Anno III - Numero Venerdì 10 ottobre 2014 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40

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1 Anno III - Numero Venerdì 10 ottobre 2014 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 Stato-mafia Napolitano deporrà ma senza i boss Colosimo a pag 2 Esteri Ebola: altri casi L'Europa trema Vignola a pag 4 La protesta Risorse per Roma, rischiano in 80 Giuffrida a pag 6 LA SFIDA CONTINUA di Roberto Buonasorte Oggi festeggiamo i due anni della "nuova vita del Giornale d'italia: è piccolo ma è già tra i grandi, potremmo dire. Contribuiscono a questa impresa i fantastici ragazzi che vi collaborano ogni giorno, e gli amici della società editrice che con tanta fatica devono far quadrare i conti ogni mese. Ricordiamo con affetto il primo anno vissuto in via Corridoni sotto la guida del direttore editoriale Paglia e con tanto entusiasmo il secondo, quello trascorso in via Paisiello. Ci piace rimarcare che questa iniziativa vive senza un euro di finanziamento pubblico ma solo grazie a tanti amici che si mettono le mani in tasca per aiutare una voce libera. Esprimiamo apprezzamento per il lavoro del caporedattore Traboni e per l'estro che quotidianamente caratterizza la fantastica penna del nostro direttore Francesco Storace. Un quotidiano gratuito che tra le tante cose scrive anche la storia dimenticata dai più, o quella dei ragazzi caduti durante una guerra assurda, quella combattuta negli anni di piombo. E poi gli accessi che ormai, senza calcolare le applicazioni scaricate su tablet e smartphone, superano abbondantemente i cinquantamila unici al giorno. Cominciamo ad essere presenti nelle rassegne stampa dei Tg nazionali e siamo diventati fonte di notizie per molti, a cominciare dalla severissima Google. L'ambizione, per il futuro, in un mondo ormai vuoto e disorientato, è quello di contribuire a ricostruire un'area politica e culturale nella quale il giornale possa svolgere ed assolvere una funzione di vitale importanza. In fondo, si può far politica nelle fabbriche e nei mercati rionali, nelle associazioni di categoria e nelle vastissime aree del disagio metropolitano, nel volontariato, ma anche dalla redazione di un bel giornale come questo, mica c'è bisogno per forza di uno scranno parlamentare. Buon compleanno Giornale d'italia, ci aspettano ancora tante battaglie da combattere insieme, sfide eccitanti, senza paura. E' TEMPO DI AGIRE PER TUTTI I CITTADINI: SI PUÒ TUTELARE IN ALTRO MODO IL CAPO DELLO STATO DECIDIAMO Gasparri porta nell aula del Senato il tema del reato di vilipendio di Francesco Storace Spero che si comprenda una volta per tutte che questa storia del vilipendio riguarda me casualmente, ma serve per tutti. E che quindi il Parlamento deve decidere, anche dopo la sentenza che mi attende il 21 ottobre, ma non può restare inerte. E ha fatto bene l on. Gasparri a porre la questione ieri mattina, in piena aula del Senato, durante la discussione sul disegno di legge in materia di diffamazione. In pratica, il vicepresidente del Senato ha auspicato una decisione. Sia attraverso la discussione sulla proposta di legge abrogativa dell articolo del codice penale che randella con addirittura il rischio di cinque anni di reclusione chi contesta aspramente il capo dello Stato; oppure attraverso un emendamento alla stessa legge sulla diffamazione. Altre strade non esistono. Gasparri ha chiarito con grande nettezza che sul tema nel 2009 si espresse anche lo stesso Napolitano e il Parlamento non può stare silente. Nessuno vuole lasciare briglia sciolte a chi vuole insultare a proprio piacimento il presidente della Repubblica, e ci mancherebbe altro. Ma ci vuole senso della misura e soprattutto del tempo che viviamo. Basterebbe una norma per tutelare il capo dello Stato dalle aggressioni verbali a cui lamenta di essere sottoposto ed è l arma di cui dispone ogni cittadino, proprio con la legislazione in tema di diffamazione. Magari si conceda all inquilino del Colle la possibilità di far discutere con rito direttissimo le querele che promuove - proprio per la sua condizione speciale - e non le si trascinino nel tempo. Tanto più che è tipico della querela la possibilità di remissione della stessa, nel caso di chiarimento tra le parti. Con il vilipendio attualmente in vigore, invece non è possibile: la giustizia va avanti a prescindere. Proprio per questo, probabilmente, nel 2009 Napolitano affermò pubblicamente che chiunque abbia titolo per esercitare l iniziativa legislativa può liberamente proporre l abrogazione. Giudicano poi i cittadini che cosa è libertà di critica, cosa non lo è, nei confronti di istituzioni che dovrebbero essere tenute fuori dalla mischia politica e mediatica : parole molto chiare, che ieri sono riecheggiate nell aula di Palazzo Madama per iniziativa di Gasparri, ma che rischiano di restare lettera morta. Che altro deve succedere, non è dato di saperlo. Io so solo che se l iniziativa del Parlamento ci fosse, non ci sarebbe bisogno di gesti clamorosi come quelli che ho annunciato in caso di condanna; perché il problema non è la galera per me, ma per qualunque cittadino. Il vilipendio è davvero roba da preistoria, togliamolo di mezzo. di Igor Traboni GIRANO ANCHE I POSSIBILI NOMI DEL NUOVO PARTITO, ALTRA DEBACLE PER RENZI La scissione del Pd è dietro l angolo Negli ambienti politici romani, girano con insistenza già due possibili nomi: da un poco originale Nuovo partito democratico a uno spocchiosetto Partito della vera sinistra. Fatto sta che pure questa della denominazione è un altra possibile traccia della scissione, sempre più in avvicinamento, nel Pd renziano. Il giorno dopo il sì al Senato sulla fiducia al Jobs Act, la minoranza del Pd, infatti, pensa al futuro e alla strada che a questo punto potrebbe irrimediabilmente dividersi rispetto a quella del segretario-premier. Pippo Civati, il deputato alla guida della minoranza più intransigente, dopo che i bersaniani sono tornati all ovile, la prende un po alla lontana, ma fa ben capire la sostanza: il problema dice Civati - del Pd non sono vere o presunte Matteo Renzi non regge lo sguardo di Pippo Civati "scissioni" ma "il fatto che poi qualcuno si disamora e quando ci si disamora, dopo si finisce per innamorarsi di qualcos'altro". Ci sarebbe quello che già passa il convento (vedi Sel) che ai civatiani adesso piace poco. Oppure la sponda grillina, ma significherebbe ficcarsi in un ginepraio con poca libertà. Per cui, fatti due conti, meglio farsi un altro partito. Tanto più che il diretto interessato, alla domanda precisa dei giornalisti se un bel gruppetto di parlamentari ha deciso o meno di lasciare la nave renziana, ha risposto senza perifrasi: La scissione? Se non la fa Civati prima o poi la farà qualcun'altro". E poi, ancora più duro ed esplicito: "Non si può avere un partito all''americana, con eletti con le primarie e poi immaginare che ci sia una disciplina di stampo sovietico", rispondendo al vice segretario Lorenzo Guerini che ha annunciato la convocazione del gruppo al Senato per decidere eventuali sanzioni nei confronti dei 3 senatori che non hanno votato la fiducia (Ricchiuti, Mineo, Casson). Molti hanno votato la fiducia non essendo d''accordo e lo hanno fatto solo per disciplina di partito, rispetto però a un partito che non ha mantenuto fede al proprio programma elettorale, ha chiosato Civati. Anche Stefano Fassina, non certo l ultimo arrivato in casa Pd, adombra la possibilità di altre defezioni: Avverto una grandissima preoccupazione e sofferenza di una parte dei gruppi parlamentari, che non è determinata da casi individuali ma che rappresenta la preoccupazione di un pezzo molto significativo del nostro mondo". TESTIMONIANZA ESCLUSIVA COSÌ I PARTIGIANI UCCISERO UN INNOCENTE Moriconi a pag 8

2 2 Attualità STATO-MAFIA, NEGATA LA PRESENZA DEI BOSS E DELL EX MINISTRO MANCINO ALLA DEPOSIZIONE DEL CAPO DELLO STATO La Corte d Assise non tratta su Napolitano di Federico Colosimo Napolitano salvato da un umiliazione senza precedenti. I boss Totò Riina e Leoluca Bagarella, oltre all ex ministro Nicola Mancino, non potranno assistere alla deposizione del Capo dello Stato nell ambito del processo sulla presunta trattativa tra Stato-mafia prevista per il prossimo 28 ottobre al Quirinale. L ultimo schiaffo delle toghe al presidente della Repubblica non ha sortito l effetto sperato dal pm Nino di Matteo e dal suo ex collega Antonio Ingroia. La Corte d Assise di Palermo ha rigettato l istanza presentata dagli imputati, che avevano espresso la volontà di partecipare gli uni in videoconferenza e l altro personalmente, all esame. La pubblica accusa si era appellata anche alla Corte europea dei diritti dell uomo, che ribadisce il diritto assoluto dell imputato a partecipare alle udienze del procedimento che lo riguardano. Ma per il collegio presieduto da Alfredo Montalto non c è alcun rischio nullità. Perché vanno tutelate le prerogative di un organo costituzionale qual è Napolitano. Sulle barricate i legali di Mancino, che promettono battaglia. Una nullità che rischia di provocare effetti devastanti su tutto il processo. Visto che l avvocato del capo dei capi, Luca Cianferoni, ha già annunciato che chiederà l annullamento dell incartamento. Perché la decisione presa dalla Corte d Assise di Palermo fa capire che il 28 non potremo fare neppure domande. Così facendo, credo venga negato il diritto alla difesa. Non è d accordo con la decisione neanche la Procura di Palermo, che ricorda le speciali guarentigie di carattere costituzionale previste per il Quirinale. Scontro durissimo con la Corte che sottolinea come al Colle non possano entrare neanche le Forze dell Ordine: Dunque, non sarebbe possibile accompagnare gli imputati, o garantire l ordine durante la seduta. Poi il presidente ha ricordato pure che la videoconferenza è prevista solo per l aula dell udienza. Motivazioni che si reggono su equilibri precarissimi, ma la sensazione è che lo scontro sia solo all inizio. Perché risolta tale questione (in maniera non definitiva, con le difese che hanno già annunciato tutti i ricorsi di rito, vista la decisione giuridicamente errata ), al momento della deposizione di Napolitano ci sarà da sciogliere il nodo dell ammissibilità delle domande. L argomento dell audizione è ristretto infatti alla lettera del giugno 2012 in cui il consigliere giuridico Loris D Ambrosio si definiva amareggiato per le polemiche sulle telefonate intercettate tra lui e Nicola Mancino, rassegnando le dimissioni dell incarico. Poco più di 1 mese più tardi morì, ucciso da un infarto. Pubblici ministeri e avvocati cercheranno certamente di sapere qualcosa in più dal presidente della Repubblica, che il giorno dopo aver ricevuto la missiva invitò il consigliere nel suo studio per tentare di rasserenarlo, oltre che per confermargli stima e fiducia. Una domanda potrebbe quindi riguardare proprio quel colloquio, per verificare se Napolitano chiese lumi sulle ipotesi del suo consigliere. Ma già questo semplice quesito rischierebbe di essere bloccato e dichiarato inammissibile. E sarebbe ancora bagarre. L ATTRICE SI SCHIERA CON IL CAPO DEI CAPI PER FARE PUBBLICITÀ AL SUO FILM-FLOP Il delirio della Guzzanti: Sto con Riina e Bagarella Prometteva di fare scintille, invece il film di Sabina Guzzanti, La trattativa, s è dimostrato un autentico flop. Proiettato in 126 sale, fin qui ha incassato una media di 20 mila euro al giorno: 158 euro a cinema. Un tonfo inaspettato, nonostante la comparsata a Servizio Pubblico dall amico Santoro. In piena crisi di identità, la dura e pura della sinistra italiana le prova tutte per convincere gli italiani ad andare a vedere la sua opera. Ma su twitter, la comica delira e lascia interdetti perfino i fan (pochi) più sfegatati. La Corte d Assise di Palermo rigetta le richieste dei super boss di presenziare alla deposizione di Napolitano e lei cinguetta: Solidarietà a Riina e Bagarella, privati di un loro diritto. I traditori nelle Istituzioni ci fanno più schifo dei mafiosi. Un attimo di pausa, il tempo di certificare l autenticità dello scritto, che la radical chic ci riprova. Ma la toppa è peggio del buco. Andate a vedere la #trattativa (ecco cascare l asino, ndr) e capirete perché i traditori fanno più schifo, o perlomeno stanno alla pari. E ancora: Le stragi si sono proiettate nel Palazzo. Per poi schierarsi con Grillo a difesa del rapper Fedez; Se dici Napolitano vai a testimoniare è vilipendio? Bravo Fedez, spero che tutti i giovani ti seguano. #statomafia. Cosa non si fa per vendere un biglietto in più nelle sale. Il reato di lesa maestà in questo caso sembra addirittura reiterato. La Guzzanti se ne frega, certa della sua immunità, ma si becca perfino la reazione del presidente del Pd, Matteo Orfini: Tutto questo dimostra che la crisi di una certa cultura di sinistra è ormai irreversibile. Questo sì che è davvero uno spettacolo indegno. Marcello Calvo VILIPENDIO: RISPOSTA ISTERICA DI BUCCARELLA DOPO UN SMS DI STORACE A GRILLO M5S, alle radici dell ostruzionismo Premessa: il testo che segue è letteralmente riportato. Ma rispondere a che? Mica dobbiamo fare leggi in tempi ad o contra personam! In ogni caso soccorrerebbe sempre la revoca. è così che si esprime il vicepresidente della Commissione Giustizia del Senato della Repubblica italiana. Si chiama Maurizio Buccarella e, se l interpretazione di quel misto tra latino e italiano storpiato è corretta, significa