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L'albero di San Domenico

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1 L' AJ"(~a di San Domenico PERIODICO DI VITA DOMENICANA L'albero di San Domenico ~ ESD ij EDIZJONI STUDIO DOMENICANO Trimcstrale - spedi'i.ione libb.!>ost.. comma 20/c legge 6Q./% fil BO

2 R_ EOIZlo I S'lIDIO nomenic4no Viadell'Ouef\'uza Bolognll Tel. 051 / Fax 051 / E-nmil: esd<!,ralincl.il Al''NO N. 3 - L UGLIO - Srrrl':M8KE Abbonamento 2001 Numero singolo L L C.C.p inlcstuio n L'Arca di S. Domenico - Bologna SOMMARIO Il punto p. 3 - Un albero rig9g1ioso (P. Vmcen7.o "BCnelollo o.p.) Frati Domenicani p. 4 - San Raimondo di Penyafort e la città di Bologna (Card. Giacomo 13iffi) p. 9 1I mese di ottobre a S. Domenico Famiglia Domenicana p La Beata Colomba da Rieti c le "terziarie collegiate" (Maria Luisa Cianilli Pierotti) Suore Domenicane della B. Imelda p Un'iniziativa a favore dei giovani p P. Giocondo Pio Lorgna a Fontanellato (Sr. Gemma Bini) p_ 18 - T~t illl l)ll i Ji s..,eral\.oga nel nuovo millennio (ST. Lina Basso)... ionarte det.. ecuoia le'.tincan p. 20 La LJbcra Università per Adulti e Anzhmi p Educazione permanente e Libere Università (Giampaolo Venturi) Opera di S. Domenico p All' Istituto Farlottine... andiamo proprio bene (Pia Fortunato) p Dalla metafisica alla didattica (Lorenza Gechclc) p Il nuovo Maestro Generale III co/>ertillll BEATO ANGELICO, llffrcsco della Crocifissione, Sala capitolare del Convento, Museo di S. Marco, Firenze. La Sala capitolare è il luogo COIlvemuale dove i Fraù prendono le decisioni più importanti per la loro Comunità e dove il Priore esercita il suo compito di guida esortando e ammonendo i Confratelli. Qui in una pame lunga quasi dicci metri, il Be!ltO Angclico ha affrescato la 00a~ fissione. A sinistra si trovano i personaggi storici della passione (la Madonna, S. Maria Maddalena, Maria di Ocofa e S. Giovanni apostolo) e altri maniri (S. Giovanni Batt i~t a, S. Marco, S. Lorenzo, $. Cosma, S. Damiano); a destr!! molti fondatori di Ordini religiosi con in pri.mo piano S. Domenico. A modo di predella di tuno il dipinto, ci sono diciassette tondi, cutli col legati da un unico tralcio, che rappresentano l'albero di S. Domenico. Si tratta di diciasscr.te personaggi eminenti, per santità e scienza, dell'ordine Domenicano. S. Domenico è rappccsentato al centro, proprio ai piedi della croce; poi, gerarchicamente, a scalare dalla sua destra e dalla sinistra, due Papi: Innoccnzo V e BenedettO Xl, due Cardinali: Ugo di S. Caro c Giovanni Dominici, due Patriarchi: Paolo Fioremino e Pietro da Palude, due Vescovi: Aldobrandino e Alberto Magno, due Maestri Generali dell'ordine: Giordano di Sassonia e Raimondo di Penya /ort, due Provinciali romani: Nk"Dlò e Chiaro, due Predicatori: Rcmigio dci Girolami da Firenze e VmcClw.o Ferrcri, infine due Maniri: Boninsegna c Bernardo.

3 /I punto Un albero rigoglioso L'" Albero di S. Domenico" è la famiglia d\e da lui ha preso origine, comunemente conosciuta come "Ordine Domenicano", Più specificamente Papa OnoTio III, nella bolla di approvazione dell'ordine,,'aveva chiamata "Ordine dei Predicatori" (Ordinis Praedicatorum) da cui deriva la sigla usata dai Domenicani: O.P. Questo albero nel 2016 compirà otto secoli di vita. In tutto questo tempo è diventata una pianta forte e robusta, pur subendo molte traversie, c ha fatto germogliare i suoi rami in tutto il mon~ do, portando frutti eccellenti e abbondanti di santità. Basti pensare che a tutt'oggi la Famiglia Domenicana conta 74 Santi canonizzati e 208 Beati ufficialmente riconosciuti. Quest'anno la Famiglia è lieta di ricordare il quattrocentesimo anniversario della canonizzazione di S. Raimondo di Penyafort e il quattrocentcsimo anniversario della morte deila Beata Colomba da Rieti. San Raimondo è stato il terzo Maestro Generale dell'ordine, dopo S. Domenico, il Fondatore, e il Bea to Giordano di Sassonia. S. Raimondo ha un legame stretto con Bologna, dove egli si era recato a studiare da Barcellona, sua città natale. A Bologna Raimondo completò i suoi studi di Oiritto Canonico e incominciò il suo insegnamento. In questa città egli si fermò almeno dieci anni; qui conobbe i Domenicani, e forse lo stesso S. Domenico. Ritornò a Barcellona nel 1221, e un anno dopo, nella sua città, entrò nell'ordine. Giustamente il Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo di Bologna, nell'articolo a lui dedicato alie pagine 5-8 di questa ri vista, scrive che S. Raimondo è stato uno dei personaggi illustri del tredicesimo secolo, oltre che un grande Santo. E afferma che S. Raimondo può considerarsi una gloria anche di Bologna perché egli è stato, sì. un figlio delta terra di Catalogna e di S. Domenico, ma anche «un discendente della cultura e della religiosità bolognese,), che lo ha modellato e fatto maturare nella sua esperienza spirituale. La Beata Colomba da Rieti non ha avuto contatti diretti con Bologna. Trascorse tutta la sua breve vita di 34 anni ( ) tra Rieti e Perugia. La Beata è stata una terziaria domenicana. Sulla scia deua sua "Maestra" S. Caterina da Siena, Colomba da Rieti è stata, insieme ad altre figure di donne, come la Beata Lucia da Narni e la Beata Osanna da Mantova (per rimanere neu'ambito della spiritualità domenicana femminile tra la fine Quattrocento e il primo Cinquecento) promotrice di un nuovo modelto di vita religiosa (vedj l'articolo di Maria Luisa Cianini Pierotti alle pagine 10-14), avendo con temporaneamente di mira il rinnovamento morale e spirituale della società durante l'età di passaggio tra il Medioevo e [a prima Era moderna. Ma la fama della Beata Colomba raggiunse Bologna ben presto, tanto che l'illustre Domenicano bolognese Leandro Alberti, famoso storico dell'ordine Domenicano, geografo e inquisitore (Bologna ha una Via a lui intitolata, quella che va da Piazza Trento Trieste a Pontevecchio) appena vent'anni dopo la morte di Colomba, nel 1521, ha scritto una biografia della Beata, la prima biografia a stampa. Bologna è la città che S. Domenico elesse in vita e in morte. li suo albero affonda soprattutto qui le sue radici e offre alimento a tutti coloro che come figl i, figlie e discepoli si ispirano al suo carisma di "Apostolo della Verità". 3 P. VINCE:'IZO BENETOU-O O.P.

