Approfondimento sui Programmi Integrati Urbani PIU EUROPA

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1 Approfondimento sui Programmi Integrati Urbani PIU EUROPA Aprile 2010

2 INDICE 1. IL RUOLO DELLE CITTÀ NELLA PROGRAMMAZIONE : SCENARI DI RIFERIMENTO E PRINCIPALI ELEMENTI DI CONTINUITÀ E DISCONTINUITÀ IL QUADRO DI RIFERIMENTO COMUNITARIO IL QUADRO DI RIFERIMENTO NAZIONALE: IL QSN IL QUADRO DI RIFERIMENTO REGIONALE: IL POR FESR CONTINUITÀ E DIFFERENZE PROGRAMMI INTEGRATI URBANI (PIU EUROPA) QUADRO GENERALE SCHEDE Provincia di Salerno Comune di Battipaglia Comune di Cava dei Tirreni Comune di Salerno Comune di Scafati Provincia di Avellino Comune di Avellino Provincia di Benevento Comune di Benevento Provincia di Caserta Comune di Aversa Comune di Caserta Provincia di Napoli Comune di Acerra Comune di Afragola Comune di Casalnuovo Comune di Casoria Comune di Castellammare di Stabia Comune di Ercolano Comune di Giugliano in Campania Comune di Marano di Napoli

3 Comune di Napoli Comune di Portici Comune di Pozzuoli Comune di Torre del Greco STRUMENTI DI ATTUAZIONE DEL PIU EUROPA: L INIZIATIVA JESSICA L INIZIATIVA JESSICA Che cos è JESSICA Le innovazioni finanziarie e le politiche urbane nella programmazione Il meccanismo JESSICA L avvio di JESSICA in Italia JESSICA e i PIU (Programmi Integrati Urbani) Europa Meccanismo di funzionamento di JESSICA previsto in Campania ITER E PRINCIPALI CONTENUTI DEI PROTOCOLLI AGGIUNTIVI E DEGLI ACCORDI DI RECIPROCITÀ I Protocolli aggiuntivi ai PIU Europa Gli Accordi di Reciprocità RIFLESSIONI: OPPORTUNITÀ E PROSPETTIVE

4 1. IL RUOLO DELLE CITTÀ NELLA PROGRAMMAZIONE : SCENARI DI RIFERIMENTO E PRINCIPALI ELEMENTI DI CONTINUITÀ E DISCONTINUITÀ 1.1. IL QUADRO DI RIFERIMENTO COMUNITARIO Nell ambito dei cicli programmatori che si sono susseguiti negli ultimi dieci-quindici anni alle città europee è sempre stato riconosciuto un ruolo determinante nell attuazione di processi di riqualificazione fisica e integrazione sociale, basati anche sul coinvolgimento del partenariato socio-economico. Tali esperienze, che hanno visto le città esercitare il proprio ruolo con responsabilità anche molto diverse nel tempo in ordine ai profili attuativo-gestionali dei relativi programmi, hanno costituito un substrato imprescindibile per l impostazione delle strategie per il , in particolare laddove cessano di essere pionieristiche e sperimentali per uscire da una dimensione eccessivamente localistica e lavorare, in una logica di mainstreaming, all interno dei programmi regionali e in un ottica di sostenibilità ambientale, verso la stabilizzazione delle innovazioni. In particolare, è con la definizione delle strategie di Lisbona (2000) e di Göteborg (2001) che matura la piena consapevolezza che la crescita della competitività economica e l aumento della coesione sociale debbano passare anche attraverso l affidamento di un ruolo primario alle città e ai sistemi urbani. Detto processo avviato in primis con l Iniziativa comunitaria Urban I ( ) e proseguito nel periodo con Urban II, URBAN Italia, i Progetti integrati (territoriali o settoriali) nell ambito dei POR e con primi Progetti Pilota promossi dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha visto le città quali attori principali nonché promotrici di reti/associazioni, per approdare alla firma della Carta di Lipsia. Le principali tappe del processo evolutivo delle politiche urbane sono così riassumibili: la Strategia di Lisbona, elaborata nel 2000 e successivamente rilanciata nel 2005, rappresenta una forte manifestazione d impegno a puntare sia sulla economia della conoscenza, quale fattore di competitività a livello globale, sia sulle persone, affermando con ciò un modello di sviluppo che veda conciliare tra loro (e trarre reciproco vantaggio) profili di coesione sociale e profili di competitività ; la Strategia di Göteborg (2001) aggiunge una dimensione ambientale alla strategia di Lisbona, indicando che tutte le politiche comunitarie debbano essere considerate alla luce dei loro effetti economici, sociali e ambientali in maniera coordinata e integrata; la Dichiarazione delle città e degli attori Urban a Saarbrücken (2005) invita la Commissione a inserire un capitolo urbano nel regolamento dei fondi strutturali partendo dal bagaglio di esperienze maturato nel corso dell Iniziativa comunitaria Urban (c.d. acquis Urban); 1

