LA SCHERMA DEL MAESTRO ETTORE GESLAO

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1 LA SCHERMA DEL MAESTRO ETTORE GESLAO PREFAZIONE Quando nel maggio del 2011 mi sono recato a Rimini per seguire i ragazzi nel Gran premio giovanissimi, la trasferta forse più importante della stagione agonistica per gli atleti al di sotto dei quattordici anni, mi sono sorpreso nel vedere che l albergo dove alloggiavo ospitava gli esami per il conseguimento del titolo di Istruttore Regionale; per coincidenza io avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a scegliere il titolo della mia tesi di maestro. Prima di quella fortuita coincidenza, avevo, in un primo momento, pensato ad un argomento che ponesse l accento sulla crescita tecnica dell atleta: Come far nascere e crescere uno schermitore spadista. Successivamente avevo immaginato un altro titolo: Come nasce un campione Olimpico : mi sarebbe piaciuto descrivere l alchimia che si crea quando si incontrano due talenti, maestro e allievo. Poi ancora: La ricerca della bellezza nella scherma e nella spada. Sentivo una spinta profondamente filosofica, che andava oltre 1

2 la scherma, l esigenza di un lavoro che mi interessava e completava. Avevo comunque molte perplessità, gli argomenti sembravano intrecciarsi nella mia mente, le immagini e i personaggi si sovrapponevano, mi resi ben presto conto che il secondo e il terzo titolo potevano in realtà fondersi nel: Come nasce un campione Olimpico ricercando la bellezza nella spada. Diversamente, a Rimini, in una sala di quell albergo adibita ad aula d esami, Luigi Campofreda mi suggerisce di fare una tesi sulla scherma del Maestro Geslao. Mentre confuso ed emozionato accetto la proposta, interviene il Maestro Saverio Crisci, caro amico del Maestro Geslao, che approva immediatamente la proposta, invitandomi a metterci il massimo impegno nella realizzazione del progetto. Luigi Campofreda diviene in quel momento il relatore di questa stessa tesi. Ho cominciato da questo episodio perché il mio vuole essere un libro d amore : non è semplice raccontare una storia dove il coinvolgimento sentimentale è totale. La mia necessità è quella di scrivere e provare a spiegare che cosa è stato, che cosa è e cosa rappresenta il Maestro Ettore Geslao per centinaia di persone che l hanno conosciuto. Ho pensato intere nottate sul tipo di taglio da dare a questa tesi. Inizialmente ho pensato che una descrizione quasi da cronista poteva apparire molto chiara e avrebbe schematizzato meglio le peculiarità tecniche. Tuttavia mi sono accorto, con il passare del tempo e mentre recuperavo il materiale che mi sarebbe servito, che mancava qualcosa, mancava un ingrediente che il maestro non avrebbe 2

3 mai trascurato: la passione. Quindi infine ho deciso di raccontare la mia storia con lui: un racconto fatto di episodi, aneddoti assolutamente reali, nei quali lui prova a trasmettermi la sua scherma e io provo a capire. Ero partito da tre idee: Come far nascere e crescere uno schermitore spadista, Come nasce un campione Olimpico e La ricerca della bellezza nella scherma e nella spada. Successivamente erano diventate due ed infine Luigi Campofreda, con l avvallo del Maestro Saverio Crisci, le avevano semplicemente sintetizzate ne La scherma del Maestro Geslao. I tre titoli che avevo immaginato come possibili lavori erano tutti dentro la sua scherma. La mia tesi era lì solo da scrivere e il Maestro, in qualche modo, a dettarla. Fig. 1 - Il Maestro ai tempi della nazionale 3