che ai cittadini pentastellati in parlamento frega meno di niente se un membro dell opposizione può essere messo sotto inchiesta da un ministro del governo di sua iniziativa, spontanea o meno. Tant è: molti a questo punto arguiranno che, vista la mole Il Tribunale Dreyfus, l Associazione presieduta da Arturo Diaconale che difende i cittadini dagli effetti devastanti della giustizia ingiusta, riprende le udienze dei controprocessi sul caso dei marò e sul caso Storace lunedì 13 ottobre, alle 15.30, nella sala del Tempio di Adriano della Camera Commercio di Roma in Piazza di Pietra. La prima udienza, che tornerà ad aprirsi con l insediamento dell Alta di insulti senza precedenti che proprio dal M5S sbatte mensilmente sul Colle come la tempesta su una scogliera, evidentemente sotto l ombrellone di Grillo sanno di essere al riparo da iniziative simili. Ma la prima riflessione del caso è che, finalmente, è chiaro quale tipo di argine venga messo all iniziativa parlamentare per scongiurare un incredibile epilogo del processo a Storace del 21 ottobre. Già, perché la sgrammaticata frase di cui sopra è la risposta via twitter alla richiesta dell imputato di un qualche cenno da parte della commissione. Tanto che lo stesso leader de La Destra, dopo aver presumibilmente strabuzzato gli occhi davanti alla LUNEDÌ 13 RIPRENDONO LE UDIENZE SUI CASI STORACE E MARÒ Nuovo controprocesso al Tribunale Dreyfus estrema preparazione dimostrata dalla controparte, ha commentato: Quando il grillino farfuglia... Il mio sms a Beppe Grillo e la risposta isterica di Buccarella. Il Colle ringrazia, rendendo noto il curioso epistolario avuto. E dire che fuori dalla commissione la mobilitazione in vista del processo è unanime. Persino chi continua ad essere convinto della veridicità della battuta della stampella a Rita Levi Montalcini (già confutata quando la senatrice era ancora in vita), come il Radicale Valter Vecellio: La storia presenta degli aspetti paradossali. Nel 2009, due anni dopo l invettiva, il Senato di cui Storace non fa più parte, dichiara che si tratta di opinioni insindacabili. Storace scrive al presidente Napolitano cospargendosi il capo di cenere, ammette di aver ecceduto. Chiede e ottiene udienza al Quirinale, e in qualche modo Napolitano e Storace si chiariscono. Il capo dello Stato poi dichiara che non si sarebbe opposto se il Parlamento avesse abrogato l articolo in questione. Niente da fare, la macchina della giustizia va avanti, inesorabile. Ed è curioso che si proceda nei confronti del solo Storace, visto che nei confronti di Napolitano in questi anni si è detto di tutto e di più, da tanti, alla Camera, al Senato, e altrove. Solidarietà completa e totale a Storace, e condanna totale per un potere legislativo che ci obbliga ad essere solidali con lui, e soprattutto non ha saputo, voluto, potuto abrogare i reati d opinione. Con rispetto parlando, è una cosa indegna, conclude Vecellio. R.V. Corte del Tribunale presieduta dal Prof. Federico Tedeschini, sarà dedicata alla vicenda dei due fucilieri di marina da due anni e mezzo sottoposti a regime detentivo in India e la cui sorte appare sempre più incerta ed oscura anche a causa dei comportamenti contraddittori tenuti dai diversi governi italiani. L Alta Corte ascolterà i testimoni che verranno interrogati dall Avvocato Valter Biscotti oltre che dai componenti del Collegio. Sono stati invitati a testimoniare l ex Ministro degli Esteri del Governo Monti Giulio Terzi di Sant Agata, l On.Giorgia Meloni di Fratelli d Italia, il Generale Dino Tricarico ex Capo di Stato Maggiore dell Aereonautica, il Generale Fernando Termentini e Marco Perduca rappresentante all ONU del Partito Radicale. Esaurito il caso dei marò l Alta Corte affronterà il caso Storace, l ex Governatore del Lazio che è stato accusato di vilipendio al Capo dello Stato e che rischia il carcere per un reato di opinione. L Alta Corte ascolterà le testimonianze del Senatore Maurizio Gasparri Forza Italia, dell On. Enrico Buemi Partito Democratico, di Piero Sansonetti direttore del quotidiano Il Garantista, oltre alla deposizione di Francesco Storace Segretario Nazionale de La Destra. Via Giovanni Paisiello n Roma Tel Fax Direttore responsabile Francesco Storace Amministratore Roberto Buonasorte Direttore Generale Niccolò Accame Capo Redattore Igor Traboni Progetto grafico Raffaele Di Cintio Società editrice Amici del Giornale d Italia Sito web Per la pubblicità Responsabile Marketing Daniele Belli tel mail: Autorizzazione del Tribunale di Roma n 286 del

3 3 Attualità L EX PRESIDENTE FINMECCANICA, CONDANNATO PER FALSE FATTURAZIONI, ALTRA VITTIMA DELLA CARCERAZIONE PREVENTIVA Orsi assolto dall accusa di corruzione internazionale Bocciato l impianto accusatorio della Procura di Busto Arsizio, nessuna tangente milionaria all India per l aggiudicazione dei 12 elicotteri - Clamorosa svolta nel caso Marò? di Federico Colosimo Una sentenza che rende giustizia, almeno in parte. E che potrebbe forse sbloccare la vicenda Marò. Sono stati condannati dal Tribunale di Busto Arsizio (Varese) a 2 anni per false fatturazioni (pena sospesa) l ex presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi e il vecchio amministratore delegato di Agusta Westland, Bruno Spagnolini. Ma assolti invece dalla pesantissima accusa di corruzione internazionale in relazione a presunte tangenti per l aggiudicazione di una commessa per 12 elicotteri al governo indiano. E adesso tutti i giustizialisti, quelli che dopo l arresto del super manager piacentino, criticavano quella parte di stampa, vicina al centrodestra, che si era permessa di parlare di giustizia a orologeria, devono ricredersi. E fare mea culpa. Forse non aveva poi così torto la Lega, che dopo le manette, arrivate a ridosso dell elezioni regionali della Lombardia, si richiamò a una sorta di golpe attuato con gli strumenti dell inquisizione. I giudici del tribunale di Busto hanno sostanzialmente bocciato quell impianto accusatorio - che ha sempre fatto fatica a stare in piedi - della pubblica accusa. Secondo cui Orsi e Spagnolini avrebbero pagato una tangente milionaria per favorire la controllata di Finmeccanica nella gara bandita dal governo di New Delhi per l acquisto degli ormai famosi elicotteri. Una sentenza che lascia poco spazio alle repliche. E che esprime una profonda verità. L ex presidente del colosso della difesa può considerarsi adesso un altra vittima della carcerazione preventiva. Visto che anche se non rientrava certamente nella categoria dei delinquenti abituali ; ha passato 80 giorni della sua vita dentro una cella dell istituto penitenziario di Busto Arsizio. Ingiustamente. Il dispositivo pronunciato dal tribunale potrebbe significare appunto una svolta anche per i 2 marò. La decisione evita pure quell umiliazione rivendicata dall India da un anno e mezzo a questa parte. Non c è stata né corruzione né altro. Soltanto l ennesimo processo considerato ingiusto, all italiana. GUCCI E PRADA GLI UNICI NELLA HIT MONDIALE Solo 2 italiani su 100 tra i migliori brand di Giorgio Musumeci una volta il brand italiano. Potrebbe riassumersi in questo modo C era la classifica mondiale del valore dei marchi stilata da Interbrand, società leader nel settore per la valutazione e la strategia delle firme. A parte due, infatti, nessun altro marchio del Belpaese compare nell ambita lista. E se nelle prime nove posizioni troviamo compagnie statunitensi, con Apple in testa seguita da Coca Cola e Google, per leggere il nome di un azienda nostrana bisogna scendere fino alla 38esima posizione, dove si è piazzato il brand Gucci. La società fiorentina, ormai tra l altro di proprietà del gruppo francese Lvmh, ha migliorato il proprio piazzamento di tre posizioni rispetto il 41esimo posto dell anno scorso. Va peggio per Prada, che infatti è nel gruppo di coda con la 70esima posizione. Pur registrando entrambe un aumento di valore, è comunque evidente come la nostra economia stagnante freni anche quelle società simbolo del made in Italy. Vedi il caso della Ferrari, storica casa automobilistica che nella classifica del 2013 si era piazzata al 98esimo posto. Guardando in generale all Europa, il Paese più presente in classifica è la Germania con tredici piazzamenti, seguita da Regno Unito e Francia, rispettivamente con dieci marchi. La prima società del Vecchio continente a spiccare è comunque Louis Vuitton, in dodicesima posizione. Per il resto, l America la fa da padrona con ben 41 società su 100, spaziando da Ibm e Microsoft a McDonald s e Disney. Il criterio con cui viene stilata la lista segue vari parametri, che possono andare dalla notorietà (capacità dei consumatori di identificare un particolare brand) al patrimonio di marca (valore della marca in condizioni di funzionamento), passando per l esperienza (legato alla sperimentazione dei prodotti) e per l identità di marca (quello che l impresa vuole che i consumatori percepiscano utilizzando i propri prodotti). MENTRE IN TUTTA EUROPA SI DÀ LA CACCIA AI TERRORISTI DI RITORNO DALLA SIRIA, NUOVO INVITO AD APRIRE LE PORTE Laura Boldrini, una vita fuori dal mondo La presidente della Camera: Gli immigrati sono le vittime, non sono una minaccia di Robert Vignola In tutta Europa scattano gli arresti ai seguaci del Califfato di ritorno dalla Siria: arresti in Inghilterra, processi in Belgio, inchieste in Germania. In Italia, invece, la terza carica dello Stato raccomanda di andare ad abbracciare le risorse. La boldrinata del caso è giunta questa mattina nel corso di un iniziativa alla Camera dei Deputati intitolata Le crisi a Gaza e in Siria: l impatto umano La prospettiva dell Unrwa e degli operatori dell informazione. Un occasione davanti alla quale Laura Boldrini non ha spostato di un millimetro le sue convinzioni, nonostante il pessimo risultato cui l appoggio occidentale alle primavere arabe ha dato vita in Siria e in Libia e il terrore che bussa alle porte del vecchio continente. So quanto rischiano gli inviati e quei cronisti che raccontano chi sono le persone che arrivano nelle nostre coste e perché. Quello della stampa è un ruolo essenziale perché si capisca quello cosa avviene al di là delle nostre coste. Bene, se non bastassero i reportage su cosa sta avvenendo in Siria, gioverà alla presidente della Camera sapere che in Cirenaica sventolano le bandiere nere dell Isis. Che controllano quindi alcuni dei porto da cui partono gli allegri barconi di risorse : bene che vada, la politica dell accoglienza all italiana sta insomma contribuendo ad arricchire i seguaci libici dei tagliagole. Male che vada, il ponte aperto da Mare Nostrum con quella parte di Libia potrà essere attraversato da fanatici o da terroristi di ritorno dalle sanguinose campagne del Califfato nel Mediterraneo. Ma tant è. Secondo la Boldrini dobbiamo raccontare e far capire, creare un sentimento di empatia.oggi abbiamo bisogno di una maggiore comprensione. Le prime vittime sono gli immigrati che arrivano da noi, non sono una minaccia. Convinta lei, convinti tutti. O no? di Marcello Calvo Segna ancora rosso il barometro del turismo di Federalberghi. Un risultato fortemente al di sotto delle aspettative quello registrato nei primi 9 mesi del Il presidente Bernabò Bocca non usa mezzi termini per descrivere un annata a dir poco catastrofica. CALA ANCORA IL NUMERO DEI TURISTI, MAI COSÌ MALE DAL I CONTI DEL 2014 SEGNANO PROFONDO ROSSO Alberghi in crisi, dipendenti per strada Gli hotel presenti nelle località balneari pronti a chiudere nei mesi di bassa stagione così da evitare gli sprechi. Migliaia di lavoratori adesso rischiano il licenziamento Tra la contrazione dei consumi dovuta alla crisi e a un estate con un meteo disastroso, per gli albergatori è arrivato il momento di tirare le somme e fare i conti con una terribile realtà. Vedono nero, nerissimo, i protagonisti del settore. Solo nel mese di settembre s è registrata una performance positiva grazie all arrivo di turisti stranieri. E per una volta, il dato è stato positivo: + 2,3% di presenze rispetto al Mentre la domanda interna fa segnare l ennesimo calo (- 0,9%). Ma nel complesso i quattro mesi estivi hanno prodotto un risultato di assoluta stagnazione (+ 0,1% di pernottamenti), determinato da un meno 0,6% degli italiani. Ed è ancora record negativo. Anche sul terzo trimestre si proietta la bonaccia che Istat ha rilevato nella prima parte del Lo stallo assoluto delle presenze e il calo dei prezzi degli hotel certificato dall ente di ricerca pubblico (- 1,3% ad agosto e 2,4% a settembre rispetto ai corrispondenti mesi del 2013), preannunciano un fatturato complessivo degli alberghi ancora saldamente sotto i livelli del E la fotografia di un paese alla deriva, condannato a una stagnazione secolare. Il Fondo monetario internazionale ci ha recitato il de profundis. L Italia affonda e di questo passo tornerà in superficie nel 2200 e rotti. E adesso secondo gli spifferi molti hotel presenti nelle località balneari sarebbero pronti alla chiusura, nei mesi di bassa stagione, così da evitare gli sprechi. La voce corre lieve ma veloce. E arriva dappertutto. Non ci si pensa sempre e tutti. Ma alberghi significa anche lavoro. Per migliaia di famiglie e dipendenti che, in questa gravissima situazione di fortissima disoccupazione, difficilmente troveranno un altro impiego. E rischiano quindi di aggiungersi ai tanti impiegati finiti in mezzo a una strada o, nella migliore delle ipotesi, in cassa integrazione.