5 l Accordo di Bristol del 2005, definendo le comunità sostenibili come quei luoghi in cui le persone vogliono vivere e lavorare, ora e nel futuro, fornisce una serie di requisiti alla base della creazione di tali comunità: oltre alla crescita economica e all inclusione sociale, sempre intese nell ottica dello sviluppo sostenibile, viene evidenziato il ruolo delle città come fattore di successo assieme alla necessità di mettere a punto anche nuovi strumenti finanziari, così da reperire risorse aggiuntive (rispetto a quelle dei fondi strutturali) attraverso dinamiche di mercato per il raggiungimento degli obiettivi comunitari. La Carta di Lipsia del 2007 rappresenta dunque il punto di arrivo del processo di riconoscimento delle città come l ambiente ottimale per il raggiungimento degli obiettivi comunitari. L assunto fondamentale di questa nuova visione è che le città presentano una concentrazione di fattori contrapposti: potenzialità competitive e componenti di declino economico, elementi di forza in termini di inclusione e possibilità di esclusione sociale, fattori di degrado fisico e potenzialità di efficienza energetica e ambientale. Per questi motivi vengono considerate come il luogo privilegiato in cui agire per rendere coerenti gli obiettivi di competitività con quelli di coesione, in linea con le strategie di Lisbona e Göteborg. Le città, dunque, sono ritenute vero e proprio motore dello sviluppo territoriale. L attenzione nei confronti della dimensione urbana è stata recepita dagli orientamenti strategici comunitari per il periodo , i cui aspetti più importanti sono: la raccomandazione di un maggiore coinvolgimento dei livelli di governo regionale e locale e delle parti sociali nel raggiungimento degli obiettivi di Lisbona; l importanza data alla necessità di far realizzare un salto di qualità alla strategia dello sviluppo urbano integrato; la consapevolezza della necessità di sperimentare strumenti finanziari che si adattino alle mutevoli condizioni urbane e alla carenza di finanziamenti pubblici 1 ; la consapevolezza della necessità di tenere maggiormente in considerazione gli aspetti demografici, come l invecchiamento e le migrazioni, in modo da poter analizzare la domanda di servizi a supporto della sostenibilità economica degli investimenti pubblico-privati; non ultimo, l accento posto sulla necessità, per le autorità locali, di sviluppare capacità ed efficienza per attuare queste politiche, anche attraverso meccanismi di networking. 1 Vd. in tal senso l iniziativa JESSICA, a cui la Regione Campania dedica particolare attenzione, che rappresenta il tentativo di introdurre strumenti di ingegneria finanziaria per sostenere programmi integrati di sviluppo sostenibile. 2

6 1.2. IL QUADRO DI RIFERIMENTO NAZIONALE: IL QSN Il QSN ha recepito e implementato le indicazioni elaborate in sede comunitaria concernenti la promozione dello sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale nelle città, la cui importanza viene ribadita attraverso l inserimento della specifica Priorità 8 Competitività e attrattività delle città e dei sistemi urbani. In linea con l indirizzo comunitario, il QSN si sofferma sul ruolo delle città quali motori della crescita, sottolineando peraltro la specificità italiana della dimensione urbana, soprattutto per la rilevanza delle città intermedie che raccolgono il 57% della popolazione totale nazionale. Il rilievo della dimensione urbana in Italia favorisce il concepimento di una strategia proiettata sui territori e sulle città, che vengono individuate quali veri e propri catalizzatori della crescita competitiva e della coesione economico-sociale, luoghi in cui convogliare le energie necessarie all attivazione di un circuito volto alla crescita della competitività e della coesione. Il QSN individua tre macro aree per la crescita integrata delle città: sviluppo di funzioni urbane di livello sovracomunale in modo da aumentare la competitività delle aree interessate e migliorare la qualità della fornitura di servizi nelle città e nei contesti di riferimento; miglioramento della qualità della vita; promozione del collegamento delle città e dei sistemi territoriali con le reti materiali e immateriali dell accessibilità e della conoscenza. Le sfide prioritarie della programmazione per garantire alle città il ruolo di motori della crescita sono: perseguire azioni finalizzate a promuovere la centralità economica delle agglomerazioni metropolitane, attraverso le quali è possibile garantire impatto sovracomunale sulle politiche pubbliche inerenti la mobilità, i servizi per cittadini e imprese, la tutela ambientale e altri servizi collettivi; predisporre interventi focalizzati sui temi di lotta alla marginalità e al disagio nelle aree periferiche e peri-urbane soprattutto nel Mezzogiorno, dove la necessità di fronteggiare le emergenze sociali e di recupero fisico e socio-economico nelle città dovrà trovare risposte specifiche nella programmazione operativa. Nel QSN lo strumento idoneo a realizzare una visione sintetica di pianificazione territoriale e sviluppo economico sono i piani integrati di sviluppo urbano, la cui elaborazione deve tener conto di principi operativi tra cui l integrazione, il ricorso a competenze esterne, la capacità di selezione dei progetti, la qualità della gestione. 3

7 1.3. IL QUADRO DI RIFERIMENTO REGIONALE: IL POR FESR L impianto strategico del POR FESR della Campania risponde all esigenza di promuovere lo sviluppo equilibrato e sostenibile della Regione incrementando il Prodotto Interno Lordo e i livelli occupazionali, attraverso la qualificazione e il riequilibrio dei sistemi territoriali e della struttura economica e sociale ( 3.2 Descrizione della strategia ). Per perseguire tali finalità, la Regione ha fatto la scelta strategica di basare la programmazione su alcuni criteri preminenti: intersettorialità degli interventi, selettività delle scelte, territorializzazione e concentrazione finanziaria. In particolare, il profilo legato alla concentrazione degli interventi e dei soggetti della programmazione è attuato attraverso un allocazione tematica e territoriale delle risorse su un elenco ristretto di soggetti, di interventi di grande impatto; il principio di concentrazione tematica è attuato sia riservando il 40% delle risorse complessivamente disponibili alle priorità Competitività e attrattività delle città e dei sistemi urbani, Reti e collegamenti per la mobilità, e Promozione, valorizzazione e diffusione della ricerca e dell innovazione per la competitività sia conseguendo l obiettivo di destinazione del 40% delle risorse a Grandi Progetti e Grandi Programmi. Emerge, pertanto, un quadro di distribuzione tipologica degli investimenti infrastrutturali del POR caratterizzato da una notevole concentrazione su alcune categorie di spesa e, di conseguenza, su alcuni soggetti beneficiari; a tale concentrazione tipologica si aggiunge un forte addensamento di risorse su pochi grandi progetti. La struttura programmatica del POR FESR privilegia, inoltre, la dimensione territoriale individuando quattro dimensioni secondo cui articolare gli interventi: Città medie, Sistemi territoriali, Centri minori e Parchi. Per cogliere appieno il portato di tale impostazione strategica e metodologica è necessario promuovere e dotarsi di strumenti che, anche attraverso il coinvolgimento dei molteplici attori interessati, evidenzino tutte le possibili declinazioni della territorializzazione, ovvero della messa a valore, nei contesti di riferimento, degli interventi programmati. L articolazione del POR FESR sotto il profilo della governance e dell attuazione fa emergere, infine, la necessità di assicurare che la sinergia programmatica si traduca in sinergia in corso attuativo, attraverso la messa in opera di modalità di cooperazione adeguate. La valorizzazione delle esperienze del precedente periodo di programmazione, in coerenza con gli orientamenti comunitari, ha portato l Amministrazione regionale a prevedere un ampio ricorso all istituto della subdelega ad Organismi Intermedi, da concedere previe approfondite verifiche circa la sussistenza di requisiti minimi indispensabili (esistenza di strutture di gestione e controllo in loco, dimostrata capacità di tali strutture in relazione ai compiti previsti dai Regolamenti comunitari e dal Programma). 4

