nei giorni 6 e 7 Luglio 2013 La gara prevede Premi Iscrizioni per la gara da ferma e da cerca Iscrizioni per l esposizione delle razze da pastore

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1 Il Comune di Zeri, L A.N.L.C., l Ass. Cult. Antichi Mestieri Pastorali e l Ass.Cane da Pastore Apuano in occasione dei festeggiamenti della ricorrenza dei duecento anni dalla nascita del Comune di Zeri Organizzano una manifestazione di cinofilia con gara ed esposizione per cani da ferma e da cerca ( continentali e inglesi ) e per i cani Pastore di tutte le razze con classifica speciale per il cane da Pastore Apuano nei giorni 6 e 7 Luglio 2013 La gara prevede classifica generale di prova per tutti i soggetti delle razze da ferma e da cerca classifica speciale per la razza Bracchi Italiani mostra cinofila per i cani da caccia prova di lavoro e mostra cinofila per cani di razza pastore classifica speciale per il cane Pastore Apuano Premi ai primi tre classificati in prova per le razze da ferma e da cerca al miglior soggetto connubio lavoro e esposizione della classifica speciale Bracchi Italiani al migliore soggetto per esposizione di razza da caccia e da pastore al miglior soggetto nella prova di lavoro di razza pastore Iscrizioni per la gara da ferma e da cerca presso i seguenti numeri entro il 30 giugno 2013 alle ore 20,00 e dietro versamento di 20,00 sul c/c n intestato a Ass. Naz. Libera Caccia con causale gara per cani da ferma e da cerca Zeri 2013 Iscrizioni per l esposizione delle razze da pastore inserite nel libro genealogico ENCI 15,00 iscrizioni ai numeri I possessori dei cani da Pastore Apuano partecipano all esposizione gratuitamente con lo scopo di promuovere la razza per il riconoscimento ENCI A tutti i partecipanti sarà consegnato un gadget omaggio.

2 orari e svolgimento delle varie fasi della manifestazione 5 Luglio 2013 ore 21,00 composizione delle varie batterie e assegnazione dei campi di gara per le razze da ferma e da cerca 6 Luglio 2013 ore 6,00 ritrovo direttamente sui campi di gara assegnati e inizio prove attitudinali ore 10,00 presentazione del progetto Cane da Pastore Apuano presso il centro fiera di Adelano ore 15,00 prova di avvicinamento al gregge ( libera ) ore 18,00 sospensione gare e ritrovo delle giurie per valutazione prove 7 Luglio 2013 ore 6,00 ore 9,00 1 Settore presentazione progetto cane da Pastore Apuano a seguire prova di morfologia per razze da pastore con speciale per cane da Pastore Apuano 2 Settore Prova morfologica per cani da caccia ore 12,00 premiazioni ore 13,00 pranzo presso il centro fiera di Adelano Saluto del Sindaco Storia di Zeri e delle sue valli

3 Preistoria Da dati incontrovertibili, si sa che il territorio zerasco, fu un importante crocevia appenninico; i suoi abitanti, quelli di cui si ha una ragionevole certezza, furono le tribù dei liguri-apuani, popolazioni bellicose ed indomite, poco versate agli interscambi amichevoli. I primi insediamenti abitativi di cui si ha traccia, sono caratterizzati da piccoli villaggi, disseminati nelle vallate e posizionati in posizioni strategiche difendibili da eventuali invasori o nemici. Le vallate di Zeri erano sicuramente già luogo di insediamenti fissi, già nell età del bronzo, a riprova di ciò, furono ritrovate (anno 1938), tre urne cinerarie, una statua stele e ceramiche dell età del ferro. Il territorio di Zeri, come detto, fù crocevia di importanti vie di comunicazione, fra queste la Via Regia o Salaria ; la via di Pontremolo e la via di Piacenza, queste strade (è un eufemismo se rapportato ai nostri giorni), erano quelle più veloci, per collegare il mediterraneo ed i suoi porti con la Pianura Padana ed il Nord Europa; la più importante era la Via Regia, la