendo le province; perché dovrebbero rimanere i Pro~editorati? Sulle autonomie ognuno dice la sua, ma non è così. nare autonomia di gestione alle scuole dovrebbe significare un vero sistema di valutazione che non valuti, però, solo gli apprendimenti. La scuola non è infatti solo apprendimentomaunambientesocialediformazioneedieducazione. E' il primo "ambiente" sociale dove si cresce, si formano le relazioni, il modo di stare con gli altri. Sono questi valori da difendere, ma nello stesso tempo dobbiamo puntare alle competenze. Non basta più conoscere la grammatica inglese o francese; bisogna capire e parlare una lingua, esercitare una reale competenzalinguistica. E questo vale per tutte le materie: passare dalle conoscenze alle competenze è determinante per il successo della scuola e dei nostri ragazzi. Scuola: testate nazionali Pag. 13

8 Data Pagina 14 Foglio 1 Superiori.in quattro anni ok per altri cinque istituti LA SPERIMENTAZIONE ROMA Il Miur continua la sua opera di avvicinamento alla riduzione di un anno della scuola superiore: per l'anno prossimo il dicastero di Viale Trastevere ha autorizzato la sperimentazione dèl percorso di studi di 4 anni, anziché 5, agli istituti statali Orazio di Bari, Garibaldi di Napoli e Telesi di Telese Terme, oltre che agli istituti paritari Esedra di Lucca e Visconti di Roma. Il via libera si va ad aggiungere a quelli dell' anno in corso accordati gli istituti paritari Olga Fiorini di Busto Arsizio, San Carlo di Milano e Guido Carli di Brescia. A renderlo noto è l'anief, Associazione professionale sindacale, che teme che si voglia «allargare la sperimentazione della didattica con i tempi di apprendimento compressi a tutte le scuole superiori italiane». Aggiunge Marcello Pacifico, presidente Anief: «Già il Governo Monti aveva quantificato un risparmio nazionale, attraverso la sparizione di 40 mila docenti oggi impegnati nelle classi quinte di tutte le superiori d'italia, pari a un miliardo e 380 milioni di euro». Non riusciamo a comprendere come l'amministrazione scolastica possa continuare a insistere sul progetto di riduzione delle superiori. È infatti provato che la riduzione dell'offerta formativa e del tempo scuola non farebbe che acuire il problema degli abbandoni scblastici, con Sicilia, Campania, Calabria e Puglia dove vi sono aree con il 45% di studenti che non arrivano al diploma». Scuola: testate nazionali Pag. 14

9 Data ROMA Pagina 12 Foglio 1 Diploma superiore in quattro anni, la sperimentazione al Garibaldi L'ok del Miur anche al liceo napoletano. Insorgono i sindacati: in questo modo si favorisce solo l'abbandono NAPOLI. Il Miur continua la sua opera di avvicinamento alla riduzione di un anno della scuola superiore: per l'anno prossimo il dicastero di viale Trastevere ha autorizzato la sperimentazione del percorso di studi di 4 anni, anzichè 5, agli istituti statali Orazio di Bari, Garibaldi di Napoli e Telesi di Telese Terme. A renderlo noto è l'anief, Associazione professionale sindacale, che teme che si voglia «allargare la sperimentazione della didattica a tutte le scuole superiori: «Non riusciamo a comprendere - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - come l'amministrazione scolastica possa continuare a insistere sul progetto di riduzione delle superiori. È infatti provato che la riduzione dell'offerta formativa non farebbe che acuire il problema degli abbandoni scolastici, in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia dove vi sono aree con il 45% di studenti che non arrivano al diploma». Per il sindacato le strade da intraprendere sono altre: occorre estendere l'istruzione a 13 anni, allargando l'obbligo scolastico dagli attuali 16 fino ai 18 anni di età, in modo da coprire tutti i cicli scolastici, sino al conseguimento del diploma. Scuola: testate nazionali Pag. 15

10 ~'iberomilano Data Pagina 41 Foglio 1 all'occhiello delle scuole civiche, rischiando di disperdere per anni un vero patrimonio scolasti.. co. Un vero capolavoro amministrativo. lascuolamodello DI RENZ1 SI CHIAMA CIVICA SAN GIUSTO MA LA GIUNTALHADISMESSA La battaglia in difesa della «scuola pubblica», seppur condita spesso da slogan vetusti, è sempre stata un cavallo di battaglia della sinistra. N on c'è stato tentativo di riforma del moloch scolastico italiano" così inefficiente da essere stato considerato pei decenni un ammortizzatore sociale - che non sia stato accompagnato da manifestazioni di piazza, striscioni, megafoni e uova lanciate contro il ministro di tumo. In attesa di una proposta complessiva sulla scuola, i primi passi del governo Renzi sono stati accompagnati dal tentativo di modernizzare l'educazione dei piccoli italiani aumentando le ore di «educazione sportiva» alle elementarlll ministro Giannini ha firmato un protocollo adhoc con il Coni, mentre l'onorevole Pd Laura Coccia sigla una proposta di legge per istituire il docente di «educazione fisica e sportiva nella scuola primaria». Dall'inutile ora di ginnastica per far pascolare gli alunni (<<Giocate a pallavolo», «Fate due giri di campo») a un progetto serio e utile. Il Pd si spella le mani, sostiene apertamente la proposta e raccoglie consensi anche dalle altre forze politiche. Eppure, a ben vedere, una scuola specializzata nell' educazione allo sport in senso moderno esiste già. Si chiama "Civica San Giusto» ed è stata istituita dieci anni fa dal Comune di Milano. Tra le sue peculiarità, oltre all'alto livello dell'insegnamento, c'è anche la multidisciplìnarietà: più ore di educazione motoria, più ore di musica, addiri! tura la possibilità di imparare anche nozioni di altre materie attraverso lo sport. I bambini di 6-7 anni possono imparare anche le nozioni di geografia in palestra attraverso percorsi di orientamento dedicati. Una scuola comunale talmente modello che la giunta arancione, arrivata al potere promettendo la massima tutela delle scuole civiche, ha deciso di dismettere cedendola allo Stato, Nonostante le proteste dei genitori, gli assessori hanno demolito il mito della "partecipazione» mettendo tutti davanti al fatto compiuto. Il motivo: la scuola costa troppo, non siamo più in grado dì gestirla. Il passaggio allo Stato denunciano ancora oggi i rappresentanti d'istituto è avvenuto senza nemmeno un impegno scritto con il Ministero a difesa delle peculiarità della San Giusto. Così la sinistra che a Roma lavora per introdurre alcune modifiche alla scuola italia.. na (e chissà se e quando ce la farà), irl Comune a Milano si libera senza nessuna lacrima del fiore Scuola: testate nazionali Pag. 16

