MARIA ARRIGO LA DEA BIANCA

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1 MARIA ARRIGO LA DEA BIANCA

2 I CAP. Beatrice guardava il suo interlocutore con un'aria così apertamente annoiata che quello, poverino sudava freddo e non vedeva il momento di finire in un modo soddisfacente il suo discorso, che a dire il vero era senza dubbio noioso, e raggiungere un gruppo di donne anziane ben disposte verso la sua allocuzione. - Interessante, davvero interessante signor Ciano, a suo avviso il Neoclassicismo che, come sappiamo, fu una mediocre riesumazione dei miti antichi; è stato il punto culminante del ritorno alla religiosità messa in crisi dall'illuminismo. Forse ero distratta e non ho seguito tutto il suo lungo discorso, ma mi permetto di ricordarle che l'esempio più vivo del Neoclassicismo non fu Vincenzo Monti e tutta la bella compagnia del suo stampo; bensì Ugo Foscolo, che non credeva affatto in Dio. Era una aperta offesa dire a quel critico d'arte che non lo aveva ascoltato e si era distratta! Ma Beatrice pur di imporre il suo pensiero era capace di questo e altro. Un giovane che guardava quella splendida ragazza insolentire un autorevole critico d'arte con la sicumera di chi, pur non avendo capito l'argomentazione dell'avversario si permette di definirla una baggianata, si sentì in dovere di intervenire. - Mi scusi, ma la religiosità del poeta neoclassicista non era una fede della religione, bensì un formale rispetto e una commossa rievocazione del bagaglio religioso degli antichi. Certo, il Foscolo non credeva, tuttavia... - Continuò così per un bel po' facendo la felicità di quella vittima, che svelto svelto si congedò da loro, per andare a prendersi la sua parte di soddisfazione in quella brillante riunione in casa dei ricchi e colti Orsini. Beatrice replicò a lungo non disposta ad ammettere che il Neoclassicismo, ad esclusione del Foscolo che si trattava di un protoromantico, non fosse un'accozzaglia di mediocri poeti e che la loro riesumazione dei miti antichi non fosse affatto mediocre. - D'accordo, mi arrendo, ha ragione lei. - Concluse il giovane, pensando che non era il caso di contrariare una ragazza così bella, per tutta la serata. - Così va bene. Tutti devono darmi ragione. - Anche quando non ce l'ha? - Specialmente allora! Ride? II giovane si era messo a ridere a quell'affermazione orgogliosa, e ciò rese da una parte seccata Beatrice e dall'altra divertita che quel tizio non si nascondesse sotto la maschera

3 seria di una compiaciuta galanteria. Anzi l'aveva cominciato a definire un'idiota perché aveva ammesso di arrendersi, mentre lei che poteva definirsi la regina delle discussioni sapeva per esperienza che non bisognava mai dirlo, anche se si trattava della verità. "Ammettere a voce alta una sconfitta la rende tale per sempre", questa ed altre massime del genere formavano il suo bagaglio morale. - Cosa fate? Beatrice, come osi monopolizzare l'unico rappresentante giovane della riunione? - Chi aveva parlato così era una ragazza bruna con degli enormi, famelici occhi scuri. Il suo corpo statuario attirava tutti gli sguardi maschili. - Patrizia! Io non monopolizzo nessuno, e poiché conosci il signore fammi il piacere di presentarmelo. Dato che non ho questo piacere. - Ma come parlate da un'ora, come minimo, e non sai il suo nome? Mia cugina è proprio una terribile snob. - Anche se può sembrare incredibile, la signorina ha detto la verità, non le ho detto il mio nome, né io so il suo, anche se da quanto hai detto ho capito che deve essere una Orsini. - E appartiene al ramo principale! Beatrice, questo è l'architetto Davide Bellonci. Davide questa leggiadra e capricciosa fanciulla è Beatrice Orsini, figlia del principe Orsini, mio zio. Si strinsero la mano e Davide oltre ad alzarsi le fece un inchino profondo. - Si sente già mio suddito? E' meglio che lasci perdere, siamo nella meravigliosa e odiata repubblica. Piuttosto mi dica; nessuna parentela con la scrittrice Bellonci? - No, purtroppo; la conosco, sono introdotto nel suo salotto, ma non siamo assolutamente parenti. - Tuo padre con questa mania di fare riunioni letterarie invita sempre gente anziana. - Cosa vuoi farci mia cara? Bisogna rispettare la tradizione, coloro che si intendono d'arte sono tutte persone vecchie! I giovani non amano la letteratura. Lo si vede con quale poca voglia studiano e hanno bandito dall'università le materie umanistiche. Ed infatti gli scrittori giovani scrivono malissimo e non introducono più quelle belle dissertazioni sulla poetica e sulla tematica del bello scrivere, dicono che non conta lo stile ma il contenuto; ma quale contenuto se in mezzo a tante storie da marciapiede non si vede una tesi filosofica? Perciò se almeno scrivessero bene, se indugiassero a criticare questo o quel mezzo espressivo io potrei approvare o dissentire invece di sentire solo voglia o di prendere un cachet o di andare nel bagno a lavarmi! I vecchi almeno un certo pudore ce l'avevano, ma oggi i giovani non lo conoscono nemmeno e quel che è brutto non se ne rendono conto. E poi anche a cercarla

