Insieme. AttornoalCrocifisso. Attornoal. Comun tà. Luglio. Castel S. Pietro, Monte, Campora e Casima

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1 Luglio 2008 Comun tà Insieme Castel S. Pietro, Monte, Campora e Casima AttornoalCrocifisso Attornoal

2 Comunità Insieme Solenne e paterno invito Alle sorgenti del nostro essere cristiani impegnati di don Ambrogio Bosisio Carissimi, è con commozione e con fede che mi preparo con voi a ricordare e a festeggiare la ricorrenza del Santo Crocifisso il 14 agosto Ho sempre sentito parlare di questa festa da quando ero vicario a Mendrisio: ora mi appresto a vivere con gioia questo giorno. Nei mesi estivi le feste della Madonna di Morbio Inferiore, prima, e del Santo Crocifisso, poi, segnano fortemente questo periodo: feste accompagnate rispettivamente dalle novene. Quest anno il traguardo del 175 mo dell istituzione della Festa votiva - che è stato il giusto suggello di una devozione plurisecolare - dovrebbe dare un impulso e un valore ancora più grandi. Vi invito cordialmente e fedelmente a trascorrerli nel migliore dei modi, vivendo con intensità la novena che inizia il 5 agosto e che ogni sera fino al 14 è contrassegnata dalle seguenti riflessioni che suggeriscono una vera pietà e devozione: 1. La croce, rivelazione dell amore folle di Dio. 2. Gli annunci della Passione e le reazioni degli apostoli di Gesù all insegna del rifiuto e dell incomprensione. 3. La sua croce e le nostre croci quotidiane. 4. Per un esame di coscienza davanti al Crocifisso. 5. La sapienza-stoltezza della croce secondo Paolo (1 Cor 1, 17-25). 6. La sua croce e le croci dei nostri fratelli che attendono un cireneo. 7. La Madre ai piedi della croce del Figlio: Addolorata, Consolata e Consolatrice. 8. Il Crocifisso e il perdono dei nemici. 9. Il Crocifisso è risorto. È la prima festa del Crocifisso che vivo con voi: desidero viverla bene... viviamola bene! In uno spirito comunitario, da padre, da fratello a cui mi sta a cuore l unità di una comunità che mi è affidata per un cammino proficuo, di bene e di feconda crescita spirituale. 2

3 Calendario liturgico Così l avvicinamento al Crocifisso con la Novena Chiesa parrocchiale: la SS. Trinità e al centro il trionfo del Crocifisso. Martedì 5 agosto Madonna della Neve Novena del Crocifisso ore Vigino, cappella Madonna della Neve: Eucaristia d inizio della Novena del Santo. Crocifisso. La croce, rivelazione dell amore folle di Dio. Mercoledì 6 agosto Trasfigurazione Novena del Crocifisso ore Eucaristia nella Novena del Crocifisso, per defunti fondo di carità. Gli annunci della Passione e le reazioni degli apostoli 3

4 Comunità Insieme di Gesù all insegna del rifiuto e dell incomprensione. Giovedì 7 agosto Novena del Crocifisso ore Eucaristia nella Novena del Crocifisso La sua croce e le nostre croci quotidiane. Venerdì 8 agosto Novena del Crocifisso e S. Eusebio, patrono ore Eucaristia nella Novena del Santo Crocifisso Per un esame di coscienza davanti al Crocifisso. Sabato 9 agosto Novena del Crocifisso dalle alle Confessioni in parrocchiale ore Parrocchiale: Eucaristia festiva della vigilia nella Novena del Santo Crocifisso La sapienza-stoltezza della croce secondo Paolo (1 cor 1, 17-25). Domenica 10 agosto Novena del crocifisso ore Corteglia: Eucaristia ore Parrocchiale: Eucaristia festiva per la Comunità parrocchiale ore Celebrazione della sera, nella Novena del Santo Crocifisso Lunedì 11 agosto Novena del Crocifisso ore Parrocchiale: Eucaristia nella Novena del Crocifisso La sua croce e le croci dei nostri fratelli che attendono un cireneo. Martedì 12 agosto Novena del Crocifisso ore A Corteglia e Obino: Comunione ai malati ore Eucaristia nella Novena del Crocifisso. La Madre ai piedi della croce del Figlio: Addolorata, Consolata e Consolatrice. 4

5 Gesù crocifisso sul Golgota in uno dei quattordici quadri che formano il percorso della Via Crucis nella parrocchiale. Mercoledì 13 agosto Novena del Crocifisso ore A Gorla: Comunione ai malati ore Parrocchiale: Celebrazione penitenziale comunitaria Il Crocifisso e il perdono dei nemici. Giovedì 14 agosto Festa del Santo Crocifisso ore Eucaristia nella festa del Crocifisso ore Eucaristia nella festa del Crocifisso ore Eucaristia nella festa del Crocifisso Il Crocifisso è risorto! Venerdì 15 agosto Assunzione ore Corteglia: Eucaristia ore Parrocchiale: Eucaristia festiva per la comunità parrocchiale ore Celebrazione mariana e processione aux flambeaux 5

6 Comunità Insieme Fissata ogni anno al 14 agosto Quella storica decisione nel 1833 della Festa votiva La memoria e l impegno, come cristiani, ci sono dal giorno del Golgota, da quando Gesù fu crocifisso insieme a due malfattori. Quell evento e quel messaggio sono arrivati in ogni angolo della Terra, grazie ai martiri che hanno diffuso il Vangelo facendo ciò che aveva chiesto Gesù. Da 175 anni c è una festa che è il cuore Castel San Pietro, che istituì il 14 agosto1833 come Festa votiva. La devozione al Crocifisso a Castello ha più di tre secoli ed è testimoniata da molte circostanze. Ci sono anche numerosi ex-voto (dei quali si riferisce a parte in questo numero) che documentano tale profondità di legame. Occorre dire che per il Crocifisso a Castello accorrono da tutto il Mendrisiotto ma anche da fuori. La scultura, che domina il primo altare sulla sinistra dell altar maggiore per chi entra, risale al 1500, è in legno e di autore ignoto. Una tra le più belle e riuscite immagini di questo crocifisso fu scattata dall obiettivo di Gino Pedroli: è una fotografia che trasmette tutta l intensità di quel volto scavato dal dolore ma anche dalla compostezza di chi stava morendo di quel supplizio atroce. C è però anche una luce che è già immagine della Pasqua, della vita che riesplode dopo tre giorni, della resurrezione, come era stato predetto. Ci sono i toni struggenti delle inquadrature sempre molto poetiche del Pedroli. Una bella foto di questo Crocifisso si trova conservata nella Casa parrocchiale. Pare che il Crocifisso di Castello sia arrivato in paese proveniente dalla Spagna o forse addirittura dall America del Sud nel 1689, grazie a un frate della famiglia Carabelli di Obino. Si narra che durante il viaggio in mare la nave rischiò un naufragio per una terribile e squassante tempesta. La nave traballava e la gente a bordo era terrorizzata. Forse per un antica devozione imparata in casa forse per la forza della dispe- 6