4 Frati Domenicani S an Raimondo di Penyafort e la città di Bologna Un primo incontro con la città Raimondo dei conti di Penyafort verso il 1211 giunse a Bologna, d.. lla Spagna orient.. le, per iscriversi alla facoltà di diritto. A quanto pare questo giovane Canonico, incardinato nella Cattedrale di Barcellona, fu i.nvi ato dai Superiori perché, come osserva il Valls TalX'mer, "per 1"Cn?ere ljos:sibile ai chierici più promettenti Il perfezionamento negli stu di, le chiese cattedrali di allora avevano l'abitudine di destinare le rendite di opportune prebende a~ mantenimento degli studenti là dov~ SI recavano pe~ approfondire gli studi»; anche se altn sostengono che Ra i mondo venne ammesso al Capilolo.di BarceUona solo dopo il suo rientro dall' Italia. In ogni caso è accertala la presen- 7.a di questo giovane giurista tarraconense nei chiostri e nelle aule dell'università bolognese almeno fino al L'Università di Bologna fn Italia lo studio del diritto del!'antica Roma non si era mai spento, soprattutto a Bologna, dove nell'undicesimo secolo una corporazione di professori c di studenti aveva dato origine a quello che chiamiamo "Studio bolognese" o "Universi tà degli Studi".. In u~ ~r imo tempo questo mani polo di studiosi approfondiva e si istruiva nel Digestlllll di Giustiniano, fi no a quando non venne a, insegnare a Bologna il monaco GraZiano, che nel 1150 compilò l'opera.. Concordia discordalltillm calloni/m. conosciuta poi com e Decre/um, che 4 divenne il testo di studio di tu tti i cul to ri di Diritto Ecclesiastico dell'epoca. Sempre a Bologna si esercitò la sagacia dci glossatori e commentatori che aggiunsero al Decre/llm le raccolte delle nuove leggi e decisioni pontificie, finché non furono i Papi stessi a promulgare le loro raccolte autentiche e a inviarle ai docenti (doc/ores) di Bologna perché se ne servissero per il loro insegnamento. Anche questa ragione spinse numerosi studenti a recars i a Bologna da ogni p.arte d'italia e d'europa, d ato che la? ttà emiliana era ormai diventata il più lmportante centro di studio del diritto. Tra questi anche Raimondo dei conti d.i l'enyafort, che venne per perfezionar SI soprattutto in Diritto Canonico. Lo ius catlo/licllnl si ispirava al modello della tradizione giuridica romana, lo ills civile, ma affondava le sue radici neua scienza teologica, che come si sa si basa sulla Ri velazione: e cioè la Sacra Scrittura la Tradizione e il Magistero. '. ~ u p ropri~ il legame tra Teologia e Dm tto Canomoo che appassionò S. Raimondo e che divenne poi il centro della sua ricerca e del suo studio. Egli, pur avendo chiara la distinzione tra queste due materie, le riteneva inseparabili, rome del resto era già nella legislazione della Chiesa, che considerava il Diritto Canonico come un norm ale "sbocco" dell? T~ l,?gia: la, Teologia si occupava dell analrsi e dell approfondimento del messaggio cristiano; il Diritto Canonico stabiliva, classificava e ordinava l' insieme delle norme che regolavano l'appartenenza alla Chiesa.

5 Frati Domenicani T OMMASO DA M ODENA (1325 C ), Particolare di S. Raimondo di Penyafort, Sala capitolare, Convento di S. Nicolò, Treviso. Tutto l'affresco raffigura quaranta personaggi eminenti de ll'ordine Domenicano, da S. Domenico (morto nel 1221) tino al 1350 circa, epoca della realizzazione dell'affresco. S. Raimondo, come gli aitri Domenicani ritratti, è dipinto in atteggiamento di studio. Vicino a ogni singola tigura c'è anche il relativo elogio scritto in latino medievale (non sempre facilmente decifrabile a causa dell'usura del tempo). Per S. Raimondo è delta: «II Beato Raimondo di Penyafort, della Provincia di Spagna dell'ordine dei Frati Predicatori. Fu un uomo di grande santità, dottore ammirabile per il Diritto Canonico. Compilò il libro delle Decretali pubblicate dai Sommi Pontefici. Rifulse per molti miracoli (Beatus Raimundus de Peniafort, de Provincia Hysp. Od. Fr. Praed. vlr maxime sanctitatis, excellens doetor in Jure canonico. Compilavit Decrelales a summis pontificibus decretas. In multis elaroll mlraculis»>. 5

6 Frati Domenicani l ODOVICO CARRACCI ( ), olio su tela (16 10) Basilica di S. Domenico, Bologna. S. Raimondo, usando la sua cappa come una vela, si allontana dali'isola di Maiorca, malgrado l'opposizione del re Giacomo I d'aragona, e si dirige verso il porto di Barcellona. Questo miracolo, forse l'episodio più celebre della vita del Santo, ha sempre colpito la fantasia di molli pittori e poeti. 6

7 Frati Domenicani I dieci anni di S. Raimondo a Bologna Nei dicci anni trascorsi a Bologna, prima come studente e poi come insegnante, Raimondo portò a compimento una preparazione non comune in malt.' ria giuridica. Questo periodo di formazione lo condurrà a svolgere un ruolo di s traordinaria importanza nell'ambito del Diritto Canonico, e quindi nella storia della Chiesa. Ma a Bologna S. Raimondo ha modellato c maturato anche la sua esperienza spirituale. Significativo a questo proposito è i.l fatto che egli, dopo aver conseguito il massimo titolo accademico, abbia iniziato a insegnare gratuitamente, senza chiedere il compenso che gli studenti erano soliti pagare ai docenti. Questo gesto non passò inosservato, perché corrispondeva a uno scopo diverso e nuovo dello studio universi tario: quello di istruirsi e di istruire non per guadagnare, ma per evangelizza re. Questa nuova esigenza di vivere la cultura universitaria l'avevano introdotta i Frati Domenica ni al momento del loro arrivo a Bologna nel L'esempio di questi Frati fu cosi efficare e contagioso che molti studenti c professori entrarono nel loro Ordine religioso, che era stato approvato ufficialmente dal Papa nel 1216, con il nome di "Ordine dei Frati Predicatori". Fu il fa scino di q uest'ordine che cambiò la vita di Raimondo. Anche lui, persona pia e dedita allo studio, si propose come quei Prati di utilb:zare il sa pere e l'istruzione per diffondere la buona novella del Vangelo, e fece suo i.l loro programma: salvare le anime medimlte la predicazimle. E cosi nel '1222, tornato a Barcellona, entrò nell'ordine dei Frati Pred icatori. Raimondo, un figlio di Bologna Bologna non ha dato i natali a S. Raimondo di Penyafort, tuttavia lo considera un suo figlio adottivo perché a Bologna egli ha acquisito e consolida to un enorme tesoro di vita spirituale e culturale. Quando il Papa Gregorio IX nel 1230 affidò a Raimondo la compilazione della prima raccolta organica di testi legislativi, poi denominata Liber ExtrmmgallliulII Decretalium Gregorii IX, tributava un pubblico riconoscimento a un uomo esemplare per la s ua ricchezza umana, dottrinale e religiosa: Ra imondo fu infatti Chierico diocesano, Canonico deua Cattedrale dj Barcellona, Dottore in d iritto all'università di Bologna, poi Prate Domenicano, Penitenziere e Ca ppellano papale, autore della SWIIIIIII ;'jris Cllllonici e della SUlllma de poc"itentia. Ma in questo modo il Papa onorava anche la città che lo aveva formato e istruito. S. Raimondo non è molto conosciuto in Italia, e purtroppo neppure a Bologna. Certo lo conoscono i cultori di Di ritto Canonico, che lo onorano come loro Maestro. Ma questa "dimenticanza" non rende giustizia a una personalità straordinariamente ricca per scien7..a c santità. In passato invece Raimondo fu molto popolare, anche perché lui, nobile, ebbe un particolare amore per i poveri, che lo hanno sempre invocato e venerato con molto fervore. Le spoglie mortali di S. Raimondo riposano in un solenne sepolcro nella Cattedrale di Barcellona, la sua città, dove visse l'ultimo, lunghissimo scorcio della sua vita terrena pregando, insegnando, consigliando, consolando e predicando l'am ore di Dio e del prossimo. La sua festa liturgica ricorre il 7 di gennaio. A Bologna Ludovico Carracei gl i ha dedicato una tela immo rtale nella Basili ca di S. Domenico. 7