4 con il lumicino una personalità giovane sotto i trent'anni che abbia scritto opere valide sotto questo punto di vista non c'è. I critici, gli scrittori affermati hanno poca voglia di andarsene e lasciar posto a questi scalzacani, e debbo dire che come istituzionalmente ci sono uomini politici decrepiti che non mollano le loro sedie dirigenziali è altrettanto giusto che i mostri sacri della nostra letteratura non si muovano di un passo. Davide era rimasto senza parole, perché il modo serio e deciso con cui Beatrice aveva fatto la sua filippica contro la nuova leva di critici e di scrittori lo aveva persuaso che fosse un'amante della critica tradizionale e altrettanto letteratura tradizionale e approvasse l incrollabilità e la fertilità dei mostri sacri, tuttavia quell'accenno finale agli uomini politici fatto con un ironico sorriso lo rese di colpo perspicace! Beatrice lo aveva preso in giro! Patrizia rise apertamente di lui. - Ci avevi creduto vero?! Beatrice la pensa come in me in fatto di letteratura: apposta ostenta gusti raffinati, ma legge tutti gli autori moderni e con acume eccezionale fiuta il genio e se lo segna in un libriccino, mentre i nomi che scarta non li vedrai più comparire in libreria, anche se hanno sfornato degli ottimi best-sellers. Sai perché? Perché sono frutto di operazioni commerciali, mentre gli altri sono dei veri scrittori. - Basta, Patrizia, se no in questo modo il nostro amico crederà che sono una ragazza troppo intellettuale; invece io sono capace di perdere la testa per un attore e persino per un vestito, oltre ad amare il nuoto, il tennis e lo sci. Si alzò e con andatura regale andò dal padre, gli disse qualche parola, lo baciò su una guancia e tornò da loro. - Venite, possiamo andare via da questo mortorio; conosco un Night eccezionale. Patrizia fu trattenuta dalla zia, la seconda moglie del principe Orsini, e non poté seguire Beatrice e Davide. Uno sguardo d'odio accompagnò l'uscita della coppia dei due privilegiati. Era quello di Patrizia. *** Quando verso l'alba Beatrice rientrò, prima di poter andare a dormire, dovette sorbirsi dalla cugina un'astiosa domanda: - Ti sei divertita? - Sì, Davide è il ragazzo più in gamba che conosco. - Ha fatto il cascamorto come gli altri? - No, e ciò anche se può sorprenderti mi fa piacere. Non mi ha baciata, però lo farà presto, perché lo desidero. E tu sai che questo è un miracolo.

5 Beatrice infatti disprezzava un po' gli uomini e trovava estremamente ridicole le loro attestazioni di passione e quelle volgari "avances", di conseguenza pur pretendendo di essere oggetto dei desideri maschili non desiderava che nessuno di loro si azzardasse a sfiorarla, né tantomeno desiderava carezzare o baciare un esemplare di quella fauna umana che andava sotto il nome di uomo. Beatrice, ad esclusione del padre, aveva ben ragione di disprezzare gli uomini, perché aveva sempre accanto a sé uomini meschini e superficiali; ed era un peccato, poiché ad onor del vero lei sarebbe stata pronta a cambiare idea qualora ne avesse avuto motivo. Erano tutti uguali: egoisti, fatui e, come diceva sprezzantemente Beatrice, chi ne ha più ne metta di vizi e debolezze, senza contare che non avevano neanche l'umiltà di riconoscersi tali pozzi di miseria morale. Che non l'avesse neanche lei questa decantata umiltà era un discorso che lei non prendeva neanche in considerazione, forse perché era convinta che la perfidia della donna era acqua di rose in confronto alla perfidia dell'uomo, che per Beatrice emanava un lezzo nauseabondo. Insomma tutta questione di punti di vista. Ma Davide era diverso da tutti e ne avrebbe avuto testimonianza più tardi. Con questa consapevolezza si addormentò

6 II CAP. Beatrice Orsini, discendente femminile di una delle migliori famiglie romane era una bella ragazza bionda, con occhi verdi-azzurri splendidi, meno formosa della cugina aveva un fisico snello, scattante, ma pieno nei punti giusti che pur avendo vent anni le dava sempre un'aria di adolescente. Interiormente si sentiva vecchia, come quel mondo di convenienze da rispettare che in certi momenti la soffocava ma a dispetto di tutto non si lasciava trascinare da quel senso di morte che si trascinava dentro, da quando aveva saputo che la sua nascita aveva decretato la fine immatura della sua giovane e bellissima madre. Comunque pur essendo orgogliosa e testarda, come può esserlo una ragazza ricca che ha avuto una dorata e facile esistenza, non si era guastata completamente; né aveva perduto la capacita di amare e di godere la vita che doveva svolgersi secondo i suoi desideri, e modellarsi secondo le sinuosità contorte della sua personalità. Coltivava degli interessi culturali e politici, ma con quella indifferenza da dilettante che trova lo stesso entusiasmante un defilé di moda, un ballo, una cavalcata al maneggio, un film, una crociera. Senza volerlo ammettere Beatrice aveva sempre sentito una certa insoddisfazione di se stessa, degli altri e dell'esistenza che conduceva; perché come una maledizione tutto ciò che la riguardava si rivelava sempre o indegno di essere apprezzato oppure finiva per decomporsi per varie ragioni in qualcosa di squallido. Una di tale ragioni si imputava al suo carattere egoista e troppo sicuro di sé che non sapeva reagire nel modo giusto; infatti taceva i suoi sentimenti quando doveva esprimerli, sicura che l oggetto del suo amore fosse immutabile, reclamava una forte attenzione ai suoi diritti, ma non era altrettanto pronta a concederla agli altri, imponeva clamorosamente i suoi desideri; insomma voleva che tutta la vita fosse modellata a lei, ai suoi sogni, al suo modo di pensare, invece di modellarsi lei alla vita come capirà il giorno della sua maturazione. Le altre ragioni sfuggivano al suo controllo, e proprio per questo doveva imparare quella grande cosa che è l'adattamento, la non-lotta contro l'ineluttabile, e rinunciare alla perfezione dei sogni perché volente o nolente si vive nella grigia realtà. Due lezioni aveva ricevuto sino ai vent anni e le aveva a modo suo messe in pratica suo padre l'adorava e ed era felice che fosse una creatura originale, libera di ogni ipocrisia e non sapeva che una specie di ipocrisia gliela aveva imposta fin da bambina costringendola a

