LA LETTERA DEL PARROCO

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1 LA LETTERA DEL PARROCO Cari amici, non so cosa scrivervi,.. è giorni che ci penso e adesso sono preoccupato, il tempo della consegna in tipografia incombe! Accorgermi di non avere le risorse per affrontare un problema per me non è una novità, in quelle situazioni penso e ripenso fino a non poterne più e sento lo scoraggiamento alle porte che frena ulteriormente sulla creatività facendo emergere la tristezza. Credo che tutti prima o poi abbiano sperimentato questa percezione di essere inadatti o almeno insufficienti di fronte a problemi che chiedono di essere affrontati e subito. E difficile, la preoccupazione diventa così grande che quasi non si fanno le altre cose e la testa si riempie al punto che sembra non ci stia più niente. Per fortuna è primavera! Oggi è una giornata bellissima tiepida e tersa. Sull albero vicino al balcone si vedono aprirsi le prime foglioline, la natura si risveglia, è così bello! Mi accorgo di essere con il pensiero avanti nel tempo immaginando le incantevoli passeggiate di questa estate ed ecco,il problema della lettera da scrivere è di nuovo lì, cerca di rovinare l atmosfera, mi chiedo, cosa può essere che fa nascere una nuova primavera nelle nostre testoline infestate di paure, problemi, stanchezza e sofferenze? Mi viene in mente il salmo 22, Se dovessi camminare per una valle oscura non temerei alcun male perché tu Signore sei con me. Questa frase la penso spesso e mi conforta, la presenza del Signore è qui con me anche in questa situazione, è Lui che me la fa attraversare e mi guida ad acque tranquille, alla pace. Non sono solo, ritrovo coraggio e serenità ed ecco arrivano nuovamente le idee, riparte l entusiasmo, scivola via la stanchezza, nasce la voglia di provare e lavorare per donare: è di nuovo primavera! Vedete, non dobbiamo imaginare la vita eterna come qualcosa che gusteremo solo nell aldilà, è già oggi, è il camminare con il Signore Risorto sempre accanto a noi. Se terremo viva la memoria di questa realtà ripartirà la vita. Come dice il profeta Ezechiele, ci farà uscire dai sepolcri che abbiamo costruito con il nostro pessimismo e orgoglio di farcela sempre da soli, riprenderemo il cammino entusiasti, fantasiosi e sorridenti. Quanto poco serve per andare avanti a volte, è sufficiente essere in compagnia. E Pasqua, sia per voi primavera, la pace della presenza del Signore risorto vi faccia alzare il capo di fronte ai pesi che vi schiacciano, torni sui vostri volti un timido sorriso che annuncia qualcosa di nuovo e vi doni la gioia di vivere una vita che sa di eternità. Don Filippo Correggio Noli me tangere,

2 Cristo è risuscitato... camminiamo in una vita nuova FUNZIONI RELIGIOSE Rom 6 Giovanni Bellini, Resurrezione di Cristo (1475) 17 aprile DOMENICA DELLE PALME - Ore 9,45 Gesù entra in Gerusalemme Processione con i rami di ulivo e celebrazione dell Eucarestia Ore 16 Celebrazione del Sacramento della Riconciliazione con la confessione individuale 21 aprile GIOVEDÌ SANTO - Ore 18 Messa della Cena del Signore Conclusione della Quaresima di Fraternità - dopo la Messa prosegue l adorazione fino a tarda sera Ore 21 Celebrazione del Sacramento della Riconciliazione con la confessione individuale 22 aprile VENERDÌ SANTO - Ore 16 Celebrazione della Passione e Morte del Signore Ore 20,45 Via Crucis in città con il Vescovo inizia davanti all ospedale 23 aprile SABATO SANTO Ore 21 Liturgia della Veglia Pasquale e celebrazione dell Eucarestia nella Resurrezione del Signore 24 aprile PASQUA DI RESURREZIONE Ore 8,30-9 (in via Lazio), 10-11,30-18: Sante Messe comunitarie. 17,30 Vespri 25 aprile LUNEDÌ DI PASQUA - Ore 7,30-8,30 e 18,30 Celebrazione dell Eucarestia 2