7 L altare del Crocifisso nella chiesa parrocchiale: da oltre tre secoli al centro della devozione della gente di Castel San Pietro e del Mendrisiotto. Da 175 anni è stata istituita la Festa votiva che si tiene ogni anno il 14 di agosto. razione, il frate ad un certo punto tolse dalla cassa in noce dov era custodito il Crocifisso e lo alzò, invocando la salvezza per tutti da quell uragano che prodigiosamente cessò. Tornò la bonaccia e il viaggio poté giungere a destinazione. Di grazie, alcune dichiarate pubblicamente attraverso gli ex voto, altre rimaste nel silenzio dei cuori e delle esistenze della gente, il Crocifisso di Castello ne ha ottenute proprio tante: per il corpo e la vita di tutti i giorni e, ancor più, per la spiritualità delle persone e qui il calcolo è possibile solo agli occhi di Dio. Certo è che la devozione al Crocifisso di Castello resiste viva e si tramanda tra le generazioni, coinvolgendo anche gente da fuori. 7

8 Comunità Insieme Non è per caso che l assemblea dei cittadini attivi di Castel San Pietro ha istituito la Festa votiva dedicata al Santo Crocifisso il 14 agosto del Uno sguardo a ritroso nella storia del nostro paese - ha scritto anni or sono il Municipio - ci fa ritrovare, pur nelle mutate condizioni dell oggi, valori da vivere ancora, perché legati alla dimensione comunitaria delle nostre origini e delle nostre tradizioni. Si trattava e si tratta di ricordare per arricchire il presente. Facciamo un salto indietro, a quell 8 agosto di 175 anni or sono, quando fu presa la storica decisione. Si legge chei cittadini attivi stabilirono di fare una funzione solenne, nella cappella del simulacro del SS. Crocifisso, per ringraziamento di tante grazie ricevute particolarmente quella della pioggia ottenuta nella sua esposizione del 14 agosto 1824 e del 6 agosto Oggi, nella modernità, in un epoca in cui le previsioni meteo ci arrivano in casa e ci indicano puntualmente che tempo farà, non solo, ma con largo anticipo ci fanno viaggiare a lunga distanza nella meteo, qualcuno può essere tentato di ammiccare un sorriso: allora bastava poco per accendere la fede e la religiosità spiegava molte cose e molti passaggi della vita. Si può anche scuotere la testa di fronte all idea di eccezionalità della grazia avuta con la pioggia. Guardando con l occhio d oggi e ragionando con i criteri che ci siamo fatti, possiamo anche concludere che allora la gente si accontentava di poco. Bisogna però entrare nei tempi d allora e capirli, respirarli: del resto basterebbe leggere Il fondo del sacco o Requiem per zia Domenica di Plinio Martini o L albero genealogico o Diario del rimorso di Piero Bianconi per comprendere come si viveva e le asprezze, le fatiche, i sacrifici indescrivibili che si dovevano fare per sbarcare il lunario, con il costo pesantissimo dell emigrazione, oltre S. Gottardo, in Europa o in America e in Australia. Una stagione di siccità poteva compromettere tutta l annata agricola: e questo significava fame per tutta la famiglia in un periodo in cui si viveva solo dei frutti della terra e dell agricoltura. Il fatto che l Assemblea comunale di 175 anni or sono abbia deciso, sulla propria giurisdizione, di decretare festivo il giorno del Crocifisso è senza alcun dubbio un avvenimento straordinario. Si consideri che eravamo agli inizi dello Stato democratico. Il Ticino era entrato nella Confe- 8

9 derazione nel La prima Assemblea comunale di Castel San Pietro si era tenuta il 12 aprile Il nuovo soggetto politico, il Comune appunto, frutto della Rivoluzione francese, era ai suoi primi passi. Decidere, come si fece, per la Festa votiva al 14 agosto, fu una scelta che evidenziava e mette in risalto ancor oggi, in tutta la loro importanza, fattori come la libertà di disporre del tempo e il desiderio di stabilire che cosa fare all interno della propria comunità, nel modo ritenuto più conveniente per tutti. In questo atto trova piena conferma la citazione di Tocqueville che il prof. Franco Zambelloni, cittadino di Castel San Pietro, fece durante la conferenza per i 40 anni del Consiglio comunale: Proprio nei Comuni risiede la forza dei popoli liberi. Le crisi - annotava il Municipio di Castello nel 1993, per i 160 anni della Festa votiva - sono sempre esistite. A quei tempi si chiamavano carestie ed erano abbastanza frequenti. La gente viveva della produzione della terra e si può facilmente immaginare che conducesse una vita segnata, in generale, dalle fatiche e dalla povertà. In questa semplice vita di paese, dove il bisogno reciproco diveniva occasione immediata di aiuto, traspare nella sua ampiezza la dignità della civiltà contadina. Non va dimenticato che fino agli anni 60 del Novecento, a Castello c era ancora emigrazione e l agricoltura era parecchio praticata. Durante un recente dibattito, con la partecipazione del vescovo Pier Giacomo Grampa, un architetto che ha anche la passione della pittura, interrogato su come immagini e interpreti il cristianesimo oggi - si parlava infatti di progettare e costruire sacro nel nostro tempo - confessò di aver disegnato la sua concezione cristiana, che si attaglia a misura come una felice sintesi per questa festa di Castello: il volto di un uomo e, al centro, in sovrimpressione, un crocifisso. Il Crocifisso di Castel San Pietro è alto 1 metro e 80 centimetri: dal 1964 può essere ammirato senza più la barriera della vetrata nella cappella realizzata dallo stuccatore Giovan Battista Barberini di Laino in Val d Intelvi. Si tratta di un opera che suscitò l ammirazione dello scultore Vincenzo Vela: il gruppo comprende infatti la Madonna Addolorata che si abbandona sulle braccia di alcune pie donne; la Maddalena che piange, l apostolo Giovanni in contemplazione. Più in alto, due angeli che fanno corona al Crocifisso. 9