7 comportarsi come gli piacesse che si comportasse: arrogante e capricciosa, con rari sprazzi di generosità e se fosse il caso un po bugiarda. Una volta Beatrice da bambina vide la figlia della loro cuoca, una piccina foruncolosa e triste, per chissà quale misterioso movimento della sua personalità la portò nella sua camera e volle giocare con lei, le fece provare tutti i suoi migliori vestitini e risero insieme, persino quando quella bambina involontariamente stracciò il vestito di seta che Beatrice doveva mettere per la prima volta in una festa per bambini, lei non smise di essere allegra e addirittura le regalò una delle sue bambole, per consolarla, infatti quella poverina si era messa a piangere per il dispiacere e la confusione del danno arrecato al vestito nuovo. In quel momento entrò il Principe, mandò via l'intrusa e volle sapere tutto, avendo equivocato tutto. Beatrice sotto lo sguardo del padre si sentì costretta a mentire per non deludere l'immagine della monella bizzosa che lui si era fatta di lei; e gli raccontò che per capriccio aveva voluto giocare con quella bambina, mentre in realtà lo aveva fatto per non vederla triste e sola in cucina, e che invano si era opposta al suo desiderio di indossare il proprio vestito e glielo aveva stracciato, perché non sopportava l'idea di indossarlo dopo lei, però vedendola piangere le aveva regalato la bambola. Suo padre aveva creduto a questa versione dei fatti e Beatrice non aveva mai potuto mostrarsi generosa apertamente, non perché il Principe fosse di sentimenti meschini, ma perché credeva una forzatura dei sentimenti educare la figlia ad essere più altruista. Ma questo sbaglio di valutazione non compromise la natura di sua figlia, fu qualcosa di più che lo riguardava personalmente a scuotere la fiducia incondizionata di Beatrice nella bontà, nella bellezza dell'amore. A tredici anni per caso ascoltò una conversazione fra un gruppo di uomini; amici di casa; certe frasi brutali sul matrimonio, sulle donne, e di conseguenza sugli istinti dell uomo la turbarono. "Il matrimonio è una prostituzione legale." L'amore, è solo una romantica parola; i favori della donne si ottengono per denaro e per amore, al primo ricorrono i vecchi, i viziosi. al secondo i giovani; ma è sempre la stessa cosa, si finisce sempre a letto... " La donna è solo e soltanto la femmina dell'uomo, un animaletto grazioso con cui passare delle ore piacevoli." "Tutte le donne sono sgualdrine... eccetto mia madre, ma anche lei è donna, perciò anche lei lo è! "

8 I preti non sono tanto cretini hanno trovato il modo per condannarci tutti, chi in materia di lussuria è senza peccato scagli la prima pietra. Suo padre aveva cercato di replicare e un altro ridendo con uno strano risolino aveva detto: "Lei Altezza è una mosca bianca, dopo la morte della Principessa non ha cercato le facili conquiste, però... Ogni tanto un naufragio lo fa anche lei, se non sbaglio quella signora con cui l ho vista... Quella signora diventerà mia moglie appena mia figlia sarà in età adulta da capire come mai dopo una dozzina d'anni di venerazione al ricordo di mia maglie, cioè sua madre, io le metta a fianco un'estranea che, pur essendo degna di farle da madre, non lo è, e non lo potrà mai essere, per tanti motivi." Beatrice aveva riflettuto su due cose, primo: suo padre aveva un'amante che intendeva sposare e ciò significava che lo aveva perso, perché pur potendo accettare che secondo l espressione di quel tizio avesse qualche naufragio trovava insopportabile il pensiero di una donna che le rubava il suo grande e meraviglioso papà; secondo: l'amore non era una bella cosa, gli uomini lusingavano le donne per ottenerne i favori, ma dentro di sé le disprezzavano, perché le consideravano oggetti o animali. A questa terribile lezione di vita, diede due risposte; per suo padre, dato, che ormai lo aveva perduto, era meglio che seguisse la morale e gli togliesse il disonore di fronte al mondo di avere un'amante che tutti gli sporchi debosciati del loro ambiente gli rinfacciavano. Con casuale noncuranza un giorno gli disse: - Come sarebbe bello avere una padrona in casa, i servi fanno ciò che vogliono e nessuno li riprende; la nostra governante è vecchia e fra poco dovremo mandarla in pensione. - Ne prenderemo un'altra...- Azzardò suo padre, che non voleva illudersi. - E dove la trovi? con i tempi che corrono è inutile illudersi... Sai, papà, mi è venuta un'idea: perché non ti sposi? Il resto non merita un resoconto particolare. Il Principe si sposò e Beatrice assistette al suo matrimonio con la sua ex amante senza fare drammi. L'accolse con serena cordialità, naturalmente non la chiamava mamma, ma con il suo nome, Luisa, e lei divenne una specie di amica, di alleata per ottenere più di quanto potesse ottenere prima da sola; infatti suo padre non si faceva più scrupolo a soddisfare i suoi capricci dato che avevano l'approvazione di Luisa. L'altra risposta fu un'orgogliosa presa di posizione contro l'amore fisico, avrebbe fatto impazzire tutti gli uomini ma non avrebbe concesso niente, non per virtù, ma per restare