quale partiva dal porto della Luna (oggi Luni, il porto è stato nei secoli completamente interrato), risaliva la vallata del fiume Magra, poi lungo i crinali, attraverso il Passo dei Due Santi, raggiungeva il parmense, dove da lì era possibile risalire in navigazione il Po ed il Ticino fino a Bellinzona, oppure, passando per Cremona e il lago di Garda, proseguiva per il Brennero ed il Nord Europa. Antiche vie di comunicazioni commerciali e di interscambi, antichi tratturi per il bestiame ed i piccoli commerci transfrontalieri, era allora sicuramente facile incontrare carovane di asini e muli, carichi di mercanzie; scambi non solo di materiali, ma anche di culture, fra popolazioni che si affacciavano sul mediterraneo e popolazioni del nord-est italico ed il nord Europa. La via Regia o Salaria, rimase di rilevante interesse, fino al XVIII secolo, secolo in cui i fondovalle furono collegati con direttrici più sicure e scorrevoli. Medioevo La storia di Zeri, per quel che è dato conoscere, fu sempre legata intimamente alla storia di Pontremoli, ha subito la dominazione dei Fieschi, di Castruccio Castracane, degli Sforza e dei Visconti, per citare i più importanti. Durante la signoria dei Fieschi, i villani (abitanti del territorio pontremolese, ma fuori la cinta muraria della città), come quelli di Zeri, furono ammessi nel consiglio generale del comune di Pontremoli, visibile nel più antico documento di tale organismo (1495), tutti gli altri documenti storici sono andati perduti nell incendio appiccato dall esercito svizzero a buona parte di Pontremoli, archivio incluso. Vengono citati Antonius Bollerii de Ziro; Parassacchus Pellicis de Ziro; Joannes Paulus Sclavi de Rossano; Antonius Bertolini de Codulo; Michael Janelotii de Arzelata. Foto ( agnello di Zeri cotto nei tradizionali testi ) Foto ( Pastore Apuano )

4 Età moderna Sino al tempo delle riforme Leopoldine, il comune di Pontremoli, aveva diviso il suo territorio in quattro quartieri: del Piano; della Magra; del Verde e di Zeri e di Rossano. Di quest ultimo quartiere facevano parte anche: S. Cristofaro, Oppilo, Careola, Arzelato, Torano, Cavezzana Gordana, Campoli e Navelunga. Zeri, a differenza di altri territori Lunigianesi, ebbe sempre una forte identità, forte e fiera, un sicuro retaggio degli antichi progenitori liguri-apuani ed il fatto di essere stato per secoli una comunità chiusa, fortemente autarchica e negata ad innesti di altre culture e personalità. Il territorio zerasco, aveva confini ben definiti, questi spesso erano causa di controversie con i confinanti non zeraschi, ostilità che spesso sfociavano in conflitti armati, cruenti e con la conseguente chiusura dei transiti appenninici. La storia dei confini contestati, si concluse ufficialmente nel 1783, anno in cui furono concordati confini definitivi, questo grazie ad un opera di mediazione del Conte di Villafranca L. Gli zeraschi, caratterialmente e geneticamente, indomabili, si ribellarono alla città di Pontremoli, questo perchè, dopo la battaglia di Pavia, battaglia che vide il re di Francia, Francesco I, sconfitto e che lasciava a Carlo V la possibilità di diventare il padrone di tutta la penisola italica. Fu una ribellione causata dal rifiuto degli zeraschi di partecipare alle spese di mantenimento delle truppe spagnole (circa 4000 soldati di fanteria, arrivati in Lunigiana al comando del generale spagnolo Aldana); per protesta i villani, in circa 800, scesero a valle, a Pontremoli, seguirono cruenti scontri, prima in prossimità di Casa Corvi, e poi, a ridosso della cinta muraria cittadina. Gli animi si calmarono, anche grazie all opera di mediazione fatta da frate Mario da Zeri, guardiano del convento di S. Francesco. Il granduca Pietro