4 4 Attualità AL MOMENTO SONO SETTE LE PERSONE IN ISOLAMENTO, MA POTREBBERO AUMENTARE L incubo Ebola dilaga in Spagna: si teme per la sorte dell infermiera Un medico, ora ricoverato, accusa: gravi carenze nel protocollo di sicurezza. Intanto c è chi insorge per l abbattimento del cane La Spagna fa i conti con l angoscia, con l insicurezza ma anche con se stessa. Perché la vicenda dell infermiera contagiata da ebola, il paziente zero per quel che riguarda il mondo fuori dai confini dell Africa, fa registrare un inquietante lettura dei fatti. Il medico del pronto soccorso dell'ospedale di Alcorcon, che ha assistito Teresa Romero, l operatrice sanitaria ora in isolamento, ha denunciato "gravi carenze nel protocollo di sicurezza" e di mezzi per far fronte all emergenza. Il dottor Juan Manuel Parra Ramirez, che è rimasto in contatto con l'infermiera durante 16 ore, critica inoltre la mancanza di informazione e il ritardo con il quale l'ammalata è stata trasferita in isolamento all'ospedale Carlo III-La Paz. Secondo la sua denuncia, Parra Ramirez si rese conto "attraverso la stampa del risultato positivo" all ebola dei due test effettuati sull infermiera. E, davanti al peggioramento delle condizioni della Romero, pur avendo richiesto il trasferimento a mezzogiorno di lunedì, questo non avvenne prima della mezzanotte. Per cui il medico ha dovuto indossare "in almeno 12 occasioni la tuta di sicurezza", le cui maniche "mi sono andate corte dal primo momento". Ebbene, lo stesso medico si trova ricoverato da due giorni in isolamento all'ospedale Carlo III, senza sintomi del virus ebola, dopo aver lui stesso richiesto di essere sottoposto a una maggiore vigilanza. Ma a sua volta è investito dalle polemiche: per due giorni ha infatti condotto una vita normale, trattando i pazienti nel pronto soccorso di Alcorcon. Oltre a Parra Ramirez nelle ultime ore altre due persone sono state ricoverate all'ospedale Carlo III, nel reparto per i malati e i sospetti di Ebola. Si tratta del medico di famiglia di Teresa Romero, che per primo ha visitato la paziente contagiata, e di un altra infermiera che aveva assistito i due religiosi spagnoli che avevano contratto il virus in Africa, morti rispettivamente il 12 agosto e il 25 settembre. Intanto un altra operatrice socio-sanitaria e un ingegnere, ricoverati martedì, sono stati dimessi a fronte di test negativi. Tutto ciò non ha certo sollevato il morale della Spagna. L ultimo bilancio del nosocomio parla, al momento, di sette persone ricoverate: i tre nuovi arrivati, l infermiera contagiata, suo marito e due infermieri. Si calcola che siano una cinquantina le persone entrate in contatto con Teresa Romero e il religioso morto il 25 settembre. Proprio le condizioni di Teresa cominciano purtroppo a preoccupare. Ieri, a detta del fratello, si è registrato un peggioramento dl quadro clinico. In tutto ciò, si sono registrate persino delle tensioni per le manifestazioni degli animalisti che protestavano contro l abbattimento del cane dell infermiera, Excalibur, cercando di bloccare l accesso alla casa alle autorità sanitarie che si stavano recando sul posto per sopprimerlo. Robert Vignola L INTERVENTO IERI IN AULA AL SENATO Le garanzie della Lorenzin? Controlliamo tutti. O quasi Rafforzate le verifiche in porti e aeroporti Ma su Mare Nostrum restano molti dubbi Un po di inviti alla calma, tante rassicurazioni e controlli quanto basta: questa la ricetta di Beatrice Lorenzin per l ebola. Ieri il Ministro alla Salute è intervenuta al Senato sulla situazione nel nostro paese davanti all allarme per il morbo che sta falcidiando l Africa ed ha già violato le frontiere d Europa. Le numerose segnalazioni di casi sospetti, dovute anche a un sistema di allerta attivato, sono state oggetto di apposite indagini epidemiologiche e tutte hanno avuto esito negativo, ha detto la Lorenzin, snocciolando poi alcune cifre sui controlli. Sei medici sono operativi all'aeroporto di Fiumicino e sette a quello di Malpensa, anche se i voli diretti verso le zone colpite sono operati solo con la Nigeria, che però non rappresenterebbe il rischio maggiore. Il ministro ha comunque annunciato controlli più stringenti. Mentre per la porta aperta verso l Africa più preoccupante per il nostro paese, cioè Mare Nostrum, la Lorenzin è stata quanto mai conciliante: 80mila sarebbero stati a suo dire i controlli effettuati, in mare e a terra, sugli immigrati arrivati. Il ministro ha ribadito che è molto bassa la possibilità che tra i migranti ci possano essere persone affette da ebola. Garanzie anche sulla copertura offerta ai connazionali che in questo momento si trovano nelle aree più colpite dall epidemia. L Italia, ha detto il ministro, è uno dei pochi Paesi europei che può garantire l'evacuazione dei cittadini, garantendo a procedura dalla presa in carico della persona, al trasferimento aereo, al ricovero in isolamento all Istituto Spallanzani di Roma, fino al trattamento medico. In Europa, ha precisato Lorenzin, sono 244 le unità di ricovero ad alto isolamento disponibili ragion per cui, data l'esiguità di tali disponibilità, si sta valutando di inviare in Africa ulteriori strutture mobili per il trattamento dei pazienti, nonché ulteriore personale volontario. In ogni caso, ha aggiunto il ministro, è necessario potenziare le procedure per identificare i soggetti sospetti nei paesi colpiti dall epidemia prima del loro imbarco con destinazione in aeroporti continentali. Valter Brogino Il Lazio come crocevia di ebola? L allarme è scattato varie volte ma finora, fortunatamente, ha dato esiti negativi. L attenzione però c è e ieri si è svolta in Regione Lazio una riunione convocata dalla Direzione salute per definire protocolli operativi uniformi da adottare in tutti i Dea e pronto soccorso degli ospedali regionali, dell Ares 118 e dell Inmi Spallanzani, per la segnalazione e gestione di eventuali casi sospetti di malattia da virus ebola. Presenti all incontro rappresentanti dell ospedale pediatrico Bambin Gesù che L ISTITUTO SPALLANZANI SARÀ IL CENTRO DI RIFERIMENTO NAZIONALE Roma pronta ad ospitare eventuali casi La Regione Lazio: Situazione sotto controllo avrà un suo percorso dedicato. Nella riunione sono stati definiti tutti i protocolli operativi in coerenza con quanto stabilito dal Ministero della salute per gestire l emergenza. In particolare è già attiva una formazione continua per gli operatori che è stata portata a termine per quanto attiene i formatori nei pronto soccorso e gli infettivologi. La prossima settimana si avvierà il corso per i triagisti (coloro che assegnano classi di priorità) nei pronto soccorso. È stata individuata e definita la scheda triage per la gestione dei casi sospetti con particolare riferimento alle aree di provenienza. Sono stati riattivati in tutti i presidi i percorsi sicurezza per il paziente potenziale, già sperimentati per la Sars. Lo Spallanzani, individuato dal Ministero della Salute quale Centro di riferimento nazionale per l ebola, è attivo e disponibile sulle 24 ore tutti i giorni per consulenze da parte di tutti i presidi ospedalieri regionali e nazionali. Ogni caso che rientra nei criteri di attenzione sarà immediatamente trasferito allo Spallanzani stesso. Nella riunione sono state inoltre indicate tutte le aree geografiche dove è in corso la pandemia, cosi come comunicate dal Ministero della salute e dagli Organismi internazionali. È stato reso noto a tutti responsabili dei Dea e pronto soccorso il protocollo operativo stilato dal Ministero in base al quale: se il medico consultato valuterà il paziente come un caso di ebola in base ai criteri clinici, si metterà in contatto con il reparto di malattie infettive di riferimento per la gestione del paziente. I medici del reparto faranno una prima valutazione per escludere o confermare il sospetto di ebola. In questo secondo caso - aggiunge la nota - contatteranno lo Spallanzani per confrontarsi su diagnosi e gestione del paziente nonché per il prelievo e invio di campioni biologici al laboratorio dello Spallanzani. Tutti i casi sospetti di ebola dovranno essere segnalati immediatamente al Ministero della Salute nonché alle competenti direzioni regionali. Campioni di sangue dei casi attenzionati dovranno essere inviati allo Spallanzani per la conferma dell esito. La situazione è sotto controllo e le misure adottate consentono di mettere ancora più in sicurezza il sistema e dunque un plauso va rivolto a tutti gli operatori per come stanno reagendo ad una situazione di particolare delicatezza e stress. Facciamo appello ai media affinché contribuiscano a rendere più facile il lavoro di medici e infermieri senza procurare ingiustificato allarme e verificando con particolare attenzione la fonte, nonché i riscontri. Bruno Rossi PARTE LA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE EVERY ONE, UN VILLAGGIO ITINERANTE CON TAPPA A ROMA, BARI E MILANO Nati per morire : il rapporto di Save the Children Mortalità infantile per 6,3 milioni di bambini nel mondo: alto rischio per Africa sub-sahariana e Asia meridionale La mortalità infantile continua a rimanere un grave problema nel mondo: lo evidenzia il rapporto Nati per morire. Indice di rischio mortalità mamma bambino presentato da Save the Children in occasione della presentazione della campagna Everyone. Sono 6,3 milioni i bambini al di sotto dei cinque anni che muoiono, di questi ben 2,8 milioni sono neonati. Lo studio, che è stato condotto su 178 Paesi del mondo, evidenzia come la Somalia abbia il tasso di mortalità infantile più alto, con 180 decessi su mille nati vivi e, in generale, l Africa sub sahariana e l Asia meridionale siano le zone in cui questo fenomeno si verifica con una frequenza maggiore: si parla di un bambino che muore su undici che ne nascono. A seguire nella classifica, dopo la Somalia ci sono Chad, Etiopia, Niger, Repubblica Centrafricana, Eritrea, Repubblica Democratica del Congo, Burkina Faso, Tanzania e Mozambico. L Italia è al 19esimo posto della triste graduatoria. Ma quali sono le cause di tale fenomeno, così diffuso nelle zone dell Africa sub sahariana e dell Asia meridionale? Ad influire pesantemente sulla frequente mortalità dei bambini dice Save the Children c è la giovane età della madre: in quei Paesi infatti sono oltre 7 milioni le adolescenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni a diventare mamme. Settantamila di queste perdono la vita partorendo. Poi ci sono i problemi di malnutrizione della madre e la mancanza di cure dedicate