9 nel suo piedistallo di regina, di dea. Lei, l'orgogliosa Beatrice avrebbe dovuto sottostare ai volgari appetiti di un tizio qualsiasi che accecandola con le sue lusinghe l'avrebbe degradata dal suo piedistallo e resa schiava; no, mai! Meglio la solitudine, meglio macerarsi il corpo nell'astinenza piuttosto di una simile schiavitù. Non avrebbe mai avuto né amanti, né fidanzati, né mariti ma solo corteggiatori, cavalieri serventi. Più tardi parlando alla sua matrigna in generale della sua risoluzione ebbe da lei una preziosa lezione:" E' un gioco pericoloso, rischi di bruciarti senza accorgertene; vedi, un uomo può entusiasmarti se ti stringe una volta fra le braccia perché sei fatta di carne e non di marmo. E per di più rischi di scegliere un uomo indegno." Beatrice ebbe un pensiero ingenuo e lo esternò:" Vuol dire che non mi farò mai abbracciare da nessun uomo". Luisa sorrise. Bastò questo sorriso a farle capire che non bastava questa sua ingenua difesa e che in tutti casi doveva essere capace di distinguere un uomo indegno da uno degno, anche se personalmente Beatrice era convinta che della genia degli uomini non si salvasse nessuno. La interrogò ancora e Luisa le spiegò che la miglior maniera di giudicare un uomo era affidarsi alla propria sensibilità....se ti senti estasiata non solo quando ti abbraccia, ma anche quando ti parla vuol dire che è degno di te, che lo ami veramente. Negli anni seguenti Beatrice fu combattuta dalla sua femminilità che si accresceva e dalla consapevolezza che fra tutte le dee della mitologia lei poteva riconoscersi in Diana, l'unica dea vergine che non aveva conosciuto l amore umano e che era selvaggiamente gelosa della sua debolezza femminile, non per niente aveva reso eterno il sonno del pastore Endemione. Rileggendo questo mito nei Dialoghi di Leucò" di Cesare Pavese, si rese conto che una dea dei boschi, simile a una ragazzetta, poteva avere una forza che stava in lei stessa, nella sua determinazione e non nella sua divinità assente; bastava che gli altri la credessero invulnerabile agli attacchi di passione per scoraggiarli, per costringerli ad un ideale sonno. Peccato che gli Endemioni che conosceva fossero ben svegli dal punto di vista fisico e addormentati dal punto di vista morale, altrimenti si sarebbero accorti da un bel pezzo che quando facevano i cascamorti erano irrimediabilmente condannati ad essere scartati. Infatti al contrario del previsto Beatrice avrebbe voluto incontrare qualcuno che rispettando la sua personalità e le sue prerogative di dea le facesse cambiare idea sull'uomo e sull amore. Si trovava in questo stato d'animo quando incontrò Davide.

10 III CAP. Davide con la sua corte discreta riuscì a conquistare Beatrice perché era un tipo semplice, diverso dagli altri, né il denaro, né l ambiente corrotto lo avevano reso meschino ed egoista, ed era capace di grandi slanci. Amava il bello e il buono, si appassionava come un bambino a tante cose, era dolce, forse un po' debole di carattere, ma si sforzava di non esserlo. A ventiquattro anni era pieno di entusiasmo per la vita, per l'amore puro. Recisamente rifiutò di occuparsi di affari come gli suggeriva suo padre, e sebbene non ne avesse bisogno volle laurearsi in architettura e appena laureato esercitò questa professione come una giocosa avventura, infatti non dovendo lottare per la carriera si fece un vanto di costruire e arredare case secondo il suo genio; gli altri suoi colleghi stentavano, a trovare un lavoro e dovevano accontentarsi di impieghi non consoni alla loro laurea oppure di cominciare come miseri assistenti negli studi di altri architetti affermati; invece lui si era subito allestito uno studio proprio e poteva benissimo accettare o rifiutare qualsiasi offerta. Davide non era stupido e capiva benissimo che la sua posizione sociale lo avvantaggiava e ciò a volte gli procurava una certa crisi di coscienza. Questa sua sensibilità agli occhi di Beatrice lo onorava e quando gliene parlò, lei gli consigliò di non lasciar perdere come era tentato di fare, ma di continuare a fare sempre meglio, soltanto così poteva dimostrare a se stesso e agli altri che se la sorte gli aveva risparmiato dei sacrifici, in fondo, non aveva favorito un incapace. - Tu hai delle capacità per il tuo lavoro, lo ami; anche se non salti il pasto e la cena per non tradire le tue convinzioni e per affermarti non devi aspettare la vecchiaia non vedo perché ti devi sentire umiliato quando pensi ai tuoi ex compagni. Figurati se loro non vorrebbero essere al tuo posto! ti assicuro che non avrebbero i tuoi scrupoli! Appena laureato hai uno studio tuo e dei clienti, ma che vuol dire ciò? In fondo vivi del tuo, da quando hai cominciato a lavorare non hai più voluto un soldo dalla tua famiglia, perciò sei a posto moralmente. Beatrice si innamorò furiosamente di lui perché la capiva e le aveva ridato la fiducia nel mondo e negli uomini. Lui sapeva circondare la sua dea, come la chiamava, di mille romantiche attenzioni, e sciolse il suo blocco psicologico, formatosi tanti anni fa in quel terribile pomeriggio quando non vista aveva ascoltato una conversazione non adatta alla sua età. Le spiegò fra l'altro, che esiste l amore-piacere che è vizio, quando è ricercato soltanto

