Tour in Polonia agosto L Associazione Diabetici Camuno Sebina vi augura. Buon Viaggio!

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1 Tour in Polonia agosto 2014 L Associazione Diabetici Camuno Sebina vi augura Buon Viaggio!

2 CASTELLO DI HELLBRUNN È simpaticamente chiamato il castello del Re burlone, in riferimento agli innumerevoli scherzi e giochi di acqua presenti nel Parco, un magnifico giardino sempre curato e pulito. Il castello fu edificato nella prima metà del Seicento ( ) per volontà del Principe-Arcivescovo Marco Sittico von Hohenems poco dopo la sua ascesa al trono. Egli affidò l incarico di costruire una "Villa suburbana" al famoso architetto del Duomo di Salisburgo Santino Solari. Questo avrebbe dovuto realizzare una residenza estiva il cui splendore assomigliasse ai suoi magnifici modelli d oltralpe. La sua funzione doveva essere quella di accogliere di giorno allegre compagnie, solo per breve tempo, per sfuggire ai vincoli della città e alle loro occupazioni. Un luogo di divertimento come terapia della melancolia, che era allora una diffusa malattia mondana: svogliatezza dell essere, oscuramento dell animo, umori del corpo neri, freddi e densi. La residenza estiva di Hellbrunn con i suoi straordinari giochi d acqua non doveva essere inferiore agli incantevoli palazzi italiani o francesi né per splendore, né per sfarzo. Dopo un periodo di costruzione relativamente breve ne risultò un capolavoro architettonico a sud di Salisburgo considerato fino ad oggi, con il suo parco in stile barocco, l'aranciera e il delizioso Monatsschlössl a mezza costa sul monte, uno degli edifici rinascimentali più splendidi e maestosi a nord delle Alpi. Rappresenta ancora oggi un importante esempio di residenza suburbana barocca, un vero gioiello architettonico costruito ai piedi del monte Hellbrunn, ricco di acqua. Articolano la facciata del castello undici assi finestra e due risalti della torre che diminuiscono lateralmente. Una scala doppia conduce al portone d entrata; nella grotta sottostante è affisso il tema di Hellbrunn: un satiro, uomo selvaggio che abitava nei boschi, incoronato con fronde di vite, che afferra due capricorni, animali araldici dell arcivescovo, 2

3 che sprizzano sottili spruzzi d acqua in una vasca. All interno del castello: La sala dei carabinieri In questa sala, così chiamata perché vi soggiornava il corpo di guardia, sono appesi come fregio tre grandi e importanti dipinti a olio. Sul lato longitudinale il fregio della lotta tra animali è lungo più di 11 metri e mostra cani, leoni, orsi, tori, cervi, un grifone, un drago e una sfinge che lottano con rabbia. Sul lato stretto è appeso un fregio di 5.5 metri raffigurante una lotta tra centauri marini e tritoni. Sull altro lato stretto, infine, il fregio raffigura la lotta tra centauri e lapiti: secondo un mito greco i lapiti, una stirpe leggendaria di eroi, stavano festeggiando un matrimonio al quale erano stati invitati anche i centauri. Incattiviti dal troppo vino, i centauri tentarono di rapire le donne dei lapiti provocando l insorgere di una lotta selvaggia. I fregi sono copie molto precise, anche se ingrandite, dei fregi murali dipinti da Giulio Romano nella Camera delle Aquile del Palazzo Te a Mantova. Probabilmente si tratta di un dono dei Gonzaga, che avevano rapporti molto stretti con Markus Sittikus. La sala delle feste La grande sala è arricchita dai dipinti di Arsenio Mascagni, realizzati utilizzando l allora modernissima tecnica della pittura ad olio su intonaco a calce. L architettura illusoria articola le pareti e la volta; ad ogni figura, agli animali, alle statue e alle persone viene attribuito un luogo particolare. La natura come paesaggio è totalmente bandita: solo il cielo è visibile, per il resto dominano le architetture e le rappresentazioni allegoriche. Tra queste, l allegoria di Eros e Anteros, l amore carnale e l amore virtuoso. Una scimmia incatenata vicino a Eros rappresenta un monito a dominare gli istinti più bassi. Le nobili dame ritratte sotto e i moniti sopra ci riportano alla mente che Sittikus era un noto estimatore delle belle donne: durante il suo breve regno avrebbe speso fiorini dagli orafi in gioielli da donna. Attraverso queste immagini viene visualizzata metaforicamente la situazione individuale dell arcivescovo, il suo conflitto interiore tra l amore divino e l amore terreno. 3

4 Nel parco: I Giochi d Acqua Unici al mondo sono i giochi d'acqua, predecessori barocchi dei moderni parchi di divertimento. Fin dall inizio l acqua è stata l elemento determinante nella concezione architettonica del castello. Le numerose sorgenti del monte di Hellbrunn infondono un atmosfera briosa all imponente tenuta. Nascoste nella verde ombra di cespugli ed alberi oppure sotto forma di spruzzi che scaturiscono da nascondigli insospettati, da quasi quattro secoli, i giochi d acqua sono l attrazione di spicco degli svaghi di Hellbrunn. Nel grande parco attorno al castello sono disseminate numerose fontane, ancora funzionanti, che l'arcivescovo fece posizionare con l'intento di fare arguti scherzi agli ospiti della sua residenza e che ancora oggi sono utilizzate per sorprendere e divertire i numerosi visitatori. La più celebre di esse è posizionata in corrispondenza del tavolo per i banchetti, formato da un grande tavolo di pietra e da numerosi sedili anch'essi di pietra. Marco Sittico amava attivare i getti d'acqua improvvisamente alla fine del pasto, per sorprendere i suoi ospiti; la particolarità di questa fontana è che solo i convitati si bagnavano, mentre il capotavola rimaneva asciutto. Nel giardino vi è anche una grotta artificiale, immancabile per una residenza di epoca barocca; anche all'interno di essa furono preparati alcuni scherzi, prevalentemente sottoforma di improvvisi spruzzi d'acqua provenienti dalle pareti, ma la cosa più interessante della grotta è la fontana dove si trova una corona che viene fatta salire e scendere molto rapidamente attraverso improvvisi schizzi d'acqua per simboleggiare il potere che va e viene nei secoli. Oltre agli scherzi, nella reggia l'acqua è utilizzata anche per muovere numerose figure in legno, creando scene che ritraggono il lavoro o gli 4

5 scherzi di uomini e donne dell'epoca; la scena più maestosa è quella realizzata sotto forma di un teatro meccanico in miniatura, un imponente congegno automatico con musica e alcune centinaia di figure animate soltanto attraverso lo scorrere dell'acqua; si possono ammirare la vita e l'attività cittadina dell'epoca raffigurate da stupende statuine che rappresentano il macellaio, i musicanti, gli zigani che ballano, le sentinelle e tante altre scene. Il teatro è una costruzione successiva all'epoca del fondatore e risale al 1750 ed ancora oggi mantiene tutti gli impianti idraulici di allora. Quando è in funzione un organo suona l aria di Daniel François Auber dall opera del 1825 Le Maçon. Le grotte Attraverso un portale di stile manieristico è possibile raggiungere le grotte del castello: il primo vano è la grotta di Nettuno o grotta della pioggia. Nella nicchia centrale c è Nettuno con il tridente e due destrieri marini. Ai suoi piedi c è il Germaul, un congegno automatico ad acqua che gira gli occhi e caccia fuori la lunga lingua. Anche in questa grotta si trova il tema della fuga sbarrata: qualora si volesse attraversare di corsa una spalliera d acqua senza bagnarsi, una cortina d acqua potrebbe improvvisamente sbarrarci la strada costringendoci a tornare indietro. I getti d acqua sono insidiosi e fulminei: stupore, terrore e fuga obbligano il visitatore a un incessante e disordinato movimento. In un altra grotta è possibile sentire l acqua che, cinguettante e singhiozzante, imita il canto degli uccelli. Nella grotta degli specchi le pareti sono disseminate di piccoli specchi convessi incassati nello stucco: la parete sembra traforata, e guardando in innumerevoli e minuscole cavità si scopre improvvisamente la propria immagine stravolta e trasformata, con testa piccola e lunghe gambe sottili. Nel parco potremo ammirare anche il teatro di pietra, ricavato da una cava di pietra naturale di Hellbrunn, fatto erigere da Sittikus in nome della sua passione per la musica e per il teatro. Si tratta del teatro all aperto più antico d Europa. Da 400 anni i visitatori provenienti da ogni dove esprimono la loro meraviglia di fronte a questo meraviglioso palcoscenico rupestre scolpito nella roccia. La gara tra arte e natura diventa un tema centrale nell epoca barocca, ma interesserà 5

6 profondamente anche l architettura dei giardini romantici. Dal 1616 il teatro di pietra divenne il secondo palcoscenico di Salisburgo, e ospitò soprattutto pastorali di provenienza italiana. Altro gioiello di Hellbrunn è il Monatsschlößchen ("Piccolo castello di un mese"), chiamato originariamente Waldems; deve il suo nome al periodo estremamente breve di costruzione. Fu costruito nel 1615 in pochi mesi: si dice che l arcivescovo Sittikus abbia fatto realizzare questo edificio, con magnifica vista sul parco, per ospitare la sua amante. Oggigiorno ospita il Museo del folclore. Questa residenza situata in una posizione idilliaca, al di sopra del parco di Hellbrunn, presenta una panoramica di oggetti del folclore salisburghese, con testimonianze delle usanze e della fede popolare, dell arredamento, della medicina popolare ed una serie di costumi tradizionali tipici più belli delle regioni del Salisburghese. Riportiamo di seguito ciò che racconta un visitatore del parco: Oggi chi visita Hellbrunn lo fa quasi soprattutto per ammirare il capolavoro di ingegneria idraulica che sono i giochi d'acqua. La visita è solo accompagnata e qui, per esempio, dopo la spiegazione tradizionale della tavola di pietra provvista di uno spazio al suo centro in cui scorre dell acqua per tenere fresco il vino, la serissima guida aziona un marchingegno per cui chi si trova vicino ad un punto particolare viene colpito da getti d'acqua. Comincia così il percorso guidato e...bagnato in questa parte dei giardini di Hellbrunn. Si continua così ancora per un po' e, alla fine di ogni spiegazione, qualche malcapitato è bagnato da spruzzi improvvisi che provocano grida di sorpresa ed ilarità da parte delle persone che, per il momento, sono scampate al pericolo. Ma la pace dura poco in quanto prima o poi tutti ci cascano e divertono, con i loro tentativi di sfuggire ai getti, chi non è stato colpito. Il bello è che, proprio quando si pensa di avere scampato il pericolo, si riceve in faccia o sui vestiti lo zampillo killer! Dopo aver visto grotte, giochi meccanici e scherzi d'acqua, si esce divertiti e bagnati dalla testa ai piedi, ma contenti di essere stati presi di mira da questi giochi che hanno divertito, per secoli, i visitatori dei giardini. Ritornando al castello, questo è servito per le imprese galanti del principe che di arcivescovo aveva ben poco. 6

7 A questo proposito, davanti al castello, c'è quello che è chiamato il "palazzetto di un mese" costruito a tempo di record per ospitare l'amante di Sittikus. La visita completa del castello, dei giochi d acqua, dei giardini e la sosta ristoratrice al bar ristorante che si trova prima dell'ingresso al castello, richiede al minimo 2 o 3 ore e può protrarsi anche più a lungo se si sceglie di passeggiare nei giardini e nel parco. 7

8 SALISBURGO Definita come la piccola capitale della musica e del Barocco (o meglio del rococò), è circondata dai boschi ed ha sullo sfondo le montagne. Essa si adagia in modo scenografico sulle sponde del fiume Salzach, ai piedi del monte Untersberg ed è considerata una delle città più belle d'europa, tutelata dal 1997 come Patrimonio dell'umanità Unesco. Una città il cui nome significa "borgo del sale" (per via delle lucrose miniere di salgemma che esistevano della zona), e che dà il nome all'omonima regione, con un'intensa tradizione culturale che risale a parecchio tempo addietro nel passato. Anche il nome Salzach è legato a questo e significa proprio "via del sale". In alto la sua massiccia fortezza, domina su palazzi, ville, cupole e campanili di chiese. Fanno da cornice alla città, isolate case settecentesche, piccoli palazzi, castelli, conventi, come se qualcuno avesse deposto, tra il fiume e i boschi, un modellino architettonico intatto, quasi perfetto. La città prese la forma attuale quando il "sovrano" di Salisburgo di allora, l'arcivescovo Wolfgang Dietrich, (discendente in parte dalle famiglie Medici e Borromeo) commissionò a Vincenzo Scamozzi, allievo di Palladio, la ricostruzione della città (di Scamozzi sono, tra le altre cose, La Libreria di San Marco a Venezia e del Palazzo Nuovo di Bergamo): fu lui a "cristallizzarla" come una città barocca. Quando Wolf Dietrich, a soli 28 anni, divenne principe vescovo, Salisburgo era ancora una cittadina medievale, con viuzze gotiche. 8

9 Il principe vescovo aveva studiato nella Roma dei Papi, si era nutrito di sogni umanistici, leggeva Machiavelli, aveva chiamato a corte Scamozzi, secondo il quale "l'architettura è scienza". Certo, non esisteva la burocrazia attuale! Allora i problemi urbanistici potevano essere affrontati con estrema decisione: Wolf Dietrich comprò 55 case e le fece abbattere per ricavare lo spazio per piazze all'italiana. La prospettiva più bella è rappresentata dalla Mozartplatz e dalla Residenzplatz che comunicano tra loro formando una "elle". Al centro di Mozartplatz, pavimentata, il monumento al compositore, al centro di Residenzplatz una fontana barocca. Parlare di Salisburgo significa anche parlare del suo più famoso figlio, Wolfgang Amadeus Mozart, con il quale la tradizione musicale della città trova il suo culmine. C'è da dire una cosa: Mozart non amava molto la sua città e il detto "Nemo Profeta in Patria" è sempre valido ad ogni latitudine. In una lettera al padre, datata 8 Gennaio 1779 scrive. "Vi giuro sull'onor mio, che non posso soffrire né Salisburgo né i suoi abitanti (parlo dei salisburghesi di nascita). Il loro modo di parlare, di vivere mi è assolutamente insopportabile." Tuttavia, Mozart difficilmente sarebbe stato lo stesso genio della musica se fosse nato e cresciuto in qualsiasi altro luogo. Profeta in patria lo è diventato in seguito, il grande Amadeus, eccome: Salisburgo da quando Mozart vi nacque nel 1756 è una piccola capitale della musica che oggi ospita il Festival di musica classica più importante del mondo. Ma non è solo questo. La città del Flauto Magico, è anche la capitale del rococò perché l'artificio, l'esagerazione, l'inganno tipici del Barocco, qui si sono svuotati dall'enfasi e trasformati in astrazioni, fantasie, civetterie che decorano i palazzi. Un articolo del 1925 riportava: "Ci sono città che per avere veduto nascere fra le loro mura uno di quegli uomini che l'umanità colloca nel suo Famedio son condannate per l'eternità a non essere più altro che la patria di quel grand'uomo." 9

10 Salisburgo è nota in tutto il mondo anche per il suo Festival. Alla tenacia organizzativa di Reinhardt si deve la realizzazione di questo progetto che tra tentativi, sogni, speranze, delusioni e difficoltà d'ogni genere ha accompagnato per trentatré anni la fase più cruciale, drammatica e sconvolgente della comunità austriaca quando la crisi del decadentismo, l'esplosione dell'arte e della scienza moderna, il crollo dell'impero asburgico avevano rafforzato la paura di perdere la propria identità sotto le rovine fumanti della prima guerra mondiale. Salisburgo usciva intatta dalla guerra, risparmiata dagli orrori del tempo; la bellezza del suo Barocco, la teatralità naturale delle sue vie, delle sue piazze, l'idilliaca natura circostante e la forza della sua tradizione culturale la predisponevano a diventare una nuova Weimar, simbolo di riconciliazione nell'europa postbellica, luogo privilegiato, dove l'idea austriaca di Maria Teresa di un impero multietnico e tollerante poteva risorgere dopo la fine dell'impero stesso. Reinhardt voleva fare del Festival non solo una serie di rappresentazioni ma una vera e propria festa, che richiamasse uomini di ogni ceto e provenienza culturale: non più teatro borghese ma l'unione di un pubblico eterogeneo, com'era nella tradizione austro-bavarese del medioevo, a Salisburgo, mai realmente dimenticata. Accanto ai classici, Shakespeare, Schiller, Goethe, si doveva dar spazio ai misteri, alle rappresentazioni religiose e natalizie, alle antiche storie di moralità di origine popolare. Mozart, in cui l'anima austriaca e la sua vocazione cosmopolita si esprimono nel modo più alto, doveva rappresentare l'unità spirituale del Festival e imprimergli il suo marchio inconfondibile. Reinhardt, la cui famiglia era di origine ebraica, dovette abbandonare Salisburgo e il castello che vi aveva comprato, il suo amato Festival e l'austria, in seguito all'avvento di Hitler nel 1935 per rifugiarsi in America, dove sarebbe morto, otto anni dopo, nel Ma il suo lascito rimase. In seguito anche un'altro illustre cittadino di Salisburgo andrà a dirigere, in tutti in sensi, il festival, Herbert von Karajan. 10

11 I monumenti di Salisburgo Il centro monumentale, "uno del luoghi più belli del mondo" secondo, il viaggiatore Alexander von Humboldt, è molto piccolo: occupa circa un chilometro in lunghezza e mezzo in larghezza, con una densità di edifici e opere d'arte che è forse tra le più alte d'europa. Ecco le principali: Cattedrale di Salisburgo (Salzburger Dom) È probabilmente l edificio sacro più importante della città ed il suo centro ecclesiastico. Con la sua splendida facciata e l imponente cupola è l edificio del primo barocco più impressionante a nord delle Alpi. La sua origine è strettamente legata allo sviluppo del principato ecclesiastico. Fu distrutto dal fuoco, ricostruito ed ampliato e testimonia il potere e l indipendenza degli arcivescovi di Salisburgo. Situato tra la Residenzplatz e la Domplatz, il Duomo di Salisburgo è come detto, un'antica costruzione in stile Barocco edificata tra il 1614 e il 1655; le sue origini però pare siano ben più antiche: questo stesso luogo era infatti già considerato un luogo sacro per i rituali pagani dei Celti e successivamente dei Romani. Il primo Duomo di Salisburgo viene menzionato per la prima volta nel 774, anno in cui le reliquie di San Ruperto vennero trasferite dall'abbazia di San Pietro. Questa prima chiesa era registrata come una delle più grandi in Europa, lunga 66 metri e larga 33. L'edificio originale venne sostituito dapprima con una struttura tardoromanica eretta tra il 1181 e il 1200 e, successivamente, con la presente cattedrale, commissionata dall'arcivescovo Markus Sittikus all'architetto italiano Santino Solari. Nel 1944 un bombardamento aereo distrusse la cupola ed una parte dell altare. Vennero compiuti i necessari restauri ed il Duomo venne nuovamente consacrato nel 1959 con il suo consueto magnifico aspetto. Alcuni critici definiscono l'edificio come il più perfetto esempio rinascimentale nei paesi germanici. Le tre date riportate sulle cancellate del Duomo commemorano le tre consacrazioni: "774", "1628" e "1959". 11