alla donna in gravidanza e durante il parto. In Ciad riferisce Save the Children bambini ogni mille nascono da mamme giovanissime e solo il 23% di queste accede a un numero minimo di cure prenatali, mentre in Niger i bambini nati da adolescenti sono più di 200 ogni mille. In alcune aree rurali dell'etiopia, sono molte le donne che ancora partoriscono da sole e non hanno accesso alle cure. Come se non bastasse, a minacciare ancora di più le mamme in attesa e i bambini piccoli arriva il virus Ebola, con ben 2,5 milioni di bambini esposti attualmente al contagio. Parliamo delle zone della Sierra Leone, Guinea e Liberia dove il dato di mortalità infantile è raccapricciante: una media di cento bambini al giorno muore infatti a causa di malaria, diarrea e polmonite. E il dato dicono - è destinato a crescere. È infatti impossibile fronteggiare i virus a causa di una inadeguatezza delle strutture, della rinuncia a volte da parte delle famiglie a rivolgersi alle strutture per timore di ulteriori contagi. Per tentare di arginare il fenomeno, l organizzazione ha provveduto intanto a proteggere 265mila soggetti tra adulti e bambini, formando anche tremila operatori sanitari destinati alla prevenzione del virus Ebola, un ulteriore piaga che va ad aggiungersi alle già tante altre con cui quelle popolazioni disagiate sono costrette a fare i conti. Ciò che lascia sconcertati è il fatto che da alcune di queste malattie si può guarire: la diarrea, la polmonite sono virus che si possono fronteggiare e leggere dati come quelli dal 1990 al 2013 che parlano di 223 milioni di morti per queste patologie - fa rabbrividire. Save the Children ha fatto partire la campagna Every One, dedicata proprio alla lotta contro la mortalità infantile: si tratta di un villaggio itinerante in cui i visitatori potranno essere, per un giorno, operatori di Save the Children e sperimentare i metodi per salvare la vita dei bambini. Il villaggio sarà a Roma da 9 al 19 ottobre, a Bari da 24 ottobre al 2 novembre, a Milano dall 11 al 16 novembre. Inoltre si può sostenere la campagna con un sms al em

5 5 L ANALISI. RUSSIA, CINA E GERMANIA PRONTE AD UN ACCORDO, NON SOLO COMMERCIALE Esteri Quel nuovo asse che fa paura in America di Giuliano Castellino Ormai la Russia e Putin sono diventati l'incubo di Washington. Uno spettro infesta il New American Century : la possibilità di un futuro asse Pechino-Mosca- Berlino; un asse commerciale, strategico, e di alleanza commerciale. Chiamiamolo PMB. La sua probabilità è seriamente discussa ai massimi livelli a Pechino e a Mosca, ed è vista con interesse a Berlino, New Delhi e Teheran. Ma non parlatene a Washington o presso la sede Nato a Bruxelle: lì, la star dello show di oggi e di domani è il nuovo Osama bin Laden: il Califfo Ibrahim, alias Abu Bakr al-baghdadi, l inafferrabile, auto-nominato profeta decapitatore, sovrano di un nuovo mini-stato e il movimento che ha fornito un acronimo ISIS / ISIL / IS per Washington e dintorni. Non importa quante volte Washington remixi la sua Guerra globale al terrore : le placche tettoniche della geopolitica eurasiatica continuano a cambiare, e non hanno intenzione di smettere solo perché le élite americane si rifiutano di accettare che il loro storicamente breve momento unipolare è in declino. Per loro, la chiusura del periodo di Dominio sull intero spettro, come il Pentagono ama definirlo, è inconcepibile. Dopo tutto, la necessità per la nazione indispensabile di controllare tutto lo spazio - militare, economico, culturale, informatico ed esterno - è poco meno di una dottrina religiosa. Nella migliore delle ipotesi fanno coalizioni di volenterosi come quella di oltre 40 paesi messa assieme per combattere l'isis. Aspettiamoci dunque che la Cina e la Russia approfondiscano la loro partnership strategica, mentre attirano altre potenze regionali eurasiatiche. Pechino ha scommesso che il confronto Usa/Nato con la Russia sull Ucraina lancerà Putin verso est. Allo stesso tempo, Mosca sta calibrando con attenzione ciò che il suo riorientamento in corso verso una tale potenza economica significherà. Un giorno, è possibile che qualcuno a Washington si domandi ad alta voce come gli Stati Uniti abbiano fatto a perdere la Russia regalandola alla Cina. Nel frattempo, occorre pensare alla Cina come una calamita per un nuovo ordine mondiale in un futuro secolo eurasiatico. Lo stesso processo di integrazione che la Russia si trova ad affrontare, per esempio, sembra sempre più applicarsi all India e alle altre nazioni eurasiatiche, e forse prima o poi ad una Germania neutrale. Nel finale di partita di un tale processo, gli Stati Uniti potrebbero trovarsi progressivamente spremuti fuori dell Eurasia, dato che la PMB sta emergendo come una forza in grado di cambiare il gioco. PER L APPOGGIO A IRAQ E SIRIA Tra Mosca e Washington tensioni in Medio Oriente Parlando a margine del quarto vertice del Litorale del Mar Caspio nell Astrakhan, il presidente russo, Vladimir Putin, ha avvertito la Casa Bianca a desistere dal sostenere i terroristi islamici che operano in Iraq e in Siria. Il governo americano sta perseguendo una politica a doppio binario da molti anni e questo porterà conseguenze deleterie non solo nella irrequieta regione mediorientale, ma avrà anche effetti globali, ha detto il presidente russo. Vladimir Putin ha criticato l amministrazione americana per il suo supporto al fondamentalismo islamico e ha aggiunto che l America sarà la prima vittima delle attuali politiche sbagliate adottate dal presidente Obama. Nel corso di un incontro con il suo omologo iraniano, l uomo forte del Cremlino ha sottolineato l urgente necessità di un consenso internazionale per affrontare la minaccia imminente di organizzazioni terroristiche come l ISIS e al-nusra. Abbiamo una flotta navale nel porto siriano di Tartus e noi difenderemo i nostri interessi vitali in quella regione, anche se dovessimo incontrare ostilità da parte delle marionette americane, i regimi fantoccio arabi ricchi di petrolio, ha detto il presidente russo, alludendo ad Arabia Saudita e Qatar, che incitano la guerra civile siriana. Il presidente russo ha altresì sottolineato i rapporti USA- Arabia Saudita e ha messo in discussione l onestà del governo americano nella sua presunta guerra contro il terrorismo e ha parlato dei legami segreti tra i sauditi e gruppi integralisti come l ISIS. "A differenza di Washington, che cerca solo di scatenare guerre devastanti in Medio-Oriente, per i propri obiettivi miopi, la Russia ha la politica basilare di aiutare il governo siriano a combattere il terrorismo, ma questo sostegno dovrebbe essere offerto solo attraverso i canali legittimi", ha aggiunto il presidente russo. G.C. IL PRIMO MINISTRO SOBOTKA RIMARCA LA SOVRANITÀ DELLA REPUBBLICA CECA Praga dice no alle truppe Nato e a Obama La Repubblica Ceca non ha bisogno di truppe della Nato sul suo territorio e non chiede di rinforzare la presenze militare dell Alleanza atlantica in Europa. Così ha dichiarato il primo ministro ceco Bohuslav Sobotka in risposta alle dichiarazioni fatte dal presidente americano Barack Obama in Polonia, che aveva lanciato l'allarme del pericolo russo e aveva espresso la volontà di rafforzare la presenza Nato in Europa orientale. Dunque la Repubblica Ceca si oppone alle intenzioni militari americane, a differenza della Polonia che invece continua ad essere favorevole. Prima di Sobotka anche il ministro ceco della Difesa Martin Stropnický si era pronunciato contro la presenza delle truppe della Nato nel suo paese. Le dichiarazioni di Sobotka e Stropnický hanno provocato la reazione critica dell opposizione, ma un sondaggio recente mostra che almeno il 60% della popolazione condivide la posizione del governo. Secondo l opinione pubblica ceca è indubbio che il rinforzamento della Nato in Europa è tornato all ordine del giorno a causa dell Ucraina. Il governo ceco non intende nemmeno finanziare il progetto di difesa degli alleati. Solo l 1% del suo Pil è consacrato alle spese militari, mentre Nato e Stati Uniti ne esigono almeno il doppio. La Polonia invece è una buona allieva e sostiene appieno i progetti espansionistici della NATO. Potrebbe apparire strano che questi due paesi limitrofi abbiano posizioni opposte, ma Dmitri Danilov dell Istituto europeo dell Accademia delle scienze della Russia ritiene che invece non vi sia nulla di eccezionale: La Repubblica Ceca non si considera uno Stato frontaliero in materia di dissuasione e non vuole essere un territorio di difesa del fronte della Nato. E cosciente dell importanza delle relazioni con la Russia e il governo tiene conto delle opinioni dei suoi abitanti. Per quanto riguarda la Polonia e i paesi del Baltico, dall inizio hanno voluto rinforzare la difesa collettiva argomentando che è per questo che hanno aderito all Alleanza. Sono convinto che molti europei condividono le preoccupazioni dei cechi, ma non hanno il coraggio di opporsi apertamente ai piani di Washington. La situazione geopolitica potrebbe portare la Nato a dispiegare truppe terrestri supplementari negli Stati membri situati nell Europa orientale, rinforzare la sorveglianza aerea e soprattutto i sistemi di sorveglianza a lungo raggio, oltre a prestare particolare attenzione alla cooperazione con l Ucraina nella regione del Mar Nero. Le stesse esercitazioni americano-ucraine previste per quest anno sembrano confermare questa volontà. Insomma, mentre nell'est dell'ucraina sembra scoppiare la pace gli atlantici continuano a fomentare e a preparare la guerra. G.C. ERA STATO RAPITO VICINO ALEPPO Parroco francescano liberato dai miliziani Èstato rilasciato ieri padre Hanna Jallouf, il parroco francescano sequestrato in Siria la notte tra domenica 5 e lunedì 6 ottobre scorsi da un gruppo di miliziani armati della fazione jihadista Jabhat al-nusra. Lo conferma all'agenzia Fides il Vescovo Georges Abou Khazen, Vicario patriarcale di Aleppo per i cattolici di rito latino. Sappiamo che sta bene, e questo è importante - riferisce il Vescovo Abou Khazen - ma non si hanno notizie della liberazione degli uomini che erano stati sequestrati insieme a lui. Le quattro donne prelevate insieme al parroco erano già state liberate nella giornata di ieri. Un breve comunicato diffuso dalla Custodia di Terrasanta informa che il parroco è stato posto agli arresti domiciliari presso il convento di San Giuseppe, nel villaggio di Knayeh. Fonti locali riferiscono alla stessa Agenzia Fides che la misura è stata disposta dal Tribunale islamico.

