Akhtamar on line. Alla scoperta dell Armenia 1-3. La questione armena (3 parte) 4. Il sassolino di Haik 5. Pagina armena 6. Adios, Tayyip!

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1 1 Anno 5, Numero giugno 10 XCVI M.Y. W W W. C O M U N I T A A R M E N A. I T Editoriale Ci sono dei numeri di Akhtamar che vorremmo di almeno venti pagine. E che invece, ragioni tecniche ci costringono a contenere nel numero standard di pagine magari con qualche piccola eccezione come nel caso di questo. Tali e tante sono le notizie che dovremmo avere il doppio od il triplo dello spazio effettivamente a disposizione. Tanto per cominciare salutiamo con piacere l uscita della prima guida in italiano sull - Finalmente! Ne sentivamo proprio la mancanza. Il turismo in Armenia cresce a ritmi sostenuti, in un decennio si è decuplicato il numero dei viaggiatori provenienti da ogni angolo del mondo. E l Italia sta scoprendo poco alla volta questa a l l a s c o p e r t a d e l l A r m e n i a meta. Sono moltissimi ormai i tour operator che coprono l Armenia con variegate offerte di viaggio favorite da comodi collegamenti aerei diretti. Sicché questa prima guida in italiano su Armenia e Karabakh, scritta con impegno e passione da Nadia Armenia; si tratta di una pubblicazione importantissima sia da un punto di vista culturale che turistico, alla quale auguriamo tanto e meritato successo. Chiudiamo con la terza parte l importante saggio sulla conferenza di Parigi e ci catapultiamo nei tanti avvenimenti internazionali che si sono succeduti in questi ultimi giorni: dalla graffiante tastiera del nostro Haik con alcune riflessioni sul ruolo guida della Turchia alla grande vittoria della comunità armena argentina che ha impedito l erezione di una statua al genocidiario Ataturk. Per finire con un nostro servizio (la seconda parte sarà pubblicata sul prossimo numero di Akhtamar) a proposito di alcune esternazioni dell ambasciata italiana ad Ankara: abbiamo voluto vederci un po più chiaro e capire meglio. Tra una partita e l altra del Mondiale di calcio godetevi A- khtamar! Pasqual finisce con il trasformarsi nella naturale conclusione di un processo culturale e commerciale che ha fatto scoprire le bellezze della terra armena anche al pubblico italiano. (segue pag.2) Sommario: Alla scoperta dell Armenia 1-3 La questione armena (3 parte) 4 Il sassolino di Haik 5 Pagina armena 6 Adios, Tayyip! 7 Qui Armenia 7 Bollettino interno di iniziativa armena Consiglio per la Comunità armena di Roma Quelle strane inclinazioni diplomatiche (1) 8

2 2 Sentivamo proprio la necessità di questa guida che ovviasse alle inevitabili carenze informative sull Armenia. Non bastavano più i ritagli presi qua e là, i nostri articoli su Akhtamar, le estenuanti ricerche su internet di viaggiatori italiani alla disperata ricerca di informazioni su una nazione ancora poco conosciuta. C era bisogno di un compendio più esaustivo, che fornisse utili informazioni di viaggio e al tempo tesso accompagnasse il visitatore o il turista (per noi la distinzione rimane sempre fondamentale ) alla scoperta dell Armenia. E la Pasqual riesce benissimo in questo intento. La guida edita dalla Editrice Polaris, specializzata nel settore e con un vasto catalogo di proposte, è ben strutturata, con una impaginazione accattivante ed agile. Ancorché corposa (350 pagine) si consulta facilmente. È ricca di informazioni ma non pesante, aiuta il turista/viaggiatore a conoscere il paese e la cultura prima di partire, lo accompagna durante il viaggio con preziosi consigli, lo segue nel ritorno a casa con approfondimenti storici e culturali. Insomma, uno strumento indispensabile non solo per chi si appresta a partire per l Armenia, ma anche per tutti coloro che desiderano conoscere questo paese nella sua vita quotidiana raccontata attraverso gli itinerari e le curiosità della guida. Notizie utili, profili storici, tradizione e cultura ben sviluppati nella prima parte della guida (circa 150 pagine per entrare nel mondo armeno) rappresentano una interessante introduzione agli itinerari sviluppati nella seconda parte del volume dove non solo l autrice illustra al lettore le attrattive del paese ma fornisce utili indicazioni sui tanti possibili modi di godere delle bellezze del paese (dai tour botanici al birdwatching, dal trekking alle passeggiate in bicicletta). Accanto a generali informazioni di viaggio ecco dunque i preziosi riferimenti sul alberghi e ristoranti, i consigli per gli acquisti e le tante curiosità che un turista/viaggiatore ama sapere del paese che sta visitando. Un ricco repertorio fotografico accompagna il lettore nella consultazione e lo prepara a quanto potrà ammirare sul posto. Una breve introduzione di Antonia Arslan impreziosisce questo manuale alla scoperta dell Armenia. L ultima parte, dedicata al Nagorno Karabakh, è doveroso omaggio ad una terra tanto martoriata quanto desiderosa di rinascere e guardare al futuro. Salutiamo dunque con piacere questa guida sull Armenia che, siamo