Leopoldo, fu sicuramente un personaggio illuminato nella sua gestione del potere, agevolazioni fiscali, riforme fino ad allora impensabili, trasformarono la Toscana in uno dei territori più ordinati d Europa, riforme catastali ed urbanistiche, compresa l unità amministrativa, consentirono gradualmente di eliminare tutte le autonomie. Nel 1777, si sciolse il consiglio generale del comune di Pontremoli, di cui Zeri era parte, fu esso stesso trasformato amministrativamente e, come competenza territoriale, successivamente alla modifica dei confini amministrativi, nacquero i comuni di Caprio e di Zeri. Nel Luglio 1786, Pietro Leopoldo, granduca di Toscana, visita la Lunigiana e dopo un viaggio avventuroso arriva a Zeri. Tre anni dopo, il 25 Maggio 1789, una parte dell esercito napoleonico, circa 300 uomini al comando del maresciallo Graziani, prese la strada per raggiungere e sottomettere anche Zeri; la voce di incendi, ruberie, stupri e devastazioni li precedette come un fulmine lungo tutte le vallate zerasche. La sottomissione di Zeri, per i napoleonici, avrebbe comportato il controllo di più confini sul crinale appenninico, e di importanti vie di comunicazione (Via Regia, Via di Pontremolo,Via di Piacenza), ma l esercito più forte ed organizzato d Europa fu sconfitto dagli zeraschi, che adottarono la tattica della moderna guerriglia, con attacchi di piccoli gruppi in zone strategiche, complice la conoscenza del territorio. Non paghi della vittoria, gli zeraschi, inseguirono le truppe napoleoniche fino all abitato di Borgotaro (PR). Nell occasione gli zeraschi furono guidati da un sacerdote di Zeri, tale Don Giovanni Monali. Dopo il congresso di Vienna, Pontremoli e Zeri, tornarono sotto il Granducato di Toscana, dal quale furono poi ceduti al Ducato di Parma. Alla vigilia di questa cessione, gli zeraschi, che ne erano contrari, ripresero le armi nascoste, armi in buona parte predate all esercito napoleonico 50 anni prima, scesero congiuntamente ai pontremolesi (circa 150 unità) in Val di Magra, guidati nell occasione dall Avv.to Domenico Giumelli, dal Parroco di Codolo, Don Giovanni Pilati e da Don Andrea Giulianotti. Segue la seconda guerra di indipendenza, terminata nel 1859, ed il 28 dicembre dello stesso anno, un decreto governativo, decreto firmato dal Farini (allora capo di governo), sancì la nascita della provincia di Massa Carrara, la quale comprendeva la quasi totalità dei territori, interni e costieri, appartenuti agli Estensi ed ai Borbone, e Zeri era uno di questi. Fra altre vicissutidini, si arriva all anno 1861; è l anno dell unità d Italia, per Zeri cambia ben poco. L isolamento ormai atavico persiste, la vita in montagna è sempre più dura, e agli inizi del 900, anche questo territorio conosce, in modo massiccio, il fenomeno dell emigrazione. Le mete preferite sono il sud America, il nord America, la Francia e la Svizzera, vi è anche una notevole migrazione verso le città di Genova, La Spezia e Parma, e i paesi subiscono un marcato ridimensionamento abitativo. Il primo reale collegamento viario con il fondovalle di Pontremoli, tramite una strada rotabile, risale al dopoguerra (anni 50), la luce elettrica in tutto il territorio è da datarsi inizio anni 60. Prima si studiava, si mangiava e ci si coricava, alla luce di lampade ad acetilene. I fermenti e gli umori che attraversano l Italia di quel periodo, seppur con difficoltà, contaminano anche Zeri, che partecipa perdendo molti suoi figli alla grande guerra del Inizia poi l epoca buia del fascismo, l inizio della seconda guerra mondiale, l occupazione tedesca e poi il suo epilogo; il carattere degli zeraschi, ancora una volta fa capolino, la lotta di resistenza conosce in queste vallate episodi e momenti