6 6 Da Roma e dal Lazio SIAMO ANDATI A SENTIRE LE RAGIONI DELL OCCUPAZIONE MESSA IN ATTO NELLA SEDE DELLA SOCIETÀ MUNICIPALIZZATA Risorse per Roma, a rischio 78 lavoratori di Giuseppe Giuffrida La prospettiva di restare senza lavoro rende cupo agli occhi e all anima perfino un sole come quello che ieri ha abitato i cieli di Roma. La preoccupazione è evidente nei volti dei 78 lavoratori di Risorse per Roma che ieri mattina hanno occupato la sede della società partecipata, nel piazzale degli archivi, all Eur. Per due anni e mezzo hanno effettuato un servizio di monitoraggio dei campi rom, cosiddetti villaggi della solidarietà (Castel Romano, Salone, Candoni, Gordiani, River, Barbuta h24; Cesarina e Lombroso con passaggi costanti), garantendone la sicurezza. Un servizio, questo, voluto dalla giunta di Gianni Alemanno e affidato al dipartimento delle Politiche sociali del Campidoglio. In simbiosi con la polizia di Roma Capitale, i vigilantes di Risorse per Roma si occupavano anche della redazione di report che adesso compongono una banca dati di oltre 3800 relazioni sullo stato dei campi rom capitolini. Lo scorso luglio, però, è piombata come un macigno sulle loro teste la decisione dell assessorato al sociale guidato da Rita Cutini di tagliare i fondi destinati al servizio, annunciando così, tramite l ormai ex amministratore delegato della società, Domenico Klapper, la loro messa in mobilità senza espletare le procedure previste dalla legge per reinserire i licenziandi in altri ruoli nella stessa RpR o in altre municipalizzate. A questo punto cessa l attività di guardiania, ma Un momento della protesta nella sede di Risorse per Roma, all Eur vengono stanziati altri euro per far fronte agli stipendi in attesa di una soluzione definitiva che però, ad oggi, sembra essere quella della mobilità. Un colpo di mano contro cui punta il dito Marco Lucarelli, tra i tanti operatori in protesta all ingresso della sede della società, che ricorda come il posto se lo sia conquistato con un concorso pubblico: A gennaio del 2012 abbiamo partecipato in 4300 persone, ne siamo stati assunti 80. Oggi abbiamo un contratto a tempo indeterminato, e nonostante la normativa 147 del gennaio 2013 prevede, per le aziende municipalizzate, una riqualificazione e ridistribuzione del personale, è stata comunque aperta la procedura di mobilità. Se dovesse passare questa operazione, si creerà un precedente assolutamente illegittimo che riguarderà tutti i dipendenti delle municipalizzate. Ecco perché prosegue Lucarelli- con l occupazione della sede chiediamo che venga revocata la procedura e attuata invece la normativa 147. Sta di fatto che all incontro tenutosi mercoledì scorso con l amministratore delegato della società, Massimo Bartoli, i lavoratori sono stati informati che la questione è passata alla fase due, cioè all interlocuzione con la Regione, che significa proprio messa in mobilità. Giocondo Paccapelo, della Ugl, accusa come in questi mesi avrebbero potuto organizzare dei corsi di formazione, tanto più che l ad parla di incrementare la vendita degli immobili e i condoni. E invece, niente. Secondo quanto dichiaratoci da Mario Romani, della Cisl, la protesta verrà chiusa solo quando Comune e società troveranno una soluzione per ricollocarci, dato che i soldi sono stati già stanziati. Fino a quando ciò non avverrà, andremo avanti ad oltranza. PARLA IL CONSIGLIERE CANGEMI CHE, INSIEME A STORACE, HA PRESENTATO IL TESTO BASE DELLA NUOVA NORMATIVA La Regione Lazio accanto alle vittime dell usura La novità è rappresentata dagli indennizzi alle famiglie e alle piccole e medie imprese finite nella rete degli strozzini - Spazio anche alla prevenzione del fenomeno Dal Lazio un indennizzo alle famiglie e alle piccole e medie imprese vittime di usura. La novità è contenuta nella proposta di legge che porta la firma del consigliere Ncd, Giuseppe Cangemi, e del capogruppo de La Destra, Storace, e che la commissione regionale sicurezza ha votato all unanimità come testo base per la nuova normativa in materia di usura e sovraindebitamento. Consigliere Cangemi, il Lazio è la seconda regione d Italia, dopo la Campania, maggiormente colpita dal fenomeno dell usura. Una vera e propria piaga sociale che strozza famiglie e piccole e medie imprese. Cosa si propone questa proposta di legge? Vogliamo disporre di una normativa che sia efficace sia sul fronte del contrasto all usura, sia del sostegno alle vittime e infine dell informazione e formazione. Non basta reprimere, è necessario prevenire la diffusione dell usura. Già da assessore alla sicurezza, nella precedente legislatura mi sono impegnato su questa problematica, in collaborazione con le tante associazioni che ogni giorno si confrontano con realtà di disperazione che portano anche a conseguenze drammatiche. Il dialogo con le associazioni è stato prezioso anche nel redigere questa proposta di legge che ritengo rappresenti una buona base di partenza, certamente migliorabile, ma che punta a dare risposte concrete e a 360 gradi al fenomeno odioso dell usura. Partiamo da questo testo base, che è stato firmato anche del consigliere Francesco Storace che ringrazio per il contributo che vorrà dare per migliorare laddove necessario le norme. Quali sono le direttrici principali della nuova normativa? Attraverso quattro azioni che mirano non solo a contrastare il dilagare dell usura ma anche a fare prevenzione, ad informare ed educare, soprattutto con un occhio rivolto ai giovani. Per prima cosa con questa legge vogliamo introdurre il riconoscimento del danno sociale a famiglie e piccole e medie imprese vittime di usura attraverso un indennizzo. Si tratta di una novità importante che vuole dare un segnale di attenzione concreta delle istituzioni alle vittime. In secondo luogo, sono previste misure di sostegno al sovraindebitamento con facilitazioni finanziarie a famiglie e persone fisiche che versano in questa condizioni per aiutarli al consolidamento del debito. Non mancano previsioni per le imprese, in particolare al fine di accompagnarle al reinserimento nei circuiti finanziari legali, favorendo anche l inclusione finanziaria di imprese costituite da cittadini stranieri. Come si interviene sulla prevenzione? Quali azioni per difendersi dalla morsa dell usura? La normativa disciplina e potenzia azioni l assistenza e la tutela delle vittime e delle potenziali vittime di usura. L associazionismo gioca un ruolo rilevante e per questo va promosso e sostenuto così come occorre investire con determinazione su campagne di comunicazione dei servizi offerti e sensibilizzare i Comuni per realizzare progetti per la prevenzione. Ultimo ma non meno importante, rafforzare le attività di informazione e formazione in particolare nelle scuole perché abbiamo il dovere di aprire gli occhi ai ragazzi educandoli ad un uso responsabile del denaro. Voglio ricordare che La Regione Lazio, da gennaio 2011, ha attivato un numero verde antiusura, che ho fortemente voluto ero assessore alla sicurezza, uno strumento che ha permesso a tante persone e piccoli imprenditori di trovare un aiuto concreto dagli operatori, di individuare una via d uscita evitando di perdersi nel tunnel della disperazione. Ma accanto all operato indispensabile delle associazioni occorre anche che l istituzione assicuri una normativa chiara, efficace e che consenta di rafforzare ancora di più l impegno contro un fenomeno che con la crisi economica purtroppo si è diffuso ulteriormente. A breve inizierà l esame della proposta di legge in commissione sicurezza, sarà un percorso lungo o possiamo augurarci che prevalga il buon senso? Questo provvedimento è stato scelto con voto unanime e il parere positivo della Giunta che ha ritirato la propria proposta di legge convergendo su un testo ritenuto utile a dare quelle risposte che famiglie e imprese si aspettano. L auspicio è che si continui il lavoro con questo stesso spirito. In ballo c è il futuro di persone e imprese che vivono nell angoscia e nella paura.

7 7 Da Roma e dal Lazio DALLA PISANA Piano casa a rilento Il capogruppo de La Destra Storace attacca il governatore Zingaretti e l assessore Civita sull iter della proposta di legge 75 Pende come una spada di Damocle il piano casa sulla giunta Zingaretti. Prosegue a rilento, infatti, la legge alla Pisana: dopo aver rimandato la discussione della proposta di legge numero 75 a settembre, che modifica la legge dell amministrazione Polverini, nel centrosinistra, dopo un mese di vacanza, non si riesce ancora a trovare la quadra. Anche ieri, ha aperto e chiuso per mancanza del numero legale il Consiglio regionale. Il presidente d Aula Daniele Leonori è stato costretto a riaggiornare i lavori alle 16 e 30. Un atteggiamento, quello del centrosinistra, che non è sfuggito all attenzione del vicepresidente del Consiglio e capogruppo de La Destra, Francesco Storace, che su Facebook ha subito ricostruito quanto accaduto. L assessore Civita continua a prendere musate, ha scritto l ex ministro della Salute, che ha aggiunto: Questa volta gli è toccato su un mio subemendamento al piano casa della giunta Zingaretti per tutelare le aree a rischio idrogeologico. Esprimendo un semplice no senza alcuna motivazione, si è beccato - ha sottolineato - la pronta richiesta di verifica del numero legale da parte del collega Gramazio (capogruppo Forza Italia, ndr) a cui non sono sfuggite le vistose assenze della maggioranza. Risultato: il numero legale non c è, il piano casa neppure. Piano, pianissimo..., ha concluso Storace. Poi la discussione degli emendamenti è ripresa per un paio d ore. Leonori, come d accordi, ha sospeso nuovamente la seduta riaggiornandola a mercoledì prossimo alle ore 15. Da sottolineare che, alla ripresa dei lavori, è stato ancora Storace a polemizzare contro la maggioranza e, riferendosi alle dichiarazioni del presidente dell Acer Bianchi, il quale ha lamentato la mancata approvazione della legge sottolineando il cui testo è stato varato un anno fa dalla giunta, ha detto: Hai voglia a dire che in un anno non è cambiato nulla. Se le norme sono scritte con i piedi è davvero complicato adottarle. Poi è stata la volta di Civita: Lei assessore vuole arrivare il prossimo anno ad un assemblea dell Acer dove non ci sia scritto un anno di niente, ma un anno di affari, perché abbiamo trovato un assessore disponibile. G.S ECCO ALCUNI PASSAGGI DELLA LETTERA INVIATA ALLA PROCURA DI ROMA DALL ULTRÀ ACCUSATO DELL'OMICIDIO DI CIRO ESPOSITO De Santis: Ho sparato, mi stavano ammazzando Mi stanno mettendo contro un intera città come una guerra Una ricostruzione dei fatti, quella fornita da Daniele De Santis, accusato di aver ucciso il tifoso napoletano Ciro Esposito, che conferma quella del Racis, Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche. De Santis ha sparato in un momento di confusione - ha riferito il Racis un mese fa al gip, nell ambito della perizia per l inchiesta sulla morte del tifoso partenopeo - come reazione all aggressione dei tifosi del Napoli. Voglio dire che è vero. Alla fine i colpi li ho esplosi io, ma senza mirare. Ero pieno di sangue dappertutto. Mi stavano ammazzando, punto e basta. E quanto ha scritto l ultrà romano nella sua lettera inviata tre giorni fa alla procura di Roma, riportata ieri da Tgcom24. Sono disperato per quello che è successo - ha continuato De Santis nella lettera -. Non volevo uccidere proprio nessuno. Il romano, dal canto suo, ha ricostruito dettagliatamente quanto accaduto il 3 maggio scorso, nelle ore precedenti la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Mi hanno rincorso in trenta o forse di più e - spiega ancora De Santis - ho provato a scappare. Però, sempre secondo quanto scritto dal romano, già di spalle mi hanno preso a bastonate, mi hanno dato le prime tre coltellate e poi le bastonate, ha aggiunto. Non solo. Nella sua versione dei fatti, l ultràha affermato di aver provato a chiudere il primo cancello (del vialetto per accedere al circolo sportivo dove viveva) ma non ci sono riuscito e mi sono rotto la gamba sotto il cancello, precisando che poi gli aggressori partenopei hanno continuato comunque. Insomma, De Santis prima di aver sparato, a suo dire, sarebbe stato aggredito violentemente dai tifosi napoletani. Soltanto dopo, per difendersi, avrebbe impugnato la pistola. Lo ha ribadito più volte nella lettera inviata ai pm: Non volevo uccidere proprio nessuno però purtroppo alla fine un ragazzo è morto. Prego di credermi che sono davvero disperato per quello che è successo e mi porto dentro tutto il dolore per la morte di Ciro Esposito. De Santis ha espresso anche fiducia nell operato degli inquirenti: Spero che continuerete le indagini perché quello che ho detto è la verità. Sul processo, invece, dice: Presto lo spiegherò al giudice quando avrò il processo e quando le cose si saranno calmate. Nel corso della sua lunga lettera, l ultrà si è soffermato sullo scontro tra romani e napoletani, scoppiato subito dopo la morte di Esposito: Mi stanno mettendo contro un intera città come una guerra. Tutte le mie parole su quello che è successo veramente in quei momenti - ha sottolineato- verrebbero usate per far crescere odio fin quando non si scatena qualche pazzo. Giuseppe Sarra DOPO LE POLEMICHE DEI GIORNI SCORSI, IL SINDACO MARINO HA INCONTRATO IL PROCURATORE PIGNATONE Metro C, slitta l apertura Il ministro Lupi scarica le responsabilità sul primo cittadino: Mancano i documenti necessari per la sicurezza dei cittadini: meno parole più lavoro e fatti. I sindacati: Sembra un pugile suonato Ci vorranno un paio di giorni. Lo ha assicurato l assessore alla Mobilità, Guido Improta, intervenendo al Gr di Tele Radio Stereo, finito sotto schiaffo delle forze politiche di opposizione e del consigliere di maggioranza Riccardo Magi, il quale ha chiesto le dimissioni, per il rinvio dell inaugurazione della prima tratta della metro C Pantano-Centocelle. Eppure l altro ieri durante la riunione con i rappresentati dell opera, il sindaco Ignazio Marino aveva intimato: Nessuno uscirà dal Campidoglio finché non avremo soluzioni certe e data sicura. Niente da fare. La metro C resterà ancora chiusa per una serie di anomalie sugli impianti e prevedibili malfunzionamenti del sistema che potrebbero provocare criticità alla regolarità del servizio e alla sicurezza dell utenza. Non solo: vengono sollevati anche dubbi sulla preparazione del personale al punto che occorre verificare il livello di conoscenza delle procedure. Dopo aver occupato mercoledì il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) e convocato una riunione serale in Campidoglio, ieri il primo cittadino ha incontrato al Tribunale di Roma il procuratore Giuseppe Pignatone. Un incontro durato poco meno di un ora, dove Marino ha espresso le molte preoccupazioni su quanto sta succedendo sulla metro C e sul probabile slittamento dell apertura della prima tratta. Sempre ieri, è stata consegnata al Mit la documentazione mancante. Ora il faldone è in mano alla commissione sicurezza del ministero di Porta Pia per una nuova valutazione. Il ministro Maurizio Lupi, dal canto suo, ha scaricato le responsabilità sull amministrazione capitolina, ricordando come spetta al Comune fare la sua parte e farla fino in fondo: quando arriveranno i documenti necessari per la sicurezza dei cittadini, abbiamo già assicurato al sindaco di Roma che noi faremo la nostra parte con rapidità. Non c è nessuna forma di polemica: meno parole, più lavoro e fatti. Ci vanno ancora più duro, invece, le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil: Il sindaco Marino sembra un pugile suonato che tira colpi a destra e a manca cercando di individuare un responsabile, basterebbe un minimo di autocritica: iniziasse a governare questa città, con più fatti e meno slogan. Ameno di 24 ore dall omicidio di Rosina Raffaele, la 74enne ritrovata senza vita nel suo appartamento di Tivoli, l assassino della donna ha un volto e un nome. La polizia ha tratto in arresto la nipote Lucia Raffaele, 41enne residente nella vicina Villalba, sposata e con due figlie, con piccoli precedenti di droga. E accusata di omicidio. Lucia Raffaele, messa alle strette dagli agenti della squadra investigativa, ha confessato. Ora si trova nel carcere romano di Rebibbia, come disposto dal pubblico ministero della Procura di Tivoli Stefania Stefanìa. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la nipote, martedì scorso, avrebbe bussato alla porta della zia che, a sua volta, le avrebbe aperto TIVOLI Uccisa a martellate, arrestata la nipote preparandole un caffè. Poi, nel corso di una discussione, sarebbero tornati gli spettri dei vecchi dissidi familiari. Lucia Raffaele, a questo punto, avrebbe colpito con un coltello da cucina Rosetta, questo il nomignolo della 74enne, per poi infierire su di lei, dandole circa venti martellate con l attrezzo da lavoro poi fatto sparire dal luogo del delitto. Sul luogo dell omicidio, infatti, gli investigatori non hanno trovato segni di effrazione né alla porta né alle finestre, ma solamente un coltello da cucina sporco di sangue vicino al cadavere della donna. Resta da capire, inoltre, se il frugare nei mobili sia stato un depistaggio della nipote. La scena dell omicidio ci ha fatto subito pensare a un delitto d impeto - ha spiegato il capo della squadra mobile di Roma, Renato Corte, nel corso della conferenza stampa - perché è stato compiuto con un forte accanimento utilizzando un coltello e un martello. E, quindi, viste le modalità - ha rivelato - abbiamo rivolto immediatamente le indagini nell ambito familiare. Poi la svolta. Alcuni vicini di casa - ha raccontato Cortese - ci hanno riferito di aver notato una giovane donna uscire dalla case della vittima. Marco Compagnoni