10 Comunità Insieme Nell opera di Giovannino Guareschi Il CROCIFISSO di Alessandro Pronzato Coscienza critica, più che oggetto ornamentale Nell opera di Giovannino Guareschi, il Crocifisso ha un posto di rilievo. Don Camillo, in particolare, intrattiene un rapporto speciale col grosso Crocifisso dell altar maggiore. Lui è solito, oltre che sfogarsi, fare l esame di coscienza di fronte a quell immagine parlante. E non sono mai confronti rassicuranti. Al contrario, si tratta di una faccenda impegnativa, estremamente seria, roba da togliere la pelle, anzi la pellaccia. Anche se, il più delle volte, come avremo modo di sottolineare, il Crocifisso ammonisce sorridendo, e il sorriso del Cristo ha nettamente la prevalenza sul tono severo. Don Camillo non può fare a meno del suo Crocifisso. Tanto che, quando viene spedito in esilio, a causa delle sue intemperanze verbali e manesche, in un desolato paesino di montagna, avverte il bisogno prepotente di andare a recuperare quella Croce, di fronte alla quale non prega, banalmente, per chiedere delle grazie. Il Crocifisso è il suo rimorso tormentoso, la sua coscienza critica, impietosa, che non gli risparmia nulla, comprese le più scorticanti rampogne. Come questa: Se invece di parlare e poi pensare a quello che hai detto, tu prima pensassi a quello che devi dire e poi parlassi, eviteresti di pentirti di aver detto delle sciocchezze. A proposito del Crocifisso nella versione cinematografica. È stato realizzato dall artigiano veronese Arpesani con tre teste intercambiabili (lo si vede, nei film, oltre che di fronte, anche volto a destra e a sinistra; a destra tiene gli occhi chiusi). Allorché si è trattato di girare la celebre scena della processione - con accompagnamento, non troppo gradito, di cane randagio -, Fernandel che, nonostante le apparenze, non aveva una struttura fisica eccezionale (era alto 1,74), 10

11 si rese conto che non ce la faceva a reggere quella croce spropositata, e fu necessario sventrarla per alleggerirla di qualche chilo. Per cui, il dialogo che si intreccia tra i due, nella finzione cinematografica, non corrisponde alla realtà: Però potevano farla un tantino più leggera questa croce, protesta don Camillo-Fernandel che, di fatto, l ha pretesa più sopportabile. Dillo a me che ho dovuto portarla fin lassù e non avevo le spalle che hai tu, replica il Cristo. La macchia e il chiodo Invece nel racconto Girare l ostacolo, apparso originariamente sulle pagine del Candido, 22 febbraio 1948), c è una scena che si attaglia perfettamente ai fattacci recenti e relative code polemiche. Il vecchio vescovo viene ricevuto in udienza da un fin troppo untuoso Peppone in Municipio. Entrando nella sala, il prelato si accorge che in alto, nel muro alle spalle di Peppone, sopra il ritratto di Garibaldi, non c era più il Crocifisso, ma il Crocifisso aveva lasciato il segno nell intonaco che, annerito dappertutto, lì era quasi bianco. Non c è, ma c è, commenta sorridendo il Vescovo. In realtà, Peppone aveva, sì, fatto togliere il Crocifisso dalla sala del Municipio, ma se l era portato a casa appendendolo sopra il letto. Tuttavia non è ancora finita. Il fatidico Crocifisso andrà a finire in un cassetto. Lo apprendiamo dal racconto Cristo nel comò. Il sindaco comunista è gravemente malato (di paura). Don Camillo si reca, clandestinamente, a fargli visita. Ai suoi occhi indagatori, non sfugge un dettaglio: il chiodo piantato nel muro, sopra la testiera del letto. Si intreccia, così questo dialogo: Qui, una volta, c era qualcosa disse con voce chiara. Chi l ha tolto?. L ho fatto togliere io spiegò Peppone tenendo le palpebre abbassate. È rimasto lì fino a quando in questa camera entravamo soltanto io e mia moglie. Poi, con la malattia, qui c è stato un viavai continuo di gente L ho fatto togliere quando è venuto a trovarmi il segretario della federazione provinciale Nientemeno! Reverendo, mi capisca protestò Peppone. Non l ho fatto per Lui, ma per la gente. Non potevo farmi vedere dai superiori e dai compagni con Lui sopra il capezzale È una questione di dignità Disgraziato! gridò don Camillo. Tu, dunque, hai ancora la forza 11

12 Comunità Insieme di bestemmiare? Dov è, adesso?. Nel primo cassetto del comò rispose Peppone. Don Camillo si alzò e andò ad aprire il primo cassetto del comò. Avvolto in una carta velina, trovò il Crocifisso e lo riappese al chiodo sopra la testiera del letto. Poco prima don Camillo aveva rinfacciato all amico-nemico quella stupidaggine: Dovevi immaginarlo che ti ci voleva qualcuno ad aiutarti, non mandarlo via, l unico che poteva aiutarti. Una macchia bianca sulla parete. Un chiodo piantato nel muro e il Cristo finito in un cassetto del comò, sia pure avvolto delicatamente nella carta velina. Forse può bastare. Se poi il Crocifisso sta nel cuore di qualcuno, tanto meglio. Non c è, ma c è. Questa è la cosa che più importa. AVE, REX NOSTER Il Cristo di don Camillo Venite a Lui, voi che piangete tanto, venite a Lui, voi che tanto soffrite, sanno quegli occhi suoi che cos è il pianto, sa quel suo cuore tutte le ferite. Venite a Lui, voi che passate in fretta, Egli mai si allontana e sempre aspetta. 12

13 Intensa serata con i figli, in paese Guareschi, una sola bandiera quella di battersi per la libertà ACastel San Pietro, nel salone delle scuole gremito di pubblico, si è tenuta una bella e densa serata in onore e in ricordo di Giovannino Guareschi, in occasione dei cent anni dalla nascita del padre di due figure straordinarie come Peppone e don Camillo, che hanno appassionato il pubblico di mezzo mondo. Protagonisti di questo incontro, organizzato dalla parrocchia, sono stati don Alessandro Pronzato, autore di un sempre attuale e coinvolgente Breviario di don Camillo (ed. Rizzoli), i figli Alberto e Carlotta; hanno partecipato Gianna e Rodolfo Bernasconi, che hanno proposto un po di brani del celebre autore e Luigi Maffezzoli che ha fatto da moderatore, partendo dall esperienza molto lacerante vissuta direttamente nella sua casa e nella sua vita con il padre, internato come Guareschi, in un lager tedesco. Si è tenuta a battesimo l uscita del libro Il grande diario, pubblicato da Rizzoli con i ricordi di prigionia in Germania. Carlotta e Alberto hanno spiegato a Castel San Pietro i motivi per cui Il Grande Diario. Giovannino cronista del lager, a distanza di 60 anni, è stato pubblicato, con prefazione commossa e toccante di Giampaolo Pansa, il quale ha confessato di aver provato la stessa emozione di quando lesse per la prima volta Se questo è un uomo di Primo Levi. C è da dire che Guareschi fu un assiduo frequentatore del Ticino, anzi, visse alcuni anni, dal 1956 al che furono anche di feconda attività - a Cademario, nel Malcantone, che nei racconti era trasformato in Cadegigi. Qui vide la luce un opera come Don Camillo e don Chichì, poi annacquato in Don Camillo e i giovani d oggi. Guareschi era un fervido romanziere, fiondante e sarcastico nei suoi aforismi e in alcune definizioni, che don Pronzato ha ripreso e ben piazzato nelle pagine del 13

