PROGETTI POSSIBILI PER UNA NUOVA ATTIVAZIONE DELLA LA CENTRALE NUCLEARE DI CAORSO

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1 POLITECNICO DI MILANO I facoltà di Architettura Corso di Laurea Magistrale in Architettura di Interni PROGETTI POSSIBILI PER UNA NUOVA ATTIVAZIONE DELLA LA CENTRALE NUCLEARE DI CAORSO Correlatore: Prof. Pierluigi Salvadeo Correlatore: Arch. Davide Colaci Studenti: Lucia Frescaroli Stefano Leoni Anno Accademico

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3 INDICE ABSTRACT 5 00 Introduzione 6 01 Manuale d uso Enviroment Situazione nucleare Walk experience Manifesto concept Progetto - processo Bibliografia

4 Strategia - Oasi De Pinedo - La centrale nucleare - Valorizzazione dei sentieri preesistenti - Definizione degli accessi e creazione di aree stagionali - Modalità di relazione tra ambiente ed essere umano - Strategia stagionale - Primavera - Strategia stagionale - Estate - Strategia stagionale Autunno - Linea del tempo e dei processi - Abaco dei processi INDICE TAVOLE Fase I - Campi di intervento - Planimetria d insieme Primavera - 1: Planimetria d insieme Estate - 1: Planimetria d insieme Autunno - 1: Schemi planimetrici evolutivi - Percorso sospeso - Attività e dispositivi stagionali Fase II - Campi di intervento - Planimetria d insieme 1: Processi architettonici del rilevato. Assonometria evolutiva 1: Schemi planimetrici evolutivi - Planimetria dispositivo reception camp 1:100 - Sezione dispositivo reception camp 1:100 - Sezione dispositivo elettro-show 1:100 - Sezione dispositivo view point 1:100 - Sezione dispositivo view point 1:100 - Sezione dispositivo reception camp 1:100 - Sezione dispositivi di alberi coltura lineare 1:100 Fase III - Campi di intervento - Planimetria d insieme 1: Processi architettonici del rilevato. Assonometria evolutiva 1: Schemi planimetrici evolutivi - Sezione longitudinale rilevato 1:200 - Opera di presa 1:200 - Planimetria e sezione shelters 1:100 - Processo evolutivo dispositivi shelters 1:100 Fase IV - Campi di intervento - Planimetria d insieme 1: Processi architettonici del rilevato. Assonometria evolutiva 1: Schemi planimetrici evolutivi - Sezione longitudinali rilevato 1:200 - Planimetria home-tree 1:100 - Sezione home-tree 1:100 Fase V - Campi di intervento - Planimetria d insieme 1: Processi architettonici del rilevato. Assonometria evolutiva 1:2000 3

5 - Schemi planimetrici evolutivi - Planimetria nest 1:100 - Sezione nest 1:100 - Sezione nest 1:50 - Processo evolutivo dispositivo nest Fase VI - Campi di intervento - Planimetria d insieme 1: Processi architettonici del rilevato. Assonometria evolutiva 1: Schemi planimetrici evolutivi - Sezione trasversale 1:200 - Non ponte. Sezione 1:100 - Non ponte. Planimetria 1:100 Fase VII - Campi di intervento - Planimetria d insieme 1: Processi architettonici del rilevato. Assonometria evolutiva 1: Schemi planimetrici evolutivi - Sezione trasversale 1:200 - Opera di presa 1:200 - Percorso sospeso. Sezione evolutiva 1:50 Fase Speciale - Fase speciale. Piena del Po 4

6 ABSTRACT: L esperimento messo in atto prende luogo in uno spazio di dimensioni extralarge, l Oasi de Pinedo, importante oasi faunistica in prossimità del fiume Po e della città di Piacenza. La zona interessata è quella del piccolo comune di Caorso, noto ai più per la Centrale Nucleare situata al suo interno. All interno di questo contesto ambientale e naturalistico, causa prima della possibilità evolutiva di questo territorio, si colloca la centrale di produzione elettronucleare. Questo pachiderma architettonico è fautore dell immobilismo che ha preservato l area da interventi antropici radicalipermettendo alla natura di svilupparsi ed esibire un area con una biodiversità unica nella pianura padana. Il cortocircuito che si è creato è sconcertante: la presenza della centrale nucleare ha permesso al territorio di tornare a sviluppare caratteri ormai scomparsi nel resto della pianura padana. Spenta nel 1986 oramai obsoleta e non utilizzata sta subendo un piano di smantellamento che prevede la sua totale eliminazione e la restituzione del sito alla cittadinanza in completa libertà da ogni emergenza verticale e radiologica. Questo lavoro si fonda sulla processualità come convinzione profonda, ormai radicata nel nostro pensiero: spesso l architettura viene indicata come risolutrice di problematiche che richiedono una risposta breve ed immediata. Molto spesso l architettura costituisce al contrario uno strumento obsoleto, non in grado di ovviare hic et nunc a tali problematiche: l incapacità di cambiare e mutare in tempi ristretti rivela un limite troppo consistente dell architettura tout court. La processualità sviluppata in ambito progettuale costituisce l embrione del nostro approccio architettonico e rappresenta il procedimento cardine che permette di pensare e produrre un progetto anticipatorio continuo. La processualità diventa la chiave di lettura del territorio, dell ambiente e del contesto umano. Il progetto si innesta su un periodo di quasi trent anni a cavallo del processo di decommisioning della centrale facendo dialogare ritmi antropici e naturale e basandosi su una percezione dell architettura come elemento transiente e non eterno. 5