12 La facciata della cattedrale di Salisburgo, nelle forme composte del primo barocco, è tripartita e realizzata in marmo di Untersberger e calcare a vista. Prima dei tre portali che si aprono sulla facciata si trovano quattro grandi statue raffiguranti i santi Pietro e Paolo (al centro) realizzate da Bernhard Michael Mandl, ed i Santi Roberto e Vigilio (lateralmente), coopatroni della cattedrale. Dietro i quattro personaggi principali vi è l'ingresso della cattedrale. Le tre porte in bronzo della cattedrale sono state realizzate tra il 1957 ed 1958 da Giacomo Manzù (Porta dell'amore), quella centrale, da Manzell (Porta della fede) quella di sinistra e da Ewald Mataré (Porta della Speranza), quella di destra. Nella balaustra, che si trova al secondo ordine, si trovano le statue dei quattro evangelisti mentre sopra il timpano della finestra si trovano il Leone e il Capricorno, gli animali che compaiono negli stemmi araldici di Paris von Lodron e di Markus Sittikus von Hohenems. Sopra la finestra centrale si trovano due angeli che tengono una corona. La facciata accoglie ai lati due torri campanarie, alte 82 m., edificate nel 1655, tripartite a loro volta come la cattedrale. Al secondo ordine si trova per ogni torre un orologio. La Marienglocke e lavirgilglocke sono le campane più antiche ancora oggi presenti nel concerto campanario della cattedrale e vennero realizzate in coincidenza con la ricostruzione barocca della cattedrale. Le campane hanno nel loro insieme un peso complessivo di kg. L'interno è a navata unica, affiancata da quattro profonde cappelle laterali interconnesse attraverso archi a tutto sesto, transetto e cupola sulla crociera. La navata, lunga 101 metri e alta 32 metri, che si prolunga con un ulteriore nartece sotto il portico, presenta dei dipinti ad affresco sul soffitto, che mostrano scene della vita e della passione di Cristo. Fra gli oggetti più preziosi del Duomo di Salisburgo vi è il fonte battesimale in cui venne battezzato anche Mozart, il magnifico organo principale circondato da angioletti muniti di strumenti musicali ed incoronato da Rupert e Virgil, oltre agli stupendi portoni del Duomo di Schneider-Manzell, Mataré e Manzù. 12

13 Nella sua funzione di organista di corte e di primo violino Wolfgang Amadeus Mozart vi ha composto numerose ed indimenticabili opere di musica sacra per Salisburgo. La Domplatz è il sito dove si tiene il "Jedermann" durante il Festival di Salisburgo e ospita il mercato di Natale durante il periodo dell'avvento. Residenz Salzburg Questo opulento palazzo, appena a nord di piazza del Duomo, nella zona pedonale, è stato una delle residenze del principe-arcivescovo di Salisburgo, usata successivamente alla fortezza di Hohensalzburg nel Mönchsberg. La Residenz Galerie dispone di una superba collezione di opere olandesi e fiamminghe, tra cui capolavori di Rembrandt e Rubens. Mozart vi diede la sua prima esibizione in pubblico (Concerto per violino n. 5 in la maggiore) all età di sei. Ammirate anche la bella piazza Residentplatz con la sua bella fontana barocca, del XVII secolo, una delle fontane più grandi e imponenti in questo stile nei paesi di lingua tedesca. Abbazia di San Pietro di origine romanica ma con l'interno rivisitato in chiave rococò, con un affascinante contrasto tra la semplicità dell'antica struttura e la frivolezza dell'arredamento Barocco. Fu fondata nel 696 da San Ruperto, la cui tomba è custodita all'interno. L'originaria basilica romanica a tre navate è stata completamente revisionata nel XVII secolo in un elegante stile Barocco. La chiesa è decorata da tesori d'arte, tra cui alcuni dipinti nell'altare di Kremser Schmidt. Petersfriedhof Il Cimitero di San Pietro si trova in una parete di pietra che si unisce alla parte inferiore della roccia del Mönchsberg. Molte delle famiglie aristocratiche di Salisburgo sono sepolte qui, accanto a personaggi noti, tra cui Nannerl Mozart, sorella di Wolfgang Amadeus (anche lei musicista di grande talento). All'interno del cimitero è anche possibile visitare la cappella romanica di Santa Croce e la cappella di Santa Margherita, del XV secolo. 13

14 Chiesa dei Francescani (Franziskanerkirche) Con la navata centrale in stile romanico è una delle maggiori attrazioni della città. La troviamo situata alla fine di Siegmund-Haffner-Gasse, angolo Franzikanergasse, collegata al Residenz. La sua origine è ancora oggi poco chiara: probabilmente esisteva già al tempo di San Virgilio; vi è infatti testimonianza di una chiesa parrocchiale del 1139 distrutta da un incendio nel La navata principale dell'attuale chiesa è stata costruita in stile tardo-romanico all'inizio del XIII secolo e questo ne fa uno dei più antichi edifici di Salisburgo. Nella Chiesa risplende anche un raro esempio di coro gotico austriaco, con slanciate colonnine e loggette in alto; reso candido dalla luce è opera del maestro Hans von Burghausen. La chiesa è collegata con l'abbazia lungo la Franziskanergasse, attraverso un ponte ad arco che si estende sopra la strada. Il cancello al lato possiede delle decorazioni in stile tardo-romanico di Gesù, San Pietro e San Ruperto di Salisburgo. Casa natale di Mozart (Mozart Geburtshaus), ci si arriva dalla Residenzplatz, tenendo la destra, arrivando alla Alter Markt, piazza obliqua del vecchio mercato, al cui angolo si trova il Caffè Tomaselli, considerato il più chic di Salisburgo. Il locale fu fondato nel 1705 ed è il più antico della città. Fu frequentato dalla famiglia Mozart e Haydn. Lasciando correre lo sguardo di fronte al Caffè, si colgono una farmacia con i vasi dei princìpi attivi di una volta e mobili settecenteschi. Di fianco al Caffè, tra due palazzi, un mezzo tetto molto obliquo copre una finestrina piccina, questa è la casa più piccola di tutta Salisburgo e forse d'europa. La casa di Mozart è invece al terzo piano di un palazzetto giallo, con i balconi fioriti, al quale si arriva per l'affollatissima Getreidegasse, ricca di insegne di tutti i tipi. I primi due piani ospitano mostre temporanee di scenografie mozartiane. L'unico vano 14

15 della casa rimasto nelle condizioni originali è la cucina, con una bella madia e un pentolone nero. Altri luoghi mozartiani sono: la Mozart Vohnhaus (casa d'abitazione di Mozart) e il Mozarteum, con la casetta del Flauto Magico. Quelle che un tempo erano scuderie sono diventate la sede del Festival di Salisburgo, quasi all'uscita della città vecchia, con un salone dell'opera lirica in parte scavato nella roccia. Fortezza Hohensalzburg è il castello fortezza dei principi vescovi costruito nel 1077; abbarbicato sullo sperone di roccia che domina il centro, a 542 metri di altezza. Fu ampliato nel periodo rinascimentale ed è comodamente raggiungibile con una funicolare. Vi morì prigioniero Wolf Dietrich, incarcerato dal nipote Markus Sitticus. Le prime mura della fortezza risalgono addirittura al Nei secoli successivi varie stratificazioni diedero vita all'aspetto attuale da castello fiabesco: torri, bastioni, un villaggio medievale, un organo a rulli, detto il Toro di Salisburgo, del 1502, che suona azionato a mano (a proposito di tori, qui ha sede la Red Bull, letteralmente Toro Rosso, la bibita ad alto contenuto di caffeina ora sinonimo della scuderia di Formula 1). Castello di Mirabell venne eretto a partire dal 1606 per volere dell'allora arcivescovo di Salisburgo, Wolf Dietrich von Raitenau, il quale lo costruì al di fuori delle mura originarie della città per l'amante Salomé Alt che qui si trasferì con i 15 figli avuti dal prelato. La struttura venne chiamata in un primo tempo col nome di castello Altenau. Di questa struttura oggi rimangono solo alcune tracce. Dopo la caduta del von Raitenau ed il suo isolamento nella fortezza di Hohensalzburg nel 1612 il suo successore, il nipote Markus Sittikus cambiò il nome al castello è lo trasformò nell'attuale castello di Mirabell (dal latino "mirabilis" = bello), intenzionato a cancellare completamente la memoria del suo predecessore. Il principe vescovo Paris von Lodron dal 1620 al 1642, durante la guerra dei 15

16 trent'anni, fece rifare le mura della città includendovi anche il castello di Mirabell ed i suoi giardini e ne fece la sua residenza stabile, morendovi successivamente. Nel 1700 il castello, che originariamente era articolato su di un'unica corte quadrata, venne ampliato e convertito in un palazzo barocco. Nel 1818 venne colpito da un disastroso incendio che causò gravi danni all'intera struttura, a tal punto che si decise di ricostruirlo in stile neoclassico. Fortunatamente vennero lasciate intatte la facciata del cortile principale e quella verso il giardino il che contribuisce ancora oggi a dare l'idea dell'aspetto originale del capolavoro barocco. Con la secolarizzazione del principato arcivescovile di Salisburgo seguita alla dissoluzione del Sacro Romano Impero, il castello divenne di proprietà della casa regnante bavarese. Nel giugno del 1818 al castello di Mirabell nacque Ottone di Baviera (poi re di Grecia). Successivamente Salisburgo tornò nelle mani dell'austria e il castello venne annesso tra le proprietà della famiglia imperiale austriaca. Nel 1866, il castello, assieme al Kapuzinerberg venne venduto alla città di Salisburgo ed il giardino venne aperto al pubblico come parco. Dal 1947 al 1950 qui venne trasferita l'amministrazione comunale di Salisburgo e successivamente divenne sede della biblioteca nazionale. Da vedere al suo interno la Georg-Raphael- Donner-Stiege, lo scalone d'onore del palazzo. Esso deve il proprio nome all'architetto Georg Raphael Donner che lo progettò e si presenta di dimensioni imponenti, realizzato in granito con un'elaborata balaustra in arenaria in pieno stile rococò popolata di numerosi putti, uno diverso dall'altro. Alcune nicchie alle pareti accolgono statue di divinità pagane e figure mitologiche. Il giardino del castello di Mirabell è un'altra delle grandi attrazioni del palazzo. Esso, data la propria posizione, è stato in gran parte preservato dall'incendio del 1818 che colpì invece il castello. Il progetto originario, affidato a Fischer von Erlach, venne modificato nel 1730 con la disposizione attuale in parterre fioriti di stile barocco, fontane e numerose sculture. 16

17 ABBAZIA DI MELK L'abbazia di Melk è un'abbazia benedettina. Rappresenta uno dei più famosi siti monastici del mondo. Venne costruita in posizione dominante sulla città di Melk su un affioramento roccioso a lato del Danubio nello stato della Bassa Austria, vicino alla valle di Wachau. È un raro esempio di monastero benedettino attivo in modo continuo fin dalla sua fondazione. L'abbazia venne fondata nel 1089 quando Leopoldo II, Margravio d'austria, donò ai monaci benedettini dell'abbazia di Lambach uno dei suoi castelli. Nel XII secolo vi venne fondata una scuola e la biblioteca dell'abbazia divenne ben presto famosa per la sua grande collezione di manoscritti. Nel XV secolo il monastero divenne il cuore del movimento di riforma chiamato "Riforma di Melk", che contribuì a rinvigorire la vita monastica dell'austria della Germania meridionale. Prandtauer. L'odierna abbazia, in stile barocco, venne costruita fra il 1702 e il 1736 dall'architetto Jakob Di grande impatto sono soprattutto la chiesa dell'abbazia con affreschi di Johann Michael Rottmayr e la biblioteca con innumerevoli manoscritti medievali. Grazie alla sua fama e statura accademica, Melk riuscì a sfuggire alla rovina durante il regno dell'imperatore Giuseppe II, quando molte altre abbazie austriache vennero ridimensionate o dissolte fra gli anni 1780 e L'abbazia riuscì inoltre a sopravvivere ad altri periodi difficili durante le guerre napoleoniche e l'anschlussnazista dell'austria nel 1938, quando la scuola e gran parte dell'abbazia vennero confiscate dallo stato. 17

18 La scuola fu restituita all'abbazia alla fine della seconda guerra mondiale ed ora provvede ai bisogni di circa 900 scolari di entrambi i sessi. Fin dal 1625 l'abbazia è stata membro della Congregazione d'austria; ora fa parte della Confederazione benedettina. L'abbazia si trova lungo la pista ciclabile del Danubio. Il portale d'ingresso al primo cortile dell'abbazia, dove si trova la biglietteria, è affiancato da due grossi bastioni, di forma semicircolare, e da due statue di Santi. Il secondo cortile ha una fontana nella sua parte centrale, e qui appare la cupola della chiesa abbaziale. L'ingresso al museo avviene salendo uno scalone imperiale che porta al primo piano del monastero, ornato da stucchi e da statue. La mostra allestita al suo interno è considerata la più moderna del suo genere in Austria, avvalendosi di istallazioni video che raccontano la vita monastica della regola di S.Benedetto e la costruzione dell'abbazia. Nelle Sale Imperiali si possono ammirare un frammento della Santa Croce, un altare portatile in avorio e legno, le reliquie di S. Coloman, un crocifisso del XII secolo e i pannelli dell'altare gotico dell'abbazia di Breu. Una delle sale più monumentali è la Sala Marmorea, con affresco di P.Troger nel soffitto del "Trionfo della Temperanza". Gli affreschi prospettici sono invece di G.Fanti. Da questa sala si esce su una terrazza che affaccia sulla vallata e sul Danubio. Da qui si può anche ammirare la facciata della chiesa abbaziale, affiancata dagli edifici dell'abbazia. Si entra poi nella biblioteca dell'abbazia, con soffitto affrescato anche qui da P.Troger, dove vengono conservati tomi e manoscritti del IX secolo. Una curiosità: nel libro "Il nome della Rosa" di Umberto Eco, il monaco in viaggio con Guglielmo di Baskerville, 18

19 era un novizio dell'abbazia di Melk. Scendendo una coreografica scala ad elica si giunge all'interno della chiesa abbaziale, un'incredibile sfarzo di decorazioni dorate, affreschi e tele di artisti famosi. La navata e il transetto sono affiancati da gallerie e cappelle, ed hanno una cupola centrale affrescata. L'altare maggiore è stato disegnato da A.Galli Bibiena. Dal primo cortile dell'abbazia (quello della biglietteria), si accede ad un bastione, al giardino e al parco all'inglese del monastero. Alla fine del parterre all'italiana si trova un Padiglione barocco, usato per la ricreazione dei monaci, il cui interno è decorato con piante rampicanti e animali dell'africa. Nell'Orangeria del giardino si trova un ristorante dove potersi rifocillare. 19

20 BRNO Capitale della Moravia del Sud, ha abitanti ed è la seconda città della Repubblica Ceca. È un importantissimo centro economico e scientifico, ma è conosciuto soprattutto per la celebre fiera e il Gran Premio di Motociclismo di fine agosto (quest'anno domenica 28). È qui che quest'ultimo iniziò a scrivere "Le mie prigioni". La città si estende ai piedi di una collina sulla quale si erge la fortezza dello Spilberk, da noi più conosciuta con il nome tedesco di Spielberg, che fu carcere durissimo per gli oppositori della monarchia austro-ungarica e fra questi gli italiani Pietro Maroncelli e Silvio Pellico. Brno è anche la patria di Mendel, il famoso monaco padre della genetica, che negli anni ha scoperto le leggi dell'ereditarietà. La nostra visita si svolgerà nel centro storico che ruota attorno a piazza della Libertà (Nàmestí Svobody) dove un tempo si svolgeva il mercato e da dove si dipartono le principali strade che a raggiera attraversano tutta la città. Nel centro della piazza si erge la colonna della peste della fine del XVII secolo ed è possibile ammirare Palazzo Schwartz e la curiosa Casa dei Quattro Mamlas, che presenta sulla facciata alcune sculture con espressione contratta nell atto di sostenere la casa e reggersi le braghe! L altra piazza, che tutt oggi costituisce luogo di mercato, è chiamata mercato del cavolo (Zelny trh) e nella centrale fontana Parnas della fine del XVII secolo una volta nuotavano le carpe che venivano pescate e vendute. 20

21 Attorno alla piazza si trova da una parte il teatro Reduta in cui si esibì anche Mozart e dall altra un edificio barocco (palazzo Dietrchstein) in cui oggi è ospitato il Museo del territorio moravo. A pochi metri troviamo la Chiesa dei Cappuccini che conserva nella sua cripta 24 corpi di religiosi e notabili. Era usanza dei Cappuccini quella di non seppellire i confratelli defunti, ma di deporli sul terreno con la testa appoggiata a un mattone. Grazie alle particolari condizioni ambientali delle cantine i corpi seccavano e mummificavano. Nel XVIII secolo anche alcuni notabili chiesero di essere inumati secondo questo procedimento. Lì vicino si trova anche l'antico municipio (Starà Radice) ben riconoscibile per l'elaborato portale a pinnacoli, dove si può ammirare, nell'androne, il cosiddetto "Drago di Brno" che in realtà è invece un alligatore femmina impagliato, dono di una delegazione turca nel A sud della piazza si sviluppa la Cattedrale dei SS. Pietro e Metodio. Paolo che dalla collina Petrov domina la città. Anche noi potremo dare uno sguardo dalla terrazza panoramica posta a sinistra della chiesa. La cattedrale è un edificio che ha subìto continui rifacimenti nel corso del tempo fino ad arrivare all'attuale stile neogotico. I due campanili si caratterizzano per l'eleganza delle guglie a spillo. L interno, molto vasto, ha un arredo ricco e barocco con molte sculture fra cui spiccano le statue dei santi Cirillo e 21

22 LA POLONIA Russia Mar Baltico Lituania POLONIA Bielorussia Ucraina Italia Romania POSIZIONE E CONFINI La Polonia è situata nell'europa Centrale e si estende su un'area di chilometri quadrati di cui il 28% è coperto da foreste. Per poter fare un confronto vi ricordiamo che l'italia è Kmq. I confini della Polonia corrono lungo chilometri ad Ovest con la Germania, a Sud con la Repubblica Ceca e con la Slovacchia, ad Est con la Lituania, la Bielorussia e l'ucraina, a Nord con la Russia. La maggior parte del confine settentrionale è bagnato dal Mar Baltico per 524 km. Il fiume più importante della Polonia è la Vistola, che noi avremo modo di vedere a Cracovia, il cui corso si trova interamente in territorio polacco (1047 Km) e termina nel mar Baltico. 22