4 I LA STORIA DEL MAESTRO E DELLA SCHERMA I. I LA VITA Erano i primi di settembre e frequentavo la palestra da pochi giorni; quel lunedì ero fortemente in ritardo, il capo sezione mi aveva chiesto di terminare un lavoro urgente e preso dall impegno non mi ero reso conto del tempo che passava. Arrivo quindi in sala con mezz ora di ritardo, entro in spogliatoio e vengo accolto dallo stupore generale e da un sorriso del maestro: avevo dimenticato di cambiarmi, ero in divisa. Dove presti servizio? mi chiede subito il Maestro. A Treviso rispondo io. E che corso sei? mi chiede. Ottantesimo aggiungo. Io sono del terzo corso normale. Ero motorista e ho lavorato a Istrana. Quella è una base seria. Eravamo colleghi, avevamo qualcosa in comune, anche se io facevo parte dell Aeroporto di Treviso, considerato figlio di un Dio minore dagli avieri del glorioso 51 Stormo. Non sei veneto mi chiede. No maestro, sono nato a Napoli e poi, a causa del lavoro di mio padre, abbiamo girato l Italia per poi finire a Mestre. Quella sera il maestro non fa lezione ma parla 4

5 con me, forse perché il condividere la divisa ci fa sentire più vicini: con un po di nostalgia mi dice di essere molisano e di aver vissuto a Termoli. Mi racconta, ma solo un accenno, della guerra; forse non ricorda bene o forse ha rimosso i bombardamenti della sua città. Era un orfano di guerra e rimase solo con il fratello. Studiò a Foggia. Successivamente non si lasciò sfuggire la possibilità di entrare come volontario in aeronautica: era una prima occasione di riscatto dopo un infanzia così sofferta. Venne assegnato e prestò servizio al 51 Stormo dell Aeronautica Militare Italiana di Istrana (TV). Si trasferì pertanto molto presto a Treviso dove trascorse buona parte della sua vita. Maestro, ma quando ha incontrato la scherma? Resto stupito quando mi dice che il suo avvicinarsi al mondo schermistico avvenne in modo quasi fortuito e piuttosto inusuale. Contrariamente a molti grandi della scherma, lui incontrò questa disciplina dopo essersi arruolato, da adulto. Erano gli anni cinquanta ed fu proprio al lavoro che incontrò Antonio Annunziata, maestro d Armi e Maresciallo del 51 Stormo, allora gestito da Riccardo Marchese che successivamente indosserà i gradi di Generale. Il Maestro Antonio Annunziata era maresciallo, lei era maresciallo, io sono maresciallo. Sono un predestinato. dico in modo scherzoso e forse un po impertinente. E lui rivolto a me: Ne devi mangiare di pane! È arrivato Fra cazzo da Velletri! come a rivolgersi ad una platea di auditori. Avevo fatto un altra magra figura. Successivamente gli anziani della sala mi spiegano che la frase Fra cazzo da Velletri il maestro la utilizzava per indicare una persona un 5

6 po sbruffona e volgare che assumeva atteggiamenti presuntuosi. Credo l avesse tratta dal film L armata Brancaleone di Mario Monicelli. Chi poteva immaginare che quella frase mi sarebbe mancata così tanto? Torniamo al Maestro Antonio Annunziata, mi spiega il Maestro che fu proprio lui a trasmettergli la passione per la spada. Le prospettive economiche di un giovane, trasferitosi al nord negli anni successivi alla guerra, non erano molto rosee e non c erano certo grandi possibilità di svago. All epoca non avevo a disposizione molti denari e intravidi nell agonismo sportivo una buona occasione per poter rimediare qualcosa. Poi, grazie al Maresciallo Antonio Annunziata, iniziai a tirare di scherma con grande passione e, una volta entrato in questo mondo, mi venne quasi naturale approfondire la conoscenza della materia. Per me iniziò davvero un altra vita 1. Con il passare dei giorni cominciavo a comprendere che cosa intendeva per approfondire la conoscenza della materia. La passione del maestro lo portava a dedicarsi completamente allo studio dell arma triangolare, come amava definirla lui: parlava di scherma ovunque e a qualsiasi orario. Le sue risposte alle mie domande erano frutto di una dedizione meticolosa. Mi resi conto che durante il giorno, ma soprattutto la notte, studiava e scriveva, scriveva tantissimo e non era mai pienamente contento. Lo invidiavo molto per questa inquietudine così produttiva. Era questa la passione: lui credeva fino in fondo in qualcosa che gli piaceva da morire. Quindi non avendo una formazione culturale classica, 1 Dall intervista di Fabio Ugolini Passione Stoccata n