8 Frati Domenicani Le Edizioni Studio Domenicano, in occasione dci quarto centenario della canonizzazione di S. Raimondo, avvenuta ncll601, harulo pubblicato Wl libro interessante, Srm Raimo11do di Penyafort - Padre dei Diritto Ca/IOnico, di Fernando Val1s i Taberner. li volume è una ricostruzione documentata della vicenda terrena e spirituale di questo Santo, che è stato, sì, un figlio della terra di Catalogna e di S. Domenico, ma anche un discendente del.la cultura e della rehgiosità bolognese. CARD. GIACOMO B!.FFI Arcivescovo di I ~;'!"~e~:r,~~e~~~;';;::t d:~'~ RAFFAELLO SANZIO, affresco, Stanza della Segnatura ( ), Città del Vaticano. Il -c _,-_ 8

9 /I mese di ottobre a San Domenico La Cappella del Rosario di S. Domenico in Bologna si presenta quest'anno, per il mese dedicato alla devozione del Santo Rosario, con una veste completamente rinnovata. Tolta l'ingabbiatura che da vari mesi la teneva "prigioniera" a CaUs.1 del restauro, la cappella mostra in tutto il suo splendore un esempio straordinario di pittura bolognese, chiamato "quadratura" o "sfondamento architettonico", che consiste nel creare l'illusione pros petti ca d i s pazi d ilalati da a rchi, colonne c b.11austre che si aprono all'improvviso su deli tersi c turbinii d i angeli. Gl i affreschi furono realizzati dagli artisti Angelo Michele Colonna e Agostino Milclli fra il 1655 e il Pcr onorare la Vergine Maria, oltre a l l'appuntamento quotidiano con la recita dci S. Rosario, alle ore 18,30, sono stati 9 organizzati i seguenti incontri con la collaborazione dci Centro S. Domenico: Martedì 9 ottobre, ore 21,00 "I trio nfi del Rosario in e tà barocca fra arte e devozione" co n P. Giovanni Pozzi O.F.M. Capp. c Concerto dell'orchestra d' Archi italiana. Martedì 16 ottobre, ore 21,00 " La Madonna del Rosa rio nella sloria e nell' iconogr.lfia" con P. Riccardo Barile e Maria Luisa Gatti Perer. Martedì 23 ottobre, ore 21,00 " L' a rte e la p ietà: la Cappella del Rosario in S. Domenico a Bologna" con P. Gianni Festa, Maricetta' Parlatore c Francesca Rabbi. Mercoledì 21 ottobre, ore 21,00 Conclusione d ci mese di ottobre con una veglia di preg hiera incentrala sul S. Ros<1Tio.

10 Famiglia Domenicana L a Beata Colomba da Rieti e le "terziarie coileggiate" Una figura da riscoprire Alcu ni studiosi hanno riconosci uto a Colomba un ruolo chiave nei movimenti religiosi fe mminili del suo tempo per essere stata l'ispiratricc di una nuova forma di vita di terziarie collegiate. Occorre, però, fare una breve premessa. Dopo il grande svil uppo dei secondi ordini regolari, per lo più legati all'affermars i dell'osservanza, il fenomeno decisamente innovativo nei movimenti religiosi fem m inili durante tutto il Quattrocento fu l'estendersi dci terzi ordini. Infatti, man mano che ci si inoltra nel corso del '400, nei maggiori centri itahani, mentre le comunit ill maschili segna- vano il passo, crescevano quelle femminili moltiplicandosi in un ventaglio d i tipologie che andavano dal "collegio" - comprendente all'incirca una trentina di terziarie conducenti vita in comune, "collegialiter" sotto la guida della più anziana, detta " priorissa" - alle "case sante" con due o tre persone O poco più. Indubbiamente l' importanza dei terzi ordini fem minili, a cavallo del XV- XVI secolo, va vista nell'ottica di un lungo processo che era venuto manifestandosi in una certa apertura, da parte della s0- cietà, nei confronti della donna, specie in un suo ben definito ruolo in alcuni specifi ci settori, come quello «dell'impegno ecclesiale e di beneficenza». 10

11 Famiglia Domenicana La nuova concezione della donna nel Rinascimento La rigidità della tradizione, che relegava la donna nell'ambito domestico o claustrale, si era andata affievolendo sulla scia della cultura umanis tica ed ancora più nell'età del Rinascimento. Una concezione della d Qlma più ampia di quella del passato aveva contribuito all'affermazione di essa non solo <nelle dispute di corte o accademiche», ma anche nell'ambiente ecclesiale. Da parte di religiosi e alti prelati c'cra s ia lo il riconoscimento «del 'magistero' femminile di carismatiche e profetesse designate come madri e maestre: ciò in continuità con la tradizione cateriniana, e con il diffuso profetismo femminile" s pesso posto al servizio della Chiesa, che si sviluppa a partire dalla fin e dci '300». Ad esempio, già a metà Quattrocento c'era stata Wla progressiva rivalutazione del ruolo della vedova, una figura ritenuta moralmente " pericolosa" appena pochi decenni prima, indizio chiaro "di un atteggiamento di apertura della gerarchia ecclesiastica nei confronti d el mondo femminile» che si era venuto concretizzando «nella diffusione d ell'istituto delle pinzochere e nella creazione del terz'ordine regolare "congregato", cioè nella fondazione di conventi di terziarie che vivevano collegialmente sottoponendosi ad una forma vitne semi- monastica». Due vedute del Convento di S. Domenico di Perugia: in alto la chiesa e il campanile che svettano sulla città, nella pagina accanto il bellissimo chiostro. Questa chiesa era il punto,di riferimento "spirituale" della Beata Colomba. che era una terziaria domenicana. Qui si recava spesso per le funzioni religiose e per pregare, soprattutto presso gli altari di S. Domenico e di S. Caterina da Siena, e per incontrare il confessore. La prima sepoltura della Beata ebbe luogo presso l'attare di S. Caterina, la sua "Maestra~. 11

