In cammino verso la pace

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1 Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n Copia 1,00 Copia arretrata 2,00 L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLIV n. 130 (46.672) Città del Vaticano lunedì-martedì 9-10 giugno L incontro nei giardini vaticani tra Francesco, Shimon Peres, Mahmoud Abbas e Bartolomeo In cammino verso la pace Per farla ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra y(7ha3j1*qsskkm( +&!"!]!#!z! Al tramonto del sole Un suggestivo commento ebraico del sogno di Giacobbe sottolinea che per miracolo quel giorno il sole tramontò prima perché Dio ardeva dal desiderio di manifestarsi a chi era in cammino. Alla luce di questa antica interpretazione assume un significato profondo che proprio sul finire del giorno si sia svolto l incontro nei giardini vaticani tra il vescovo di Roma, i presidenti israeliano e palestinese, il patriarca di Costantinopoli e rappresentanti delle tre fedi monoteiste. E in molti netta è stata la sensazione di assistere a un momento storico di svolta. Svolta perché forte si è levata da donne e uomini di fede diverse un invocazione di pace rivolta a una terra che è santa per miliardi di persone, ma innalzata anche per tutto il Medio oriente e per il mondo, dove però non cessano le avidità, le ingiustizie, le ostilità, le guerre. Desiderata da mesi, questa triplice preghiera è anche un momento importante del dialogo, difficile ma irrinunciabile, tra israeliani e palestinesi, dialogo che nello stesso tempo è parte di quel trialogo tra ebrei, cristiani e musulmani evocato da Benedetto XVI per la Terra santa. Da molto tempo Jorge Mario Bergoglio crede fermamente, come ha ripetuto ieri, nella «ricerca di ciò che unisce, per superare ciò che divide», in coerenza con la storia migliore dei tre monoteismi che si richiamano ad Abramo e nel Novecento con la lunga preparazione di molti pionieri appartenenti a fedi diverse. In particolare, guardando al cattolicesimo degli ultimi decenni, in coerenza con una ricerca di amicizia tra le confessioni cristiane e tra le religioni che si fonda sulle aperture dei Papi del Vaticano II e dei loro successori, che sempre hanno guardato a un futuro possibile e sp erato. Gli ostacoli su questo cammino impervio sono molti, in apparenza insormontabili. Da qui i toni realistici, che a volte sfiorano lo scetticismo, di alcuni commenti sui media internazionali. Essi sono gli stessi protagonisti a essere consapevoli delle difficoltà. Ma queste non sono decisive né devono avere l ultima parola. Così pensano Francesco e i due amici, l uno ebreo l altro musulmano, che da anni in Argentina hanno lavorato con lui per il dialogo, che lo hanno accompagnato nel viaggio in Terra santa e che erano nei giardini vaticani. E di questo sono convinti i presidenti israeliano e palestinese, insieme al patriarca Bartolomeo, «mio fratello» ha ripetuto ancora il vescovo di Roma. Quante divisioni ha il Papa? La celebre domanda torna ogni volta che la sua voce si leva di fronte alla potenza di questo mondo. Innumerevoli si potrebbe rispondere, come soltanto poco tempo fa ha dimostrato l eco internazionale della giornata per la Siria e come ieri ha confermato Francesco, cioè «tantissime persone, appartenenti a diverse culture, patrie, lingue e religioni: persone che hanno pregato per questo incontro e che ora sono unite a noi nella stessa invocazione». Eccole, le divisioni del Papa. Sostenuti da una preghiera davvero universale, Francesco, Shimon Peres, Mahmoud Abbas e Bartolomeo si sono così incamminati con sereno coraggio su una strada antica e sempre nuova. E questa è la via di Abramo che, secondo la parola dell ap ostolo Paolo, credette «nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli». g. m.v. In prevalenza sono di nazionalità siriana, libica, somala e sudanese Soccorsi in mare oltre duemila migranti ROMA, 9. Cifre impressionanti, che confermano tutta l eccezionalità della situazione. Oltre duemila migranti sono stati soccorsi in queste ore dalle navi della Marina militare italiana nell ambito dell operazione Mare Nostrum. Questa mattina sono giunti a Porto Empedocle altri 250 migranti; 211 sono invece quelli arrivati a Pozzallo a bordo di una nave mercantile. Alle prime ore dell alba sono arrivati a Taranto altri immigrati e 529 a Palermo. Sono in prevalenza di nazionalità siriana, libica, somala e sudanese. E come troppo spesso accade, la tragedia si accompagna alla ricerca di una speranza da parte dei migranti: tre persone Respinto l assalto talebano contro l aeroporto della città pakistana Karachi violenta PAGINA 3 sono infatti annegate nel trasbordo dalla loro imbarcazione alla nave Norient Star, approdata in serata nel porto di Pozzallo. Tutti e tre i migranti indossavano i giubbotti di salvataggio lanciati loro dall equipaggio di una motovedetta. A causare la loro morte sarebbe stato il gommone che, rovesciandosi, li ha intrappolati sott acqua. Migranti soccorsi da una nave militare italiana (Ansa) «L inizio di un cammino nuovo, alla ricerca di ciò che unisce per superare ciò che divide». Papa Francesco ha spiegato così il senso dello storico incontro per invocare da Dio il dono della pace per la Terra santa, avvenuto all imbrunire della domenica di Pentecoste 2014, 8 giugno, nei giardini vaticani, alla presenza dei presidenti israeliano Shimon Peres e palestinese Mahmoud Abbas, e del patriarca Bartolomeo. L invito era stato rivolto da Papa Francesco ai due leader politici domenica 25 maggio, durante il pellegrinaggio nei luoghi santi. Nel ringraziare i suoi ospiti per la loro presenza il Papa l ha definita «un grande segno di fraternità che compite quali figli di Abramo, ed espressione concreta di fiducia in Dio, Signore della storia, che oggi ci guarda come fratelli l uno dell a l t ro e desidera condurci sulle sue vie». L attenzione con il quale «questo nostro incontro di invocazione della pace in Terra santa, in Medio oriente e in tutto il mondo» è seguito da tantissime persone, appartenenti a diverse culture, patrie, lingue e religioni, testimonia che si tratta di un avvenimento «che ha proseguito risponde all ardente desiderio di quanti anelano alla pace e sognano un mondo dove gli uomini e le donne possano vivere da fratelli e non da avversari o da nemici». Una situazione quest ultima che in Terra santa ha causato troppe vittime innocenti, tutti figli nostri che, ha notato il Papa «sono stanchi e sfiniti dai conflitti e desiderosi di raggiungere l alba della pace; figli che ci chiedono di abbattere i muri dell inimicizia e di percorrere la strada del dialogo e della pace perché l amore e l amicizia trionfino». Del resto «il mondo ha sottolineato ancora Papa Francesco è In piazza San Pietro l udienza al Centro sportivo italiano Gio co di squadra PAGINA 4 NOSTRE INFORMAZIONI Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale George Pell, Prefetto della Segreteria per l Economia. Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Eccellenza il Signor Reinhard Schweppe, Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania, in visita di congedo. Il Santo Padre ha adottato i seguenti provvedimenti nella Congregazione per il Clero: ha nominato Membri gli Eminentissimi Signori Cardinali: Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze (Italia); Rainer Maria Woelki, Arcivescovo di Berlin (Repubblica Federale di Germania); l Eccellentissimo Monsignore Gintaras Grušas, Arcivescovo di Vilnius (Lituania); un eredità che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, ma è anche un prestito dei nostri figli». E invece sono stati lasciati morire. Ecco perché, ha ammonito il vescovo di Roma, «è nostro dovere far sì che il loro sacrificio non sia vano. La loro memoria infonda in noi il coraggio della pace». Sì perché «per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra». Come ci vuole coraggio per dire «sì all incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza». E oltre al coraggio ci vuole una «grande forza d animo». Cosa che, ha riconosciuto il Pontefice, non possiamo darci da soli; abbiamo bisogno di Dio. «Abbiamo sentito una chiamata ha quindi aggiunto rivolgendosi ai suoi ospiti e dobbiamo rispondere» e «spezzare la spirale dell odio e della violenza» con una sola parola: «fratello. Ma per dire questa parola dobbiamo alzare tutti lo sguardo al Cielo, e riconoscerci figli di un unico solo Padre». A conclusione un invocazione al Signore affinché «dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra! Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre fratello, e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam!». Analoghe aspettative di pace le hanno poi manifestate i presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas. Questa mattina, lunedì 9, a causa di una lieve indisposizione, il Papa ha rinviato alcuni impegni in programma, tra cui la prevista udienza ai membri del Consiglio superiore della magistratura italiana. La messa e il Regina caeli nella solennità di Pentecoste M a e s t ro i n t e r i o re PAGINE 7 E 8 ha confermato Membri gli Eminentissimi Signori Cardinali: Jaime Lucas Ortega y Alamino, Norberto Rivera Carrera, Crescenzio Sepe, Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, Marc Ouellet, Jorge Liberato Urosa Savino, Angelo Scola, Sean Pa- Il Santo Padre ha ricevuto trick O'Malley, André Vingtquesta mattina in udienza il Signor Francis Gurry, Direttore Trois, Odilo Pedro Scherer, Generale dell O rganizzazione John Njue, Donald William Mondiale per la Proprietà Intellettuale. Jacobus Eijk, João Braz de Wuerl, Kazimierz Nycz, Willem Aviz; gli Eccellentissimi Monsignori: Tomash Bernard Peta, Fernando Antônio Figueiredo, Klaus Küng, Heinrich Mussinghoff. Erezione di Diocesi e relativa Provvista PAGINA 5 Il Santo Padre ha eretto la Diocesi di Izcalli (Messico), con territorio dismembrato dalla Diocesi di Cuautitlán, rendendola suffraganea dell A rc i - diocesi di Tlalnepantla. Il Santo Padre ha nominato primo Vescovo della Diocesi di Izcalli (Messico) il Reverendo Monsignor Francisco González Ramos, finora Rettore del Seminario Maggiore di Irapuato.

2 pagina 2 L OSSERVATORE ROMANO lunedì-martedì 9-10 giugno 2014 Tutti condannati gli imputati per l omicidio Politkovskaia MOSCA, 9. Il tribunale di Mosca ha condannato tutti e cinque gli imputati nel terzo processo per l omicidio della giornalista Anna Politkovskaia e ha optato per l ergastolo per due di loro: l a u t o re dell assassinio Rustam Makhmudov e l organizzatore, suo zio Lom-Ali Gaitukayev. Pene detentive dai 12 ai 20 anni per gli altri tre imputati. Il giudice, Pavel Melekhin, ha condannato a vent anni di reclusione l ex dirigente della polizia moscovita Serghiei Khadzhikurbanov (altro organizzatore del delitto), e a 14 e 12 anni Dzhabrail e Ibragim Makhmudov, fratelli del killer e ceceni come lui, ritenuti complici del delitto. A fine maggio il tribunale di Mosca aveva ritenuto i cinque imputati tutti colpevoli dell omicidio della giornalista. Il magistrato ha inoltre soddisfatto la richiesta dei familiari di Politkovskaia di un risarcimento danni di cinque milioni di rubli (poco più di centomila euro). L e s e rc i t o srilankese restituisce i territori ai tamil CO L O M B O, 9. Dalla fine del conflitto con i guerriglieri separatisti tamil, tra il 2009 e il 2014, ettari di territorio occupato per far posto a basi militari nel distretto di Jaffna sono stati riconsegnati all amministrazione civile della zona: lo ha reso noto un portavoce dell esercito dello Sri Lanka, il generale Ruwan Wanigasooriya. «I nostri campi si trovano su terreni che appartengono al Governo o in ex campi dei militanti delle Tigri per la liberazione del Tamil Eelam (Ltte) che ora appartengono, anche questi, al Governo». Il generale ha spiegato che quelle basi dell esercito che sono state ritenute importanti per la sicurezza nazionale non sono state smantellate, mentre quelle considerate meno importanti lo saranno presto. Facendo riferimento a una base dell esercito, Wanigasooriya ha detto: «Il campo di Acchuveli, nel distretto di Jaffna, è sorto nel 1995 ed è ritenuto necessario per la sicurezza, quindi non sarà spostato; una parte del campo, invece, si trova su un terreno privato e appartiene a nove famiglie. Queste persone ora vivono altrove e non sono sfollate: saranno ricompensate per la loro terra». Il conflitto civile srilankese, scoppiato nel 1983, si è concluso nel maggio Il presidente Poroshenko sostiene che i combattimenti termineranno entro la settimana Verso una tregua nell est dell Ucraina KI E V, 9. Non si placano le tensioni e le violenze nell est dell Ucraina, ma il neo-presidente, Petro Poroshenko, non ha dubbi: i combattimenti devono finire entro sabato prossimo. Si apre così una settimana cruciale per il conflitto che vede le forze di Kiev contrapposte ai ribelli separatisti, ma anche per una possibile soluzione alla questione del gas: un passo avanti su questo fronte potrebbe arrivare già oggi, nel corso di un incontro in programma a Bruxelles tra Ucraina, Russia e Unione europea. L intenzione di porre fine ai combattimenti entro la settimana è stata espressa da Poroshenko in un comunicato diffuso ieri al termine di colloqui con l ambasciatore russo a Kiev, Mikhail Zurabov, l ambasciatore ucraino in Germania, Pavlo Klimkine, e un rappresentante dell Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), Heidi