7 cominciai incuriosito a studiare il concetto di passione, partendo dall etimologia della parola. Passione deriva dal greco Pathos e ha in sé vari significati. Gli antichi greci forgiarono uno dei termini più complessi del linguaggio umano: amore, piacere, godimento ma anche sofferenza, dolore e patimento. Mi viene in mente una canzone che ascolto alla radio, dice: la passione rende amica la sofferenza Questa strofa sembra calzargli perfettamente: lui non sentiva la sofferenza. Inizialmente si avvicinò al fioretto come atleta e successivamente cominciò a manifestare una fortissima passione per lo studio della spada che, grazie ad uno scrupoloso apprendimento, lo portò a trasmettere per decenni i suoi mille segreti. L imperativo era studiare comunque sempre, osservando, rubando idee e rielaborandole a suo modo. Iniziò lentamente a costruire una metodologia d insegnamento completamente nuova e modernissima, cominciando proprio nel Circolo Schermistico Trevigiano. Qui conobbe il Maestro Volpini con cui cominciò un rapporto basato sul costante confronto didattico, entrando definitivamente nel mondo della spada. La spada mi incuriosì molto più delle armi convenzionali, poiché mi permise di esprimere con completezza le mie attitudini naturali e le mie esigenze professionali. E un arma che richiede sempre grandissima attenzione, meditata e ricca di sfumature, che per essere trasmessa in maniera efficace deve essere studiata con continuità. Più in generale non si può pensare di insegnare scherma senza un accurato percorso di 7

8 approfondimento didattico e di osservazione sul campo. Per arrivare ad essere dei veri Maestri, non solo di spada, è necessario affrontare un percorso d apprendimento molto lungo che non deve porsi dei limiti temporali 2. Nasceva così un Maestro straordinario che riusciva costantemente a trasmettere il suo entusiasmo ai ragazzi. Ben presto il suo impegno fu notato anche in ambito federale, in quegli anni il Presidente della Federazione Italiana Scherma era Nostini. Al Maestro fu assegnato dapprima il compito di lavorare con le rappresentative nazionali giovanili e poi finalmente arrivò la nazionale di spada femminile. Allora Fini era il solo commissario tecnico per le tre armi e la collaborazione tra i due Maestri durò per diversi anni. Con l abbandono di Renzo Nostini, anche il Maestro Geslao lasciò l ambito nazionale e rientrò a tempo pieno nella sua Treviso, dove ricominciò a dedicarsi esclusivamente alla sua sala. Nacquero allora Le Lame : con il suo forte ascendente sui ragazzi, riusciva a trasmettere non solo lo spirito sano dell agonismo schermistico ma anche a formare maestri altamente competenti e di grandissimo talento. Infatti la scherma trevigiana di oggi, al di là delle divisioni societarie, è formata esclusivamente da allievi del maestro: Francesca D Alessandri e Davide Cenedese rappresentano un importante eredità nel panorama magistrale del Veneto. Il patrimonio di conoscenza del Maestro, accumulato in oltre cinquanta anni di esperienza, ha dato quindi i suoi frutti sia in ambito magistrale 2 Dall intervista di Fabio Ugolini Passione Stoccata n

9 che agonistico. Tutto ciò nel rispetto delle basi della scherma classica e contemporaneamente studiando con costante curiosità il suo lento modificarsi in divenire. Fig. 2 - Le Lame della Marca Trevigiana I. II L INCONTRO Conoscevo da sempre il Maestro Geslao di nome ma non avevo mai avuto la fortuna di incontrarlo. Alle gare mi sembrava un po scuro in viso e con lo sguardo severo, quasi inavvicinabile; notavo tuttavia il contrasto tra la mia impressione e l atteggiamento affettuoso dei i suoi allievi. Lui si soffermava sempre a parlare con molti atleti della nazionale, li conosceva profondamente ed era evidente che loro lo 9