8 1.4. CONTINUITÀ E DIFFERENZE Dalle premesse sulla programmazione comunitaria, nazionale e regionale discende la necessità di sostenere nuovi approcci metodologici, che si prefiggano quale obiettivo anche la promozione delle città come motori della crescita. Sotto questo profilo appare particolarmente utile ripensare il valore dei principi dell approccio integrato, del networking, della promozione di partnership pubblicoprivate, del coinvolgimento dei cittadini, della definizione precisa dei contesti di intervento (area bersaglio), rintracciabili in molte esperienze pregresse e che, attraverso un processo di mainstreaming, hanno di fatto permeato tutta la programmazione Sulla scorta delle raccomandazioni del QSN, è dunque opportuno riflettere sugli aspetti positivi e negativi delle esperienze fatte nell ambito dei precedenti cicli programmatori sui temi afferenti la città e i sistemi urbani. In particolare, in relazione all intervento sulle città e sui sistemi urbani il ciclo connesso ai fondi strutturali affida la scelta dei territori di progetto alla programmazione regionale, la quale sceglie di operare su comuni singoli o associati o in ambiti interregionali e/o transfrontalieri o con riferimento a obiettivi transnazionali. Ai fini di sostenere processi di sviluppo più equilibrati, sostenibili e durevoli (sotto il profilo territoriale e socio-economico), il POR FESR della Campania conferisce ampio valore all esperienza della progettazione integrata effettuata nel ai vari livelli istituzionali. Tale aspetto è riconoscibile nella volontà della Regione di: a) proseguire nel processo di decentramento amministrativo affidando attraverso atti di sub-delega a nuovi soggetti/istituti responsabilità gestionali e attuative in ordine all implementazione di precise iniziative, e in particolare di quelle finalizzate allo sviluppo e alla competitività territoriale previste nell Asse VI Sviluppo urbano e qualità della vita ; b) operare, contestualmente, sui nodi di rango superiore, sui medi centri e sulle connessioni, così da fare rete e poter concretizzare quel disegno di sviluppo policentrico che, ad oggi, mostra ancora delle debolezze; c) rivisitare/rinnovare l esperienza effettuata sostenendo con maggiore forza l attuazione di iniziative tese alla qualificazione dei servizi, all inclusione sociale, alla qualità della vita (calibrato mix di azioni materiali/immateriali); d) sostenere e alimentare adeguati momenti di concertazione e cooperazione istituzionale quali strumenti imprescindibili per una piena ed efficace realizzazione degli interventi (vd., a titolo non esaustivo, l istituzione di: Comitato di Sorveglianza unico per il POR FESR e il POR FSE; Comitati di Coordinamento di Asse; Tavolo Città). In altri termini e secondo gli approcci suggeriti dalla nuova programmazione e, in 5

9 generale, dalle esperienze più avanzate in atto per intervenire sui sistemi urbani/territoriali il POR FESR propone due prevalenti ambiti d attenzione: un rinnovato rapporto città-area vasta e in ragione del carattere integrato delle politiche urbane e della sollecitazione al controllo di più scale di intervento la necessità di non prescindere da una salda e profonda logica partenariale all interno della quale si confrontino e si sostengano reciprocamente responsabilità e competenze diverse. Non vi è dubbio, quindi, che nell individuazione e declinazione degli interventi (portanti e non) da mobilitare in tema di sviluppo urbano e programmazione/progettazione integrata particolare rilevanza assume l eredità lasciata sul campo da iniziative similari intraprese nei precedenti cicli programmatori, soprattutto laddove gli Enti locali (in forma singola o associata) hanno già avuto modo di cimentarsi con l assunzione di responsabilità molto prossime a quelle di un Organismo Intermedio/Soggetto Capofila. Al riguardo va senz altro ripreso, pur con le opportune rivisitazioni, il patrimonio conoscitivo e operativo maturato in ambito regionale con riferimento sia ai Programmi Urban 2 (dove i Comuni erano Autorità di Gestione) sia ai Progetti integrati territoriali (PIT) e ai Programmi innovativi del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (S.I.S.Te.M.A., Porti&Stazioni). Sebbene siano evidenti, in relazione all intervento sui sistemi urbani e locali, la differente prospettiva territoriale e la diversa complessità di obiettivi assunti dalla programmazione regionale rispetto alle esperienze strettamente locali portate avanti soprattutto da Urban, permangono quali elementi unificanti l integrazione e la multisettorialità che, anzi, nel POR FESR della Regione Campania vengono rafforzate dalla multiscalarità insita nei PIU Europa. Mentre i principali frutti raccolti dall esperienza condotta con i Programmi innovativi, e che possono costituire utili elementi per l impostazione, l attuazione e la gestione dei programmi di sviluppo promossi dalle città, ruotano attorno a due temi preminenti: a) necessità di tradurre il partenariato interistituzionale in governance di programma/di progetto, nella diffusa consapevolezza che il partenariato a geometria variabile è pressoché un obbligo per poter sviluppare un sistema efficace di governance ed evitando che la permanenza di rapporti gerarchici tra amministrazioni infici pesantemente il rapporto interistituzionale (e, conseguentemente, anche quello con i privati); b) i processi partecipativi e di co-decisione devono passare attraverso la strada della democrazia deliberativa, alimentata da una nuova e rafforzata capacità di comunicazione istituzionale che veda le Amministrazioni organizzarsi non solo per le loro parti politiche, ma anche con il coinvolgimento dei propri Uffici (dichiarando, non normando e standardizzando, le regole della deliberazione partecipata e, anche, ponendo scadenze al tempo della condivisione delle scelte); 2 PIC Urban I e II, cofinanziati Ue, e Urban-Italia, finanziato da fondi nazionali e risorse proprie dei Comuni. 6