23 POPOLAZIONE Alla fine del 2003 la Polonia si è situata all'ottavo posto in Europa con una popolazione di abitanti, il 51% dei quali sono donne. Più del 62% vive nelle città. La forza lavoro della Polonia è una delle più giovani in Europa: il 60% è al di sotto dei 40 anni (circa ). BANDIERA La Bandiera nazionale è bianca e rossa. STEMMA Lo stemma della Polonia è rappresentato da un'aquila bianca con una corona d'oro in campo rosso. LINGUA Oltre il 98% della popolazione è di etnia e lingua polacca. Le minoranze sono di lingua tedesca (ca ), ucraina ( ) e bielorussa ( ). CITTA' PRINCIPALI Sono: Varsavia (Warszawa), la capitale, che conta abitanti ed è attraversata dal fiume Vistola. Cracovia (Krakow), Lodz, Danzica (Gdansk), Poznan, Katowice, Breslavia (Wroclaw). Come si può vedere hanno doppio nome polacco e tedesco o italiano. Vi segnaliamo anche il doppio nome di Oswiecim = Auschwitz RELIGIONE La nazione è cattolica per il 91% della popolazione; minoranze di culto: ortodossi ( ), protestanti ( ), ebrei (1.300). ORDINAMENTO La Polonia è una Repubblica Parlamentare. Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale così come i componenti della Camera dei deputati (Sejm, 460 seggi) e del Senato (100 seggi). L'attuale Presidente, Bronislaw Komorowski, in carica dal 2010, è succeduto, tra gli altri, a Lech Walesa, premio nobel per la pace. 23

24 POLITICA ESTERA La Polonia è membro delle Nazioni Unite, dell'unione Europea (dal 2004), UNIDO, Fondo Monetario Internazionale, World Bank, OECD (Ocse), della Convenzione per la Protezione dei Diritti Intellettuali e di altre istituzioni internazionali. La Polonia è membro del CEFTA (Area di libero commercio) di cui fanno parte anche Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Romania. Come si mangia in Polonia Naturalmente non come in Italia! Quindi non aspettatevi pastasciutta, risotti.., ma provate a divertirvi nel gustare o quanto meno nel conoscere i gusti del popolo polacco. Sappiamo benissimo che non si mangerà mai bene come in Italia. Il pasto principale in Polonia è il pranzo, consumato verso le 16 al termine dell'orario di lavoro, che si compone di una minestra, di una pietanza e del dolce. La colazione è di solito consistente ed abbondante, mentre la cena si riduce in genere ad un panino o ad un piatto riscaldato. La carne più consumata è quella di maiale seguita dal manzo e dal vitello; abbondano i pesci di fiume: carpa, tinca, trota, anguilla. La patata resta la "star" dei contorni (vi ricordiamo che non è un contorno, ma sostituisce pane o pasta). I Cibi LE MINESTRE - barszcz, una zuppa di barbabietole con ravioli di forma caratteristica, farciti di funghi o di carne; - lo zurek, una minestra di farina di segale acida, servita con uovo sodo e pezzetti di salume a volte servita in una pagnotta di pane; - il chlodnik, una minestra fredda di latte cagliato con aggiunta di foglie di barbabietola, erba cipollina e di altre verdure fresche (cetrioli, ravanelli, ecc.); - l'ogorkowa, una minestra di cetrioli in salamoia - il kapusniak, una minestra di cavoli in salamoia. 24

25 I PIATTI TRADIZIONALI - il bigos, il più famoso ed antico piatto polacco, uno stufato di carne, cavoli e crauti, con aggiunta di prugne secche ed altre spezie, preparato in diverse varianti; - I pierogi sono dei raviolini quadrati solitamente ripieni di formaggio, frutta, funghi, cavoli ma non mancano ripieni di ogni tipo; - i golabki sono involtini di cavolo ripieni di carne o di riso; - i pyzy, grossi gnocchi di patate con o senza ripieno di carne; - la karp, carpa in gelatina o fritta; - i piatti di selvaggina: arrosto di lepre, di capriolo, di cinghiale e di uccelli selvatici. I DOLCI - i makowce: paste dolci fatte con semi di papavero il cui gusto è esaltato dalla frutta secca: pere,fichi, uvetta; - i pierniki: dolci al miele; - i mazurki: fatti di pasta frolla e frutta secca ; - i serníki: con ricotta. - la jablecznik: deliziosa torta di mele servita con la panna Le BEVANDE Le bevande nazionali in Polonia erano, fino al Cinquecento, i biondi idromeli, preparati con miele naturale, e la birra. Oggi non sono più tanto popolari, ma continua ad essere apprezzata dai polacchi la birra: di Zywiec, di Okocim, di Lezaisk, di Elblag. La vodka non ha antichissime tradizioni, ma è oggi la bevanda "nazionale". Si iniziò a produrla in massa nel Seicento. Attualmente le vodke più diffuse sono quelle chiamate Wyborowa, Polonez, Zytnia, Starka, Jalowcowa e, naturalmente, la Zubrówka, aromatizzata con una specie di erba che cresce nella Foresta di Bialowieza. La vodka viene prodotta con grano o patate o barbabietole da zucchero, ma ciò che conta è il tipo di acqua utilizzata per il processo di distillazione. I prezzi di alcuni prodotti: Pane 2-3 PLN Formaggio 25 PLN / chilo Burro 4 PLN Birra 3-4 PLN / 0.5 litro Biglietto d autobus 2.4 PLN (Varsavia) Latte 2-3 PLN Prosciutto PLN / chilo Acqua minerale 2 PLN / 1.5 litro Sigarette 7-8 PLN Benzina 4 PLN / 1 litro 25

26 SOUVENIR I più apprezzati souvenir sono generalmente costituiti dagli oggetti realizzati con l'ambra, sia nella varietà cristallina che in quella opaca. Possono essere acquistati nei piccoli mercati o nei negozi delle principali città. Molti artisti sono specializzati in creazioni artistiche davvero uniche, come le riproduzioni delle armature medioevali, di candelabri e porta candele d'epoca Per quanto riguarda l'artigianato popolare è famosa la catena di negozi Cepelia, specializzata in oggetti d'oro. Nota è anche la ceramica di Boleslawiec una piccola cittadina ubicata nella Polonia sud-occidentale al confine con la Germania. La ceramica viene prodotta da queste parti fin dal Medioevo. Si tratta di un prodotto molto duro a base di argilla bianca di ottima qualità; va nel forno tradizionale, nel forno a microonde, in lavastoviglie e nel congelatore in modo sicuro. Tutti gli oggetti prodotti sono certificati per l'uso alimentare in quanto, i pigmenti usati nelle decorazioni, non contengono sostanze nocive come cadmio e piombo normalmente usati nei prodotti commerciali e pericolosi per la salute. L'AMBRA Alcune antiche leggende mitologiche raccontano che l'ambra provenga dalle lacrime delle Eliadi piangenti sulle rive del fiume Eridan per la morte del loro fratello annegato, altre indicano che nasca dai raggi del sole calante, che si solidificano nelle profondità del mare. L'ambra in realtà è una resina estratta dalle miniere ed il suo particolare fascino e aspetto sono il risultato della sua ricca storia: da una resina colante ed appiccicosa di un bosco dell'era terziaria di almeno quaranta milioni di anni fa ad un piccolo sassolino trovato su una spiaggia del Mar Baltico. Grossi pezzi di ambra baltica del peso a volte superiore ai tre chili, dalle curiose forme stalattitiche o stratificate, oppure come graziose goccie, talvolta così piccole da sembrare lacrime di un'antica leggenda sono la testimonianza dell'esistenza in tempi remoti di enormi alberi e della loro notevole produzione di resina. Erano alberi della famiglia delle Pinacae, simili alle odierne conifere, come il Cedro e il Larice. 26

27 Le "foreste d'ambra" si estendevano in tutta l'europa settentrionale. I più grandi giacimenti d'ambra baltica della Terra Azzurra si trovano nella penisola di Sambia e nel Golfo di Danzica. Solo l'ambra del Baltico può vantarsi di una grande varietà di particolari, che differiscono per la composizione interna, per le inclusioni ed "impurità", o per il grado di sfaldature. La sua policromia è descritta con centinaia di nomi: ambra trasparente, semitrasparente, opaca, dai ricchi toni gialli, rossi, bruni, beige, oppure bianchi, azzurri, verdi, spesso intrecciati in irripetibili mosaici. Esistono diversi tipi di ambra: alcune purissime altre invece contengono minuscoli elementi vegetali che creano spettacolari disegni, oppure vi sono racchiusi piccoli animali rimasti inglobati nella resina di milioni di anni fa... Da millenni per la sua bellezza l'ambra baltica è utilizzata nella gioielleria. Oltre all'ambra baltica (Sukcynit) esistono almeno altri cento tipi di resine minerarie nel mondo, che hanno però caratteristiche meno duttili e allo stesso tempo meno resistenti alla lavorazione in orificeria. In genere queste si trovano nelle rocce di diverse ere, cominciando milioni di anni fa, fino ai più recenti sedimenti neozoici, queste ultime sono reperibili solo nell'emisfero australe e si chiamano Kopal. L'ambra della costa baltica fu utilizzata per scopi decorativi sin dall'era del Pleistocene, ma in Polonia sono stati scoperti un migliaio di antichissimi centri di lavorazione dell'ambra risalenti all'era dell'olocene. Anche il mondo antico mediterraneo fu incantato dall'ambra, che col tempo si è diffusa in ogni angolo della Terra. L'ambra baltica non è soltanto una pietra da gioielleria ma una vera testimonianza della vita di quaranta milioni di anni fa. Inclusioni di piccoli insetti, animali, frammenti di piante sono un fantastico materiale per le ricerche ed il lavoro dei paleontologi ed anche oggetto di grande curiosità dei collezionisti. Alcune inclusioni si sono conservate così bene, nella loro forma tridimensionale originale, che possono essere facilmente sottoposte ad esami scientifici come qualsiasi essere vivente del mondo d'oggi. 27

28 Anche oggi, come secoli fa, l'ambra è fra le più apprezzate e ricercate pietre preziose del mondo. Nel corso dei secoli opere d'arte eseguite in ambra hanno decorato saloni e stanze reali come imponenti cabinet, casse, girandole e reliquari. I gioielli d'ambra fanno ormai parte dell'abbigliamento quotidiano, dalle confezioni più semplici a quelle più lussuose, per le grandi occasioni. Famosi stilisti utilizzano l'ambra nelle opere più varie, lavorata artigianalmente con l'argento e l'oro, o unita ad altre pietre preziose. Il continuo incremento della popolarità e del valore dell'ambra purtroppo incoraggiano anche la già considerevole produzione di falsi. La garanzia di autenticità può essere ottenuta soltanto aquistando l'ambra presso ditte riconosciute ufficialmente, le uniche che, per l'impeccabile condotta, possono avvalersi della certificazione rilasciata dalla Società Polacca dell'ambra che sottopone la loro produzione al continuo ed accurato controllo dei suoi esperti. L Ambra contiene dal 3 all 8% di acido succinico: a tale sostanza sono attribuite le sue proprietà curative. Infatti l Ambra, a contatto con la pelle, secerne piccolissime quantità di acido succinico, che agisce come biostimolante: regola il sistema nervoso, è un agente antinfiammatorio, analgesico ed antitossico e stimola i processi di guarigione. Nei secoli, moltissime sono state le testimonianze delle proprietà curative dell ambra: già nel 1534 il dottore e botanico polacco Stefan Falimirz ne cita le proprietà curative nel suo libro Sulle erbe e loro proprietà e nel 1833 Jan Freyer, autore della prima monografia sull ambra, ne cita gli usi come antinfiammatorio, antidolorifico, antispasmodico. Le proprietà curative dell ambra sono confermate anche da ricerche del 2002 svolte dal Dr. Nikolai Moshkov di Kaliningrad che ha utilizzato con efficacia l ambra per trattamenti antidolorifici ed antinfiammatori sia con applicazioni locali sia con tinture d ambra assunte oralmente. Già agli inizi del XX secolo l ambra era utilizzata nei paesi del Nord Europa come rimedio per lenire il dolore dell uscita dei denti da latte nei bambini. Le collane in ambra possono essere indossate dai primi mesi di vita in poi, senza particolari controindicazioni. Nei bimbi più piccoli sono eccellenti per ridurre il dolore e il trauma provocato dalla dentizione. In bimbi più grandi sono un ottimo rimedio contro l insonnia, l iperattività e contro le influenze negative degli elettrodomestici, dei cellulari, dei microonde e di tutti i dispositivi che emettono campi elettromagnetici potenzialmente dannosi per l organismo. 28

29 CRACOVIA Antica capitale della Polonia, antica residenza dei re, città delle incoronazioni e necropoli dei re polacchi, Cracovia è stata la capitale della Polonia fino alla fine del 16 secolo, quando la capitale venne spostata a Varsavia. Al giorno d'oggi Cracovia è la quarta città della Polonia, ma tutti i polacchi la considerano la capitale culturale del paese, ed a ragione, visto che nel 2000 è stata insignita, insieme ad altre otto città, del titolo di Capitale europea della cultura. Il centro storico della città è anche stato riconosciuto dall'unesco, nel 1978, come uno dei 12 più preziosi complessi architettonici del mondo. A Cracovia si intrecciano in modo armonioso la tradizione e la modernità, attraverso un piacevole sviluppo della città e una premurosa cura dei monumenti del passato. Con la nuova divisione amministrativa del paese in vigore dal 1999, Cracovia è oggi capoluogo della Regione di Malopolska (Piccola Polonia); è situata in una posizione favorevole, al crocevia dei percorsi internazionali di comunicazione e della via dell'ambra e pertanto costituisce una attrattiva turistica di facile accesso sia stradale sia ferroviario e, grazie ai collegamenti aerei con l'aeroporto di Balice, poco distante dal centro storico, è agevolmente raggiungibile da tutto il mondo. Tra i tantissimi monumenti spiccano: La Piazza Grande del Mercato con lo splendido palazzo rinascimentale Sukiennice (antico mercato delle stoffe) e la Chiesa gotica di Santa Maria - dove si trova una famosa pala d'altare lignea; il Collegium Maius - sede dell'università Jagellonica, una delle più antiche d'europa, fondata nel 1364; il Castello reale sul Wawel; il Duomo, luogo di incoronazione dei re polacchi; il quartiere di Kazimierz, con le magnifiche sinagoghe rinascimentali che testimoniano i buoni rapporti intercorsi da sempre tra polacchi ed ebrei. Tutto il centro storico è circondato da un anello di verde - le Planty - sorto al posto delle antiche mura della città. 29

30 ORIGINI DELLA CITTA' Secondo la leggenda, le origini di Cracovia sarebbero legate al principe Krakus, un mitico capo di tribù slave, che uccise il drago di Cracovia; questo viveva in una caverna ai piedi della collina di Wawel che sorge a sud della città trucidando uomini e bestie. Con uno stratagemma, Krakus lo aveva tratto in inganno ponendo accanto alla sua caverna un vitello riempito di una infernale mistura. Il drago, che non aveva esitato a divorarlo, finì per contorcersi dal dolore e, per la disperazione, si gettò nella Vistola per spegnere l'incendio che era divampato in lui. Lì trovò la morte, annegato. Nonostante le origini della città si perdano nelle nebbie del tempo, i ritrovamenti archeologici confermano che l'uomo viveva già in questa zona anni fa. Nell'alto medioevo, la città aveva forma di castello fortificato sulle alture di Wawel sopra il fiume, nel luogo dove sorge ora il palazzo Reale. Il primo accenno scritto alla città risale a un documento del 965, dove viene descritta come importante centro di scambio. Nell'anno 1000 era già una città dotata di cattedrale e nel 1038 il castello di Wawel divenne la residenza dei re polacchi. Il rapido sviluppo di Cracovia venne interrotto bruscamente due volte (1241 e 1242) da invasioni tartare. La svolta decisiva nell'evoluzione di Cracovia e di tutto lo Stato Polacco avvenne grazie al matrimonio della regina Edvige (Jadviga) con Jagello il Granduca di Lituania che avviò l'unione dinastica polacco-lituana. (Edvige è stata proclamata santa da Papa Giovanni Paolo II nel 1997) Quando il re Zygmunt III trasferì nel 1609 la capitale a Varsavia, Cracovia perse parte della sua importanza e soffrì anche molto per le guerre che dilaniarono la Polonia nel XVII e XVIII secolo. La Cracovia odierna, è un centro industriale oltre che culturale. Cracovia è una città ricchissima di monumenti di grande valore storico e artistico. Il centro è rimasto in larga misura come quando venne costruito nel medioevo. Le mura della città vennero lasciate in piedi fino al secolo scorso, quando 30

31 furono demolite per fare spazio a una cintura verde, il cosiddetto Planty, che ora circonda il centro cittadino e che da pochi anni costituisce il confine di una grande isola pedonale. A Cracovia sarà la guida a definire il nostro percorso. Probabilmente seguiremo il famoso Percorso Reale, viale dei solenni cortei dei sovrani, lungo il quale procedevano le cerimonie d'incoronazione e si celebravano le vittoriose campagne militari. Il Percorso Reale collega il Barbacane, attraverso la Porta Florianska e la via Florianska (da San Floriano), alla Piazza del Mercato (Rynek). Qui il corteo di solito si fermava accanto alla chiesa della Santissima Maria Vergine (Mariacki) e al Municipio; in seguito, per le vie Grodzka, Poselska e Kanonicza proseguiva fino al Castello. Ancora oggi il Percorso Reale è il piú famoso itinerario di Cracovia; la sua fama è dovuta non soltanto all'importanza storica ma anche ai numerosi monumenti storici che lo fiancheggiano. Opere d'arte dal valore inestimabile raccolte nelle antiche case borghesi ed aristocratiche, trasformate in musei, che coronano un'atmosfera davvero eccezionale. Quindi descriviamo le tappe principali della visita della città secondo questa logica: 31

32 PARCO PLANTY Questo spazio verde è stato creato sul sito delle mura e dei fossati che circondavano la città vecchia; è lungo 4 chilometri (servono 45 min. per percorrerlo tutto) VIA FLORIANSKA Conduce dal Planty all'angolo nord-orientale della piazza del Mercato; è un tratto della via Reale attraverso la quale i regnanti entravano in città. All'inizio della strada c'è il solo resto delle mura medievali della città: la porta di S.Florian, con un tratto di mura, quattro torrette, l'arsenale e il Barbacane, bastione difensivo circolare costruito nel 1498; è la più grande costruzione del genere d'europa. Sotto le mura, gli studenti della vicina accademia d'arte espongono le loro opere. Prima del Barbacane, in Piac Matejki (piazza Matejko), si trova il Pomnik Grunwaldzki, il monumento che ricorda la battaglia di Grunwald con la vittoria sui cavalieri crociati dell'ordine teutonico nel Lungo la Florianska ci sono due mete importanti: il museo del pittore di soggetti storici Jan Matejko, Muzeum Matejki, alloggiato nella casa natale del pittore, e al n 45, lo splendido caffè Jama Michalikowa, luogo d'incontro di artisti dove si svolgono di tanto in tanto eccellenti spettacoli di cabaret, ma che soprattutto conserva ancora il mobilio e il palco con decorazioni originali. Su una parallela di via Florianska, la Ul. Sw. Jana, al n 19, si trova il Museo Czartoryskich attualmente in fase di restauro. Gioiello del museo è la galleria di pittura, la più importante della Polonia, che comprende tutte le scuole di pittura europee dal XV al XVIII secolo; al secondo piano, era conservato il famosissimo quadro di Leonardo, La dama con l'ermellino e, nella sala 13, un'opera di Rembrandt: Paesaggio con il Buon Samaritano. La Dama con l Ermellino è attualmente esposta al Wawel e speriamo di poterla ammirare. è un dipinto a olio su tavola (54,4x40,3 cm) databile al ; La donna ritratta va quasi sicuramente identificata con Cecilia Gallerani. L'identificazione con la giovane amante del Moro si basa sul sottile rimando che rappresenterebbe, ancora una volta, 32