3 L APPUNTAMENTO FATIDICO CON LA FESTA PATRONALE DEL 30 GENNAIO TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE Ogni anno, la stessa storia. La ricorrenza patronale di gennaio nella Conversione di San Paolo sembra seguire lo stesso copione: le funzioni e gli incontri di preparazione, l organizzazione della grande giornata, infine la Messa grande, i saluti al nuovo priore... e a quello vecchio..., e il festoso appuntamento sul sagrato, i saluti, gli auguri, l aperitivo, il pranzo tutti insieme appassionatamente. E i Vespri, altri incontri. Una lunga, festosa giornata. Proprio la stessa storia. Ma è la nostra storia, la storia di una comunità. Donne e uomini che si conoscono da tanto tempo, che rinnovano la conoscenza attraverso i figli e i nipoti, che insieme si ritrovano, stretti gli uni agli altri in chiesa, per pregare il Signore. E questo che sentiamo, questa tensione gli uni verso gli altri, che ci accomuna negli incontri, nei saluti, nelle strette di mano, nelle brevi conversazioni sorridenti. E la stessa storia, ogni anno, ma è la storia che vogliamo. La storia che ci rassicura, la storia che continua, giorno dopo giorno, e che si intreccia nelle amicizie, nelle relazioni, negli amori. E stato diverso, quest anno? No, è stato esattamente come ci attendevamo. E come volevamo che fosse. Sin dall anno passato, lungo il trascorrere dei mesi - per carità, non è che fosse un pensiero fisso, ci mancherebbe! - ma sì, abbiamo conservato un piccolo post-it appiccicato in un cantuccio del cervello, e così eccoci qui di nuovo, in questa giornata speciale, ciao come stai? e i bambini? Bambini... stanno finendo le scuole medie! Non mi dire! Come passa il tempo (ma và?...). Ed ecco il parroco, buongiorno don Filippo! e il vice don Gabriele, efficiente e sbrigativo... spara richiami e impartisce ordini ai ragazzi come un sergente della Wermacht... ma ha sempre quel mezzo sorriso all angolo della bocca. Ci sono stati i momenti di preparazione, nei giorni scorsi. I ragazzi hanno suonato e cantato, tutti insieme. Ci siamo tro- Il Priore 2011 Mauro Mazzia con la moglie Maria Paola Dalmasso 3

4 vati a pregare e a meditare, tutti insieme. Ma sì, tutti, anche se qualcuno mancava, qualcuno manca sempre, ma è normale, gli impegni sono tanti, qualche volta si potrebbero rimandare, oh Signore tu vedi e capisci... C è stata anche una novità, l Unzione degli Infermi, e in chiesa sono accorse centoventi persone, forse di più. Una benedizione per gli anziani, chi non poteva l ha ricevuta a casa. Cerimonia serena, in vista di un viaggio che prima o poi... non c è fretta. Improvvisamente il pensiero va a don Tullio Vitale, il pensiero è così, svolazza e si posa, come una farfalla. Don Tullio, caro don Tullio, sei più presente ora, e più caro, ricordiamo tante cose importanti di te, che certamente ci vedi e ci sorridi dal Cielo. Quarantatre anni con noi. Una vita. E la nostra storia. Quella che parte da lontano, dal mitico don Buratti, che aveva raccolto il testimone da monsignor Tarello, il costruttore. Che aveva seguito i ragazzi e gli uomini e le donne attraverso gli anni, durante la guerra, e poi ancora. Che ancora alimenta i ricordi degli anziani... E monsignor Maffeo, una meteora: non ha fatto in tempo a lasciare un segno. O forse, chissà. Il vescovo mons. Mana durante la Messa Un momento suggestivo nel corso della celebrazione Accoglienza del nuovo Priore Il tavolo d onore 4