Tagliavini. E nella prospettiva di un disgelo con Mosca, le autorità di Kiev hanno liberato ieri sera due giornalisti russi fermati nella regione di Donetsk il 6 giugno con l accusa di spionaggio. I due reporter, che lavorano per il canale televisivo del ministero della Difesa russo Zvezda, si trovano ora a Mosca. Ma nonostante i buoni propositi del presidente, la situazione sul terreno nell est dell Ucraina rimane tesa. Ieri si sono verificati nuovi scontri nel centro e alla periferia di Sloviansk, la città a nord di Donetsk assediata dalle forze ucraine, con civili uccisi e feriti. Inoltre, i miliziani hanno attaccato ieri l aeroporto di Lugansk, tentando di distruggere l edificio che assicura il rifornimento elettrico. In attesa di sviluppi nel Paese, i riflettori sono puntati su Bruxelles, dove si tiene oggi un incontro tra Ucraina, Russia e Unione europea per cercare di trovare un accordo su prezzi e arretrati dovuti da Kiev a Mosca. Le recenti dichiarazioni del presidente Vladimir Putin fanno ben BA N G KO K, 9. Ancora caos e disordini in Thailandia. La Giunta militare ha dispiegato ieri migliaia di soldati e poliziotti nella capitale Bangkok per impedire qualsiasi genere di manifestazioni contro il regime. Tuttavia stando a quanto riferiscono fonti della stampa locale gruppetti di oppositori si sono comunque radunati in Nelle aree rurali della Cambogia resta alta l emergenza mine PHNOM PENH, 9. Le mine continuano a mietere vittime in Cambogia. I dati aggiornati diffusi ieri dall Autorità cambogiana per l azione contro le mine e l assistenza alle vittime segnalano un incremento del numero di quanti sono rimasti coinvolti in esplosioni di ordigni ancora presenti in gran numero, soprattutto nelle aree rurali. Sono state 71 nei primi quattro mesi dell anno le vittime di mine, rispetto alle 44 dello scorso anno nello stesso periodo, con dieci deceduti contro quattro. Un incremento del 66 per cento. Dati che confermano la necessità di proseguire nell opera di bonifica, da molti anni segnalano gli esperti non adeguatamente finanziata dalla comunità internazionale. Secondo l Autorità cambogiana per l azione contro le mine e l assistenza alle vittime, occorrerebbero ancora cinquanta milioni di dollari all anno fino al 2020 per eliminare del tutto la minaccia delle mine in uno dei Paesi che nella storia hanno avuto più vittime per questo genere di strumento bellico: amputati complessivi e centinaia di morti segnalati ogni anno fino al Si stima che da quattro a sei milioni di mine e altri ordigni siano il lascito ancora oggi ingombrante dei conflitti interni. sperare: Russia e Ucraina sono vicine a un accordo sul gas, ha detto il leader del Cremlino venerdì scorso in Normandia, dopo il suo incontro con Poroshenko. E anche se la ricerca di una soluzione alla crisi ucraina resta molto difficile, in Francia si sono gettate le basi per rilanciare il dialogo tra le parti. Ora l obiettivo è di arrivare a un «accordo complessivo che assicuri le Petro Poroshenko (Afp) forniture di gas russo all Ucraina sino a giugno 2015», e su questo c è una «intesa di principio tra le parti», aveva sintetizzato all inizio di questo mese il commissario Ue all Energia, Günther Oettinger. Putin la settimana scorsa è andato oltre: «Non ho parlato di prezzi del gas con Poroshenko, ma so che Gazprom e il suo partner ucraino sono vicini a un accordo definitivo». La Giunta dispiega migliaia di soldati nelle strade della capitale Bangkok Thailandia nel caos Continuano i sequestri di ingenti quantità di armi e di esplosivi diverse zone della città. Secondo le autorità, sette persone sono state arrestate mentre stavano manifestando davanti a un centro commerciale. Dopo la salita al potere della Giunta militare, in Thailandia sono stati vietati i raduni di più di cinque persone. I sostenitori dell ex primo ministro Yingluck Shinawatra chiedono la fine del Governo dei militari e il ritorno a quella che chiamano «normalità democratica» perché dicono «l esercito non può governare con proiettili e carri armati; la Thailandia così non troverà la pace». Tre giorni fa uno dei principali leader dell opposizione, Sombat Boonngamanong, è stato arrestato dopo che per due settimane si era rifiutato di obbedire all ordine di convocazione da parte dell e s e rc i t o. Intanto stando a quanto riporta il sito Euronews i militari continuano a sequestrare armi da guerra ed esplosivi. Le ricerche di recente si sono concentrate soprattutto su un canale vicino al palazzo del Governo a Bangkok. Chi detiene armi senza autorizzazione deve consegnarle immediatamente alla polizia, come ha intimato la Giunta militare che ha inoltre deciso la rimozione della misura del coprifuoco introdotto subito dopo il colpo di Stato avvenuto il 22 maggio in alcune aree turistiche del Paese. Secondo turno delle amministrative in Italia Bene il Pd al Nord ma perde Livorno e Perugia di MARCO BELLIZI Il Partito democratico (Pd) si afferma al Nord e a Bari ma perde Livorno e Perugia, a favore nel primo caso del Movimento 5 Stelle e nel secondo del centrodestra. È questo, in sintesi, il risultato più significativo dei ballottaggi che si sono tenuti ieri, domenica, in 148 Comuni italiani, con un affluenza che è crollata al 49,5 per cento mentre al primo turno era stata del 70,6. Il Pd, dunque, conferma sostanzialmente il risultato positivo fatto registrare due settimane fa, anche se a livello locale è costretto a lasciare il passo a due candidati che al primo turno erano risultati in netto svantaggio. Come accennato, il dato più sorprendente è quello di Livorno, storica roccaforte della sinistra, dove Filippo Nogarin, del Movimento 5 Stelle, è riuscito a completare una rimonta inaspettata, grazie anche ai voti di una lista della sinistra radicale, Buongiorno Livorno, ottenendo il 53 per cento dei voti contro il 47 del sindaco uscente Marco Ruggeri. Sorpresa anche a Perugia, passata a un sindaco di centrodestra. Dal 1946 il primo cittadino della città umbra era sempre stato espressione della sinistra. Qui, il vincitore, Andrea Romizi, è stato sostenuto da Forza Militari intervengono per fermare una manifestazione di protesta a Bangkok (Reuters) Secondo Lagarde occorre continuare il lavoro per uscire dalla recessione WASHINGTON, 9. «Non abbiamo ancora finito il nostro lavoro con la crisi e dobbiamo dunque continuare ad aiutare i Paesi a uscire dalla recessione»: lo ha dichiarato, ieri, il direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), Christine Lagarde. In un intervista alla Bbc, Lagarde ha detto che l Fmi non deve assolutamente abbassare la guardia: deve, anzi, proseguire con rinnovato impegno, nel suo compito, che consiste nel dare sicurezza e stabilità a quelle Nazioni che ancora si trovano in difficoltà sul piano finanziario. Missione incompiuta Il direttore generale dell Fmi ha quindi ricordato che «molti rischi sono ancora all orizzonte». Al riguardo, ha fatto riferimento alla bassa produttività e alla carente domanda interna. Nello stesso tempo Lagarde ha posto l accento sul fatto che l economia europea sta ancora incontrando difficoltà nel ripartire con vigore e slancio lungo la strada della ripresa. Notizie positive, comunque, per l economia mondiale sembrerebbero arrivare dalla Cina. Uno dei motori della crescita, che ultimamente aveva dato qualche segnale a vuoto, nel mese di maggio ha fatto registrare un impennata del surplus commerciale del 75 per cento a trentasei miliardi di dollari, ovvero ben al di sopra delle stime degli analisti. Un sospiro di sollievo, dunque, per chi aveva dato credito alle voci di una crisi, soprattutto finanziaria, del Dragone cinese. Ma c è anche chi vede un segnale non incoraggiante in questo surplus, dato da un più 7 per cento delle esportazioni e da un meno 1,6 per cento dell import: ciò evidenzierebbe come i problemi al lato della domanda interna non siano ancora finiti. Italia, dal Nuovo centrodestra, da Fratelli d Italia - Alleanza nazionale e da liste civiche. Cambia bandiera anche Padova, dove a vincere è stato il candidato della Lega Massimo Bitonci appoggiato anche da Forza Italia e da Fratelli d Italia - Alleanza nazionale che prende il posto di Ivo Rossi, sindaco uscente del cent ro s i n i s t r a. Per il resto, come detto, il Pd si afferma comunque al Nord, dove spicca la vittoria a Bergamo con il candidato Giorgio Gori, ex manager di Mediaset, che ha potuto godere anche dell appoggio diretto del capo del Governo, Matteo Renzi, che qui ha tenuto un comizio durante la campagna elettorale. Vittoria del Pd anche a Modena, Pescara e Padova, dove Massimo Depaoli sostituisce il sindaco di centrodestra Alessandro Cattaneo, sostenuto anche dalla Lega. Al sud d Italia spicca invece la vittoria dei democratici a Bari, con il candidato Antonio Decaro, che ha ottenuto il 65,4 per cento dei voti. I risultati delle consultazioni locali esprimono, come di consueto, dinamiche elettorali complesse che quasi mai possono essere traslate sul piano nazionale senza le opportune considerazioni in merito alla personalità dei candidati e alle particolari esigenze del territorio. In linea generale, si può considerare come il risultato travolgente del Pd nelle elezioni europee, che ha trainato anche quello del primo turno delle amministrative, sia sempre più da attribuire al credito che gli elettori hanno voluto dare a Renzi e alle sue prime mosse da capo del Governo, in attesa che si completi anche il processo di trasformazione del partito. Un analisi sulla quale converge lo stesso presidente del Consiglio, il quale, ufficiosamente, ha commentato gli ultimi risultati elettorali sottolineando come il Pd abbia perso là dove si è chiuso e dove si è presentato con logiche di partito superate, mentre ha vinto dove si è presentato con volti nuovi e nuovi programmi. Thaçi vince le legislative nel Kosovo PRISTINA, 9. Nelle elezioni politiche anticipate di ieri in Kosovo, a scrutinio quasi ultimato si conferma il successo del Partito democratico (Pdk) del premier Hashim Thaçi. Come ha riferito oggi la commissione elettorale, dopo lo spoglio di quasi il 96 per cento delle schede, al Pdk va il 31,24 per cento dei voti, rispetto al 26,11 per cento ottenuto dalla Lega democratica del Kosovo (Ldk) del leader dell opposizione Isa Mustafa. Al terzo posto il movimento nazionalista Autodeterminazione di Albin Kurti con il 13,73 per cento, seguito dall Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak) di Ramush Haradinaj con il 9,63 per cento e dal nuovo partito Iniziativa per il Kosovo di Fatmir Limaj al 5,3 per cento, appena sopra lo sbarramento per entrare in Parlamento. La lista Srpska della minoranza serba ha ottenuto il 2,91 per cento, ma in base alla legge ai serbi spettano comunque dieci rappresentanti in Parlamento. L affluenza è stata del 43,2 per cento, in calo rispetto al 46 per cento delle precedenti politiche del Buona l affluenza alle urne dei serbi, che hanno risposto positivamente agli appelli del Governo di Belgrado. Su circa aventi diritto a votare sono stati in , dei quali nella parte nord del Kosovo, roccaforte della minoranza. Le operazioni di voto si sono svolte senza incidenti di rilievo. Ora il premier Thaçi dovrà affrontare il dopo voto con le possibili alleanze per la formazione di un Governo. L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum Città del Vaticano o r n e o s s ro m.v a h t t p : / / w w w. o s s e r v a t o re ro m a n o.v a POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt GI O VA N N I MARIA VIAN direttore responsabile Carlo Di Cicco v i c e d i re t t o re Piero Di Domenicantonio cap oredattore Gaetano Vallini segretario di redazione Servizio vaticano: Servizio internazionale: Servizio culturale: Servizio religioso: Servizio fotografico: telefono , fax w w w. p h o t o.v a Segreteria di redazione telefono , fax s e g re t e r i o s s ro m.v a Tipografia Vaticana Editrice L Osservatore Romano don Sergio Pellini S.D.B. direttore generale Tariffe di abbonamento Vaticano e Italia: semestrale 99; annuale 198 Europa: 410; $ 605 Africa, Asia, America Latina: 450; $ 665 America Nord, Oceania: 500; $ 740 Abbonamenti e diffusione (dalle 8 alle 15.30): telefono , fax , , d i f f u s i o n o s s ro m.v a Necrologie: telefono , fax Concessionaria di pubblicità Il Sole 24 Ore S.p.A. 