12 Famiglia Domenicana La riforma delle terziarie domenicane In questo contesto è riconosciuto a Colomba un ruolo prioritario nella riforma delle terziarie d omenicane 'regolari'. Esso è testimoniato da due padri domenkani, coevi di Colomba, e cioè il suo confessore-biografo Sebastiano Angeli e il frate bolognese Leandro Alberti, vissuto tra il 1476 e il L'Alberli in particolare ribadisce!'importanza della forma vi/de della Beata Colomba ed espone la novità della regola delle terziarie nei tre elementi sostan :tiali: la professione dci tre voti, la vita mista - cioè il contemperare a.! tempo stesso contemplazione, opere di misericordia e lavoro - e l'adozione della mendicità, senza clausura. Cè infatti da considerare che ai tempi d i Colomba non esistevano ancora specifi che costituzioni che regolassero la vita delle terziarie "regolari", le quali conformavano il loro modus vivendi in base a propri statuti che sottoponevano d i volta in volta alla revisione dei superiori dell'ordine. Ciò fino alla costituzione - intorno agli anni 150] di un Direttorio spirituale promosso da fra' Roberto degli Ubaldini che sa rebbe diventato, dopo l'approvazione di papa Paolo m nell'agosto 1542, la regola ufficiale delle terziarie viventi in comunità che emettevano la professione dei tre voti. A sostegno del ruolo chiave svolto da Colomba nella riforma delle terz iarie, oltre alle testimonianze sopra ricordate, ci sono gli stahtti della piccola comunità seguiti fedelmente dalle Suore quando Colomba era ancora in vi ta (forse già dal 1497), e approvati dal Generale dell'ordine dei Predicatori, Vincenzo Bandelli, il 20 agosto 1501, tre mesi dopo la morte d ella beata. Dal contenuto di tali statuti, codi ficati in ventuno norme, chiamati comunemente "consuetudini perugine", emerge con chiarezza la priorità della forma vitae de! convento delle Colombe rispetto alla più ampia normativa del Direttorio fiorentino dcll'ubaldi ni, anche se la matrice cui Colomba faceva riferimento e ra la stessa, ossia quella di vivere la vita collegiale di santa Caterina da Siena, «fondata sulla Rego la de la Penitentia de Sancto Domenico», cioè la «vita apostolica», identificata con la vita in comune, matrice già presente in alcuni monasteri toscani. Gli Statuti del convento delle Colombe Queste "consuchtdini perugi.ne", volte a regolamentare la vita interna della comunità di terz iarie, erano articolate in 21 succinti capitolctti redatti presumibilmente dopo la mortc d i Colomba, anche perché ciascuno di essi iniziava, "al passato", con la fo nnula: «similmente ella voleva...». Alle norme principali c più qualificanti come l'osservanza d ei tre voti di obbedienza, pover tà e castità segui vano le nonne a carattere più pratico. Ne accenniamo, molto sinteticamente, alcune: - recita dell'officio divino «con gran solicitudine et devotione» il giorno e la notte e penitenza a chi trasgrediva; - a due suore erano affid ate la cura c la pulizia dell'altare e della chiesa; - due suore crano deputate al servizio delle infer me «con di li gentia et charità»; - una s uora provvedeva alle entrate d el monastero e alle spese ordinarie distribuendo il necessario alle consorellc; 12

13 Famiglia Domenicana - due suore avevano il compito di attendere «a la cura de la caneva, cioè del pane e del vino...»i - due suore erano deputale «a l'offilio de la hospitalità, recorclandose sempre lo exemplo de Christo benedetto che fu reccuto ne l'hospitio...»; - due suore dovevano sbrigare il bucato relativo ai "panni del capo» e consegnarlo pulito ogni quindici giorni, così per «le tonicellc et lençoli» e per i paruù della mensa; - quattro suore, fra le più mature «et rucumspette», erano deputate aua custodia d ella porta; - altre due suore dovevano coltivare l'orto; - la pulizia dci monastero (lavare le sco- delle, spazzare i locali ecc.) era distribuita equamente fra le suore, cosi comc alla cucina attendeva, a turno, una suora alla settimana; - i proventi dei lavori [probabilmente destinati all'esterno come cucitura, ricamai erano consegnati «a la prelata et la borsciara el piglia et loro fanno le spese»; - alle novizie era assegnata una maestra per l'insegnamento dell' _offitio et li buoni costumi»; - obbligo di osservare il silenzio dall'ave Maria fino all'ora terza, in specie nel coro, nel dormitorio e nella mensa. A tavola era d'obbligo la lettura dei libri dei santi; - collegialmente le suo~ dovevano uscire per andare in chiesa a sentir messa e le prediche, stando in silenzio; - nessuna suora doveva uscire dal monastero se non per grande necessità, e in particolare le più giovani; ed anche se la clausura non era prevista doveva essere seguita la regola del terzo ordine di san Domenico «como seguitò la nostra madre santa Chaterina». Un, a tempera la Beala l su lavole lolle dal pavimento Il sua stanza. Dice infatti l'iscrizione latina: «Questa I ","olia" che ora raffigura l'immagine della Beata Colomba, una volla veniva calpedai suoi piedi nudi. Tu che guardi li l, rivolgi umili preghiere e, nella speranza, accogli l'aiulo che il 13 l:~~i~;m~an~d~a~"~. J