sicuri, accompagnerà migliaia di italiani alla scoperta della nazione armena. Da oggi Armenia ed Italia sono ancora più vicine. Intervista a Nadia Pasqual Come nasce l idea di questa guida? L'idea della guida nacque nel 2007 quando iniziai a collaborare con l'armenian Tourism Development Agency (ATDA), l'ente per la promozione del turismo armeno, in qualità di consulente marketing per il mercato italiano. Occupandomi della promozione dell'armenia come destinazione turistica mi resi conto subito che in Italia mancava una guida davvero completa e accurata, che fosse interamente dedicata al paese e che approfondisse non solo gli aspetti turistici ma anche la cultura, la storia, le arti, le tradizioni e l'attualità del paese. I viaggiatori, gli operatori turistici e i giornalisti ne sentivano fortemente la mancanza. Quanto tempo ha richiesto la preparazione del manuale fra sopralluoghi sul campo e ricerca storica? Da quando proposi alla casa editrice Polaris di pubblicare la guida nel giugno del 2007, ho effettuato diversi viaggi di lavoro in Armenia che si sono trasformati in altrettanti sopralluoghi sul campo durante i quali ho visitato pressoché tutto il paese, incluso molti alberghi e locali consigliati nella guida, annotando informazioni, cercando notizie, raccogliendo documentazione e scattando numerose fotografie. Nel 2009 ho trascorso circa tre settimane viaggiando tra Armenia e Karabakh. Infine, lo studio della documentazione e la scrittura della guida hanno occupato sei mesi circa. Immaginiamo che non sia stato tutto semplicissimo Le principali difficoltà hanno riguardato la verifica delle fonti, in quanto quasi ogni testo, documento o sito web consultato riportava riferimenti diversi e contrastanti circa le date, le circostanze esatte e i dettagli relativi ad avvenimenti storici e monumenti artistici. Un'altra difficoltà è legata al fatto che in Armenia le cose sono in rapida trasformazione per cui in alcuni casi le informazioni fornite, per es. in merito a indirizzi utili, uffici, progetti, ecc. già dopo qualche mese sono già da aggiornare. E gli aggiornamenti? La guida sarà aggiornata ogni due anni o anche prima nel caso la tiratura vada esaurita in tempi più brevi. NADIA PASQUAL ARMENIA E NAGORNO KARABAKH POLARIS, 2010 ( 27,00) Nadia Pasqual, appassionata di viaggi e letteratura, si è diplomata in turismo e laureata in Lingue e Letterature Straniere all Università Ca Foscari di Venezia. Ha viaggiato molto e vissuto all'estero. Si occupa di marketing turistico e collabora con l'ente del turismo armeno. Vive in provincia di Udine, dove ha riscoperto le lontane origini armene della famiglia materna. Pagina 2

3 3 Ma come sta andando il turismo italiano in Armenia? Dopo l'enorme crescita negli arrivi italiani nel 2008, il 2009 ha subito una battuta d'arresto dovuta alla crisi economica che ha colpito l'italia come altri paesi internazionali. Anche se è ancora presto per trarre dei dati, in base a quanto dichiarato dai tour operator italiani e armeni interpellati in questi primi mesi dell'anno, il 2010 si preannuncia positivo con un forte aumento di richieste da parte di gruppi e individuali sin dalla Pasqua. Quali sono le prospettive e le aspettative di sviluppo del flusso turistico dall Italia all Armenia? Le aspettative di sviluppo sono elevate e si basano su prospettive concrete. Dal 2009 l'italia è collegata all'armenia da due voli diretti, che permettono di raggiungere il paese in meno di 4 ore e con tariffe più convenienti. Il mercato outgoing italiano ha un enorme potenziale di viaggiatori per l'armenia, che rappresenta una destinazione a medio raggio competitiva e in grado di offrire un'esperienza di turismo culturale molto apprezzata dagli italiani. Con budget adeguati si potrebbe fare molto di più per promuovere il paese in modo più capillare tra i viaggiatori e gli agenti di viaggio, utilizzando il web, eventi culturali nelle principali città italiane, workshop e corsi di training online per il trade. La guida è stata presentata in anteprima in Armenia il 18 maggio 2010 alle in un La guida sarà distribuita attraverso le librerie e i principali tour operator italiani che la daranno ai loro clienti in partenza per l'armenia insieme ai documenti di viaggio. La guida sarà inoltre distribuita in Armenia, in modo che i viaggiatori italiani che partono sprovvisti, possano acquistarla sul posto. Oltre a quella di Yerevan e di Roma tra giugno e luglio sono previste presentazioni a Milano, Padova, Venezia ed Udine. Alla presentazione del 3 giugno a Milano sono intervenuti il console onorario Pietro Kuciukian ed il giornalista di Repubblica Leonardo Coen. LA PRESENTAZIONE A YEREVAN e... evento mondano che si è svolto al Golden Tulip Hotel di Yerevan. Sono intervenuti Mekhak Apresyan, Capo Dipartimento del Turismo Armeno, Sergej Shahverdyan, Capo Dipartimento del Turismo del Nagorno Karabakh, Pegor Papazian, direttore della National Competitiveness Foundation of Armenia, Syuzanna Azoyan, direttrice marketing