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3 lunedì-martedì 9-10 giugno 2014 L OSSERVATORE ROMANO pagina 3 ISLAMABAD, 9. L ennesima conferma che Karachi è una città che vive nel segno della violenza si è avuta tra ieri e oggi, quando uomini armati hanno compiuto un assalto contro l aeroporto internazionale. Tutta la notte sono durati i combattimenti fra i miliziani del movimento Tehrek-e-Taliban Pakistan (Ttp) e le forze governative: e all alba di oggi, come ha riferito un comunicato diffuso dalle autorità di Islamabad, l ordine è stato ripristinato, con l uccisione, durante diversi scontri a fuoco, di tutti gli uomini del commando. Ieri sera una ventina di miliziani si erano infiltrati nella zona cargo dell aeroporto, dove si sono fatti esplodere due attentatori suicidi. Durante il primo scontro a fuoco con le forze di sicurezza, i miliziani del Ttp hanno appiccato il fuoco a un edificio nella zona del vecchio scalo: le fiamme si sono poi propagate, con i vigili del fuoco impossibilitati a intervenire per timore di diventare bersaglio degli assalitori. Dopo il duplice attentato suicida sono entrati in azione una decina di terroristi, pesantemente armati, facendosi largo con il lancio di bombe a mano. Hanno poi ingaggiato uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza: nella sparatoria tre agenti e due civili sono rimasti uccisi. Al momento dell attacco c erano circa settecento persone all aerop orto: sono state fatte sgomberare in un breve lasso di tempo. Il perimetro dell area è stato circondato, tutti i voli cancellati. Successivamente anche il personale in servizio è stato fatto sgomberare. L ufficio stampa dell esercito a Rawalpindi ha smentito che i miliziani avessero incendiato un velivolo. Tuttavia si stima che i danni siano ingenti: alcuni edifici amministrativi, infatti, sono andati completamente distrutti a causa delle fiamme. Ma non solo la città di Karachi è stata teatro di violenze. Nella regione del Balucistan, un attentatore suicida si è fatto saltare in aria in un ristorante affollato di pellegrini sciiti: secondo fonti locali, citate dall agenzia Ansa, sono state ventiquattro le persone rimaste uccise. Il primo ministro pakistano, Nawaz Sharif, ha riferito l emittente «Dawn News», si è detto preoccupato per queste nuove, sanguinose violenze, che si vengono ad aggiungere a numerose altre, in un momento in cui il Pakistan è impegnato in un rinnovato sforzo per garantire nel territorio un sufficiente livello di stabilità e sicurezza. D ialogo tra Stati Uniti e Iran sul nucleare GINEVRA, 9. «Dialoghiamo sempre con gli Stati Uniti a margine del gruppo cinque più uno, ma visto che i negoziati sono entrati in una fase seria, vogliamo avere consultazioni separate». Lo ha dichiarato ie-ri uno dei principali negoziatori iraniani sul programma nucleare, Abbas Araghci, commentando i colloqui diretti con gli inviati statunitensi guidati dal sottosegretario di Stato William Burns previsti per oggi e domani. Un incontro tra Iran e Russia è inoltre programmato per mercoledì e giovedì a Roma. Fonti americane hanno sottolineato che i colloqui diretti tra Washington e Teheran costituiranno una «buona occasione» per fare progressi nelle trattative. È la prima volta che Teheran si impegna in confronti bilaterali al di fuori del tavolo plenario. Secondo l Iran colloqui con gli altri membri del gruppo cinque più uno (composto da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell Onu, più la Germania) sono in preparazione. Tutti questi contatti hanno luogo in vista della prossima sessione negoziale, in programma dal 16 al 20 giugno a Vienna. È speranza delle parti che in quell o ccasione sia possibile presentare un accordo con garanzie sulla natura pacifica del programma atomico iraniano e la conseguente fine delle sanzioni imposte da Nazioni Unite, Stati Uniti e Unione europea. Dopo una notte di combattimenti respinto l assalto di un commando talebano contro l aerop orto Karachi violenta Un attentatore suicida fa strage di pellegrini sciiti nel Balucistan Truppe speciali intervengono allo scalo aeroportuale (Ansa) Cruento attacco contro la sede del partito democratico curdo a Jalula Da Baghdad a Mossul una lunga scia di morte BAGHDAD, 9. Senza tregua le violenze in Iraq. Nelle giornate di sabato e domenica attacchi hanno provocato più di cento morti. Un duplice attentato, ieri, contro la sede del partito democratico curdo a Jalula, nell est del Paese, ha provocato diciassette morti: due veicoli carichi di esplosivo sono deflagrati davanti all edificio. Ricorda l Ansa che anche nel recente passato questa sede era finita nel mirino di attentati dinamitardi. Sangue anche a Mossul, nel nord del Paese: otto persone sono morte durante raid delle forze governative che hanno colpito alcuni quartieri della città, dopo i duri scontri tra agenti di sicurezza e miliziani dello Stato islamico dell Iraq e del Levante. Anche quella di sabato è stata una giornata all insegna della violenza. Attentati hanno provocato sessanta morti a Baghdad, soprattutto in quartieri abitati da sciiti. Sempre a Mossul attacchi, anche contro posti di blocchi presidiati da soldati dell esercito, hanno causato circa quaranta morti. Inoltre, a sessanta chilometri dalla capitale, miliziani hanno assaltato il campus universitario di Ramadi, prendendo in ostaggio studenti e impiegati. Da giovedì scorso i quaedisti che fanno capo allo Stato islamico dell Iraq e del Levante hanno lanciato una nuova offensiva oltre i confini della provincia di Al Anbar, ABUJA, 9. È allarme epidemie nello Stato del Borno, in Nigeria, dove i continui attacchi di Boko Haram hanno lasciato centinaia di corpi disseminati ovunque in attesa di sepoltura. Nel distretto di Gwoza il responsabile Lawan John ha fatto sapere ai giornalisti riuniti a Maiduguri che 109 persone sono state sepolte dall inizio dell ondata di attacchi ma che ugualmente «ci sono corpi disseminati ovunque nei villaggi dove le autorità ancora non possono avere accesso per via dei ribelli che gravitano nella zona». E questo ovviamente favorisce il diffondersi di pericolose malattie. «È terribile ha detto John che i ribelli uccidano la nostra gente e poi non ci permettano di dare loro sepoltura. I corpi delle vittime restano sulla strada come quelli degli animali». mandando così, sottolineano gli osservatori, un chiaro segnale di sfida alle autorità di Baghdad, impegnate, dal canto loro, a contrastare l avanzata dei miliziani nelle varie zone del Paese. Nei mesi scorsi i quaedisti dello Stato islamico dell Iraq e del Levante avevano assunto il controllo di vaste aree della provincia di Al Anbar, minacciando incursioni nel resto del Paese: ora che tali incursioni si stanno verificando, cresce il timore presso il Governo di Baghdad che questa situazione, in continuo fermento, IL CA I R O, 9. L ex ministro della Difesa ed ex comandante in capo delle forze armate egiziane, Abdel Fattah El Sissi, che ieri ha prestato giuramento davanti alla Corte Costituzionale come nuovo presidente, ha subito auspicato che il Paese «raccolga il frutto delle due rivoluzioni» (quella del 25 gennaio 2011 che portò alla caduta di Mubarak e quella del 30 giugno 2013 che condusse alla deposizione di possa ulteriormente destabilizzare un territorio già fragile a causa di attacchi e imboscate. Si stima intanto che nella provincia di Al Anbar le continue violenze abbiano provocato circa mezzo milione di sfollati. I dati, in merito, sono stati comunicati dall alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). E a fare le spese di questa situazione sempre più critica sono le donne e i bambini, come ha sottolineato Adrian Edwards, portavoce dell U n h c r. Summit a Londra Per eliminare lo stupro dall arsenale delle armi da guerra L insediamento del presidente egiziano El Sissi promette stabilità e sicurezza Mursi) per «costruire un futuro più stabile, una vita prospera per tutti, realizzando la sicurezza e la stabilità della regione e della nazione araba». Ma il neo presidente egiziano ha anche avvertito che non ci sarà «indulgenza per coloro che hanno fatto ricorso alla violenza» e che gli sforzi di «riconciliazione non riguarderanno chi ha le mani sporche di sangue». Centinaia di corpi in attesa di sepoltura dopo i sanguinosi agguati di Boko Haram Allarme epidemie in Nigeria Un villaggio attaccato da Boko Haram (Epa) di NIGEL MARCUS BAKER* L uso della violenza sessuale in guerra è una delle grandi ingiustizie del presente. Quel che conta non è il sesso, ma la violenza, il terrore, il potere e il controllo. Lo stupro commesso durante un conflitto è spesso considerato parte inevitabile della guerra, e quindi spesso passa impunito. Ma anche la guerra ha delle regole. Pertanto, proprio come il mondo potrebbe stabilire che le mine terrestri non devono trovare posto nei campi di battaglia, così deve anche decidere di porre fine alla violenza sessuale nei conflitti. A Londra, dal 10 al 13 giugno, il ministro degli esteri del Regno Unito, William Hague, e l inviata speciale delle Nazioni Unite, Angelina Jolie, ospiteranno un summit globale per porre fine alle violenze sessuali nei conflitti. Vi parteciperanno rappresentanti dei Governi, della società civile, delle forze militari, delle religioni e del mondo. Contemporaneamente, diversi eventi si svolgeranno in tutto il mondo. Non sarà una conferenza di vuota retorica. Ai rappresentanti verrà chiesto di impegnarsi per un azione concreta che aiuti a eliminare dall arsenale delle crudeltà gli stupri e la violenza sessuale in tempo di guerra. Sarà un vertice diverso dagli altri, perché la violenza sessuale è un crimine diverso da tutti gli altri. Donne e uomini sono costretti a subirne l orrore durante i conflitti in diverse parti del mondo, e per quanto possa essere scioccante, le vittime sono spesso ragazze e ragazzi giovanissimi. La violenza sessuale reca in sé una conseguenza corrosiva che dura per tutta la vita: vergogna ingiusta e distruttiva per le vittime e le loro famiglie. Il Regno Unito, come altri Paesi, crede fermamente che ciò può e deve cambiare. Ma la terribile verità è che solo un numero limitatissimo di quanti commettono questi reati è stato portato in tribunale. Ancora di meno sono stati condannati. Per questo al summit verrà lanciato il primo Protocollo internazionale sulla documentazione e l investigazione delle violenze sessuali nei conflitti. Il Protocollo aiuterà gli investigatori a conservare le informazioni e le prove, aumenterà le possibilità che i responsabili siano perseguiti con successo e proteggerà le vittime e i sopravvissuti da ulteriori traumi. È nostra speranza che i Governi annuncino il loro sostegno al Protocollo e incoraggino gli attivisti locali, gli avvocati, il personale della polizia e i medici ad applicarlo. Chiediamo inoltre ai Governi di assicurarsi che le loro leggi nazionali sulle violenze sessuali siano in linea con gli standard internazionali, affinché sia possibile celebrare processi che vadano a buon fine. Il Summit esaminerà anche il ruolo che possono svolgere i militari. Quando le violenze sessuali avvengono in zone di conflitto, spesso sono i soldati i primi a giungere sulla scena, ma non sempre sono adeguatamente attrezzati o formati per affrontare questo delicato problema. Questo deve cambiare. Ma spesso sono degli eserciti i responsabili di simili atti ripugnanti e questo deve finire. Speriamo infine che i Governi delle nazioni più ricche annuncino nuovi sostegni finanziari, anche alle organizzazioni che spesso operano al centro delle comunità più colpite. Durante una sessione speciale per i rappresentanti di diverse religioni, durante la quale interverrà l arcivescovo di Westminster, cardinale Vincent Nichols, i partecipanti ascolteranno la testimonianza personale di uomini e donne della rete cattolica globale tra i quali i membri del Jesuit Refugee Service, della confederazione di Caritas Internationalis, missionari e religiosi che, dal Congo alla Bosnia, conoscono la dura realtà di questo orribile crimine attraverso il lavoro che svolgono sul campo con le vittime e i sopravvissuti. È possibile partecipare al dibattito su utilizzando TimeToAct. È ora di dare sostegno ai sopravvissuti, interrompere la cultura d impunità e assicurare che venga fatta giustizia, adesso e in futuro. La rete cattolica globale può svolgere un ruolo fondamentale in questo impegno comune, come guida etica e come indispensabile testimone. *Ambasciatore di Gran Bretagna presso la Santa Sede Non sono del resto poche le ipoteche che gravano sulla nuova leadership, vista anche la grave crisi economica che pesa sulla popolazione. Altri dubbi sono emersi in modo evidente ieri, durante la cerimonia di giuramento, con le delegazioni straniere che hanno portato a El Sissi le congratulazioni dei loro Paesi. Accanto alla presenza di Ab dullah II bin Hussein re di Giordania, di altri regnanti di monarchie del Golfo persico (dall Arabia Saudita al Kuwait, al Bahrein), e del presidente palestinese Mahmoud Abbas, e di quattro capi di Stato africani, saltava all o cchio l assenza di personalità di rilievo del mondo occidentale. Gli Stati Uniti erano rappresentati da un consigliere del segretario di Stato, mentre l Unione europea solo da ambasciatori di vari Governi. Nel discorso dopo il giuramento El Sissi ha presentato la sua elezione come «un passaggio di poteri democratico e pacifico», che ha rappresentato per il Paese «un momento storico e un punto di svolta». «Io sono assolutamente fiducioso gli aveva detto il presidente ad interim uscente, Adly Mansour, nel discorso per il passaggio di poteri che lei riuscirà a realizzare le aspettative e le aspirazioni degli egiziani». El Sissi ha immediatamente risposto dichiarando la volontà di «correggere gli errori del passato e costruire le fondamenta di un Egitto forte, giusto, sicuro e prospero, riportando il Paese al ruolo di guida a livello regionale. E ieri sera in piazza Tahrir fulcro di tutte le proteste nella capitale migliaia di egiziani si sono radunati per sventolare bandiere e festeggiare il nuovo presidente. Al di là del plebiscito elettorale El Sissi è stato eletto con oltre il 96 per cento dei suffragi la maggioranza degli egiziani sembra appoggiarlo ma resta l incognita delle opposizioni, in particolare dei Fratelli musulmani, che anche ieri hanno manifestato a Kafr El Sheikh e Dakahilya, nel Delta del Nilo, contro il nuovo presidente egiziano.