7 00 INTRODUZIONE 6

8 00.00>Approccio al progetto: Il progetto architettonico basa così la propria dimensione su incessanti passaggi di stato che si formano sulle attività e sugli ambienti costituenti: non esistono scelte e giudizi assoluti, ma ad ogni tempo corrispondono persone, attività e paesaggi intrinsecamente collegati tra di loro, come tante, tantissime vite possibili. In questo turbinio di accadimenti abbiamo realizzato come sia fondamentale considerare il ritmo del cambiamento nella fase progettuale lasciando spazi di labilità e di auto-determinazione in grado di liberare tutte le possibili energie latenti intrinseche ad ogni ambiente. Abbiamo definito il battere ed il levare del progetto, riscrivendolo come una nebulosa di punti in cui le possibilità di scelta risultano molteplici. La cristallizzazione di alcuni campi di essa verrà determinata non solo dalle necessità umane o antropiche e dal contesto attivo in quel dato tempo, ma anche dall opportunità di variare nel tempo il cambiamento stesso. Troviamo fondamentale progettare alcune di queste possibili opportunità-possibilità temporali, e tale valutazione rimarrà una costante di tutto il processo architettonico, dal progetto alla realizzazione. La valutazione dovrà tenere in considerazione la possibile discrepanza tra il progetto e l effettiva resa in opera, lasciando spazio ad eventuali rilasci energetici, ovvero il presentarsi di nuove necessità, possibilità non considerate, cambiamenti naturali, ambientali e di attività, impossibili da prevedere o pianificare in stato di progetto. Consideriamo quindi valido anche un approccio del tipo bottom-up, perché pensare al progetto significa anche considerare una possibile mutazione dal basso. Per rigor di logica e di comunicabilità siamo indotti a suddividerlo e sintetizzarlo in alcune fasi principali, definendo comunque dei termini di labilità; ogni singola fase ha una sua indipendenza ma è necessariamente connessa al continuum del progetto. Il progetto viene orgnizzato sulla base di una serie di step conclusi (7+2 fasi) ma si sviluppa in essi, e tra essi, con un approccio a coda, cioè rilevando il cambiamento della fase precedente già in quella successiva e quindi l embrione del cambiamento nella primigenia. Questo ci riconduce ad una continuità ritmica e progettuale fondamentale per ciò che noi abbiamo definito progetto anticipatorio continuo. Se a volte l architettura riconosce nel suo iter temporale riconosce solo l inizio e mai la fine, questo progetto tenta di innervare già all interno dei dispositivi ideati il germe del loro decadimento. Ogni ambito del progetto architettonico, assunto che provenga da una domanda d utenza, terminerà nel momento stesso in cui l utenza cambierà le proprie abitudini. In ultimo, la nostra attenzione si focalizza sulla rilettura dello stato di fatto, ovvero il sistema composto da elementi e dati paritetici ed equivalenti nell immaginario del sistema stesso. Gli elementi vengono analizzati separando la loro forma (significante) dal loro significato così da poter essere ricomposti seguendo nuovi ordini relazionali, senza inibizioni di alcun tipo. Tutto ciò avviene scansionando gli stessi in una progressione di tempo in cui, in ogni attimo, gli elementi messi in gioco possono cambiare. Il ritmo di questo evolversi è fondamentale e costituisce la struttura primaria del processo. Il paessaggio è quindi rappresentabile non più come una forma conclusa, ma come una forma aperta. Ciò che rimane immutato è il ritmo temporale, quantizzato e riferito a regole antropiche e naturali ben precise. Al contrario, la forma invece si polverizza, si modifica e diviene il nuovo paesaggio intrinsecamente legato alla natura, esempio incredibile di temporalità. Il passaggio da uno stato ad un altro di questo processo non include nessun ordine di giudizio: ogni momento fa parte dell identità stessa del progetto e del luogo. La mancanza di una forma sempiterna non sminuisce il valore del progetto ma, al contrario, arricchisce quella che è l immagine del paesaggio, creando uno scenario in continuo mutamento. Inoltre, considerando la spontaneità e l incontrollabilità come elementi progettuali, tutto si carica di un ulteriore grado di libertà. Lavorare sul punto di transizione è difficile: è necessario conoscere i tempi naturali e antropici, ma studiarli 7

9 richiede tempo e dedizione proprio per il fatto stesso che essi sono in continuo e constante cambiamento. Trasversare i dati richiede uno sforzo notevole, rendendo necessaria una continua attenzione verso le eventuali esternalità e labilità che accompagnano i ritmi del progetto e del suo environment. In conclusione, il tentativo del progetto è quello di temporalizzare il futuro [RE:CP. Cedric Price, pag 140] più o meno prossimo, facendolo diventare parte attiva e fondante del progetto. Questo lavoro si fonda sulla processualità come convinzione profonda, ormai radicata nel nostro pensiero: spesso l architettura viene indicata come risolutrice di problematiche che richiedono una risposta breve ed immediata. Molto spesso l architettura costituisce al contrario uno strumento obsoleto, non in grado di ovviare hic et nunc a tali problematiche: l incapacità di cambiare e mutare in tempi ristretti rivela un limite troppo consistente dell architettura tout court. La processualità sviluppata in ambito progettuale costituisce l embrione del nostro approccio architettonico e rappresenta il procedimento cardine che permette di pensare e produrre un progetto anticipatorio continuo [RE:CP Cedric Price, pag 140]. La processualità diventa la chiave di lettura del territorio, dell ambiente e del contesto umano; la consapevolezza che nulla è eterno ha guidato le nostre riflessioni in modo tale che queste rispondessero a dei bisogni reali. Progettare il processo significa accettare la processualità come fatto oggettivo di un paesaggio più o meno antropometrico, considerandola come un vero e proprio elemento progettuale fondante del ragionamento architettonico, e di conseguenza mettendola a sistema con tutti i dati in precedenza considerati. L architetto rilegge e interviene su una realtà che sembra essere un organismo muto e spento, ma che è invece potenzialmente illimitato nella sua forma e nella sua vita. Immaginiamo di avere a che fare con un substrato sempre presente di collegamenti, di reazioni chimiche che governano il corpo ed il cervello, e che inconsciamente permettono la sopravvivenza di questo paesaggio e delle vite che al suo interno si sviluppano. In questo luogo potenzialmente illimitato subentra violento il lavoro dell architetto, il progetto di trasformazione di quel luogo. Progetto che, accendendo come dei flash le differenti potenzialità di cui tutto il territorio sinaptico è permeato, individua un ciclo di eventi incredibilmente ricchi e vari, ripetibili e riconducibili ad un processo-progetto comune. Le possibilità antropiche del paesaggio finora inespresse esplodono in un continuum di hot spots che continuano a riconfigurarlo in un modo nuovo e totalmente inaspettato. 8