Armenian Tourism Development Agency. Tra i partecipanti c'erano rappresentanti dell'armenian Association of Travel A- gents, delle principali testate giornalistiche armene e del settore turistico locale, presente con i principali tour operator per il mercato italiano, gli albergatori e l'associazione delle guide turistiche.... A ROMA È stata la volta di Roma, l 8 giugno, ad ospitare nella sala del Collegio Armeno la presentazione della guida. L evento, moderato da Robert Attarian, ha visto la partecipazione del Conigliere d ambasciata Dikran Samvelian che ha svolto una breve prolusione bilingue ringraziando l autrice per il suo pregevole lavoro. Flavia Amabile (La Stampa), forte delle sue esperienze passate, ha voluto ricordare all attento pubblico come una guida turistica non possa essere in alcun modo considerata un genere letterario di serie B ma si tratti, viceversa, di un lavoro estremamente impegnativo giacché all attività di ricerca ed indagine sul campo si aggiunge quella di verifica delle fonti. Emanuele Aliprandi, dopo aver sottolineato la profonda differenza che sussiste tra turista e viaggiatore ed aver ricordato i tanti pregi della pubblicazione, ha voluto sottolineare l importanza dell inserimento QUELLE INUTILI PROTESTE AZERE del Nagorno Karabakh ricordando a grandissime linee la storia di questa regione armena che scellerate scelte politiche imposte contro la volontà del popolo relegarono sotto il giogo azero. È stata quindi la volta dell autrice, Nadia Pasqual, che ha voluto innanzitutto raccontare come abbia scoperto lontane origini armene proprio dopo il suo primo viaggio di lavoro in Armenia; in un freddissimo gennaio, il paese ammantato di bianco la colpì profondamente per la sua bellezza e l ospitalità della sua gente. Si è poi soffermata sulla struttura della guida ricordando che non è un enciclopedia ma piuttosto uno strumento per informare senza annoiare il lettore con una prima parte descrittiva e conoscitiva ed una seconda dedicata agli itinerari più interessanti. Mons. Joseph Kelekian ha concluso la presentazione dichiarandosi sorpreso del lavoro svolto dall autrice che riteneva avesse dato alle stampe una piccola guida di poche pagine e si è invece trovato di fronte ad una pregevolissima e esaustiva pubblicazione. Un apertivo nel cortile del Collegio armeno ha concluso una piacevole serata alla scoperta dell Armenia. A margine della pubblicazione della guida Armenia sono arrivate puntuali le proteste dell Azerbaigian. L ambasciatore in Italia si sarebbe lamentato (la notizia è stata riferita perché nessun organo di stampa l ha ripresa ) per l inserimento del Nagorno Karabakh insieme all Armenia. Lui ed i suoi superiori a Baku sono rimasti gli unici a pensare che l Artsakh sia ancora una provincia dell Azerbaigian... V OLU ME 1, NUM ER O 1 Pagina 3

4 4 LA QUESTIONE ARMENA ALLA CONFERENZA DI PARIGI di Davide Figliola TERZA PARTE Il mandato dell Italia Nell aprile del 1919 gli inglesi offrirono all Italia il mandato sulla regione, e Vittorio Emanuele Orlando, capo del governo italiano, rispose con entusiasmo a questa possibilità. Così inviò una missione di ricerca nella regione, comandata dal generale Gabba, per analizzare la situazione politica, economica, sociale e per preparare un successivo arrivo di un contingente più numeroso. Il Re Vittorio Emanuele III e altri rappresentanti del governo non erano tuttavia convinti dell avventura che si stava per intraprendere, sia per motivazioni di politica interna che estera. L Inghilterra, dal canto suo, sembrava non vedere l ora di essere sollevata dal difficile compito che si era assunta in Transcaucasia. Oltre a ciò, il Primo ministro Lloyd Gorge, nonostante avesse affermato che l effetto della presenza inglese sarebbe stato il meno invadente possibile, desiderava più che mai che gli italiani andassero in Transcaucasia per mantenere la pace tra quelle popolazioni, salvaguardare lo status quo e contenere l espansionismo dei bolscevichi e di Denikin. Perciò non condivideva l idea espressa dal presidente degli Stati Uniti il quale, contrario a tale operazione sosteneva che, essendo la convenzione anglo-italiana per la sostituzione delle truppe intervenuta tra i rappresentanti militari, i capi delegazione potevano non farvi onore. Orlando e Sonnino (Ministro degli esteri), sicuri degli effetti benefici che il mandato sul Caucaso avrebbe portato all Italia, approvarono la missione, ancor prima di avere sentito la relazione di Gabba, la quale non era del tutto favorevole a tale scelta politica. I problemi sorsero quando gli inglesi decisero di occuparsi prevalentemente del ritiro delle proprie truppe, non rispettando la promessa ufficiosa di mettere contemporaneamente a disposizione degli italiani i mezzi per il trasporto per le proprie truppe dall Italia al Caucaso. Così per settimane, nonostante la missione fosse già stata decisa all inizio di giugno, il contingente italiano rimase fermo nel porto di Taranto. La situazione si faceva delicata e