4 pagina 4 L OSSERVATORE ROMANO lunedì-martedì 9-10 giugno 2014 Il Papa in piazza San Pietro con migliaia di ragazzi e ragazze del Centro sportivo italiano Gioco di squadra Nella vita non bisogna chiudersi in difesa o accontentarsi del pareggio Nella vita non bisogna accontentarsi di «un pareggio mediocre» o di una partita giocata in difesa, ma bisogna «andare avanti cercando la vittoria sempre». Lo ha raccomandato il Papa alle migliaia di ragazzi e ragazze del Centro sportivo italiano che sabato pomeriggio, 7 giugno, hanno partecipato all udienza in piazza San P i e t ro. Cari amici del Centro Sportivo Italiano! Vi ringrazio per la vostra presenza siete tanti! e ringrazio il Presidente per le sue cortesi parole. È una vera festa dello sport quella che stiamo vivendo insieme qui in Piazza San Pietro, che oggi ospita anche dei campi di gioco. Ed è molto buono che abbiate voluto festeggiare il vostro settantesimo compleanno non da soli, ma con l intero mondo sportivo italiano rappresentato dal CONI, e soprattutto con tante società sportive. Complimenti! Adesso manca solo la torta, per festeggiare il 70.mo compleanno! Il saluto più grande è per voi, cari atleti, allenatori e dirigenti delle società sportive. Conosco e apprezzo il vostro impegno e la vostra dedizione nel promuovere lo sport come esperienza educativa. Voi, giovani e adulti che vi occupate dei più piccoli, attraverso il vostro prezioso servizio siete veramente a tutti gli effetti degli educatori. È un motivo di giusto orgoglio, ma soprattutto è una responsabilità! Lo sport è una strada educativa. Io trovo tre strade, per i giovani, per i ragazzi, per i bambini. La strada dell educazione, la strada dello sport e la strada del lavoro, cioè che ci siano posti di lavoro all inizio della vita giovanile! Se ci sono queste tre strade, io vi assicuro che non ci saranno le dipendenze: niente droga, niente alcol. Perché? Perché la scuola ti porta avanti, lo sport ti porta avanti e il lavoro ti porta avanti. Non dimenticate questo. A voi, sportivi, a voi, dirigenti, e anche a voi, uomini e donne della politica: educazione, sport e posti di l a v o ro! È importante, cari ragazzi, che lo sport rimanga un gioco! Solo se rimane un gioco fa bene al corpo e allo spirito. E proprio perché siete sportivi, vi invito non solo a giocare, come già fate, ma c è qualcosa di più: a mettervi in gioco nella vita come nello sport. Mettervi in gioco nella ricerca del bene, nella Chiesa e nella società, senza paura, con coraggio ed entusiasmo. Mettervi in gioco con gli altri e con Dio; non accontentarsi di un p a re g g i o medio cre, dare il meglio di sé stessi, spendendo la vita per ciò che davvero vale e che dura per sempre. Non accontentarsi di queste vite tiepide, vite mediocremente pareggiate : no, no! Andare avanti, cercando la vittoria s e m p re! Nelle società sportive si impara ad a c c o g l i e re. Si accoglie ogni atleta che desidera farne parte e ci si accoglie gli uni gli altri, con semplicità e simpatia. Invito tutti i dirigenti e gli allenatori ad essere anzitutto persone accoglienti, capaci di tenere aperta la porta per dare a ciascuno, soprattutto ai meno fortunati, un opp ortunità per esprimersi. E voi, ragazzi, che provate gioia quando vi viene consegnata la maglietta, segno di appartenenza alla vostra squadra, siete chiamati a comportarvi da veri atleti, degni della maglia che portate. Vi augu- ro di meritarla ogni giorno, attraverso il vostro impegno e anche la vostra fatica. Vi auguro anche di sentire il gusto, la bellezza del gioco di squadra, che è molto importante per la vita. No all individualismo! No a fare il gioco per se stessi. Nella mia terra, quando un giocatore fa questo, gli diciamo: Ma questo vuole mangiarsi il pallone per se stesso!. No, questo è individualismo: non mangiatevi il pallone, fate gioco di squadra, di équipe. Appartenere a una società sportiva vuol dire respingere ogni forma di egoismo e di isolamento, è l occasione per incontrare e stare con gli altri, per aiutarsi a vicenda, per gareggiare nella stima reciproca e crescere nella fraternità. Tanti educatori, preti e suore sono partiti anche dallo sport per maturare la loro missione di uomini e di cristiani. Io ricordo in particolare una bella figura di sacerdote, il Padre Lorenzo Massa, che per le strade di Buenos Aires ha raccolto un gruppo di giovani intorno al campo parrocchiale e ha dato vita a quella che poi sarebbe diventata una squadra di calcio importante. Tante delle vostre società sportive sono nate e vivono all ombra del campanile, negli oratori, con i preti, con le suore. È bello quando in parrocchia c è il gruppo sportivo, e se non c è un gruppo sportivo in parrocchia, manca qualcosa. Se non c è il gruppo sportivo, manca qualcosa. Ma questo gruppo sportivo dev essere impostato bene, in modo c o e re n t e con la comunità cristiana, se non è coerente è meglio che non ci sia! Lo sport nella comunità può essere un ottimo strumento missionario, dove la Chiesa si fa vicina a ogni persona per aiutarla a diventare migliore e ad incontrare Gesù Cristo. Allora, auguri al Centro Sportivo Italiano per i suoi 70 anni! E auguri a tutti voi! Ho sentito prima che mi avete nominato vostro capitano: vi ringrazio. Da capitano vi sprono a non chiudervi in difesa: non chiudetevi in difesa, ma a venire in attacco, a giocare insieme la nostra partita, che è quella del Vangelo. Mi raccomando: che tutti giochino, non solo i più bravi, ma tutti, con i pregi e i limiti che ognuno ha, anzi, privilegiando i più svantaggiati, come faceva Gesù. E vi incoraggio a portare avanti il vostro impegno attraverso lo sport con i ragazzi delle periferie delle città: insieme con i palloni per giocare potete dare anche ragioni di speranza e di fiducia. Ricordate sempre queste tre strade: la scuola, lo sport e i posti di lavoro. Cercate sempre questo. E io vi assicuro che su questa strada non ci sarà la dipendenza dalla droga, dall alcol e da tanti altri vizi. Cari fratelli e sorelle, siamo alla vigilia di Pentecoste: invoco su di voi una abbondante effusione dello Spirito Santo, che con i suoi doni vi sostenga nel vostro cammino e vi renda testimoni gioiosi e coraggiosi di Gesù Risorto. Vi benedico e prego per voi, e vi chiedo di pregare per me, perché anche io devo fare il mio gioco che è il vostro gioco, è il gioco di tutta la Chiesa! Pregate per me perché possa fare questo gioco fino al giorno in cui il Signore mi chiamerà a sé. Grazie. Adesso facciamo una preghiera in silenzio, tutti. Ognuno di voi pensi alla sua squadra, ai suoi compagni di gioco, ai suoi allenatori, alla famiglia. E preghiamo la Madonna perché benedica tutti: Ave o Maria,... La voce del capitano Francesco chiama tutti a non chiudersi a difesa di un mediocre pareggio ma ad andare all attacco giocando insieme quella grande partita che è la vita. E in ottantamila per la stragrande maggioranza giovanissimi hanno risposto abbracciando il loro capitano, proprio come se avesse segnato un gol, fatto un canestro o realizzato una meta. Forse solo una manciata di loro comparirà un giorno nell album delle figurine dei campioni dello sport ma tutti, nessuno escluso, devono diventare donne e uomini capaci di scelte forti. È proprio questo, da settant anni, l obiettivo del Centro sportivo italiano (Csi) che si è presentato al Papa con le sue società radicate in tutto il Paese. Fin dalle prime ore di sabato gli atleti in erba hanno invaso piazza San Pietro e via della Conciliazione, trasformate in un grande oratorio a cielo aperto con campetti di calcio, basket, pallavolo e tennis, accanto a tappeti per il judo e attrezzature per la ginnastica. «La sola partita che non ci possiamo permettere di perdere è quella di educare i giovani alla vita» ha detto al Pontefice il presidente del Csi, Massimo Achini. È per rilanciare questo servizio educativo che il Csi Telefonata del Pontefice ai giovani partecipanti al pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto «Non lasciatevi scoraggiare dai perdenti o dai paurosi che vi vogliono togliere il sogno, che vi vogliono rinchiudere nelle loro mentalità buie invece di lasciarvi volare nella luce della speranza»! Lo ha detto Papa Francesco telefonando sabato sera, 7 giugno, alle ore 20.45, ai partecipanti al trentaseiesimo pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto, riuniti allo stadio Helvia Recina di Macerata per la celebrazione eucaristica di apertura presieduta dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. All omelia il porporato ha parlato dell incontro di preghiera in programma il giorno seguente nei Giardini vaticani, per invocare il dono della pace in Terra santa, auspicando «la rinascita di un clima di fiducia tra le parti, perché si possano prendere decisioni coraggiose». Di seguito pubblichiamo la trascrizione della telefonata del Pontefice ai trentamila giovani pellegrini. Cari giovani che fate il pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto! Anche quest anno ho voluto farmi presente in mezzo a voi, almeno virtualmente. È una gioia; sono davvero felice che il vostro pellegrinaggio quest anno si svolga proprio nella notte che precede la festa dello Spirito Chi sogna irradia speranza che tra i suoi campioni all time annovera assi del calibro di Felice Gimondi e Gelindo Bordin ha eletto Papa Francesco come proprio capitano. E lui non si è tirato indietro, accettando l investitura e utilizzando il linguaggio sportivo, che gli appartiene fin da ragazzo, per rilanciare un concreto progetto centrato su «educazione, sport e lavoro». E, proprio da capitano, ha chiesto di pregare, perché, ha confidato, «io devo fare il mio gioco, che è il gioco di tutta la Chiesa!». Ad accogliere il Pontefice in piazza San Pietro e ad accompagnarlo lungo una pista di atletica appoggiata sulla scalinata del sagrato, sono stati tre piccoli sportivi del Csi: due bambine di nome Martina e Alessandro. Con loro l olimpionico di canottaggio Anto- Santo la Pentecoste e dell incontro di preghiera che si terrà domani, in Vaticano, per invocare il dono della pace in Terra Santa, nel Medio Oriente e in tutto il mondo. Vi chiedo per favore: unitevi a noi e chiedete a Dio, per l intercessione della Madonna di Loreto, di far risuonare nuovamente in quella terra il cantico degli angeli: «Gloria a Dio nel cielo e pace agli uomini» (cfr. Lc 2, 14). Cari giovani, il vostro tema è: Dio è il Signore delle sorprese!, e questo è vero! Per questo non abbiate paura di sognare un mondo più giusto; di domandare, di cercare e di approfondire. Voi sapete che la fede non è un eredità che riceviamo dagli altri, la fede non è un prodotto che si compra, ma è una risposta d amore che diamo liberamente e costruiamo quotidianamente con pazienza, tra successi e fallimenti. Non temete di gettarvi tra le braccia di Dio. Dio non vi chiederà nulla se non per benedirlo e ridonarvelo moltiplicato cento volte tanto! Non lasciatevi scoraggiare dai perdenti o dai paurosi che vi vogliono togliere il sogno, che vi vogliono rinchiudere nelle loro mentalità buie invece di lasciarvi volare nella luce della speranza! Per favore, non cadete nella mediocrità! In quella mediocrità che abbassa e che ci rende grigi, ma la vita non è grigia, la vita è per scommetterla per i grandi ideali e per le cose grandi. La negatività è contagiosa ma anche la positività è contagiosa; la disperazione è contagiosa ma anche la gioia è contagiosa: non seguite persone negative ma continuate a irradiare intorno a voi luce e speranza! E sapete che la speranza non delude, non delude mai! Nulla si perde con Dio ma senza di Lui tutto è perduto; aprite a Lui il vostro cuore e abbiate fiducia in Lui e i vostri occhi vedranno le sue vie e le sue meraviglie (cfr. Pr 23, 26). Questa notte, pregando per la pace a Loreto, vicino alla Madonna, non dimenticate di fare una preghiera anche per me, ne ho bisogno! Grazie tante, avanti e buon cammino! Pregate a favore e non contro! Buonanotte. Il Signore vi benedica e andate in pace! Vi benedica Dio Onnipotente: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo! Che la Madonna vi accompagni! Grazie! A Francesco la fascia di capitano accolti anche se non fanno vincere le partite, perché nessuno sia escluso. Un obiettivo fatto proprio anche dal Coni, rappresentato dal presidente Giovanni Malagò, in occasione del centenario di fondazione. Ed è significativo, hanno fatto notare i dirigenti, che la ribalta vera sia stata per i ragazzi degli oratori con le loro coloratissinio Rossi e la campionessa disabile Giusy Versace. In piazza si sono esibiti insieme, a pochi passi dal Pontefice, grandi campioni e bambini. È stato così per la ginnastica: con le piccolissime allieve di una palestra viterbese accanto ad atleti con titoli olimpici e mondiali come Vanessa Ferrari, Igor Cassina e la squadra nazionale di ritmica. È stata poi la volta del calcio, con una partitella tra ragazzini allenati da Giovanni Trapattoni, che ha poi simbolicamente regalato al Papa il pallone. È toccato quindi agli atleti della nazionale italiana amputati schierarsi sul sagrato, chiamati a uno a uno dal telecronista Bruno Pizzul. Il quindicenne Francesco Messori si è tolto dal braccio la fascia di capitano per passarla al Papa. «Ho sempre desiderato giocare a calcio gli ha detto ma essendo nato senza una gamba nessuno mi dava questa possibilità. Finché il Csi ha cambiato persino le regole per tesserarmi e oggi c è addirittura la nazionale italiana degli amputati che a fine anno giocherà i mondiali in Messico». È un «calcio diverso», sconosciuto ai più, come quello che si gioca nei penitenziari. Ne ha parlato Enrico Mastella, da quindici anni educatore dei ragazzi del carcere di Vicenza che, tramite lui, hanno fatto arrivare al Pontefice la maglia della loro squadra. Quindi Jean Pierre, giovanissimo di Haiti, ha dato voce alle speranze dei popoli più poveri. E al Pontefice è stato consegnato anche il ricavato di un iniziativa solidale per far praticare sport anche ai bambini delle regioni meno fortunate del mondo. Per il basket si sono esibiti alcuni giocatori particolarmente abili nelle acrobazie, mentre l albanese Klaudio Ndojia, immigrato nel 1998 e oggi cestista in serie A, ha raccontato la sua storia umana e sportiva, sottolineando l aiuto decisivo di don Marco, parroco dell oratorio di Palazzolo Milanese, per lanciarlo nel mondo dello sport professionistico. Ma l immagine che resterà impressa di più per gli ottantamila sportivi è carica di metafore: il campionissimo Dino Meneghin che, forte dei suoi 205 centimetri di altezza, solleva in alto un bambino per aiutarlo a fare canestro. «Educare attraverso lo sport è prendersi cura dell altro, metterselo sulle spalle» ha commentato il presidente del Csi, rinnovando l impegno a organizzare lo sport delle famiglie, dello stare insieme senza troppe ansie, con pochi soldi e scarsi impianti, ma con una grande passione. Sport da oratori e campetti parrocchiali, dove ci si diverte con poco. E si aiutano i giovani disabili, me magliette mentre i campioni sono rimasti un passo indietro. È stato così anche per la foto conclusiva, di rito dopo ogni gara sportiva, con il Papa: spazio ai bambini. Eppure di big, legati all esperienza del Csi, in piazza ce n erano tantissimi: i pallavolisti Andrea Zorzi, Emanuele Birarelli e il commissario tecnico della nazionale Mauro Berruto, il nuotatore Massimiliano Rosolino, l allenatore di calcio Emiliano Mondonico. E il commissario tecnico della nazionale di ciclismo Davide Cassani, la sua carriera è iniziata quarantaquattro anni fa in un oratorio, ha accolto i tanti amatori venuti a Roma pedalando da tutta Italia.

