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1 IL PICCOLO giovedì 28 giugno 2012 (Gli articoli della presente rassegna, dedicata esclusivamente ad argomenti di carattere economico e sindacale, sono scaricati dal sito internet del quotidiano. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti) Indice articoli ECONOMIA (pag. 2) Monte dei Paschi taglia 4600 posti REGIONE (pag. 3) La Protezione civile liquida il commissario (2 articoli) L addio di Garlatti tiene banco. E scoppia il caso sanità Caso stipendi al Cie, indaga la Prefettura Aeroporto privatizzato, Roma pronta a dare l ok L EDIZIONE DI OGGI NON INCLUDE LE CRONACHE LOCALI

2 ECONOMIA Monte dei Paschi taglia 4600 posti di Matteo Marian SIENA Dopo aver resistito all estate dei furbetti del quartierino, al passaggio, nell arco di due anni, della proprietà dagli olandesi di Abn Amro al consorzio formato da Royal Bank of Scotland-Fortis-Santander e, infine, al gruppo Monte dei Paschi, per la società Banca Antonveneta arriva l ora dei titoli di coda. L istituto guidato da Giuseppe Menzi, secondo quanto previsto nel piano industriale del Monte presentato ieri a Rocca Salimbeni, cessa di esistere come realtà bancaria autonoma. «Entro l anno - ha spiegato l amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola - incorporeremo Antonveneta dando vita a un unica rete commerciale». La direzione generale padovana non avrà più ragione di esistere e così il consiglio di amministrazione guidato, attualmente, da Ernesto Rabizzi. Sul mantenimento del marchio «le valutazioni sono ancora in corso» così come sull impatto a Nordest della prevista chiusura di 400 filiali in tutta Italia. La razionalizzazione, evidentemente, toccherà l area Antoneveneta, ma ancora non è noto in quale quantità. Il piano prevede, inoltre, la riduzione dell organico di oltre persone. Il taglio vede già certe le uscite legate alla cessioni Biverbanca (chiusa a 203 milioni), Consum.it oltre agli oltre addetti del back office: 400 di questi ultimi lavorano in Veneto. Le restanti uscite riguarderanno un centinaio di dirigenti, l esodo volontario di ulteriori 500 addetti e il pensionamento di altre 870 unità. Mps, come ha ricordato il presidente Alessandro Profumo, guarda al futuro tenendo conto che il vento del mercato soffia a prua. Il piano punta su riduzione dei costi, cessioni e sull aiuto pubblico per adeguare il patrimonio ai livelli chiesti dall Autorità bancaria europea (Eba). Al 2015 si prevede un utile netto consolidato che dovrebbe attestarsi a 633 milioni con una crescita media ponderata annua dei ricavi negativa dell 1%. Gli impieghi totali segneranno un calo del 3,1%, meno 0,1% considerando le cessioni. «È la prima volta che viene presentato un piano con una decrescita dei ricavi, ma la redditività aumenterà in ragione del taglio dei costi» ha detto Profumo. Come previsto, per adeguare il patrimonio alle richieste dell Eba oltre alle dismissioni si procederà all emissione, entro l anno, di uno «strumento di patrimonializzazione governativo» per 3,4 miliardi di cui 1,9 miliardi destinati al rimborso dei Tremonti bond e 1,5 miliardi per fare fronte alle richieste Eba. Il rimborso dello strumento di patrimonializzazione governativo per un importo di circa 3 miliardi è previsto entro la fine del piano. La banca ha inoltre convocato per il 9-10 ottobre l assemblea per assegnare al Cda la delega di un aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione dell importo massimo di 1 miliardo da effettuarsi entro cinque anni. Il cordone ombelicale con Fondazione Mps è destinato a essere tagliato e il Monte sarà sempre meno babbo per Siena. Le ricadute a Nordest. Come detto, Antonveneta sarà incorporata e la sua rete (352 sportelli in Veneto, sei in Trentino, 72 in Friuli-Venezia Giulia) entrerà a far parte di quella Mps. «Non sono più i tempi per tenere delle icone» ha spiegato Viola sul futuro del marchio Antonveneta. «L attuale regolamentazione bancaria permette di fare aggregazioni e fusioni e di mantenere i marchi. Il tema del marchio deve essere valutato in funzione del valore aggiunto che dà». Per quanto riguarda la chiusura dei 400 sportelli, Viola ha spiegato che non riguarderanno solo il Nordest. Messa in conto la soluzione del nodo patrimonio attraverso l aiuto pubblico, ha spiegato Viola, «abbiamo accantonato la cessione degli sportelli Antonveneta, prestando maggiore attenzione al profilo industriale». Il risparmio derivante dalla chiusura di 400 sportelli è equiparabile alla cessione di parte della rete Antoneveneta «con il vantaggio che contiamo di mantenere al 90% clienti e masse delle agenzie che chiuderemo».