imbarazzante. Già dalla metà di maggio traspare dai documenti ufficiali che l Italia non voleva impossessarsi politicamente della Transcaucasia e aveva rifiutato la prospettiva fatta balenare dagli inglesi di eventuali mandati politici a suo favore; sperava, invece, d accordo con l Intesa e con la Russia, di ottenere concessioni per lo sfruttamento delle miniere e dei giacimenti petroliferi. Gli italiani avrebbero potuto subentrare in questo ai tedeschi. Le Repubbliche, nonostante le loro insistenze, non sarebbero state incoraggiate dall Italia all indipendenza. Si sarebbe solo promesso di raccomandare al governo della Russia ricostituita di concedere loro la maggiore autonomia possibile Nel frattempo, durante la sessione parlamentare del 19 giugno, per motivi di politica interna cadde il governo Orlando. Il suo successore, Saverio Nitti, si dimostrò subito contrario ad effettuare la spedizione in via di definizione. Così, decise di abbandonare l idea del mandato sul Caucaso e rifiutò la proposta inglese. Essa, era infatti in palese contrasto con quello che era il principale obbiettivo di Nitti, da lui sostenuto fin dal dicembre del 1918, la smobilitazione. Il nuovo governo italiano obbiettò dunque contro la richiesta inglese, motivando tale rifiuto sia sul costo eccessivo di tale impresa per lo Stato italiano, sia sulla mancanza di alcun tipo di impegno dell Italia con l Armenia. La verità era rappresentata dal fatto che gli obbiettivi coloniali dell Italia erano incentrati su altri fronti, ed era lì che essa voleva dirigere i propri sforzi. La notizia della rinuncia definitiva fu comunicata agli inglesi solo il 30 luglio tramite l ambasciata di Londra. L obbiettivo della penetrazione economica veniva però mantenuto. Questa fu la conclusione della vera e propria odissea che l Italia affrontò a livello politico diplomatico tra la primavera e l estate del Questa convulsa fase portò ad ancora maggior confusione nel Caucaso, dove le popolazioni autoctone si videro sempre più abbandonate a loro stesse dalle Grandi potenze. Dopo il disimpegno italiano, per qualche mese si pensò che il ruolo dell Inghilterra nel Caucaso potesse essere assunto dalla Francia, opzione che non irritava nessuna delle grandi potenze. Ma dopo un periodo di riflessione, e consapevole dei dubbi inglesi sulle loro reali intenzioni, anche la Francia si tirò indietro dalle sue responsabilità, con il solito pretesto di voler lasciare il Caucaso, e quindi anche l Armenia, all amministrazione diretta delle popolazioni locali. La verità, come si può estrapolare anche dalla stampa dell epoca, è che la Francia fin dalla fine della Prima guerra mondiale, non era interessata al Caucaso in quanto tale, ma aveva l intenzione di complicare i piani inglesi sulla regione, difendere le proprie conquiste in Cilicia e in Siria e metterle al riparo dall espansionismo britannico. Il Corriere della sera in un articolo pubblicato il , conferma implicitamente questa tesi riportando alcuni indizi a sostegno di questa teoria: Attualmente gli armeni che si trovano in territorio russo, si sono costituiti in una Repubblica armena del Caucaso. I delegati armeni a Versailles si sono pronunciati a favore della creazione di una grande Armenia, le Temps invece supporta l idea di una piccola ma sicura Armenia, confermando così indirettamente le ambizioni francesi in Cilicia. Lord Curzon, uno dei massimi rappresentanti del Ministero degli Esteri inglesi, cercò, e per alcuni mesi riuscì con le sue continue sollecitazioni, di ottenere dal Gabinetto inglese un rinvio dopo l altro dell atteso sgombero delle truppe britanniche da quella regione. La prima fase della Conferenza di pace di Parigi terminò il 28 giugno 1919, quando il trattato di Versailles fu imposto alla Germania. I rappresentanti armeni, ora che era stata risolta la questione occidentale (pace con la Germania), speravano di riuscire in poche settimane a risolvere anche quella orientale, ovviamente a loro vantaggio. Ma la situazione era più complicata di come si poteva immaginare. Gli Stati Uniti e gli Alleati erano sempre molto disponibili a progettare un Armenia indipendente che comprendesse, oltre l Armenia Orientale, anche quella Occidentale. In alcuni casi, esclusa ovviamente la Francia che ambiva a far propria quella regione, si dimostrarono perfino favorevoli anche all allargamento del territorio armeno alla Cilicia. Il problema principale era rappresentato tuttavia dal fatto che le grandi potenze non erano disposte a fare nessun sacrificio per rendere reali questi progetti, e in tutti i modi possibili continuarono a rinviare per settimane e poi per mesi l assunzione delle proprie responsabilità riguardo la questione armena. L impero ottomano, vistosi depredato di buona parte del proprio territorio, ormai abitato in prevalenza da turchi, inviò anch esso una Delegazione a Parigi, anche per mettere in guardia le grandi potenze dalle conseguenze nefaste che una tale scelta avrebbe potuto comportare tra le truppe turche, sempre molto sensibili al nazionalismo e contrari a cedere territori abitati per la quasi totalità da turchi. In effetti, la Delegazione turca si basava su fatti reali per rinforzare le proprie opinioni. I focolai nazionalisti, proprio mentre i Greci consolidavano il loro potere a Smirne, stavano riemergendo con preoccupante fervore, in particolare nelle province lontane dalla capitale. Pagina 4