11 n Sole9]{l mmrn, novu e Settimanale Data Pagina Foglio iii Terzo spazio I Ruoli I Ricerca f-i Il docente «alla pari» con i ragazzi L'insegnante diventa protagonista -mentore «con» gli studenti di Dianora Bardi La trasformazione dell'aula da spazio fisico chiuso ad ambiente di apprendimento aperto è stimolata e favorita, ancora una volta, dall'apporto di risorse tecnologiche, come tablet o netbook, generatori di una quantità praticamente illimitata di nuovi ambienti virtuali che "potenziano" lo spazio fisico. (... ) Sono proprio i dispositivi mobili che aprono le pareti della dasseaspazi immaterialievirtuali, offrono accesso a un mondo in cui gli studenti si muovono apparentemente con grande abilità senza conoscere, però, le leggi che lo regolano, le positività e le criticità che possono scaturire da un uso spontaneo e non controllato. Il docente, nel momento in cui si trova in una classe costituita da ragazzi che possiedono questa "finestra su un altro mondo", il "terzo spazio", non può ignorare che il proprioruolo è inevitabilmente modificato: non può più avere il ruolo di coach che allena lo studente a nuove forme di didattica, ma deve divenire mentote che accompagna, che dà punti di riferimento, che istruisce sulle metodologie con cui muoversi nell'immaterialità, insegnando ciò che si può e ciò che non si può fare, le leggi che in questo mondo vigono, con l'obiettivo di rendere gli studenti sempre più consapevoli, autonomi, responsabili e offrire loro gli strumenti adatti a un uso consapevole deue risorse. (... ) Ciò che d è apparso subito evidente è il mutamento che si attua nel rapporto con i colleghi, non solo nel momento della progettazlone,rnaancheneuacollaborazioneecondivislone continua dei percorsi studiati insieme agli altri docenti - e agli studei}ti -. (... ) Un invito, dunque, ad aprirsi a unlavoro collegiale, l'unico capace di supportare lo sforzo richiesto al docente perrimodellare il suo modo di fare lezione, nonché una sollecitazione a porsi in un'ottica completamente diversa, comprendendodi non essere più la sola fonte legittimata del sapere e concedendo dunque ai ragazzi rnaggioreautonomlanelcostruirsiunambiente di apprendimento su misura. (... ) Se vogliamo che i ragazzi imparino a ricercare, a compiere scelte meditate, a rielaborare informazioni, a rispettare il punto di vista degli altri, a dialogare, riflettere, progettare, interagire in modo positivo e autonomo, non Una grande fiducia nel digitale, una spinta all'interazione con i compagni e l'esaltazione del ruolo centrale del docente. Dal monitoraggio Bocconi sulle scuole che hanno adottato una didattica digitale emergono conferme e qualche sorpresa. Anche per quanto riguarda le materie possiamo rimanere seduti dietro una cattedra in attesa che finiscano il proprio lavoro, ma dobbiamo essere con loro, in mezzo a loro; dobbiamo diventare "uno di loro", cercando di guardare anche il già conosciuto come una scoperta sempre nuova, con gli occhi di chi sta creando qualcosa di straordinario, con i loro occhi di adolescenti. (... ) Se la comunità si trasformerà in questa ottica di "nuova bottega medievale", verrà immediatamente attenuata, se non eliminata, la fonte di stress, si creerà un clima sereno, di autentica collaborazione. È fondamentale che il docente ascolti, cerchi soluzioni insieme agli alunni, condivida esperienze, riflessioni, scelte, mostri sempre interesse, non giudicando né valutando gli errori commessi, ma piuttosto utilizzandoli come punti da cui partire per risolvere nuove sfide con entusiasmo e atteggiamento positivo; ma soprattutto deve mostrarsi sempre profondamente coerente e umile, anche nel riconoscere i propri limiti, specialmente quando i ragazzi si dimostreranno più esperti in conoscenze tecniche che possono sembrare ostiche ed estranee. Non si perderà in carisma, al contrario: quando il docente indicherà la strada per acquisire conoscenze ritenute irrinunciabili, sarà proprio l'atteggiamento partecipato e "alla pari" a indurre gli studenti ad accogliere il suggerimento con consapevolezza e naturalezza. li testo è tratto dall'ebook ''La classe scomposta" scaricabile gratuitamente all'indirizzo imparadigitale.itlebookjlaclassescomposta.epub Scuola: testate nazionali Pag. 17

12 IL~MA.TTINO Data Pagina Foglio /2 Il liceo classico non è morto, ecco perché Giorgio Israel «p erché se muore il liceo classico muore il paese» era il titolo di un articolo pubblicato su queste pagine a fine agosto 2013 e che ha avuto una grande diffusione; è stato discusso largamente nelle scuole ed è capitato di sentirlo citare nella presentazione dell'offerta formativa di alcuni licei classici. Si è forse sviluppato in questi mesi un dibattito culturale che abbia difeso o contestato la tesi di quell' articolo? Nulla di tutto ciò. La tecnica collaudata per far passare un progetto senza discutere è ben nota: prima si lancia il «ballon d'essai» provocatorio -la riduzione del liceo a quattro anni, la riforma radicale del classico, il ridimensionamento della filosofia - poi si assiste in silenzio alle reazioni, senza alimentare alcun dibattito, quindi si torna alla carica su un altro terreno, quello dell'indottrinamento; il quale, manco a dirlo, è rivolto agli insegnanti. È questa una categoria