5 Nuovi e vecchi Priori Il nuovo priore. Ogni anno c è un nuovo priore, che rappresenta tutti. Stavolta è toccato a Mauro Mazzia, tutti lo conoscono: dirige il coro Jubilate che accompagna i momenti più significativi delle celebrazioni nella nostra chiesa. Ha organizzato magnificamente tre spettacoli multimediali di grande successo, replicati in altre chiese. Si occupa di design e di moda, sua moglie è Maria Paola Dalmasso, ha due figli, Vittorio e Agnese. Uno di noi. Ma si tratta sempre di uno di noi, se si parla del priore, mica andiamo a prenderlo all estero, non siamo una squadra di calcio che vuole vincere il campionato. Il nostro campionato lo disputiamo Coro Jubilate in casa, giorno per giorno, e non c è classifica. Il nuovo priore giunge sul sagrato e ad accoglierlo ci sono parecchi membri della Confraternita di San Paolo, c è il vecchio priore Ivo Dato, che tutti conoscono, anche se magari qualcuno ancora non sa che è un affermato medico urologo, c è anche la moglie Raffaella, medico pure lei, ed è già il momento di entrare in chiesa. Lo spettacolo di intrattenimento durante il pranzo in fraternità 5

6 Il Vescovo Mana con i sacerdoti e i priori La chiesa è gremita, una folla compatta. Il nostro vescovo ci accoglie con il suo aperto sorriso, è contento di questa comunità unita e concorde attorno al suo pastore ed auspica la felice continuazione di questo cammino tutti insieme nell amore di Dio e all ombra dell Apostolo delle Genti. I cuochi al lavoro Pranzo in fraternità, aperto a tutti. Dopo la Messa, c è un appuntamento per tutti, il pranzo nel salone preparato a festa da abili mani, mentre altre mani esperte hanno cucinato con amore i piatti che via via vengono serviti dai ragazzi, impegnati e attenti. Un altro momento irrinunciabile di vera comunione fraterna in cui si incrociano discorsi e Un flash sul salone richiami, brindisi e auguri. Sul palco i giovani danno spettacolo, fra canti e suoni. Alla fine giunge fra gli applausi la grande torta del priore, che in un momento sparisce, suddivisa in centinaia di porzioni. Qualcuno se ne va, altri rimangono ancora a gustarsi gli ultimi scampoli di conversazione. Verso sera i Vespri, viene molta gente, più del solito. Un gruppo numeroso di amici accompagna alla fine della funzione il nuovo priore a casa del parroco, per il tradizionale ricevimento. La giornata volge al termine, lasciando in tutti una dolce sensazione di appagamento. E la voglia di continuare sulla buona strada. Pubblico in delirio alla Serata giovani che ha preceduto la festa 6