8 8 Storia ENTRARONO E LO FREDDARONO CON UN COLPO ALLA NUCA DAVANTI ALLA MOGLIE E AI RAGAZZI. LA SUA SOLA COLPA: LEGGERE IL POPOLO D ITALIA Ho visto un innocente ucciso dai partigiani La testimonianza di Costanzo Pasian, oggi ottantenne, al Giornale d Italia. I fatti risalgono agli anni di Emma Moriconi Ricorre oggi il secondo anniversario dalla nascita di questo nostro Giornale d Italia. E da un anno, dal 10 ottobre 2013, ogni giorno questa testata, per volere del direttore, ha ospitato questo spazio dedicato alla nostra storia. Uno spazio che è stato seguito fedelmente dai nostri lettori e che ha consentito anche una certa partecipazione diretta del nostro pubblico alle vicende patrie, troppo spesso maltrattate da un editoria allineata e piegata su posizioni che, ormai, hanno rivelato la loro precarietà. Abbiamo, in questo tempo, raccontato tante verità, taciute spesso dai libri di storia. I lettori che ci scrivono sono tanti e tra questi c è una persona che ha voluto riferirci, dopo tanti anni, una sua esperienza diretta che riteniamo preziosissima e che ci accingiamo a raccontare qui. Per non togliere alcunché al racconto, lo proponiamo ai nostri lettori così come ci è giunto via . Buenos Aires - Argentina Settembre 2014 Stimatissima Signora Emma Moriconi, Il mio nome è Costanzo Pasian, sono nato in Italia nel 1935 a Piacenza da genitori del Friuli Venezia Giulia, e sono residente in Argentina dal 1948, cioè da quando avevo 13 anni. Ziracco, frazione di Remanzacco, in provincia di Udine Anzi tutto le chiedo scusa per il mio precario italiano, in Italia ho frequentato le elementari fino alla 5ª, il resto degli studi li ho fatti in Argentina fino ad ottenere la laurea in Architettura. Leggo (grazie a internet) con frequenza le interessantissime rubriche che lei scrive sul Giornale d Italia: vorrei raccontarle una piccola storia che ho vissuta all età di 9/10 anni nel 1944/1945. Per motivi di lavoro di mio padre, con la mia famiglia abitavamo a Piacenza. Nel 1943 a causa dei frequenti bombardamenti il mio genitore decise di inviare mamma mio fratello e me in casa di mio nonno materno a Ziracco, una frazione del comune di Remanzacco in provincia di Udine. Non ricordo bene se fu negli ultimi mesi del 44 o i primi del 45: un gruppo dei nostri eroici partigiani in piena notte bussò alla porta della Cooperativa di consumo del paesino, negozio dove si spacciavano merci varie e bevande, posto frequentato da tutto il paese dove i contadini andavano a giocare a carte, a morra, a bocce, a bere un bicchiere di vino e a cantare in coro. Il gestore della Cooperativa di nome Toni (non ricordo il cognome anche se suo figlio della mia stessa età era mio compagno di scuola) che abitava con moglie e due figli al piano di sopra scese per aprire la porta, loro entrarono e lo freddarono con il caratteristico colpo alla nuca davanti alla moglie e ai ragazzi. Gli eroi (nel paesino non mancano le strade in loro onore) coronarono la loro azione eroica saccheggiando a piene mani il negozio, mostrando così la loro vera stoffa. All indomani, insieme ad altri bambini, andammo a vedere lo spettacolo del povero uomo riverso bocca all ingiù sulla scala dove morendo cercò di salire. Che reato aveva commesso per meritarsi quella condanna? Sempre lo chiesi ai miei genitori, ad altri parenti e paesani che erano emigrati come noi in Argentina e che lo conoscevano bene, tutti coincidevano: era un buon uomo, onesto, pacifico, mite, il suo peccato: leggere Il Popolo d Italia, non nascondere il suo pensiero fascista a parole, senza mai avere partecipato ad azioni concrete, perché non ne aveva il tempo visto che era sempre dietro il bancone del negozio che funzionava tutti i giorni anche le domeniche e fino a tarda sera. Presto compirò 80 anni, le scrivo perché non vorrei morire senza aver raccontato questa storia, finita così nel nulla senza che nessuno mai condannasse gli assassini, al contrario li esaltarono dedicandogli delle strade. A guerra finita un cosacco (in Friuli furono utilizzati dai tedeschi i cosacchi come truppe di occupazione) innamorato e sposato con una friulana andava tutti i giorni in bicicletta a lavorare in un paese vicino, una sera al suo ritorno dietro il cimitero del paese lo aspettarono un tal Muini (muini in friulano vuol dire sacrestano, soprannome datogli perché prima di diventare colonnello dei partigiani faceva quel mestiere) assieme ad un compagno e lo ammazzarono a picconate (le armi le avevano già consegnate alle autorità o nascoste in qualche parte aspettando la rivoluzione). Forse i nostri patrioti dovevano fare qualche azione spettacolare e dato che in un paesino di 500 abitanti non potevano trovare altro hanno deciso questo atto di eroismo. Nel paese ci saranno ancora sicuramente dei vecchietti che si ricorderanno e confermeranno queste storie e tante altre. Le chiedo scusa per il tempo che le ho fatto perdere e approfitto per congratularmi con lei per quello che scrive e mi auguro possa raccogliere tutto in un libro. La saluta Costanzo Pasian. La vicenda raccontata da Pasian è una testimonianza diretta, raccontata oggi dopo settant anni da quei fatti. Una vicenda di orrore e di sangue che testimonia, ancora una volta, che ci sono verità che sono state nascoste per tanto, troppo tempo.

9 9 Dall Italia NAPOLI SCIOCCANTE AGGRESSIONE Deriso e seviziato perché grasso: quattordicenne rischia la vita In manette un 24enne e fermati altri due. Uno di loro gli ha abbassato i pantaloni e soffiando con un tubo d'aria compressa gli ha lacerato l'intestino Un violento episodio di bullismo nella città di Napoli. Tre ragazzi hanno seviziato un ragazzino, dopo averlo preso in giro perché grasso. Uno dei tre teppisti ha bloccato il ragazzo, gli ha abbassato i pantaloni e soffiando con un tubo d'aria compressa provocandogli lacerazioni nell'intestino. La vittima è un quattordicenne, ora ricoverato all ospedale di Napoli in condizioni gravissime. Uno dei tre è stato fermato dai Carabinieri, è V.I., un 24enne, con l accusa di tentato omicidio. La vittima è stata seviziata in un autolavaggio con una pistola ad aria compressa nel quartiere di Pianura della periferia di Napoli. Mentre A.D., e V.E., anche loro di 24 anni, i giovani che erano con il presunto autore della violenza, non sembrano esser i complici materiali di quell assurdo gesto: avrebbero solo preso in giro il ragazzino 14enne perché grasso. Comunque denunciati a piede libero per tentativo di omicidio in concorso. Mercoledì pomeriggio l ospedale San Paolo di Napoli, dove è ricoverato la vittima in gravissime condizioni, ha allertato i carabinieri riferendo loro che un ragazzino era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per perforazioni multiple al colon. I carabinieri della stazione di Bagnoli, hanno avviato le indagini sono riusciti a risalire ai tre 24enni sentendo i familiari della vittima. Secondo quanto emerso dalle poche parole che è riuscito a pronunciare il ragazzo e dalle indagini svolte dai carabinieri, tre persone che si trovavano nell'autolavaggio hanno iniziato a prenderlo in giro perché era grasso. Poi, uno di loro ha abbassato i pantaloni del ragazzo, preso un tubo d'aria compressa e soffiato in maniera così forte da provocare lacerazioni gravissime all'intestino. I parenti di V.I., il ragazzo fermato e ritenuto il colpevole materiale della violenza, sono stati intervistati dal quotidiano Il Mattino, ed avrebbero parlato di una «stupidaggine». «Hanno fatto hanno affermato - una enorme stupidaggine ed è giusto che tutti quelli che vi hanno preso parte paghino, ma che paghino il giusto. Non è un tentato omicidio né altro, sono tutti bravi ragazzi che si prendevano in giro tra loro. Non hanno capito che il compressore, con quella potenza, avrebbe fatto danni. Per loro era un gioco». Si legge nel primo bollettino diffuso dalla struttura ospedaliera che il ragazzo ferito è stato operato e mostra «parametri vitali stabili», ma resta in «prognosi riservata». «Il minore è attualmente ricoverato in reparto di Terapia intensiva». Chantal Capasso PALERMO Semina il panico: arrestato siriano L uomo, dopo aver derubato un connazionale ha tentato di violentare una donna incinta Panico l altra notte nel cuore di Ballarò, dove un siriano ha dapprima rapinato un connazionale per poi tentare di abusare sessualmente di una donna in stato di gravidanza. È accaduto a Palermo, dove la Polizia ha arrestato Samir Rahali, 25 anni, responsabile delle due violente aggressioni in pochi minuti. L immigrato, intorno alle due di notte di giovedì, in via delle Pergole ha avvicinato una donna tunisina e, senza preoccuparsi del fatto che fosse incinta e che con lei ci fosse anche il figlio di 10 mesi, le ha puntato un coltello alla gola per costringerla ad avere un rapporto sessuale. Fortunatamente, le urla della vittima hanno richiamato il marito che ha messo in fuga il malvivente. I due hanno allertato una pattuglia della polizia, che si trovava di servizio in una strada limitrofa: immediatamente è scattata la caccia all uomo. Rahali è stato intercettato nei pressi di Porta Sant Agata, ma dopo una violenta colluttazione con un poliziotto che, per altro, ha riportato ecchimosi guaribili in tre giorni, è riuscito a fuggire. Ed è proprio grazie al suo gesto che è stato possibile scoprire l altra aggressione. Durante la fuga infatti il siriano ha perso un cellulare, recuperato dagli agenti e risultato rubato ad un connazionale, sempre a Ballarò, qualche minuto prima dell aggressione sessuale. Pochi minuti dopo lo straniero è stato intercettato in via Piave, nei pressi della sua abitazione che era già circondata dai poliziotti. Anche qui ha tentato di sottrarsi alla cattura, aprendo il portone del suo stabile ma, poco prima che raggiungesse il suo appartamento, è stato bloccato ed ammanettato. In casa l uomo custodiva alcuni ritagli di giornale riportanti la notizia del suo arresto per alcune pregresse rapine commesse sempre nei confronti di suoi connazionali e, per le quali, era già stato arrestato. Ritrovati anche alcuni portafogli da donna che potrebbero essere il frutto di altri reati. Il telefonino rapinato ad un connazionale è invece già stato restituito al legittimo proprietario. Miriana Markovic PIACENZA Dimenticò il figlio in auto: ora è di nuovo papà A poco più di un anno dalla terribile tragedia, Andrea Albanese ha avuto un altro piccolo Èpassato poco più di un anno da quella terribile tragedia, quando Andrea Albanese, piacentino, dimenticò per tutto il giorno il figlio di tre anni Luca nella macchina parcheggiata al sole fuori dall ufficio alla periferia di Piacenza, causandone la morte. Ora lui e la moglie Paola hanno avuto un altro figlio, nato due giorni fa. Una tragedia, quella di Luca, che ha provocato sgomento e cordoglio nell intera nazione. Dal giorno della scomparsa del suo piccolo, il padre, Andrea si è impegnato costantemente sui social network in una strenua lotta intitolata Mai più morti come Luca per ottenere dal Parlamento una legge che possa impedire per sempre il ripetersi di fatti simili attraverso l installazione obbligatoria di dispositivi di sicurezza. Una campagna che ha raccolto su Facebook migliaia di adesioni e firme. Nel frattempo Andrea Albanese è stato completamente prosciolto dai giudici del Tribunale di Piacenza dall accusa di omicidio colposo perché riconosciuto affetto, nel momento dei fatti, da amnesia dissociativa. Ora in questa terribile vicenda arriva un po di felicità, con la nascita di un bambino tanto atteso dalla coppia. Un lieto evento che non ha mancato di suscitare delle polemiche. In tanti, infatti, hanno criticato la loro scelta di avere un bambino a così poca distanza dalla morte del loro bambino, peraltro avvenuta in circostanze tanto terribili. Altri, però, hanno esultato per questa coppia che finalmente, dopo la tragedia che li ha colpiti, possono tornare a sorridere grazie all arrivo di questo nuovo bambino, sebbene non dimenticheranno mai il loro piccolo Luca. Carlotta Bravo PAVIA GIALLO SUL MOVENTE Uomo ucciso con decine di colpi di pistola: è caccia all assassino Ricercato un 49enne, tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti la pista passionale e il delitto per motivi di lavoro Crivellato da almeno una quarantina di colpi di pistola, Enrico Marzola, 49enne ucciso in via Saragat, alla periferia nord-est di Pavia. La vittima è stata prima colpita mentre si trovava a bordo di un furgone e poi finito mentre cercava disperatamente di fuggire a piedi. Il corpo senza vita è stato trovato in un magazzino di una ditta. Potrebbe essere duplice il movente ad aver spinto l assassino ad agire. I sospetti per la brutale esecuzione si dirigono verso un uomo che è attualmente ricercato dalla polizia. Un uomo che avrebbe serbato rancore verso Marzola non solo perché sospettato di aver intrecciato una relazione con sua moglie, ma soprattutto perché accusato di essere il responsabile del suo licenziamento. Percorrendo la pista passionale, il presunto omicida aveva scoperto la relazione di sua moglie, dalla quale si stava per separarsi tanto che la donna viveva da sola, ed ha pensato di ammazzare il rivale, ossia Marzola. Per l assassino, quindi Enrico Marzola era doppiamente colpevole: per avergli tolto il lavoro ed anche la moglie. Sarebbe stata proprio la donna a scoprire il cadavere, mercoledì pomeriggio, nella ditta della vittima in via Saragat. Continuano le ricerche della polizia del presunto assassino, del quale non sono state fornite le generalità. Il suo telefonino è staccato. Lo si sta cercando a Pavia e nel resto della provincia, dove sono stati predisposti numerosi posti di blocco. Lo si cerca anche nelle vicine province di Milano e Lodi e nel resto del Nord Italia. L'assassino ha scaricato addosso alla vittima decine di colpi, esplosi probabilmente con una pistola semiautomatica. Alcune persone che abitano in via Saragat, una zona prevalentemente occupata da fabbricati industriali, con poche abitazioni, hanno riferito agli investigatori di aver sentito, attorno delle 13, rumori secchi provenire dal capannone industriale in cui si è consumato l'omicidio. "Sembrava quasi di udire delle martellate", ha raccontato uno di lor agli inquirenti. Ch.C.