10 c) accrescere la capacità di far convergere interessi pubblici e interessi privati verso un comune disegno di sviluppo di lungo periodo, così da poter utilizzare i programmi complessi (come sono, di fatto, definibili i PIU Europa) come modalità per implementare operazioni di recupero e sviluppo urbano maggiormente ambiziose a fronte della sempre minore disponibilità di risorse pubbliche investibili a fondo perduto. 7

11 2. PROGRAMMI INTEGRATI URBANI (PIU EUROPA) 2.1. QUADRO GENERALE Il Programma Integrato Urbano (PIU Europa) rappresenta lo strumento di attuazione della strategia regionale per lo sviluppo urbano sostenibile, di cui all Obiettivo specifico 6.a dell Asse prioritario 6 del PO FESR della Regione Campania, obiettivo operativo 6.1 Città medie, e si basa su un approccio che integra diverse categorie di intervento nel contesto di un programma organico, che può attingere, ferma restando l allocazione finanziaria nell ambito del PO FESR, a diverse altre fonti di finanziamento in maniera complementare (FSE, FEASR, FAS, Fondi ordinari ecc.). La Regione ha redatto i propri PO FESR e PO FSE, in coerenza con gli orientamenti comunitari, nell'ottica di un approccio territoriale integrato, attraverso la promozione del partenariato istituzionale e socio-economico e il rafforzamento della governance inerente le politiche di sviluppo urbano. In particolare, il PO FESR ha posto quale prioritaria dimensione territoriale di intervento le città medie, proponendo, per quelle con popolazione superiore ai abitanti, una strategia di sviluppo strettamente connessa a programmi integrati di riqualificazione e sviluppo urbano. L obiettivo si focalizza sulla strutturazione di un sistema di città competitive messe in collegamento tra loro e con il capoluogo Napoli per cui il programma PIU Europa si pone come obiettivo quello di modificare sensibilmente le condizioni di vivibilità delle città campane, migliorandone l'attrattività, al fine di candidarle come nodi della rete per la competitività del sistema regionale. Le risorse messe a disposizione dalla Regione Campania per i Programmi PIU Europa dei centri urbani con oltre abitanti ammontano complessivamente a circa (Napoli esclusa) che sono stati distribuiti tra i diversi programmi. Le autorità cittadine dovranno cofinanziare la realizzazione del programma di intervento nella misura minima del 10% del suo importo complessivo. Oltre Napoli, sono 19 le città campane che possono avere deleghe dirette per poter programmare il proprio sviluppo urbano grazie agli strumenti finanziari offerti dalla nuova programmazione europea. La metodologia per la selezione delle 19 città medie si è incentrata sull applicazione sequenziale di tre criteri, per ogni Comune campano: la dimensione demografica; il disagio abitativo; il disagio socioeconomico. L idea alla base di questa scelta metodologica è stata quella di considerare anche 8

12 variabili di carattere qualitativo (trasformate in indicatori quantitativi) per mettere in evidenza presenza e significatività di problematiche che costituiscono un freno per l attivazione di processi di riqualificazione dei territori e di crescita economica e sociale, al fine di rendere l intervento regionale puntuale ed efficace per il rilancio del territorio nel suo complesso. La tabella seguente indica le città medie individuate ed i relativi finanziamenti previsti per l attuazione dei PIU Europa. Comune Finanziamenti (compreso il 10% richiesto al Comune) Acerra ,1 Afragola ,2 Avellino ,5 Aversa ,7 Battipaglia ,2 Benevento ,4 Casalnuovo ,9 Caserta ,3 Casoria ,6 Castellammare di Stabia ,9 Cava dei Tirreni ,4 Ercolano ,7 Giugliano in Campania ,9 Marano di Napoli ,3 Napoli ,0 Portici ,8 Pozzuoli ,0 Salerno ,9 Scafati ,9 Torre del Greco ,6 Totale (Napoli esclusa) ,1 L ammontare di finanziamenti previsto per ciascun centro urbano è stato determinato partendo da una base comune finanziata dalla Regione, alla quale è stata applicata laquota del 10% aggiuntiva prevista a carico del Comune. E inoltre previsto un meccanismo di premialità basato su caratteristiche intrinseche del programma o su risultati raggiunti grazie alla realizzazione degli interventi (es. un incremento di circa il 20% nel caso venga raggiunta, entro 3 anni dalla sottoscrizione dell Accordo di Programma, la quota del 35% di raccolta differenziata) 9

13 In generale, i principi guida dei programmi sono stati: la sostenibilità delle scelte, ottenuta mediante la partecipazione dei cittadini e della società civile in modo da accrescere la legittimità e l'efficacia delle azioni, attraverso l'attivazione di forum e laboratori di progettazione partecipata; il perseguimento di una alta qualità di vita, applicando i principi di sostenibilità ambientale, sociale e di eco-compatibilità; il rafforzamento del partenariato tra i soggetti pubblici e tra pubblico e privato; l ottimizzazione della spesa sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. I punti ritenuti fondamentali per rafforzare l'attrattività delle città, sempre in coerenza con gli orientamenti comunitari, sono stati sostanzialmente quattro: trasporti mediante accessibilità e mobilità; l'implementazione e l'accesso ai servizi e alle attrezzature; l'ambiente naturale e fisico; la cultura e qualità della vita dei cittadini. Così come indicato nelle Linee Guida dei PIU EUROPA, sono stati individuati Programmi rivolti alla risoluzione delle specifiche problematiche abitative, che generalmente sono relative a: diffuso degrado delle costruzioni e dell'ambiente urbano, frammentazione del tessuto insediativo parcellizzazione e degrado delle aree di pregio naturalistico; situazioni di scarsa coesione sociale e di marcato disagio abitativo; situazioni di incompatibilità territoriale e ambientale con la residenza; rischio di depauperamento delle funzione urbane tipiche e di perdita delle connotazioni identitarie dei centri storici. Sempre in osservanza delle Linee Guida, i Programmi sono stati localizzati su precise unità di riferimento, in un ambito territoriale chiaramente definito e individuato dalla Città delegata. L iter procedurale per l attuazione dei PIU, parte dalla stipula di un Protocollo d intesa tra la Regione Campania ed il Comune interessato, sulla base di un Documento d Orientamento Strategico (DOS) preliminare, redatto dall Amministrazione e condiviso in tutti i suoi aspetti programmatici, progettuali e procedurali, con la Regione. Successivamente, costituendo requisiti di particolare importanza, al fine dell approvazione del Programma Urbano Integrato e della stipula dell Accordo di Programma con la Regione, la presenza di risorse private e la condivisione del 10