11 quello, e che esiste l'amore-gioia che non degrada perché è connaturato alla stima, all'altruismo e all eternità. - Baciami e stringimi forte fra le braccia Davide! L'abbracciò e la baciò con tenera passione e Beatrice estasiata scopri che ciò non gli dava la ripugnanza prevista, anzi si sentiva morire dalla felicità, il suo corpo vibrava di ingenua passione. Adesso sapeva che si era realizzata la profezia di Luisa; una dea non si degrada se ama, se l'uomo amato è degno di lei. E Davide lo era! Formavano una coppia perfetta: giovinezza, bellezza, ricchezza e comunione di gusti! Stavolta niente avrebbe Incrinato la sua felicità, o l'avrebbe resa meno splendida, perché così voleva. Il fato non poteva contrastare i desideri degli dei e loro lo erano! Davide lesse sul suo viso tutte queste emozioni e sentì una dolorosa, assurda fitta al cuore; perché l'intensità del sentimento di Beatrice quasi lo spaventava, perché si accorgeva che la sua superba dea lo aveva elevato alla sua altezza e lui non si sentiva capace di dominare gli eventi e le persone come lei. Lo sgomento passò presto e si trovo a ridere. - Perché ridi? - E' perché sono felice, e anche per un'altra ragione. - Quale? - Ho scoperto che la principessa Beatrice Orsini, la famosa divoratrice di uomini... - Io non sono mai stata una divoratrice di uomini, ma soltanto una calpestatrice di uomini e delle loro vanità.- Puntualizzò subito lei, non facendolo finire. Scusami, ti ho interrotto, continua. - Volevo dire che con tutta la tua terribile fama ho scoperto che sei inesperta come una fanciulla d'altri tempi, non sai baciare per esempio. - E vero, pur sapendo teoricamente tutto, non ho nessuna esperienza di queste cose; ho sfuggito sempre il contatto personale con i miei cavalieri serventi. Mi ripugnava ogni loro tentativo di intimità, ma adesso con te è diverso. Mi sembra così naturale e bello stare fra le tue braccia che sono contenta di poterti dedicare la mia inesperienza, la mia incredula gioia, la mia meravigliosa voglia di amare. - Cara! Ti amo tanto e non vedo l'ora che tuo padre ci conceda di sposarti al più presto, e non ponga nessuna obiezione al nostro matrimonio. - Obiezione non ne farà, però vorrà che ci sia fra noi un periodo regolare di fidanzamento prima di convolare a giuste nozze; lo conosco e conosco persino il suo cerimonioso modo di

12 affrontare quest'argomento: "giuste nozze", "fidanzamento ti assicuro che userà sicuramente queste espressioni antiquate. E parlerà anche di "dote"! - Beatrice derise la mentalità del padre con vero scandalo di Davide, che in un certo senso approvava che, almeno nelle questioni cerimoniali, le famiglie si prendessero le loro lecite soddisfazioni. *** Specialmente il Principe non era disposto a transigere che le "giuste nozze" non avvenissero dopo un normale periodo di fidanzamento in modo che potessero essere compiuti tutti i tradizionali preparativi e tutte le tradizionali feste; non si sposava certo una comune mortale, ma la principessina Beatrice! Intanto che dote darle? Bisognava che questa fosse adeguata al loro ceto, sebbene i ricchi borghesi del loro tempo possedessero ricchezze superiori a quelle delle ultime famiglie nobili che con i denti e con piccoli compromessi mantenevano il decoro e la dignità del loro grado, non bisognava sfigurare. La famiglia degli Orsini era indubbiamente ricca, però realizzare subito una cospicua dote non era facile, le procedure legali erano lunghe e fastidiose; ecco un altro motivo perché il Principe Giulio Orsini voleva prendere tempo. Sua moglie Luisa sapeva però che queste considerazioni pratiche servivano solo per gli estranei, il fatto era che quell'intruso venuto a rubargli la figlia adorata non godeva tutte le sue simpatie; sebbene fosse un ottimo partito; perciò con varie scuse procrastinava le nozze, voleva ancora godersi la sua meravigliosa Beatrice e rimandare di giorno in giorno il momento della separazione, il momento in cui l'avrebbe persa. - Ma non la perdi! I futuri sposi abiteranno a Roma e potrai vedere Beatrice a tuo piacimento. - Io non sono così sentimentale come credi, mia cara, io... Mentre il principe Giulio cercava invano di convincere la moglie di non essere un cuore tenero il fidanzamento proseguiva. Venne l estate e tutta la famiglia andò nella loro villa al mare, Davide con il suo cutter e il suo equipaggiamento subacqueo al completo li raggiunse, prendendo alloggio nel miglior albergo della zona. Patrizia, che da quando erano morti i suoi genitori viveva stabilmente in casa degli zii, aveva visto con disappunto esplodere quell'amore; perché aveva avuto un debole per Davide, ma si mise il cuore in pace. Quell'estate aveva conosciuto un ragazzo danese e con il permesso degli zii lo aveva invitato e lo aspettava di giorno in giorno. Non lo amava veramente, però voleva che la sua superba cugina capisse che non le era certo da meno nelle conquiste

13 amorose. Inoltre era imbarazzante vedere "quei due" sempre assieme e fare la parte del terzo incomodo. Le gite e tutto il resto potevano avere un altro sapore se lei non fosse stata costretta a cambiare cavaliere ogni volta: Beatrice e Davide, Patrizia e vattelapesca! I suoi accompagnatori erano bravi ragazzi, ma senza grinta; con Mark tutto sarebbe stato diverso e poteva anche darsi che in un ambiante così suggestivo fra loro potesse nascere quella cosa splendida ch'era l'amore! Finora con Mark tutto si era mantenuto nei limiti di una spregiudicata schermaglia. La povera Patrizia non sapeva che il suo piano di rivalsa nei confronti di Beatrice era destinato a fallire! *** - Dai, corri, facciamo a chi arriva prima alla spiaggia! - Fermati Beatrice! Che idea di voler fare il bagno a quest ora! - C è una luna meravigliosa e tu vorresti andare a dormire? Vergognati Davide! La notte è mia, anzi nostra! Arrivarono fino alla spiaggia, a stento Davide trattenne Beatrice dal fare il bagno. - Sei accaldata e sudata, e per di più non hai il costume da bagno; non vorrai tuffarti in abito da sera o addirittura nuda, spero? - D'accordo, d'accordo. Rinuncio a fare il bagno, però permettimi di sdraiarmi su questa solitaria spiaggia e contempliamo insieme la divina Selene. - Sdraiamoci pure, tuttavia non lasciarti andare in voli troppo romantici, perché la luna, la tua divina Selene non è diventata la altro che un volgare satellite dove degli altrettanto volgari uomini hanno lasciato le loro volgari impronte. - Davide, Davide non essere così prosaico! La luna che voglio contemplare io non è questo modesto satellite della terra, ma l'altra quello degli antichi miti. Tu sei come quello sventurato di Gagarin che davanti allo spettacolo dello spazio celeste seppe solo dire: " In cielo non ho trovato Dio. - In compenso c'è stato un altro astronauta, americano però, che si è messo a citare la Bibbia! - Che peccato! Persino nella libera galassia abbiamo dato esempio di essere schiavi delle ideologie! Noi non siamo schiavi, pertanto contempliamo con serena e commossa gioia questo cielo e questa luna.