5 5 Le grandi Potenze, evidentemente ormai troppo impegnate a spartirsi il territorio ottomano e le sue vie di comunicazione, con il pretesto di voler creare uno Stato armeno più ampio di quello esistente e di dare l autodeterminazione alle popolazioni arabe, ascoltarono le obbiezioni turche, ma non le presero sul serio. Un amara conclusione Le belle parole e i bei sentimenti espressi dai capi di governo dei paesi occidentali nella prima fase del periodo postbellico alla fine valsero ben a poco: alla Conferenza di pace perfino il sincero consenso sui principi vacillava di fronte ad altre considerazioni di tipo politico e economico. L Armenia era lontana, circondata da nemici, e gli Alleati, avevano poche forze in quell area. In un momento in cui le risorse erano scarse perché distribuite su molti fronti. Ma se gli aiuti erano lontani, i nemici dell Armenia erano molto vicini, e si stavano riorganizzando: i russi, sia gli eserciti dei bianchi sia i bolscevichi una volta risolta in un modo o nell altro la disputa interna, difficilmente avrebbero sopportato l indipendenza delle nuove repubbliche del Caucaso meridionale. Inoltre anche la Turchia stava mostrando i primi segni di risveglio nazionale e di insofferenza per il trattamento ricevuto a Parigi da parte delle delegazioni occidentali. Dopo la firma del trattato di Versailles, la questione del mandato per l Armenia non ebbe più nelle politiche estere delle grandi Potenze il ruolo rilevante che aveva in precedenza e la stessa Russia (alleata storica dell Armenia), come abbiamo visto, era impegnata in una guerra civile dagli esiti tutt altro che scontati. Riassumendo, quando i capi di Stato dei paesi Alleati lasciarono Parigi dopo aver firmato il trattato di Versailles, nel giugno del 1919, essi non avevano ancora concluso la pace con l impero ottomano, risolto la questione del mandato dell Armenia, disarmato le divisioni turche in Anatolia, fissato in maniera definitiva i confini delle regioni contese in Transcaucasia e neanche organizzato il rimpatrio dei rifugiati armeni provenienti dall Armenia ottomana. Nel frattempo le truppe ottomane, in teoria sciolte, in pratica più che mai agguerrite, rimanevano mobilitate nei vilayet orientali. Il Movimento di rinascita turco cresceva progressivamente, anche grazie alla forte personalità di Mustafà Kemal. Le rivalità degli Alleati, i vacillamenti americani, le ambiguità provenienti dalla Russia impegnata nella guerra civile, stavano portando la delegazione armena a Parigi verso una strada senza uscita. Mentre passavano le settimane, cresceva la disillusione degli armeni verso la diplomazia internazionale. Nella vana attesa di buone notizie da Parigi, le vere novità si verificarono all interno della Repubblica armena. Fine I L S A S S O L I N O D I H A I K da che pulpito... ancora ombre sul caso Dink C è una cosa che mi ha dato fastidio, molto fastidio, di tutta la faccenda legata al tragico epilogo della spedizione della Freedom Flotilla. Mentre tutto il mondo si interrogava sul perché di quella missione e sui motivi che avevano spinto Israele ad una reazione così forte, mentre il dibattito politico infuriava ed i giornali di ogni angolo del globo trattavano l argomento ciascuno dal proprio punto di vista, ecco che la Turchia (organizzatrice della missione) si ergeva con candore a paladina della giustizia e della libertà. Ecco questo proprio non mi va giù; e non tanto per dar manforte a coloro che hanno messo in dubbio la natura squisitamente pacifica della Flottilla, che hanno disquisito sulla effettiva attività della Insani Yardim Vafki (la fondazione turca di assistenza umanitaria che taluni giornali vogliono troppo vicina al fondamentalismo islamico). Non posso proprio sopportare che la Turchia si innalzi a portabandiera dei diritti civili. Uno stato che occupa militarmente un altro (e per di più facente parte dell Unione Europea: Cipro), uno stato principe del negazionismo più becero a proposito della questione armena, uno stato che non ha esitato e non esita a perseguitare minoranze etniche e religiose, a calpestare diritti civili, a processare ed incarcerare giornalisti ed intellettuali solo perché si permettono di dissentire dal pensiero ufficiale, non credo che abbia alcun diritto di elevarsi al ruolo che le parole dei suoi leader politici vogliono cucirgli addosso. Se Israele, come ha scritto il giornale armeno iraniano Alik, tiene bloccata la striscia di Gaza che dovremmo dire della Turchia che da oltre tre lustri ha chiuso le frontiere con l Armenia imponendole gravi restrizioni economiche? No, la Turchia non si rifarà