3 REGIONE La Protezione civile liquida il commissario di Marco Ballico TRIESTE Altro che ispettore salva-commissario. L inviato della Protezione civile, la prossima settimana in regione, verrà sostanzialmente per archiviare i poteri straordinari per la realizzazione della terza corsia. E, come si fa nei consuntivi, verificherà interventi e spese della gestione commissariale Tondo-Riccardi. La Protezione civile del prefetto Franco Gabrielli considera infatti chiusa l esperienza del commissario per l allargamento della A4 nei tempi di legge: stop il 31 dicembre. L ispettore inviato da Roma, dunque, non si muoverà per testare l opportunità di una proroga, materia che non gli compete. Lo chiarisce Roberto Giarola, responsabile ad interim del servizio ispettivo del dipartimento di Protezione civile: «Il nuovo modello di gestione delle emergenze ha una durata predeterminata. Il decreto legge 59 appena approvato in Parlamento fissa poteri straordinari per i grandi eventi per non più di 90 giorni, con una proroga massima di altri 60. L unica alternativa possibile, in casi eccezionali, è una legge ad hoc». La visita in regione di un dirigente solitamente scelto da amministrazioni quali l Interno, le Infrastrutture o l Economia, precisa ancora Giarola, è una delle attività di routine del servizio ispettivo del dipartimento inserita nella legge istitutiva della Protezione civile, la 225. Ogni anno il programma prevede ispezioni nelle situazioni di lunga emergenza e in fase di scadenza, «ispezioni mirate a verificare quanto posto in essere dai commissari sotto gli aspetti contabile e amministrativo». Si tratterà dunque di un monitoraggio su quanto fatto dal commissario della terza corsia in termini operativi ed economici, anticamera di un ritorno alle procedure ordinarie che la Protezione civile, proprio sulla base della legge che l ha recentemente riformata, considera scontato. L ispettore, conclude esplicitamente Giarola, «farà una rassegna dello stato dell arte per preparare al meglio il trasferimento delle pratiche all attività ordinaria». La comunicazione resa nota in consiglio di amministrazione di Autovie Venete lunedì scorso non era dunque una buona notizia. Non almeno nel senso che avrebbero voluto la giunta Tondo e i vertici della concessionaria e di Friulia, convinti dell opportunità di un prolungamento della gestione commissariale. A questo punto, stando alle spiegazioni della Protezione civile, non resterà che puntare su una legge che tenga conto dell eccezionalità dell opera. Ipotesi contenuta anche nell ordine del giorno approvato dal governo La caccia al maxi-prestito si complica. Oggi la riunione del gruppo di lavoro Senza commissario dal 2013 in avanti e senza qualche banca che sembrava invece essere della partita. La corsa verso la terza corsia è sempre più ostacolata. Mentre i vertici di Autovie Venete e Friulia restano abbottonati, si riunisce oggi il gruppo di lavoro misto composto dal dg della holding Zanchetta, dai consiglieri di Autovie Albano, Faccin e Santuz, dai vicepresidenti Leonardelli e Bortolotti (nella foto). Sarà l occasione per il punto della situazione dopo l incontro con le banche di due giorni fa a Milano. Da parte di qualche istituto del pool che aveva risposto al bando di gara 2011 sarebbe emersa l intenzione di sfilarsi. Si tratterebbe perciò di avviare una trattativa con un nuovo gruppo, con tempi più lunghi. L intenzione della giunta Tondo rimane di vedere concretizzato il cronoprogramma annunciato dal presidente di Friulia Edi Snaidero prestito a metà settembre, soldi erogati già entro fine anno, ma il quadro pare decisamente complicato. (m.b.)