10 stimavano e gli erano molto affezionati. Purtroppo non sono stato un suo atleta, ho iniziato scherma in Sardegna con il Maestro Mineo, per poi trasferirmi prima a Reggio Calabria con il maestro Vavalà e infine a Mestre con il Maestro Livio Di rosa. Erano gli anni ottanta ed io avevo concluso il mio peregrinare nel posto, a mio avviso, migliore del mondo, schermisticamente parlando. Fu allora che lasciai la scherma. L adolescenza con le sue difficoltà, la nuova scuola e la mia immaturità mi resero incapace di sostenere il confronto con tanti campioni, tutti nello stesso momento storico e tutti nello stesso posto, e mi fecero abbandonare per molto tempo la scherma. Diversi anni dopo incontrai casualmente Maurizio Galvan, il più anziano degli allievi del Maestro Di Rosa, il quale mi invogliò a ricominciare a far scherma e in particolare la spada. Fortunatamente la riscoperta della spada mi avvicinò inevitabilmente al Maestro Geslao: in quel periodo infatti ho partecipato a diversi stage di spada, da lui tenuti, durante i quali ho fatto amicizia con Devis Brunello, suo allievo e istruttore, con cui ho iniziato inoltre il percorso di formazione magistrale. Inaspettatamente nel 2007 il Maestro mi chiamò a lavorare per lui, momento decisamente significativo per la mia vita. Ricordo perfettamente che dopo alcuni giorni, appena messo piede in sala, esordisce con: Chiariamo subito una cosa, se non fai la scherma che ti dico io, quella è la porta indicando le scale d uscita. Ottimo inizio penso io cominciamo bene. Mi fa scegliere una spada della sala ed io scelgo una con il manico francese, anche lui faceva 10

11 lezione con la francese, non avevamo solo l aeronautica in comune ma anche l impugnatura della spada. Mi rendevo conto di avere un enorme bisogno di riconoscermi in lui: trovare delle somiglianze mi dava sicurezza, non ero ancora pronto a camminare da solo, non ero pronto all indipendenza schermistica perché non avevo sviluppato ancora una spirito critico sui vari argomenti, al taglio del cordone ombelicale ci avrei pensato più avanti. Mi dice: Prendi pure quella spada ma ricordati che quella spada è mia Ed io: Maestro ma mi ha detto lei di sceglierne una E lui: È vero, usala ma ricordati che è mia. La prima sera rientrando a casa ero molto preoccupato, lo giudicai molto severo e un po burbero. La sera dopo rimanemmo a parlare fino a mezzanotte davanti casa sua, con una scusa mi aveva chiesto un passaggio in macchina e quella sera cominciò a insegnarmi la spada. Ricordati che il Maestro di scherma è la figura simbolo dell attività schermistica. Se vuoi fare questo mestiere devi onorarlo con grande impegno. Spesso per ragioni di opportunismo politico e prestigio gerarchico, il Maestro veniva confinato in un ruolo marginale invece si deve prendere coscienza del suo lavoro. I. III LA STORIA DELLA SCHERMA Il Maestro mi dimostrò ben presto che, per accrescere la sua cultura sulle origini della scherma, aveva letto libri sulle armi degli 11

12 antichi: da quelle di selce dei primitivi a quelle d oro degli egizi, da quelle di bronzo degli eroi omerici fino, finalmente, a quelle di ferro degli ittiti. Molte delle cose che mi raccontava le conoscevo già per ricordi scolastici o per racconti di mio padre, altro amante della scherma, tuttavia ascoltavo rapito ed ampliavo la mia cultura. L uomo, dalla sua comparsa sulla terra, ha sempre dovuto ingegnarsi per lottare e per conquistare ciò che desiderava: territorio, cibo e donna. Non essendo dotato di unghie, denti e corna come gli altri animali la sua difesa e conseguente offesa doveva affidarsi ad armi da lui costruite. L autorevole studioso di armi Ewart Oakeshott ritiene che le prime spade siano comparse fra il 1500 e il 1100 a.c. nella Creta di minoica e fra i celti stanziati in Inghilterra. Be presto furono utilizzate a fini sportivi. La più antica rappresentazione conosciuta di un incontro di scherma vero e proprio è un rilievo nel tempio di Madinat Habu, eretto intorno al 1190 a.c. da Ramsete III nel pressi di Luxor. 3 Solitamente si riconosce al re assiro Nino il merito di avere sviluppato la scherma come sport formale; fu anche il primo ad avvalersi di maestri professionisti per l insegnamento della disciplina ai suoi soldati. Spesso i cinesi, giapponesi, persiani, babilonesi e romani tiravano di scherma come passatempo, ma in genere lo facevano per prepararsi al combattimento. I greci credevano che non ci fosse bisogno di una speciale disciplina per imparare come maneggiare una spada. Il motivo principale era che solitamente le loro armi erano corte, a doppio taglio, 3 Cohen Richard (2003) 12