10 01 MANUALE D'USO 9

11 01.00>Sfida esperimento: L esperimento messo in atto prende luogo in uno spazio di dimensioni extralarge, l Oasi de Pinedo, importante oasi faunistica in prossimità del fiume Po e della città di Piacenza. La zona interessata è quella del piccolo comune di Caorso, noto ai più per la Centrale Nucleare situata al suo interno. La proposta di progetto considera un sistema ambientale nella sua totalità, osservandolo ad un ampia scala e nelle relazioni territoriali, scomponendolo nelle sue parti elementari, sempre facendo riferimento alla scala umana come punto di partenza. Si è osservato non con poca sorpresa ed interesse il perfetto equilibrio ambientale dell area, la convivenza mite tra uomo e natura ha dato spazio a un esplosione di energie entropiche tali da generare un sistema ricco di feconde eterogeneità. All interno di questo contesto ambientale e naturalistico, causa prima della possibilità evolutiva di questo territorio, si colloca la centrale di produzione elettronucleare, un invadente oggetto di enormi dimensioni, appartenente ad una scala extra-large. Il gruppo di fabbricati si staglia silenzioso all interno dell oasi e attira l attenzione da chilometri di distanza. Questo pachiderma architettonico è fautore dell immobilismo che ha preservato l area da interventi antropici radicali, la sua presenza e la sua natura di target sensibile ha ghiacciato per circa cinquant anni una notevole parte del bosco planiziale golenale in cui è collocato, permettendo alla natura di svilupparsi ed esibire un area con una biodiversità unica nella pianura padana. Il caso che si pone ai nostri occhi è curioso e ricco di sfide: l immobilità antropica ha permesso un lavorio quatto e silenzioso da parte della natura e ha creato e autonomamente salvaguardato un ambiente unico nel suo genere. Il cortocircuito che si è creato è sconcertante: la presenza della centrale nucleare ha permesso al territorio di tornare a sviluppare caratteri ormai scomparsi nel resto della pianura padana. L esperimento in tale contesto non avrebbe luogo di svilupparsi se non considerassimo che attualmente la centrale è sotto processo, nel vero senso del termine, questo pachiderma in calcestruzzo armato sta subendo una trasformazione lenta ma inesorabile. Spenta nel 1986 dopo il primo referendum sul nucleare in Italia, oramai obsoleta e non utilizzata sta subendo un piano di smantellamento che prevede la sua totale eliminazione e la restituzione del sito alla cittadinanza in completa libertà da ogni emergenza verticale e radiologica. Pezzo per pezzo il gruppo di produzione verrà smantellato nelle sua parti impiantistiche e successivamente raso al suolo. Altro elemento ricco di fascino è il carattere borderline dell area, non solo perché essa è considerabile come una natura ad uno stato primordiale (o quasi) ma poiché si incastona tra il tessuto agricolo tipico della pianura padana e l ingombrante massa d acqua del fiume Po. Si delinea quindi un carattere mutevole del territorio, in cui il la sua identità di spazio borderline stimola l interazione di una quantità incredibile di fattori. Per anni questa area ha vissuto di piccole e continue mutazioni diluite nell arco di cinquant anni, scandite dai ritmi naturali più che da quelli antropici. 1. La prima domanda che ci poniamo è: può l uomo osservare queste trasformazioni ed esse possono divenire il motore di progetto per protendere ad un utilizzo dell area che non destabilizzi i suoi fecondi equilibri? Subito ci siamo accorti della necessità di entrare in punta di piedi in questo luogo: introdurre qualsiasi tipo di attività vuol dire necessariamente apportare una trasformazione. Queste per non essere penalizzanti devono perfettamente adagiarsi e integrarsi con un tessuto di trasformazioni continue coerenti con l ambiente e dei suoi ritmi. Quindi la prima operazione da compiere è quella di sviscerare i ritmi umani e i ritmi naturali: per loro identità sono caratterizzati da una vita differente in rapporto ad una tempistica diametralmente opposta. Se nel caso degli agenti naturali le trasformazioni sono lente e costanti nel tempo, nel caso umano esse avvengono in uno spazio più condensato con ritmi più serrati. Un esempio interessante di congiunzione tra questi due opposti è l essenzialità del modello agricolo che riesce a coniugare tempistiche naturali con tempistiche antropologiche. In questo ambito si riescono a coniugare logiche organizzative e ritmiche diverse, in modo sempre dinamico, compenetrandole e riadattandole costantemente. 2. La seconda domanda, che a cascata si protende dalla prima, può il processo stesso farsi progetto e nell organizzazione dei suoi cambiamenti in divenire trovare la motivazione fondante di determinate scelte? 10

12 Ci siamo accorti che quello che ci interessa indagare non è tanto il prodotto delle scelte fatte, quanto il processo decisionale e metodologico che ha portato a compiere determinate scelte. Variando la frequenza del ritmo notiamo come cambiano le possibilità intrinseche al ritmo stesso e come il processo di architettura possa valorizzare o meno determinate aree in determinati periodi. Di conseguenza ci accorgiamo che a seconda delle stagioni, delle migrazioni, dei cambiamenti climatici questo luogo offre opportunità differenti di incredibile valore. Non è possibile escludere un momento o un determinato periodo per valorizzarne altri: questo luogo vive del suo valore nella continuità del suo divenire giorno per giorno sfruttando la ritmicità che ad esso appartiene. Differente invece è la situazione della mastodontica centrale nucleare: essa ha oggi valore solo per il fatto di essere stata in grado di preservare il territorio circostante e renderlo inaccessibile. Di per se essa sta morendo, spenta ormai da venticinque anni è prossima al suo smantellamento, ad oggi potrebbe essere considerata come un costosissimo vuoto a perdere, il costo stimato per lo il solo processo di smantellamento degli edifici è pari a 450 milioni di euro. Siamo però consci che essa possiede una grande potenzialità poichè è intrisa della storia stessa che essa racconta e che soprattutto è racchiusa nel suo futuro, un futuro temporalizzato. Per questo mostro di calcestruzzo è infatti previsto un rigoroso susseguirsi di step, di passaggi di stato, che in circa trent anni lo dovrebbero portare ad uno smantellamento totale. La centrale acquisirà in ogni fase del decommisiong e quindi un volto nuovo prodotto dallo smantellamento, aggiungendo ulteriore identità all idea stessa della centrale. 3. L ultima domanda allora nasce naturale: può essere questo ritmo embrione per una serie di attività ed esperienze che trasversino il mero smantellamento dell edificio? Questo luogo è un racconto particolare e stimolante di una storia tutta italiana, con i suoi lati oscuri e non, esso stesso diventa tramite per raccontare la sua storia. Coscienti di tale valore, crediamo che possa ancora raccontare (in rewind) ciò che fu ma sopratutto, grazie alla sua archetipica potenzialità di comunicazione, può diventare veicolo portatore di una nuova propositiva creatività lungimirante. Ripensare lo smantellamento in un ottica temporale-processuale intrinsecamente legata alle ritmicità dell'oasi che lo circonda puo' diventare realmente una risposta carismatica e propositiva per un area che fino ad oggi veniva totalmente trascurata o peggio, percepita come un luogo privo di alcuna potenzialità positiva. E' lapalissiano che un approccio di questo genere, totalmente basato sulla temporalità e sui ritmi, non possa contemplare al suo interno progetti di architetture imperiture, o almeno, non imponendole dall'alto. Tale approccio svela una verità che spesso è difficile da accettare: il progetto architettonico acquista valore grazie alla sua finitezza temporale. E' un approccio che implica un nomadismo di attività che esisteranno solo ed esclusivamente fino a quando la natura lo permetterà, e soprattutto fino a quando saranno ancora necessarie. Noi partiamo dall'idea di pianificare l'emivita di ogni molecola progettuale o almeno ci rendiamo conto che esse non sono eterne, quindi già all'interno dell'idea di ogni progetto inseriamo il germe della sua fine. Ogni progetto nasce per compiersi in un intervallo di tempo, più o meno lungo, talvolta non quantificabile, vivendo fino a quando sarà utilizzato, non solo dall'uomo, e finchè non sarà trasformato o forse distrutto. La nostra è una sinfonia spontanea, i musici sono gli attori del luogo e il risultato è il processo stesso degli eventi, una sinfonia che mai si puo' ripetere uguale a se stessa, ma che ha un inizio e (forse) non ha una fine. 11