che ha mele sane e marce come tutte ma che gode di uno speciale «privilegio» oltre a quello di essere la piil malpagata d'europa: di essere l'oggetto speciale dell'attenzione di «esperti» della scuola che si dedicano a riformarne le teste sulla base di teorie insindacabili e al disopra di ogni possibile contestazione. Forse per sottrarsi a questa tecnica di indottrinamento coatto alcuni licei classici romani hanno promosso incontri sul tema del futuro del liceo classico che avrebbero dovuto mettere a confronto, su un piede di parità, difensori e detrattori, in una sorta di processo, con tanto di accusa, difesa, giuria e sentenza finale. Non posso dare un giudizio completo di come sia andata non avendo partecipato alle iniziative, ma mi ha assai colpito la lettura dei dettagliati rendiconti per due aspetti. In primo luogo, l'ammissione che l' accusa era stata piùnutrita, incisiva e coordinata, mentre la difesa era stata più debole e minoritaria, il che suggerisce che forse non è stata scelta la migliore politica degli inviti. In secondo luogo} e soprattutto, mi ha colpito la sentenza finale espressa con una formula di pessimo gusto: all'imputato (il liceo classico) «non arresti domiciliari ma impegno nei servizi sociali»... Difatti, le cronache raccontano il solito contenzioso} francamente ripetitivo: il liceo classico è lontano dalla vita, manca di pratiche esperienziali, si arrocca su una didattica fine a sé stessa, non collega lo studio delle lingue classiche all' acquisizione di" competenze", non contempla pratiche laboratoriali, e così via. La ricetta del riscatto è prevedibile: rinnovamento delle pratiche didattiche basate sull'acquisizione di "competenze" più che di "nozionistiche" conoscenze, apertura al mondo esterno anche con l'alternanza scuola -lavoro. Facciamo grazia allettore di trascinarlo nella diatriba competenze I conoscenze tipica della scolastica didattichese: una persona esterna a tale gergo difficilmente può capire come si possa avere una buona conoscenza di qualsiasi cosa senza saperne far uso (competenza), senon per colpa di uncattivo insegnamento. Lasciamo anche perdere lo slogan sull'alternanza scuola-lavoro: o ci si spiega in che modo può realizzarsi per certe materie o siamo alla pura chiacchiera da bar. Ma quel che soprattutto colpisce è l'ostinazione. Se è vero - come ripete l'accusa - che il calo diiscrizioni testimonierebbe che il liceo classico è irrirnediabilmente morente, e che esso se lo merita in quanto detestabile relitto di una visione gentiliana e aristocratica della cultura} perché mai agitarsi tanto? Il corso delle cose realizzerà l'esito agognato: rimarrà un numero sempre più piccolo di persone} amanti della cultura classica, del latino, del greco, della filosofia, che magari saranno utili per intrattenere i residui relitti dei nostri beni culturali e mantenere un legame} ormai solo sentimentale} con il passato su cui si è costruita la nostra identità. Il punto è che il liceo classico, malgrado il declino delle iscrizioni, è lungi dal rappresentare una fetta marginale dell'istruzione liceale italiana. E la vitalità dei licei classici è lungi dall'essere spenta: chi frequenti le presentazioni dell' offerta formativa resta colpito} al contrario, dal fatto che questi licei, nonostante tutto, offrono l'immagine di una serietà, di un entusiasmo, di un impegno e diciamolo pure - di uno stile che contribuisce a dare linfa all' intero sistema delle scuole superiori. E allora l'unica spiegazione è un' ostilità di principio, incomprensibile per chi non capisce le guerre di religione ed è convinto della positività dello sviluppo dei licei scientifici e dell' assoluta necessità di restituire alla formazione tecnica e professionale la qualità e il prestigio che appartengono alla tradizione nazionale, in vista di una necessaria ripresa tecnologica del paese. Ma forse è un' ostilità non tanto incomprensibile se l'intento è quello di puntare a trasformare la scuola in un sistema di formazione di quadri per le imprese: le manifestazioni di intenti in tal senso sono troppo smaccate per poterle ignorare. N es suno vuoi negare a priori la necessità di miglioramenti didattici; al contrario} purché questo venga fatto con serietà e - valga qui il termine - con competenza, e non con slogan} come se ripetere "didattica laboratoriale" voglia dire di per sé nulla di sensato (ad esempio, o si configura in Scuola: testate nazionali Pag. 18

13 IL~MA.TTINO Data Pagina 63 Foglio 2/2 modo serio e concreto cosa possa essere un laboratorio di filosofia, o è meglio tacere). Ma la domanda è un'altra. Qualcuno pensa davvero che, anche nella necessaria riqualificazione di tutto il sistema dell' istruzione e anche concentrando l'attenzione sulla formazione tecnica e professionale, non sia ne~essaria più cultura per tutti, anche per ChI andrà a fare l'elettricista o il panetti ere? Qualcuno può credere seriamente che si possa formare un buon cittadino una persona capace di buoni comporta~ menti emotivi e relazionali, che abbia senso etico, morale, senza aver letto buoni libri, grandi romanzi, belle poesie (anche su un tablet), e senza aver avuto almeno qualche sentore dei temi fondamentali della fi- 10sofia? Chi può credere seriamente che si possa formare un buon cittadino rispetto- so delle leggi e dei principi della convivenza civile che non abbia ricevuto un' adeguata conoscenza della storia che lo renda consapevole delle origini dei principi della democrazia? Tutto questo deve esserci in ogni scuola, e non basta certamente l'alternanza scuola -lavoro e il legame con il territorio a crearlo. Quindi, più preparazione tecnica e maggiore concretezza ma anche più cultura, quella che non si ~angiaj più c~turadappertutto,nellescuolediogniordine e grado. E poiché il liceo classico è il luogo in cui - come tutti, convinti o obtorto collo concedono - viene dato il massimo spazio alla coltivazione di quelle basi culturali che sono il fondamento della nostra identità italiana ed europea, molto giustamente fu detto che «se muore il liceo classico muore il paese». RIPRODUZIONE RISERVATA Scuola: testate nazionali Pag. 19