14 - Sì, Beatrice. - Lo sai che gli antichi confusero la dea Selene con Artemide, cioè la dea Luna con Diana? - Sì, ma dimmi perché ti piace tanto il mito di Artemide o Diana? - Perché mi sono sempre riconosciuta in lei. Appoggia la tua testa sulle mie ginocchia e chiudi gli occhi e fingi di dormire. - Ecco fatto! Ma non capisco perché devo farlo. Beatrice si chino su di lui e lo baciò. - Adesso lo hai capito? Davide, rispondimi, su, apri gli occhi, non intendo baciarti ancora. Davide finse di non sentire e Beatrice capì cosa si aspettava; lo baciò ancora. - E' meraviglioso fare Endimione! - Esclamò felice, aprendo gli occhi. - Allora lo avevi già capito, vero? - Debbo confessare di sì. Selene o Artemide, secondo le due versioni, rende eterno il sonno di Endimione, un pastore greco, per poter scendere la notte a baciarlo sul monte Datmo. Così hai voluto fare tu, in una dolcissima imitazione. Ma adesso andiamo; voglio domani, compiere una nuova esplorazione subacquea. Tu ti estasi guardando il cielo, io immergendomi nel fondo del mare. Ripercossero il tratto di spiaggia già percosso e salirono in macchina che avevano lasciato sulla strada. Di lì a poco si salutarono e Beatrice andò nella sua stanza.

15 IV CAP. L'autista degli Orsini il giorno seguente raggiunse la banchina del porto dov'era attraccato il veloce cutter dell'architetto Bellonci. Era mattina presto e Davide era appena sceso dall'albergo e trafficava con le bombole di ossigeno controllando che tutto fosse a posto. Sollevò lo sguardo al rumore della macchina, sorpreso vide scendere l'azzimato autista di casa Orsini. Ebbe un presentimento di sciagura, ma lo scacciò. - Buongiorno signore. - Buongiorno Auselmo. tutto bene? La signorina Beatrice sta bene? E anche gli altri? - Sì, signore. Sono venuto perché la signorina Beatrice mi ha detto di venire subito a cercarla e di dirle di venire alla villa. Immediatamente. - Non capisco... La mia fidanzata sta bene davvero? Non è successo niente di grave? Forse... - Non è accaduto niente, si tranquillizzi, la signorina insieme ai signori e a sua cugina e all'ospite stavano facendo un'allegra colazione. - L'ospite? Quale ospite? - Il signor Maxk, il suo cognome non lo ricordo, è così difficile, non per niente lui è straniero, anche se parla un discreto italiano. E' arrivato ieri sera tardi, poco dopo che la signorina è rientrata. Davide immaginò che quell'improvviso ordine fosse un capriccio di Beatrice, probabilmente per dimostrare il suo, ascendente su di lui. Non ci voleva molto per rappresentarsi la scena: tutti in giardino, qualche parola, un sorriso troppo impertinente della cugina e subito Beatrice saltare su, chiamare l'autista, e farlo latore di un assurdo messaggio. Guardò la faccia paziente di quell'uomo, poi il mare, poi il suo equipaggiamento di sub; infine decise! - Dica alla signorina che sarò alla villa fra due ore, il tempo di fare la progettata escursione subacquea, anche se durerà meno di quanto avevo stabilito, per poter essere da lei all'ora che ho detto. - Mi scusi signore, ma poiché è già disposto a fare una concessione simile, non sarebbe meglio che venisse adesso alla villa? - No, sono un fidanzato innamorato, ma non debole fino a questo punto! E senza più badargli riprese a fare i suoi controlli e poco dopo si era già staccato dalla banchina

16 All'autista non restò che fissare il veloce battello che si allontanava e scuotere il capo. Da una parte approvava il comportamento del giovane e dall'altra si rammaricava che fosse così orgoglioso nel suo tentativo di non mostrarsi debole. Risalì in macchina e si diresse alla villa. Beatrice era ancora in giardino, avevano finito di fare colazione, il principe e sua moglie si erano ritirati, erano rimasti le due cugine e l'ospite a chiacchierare. Beatrice subito chiese ansiosamente all'autista dove fosse il signor Davide; ascoltò pallida la sua ambasciata. Non raccolse gli inviti scherzosi di Patrizia e di Mark di non prendersela con il suo fidanzato, di lasciarlo un po in pace, non c'era pericolo che la tradisse con qualche sirena marina! Ella non aveva mandato a chiamare Davide per capriccio o per provare di fronte alla cugina e la sua conquista il suo potere su Davide, come aveva sospettato lui; bensì per un superstizioso affanno, proprio quella notte, dopo aver ricevuto cordialmente Mark era ritornata nella sua stanza e si era addormentata facendo un orribile sogno! Aveva visto prima Davide uscire in mare con il cutter e poi tuffarsi al largo equipaggiato da sub e non veniva più in superficie! Poi vide Davide sulla spiaggia, sembrava addormentato, lei chiamandolo Endimione lo baciava e cercava di svegliarlo, ma era morto! Si era svegliata in un bagno di sudore. Quel sogno le sembrò premonitore e sebbene cercasse di sfuggire alla sua suggestione non poté resistere all'angoscia che le dava il pensiero che Davide inconsapevolmente si avviasse a un orribile sorte e diede quell'imperativo ordine di chiamare Davide, di fermarlo e di portarlo alla villa. Rimase immobile, sgomenta di non essere riuscita a fermarlo! Dovevo andarci io, supplicarlo di non compiere questa maledetta escursione subacquea! Mi dovevo infischiare della reazione dei miei parenti al mio gesto! Beatrice con quella spaventosa fantasia che aveva si era già immaginata gli sviluppi tragici della sua premonizione e considerava Davide perduto! Visse due ore come in trance in attesa che le portassero la notizia della catastrofe. Questo fatalismo esagerato e fra l'altro per lei inconsueto ricevette un duro colpo quando invece della luttuosa notizia, portata da uno sconvolto messaggero, arrivò Davide tranquillo e sorridente! Beatrice, scioltasi la sua paura alla sua vista; non si rallegrò, quasi non potesse ammettere che la sua premonizione fosse stata smentita così clamorosamente e che pertanto non essendo Davide morto la sua agghiacciante angoscia provata in quelle lunghe ore fosse stata inutile. Si sentì invadere dall'ira, non perché Davide fosse scampato alla disgrazia immaginata, non era tanto crudele da voler avere ragione anche in tal caso e sentirsi irata