14 Comunità Insieme suo libro. Come non ricordare alcune di queste sferzanti uscite, tipo non muoio neanche se mi ammazzano, che mise nero su bianco durante il campo di concentramento in Germania; l Italia è un regime antifascista, una repubblica bustarellara. Pagò il suo coraggio e la sua voglia di libertà con il carcere, che si aggiunse quindi al dramma del lager. Scrisse perciò, non a caso, che per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione. Giustamente Guareschi è stato definito un autore profetico, amante del suo mondo piccolo, appassionato dei Valori, quelli che non possono essere corrosi e non cambiano con le mode. Lui era un creativo libero, non ingabbiato, che amava dire le cose che sentiva dentro e non voleva piegarsi ad alcun condizionamento o compromesso. Ha voluto restare se stesso, sempre e in tempi come i suoi e i nostri, la coerenza è già una lezione maestosa. Forse dalle sue figure e dalla sua opera è venuto l impeto in Guglielmo Giannini di fondare il suo Partito dell Uomo Qualunque, con il quale combattere con largo anticipo la casta di sempre. La serata di Castello ha proposto un intermezzo musicale con il pianista Gianni Guida. Mi sento un vincitore perché in 23 mesi di lager sono riuscito a non odiare nessuno : così disse e scrisse e soprattutto testimoniò con la sua vita Giovannino Guareschi. La sua lezione per oggi, ha concluso don Sandro Pronzato, è che Guareschi ha avuto il coraggio di mettere allo scoperto il cuore e i sentimenti. E questa è una caratteristica che lo distingue dagli scrittori d oggi: non era mai volgare. Guareschi faceva e fa ridere e sorridere con la sua verve, senza bisogno di doppisensi. I suoi personaggi erano, in definitiva, la rappresentazione di Guareschi stesso: che era all occasione don Camillo, Peppone e anche il Cristo quando parlava. Lo scrittore riusciva a identificarsi in tutti e tre. Ecco, questo personaggio che aveva una sua forte vis polemica, a volte anche eccessiva, era incapace di odiare. Don Ambrogio, al termine della riuscitissima rivisitazione, ha trovato un collegamento non casuale con Castel San Pietro per Giovanni Guareschi che ha cent anni ma conserva una sorprendente freschezza e attualità di insegnamento in tutti i campi, dalla politica al costume: una splendida preghiera dei suoi due uomini: Il Cristo di don Camillo (vedere preghiera nella pagina precedente). 14

15 Religiosità popolare al tempo degli ex voto Tra fulmini, saette e nubifragi com era la fede dei nonni di Giuseppe Zois Inostri paesi sono conosciuti anche per i loro santi patroni. A volte si parla addirittura del santo patrono o comunque di un santo cui è dedicata una chiesa per identificare quella contrada o quel nucleo con quel santo. A Castel San Pietro il patrono è S. Eusebio, di cui ha tessuto l elogio il vescovo mons. Pier Giacomo Grampa: pochi sanno però di S. Eusebio, i più sono propensi a ritenere S. Pietro come santo di riferimento per la comunità. La devozione più radicata, più profonda, più sentita è quella verso il Crocifisso. Ed è anche bello che sia così e che la centralità del credere sia per Gesù. Su quell enorme crocifisso collocato sul primo altare a sinistra dell altar maggiore per chi entra, verso monte, si sono riversati gli sguardi, la fede, le preghiere, le attese, le speranze della gente. A quel Crocifisso si sono levate le invocazioni, cantate dall assemblea dei fedeli o sussurrate dal singolo, soprattutto delle mamme o delle spose di coloro che partivano in cerca di lavoro per la Svizzera interna ed erano costretti a restarsene lontani dalla loro casa e dal loro paese per mesi e mesi. In tempi non lontani si facevano le Novene per ottenere una grazia speciale, per il ritorno della salute in un familiare e, avuto qualche segno della benevolenza della Provvidenza, si usava portare un ex voto, che era la dichiarazione pubblica di un assistenza avuta dalla Madonna o da un santo. Le pareti vicine agli altari erano ricche di grazie ricevute, spesso un cuore con sopra in bella evidenza un GR; ma c erano anche piccoli o grandi quadri, dipinti da pittori dilettanti o da pittori famosi o da altri che lo sarebbero diventati: in Valmaggia c era il Vanoni; nel Locarnese c era il Poroli, nel Mendrisiotto il Rinaldi. Nell immagine si ricostruiva il motivo dell ex voto: l assistenza in un parto difficile, oppure la vita salva dopo una rovinosa caduta da un albero I luoghi sacri nel Ticino dove si contava il maggior numero di ex 15

16 voto erano il santuario della Madonna del Sasso, la chiesa di Campagna a Maggia, il santuario del Castelletto a Melano, la basilica di S. Maria dei Miracoli a Morbio Inferiore. Dopo il Concilio, molti ex voto sono stati tolti dalle pareti e, purtroppo parecchi sono andati persi, talora finiti nelle botteghe di disinvolti antiquari. Andava e va benissimo l essenzialità, senza per altro dover diventare iconoclasti come spesso è accaduto: e tuttavia occorreva salvaguardare di più questi momenti e simboli della pietà popolare, che erano e sono anche l espressione del credere con tutte le caratteristiche e le sensibilità del tempo. In qualche caso sono stati ricavati degli spazi dove gli ex voto ma non solo sono stati ordinati e collocati: è una forma di affidamento al futuro, per le generazioni che verranno. Su questa posizione netta si era schierato Piero Bianconi, deprecando una tendenza in atto e non del tutto tramontata: Si assiste a un curioso scambio di interessi: neglette da chi dovrebbe considerare queste tavolette come eloquente segno della divina assistenza - ambite da chi quel significato trascura o ignora, non considerando che il valore diciamo estetico o di costume del dipinto. Siro Borrani ( Il Ticino sacro, 1896), per esempio, aveva raccontato di molti ex voto dall oratorio di S. Agata, sul colle omonimo che domina Tremona e il Mendrisiotto: Gran numero di tavole votive, alcune fra le quali di data molto antica, pendono dalle pareti di quel tempio. Ottant anni dopo, Giuseppe Martinola scriveva, sempre a proposito di quest oratorio: La chiesa, fino in anni non lontani, vantava una doviziosa raccolta di tavolette votive. Oggi ne è del tutto spoglia. Interessante la disquisizione che fa Piero Bianconi sull ex voto e le sue modalità. C è la formale promessa fatta per impetrare qualche singolare grazia: il contratto, se si può dire, a grazia ottenuta si perfezionava con il mantenimento della promessa, o per lo meno con un tangibile segno di riconoscenza, un quadretto con le iniziali V.F.G.A., cioè Votum fecit, gratiam accepit, Voto Fatto, Grazia Ricevuta. Il voto così inteso suppone quindi un pericolo imminente ma non immediato, che conceda il tempo di riflettere e formulare con piena coscienza la domanda della grazia e la promessa: il voto in caso di una malattia grave, per esempio, quando l arte medica s è ormai dichiarata impotente e ogni possibile mezzo umano inutile; o la donna di Cavigliano avviata verso 16