certo una verginità con la missione di soccorso a Gaza; e questo è un messaggio che il mondo politico e dell informazione deve avere ben chiaro. A prescindere da ogni considerazione sulla vicenda. HAIK Ancora inquietanti ombre sembrano avvolgere il processo contro gli assassini di Hrant Dink. Uno degli avvocati querelanti, Hakan Karadag, è stato trovato impiccato nella sua casa di Istambul venerdì 4 giugno. La morte del legale ha suscitato comprensibile preoccupazione in tutti coloro che stanno seguendo le vicende processuali. Ripetutamente, infatti, nel corso del processo il principale imputato, il giovane Ogun Samast, lo aveva minacciato davanti alla Corte salvo poi ritrattare dopo una protesta formale. La polizia sta svolgendo indagini per appurare la causa effettiva della morte. A tre anni dall omicidio del giornalista armeno Dink il tribunale turco non è riuscito ad emettere una sentenza di condanna contro l imputato reo confesso. Dietro al gesto del giovane fanatico si celano cupi intrighi di stato. Legge 675/96: Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali. Gli indirizzi presenti nel nostro archivio provengono da segnalazioni di autori/autrici e/o lettori/lettrici od utenti del sito, amici e conoscenti, o elenchi e servizi di pubblico dominio, pubblicati anche via web o per autorizzazione dei possessori. Secondo quanto previsto dall'art. 13 della legge, in qualsiasi momento, potrete chiedere di essere cancellati dalla nostra mailing list Akhtamar inviando un' all'indirizzo : con oggetto "cancella". Pagina 5

6 6 Հռոմահայերու Տարեկան Ակաբը Նատիա Բասքուալի ''Հայաստան եւ Ղարաբաղ, վանքեր ու լեռներ մետաքսէ ճանապարհի վրայ '' ճամբորդական ուղեգրքի ներկայացումը Հռոմի մէջ Նախքան ամառուայ արձակուրդը, հ ռ ո մ ա հ ա յ ե ր ը ի ր ա ր զ ի ր ա ր ողջունեցին գեղեցիկ եւ ուրախ հայկական օր մը անցնելով կիրակի 1 3 Յ ո ւ ն ի ս ի ն, նախաձեռնութեամբ Հռոմի Հայ Համայնքի խորհուրդին Ժամը 11-ին սկիզբ առաւ հայածէս ձայնաւոր Սուրբ պատարագը զոր մատոյց եւ քարոզեց Լեւոնեան Հայ դպրեվանքի մեծաւորը գերյարգելի Հ. Յովսէփ Ծ. Վրդ. Քելեկեան Պատարագէն ետք, Հռոմի հայ ե ր ի տ ա ս ա ր դ տ ա ղ ա ն դ ա ւ ո ր արուեստագիտուհիներ Տիանա Գ ա բ ր ի է լ ե ա ն ե ւ Վ ե ր ո ն ի ք ա Խ ի զ ա ն ի շ վ ի լ ի, հ ր ա մ ց ո ւ ց ի ն դ ա ս ա կ ա ն ե ր ա ժ շ տ ո ւ թ ի ւ ն դաշնամուրի եւ սրինգի վրայ, որմէ ետք ալ ներկաները (մեծ թիւով) ո ւ ղ ղ ո ւ ե ց ա ն Լ ե ւ ո ն ե ա ն Հ ա յ դպրեվանքի ներքնաբակը ուր պատրաստուած էր ճոխ սեղաններ հայկական համադամներով Օրը աւելի հաճելի դարձուցին Մալոյեան մշակութային կեդրոնի նորաստեղծ նուագախումբը որ լսելի ըրաւ հայկական ժողովրդական երգեր ու պարերգներ որուն մասնակցեցան բոլոր ներկաները Ուշ յետմիջօրէին ներկաները բոլորը հրաժեշտ առին, դարձեալ մէկտեղուելու յոյսով Սեպտեմբերին, նորանոր ձեռնարկներով միշտ բարձր պահելու հայ անունը, մշակոյթն ու պատմութիւնը եւ հ ա ւ ա տ ա ր ի մ մ ն ա լ ո ւ Հ ա յ ինքնութեան Նախաձեռնութեամբ Հռոմի Հայ Համայնքի Խորհուրդին, Ուրբաթ 8 Յունիս 2010 ին երեկոյեան ժամը 6.30-ին տեղի ունեցաւ ծագումով հայ իտալացի Նատիա Բասքուալի ''Հայաստան եւ Ղարաբաղ, վանքեր ու լեռներ մետաքսէ ճանապարհի վրայ '' ճամբորդական ուղեգրքի ներկայացումը Ներկաները ողջունեց Հռոմահայոց Խորհուրդի փոխ ատենապետը տիար Ռոպէր Աթթարեան ապա հրաւիրեց խօսք առնելու, Իտալիոյ մօտ Հ Հ դեսպանի ներկայացուցիչ Տիար Տիգրան Սամուէլեանը որ իր գնահատանքի խօսքին մէջ վեր առաւ Հռոմի Հայ Համայնքի Խորհուրդի գործունէութիւնները եւ յատկապէս օրուան նախաձեռնութիւնը, ճանչցնելու իտալացի բարեկամներուն Հայաստանը իր մշակոյթով եւ պատմութեամբ, Նատիա Բասքուալէի հատորի միջոցաւ ու պատշաճ կերպով ծանօթացնելու նոր ուղեգիրքն ու անոր հեղինակը Ապա խօսք առաւ իտալացի լրագրող եւ գրող ու նաեւ հայերու մեծ բարեկամ տիկ. ֆլավիա Ամապիլէ որ նշեց յատկապէս մեծ աշխատանքը որ կը պահանջէ ուղեգիրք մը պատրաստելու գործը, որը յաճախ գրական տեսակի Բ. կարգի կը դասուի, սակայն ինքնին բարդ աշխատանք մըն է քանի որ կը պահանջէ լուրջ հետազօտութիւններ եւ ստուգումներ Աղթամար պարբերթերթի պատասխանատու տիար էմանուէլէ Ալիպրանտի իր կարգին անդրադառնալէ ետք ճանապարհորդի եւ զբօսաշրջիկի տարբերութեան ու տարբեր պահանջներուն, ընդգծեց հատորին բազմաթիւ առաւելութիւններուն շարքին Լեռնային Ղարաբաղի ներմուծման կարեւորութիւնը, նշենք որ առաջին անգամն է որ նման ուղեգիրք մը լոյս կը տեսնէ իտալերէնով Հայաստանի մասին որը նաեւ կը ներփակէ Լեռնային Ղարաբաղը Ապա խօսք առաւ հատորին հեղինակը Նատիա Բասքուալ որ խօսեցաւ ուղեգիրքի պատրաստութեան պատճառներուն ու գործընթացքին մասին Նախապէս ան անդրադարձաւ թէ ինչպէս ծանօթացաւ իր հայկական ծագումին. հոս յիշենք թէ Նատիա 2007-ին առաջին անգամ այցելած էր Հայաստանը, համագործակցելու Հայաստանի Զբօսարշրջիկային Հիմնարկին հետ, ունենալով որպէս նպատակակէտ Հայաստանը ճանչցնել Իտալիոյ մէջ, յատկապէս զբօսաշրջութեան գործիչներուն եւ զբօսաշրջիկներուն Հակառակ Յունուարեան ցուրտ ձմեռուան, (ըսաւ Նատիա Բասքուալէ) տաքուկ մթնոլորտ ստեղծեցին իմ շուրջ ժողովուրդին ջերմ զգացումները ինծի հանդէպ ինծի, հմայուած հայերու հիւրասիրութենէն ու երկրի գեղեցկութենէն ինքզինքս շատ մօտ զգացած էի հայերուն Իտալիա վերադարձիս, հարցուցի մօրս թէ ինչո ւ իր մականունը ԵԱՆով կը վերջանայ, հայերու մեծամասնութեան նման, թէ արդեօ ք մենք հայկական ծագում ունէինք) եւ այսպէս է որ գիտցայ մօրս հայ ըլլալը Հուսկ խօսք առաւ Հռոմի Լեւոնեան Հայ դպրեվանքի մեծաւոր գերյարգելի Հ. Յովսէփ Ծ. Վրդ. Քելեկեան որ գնահատեց հեղինակին գործը որ պարզ ուղեգիրք մը չէ, այլ գոհացուցիչ տեղեկութիւններ փոխանձող արժէքաւոր հատոր մը Գերյարգելի վարդապետը նաեւ թելադրեց որ առձեռն գրքոյկ մը պատրաստուի հայերէն բառերու կամ նախադասութիւններու, դիւրացնելու համար զբօսաշրջիկն կամ ճանապարհորդողը հաղորդակցելու Հայաստանի մէջ Աւարտին ներկաները կարելիութիւն ունեցան Հայկական վայրերուն առաւել ծանօթանալու Կունթէր Բարիպոնիի շատ հաճելի վաւերագրական տեսերիզի միջոցաւ Պատրաստուած էր նաեւ կոկիկ հիւրասիրութիւն մը, Մալոյեան մշակութային կեդրոնի Զարթօնք յանձնախումբի կողմէ Pagina 6