14 programma con i principali portatori di interesse e gli attori dello sviluppo, le città hanno avviato un processo partecipativo attraverso l istituzione di forum/laboratori di pianificazione partecipata. I portatori di interesse (i privati) e gli attori dello sviluppo, pertanto, hanno avuto la possibilità di contribuire con il loro apporto alla delineazione della strategia di sviluppo del PIU Europa e di rafforzare il Programma proponendo interventi materiali ed immateriali coerenti e sinergici con la strategia di sviluppo individuata, da realizzare con risorse private. Le proposte dei privati si sono inserite nell arco temporale, previsto di 18 mesi circa, tra il Protocollo d Intesa e l Accordo di Programma, generalmente in risposta alla Manifestazione d Interesse indetta dai Comuni. Concluso il processo di partecipazione e recepite le indicazioni e le proposte dei privati, ritenute coerenti con le linee programmatiche individuate dall Amministrazione, si è proceduto o si procederà alla redazione del DOS definitivo che contiene: Il progetto urbano; L elenco progetti ed iniziative private comprese nel Programma; Il cronoprogramma degli interventi; Le verifiche di sostenibilità amministrativa e finanziaria; Il rapporto ambientale per il procedimento VAS; Una volta approvato il DOS definitivo in Consiglio Comunale o (se conforme al PUC) in Giunta Comunale si procede all elaborazione del PIU che prevede: l individuazione dei soggetti che partecipano al programma (Privati compresi); le eventuali varianti al PUT o PTP o PUC; gli elaborati grafici e normativi idonei ad individuare i contenuti del programma il Rapporto Ambientale; gli elaborati grafici e relazioni tecniche e specialistiche idonee a definire tutti gli interventi compresi nel Programma; i progetti definitivi dei singoli interventi; il Piano di sostenibilità amministrativa e finanziaria; il Sistema interno di monitoraggio e valutazione. Il PIU, approvato dall Amministrazione, diventa il documento definitivo che costituisce la base per la stipula dell Accordo di Programma tra la Regione Campania ed il Comune interessato. L AdP costituisce l avvio del processo di attuazione del PIU, in quanto definisce gli elementi di carattere più operativo per una reale forma di decentramento amministrativo dalla Regione alle Città medie 11

15 campane, che si concretizza attraverso la delega di funzioni tipiche dell Autorità di Gestione connessi e alla realizzazione di interventi del Programma. La delega consente alle Città di assumere il ruolo di Organismo Intermedio ed impegna direttamente l Autorità cittadina a realizzare gli interventi previsti nei documenti di programmazione e di regolamentazione ad esso correlati. Allo stesso tempo, attraverso l Accordo di Programma, l Autorità cittadina assume l obiettivo di valorizzare le opportunità concrete, da questo atto discendenti, di attivare i processi di programmazione integrati e conseguire risultati di accrescimento delle competenze del proprio personale coinvolgendolo in nuovi ambiti di attività rilevanti per l ammodernamento delle funzioni e il miglioramento del rapporto tra Comune e territorio. La tabella seguente indica, in maniera sintetica l iter procedurale che le città medie devono seguire per avviare il programma operativo degli interventi: Protocollo d Intesa Elaborazione del Documento di sintesi del PIU Europa (Si identifica l area di intervento) Elaborazione del DOS (Documento di Orientamento Strategico) e Preliminare PIU Manifestazione di interesse (Laboratori di Pianificazione partecipata) Adozione del DOS Eventuali azioni in caso di Varianti al PUT o PTP o PRG/PUC Elaborazione del PIU definitivo: Individuazione dei soggetti che partecipano al programma (Privati compresi) Progettazione e identificazione definitiva degli Interventi Stipula dell Accordo di Programma Avvio del Programma operativo Ad oggi, tutte le 19 città medie campane coinvolte nel PIU Europa, hanno firmato il Protocollo d Intesa con la Regione Campania tra il febbraio 2008 ed il settembre

16 Quattro Città (Salerno, Cava dei Tirreni, Ercolano e Benevento) hanno firmato l Accordo di Programma e quattro lo firmeranno in tempi rapidi, mentre altre cinque Città sono in una fase avanzata di definizione dei Programmi, tra queste Castellammare ha avviato il Programma come Beneficiario. In conclusione, al 31 dicembre del 2009, l obiettivo operativo 6.1 Città medie del PO FESR della Regione Campania, a fronte di uno stanziamento di 650 milioni di euro, ha rendicontato 6,5 milioni di euro. Interventi urbani estranei ai PIU Europa Dal momento che le risorse a disposizione dell Obiettivo operativo 6.1 ammontano a circa 1 mld e sono state assegnate quasi completamente alle città partecipanti ai PIU Europa, i rimanenti fondi, circa 100 mln, sono considerati a diretta titolarità del Responsabile di Obiettivo Operativo e sono stati destinati dalla Regione ad interventi tesi alla riqualificazione del tessuto urbano delle città medie escluse dai PIU Europa. In particolare, sono state identificate 21 città sulla base dei risultati evidenziati dall analisi territoriale effettuata per ciascun comune e sviluppata sui 3 macro indicatori: dimensione demografica (> abitanti), disagio abitativo, disagio socio- economico. Di seguito l elenco delle città: San Giorgio a Cremano Torre Annunziata Nocera Inferiore Marcianise Pomigliano d Arco Quarto Maddaloni Arzano Eboli Caivano Melito di Napoli Pagani Somma Vesuviana Mugnano di Napoli Santa Maria Capua Vetere Nola Sarno Frattamaggiore Sant Antimo 13