17 la California e sorpresa dall uragano sull Atlantico, che nel rombo delle furibonde ondate e nel fischiare del vento ha tempo e modo di ricorrere con piena coscienza alla Madonna di casa. E qui comincia la differenza tra uno scenario e l altro. Ancora Bianconi: Ma nel caso più corrente dell ex voto, quando cioè il protagonista esce illeso da un improvviso pericolo mortale - una caduta, una saetta, lo scoppio d una mina - manca evidentemente il tempo necessario per riflettere e formulare il voto, al massimo sarà un rapido pensiero, un istintiva invocazione: Cara Madona iutémm ; o nemmeno quella. A cose fatte, uscito cioè dal brutto frangente con salva la pelle, il graziato, persuaso di essere debitore del soccorrevole intervento alla Vergine o a qualche santo, manifesterà la sua riconoscenza facendo dipingere il quadretto con il fatto e le meno impegnative e più giuste iniziali G.R., cioè Grazia Ricevuta. Che a rigor di termini non è scioglimento di voto, non è testimonianza ex voto; ma non è il caso di guardar tanto per il sottile, per ex voto si intende correntemente il tangibile segno di riconoscenza per grazia ricevuta, senza premesse né promesse, con la fedele figurazione dell evento. E questi ingenui quadretti si possono considerare da svariate angolature, come documenti di devozione o di costume eccetera. Alcuni quadretti, a Castel San Pietro, sono stati salvati e si possono ammirare: efficaci nel trasmettere la fede profonda che animava e sorreggeva la gente, che aveva un santo al quale rivolgersi per ottenere rimedio contro i vari malanni: dal mal di denti, per risolvere il quale ci si rivolgeva a S. Apollonia alla salute dei seni femminili con preghiere a S. Agata (oratorio di Tremona), dalla protezione contro saette e fulmini, per i quali si pregavano Santa Barbara e San Simone all intercessione di S. Uberto nelle uscite a caccia, per non parlare di S. Antonio Abate, che era invocatissimo da tutti i contadini, quando nei paesi si viveva di agricoltura e una mucca o un vitello persi potevano significare privazioni, stenti, miseria. Proteggeva le bestie dalle malattie e proteggeva anche dal fuoco. Abbiamo imboccato una strada che ci distoglie sempre di più dagli altari e dalle chiese e ci porta a risolvere, a spiegare tutto con la tecnologia e con la scienza. Ma c è bisogno di ritornare al soprannaturale, di uscire dall eclisse di Dio, di ritrovare la fede. Gli ex voto più belli conservati a Castel San Pietro, in ricordo di grazie ottenute dopo invocazioni al Crocifisso, ci parlano: 17

18 Comunità Insieme di una mamma che ha appena partorito ed è stravolta nel suo letto e del padre che porta il neonato davanti al Crocifisso, in una cornice di angeli e con una donna ai piedi della croce; di un altra mamma che presenta al Crocifisso la figlioletta salvata dai morsi di un cane; 18

19 di due mamme che portano le loro piccole creature ai piedi dell altare del Crocifisso, evidentemente dopo un grave pericolo scampato; 19

20 Comunità Insieme di una donna che rivolge la sua preghiera di riconoscenza al Crocifisso, dentro uno squarcio di luce; di un uomo che ringrazia il Signore per avergli salvato la gamba sinistra, forse da una caduta o da una malattia; 20

21 di un imbarcazione squassata da onde altissime durante un nubifragio terrificante. Questo ex voto reca la data del 1784 ed è un immagine di straordinaria forza ed efficacia nel ricostruire la scena, nella quale non manca una saetta sulla sinistra. Sulla destra c è - salvifica - la crocifissione, dentro una nuvola di luce; di una protezione decisiva contro una devastante saetta che appare sulla destra del Crocifisso nel suo altare di Castel San Pietro. 21

22 Peccato che nel libro splendido di Piero Bianconi sugli ex voto nel Ticino (Armando Dadò editore, Locarno, 1977) non sia finita nessuna immagine di quelle custodite a Castel San Pietro, perché tutte hanno una robusta forza. È anche il caso di ricordare che la devozione al Crocifisso era molto diffusa anche nella vicina Como. Meravigliosa questa metafora del Bianconi, il quale trovava che sfogliando queste immagini è un poco come assistere alle proiezioni di una semplice lanterna magica Si vedono sfilare i casi di quella che era (e in parte ancora è) l esistenza quotidiana e rischiosa della povera gente del nostro rustico paese: gli emigranti cacciati dal bisogno che sfidano i flutti dell oceano in cerca di pane se non di oro, la montanara aggredita da una caduta di pietre, punta da un serpente velenoso, o pericolosamente aggrappata a una scheggia di rupe, a un magro ciuffo d erba, a un cespuglio, sopra il vaneggiare del precipizio; l uomo che si sente soffiare in faccia la vampa della mina prematura, del fucile che scoppia, della improvvisa folgore nel colmo dell uragano; il poveretto che cade dall albero, i muratori che precipitano dall impalcatura della casa in costruzione, il ragazzo che rischia di restar schiacciato sotto le ruote del carro; e i rischi dei ferri taglienti, scure falce accetta, i pericoli dell acqua e via discorrendo, è un rosario senza fine. Tutto un catalogo di rischi e di sciagure che a noi tardi posteri paiono quasi incredibili, immagini di una vita grama, di una povertà coraggiosamente accettata, sentimento del quale si è perduto anche il seme nel paese ridotto alla deplorevole se non deplorata condizione odierna, alienato e senza più una sua chiara identità. Eppure non soltanto tristezza, anche qualche lieta e strana considerazione: perché un carattere dell ex voto al quale, sia pure inconsciamente, non ci si sottrae, è la sua parentela con la fiaba. 22

23 La festa dell innocenza Il gruppo dei neocomunicati, 29 tra bambine e bambini, attorno al parroco don Ambrogio all altare maggiore. La gioia della comunità per le Prime Comunioni a seminare : con questa immagine, Uscì scelta per esprimere un impegno, si è vissuta nella gioia e nella festa la giornata delle Prime Comunioni il 18 maggio nella nostra comunità. Si sa che la Prima Comunione è uno dei ricordi che accompagneranno per tutta la vita: è un giorno speciale e tale deve essere anche nella cornice che avvolge tutti i vari momenti. Questo è infatti il giorno in cui anche tutta la comunità rivive, fa memoria e circonda di calore le bambine e i bambini che vivono il loro primo incontro con Gesù sotto le specie del pane e del vino. Le Prime Comunioni sono anche il giorno in cui l innocenza ci passa a fianco e non può non interpellarci: anzi, oltre a commuoverci, dovrebbe motivarci al rispetto massimo di questa virtù che oggi troppo spesso è calpestata nel nostro tempo da una pubblicità aggressiva e da non disinteressate fughe in avanti per modelli di comportamenti contrabbandati come diffusi e quindi inculcati in nome anche di una precocità che non va di pari passo con la maturità. Anzi, oggi par di assistere, accanto ad 23