5 lunedì-martedì 9-10 giugno 2014 L OSSERVATORE ROMANO pagina 5 L effusione dello Spirito Santo su Maria e i discepoli riuniti nel Cenacolo «non è rimasta unica e limitata a quel momento, ma è un evento che si è rinnovato e si rinnova ancora». Lo ha ricordato il Papa all omelia della messa della solennità di Pentecoste, celebrata domenica mattina, 8 giugno, nella basilica vaticana. «Tutti furono colmati di Spirito Santo» (At 2, 4). Parlando agli Apostoli nell Ultima Cena, Gesù disse che, dopo la sua partenza da questo mondo, avrebbe inviato loro il dono del Padre, cioè lo Spirito Santo (cfr. Gv 15, 26). Questa promessa si realizza con potenza nel giorno di Pentecoste, quando lo Spirito Santo discende sui discepoli riuniti nel Cenacolo. Quella effusione, benché straordinaria, non è rimasta unica e limitata a quel momento, ma è un evento che si è rinnovato e si rinnova ancora. Cristo glorificato alla destra del Padre continua a realizzare la sua promessa, inviando sulla Chiesa lo Spirito vivificante, che ci insegna e ci r i c o rd a eci fa parl a re. Lo Spirito Santo ci insegna: è il Maestro interiore. Ci guida per il giusto cammino, attraverso le situazioni della vita. Lui ci insegna la strada, la via. Nei primi tempi della Chiesa, il Cristianesimo era chiamato la via (cfr. At 9, 2), e Gesù stesso è la Via. Lo Spirito Santo ci insegna a seguirlo, a camminare sulle sue orme. Più che un maestro di Il cardinale Gualtiero Bassetti ha preso possesso del titolo di Santa Cecilia Il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, ha preso solennemente possesso, nel pomeriggio di domenica 8 giugno, del titolo di Santa Cecilia. Nella chiesa romana di Trastevere, il porporato è stato accolto dal rettore, monsignor Marco Frisina, che gli ha presentato il crocifisso per il bacio e la venerazione. La messa è stata concelebrata, tra gli altri, dai due predecessori del cardinale Bassetti nella guida dell a rc i - diocesi di Perugia - Città della Pieve, il cardinale Ennio Antonelli, presidente emerito del Pontificio consiglio per la famiglia, e l a rc i v e - scovo emerito Giuseppe Chiaretti; dall arcivescovo Francesco Gioia, presidente per gli aspetti pastorali della Peregrinatio ad Petri Sedem; dal vescovo Guerino di Tora, ausiliare di Roma; e dal vescovo eletto Paolo Giulietti, ausiliare di Perugia - Città della Pieve. Erano presenti, tra gli altri, l arcivescovo Pier Luigi Celata, vice camerlengo di Santa Romana Chiesa, e familiari del porporato. La bolla è stata letta da monsignor Winfried König, il rogito da monsignor Marco Agostini, cerimoniere pontificio, che ha diretto il rito. Lo Spirito e la Pentecoste Maestro interiore dottrina, lo Spirito Santo è un maestro di vita. E della vita fa parte certamente anche il sapere, il conoscere, ma dentro l orizzonte più ampio e armonico dell esistenza cristiana. Lo Spirito Santo ci ricorda, ci ricorda tutto quello che Gesù ha detto. È la memoria vivente della Chiesa. E mentre ci fa ricordare, ci fa capire le parole del Signore. Questo ricordare nello Spirito e grazie allo Spirito non si riduce a un fatto mnemonico, è un aspetto essenziale della presenza di Cristo in noi e nella sua Chiesa. Lo Spirito di verità e di carità ci ricorda tutto ciò che Cristo ha detto, ci fa entrare sempre più pienamente nel senso delle sue parole. Noi tutti abbiamo questa esperienza: un momento, in qualsiasi situazione, c è un idea e poi un altra si collega con un brano della Scrittura... È lo Spirito che ci fa fare questa strada: la strada della memoria vivente della Chiesa. E questo chiede da noi una risposta: più la nostra risposta è generosa, più le parole di Gesù diventano in noi vita, diventano atteggiamenti, scelte, gesti, testimonianza. In sostanza lo Spirito ci ricorda il comandamento dell amore, e ci chiama a viverlo. Un cristiano senza memoria non è un vero cristiano: è un cristiano a metà strada, è un uomo o una donna prigioniero del momento, che non sa fare tesoro della sua storia, non sa leggerla e viverla come storia di salvezza. Invece, con l aiuto dello Spirito Santo, possiamo interpretare le ispirazioni interiori e gli avvenimenti della vita alla luce delle parole di Gesù. E così cresce in noi la sapienza della memoria, la sapienza del cuore, che è un dono dello Spirito. Che lo Spirito Santo ravvivi in tutti noi la memoria cristiana! E quel giorno, con gli Apostoli, c era la Donna della memoria, quella che dall inizio meditava tutte quelle cose nel suo cuore. C era Maria, nostra Madre. Che Lei ci aiuti in questa strada della memoria. Lo Spirito Santo ci insegna, ci ricorda, e un altro tratto ci fa p a rl a re, con Dio e con gli uomini. Non ci sono cristiani muti, muti di anima; no, non c è posto per questo. Ci fa parlare con Dio nella p re - g h i e ra. La preghiera è un dono che riceviamo gratuitamente; è dialogo con Lui nello Spirito Santo, che prega in noi e ci permette di rivolgerci a Dio chiamandolo Padre, Papà, Ab - bà (cfr. Rm 8, 15; Gal 4, 4); e questo non è solo un modo di dire, ma è la realtà, noi siamo re a l m e n t e figli di Dio. «Infatti, tutti coloro che sono guidati dallo Spirito Santo di Dio, costoro sono figli di Dio» (Rm 8, 14). Ci fa parlare nell atto di fede. Nessuno di noi può dire: «Gesù è il Signore» lo abbiamo sentito oggi senza lo Spirito Santo. E lo Spirito ci fa parlare con gli uomini nel dialogo fraterno. Ci aiuta a parlare con gli altri riconoscendo in loro dei fratelli e delle sorelle; a parlare con amicizia, con tenerezza, con mitezza, comprendendo le angosce e le speranze, le tristezze e le gioie degli altri. Ma c è di più: lo Spirito Santo ci fa parlare anche agli uomini nella p ro f e z i a, cioè facendoci canali umili e docili della Parola di Dio. La profezia è fatta con franchezza, per mostrare apertamente le contraddizioni e le ingiustizie, ma sempre con mitezza e intento costruttivo. Penetrati dallo Spirito di amore, possiamo essere segni e strumenti di Dio che ama, che serve, che dona la vita. Ricapitolando: lo Spirito Santo ci insegna la via; ci ricorda e ci spiega le parole di Gesù; ci fa pregare e dire Padre a Dio, ci fa parlare agli uomini nel dialogo fraterno e ci fa parlare nella profezia. Il giorno di Pentecoste, quando i discepoli «furono colmati di Spirito Santo», fu il battesimo della Chiesa, che nacque in uscita, in partenza per annunciare a tutti la Buona Notizia. La Madre Chiesa, che parte per servire. Ricordiamo l altra Madre, la nostra Madre che partì con prontezza, per servire. La Madre Chiesa e la Madre Maria: tutte e due vergini, tutte e due madri, tutte e due donne. Gesù era stato perentorio con gli Apostoli: non dovevano allontanarsi da Gerusalemme prima di aver ricevuto dall alto la forza dello Spirito Santo (cfr. At 1, 4.8). Senza di Lui non c è missione, non c è evangelizzazione. Per questo con tutta la Chiesa, con la nostra Madre Chiesa cattolica invochiamo: Vieni, Santo Spirito! Nella basilica vaticana «Lo Spirito ci fa parlare con gli uomini nel dialogo fraterno». Così Papa Francesco nella messa di Pentecoste celebrata nella basilica di San Pietro. Parole di grande significato nel giorno dell invocazione per la pace nei Giardini vaticani con i presidenti israeliano e palestinese. Il tema della pace è stato al centro della liturgia della Parola. La prima lettura, tratta dagli Atti degli apostoli, è stata letta in spagnolo da una ragazza del Centro giovanile internazionale San Lorenzo, mentre la seconda, tratta dalla prima epistola di san Paolo ai Corinzi, è stata letta in italiano da un suo coetaneo. Prima della proclamazione in latino del Vangelo, la Cappella Sistina, diretta dal maestro Massimo Palombella, ha intonato la tradizionale sequenza allo Spirito Santo. Alle intenzioni dei fedeli si è pregato per la Chiesa, per Papa Francesco e tutti i ministri del Vangelo, per i popoli e i loro governanti, per i poveri, i sofferenti e le persone sole, e per i missionari. Hanno prestato servizio come ministranti alcuni studenti del Pontificio collegio irlandese, quattro seminaristi di Aversa e quattro del Collegio di Propaganda Fide. Con il Pontefice hanno concelebrato ventisei cardinali, tra i quali, Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio, e ventidue tra arcivescovi e vescovi, tra i quali Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, e Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, oltre a circa duecento sacerdoti. Hanno assistito al rito, tra gli altri, i cardinali Etchegaray, Tauran e Farina, numerosi prelati della Curia Romana. Tra i presenti, il direttore del nostro giornale. Al Regina caeli Una Chiesa che sorprende e scompiglia Il cardinale Chibly Langlois ha preso possesso del titolo di San Giacomo in Augusta Il cardinale haitiano Chibly Langlois, vescovo di Les Cayes, ha preso solennemente possesso, nel pomeriggio di sabato 7 giugno, del titolo di San Giacomo in Augusta. Nella chiesa di via del Corso, il porporato è stato accolto dal parroco, don Giuseppe Trappolini, che gli ha presentato il crocifisso per il bacio e la venerazione, e gli ha successivamente donato un artistica riproduzione della Madonna dei Miracoli, che si venera a Roma. È seguita la messa, concelebrata, dal parroco, dal vicario cooperatore, l agostiniano scalzo José Valnir da Silva, e da alcuni sacerdoti haitiani. Al rito, diretto da monsignor Vincenzo Peroni, cerimoniere pontificio, che ha anche letto il rogito, ha partecipato, tra gli altri, l ambasciatore di Haiti presso la Santa Sede, Carl-Henri Guiteau. La sorpresa e lo scompiglio: sono i due tratti caratteristici della Chiesa nata dalla Pentecoste, che Papa Francesco ha evidenziato durante la recita del Regina caeli con i fedeli presenti in piazza San Pietro domenica mattina, 8 giugno. Cari fratelli e sorelle, buongiorno! La festa di Pentecoste commemora l effusione dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo. Come la Pasqua, è un evento accaduto durante la preesistente festa ebraica, e che porta un compimento sorprendente. Il libro degli Atti degli Apostoli descrive i segni e i frutti di quella straordinaria effusione: il vento forte e le fiammelle di fuoco; la paura scompare e lascia il posto al coraggio; le lingue si sciolgono e tutti capiscono l annuncio. Dove arriva lo Spirito di Dio, tutto rinasce e si trasfigura. L evento della Pentecoste segna la nascita della Chiesa e la sua manifestazione pubblica; e ci colpiscono due tratti: è una Chiesa che s o rp re n d e e scompiglia. Un elemento fondamentale della Pentecoste è la s o rp re s a. Il nostro Dio è il Dio delle sorprese, lo sappiamo. Nessuno si aspettava più nulla dai discepoli: dopo la morte di Gesù erano un gruppetto insignificante, degli sconfitti orfani del loro Maestro. Invece si verifica un evento inatteso che suscita meraviglia: la gente rimane turbata perché ciascuno udiva i discepoli parlare nella propria lingua, raccontando le grandi opere di Dio (cfr. At 2, ). La Chiesa che nasce a Pentecoste è una comunità che suscita stupore perché, con la forza che le viene da Dio, annuncia un messaggio nuovo la Risurrezione di Cristo con un linguaggio nuovo quello universale dell a m o re. Un annuncio nuovo: Cristo è vivo, è risorto; un linguaggio nuovo: il linguaggio dell amore. I discepoli sono rivestiti di potenza dall alto e parlano con coraggio pochi minuti prima erano tutti codardi, ma adesso parlano con coraggio e franchezza, con la libertà dello Spirito Santo. Così è chiamata ad essere sempre la Chiesa: capace di sorprendere annunciando a tutti che Gesù il Cristo ha vinto la morte, che le braccia di Dio sono sempre aperte, che la sua pazienza è sempre lì ad attenderci per guarirci, per perdonarci. Proprio per questa missione Gesù risorto ha donato il suo Spirito alla Chiesa. Attenzione: se la Chiesa è viva, sempre deve sorprendere. È proprio della Chiesa viva sorprendere. Una Chiesa che non abbia la capacità di sorprendere è una Chiesa debole, ammalata, morente e deve essere ricoverata nel reparto di rianimazione, quanto prima! Qualcuno, a Gerusalemme, avrebbe preferito che i discepoli di Gesù, bloccati dalla paura, rimanessero chiusi in casa per non creare scompiglio. Anche oggi tanti vogliono questo dai cristiani. Invece il Signore risorto li spinge nel mondo: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20, 21). La Chiesa di Pentecoste è una Chiesa che non si rassegna ad essere innocua, troppo distillata. No, non si rassegna a questo! Non vuole essere un elemento decorativo. È una Chiesa che non esita ad uscire fuori, incontro alla gente, per annunciare il messaggio che le è stato affidato, anche se quel messaggio disturba o inquieta le coscienze, anche se quel messaggio porta, forse, problemi e anche, a volte, ci porta al martirio. Essa nasce una e universale, con un identità precisa, ma aperta, una Chiesa che abbraccia il mondo ma non lo cattura; lo lascia libero, ma lo abbraccia come il colonnato di questa Piazza: due braccia che si aprono ad accogliere, ma non si richiudono per trattenere. Noi cristiani siamo liberi, e la Chiesa ci vuole liberi! Ci rivolgiamo alla Vergine Maria, che in quel mattino di Pentecoste era nel Cenacolo, e la Madre era con i figli. In lei la forza dello Spirito Santo ha compiuto davvero cose grandi (Lc 1, 49). Lei stessa lo aveva detto. Lei, Madre del Redentore e Madre della Chiesa, ottenga con la sua intercessione una rinnovata effusione dello Spirito di Dio sulla Chiesa e sul mondo. Dopo l antifona mariana il Papa ha salutato i gruppi presenti e ringraziato tutti coloro che, personalmente e in comunità, hanno voluto unirsi all incontro di preghiera per la pace in Terra santa, tenutosi nel pomeriggio nei Giardini vaticani. Cari fratelli e sorelle, vi saluto tutti, romani e pellegrini: le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni e i singoli fedeli. In particolare, saluto gli studenti della diocesi di Valencia (Spagna), il pellegrinaggio promosso dalla Congregazione del Santissimo Crocifisso di Vittoria, i bambini della Prima Comunione di Borgo a Buggiano (Pistoia), il gruppo Apostoli della Misericordia di Bitonto, i giovani di Latina Scalo, e i partecipanti al raduno delle automobili Fe r r a r i. Come sapete, questa sera in Vaticano i Presidenti di Israele e Palestina si uniranno a me e al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, mio fratello Bartolomeo, per invocare da Dio il dono della pace nella Terra Santa, in Medio Oriente e nel mondo intero. Desidero ringraziare tutti coloro che, personalmente e in comunità, hanno pregato e stanno pregando per questo incontro, e si uniranno spiritualmente alla nostra supplica. Grazie! Grazie tante! A tutti auguro una buona domenica. Pregate per me. Buon pranzo e arrivederci!

