Agenda Digitale Workhshop Creativelab 27 novembre Prima parte: presentazione di esperienze interessanti/buone prassi

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1 Agenda Digitale Workhshop Creativelab 27 novembre 2013 Il workshop si è svolto nella saletta del Teatro Rasi. E' durato 2 ore e 30 minuti e si è svolto in un buon clima di interesse e partecipazione. Presenti circa 70 persone, che nella seconda parte dell'incontro hanno dato vita a tre gruppi di lavoro. Altre persone hanno preferito utilizzare l'occasione per scambiarsi contatti e parlare direttamente con i relatori invitati. La serata è stata condotta da Andrea Caccìa e verbalizzata da Barbara Domenichini. Stefania Pelloni e Roberto Pasini hanno curato la registrazione dell'incontro, disponibile su youtube, e la comunicazione su twitter e facebook. Il programma dell'incontro è stato progettato da un gruppo di partecipanti eterogeneo: cittadini, professionisti, aziende e funzionari comunali, nel corso di due incontri. Prima parte: presentazione di esperienze interessanti/buone prassi Gruppo di lavoro Creativelab open space technology (Anna Agati) Cos è un cl? Un laboratorio in cui la creatività, i cervelli e i pensieri si fondono e danno vita a idee innovative. Spesso il nostro modo di pensare segue un percorso per cui tendiamo a focalizzarci su un solo punto di vista Il problema è che quel punto di vista è sempre e solo il nostro. Ci sfuggono altre visioni, altri punti di vista. Il cl è un opportunità in cui si possono fondere i punti di vista e dare così vita all innovazione. Cos è un cl? Un luogo, un laboratorio creativo dove sviluppare idee in condivisione, uno spazio in cui mescolare arte ma anche lavoro e innovazione. Può essere veicolato da imprese interessate a investire su nuove idee e nuovi punti di vista. Le imprese potrebbero avere capitale da investire ma non strumenti per sviluppare idee. Può essere quindi un luogo in cui offerta e richiesta si incontrano CesenaLab (Roberto Pasi, coordinatore) Nasce 6 mesi fa e si occupa di startup. L obiettivo è creare un luogo in cui si può parlare di lavoro nonostante la crisi. Le aziende che hanno retto alla crisi sono state quelle che hanno avuto idee in più e sono quelle che hanno investito sull innovazione. CesanaLab è un luogo dove i giovani possono mettersi in gioco e sperimentarsi. Cos è un cl? un acceleratore e un incubatore. Cosa serve per avviare un cl? Un luogo e degli strumenti. Nel nostro caso il luogo è una ex banca in cui c è molta libertà di entrare e di uscire. Quali difficoltà? Trovare le persone. Le persone devono essere disponibili a investire alcuni anni della propria vita, devono avere il desiderio di spendere parte del proprio tempo per investire su un progetto. Come si finanzia? è finanziato da Comune, Fondazione Cassa di Risparmio, Almamater (collaborazione scientifica). A chi si rivolge? giovani brillanti Di cosa ci occupiamo? digital, new media, web In che modo? cerchiamo di suscitare nuove emozioni attraverso il digitale (es: kit ricette cucina) Chi c è al cl? Una persona che sa cosa c è in giro per il mondo, che ha esperienza e può orientare e che allo stesso tempo conosce il territorio ed è capace di dialogare con i soggetti che sono sul territorio. Perchè avviare un cl? Innovare dentro all azienda è difficile. Scommettere fuori è più semplice e meno rischioso per l azienda.