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26 Comunità Insieme un innegabile precocità, sollecitata e favorita da molti fattori, ad una fragilità derivante a sua volta da molti elementi che sono sotto gli occhi di tutti, a cominciare dalla debolezza di molti nuclei familiari di cui i figli respirano l atmosfera. Castel San Pietro in festa si è unito alle famiglie dei bambini che hanno fatto il loro primo incontro con Gesù. Uscì a seminare : è una bella immagine, che ci parla di volontà, di lavoro, di sacrificio personale e, al tempo stesso, di fiducia, nella convinzione che l uomo deve fare la sua parte, poi le stagioni appartengono a Qualcun Altro che sta sopra noi. Si semina nella certezza - da sempre - che una parte di lavoro tocca a noi e una parte al Padrone delle messi. E non a caso, verso la fine della celebrazione - presieduta dal parroco don Ambrogio - c è stata una preghiera che era anche un invito a riflettere: Oggi abbiamo incontrato il Signore e ci siamo fermati con lui. Ha parlato nel cuore ad ognuno di noi: progetti di una vita con lui. Oggi abbiamo ascoltato cose nuove da Lui, orizzonti infiniti per noi. Una luce che illumina ancora di più questa nostra vita quaggiù. Ora è tempo di andare, ora è tempo di fare quello che abbiamo udito da Lui; è tempo di avere la certezza che cammina anche Lui con noi. Leonardo Bernardi Eleonora Borella Federico Borella Giulia Cereghetti Greta Codoni, Amos Colombo Simona Coppola Cristina Corti Katya Galli Riccardo Mantegazza Arianna Mari Claudia Mariangeloni Giulia Meroni Martina Meroni Viviana Montorfano Camilla Moretti Ramona Moro Alan Peyer Kevin Peyer Moira Piazzoli Michele Piffaretti Matteo Robbiani Chiara Sabato Roberta Soeima Emanuele Trezzini Elisa Trezzini Filippo Trapanese Andrea Vanini Giuditta Wiesendanger 26

27 Con don Storelli e don Quadri Cresima, il sacramento della crescita cristiana La Cresima è il sacramento della confermazione, quindi del rafforzamento della fede, un impegno che si consolida nel cammino sulla strada dei giorni e del credere. Questo è il proposito e questo è l obiettivo che si sono assunti ed è stato rinnovato da tutta la comunità stretta attorno al gruppo di adolescenti che ha ricevuto la Cresima dalle mani del vicario generale della diocesi, don Ernesto Storelli e da don Carlo Quadri. È stata una cerimonia molto bella, vissuta e sentita da tutti, con segni forti che hanno richiamato alla discesa dello Spirito Santo nella Pentecoste, alle lingue di fuoco che dal cielo sono scesi sulla Madonna e sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo. Sono venuto a portare il fuoco nel mondo e come vorrei che fosse già acceso, ci ha detto il Signore. Questo è ora il tragitto da compiere, rimanendo fuoco vivo sempre nelle alterne vicende L alzata di mano per rispondere affermativamente alla proposta della Cresima. 27

28 Comunità Insieme della vita. Ed a questo si sono impegnati gli adolescenti che sono stati cresimati a Castello. A loro il vescovo mons. Pier Giacomo Grampa ha voluto far pervenire attraverso il parroco il suo incoraggiamento e saluto: Ti chiedo di esprimere alle ragazze e ai ragazzi della Cresima il grazie e il saluto del vescovo, unitamente all invito rimanere fedeli all Eccomi che hanno pronunciato di fronte alla comunità. Sono grato a te, ai tuoi collaboratori e alla comunità per l impegno con cui avete accompagnato questi adolescenti nel loro cammino di preparazione verso questo sacramento della crescita cristiana. Silvia Bassi Simone Bassi Jacopo Bernasconi Katia Bernasconi Kevin Bernasconi Nicolas Bernasconi Marco Bordignon Isabella Borella Eliana Brazzola Bryan Bruschi Donna Coduri Andrea Collovà Nicole Coppola Luca Fontana Valentina Fontana Eros Grinzato Francesca Grisoni Guglielmo Hug Isabella Kübler Letizia Mariangeloni Davide Mazzetti Gianluca Nicoli Enzo Ortelli Francesco Ortelli Lucio Ortelli Cecilia Parravicini Matteo Parravicini Michele Parravicini Nicola Ribeiro Pinto Manuel Robbiani Cristian Solcà Enrico Solcà Matteo Yüce 28

29 Centralità dell Eucaristia Corpus Domini e Quarantore una volta le Quarantore (cioè quaranta C erano ore di adorazione dell Eucarestia, del Santissimo, come ci hanno insegnato i nostri padri). E ci sono ancora. Quelle del passato erano in genere concentrate nel sant inverno di cui ci ha parlato Plinio Martini nel fondo del sacco : la maggior parte delle feste infatti era compresa tra Natale e S. Giuseppe, il tempo in cui rientravano da oltre S. Gottardo gli emigranti i maestran. E in questo fazzoletto di mesi si celebravano oltre al Natale e all Epifania, anche S. Silvestro con il solenne Te Deum, la festa patronale (spesso la Madonna del Carmelo o la Madonna del Rosario oppure l Addolorata), S. Luigi patrono dei giovani, il Triduo dei Morti e, appunto, le Quarantore. L altar maggiore, in tutte le chiese, 29

30 Comunità Insieme diventava uno splendore di luminarie, con architetture speciali anche nella disposizione delle candele. Ora le Quarantore sono agendate in genere in occasione del Corpus Domini. Quest anno nella nostra comunità sono state sottolineate nei giorni del 22, 23 e 24 maggio. Giovedì 22 maggio alle 20 si è incominciato con l esposizione del Santissimo; dalle 20,45 c è stata l adorazione comunitaria, che si è conclusa alle 21,30 con la benedizione eucaristica. L indomani, venerdì, si è celebrata l Eucaristia in parrocchia (intenzione particolare, legato Elisabetta Valsangiacomo); alle 20 di nuovo esposizione del Santissimo, adorazione comunitaria dalle 20,45 alle 21,30. Infine, sabato 24 maggio, alle 17,30 Eucarestia festiva della vigilia; alle 20 esposizione del Santissimo e dalle 20,45 alle 21,30 di nuovo adorazione comunitaria, stavolta però con l intenzione speciale di preghiera per i cresimandi. Momenti della festa del Corpus Domini: la processione e la benedizione a un altare innalzato lungo via Alla Chiesa e la conclusione sulla porta della parrocchiale. 30