33 l'animale: l'ermellino infatti, oltre che simbolo di purezza e di incorruttibilità (annotava lo stesso Leonardo che "prima si lascia pigliare dai cacciatori che voler fuggire nell'infangata tana, per non maculare la sua gentilezza", cioè il mantello bianco), si chiama in greco "galé" (γαλή), che alluderebbe al cognome della fanciulla. In quest'opera lo schema del ritratto quattrocentesco, a mezzo busto e di tre quarti, venne superato da Leonardo, che concepì una duplice rotazione, con il busto rivolto a sinistra e la testa a destra. Vi è corrispondenza tra il punto di vista di Cecilia e dell'ermellino; l'animale infatti sembra identificarsi con la fanciulla, per una sottile comunanza di tratti, per gli sguardi dei due, che sono intensi e allo stesso tempo candidi. La figura slanciata di Cecilia trova riscontro armonico nell'animale. La dama sembra volgersi come se stesse osservando qualcuno sopraggiungente nella stanza, e al tempo stesso ha l'imperturbabilità solenne di un'antica statua. Un impercettibile sorriso aleggia sulle sue labbra: per esprimere un sentimento Leonardo preferiva accennare alle emozioni piuttosto che renderle esplicite. Grande risalto è dato alla mano, investita dalla luce, con le dita lunghe e affusolate che accarezzano l'animale, testimoniando la sua delicatezza e la sua grazia. L'abbigliamento della donna è curatissimo, ma non eccessivamente sfarzoso, per l'assenza di gioielli, a parte la lunga collana di perle scure. Come tipico nei vestiti dell'epoca, le maniche sono le parti più elaborate, in questo caso di due colori diversi, adornate da nastri che, all'occorrenza, potevano essere sciolti per sostituirle. Un laccio nero sulla fronte tiene fermo un velo dello stesso colore dei capelli raccolti. Lo sfondo è scuro, ma dall'analisi ai raggi X emerge che dietro la spalla sinistra della dama era originariamente dipinta una finestra. L'ermellino è dipinto con precisione e vivacità. A un'analisi della morfologia dell'animale, esso appare però più simile a un furetto. Può darsi che Leonardo, sempre indagatore del dato naturale, si ispirasse a un animale catturato, allontanandosi dalla, tutto sommato più realistica, tradizione iconografica. Del resto, l'ermellino è un animale selvatico mordace e difficilmente ammaestrabile, di conseguenza sarebbe stato molto difficile poterlo utilizzare come modello, al contrario del furetto che può essere addomesticato quasi alla stregua di un gatto, oltre che relativamente semplice da trovare nelle campagne lombarde dell'epoca. Si consideri inoltre che l'ermellino ha dimensioni molto più ridotte, 33

34 superando raramente e comunque di poco i 30 cm, mentre il furetto, come nel dipinto, a occhio misura tra i 40 e i 60 cm. PIAZZA DEL MERCATO (Rynek Glòwny) Rappresenta il cuore della città; quadrata, con ben 200 metri di lato, è tra le più grandi che il medioevo ha lasciato in eredità all'europa. Date uno sguardo alle facciate dei palazzi, meticolosamente restaurati, che la circondano poiché è raro trovare tanta unità di stile. Molti di essi ospitano negozi, caffè e ristoranti, fra cui il celebre "Wierzynek". Di giorno la piazza è animatissima. E' lo scenario di numerosi eventi culturali, fra cui la festa del "Lajkonik," l'investitura del campione di tiro della città e la mostra annuale di presepi. La piazza è dominata dalla mole del palazzo del Mercato dei Tessuti (Sukiennice) che sorge proprio al centro. In questo grande palazzo, in stile rinascimentale, sono installati numerosi negozi e due caffè; entrando vi troverete immersi nell animato bazar, proiettati in una atmosfera medievale, fatta da antiche cancellate in metallo che racchiudono i diversi settori del mercato, enormi lampadari pendenti da un soffitto decorato con gli stemmi delle città polacche che diffondono una luce soffusa sulle antiche botteghe dalle facciate intagliate nel legno. Al primo piano c'è una sezione staccata del museo Nazionale con una collezione di pittori polacchi. Sul lato ovest del Sukiennice sorge l'antica torre del municipio (Wieia Ratuszowa) unico resto del vecchio municipio; nelle sue cantine si trova un famoso caffè. Sul lato opposto della piazza sorgono l'isolata piccola chiesa di S. Adalberto (Kósciól swietego Wojciecha), del X secolo, in origine romanica ma trasformata poi in forme barocche e il monumento commemorativo del più grande poeta romantico della Polonia, Adam Mickiewicz ( ). 34

35 Sull'angolo a nord-est della piazza, le guglie della chiesa di S.Maria Assunta (Kósciól Mariacki) del XIII-XV secolo svettano verso il cielo. Si tratta della più bella chiesa gotica della Polonia. Ha una struttura a tre navate con la centrale più alta. La sua facciata presenta due potenti torri: quella di sinistra, alta 81 metri, ha un complicato coronamento di 8 torricelle e una guglia con la corona reale dorata del diametro di 2,5 m e del peso di 350 Kg. È da qui che ogni ora, da 700 anni, un trombettiere (hejnalista) suona l'inno mariano che viene bruscamente interrotto, rinnovando l'antica leggenda della vedetta che nel 1241 fu colpita alla gola da una freccia tartara proprio mentre suonava quell'inno per dare l'allarme dell'approssimarsi dei nemici. I tartari non espugnarono la città e la vedetta fu sepolta con grandi onori. Il trombettiere di Cracovia suona ancora l'hejnal in ricordo del sacrificio della vedetta allo scoccare di ogni ora di ogni giorno dell'anno dalla cime della Torre più alta della Basilica di Mariacki in Piazza Rynek Glowny. Rivolto ai quattro punti cardinali interrompe ancora la melodia con la stessa nota strozzata. Le prime note suonano dalla finestra in direzione di Wawel, in omaggio al Re. Poi il trombettiere si rivolge alla Torre del Municipio in ossequio alle autorità cittadine; quindi suona rivolto alla Porta di San Floriano, dando il benvenuto ai forestieri. Infine si rivolge alla Piazzetta del piccolo Rynek e suona per i mercanti e per la popolazione. Se volete vederlo salutare alla fine del "suo canto" è qui che dovete fermarvi, proprio accanto al monumento in miniatura che riproduce la basilica L'hejnalista suona allo scoccare di ogni ora quattro volte (una per ogni punto cardinale) per 24 ore. Poi scende i 239 gradini della basilica e ha una pausa di 48 ore. I trombettieri sono sette. A mezzogiorno la vedetta suona anche i dodici rintocchi della campana e l'hejnal viene trasmesso alla radio. Non ha mai suonato in ritardo. La torre di destra, incompiuta, ha un coronamento rinascimentale del Il ricchissimo interno della basilica contiene un capolavoro della tarda arte gotica, l'altar maggiore ligneo creato fra il 1477 e il 1489 da Veit Stoss (Wit Stowz), artista tedesco che aveva contribuito a portare all'apogeo dell'arte la sua città natale Norimberga. 35

36 Si trova nel coro, è costruito in legno di tiglio e rappresenta nella parte centrale la Madonna attorniata dai 12 apostoli e in alto l'assunzione e l'incoronazione. Potrete ammirare la cura dei dettagli: i muscoli tesi delle braccia, le rughe sui volti; l'artista utilizzò come modelli gente comune (artigiani, studenti, serve) ed ebbe molta attenzione alla prospettiva poiché sapeva che la sua opera sarebbe stata osservata dal basso (alcune sculture sono alte più di 3 metri). Grazie alla vivacità dei colori il trittico risalta sul fondo scuro del coro. L'effetto è rafforzato dalla luce dorata delle vetrate del XIV secolo. Ogni giorno il trittico viene aperto alle e poi richiuso alle 18; il trittico chiuso fa apparire 12 pannelli scolpiti con la rappresentazione di scene della storia della Sacra Famiglia. In fondo alla navata destra vi è un grande Crocifisso ligneo, anche questo opera del grande Veit Stoss. Prima di uscire dalla basilica ricordatevi di osservare anche le magnifiche vetrate art nouveau sopra la galleria del grande organo e di visitare la cappella della Vergine nera di Czestochowa; il quadro è una copia dell'originale che si trova e che potremo venerare a Jasna Gora. Dal lato ovest del Rynek Glowny, fra le strade S. Anna e Jagellonski, si trova l'università Jagellone con i più antichi edifici universitari, il Collegium Maius, il museo dell'università e la chiesa barocca di S.Anna. Lì accanto, sul Planty e di fronte al Collegium Novum, si erge il monumento a Mikolaj Kopernik (Niccolò Copernico), il grande astronomo che studiò all'accademia di Cracovia dal 1491 al COLLEGIUM MAIUS cuore dell' Università Jagellonica è uno dei pochissimi edifici universitari antichi rimasti intatti in Europa. L'edificio è in pietra e in cotto con finestre crociate e torricelle a sporto; ha un solenne cortile ad arcate gotiche su colonne finemente ornate e volte stellari con le armi di 36

37 Polonia, di Cracovia, della regina Jadviga (Edvige) e del suo sposo il re Jagiello. Al centro del cortile una fontana barocca. Qui ha frequentato Filosofia anche Karol Wojtyla e vi è tornato per insegnare Etica e qui è conservato il mappamondo più antico (1510), dove il continente americano è denominato "paese recentemente scoperto". È stato molto rimaneggiato nei secoli e fu gravemente danneggiato negli anni '40 durante l'occupazione nazista. I restauri l'hanno riavvicinato al suo antico splendore, ed è ora aperto alle visite. L'elegante cortile porticato si può visitare in qualsiasi momento ed è un'attrazione di per sé. Non si dovrebbe perdere il delizioso orologio musicale con delle figurine scolpite nel legno che rappresentano il rettore e i professori e che tra le 09:00 e le 13:00 e tra le 15:00 e le 17:00 sfilano al suono dell antico inno studentesco Gaudeamus Igitur. LA GRODZKA Inizia nella parte sud della Piazza del Mercato, continuazione dell'antica Via Reale, e porta dal Rynek al Wawel. In questa strada si trovano numerose chiese: la chiesa e monastero della SS. Trinità dei Domenicani, una delle più grandi basiliche della città con una imponente facciata a pinnacolo; è del XIII secolo, ma in parte distrutta da un incendio; oggi ha aspetto austero, abbellito da una serie di cappelle rinascimentali sopravvissute all'incendio; vi sono alcuni confessionali monumentali. la chiesa romanica di S. Andrea, miracolosamente conservata, il cui interno è stato trasformato in stile barocco; la facciata di pietre bianche è serrata dalle torri coronate da elmi barocchi; tra le torri corre un loggiato tripartito. la imponente chiesa dei SS. Pietro e Paolo, il cui portale è adorno delle statue dei 12 apostoli. Essa è la prima chiesa barocca fatta costruire dai Gesuiti giunti in città (1580) per combattere la sedizione protestante. 37

38 LA KANONICZA La Kanonicza è considerata una delle più belle strade della città antica, corre parallela alla Grodzka. Qui si trova il museo "Art Nouveau" di Stanislaw Wypianski e il teatro di avanguardia Cricot 2 di Tadeusz Kantor. IL WAWEL (collina in polacco) è un complesso architettonico recintato da mura difensive composto dal Castello Reale, dalla Cattedrale, dal vicariato e dai quartieri della servitù. GLI EDIFICI DEL PALAZZO REALE Alti su una collina di arenaria che sovrasta di 25 metri la Vistola, gli edifici del palazzo Reale, il Wawel, fanno da sentinella alla parte meridionale della città antica. Il palazzo è protetto da mura e torri medievali e da più recenti bastioni e cannoni. L'intero complesso è composto dal palazzo Reale (Zamek), dalla cattedrale, dal vicariato e dai quartieri della servitù. Sulla collina si è cominciato a costruire a partire dal X secolo, per cui è possibile scoprirvi diversi stili architettonici, dal romanico al gotico al rinascimentale e al barocco, via via fino alle anonime caserme costruite al tempo dell'occupazione austriaca. ZAMEK Il palazzo è un grande edificio quadrato situato nella parte occidentale della collina. Al suo interno vi è un arioso elegante cortile d'onore, 38

39 capolavoro di due architetti italiani; su tre lati corrono un doppio ordine di arcate e un loggiato su sottilissime colonnine; nell'ala più antica, senza arcate, è rimasta la "rotonda" romanica, del L'edificio ha conservato il suo aspetto esterno opera degli interventi effettuati da Franziskus Florentinus nel XIV secolo. Oggi è un museo con numerosi e interessanti contenuti, dalla magnifica suite reale ai gioielli della Corona e all'armeria, come pure la celebre collezione di arazzi fiamminghi (136 pezzi), i cosiddetti Arrasy, e una delle più importanti collezioni al mondo di oggetti d'arte turchi e orientali. L'oggetto più prezioso è forse una spada d'incoronazione del XII secolo della dinastia Piast, la "Szczerbiec." Durante la seconda guerra mondiale, buona parte degli oggetti custoditi qui venne messa in salvo in Canada. LA CATTEDRALE La cattedrale del Wawel è un'imponente costruzione a tre navate di origine gotica, costruita fra il 1320 e il Nel corso del tempo sono state aggiunte numerose cappelle laterali. La più interessante di tutte è la cappella di Sigismund ( ), che con la sua magnifica cupola dorata è considerata la più bella cappella rinascimentale a nord delle Alpi. A partire dal XIV secolo, la cattedrale fu il luogo dell'incoronazione e della sepoltura dei re polacchi. A seconda dello spirito delle epoche cui risalgono, il disegno delle tombe varia da molto rigonfio a completamente piatto; un esempio di quest'ultimo tipo è dato dalla tomba di S.Stanislaw Szczepanovski nella navata centrale. La cattedrale è sormontata da tre torri, una delle quali contiene la celebre Dzwon Zymunt (campana di Sigismondo), fusa nel La campana viene fatta suonare in occasione di importanti cerimonie civili e religiose. Essa figura nel libro dei record medievali: pesa 8 tonnellate, ha un diametro di 2,5 metri ed è alta 2 39

40 metri. Per azionare il martello, che pesa 350 Kg, ci vogliono almeno 8 uomini. Si può salire sulla torre per la bella vista sulla città e per osservare la campana da vicino; la leggenda dice che chi tocca il batacchio è certo di trovare l'anima gemella entro l'anno. Il tesoro della cattedrale si trova nell'edificio adiacente e di fronte al portale principale c'è il museo istituito per iniziativa di Papa Wojtyla, quando, ancora cardinale, era il metropolita di Cracovia. Prima di entrare nella Cattedrale attraverso una porta massiccia, osservate sulla sinistra una catena dalla quale pendono alcune ossa di animali preistorici: la leggenda dice siano le ossa del drago che un tempo viveva sulla collina e che finchè rimarranno lì allontaneranno le forze del male e proteggeranno la cattedrale. A proposito del drago, uscendo dal castello dalla parte che si affaccia sulla Vistola si può scendere nel piccolo parco alla base della collina dove si trova la grotta del leggendario drago sconfitto da Krak. Il suo spirito continua a vivere grazie a una statua d acciaio che emette una poderosa fiammata a intervalli regolari di 5 minuti (o inviando un SMS). Dopo essere entrati nella basilica potrete vedere nel centro, all'incrocio con il transetto, il mausoleo di San Stanislao. L'interno della Cattedrale di Cracovia è ricco di opere d'arte: sarcofagi reali, particolarmente bello quello di re Casimiro Jagellone opera di Veit Stoss nella medioevale Cappella della Santa Croce; altari pregevoli, famoso quello dedicato a San Stanislao, santo patrono della Polonia, che custodisce le sue reliquie; molto particolare il Cristo gotico di legno scuro avvolto da tulle nero di Santa Edvige. Ma, sopra di tutti, la Cappella funeraria di Sigismondo costruita su progetto dell'architetto italiano Berrecci che, con la sua magnifica cupola dorata, è considerata il capolavoro dell'architettura rinascimentale polacca. Nella chiesa numerosissime cappelle delle quali lasciamo la spiegazione alla nostra guida. A completamento della visita di Cracovia, ma solo se il tempo ce lo permetterà, sono da vedere: KAZIMIERZ è un quartiere storico di Cracovia, noto per essere stato il centro della comunità ebraica della città dal XIV secolo fino alla seconda guerra mondiale. Kazimierz fu fondata come città separata da Casimiro III di Polonia nel 1335, e in 40

41 seguito fu chiamata proprio come il re. Fu costruita su un'isola sul fiume Vistola appena a sud di Cracovia. Oggi non esiste più il ramo a nord del fiume, quindi non c'è più alcun confine fisico tra Kazimierz e la Città Vecchia di Cracovia. Kazimierz fu principalmente una città mercantile competitrice con la vicina capitale. Nel 1495 gli ebrei che vivevano nella parte occidentale di Cracovia furono espulsi ed obbligati a trasferirsi a Kazimierz. Da allora in avanti, Kazimierz fu divisa in due parti: una cristiana ad ovest e una ebrea a est. Alla fine, la città divenne il principale centro spirituale e culturale degli ebrei polacchi. Per secoli fu un luogo pieno di chiese e sinagoghe in cui i polacchi e gli ebrei vivevano pacificamente l'uno accanto all'altro. Nel 1800 furono ingranditi i confini amministrativi di Cracovia e Kazimierz divenne uno dei quartieri della città. Durante la seconda guerra mondiale, gli ebrei furono trasferiti dai nazisti da Kazimierz a un ghetto a Podgórze, appena oltre il fiume. La maggior parte di questi venne in seguito uccisa durante la liquidazione del ghetto o nei campi di sterminio. Le prime scene del famoso film "Yidl col suo violino" (1936), sono situate a Kazimierz e offrono immagini del quartiere ebraico prima della guerra. Dopo la guerra, Kazimierz divenne una zona di cattiva reputazione, ma questa nomea è rapidamente cambiata nei decenni che seguirono, quando furono restaurati molti dei monumenti del quartiere e i caffè e i ristoranti, molti dei quali di tema ebraico, iniziarono ad attrarre i turisti. Kazimierz dal 1988 ospita anche il Festival della cultura ebraica. Proprio in questo quartiere è stato girato Schindler's List di Steven Spielberg nel In questa zona ci sono ancora diverse sinagoghe e due cimiteri ebraici. Fra le sinagoghe la più piccola e la più celebre di tutte quelle di Cracovia, la Remuh, è luogo di grande interesse culturale. Accanto ad essa si trova il solo cimitero ebraico rinascimentale che resta in Europa. Passando agli edifici più recenti, non si possono non menzionare le fortificazioni costruite sotto l impero austroungarico, compreso il possente edificio simile a una fortezza presso le Kopiec KosciusAi (colline Kogciuszki), trasformato in albergo e ristorante. Dalla cima delle colline si gode un bel panorama della città. 41