di rilevante significato, non solo nostrano. I rastrellamenti nazi-fascisti del 3 Agosto 44 e del 20 Gennaio 45, sono significativi: eccidi, esecuzioni sommarie di persone inermi, razzie ed incendi di ovili, abitazioni (l antico archivio comunale fu completamente distrutto). Le innumerevoli violenze, fine a se stesse, non piegarono una popolazione che geneticamente indomita, avversava le imposizioni forzate. Nacquero i primi raggruppamenti partigiani, i quali dovettero contare molti caduti, e sempre in queste vallate, in quel di Rossano, grazie al Maggiore Inglese Gordon Lett, fuggito da un campo di prigionia, nacque il Battaglione Internazionale, formato in parte da soldati di diverse nazionalità. Questa formazione partigiana operò sia nello zerasco che nei territori contigui, ed entrò poi a far parte della Prima Divisione Liguria. Il resto è storia recente ed ancora molti anziani conservano viva memoria degli eventi che si sono succeduti sino ai nostri giorni; sono questi ricordi, uniti alle esperienze di una vita che a noi sembra lontana che ci permettono di comprendere l indole e le caratteristiche di questo territorio e della sua popolazione, ricordi e tradizioni e modi di vita che è indispensabile mantenere vivi ed adoperarsi perchè siano sempre di monito e di esempio per le generazioni future.

5 Come già detto, Zeri è uno dei 14 comuni della Lunigiana, per estensione è il terzo comune, la sua quota media s.l.m. é di 750 metri, con un minimo di 250 metri ed un massimo di s.l.m metri, ed insieme a Comano, è uno degli unici due comuni che rivestono il carattere di montano. Il territorio zerasco è formato da valli chiuse, in taluni punti impervie e gli insediamenti attuali dello zerasco mostrano una formazione tipicamente pagense, ancora oggi, nonostante molte frazioni siano ormai disabitate, ed alcune letteralmente scomparse, sono ancora 22 le località adibite a siti residenziali. Su tutto il territorio comunale, non esistono opifici industriali né artigianali, esistono esclusivamente alcune attività artigianali legate alla lavorazione del legno, del ferro ed edile. Le maggiori attività sono ancora quelle legate all agricoltura, all allevamento ed alla selvicoltura, poche sono le attività commerciali, di ristorazione e di ricettività organizzata. La stragrande maggioranza della popolazione è over 65, la vita media è molto elevata, gli uomini si attestano sugli 85 anni, e le donne superano i 90 anni. Da dopo la seconda guerra mondiale, l isolamento si è ridotto, questo pur mantenendo un elevato livello di criticità viaria, in particolare per la mancanza di un serio intervento sui fondi stradali, siano esse vie provinciali che comunali. In meno di 60 minuti di auto, si possono comunque raggiungere le Cinque Terre (Riomaggiore, Manarola, Vernazza, Corniglia e Monterosso), il mar Tirreno e le sue famose località costiere siano esse liguri che toscane (Bocca di Magra, Fiumaretta, Marina di Massa, Marina di Pietrasanta, il Cinquale, Forte dei Marmi, Lido di Camaiore e Viareggio). Esiste, anche se non appieno sfruttata, una imponente stazione turistica, tale struttura dotata di impianti di risalita per lo sci, che è posizionata in località Passo Due Santi, a quota 1392 metri s.l.m.; è dotata di albergo/ostello, ristorante e negozi per le attività invernali ed estive. La località, così come tutto il territorio di Zeri, è stato da poco collegato con una strada interregionale che collega il Passo Due Santi con il Comune di Albareto (PR) e il comprensorio parmense. Le montagne dello zerasco, sono attraversate da una numerosa sentieristica, che a parte l AV1 e l AV5, meriterebbero altra considerazione e manutenzione, e sono meta ideale di chi ama il trekking non troppo