7 INVITATI AD UNA FESTA Un uomo decise di dare una festa invitando tutti quelli che conosceva, nell invito vi era indicato di non portare doni ma un po di vino da condividere con tutti gli altri. In una grande botte sarebbe stato raccolto il vino degli invitati e alla fine della festa si sarebbe brindato tutti insieme. Uno degli invitati, però, portò dell acqua invece che vino, convinto che nessuno si sarebbe accorto della piccola differenza: in tutto quel vino, la mia poca acqua non si vedrà neanche, pensò. Gli invitati arrivarono e la botte si riempì, alla fine della festa finalmente ne venne versato il contenuto a tutti e annunciato il brindisi, ma nei bicchieri degli invitati vi era solo acqua. Questo racconto, sentito molto tempo fa durante una delle lezioni di catechesi fatte in parrocchia, mi ha sempre colpito. E una storia interessante sotto tutti i punti di vista. Innanzitutto vi è l INVITO. Ricevere un invito è sempre un momento di gioia, ci si sente scelti, chiamati, oggetto di attenzione. E una apertura, una dichiarazione di amicizia e di fiducia, e getta le basi al conoscersi e al comprendersi. Pensiamo a quante volte, negli ultimi anni, la comunità di San Paolo ci ha incontrato; i bambini, l oratorio, il catechismo, gli scout, le attività con gli anziani, un matrimonio, la festa della Famiglia, il battesimo di un bambino, la Messa di Natale, i lavori alla casa alpina, le riunioni, il Consiglio pastorale, le preghiere dei giovani, la recita del rosario di qualche conoscente. Sono occasioni, segnali, INVITI. Poi vi è il tema del VINO. Cosa portare? Quanto lasciarsi coinvolgere? Come cavarsela senza rimanerne intrappolati? Ci ho pensato molte volte e sempre mi ha colpito la modalità dell invito, la richiesta è di portare del vino ma non è indicato quanto vino. Troppo spesso si confonde la qualità con la quantità, l invito chiede di partecipare con un po di vino buono, un po del nostro vino, quello che berremmo noi, in pratica un po di noi. L invito ci chiede di partecipare con i nostri talenti, la nostra capacità e sensibilità nella misura che ci è possibile. Nulla di più. Poi la BOTTE. E il mettersi insieme, il fare comunità, i talenti di tante persone che diventano ricchezza, festa, brindisi. E un piccolo tesoro che cresce, è una benedizione. Infine vi è il BRINDISI. E il momento della gioia, non conta se il bicchiere sarà pieno ma ciò che conta è che il mio vino, insieme al vino di tutti gli altri, sarà qui, alzerò il mio bicchiere e lo berrò. Questo è il momento della verità, è il momento in cui una comunità si sente viva. Ed è la gioia di avere fatto bene, di avere faticato in montagna correndo dietro a ragazzini scatenati, di avere prodotto gli addobbi per il salone e di vederne il magnifico risultato, di avere preparato la preghiera in Chiesa, di avere avuto il tempo di aprire l Oratorio tutti i sabati dell anno, di avere pulito, pensato, pregato, consolato, portato la comunione ai malati, preparato i canti, fatto catechismo, messo i fiori in chiesa, preparato i cartelloni, cucinato per trecento persone, fatto qualche errore, preparato danze e canti, arrostito le castagne, regalato sorrisi e soprattutto amato. E il miracolo della condivisione, tutto ciò che doniamo e che facciamo va a beneficio di tutti e quindi anche il vino nel mio bicchiere sarà buono. Ascoltiamo questo invito, lasciamoci coinvolgere dalla nostra comunità parrocchiale, partecipiamo a questa festa, portiamo il meglio di noi. E se qualche volta le nostre debolezze rischiano di farci arrivare alla festa con più acqua che vino, non preoccupiamoci, lasciamo fare a uno bravissimo, uno specialista, uno che non si stufa mai: uno capace di prenderci così come siamo e di trasformarci in vino, in vino NUOVO. Massimo Negro 7

8 BAMBINI E RAGAZZI PER LA NOVENA DI NATALE Animate e seguite celebrazioni nell'attesa della nascita di Gesù Che cos è la novena di Natale? Qualcuno potrebbe rispondere che è un periodo di nove giorni prima di Natale. Qualcun altro potrebbe dire che è un momento dell anno in cui si deve andare di più in chiesa. E altri ancora, sono certo, direbbero Non lo so. Ebbene, la novena non è solo un periodo in cui si deve andare di più in chiesa, ma è soprattutto un momento in cui prepararsi alla grande festa che sta per arrivare: il Natale. Detta così potremmo sentirci pienamente giustificati: infatti chi più chi meno, tutti noi almeno nove giorni prima di Natale siamo indaffarati per preparare la festa nel modo migliore: le mamme pensano al pranzo, i papà ai regali, i figli a cosa riceveranno ecc. Ma quale festa stiamo preparando? La nostra? No, non è la nostra festa. La novena di Natale serve per preparare la festa a Gesù che viene nel mondo! Solo questo: nient altro. Ecco perché si va di più in chiesa, ci si confessa, si canta e si prega: perché questi sono i modi che Gesù preferisce per essere accolto, in modo che veramente la sua festa diventi anche la nostra festa. Avendo quindi come idea quella di festeggiare Gesù e non noi stessi, quest anno in parrocchia si è cercato di riscoprire questa tradizione cristiana di preparazione al Natale. Come fare questo? Si è pensato che il modo migliore fosse quello di riscoprire un antica usanza della parrocchia, ovvero quella di coinvolgere i bambini e i ragazzi nella preghiera della novena. Ci siamo riusciti? Io credo di sì: per nove giorni tutti i bambini e i ragazzi, dalle elementari fino all università, hanno animato le celebrazioni della novena, attirando anche genitori e amici che così hanno potuto anch essi prepararsi un po al Natale. Cosa abbiamo imparato o meglio, cosa abbiamo riscoperto? Che la novena di Natale è sì un breve periodo di vera preparazione al Natale, ma è anche e soprattutto un dono che Dio ci fa: quello di poter stare tutti assieme aspettando con vera gioia Gesù che viene nel mondo. A.C. LO SPLENDIDO PRESEPIO AIUTA A PREGARE Il Gruppo Presepio continua a superarsi. Anche quest anno ha sorpreso tutti allestendo una sacra rappresentazione che ha attirato gli sguardi e... i cuori. Davanti alla scena della nascita di Nostro Signore si è sostato a lungo, pregando e riflettendo. Vanno veramente apprezzati i bravi artefici che con grande dedizione e indiscussa maestria preparano ogni anno una scena diversa e sempre nuova. E quindi grazie di cuore a Ilvo Barbero, Silvio Blotto, Guido Bonizzi, Carla Botalla, Corrado Cheria, Adriano Ferro, Andrea Mercando, Elsa Pasquadibisceglie, Gianpaolo Verna. 12