7 7 Adios, Tayyip! Grande successo della comunità armena argentina. Bloccata l inaugurazione del monumento al genocidiario Ataturk Era tutto pronto per l inaugurazione del busto di Kemal Ataturk nel parco 3 febbraio di Buenos Aires. Per l occasione si era scomodato persino il premier Erdogan che in occasione della sua visita ufficiale in Argentina aveva programmato di partecipare all inaugurazione in grande stile del padre della patria turca. Niente da fare. La ferma opposizione della comunità armena argentina, supportata da giornali ed opinione pubblica, ha impedito che lo Qui Armenia scempio avesse luogo. Così, tra l imbarazzo delle autorità ufficiali argentine, l autorità municipale della capitale argentina non ha concesso il permesso per innalzare il monumento al genocidiario Ataturk. L iniziativa, tanto per essere chiari, era partita dall ambasciata turca. Ma le immediate proteste giunte dalla folta comunità armena e l appoggio dell opinione pubblica argentina, hanno fatto saltare il progetto. Ma non solo: il ministro Santilli del Governo autonomo di Buenos Aires ha dichiarato pubblicamente che l iniziale concessione era stato frutto di un equivoco di cui si è assunto la piena responsabilità e che mai alcuna statua di Ataturk potrà essere innalzata nella capitale argentina. Sicché, di fronte a tale inequivocabile presa di posizione, Erdogan - secondo consumata tradizione turca - ha annullato la visita in Argentina. Stizzose reazioni che denotano un nervosismo evidente: la Turchia annulla le visite di stato, ritira i propri ambasciatori, minaccia rappresaglie (commerciali); ed intanto incassa l ennesima sconfitta diplomatica sulla questione armena. Collezionando, altresì, una nuova figuraccia avendo annullato all ultimo momento l incontro con il presidente argentino Cristina Kirchner. Ma si sa, l educazione non è di casa fra i nipotini di Kemal Mustapha Ataturk. Che, per chi lo avesse dimenticato, si è reso responsabile di orribili persecuzioni a danno degli armeni proseguendo l opera genocidiaria di Talaat, Enver e Jemal, facendosi paladino del negazionismo di stato dopo aver cercato la soluzione finale a danno degli armeni. Altro che statua! CALCIO Il Pyunik, dopo aver vinto il campionato armeno, si è aggiudicato anche la Coppa nazionale battendo in finale con un secco 4-0 il FC Banants già sconfitto di misura nella finale dello scorso anno. I campioni d Armenia tenteranno anche quest anno la scalata alla qualificazione per la Champions League. TRAFFICO 250 nuovi cartelli stradali ed altri 430 semafori saranno installati entro la fine dell anno nelle strade della capitale. ARCHEOLOGIA Anche quest anno l Istituto di archeologia ed etnografia dell Accademia delle scienze armena organizzerà una scuola estiva di archeologia. Lo ha annunciato nelle settimane scorse il direttore dell istituto Pavel Avetisyan che ha sottolineato l importanza dell iniziativa per l immagine culturale dell Armenia. PRESTITO Ammonta a 392 milioni di dollari il prestito triennale approvato dal Fondo Monetario Internazionale all Armenia (52 milioni disponibili subito). Per il 2010 il FMI prevede una economia armena in graduale ripresa dopo la crisi dello scorso anno. FAO Centosessanta membri in rappresentanza di quaranta nazioni europee e mediorientali hanno partecipato a Yerevan ai lavori della 27^ Conferenza regionale della FAO tenutasi nei giorni 13 e 14 maggio. Fra le delegazioni anche quella dell Azerbaigian. TURISMO Più 9,1% è il confortante dato positivo relativo al flusso turistico nel primo quadrimestre dell anno in corso. Il raffronto è con lo stesso periodo del 2009 che segnò una battuta d arresto degli arrivi rispetto al trend positivo dell ultimo decennio. LAGO SEVAN Le abbondanti piogge di questa primavera hanno fortunatamente alzato il livello del lago Sevan da anni sotto monitoraggio per il suo progressivo ridimensionamento. Proprio l abbondante afflusso pluviale ha permesso al Dipartimento statale dell acqua di aumentare il pompaggio per l irrigazione dei campi. Ciò nonostante la quota stabilita si mantiene comunque molto al di sotto del limite fissato per legge a difesa del lago. AMBULANZE Un accordo siglato tra Armenia e Cina nei giorni scorsi prevede, tra l altro l arrivo di ben 88 ambulanze destinate al sistema sanitario armeno. CROCEFISSO L Armenia è al fianco dell Italia (unitamente ad un altra decina di paesi) nella vertenza sul crocefisso. Come si ricorderà la Corte Europea dei diritti dell Uomo aveva condannato lo stato italiano per l esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche. Per la prima volta nella storia della Corte, dieci stati si sono schierati a fianco del ricorrente (tecnicamente definiti amicus curiae ) appoggiando la sua iniziativa. Oltre all Armenia si sono schierati in difesa del crocefisso anche Russia, Romania, Monaco, Malta, Grecia, Bulgaria, Cipro, Lituania e San Marino. Pagina 7