2 FabLab Bologna (Arch. Fabrizio Latrofa) Tema del progetto: fablab per Bologna. Nel 2013 abbiamo vinto un progetto che prevedeva la concessione in comodato gratuito di spazi del Comune; 10mila euro per strumentazioni tecniche e consulenze in ambito commerciale. Cos è FabLab: i FabLab nascono nel 2001 a Boston e c è un vero e proprio manifesto in 7 punti per avviare un FabLab. E uno spazio fisico dove è possibile trovare tutti gli strumenti necessari per costruire e/o riparare oggetti. Il collante delle attività è l open source, ovvero la condivisione e il rapporto tra relazione, condivisione e generazione di profitto. Il FabLab può anche produrre profitto ma non deve essere in contrasto con l approccio di condivisione e di apertura dei progetti. Cosa c è?: ci sono 2 macroaree, una dedicata all officina e un altra dedicata alla scrivania. C è una reception dove i visitatori sono accolti e informati sulle attività, uno shop, una sala conferenze e polivalente, una parte di uffici, sale riunioni, sale per coworking, aule per la formazione e laboratorio con attrezzi tradizionali e innovativi. A chi ci rivolgiamo? A una grande eterogeneità di soggetti, dai creativi agli artigiani, imprenditori, designer, cittadini che possono avere esigenza di spazi di competenze, di attrezzature dove poter realizzare oggetti o trasformare oggetti esistenti. E come una biblioteca tecnica rivolta alla comunità. A quali ambiti si rivolge?: 3 tipi di attività: servizi, community e formazione. Ci sono anche servizi di progettazione assistita: offrire competenze per realizzare le idee che un cittadino può avere, poichè ormai sappiamo che l innovazione nasce dalle necessità della vita quotidiana. Queste attività di progettazione assistita sono anche un modo per combattere l obsolescenza forzata e programmata (possibilità di personalizzare oggetti). Quale core business?: una buona pratica inserita realmente nel mercato e la condivisione sono temi centrali. Strumenti, sapere, spazi e sostenibilità. La sostenibilità è il plusvalore. La città è dotata di un patrimonio: prendiamo i contenitori vuoti e li riempiamo di contenuti nuovi e innovativi. Firmtouch (Valentina Valbi e Camilla Perondi) Fondazione Flaminia (Sabrina Mascia) La Fondazione si è posta alcune domande: quale futuro l università può dare a suoi ex studenti? e allo stesso tempo, cosa può dare, anche in termini economici, che possa poi ricadere sul territorio? La Fondazione Flaminia lavora per fornire agli studenti strumenti per poter diventare imprenditori di se stessi. Siamo partiti con 5 studenti, tre anni fa, e quest anno ne abbiamo 60. Dare strumenti e dare fiducia e conoscenze. Firmtouch è un sistema che indaga, analizza e ricostruisce il patrimonio culturale fornendo documentazioni con ricostruzioni digitali ad alta risoluzione. L idea è quella di utilizzare la scienza per valorizzare meglio l arte e la cultura per poter poi andare a rinnovare l ambiente museale con contenuti nuovi, non solo di natura artistica ma anche scientifica. CoLabora - Comune di Ravenna - (Paola Bissi) Il progetto nasce per cercare di dare una risposta alle esigenze dei giovani. L idea progettuale, in collaborazione con la Fondazione Enrico Mattei, è quella di dare un supporto concreto e fattivo (in termine di spazi e di consulenze) ai giovani che vogliono diventare imprenditori di se stessi. Vorremmo riuscire a creare a Ravenna un centro di condivisione di sapere e di sviluppo di competenze. Abbiamo in mente sia attività di coworking che di startup innovativo di ambito scientifico e culturale. Lo spazio che abbiamo ci consente di allestire 20 postazioni di coworking e 2 postazioni per sviluppare creazione di nuove imprese. Non vogliamo limitarci all ambito imprenditoriale ma anche sviluppare idee che possono spaziare in un vasto campo: condivisione di professionalità diverse e allo stesso tempo contaminazioni di idee. Il valore aggiunto del progetto è di non mettere a disposizione solo degli spazi attrezzati, attraverso la collaborazione con la Fondazione Mattei, ma dare anche la possibilità di avvalersi di consulenze specifiche i tutti i campi