17 perché l'aveva contraddetta e non era morto; bensì perché riflettendo si rese conto che lui con il suo rifiuto di venire da lei, qualunque fosse stata la causa, l'aveva offesa. Appena furono soli l'attaccò e concluse infine tragica: - E' inutile che cerchi di giustificarti, ti ho mandato a chiamare e non sei venuto! Potevo essere moribonda... - Ma l'autista mi ha detto che... - Qualunque cosa ti avesse detto tu dovevi venire, dovevi pensare che se ti mandavo a chiamare un motivo c era. - Per capriccio, non c era altro un altro motivo lo so, e la tua permalosità è troppa lascia che te lo dica. Mi fai una scenataccia, perché? per niente, senza motivo, come senza motivo mi hai mandato a chiamare. - Davide era un po' seccato, non riusciva a capire come per un capriccio la sua cara fidanzata, che per lui aveva messo da parte le sue arie pretenziose, lo tormentasse così. Beatrice intuiva che avrebbe avuto ai suoi piedi Davide grato e pentito se gli avesse rivelato il motivo della convocazione; ma era troppo orgogliosa per dirglielo, non voleva rivelargli quanto fosse sciocca e innamorata di lui. Perciò tacque e cercò di fargli capire che in tutti casi aveva mancato con lei di fiducia e di considerazione. - Sarò permalosa, ma una cosa è certa: mi hai dimostrato che non posso contare su di te, non riempio la tua vita; io valgo meno di una banale escursione subacquea ammettilo! - La verità è che tu non permetti al tuo schiavo di trasgredire un ordine, la dea ha capricci divini é, come tali, sono ordini. - Replicò lui con una punte di sarcasmo. - Stupido! Non voglio più vederti, non sei buono neanche come schiavo! E mi sento degradata ad averti considerato uguale a me! Beatrice poteva sopportare tutto, meno che Davide avvilisse se stesso e lei in quel modo. Indispettita mantenne il suo proposito, inutili furono tutti i tentativi di Davide di rivederla, eppure era sicuro che se l avesse rivista ancora una volta l'avrebbe riconquistata; e proprio per questo lei evitava in tutti i modi di rivederlo. Intanto per smaltire la sua rabbia si faceva corteggiare da Mark che sembrava aver perduto la testa per lei, con grave disappunto di Patrizia. *** La voce e il viso della cameriera erano contriti. - Mi dispiace signor Bellonci, la principessina Orsini non vuoi riceverla... Potrei dirle che è occupata ma sarebbe una bugia.

18 - Ho capito, buongiorno.- Davide furioso di quest'ennesimo rifiuto penso al da farsi. Mentre si allontanava vide Patrizia, la fece salire in macchina e si sfogò con lei: - Beatrice non vuol vedermi; non esce dalla villa o se lo fa evidentemente lo fa in orari insoliti, non risponde alle mie telefonate, mi rimanda indietro fiori, lettere e regali con cui cerco di farmi perdonare, e quando vengo a cercarla mi fa rispondere esplicitamente che non vuole ricevermi! E una creatura perfida, senza cuore. - A chi lo dici! La cara Beatrice mi ha soffiato anche Mark! A questa notizia Davide sentì venire meno il suo risentimento e pensò disperato: Debbo vederla assolutamente o se no la perdo!" Guardò Patrizia ed ebbe un'idea: alla villa Orsini non lo ammettevano più perché rotto il fidanzamento, era un estraneo; ma cosa gli impediva di entrarvi ancora sotto un'altra veste? La sua voce divenne dolce e carezzevole quando si rivolse a Patrizia. - Possiamo dimenticare i nostri rispettivi partners e consolarci tra noi, che ne dici? - Non sarebbe un'idea cattiva, anche perché... insomma, io...per me non sarebbe solo una vendetta... Davide ebbe per un momento scrupolo ad approfittare della sua evidente simpatia per lui e lusingarla così bassamente, ma lo scacciò subito: Patrizia era una ragazza moderna, non si sarebbe certo ammazzata quando avrebbe saputo la verità. Confidando in ciò le gratificò il suo migliore sorriso e le mormorò Anche per me non si tratterebbe una vendetta... Non furono necessarie altre dichiarazioni per far credere alla povera Patrizia d'aver sostituito a meraviglia nel suo cuore la perfida Beatrice, o meglio si sforzò di crederlo, perché intuiva confusamente che la capitolazione di Davide era sospetta, tuttavia poiché apparentemente gli avvenimenti sembravano rafforzare le sue illusioni non vedeva la necessità di mostrarsi troppo diffidente. Così nel giro di qualche giorno Davide fu accolto e considerato come un fidanzato, seppure non ufficiale, di Patrizia. Veramente il principe dapprima non voleva accettare questa svolta degli avvenimenti; in fin dei conti si trattava sempre dell ex fidanzato di sua figlia e non sarebbe stato di buon gusto fra l'altro offendere la suscettibilità di Beatrice; però Luisa sua moglie, che vedeva più lontano di lui, gli consigliò di non fare storie, perché tutto sarebbe finito nel migliore dei modi, sempre che non si ostacolava il corso delle cose.