13 munite di elsa e con la lama rinforzata da un corrugamento che andava dalla punta alla traversa, utili soprattutto per i fendenti. Erano utili nel combattimento ravvicinato, solo dopo aver lanciato l asta, come ultima risorsa. I greci non si preoccupavano di insegnare le tecniche della spada che consideravano doti naturali dell uomo. A differenza dei greci, i romani ammiravano la maestria nella scherma. E i primi combattimenti fra gladiatori risalgono al 264 a.c. Il nome gladiatore deriva dal Gladio, una sorta di coltellaccio lungo circa 50 cm. che trovava la sua utilizzazione nei combattimenti ravvicinati. Dal gladio prendono nome i gladiatori, la cui attività è pianificata da un maestro chiamato Magister Gladiatorum il cui compito non era solo quello di addestrare i gladiatori ma anche i legionari. I Magistri, ex gladiatori o vecchi legionari che avevano accumulato grande esperienza in anni di combattimenti, erano tenuti in una certa considerazione. Il gladio era un arma di punta, in acciaio temperato, particolarmente adatta al combattimento ravvicinato era il compagno inseparabile del legionario e contribuì alla costruzione e al mantenimento del più grande impero di tutti i tempi. Il gladio lentamente acquisisce una netta prevalenza nell uso e la scherma diventa un arte a tal punto codificata che nelle maggiori città dell impero fioriscono le scuole di scherma. La tecnica schermistica viene insegnata ai giovani e ai non più giovani che attraverso l esercizio della scherma, avevano l opportunità di mantenersi efficienti nel fisico, in vista delle frequenti occasioni per battersi in guerra. A capo di ciascuna scuola c era il lanista, figura 13

14 che corrisponde all attuale maestro di scherma, che aveva il compito di addestrare i giovani alla gladiatura. Fig. 3 Gladiatori Successivamente le invasioni barbariche portarono inevitabilmente ad una evoluzione dell arte gladatoria; infatti le spade trovate nelle tombe dei Longobardi sono più lunghe e leggere di quelle dei romani. Le spade dei Franchi, mediamente più lunghe di quelle dei Longobardi venivano forgiate su misura e avevano una lunghezza che variava dai 90 ai 100 cm in rapporto con l altezza dell individuo, inoltre erano fabbricate in doppio strato di acciaio, più duro nella parte interna e più duttile nella parte esterna, risultando quasi indistruttibili 14

15 ed assumendo così, nella letteratura e nella leggenda, la funzione di compagna inseparabile alla quale veniva dato un nome come fosse una persona: Durlindana, Excalibur, ecc. Alla caduta dell impero romano la spada acquisì grande rilevanza simbolica diventando emblema di potere, Carlo Magno, ad esempio, non se ne separava mai. Con il sistema feudale nacque la figura del cavaliere che durante le giostre e nei tornei poteva fare sfoggio delle proprie capacità di combattente. La tecnica schermistica di quel periodo è quella tipica del Medio Evo: tesa a scardinare l armatura con violenti colpi di spada impugnata a due mani. La spada resta l arma del Gentiluomo: nella sua educazione ne apprende il maneggio, anche per la facilità che ha in incorrere in un duello. Intorno alla spada si svolge e si prepara la tecnica: variando di forma, secondo i luoghi e i tempi, rimane sempre comunque il perno della scherma. Così nel XV secolo sono già costituite le prime scuole di scherma e vengono prodotti i primi trattati in materia (di scherma). Nel 1409, alla corte di Niccolò d Este, come docente per la disciplina delle armi vi è il Maestro Fiore de Liberi di Premariacco, il cui trattato Flos Duellatorum dà inizio alla scherma scritta, su di esso sono costruiti tutti gli altri trattati. L arte di adoperare la spada, cioè la striscia, lo spadone e la spada da due mani, sorse a Bologna e si chiamò scuola di scherma italiana; questa ebbe vita prospera e rigogliosa, al suo interno nacquero numerosi trattatisti come Agrippa, Giganti, Fabbris e Bondi e con questi la scherma italiana fece molti passi in avanti. Importante è porre l accento sui trattati del