3 e avviare contatti con altre realtà per la realizzazione delle idee. Lo spazio pubblico a disposizione è il magazzino dell ex dogana. The brain (Marianna Panebarco) Un progetto di coworking emerso durante l'open call di Ravenna 2019 da una singola persona, che è poi diventato un progetto che si sta definendo, e che coinvolge 4 persone. Siamo partite dal concetto di coworking inteso come coworking tra imprese e la filosofia che sottende è l innovazione in un ottica di la condivisione e la convivenza. Cos è?: Immaginiamo un luogo fisico in darsena, spazio e sede per 10 imprese con spazi uniaziendali e un area modulare in comune (riunioni, eventi). E un luogo che deve aprirsi a free lance, innovatori e deve agire come attrattore di talenti. Seconda parte: i gruppi di lavoro Sono stati predisposti dai facilitatori tre gruppi di lavoro con persone che si sono aggregate spontaneamente e che si sono confrontate per definire meglio l'idea di creative lab che l'agenda Digitale del Comune di Ravenna potrebbe sostenere. AGENDA DIGITALE E CREATIVE LAB Cosa chiede la partecipazione? (un'analisi sintetica a cura dei facilitatori) La partecipazione chiede che l'agenda digitale sostenga/faciliti la creazione di un creative lab, attraverso diverse politiche. Non si chiede che il Comune faccia un CL: in città infatti sembrano esserci diverse persone interessate sia come potenziali usufruitori sia come organizzatori/investitori. C'è quindi un fermento che potrebbe portare alla nascita di una struttura autonoma. Non c'è una definizione veramente chiara di cosa sia un creative lab, ci sono piuttosto molteplici idee che esprimono bisogni e punti di vista diversi. Quindi potrebbero anche nascere diversi laboratori (incubatore/fablab/coworking) o esperienze spurie. Si chiede che i creative labs abbiano un forte legame con le scuole del territorio, a partire almeno dalle secondarie di secondo grado (e quindi non solo con l'università). L'Agenda digitale dovrebbe investire in questo legame, anche per rispondere alla domanda di strumentazione degli istituti scolastici. Si chiede chiaramente che i creative labs siano aperti potenzialmente a tutti, senza particolari limitazioni di età, situazione occupazionale o altro. Semmai i labs devono richiedere un altro tipo di predisposizione/competenze (attitudine al lavoro di gruppo, abbracciare l'idea di condivisione, imprenditorialità, impegno...). Quindi eventuali bandi o selezioni dovrebbero essere basate su queste ultime. Il Comune attraverso l'agenda digitale può partecipare in diversi modi: mettendo a disposizione degli spazi; sostenendo chi entra a far parte del lab a cercare finanziamenti europei; interessando il mondo delle aziende; sostenendo parte delle spese di gestione. Il ruolo del Comune quindi varia: da promotore a partner. Anche il ruolo di chi entra a lavorare nel lab dovrebbe essere meglio definito: per alcuni è il motore stesso del lab (autoimprenditorialità e/o civismo). Altri lo interpretano più come utente. I partecipanti ritengono che sia fondamentale che l'agenda Digitale di Ravenna investa per ridurre il digital divide sia in termini culturali che in termini infrastrutturali.

4 Gruppo 1 Quale creativelab serve e potrebbe funzionare nella nostra città? - manchiamo solo noi in romagna - come simulatore di impresa Quale target? - non sono giovani ma anche chi deve costruire o ricostruire una situazione lavorativa - istituti tecnici in collaborazione con università Chi potrebbe lavorarci? - chi ha idee e competenze tecniche, pratiche e teoriche - gente che abbia voglia di lavorare - gente che abbia voglia di investire almeno il proprio tempo Chi potrebbe usufruirne? - chi ha bisogno di raccogliere e realizzare idee - chi ha bisogno di promuovere i propri (e altrui) progetti - chi vuole condividere Cosa serve per far partire un creativelab? - spazi e servizi di base (tutoraggio tecnico, tecnologia e adeguato finanziamento) gratuiti almeno per i primi 3 anni di vita - spazio per mostrare le idee Cosa possono fare i cittadini? - condividere conoscenze e/o mezzi attivando il recupero Cosa possono fare le aziende? - dare/offrire il proprio know-how attraverso mappatura, video di presentazione di esperienze in rete, apertura dei corsi di aggiornamento organizzate dalle organizzazioni d impresa - interventi presso scuole superiori - creare un fondo comune di investimento se ritengono di essere troppo piccole da sole Cosa può fare il Comune? - fornire gli spazi - aiutare a individuare finanziamenti europei - fornire elenco aperto di brevetti e/o assistenza sulle certificazioni dei propri prodotti/progetti - coinvolgere gli enti locali nel rapporto tra scuole e aziende - mappature delle aziende costantemente aggiornata Quali politiche digitali può adottare il comune per incentivare e sostenere un creativelab? - rendere più accessibile il mondo del lavoro attraverso le tecnologie informatiche e attraverso un rapporto più diretto tra territorio e scuola (enti di formazione e informazione) Altre cose importanti - ricondividere i concetti con tutta la città