13 02 ENVIRONMENT 12

14 02.00>Il territorio fluviale emiliano: volo d uccello (estetico-geometrico). Dalla vista satellitare il territorio fluviale appare articolato da due elementi ordinatori preponderanti: la rigida suddivisione agricola -pezze di colore e corposità diverse si articolano parallelamente alla via Emilia (SS9) che corre da Milano a Bologna, antico tracciato, eco di un passato ormai lontano e assopito- e il fiume Po, un fluido nastro che taglia nettamente il net dei contorni e degli intorni agricoli. L incontro di questi due maxi elementi determina una irregolarità, un eccezione alla suddivisione agricola: i colori come cluster magnetizzati si adagiano lungo le direttrici degli argini maestri del fiume e abbandonano i parallelismi con la via Emilia. Sempre attorno al grande corso d acqua si riscopre uno spazio del tutto diverso, che balza agli occhi per il suo verde scuro e per la spontaneità delle sue forme: come elementi di risulta le aree di golena danno luogo a componimenti boschivi e coltivazioni di pioppi. Percepito fino ad ora come un sottile filo azzurro, il Po si inspessisce e acquista una dimensione planare. Già nelle considerazione a scala XXL è necessario riconoscere il fiume non più come solo elemento lineare ma come un confine spesso e mutevole nel territorio. Un limite vivo che nel corso delle stagioni cambia drasticamente il suo spessore modificando la percezione del territorio circostante, fino a fagocitare tutto il territorio golenale in cui gran parte del nostro progetto è inserito. All interno di questo panorama satellitare colorato e movimentato si adagia il layer delle connessioni: ogni tipo rete (stradale ferroviaria, elettrica e telefonica) perfora puntualmente o linearmente questo terriotorio. Come layer sovrapposti si adagiano sulla pianura e vanno a calamitare abitazioni e architetture di ogni genere. Agglomerati di case, frazioni e paesi puntellano il patchwork agricolo creando continuità grafica e comunicativa: merci, persone ed informazioni circolano in uno spazio completamente antropizzato e quasi mai lasciato al caso. Anche se totalmente differente dalla città diffusa lombarda, l'antropizzazione è evidente nella sua declinazione agricola. Costellazioni di cascine si appoggiano sulla ragnatela delle infrastrutture secondarie creando veri propri punti attrattori agricoli, elementi sostanziali per quella che è la vocazione tipica di questi territori. Molte delle attività presenti hanno ritmi aventi parabole lunghe e dilatate, distanti dai ritmi di produzione industriale più compressi e veloci. L agricoltura in questi luoghi è ancora basata sui rigidi ritmi della natura che detta i battere e i levare del tempo e delle mutazioni. Movimento e mutevolezza. La visione satellitare dichiara solo parzialmente quella che è stata la centuriazione romana del territorio: la massiccia scomparsa degli assi centuriali è imputabile all instabilità idrogeografica. La innumerevole presenza di torrenti che corrono verso il Po, il continuo mutamento del loro alveo e dei sedimenti è la causa della radicale trasformazione della limitatio romana. Ciò che incuriosisce e che ci porta a riflettere su alcuni modus operandi contemporanei è il valore dell infrastruttura e dei collegamenti, quali elementi disegnatori e organizzatori dello spazio; e in secondo luogo la riduzione a scale umane di questi astratti elementi extra-large in elementi materiali (come strade viottoli, cavedagne, canali e muretti). La trasformabilità del territorio padano deriva originariamente dalla sua stessa materia prima: la presenza fluviale non è solo un elemento al pari degli altri ma piuttosto un confine attorno a cui molteplici scale organizzative e territoriali si calamitano. Le caratteristiche prime di tale elemento risiedono nella sua non-stati suo movimento e nella sua mutevolezza constante. La spina dorsale della Pianura Padana è rappresentata dal corso del fiume Po che, lungi dall essere un sistema statico, costituisce un elemento in continua evoluzione geo-morfologica, benché l uomo sia pesantemente intervenuto negli utlimi secoli, tentando di congelare la situazione con vari sistemi di arginatura, disboscamenti e regimazione delle acque [UN PO DI NATURA, pag 10]. Il ritmo di trasformazione è dilatato, e, viceversa, i suoi cambiamenti metrici spaziali sono minimi e impercettibili. I ritmi dei tempi della natura si contrappongano ai ritmi dell uomo. L'uomo agisce ed ha sempre agito stendendo sul territorio reti di ogni tipo che si accomunano per la loro densità e talvolta per il loro agire a larga scala. Il sistema di centuriazione romana, per esempio, si fondava sull organizzazione del territorio attraverso l'utilizzo di cardi, decumani e sottoclassi di essi. Questi suddividendo il territorio in moduli, lo rendevano fertile all'insediamento di persone, merci e informazioni. Il paesaggio si delineava quindi come un insieme di cluster territoriali più o meno regolari (20x20 actus -circa 710 m di lato-). Osservando a volo d uccello il territorio possiamo scoprire due possibili modalità di messa a fuoco: la prima raffigura il paesaggio come un insieme di interni agricoli definiti da confini stradali; la seconda è il negativo della prima, considera interno il territorio stradale, di connessione e intorno il paesaggio agricolo. L'accento viene posato su la 13