9 BUON COMPLEANNO DON VITALE Mercoledì 2 febbraio 2011 il nostro amato parroco don Tullio Vitale avrebbe compiuto il suo ottantesimo compleanno. Ho conosciuto don Tullio, certo. In modo superficiale però, quando non ero che un ragazzino. Nella mia mente la sua immagine risulta talvolta sfocata. Ma lo ricordo arguto e sorridente, soprattutto in montagna... L agilità con cui risaliva i sentieri affascinava noi giovani, facevamo a gara per stargli dietro durante le passeggiate. Il resto che so di lui lo devo ai racconti di don Filippo. Nei suoi aneddoti ho riscoperto un uomo dalla battuta pronta, mai scontata, di quelle che ti fanno sorridere ma anche pensare. Nessuna parola di don Vitale era pronunciata a caso, bisognava perciò badare bene a non coglierla superficialmente. Era un gran pensatore, mi dice don Filippo, un uomo di fede e di cultura. Insieme ad altri sette ragazzi recentemente ho trascorso una settimana vivendo in casa parrocchiale. E vi ho incontrato qualcun altro disposto a parlarmi di don Vitale. E ho visto tante cose sue, mentre con altri provvedevo a riordinare le vecchie carte che la sorella, la signora Jole, aveva affidato alla parrocchia: fotografie, ritagli di giornale, quaderni, appunti e lettere. Gli oggetti hanno tanto da dirci, se sappiamo ascoltarli. Così ho aggiunto un altro tassello al mosaico composto dai miei sbiaditi ricordi e dalle parole dell attuale parroco. Uno in particolare, tra i documenti esaminati, ha attirato la mia attenzione. Una lettera. Datata 26 giugno 1964 e proveniente dal Comitato Episcopale Italiano per l America Latina. All epoca don Vitale era vice parroco proprio qui a San Paolo. Gli scriveva don Carlo, responsabile di un programma di preparazione all esperienza missionaria, esprimendogli il proprio rammarico per la scelta di don Vitale di rinunciare a partire in missione alla volta del Brasile, dove gli era stata offerta la direzione di una parrocchia. Don Carlo fra l altro gli scriveva:...si vedeva molto bene il tuo carattere un po chiuso, ma buono e sincero. Hai un intelligenza superiore al comune. Possiedi una formazione seria, con radici molto profonde. Sei uno dei migliori preti che avremmo mandato alla povera America Latina. E aggiungeva, forse per attenuare quello che poteva apparire come un implicito rimprovero:..in questo mondo si può fare un mondo di bene anche rimanendo in patria. E mancato davvero poco che il nostro amato don Vitale non partisse per la missione. La sua è stata una rinuncia dell ultima ora, una decisione difficile e sofferta. Lo dimostra il foglio ingiallito sul quale 47 anni fa il parroco abbozzava la risposta a don Carlo. E disordinato, pieno di correzioni e di cancellature, difficile persino da decifrare. Così diverso dal resto dei suoi appunti precisi ed eleganti, è testimonianza di un forte turbamento interno, di indecisione e dubbio. Mi piace immaginare don Vitale camminare pensieroso nei corridoi della casa parrocchiale, per trovare dentro di sé e nella preghiera la risposta giusta. Per compiere infine un atto di fede scegliendo di rimanere qui per offrire tutta la sua vita in dono ai suoi parrocchiani. Come sarebbe ora la sua parrocchia? Come sarebbe la comunità? Come sarei io se in quel lontano giugno avesse deciso di partire per il Brasile? Ogni giorno noi tutti compiamo delle scelte. Alcuni giorni però le scelte da compiere sono radicali: sappiamo che ci cambieranno la vita. Scegliere una strada significa abbandonarne altre, non è semplice: servono istinto e riflessione, fede e iniziativa: E saper tenere lo sguardo alla meta mentre si cammina. Spero che tanta curiosità nell addentrarmi nel su passato non avrebbe infastidito don Vitale, ma vale sempre la pena di guardare a chi ci ha preceduto. Talvolta può gettare un po di luce sulle nostre esistenze. Proprio nel giorno in cui avrebbe festeggiato i suoi ottant anni, è stato lui a farmi un regalo. Tanti auguri, don Tullio! Marco Secchia 13