42 La fabbrica di Schindler Oskar Schindler era un imprenditore tedesco che comprò una fabbrica di stoviglie nel distretto industriale di Cracovia impiegando circa 1200 lavoratori ebrei. Quando i nazisti iniziarono il rastrellamente degli ebrei che vivevano nel distretto di Podgorze, Schindler li salvò dichiarando che erano fondamentali per il lavoro della fabbrica e per la produzione delle pentole destinate all'esercito tedesco. Grazie alle sue abilità diplomatiche e alla corruzione dei gerarchi nazisti, Schindler riuscì a salvare circa 1200 ebreialtrimenti destinati al vicino campo di Auschwitz. La storia di Schindler è stata fatta scoprire al grande pubblico dal film di Spielberg ispirato ad un romanzo di Thomas Keneally. Spielberg ha scelto di girare le scene del film a Kazimierz perché questo quartiere è rimasto uguale al 1940, mentre Podgorze è stato profondamente modificato. La fabbrica si trova in Via Lipowa a 20 minuti dal centro ed è diventata un museo dove si può visitare l'ufficio di Schindler e una mostra audio-visiva sugli ebrei di Cracovia. NOWA HUTA Il giro di Cracovia può essere completato con una visita alla parte più moderna della città, Nowa Huta (Nuova Fonderia). Questo grande quartiere è stato costruito dopo l'ultima guerra e la sua architettura non si discosta da quella imperante nell'epoca stalinista. La città, considerata un modello di urbanistica socialista, è un deplorevole esempio di pianificazione burocratica. Quando venne costruita Nowa Huta (Nuova Acciaieria in polacco) l'obiettivo delle autorità comuniste era quello di creare un insediamento operaio alle porte della città affinché gli ideali della classe operaia si contrapponessero a quelli della società cracoviana, ritenuta troppo conservatrice e clericale. Il grande sobborgo operaio nasce intorno all'acciaieria che fornisce il 50% della produzione complessiva di acciaio della Polonia, impiegando circa operai che qui vivevano con le loro famiglie. La solo acciaieria era grande 5 volte il centro storico di Cracovia. Insieme al lavoro e alle case, l'acciaieria distribuisce anche veleni che sparge su Cracovia e dintorni. Oggi, fortunatamente, le autorità stanno rimediando ai danni causati dall'industrializzazione spinta altre ogni limite durante il regime comunista. 42

43 Oltre all'inquinamento, altri problemi tormentano le migliaia di famiglie che qui sono costrette a vivere, primi fra tutti la disoccupazione e la criminalità. Nel quartiere si trova la monumentale chiesa di Santa Madre Regina di Polonia, a forma di arca e per questo motivo anche chiamata Arka Pana (Arca del Signore). La prima pietra di questa chiesa proviene dal sepolcro di Pietro e fu posta da Karol Woytila nel 1965 ma è solo nel 1977 che il quartiere vede realizzato il suo sogno. La costruzione della chiesa fu motivo di scontro tra operai e autorità comuniste: Nowa Huta era stata progettata per non ospitare nessun edificio sacro. Da allora il quartiere divenne un centro del movimento contro il regime. A Nowa Huta si trova anche una abbazia cistercense a Mogila, con la chiesa lignea di S.Bartolomeo, del XV secolo, proprio di fronte. 43

44 CZESTOCHOWA E' considerata la Capitale spirituale della Polonia, ma è anche uno dei più importanti centri di culto nell'intero mondo cristiano. I pellegrinaggi a Czestochowa hanno tradizioni che risalgono al trecento quando è stato edificato il convento dei Padri Paolini sul colle di Jasna Gòra (collina luminosa). Ogni anno giungono 4-5 milioni di persone, di cui circa 100 mila dall'estero. E' il santuario più frequentato dopo Lourdes e Fatima. In Polonia Czestochowa viene anche denominata "Capitale della Corona di Polonia" e "Confessionale della Nazione". Anche i re polacchi hanno sempre avuto per questo luogo, una grande venerazione e ognuno di loro, a coronazione avvenuta, si è recato a Czestochowa per rendere omaggio alla Madonna Nera. L'unico a non esserci mai andato è stato l'ultimo re polacco Stanislao Augusto Poniatowski. L'oggetto del culto è il quadro miracoloso della Madonna col Bambino, di tradizione medioevale bizantina. Il quadro era stato portato a Jasna Góra nel 1382 dal principe di Opole Ladislao; egli l'aveva affidato ai Paolini per i quali aveva fatto costruire sulla cima della collina calcarea, sovrastante la città di Czestochowa, la chiesa e il monastero. Nel 1430, durante le guerre degli Ussiti, il monastero fu saccheggiato e il quadro profanato. Nel quadro sono ancora visibili gli sfregi apportati alla guancia della Madonna Nera. Nel 1717 il quadro miracoloso della Madonna di Jasna Góra fu incoronato col diadema papale. Per proteggere il monastero, nei primi decenni del Seicento erano state costruite fortificazioni a bastioni, all'interno delle quali vegliava costantemente una guarnigione militare. Il monastero ci appare quindi come una fortezza barocca; comprende la Basilica gotica della SS. Croce, sovrastata da una torre rinascimentale, la Cappella nella quale è conservata l'icona della Madonna 44

45 Nera, il Cenacolo, le cosidette "Camere dei Re", così chiamate perchè adibite ad appartamenti reali per i sovrani pellegrini, un museo, un arsenale; in questi ultimi edifici, annessi ai luoghi sacri, sono conservati migliaia di oggetti di culto e della storia polacca che costituiscono uno straordinario museo di opere d'arte. La parte degli edifici sacri è la più antica; gli altri edifici sono sorti successivamente con il passare dei secoli. Il monastero occupa un'area di cinque ettari. Un parco, riservato al monastero, lo circonda per tre lati, mentre sull'ultimo lato si apre un grande piazzale dove trovano posto i pellegrini durante le grandi manifestazioni liturgiche. Dal piazzale un parco pubblico si estende a declivio fino alla città - quasi una barriera naturale per creare e conservare un clima di elevazione spirituale e di preghiera. Al complesso del monastero danno accesso quattro porte, costruite tra il XVII e XIX secolo. Fuori le mura perimetrali della fortezza vi è una splendida Via Crucis di epoca moderna. Le figure delle 14 stazioni, in bronzo, sono opera dello scultore Pius Welonski. IL CAMPANILE Sull'intero complesso architettonico di Jasna Gòra svetta la snella figura del campanile. L'attuale, più volte danneggiato da diversi incendi, è stato ricostruito recentemente (1906). La parte inferiore risale però all'anno 1714 ed è in stile barocco. La parte superiore - costruita all'inizio del XX secolo - mantiene lo stile architettonico barocco. Il campanile conta 5 piani. Esternamente, all'altezza del secondo piano, sono posti quattro orologi, uno per lato, guidati da un unico meccanismo di 36 tra campane e campanelle, che trasmettono melodie mariane ogni 15 minuti. All'interno, al terzo piano e al quinto piano (516 gradini da terra), sono collocate numerose statue, rappresentanti i Santi ed i grandi dottori della Chiesa. Sulla guglia della torre troneggia un corvo con un pane nel becco (simbolo dell'ordine Paolino) sormontato dal monogramma della Santissima Vergine Maria; 45

46 sopra il monogramma vi è una croce che durante la notte resta illuminata a simboleggiare la luce che promana questo Luogo Santo. LA BASILICA La chiesa della Santa Croce e della Natività di Maria, adiacente alla Cappella della Madonna, ricevette nel 1906 il titolo e i privilegi di Basilica Minore. Le sue dimensioni sono: 46 metri di lughezza, 21 di larghezza e 29 di altezza. La costruzione della basilica iniziò ai primi del XV secolo. Nel 1690, durante un incendio, crollò la volta gotica e andò bruciato il ricco allestimento dell'interno. L'attuale basilica, ricostruita tra il 1692 e il 1695 e poi di nuovo tra il 1706 e il 1728, presenta tre navate e costituisce un insigne esempio di arte barocca. I dipinti delle volte del presbiterio e della navata principale, raffigurano rispettivamente la storia della Santa Croce ed episodi miracolosi compiuti per la mediazione della Madonna di Jasna Gòra. Uno splendido e antico coro del 1956, con un organo a centocinque voci (circa 8000 canne) e quattro registri,, incastonato in un prezioso armadio del XVIII secolo, sormonta l'entrata della basilica. Lungo la navata destra si trova una cappella interamente costruita in marmo nero, dedicata a San Paolo Primo Eremita. Ad essa fa seguito, procedendo verso il presbiterio, una cappella assai singolare sotto il profilo architettonico, perchè è divisa in due sezioni, l'una sormontata dall'altra, dedicate rispettivamente al Sacro Cuore di Gesù e alle Sante Reliquie. Nella Basilica, di grande impatto emotivo, c è anche l altare di San Massimiliano Kolbe raffigurato con la divisa da deportato dei campi di sterminio. All'interno del vestibolo della basilica si trova la cappella di Sant' Antonio da Padova, il cui allestimento risale alla fine del XVII secolo. Dalla navata sinistra si accede alla cappella della Madonna sul cui altare, fatto costruire nel 1650 dal Cancelliere della Corona di Polonia Giorgio Ossolinski, si trova: 46

47 L'ICONA DELLA MADONNA Il Quadro Miracoloso della Madonna è il tesoro più prezioso di Jasna Gòra. Ciò che rese in breve tempo Jasna Gòra il più famoso santuario della Polonia, che già contava numerosi luoghi di culto mariano, non fu la forza della tradizione che vuole l'evangelista Luca autore del quadro, né la preferenza dei reali che da sempre avevano cara Jasna Gòra; ciò che rese questo luogo famoso è la presenza miracolosa dell'immagine che ha sempre richiamato pellegrini da tutta la Polonia e dal mondo intero, come attestano i numerosissimi ex-voto, perché Essa sensibilizzava la coscienza dei polacchi, ricordando loro che erano figli di un'unica patria e infondendo nei loro cuori la speranza della libertà. L'Immagine della Madonna divenne così segno e pegno di una Polonia libera. Essa è dipinta su una tavola di legno delle seguenti dimensioni: 122 x 282 x 23,5 cm ed è collocata su un altare barocco d'ebano e argento, ex-voto del Gran Cancelliere Giorgio Ossolinski nel Il pannello d'argento che protegge l'icona è del L'icona raffigura il busto della Vergine con Gesù in braccio. Il volto di Maria è dominante nel quadro, con l'effetto che chi lo guarda si trova immerso nel suo sguardo: voi guardate Maria e lei vi guarda. Anche il viso del Bambino è rivolto al pellegrino, ma non il suo sguardo, che risulta in qualche modo fisso altrove. I due volti hanno un'espressione seria, pensierosa, che dà anche il tono emotivo a tutto il quadro. La guancia destra della Madonna è segnata da due sfregi paralleli e da un terzo che li attraversa; il suo collo presenta altre sei scalfitture, due delle quali visibili, quattro appena percettibili. Gesù, vestito di una tunica scarlatta, riposa sul braccio sinistro della Madre. La mano sinistra tiene il libro, la destra è sollevata in gesto di magisterialità, sovranità, benedizione. La mano destra della Madonna sembra indicare il Bambino. La veste e il mantello della Madonna sono ornati con gigli, 47

48 simbolo della famiglia reale di Ungheria. Sulla fronte di Maria è raffigurata una stella a sei punte. Elemento di risalto sono le aureole attorno ai volti della Madonna e di Gesù, in quanto la loro luminosità contrasta con le tinte dei loro visi. La storia del quadro di Jasna Gòra viene tramandata secondo due versioni: una tradizionale, avvolta nella leggenda, ed una storica, ricostruita dai critici d'arte interessati alla genealogia di questa straordinaria Immagine. Secondo la versione della tradizione, il quadro fu dipinto dall'evangelista Luca sul tavolo della casa della Sacra Famiglia. San Luca avrebbe dipinto due immagini di Maria, una delle quali pervenne in Italia, e fu conservata a Bologna, ove ancora oggi viene venerata; l'altra, quella di Jasna Gora, venne traslata da Gerusalemme a Costantinopoli dall'imperatore Costantino e deposta in una chiesa. Sei secoli più tardi, il principe russo Lev, ottenne dall'imperatore il quadro come riconoscimento dei suoi meriti militari. Durante le guerre in Ruttenia il principe Vladislao di Opole trovò il quadro, nel castello di Belz, dove veniva venerato come miracoloso. A seguito della grazia della vittoria riportata sui Tartari, portò con sé quel quadro a Czestochowa, affidandolo alla custodia dei Monaci Paolini. Queste notizie ci sono pervenute tramite un manoscritto, il più antico, intitolato "Translatio tabulae", di cui una copia dell'anno 1474 viene conservata nell'archivio di Jasna Gòra. Secondo i critici d'arte il quadro di Jasna Gòra sarebbe stato in origine un'icona bizantina databile tra il VI e il IX secolo. Dopo i danneggiamenti il quadro venne restaurato a Cracovia presso la corte del re Vladislao Jagiello. I restauratori tentarono ripetutamente di stendere i colori sulla tavola, ma questi svanivano. Oggi si sa che la difficoltà dei medievali di restaurare un'icona antica proveniva dall'applicazione di colori a tempera su un'immagine encaustica. Poiché l'operazione di restauro falliva, i restauratori raschiarono totalmente l'immagine antica, dipingendone una nuova sopra la tavola miracolosa. Sui segni dell'oltraggio del volto della Madonna, essi passarono lo stilo per conservare memoria della barbarie. 48

49 LE VESTI La tradizione di vestire il quadro della Madonna risale al tempo del suo arrivo a Jasna Gòra. Originariamente i preziosi venivano inchiodati direttamente sul quadro. Dopo il restauro del 1430, lo sfondo del quadro fu ricoperto di lamine di oro e argento con preziose corone incastonate. L'attuale uso di rivestire l'immagine della Madonna e del Bambino risale alla seconda metà del XVII secolo. Attualmente esistono sette vesti, ciascuna delle quali ha un nome che la distingue dalle altre: le più preziose sono quella di diamanti e quella di rubini che vantano anch'esse una raccolta di antichi gioielli dal XV al XIX secolo. Molto raffinate sono anche le due vesti di corallo : una veste particolare è quella preparata in occasione del "Millennio" del Battesimo della Polonia (1966), costellata di rubini e di fedi matrimoniali, per cui è detta "veste della Fedeltà". Due vesti infine, sono state preparate per il giubileto dei 600 anni del santuario. Le vesti, realizzate fissando le gemme ed i preziosi su cuscini rigidi di velluto, costituiscono rari esemplari di raffinata arte orafa. La veste di diamanti La veste di rubini (detta della Fedeltà) La veste di corallo 49

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51 WIELICZKA E' la più antica miniera di salgemma dell'europa; fu sfruttata fin dal La sua origine risale a 20 milioni di anni fa quando le acque del mare evaporarono e la catena dei Carpazi si innalzò e inglobò il sale residuato che si trova quindi in blocchi e in strati tra la pietra. Nel 1978 la miniera è stata dichiarata dall'unesco monumento mondiale della natura e della cultura. E' stata visitata fra gli altri anche da Goethe e da Balzac. E' tuttora sfruttata su nove livelli fino a 327 metri di profondità e con 300 km di gallerie su una superficie di 10 Kmq. Conosciuta per il suo microclima, ospita, a 200 metri di profondità, un sanatorio per coloro che soffrono di asma e di allergie. La nostra visita, che durerà circa due ore, ci permetterà di ammirare diverse cappelle scavate nel sale nei secoli XVII - XIX e un museo dedicato allo sfruttamento della miniera; vedremo molte cose nelle varie gallerie, ma ricordate che sono solo il 3% di tutti gli scavi. Vi chiederete come sia invalsa tra i minatori l'usanza di costruire le cappelle e scolpire nel salgemma le statue. Dovete tener presente che la pericolosità del lavoro nella miniera spingeva i minatori ad una forte religiosità; vi era la tradizione di piantare una croce per ricordare il punto dove un collega era morto sul lavoro e di creare spazi per celebrare i riti sacri. Quando nel 1697 una cappella andò in fiamme venne proibito di arredarle con elementi infiammabili; non potendo quindi più utilizzare il legno nacque l'originale tradizione di scolpire le statue nel salgemma. A realizzare le statue erano gli stessi minatori. Per la visita dovremo fare una discesa con 390 gradini che ci porterà a 135 metri sotto terra (e il ritorno? non preoccupatevi! : useremo l'ascensore).vedremo per prima, al primo livello, la cappella dedicata a Sant'Antonio, un poco rovinata, ma molto bella, dove per molto tempo venne celebrata la Messa prima dell'inizio della giornata di lavoro dei minatori. 51

52 Arriveremo infine in una immensa cappella dedicata alla regina Kinga ( ) alla quale, secondo la leggenda, si deve l'origine della miniera: ella, principessa figlia del re ungherese Bela IV, in occasione delle nozze con il principe polacco Boleslao il Timido, ricevette in dote dal padre una delle miniere di Salgemma di Marmarosz; in uno dei pozzi di quella miniera Kinga gettò il suo anello di fidanzamento profetizzando che l'avrebbe ritrovato a Cracovia. Allorquando, lungo la via per Cracovia, il corteo fece tappa nei pressi della città, Kinga ordinò ai servi di scavare un pozzo; invece di trovare l'acqua si imbatterono in salgemma e nel primo cristallo estratto fu rinvenuto l'anello di fidanzamento della principessa. Da allora Santa Kinga è patrona dei minatori di salgemma. La sala è una vera e propria cattedrale sotterranea scavata in più di trent'anni; le sue dimensioni: 54 m di lunghezza e 12 m di altezza. Ha una acustica eccezionale che permette di organizzare dei concerti. Per darvi un'idea più precisa di quanto vedremo ci è sembrato utile riportare il simpatico racconto di un ragazzo che ha visitato questi luoghi prima di noi. 52