4 L addio di Garlatti tiene banco. E scoppia il caso sanità TRIESTE Nessuna novità, dicono nel suo entourage. Ancora ieri sera Andrea Garlatti era un assessore della giunta Tondo. Oggi, nella seduta settimanale dell esecutivo, potrebbe invece arrivare la conferma della riduzione da 9 a 8 componenti, come vuole Renzo Tondo dai tempi del suo discorso in aula, quello del taglia-costi. D obbligo continuare a usare il condizionale per una novità non di poco conto ma che al presidente, in settimana, «non risultava». Una formula che, tuttavia, non esclude l ultimo rimpasto della legislatura, che potrebbe rimettere in gioco pure la delega della sanità, gestita dal governatore dopo le dimissioni di Vladimir Kosic. Anche ieri in Consiglio se ne è continuato a parlare. Le voci, anche sul futuro di Garlatti (cda di Insiel? Presidenza del fondo pensioni?) si sono rincorse ma nessuna conferma è arrivata né sull addio del Professore né sull eventuale conseguente spartizione delle deleghe. A lanciare l ipotesi Elio De Anna alla sanità è stato all ora di cena Mauro Travanut. Il consigliere del Pd ha attaccato sulla gestione sanitaria: «Tondo, dopo aver cacciato Kosic, pare consegnare dopo 9 mesi una materia così importante all assessore pordenonese. Tra due giorni, allontanato anche Garlatti, ci verrà a dire quanto è bravo perché ha ridotto la giunta di due elementi. La realtà è che non ha risolto alcun problema e che in questo assestamento nulla si vede all orizzonte per l edilizia ospedaliera e la riforma sanitaria pomposamente annunciata». L uscita di scena di Garlatti risulterebbe in ogni caso in contraddizione con le dichiarazioni dell assessore a inizio anno. «Le voci di addio alla giunta? E un non problema, non lo è per me e non lo è per il presidente», disse al Piccolo. E poi, ancora incalzato: «Se resto oppure no fino a fine legislatura? Si tratta di portare a termine il lavoro avviato». Un lavoro che va appunto completato con la riforma degli enti locali, tante volte annunciata. In particolare con il riassetto delle Province, tema su cui la Regione ha resistito ai provvedimenti statali anticipando un intervento deciso in piena autonomia, così come prevede lo Statuto. (m.b.) Caso stipendi al Cie, indaga la Prefettura di Luigi Murciano GRADISCA La Prefettura di Gorizia adotterà tutte le verifiche necessarie in merito ai ritardi nei pagamenti degli operatori del Cie e Cara denunciati dai sindacati. Questo l esito di un incontro svoltosi ieri mattina fra il Viceprefetto vicario, Gloria Allegretto, e le rappresentanze di Cgil/Fp e Cisl/Fisascat. Queste nei giorni scorsi avevano posto l accento sui «ripetuti ritardi» nel pagamento dei lavoratori da parte dell ente gestore Connecting People, ma anche sulle difficoltà finanziarie -secondo i sindacati dovute alle miniproroghe della gestione di appena 10 giorni- che impedirebbero addirittura l acquisto dei materiali essenziali, come quelli per la sanificazione degli ambienti e l igiene personale degli ospiti. Il clima di incertezza è stato sviscerato alla dottoressa Allegretto, che a nome dell ente ha assicurato «massima attenzione e l adozione di verifiche consequenziali» sul problema degli stipendi. La Prefettura precisa che il regime delle brevi proroghe alla gestione rappresenta «un provvedimento straordinario e cautelare, in attesa dell acquisizione dei pareri di rito richiesti al Viminale e ad organi di consulenza giudicoistituzionale». Come noto infatti il Cie è ancora ostaggio di una vertenza giudiziaria al Consiglio di Stato per l aggiudicazione definitiva dell appalto del 23 dicembre 2010, inizialmente vinto da una cordata guidata dalla francese Gepsa. «Nell ipotesi in cui tali pareri venissero espressi favorevolmente, e ciò dovrebbe avvenire in tempi brevissimi fa sapere la Prefettura - dovrà essere comunque adottato un nuovo decreto di aggiudicazione definitiva da notificare a tutti i partecipanti alla gara». Intanto Connecting People reagisce alle accuse. Il consiglio di amministrazione del consorzio trapanese ha dato mandato ai suoi legali di tutelare la società «considerate le troppe affermazioni prive di fondamento». A detta della coop siciliana risultano «non vere e lesive» le esternazioni sui gravi ritardi di pagamento: da gennaio ad oggi i ritardi «sono stati solo di pochi giorni, nonostante il grande arretrato di pagamenti da parte della Prefettura di Gorizia» si legge in una nota.«non è mai esistita e non esiste la volontà di non concedere ferie ai dipendenti, e ancor di più è infondata la presunta assenza di materiali di protezione individuale, di pulizie o per l'igiene personale». Connecting People si dichiara «disponibile al dialogo, purchè corretto e veritiero».