17 Angri Marigliano La Regione Campania intende finanziare parte dei progetti presentati dai Comuni di cui sopra mediante l iniziativa Jessica, purchè sussistano i criteri di ammissibilità previsti e descritti successivamente 3. In particolare, la Regione intende emanare un bando a sportello, accessibile online, che consentirà ai comuni più dinamici di presentare nell immediato le loro idee progettuali attraverso l elaborazione di progetti preliminari e/o studi di fattibilità SCHEDE Provincia di Salerno Comune di Battipaglia Comune di Battipaglia Data Firma Protocollo d Intesa: Risorse FESR: Risorse a carico del Comune: Totale risorse a disposizione: 22/10/ milioni 2.7 milioni 29.3 milioni Premessa L obiettivo generale identificato nella strategia locale della Città di Battipaglia è quello di promuovere lo sviluppo economico sostenibile attraverso l adozione e promozione di politiche di rigenerazione urbana focalizzate sull offerta di servizi per i cittadini, per le agglomerazioni di imprese, per l accessibilità alle risorse immobili ambientali, culturali e sociali. Il Programma Integrato Urbano di Battipaglia è stato costruito in modo coerente a tale orientamento strategico, partendo dalla rilevazione delle criticità territoriali maggiormente rilevanti. In particolare: 1. Dal punto di vista ambientale il territorio risulta connotato da una delicata condizione dell equilibrio ambientale, dovuta ad un utilizzo intensivo del suolo per l agricoltura, da un notevole carico insediativo dell area e dalla presenza di 3 Si veda il capitolo 3 paragrafo 1. 14

18 diverse aree industriali. Inoltre, si sottolinea la vulnerabilità dell equilibrio ambientale dovuta al forte inquinamento idrico. 2. Sul piano specificatamente urbano, con particolare riferimento all ambito individuato, va sottolineata una notevole disaggregazione (la Città è caratterizzata da connotati di forte diversificazione per epoca di costruzione, tipologia edilizia e urbanistica, funzione e stato di conservazione degli immobili) del tessuto urbano e numerosi vuoti ed aree inutilizzate per effetto delle ex fabbriche dismesse. 3. Da un punto di vista sociale, si denota un elevata carenza di servizi ed infrastrutture destinate alla collettività relativamente al fabbisogno totale, con particolare riguardo a quelli per l infanzia, ma anche a spazi collettivi e di aggregazione sociale, per giovani ed anziani; inoltre, si sottolinea la presenza di problemi di inclusione sociale e di marcato disagio abitativo, con conseguente aumento del tasso di povertà. PIU Europa Battipaglia Il Programma Integrato Urbano Città di Battipaglia persegue lo sviluppo urbano e la qualità della vita, nell ottica di un approccio territoriale integrato, attraverso la promozione del partenariato istituzionale e socio-economico e il rafforzamento della governance inerente le politiche di sviluppo urbano attraverso il coinvolgimento di: diversi soggetti portatori di interessi (pubblici e privati); diverse fonti di finanziamento (fondi comunitari, nazionali, regionali, comunali, privati); diverse tipologie di interventi (materiali ed immateriali). Il programma si concentra sul potenziamento e sulla valorizzazione dello scalo ferroviario di Battipaglia, mediante interventi di riqualificazione e sviluppo urbano sia delle aree dello scalo merci da dismettere che delle aree limitrofe. Lo scalo ferroviario di Battipaglia rappresenta un polo di rigenerazione a cui ancorare lo sviluppo socio-economico della città stessa. Lo stesso consente di armonizzare le azioni di riqualificazione urbana del PIU Europa, di interesse Comunale, con gli obiettivi dell accordo di reciprocità, d interesse d aria vasta, in corso di definizione. L ambito urbano connotato da particolari indicatori di crisi interessa la porzione del territorio che si proietta verso i nodi di interscambio dei trasporti. In particolare, assumendo a riferimento la stazione ferroviaria, si estende: a Nord sino ad incontrare le centralissime piazze Rago e Amendola; a Sud fino all ex Tabacchificio ATI; ad Ovest sino all asse statale n. 18; ad Est fino a via Sturzo. 15

19 L obiettivo generale che il Programma persegue è quello di modificare sensibilmente le condizioni di vivibilità della città, migliorandone l attrattività, al fine di candidarla al raggiungimento dell obiettivo della Regione Campania di sviluppare un sistema policentrico, attraverso la costruzione di una rete di città e territori competitivi all interno dello spazio regionale. La strategia definita prevede la realizzazione di un Piano di Rigenerazione Urbana connotato da una serie di attributi sostanziali, che definiscono un preciso modello di azione pubblica per lo sviluppo: si punta alla realizzazione di interventi integrati sui fattori critici del contesto, che agiscano sulle condizioni strutturali (materiali, sociali, economiche, culturali,istituzionali) che frenano lo sviluppo del sistema territoriale. Tale obiettivo generale verrà perseguito mediante le seguenti linee d azione: Recuperare l importanza (storica), per la piana del Sele e i territori limitrofi, dello scalo ferroviario di Battipaglia integrando il restyling in corso della Stazione, a cura della Società RFI S.p.A., con le seguenti attività: Realizzazione di un terminal bus e parcheggio di interscambio a ridosso della Stazione Ferroviaria con il trasporto su gomma sia pubblico che privato; Miglioramento dei collegamenti stradali tra la Stazione Ferroviaria e le principali infrastrutture viarie extraurbane. Integrare lo scalo ferroviario con la Città: recuperando le aree e gli immobili dello scalo merci da dismettere; riqualificando le aree, in particolare quelle industriali dismesse, a ridosso dello scalo stesso; riorganizzando e potenziando il sistema di trasporto pubblico locale (sistema di interscambio ferro-gomma); interconnettendo la rete comunale di piste ciclabili con il nodo di interscambio ferro-gomma, dotando quest ultimo di idonei servizi per i ciclisti. Migliorare le condizioni abitative e di vita delle famiglie, perseguendo la qualità, l innovazione e la sostenibilità. In sintesi, il Comune intende realizzare un ambito urbano vivibile ed a basso impatto ambientale con l innesto di nuovi servizi pubblici e privati. Il Comune intende riordinare il tessuto urbano indirizzando le attività private verso una maggiore qualità e sostenibilità, armonizzandole tra loro e con gli interventi sul patrimonio di edilizia residenziale pubblica nuova ed esistente. Gli interventi individuati: 16