6 pagina 6 L OSSERVATORE ROMANO lunedì-martedì 9-10 giugno 2014 Messa del Papa a Santa Marta La carta d identità del cristiano Le beatitudini sono «la carta d identità del cristiano». Per questo Papa Francesco nell omelia della messa celebrata lunedì mattina, 9 giugno, nella cappella della Casa Santa Marta ha invitato a riprendere in mano quelle pagine del Vangelo e a rileggerle più volte, per poter vivere fino in fondo un «programma di santità» che va «controcorrente» rispetto alla mentalità del mondo. Il Pontefice ha richiamato punto per punto il passo evangelico di Matteo (5, 1-12) proposto dalla liturgia. E ha riproposto le beatitudini inserendole nel contesto della nostra quotidianità. Gesù, ha spiegato, parla «con tutta semplicità» e fa come «una parafrasi, una glossa dei due grandi comandamenti: amare il Signore e amare il prossimo». Così «se qualcuno di noi fa la domanda: Come si fa per diventare un buon cristiano?», la risposta è semplice: bisogna fare quello che dice Gesù nel discorso delle beatitudini. Un discorso, ha riconosciuto il Papa, «tanto controcorrente» rispetto a ciò «che è abituale, che si fa nel mondo». La questione, del resto, è che il Signore «sa dov è il peccato, dov è la grazia, e lui conosce bene le strade che ti portano al peccato e che ti portano alla grazia». Ecco allora il senso delle sue parole «beati i poveri in spirito»: ossia «povertà contro ricchezza». «Il ricco ha spiegato il vescovo di Roma normalmente si sente sicuro con le sue ricchezze. Lo stesso Gesù ce lo ha detto nella parabola del granaio», parlando di quell uomo sicuro che, da stolto, non pensa di poter morire quello stesso giorno. «Le ricchezze ha aggiunto non ti assicurano niente. Di più: quando il cuore è ricco, è tanto soddisfatto di se stesso, che non ha posto per la parola di Dio». È per questo che Gesù dice: «Beati i poveri in spirito, che hanno il cuore povero perché possa entrare il Signore». E ancora: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati». Al contrario, ha fatto notare il Pontefice, «il mondo ci dice: la gioia, la felicità, il divertimento, quello è il bello della vita!». E «ignora, guarda da un altra parte, quando ci sono problemi di malattia, problemi di dolore nella famiglia». Infatti «il mondo non vuole piangere: preferisce ignorare le situazioni dolorose, coprirle». Invece «soltanto la persona che vede le cose come sono, e piange nel suo cuore, è felice e sarà consolata»: con la consolazione di Gesù e non con quella del mondo. Nomina episcopale in Messico La nomina di oggi riguarda la Chiesa in Messico. Francisco González Ramos primo vescovo di Izcalli Nato il 17 agosto 1958, a Pueblo Nuevo, nello Stato messicano di Guanajuato, ha studiato nel seminario dell arcidiocesi di León ed è stato ordinato sacerdote il 18 luglio Nel 2004 è passato al clero della nuova diocesi di Irapueato. A Roma ha conseguito la laurea in filosofia alla Pontificia Università Gregoriana. Ha svolto diversi incarichi nel campo formativo come prefetto della disciplina nel seminario minore e in quello maggiore e professore nel seminario maggiore di León. Dal 1997 è parroco dello Espíritu Santo e, al contempo, è membro di diversi consigli della diocesi di Irapuato, rettore del seminario maggiore e decano. «Beati i miti», ha continuato il Pontefice, è un espressione forte, soprattutto «in questo mondo che dall inizio è un mondo di guerre; un mondo dove dappertutto si litiga, dove dappertutto c è l o dio». Eppure «Gesù dice: niente guerre, niente odio! Pace, mitezza!». Qualcuno potrebbe obiettare: «Se io sono così mite nella vita, penseranno che sono uno stolto». Forse è così, ha affermato il Papa, tuttavia lasciamo pure che gli altri «pensino questo: ma tu sei mite, perché con questa mitezza avrai in eredità la terra!». «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia» è un altra grande affermazione di Gesù rivolta a quanti «lottano per la giustizia, perché ci sia giustizia nel mondo». La realtà ci mostra, ha notato il vescovo di Roma, quanto sia «facile entrare nelle cricche della corruzione», far parte di «quella politica quotidiana del do ut des» dove «tutto è affari». E, ha aggiunto, «quanta gente soffre per queste ingiustizie!». Proprio davanti a questo «Gesù dice: sono beati quelli che lottano contro queste ingiustizie». Così, ha specificato il Papa, «vediamo proprio che è una dottrina controcorrente» rispetto a «quello che il mondo ci dice». Ancora: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia». Si tratta, ha spiegato, di «quelli che perdonano, capiscono gli errori degli altri». Gesù «non dice: beati quelli che fanno la vendetta, che si vendicano», o che dicono «occhio per occhio, dente per dente», ma chiama beati «quelli che perdonano, i misericordiosi». E bisogna pur sempre pensare, ha ricordato, che «tutti noi siamo un esercito di perdonati! Tutti noi siamo stati perdonati! E per questo è beato colui che va per questa strada del perdono». «Beati i puri di cuore», poi, è una frase di Gesù che si riferisce a quanti «hanno un cuore semplice, puro, senza sporcizie: un cuore che sa amare con quella purezza tanto bella». Quindi «beati gli operatori di pace» richiama le tanti situazioni di guerra che si ripetono. Per noi, ha riconosciuto il Papa, «è tanto comune essere operatori di guerre o almeno operatori di malintesi». Accade «quando io sento una cosa da questo e vado da quello e la dico; e anche faccio una seconda edizione un po allargata e la riporto». Insomma, è «il mondo delle chiacchiere», fatto da «gente che chiacchiera, che non fa pace», che è nemica della pace e non è certo beata. Infine, proclamando «beati i perseguitati per la giustizia», Gesù ricorda «quanta gente è perseguitata» ed «è stata perseguitata semplicemente per avere lottato per la giustizia». Dunque, ha puntualizzato il Pontefice, «questo è il programma di vita che ci propone Gesù». Un programma «tanto semplice ma tanto difficile» allo stesso tempo. «E se noi volessimo qualcosa di più ha affermato Gesù ci dà anche altre indicazioni», in particolare «quel protocollo sul quale noi saremo giudicati che si trova al capitolo 25 del Vangelo di Matteo: Sono stato affamato e mi hai dato da mangiare; ero assetato e mi hai dato da bere; ero ammalato e mi hai visitato; ero in carcere e sei venuto a trovarmi». Ecco la strada, ha spiegato, per «vivere la vita cristiana a livello di santità». Del resto, ha aggiunto, «i santi non hanno fatto altro che» vivere le beatitudini e quel «protocollo del giudizio finale». Sono «poche parole, semplici parole, ma pratiche a tutti, perché il cristianesimo è una religione pratica», da praticare, da fare, non solo da pensare. E pratica è anche la proposta conclusiva di Papa Francesco: «Oggi, se voi avete un po di tempo a casa, prendete il Vangelo di Matteo, capitolo quinto, all inizio ci sono queste beatitudini». E poi al «capitolo 25, ci sono le altre» parole di Gesù. «Vi farà bene ha esortato leggere una volta, due volte, tre volte questo che è il programma di santità». Un incontro storico che ha trovato ampio risalto sui media internazionali e in rete. La preghiera per la pace che si è levata domenica sera dai giardini vaticani è stata raccontata in maniera estremamente dettagliata dai cronisti di tutto il mondo. Così come è ampio è stato il ricorso alle immagini per descrivere quanto è accaduto in Vaticano: la successione dei gesti è già di per sé espressione di questo «giorno di preghiera come scrivono Jim Yardley e Jodi Rudoren sul «New York Times» tutto focalizzato sull unità». Il settimanale «Time» è del resto convinto che la cerimonia di domenica abbia invertito la diplomazia medio-orientale, che per solito richiede prima un accordo e poi una celebrazione solenne. Sicuro che, anche senza la pace, il summit di preghiera voluto da Papa Francesco rappresenti comunque un fondamentale punto di svolta, John Allen, vaticanista del «Boston Globe», si sofferma, tra l altro, sul significato della partecipazione del patriarca di Costantinopoli: la presenza di Bartolomeo è una fortissima spinta verso il raggiungimento dell unità per il mondo cristiano, ancora diviso. L incontro di preghiera per la pace sui media internazionali Caschi blu dello spirito Lo hagan lío del Papa non è solo uno slogan, un espressione simpatica rivolta ai giovani brasiliani, scrive Pablo Ordaz su «El País» del 9 giugno, è qualcosa che Papa Francesco vuole attuare con la vecchia e imponente macchina diplomatica dello Stato della Città del Vaticano. «Vuole metterla a disposizione dei popoli in conflitto come se fossero dei Caschi blu dello spirito», continua Ordaz. La Chiesa si è già offerta come mediatrice in Venezuela, e con l evento di domenica si pone come agente di dialogo in Medio Oriente. «Non si tratta di imprese facili continua il giornalista del quotidiano spagnolo ma se qualcuno può assumere un ruolo chiaro a favore del dialogo e contro la guerra questo è proprio Papa Francesco. Può contare su una rete di informazione privilegiata, visto che ci sono sacerdoti e monaci negli angoli più sperduti del pianeta che conoscono sia i palazzi del potere che i problemi della gente comune, e su un corpo diplomatico molto preparato e in costante contatto con i governi, ed è un leader internazionale costantemente sotto l attenzione dei media che padroneggia alla perfezione». Sulla stessa linea il commento di Stéphanie Le Bars sul quotidiano francese «Le Monde», in cui si individua nel viaggio in Terra santa il ritorno della diplomazia vaticana alla ribalta internazionale. Un gesto da non banalizzare e sottovalutare, come ha scritto Renzo Gattegna, presidente dell Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sul portale Moked.it il giorno dell incontro di preghiera sul Medio oriente in Vaticano. Sarebbe un grave errore, continua Gattegna, non vedere come negli ultimi cinquant anni i progressi nelle relazioni ebraico-cristiane siano stati enormi. «Non dobbiamo permettere continua che la svolta epocale ed eccezionale, se paragonata alle problematiche relazioni e ai conflitti dei secoli precedenti, iniziata cinquant anni fa, perda il suo carattere e il suo valore». Una fiammella di speranza: così il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, reduce dall incontro in Vaticano, ha commentato a caldo l iniziativa. Un evento «religioso e non politico» che «ha voluto colpire i cuori, soprattutto dei giovani», sia israeliani sia palestinesi, ha continuato Pacifici, il quale ha poi aggiunto: «È ora nostro compito far sì che questa fiammella non si spenga». Del resto, il fatto che il novantenne Peres e il quasi ottantenne Abu Mazen siano verso fine mandato può rappresentare il segno della volontà, ha concluso Pacifici, di lasciare «una staffetta di speranza». «Tre fotogrammi suggestivi, tre immagini indimenticabili, tre momenti simbolici»: così Franca Giansoldati su «Il Messaggero» apre il suo racconto della storica serata. «L abbraccio tra Peres e Abbas a Santa Marta; il viaggio con Papa Bergoglio su un pulmino fino al luogo della cerimonia; l incedere solenne di questi uomini lungo un vialetto circondato da pareti di bosso color smeraldo. Istantanee già entrate nella storia perché non solo racchiudono il senso di una giornata fuori dal comune, mai accaduta prima, ma sono in grado di trasmettere la stessa forza emotiva che aleggiava nei giardini vaticani». E «quando il successore di Pietro scrive Enzo Bianchi su «la Repubblica» del 9 giugno chiede alla Chiesa di pregare, le chiede di essere conseguente più che mai con la propria fede, di stare nella storia con le armi che le sono proprie, le armi salvifiche dell intercessione, le chiede di stare nel mondo senza essere mondana. E quando il vescovo di Roma osa chiedere a uomini politici di altre fedi di unirsi a lui e agli altri cristiani per innalzare preghiere all unico Dio e per invocarne il perdono, non compie un passo diplomatico, ma si pone come fratello accanto a loro, per essere assieme a loro intercessori presso Dio e, da quella posizione così ardua, insieme offrire ai contendenti e alle vittime un segno di speranza, di coraggio e di fiducia nelle capacità umane di rifuggire il male e scegliere il bene comune». Come avvenimento commenta Andrea Riccardi sul «Corriere della Con un messaggio il Papa si unisce ai partecipanti alla preghiera per l Italia Assisi avamposto della fede Assisi «diventi avamposto luminoso della nuova civiltà dell amore» e di «un fecondo cammino sulla via del bene» per l «amata nazione italiana». Lo ha auspicato il Papa nel messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin fatto pervenire ai partecipanti alla preghiera per l Italia svoltasi sabato sera, 7 giugno, nella basilica superiore di San Francesco. Dopo aver sottolineato «la antica e ricca tradizione cristiana» del Paese, il Pontefice ha ricordato «con animo grato la continua protezione del poverello di Assisi», affidando «con rinnovato amore l intero popolo alla sua celeste intercessione, perché si rafforzi nelle famiglie, nelle nuove generazioni e nei credenti fede viva, ferma speranza e carità operosa». Infine il vescovo di Roma ha invocato «abbondanti doni del divino spirito su codesta terra santificata da così particolare e misericordiosa presenza» e ha chiesto «di pregare per lui e per il suo universale ministero di successore dell apostolo Piet ro». La celebrazione nella notte di Pentecoste è stata indetta dal vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, insieme con le famiglie francescane, in occasione del settantacinquesimo anniversario della proclamazione del santo a patrono d Italia. All omelia il presule ha parlato dei paradossali contrasti dell odierna cultura globalizzata: «Da un lato, enormi potenzialità, sul piano tecnico-comunicativo; dall altro, grande confusione, stridenti disuguaglianze». Rievocando il caos di Babele il presule ha accennato alla crisi attuale: «Si era costruita, a livello mondiale, la torre della finanza che pretendeva di crescere sincera e a dismisura. Si è incrinata come una torre di carta, producendo a catena disastri nell economia internazionale. Aziende chiuse, lavoratori sul lastrico, famiglie in difficoltà». Da qui l invito a mettersi «alla scuola di Francesco», sintonizzandosi «in particolare con il suo Cantico», in cui «ci invita a riconoscere la creazione come un dono». Sera» l incontro «è sorprendente. Mai si erano sentite preghiere musulmane entro le mura vaticane. E, sempre sul quotidiano milanese, lo scrittore israeliano Amos Oz lancia un invito: «I leader religiosi cristiani, musulmani ed ebrei dovrebbero ricordare ai fanatici che la vita umana è più santa di qualsiasi luogo sacro; che la testa di ogni bambino ebreo, arabo o cristiano è più preziosa a Dio che non qualsiasi pietra di qualsiasi patria al mondo». Riunione della Fondazione P o p u l o ru m progressio Da martedì 10 a sabato 14 giugno si tiene in Vaticano la riunione annuale del consiglio di amministrazione della Fondazione Populorum progressio per l America Latina. Affidata da Giovanni Paolo II, fin dalla sua istituzione nel 1992, al Pontificio Consiglio Cor Unum, annovera attualmente tra i membri del consiglio di amministrazione: il cardinale Robert Sarah, presidente ex officio della Fondazione; monsignor Edmundo Luis Flavio Abastoflor Montero, arcivescovo di La Paz, Bolivia (presidente del consiglio di amministrazione); monsignor Antonio Arregui Yarza, arcivescovo di Guayaquil, Ecuador (vicepresidente); il cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez, arcivescovo di Santo Domingo; i monsignori Óscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio, Colombia; Murilo Sebastião Ramos Krieger, arcivescovo di São Salvador de Bahia, Brasile; Javier Augusto del Río Alba, arcivescovo di Arequipa, Perú; e monsignor Segundo Tejado Muñoz, rappresentante di Cor Unum. Nel corso della riunione i membri del consiglio di amministrazione sono chiamati a deliberare il finanziamento di progetti in favore delle comunità indigene, meticce, afroamericane e contadine dell America Latina e dei Caraibi. I partecipanti sono chiamati a riflettere, a partire dagli orientamenti che il Pontefice vorrà dare, sulle più efficaci modalità per realizzare il servizio di carità della «Chiesa povera e per i poveri», che vive la propria missione verso le periferie umane ed esistenziali, in particolare in favore dei più bisognosi. Fino a oggi i progetti realizzati dalla Fondazione sono circa quattromila, per un totale di oltre 35 milioni di dollari stanziati. Sono caratterizzati da un approccio partecipativo da parte delle comunità locali e sono indirizzati a vari settori: agricoltura e allevamento; artigianato e microimprese; infrastrutture per l acqua potabile; formazione e attrezzature scolastiche; sanità; edilizia ecc. Tra i maggiori sostenitori della Populorum progressio, oltre a singole partecipazioni, c è la Conferenza episcopale italiana.