14 lardania. com messa in sicurezza delle scuole. Data Pagina 5 Foglio 1 sul ra il 3 marzo quando Mat1:eo Renzi inviò una letterina a tutti i Sindaci, in cui invitava i primi cittadini a segnalare una scuola del proprio comune elle necessitava investimenti, il tutto entro il15 marzo. Entro i successivi 15 giorni, Renzi avrebbe individuato le strade più idonee per semplificare l'attuazione dei progetti. Poi nella conferenza stampa del 12 marzo, quella delle slide, sempre Renzi fece una doppia promessa sull'argomento; disse che sarebbero stati stanziati 3,5mld per il piano scuole e che entro il r aprile (e sottolineò con una battuta che non si trattava di un pesce d'aprile) avrebbe insediato una specifica unità di missione presso la Presidenza del Consiglio, che si sarebbe occupata della questione. Siamo al 22 aprile, e non si ha notizia della costituzione di nessuna unità di missione; brutte notizie anche dal fronte del Def, in cui i famosi 3,5mld per l'edilizia scolastica si sono ridotti a soli 2mld e per di più finalizzati a progetti di "Uniti sotto il leone 'I Scuola: testate nazionali Pag. 20

15 n Sole9]{l mmrn I Data Pagina Foglio Formazione/2 La strategia è abbattere i muri di Ivan Lo Bello Laurearsi conviene. In Italia abbiamo ancora troppo pochi laureati. Non è vero che i laureati sono più disoccupati dei diplomati. Sono queste le tre più significative evidenze empiriche che emergono dalle più recenti ricerche dedicate ai laureati e in particolare dal primo Rapporto sullo stato dell'università e della ricerca in Italia realizzato dall'anvur. Accanto a queste evidenze non bisogna mai dimenticare che negli ultimi anni è stato sottratto all'università italiana un miliardo di euro, mettendo a serio rischio la possibilità di offrire un servizio universitario di qualità. Molti continuano a criticare la riforma del "3+2", che ha evidenti limiti. Ma c'è dubbio che oggi, grazie a questa riforma, silaurea il30% in più degli immatricolati rispetto a dieci anni fa. Anche gli altri Paesi hanno fatto importanti passi avanti e quindi l'italia continua a restare indietro: siamo il penultimo paese in Europa per numero di laureati. Senza un incremento dei fmanziamenti, legato strettamente alla valutazione e alla premialità, il nostro Paese perderà stn«\turalmente capacità competitiva. La valutazione diventa allora uno strumento di rilancio dell'università e di "rottura" dello status quo perché permette di collegare le poiicies alle performance degli atenei. In concreto significa premiare chi realizza effettivi miglioramenti. Moltiritengono che la strategia della valutazione penalizzi il Sud e lasci indietro le università più deboli. Non è così: il fmanziamento che arriva alle università del Sud è inferiore rispetto al Centro-Nord, ma se guardiamo i dati con attenzione scopriamo che la causa di questo squilibrio è da addebitare in prevalenza, più che aiminori finanziamenti statali, alle ridotte tasse universitarie. Nonostante che al Nord l'università costi di più, 25 giovani meridionali SU 100 scelgono di "emigrare" per trovare condizioni di studio migliori. Chi resta al Sud invece, spesso abbandona già al primo anno di università. Questa è la sfida da cogliere per rivedere le strategie e le politiche di attrazione delle università meridionali. E anche per mettere in sicurezza i bilanci e realizzare piani pluriennali di rientro rispetto aideficito Al Sud esistono, sia nella ricerca che nella didattica, significative punte d'eccellenza da cui partire per rilanciare l'università meridionale. I risultati del Rapporto Anvur ci offrono informazioni preziose che non devono restare sulla carta. Occorre migliorare decisamente l'offerta didattica, sfoltire ulteriormente i corsi e tagliare i rami secchi. Puntare decisamente sulla gamba che manca, le lauree professionalizzanti (anche attraverso un bando nazionale sul modello di Campus One che valorizzila collaborazione tra università e imprese). Nei Paesi più avanzati la formazione terziaria professionalizzante assorbe il 25% degli iscritti. Da noi è quasi inesistente. Lo stesso vale per i dottorati: ogni anno l2mila giovani laureati brillanti vincono borse di dottorato' ma solo 2rnila all'anno, dopo unagavetta che può durare anche dieci anni, potranno aspirare a entrare nei ruoli accademici Mentre nel mercato del lavoro è sostanzialmente assente una figura che in molti altri Paesi è davvero strategica per le imprese: ilphd. È urgente predisporre percorsi di formazione dei dottori di ricerca che li preparino anche alla carriera extraaccademica. Lo si può fare utilizzando il nuovo strumento del dottorato industriale, in stretto collegamento con le aziende. Insomma, anche da noi l'università può e deve diventare un efficace volàno per far crescere il Pil. È fondamentale affrontare due temi per il futuro dei nostri ragazzi. In primo luogo, mettere in campo efficienti servizi di placement, anche nell'ambito del nuovo programma "Garanzia Giovani", facendo del tema dell'occupabilità deilaureati un criterio premiale nel fmanziamento delle università. La disoccupazione giovanile è imputabile per un buon40% all'incapacità di realizzare un efficace sistema di transizione scuola-università-lavoro. In secondo luogo, è tempo di alfrontare il deficit di orientamento che spinge molti ragazzi a scelte sbagliate. Ben il 10% degli iscritti all'università cambia facoltà dopo il primo anno. I nostri giovani stanno in panchina per 18 anni, si allenano a scuola e all'università, ma non entrano mai nel campo del lavoro. E senza aver mai lavorato si ha più paura di uscire dal sistema educativo. Non a caso, solo un terzo degli studenti è in corso nelle nostre