16 poiché è questo il periodo nel quale verranno gettate le basi di quella che sarà la scherma moderna. Con il rinascimento, l Italia diventa sempre più meta ambita di studenti stranieri provenienti da tutta Europa, non solo per colmare e affinare il loro sapere, ma anche per imparare a tirare di scherma. All università di Bologna, accanto all aula di diritto, c era la sala d armi che divenne ben presto centro della scherma italiana. Durante il rinascimento i maestri italiani vengono molto apprezzati presso le corti europee, per la loro abilità e fantasia che porta alla ricerca di nuove soluzioni tecniche. Già dal XIII secolo si parla di una scuola italiana che gode di grande prestigio, fioriscono le sale d armi e la cultura della scherma comincia con il tramandarsi di padre in figlio: è la nascita dei Maestri d armi. A quei tempi, stiamo parlando del XVI secolo, lo studio e il combattere di spada, per le classi nobili, era una necessità atta a rafforzare il carattere e la personalità del giovane rampollo. Fra i numerosi Maestri scrittori Achille Marozzo, considerato da molti il padre della scherma italiana, pubblica nel 1536 l opera l arte de l Armi, che appare completa sia sotto l aspetto tecnico che critico. Nel 600 la scuola italiana si divide in due tronconi: la scuola bolognese e la scuola napoletana. Intanto comincia a fiorire la scherma di scuola francese che si separa da quella italiana. I maestri francesi creano un arma leggera, lunga e dritta con la sezione rettangolare, destinata a colpire solo di punta. Il fioretto fu ideato verso la metà del XVII secolo ed è una trasformazione della spada in un arma più agile, 16

17 caratterizzata da una riduzione della coccia e da una maggiore flessibilità della lama, utilizzata come strumento propedeutico alla spada nella sala d armi per l insegnamento della scherma. Il metodo francese non si limita alla sola preparazione agonistica ma è rivolta alla preparazione fisica e mentale dello schermitore. I francesi, nostri eterni rivali, durante il combattimento, che diventava sempre più uno sport, per indicare una persona molto brava schermisticamente dicevano: Tira di scherma come un maestro italiano. Questo perché dagli inizi del 1700 molti maestri italiani erano emigrati in Francia, dove avevano aperto molte sale d armi frequentatissime dalla nobiltà franca. Erano i maestri italiani che, per meglio spiegare quale era l energia esatta nell impugnare l arma, dicevano: La spada va stretta come se si tenesse in mano una colomba; se la stringi troppo: la soffochi; se la stringi troppo poco: vola via. Intervengo io: Maestro parlavano della stretta in tempo? e lui: Certo, la stretta in tempo è l evoluzione di questo discorso, ovviamente la presa che esercitiamo sull impugnatura non può essere sempre la stessa, aumenta nel portare la stoccata, nelle battute, negli svincoli. Il 1600 e il 1700 sono due secoli d oro per la scherma italiana; italiani furono i migliori trattatisti e italiani furono anche i più bravi maestri di quell arte che diffusero ed imposero in tutta l Europa. Nell 800 fioriscono le Accademie che inizialmente sono organizzate da Maestri, per un utile confronto dei diversi metodi d insegnamento, ma poi divengono vere e proprie associazioni per lo studio dell arte 17