impegnativo, le passeggiate, da quelle più facili, a quelle più impegnative, imponenti faggete, oltre i 1000 metri di quota, intervallate da estesi boschi di castagno, boschi e foreste che, lasciano lo spazio ad ampie zone prative, adatte al pascolo degli armenti (ovinibovini ed equini). I prodotti del sottobosco (funghi, mirtilli, lamponi, fragoline, more, castagne, noci e nocciole), sono apprezzati anche fuori dal territorio, alcune specie, sia di animali che di piante da frutto, complice l atavico isolamento, sono rimaste inalterate nel tempo, e la loro valorizzazione, la riscoperta ed il loro mantenimento, è la tendenza che caratterizza anche la neonata Associazione Culturale delle Valli di Zeri e quella di alcuni giovani che caparbiamente, da buoni montanari, hanno deciso di continuare l attività delle passate generazioni. L agnello di Zeri e la carne dei bovini, animali mantenuti quasi esclusivamente al pascolo in quota, sono fra gli alimenti di maggior pregio; discorso a parte merita la flora e la fauna: la Scuola Superiore S. Anna di Pisa, ha rilevato, dopo uno studio sul territorio, la presenza di numerose specie floreali che contribuisono a mantenere una elevata biodiversità territoriale, la fauna selvatica, spazia dall acquila reale, al gheppio a tutte le specie di rapaci notturni e diurni ancora presenti, ed a Zeri in notevole quantità, sul crinale appenninico. Fra i mammiferi, oltre a volpi, cinghiali, tassi e caprioli, è da anni presente una colonia di lupi, i quali quando non trovano più sostentamento in alta quota, a volte aggrediscono le greggi, con grave danno per gli allevatori Le Valli di Zeri conservano ancora tutto un sistema idrico, formato da torrenti, ruscelli ed un fiume principale, il Gordana (che nel territorio di Zeri è Zona S.I.C. Zona di Interesse Comunitario ), ancora ricchi d acqua, e ciò ha fatto si che sul territorio, almeno fino all inizio del 1900, fossero in attività quasi 100 mulini ad acqua. Ora purtroppo, a parte pochissime testimonianze, queste attività sono scomparse e spesso sono state trasformate in residenze. Percorrere i sentieri di crinale, se il tempo è favorevole, vuol dire poter ammirare in lontananza il mar Tirreno con la vista che si spinge fino alla Corsica e al Golfo Ligure fino a Nizza, dalla cima del Monte Gottero (1639 metri s.l.m.) è possibile intravedere tutte le alpi marittime e la cima del Monviso. Fare trekking o pedalare in mountain bike, per la sentieristica, vuol dire anche poter riscoprire decine di paesi abbandonati da quasi un secolo, alcuni ancora in discreto stato di conservazione. Zeri è un territorio montano fortemente autarchico, che ha sviluppato nei secoli un alimentazione particolare, basata su pochi ma nutrienti prodotti che una volta venivano definiti poveri, e nelle poche attività di ristorazione presenti è ancora possibile oltre che consumare prodotti genuini, gustare le ricette di una cucina che si è tramandata nel tempo con ottimi e prelibati risultati. Nella sua povertà e semplicità, il territorio zerasco è come un Vaso di Pandora ; al suo interno vi si possono trovare certamente tanti rimedi utili sia per gli abitanti che per il suo territorio, e si tratta solo di aprirlo. E un operazione che deve essere effettuata congiuntamente ai nativi, e da coloro che amano questa terra, e ciò và fatto utilizzando una semplice regola: sviluppare le potenzialità traguardando un maggiore benessere per Zeri, per i suoi abitanti e creando le opportunità affinchè le nuove generazioni non abbandonino queste vallate meravigliose, tutto questo mantenendo però inalterate le caratteristiche ambientali insieme alla conservazione di tradizioni e culture che hanno sino ad ora retto all usura del tempo.