20 Centro d interscambio modale per il trasporto delle persone integrato con lo scalo ferroviario e articolato in centro servizi polifunzionale, terminal bus e parcheggio d interscambio. Sono inoltre previsti progetti complementari, quali il miglioramento della viabilità di accesso al centro d interscambio, un sistema di informazione ai viaggiatori con tecnologie informatiche e telematiche, un impianto di sicurezza dell intera area. Riqualificazione ex tabacchifio ATI. Centro della città: si tratta di interventi di rigenerazione urbana, in particolare, di riqualificazione edilizia ed ambientale e di azioni sociali e culturali per promuovere lo sviluppo. Si mira, con tale intervento, alla realizzazione di un percorso significativo nell area urbana che punti alla riqualificazione di alcuni elementi ricchi di significato per l intera comunità (Scuola De Amicis, ex Industria conserviera Baratta, Stazione FFSS, ex Tabacchificio) e che si integri con la riqualificazione già avviata del centro della città (Comune e piazza antistante). Sistema Informazione. Sistema di sicurezza area interscambio. SIT comunale. Riqualificazione miglioramento v. Barassi. Tabella 1: Interventi PIU Europa. Comune di Battipaglia PIU Europa Battipaglia POR Costi Fonti di finanziamento Intervento Obiettivo operativo Costo totale FESR Comuna li Private Centro integrato di interscambio modale 6.1 nd nd SIT Comunale 6.1 nd nd Centro Integrato d interscambio 6.1 nd nd Impianto di sicurezza area interscambio 6.1 nd nd Riqualificazione centro città 6.1 nd nd Riqualificazione e valorizzazione ex tabacchificio Ati 6.1 nd nd Sistema Informazione 6.1 nd nd Interventi di riqualificazione v. Barassi 6.1 nd nd Totali Tabella 2. Interventi Aggiuntivi ai PIU Europa. Comune di Battipaglia. Interventi aggiuntivi ai PIU Europa Battipaglia da finanziare con risorse diverse POR Costi Fonti di finanziamento Intervento Obiettivo operativo Costo totale FESR Comuna li Private Riqualificazione tratto ex var. S.S. 18 nd nd nd Sottopasso ferroviario - pedonale nd nd nd 17

21 Interventi aggiuntivi ai PIU Europa Battipaglia da finanziare con risorse diverse POR Costi Fonti di finanziamento Intervento Obiettivo operativo Costo totale FESR Comuna li Private Sottopasso ferroviario - viario nd nd nd Delocalizzazione mercato settimanale nd nd nd Potenziamento infrastrutturale ASI nd nd nd Riqualificazione Piazze Amendola e Rago nd nd nd Parcheggio - piazza ferrovia nd nd nd Sistemazione area palestra Schiavo nd nd nd Sicurezza Territorio nd nd nd Gestione (PM) PIU Europa nd nd nd Informatizzazione del Comune nd nd nd Totali Nell ambito sono in corso varie iniziative private scoordinate tra loro, quali la lottizzazione dell area afferente l ex zuccherificio (già convenzionata e prossima all avvio dei lavori), la rimodulazione urbanistica di un area su iniziativa dei privati proprietari, la definizione delle residue problematiche connesse alla trasformazione dell ex oleificio Petrone. Il Comune, attraverso la programmazione urbana afferente il PIU, intende armonizzare ed indirizzare tutte queste iniziative verso l obiettivo comune di una maggiore qualità e vivibilità. Risorse a disposizione L assegnazione programmatica delle risorse finanziarie prevede l attribuzione di fondi FESR per 26.6 milioni, cui si aggiunge un cofinanziamento comunale (almeno 10%) di 2.7 milioni per un totale di 29.3 milioni. Il Programma sarà caratterizzato dalla compresenza di finanziamenti afferenti a differenti programmi e strumenti finanziari e prevedrà la partecipazione di investimenti privati con risorse che incrementino la dotazione finanziaria iniziale, secondo modalità e possibilità previste dal FESR. Processi di partecipazione Alcune tra le proposte di discussione al Workshop: I Sessione: Riequilibrio urbano Recupero dei siti del demanio comunale (antiche masserie rurali) 18

22 La qualità urbana, la qualità architettonica II Sessione: Vie di comunicazione. Strade, ferrovie, fiume, etc. Ripensiamo insieme ad una nuova collocazione della comunità nei nuovi comparti produttivi ed economici. Un nuovo modello di turismo. Un nuovo orientamento teso allo sviluppo di energie alternative. Una città verde. III Sessione: La città sostenibile Il futuro del De Amicis e degli spazi circostanti piazza Madonnina e piazza Rago Riqualificazione della collina di Castelluccio Cronoprogramma e stato dell arte Tabella 3: Stato dell'arte. Comune di Battipaglia Comune Protocollo d Intesa DOS Programma PIU Approvazione PIU Lista Interventi Stadio Progettazione Interventi Consultazioni Pubbliche Accordo di Programma Battipaglia 22/10/2008 X X nd no no Assemblee e Manifestazioni d Interesse Laboratori / Worshop no Tabella 4: Documenti di Programmazione territoriale. Comune di Battipaglia Comune Presenza di PRG Presenza del PUC Stadio di elaborazione PUC Presenza di coerenza tra PIU e PUC Battipaglia x no no nd Referente PIU Battipaglia: Ing. Pasquale Angione 19