53 Arriviamo davanti all ingresso poco prima delle 18:00 e ci rivolgiamo subito all ufficio informazioni dove una gentile ragazza polacca ci spiega in inglese le modalità di visita della miniera. Si entra solo in compagnia di una guida. I biglietti non hanno un prezzo fisso, questo perché ogni gruppo paga alla biglietteria la guida che gli è stata assegnata, pertanto il prezzo dipende dal numero dei componenti del gruppo. Siccome sembra non ci siano altri italiani, oltre noi, si prospettano due soluzioni: pagare, a dir poco, profumatamente una guida che parli l Italiano oppure pagare il giusto per accodarci ad un gruppo di tedeschi o polacchi e non capire così una sola parola delle spiegazioni della guida. Siamo perduti, ma non per molto ancora: dopo cinque minuti trascorsi a pensare ad una soluzione, finalmente sentiamo parlare la nostra stessa lingua: sono ventuno veronesi. Parliamo con la loro portavoce e dopo essersi consultata con i suoi compagni di viaggio accetta di buon grado la nostra proposta. Evidentemente se aumentano i paganti diminuisce la quota pro capite, così si rifanno i conti: noi aggiungiamo le nostre quote che i veronesi, avendo già pagato, si spartiscono tra di loro. Ora resta solo da aspettare la guida: dopo circa venti minuti si presenta un certo Emilio, la fotocopia esatta del Papa Karol Wojtila, polacco anch egli. Sono le ore 18:30 e inizia il nostro giro turistico; Emilio sembra un tipo simpatico e parla un ottimo italiano: ci dice subito che la miniera raggiunge una profondità massima di trecentoventicinque metri, esistono nove livelli, noi visiteremo i tre più in superficie seguendo un percorso lungo tre chilometri. Dopo pochi metri, le pareti della galleria, abbastanza ampia, non sono più puntellate con tronchi di pino ma il sale di cui sono costituite è evidente; causa una piccolissima percentuale di sabbia, il sale appare alquanto sporco. Emilio ci spiega che mentre le attività di scavo procedevano, si sprigionava, e accade anche ai giorni nostri, gas metano, molto pericoloso per i minatori, così per risolvere il problema è stato creato un circuito di aria forzata lungo le gallerie della miniera. Ogni volta, Emilio, prima di aprire una porta, si accerta che la precedente, o almeno quella ancora prima, sia chiusa, per evitare troppa corrente d aria. Giungiamo nella prima sala, una sorta di stanza con soffitto a volta, tutta in sale: vi è una statua che raffigura Niccolò Kopernicus, l astronomo polacco di Torun, famoso per la sua teoria eliocentrista dell universo: ovviamente è scolpita nel sale. Procediamo seguendo Emilio come un ombra, così da non perdere alcuna delle sue interessanti spiegazioni sulle varie camere nelle quali entriamo. In una vi è una rappresentazione di una leggenda secondo la quale la principessa ungherese Cunegonda, prima di mettersi in viaggio per la Polonia dove doveva sposare il principe Bolesław, gettò il suo anello di fidanzamento in un pozzo della miniera di salgemma di Marmarosz. Avvicinandosi a Cracovia con il suo seguito, ordinò di praticare un foro. Dopo poco nel posto indicato fu rinvenuto il salgemma. Nel primo blocco estratto si trovava l anello di fidanzamento di Cunegonda. Le sculture, evidentemente di sale, raffigurano S. Cunegonda, un cavaliere polacco e tre minatori più un altro che emerge dal terreno tramite una scala con il leggendario blocco di sale. In un altra camera vi è rappresentato un re polacco. C è poi una camera dove vi sono una statua della Madonna e una croce di legno con sopra una scultura in sale che raffigura Gesù crocefisso: Emilio ci dice che la croce ha più di trecento anni. E stupefacente: non ha il benché minimo difetto, tarli, marciscenze: 53

54 niente di tutto ciò. Sembra essere legno appena tagliato, non per niente il sale lo usiamo per conservare i cibi. Come ho già detto prima la piccola percentuale di sabbia presente è sufficiente a sporcare tantissimo il sale, tant è che le sculture sembrano essere di pietra. Così, dato il nostro scetticismo, Emilio avvicina un torcia elettrica ad una statua per mostrarci come la luce penetra in essa, segno evidente che si tratta di sale e non di pietra. Entriamo nella camera degli gnomi, chiamata così non per le sue dimensioni ma per gli gnomi scolpiti nel sale che si trovano all interno. Imbocchiamo poi l ennesima galleria che ci porta in una sala immensa: la volta è sorretta da un impalcatura costruita con tronchi di pino. L opera dei carpentieri è davvero notevole, sembra di stare in una cattedrale gotica. Questa camera è pervasa da un fortissimo odore dolciastro, inebriante: non riusciamo a spiegarci cosa sia. Emilio ci svela subito il trucco: la puntellatura è stata fatta di recente, pertanto quello che sentiamo è il profumo del legno, freschissimo. Man mano che si scende in profondità fa sempre più freddo, la temperatura è di 11 C. Dopo aver percorso un altra galleria, entriamo in una camera dove Emilio con un telecomando aziona un modello: sono due minatori che con la forza delle braccia azionano un ascensore per blocchetti di sale. Emilio ci fa anche vedere un modellino che mostra il funzionamento di un ascensore a cavalli: l ascensore vero e proprio si trova nella stessa camera, alle nostre spalle. I cavalli furono introdotti in miniera solo nel XVII secolo; prima, per secoli, il salgemma veniva estratto utilizzando la sola forza muscolare dei minatori. Dal 2002, non si usano più i cavalli, ma ascensori elettrici; e già, perché qui si continua ancora a scavare: anche adesso mentre noi visitiamo i tre livelli più superficiali, giù al nono livello si lavora duramente. Emilio ci parla di quanto è salutare il sale, e ci dice che giù al sesto livello è allestita una struttura di tipo ospedaliera per curare i malati di asma. Finalmente giungiamo al vero tesoro, dal punto di vista artistico, di questa miniera: è la cappella di S. Cunegonda. E una sala grandissima: in fondo vi è un bellissimo altare, con l ambone per le omelie e altri preziosismi che lo compongono, tutto scolpito nel sale. Sulla parete sinistra, guardando l altare vi è un bassorilievo grandioso: L Ultima Cena, profondo nella parete pochissimi centimetri, da un effetto incredibile: sembra ci sia veramente una stanza intera scavata nel sale. Sulla parete di fronte a questo bassorilievo c è la rappresentazione de La Fuga in Egitto e un presepe. Più in alto, a lato c è una statua della Madonna, che illuminata da dietro sembra essere essa stessa una fonte di luce, per via della trasparenza del sale in cui è stata scolpita. In questa cappella c è anche l attuale papa, ovviamente in sale: quando era giovane ci ha lavorato anche lui in questa miniera, per un paio d anni. Appesi al soffitto ci sono cinque lampadari che non sono di vetro ma, come ci assicura Emilio, di sale: incredibile ma vero. Il pavimento sembra rivestito di mattonelle, invece no: è tutto sale; è stato scolpito in modo tale da creare l effetto di migliaia di piastrelle. La visita volge ormai al termine, l ultima cosa che visitiamo è un salone per turisti: vi sono negozi di souvenir, bar, ristoranti e servizi igienici. A questo punto sorge un dubbio più che legittimo: siamo ormai giunti a centoventicinque metri sotto la superficie, come faremo a risalire? Niente paura, si sale in ascensore, anzi è un montacarichi a tre piani. Veniamo stipati, quasi come sardine, in dieci persone per piano, e poi si sale rapidamente fino in superficie. Si sale a velocità moderata, nel buio più totale e tra le grida di paura di qualcuno: altro che giostra. Giunti tutti all ingresso della miniera, salutiamo i veronesi, augurandogli buon proseguimento: anche loro sono venuti in camper, il loro itinerario, però, è un po diverso dal nostro. 54

55 OSWIECIM "Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque Paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Oswiecim valgono di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell'odio, di cui ha visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né domani né mai". Con queste parole Primo Levi si rivolge a coloro i quali decidono di recarsi in un campo di sterminio nazista. Un posto in cui bisognerebbe andare, almeno una volta nella vita, per vedere con i propri occhi ciò che è stato, per riflettere, per non dimenticare mai. Un viaggio nella memoria dunque, tra luoghi intrisi di dolore e sofferenza, in cui l'aria è satura di morte, dove la crudeltà umana spinta a livelli inimmaginabili ha annientato giovani, vecchi, donne, bambini senza pietà alcuna. E' da noi meglio conosciuto come Auschwitz. Non ne facciamo una descrizione dettagliata, né vi scriviamo i particolari di ciò che lì succedeva; lasciamo il compito alla guida di raccontarci l'immensità della tragedia e ci affidiamo alla sensibilità di ciascuno per le riflessioni su ciò che è potuto accadere. Oswiecim ha il triste primato di essere stato il più grande campo di concentramento, di lavoro e di sterminio nazista. Il campo è stato creato da Himmler nel 1940 negli edifici che erano proprietà dell'esercito polacco. I primi prigionieri furono 728 polacchi, nel giugno Alla fine, quando il campo fu liberato, i prigionieri erano stati 5 milioni; di questi se ne sono salvate poche migliaia. Poiché il numero di prigionieri era in vertiginoso aumento ben presto Auschwitz fu ampliato e poi furono aperti altri campi nei dintorni, dei quali il più famigerato è Auschwitz II - Birkenau, a 3 Km dal primo. Dal 1940 al 42 il campo serviva per i prigionieri criminali comuni o di guerra, ma dal 42 vi vennero deportati sistematicamente, secondo l'ideologia nazista, i "bastardi del genere umano" (così definivano ebrei, zingari, omosessuali, prostitute ). I primi ebrei giunti qui venivano dalla Francia e dalla Slovacchia ed erano convinti di essere in viaggio verso nuovi territori dell'est d'europa: poiché venivano loro vendute 55

56 dei piccoli appezzamenti di terreno inesistenti e veniva proposto loro un lavoro fittizio queste persone portavano con sé i propri oggetti di valore che una volta arrivati al campo venivano sequestrati. Oggi Auschwitz è stato trasformato in museo dedicato alla memoria delle vittime lì uccise ed è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità protetto dall'unesco. Vedremo, tra le altre cose, il cancello di ingresso dove si trovava (e si trova tuttora) la cinica scritta "Arbeit macht frei" (Il lavoro rende liberi). I prigionieri che lasciavano il campo per recarsi al lavoro passavano sotto la scritta con accompagnamento musicale. Qui i tedeschi testarono sui deportati il terribile gas pesticida Zyklon B. Nel campo recintato da filo spinato ad alta tensione e torrette di controllo, ai lati dei due viali centrali, sono disposti 28 blocchi, alcuni dei quali raccontano (Blocco 4, 5, 6, 7) attraverso oggetti, effetti personali, documenti, fotografie, quanto accadeva nel lager. I più inquietanti sono sicuramente il Blocco 10 dove venivano condotti esperimenti medici sui deportati, soprattutto donne, per renderle sterili ed il Blocco 11, la prigione del campo, anche chiamato il Blocco della morte da cui era pressoché impossibile uscirne vivi. Il muro che circonda il cortile della prigione (Muro della morte) era usato per le fucilazioni, circa prigionieri vi furono condotti e giustiziati. Il 27 gennaio 1945 il campo venne liberato dalle truppe sovietiche. Auschwitz-Birkenau fu costruito nel 1941 utilizzando prigionieri civili e di guerra. La vista della Porta della Morte dove entravano i convogli carichi di deportati fa rabbrividire. Il campo si trova in una distesa desolata, conteneva più di 300 baraccamenti (ne restano circa una sessantina) ed arrivò a contare internati utilizzati per il lavoro forzato. Il campo era diviso in settori suddivisi a loro volta in parti, circondati da filo di ferro spinato. In questo modo si tenevano divisi le donne dagli uomini, le famiglie dai singoli, gli ebrei dagli zingari. 56

57 Al suo interno si trovano i forni crematori (o meglio quel che ne rimane dopo che le SS li fecero saltare all'arrivo degli Alleati) e le camere a gas. La posizione, la dimensione e la struttura inducono a pensare che esso fu concepito per portare a compimento il folle progetto nazionalsocialista. Qui morirono circa un milione di persone, soprattutto ebrei e zingari. Difficile non lasciarsi sopraffare dalle emozioni alla vista di tanto orrore. Provare ad immaginare come sia stato "vivere" in questi luoghi commuove, rattrista, impietrisce. Quell'inaudita malvagità di uomini verso altri uomini fa arrabbiare e indignare allo stesso tempo. Ci si chiede il come, il perché di una simile tragedia ma è umanamente impossibile trovare una risposta. Il fatto poi che crimini del genere si ripetano rende ancora più difficile la ricerca. Bisognerebbe imparare dal passato, eppure. 57

58 VIENNA Vienna è la capitale dell Austria, una delle più prestigiose capitali europee. Si sviluppa nella parte orientale della nazione al confine sia con la Slovacchia che con l Ungheria. Sorge sulla riva destra del Danubio, parte in zona pianeggiante e parte risalendo le pendici del Wienerwald (bosco viennese), la dolce collina da cui si può vedere il bacino danubiano e le montagne circostanti, a 171 m. s.l.m. La città è attraversata nella sua parte orientale dal Danubio, mentre un piccolo canale artificiale (il Donaukanal) lambisce il centro storico a est. Vienna include un'isola del Danubio creata artificialmente per proteggerla da eventuali inondazioni. L'isola, sistemata a parco, viene utilizzata dagli abitanti per praticare dello sport o per rilassarsi sotto il sole, inoltre una volta all'anno (verso la fine di giugno) vi si festeggia per 3 giorni consecutivi la Donauinselfest (festa dell'isola del Danubio). Il nucleo più antico, che si estende sulla riva destra del Donaukanal, è delimitato dal Ring, grande anello di ampi viali realizzato nel XIX secolo al posto delle antiche fortificazioni. Al suo interno sorge la vecchia Vienna asburgica con tutto il fascino dei suoi fastosi palazzi, le belle chiese e la splendida cattedrale di S. Stefano, circondata da una vivace zona pedonale con strade fiancheggiate da eleganti negozi, da locali di ritrovo e svago e dai tipici caffè con i tavolini all aperto, dove ci si può gustare una fetta di Sachertorte, il tipico dolce viennese. Oltre il Ring si sviluppano i quartieri iniziati intorno al Settecento, caratterizzati da palazzi barocchi, sontuose residenze principesche, sedi di pubblici uffici, Musei e grandi parchi. Anche se il primo insediamento nel luogo dove attualmente sorge la città risale al terzo millennio a.c., le notizie più approfondite di Vienna riguardano il periodo dell Impero romano e parlano di un municipio creato con il nome di Vindobona. Si trattava di un avamposto per la difesa dalle invasioni barbariche dal centro Europa. Fu qui che morì Marco Aurelio nel 180 d.c. 58

59 Nel decimo secolo Vienna fu guidata dalla dinastia dei Babenberg e cominciò una fase di crescente sviluppo; la successiva annessione del paese ai domini asburgici portò la città ad un periodo di grande prosperità. Divenuta sede principale del Sacro Romano Impero nel 1438, Vienna nei secoli respinse per due volte l assedio turco (1529, 1683) e per due volte fu occupata dalle truppe napoleoniche (1805, 1809); il 1700 è comunque il "secolo d oro" della città che cresce economicamente e demograficamente. Dopo la prima guerra mondiale e lo sfascio dell Impero, ha termine il lungo dominio degli Asburgo, iniziato nel Quando l impero cade, Vienna è troppo grande per essere semplicemente la Capitale di una piccola nazione, cosicché diviene anche Stato federato (Bundesland); questo influenza molto la città, sia dal punto di vista ideologico che politico; nel 1938 subisce l invasione delle truppe tedesche e Vienna diventa provincia del Terzo Reich. Le tragiche vicende della Seconda Guerra Mondiale portano in città distruzione povertà e diminuzione demografica finchè l esercito russo, nel 1945, libera Vienna dall invasore tedesco. Vienna iniziò a riprendersi dalla catastrofe solamente nella seconda metà degli anni 50, ritrovando la sua unità e indipendenza, con l uscita degli alleati dal territorio austriaco. Da quando la nazione scelse la neutralità come posizione politica nei confronti degli altri stati europei, Vienna, divenne dopo New York e Ginevra, la terza sede diplomatica dell Onu. Vienna è la "porta" che dall Occidente conduce in Oriente, l ingresso privilegiato dell est europeo al cuore del Vecchio Continente. Splendida capitale austriaca dal glorioso passato imperiale. Se la posizione strategica è stata la causa delle tentate invasioni dell esercito ottomano, la collocazione di assoluto rilievo in imperi di grande estensione ha lasciato in eredità alla città uno spirito cosmopolita ed una suggestiva struttura monumentale. Voluta così da sovrani "illuminati" che chiamarono a corte architetti geniali per farne una sontuosa capitale, Vienna è diventata nei secoli cornice speciale delle creazioni degli artisti più affermati; basta pensare alle insolite foglie d oro della cupola della "Secessione", alle volute imperfezioni delle case di Hundertwasser oppure 59

60 all edilizia sperimentale del Karl Marx Hof per ritenere giustificata una definizione del genere. Dura ormai da qualche secolo e non sembra sbiadirsi con il tempo invece la fama di "città in musica" o di "capitale a passo di valzer", appellativi che accompagnano da sempre la descrizione di Vienna: sembra il minimo per una capitale che ha dato i natali a compositori del calibro di Strauss e Schubert, ha ospitato artisti di rilievo assoluto, quali Beethoven e Mozart e da anni saluta l'arrivo dell'anno nuovo con uno spettacolare concerto trasmesso in tutto il mondo. Il centro storico della città è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'unesco. IL RING ED I SUOI MONUMENTI L'azione urbanistica più nota della Vienna del XIX secolo è la realizzazione del Ring ( ), opera nella quale si esprimono gli elementi fondamentali del "modello viennese", che ha ispirato i piani di numerose città europee nella seconda metà dell'800. Fino al 1857 la città di Vienna era racchiusa e difesa da due cinte murarie: quella interna, più antica, che difendeva la città storica di impianto medievale, e quella più recente (Linienwall) che difendeva i quartieri periferici costruiti dal '600 in poi. Una larga fascia di territorio (il Glacis), estesa per m. all'esterno della prima cinta, era stata lasciata libera da edificazione per esigenze militari. Il Glacis si era inizialmente configurato come elemento di separazione tra la città antica (Altstadt), con tessuto edilizio compatto e sistema viario tipicamente medievale ed i quartieri più recenti, meno densi ed abitati anche da famiglie borghesi e dell'aristocrazia. Già nei primi decenni del secolo XIX la sistemazione con alberature, viali per il passeggio, caffé e chioschi aveva iniziato a mutare il significato e gli usi di questo spazio; negli anni '20 gli ampliamenti dell'area del Palazzo di corte e, più tardi, la realizzazione della Votivkirche (destinata a celebrare l'incolumità dell'imperatore sfuggito ad un attentato) avevano contribuito a rafforzare il ruolo del Glacis nel rapporto tra le due parti della città. 60