università. Le soluzioni che hanno successo sono note: più partnership con le imprese, più percorsi professionalizzanti, più apprendistati, più tesi di laurea in azienda. Chi si iscrive all'università deve essere accompagnato costantemente, altrimenti i tassi di abbandono aumenteranno ancora: Abbiamo poi necessità di guardare alla competitività dei nostri atenei e renderli più attrattivi verso studenti e docenti provenienti dai Paesi più avanzati. Non è più tollerabile che i ricercatori di Paesi evoluti, a causa delle complicazioni burocratiche dei vist~ subiscano un trattamento da clandestini. il miglioramento dell'università è una responsabilità di tutti. Anche noi imprenditori dobbiamo fare di più: già molte imprese investono in modo significativo nelle università e riescono a valorizzare le competenze di laureati e dottori di ricerca. Ma non basta. Nei Paesi più evoluti il. ceto imprenditoriale svolge un ruolo trainante per lo sviluppo universitario e la sua internazionalizzazione. Una più concreta collaborazione tra le imprese e gli atenei è certamente un asset fondamentale per la crescita e lo sviluppo. Vicepresidente Confindustria Education RIPRODUZIONE RISERVATA Universita' Pag. 21

16 n Sole9]{l mmrn Data Pagina 16 Foglio 1 Studiare all'estero", Aperto il bando Ue Dal nuovo Erasmus corsia privilegiata per l'apprendistato Mlrla Adele Cerlzzl _ Con un invito a presentare progetti - dotato di un budget pari a 4 milioni di euro - Erasmus+ incoraggia lo sviluppo di schellù di fonnazione all'apprendistato di alta qualità e di schellù di eccellenza nell'apprendimento sul posto di lavoro, attraverso partenariatitraautoritànazionaliresponsabili dell'istruzione, dell'occupazione e degli affari economici, parti sociali, organismi intennediari (come Camere di commercio, organizzazioni professionali e settoriali). L'invito è rivolto alle autorità nazionali responsabili dei sistellù di apprendistato integrati nei sistellù iniziali di istruzione e formazione professionale (Ifp) in ogni paese partecipante al programma Erasmus+. Le attività realizzate nell'ambito del progetto devono avere un chiaro collegamento con le riforme -in corso o pianificate -volte alla costituzione o al rafforzamento di schellù di apprendistato, ed essere solidamente inquadrate in esse. Le attività devono coinvolgere le parti interessate a livello nazionale, oltre che beneficiare della consulenza e dell'esperienza di pari appartenenti a uno o più paesi partecipanti al programmaerasmus+ dotati disistellù di apprendistato ben consolidati o nei quali siano in corso processi di riforma analoghi Sono ammissibili nell' ambito del presente invito a presentare proposte i seguenti tipi di attività: revisioni di progetti legislativi nazionali, studi di fattibilità (anche per settori pilota da coinvolgerenel programma di apprendistato), analisi costvbenefic~ pianid'azionedettagliati per l'elaborazione e l'attuazione di rifonne dei sistellù di apprendistato;valutazioni di schellù pilota e progettazione di metodologie di valutazione, compresi gli indicatori di qualità; organizzazione e/o partecipazione a conferenze, seminari e gruppi di lavoro; attività di formazione, compresa una strategia per fonnatori aziendali interni; campagne di sensibilizzazione, azioni di valorizzazione e divulgazione; attività a supporto della sostenibilità del progetto (promozione presso la popolazione di destinazione e potenziali partner futuri); scambio di buone prassi e/o di prassi innovative; attività di ricerca. Le domande devono essere inviate entro il 26 giugno Cl RIPRODUZIONE RISERVATA Il programma I: Erasmus+ è il nuovo programma dell'unione europea per l'istruzione,la formazione, la gioventù e lo sport per il periodo Il budget: 14,7 miliardi di euro Destinatari dei finanziamenti li! Qualsiasi organismo, pubblico e privato, attivo nei settori dell'istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport di base può candidarsi nel quadro di questo Programma. Contatti utili ~ Le li nee guida per la presentazione delle domande e il relativo modulo sono reperibili al seguente indirizzo Internet: " Ledomandedevonoessere i inviate entro il 26 gi ugno Universita' Pag. 22

17 Data COBBIEBE DELLA SEBA Pagina 23 Foglio 1 /2 Katia Bertoldi, 36 anni, da Trento ad Harvard. Nel suo laboratorio!'«elica impazzita» L'italiana che ricrea la geometria di ELENA TEBANO I nsegna Meccanica applicata ad Harvard e studia figure tridimensionali complesse. Katia Bertoldi, 36 anni, trentina, ne ha creata una, sconosciuta in natura: un'elica anomala che ricorda un cavatappi. Servirà per costruire composti biologici o manipolare onde magnetiche, processo fondamentale per apparecchi medici o telefoni cellulari. A PAGINA 23 Scienza La studio della 36enne trentina da quattro anni negli Stati Uniti L'italiana che inventa la geometria «La mia elica servirà alla medicina» Katia Bertoldi, prof di Ingegneria a Harvard si ispira ai giocattoli. Da piccola. Katia. Bertold.i si parlantina veloce, che alterna divertìya ~d mutare il padre hto- frasi in italiano e inglese, non grafo: msleme componevano le pensava di finire a creare per lafigure da st~pare sul!a.carta, a voro nuove geometrie. Diplo Trento. O.ggI ha 36 ~,ms~gna mata al liceo classico, la affasci!ngegneria m~,c~aruca app~ca? navano soprattutto gli edifici. In UI~a, delle ~lu linport~ti uru- «Volevo fare l'architetto _ racverslta d~gli Stati ~mti, ~a~- conta al telefono da Cambridge vard,. e gl?ca con f~~re tndl- _, ma poi ho deciso di iscrivermenslonall molto plu comples- mi a Ingegneria civile, indirizzo se. Ne ha appe~a cr~ata una fi- edile. Mi è bastato il primo esano,ra. sconosciuta In n~tura: me di design per capire che non un elica «an?mala» ch~ ncor~a era la mia strada: mi mancava il un cavatappi ma cambia con~ - gusto artistico. Alla fine ho scelnuamente Il verso della propna to Ingegneria strutturale». ~atura.. Anche lì si è resa presto conto,ribattezzata.