14 Famiglia Domen;cana Concludendo, si può affermare che nel contesto urbano, caratterizzato da una pluralità di ordini e di manifestazioni di vita religiosa, è proprio con Colomba e con la sua formula rinnovata delle terziarie collegiate che si assiste ad un vero e proprio rilando del movimento religioso femminile domenicano, il quale, da fenomeno semisommerso, viene ad acquistare più visibilità e spazio neu'ambiente dttadino. MARJA LUISA CIANINI PIEROn"1 La fraternita San Domenico I Laici Domenicani della Fraternita di San Domenico offrono a tutti la conoscenza delle loro attività dj preghiera e di formazione cristiana, invitando chi fosse interessato a partecipare, a mettersi previamente in contatto con la priora Silvana Zagaria o con la maestra di formazione Egle Zoffoli. 11 primo venerdì di ogni mese ci ritroveremo nella Basilica di San Domenico, alle ore 16,00 per adorare il Santissimo Sacramento e pregare per le vocazioni, quindi alle 17,00 parteciperemo alla Santa Messa. Gli incontri di formazione di quest'anno avranno come tema "Le parabole evangeliche" e si terranno, come di consueto, la terza domenica di ogni mese alle ore 16,00 presso la Sala del Fuoco, nel Convento di San Domenico (si entra da via San Domenico, n. 1). Domenica 21 ottobre, la consoreua Silvia Sangiorgi ci introdurrà al tema: "Cos'è una parabola, le sue caratteristiche; perché Gesù parlava in parabole; la parabo la del seminatore (MI 13,3-23)". Domenica 18 novembre, ci sa rà offerta dalla consorella Egle Zoffoli una meditazione suua parabola del banchetto nuziale (MI 22,1-15: gratuità e dono). Domenica 16 dicembre, il confratejlo Giacomo Pattini parlerà della misericord ia di Dio rivclataci attraverso la parabola degli operai mandati a lavorare nella vigna (MI 20,1-16). Domenica 17 febbraio, sarà la volta della parabola del figliol prodigo e del padre miserico rdioso (Le 15,11-32), che sarà presentata dalla consorella Cristina Santandrea. Domenica 17 marzo, il confratello Orazio Zagaria terrà una relazione sulla parabola del buon samaritano (Le 10,29-37). n confratello Mario Gollini, domenica 21 aprile, presenterà la parabola del fariseo e del pubblicano (Le 18,9-14: la vera preghiera nell'umiltà). Il 19 maggio, la consorella Angela Tinti spiegherà la parabola sulla vigilanza e l'attesa delle dieci vergini (MI 25,1-13). L'ultimo incontro di formazione sarà guidato dalla consorella Giuliana Montoncello e avrà per argomento la parabola dei talen ti (Mt 25,14-30: rendiconto in Wl rapporto con Dio). 14

15 Suore Domenicane della Beata Imelda., Un' iniziativa \.. 'Ii. ~.d l1,--. '''''' a favore dei giovani L'attenzione verso i giovani è un aspetlo essenziale del Carisma delle Suore D0- menicane della Beata Imelda. Negli ultimi Capitoli Provinciali della Provincia italiann si ~ sentita l'esigenza d i impegnare maggiori risorse in quest'ambito della pastorale. Concretamente si è voluta impost'are una nuova comunità che tentasse d i rispondere ai bisogni di verità. di comunione, di spiritualità presenti nei cuori dei giovani oggi. Cosl, la comunità di Este (PD) sta cercando di avviare alarne iniziative di pastorale giovanile, in comunione con la Chiesa locale, ma con un'attenzione particolare ai giovani cosiddetti "lontani". In questi ultimi mesi sta prendendo cosi vita un progetto di Centro giovanile, che attualmente possiede: U" nome. "Sale della terra", Il centro vorrebbe diventare un ai uto concreto per chi è giovane per aiutarlo a scoprire il gusto e la gioia di vivere. Se il sale, se la vita perdesse il suo sapore, a che cosa servirebbe? II nome evoca l'espressione d i Gesù tratta dal Discorso della Montagna (Mt 5, 13). L'ispirazione cristiana e domenicana del Centro non significa assolutamente indottrinamento e proselitismo! I valori cristiani, nlediati attraverso la spiritualità domenicana, difendono 15 la libertà d ella coscienza della persona, nel rispetto sincero del cammino di ciascuno nella ricerca della verità. Ecco perché questo Centro sarà aperto a tutti e cercherà di valorizzare tutti. Un progetto. li Centro promuoverà alcune attività (anche a carattere culturale) che consentano ai giovani di vivere i valori dell'amicizia, dell'accoglienza, del dialogo e della solidarietà, cercando di valorizzare i giovani stessi con la loro sens ibilità c le loro idee. Dei collaboratori, alcune persone di d iverse e tà (giovani, giova ni coppie, adulti) che vogliono investire tempo ed energie a servizio della persona "in formazione". Un ambiente. Abbiamo chiesto e ottenuto dal Parroco d i S. Maria delle Grazie d i Este alcuni locali situati in via Principe Umberto, 59. Stiamo cercando di attrezzarli con quanto ci sembra più necessario per la vita d el Centro giovanile. Grazie ai lettori dell'''arca di S. D0- menico" che vorranno offrirci suggerimenti e anche aiuti materiali per avviare e sostenere il Centro giovruule. Suore Domenicane della Beata Imelda Via Umberto 59/1,",'e (PO), : ; buv: / / di g ilan der.iol.jt / d o m e oicaoeeste

16 Suore Domenicane della Beata Imelda P. Giocondo Pio Lorgna a Fontanellato Sono passati 100 anni da quando, provenendo dal convento di Bologna dove si stava dedicando all'insegnamento delle Scienze Sacre, il giovane frate domenicano P. Giocondo Pio Lorgna giunse a Fontanellato per il ministero delle confessioni c dclla predicazione. Vi rimase per poco più di tre anni. La sua presenza presso il santuario fu fortemente significativa per ciò che polé altuare d i bene in quel periodo e per la sua missione di fondatore che si reali7-zò in seguito. Nacque davanti alla Vergine di Fontanellato l'ispirazione che darà origine alla Congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda. Chi è P. Lorgna P. Giocondo Pio Largna nacque nel 1870 a Popetto di Tresana (MS). in una famiglia dove si respi ravano valori umani e profonda fede. Il periodo della sua giovinezza fu caratterizzato da una ricerca spirituale che lo portò a riconoscere il proprio ideale nell'appartenenza all'ordine Domenicano. Di venuto sacerdote, P. Lo rgna fu dapprima docente di scienze sacre nel convento di San Domenico a Bologna; dal 1901 al 1905 compì la sua missione apostolica presso il Santuario della Madonna di Fontanellato, infine fu parroco nella Basilica dei SS. Giovanni e Paolo a Venezia, fino al 1928, anno in cui modo Dovunque la sua presenza fu una benedizione. Il suo splendido esempio di fede, di preghiera, di zelo apostolico era un costante invito ad uscire dalla mediocrità. L'Eucaristia era il faro luminoso cui faceva continuo riferimento, imparando ogni giorno a vivere il mistero che celebrava. Nel suo itinerario spirituale brillava anche una stella: Maria, la madre che ci guida in un cammino di piena disponi " bilità a Dio nell'amore, nell'umiltà e nella gioia. Di tulto questo P. Lorgna fu maestro con la parola, con gli scritti, con la vita. Egli ha lasciato un'eredità spirituale che ha la sua continuità nel carisma della Congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda. Il ministero a Fontanellato Assieme ai confratelli deua comunità domenicana presente a Fontanellato nei primi anni del secolo, P. Lorgna fu un apostolo entusiasta, ricco di sapienza umana e spirituale. Nonostante la sua giovane età, il vescovo di Parma, Mons. Francesco Magani, gli aveva affidato il compito di confessore per i pellegrini e per il monastero S. Giuseppe. Egli guidò anche le monache nella loro vocazione contemplativa e portò l'intera comunità ad un vigoroso rinnovamento spirituale. Spesso P. Lorgna si recò in vari paesi del parmense, invitato dai parroci, per la predicazione al popolo. Soprattutto si impegnò affinché il Santuario della Madonna del Rosario divenisse un luogo di più intensa fede e di più viva spiritualità. 16