23 Comune di Cava dei Tirreni Comune di Cava dei Tirreni Data Firma Protocollo d Intesa: Risorse FESR: Risorse a carico del Comune: Totale risorse a disposizione: 15/03/ milioni 2.7 milioni 29.6 milioni Premessa L obiettivo generale identificato dagli orientamenti strategici del Comune di Cava dei Tirreni è quello di riqualificare l ambito urbano migliorando al contempo le condizioni di vita dei cittadini e l attrattività del territorio, innescando processi auto propulsivi di sviluppo. Il PIU Europa per la città di Cava dei Tirreni è il cuore di un programma strategico più ampio, che è stato definito Millennio la cui sua realizzazione dovrà determinare importanti cambiamenti economici e sociali, che consentiranno alla città di Cava dei Tirreni di riacquistare la capacità competitiva e di assumere un ruolo importante nello scenario economico regionale, nazionale e internazionale. Il Programma Integrato Urbano di Cava dei Tirreni è stato costruito in modo coerente a tale orientamento strategico, partendo dalla rilevazione di alcune criticità territoriali. In particolare: 1. Dal punto di vista ambientale il territorio risulta connotato da un elevato consumo di suolo, con conseguente scarsa presenza di aree a verde attrezzate e destinate ai cittadini, e dal perdurare di una condizione di degrado generale del patrimonio territoriale (risorse naturali, paesaggistiche, storico-culturali). 2. Sul piano specificatamente urbano, la Città è stata caratterizzata da una crescita poco razionale e sistemica; inoltre, si denota un ingente carenza di infrastrutture accompagnata dall inadeguatezza delle reti e dei servizi di trasporto comunali, con annesse problematiche di congestione urbana da traffico veicolare. 3. Da un punto di vista sociale, si denota un elevata carenza di servizi ed infrastrutture destinate alla collettività relativamente al fabbisogno totale, con particolare riguardo a quelli per l infanzia, ma anche a spazi collettivi e di aggregazione sociale, per giovani ed anziani; inoltre, si sottolinea la presenza di problemi di inclusione sociale e di marcato disagio abitativo, con conseguente aumento del tasso di povertà. 20

24 PIU Europa Cava dei Tirreni Il PIU Europa per la città di Cava de Tirreni, in quanto pietra miliare del programma strategico più ampio Millennio, risulta coerente con gli obiettivi, le strategie e le linee d azione previste da quest ultimo. Pertanto, il PIU Europa di Cava dei Tirreni, prevedrà la realizzazione di un sistema articolato di interventi, selezionati sulla base della loro capacità di contribuire all obiettivo portante relativo al rafforzamento dell attrattività e della competitività delle città campane. L ambito urbano individuato dal Programma Integrato Urbano di Cava dei Tirreni, per la complessità stessa dell intervento nel suo insieme, risulta coincidere con l intero territorio cittadino (municipalità) sul quale il Comune di Cava dei Tirreni intende realizzare un numero limitato di grandi interventi, materiali e immateriali. In particolare, il programma si focalizza sul parco urbano delle nuove centralità lungo l infrastruttura del fondovalle. L area territoriale così delineata è caratterizzata da alcuni elementi di criticità la cui risoluzione potrà determinare effetti positivi sullo sviluppo locale e migliorare la competitività territoriale. In particolare, le criticità caratteristiche dell area di intervento, coerentemente con gli indici individuati negli Orientamenti Strategici definiti dalla Regione Campania e sui quali si intende intervenire, sono le seguenti: 1. marcato disagio abitativo; 2. presenza di aree urbane degradate, abbandonate, e/ dismesse, nonché di aree non utilizzate o sottoutilizzate, suscettibili di riuso e/o rinnovamento; 3. alto livello di disoccupazione. Il PIU di Cava dei Tirreni intende perseguire i seguenti obiettivi: 1. Incrementare l attrattività e la competitività urbana; 2. Individuare un sistema di interventi in grado di affrontare, in modo integrato e coordinato, i temi di degrado e disagio in ambito urbano; 3. Coinvolgere una pluralità di soggetti pubblici e privati sia nella fase di progettazione che di gestione del Programma. Il Comune punta, inoltre, a colmare i vuoti residuali e volgerli in opportunità di valorizzazione e di arricchimento, attirando in essi funzioni di eccellenza, cui si affidare un ruolo trainante per l immagine della città. La strategia definita prevede una serie di interventi in grado di definire un percorso di riqualificazione che, partendo dal centro cittadino sul quale si intende promuovere azioni di grande impatto economico e turistico, giunga attraverso un articolato percorso, tipico della conformazione orografica della città, alle frazioni che saranno interessate da interventi in grado di promuoverne lo sviluppo 21

25 facendone dei veri e propri poli funzionali di interesse, complementari al centro storico cittadino. La pratica della riqualificazione urbana dovrebbe fungere da occasione per modernizzare i contesti urbani del centro e della prima periferia, soprattutto, per accrescere la dotazione dei servizi e la complessiva qualità urbana. Il PIU di Cava dei Tirreni presenta le seguenti caratteristiche: 1. Costituisce un sistema integrato e coordinato di interventi, pubblici e privati, per la realizzazione, in un ottica di sostenibilità, dello sviluppo socioeconomico del territorio, attraverso il miglioramento della qualità urbana ed ambientale, nonché attraverso una razionale utilizzazione dello spazio urbano; 2. Si basa su un approccio intersettoriale ed integrato; 3. Si fonda su un approccio di pianificazione complessa urbana, come strumento di sviluppo locale e di rigenerazione urbana che privilegerà azioni relative al recupero, alla riqualificazione, alla riconversione e alla valorizzazione del patrimonio urbano esistente. In particolare, le linee d azione definite dalla strategia prevedono: Recupero, restauro e riqualificazione del patrimonio storico e culturale della città al fine di favorirne l inserimento in importanti circuiti turistici regionali, nazionali e internazionali; Miglioramento delle condizioni del traffico urbano attraverso la creazione di percorsi alternativi ai tradizionali in grado non solo di ridurre il livello di congestionamento del centro cittadino, ma soprattutto determinare nuove opportunità di conoscenza e fruizione dei centri frazionali cittadini nei quali molto spesso si concentrano beni ambientali, culturali e storici, poco conosciuti; Miglioramento della percezione del senso di sicurezza dei cittadini attraverso il potenziamento di sistemi di sorveglianza spontanea e non realizzati attraverso l impiego delle più evolute tecnologie; Aumento dei flussi turistici attraverso la valorizzazione del potenziale storico, culturale e folkloristico della città; Creazione di innovative strutture di ricezione turistica di qualità per rispondere alle esigenze dei un turismo scelto individuando nel turismo culturale, enogastronomico, sociale e monastico le possibili forme di attrazione sulle quali costruire percorsi di attrazione e sviluppo turistico; Sviluppo e riqualificazione del commercio tradizionale, che rappresenta uno dei principali motori dello sviluppo economico cittadino, che necessita di interventi integrati di promozione e di marketing attuabili attraverso le nuove forme di Centro Commerciale Naturale; 22

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