5 Gruppo 2: Quale creativelab serve e potrebbe funzionare nella nostra città? - una spazio in cui EMOZIONARE facendo e mescolando i saperi complementari - coabitazione di singole attività che collaborano in progetti comuni autofinanziabili Quale target? - aziende e comune Chi potrebbe lavorarci? - chi riconosce l importanza della condivisione (identity) Chi potrebbe usufruirne? - piccoli artigiani, artisti, creativi, liberi professionisti, cittadini, imprenditori, giovani Cosa serve per far partire un creativelab? - accendere la NOSTALGIA per la ricerca e la condivisione - una piattaforma di comunicazione Cosa possono fare i cittadini? - frequentarlo Cosa possono fare le aziende? - proporre progetti/bisogni - investire - farsi committenti Cosa può fare il Comune? - fornire gli spazi - contribuire alle spese di gestione - portare finanziamenti tramite bandi europei Quali politiche digitali può adottare il comune per incentivare e sostenere un creativelab? - promuovere bandi - fare indagini per attirare possibili lavoratori/imprese/professionisti interessati a far partire un creativelab Altre cose importanti - la figura dell identity manager, ovvero due persone ben disposte non sono sufficienti. E necessaria una figura che abbia la responsabilità del lavorare insieme Gruppo 3: Quale creativelab serve e potrebbe funzionare nella nostra città? - un idea strana in un gruppo può diventare geniale - data center recover - tenere sotto controllo l eccesso di burocrazia - le idee vanno anche selezionate. Un criterio di selettività potrebbe essere la loro sostenibilità. Quale target? - tutti quelli che hanno idee concrete e che sono disponibili ad investire tempo, risorse ed energie

6 Chi potrebbe lavorarci? - tutti gli specialisti del settore - tutti senza limiti di età per accesso Chi potrebbe usufruirne? - tutti - studenti scuole secondarie che sono in condizioni di digital divide e di gap di rete: non hanno gli strumenti e i pc che vengono regalati dai genitori Cosa serve per far partire un creativelab? - esperti del settore Cosa possono fare i cittadini? - smettere di lamentarsi - partecipare attivamente - pensare a un idea/progetto - incanalare creatività, idee, competenze, esperienze in una sintesi condivisa Cosa possono fare le aziende? - delegare produzione di idee, beni e servizi - investire Cosa può fare il Comune? - una politica di eliminazione delle preclusioni all accesso all iniziativa - migliorare la governance territoriale Quali politiche digitali può adottare il comune per incentivare e sostenere un creativelab? - investire risorse sufficienti a ridurre efficacemente il digital divide culturale Altre cose importanti - il creativelab che investe sulla scuola con corsi, professionisti, specializzazioni rivolti a ragazzi e a genitori - turn over del comitato scientifico o dei progetti per evitare che abbiano accesso solo i - già noti o gli amici di Sintesi degli interventi degli assessori. Massimo Cameliani, Ravenna digitale ed attività produttive L'assessore ritiene rilevante la richiesta di investire per dotare le scuole di una adeguata strumentazione informatica, cosa che si sta facendo anche grazie al contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ravenna. Ribadisce poi l'importanza della partecipazione e si dice molto soddisfatto del workshop. Ringrazia quindi tutti i partecipanti per la presenza e per i contributi. Valentina Morigi, Partecipazione e Politiche Giovanili L innovazione per me non è solo un dato tecnico ma significa accorciare le distanze tra cittadini e amministratori. L idea della condivisione e l intelligenza collettiva sono elementi fondamentali della partecipazione.

7 Ciò che mi ha colpito dell incontro di questa sera è che non esiste un modello di creativelab. Le esperienze che nascono vanno inserite nel contesto. anche noi dobbiamo costruire un progetto, un modello a partire dall esistente. Oltre al progetto CoLabora, c è nella nostra città un altro progetto a cui stiamo lavorando: piccolo distretto creativo in un immobile in via eraclea. Lo spazio ci consente di partire con 6 scrivanie, una piccola cucina e uno spazio comune. Stiamo studiando un bando pubblico in modo da garantire pari accesso e trasparenza evitando la selezione privata. L obiettivo di questo nuovo progetto è quello di individuare figure e nuove professionalità nel campo della cultura e dell arte che siamo capaci di fare sistema, socializzare competenze e sapere e restituire alla città.

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