17 Suore Domenicane della Beata Imelda Nel 1903, per Slia iniziativa il Santuario ottenne il titolo di Basilica; allo stesso tempo fu a vviato il lavoro p reparatorc per il rifacimento esterno dell'intero edificio sacro. Vissuto in seguito per ventitré anni a Venezia come parroco dei 55. Giovanni e Paolo, P. Lorgna continuò a sjx.'t1dcre tutte le sue capacità e la sua vita per le persone, piccole e grandi. che Dio gli affidava. Una sua caratteristica fu anche quella di saper suscitare e valorizzare i carismi dei laici e di tutti quelli che avvicinava. La sua fama d i santità cominciò a diffondersi e tuttora P. Giocondo Lorgna è considerato lul modello di vita cristiana, soprattutto nel suo amore per l'eucaristia, un sacerdote esemplare e Wl grande intcrcessorc presso Dio. Le Suore Domenicane della Beata Imelda, volendo ricordare con gratitudine il centenario della presenza di P. Giocondo a Fontanellato, hanno allestilo una mostra che rimarrà aperta nel Santuario durante il mese di settembre SR. GEMMA Bit.'! la facciata del Santuario della Madonna di Fontanellalo, opera dell'architetto Cusani ( ). Nel fregio superiore porta incise queste parole: --I ~ R eginae SS. Rosarii deco ri ~ (In onore della Regina del Rosario). Nel fregio inferiore sono ripariate in latino le prime parole dell'angelo Gabriele a Maria: "Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con le". 17

18 Testimoni di speranza nel nuovo millennio Celebrare u n Capito lo Provinciale è un evento di grazia, è come un piccolo "Concilio", in cui tutte le Suore della Provi ncia rivedono il proprio essere e agire nella e per la Chiesa e cercano un nuovo stile d i vita e di azione apostolica per rendere visibile il dinamismo trasformante dell'eucaristia nella cultura e nella storia di questo iniz.io di millennio. Il Capitolo è il "luogo" adatto per scegliere le nuove guide, per costruire insieme il futuro, per rispondere agli appelli dei fratelli, per essere nuovamente tra la gente segni della presenza di Dio e del suo amore per ogm creatura. In esso, la Comunità capitol are programma il cammino per altri quattro anni, matura nuove scelte, indica nuovi modelli Capitolo Provinciale celebrato a Bologna dal 3 al17 luglio 2001 Nuovo Consiglio eletto: Priora Provinciale: Sr. Gemma Bini Consigli ere: St. Leonia Dainese, Sr. M. Enrica Gallerani, Sr. Annagrazia Cavallin, ST. Alberta Brugnerotto ' 18

19 Domenicane della di presenza-parola-azione per la Suora Domenicana lmcldina e per le comunità che sono presenti in ItaLia e in Albania. Ripercorrere la propria sioria e quella del nostro tempo è un modo efficace per prendere coscienza del "già e non ancora" dell'evangelizzazione, adla nuova chiamata che Cristo Gesù ci rivolge per esscre aeostole audaci della sua presenza salvlfica; donne dal cuore nuovo e grande che amano l'umanità, cercano le vie del d ialogo e dell'incontro con tutti; sorelle che usano tutte le capaci tà femminili per rispondere con creatività sapienziale e Tf..-'S(X!nsabilità personale e c0- munitaria alle sfide culturali, sociali, economiche, ecologiche L'CI ecumeniche del nostro tempo; persone consacrate che vivono insieme second o il Vangelo e si farm o "prossimo" dci bambini e dei giovani nel cammino di crescita e di risposta alla propria vocazione. Nel Capdolo è emersa una più chiara coscienza che la fecond ità della nostra missione è legata ad una nuova conoscenza culturale e sapienziale della realtà umana deua gente con cui viviamo. La fedeltà a Dio e al dono ricevuto attraverso P. Giocondo Lorgna ci chiama ad una nuova disciplina di studio che unisce parola divina e parola umana, disccrnimento e inca rnazione, tradizione e nuove frontie re di evangelizzazione con e per la gente, le famiglie, i giovani. Celeorare il Capitolo Provinciale è fare esperienza che Cristo è veramente presente, è vivo e operante nella nostra Famiglia religiosa, e ci fa sentire in comunione con la Chiesa, i Vescovi, i parroci, le comunità d i tutta [a nostra Congre~azione, i cristiani e i non cristiani, gli armci e i collaboratori che vivono vicino e dentro alle nostre comunità. Abbiamo sentito la forza della preghiera e la parteci pazione fraterna di tutti, l'invito al coraggio per ripartire insieme a tanti fratelli e sorelle c ritornare "forti e serene" ad essere Teslimoni d i speranza perché Cristo è davvero il Signore dcjfa vita e della storia, è il Pane vivo che sazia ogni fame di giustizia e di felicità e ci chiama a vivere m comunione con Dio e con tutti i suoi figli. SR. LINA BASSO " II vento dell'obbedienza conduce tanto fortemente noi, che siamo nella navicella dell'ordine religioso, che nessun altro vento contrario ci può impedire. Non il vento della superbia, essendo nell'umiltà, perché altrimenti non saremmo obbedienti; non l'impazienza, essendo nella carità, e per amore ci siamo sottomessi alla spiritualità e alle leggi dell'ordine e al superiore, e non soltanto a questi, ma ad ogni uomo per amore di Dio: la pazienza e il midollo della carità. Per cui, non ci può percuotere il vento dell'infedeltà, né il vento dell'ingiustizia; infatti, giustamente, restituiamo il dovuto: a noi stessi il dolore e ['odio verso il nostro attaccamento alle cose sensibili, il quale, se la nostra capacità di conoscere la verità non tenesse in mano il freno, ricalcitrerebbe all'obbedienza; e a Dio gloria e lode, e al nostro prossimo la benevolenza, pazientando e portando sulle nostre spalle j suoi difetti». (S. CATERINA DA SIENA, Lettera 84, A fra Filippo di Vannuccio e fra Nicolo di Pietro, Olivetam) 19