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32 Comunità Insieme Pellegrinaggio della parrocchia A Sotto il Monte nel paese di Papa Giovanni XXIII Questo è un anno carico di ricorrenze significative e importanti: come i 150 delle Apparizioni di Lourdes o i 50 anni dell elezione a Papa di Angelo Giuseppe Roncalli, patriarca di Venezia, che si scelse il nome di Giovanni XXIII. Roncalli fu eletto Papa il 28 ottobre del 1958 e fece fiorire una straordinaria primavera nella vita della Chiesa con il Concilio ecumenico Vaticano II. Si rivelò al mondo con i tratti di una straordinaria bontà e con un magistero all insegna della comprensione. Resterà nei cuori di tutti per il discorso della luna, la sera di 32

33 apertura del Concilio, quando salutò la folla che gremiva Piazza San Pietro con quel dolcissimo e delicatissimo invito: Tornando a casa, troverete i vostri bambini, date loro una carezza e dite: questa è la carezza del Papa; troverete qualche lacrima da asciugare. Fu il Papa della Mater et Magistra, della Pacem in terris. La parrocchia ha voluto ricordare questo Pastor et Nauta recandosi nel paese delle sue origini, a Sotto il Monte: il gruppo del pellegrinaggio di Castello è stato ricevuto dal segretario personale di Papa Giovanni, l arcivescovo mons. Loris Francesco Capovilla, che da anni vive nella serena cornice di Sotto il Monte, nei luoghi di vita della famiglia Roncalli. Capovilla, che ha 92 anni, ha ringraziato per la visita ed ha esortato i pellegrini a continuare con perseveranza sulla strada della fede. Oltre che a Sotto il Monte, si è fatta visita alla chiesa di S. Pietro Apostolo, costruita su progetto di Mario Botta a Sartirana di Merate e al santuario della Madonna del Bosco, a Imbersago, pure molto frequentato da Papa Giovanni, che morì il 3 giugno di 45 anni or sono. 33

34 Comunità Insieme Con la statua della Madonna di Lourdes A Corteglia la processione che torna ogni 50 anni Maggio è il mese della Madonna, il mese del rosario, mentre la natura celebra i suoi trionfi con un esplosione di colori che allarga il cuore e il respiro e riporta alla memoria in ciascuno ricordi d infanzia, di serate in chiesa, di corse nei prati, di giochi e di maggiolini. A Corteglia c è una devozione antica per la Madonna di Lourdes e questo è un anno speciale: ricorrono infatti i 150 anni dalle apparizioni della Vergine a Bernadette Soubirous alla grotta, sulle rive del Gave. L anno lourdiano a Corteglia ha avuto una sottolineatura che si è protratta Intensa e commossa partecipazione alla processione con la statua della Madonna di Lourdes che si tiene ogni 50 anni a Corteglia. Il corteo mentre sfila per le vie della frazione. Ha condecorato la Filarmonica di Morbio Inferiore. 34

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36 Comunità Insieme per tre giorni, il 16, il 17 e il 18 maggio: con questo triduo si è voluto ricordare quanto si fece mezzo secolo fa, in occasione del centenario di Lourdes. Venerdì 16 c è stata la recita del rosario meditato; sabato alle 20 la Lode vespertina mariana. Domenica alle 9 la Messa solenne, nel pomeriggio alle 17 la processione lungo le vie della frazione, con il trasporto della statua della Madonna. Il corteo, con la partecipazione dei bambini della Prima Comunione, è stato accompagnato dai canti, dalle preghiere e dalle note della Filarmonica di Morbio Inferiore, lungo il tragitto che dal Pradèll giunge ai Trii Pin. L omelia è stata pronunciata da don Erico Zoppis, che quest anno nella città pirenaica riceverà l onorificenza di cappellano di Lourdes. A proposito del trasporto nel nucleo di Corteglia della Madonnina di Lourdes, Margherita Crivelli Roncareggi, ospite della casa di riposo La Quiete di Mendrisio ha espresso con queste parole, che sono una preghiera, i suoi sentimenti per la Madonnina di Lourdes: Dolcissima Madonnina di Lourdes del mio amato villaggio in collina, lassù a Corteglia: ti portò anche mio marito 50 anni or sono. Era un giovinetto orgoglioso e forte, ma poverino non c è più. È con Te lassù in cielo, ormai! Che bellezza oggi qui. Vie in festa, addobbate di bandiere belle e fiori, tanti fiori, che danno gioia in questo mese ed anno, dedicato a Te cara Madonnina di Lourdes. Ave o Maria, piena di grazia, abbiamo cantato tutti in cor. Verremo a vederti, un bel dì in cielo lassù, patria nostra, o Maria nostra Madre, nostra gioia e nostro amor. E poi venne sera con la benedizione e Tu di lassù ci regalasti l ultimo bellissimo raggio di sole. Che bello! Che letizia per i nostri cuori esultanti a Te, o Vergine Madre nostra Maria di Lourdes. E poi la musica, l ultimo saluto a Te. Non Ti vedrò più fra 50 anni quaggiù, perché sarò in ciel con Te. Ti saluto, Vergine Maria, lode a Te, arrivederci lassù! Nel clima e nel panorama dei festeggiamenti mariani che hanno contrappuntato il mese di maggio è da ricordare anche la ricorrenza della Madonna di Caravaggio all oratorio Gorla, con S. Messa lunedì 26 maggio. La festa tradizionale quest anno non c è stata in segno di rispetto per la recente prematura scomparsa di Angela Brazzola e Paolo Arboscelli. 36

37 Festose note di riconoscenza Un grazie in canto dai bambini del Coro di Agra Una simpatica sorpresa è stata fatta a don Ambrogio Bosisio e alla comunità parrocchiale di Castel San Pietro dal Coro Giovani di Agra, sulla Collina d Oro. Per dire grazie al loro ex-parroco, i bambini, diretti da Viviana Vassalli, sono scesi a Castello ed hanno condecorato la Messa domenicale solenne del 20 aprile. Hanno cantato con le loro voci innocenti e candide Grace, Barbara, Augusto, Bustine, Giulia, Chiara, Giada, Melissa, Camilla, Alyssa, Martina, Nicole Hanno proposto, tra gli altri, i motivi Chiesa di mattoni, Io ti chiedo perdono, Gloria, Un dono d amore, Dio della gente, Il pane del cammino, Gente di tutto il mondo. Un momento di letizia che ha gratificato lo spirito. 37