«e~-eh~>, p~- che i suoi interessi la portavano tra trovare applicazione InpartI- a prendere percorsi inaspettati. colare ~elle nanote~n~logie! ~er <<L'ossessione degli ingegneri è cost~ulre composti blolo~cl o la stabilità - spiega -. Se comarupolare le onde magnetiche, struisci un ponte, ti interessa un. processo fondame~tal~ per evitare che si deformi e vada svil~ppare app~rec.chl d~ uso giù. A me invece piace vedere me~lc? E solo l ult~ma di ~Ina come le forme possano cambiasene di scope~e.che Il prosslj!lo re in modo sorprendente». La nove~br: fara,ncevere alla gio- sua emi-elica è nata così: <<Due vane ItalIana Il «Thom~s J. R. anni fa lavoravamo a un altro Hughes Young In~estlgator progetto e dovevamo realizzare ~ward», a ~o~~al! ~ Canada! delle molle con delle gomme. n~ervato m.mlglion I?cercaton Abbiamo incollato insieme due di Ingegneria meccaru~a und~r pezzi di polimeri di lunghezze 40, e che nel 2012 le e valsa Il diverse "stretchando" cioè sti «National Science Foundation's rando, 'quello più C()rto. Poi li Faculty Early Career D~velop- abbiamo rilasciati. Ci aspettavament Award», un finanzlamen- mo che creassero un'elica norto da 400 mila dollari del gover- male invece veniva fuori una fino americano per gli scienziati gura'che non avevàmo mai vipiù promettenti. sto», dice. <<La natura è piena di All'inizio questa ragazza dalla eliche, dai batteri alle coma dei percorso nei boschi con bussola e mappa) insieme al marito Gio ValUÙ Berlanda Scorza, anche lui un ingegnere di 36 anni, che l'ha seguita in America (lavora alla GeneraI Electrics). Ci sono arrivati quattro anni fa e al momento non hanno intenzione di tornare in Italia: <<Non posso neanche prenderlo in considerazione, non è un'alternativa - ammette Bertoldi -. Qui mi hanno messa subito a dirigere un mio gruppo. Ti può anche intimidire' perché è una responsabilità, ma è un' opportunità che in Italia non avrei avuto». Senza considerare i 400 mila dollari che ha ricevuto in premio. Cosa ci si può fare? Un'altra cosa impensabile in Italia: «Ci assumi due studenti di dottorato per 5 anilì»; dice Bertoldi. Basta un rapido conto (40 mila euro l'anno a stu~ente per ~ ri-. cerca) per capire tutta la diffemufloru, al Dna: ho cercato pa- renza recchio, ma una struttura simile Elena Tebano alla mia emi -elica non sono riuscita a trovarla - aggiunge-, RlPRODUZ!ONE Rl5ERV AT A Ora che abbiamo capito come si I produce, ci interessa capire in La rlcercatr ce quali proprietà si traduce». Katia Bertoldi, 36 anni, con un È scienza e una questione di collaboratore ad Harvard e formule matematiche, ma il quando Bertoldi ne parla sembra quasi un gioco, come se le fi per creare una delle sue giocattolo a cui si è ispirata gure che maneggia fossero plastilina nelle mani di un bambi (Efiza Grinnell / Harvard Seas) nuove strutture geometriche no, non invenzioni su cui si basano tecnologie raffinatissime. E in effetti per una delle sue scoperte più importanti si è basata proprio su un giocattolo: «Si chiama "Twist-o" e si trova anche in Italia: è formato da tanti pezzettini rigidi connessi che permettono di passare da una sfera grande a una piccola Abbiamo perso le ore a guardarlo - racconta -. Volevamo eliminare le cerniere, che sono molto difficili da costruire su scale piccole. Alla fine siamo riusciti a fare una mini sfera di silicone che è un pezzo unico, ma sottoposta a pressione si riduce di dimensioni». È l'invenzione che le hà fatto vincere un finanziamento da quasi mezzo milione di dollari. Nel tempo libero Bertoldi fa Soprattutto sport: sci, corsa, bici e orienteering (gare di velocità che richiedono di trovare un Universita' Pag. 23

18 Settimanale Data Corrie.onomia Pagina 33 Foglio 1 /2 Ricerche La prima mappa che associa personalità e trappole co~~itive, n~a~zzata dall'università San Raffaele e Schroders t Dimmi chise~ ti dirò gli errori da evitare I promotori e i sicuri di sé sottostimano i rischi. I più tristi perdono molte occasioni. Mentre chi è felice... DI MATTEO MOTIEBLlNI* M a io quanto sono esposto alle «trappole mentali» nelle mie decisioni finanziarie? Investimente.il, è il test per conoscersi meglio prima di decidere come impiegare i propri risparmi. Si basa su oltre trent'anni di ricerche di finanza comportamentale, di cui abbiamo spesso parlato su queste pagine. Negli ultimi mesi, oltre duemila tra promotori e clienti si sono sottoposti a questo test psico-finanziario (un'iniziativa di Schroders in partnership scientifica con il Cresa dell'università Vita Salute San Raffaele) ed è ora possibile fornire una prima mappa dell'emotività dei risparmiatori italiani. Si vedono interessanti correlazioni tra le principali trappole cognitive e specifici stati d'animo. Aver consapevolezza di queste caratteristiche è uno dei passi principali ver_ecisioni finanziarie più smidsfacenti. il test, in partic9fare, chiede di definire i propri stati d'animo e i tratti della personalità assegnando un valore su una scala da 1 a lo a determinate variabili. Gli stati d'animo sono proposti per aggettivi, come: energico, confuso, ansioso, distratto. il tasso di esposizione a una trappola, viene espresso poi con la stessa scala: valori bassi indicano un livello basso di «in trappolamento»; valori alti il contrario. Concentriamoci sulla distinzione tra stati d'animo positivi e negativi, e sulla loro influenza, definendo prima gli indicatori usati. Sono due: il primo cattura lo stato emotivo del soggetto che deve prendere una decisione; il secondo rappresenta invece la percezione di controllo sulla propria vita, che deriva dai propri tratti di personalità. Insomma il primo indicatore serve a definire se siamo felici o infelici, il secondo se siamo il tipo di persona che si sente padrona della situazione oppure no. Entrambi sono stati utilizzati come variabili indipendenti del modello, in cui abbiamo testato le singole