15 strada considerata come elemento di link e come componente ordinatore del paesaggio, insomma un network primigenio. Spazi (vuoti). In questa concezione del paesaggio i paesi, le frazioni e le cascine appaiono come grumi scuri aggrappati a ragnatele sottili visibili e invisibili. Reti che posseggono una matericità differente e racchiudono servizi diversi: reti infrastrutturali per il trasporto su gomma, reti per il trasporto su rotaia e su acqua, reti invisibili, o quasi, come quelle dei servizi, telefono, gas, acqua e dell elettricità. Ognuna di queste contamina il paesaggio, lo rende sostanzialmente più antropico rispetto quello che fu, ma non lo riempie di materia. Lo spazio agricolo rimane uno spazio prevalentemente vuoto costellato da elementi puntiforme agglutinati attorno a reti di servizio. Non si tratta di spazi frammentati, di sguardi negati e poi ritrovati su un altro angolo del paesaggio. Stiamo parlando di assenza continuativa, di fluidità di visione. Siamo in presenza di un paesaggio frattale che sia osservato a volo d uccello sia visto dagli occhi di un bambino, si delinea in un immagine organica e continuativa in cui non vi sono centralità o periferie ma solo un grande mare costellato da arcipelaghi architettonici e elementi unici ambientali. Non vi è soluzione di continuità. L immagine mantiene in se l orizzonte, quella linea tanto cara che divide equamente cielo e terra, nel si giustappongono piccoli elementi antropici strutturati e aggrappati tra loro e universi ambientali con ancora un forte grado di libertà naturale ma ordinati da un forte sistema antropico umano. Territorio caldo-freddo. E' possibile rileggere questo territorio in ottica di densità materica, separando lo spazio dei pieni da quello dei vuoti. Non esiste una forma realmente complessa, ciò che è evidente è la supremazia del vuoto sul pieno. E' tutto un grande vuoto che va a scontrarsi con piccole o grandi emergenze a seconda delle tipologia di reti e di insediamento. Tale forma rimane più o meno costante nel tempo, se consideriamo i ritmi attuali dettati dalle trasformazioni umane (spostamenti, vita, lavoro, ecc). Il paesaggio rimane ritmato dalla natura, dalla ciclicità delle stagioni e da cambiamenti insediativi che coprono lunghi tempi di progettazione e realizzazione. Sembra come se i ritmi umani, ormai frenetici e compulsivi, siano qui diluiti con quelli della natura. Gli ambienti fluviali sono caratterizzati da un intenso dinamismo, nel breve (erosione spondale, deposito, esondazioni), medio (interrimento e creazione di lanche), e lungo periodo (migrazione delle anse). [ ]gli ambienti golenali restano tra quelli più soggetti a variazioni di fisionomia e delle caratteristiche ambienti [UN PO DI NATURA, pag 15]. Non si tratta di stasi, di immobilità, ma di trasformabilità debole e diffusa, spesso sostenuta da poche figure umane e da molta natura. Non possiamo considerarlo come un territorio freddo (Claude Levì Strauss) ma neanche azzardare sia un territorio caldo, caratteriszzazione spesso usata in zone suburbane i cui i paesaggi sono ridefiniti da ritmi incalzanti e impetuosi. [ Smithson si spinge invece a esplorare i territori caldi, i paesaggi industriali, i territori sconvolti dalla natura o dall uomo, le zone abbandonate votate all oblio del paesaggio entropico, un territorio in cui si percepisce il carattere transitorio della materia, del tempo e dello spazio, in cui la natura ritrova un nuovo wilderness, uno stato selvaggio ibrido e ambiguo, antropizzato e poi sfuggito al controllo del uomo per essere riassorbito dalla natura ] [WALKSCAPES, pag 128]. Intermittenza scalare. Questo tipo di paesaggio è definito da elementi legati alla grande dimensione (XL) e che rapportati alla dimensione umana e locale spesso creano un corto circuito che causa incomprensioni sociali ed ecologiche difficili da affrontare: non esiste né un metodo nè un catalogo di procedure condivise dagli organi di gestione territoriale. Questo territorio si è evoluto all'insegna di due grandi matrici economiche, la produzione agricola e la logistica, che hanno portato l identità del paesaggio locale verso una dimensione di paesaggio intra-territoriale: grandi infrastrutture, caratterizzate da ogni tipo di dimensione a scala XL (per velocità di percorrenza, dimensione metrica, dimensione materica, tipo di abitanti e utilizzatori) si sono trovate a coesistere con elementi di connessione locali aventi caratteristiche XS (si pensi ai sistemi di connessione di piccoli centri abitati, cascine e gruppi agricoli). Questa intermittenza è presente anche nel sistema produttivo agricolo che ha visto la trasformazione da produzione agricola da banco a produzione agricola industriale. I dispositivi stessi legati al mondo dell'agricoltura sono cambiati radicalmente, creando un cortocircuito con il sistema infrastrutturale locale. La coesistenza di più dimensioni contemporaneamente è diventata ormai una caratteristica imprescindibile del territorio fluviale emiliano. Definito ciò si rileggo come nuove porte del territorio elementi come caselli autostradali e porti fluviali, che danno la possibilità di fare un salto di scala notevole tra realtà differenti, governate da mutazioni e ritmi differenti. 14

16 02.01>scenari polverizzati. Il paesaggio fluviale emiliano è fortemente legato all utilizzo agricolo, piuttosto che industriale ed artigianale. Tale attività deriva principalmente dall essere un luogo con un alto potenziale di coltivabilità grazie ad un terreno pianeggiate e molto ricco. L organizzazione di questo territorio è definibile debole e diffusa, composta principalmente da piccoli centri urbani che fanno da costellazione alle province cittadine. Tali assemblage abitativi presentano un forte legame con il territorio e vivono situazioni di crisi ogniqualvolta che devono far coincidere obiettivi a scala locale e obiettivi a scala regionale. La stessa produzione agricola ha notevolmente mutato la tipologia dei suoi prodotti e le rispettive quantità tentando di soddisfare le necessità produttive delle grandi industrie alimentari atte alla grande distribuzione nazionale. Questi profondi cambiamenti hanno trasformato completamente quella che è l immagine del paesaggio fluviale: i modelli agricoli avendo come caratteristica peculiare quella di essere reversibili, leggeri e facilmente adattabili hanno mutato il loro assetto senza aver modificato radicalmente l'immagine del territorio. I sistemi agricoli sono semplici: una serie di appezzamenti di terreno vengono organizzati e sfruttati da una o più cascine. Le cascine sono sistemi complessi composti e organizzati secondo diversi sottosistemi. Questi sottosistemi sono via via andati a modificarsi nel tempo, seguendo le necessità di rinnovamento tecnologico per far fronte alla necessità di produzione e di mercato ma sostanzialmente mantenendo le proprie caratteristiche peculiari. Il modello agricolo, dunque, è conscio del continuo divenire e dei cambiamenti sempre in atto e per tale ragione è sempre aperto ad una mutazione possibile. Polverizzate sul territorio sono integralmente radicate al terreno e appaiono ai nostri occhi come scenari indipendenti legati tra loro dall ambiente e dalla natura. [ ]un funzionoide che quindi risponde positivamente al mutare delle necessità, anche stagionali. Un architettura nella quale torna la componente tempo, come variabile di un equazione imperfetta e in completa che si adatta al cambiamento. [MODERNITA DEBOLE E DIFFUSA, Andrea Branzi, p.132]. La polverizzazione richiama un immagine rispettosa del territorio ma soprattutto non protagonista e non preponderante rispetto all elemento naturale. La polverizzazione richiama alla mente la possibilità di muoversi inframente, tra un elemento e l altro senza sovrastare o occultare. Stagionalità. Questo approccio nasce dalla convinzione ormai millenaria della dipendenza tra uomo e natura, nella comprensione delle reciproche identità. La caratteristica prima della vita agricola è la ritmicità dettata dal nascere e sorgere del sole ma soprattutto dalla ciclicità delle stagioni. L uomo è da sempre in simbiosi con la natura e da essa dipende il suo sostentamento. La stessa possibilità di poter trovare ogni anno elementi naturali utili alla semina, alla coltivazione, alla vita ha permesso all uomo di instaurare un dialogo di fiducia con la natura conscio che nulla è per sempre ma che nel futuro risiede la possibilità di ricostruire la quotidianità. Natura e artificiale. Questo dialogo ha permesso di superare quella dicotomia che si è sviluppata negli anni del boom economico mondiale ( ) tra città e campagna, uomo e natura, ecc. lasciando intravedere la possibilità di un cambiamento rispettoso e migliorativo per entrambi. Queste dicotomie hanno spesso portato alla luce approcci progettuali e procedure che consideravano il tutto diviso in due parti antitetiche, incapaci di convivere. L ambiente agricolo, ci permette di osservare i paesaggi come scene descritte da elementi e attori complementari,coesistenti e co-produttivi e non incompatibili. Si tratta di un inframezzo tra natura e artificio al quale si sta sempre di più tendendo, lasciando intravedere la possibilità di superare quelle convinzioni cristallizzate che per anni hanno imperversato nell immagine della città e campagna. La civiltà agricola industriale realizza un paesaggio orizzontale, privo di cattedrali, attraversabile: il turnover delle coltivazioni permette di gestire il paesaggio agricolo secondo una logica transitoria, che si adegua all equilibrio produttivo del terreno all andamento delle stagioni e del mercato. [MODERNITA DEBOLE E DIFFUSA, Andrea Branzi, p.132]. Prodotto agricolo. Considerando le parole di Andrea Branzi è facile comprendere come il paesaggio agricolo sia stato fortemente modificato e come la sua immagine sia oggi ben lontana da certe pubblicità legate alla produzione alimentare: la bassa padana è per antonomasia il territorio agricolo industriale in cui ogni anno vengono messi a punto nuovi sistemi idrici, di raccolta, di semina, ecc che vanno a modificare il paesaggio in modo dirompente. Arturo Lanzani individua solo quattro degli elementi che possono essere riletti: in primo luogo la diffusione di nuove forme di irrigazione (si è passati da una complessa rete di canalizzazioni, all utilizzo di pompaggi automatici e getti d acqua che caratterizzano il paesaggio durante il periodo estivo, da sistemi mobili di grandi dimensioni, fino ad un sistema goccia goccia). L'evoluzione del paesaggio antropico è anche il 15