6 Zeri e i cani dalla coda mozza Il compito di un presidente provinciale, è a volte anche quello di promuovere indirettamente i territori in cui opera e dove ha un riscontro di associati e dove il territorio gli permette di organizzare manifestazioni di esposizione e di gare e attraverso queste manifestazioni difendiamo queste bellissime zone di cui è ricco questo paese da quei signori che tanto ci odiano perché forse hanno capito che i veri amanti dell ambiente siamo noi. Siamo noi che tiene vivo il territorio, e dove sono passati loro con le loro aree protette si è creato il nulla e l abbandono totale, oltre all esoso dispendio di soldi pubblici, e la loro vivacità e le loro tradizioni sono praticamente finiti. E quando finisce la vivacità e le tradizioni di un popolo e finisce anche il popolo, e rimane il nulla. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Abbandono, frane e dissesto totale. Non vuole essere una mera polemica e non vuole assolutamente essere un inizio di polemica, io difendo anche le loro idee ( quelle poche idee serie e veramente legate all ambiente) e difendo anche la loro possibilità di esprimersi, ma ciò che ho appena detto, è un dato di fatto oggettivo. Alcuni giorni fa, mi sono incontrato con un Sindaco di un Comune Montano della mia Lunigiana, Zeri. Zona di confine, anzi di tre confini di Comune, di Provincia e di Regione diversi. Toscana, Liguria ed Emilia Romagna, a un tiro di schioppo il Piemonte. Chiacchierando di come poter lavorare per organizzare una rassegna cinofila e alcune gare in quei territori splendidi, ci siamo fatti trasportare dal ricordo di una prima rassegna,( che con la mia associazione la Libera Caccia, la prima di tutti, e lo possiamo affermare perchè lo abbiamo fatto noi, anche se altri poi nel tempo si sono presi i meriti) avevamo avuto il coraggio di fare nel 1990 sul Segugio dell Appennino, agli albori del riconoscimento di una nuova razza che per noi di queste terre invece, era antica. Assieme alla grande vivacità e competenza, del compianto Don Nando Armani. Che in quell occasione indicò come le valli Zerasche fossero state, e sono tutt ora, il vero punto di incontro delle varie linee di sangue di quei tanti soggetti, provenienti da tante altre diverse linee di sangue, alcune ormai estinte, provenienti da Liguria, Francia, Piemonte, che hanno portato a comporre la morfologia dell attuale Segugio dell Appennino.

7 E vogliamo anche ricordare la sua fermezza nell indicare questo cane, non come un mini segugio con caratteristiche strutturali di dimensioni ridotte nei confronti del più titolato segugio italiano, come si voleva far credere, e come qualcuno vuol far credere anche oggi, ma in un soggetto che per l espressione dei tratti della testa e degli occhi, e per altre diverse composizioni morfologiche si diversificava dal segugio italiano. Facemmo una rassegna indicativa della morfologia, sempre presentata da Don Nando e poi, il giorno successivo, una bellissima gara di quei soggetti che nati e cresciuti su quei territori non avevano affatto sfigurato agli occhi dei giudici. In quei terreni, non è come nelle pianure con estensioni inimmaginabili di erba medica dove il selvatico è presente in quantità industriali, in quei terreni, la lepre pastura in un prato pascolo di montagna rinnovato dal brucare degli animali e non sapientemente rivoltato e riseminato, e poi prima di raggiungere il covo cammina anche due o tre chilometri, saltellando fra greggi di pecore o mandrie di mucche e cavalli, e se i cani non sono giusti, per dirlo in gergo, la lepre non si scova. Fra i presenti alla manifestazione di quei giorni, anche il giudice Enci Paolo Maremmi, che in seguito sarà indicato come giudice per la selezione allo scopo di istituire il libro genealogico del segugio dell appennino. Con qualche anno in meno e con meno soggetti, visionati e giudicati, ma