7 lunedì-martedì 9-10 giugno 2014 L OSSERVATORE ROMANO pagina 7 L intervento di Shimon Peres Dovere e missione L intervento di Mahmoud Abbas Promessa di futuro A conclusione dell invocazione di pace che ha avuto luogo domenica 8 giugno nei giardini vaticani, il presidente israeliano Shimon Peres ha svolto l intervento che pubblichiamo in una nostra traduzione italiana. Sua Santità Papa Francesco, Sua Santità Patriarca Bartolomeo, Sua Eccellenza Presidente Mahmoud Abbas, Durante la sua visita storica in Israele, la Terra Santa, lei ci ha commosso con la sincerità del suo cuore, la purezza delle sue intenzioni, la sua naturale modestia e i suoi modi gentili. Ha toccato il cuore della gente, a prescindere dalla fede o dalla nazione. È venuto da noi come costruttore di ponti di fraternità e di pace. Abbiamo tutti bisogno dell ispirazione che accompagna la sua persona e il suo cammino. Il suo invito ad unirci a lei in questa importante occasione per chiedere la pace, qui nei giardini vaticani, alla presenza di leader ebrei, cristiani, musulmani e drusi, rispecchia nobilmente la sua visione dell aspirazione che tutti condividiamo: la pace. In Argentina cristiani, ebrei e musulmani per la pace e la convivenza BUENOS AIRES, 9. Una «Dichiarazione per la pace e la convivenza tra i popoli» è stata siglata sabato pomeriggio in Argentina, a Buenos Aires, tra cattolici, ebrei e musulmani. La firma è avvenuta in occasione dell incontro di preghiera per la pace promosso da Papa Francesco in Vaticano con i presidenti di Israele, Shimon Peres, e di Palestina, Mahmoud Abbas. Nella capitale argentina, la dichiarazione è stata sottoscritta da don Fernando Gianetti, responsabile per il dialogo interreligioso dell arcidiocesi di Buenos Aires, da Ankah Fabian, presidente del Centro Islámico de la República Argentina (Cira) e da Julio Schlosser, presidente della Delegación de Asociaciones Israelitas Argentinas (Daia). Alla firma, inoltre, erano presenti Massoud Omar e Luis Grynwald, rispettivamente ex presidenti del Cira e del Daia, il sacerdote Guillermo Marco, il referente islamico Omar Abboud e il rabbino Daniel Goldman, entrambi co-presidenti dell Istituto del dialogo interreligioso che ha promosso questa importante iniziativa, nonché alcuni esponenti politici. Il documento firmato sabato pomeriggio riferisce l agenzia di stampa Aica segue di quasi dieci anni la dichiarazione congiunta dal titolo: «Contro ogni forma di fondamentalismo e terrorismo», sottoscritta nell agosto del 2005, nell arcidiocesi di Buenos Aires, dal cardinale Jorge Mario Bergoglio, da Luis Grynwald e da Omar Massoud. «Noi, cittadini argentini provenienti da tradizioni religiose che provengono dalle comuni radice abramitiche si legge nella dichiarazione nel sottolineare la coesistenza interreligiosa nella nostra nazione, dichiariamo che siamo tutti figli di un unico Dio che regna in cielo e in terra». Possa questa iniziativa di dialogo, continua la dichiarazione, essere «orientata verso la ricerca della pace e della fratellanza tra i popoli» e far sì che la «coesistenza e il rispetto si perfezionino nell amore per il prossimo. Possa Dio, Padre di Gesù Cristo per i cristiani, Allah in arabo ed Elohim in ebraico, unirsi a noi per svolgere questo compito». Sono venuto da Gerusalemme, città cara alle tre fedi monoteiste, e cuore pulsante del popolo ebreo. In lingua ebraica la parola Gerusalemme e la parola usata per dire pace hanno la stessa radice: Shalom. E di fatto, la pace è la visione di Gerusalemme. Come dice il libro dei Salmi: «Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi. Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: Su di te sia pace!. Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene». In questa commovente occasione, traboccante di speranza e colma di fede, eleviamo tutti insieme a lei, Santità, un invito alla pace tra religioni, tra nazioni, tra comunità e tra uomini e donne. Il nostro Libro dei Libri ci impone la via della pace, esige da noi che lavoriamo duramente perché si realizzi. Due popoli israeliani e palestinesi stanno ancora soffrendo per la pace. Le lacrime versate dalle madri per i loro figli sono ancora incise nel nostro cuore. Dobbiamo porre fine al pianto, alle violenze, al conflitto. Tutti abbiamo bisogno di pace. Una pace tra pari. Il nostro Libro dei Libri ci impone di seguire il cammino della pace, esige da noi che lavoriamo duramente perché si realizzi. Nel libro dei Proverbi è scritto: «Le sue vie sono di grazia e tutti i suoi sentieri sono pace». È così che devono essere i nostri cammini. Cammini di grazia e di pace. Non a caso il nostro saggio Rabbino Akiva ha sottolineato questo comandamento della Torah con un unica frase: «Ama il prossimo tuo come te stesso». Siamo stati creati a immagine del Signore e siamo tutti uguali dinanzi a Lui. Facciamo tutti parte della famiglia umana. Di fatto, senza pace non siamo completi e dobbiamo ancora compiere la missione dell umanità. La pace non arriva facilmente. Dobbiamo indirizzare tutti i nostri sforzi verso la sua realizzazione. Esige sacrifici e compromessi. I palestinesi sono nostri vicini. Preghiamo che sia ormai prossimo il giorno in cui inizieremo a vivere in coesistenza, rispetto reciproco e come buoni vicini. Che la vera pace diventi presto il nostro legato e porti speranza e prosperità all intera regione. Nel libro dei Salmi è scritto: «C è qualcuno che desidera la vita e brama lunghi giorni per gustare il bene? Preserva la lingua dal male, le labbra da parole bugiarde. Sta lontano dal male e fa il bene, cerca la pace e perseguila». da Istanbul ALBERTO FABIO AMBROSIO Vale a dire che ci viene comandato di perseguire la pace. Per tutto l anno. Ogni giorno. Ci salutiamo gli uni gli altri con questa benedizione. Shalom. Salam. Dobbiamo essere degni del significato profondo ed esigente di questa benedizione. Anche quando la pace appare lontana, dobbiamo perseguirla con fervore per avvicinarla. E se perseguiamo la pace con perseveranza, con fede, la raggiungeremo. E perdurerà attraverso noi, attraverso tutti noi. Di tutte le fedi, di tutte le nazioni, poiché è scritto: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell arte della guerra». La pace non arriva facilmente. Dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze per raggiungerla. Per raggiungerla presto. Anche se ciò esige sacrifici o compromessi. Il libro dei Salmi ci dice: «C è qualcuno che desidera la vita e brama lunghi giorni per gustare il bene? Preserva la lingua dal male, le labbra da parole bugiarde. Sta lontano dal male e fa il bene, cerca la pace e perseguila». Vale a dire, i nostri saggi ci chiedono di perseguire la pace. Per tutto l anno. Ogni giorno. Ci salutiamo Di fronte a Dio Oltre ogni previsione umana va il gesto di Papa Francesco che invita i presidenti Peres e Abbas a una invocazione per la pace. Anche qui a Istanbul, non meno importante di Roma o di Gerusalemme per il suo impatto ecumenico e per il dialogo tra le religioni, risuona la speranza di questi atti coraggiosi affinché l umanità intera si metta in ascolto del Dio di pace. La sera dell 8 giugno in una sala del vicariato apostolico, i rappresentanti della Chiesa cattolica latina, dell autorità musulmana (müftü) e del gran rabbinato, si sono dati appuntamento per condividere lo spirito proposto da Papa Francesco. Il dialogo si può costruire solo nell apertura e nella sincera amicizia, profondamente umane. Gli uomini possono aspirare all unità anche se profondamente diversi per religione e cultura. Già san Tommaso d Aquino ricordava che la concordia non è un fatto prettamente intellettuale, come fosse una comune intesa ideale. Si crede in diverso modo ciascuno secondo la propria tradizione ma in concordia, che è opera di Dio e non un risultato delle politiche sociali. Le nostre storie comuni sono piene di questi esempi e forse, la nostra tendenza è di dimenticarli fin troppo facilmente. In questi tempi di festeggiamenti per il nuovo santo, Papa Giovanni XXIII, anche la Chiesa in Turchia lo ha celebrato come suo pastore. Il 6 giugno, il vicariato di Istanbul ha vissuto una giornata di convegno intorno alla figura di Angelo Giuseppe Roncalli, delegato apostolico in questa terra dal 1935 al Come non pensare alla sua attività di aiuto agli ebrei che fuggirono durante la seconda guerra mondiale uno dei più efferati regimi della storia umana? Come non ricordarlo mentre pensa all islam conosciuto in Turchia con un senso di mistero teologico sovrastante? Solo nell atteggiamento spirituale dei poveri di Dio (anawim), dei sufi, dei monaci e religiosi, così come in quella di Papa Francesco e di coloro che hanno aderito al suo appello, brilla un barlume escatologico: di fronte al Dio in cui crediamo siamo ben poca cosa. Allora in questa piccolezza ci possiamo ritrovare. Dobbiamo solo continuare a pregare perché noi uomini e donne non cediamo alla tentazione di metterci al posto del nostro creatore. gli uni gli altri con questa benedizione. Shalom. Salam. Dobbiamo essere degni del significato profondo ed esigente di questa benedizione. Anche quando la pace appare lontana, dobbiamo perseguirla con fervore per avvicinarla. Ero giovane e sono anziano, ho vissuto attraverso la guerra e ho assaporato la pace. Non dimenticherò mai le famiglie colpite dal lutto e continuerò a cercare la pace per tutta la mia vita. E se perseguiamo la pace con perseveranza, con fede, la raggiungeremo. E perdurerà attraverso noi, attraverso tutti noi. Di tutte le fedi, di tutte le nazioni, poiché è scritto: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell arte della guerra». L anima si rallegra nel leggere questi versi di visione eterna. E possiamo insieme e adesso, israeliani e palestinesi trasformare la nostra nobile visione in una realtà di benessere e di prosperità. È nel nostro potere portare la pace ai nostri figli. È il nostro dovere, la santa missione di genitori. Vorrei concludere con una preghiera: Colui che fa la pace nei cieli, farà la pace tra di noi e in tutto Israele e nel mondo intero. Amen. di ABRAHAM SKO R KA Pregare è un esercizio spirituale che richiede un forte e critico sguardo introspettivo. È cercare Dio attraverso un incontro con se stessi. Secondo la tradizione ebraica, pregare insieme rafforza enormemente questa ricerca, e anzi il credente proietta sullo scettico un immagine capace persino di fargli scoprire la propria spiritualità nascosta. Così la preghiera per la Siria convocata da Papa Francesco ne è stata una prova inconfutabile. Nei giardini vaticani ognuno ha pregato a suo modo, nell i n c o n t ro con lo stesso Dio, quello del patto con Abramo, patriarca comune di ebrei, cristiani e musulmani. Pregare così non mette fine alle situazioni di Pubblichiamo di seguito in una traduzione italiana il testo dell intervento svolto successivamente dal presidente palestinese Mahmoud Abbas. Nel nome di Dio, sommamente Clemente, sommamente Misericordioso, Sua Santità Papa Francesco, Sua Eccellenza Presidente Shimon Pe re s, Beatitudini, Onorevoli Sceicchi e Rabbini, Signore e Signori, Resta piantato un ulivo conflitto per questo servono le azioni ma ha la forza di ispirare cambiamenti di mentalità che sicuramente, con la benedizione di Dio, permetteranno la costruzione di un mondo migliore. Anche la presenza del Papa in Terra santa deve essere interpretata come una vasta e intensa preghiera. Chi l ha accompagnato e chi da lontano vi ha preso parte possono testimoniarlo. Per comprendere il significato dell invocazione per la pace occorre tener conto delle molte e grandi difficoltà che è stato necessario superare. L essenza dell evento si trova al di là di quello che gli occhi hanno visto e le orecchie hanno udito. Si è dovuto lavorare strenuamente per concretizzare questa preghiera degli È davvero un grande onore per noi incontrarci di nuovo con Sua Santità il Papa Francesco a compimento del suo gentile invito a gustare la sua spirituale e nobile presenza, e ascoltare il suo pensiero e la sua saggezza cristallina, che promanano da un cuore sano, da una coscienza vibrante, come pure da un elevato senso etico e religioso. Io ringrazio Vostra Santità dal più profondo del cuore per aver intrapreso questo importante incontro qui in Vaticano. Allo stesso tempo, noi apprezziamo moltissimo la Vostra visita nella Terra Santa Palestina, e specificamente nella nostra città santa Gerusalemme e a Betlemme; la città dell amore e della pace, e la culla di Gesù Cristo. La visita è un espressione sincera della Vostra fede nella pace e un tentativo credibile per raggiungere la pace fra i palestinesi e gli israeliani. O Dio, noi ti lodiamo sempre per aver fatto di Gerusalemme la nostra porta per il cielo. Come dice il Santo Corano, «Gloria a Lui, che ha fatto che il Suo servo viaggiasse di notte dal luogo sacro dell adorazione al più alto luogo dell adorazione, i cui dintorni Noi abbiamo benedetto». Tu hai reso il pellegrinaggio e la preghiera in questo luogo gli atti migliori che i fedeli possono compiere in tuo onore, e hai espresso la tua promessa fedele con le parole: «Entrino nel Masjid come hanno fatto per la prima volta». Dio Onnipotente ha detto la verità. O, Dio del Cielo e della Terra, accetta la mia preghiera per la realizzazione della verità, della pace e della giustizia nella mia patria la Palestina, nella regione, e nel mondo intero. Ti supplico, O Signore, in nome del mio popolo, il popolo della Palestina musulmani, cristiani e samaritani che desidera ardentemente una pace giusta, una vita degna e la libertà; ti supplico, O Signore, di rendere il futuro del nostro popolo prospero e promettente, con libertà in uno Stato sovrano e indipendente. Concedi, O Signore, alla nostra regione e al suo popolo sicurezza, salvezza e stabilità. Salva la nostra città benedetta Gerusalemme; la prima Kiblah, la seconda