61 Nel dicembre 1857 un editto imperiale stabilisce la demolizione della prima cinta muraria e una nuova utilizzazione del Glacis e nel gennaio successivo viene bandito un concorso per la progettazione urbanistica dell'area così liberata ( circa 600 ha ). Il bando del concorso prevedeva: una grande area per esercitazioni militari, la localizzazione di due quartieri militari a nord-ovest e a sud-est della Altstadt, la sistemazione a parco dello spazio antistante il Palazzo Reale, edifici pubblici, musei, un teatro dell'opera nella zona sud del Ring, una migliore integrazione nel contesto della Karlskirche e della Votivkirche. Parteciparono 80 concorrenti e vennero premiati tre progetti. L'Amministrazione tuttavia non fece proprio nessuno dei progetti premiati, ma affidò all'architetto Lohr e ad una commissione composta dai primi tre classificati e da funzionari ministeriali, il compito di elaborare una proposta definitiva, che venne approvata nel Nei contenuti del bando, nella decisione di destinare i 4/5 dei terreni del Glacis ai monumenti, agli spazi e agli edifici pubblici, alle strade, ai parchi, e di riservare solo 1/5 agli edifici privati (i cui contributi sarebbero serviti a finanziare parte dell'operazione pubblica), nei risultati della commissione e nella risolutezza con cui si iniziano i lavori, si esprime una chiara determinazione a fare di Vienna una grande e solenne "capitale imperiale". Il progetto approvato ha come elemento centrale un amplissimo viale alberato anulare sede di linee di trasporto pubblico, lungo il quale si collocano spazi ed edifici monumentali con forme e stili diversi, isolati o raggruppati in sequenze o da esplicite simmetrie, tra loro collegati da spazi aperti le cui alberature e sistemazioni a terra sono accuratamente disegnate e costituiscono, per così dire, il tessuto connettivo di un sistema la cui unitarietà e significatività alla scala urbana è indiscutibile, tale da configurare un vero e proprio "modello" di progetto urbano. La realizzazione del progetto definitivo, richiese circa un trentennio. Nel corso di questo periodo si verificarono cambiamenti, aggiustamenti, integrazioni che non hanno tuttavia contraddetto l'unitarietà del risultato finale. Tra queste il più significativo è l'uso dell'area inizialmente destinata alle esercitazioni militari per localizzare le nuove sedi del Consiglio Municipale (Rathaus) dell'università e del Parlamento. Decisione storica, che prendeva atto della progressiva riduzione del potere del ceto militare a vantaggio della borghesia. 61

62 Anche l uso di stili diversi, ciascuno legato alla funzione dell'edificio, è un segno evidente dell'ascesa della nuova classe e dei suoi valori: così il Rathaus, sede del governo municipale è in stile neogotico a evocare le lontane origini medievali del libero comune, l'università, emblema della cultura liberale in stile neorinascimentale; il Reichsrat, sede dei due rami del Parlamento nazionale, in stile neoclassico. Il Ring di Vienna rappresenta uno dei casi più riusciti di "riuso" di spazi resi liberi dal mutamento di funzioni urbane (superamento delle esigenze di difesa militare). Il Ring di Vienna rappresenta anche un caso esemplare del modo in cui lo spazio aperto urbano diviene elemento strutturante e principio organizzatore dei luoghi centrali della città. Il percorso per scoprire i luoghi e i palazzi più significativi del Ring inizia dalla Votivkirche e si conclude, proseguendo in senso antiorario, al Museo d Arte Applicata in prossimità del Donau Kanal. Votivkirche La chiesa dedicata al Divino Redentore è nata come ringraziamento per un attentato fallito all imperatore Francesco Giuseppe. La costruzione fu finanziata da suo fratello, l arciduca Ferdinando Massimiliano. È spostata un po indietro rispetto agli altri edifici che si affacciano sulla Ringstrasse, ma è in compenso visibile anche da una grande distanza. La severa facciata è delimitata da due alte e slanciate torri ottagonali con guglie. Si presenta come basilica con tre corte navate e transetto. Nonostante le notevoli dimensioni (99 m di altezza) ed alcuni ritardi verificatisi mentre la chiesa veniva edificata, la relativa rapidità della costruzione si riflette nell'omogeneità stilistica, principale caratteristica di questa chiesa, a distinguerla da quelle gotiche (costruite nel giro di secoli e quindi oggetto di ripensamenti). Venne inaugurata in occasione delle nozze d'argento di Sissi e Francesco Giuseppe. 62

63 All interno si trovano importanti opere d arte quali una tomba rinascimentale del 1500, un altare intagliato del 1400 con scene della Passione e la copia della Madonna di Guadalupe a ricordo del finanziatore della chiesa, divenuto in seguito imperatore del Messico. Università ispirare è quello neoclassico. Il monumentale edificio che ospita dal 1884 l Università è stato eretto ispirandosi alle linee dello stile rinascimentale italiano. Nel cortile interno si trovano i busti dei più famosi docenti, tra i quali Sigmund Freud. Il palazzo è stato realizzato dallo stesso architetto della Votivkirche, ma stavolta lo stile da cui egli si è lasciato Rathaus Il possente edificio del Municipio con porticato, inaugurato nel 1883, è stato costruito in stile neogotico ed ha una torre centrale alta 98 metri (non poteva essere più alto perché non doveva superare l altezza della Chiesa Votiva, simbolo del potere ecclesiastico), abbellita da un orologio carillon e sovrastata dalla statua del Rathausmann di 3,4 metri (è l Uomo del Municipio che funge da portabandiera) un cavaliere in rame che pesa 1800 Kg. Il Municipio si trova nel mezzo di un ampio giardino; è situato tra il palazzo dell Università e quello del Parlamento ed è la sede del Parlamento della città nonché centro amministrativo del Comune. All interno sono degne di nota le Sale del Popolo, delle Feste e degli Stemmi. In estate si tengono numerosi concerti all aperto. Nel periodo dell Avvento si svolge nel giardino antistante il Mercatino natalizio (Christkindlmarkt) con bancarelle piene di addobbi, ghiottonerie, giocattoli e viene servito il caratteristico vino speziato. Nel salone dei ricevimenti si tengono concerti di cori natalizi provenienti dalla varie nazioni. 63

64 Burgtheater Fu progettato dal Semper, famoso architetto di teatri tedesco, e costruito in stile neorinascimentale. Inaugurato nel 1888, sostituì il vecchio teatro di corte ( ), demolito per rimaneggiamenti dell ala Michaeler della Hofburg. Degno di nota l importante scalone d ingresso, riccamente decorato da statue, stucchi ed affreschi di gusto barocco, alcuni realizzati dallo stesso Klimt. E uno dei più importanti teatri di prosa dei paesi di lingua tedesca e ha dato nel passato grande celebrità a molti attori, tra i quali Josef Kainz, il prediletto del re delle favole Ludwig II di Baviera che lo ospitò nel castello di Linderhof. È costituito da un corpo centrale convesso e di due corpi laterali in cui si trovano gli scaloni d onore. A fianco del teatro si estende il Volksgarten (Giardino del popolo) che ospita lo scenografico monumento all imperatrice Sissi sempre adorno di fiori, il tempietto dedicato a Teseo e il monumento a Franz Grillparzer, il più famoso drammaturgo austriaco. Sempre accanto al Burgtheater, al numero 20 della Lövelstrasse, ha sede in un palazzo rinascimentale il Moya (Museum of Young Art). Questo spazio museale è dedicato esclusivamente alle opere di giovani talenti e fornisce una panoramica sulle ricerche e sperimentazioni artistiche più recenti. Parlamento Il palazzo del Parlamento, che ha ospitato sino al 1918 le rappresentanze imperiali e nazionali, è diventato, dopo la caduta dell Impero, la sede delle due Camere del Parlamento. Era stato costruito verso la fine dell Ottocento in stile neoclassico greco in onore appunto dell antica Grecia, considerata la culla della democrazia. La facciata consta di un padiglione centrale a forma di tempio greco. A destra e sinistra due maestose rampe conducono all ingresso principale utilizzato solo in occasioni straordinarie. Se sulle aste sono issate le bandiere significa che è in corso una seduta parlamentare. I pronai da tempio greco di ordine corinzio spiccano davanti alla facciata e fungono così da avancorpi, dando un aspetto pomposo al palazzo. 64

65 Alcune quadrighe svettano sul palazzo. Presso le rampe che portano all'edificio campeggia la statua di Pallade Atena simbolo della saggezza. Con il suo stile neogreco, il Parlamento completa l'insieme di neostili sempre diversi che caratterizza la zona della Ringstrasse, ricca di riferimenti alle architetture delle più svariate epoche storiche. I gruppi bronzei rappresentano dei domatori di cavalli come a dire ai parlamentari di domare i propri istinti prima di entrare nell edificio. Per la costruzione furono usati di proposito materiali che provenivano da ogni parte dell impero: italiani sono i marmi dei pannelli delle pareti, di marmo carsico della Croazia i pavimenti, i soffitti di vetro di Boemia. Maria Theresien Platz La piazza - giardino, dedicata alla imperatrice Maria Teresa che domina dall alto del suo imponente monumento circondata dalle statue dei suoi consiglieri e generali a cavallo che sembra vogliano proteggerla. È delimitata da due palazzi gemelli che ospitano ciascuno un importante museo: quello di Storia Naturale e quello di Storia dell Arte (all ingresso la statua del Canova). L imperatrice è più grande del naturale, è seduta sul suo trono e alza la mano destra verso l esterno allude alla sua bontà. Le costruzioni classicheggianti con cupola centrale furono realizzate verso la fine dell Ottocento. Fa da sfondo alla piazza il MuseumsQuartier Wien, costruito ad inizio 700 per ospitare le scuderie imperiali, diventato in seguito Palazzo delle Fiere ed oggi sede di importanti istituzioni museali e culturali. MuseumsQuartier Il MQW è un quartiere-museo situato al centro della città e fa da sfondo alla Maria Theresien Platz; è uno dei 10 complessi culturali più grandi del mondo. Dal punto di vista architettonico rappresenta un affascinante mix tra antico e moderno, una simbiosi tra lo stile barocco delle antiche scuderie restaurate e linee d'avanguardia della nuova costruzione. 65

66 Teatro dell Opera Vedi descrizione dedicata in foglio specifico. Proprio dietro il teatro, nella Philarmoniker Str. 4, si trova il prestigioso Hotel Sacher, fatto costruire dalla famiglia Sacher nel 1876 e con annesso ristorante e caffè. Divenne famoso anche grazie allo scrittore austriaco Arthur Schnitzler che lo immortalò nel suo romanzo "Abschiedssouper" ( Cena d addio ). Nel piccolo negozio all angolo con la Kärntner Str. si può acquistare la rinomata ed originale torta Sacher. Noi vogliamo però ricordarvi che di fronte, nell Imperial hotel si può trovare un altra torta ottima, la Imperial torte Stadtpark Seguendo il Ring per raggiungere il parco cittadino, si incontra sulla destra la Beethovenplatz con il monumento dedicato al grande compositore, circondato da nove putti che rappresentano le sue nove Sinfonie. In questa piazza si affaccia il palazzo del Collegio dei Gesuiti dove studiarono molte personalità tra le quali il compositore Schubert e lo scrittore Schnitzler. Subito dopo inizia lo Stadtpark, voluto dall imperatore Francesco Giuseppe e tagliato in due dal torrente Wien che dà il nome alla città. Nel padiglione Kursalon e nello spiazzo antistante riecheggiano le note dei valzer viennesi ed è possibile, nella bella stagione, ballare in questa romantica cornice. Sparsi nel parco sorgono numerosi monumenti dedicati a pittori e compositori tra i quali spicca quello dedicato al re del valzer, Johann Strauss jr. La statua dorata del compositore risplende sotto un arco di marmo bianco da cui emergono figure e decori Jugendstil. Qui vicino, nella Prater Str. 54, Strauss compose il famoso valzer Sul bel Danubio blu. Oggi questa casa è un museo a lui dedicato. Museo di Arte Applicata Il Museum für Angewandte Kunst è ospitato in un palazzo neorinascimentale costruito nella seconda metà dell Ottocento come quasi tutti i palazzi del Ring. Nelle sue sale sono ospitati mobili, 66

67 tappeti, arazzi, porcellane, oggetti preziosi e oggetti di uso quotidiano che hanno decorato case e palazzi dal gotico allo Jugendstil. Di grande rilievo la collezione di tappeti antichi che è tra le più importanti del mondo. Degni di nota gli oggetti in porcellana di Meissen, gli oggetti del periodo Biedermeier e un portale cinquecentesco proveniente dalla chiesa di S. Maria Novella di Firenze. HOFBURG È stata per secoli la residenza imperiale e il centro del potere della casa reale degli Asburgo. Si tratta del famoso agglomerato edilizio nel centro di Vienna che ha dato il nome a tutto il quartiere in cui si trova. Nel vastissimo complesso dei suoi palazzi sono state, nel tempo, accumulate ricchezze di inestimabile valore. L Hofburg è formato da una serie di edifici, piazze, cortili e giardini ed è frutto di lavori e rimaneggiamenti che vanno dalla fine del 200 all inizio del 900, periodo in cui venne completata la Neue Burg (ala nuova). Gli edifici dell Hofburg sembrano disposti senza ordine e non c'è uno stile unitario delle varie parti. Infatti, non c'è mai stato un piano preciso dell'insieme, i numerosi rimaneggiamenti seguono gli stili che hanno caratterizzato le diverse epoche e i gusti dei vari imperatori. Dominano, tuttavia, lo stile barocco e il neoclassico. Pianta dei palazzi dell'hofburg: I palazzi Fasi della costruzione 1) Schweizertrakt a) Augustinerkirche b) Augustinerkloster ) Stallburg 4) Amalienburg 5) Leopoldinischer Trakt 6) Redoutensaaltrakt 7) Winterreitschule Fuori dall'hofburg: 8) Hofbibliothek 9) Augustinertrakt A) Heldenplatz 10) Palais Erzherzog Albrecht B) Ballhausplatz C) Michaelerplatz 11) Reichskanzleitrakt D) Josefsplatz 12) Festsaaltrakt E) Albertinaplatz 13) Michaelertrakt F) Burggarten 14) Neue Burg 15) Corps de Logis 16) Palmenhaus 67

68 Visitarlo tutto non è un compito da poco, dato che il complesso consta di 18 edifici, 2600 stanze, 54 scale e 19 cortili, il tutto su una superficie di m²; ogni sua sala e stanza rappresenta un pezzo della storia delle famiglie imperiali e, tramite esse, la storia della città, anzi del Paese. Gli ampliamenti si sono susseguiti fino a pochi mesi prima dello scoppio della prima guerra mondiale (1914). Fanno parte della Hofburg anche la grande piazza Heldenplatz e i due parchi Burggarten e Volksgarten che si devono a Napoleone che, nel 1809, fece demolire alcune aree del complesso per far spazio al verde. In principio il complesso fu costruito come fortezza, ma durante i secoli veniva allargato in continuazione fino a diventare un enorme castello e l'espressione del potere, al quale ogni sovrano fece alzare ulteriori ali. L'Hofburg così man mano divenne "città nella città"; oggi vi lavorano 5000 impiegati. L'aspetto odierno del palazzo è il risultato quindi di circa 800 anni di lavoro. È stato il centro del potere austriaco per più di sei secoli, insieme al più periferico ma meno antico Castello di Schönbrunn. Come già detto il complesso di edifici è stato costruito nei secoli senza un progetto di base. Ogni imperatore che abitò il complesso aggiunse un edificio in più alla struttura, fino a Francesco Giuseppe che fu l'ultimo sovrano ad abitarvi. Il nucleo più antico è il Schweizerhof, fortezza costruita intorno al 1275, seguita poi da un più ampio sviluppo nel Cinquecento che comprende: l'alte Burg che nel Settecento prese il nome di Schweizertrakt (Ala svizzera) dalla guardia svizzera che vi prestava servizio.,il nucleo della fortificazione medioevale si conserva tuttora, soltanto i quattro torrioni d angolo, la maggior parte del fossato e il ponte levatoio furono sostituiti nel corso del tempo. Alla metà del Cinquecento fu rinnovata la facciata in stile rinascimentale. il Schweizertor, (Portale degli svizzeri), uno dei pochi monumenti rinascimentali di Vienna. Quest ala ospita le collezioni del Tesoro sacro e profano, nelle quali si conservano le insegne del Sacro Romano Impero e dell impero d Austria. la Stallburg (vedi più avanti). 68

69 l'amalienburg costruita nel Cinquecento come edificio a sé stante di fronte allo Schweizertrakt. Deve il suo nome all imperatrice Guglielmina Amalia, che la scelse come residenza vedovile dopo la morte del marito, l imperatore Giuseppe I. L ultima a risiedere in questa parte della Hofburg fu l imperatrice Elisabetta, i cui appartamenti sono oggi aperti al pubblico. Tra il Seicento e il Settecento sono edificati poi: il Leopoldinischertrakt (Ala Leopoldina) nello stile del primo barocco, che a Leopoldo deve il suo nome, per collegare lo Schweizertrakt all Amalienburg. Il Leopoldinischer Trakt fu costruito nel e nel Settecento fu la residenza di Maria Teresa. Dalla morte dell imperatrice sino alla fine della monarchia le sue stanze furono adoperate come sfarzose sale di rappresentanza; dal 1946 ospitano gli uffici del Presidente federale austriaco, il Reichskanzleitrakt (Ala della Cancelleria Imperiale), il Maneggio coperto. Più recenti, costruiti cioè alla fine dell'ottocento, sono la Neue Burg, il Michaelertrakt e il Michaelertor. Dall'Hofburg, e precisamente dalla più interna Neue Burg, Adolf Hitler proclamò l'anschluss (annessione dell Austria alla Germania - Terzo Reich) nel La facciata principale dell'hofburg dà sul Josefsplatz, considerata la piazza più bella di Vienna, dove si erge la statua equestre di Giuseppe II, figlio di Maria Teresa, l imperatore che ha reso Vienna città di cultura e l Austria grande potenza europea. L'edificio che vi si affaccia ospita la Biblioteca Nazionale, nel Prunksaal o Sala d'onore, che ospita anche la collezione dei mappamondi storici. Guardando il complesso dallo Josefsplatz, la parte sinistra è costituita: dalla Augustinerkirche, in stile gotico dove sono conservate, nella cripta, le urne con i cuori degli Asburgo e dove si può ammirare il monumento funebre a Maria Cristina di Antonio Canova; la chiesa fu eretta dal 1330 al 1339 su commissione degli Agostiniani, è a navata unica e nel 1634 fu insignita del titolo di chiesa della corte imperiale. Da vedere l immagine 69