trappole. Vediamo quali sono le principali, e quali regolarità emergono. Cominciamo con una buona notizia: l'effetto felicità esiste. I dati rivelano che la felicità agisce come una specie di scudo emotivo: le persone che si dichiaràno felici (assegnan do a questa caratteristica un valore di almeno 7 punti su lo) sono meno propense a cadere nelle trappole. Avversione E' la.tendenza a subire un effetto psicologico più intenso dalle perdite rispetto ai guadagni. Vi è più soggetto chi prova irjelicità (o rimpianto) e chi non ha una forte attitudine a tenere sotto controllo la propria vita. Vi cadono meno facilmente gli investitori maschi ma, soprattutto, gli esperti (j promotori). Troppa fiducia È la tendenza ad avere eccessiva sicurezza in se stessi. Chi tende a sopravvalutare le proprie capacità impara meno facilmente dai propri errori e potrebbe essere portato ad assnrnere più rischi del necessario o a movimentare troppo il portafoglio. In questo caso essere felici non aiuta, anzi ci reca danno. }'ate attenzione perché gli esperti, tendono a cadere in questa trappola molto più dei loro clienti, gli anziani più dei giovani, e gli uomini più delle donne. E c'è anche l'effetto disposizione per cui quando il titolo sale lo si vende troppo presto e se scende lo teniamo troppo a lungo. Dal punto di vista psicologico, infatti, guadagnare è appagante, mentre perdere fa male. E, si sa, noi rifuggiamo il dolore e cerchiamo il piacere. Non sorprendentemente chi è triste, ansioso, e meno felice è più esposto a questa trappola. Più inaspettato è invece il fatto che i promotori finanziari, cadono più spesso in simili er- rori rispetto ai comuni risparmiatori. Proiezioni È la tendenza a credere che il futuro somigli al presente, portando per esempio a pensare che la fase economica del momento durerà per sempre. La mente umana è predisposta a ricercare la regolarità, scovandola anche in eventi del tutto governati dal caso. Così facendo, le persone spesso cadono nell'irrazionale tentazione di pensare che un mercato in salita continuerà a esserlo o che la crisi economica non finirà mai, rendendo difficile la pianificazione finanziaria. Dunque non stupisce che uno stato emotivo negativo renda più facile cadere in questa trappola, alla quale sono più esposti coloro che hanno un'alta percezione di autocontrollo sulla propria vita e che pensano di «sapere come andranno le cose». Ottimismo È la tendenza a sovrastimare le probabilità di successo e a sottostimare i rischi. Molte persone hanno aspettative troppo rosee. Questo può portare a un'inefficace pianificazione e a rischiare cocenti scottature. I dati non hanno evidenziato regolarità significative rispetto agli stati d'animo. Da notare che le donne sono meno esposte, mentre non si nota differenza tra gli «addetti ai lavori» e gli investitori. Effetto gregge È la tendenza a conformarsi alle decisioni della maggioranza: la maggior parte degli investitori infatti sale più faéilmente sul treno già affollato di un titolo in forte rialzo, piuttosto che su quello semivuoto di un'azione stabile o in ribasso. Talvolta, il comportamento del mercato dipende da questa generalizzata e acritica propensione a uniformarsi agli altri investitori e alle previsioni degli analisti (che, come si sa, proprio per questo possono diventare profezie che si auto-avverano). Agli errori di valutazione causati dall'effetto gregge sono più esposte le persone che si tr(} vano in uno stato emotivo negativo. E' forse naturale che nei momenti in cui ci si sente tristi o impauriti, si tenda a fidarsi più delle valutazioni de~ gli altri o a seguire la corrente. Anche un alto livello di percezione di controllo della propria vita può rendere i soggetti più vulnerabili a questa trappola.morso di vipera È la tendenza a lasciar condizionare le decisioni d'investimento future dagli eventi negativi del passato. Le persone tendono a non tornare più su un profilo di rischio uguale al precedente, anche se sarebbe «ragionevole» farlo. l,asciano che il ricordo negativo determini le loro decisioni future. Le persone affette da stati emotivi negativi sono sensibilmente più s()ggette allo snake bite effect, così come i più anziani. *Direttore Cresa, Università San Raffaele lei RIPRODUZIONE RISERVATA Universita' Pag. 25

19 I Data Pagina Foglio /2 Medicina e Odontoiatria più idonei che posti: in tremila emigreranno.. Il 30% dei promos~i al test dovrà cambiare sede rispetto a quella scelta: solo i più bravi studieranno vicino a casa l'universit À ROMA Mancano due settimane alla graduatoria nominale per!'ingresso alla facoltà di Medicina e chirurgia. Ma già s'inizia a far di conto, cercando di capire sulla base del punteggio ottenuto, in quale università i candidati idonei finiranno. Già, perché non basta aver superato il test, bisogna anche aver ottenuto un punteggio minimo che garantisca l'accesso al primo ateneo scelto dagli studenti al momento dell'iscrizione ai quiz. Tre le preferenze massime da indicare, prima dell'8 aprile, ogni candidato ne ha potute scegliere tre. E ora, dopo la graduatoria nazionale, che ha evidenziato un numero di studenti idonei superiore ai posti disponibili negli atenei scelti per primi, quasi il 30% dei promossi dovrà cambiare città pur di studiare medicina. Una per- A ROMA TOR VERGATA 119 STUDENTI COSTRETTI A SCEGLIERE UN ALTRO ATENEO AlLASTAlAlE DI MILANO SONO 411 centuale, fanno sapere dal ministero dell'istruzione, uguale a quella dello scorso anno, quando su 10mila posti disponibili il 70% di chi aveva superato i quiz si era iscritto nell'ateneo scelto per primo, mentre i restanti, con bagagli alla mano, furono co stretti a cambiare domicilio o addirittura regione, con un aggravio di spese maggiore rispetto a quelle necessarie per acquistare i soli manuali di patologia e anatomia. I COSTI Circa euro è il costo medio che ogni studente dovrà sobbarcarsi per raggiungere il diploma di