17 ripopolamento da parte di immigrati delle grandi cascine che riattivano la vita vissuta all'interno di esse riportandole alla loro vocazione originale di luogo sociale. L'evoluzione o la scomparsa di alcune colture a causa di incentivi statali o europei, l'abbandono della produzione foraggera dettata dalla diversa alimentazione delle bestie da allevamento, la trasformazione di campi da coltivazione in campi energetici, vere e proprio energy farm iper-sovvenzionate da alcune scelte politiche e in ultimo la ristrutturazione di edifici per uso vacanziero da parte di poche e facoltose famiglie. Le motivazioni possono essere tante altre (storico, sociali, ecc.) ma è certo che nuovi usi e culture sempre più mutevoli nel tempo sviluppano particolari cornici paesaggistiche e producono ambienti ibridi sempre più ricchi dei fratture, scollamenti e rifiuti, [ ]configurando differenti quadri (stabili o momentanei) di vita, differenti orizzonti della nostra esistenza [I PAESAGGI ITALIANI, Arturo Lanzani, p.188]. Composizione agricola. Da ciò risulta che i cambiamenti in atto sono fotografie istantanee che raccontano di tempi precisi e unici nel loro scorrere. Come i mobili di una stanza, gli elementi tecnologici e quelli naturali vengono reiterati, acquisiti o eliminati a seconda di precise scelte commerciali. Non vi è alcuna ricerca di ordine estetico oggettivo-assoluto, ciò che caratterizza il paesaggio agricolo è solo una risposta ad una necessità funzionale. Molto dell appeal lo svolge lo sfondo naturale, sempre affascinante nel suo processo di divenire, anche se in realtà fortemente antropizzato. I dispositivi ed i macchinari tipici del lavoro agricolo, anche senza necessariamente un alto grado estetico, portano con la loro presenza un grande valore simbolico e immaginifico. Nel territorio è notevole la presenza di manufatti architettonici storici, legati indubbiamente a necessità funzionali ma che con il tempo hanno acquisito una indubbia qualità estetica. Prima di tutto, l immagine del paesaggio è un immagine fissata nella mente di coloro che appartengono ad esso e che lo vivono ogni giorno. Il territorio della bassa è sempre stato un misto tra la sensibilità naturale e la sensibilità tecnologica dei suoi abitanti, la sinergia tra luogo e strumenti di lavoro ha creato oggi quel paesaggio contemporaneamente plasmato e antropizzato ma ancora ricco di scorci naturali e caratteristici. In realtà non vi è una contrapposizione tra paesaggio, attività locali e società locali ma piuttosto una esplorazione di possibilità inscritte in un dato quadro storico-geografico. [ ] il paesaggio come il farsi di una certa società in un certo territorio [I PAESAGGI ITALIANI, Arturo Lanzani, pp ] >SIC (Wiki). Il sito di interesse comunitario o Sito di Importanza Comunitaria (SIC), in inglese Site of Community Importance, è un concetto definito dalla direttiva comunitaria n. 43 del 21 maggio 1992, (92/43/CEE) Direttiva del Consiglio relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche, nota anche come Direttiva "Habitat", recepita in Italia a partire dal In ambito ambientalistico il termine è usato per definire un'area che contribuisce in modo significativo a mantenere o ripristinare una delle tipologie di habitat. o a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente una delle specie definite della Direttiva Habitat; un'area che può contribuire alla coerenza di Natura 2000 e/o che contribuisce in modo significativo al mantenimento della biodiversità della regione in cui si trova. Secondo quanto stabilito dalla direttiva, ogni Stato membro della Comunità Europea deve redigere un elenco di siti (i cosiddetti psic, proposte di Siti di Importanza Comunitaria) nei quali si trovano habitat naturali e specie animali (esclusi gli uccelli previsti nella Direttiva 79/409/CEE o Direttiva Uccelli) e vegetali. Sulla base di questi elenchi, e coordinandosi con gli Stati stessi, la Commissione redige un elenco di Siti d'interesse Comunitario (SIC). Entro sei anni dalla dichiarazione di SIC l'area deve essere dichiarata dallo stato membro zona speciale di conservazione (ZCS). L'obiettivo è quello di creare una rete europea di ZSC e zone di protezione speciale (ZPS) destinate alla conservazione della biodiversità, denominata Natura In Italia la redazione degli elenchi SIC è stata effettuata a cura delle regioni e delle province, avvalendosi della consulenza di esperti e di associazioni scientifiche del settore. Tutti i piani o progetti che possano avere incidenze significative sui siti e che non siano direttamente connessi e necessari alla loro gestione devono essere assoggettati alla procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale. [tratto da: ZPS (Wiki). Le Zone di Protezione Speciale o ZPS, in Italia, ai sensi dell art. 1 comma 5 della Legge n 157/1992 sono zone di protezione scelte lungo le rotte di migrazione dell avifauna, finalizzate al mantenimento ed alla sistemazione di idonei habitat per la conservazione e gestione delle popolazioni di uccelli selvatici migratori. Tali aree sono state individuate dagli stati membri dell'unione Europea (Direttiva 16