70 miracolosa, l altare maggiore, la cappella di Loreto, la cappella di S. Giorgio con il monumento funebre di Leopoldo II). Qui si sono celebrati molti matrimoni famosi come quello nel 1810 tra l arciduchessa Maria Luisa e Napoleone I (che però non era presente per i troppi impegni!), quello tra Francesco Giuseppe ed Elisabetta di Baviera (Sissi) nel 1854 ed infine quello del loro figlio Rodolfo con Stefania del Belgio nel 1881 (Rodolfo è quello che poi si suicidò assieme all amante a Mayerling). dall'albertina, che ospita la più vasta collezione al mondo di stampe, acquerelli, disegni e fotografie tra cui opere di Albrecht Dürer, Michelangelo e Picasso. Chiude il complesso la rampa dell arciduca Albrecht, vincitore della battaglia di Custoza (1866), con la sua statua equestre e la fontana del Danubio, dono di Francesco Giuseppe alla città. La parte destra è costituita : dalla Stallburg, la scuderia di corte, famosa per l antica Scuola di equitazione spagnola e i suoi bianchi cavalli lipizzani che ogni giorno (tranne il lunedì) vengono addestrati al mattino nel Maneggio d inverno, dirimpetto, o si esibiscono in spettacoli. A luglio ed agosto i cavalli non si esibiscono perché lasciano le stalle e vengono trasferiti in luoghi più freschi. Ora è parte del Museo Lipizzano; dal Maneggio d'inverno, dove i sovrani addestravano cavalli di origine spagnola e dove tenevano gli esercizi equestri. Il vasto parco del complesso, che si estende dietro i palazzi che compongono la facciata e dietro le viscere della struttura costituite dal nucleo dello Schweizerhof, fu realizzato dopo che Napoleone Bonaparte durante l'occupazione di Vienna fece abbattere le mura della città. Il parco è arricchito dalle statue di Francesco I e di Mozart, e da un complesso di serre realizzato nei primi del Novecento in jugendstil. Il cortile interno è invece occupato dal Heldenplatz (piazza degli eroi) su cui si affaccia l'ala della Neue Burg: al centro dei due cerchi che formano la piazza sono poste le statue del principe Eugenio di Savoia e dell'arciduca Carlo. Negli edifici più interni dell'hofburg si possono visitare gli appartamenti di Stato e la collezione di tesori imperiali (una delle collezioni più ricche e suggestive al mondo). 70

71 IL GRABEN Il Graben oggi è una elegante piazza pedonale, allungata, che unisce Stephansplatz a Kohlmarkt, al centro della zona più esclusiva di Vienna con caffè sofisticati e negozi alla moda. Un tempo era un fossato (graben) che proteggeva la fortificazione romana di Vindobona, il piccolo agglomerato a pianta quadrata confinante con il Danubio a nord e con il fiume Ottakring a nord-ovest e delimitato dal Graben a sud e da un altro fossato sul sito della Cattedrale di S.Stefano. Quando Vienna nel Medioevo si ingrandì oltre i fossati romani, questi ultimi vennero colmati e al Graben spettò il nuovo ruolo di piazza del mercato. L opera dell ampliamento fu finanziata con il denaro del riscatto per il rilascio del re inglese Riccardo Cuor di Leone tenuto prigioniero illegalmente vicino a Vienna. Il Graben ospitò nel XVII secolo numerose feste e balli di corte e, in anni più recenti, venne adornato dalle due fontane di Leopoldo e Giuseppe. Nel 700 era ricco di splendidi palazzi barocchi che lo circondavano; di questi oggi sopravvive solo il Palazzo Bartolotti al numero 11. La piazza, sempre ingombra dei tavolini dei caffè, è meta dello shopping più raffinato, ma alcuni negozi, come la gioielleria Braun o la sartoria Knize, opera dell architetto Adolf Loos, meritano un occhiata anche solo per l eleganza degli allestimenti. Questo architetto, rappresentante della Secession e poi del funzionalismo, è autore anche dei servizi igienici pubblici che si trovano sotto la piazza, risalenti al 1905 e recentemente restaurati, con le cabine rivestite di marmo e gli accessori dorati in Jugendstil (stile Liberty). Situata nel cuore di questa piazza appare la Pestsaule, colonna della Trinità, un opera in stile barocco che venne inaugurata nel 1693 per ricordare il termine di una malattia terribile, la peste, che uccise milioni di persone. 71

72 L imperatore aveva fatto un giuramento per il quale se l epidemia fosse cessata egli avrebbe fatto erigere un monumento. Potrete distinguere, proprio dietro la balaustra, la vecchia strega, che simboleggia la peste, spinta all inferno da un angelo. Accanto vi è una giovane donna con una croce in mano, la Fede, che guarda avanti con sguardo pieno di speranza. Tra i palazzi ricordiamo la bellissima Haas Haus, costruita da Hans Hollein, dall alto della quale si ha un'ottima vista della cattedrale mentre si pranza o si prende un caffè in un locale davvero esclusivo. Si tratta di una costruzione in vetro e marmo grigio-azzurro nel quale si riflettono le ogive della cattedrale. La facciata arcuata della Haas-Haus con il bovindo arrotondato e il tetto aggettato fungono ottimamente da collegamento con gli edifici circostanti. Per le sue forme totalmente in contrasto con le architetture che la circondano quando fu inaugurata, nel 1990, suscitò violente polemiche che investirono soprattutto il progettista Hans Hollein. In realtà la struttura, dietro la cui facciata si nascondono un centro commerciale e una delle uscite della stazione della U-bahn (metrò) di Stephansplatz, grazie al rivestimento a specchi produce un singolare e tutt altro che spiacevole effetto mimetico, riflettendo le facciate delle case che la circondano e la mole della cattedrale e della sua guglia. Nelle giornate di sole la facciata della Haas Haus diffonde e moltiplica per tutta la piazza gli scintillii delle tegole di maiolica del duomo. Merita una visita il bel caffè-ristorante dell ultimo piano, da cui si gode una notevole vista sulla piazza e sul fianco destro di S.Stefano (speriamo che la nostra guida ce ne dia il tempo). È interessante anche entrare nel centro commerciale per osservare le decorazioni caratteristiche, a mezza strada tra Hollywood e l antica Roma: tinte acide e luce al neon colorata. Un altra curiosità nel Graben; all angolo con la Kärntner Strasse vi è una casa all angolo della quale è incastrato un ceppo di legno ricoperto di chiodi (Stock im Eisen), risalente al 500: la leggenda vuole che ogni apprendista fabbro giunto a Vienna conficcasse un chiodo in quel tronco. 72

73 IL DUOMO DI SANTO STEFANO (Stephansdom) Il Duomo di Santo Stefano è il simbolo incontrastato di Vienna; esso è un riferimento costante di tutta la città: semplicemente alzando gli occhi lo potrete vedere in qualsiasi punto vi troviate. È l'edificio gotico più importante dell'austria ed uno dei più rappresentativi dell Europa Centrale. E il monumento più visitato d Austria: quasi tre milioni di visitatori l anno. È un luogo di leggende, reali o solamente immaginate, ma è anche un luogo che conserva importanti testimonianze storiche ed artistiche. È stato anche per secoli la chiesa per così dire "ufficiale" della casa reale degli Asburgo: lì furono celebrati i matrimoni di principi ed imperatori, lì furono battezzati i loro figli, lì, nelle sue catacombe, furono conservate le urne, i sarcofagi di nobili viennesi, di duchi e di molti Asburgo. Lì gli imperatori facevano la gara per abbellire e arricchire gli interni e per aggiungere sempre nuovi superlativi: il campanile più alto dell'austria, la campana più grande e più pesante dell'europa, il tetto più elaborato e decorato del mondo cristiano. Nel 1515 vi venne celebrato il doppio matrimonio tra i nipoti di Massimiliano e i figli del re di Ungheria. Nel 1916 vi si tennero i funerali dell'imperatore Francesco Giuseppe. La chiesa è grandissima, anche se a prima vista non dà questa impressione, perchè in realtà sembra stare un po' stretta al centro della "Stefansplatz". Per rendersi conto delle sue dimensioni bisogna fare un giro intorno a piedi. E poi... non si riesce mai a vedere tutta la chiesa e anche una macchina fotografica si arrende davanti alle sue dimensioni. Già ad un primo sguardo dall esterno non vi sfuggirà il sovrapporsi di stili: la facciata di stile romanico risale a 750 a. fa, la parte posteriore invece è gotica. La storia del Duomo Le fondazioni dell'edificio risalgono al 1147, quando sul luogo dell'attuale cattedrale venne realizzata una chiesa di pianta romanica. Una seconda più grande struttura sempre di pianta romanica fu edificata nel XIII secolo, e di essa ci rimangono il Portale dei Giganti e le Torri dei Pagani. Oggi si accede all interno attraverso questo 73

74 portale, ma in passato esso veniva aperto solo per le grandi occasioni, mentre comunemente si utilizzavano le porte laterali. Tra il XIV e il XV la chiesa assunse una conformazione gotica, con la costruzione della navata principale, del coro, degli archi e della torre meridionale. Ulteriori aggiunte vennero effettuate dagli Asburgo, tra cui l'edificazione della torre settentrionale che i viennesi chiamano Steffl (Stefanino); essa fu completata nel La cattedrale fu gravemente danneggiata dai bombardamenti degli Alleati e dall'incendio che ne seguì nel Tre anni più tardi vennero completati i lavori di ricostruzione e restauro della chiesa. La struttura portante del tetto, prima di legno, venne rifatta in acciaio. La struttura esterna Come le moschee che guardano La Mecca anche molte chiese dell'epoca romanica e gotica dovevano avere un orientamento ben preciso: verso il sole che sorge, espressione della convinzione in un vicino giudizio universale. Anche il duomo di Santo Stefano fu costruito in maniera che ogni 26 dicembre (cioè proprio in occasione della festa di Santo Stefano) l'asse che va dall'entrata del duomo all'altare guarda verso l'alba. La facciata dell'ingresso principale è composta dalle Torri dei Pagani, alte 66 m, che sono gemelle, e dalla Porta dei Giganti, chiamata così perché, durante gli scavi del XV secolo, venne ritrovato un osso di proporzioni gigantesche. L 'osso restò appeso per molti anni fuori dalla cattedrale, e il popolo viennese pensava che si trattasse dell'osso di un gigante annegato durante il Diluvio Universale. In realtà era un osso di mammut. Sul portale Cristo in gloria fiancheggiato da due Angeli, Le Torri invece sono chiamate "dei pagani" perché si ergono sul luogo in cui nell'antichità sorgeva un tempio pagano. Il nome delle torri doveva ricordare la vittoria del cristianesimo sul paganesimo. Sul lato sinistro vi è invece la Porta dei Cantori, (Singertor) ingresso un tempo riservato ai fedeli di sesso maschile. Sempre sul lato sinistro sorge la torre nord (Adlertum o torre dell'aquila), alta 68 m., completata nel 1556, che ospita nella cupola la Pummerin, 74

75 la campana più grande dell'austria ed una delle più grandi del mondo. Questa ha un diametro di 3.14 m e pesa 21 tonnellate. La grande e pesante campana fu ottenuta dalla fusione di 100 palle di cannone sparate dai turchi contro le mura viennesi durante l'assedio della città del La campana venne realizzata nel 1711, ma nel 1945 crollò per i bombardamenti ed è stata nuovamente fusa dai pezzi di quella precedente. Venne risistemata nel Una leggenda ritiene però che la torre nord dove la Pummerin è ospitata non fu mai realmente terminata, perché il suo architetto Hans Puchsbaum ruppe un patto col demonio e venne fatto precipitare giù dalla struttura. La Pummerin suona solo in occasioni speciali; ad esempio dà il via al Capodanno viennese. Si accede alla torre dall'interno della chiesa, subito dopo il terzo altare della navata sinistra. Vicino all'ascensore per arrivare alla torre nord si trova la discesa che porta alle catacombe, con la cripta dei vescovi, i sarcofaghi del duca Rodolfo IV, morto di peste a 26 anni, e altri rappresentanti della famiglia d'asburgo. Sul lato destro sorge la Torre Sud, la più alta di tutte le torri della cattedrale: essa è detta dai viennesi Steffl. È un capolavoro architettonico della sua epoca; nonostante la sua notevole altezza, ben 137 metri, le fondamenta sono profonde meno di 4 metri. Inoltre è totalmente indipendente e non collegata al corpo principale del Duomo. La piattaforma panoramica che dà una grandiosa vista della città è raggiungibile dopo aver percorso 343 gradini. Al 73esimo metro c'è la camera del guardiano della torre (un tempo punto di vedetta per avvistare gli incendi, oggi belvedere), da cui parte la scala che sale in cima alla torre. Sulla torre sono alloggiate18 campane che danno ogni giorno voce al Duomo (in realtà ne sono in funzione solo 13). Prima di entrare nel Duomo osservate anche il tetto spiovente maiolicato che corona la magnifica struttura esterna; è rivestito da tegole smaltate che in alcuni punti formano lo stemma dell'aquila bicefala degli Asburgo; il tetto fu magistralmente ristrutturato dopo i danni della Seconda guerra mondiale. Da esso si affacciano i tradizionali doccioni o gargolle. Sul lato nord-occidentale è infine posto il pulpito di San Giovanni da 75

76 Capistrano realizzato nel XVIII secolo. Il santo francescano, la cui statua è posta sopra il pulpito, predicò proprio da quel punto contro l'invasione turca portando alla vittoria dell'esercito cristiano nel 1456 nella battaglia di Belgrado. Ancora alcune curiosità prima di varcare il Portale dei Giganti: le stecche di ferro e la scritta 05. La piazza davanti alla chiesa principale di una città era sempre anche il luogo dove si teneva il mercato cittadino e le fiere che radunavano i commercianti stranieri (la parola tedesca "Messe" significa, non a caso, sia "messa" che "fiera"). Per essere al sicuro dagli imbroglioni che spesso e volentieri usavano misure e pesi truccati il comune fece applicare al muro della chiesa delle stecche di ferro con le misure corrette che ognuno poteva usare per controllare. Un rimedio semplice, ma efficace contro i disonesti... Durante l'occupazione nazista (dal 1938 al 1945) la denominazione "Österreich" (Austria) era vietata! la sigla "O5" era quella della resistenza antinazista. 5 sta per "E", la quinta lettera dell'alfabeto che in lingua tedesca è rappresentata dalla dieresi sulla O, O5 significa quindi "OE" = "Österreich". I nazisti lo lavavano via, ma riappariva sempre di nuovo. Oggi la sigla è incisa nella pietra del duomo e protetta da una lastra di vetro, per ricordare. L'interno del Duomo di Santo Stefano Il Duomo è lungo 107 metri, largo 34 e alto 28 con tre navate, un breve transetto e un profondo coro. L'imponente volta è sostenuta da alte colonne riccamente decorate e dà all'interno dell'edificio un tocco di semplice grandiosità. Subito sopra l'ingresso principale si può ammirare l'organo installato nel 1960 che ha sostituito uno più grande, risalente al tardo XIX secolo, distrutto durante la guerra. A sinistra della porta principale è da vedere la cappella Tirna con il sepolcro del principe Eugenio di Savoia. Nella navata centrale, al terzo pilastro sinistro, c'è il Pulpito Gotico del 1515, l opera più significativa della 76

77 cattedrale, capolavoro di Anton Pilgram, ornato dalle figure dei quattro Padri della Chiesa nonché da piccole sculture di animali diabolici scacciati da un cane. Se siete curiosi di vedere il volto dell'artista, è quello affacciato alla piccola finestrella, la Fensterguker, sotto la elegante ed armoniosa scala che sale al pulpito e simboleggia l innalzamento al cielo. Sul lato sinistro della chiesa c'è un altro autoritratto del grande architetto, qui con gli strumenti da lavoro, compasso e squadra. Lo troverete a livello del quinto pilastro sotto la tribuna dell organo, altra splendida opera di Pilgram. Numerose nella cattedrale le statue e le icone di Cristo e della Madonna associate a leggende popolari. La statua di Cristo crocifisso sembra abbia una barba vera che cresce ancora oggi, mentre il Cristo del mal di denti sarebbe solito punire i peccatori colpendoli appunto con il mal di denti. La statua della Madonna dei Servi venne invece in soccorso ad una cameriera accusata di aver rubato al proprio padrone. L'icona della Madonna di Pécs è pregata dai fedeli che hanno delle persone care malate poiché si dice che l'immagine abbia versato lacrime. Fu questa madonna ad aiutare il principe Eugenio di Savoia nella vittoria sui turchi. Nella navata sinistra c'è l'ingresso alla torre nord e alla Pummerin. Poco vicino, nel transetto, c'è la Barbarakappelle (Cappella di Santa Barbara) con una volta stellata e con un'urna che raccoglie le ceneri di morti nei campi di concentramento di Auschwitz. In fondo, a destra, risalta imponente la tomba in marmo rosso dell imperatore Federico III del Al centro l altare maggiore in marmo nero che ospita un grande dipinto rappresentante il martirio di Santo Stefano, patrono della cattedrale. Sulla sinistra non dimenticate di osservare l Altare di Wiener Neustadt che si presenta con tre modalità diverse durante l anno ed è considerato l altare più importante di Santo Stefano. Noi probabilmente lo vedremo nella modalità fronte chiuso con la raffigurazione in quattro registri di una serie di santi su sfondo scuro. Nell abside artistiche vetrate gotiche. La domenica viene semiaperto e su otto registri sono rappresentati ancora santi ma su fondo oro. Nell abside artistiche vetrate gotiche. La domenica viene semiaperto e su otto registri sono rappresentati ancora santi ma su fondo oro. 77

78 Durante feste particolari viene aperto completamente e appaiono nella parte inferiore la Madonna con Bambino ed a fianco le Sante Barbara e Caterina e nella parte superiore l Incoronazione di Maria della SS. Trinità. Al centro del transetto c'è l'ingresso alle catacombe che si stendono sotto tutta la piazza di Santo Stefano dove sono conservate, in urne di rame, le viscere degli imperatori (i corpi imbalsamati riposano invece nella Cripta dei Cappuccini ed i cuori nella cripta della chiesa degli Agostiniani). L OPERA DI STATO La Wiener Staatsoper, costruita in stile neorinascimentale e inaugurata nel 1869 con il Don Giovanni di Mozart, è stato uno dei primi edifici di prestigio eretti lungo la Ringstrasse, appena sorta. Fu quasi completamente distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ad eccezione dello scalone monumentale e del foyer. Ricostruita in tempi record è stata il primo edificio ad essere completato all interno del Ring dopo le distruzioni del 1945; nuovamente inaugurata quindi nel 1955 questa volta con il Fidelio di Beethoven, è il teatro lirico in stile rinascimentale tra i più importanti al mondo. Nella lista dei direttori che gestirono il famoso teatro sul Ring di Vienna compaiono i nomi di importanti musicisti come Gustav Mahler, Richard Strauss, Herbert Von Karajan e Claudio Abbado. Il rinomato palcoscenico è uno dei migliori e più attrezzati del mondo in quanto è in grado di mettere in scena ogni sera una opera diversa (più scenografie pronte contemporaneamente) con oltre 60 fra opere e spettacoli di balletto ogni anno. Questo repertorio, così fitto, pone l Opera di Stato di Vienna all avanguardia in tutto il mondo. Una volta all anno a Carnevale, il Giovedì grasso, inoltre il palcoscenico dell Opera di Stato si trasforma per una notte in una grande pista da ballo, in occasione del celeberrimo e mondano 78

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