18 schermistica. Due ufficiali dell esercito italico, Rossarol Scorza e Pietro Grisetti, con il loro trattato Scienza della scherma (1803) danno un nuovo impulso alla nostra scherma. Successivamente il Maestro Ferdinando Masiello, con La scherma italiana, sfoltisce l assalto accademico da molte formalità e si comincia ad assistere alla scherma moderna. I contrasti con la scherma francese permangono per tutto il periodo napoleonico ma dopo la restaurazione, seguita al crollo dell impero, i due stili si amalgamano e viene adottato il fioretto italiano con impugnatura a croce. L utilizzo del fioretto favorisce il crescere e il moltiplicarsi delle sale d armi frequentate ad ogni livello, tirare di scherma diventa sinonimo di prestigio e costume della buona società. Con il moltiplicarsi delle sale di scherma crescono anche le rivalità, si avverte la necessità di convenzioni che unificano in senso teorico e pratico la scherma, rimane tuttavia il concetto dell arte della scherma di toccare senza essere toccati. Da qui trae origine L Accademia nazionale di scherma, sorta a Napoli nel 1861, punto di incontro fra i migliori insegnanti e i più promettenti allievi, provenienti da varie scuole e capaci di promuovere i valori raggiunti dalla scherma. Dall invenzione del fioretto, che era nato a cavallo del XVII e il XVIII secolo, passarono cento anni prima che la scherma assumesse una dimensione sportiva. Molto prima che la scherma si mostrasse ufficialmente in pubblico, nella sua entità sportiva, le esibizioni di fioretto, a carattere privato non erano affatto rare. La scherma proseguiva articolandosi sulle tre armi (fioretto, spada e sciabola), ma 18

19 proseguendo su tre binari: militare, sportivo e diremmo sociale. In campo militare con l avvento delle armi da fuoco, il fioretto rimase l arma per iniziare lo studio della scherma e per l allenamento; la sciabola divenne l arma bianca dei sottufficiali, ufficiali e cavalieri; la spada pur non facendo più parte della dotazione militare, ebbe notevole sviluppo nel sociale con il proliferare dei duelli. Questi ultimi si facevano anche alla pistola ma erano meno numerosi. Si creò un codice d onore, rimodernando le regole dell antica cavalleria, ma l abuso che se ne fece fu enorme. Ogni famiglia nobile o appena abbiente, metteva la scherma tra le discipline di studio dei suoi rampolli. In società ogni persona di un certo lustro come avvocati, politici, giornalisti, medici e mariti traditi si trovavano spesso in condizione di dover sfidare un avversario o essere sfidati, pena il disonore. Rare a quei tempi le querele, ma di positivo rileveremmo oggi solo dei tribunali meno affollati, ma quanti morti inutili e quanti soprusi da parte dei migliori schermitori. Ne ricordo uno su tutti: Felice Cavallotti, uomo politico e insigne letterato, amicissimo del Carducci, morto in duello, ne aveva sostenuti diversi, per futili motivi, con il Macola direttore della Gazzetta di Venezia. Queste questioni d onore condizionavano la società, quindi i duelli furono per legge proibiti, ma continuarono per molti anni di nascosto e se ne aveva notizia solo dopo che erano avvenuti. L ultimo duello alla spada in Italia è avvenuto, in Sicilia, nel 1967 tra un giornalista ed un imprenditore: fortunatamente la conclusione fu un graffietto sul braccio di uno dei due ed una 19