10 10 Dall Italia LA PROTESTA DI MARCO CARUSO, 55ENNE DI PISTOIA Verrà sfrattato: disabile si incatena al Ministero L uomo ha perso alla fine dell anno scorso il contributo di 200 euro dei servizi sociali che lo aiutava a pagare a l affitto: Aiutatemi, non ce la faccio più Entro due mesi verrà cacciato dalla sua abitazione. Per questo, Marco Caruso, 55 anni, di Pistoia, inquilino disabile al 100% si è incatenato ieri mattina sotto le finestre del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Non mi sfrattate, non ce la faccio più! ha urlato l uomo in piazza di Porta Pia, sotto la sede del dicastero guidato da Maurizio Lupi, chiedendo così l attuazione del Fondo per la morosità incolpevole istituito dal Piano Casa del maggio scorso. Un odissea che va avanti nel 2008,da quando, racconta l uomo, a causa della mia invalidità per problemi al cuore e una neuropatia, ho perso il lavoro in un impresa di pulizie alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze e l appartamento da 450 euro al mese a Pistoia. Da quel momento per il disabile è iniziato un calvario fatto di servizi sociali, ricorsi al Tar e sistemazioni provvisorie, compresi 18 mesi nel dormitorio pubblico. Una vita insostenibile che negli ultimi mesi è ulteriormente peggiorata. Marco ha infatti perso alla fine dell anno scorso il contributo di 200 euro dei servizi sociali che mi aiutava a pagare a un privato l affitto della stanza di 19 mq, a 370 euro al mese, in cui vivo. A poco è valso l interessamento di Jacopo Fo, con il comitato Nobel per i disabili. Una decisione, quella di toglierli il versamento economico, giustificata, dallo stesso disabile, con la scia di proteste che avrebbe messo in atto per denunciare la sua situazione. L uomo infatti, prima dell incatenamento di ieri mattina, aveva messo in atto iniziative analoghe sotto il Comune e la Prefettura della sua città, e la sede della Regione Toscana a Firenze, dove è riuscito a incontrare qualche giorno fa il vicepresidente regionale e assessore alle Politiche abitative Stefania Saccardi. Ho parlato male dei servizi sociali con le mie proteste ha spiegato Caruso Loro mi hanno chiesto di rifare le pratiche daccapo, ma io temo di perdere i punteggi nelle graduatorie maturati in sei anni. Ora il 55enne chiede una mano proprio allo Stato, quella nazione che dovrebbe farsi carico di cittadini disabili che non possono accedere al mondo del lavoro. E un ancora di salvezza, infatti, ci potrebbe essere, come spiega Massimo Pasquini, segretario dell Unione Inquilini di Roma. L uomo si dovrebbe appellare all applicazione sia della legge 124 del 2013 sia soprattutto del decreto attuativo del Piano Casa 2014 del ministro Lupi, che istituiscono il fondo nazionale destinato alle morosità incolpevoli afferma Pasquini Da qui i soldi dovrebbero andare alle Regioni, mentre ai Comuni spetta stilare gli elenchi delle famiglie con i requisiti e inviarli ai prefetti per la graduazione degli sfratti e consentire l accompagnamento sociale. Ma, al momento, in quasi tutta Italia, Regione Lazio e Roma Capitale in primis, nulla è stato fatto. È colpa loro se decine di migliaia di persone come Marco Caruso rischiano di essere sfrattati e messi sul marciapiede nonostante una legge che lo tutelerebbe conclude annunciando che proprio oggi saranno in piazza con la nostra manifestazione Sfratti Zero. Una situazione drammatica, quella che sta vivendo Marco e che, purtroppo, coinvolge molti altri italiani, vittime di sfratto, che si ritrovano da un giorno all altro senza un tetto sopra le spalle. Barbara Fruch DRAMMATICA SITUAZIONE A TERNI, OLTRE 500 IN MOBILITÀ Le acciaierie si squagliano La crisi che ha colpito il settore siderurgico ha assunto ieri a Terni contorni drammatici. Gli operai dell acciaieria hanno infatti occupato i binari della stazione del capoluogo di provincia, bloccando alcuni treni ma manifestando in maniera pacifica. È questa la forma scelta dagli operai per dimostrare la propria angoscia davanti al dramma occupazionale che si va delineando: la ThyssenKrupp ha infatti messo in mobilità 500 lavoratori dell Ast (Acciai Speciali Terni) dopo la rottura della trattativa con i sindacati avvenuta la notte precedente. Una situazione davanti alla quale il governo ha fatto poco più che spallucce. Il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, si è cimentata in un raro esempio di cerchiobottismo assegnando colpe a sindacati e azienda in egual misura: Azienda e sindacati sono stati troppo rigidi nella contrattazione aziendale. Il piano è profondamente cambiato, con 100 milioni di investimenti in 4 anni. In tutto ciò, ha dimenticato ovviamente di citare tra le responsabilità quelle di Palazzo Chigi o del suo dicastero. Matteo Renzi, dal canto suo, ha dato prova della sua grandissima originalità esprimendo preoccupazione. Intanto l assemblea dei lavoratori sta cercando di azionare tutte le leve in proprio potere per scongiurare il dramma, e ha cominciato indicendo uno sciopero per l intera giornata, sfociato poi nella plateale occupazione della stazione ferroviaria. La misura della mobilità era stata indicata nel piano industriale presentato lo scorso 17 luglio, che prevede anche la chiusura del secondo forno dell impianto entro il Le cause, secondo una nota diramata dalla stessa Acciaierie Speciali Terni, sono la nota crisi del mercato siderurgico, le gravi ricadute produttive, l ottimizzazione dei costi e il piano presentato il 17 luglio scorso. Drammatici i numeri: l azienda ha annunciato ufficialmente l avvio delle procedure di mobilità per 473 lavoratori dello stabilimento di viale Brin. Per le Acciaierie Speciali Terni si tratta 381 operai e 92 tra impiegati e quadri, per la Società delle Fucine 30 operai e 15 tra impiegati e quadri, per il Tubificio 2 operai e 5 tra impiegati e quadri, per Aspasiel 12 impiegati e quadri. Cancellati, con decorrenza primo ottobre, anche tutti gli accordi aziendali di secondo livello per tutti i dipendenti dell'ast. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, non si arrende e dice: Non abbandoniamo e continueremo a resistere. Anche la Fim-Cisl rilancia: Noi non gettiamo la spugna, ha spiegato Marco Bentivogli, segretario nazionale Fim, vogliamo riaprire il negoziato. Bruno Rossi PALERMO Strage di Ustica: ministeri condannati Dovranno risarcire ai familiari delle vittime cinque milioni di euro Una nuova pronuncia a favore dei familiari delle vittime della strage di Ustica: i ministeri di Difesa e Trasporti dovranno infatti risarcirle con 5 milioni e euro. Lo ha stabilito il giudice monocratico di Palermo, Sebastiana Ciardo, che ha condannato i due dicasteri a pagare la somma ai 14 familiari, o loro eredi, di Annino Molteni, Erica Dora Mazzel, Rita Giovanna Mazzel, Maria Vincenza Calderona, Alessandra Parisi, Elvira De Lisi, tutti morti nel disastro aereo del I ministeri sono stati condannati anche a rimborsare euro per spese di giudizio. Il giudice ha già calcolato nelle somme gli interessi e ha disposto che dai risarcimenti vadano detratte le somme ottenute dai familiari delle vittime già corrisposte nel 90, nel 2004 e nel 2005 dallo Stato come indennizzo. I 14 eredi delle vittime della tragedia del 27 giugno 1980, quando un aereo dell Itavia, diretto da Bologna a Palermo, s inabissò nel Tirreno meridionale, sono stati rappresentati dagli avvocati Vincenzo, Vanessa e Fabrizio Fallica che già avevano ottenuto risarcimenti per altri familiari. Alcuni procedimenti si sono conclusi in Cassazione con la condanna definitiva dei ministeri. Con un ordinanza contestuale alla sentenza il giudice Ciardo ha disposto la separazione della causa proposta da altri 4 familiari di un altra vittima, Gaetano La Rocca, rinviando l udienza al prossimo 14 dicembre perché vuole esaminare la documentazione anagrafica che attesti il grado di parentela. IL PORTAVOCE PADRE LOMBARDI PARLA DEI DIVERSI ORIENTAMENTI SU MATRIMONIO E DIVORZIATI Il Vaticano conferma: il Sinodo ha due anime Padre Lombardi, il portavoce della sala stampa vaticana, non ha usato tanti giri di parole: Il Sinodo si sta scaldando, ha detto ieri al termine della settima congregazione generale. Lombardi ha poi precisato che c è una linea che parla con molta decisione dell annuncio del Vangelo del matrimonio, che esige di affermare che se c è un legame valido, un matrimonio esistente, non è possibile l ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati, in coerenza con la dottrina e per fedeltà alla Parola del Signore. E una linea che, non negando l indissolubilità del matrimonio e la proposta di Gesù, vuole vedere nella misericordia le situazioni vissute e fare discernimento su come affrontarle nella loro diversità, tenendo conto delle situazioni specifiche. Questa seconda linea, in pratica, si pone il problema di vedere come, senza negare in alcun modo la dottrina, venire incontro alle esigenze della misericordia con un approccio pastorale alle diverse situazioni. Il Sinodo, ha detto ancora padre Lombardi, sta ora sviscerando i vari problemi ma non si fa nessun conto. Nel Sinodo non si fa la conta. C è un ascolto interessato da parte di tutti, molto rispettoso: non mi sembra possibile dire che c è un orientamento nettamente prevalente. La possibilità o meno di contarsi arriverà quando sarà il momento di votare la Relatio, ha specificato il cardinale Coccopalmerio, lì ci sarà la possibilità di contarsi: non so se entrerà nel documento, ma si potrà vedere come le due anime si rapportano. Ora stanno venendo fuori delle confessioni, delle testimonianze: ognuno dice quello che pensa, e lo dice con passione. Le due linee sono entrambe presenti, ma non perché antagoniste, contrapposte quasi da nemici. C è ascolto cordiale, umile e sincero. E sulla comunione ai divorziati risposati, il cardinale Coccopalmerio ha detto: "Il mio pensiero è che dobbiamo adottare l'ermeneutica del Papa, che è quella di salvare la dottrina ma a partire dalle singole persone, dalle loro concrete situazioni e necessità, urgenze, sofferenze. Noi dobbiamo dare una risposta a persone concrete che si trovano in condizioni di gravità e urgenza". Ig. Tr.