20 Missionarie della scuola - Istituto Tincani I Istituto Carlo Tincani La Libera Università per Adulti e Anziani La Libera Università per Adulti e Anziani - Istituto Carlo lineani - ha aperto in data 3 settembre le iscrizioni per il nuovo anno accademico 2{)O] L'Istituto ha lo scopo di offrire alle persone la possibilità di una più \'iva partecipazione sociale mediante le opportune conoscenze e le più idonee occasioni di incqntro c...di dialogo. Oltre ai corsi dell'università, che coprono le aree più tradizionali dell'insegnamento (Letterature italiana c straniere, Filosofia, Geografia, Scienze, Storia, Ge0- logia, Storia dell' Arte), saranno attivati nel nuovo anno i seguenti corsi integrativi: Acquerello, Antiquariato, Erboristeria, Arte c storia dei giardini, Canto e temica vocale, lnfonna!ica, Laboratorio di poesia, Chitarra, Compagnia teatrale, Coro della Libera Università, Corsi d i lingue europee (francese-ingk"se-spagnolo-tedesco), Corso base di Shlatsu, Corso base di vetro Tlffany, Laboratorio teatrale I e H, Lavorazione carta a mano, "Lectura Dantis" (L'Inferno), Psicologia, Restauro, Corso bibl ico, Cultura ebraica, CuJtura religiosa, "Dalla novella al teatro", Esercitazioni di ballo (danze tradizionali e collettive), Dccoupage (ritaglio), Disegno (principianti e avanzato), Ricamo, Storia dell'umanità, Storia della musica, Tecnica della ceramica, Tempera, Voga. Alla fine del corso, a chi ne faccia richiesta e abbia frequenta to almeno i 2/3 delle lezioni, verrà rilasciato un attestato di frequenza, senza valore legale. Durante tutto l'anno scolastico, l'istituto organizza visite guidate, viaggi, spettacoli, confe renze e manifestazioni. culturali, con lo scopo di favorire le occasioni di incontro fra i corsisti e i docenti. Il calendario degli eventi è disponibile in segreteria. I corsisti che partecipano al laboratorio teatrale o alle esercitazioni di ballo, e tutti gli appassionati di recitazione pos- 20

21 Missionarie della scuola - Istituto Tincani sono entrare nella Compagnia teatrale 'Carlo Tincani' e prendere parte a ll o spettacolo di fine anno; gli appassionati di musica e di canto e i corsisti che frequentano il corso d i canto e tecnica vocale possono uni rsi al coro dell' Istituto che si esibirà in occasione d ell'inaugura. zione dcll'anno accademico e in altre cclebrazion i ufficiali. Chi invece desidera 'scri vere' o comporre può collaborare alla redazione del giornale interno "La Fiaccola" e partecipare al Laboratorio di poesia. I docenti sono disponibili a incontrare i nuovi corsisti per valutare insieme a loro quale percorso culturale scegliere e in quale livello dei corsi d i lingua inserirsi. Pcr iscri versi non è richiesto alcun titolo d i studio e non vi ~ alcun limite d i età, salvo non essere in età scolare. All'atto delnscrizione si Vers.1 una quota che dà d iri tto a d ivent llre Soci del ['Istituto "Tincilni" e il frequentare tutte le lezioni del corso scelto. -Per maggiori informazioni rivolgersi alla segreteria dci corsi presso la sede in Piazza San Domenico, 3 a Bologna, dal lunedl al venerdl, orari: 9,30-12,30 / 15,30-18,30 - telefono: 051 / istitu tocarlo.t - sito Internet tincanl Alcuni corsi sono a numero chiuso e le iscrizioni si chiuderanno a ll'esaurimento posti disponibili. L:lstituto C. Tincani in gita a Coblenza, dove confluiscono il Reno e la Mosella 21

22 Missionarie della scuola - Istituto Tincani Educazione permanente e L ibere U niversità Ognuno di noi, per abitudine, quando dice "anziani" (termine rispettoso pe r esprimere il più ovvio "vecchi" - "j vie", a Bologna) pensa a quelli d ella pro pria generazione; quelli che CTano "già" vecchi quando noi era vamo "giovani". E attribuisce ai "vecchi" le caratteristiche conosciute d i quelli. Non ci passa nemmeno per il capo che i futuri " vecchi" siamo noi, con le /lostre caratteristiche. L'esperienza delle Libere Universi tà è invece utilissima per correggere almeno questa tendenza, e pe r collocarsi utilmente nel contesto attuale, ilei quale, accanto alla crescita dell'età di studio obbligatorio (che la si chiami così o "percorso formativo" poco importa) aumenta ogni anno la percentuale dei "riciclati" (ci si passi questo termine efficace), l'e tà media della pensione (pe r cui i settanta I settantacinque anni tipici di talllni categorie, a cominciare dai cattedra (ici, di ven teran no... aspi razione comune); ma, soprattutto, Crt.'Sce il nume-- Il Prof. Gianfranco Morra consegna un riconoscimento ai corsisti che sono stati fedeli ai venti anni della Libera Università.. C. Tincanin 22

23 Missionarie della scuola - Istituto Tincsnl ro di adulti e anziani coinvolti nella "formazione permanente". Senza contare il "tele-lavoro", ['Università "n distanza", ['attenuone dell'unione per le iniziative che in vario modo miglio rino il livello culturale c la partecipazione sociale (due aspetti che si richiamano a vicenda). Come si vede, il panorama è complesso, e la sua evoluzione negli ultimi venti anni è stata semplicemente straordinaria. Né avrebbe potuto essere altrimenti, prop rio perché "quei" vecchi sono tutt'altra cosa da quelli della generazione precedente: il mondo contadino è sceso dal cinquanta al cinque per cenlo; l'abitudine il molti strumenti tecnologici e ai viaggi si è generalizzata; e cosi via. In attri termini: le esigenze - ma anche le possibilità - dei cinquan ta I sessantcruu di oggi (anche non lenendo conto dell'aumento medio dell'età) sono decisamente diverse da q uelle di ieri, ed è nùeessario rispondervi. Tutto questo presuppone un progetto, ed esso a sua volta una antropologia adeguata. Si parla abbastanza del primo, meno dell'antropologia. Eppure, nella logica d'insieme, è quest'ultima a motivare il resto. Se noi, infatti, riteniamo che l'essere umano ha una spùeificità assolu tamente unica, per la quale vale come individuo e non come massa, si differell7ja dagli altri, ha un valore in ogni età e condizione, e, ultimo, ma non secondario, è tale che intrinsecamellte deve attuarsi cd esprimersi, né basterebbe una vita, quale che fosse la sua [w\ ghezza, ad esaurirne la portata..., se L:aula magna di $. Lucia durante la cerimonia dei "venti an n i ~ della Libera Università "C. Tincani" 23