20 riconciliazione ai tavoli di una trattoria di campagna. Intervengo io e rivolgendomi al Maestro: A tal punto la società era succube dalla ragion d onore che mio padre mi racconta che mia nonna, sua madre, pur donna molto religiosa ma nata nel 1894, quando mio padre nel 1950 le disse che avrebbe iniziato a tirare di scherma, senza minimamente pensare allo sport, disse: Fai bene impegnati perché nella vita non si sa mai qualcuno potrebbe sfidarti. Il Maestro sorride e proseguendo: Con il tempo questi erano diventati dei pesanti doveri per i litiganti, che non volevano per un motivo spesso futile mettere a repentaglio la vita né uccidere. Fortunatamente, prima che cadessero naturalmente in disuso, furono i maestri di scherma che preparavano i duellanti prima della sfida, ad accordarsi ad allenare gli allievi al colpo al braccio avanzato e a far strappare la manica della camicia per ottenere una leggera ferita al primo sangue. In seguito, dopo la prima metà del XIX secolo, quando si incominciavano ad organizzare i tornei di scherma, l atmosfera intorno ai protagonisti rimase comunque da addetti ai lavori : la scherma, nella trasformazione a sport, riusciva a mantenere inalterata l immagine del duello e i tornei offrivano l opportunità di assistere a scontri tra formidabili campioni dalla tecnica potentissima, i quali, nell assalto, scaricavano tutta la loro forza ed il loro coraggio, come se fossero impegnati in un combattimento sul terreno, per imporre la loro personale capacità, ma anche una tradizione ed una scuola schermistica; sfoderavano tutta una serie di abilità che andavano 20

21 dall udito, al senso dell equilibrio, alla carica aggressiva, alla combattività, alla tenacia e alla pazienza. Iniziava la scherma moderna. Il Maestro fa una sospensione e poi aggiunge: Ti rendi conto di quanto è importante la figura del Maestro?. Io annuisco e penso a quanto è vasta la conoscenza del Maestro, sono davanti ad un grande studioso e ad uno storico della scherma. Fig. 4 - La scherma nel primi del

22 II COME FAR NASCERE E CRESERE UNO SCHERMITORE SPADISTA II. I GLI INIZI DI UNO SCHERMIDORE Appena entro in sala vedo il suo ultimo lavoro Come nasce uno spadista, quindi incuriosito chiedo: Maestro come nasce uno spadista? Ci guardiamo per un attimo, in quel momento comincia il suo testamento schermistico. A quanti anni si può iniziare la scherma? domando. Lui comincia con lo spiegarmi che dai cinque agli otto anni i bambini iniziano a sviluppare capacità motorie sempre più complesse e ad assimilare una memoria del movimento. Fino ad allora tutte le attività ludiche sono poco strutturate e di tipo egocentrico. L iscrizione in una sala di scherma può avvenire già a quest età, se la società è ben organizzata ed è pronta a soddisfare le esigenze che la crescita del piccolo schermitore impone. Pur essendo uno sport individuale, i giochi propedeutici alla scherma e la vita in sala contribuiscono a far comprendere l importanza del gruppo, vengono assegnati dei ruoli e il 22

23 bambino comincia a divertirsi all interno di una piccola società di suoi pari. Infatti intorno ai cinque/sei anni il bambino ha bisogno di regole elementari e molto chiare, pertanto il gioco in gruppo fra coetanei è fondamentale. Successivamente fino agli otto anni lo sviluppo motorio permette azioni più complesse. E richiesta una maggiore coordinazione nella corsa ed esercizi come tiro al bersaglio sono fondamentali. In questa fase la motricità è ancora impulsiva e il pensiero è concreto. A partire dagli otto anni il pensiero diventa reversibile, sviluppa la capacità di pensare più cose per volta, questo gli permette di poter svolgere attività di gioco basate sulla socialità inserendo connotazioni presportive alle attività in sala. Il bambino comincia ad affacciarsi alla vita sociale, basata su norme e ruoli, si allena a seguire un determinato copione e a sviluppare risorse di tolleranza e flessibilità verso gli altri. Il gioco non va sottovalutato, è molto più di un semplice divertimento: è fondamentale perché contribuisce alla crescita del bambino e stimola lo sviluppo della personalità. Capita alle volte di sentire: Sta solo giocando Invece va considerato che l esperienza del gioco educa il bambino e lo prepara alla vita. Il gioco con le sue rappresentazioni simboliche è un ottimo allenamento per scoprire e far suoi i meccanismi della vita reale. Pur essendo un esperienza protetta i giochi dei bambini non sono dei giochi, ma le loro azioni più serie 4 Quindi maestro a cinque anni possono iniziare scherma? E lui: No, meglio sette anni avendo 4 Montaigne ( filoso francese) 23

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