11 11 PRATO - IL SISTEMA FRAUDOLENTO Dall Italia Immigrazione clandestina: la trappola cinese Tre noti studi professionali agevolavano il rilascio o il rinnovo di permessi di soggiorno per cittadini che finivano a lavorare in nero in aziende capitanate da orientali Un maxi sistema di favoreggiamento dell''immigrazione clandestina di origine cinese. È quello che hanno scoperto i finanzieri del nucleo di polizia tributaria a Prato al termine di due anni di indagine, coordinata dal sostituto procuratore Laura Canovai. Secondo l ipotesi investigativa tre noti studi professionali di Prato avrebbero agevolato il rilascio o il rinnovo di permessi di soggiorno a cittadini cinesi attraverso la produzione in proprio di false buste paga, di falsa documentazione contabile tese ad avvalorare rapporti di lavoro che in realtà non sussistevano. Il contratto di lavoro, in effetti, è il requisito previsto dalla legge dell immigrazione per consentire la concessione di un titolo di soggiorno valido. Un escamotage che avrebbe riguardato aziende cinesi, dinanzi alle quali la polizia tributaria e la procura hanno incontrato un grosso ostacolo derivante dalla divaricazione fra i proprietari ufficiali e quelli di fatto delle imprese. Nello svolgimento della lunga opera investigativa hanno contributo ben 200 finanzieri provenienti da vari comandi toscani, che hanno dato esecuzione in 5 diverse regioni (Toscana, Campania, Veneto, Piemonte, Umbria) a 50 decreti di perquisizione emessi dalla procura della Repubblica di Prato. Il bilancio è di 20 indagati, dei quali 3 titolari di studi professionali noti in città e 17 di aziende cinesi, presso le quali i lavoratori dichiaravano di essere assunti. Il meccanismo, come spiegano gli investigatori, era ben rodato. Da una parte i commercialisti accoglievano i cittadini cinesi nei loro studi, facendo ausilio anche di mediatori linguistici per produrre la false buste paga. Dall altra, l azienda una volta che lo straniero aveva ottenuto il titolo di soggiorno lo licenziava ufficialmente, magari proseguendo il rapporto di lavoro a nero. Con conseguente evasione fiscale. E qui arriva il secondo aspetto dell inchiesta. Secondo gli accertamenti, tutt ora in corso, è stimabile un evasione contributiva di circa 10 milioni di euro. I commercialisti coinvolti per ricavare i loro profitti illeciti non applicavano parcelle maggiorate. Ogni busta paga falsa avrebbe fruttato ai professionisti, in media sui euro, perfettamente in linea con le tariffe di mercato. Il vero guadagno stava nelle quantità: ben 80 mila sono le buste paga per le quali si contesta l illecito. Queste indagini sull ipotesi investigativa della complicità delle figure professionali è un innalzamento della soglia investigativa e repressiva, che ci consente di approfondire questo specifico contesto e di poterlo contrastare in maniera estremamente rigorosa e severa, spiega il procuratore facente funzioni di Prato, Antonio Sangermano. Ad avviso del magistrato, ormai, si può parlare di un sistema Prato nella gestione dei rapporti di soggiorno della comunità cinese fatta di false residenze, intestazione formale delle aziende, favoreggiamento dell immigrazione irregolare e con un profilo rilevante di evasione fiscale. Da quello che si apprende le perquisizioni condotte hanno consentito di confortare ulteriormente l ipotesi accusatoria, per la quale ci sarebbero stati già gravi indizi di colpevolezza. Agenzia Dire Fabbrica fantasma nel garage di casa: arrestata straniera Una vera e propria fabbrica fantasma creata nel garage della propria abitazione. È quanto emerso durante i controlli dei carabinieri, degli ispettori del lavoro e della polizia municipale in capannoni industriali a Prato in località Jolo e a Montemurlo in località Bagnolo, tutti di cittadini di nazionalità cinese. La donna 41enne, X.X. le sue iniziali, nata in Cina e residente a Prato e titolare della una ditta, completamente sconosciuta agli organi competenti e creata nel garage della sua casa, è stata arrestata per favoreggiamento dell immigrazione clandestina. Nella stessa operazione, durante i controlli eseguiti in altri due capannoni sono stati inoltre denunciati altri due cittadini cinesi, J.Z., 38enne e Z.W., 51enne. I due, entrambi domiciliati a Prato e rispettivamente titolari di una ditta a Jolo e di un azienda a Bagnolo, sono stati deferiti in stato di libertà per violazioni urbanistiche: avevano infatti creato, senza autorizzazione, opere infrastrutturali all interno dei capannoni in cui operavano e che sono stati a loro volta sottoposti a sequestro preventivo insieme a 88 macchinari e a 10 bombole di gpl. In tutto sono anche stati identificati nove stranieri irregolari per cui sono state avviate le pratiche di espulsione mentre sono state chiuse tutte e tre attività sottoposte ai controlli. Approfittando del rincaro della benzina aveva proposto una soluzione innovativa. Volevano infatti produrre un carburante bioavio per l aeronautica civile attraverso la lavorazione degli scarti della macellazione, in particolare da carcasse di bovini. E per mettere in atto tale progetto la società Ilsap di Velletri ha ottenuto fondi europei e nazionali per 11 milioni di euro, che sarebbero dovuti servire per la realizzazione di uno stabilimento a Lamezia Terme. Peccato che fosse soltanto una truffa per incassare i soldi pubblici: a scoprirla è stata la Guardia di Finanza di Catanzaro. Il carburante bioavio sarebbe stato utilizzato nell aviazione civile e negli impianti di produzione di energia alimentati da turbine a gas. Sulla carta, avrebbe consentito di limitare il consumo di gasolio sugli aerei e ridurre così l inquinamento e l emissione di anidride carbonica. Fin dalle prime fasi delle indagini, è apparsa chiara l inconsistenza del progetto che era stato presentato al Ministero dello sviluppo economico per ottenere i finanziamenti. Durante CATANZARO - INCHIESTA DELLA GUARDIA DI FINANZA Carburante bioavio : progetto truffa da undici milioni Una soluzione innovativa che doveva sostituire la benzina: ma la ricerca non è mai partita Fermati tre imprenditori, titolari della società Ilsap di Velletri, e un docente universitario alcuni controlli nello stabilimento di Lamezia Terme, i finanzieri hanno sequestrato i documenti e hanno potuto constatare che non era stata avviata alcuna attività di studio o ricerca. È stato inoltre verificato che, per ottenere i fondi sarebbero state usate anche fatture e documenti falsi per dimostrare spese e costi che in realtà non sono mai stati sostenuti. Una volta accertata la truffa, la vicenda è stata subito segnalata al ministero dello Sviluppo economico, che ha immediatamente provveduto a bloccare l erogazione dei finanziamenti. Arrestati, con obbligo di dimora, tre imprenditori di Latina i fratelli Maurizio, Roberto e Salvatore Martena, titolari della società Ilsap di Velletri, accusati di truffa all Unione europea e allo Stato per falsità ideologiche e abuso. Obbligo di dimora anche un docente universitario, colui che era stato nominato proprio dal Ministero dello Sviluppo economico quale esperto scientifico per la valutazione degli aspetti tecnici ed i contenuti innovativi del progetto. Il professore è accusato di avere promosso senza esitare l assegnazione del finanziamento pubblico. Dalle indagini è emerso anche che il dipartimento universitario a cui il docente apparteneva ha effettuato, nei confronti della stessa Ilsap, alcune consulenze del valore complessivo di 660 mila euro. Secondo i finanzieri, inoltre, il docente avrebbe beneficiato personalmente del suo coinvolgimento nel progetto della Ilsap, ricevendo somme di denaro confluite nei suoi conti personali. Stessa misura cautelare infine per anche per un consulente della società. Sequestrati nell ambito dell operazione conti correnti, quote societarie e un capannone a Lamezia Terme per un valore di 11 milioni di euro. Barbara Fruch

12 12 Spettacoli IN SALA IL NUOVO FILM DI ALESSIO MARIA FEDERICI Bova e Argentero: Fratelli Unici al cinema Commedia all italiana, ma una trama debole per un quadretto familiare retorico di Luciana Caprara Nuovo esempio di commedia Italiana mediamente esilarante che tende a perdersi nel suo stesso generedalla premessa al racconto della storia stessa. Tra sketch dissimulati si delinea una debole trama che espone un quadretto familiare anche un po retorico di fratelli in combutta perenne che però usa come espediente la riabilitazione di uno dei due per giustificare siparietti leggeri su una struttura narrativa alquanto leggera e frivola. Così, perdono, senso di colpa, unità, amore, diventano argomenti di una trama alquanto ibridaed incerta, a tratti addirittura imbarazzante. Raoul Bova è uno dei protagonistiin versione infantile che questa volta lascia davvero perplessi davanti ad un interpretazione totalmente fuori luogo, mentreargentero è il classico marpione over-30 che si rifiuta di crescere e che si ritrova a dover fare i conti non solo con il proprio passato ma anche con il proprio futuro. Per lo più indubbia è anchela prova della Crescentini, calata nei panni di un personaggio labile al confine la vittima ed il carnefice. Così, anche questo film, sembra finire in un limbo di certecommediealquanto approssimative che di tanto in tanto compaiono sul palinsesto nostrano. E poi dialoghi scontati, con sentenziosità e moralismi disseminati qua e là, fanno di questo film una commedia stilecinepanettonecon quel trionfo dei familyvaluesnato da uno spunto narrativo assolutamente poco convincente quasi fosse un déjà-vu di comicità all italiana. Con la sceneggiatura di Luca Miniero scritta a quattro mani insieme a Elena Bucaccio, Alessio Matteo Federici confeziona la sua terza regia imboccando una strada sfortunata. il film, infatti, naufraga del tutto allontanandosi parecchio dalla commedia presentata ad oggi da Miniero forse troppo predisposto ad inneggiarsi in trionfi da remake più che da sceneggiature inedite ed originali. I sentimenti collassano irrimediabilmente sul meccanismo causale delle situazioni, spesso bloccate a metà, interrotte, tirate via, quasi fossero state concepite senza una logica affettiva nei confronti dei personaggi Insomma, ennesimo insuccesso prova di un genere troppo sfruttato ormai in sala costruito su una narrazione debole, retorica, poco comica che ripiega su se stessa durate tutta la durata. EDOARDO DE ANGELIS FUORI CONCORSO A VENEZIA Ecco Perez, il noir introspettivo napoletano Inquadrature gelide, metalliche, con colorazioni che spaziano dal grigio al blu e riflettono gli occhi celesti, frustrati e appesantiti di un uomo: Demetrio Perez. Il protagonista descritto da De Angelis è incapace ormai d'imporsi in qualsiasi situazione si trovi. Sbeffeggiato dai suoi stessi clienti, solitamente spacciatori o piccoli delinquenti, e in balia degli umori della figlia Tea, ad un certo punto si trova, in qualità di avvocato d'ufficio, a difendere un noto mafioso. Il personaggio di Perez, interpretato da Zingaretti, si è talmente abituato alla mediocrità da usarla come scudo, e ora non sa più cosa sia la gioia. La sua esistenza prevede la difesa di uomini con cui nessuno vuole avere a che fare. Il regista, al secondo lungometraggio, dopo la commedia, decide di darsi al dramma, e ambienta un noir in una città come Napoli approdando subito avenezia(fuori concorso), con un parteur che lo premia in applausi tanto da destare un aspettativa altissima prima dell uscita in sala. Il film si dimostra così emotivamente coinvolgente. Tristezza, nervosismo e pietas sono i sentimenti che si provano per quei personaggi che assomigliano tanto a quelli che quotidianamente popolano le notizie di cronaca. Perez per la figlia sarà pronto a rivoluzionare la sua esistenza, a rivedere le priorità e la scala dei valori.il film infatti è incentrato sull uomo, sul padre, su un Paese che va a suo modo, fotografa e romanza la realtà. Sono pochi gli autori che oggi, in Italia, tentano la carta del genere: Edoardo De Angelis lo fa con questa storia atipica e surreale, tra grattacieli che ricordano più una metropoli del nord Europa che la capitale partenopea. Un crime-movie affatto banale, che si regge su una sceneggiatura ben costruita e su attori che sanno dare corpo e sostanza ai dialoghi e alle parole; parole che scompaiono, come una liberazione, nella scena finale, una delle più belle nell'intero arco del film. La rinascita e la risalita di un uomo, un avvocato e soprattutto un padre che ha perso la capacità di imporsi e di far rispettare le regole induce ad una riflessione sulle presenze e assenze dei genitori e sulla mancanza di autocritica e disciplina, troppo spesso relegate in secondo piano nell'educazione dei propri figli. C è grande amore da parte del regista per il noir americano unito a evidenti debiti nei confronti del cinema di Matteo Garrone e Paolo Sorrentino. Un noir urbano, interpretato dagli ottimi Luca Zingaretti e Marco D amore, rivelazione della serie TV Gomorra. L.C.

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