ugualmente colpito dalla bellezza dei territori, e dei cani, tali che ebbe a dire : Sarebbe il posto ideale per un campionato nazionale dove si constaterebbe la vera e durissima selezione dei cani in gara. Durante la mia chiacchierata, con il Sindaco, mi balza alla mente una piccola particolarità dei cani di Zeri, la coda mozza (tagliata). Perché non si scrive qualcosa sulla coda dei cani di Zeri, dice il Sindaco, il mio Comune è pur stato da sempre la culla della cultura della caccia con i cani da seguita in un comprensorio allargato che parte dalla provincia di Massa Carrara e arriva fino a Genova, non tralasciando le alti valli Parmensi della Val Taro. E nemmeno le alte valli del Piacentino. Ho pensato allora che in una rivista di un associazione, si poteva pur dire qualcosa su alcune particolarità dei segugi non con un articolo importante su un tema particolare del cane, ma con una curiosità che col passare degli anni è diventata segno di morfologia. E che rispecchia veramente il cammino della caccia, degli uomini e dei cani nei trascorsi del tempo e ci consegna qualcosa di molto profondo nel solco della tradizione che diventa segno tangibile di riconoscimento di un territorio. Una volta quando i cacciatori erano anche i contadini custodi del territorio, ogni famiglia di questi aveva un solo cane che faceva di tutto dalla guardia, alla caccia e a volte anche al raduno del gregge. I famosi, can da pajar, <cani da pagliaio> termine, che nel trascorrere del tempo si è modificato in dispregiativo per definire un cane che non vale niente, ma a quel tempo, era il termine per dire che il cane aveva il suo ricovero, non necessariamente legato a qualche catena, in un anfratto ricavato nel pagliaio. Quel grande mucchio di paglia e/o di fieno che veniva così accatastata affinché non si deteriorasse allo scorrere del tempo e delle stagioni avverse e dentro il quale non entrava nemmeno la pioggia, tanto era si fatto con maestria di intreccio dei diversi strati, dal quale il contadino cacciatore sottraeva giornalmente la giusta porzione per sfamare o fare ricovero alle bestie della stalla. Tutto questo fino alla primavera successiva quando il pagliaio era praticamente consumato e il cane rimaneva all addiaccio sotto le stelle, ma la stagione volgeva ormai al bello e si tornava a lavorare per rifare il nuovo pagliaio per il successivo inverno, così il lento scorrere del tempo. Questi cani erano gli antenati del Segugio dell Appennino. A quel tempo, oltre l usanza del pagliaio, si usava anche tagliare la coda ai cani, e ogni cacciatore la tagliava nella misura più o meno lunga, ma sua propria, si chè ogni cane si poteva riconoscere per appartenere a questo o a quello a seconda di come aveva la lunghezza del mozzone di coda. Non c erano i soldi per comprare i collari scritti al computer e al più esisteva una stringa di cuoio per tenerlo legato a una catenaccia arrugginita dal tempo. Era un usanza che con il passare delle generazioni ha fatto si che i geni della riproduzione si appropriassero loro stessi dell usanza dei cacciatori delle valli Zerasche. ( in effetti la genetica riconosce che se un arto viene amputato sistematicamente per generazioni, si istaura una sorta di messaggio che imputa al soggetto di nascere senza quell arto. Così succede anche negli animali che sono più sensibili a queste gestioni dei geni) Oggi. Ma ormai da decenni, abbiamo soggetti che nascono con la coda corta ( Mozza ) e senza che nessuno proceda al taglio. Possiamo quindi definire, e a ragion veduta, che se in un anfratto di questo paese nascono alcuni soggetti da cucciolate di segugi, in quella genealogia c è stato sicuramente un antenato con una linea di sangue che proveniva dalle valli di Zeri e che quindi ha appartiene un po a quei segugi capostipiti del Segugio dell Appennino.

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