Santa Moschea, la terza delle due Sante Moschee, e la città delle benedizioni e della pace con tutto ciò che la circonda. Riconciliazione e pace, o Signore, sono la nostra meta. Dio, nel Suo Libro Santo ha detto ai fedeli: «Fate pace fra voi!» Noi siamo qui, Signore, orientati verso la pace. Rende fermi i nostri passi e corona di successo i nostri sforzi e le nostre iniziative. Tu sei il promotore della virtù e colui che previene il vizio, il male e l aggressione. Tu parli e tu sei il più veritiero, «E se essi si inclinano verso la pace, inclinati anche tu verso di essa, e abbi fiducia in Allah. Ecco! Egli è colui che ascolta, colui che conosce». Come dice il Profeta Muhammad, «Diffondete la pace fra voi». Oggi, noi ripetiamo ciò che Gesù Cristo dice rivolgendosi a Gerusalemme: «Se tu avessi conosciuto oggi la via della pace!» (Luca 19, 42). Ricordiamo pure le parole di San Giovanni Paolo II, quando disse: «Se la pace si realizza a Gerusalemme, la pace sarà testimoniata nel mondo intero». E allo stesso tempo, nella nostra preghiera di oggi, abbiamo ripetutamente proclamato per coloro che si impegnano per la pace: «Beati gli operatori di pace!»; e «Chiedete pace per Gerusalemme» come si dice nelle Sacre Scritt u re. Perciò noi Ti chiediamo, Signore, la pace nella Terra Santa, Palestina, e Gerusalemme insieme con il suo popolo. Noi ti chiediamo di rendere la Palestina e Gerusalemme in particolare una terra sicura per tutti i credenti, e un luogo di preghiera e di culto per i seguaci delle tre religioni monoteistiche Ebraismo, Cristianesimo, Islam e per tutti coloro che desiderano visitarla come è stabilito nel sacro Corano. O Signore, tu sei la pace e la pace promana da te. O Dio di Gloria e di Maestà donaci sicurezza e salvezza, e allevia la sofferenza del mio popolo nella patria e nella diasp ora. O Signore, porta una pace comprensiva e giusta al nostro Paese e alla regione cosicché il nostro popolo e i popoli del Medio Oriente e il mondo intero possano godere il frutto della pace, della stabilità e della coesistenza. Noi desideriamo la pace per noi e i nostri vicini. Noi cerchiamo la prosperità e pensieri di pace per noi come per gli altri. O Signore, rispondi alle nostre preghiere e dà successo alle nostre iniziative perché tu sei il più giusto, il più misericordioso, Signore dei mondi. Amen! uni che tiene conto degli altri e dei loro sentimenti. Questa preghiera va letta come un esercizio spirituale che inizia con il ritrarsi di ognuno per fare spazio all altro. Per i credenti che fondano la loro fede sulla Bibbia ebraica, è il primo passo per giungere a un avvicinamento a Dio, che creò un solo essere umano, per indicarci il sentimento di fratellanza che deve unire tutti gli individui. Per quanti sono alla ricerca del religioso, ma che per affrontare l esistenza fondano il proprio credo su quei valori che formano la visione umanista, l incontro in Vaticano ha avuto la virtù di diventare un atto in cui tutti, nonostante le differenze, hanno dichiarato che la pace è il bene supremo. Ci sono state visioni discordanti su molteplici aspetti, ma il denominatore comune del rifiuto della guerra è stato accolto da tutti con convinzione. Sono state così gettate delle basi per la costruzione di una realtà in grado di sradicare dal suo interno ogni espressione fondamentalista. Dietro di noi resta piantato un ulivo. Che un giorno probabilmente vedrà una realtà diversa, frutto di quanti non hanno rinunciato alla fede e alla speranza.

8 pagina 8 L OSSERVATORE ROMANO lunedì-martedì 9-10 giugno 2014 L invocazione del Papa durante l incontro con i presidenti israeliano e palestinese Su un cammino nuovo Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra «L inizio di un cammino nuovo, alla ricerca di ciò che unisce per superare ciò che divide». Papa Francesco ha spiegato così il senso dell incontro per invocare la pace per la Terra santa svoltosi nel tardo pomeriggio di domenica 8 giugno, nei giardini vaticani, con i presidenti israeliano e palestinese, alla presenza del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo. Questo il testo del discorso pronunciato dal Pontefice al termine dell i n c o n t ro. Signori Presidenti, Santità, fratelli e sorelle! Con grande gioia vi saluto e desidero offrire a voi e alle distinte Delegazioni che vi accompagnano la stessa calorosa accoglienza che mi avete riservato nel mio pellegrinaggio appena compiuto in Terra Santa. Vi ringrazio dal profondo del cuore per aver accettato il mio invito a venire qui per invocare insieme da Dio il dono della pace. Spero che questo incontro sia l inizio di un cammino nuovo alla ricerca di ciò che unisce, per superare ciò che divide. E ringrazio Vostra Santità, venerato Fratello Bartolomeo, per essere qui con me ad accogliere questi illustri ospiti. La Sua partecipazione è un grande dono, un prezioso sostegno, ed è testimonianza del cammino che come cristiani stiamo compiendo verso la piena unità. La vostra presenza, Signori Presidenti, è un grande segno di fraternità, che compite quali figli di Abramo, ed espressione concreta di fiducia in Dio, Signore della storia, che oggi ci guarda come fratelli l uno dell altro e desidera condurci sulle sue vie. Questo nostro incontro di invocazione della pace in Terra Santa, in Medio Oriente e in tutto il mondo è accompagnato dalla preghiera di tantissime persone, appartenenti a diverse culture, patrie, lingue e religioni: persone che hanno pregato per questo incontro e che ora sono unite a noi nella stessa invocazione. È un incontro che risponde all ardente desiderio di quanti anelano alla pace e sognano un mondo dove gli uomini e le donne possano vivere da fratelli e non da avversari o da nemici. Signori Presidenti, il mondo è un eredità che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, ma è anche un prestito dei nostri figli: figli che sono stanchi e sfiniti dai conflitti e desiderosi di raggiungere l alba della pace; figli che ci chiedono di abbattere i muri dell inimicizia e di percorrere la strada del dialogo e della pace perché l amore e l amicizia trionfino. Molti, troppi di questi figli sono caduti vittime innocenti della guerra e della violenza, piante strappate nel pieno rigoglio. È nostro dovere far sì che il loro sacrificio non sia vano. La loro memoria infonda in noi il coraggio della pace, la forza di perseverare nel dialogo ad ogni costo, la pazienza di tessere giorno per giorno la trama sempre più robusta di una convivenza rispettosa e pacifica, per la gloria di Dio e il bene di tutti. Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d animo. La storia ci insegna che le nostre sole forze non bastano. Più di una volta siamo stati vicini alla pace, ma il maligno, con diversi mezzi, è riuscito a impedirla. Per questo siamo qui, perché sappiamo e crediamo che abbiamo bisogno dell aiuto di Dio. Non rinunciamo alle nostre responsabilità, ma invochiamo Dio come atto di suprema responsabilità, di fronte alle nostre coscienze e di fronte ai nostri popoli. Abbiamo sentito una chiamata, e dobbiamo rispondere: la chiamata a spezzare la spirale dell odio e della violenza, a spezzarla con una sola parola: fratello. Ma per dire questa parola dobbiamo alzare tutti lo sguardo al Cielo, e riconoscerci figli di un unico solo Padre. A Lui, nello Spirito di Gesù Cristo, io mi rivolgo, chiedendo l intercessione della Vergine Maria, figlia della Terra Santa e Madre nostra. Signore Dio di pace, ascolta la nostra supplica! Abbiamo provato tante volte e per tanti anni a risolvere i nostri conflitti con le nostre forze e anche con le nostre armi; tanti momenti di ostilità e di oscurità; tanto sangue versato; tante vite spezzate; tante speranze seppellite... i nostri sforzi sono stati vani. Ora, Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: mai più la guerra! ; con la guerra tutto è distrutto!. Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace. Signore, Dio di Abramo e dei Profeti, Dio Amore che ci hai creati e ci chiami a vivere da fratelli, donaci la forza per essere ogni giorno artigiani della pace; donaci la capacità di guardare con benevolenza tutti i fratelli che incontriamo sul nostro cammino. Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace. E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra! Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre fratello, e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam! Amen. Al di là della storia bas, presidente palestinese, per invocare insieme quella pace. E con loro è anche il patriarca ecumenico Bartolomeo. L incontro è stato organizzato con cura e attenzione, in modo ta- L eco di un insolita salmodia, che si diffonde nei giardini vaticani all imbrunire della domenica di Pentecoste, racchiude lo spazio di un avvenimento unico vissuto nella casa del Papa. È la voce di un muezzin, discepolo di Bilãl, il primo salmodista di Maometto, che intona l ultima delle preghiere con le quali, in successione, i rappresentanti delle comunità religiose ebraica, cristiana e islamica invocano da Dio il dono della pace per la Terra Santa. È stato il Papa, durante il suo recente pellegrinaggio nei luoghi santi, a chiedere di vivere questo momento. E ora è qui, nei giardini vaticani, tra Shimon Peres, presidente israeliano, e Mahmoud Able da consentire a ciascun ospite di viverlo senza imbarazzi. A cominciare dal luogo scelto, un verde prato triangolare protetto da alte siepi di lauro, tra la Casina Pio IV e il giardino dei Musei Vaticani. Poi l assegnazione dei posti: vicini al Papa e ai presidenti i rappresentanti religiosi delle comunità ebree, cristiane e musulmane; più in disparte i rappresentanti politici delle due delegazioni israeliana e palestinese. Stessa attenzione nella scelta degli interpreti dei diversi momenti musicali. L Adagio per archi, di Samuel Barber, eseguito da tre violinisti israeliani, accoglie l arrivo di Papa Francesco con i suoi ospiti. Sono le 19 in punto. Vengono dalla Casa Santa Marta, dove hanno già avuto un primo incontro e dove già si sono scambiati un significativo abbraccio. Arrivano insieme a bordo di un pulmino bianco. Una sensazione straordinaria accompagna il loro lento incedere verso il vertice di quel triangolo verde, dove sono sistemate le tre poltrone. Il Patriarca Bartolomeo prende posto alla sinistra del palco accanto agli altri invitati dal Papa, tra i quali il Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme Teofilo III e il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin. «Il Signore vi conceda la pace»: è l annuncio con il quale si inizia l invocazione a Dio affinché accolga la manifestazione della comune e ardente aspirazione alla pace per la Terra santa e per tutto il Medio oriente. Un incontro fortemente voluto da Papa Francesco, condiviso dalle autorità israeliane e palestinesi. Il momento è intenso. Tre fasi distinte la prima della comunità ebraica, la seconda di quella cristiana e la terza di quella islamica suddivise a loro volta in tre parti: il rendimento di grazie per la creazione, la richiesta di perdono, infine l invocazione per la pace. La comunità ebraica sceglie per il rendimento di grazie i salmi 8 (inno a Dio per la creazione) e 147 (inno all Onnipotente). Per la richiesta di perdono si affida ai salmi 25, nel quale tra l altro si chiede: «Per il tuo nome Signore perdona la mia colpa, anche se è grande», e 130, che recita tra l altro: «Israele attenda il Signore... Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe». Per l invocazione per la pace viene scelta una preghiera di Nahman di Breslavia. Il Patriarca Bartolomeo apre la preghiera della comunità cristiana recitando, quale ringraziamento per la creazione, un brano del profeta Isaia (65, 17-25), seguito da una preghiera letta dal Patriarca di Gerusalemme dei Latini Fouad Twal. La richiesta di perdono è formulata con la preghiera che Giovanni Paolo II compose e recitò durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa, nel La legge il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson. L invocazione per la pace infine è tratta da una preghiera attribuita a san Francesco d Assisi: «O Signore, fa di me uno strumento della tua pace...». È letta in arabo da una consacrata. Infine è la volta della comunità islamica. Composto appositamente per l occasione, il ringraziamento per la creazione inizia con le parole: «Sia lode a Dio, che ha creato il cielo e la terra...». Ugualmente composte per l occasione anche la richiesta del perdono nella quale tra l altro si legge: «O Dio, nostro Signore... perdona le nostre colpe e i nostri peccati e... aiutaci a venire in soccorso di coloro che sono ingiustamente oppressi» e l invocazione per la pace. Il momento islamico si conclude con il canto del muezzin. Poi l atteso momento dei discorsi. Papa Francesco prima, quindi il presidente Peres e a chiudere il presidente Mahmoud Abbas. Tutti e tre invocano da Dio il dono della pace. Significativa l immagine che conclude il momento pubblico dell incontro: il Pontefice, il patriarca e i due presidenti imbracciano badili e gettano alcune palate di terra attorno a un ulivo che resterà simbolo di questo momento straordinario. Per una ventina di minuti il Papa e i suoi ospiti proseguono in privato il loro colloquio. Si trasferiscono nella Casina Pio I V. Forse non per caso si trovano negli stessi ambienti in cui il 29 novembre 1984, alla presenza del cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato, i ministri degli Esteri argentino e cileno, con la mediazione della Santa Sede, firmarono il Trattato di pace e di amicizia tra i loro rispettivi Paesi. Anche in quella occasione Giovanni Paolo II aveva offerto la sua casa per un accordo di pace. Sono da poco trascorse le 21.15, quando ogni invocazione lascia spazio al silenzio della meditazione.

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