19 V CAP. Si tornò in città, e le cose, non ostacolate da inopportune severità, si misero nel migliore dei modi. Beatrice si sforzò invano di trattare freddamente Davide, ma infine non poté fare a meno di dimenticare tutto e ricominciare ad amarlo con rinnovata intensità. Riguardo a Patrizia non si preoccupava, sapeva benissimo che solo per riaccostarsi a lei Davide aveva finto di amarla. Questa storia d amore che aveva rischiato di finire male per un puntiglio fece capire a Beatrice quanto fosse importante per lei, e in fondo sebbene si fossero lasciati era stata sicura che tutto prima o poi si sarebbe sistemato. - Così, mentre io mi tormentavo per salvare il nostro amore, tu eri tranquilla? - Perché ero certa che non ti avevo veramente perduto e che saresti tornato da me. Giocavo a fare l'offesa e aspettavo, fingevo con me stessa di non sapere che mai avrei potuto dimenticarti e mi affannavo a farmi corteggiare da Mark, del quale sia detto per inciso non mi importava niente. Risero felici di essersi ritrovati. Patrizia, secondo la previsione di Davide non si ammazzò quando seppe la verità. Però non la prese del tutto sportivamente, perché si può essere moderne quanto si vuole, ma in queste genere di faccende non c'è modernità che tenga. Patrizia prima si rose di rabbia e di delusione, poi passò al contrattacco, dimostrando che non si può giocare impunemente con i sentimenti femminili. Essere stata solo un paravento per le manovre di riconquista di Davide l'esasperava e all'amore per Davide si univa anche la gelosia verso la cugina. Con cura preparò la sua battaglia, mise fuori tutto il suo fascino e tutte le sue astuzie maliziose per conquistare Davide. Beatrice intuì subito i maliziosi propositi di Patrizia, ma non volle umiliarsi, mostrandosi gelosa di lei e persino dapprima superbamente ne rise, eccessivamente sicura di sé e dell'amore di Davide; poi fu troppo tardi per padroneggiare gli avvenimenti, che precipitarono verso l'inevitabile epilogo. Patrizia non faceva un gioco leale e non combatteva con le stesse armi di Beatrice, ma, dimenticando ogni dignità, faceva leva sull'attrazione fisica e sul desiderio che suscitava negli uomini il suo stupendo corpo. Davide non era un santo ed era difficile rifiutare sempre quelle

20 sfacciate profferte, tanto più che non era aiutato da Beatrice a sfuggire quell'affascinante tentazione, infine crollò. Tutto avvenne in un modo banale, mentre si trovavano a Cortina d 'Ampezzo, all'inizio della stagione sciistica. Avevano preso alloggio nel migliore albergo, oltre loro tre c'erano anche Luisa e Mark, quest'ultimo era ricomparso all improvviso sempre più innamorato di Beatrice. Con una scusa Patrizia si era trascinato dietro Davide per un'escursione a due, e invano Beatrice attese il loro ritorno in albergo, soltanto verso l'alba sentì rientrare Patrizia nell'adiacente stanza, e la sentì canterellare mentre si svestiva. Dormì fino a tardi e quando scese a fare colazione disse con leggerezza: - Abbiamo fatto tardi, perché siamo stati bloccati al rifugio dalla neve, vero Davide? Lui non disse niente. Beatrice aveva voglia di urlare, di correre fuori verso la montagna e lasciarsi morire perché non sopportava la laidezza di quel tradimento, ma non si lasciò sfuggire una sillaba. Pur essendo l'albergo riscaldato sentiva un gelo incredibile in tutto il corpo. Stavolta sapeva ch era davvero finita con Davide; no, lui non l'avrebbe mai lasciata per Patrizia, che in questo si era sbagliata completamente, amava sempre lei, Beatrice, e avrebbe continuato ad amarla anche dopo qualunque avventura! Era pentito e si sarebbe ammazzato per cancella re quel momento di debolezza. Beatrice lo sapeva e sapeva che non aveva perduto neanche una briciola del suo amore, eppure irrimediabilmente era finito tutto, non per l'improvvisa delusione, perché onestamente se l'aspettava, né tantomeno per la morte del suo sentimento, perché al contrario del previsto continuava ad amare Davide con la consueta intensità. Forse se si fosse lasciata andate a sfogare il suo dolore e il suo sdegno con parole e pianti, invece di tenersi tutto dentro, avrebbe potuto ritrovare se stessa e il perduto incanto di quell amore, ossia dimenticare l'infedeltà e sposare il pentito Davide. Con Davide e Patrizia finse di non sapere e si mostrò tranquilla come prima. Con fredda determinazione aspettò il momento giusto per lasciarlo a Patrizia; infatti assurdamente provava una specie di pietà verso la cugina e voleva che almeno lei fosse felice, e che non fosse inutile il gesto di bassezza che aveva compiuto... C'era una specie di solidarietà femminile nel suo operato; infatti, se lei avesse perdonato Davide, tutto il peso di quel riprovevole e indegno tradimento sarebbe ricaduto su Patrizia e Davide ne sarebbe uscito fuori netto e pulito, quasi che non fosse anche lui colpevole quanto Patrizia o forse più, perché almeno lei lo aveva fatto per amore. Qualunque fosse la molla segreta che spingeva

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