laurea. A questo, oltre 3mila studenti, di quelli entrati in graduatoria, dovranno aggiungere le spese di affitto per una casa o una stanza in una città diversa da quella in cui risiedono, perché, pur avendo superato le famigerate 60 domande, il loro punteggio non garantisce l'accesso all'ateneo prescelto. In sostanza, solo i più bravi potranno studiare nell'università vicino casa. Ogni università italiana ha un numero diverso di posti disponibili per il corso di laurea in Medicina e chirurgia e ogni ateneo stabilisce, a s.uo insindacabile giudizio, il punteggio minimo per accaparrarsi un posto. L'Unione degli universitari ha tirato giù la graduatoria dei punteggi minimi, fotografando i 14 atenei che hanno un numero di posti inferiore rispetto ai candidati idonei. LA SITUAZIONE Si parte con Milano Bicocca: 135 i posti disponibili, 311 i candidati entrati in graduatoria. In questo caso gli studenti che dovranno optare per la seconda o terza scelta saranno 176. Si prosegue, sempre a Milano, con la Statale. Qui ben 411 candidati dovranno scegliere un altro ateneo. E poi Padova, dove gli studenti promossi sono stati 770, ma i posti disponibili solo 420. Ancora: Pavia, Verona, Bologna, Roma Tor Vergata costrette a escludere rispettivamente 136, 121, 236 e 119 studenti. Stesso scenario anche nella contestata Bari dove i posti disponibili sono 237, ma i candidati meritevoli 330. Nessun problema, invece, per quelli che, entrati in graduatoria, come prima preferenza hanno indicato Sassari o Perugia. Al contrario, in questi atenei avanzano persino molti posti. Nella città sarda questi sono 73, a Perugia 76, mentre alla Sapienza di Roma 161 e a Napoli ben 243. Camilla Mozzetti RIPRODUZIONE RISERVATA Universita' Pag. 27

20 Ile IL NOSTRO PIANO (DI STUDI) PER IMPORTARE MATRICOLE Settimanale Data Pagina 55/56 Foglio 1 /2 CONSTANT NZIMBALA MFUKA studia Geologia a Firenze. È arrivato qualche anno fa con una borsa di studio del governo congolese. Nei primi tempi l'hanno ospitato i missionari comboniani, poila regione Toscana gli ha trovato un posto alla Casa dello Studente. Ora Constant sta per concludere la specializzazione: «Vorrei aiutare il Congo, ma devo molto anche all'italia. Il mio sogno è far da ponte tra i due Paesi». Constant è uno degli stranieri che studiano nelle università italiane. Una opportunità per loro, una ricchezza per noi. Eppure i numeri sono ancora bassi. Il confronto con gli altri Paesi europei è impietoso. In Italia gli stranieri sono il 4 per cento sul totale degli studenti (fonte Miur); in Danimarca il 12, in Francia idem, la Germania si attesta sul IO e il Regno Unito svettacon i123 (dati Eurostat). Più iso1azionisti solo la Croazia, la Lituania, la Polonia. Come mai siamo così poco attraenti? Eppure gli stranieri ci interessano. Basta guardare a due accordi recenti. Il primo è la partnership tra Istituto Marangoni e Donghua University di Shanghai, appena siglata: «Diamo l'opportunità a 40 giovani cinesi di conoscere da vicino il sistema della moda macle in Ital)'l' dice Malcolm McInnes, Group Director ofeducation dell'istituto milanese. «Donghua selezionerà i migliori, che seguiranno i corsi in inglese accanto agli italiani, perun periodo tra i sei mesi e un anno. Sarà uno scambio culturale interessante». filtra INIZIATIVA, di dimensioni macro, è il progetto Scienza senza Frontiere (cienciasemfronteiras.it) del governo brasiliano, che offre borse di studio nei prossimi 4 anni, perun periodo all'estero. L'Italia è una delle mete e l'università capofila - da noi sono 15 - è Bologna (6,6 per cento di stranieri). «Abbiamo brasiliani, che restano 6-9 mesi e seguono lezioni nei settori tecnologici e industriali" spiega Carla Salvaterra, prorettore alle Relazioni internazionali. "Dopo i corsi, fanno tirocini nelle imprese del territorio, ne abbiamo 100 già coinvolte. Per le aziende è utile». Opportunità di confronto tra mondi diversi, ma anche un investimento. Aggiunge il rettore del Politecnico di Milano (IO per cento di stranieri), Giovanni Azzone: «Tra gli stranieri che studiano da noi, un terzo dopo la laurea lavora per imprese italiane, nel nostro Paese e all'estero. Non solo, tra gli studenti italiani, quelli con un'esperienza internazionale- perché sono stati all'estero o hanno frequentato nel loro ateneo clas- si miste hanno 5 volte più proposte di lavoro rispetto agli altri". La convenienza della collaborazione è evidente, non a caso il Politecnico sta studiando un accordo con Parigi e Pechino addirittura per una tripla laurea. Sarebbe un bel fiore all'occhiello per qualunque ragazzo. Allora dov'è l'ostacolo? Intanto, c'è lo storico problema della nostra lingua. Il Politecnico aveva provato a superarlo annunciando, due anni fa, che entro il20i4 tutti i corsi di laurea magistrale sarebbero stati in inglese. Figuriamoci. Un gruppo di docenti aveva presentato fi corso all'istante e il Tar ha bloccato tutto. RA LA QUESTIONE è al Consiglio di Stato: «Intanto due terzi dei corsi magistrali sono già in inglese» dice il rettore. Gli altri atenei sono sulla stessa lunghezza d'onda: corsi di laurea esclusivamente in inglese sono in aumento aua Sapienza, a Roma, sia a Ingegneria, sia a Medicina. A Firenze si preferisce il doppio binario: corsi in inglese per i nostri, ma anche potenziamento d'italiano per gli altri, come i brasiliani (sono anche qui) e i prossimi arrivi molto attesi: grazie al nuovo accordo con il ministero dell'i struzione dell'iraq, Firenze si prepara all'arrivo di 130 borsisti da Baghdad: "Seguiranno lezioni soprattutto ad Agraria e Studi Orientali» spiega Anna Nozzoli, prore t tore alla didattica. Oltre all'italiano, un altro freno è la burocrazia: il sistema rigido ci rende poco competivi: ogni facoltà decide le quote dì stranieri che il ministero poi pubblica su unù!ersitaly.it. Ma non c'è com- Universita' Pag. 29

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