18 79/409/CEE nota come Direttiva Uccelli) e assieme alle Zone Speciali di Conservazione costituiranno la Rete Natura Tutti i piani o progetti che possano avere incidenze significative sui siti e che non siano non direttamente connessi e necessari alla loro gestione devono essere assoggettati alla procedura di Valutazione di Incidenza ambientale. [tratto da: ZCS (Wiki). Una Zona Speciale di Conservazione o ZSC, ai sensi dell art 3 del DPR n 357/97, è un SIC ovvero una zona in cui sono applicate le misure di conservazione necessarie al mantenimento o al ripristino degli habitat naturali e delle popolazioni delle specie per cui il sito è stato designato dalla Commissione Europea. Un SIC viene adottato come Zona Speciale di Conservazione dal Ministero dell'ambiente entro 6 anni dalla formulazione dell elenco dei siti. [tratto da: speciale_di_conservazione]. Natura2000. In tutta Europa è entrato in vigore un sistema organizzato ("rete") di aree ( siti ) destinate alla conservazione della biodiversità presente nel territorio dell'unione Europea, ed in particolare alla tutela di una serie di habitat e di specie animali e vegetali rari e minacciati. L'individuazione dei siti è stata realizzata in Italia, per il proprio territorio, da ciascuna Regione con il coordinamento del Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Insieme alle Aree protette (Parchi e Riserve naturali statali e regionali), i siti di Rete Natura 2000 costituiscono in Emilia-Romagna un vero e proprio sistema di tutela del patrimonio naturale - sviluppato secondo la disciplina della formazione e gestione regionale in materia (L.R. n.6/2005) ed esteso attualmente su oltre corrispondenti al 14,5% del territorio regionale - destinato principalmente alla conservazione degli habitat (foreste, praterie, ambienti rocciosi, zone umide) e delle specie animali e vegetali classificati tra i più importanti e significativi per la natura emiliano-romagnola nel contesto nazionale ed europeo > E C O Sistema. Il sistema fluviale è costituito da una vera e propria lista di elementi che lo compongono. Prima di descrivere quantitativamente e oggettivamente i dati che lo descrivono, definiamo una serie di parole chiave in grado di delineare il significato di questi Ecology Contents Organization. Accumulo. La forma del fiume è dettata principalmente dal tipo di terreno e dalla sua pendenza: nel primo tratto del fiume (fino all altezza di Pavia circa) il fiume possiede un alveo stretto e profondo, incastonato in un territorio prettamente roccioso. Ciò conferisce al corso un aspetto rettilineo e impetuoso. Quando però il fiume incontra il terreno padano, largamente alluvionale e argilloso, esso si dilata e tende ad abbracciare una enorme quantità di metri quadri. La sua linea si inspessisce e fluidamente si delinea una sinusoide aventi spire strette ed estese. In questo tratto, tipicamente planiziale, il fiume svolge un'azione mista tra erosione ed accumulo. Il suo alveo si abbassa e proporzionalmente si allarga, la linearità del corso va a perdersi, formando rami variamente divaganti sempre più numerosi. Isoloni. Vengono così a delinearsi porzioni di greto affiorante che evolvono fino alla realizzazione di veri e propri habitat fluviali. Questi elementi territoriali sono possiedono per loro natura una ricca quantità di flora e fauna, la cui eterogeneità e tipicità le fa diventare effettive oasi fluviali. Meandri. La sinuosità del corso produce anse profonde, dette meandri, che rappresentano ambiti in continua trasformazione, solitamente nell arco di pochi decenni. Il meandro è infatti soggetto a due movimenti fondamentali: l ampliamento progressivo esercitato dall erosione sulla sponda esterna - dove è maggiore la velocità della corrente - e la deposizione su quella interna - dove è minore la corrente - che determina la strozzatura del meandro. Lanca. Questo è il principio attraverso cui si formano aree lacustri di forma di forma semilunare, dette lanche. Anche questi elementi acquisiscono un identità propria che ne fa un vero e proprio ecosistema fluviale molto ricco dal punto di vista biologico e dei biotipi. Questo è spesso accompagnato da un paesaggio particolare e affascinante. IT (Fiume Po da Rio Boriacco a Bosco Ospizio). Territorio confinante con IT20A0016 SIC "Spiaggioni di Spinadesco" della regione Lombardia, con IT ZPS "Po di Pieve Porto Morone" della regione Lombardia, con IT ZPS "Po di Monticelli Pavese e Chignolo Po" della regione Lombardia, con IT ZPS "Po di Corte S. Andrea" della regione Lombardia, con IT ZPS "Po di San Rocco al Porto" della regione Lombardia, con IT SIC- ZPS, con IT20A0501 ZPS "Spinadesco" della regione Lombardia, con IT ZPS "Castelnuovo Bocca d'adda" della regione Lombardia, e con IT ZPS "Senna Lodigiana" della regione Lombardia. 17