38 Comunità Insieme Per la Patronale di San Pietro Piccoli Cantori di Pura applauditi nella Chiesa Rossa La festa di San Pietro nella parrocchia che porta il nome dell apostolo su cui il Signore ha voluto edificare la sua chiesa ( Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno su di essa ) ha avuto molte forme di sottolineatura, da quelle religiose con il provicario generale, don Sandro Vitalini, alla gioia di stare insieme, propiziata da alcune iniziative, tra le quali si è segnalato il concerto nella Chiesa Rossa dei Piccoli Cantori di Pura, diretti dal maestro Cristian Barella e accompagnati nel loro riuscitissimo e applaudito concerto dall orchestra da camera Corelli Ensemble. Il coro malcantonese è stato di recente premiato a Winfelden alla Festa svizzera di canto. I bambini hanno un età che va dai 5 agli 11 anni e la giuria del concorso ha assegnato ai Piccoli Cantori il giudizio molto buono. 38

39 Festeggiate a Ingenbohl e Loverciano Suor Piera e Suor Fernanda 50 anni di professione religiosa Due giorni di festa per due religiose: Suor Piera Tonini e Suor Fernanda Pagani. Il primo momento è stato vissuto a Ingenbohl il 10 maggio scorso, nel cuore di una scelta di vita rinnovata ogni giorno sull arco di cinquant anni di fedeltà e di testimonianza, di fede e di carità proiettate nella speranza. Il secondo momento si è invece tenuto a Castel San Pietro all Istituto S. Angelo di Loverciano, domenica 15 giugno, ed è stato condiviso da tutta la comunità di Castel San Pietro che ha voluto stringersi attorno alle due suore per esprimere loro riconoscenza e gratitudine. Sono stati - nell uno come nell altro caso - sentimenti di gioia, di ringraziamento al Signore. Con pazienza, delicatezza e semplicità siete state perseveranti e costanti; nella fedeltà avete 39

40 Comunità Insieme radicato il vostro ministero. Essendo saldamente ancorate in Cristo, non avete temuto alcun male Siamo qui con voi a ringraziare il Signore perché siamo certi che quanto il Signore ha fatto attraverso voi è davvero grande: verso i bambini, i malati, i piccoli, gli umili, nello spirito della vostra congregazione. Con la vostra costanza, avete reso attuale e sincero il Magnificat di Maria, innalzando gli ultimi, donando speranza ai deboli, sollevando i miseri. Si è anche pregato perché ancora ai nostri giorni ci siano persone che con dedizione vivano il carisma delle suore di Ingenbohl. Le molte persone che sono a contatto con voi, nella società, sanno che lo stare senza la vostra presenza, renderebbe più difficoltoso il cammino quotidiano. Molto partecipato l incontro comunitario del 15 giugno all Istituto S. Angelo, nel cortile: il cuore della comunità per un giorno ha pulsato in questo angolo dove da decenni si spendono tra sacrifici, pazienza, disponibilità, sensibilità le suore di Ingenbohl, alle quali si sono volute esprimere stima e vicinanza. Riprendendo un saluto del Comune, di vent anni or sono, il parroco don Ambrogio Bosisio ha ribadito la gratitudine della comunità verso questa presenza poi ha aggiunto che dobbiamo pregare perché Dio susciti numerose vocazioni sacerdotali e religiose; e dobbiamo riflettere sul dovere che hanno tutti i cristiani di essere operai della messe. Ciascuno di noi deve essere portatore dell amore di Dio ad un mondo che muore perché non sa amare. Alle due suore - Piera e Fernanda - è stato fatto dono di due icone. Al termine è stato offerto un aperitivo alla comunità. 40

41 Sulla sponda destra della Valle di Muggio Casima, Campora e Monte sono una nuova parrocchia Il vescovo mons. Pier Giacomo Grampa ha proceduto a erigere una nuova parrocchia che ci riguarda direttamente e strettamente. Si tratta infatti di tre comunità vicine a noi e che fanno capo alla parrocchia di Castel San Pietro per la loro vita spirituale. Sono le comunità di Casima, Campora e Monte. La decisione del Vescovo è stata presa prima di Pasqua e il relativo documento reca la data del 22 marzo, sabato santo, con le firme del vescovo Grampa e del Cancelliere vescovile don Carlo Quadri. Questo il testo del decreto, che è una tappa storica nella vita di Casima, Campora e Monte, sulla sponda destra della Valle di Muggio: Il vescovo di Lugano, vista l opportunità di procedere ad una riorganizzazione parrocchiale delle comunità di Monte, Campora e Casima, facenti parte del Comune di Castel San Pietro; visto l art. 5,2 della Legge sulla Chiesa cattolica del 15 dicembre 2002, che attribuisce all Ordinario la competenza ad erigere, trasformare, unire e sopprimere parrocchie ; visto l incontro avuto con i Consigli parrocchiali di queste comunità in occasione della Visita pastorale avvenuta nell ottobre 2007; visto il voto favorevole sulla formazione della nuova Parrocchia espresso dalle assemblee parrocchiali di Casima e di Campora-Monte, rispettivamente convocate il 15 dicembre 2007 e il 1 marzo 2008, con il presente decreto: 1) erige a far data dal 1 maggio 2008 la nuova Parrocchia della Vergine Addolorata, di San Fermo e di S. Antonio Abate in Casima, Campora e Monte; 2) nomina quale amministratore parrocchiale non residente della nuova Parrocchia don Ambrogio Bosisio, parroco residente di Castel San Pietro; 3) incarica don Ambrogio Bosisio di convocare l Assemblea parrocchiale della nuova comunità per la nomina del Consiglio parrocchiale, 41

42 Comunità Insieme della Commissione della gestione e del delegato parrocchiale nell Assemblea vicariale; 4) affida al Consiglio parrocchiale, che verrà nominato, il compito di elaborare il regolamento parrocchiale e di riorganizzare gli aspetti amministrativi e contabili della nuova Parrocchia. La nuova unità parrocchiale della sponda destra della Valle di Muggio (Casima e Monte erano Comuni, Campora frazione di Caneggio sia come Comune che come parrocchia, quando è arrivata l aggregazione sono passati sotto Castel San Pietro) è dedicata ai tre patroni di ciascuna chiesa: l Addolorata a Monte, San Fermo a Campora e S. Antonio Abate a Casima. Il servizio religioso nelle tre piccole comunità viene per ora assicurato da un sacerdote residente a Balerna e che studia alla Facoltà di teologia e filosofia, P. Giuseppe. Incaricato resta comunque il parroco di Castel S. Pietro. BUON COMPLEANNO, DON AMBROGIO Una festa per dirgli grazie e per augurargli buona continuazione nella salute e in abbondanza di opere per il suo apostolato sacerdotale. L hanno organizzata un gruppo di amici del Mendrisiotto e della Collina d Oro il 1 maggio al Montalbano di Stabio dove non è certo mancata l atmosfera di amicizia, ricca di ricordi ma proiettata nel futuro. 42

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