24 Missionarie della scuola - Istituto Tincani dunque noi siamo convinti di tutto questo, è logico che non ci meravigliamo di questa necessità che oggi si evidenzia e che ci impegniamo per rispondervi; ma perché farlo, se non siamo persuasi di tlttlcl C[lIl.'Sto? Si risponderà: perché cifre sempre più consistenti vengono stanziate a questo fi ne; oppure: perché noi non vogliamo più invecchiare, e "andare ti scuola" è un modo per restare giovani (se lo capissero gli studenti!). Sì, sono tutte verità, ma giustificai/o. è. anche vero che giustificazioni autentiche, oggi, non le cerca più nessuno. Bastano quelle su perficiali sintetizzato prima in brevissime righe un discorso che sarebbe ben al trimenti più lungo, ma che sta effettivamente alla base dell'impegno delle 110- stre Libere Universi tà e iniziative apparentate. Il nostro quindi è un servizio, non limitato, si badi, a una sola categoria - quasi che fosse una iniziativa sindacale -; è un servizio all' uomo come tale, quindi anche a noi stessi. Aiutando l'età adulta / anziana ad arricchire le proprie conoscenze, la propria personalità, noi la aiutiamo ad essere più "giovane" nel senso migliore del tennine, la aiutiamo a dare un senso alla propria giornata, mostriamo quanto sia grande il camp o della conoscenza, proprio come "riconoscenza" (nel d uplice senso di comprensione e di ringraziamento). Potrebbe sembrare retorica ai "non addetti ai lavori". Ma è pura constatazione. Quando vediamo un "anziano" vestirsi in modo diverso, riscoprire scritti dimenticati, abilità perdute o mai sperimentate, pubblicare, reci tare, comporre anche manualmente, viaggiare con gusto, imparare lingue... noi sperimentiamo (c questo accade lungo tutto l'anno di attività) la straordinarietà di questi strumenti; meglio ancora, quanto tali strumenti, essendo fond ati su una antropologia adeguata, siano in grado di rispondere efficacemente ai bisogni. Cosi come la medicina, se è slata scelta opportunamente, manifesta la propria efficacia nel miglioramento e nella guarigione del malato. Se le generazioni cambiano, l'educazione permanente deve lenerne conto. L' IRRSAE di Bo logna, ad esempio (ora: IRRE), si è impegnalo con grande energia in questa direzione. Ma è fondamentale anche tutta l'esperienza delle Libere Università, delle stesse associazioni in quanto si rivolgono in termini formativi ad adulti e anziani, da valorizzare, se si vuole che siano fatti e non parole, o che almeno le parole, le scelte, anche a livello generale, siano supportate dall'esperienza. Resterebbe, in questi rapidi cenni, almeno un'ultima considerazione da fare. Questa esigenza di attuazione senza fine è intrinseca all'essere umano. L'uomo è fatto per esprimersi, per attuarsi (come dirò in un corso dcll'arulo prossimo nella nostra regione) "ex abundantia cordis" - per sovrabbondanza dci cuore -. Questo si manifesta nelle relazioni mnane, nell'azione nel mondo, neua cresci ta d.i sé. Questo è l'aspetto fondamentale, al quale tutte le iniziative possono solo offrire strumenti. L'educazione permanente, in questo senso, non è una invenzione d i oggi: è l'espressione in tennini contemporanei, con un linguaggio anch'esso in divenire, di qualcosa che è d entro l'uomo, da quando esiste. E lo caratterizzerà sempre. G. VENlURI 24

25 Opera di San Domenico per i figli della Divina Provvidenza All'Istituto F arlottine... andiamo proprio bene "Lo misero in mano ai direttori dei lavori che sovrinlendevano al tempio ed essi l'utilizzarono per g li operai che lavoravano nel tempio per restaurarlo e raffoo.arlo. Lo diedero ai falegnami e ai muratori... Quegli uomini lavoravano con fedeltà... Leviti esperti in strumenti mus icali wlvegliava.no i porlalori e dirigevano i lavori di qualsiasi genere; altri leviti erano seri bi, ispettori e portieri". (2 Cronache 34, 10-13). Lorenzo, 4 anni: "Ma mica stanno buttando gi ù la mia scuola?". Insegnante: "No! La stanno facendo più bella". Grandi lavori all'istituto Farlottine ll 3 settembre anche l' Istituto Farlottine ha riaperto le porte dopo le vacanze estive, ma il nostro "nido" non è andato in vacanza completamente; anzi: durante l'estate c'è stato un grande fermento tra le sue murai infatti il primo luglio \, \ < - sono iniziati i lavori dj ristrutturazione e di adeguamento alle norme di sicurezza del prim o lotto che riguarda precisamente la parte del piano terra dove sono situati gli uffici, le q uattro aule della scuola materna e della sezione Primavera, i locali del personale docente e non, la cucina c il refettorio. L'Istituto è stato praticamente diviso in due perché i nostri piccoli ospiti sono stati con noi per il campo estivo per tutto il mese di luglio, perciò loro hanno vissuto con trepidante partecipazione l'evolversi dei lavori. Per tutelare l'incolumltà dei bambini niente è sta to lasciato al caso e naturalmente essi non sono entrati a contatto diretto con il cantiere perché una porta rigorosamente chiusa divideva; locali interessati dai lavori dai luoghi usati dai b..1.mbini nel mese di luglio; inoltre un divisorio di legno giallo lo delimitava esternamente. Ma i noslri piccoli avevano Wl ottimo luogo per osservare attentamente il sust, Alla scoperta della scuola rinnovata: ecco come la vede Sara 25

26 Opera di San Domenico per i figli della Divina Provvidenza seguirsi degli eventi: il casteuo, cioè il gioco che è in giardino; dalle sue torri hanno osservato incuriositi la mspa scavare, i camion riempirsi di terra, in punta di piedi cercavano d i curiosare il più p0ssibile (ma ahimè la palizzata gialla glielo imjx-'<iiva), hanno ascoltato un po' preoccupati il rumore dei martelli pneumatici, ma dopo un po' non ci hanno fatto più caso e nel luogo dove hanno vissuto il loro prc-vacanza tutto si è svolto in modo nahuale. Sia le insegnanti che il personale non docente hanno fatlo in modo che la permanenza dei piccoli non venisse turbala dai lavori, mi! loro sicuramente una sbirciatioa oltre la porta, anche dal buco della serratura, ['avrebbero data volentieri: una porta chiusa, oltre la quale provengono rumori, incuriosisce molto un bambino. Ma cosa avveniva oltre la porta e la palizzata gialla? Un grande e totale impegno Al di là della porta è avvenuto quello che la Bibbia recita:... "gli uomini lavoravrulo con ft.,(/eltà"; e le voci e le canzoncine dei noslri bambini davano il tempo ai lavori. A volte i nunori non erano molto rassicuranti, anzi spesso veniva voglia di scappare o di tomare indietro e lasciare tutto com'era; altre volte sembrava che i lavori non sarebbero mai finiti e che per il 3 settembre ormai vicino i locali non sarebbero stati pronti. Ma oltre la porta tutti, dal direttore dei lavori aue squadre degli operai: mura tori, elettricisti, falegnami, idraulici, imbianchini, tutti con grande diligenza hanno lavorato fino al giorno prima della riapertura per far sl che i locali fossero pronti per la data stabil ita. Quando la porta è stata tolta il lungo corridoio era tutto ingombro di bidoni di smalto, spazzole di ogni tipo, cavi elettrici; c'era polvere dappertutto. E le aule? Idem. "Non ce la faremo.mai". Era sabato, e lunedl bisognava aprire la scuola. Gente di poca fede: come abbiamo potuto dubitare? Eravamo tutte Il: - dalle insegnanti, alle inservienti, alla Direttrice: Lorenza, Luciana e Pia, lliana e Ro Salma, Mirclla - con le nostre armi: aspirapolvere, slracci di ogni grandezza, spazzoloni e scope, tutte puntate in alto. Alla scopert della scuola rinnovata. ecco come la vede Alessi 26

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