19 02.05>Oasi De Pinedo. In questo paesaggio prende vita un area naturale protetta e riconosciuta anche a livello regionale attraverso i SIC: questa oasi della biodiversità comprende l isola De Pinedo, piccolo isolone situato a nord della sponda destra del fiume Po; un area di golena costituita da un fitto bosco di salici che si estende in parte intorno ad una lanca di notevole valore naturalistico e in parte lungo una costa, affiancandosi direttamente sul fiume; una seconda area costituita da un importante filare di alberi tra i quali alcuni secolari (querce, ontani e olmi), che si unisce a un boschetto di salici situati intorno ad una lanca. L oasi comprende anche l area che si estende ai bordi del torrente Nure Vechio, la quale è ricca di una fitta vegetazione naturale costituita in prevalenza di salici e canneti. Tutta l area ricade nella zona golenale, vale a dire che è soggetta, almeno in parte, a periodica sommersione da parte delle piene de Po. Ciò ha anche limitato gli insediamenti umani: sul territorio sono presenti alcune cascine e la centrale elettronucleare di Caorso che però è collocata su un terrapieno. La presenza antropica è comunque visibile: soprattutto nel paesaggio vegetale è possibile notare molte aree dedicate alle colture agricole (pioppeti e seminativi). Alcune di esse si spingono anche fino al fiume Po. Lungo il sinuoso snodarsi del fiume Po e sull isola restano ampie superfici a saliceto, e soprattutto lungo le lanche si sviluppano tratti significativi di canneto. Importante è inoltre il sistema di stagni artificiali (cave di argilla in disuso) situato all interno dell area della centrale nucleare: abbandonati da decenni, si trovano ora in avanzato stato di rinaturalizzazione e costituiscono uno degli ambienti più interessanti dell intera area. Composizione. Il volto di questa oasi è unico e ormai inimitabile lungo il corso del fiume: negli ultimi cento anni le aree paludose, considerate in passato insane, sono state tutte bonificate e completamente trasformate causando una enorme perdita di biodiversità a livello di flora e fauna. L oasi presenta ancora quelle caratteristiche che stanno ormai scomparendo lungo il corso del fiume Po e per tale ragione necessita una particolare attenzione e conservazione. In generale il paesaggio presenta un forte carattere di variabilità causato dal mutamento più o meno accentuato del corso fluviale e dalla variazione del regime idrografico dovuto all'alternanza di periodi di piena e di magra, durante i quali si arricchisce di isole fluviali grandi e piccole, originatesi dall'accrescimento continuo di banchi subacquei e di larghe spiagge sabbiose. In quest'area ci sono più esempi di questo continuo mutamento del paesaggi: la presenza del tronco morto del torrente Nure che si snodava da ovest a est sfociando nel Po all'altezza circa della cascina America, a sud-est dell'isola De Pinedo; la stessa isola che muta stagionalmente il suo perimetro a seconda del livello idrico del fiume; la Lanca Mezzanone che, essendo in diretto contatto con il fiume, modifica le sue dimensioni e la qualità dell acqua a seconda delle stagioni di secca o di piena; l area delle ex cave RDB collocate nella zona di proprietà SOGIN, che offre un habitat prettamente paludoso e ottimo per la nascita e la riproduzione di specie vegetali e animali acquatiche. In generale il resto dell oasi si presenta ricca di area lande palustri alternate a spiaggette di deposito fluviale, canneti e aree boschive. Saliceti. Dal punto di vista botanico, oltre alla vegetazione più tipica delle aste fluviali in cui e' presente la macchia spontanea, troviamo una zona caratterizzata da un fitto bosco di salici che si estende nelle zone a più stretto contatto con i corsi d acqua. Queste specie legnose hanno elevato valore naturalistico proprio per la loro peculiarità di affacciarsi direttamente sul fiume. Lo strato erbaceo dei saliceti è costituito da piante che prediligono substrati freschi e ricchi di sostanze nutritive le quali gli permettono di addensarsi e crescere fino a superare il metro di altezza. Questa copertura vegetale si fa più fitta ed intricata con l avanzare dell estate e l aumentare delle piante rampicanti. Alberi secolari. Un'altra emergenza che si accompagna ai saliceti lungo la zona ripale è costituita da un imponente filare di alberi (tra i quali alcuni secolari), che proprio per la loro caratterizzazione botanica (si tratta dei generi: quercus, ulmus, allanthus, etc.) risultano di per sé significativi e rari in quanto localizzati in ambiente fluviale. Piante acquatiche. In questi ultimi anni si è assistito ad un generale regresso della vegetazione acquatica, essendo la flora più sensibile ai cambiamenti degli stati di salute del fiume. In generale essa tende, dove le condizioni di luce lo consentono, a ricoprire completamente la superficie degli specchi d acqua ferma, costituendo densi consorzi che raggiungono il massimo sviluppo durante l estate. Queste piante si radicano in zone fangose, anche parzialmente sommerse, ed è facile vederle comparire nelle lanche, negli stagni, oppure in depressioni umide o spiaggette periodicamente inondate. Diciamo che si trovano in quella fase di transizione che va dagli specchi d acqua ai consorzi vegetativi più stabili e consistenti, come appunto i saliceti. Un esempio esplicativo di questo paesaggio vegetativo sono i canneti. La 18

20 peculiarità di questa flora è la continua necessità di acqua, che caratterizza anche la loro posizione spesso a diretto contatto con il fiume Po. Pioppeti artificiali. Uno dei paesaggi golenali più tipico è il pioppeto, che da sempre è considerato la cultura che meglio si adatta a queste aree, sia per la resistenza del pioppo a periodi anche prolungati di sommersione e falda superficiale, sia per il minor ostacolo che questa offre al deflusso delle acque di piena. Questi elementi vegetativi sono molto differenti da un bosco naturale: essendo colture agrarie sono sottoposte a lavorazioni continue e le loro chiome subiscono regolari trattamenti antiparassitari. Ciò causa una bassa presenza di flora a livello del terreno, rendendo sempre più rari i casi in cui si verificano interessanti situazioni floristiche. Siepi. Un ultimo ambiente di pregio presente nell Oasi riguarda le siepi di pianura, che in particolare si sviluppano lungo gli arginelli golenali. Questi ambienti sono composti da molteplici essenze legnose a seconda del terreno e dell assolamento, in generale però sono quasi tutti collocati come manto per le fasce boschive o nelle fasce di territorio tra gli ambienti forestali e gli spazi aperti. Tutti questi ambienti costituiscono un habitat favorevole alla selvaggina, sia stanziale che migratoria; in particolare è da rilevarsi la presenza di una ricca avifauna costituita prevalentemente da uccelli legati all'ambiente acquatico. Fauna. La ricchezza faunistica è certamente notevole: 25 specie di mammiferi, 73 specie di uccelli nidificanti, 6 specie di rettili e 8 specie di anfibi. Le presenze delle differenti specie sono dovute prevalentemente alle ritmicità stagionali che dettano i tempi delle migrazioni e delle presenze persistenti. La nidificazione degli aironi (rossi e cenerini) è ormai persistente nei saliceti arbustivi ed è possibile avvistare degli esemplari adulti già dai primi giorni di febbraio. Sempre in questo periodo i primi anfibi migratori tornano per deporre le loro uova. All'inizio di aprile l Oasi tende a risvegliarsi: grazie ai primi arrivi del falco di palude. Con l aumentare della temperatura, l oasi si ripopola di vita: migliaia di uccelli migratori prendono spazio all interno del territorio tornando a far parte dell equilibrio ciclico dell ecosistema. Agli inizi dell autunno i primi uccelli lasciano l Oasi per spostarsi a sud verso luoghi più caldi. Questi ambienti umidi sono caratterizzati da una fortissima dinamicità che si mantiene in uno stato di equilibrio perfetto. Questo stato è messo in crisi da una gestione sempre più invasiva, spesso attuata tramite piani del territorio, che non considera l aspetto dinamico e complesso di questo ecosistema. 19

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