8 8 salita s. Nicola da Tolentino ROMA BOLLETTINO INTERNO A CURA DEL CONSIGLIO PER LA COMUNITA ARMENA DI ROMA quelle strane inclinazioni diplomatiche (1) BOLLETTINO INTERNO A CURA DEL CONSIGLIO PER LA COMUNITA è un BOLLETTINO IN- TERNO edito da comunitaarmena.it Per riceverlo gratuitamente è sufficiente essere già inseriti nella mailing list del sito; chi non lo sia, può aderire con una mail al nostro indirizzo e la dicitura SI Akhtamar ; se non si desidera più ricevere il bollettino i n d i r i z z a r e u n a m a i l con l indicazione NO Akhtamar e sospenderemo l invio. il numero 98 esce giovedì 1 luglio 2010 GIANCARLO PAGLIARINI 24 APRILE. NON LASCIA- MOLI SOLI Scarica il pdf dal nostro sito (pagina comunicati) Tutto cominciò all indomani della dichiarazione sul Genocidio armeno da parte del parlamento svedese. Le agenzie di stampa batterono la notizia che l Ambasciata italiana ad Ankara aveva emanato una nota nel quale negava che l Italia potesse essere inserita fra i paesi che avevano ufficialmente riconosciuto il Medz Yeghern. La redazione di comunitaarmena diffuse immediatamente un comunicato di protesta; nello stesso si ricordava l inesattezza e l incompletezza del passaggio diplomatico laddove aveva riportato, a conforto della propria tesi, solo una parte della risoluzione del 2000 con la quale il parlamento italiano si pronunciò viceversa in modo inequivocabile sull argomento. Contestualmente, e prendendo spunto proprio dall iniziativa del sito armeno, l on. Giancarlo Pagliarini a suo tempo promotore dell iniziativa parlamentare, dava alle stampe un interessante volumetto dal titolo emblematico Non lasciamoli soli nel quale ripercorreva l iter parlamentare della mozione n 148, ricostruendo con dovizia di particolari i retroscena che avevano portato al pronunciamento dell Assemblea. Lo stesso Ministero degli Affari Esteri italiano era costretto ad una timida ed imbarazzata precisazione. Ma perché, mentre alcune tra le più avanzate nazioni al mondo (da ultimo Stati Uniti e Svezia) lanciavano chiari messaggi per il riconoscimento del Genocidio armeno, l ambasciata italiana in Turchia si prendeva la briga di esternare addirittura con un comunicato ufficiale (e peraltro commettendo un grave errore di valutazione) una tesi contraria? L ambasciatore Carlo Marsili si difende affermando che era stato costretto ad una precisazione a fronte di un servizio televisivo turco. Non corrisponde a verità scrive il diplomatico a Pagliarini poiché il giornalista turco aveva inserito l Italia fra i paesi che avevano riconosciuto il genocidio armeno. Ora, a prescindere dalla circostanza che la risoluzione votata dal parlamento italiano nel 2000 fu senza ombra di dubbio votata in tal senso (come il testo stesso esplicitamente riporta) perché mai la sede diplomatica italiana ad Ankara si era sentita in dovere di precisare ciò che non andava precisato? La difesa dei soliti interessi commerciali dell Italia in Turchia non regge: gli strali del governo turco in quei giorni erano tutti puntati su Usa e Svezia e a nessuno tra politici, banchieri ed industriali turchi sarebbe mai venuto in mente di coinvolgere nelle polemiche alcune altre decine di stati che avevano votato in passato risoluzioni analoghe. Quindi l ambasciata italiana - ripetiamo sbagliando anche valutazione politica - era stata più realista del re; si era preoccupata di non turbare le delicate coscienze turche ed aveva diramato una errata smentita. Da dove nasce tutta questa attenzione verso le povere anime turche? Possono da soli gli interessi italiani spingere la sede di Ankara ad una dichiarazione davvero sui generis sia nel contenuto che nella forma? È vero che il governo italiano non ha mai riconosciuto ufficialmente il Gen o c i d i o a r m e n o : s e p e r riconoscimento ufficiale si intende una legge votata dal parlamento e messa in atto dal potere esecutivo; ma perché mai l Italia avrebbe dovuto varare un tale atto? Non sarebbe bastato, come è stato, semplicemente votare una mozione al Parlamento? Così avvenne e l invito al riconoscimento del genocidio ai danni della minoranza armena commesso anteriormente alla stabilimento della moderna repubblica turca è sufficiente per poter inserire l Italia fra le nazioni che si sono schierate a fianco degli armeni. Sì, ma allora perché l ambasciata italiana in Turchia si è espressa in quel modo? Ne parleremo nel prossimo numero di. (1 continua)

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