5 Aeroporto privatizzato, Roma pronta a dare l ok di Furio Baldassi TRIESTE La privatizzazione dell aeroporto di Ronchi è ormai dietro l angolo. Il placet di Roma sembra essere già maturato. Esiste anche una data: quella del 3 luglio, giorno in cui il ministro Ciaccia dovrebbe essere a Trieste per formalizzare il via libera da Roma. Dopo infiniti tira e molla la Regione, attualmente al 51 per cento nella società di gestione dell aeroporto, potrà dunque cedere quote a soci privati che al momento hanno già nome e cognome: quello della Save di Venezia, da tempo interessata, visto che Venezia ormai non può reggere certi livelli di traffico e un hub friulgiuliano-veneto potrebbe rendere tutti contenti. Trieste di sicuro, visto che lo stesso presidente Dressi non fa mistero di aspettarsi da quell operazione un raddoppio di passeggeri, con raggiungimento di quota due milioni. Esiste, certo, il passaggio, formale, ma inevitabile, del rinnovo del cda, ma qui si scopre che la Regione, in un certo senso, ha voluto giocare d anticipo, cautelandosi in previsione dell arrivo dei nuovi soci. «Non mi sembra un caso - commenta Dressi - che due settimane fa, in occasione del rinnovo del cda dell aeroporto la giunta Tondo abbia nominato quali rappresentanti due suoi funzionari. Pronti a dimettersi quando subentreranno i nuovi azionisti. Io stesso non potrò più tenere la doppia carica di presidente e amministratore delegato e mi sembra logico che ad diventi uno della Save, così come uno dei nostri siederà nel loro, di consiglio». Intanto, racconta sempre Dressi, la società di gestione, in vista del concambio di azioni, ha aumentato in un anno il suo valore, passato da 8 a 13 milioni di euro. Resta da definire, in un ipotetica, futura redistribuzione delle azioni, quale sarà il ruolo che vorrà riservarsi la Regione. Sarà sempre azionista di maggioranza? Difficile, soprattutto di fronte a un socio che investendo, e pesantemente, non vorrà certo correre il rischio di incorrere in veti politici. Di minoranza? Non meno improbabile, visto l impegno, anche finanziario, profuso negli ultimi anni nello scalo regionale. «Credo lo sappia solo l assessore Riccardi», taglia corto Dressi. L ipotesi del polo aeroportuale nordestino, oltre a tutto, è stata definita recentemente come strategica sia dall Enac che dalla commissione trasporti della Camera. E Ronchi non ha molto tempo. «Spero sinceramente che arrivi, e presto la Save - ammette Dressi - perchè è l unica che ha certe caratteristiche. Ci sono situazioni da sbloccare, le nostre tariffe sono ferme a 15 anni fa e aspettiamo ancora l euro a passeggero che ci aveva promesso Tremonti...». Su una sola cosa Dressi non transige: il ruolo di Ronchi. «Non vogliamo fare la fine di Treviso, confinato ai low cost, ma, per noi e le nostre aziende, mantenere più voli per Roma, Milano, Monaco e magari implementarli con Parigi e Francoforte».

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