10 NUOVI AGGIORNAMENTI DAL FRONTE EDUCAZIONE GIOVANI GENERAZIONI Nel bollettino precedente si è lasciato spazio a due esperienze particolari dell educazione dei giovani (l oratorio e i campeggi estivi) così come le vivono gli adulti in esse coinvolti. In questo numero andiamo invece a scoprire altre tre esperienze: i venerdì dell oratorio, le settimane comunitarie e i campeggi invernali (questi sono a pag. 42). Lo faremo questa volta ascoltando altre voci. Buona immersione! I venerdì dell oratorio In oratorio si viene per giocare e in chiesa si entra per pregare, questo lo slogan che i bambini/ragazzi dei catechismi sanno ormai a memoria e che sono solito far loro ripetere prima di entrare in chiesa, giusto per aiutarli a capire il senso dei posti che vivono. Ogni tanto ricordo però loro che Dio non si incontra solo pregando, ma anche giocando: sono semplicemente due modi diversi di rapportarsi con Lui. Questo è talmente vero che nella maggior parte dei casi gli oratori sono attaccati alla chiesa, quasi a dire che Colui che in chiesa si incontra celebrando/pregando, in oratorio si incontra giocando. Se nei vari pomeriggi il gioco è spontaneo, c è un giorno della settimana in cui vengono proposte delle attività particolari: il venerdì. Quest anno sono sei le attività che sono state proposte e che è stato possibile attuare grazie agli animatori (già rodati e in rodaggio): calcio, basket, bricolage & cucina, danza, canto, chitarra. Devo dire che i numeri non sono giganti, più o meno oscillano tra i 5 e i 10 bambini/ragazzi per attività, tanto che qualcuno chiede se è il caso di andare avanti ed io ritengo di sì. Tante (per me troppe!) sono le iniziative nelle quali sono impegnati i nostri bambini/ragazzi, ma in quasi tutte il messaggio che viene loro proposto è: tu devi essere il migliore. 14

11 Importante, per carità, ma se c è solo quello la personalità non si sviluppa bene, per almeno due motivi: 1) si vede gli altri sempre solo come avversari; 2) si pensa che si valga qualcosa nella vita, solo se si è i migliori. In questi venerdì dell oratorio le attività proposte sono più o meno quelle di fuori, ma il messaggio che si cerca di passare è più o meno il seguente: l importante è fare bene le cose, ma le si fa veramente bene solo se le si fa tutti insieme. Questo messaggio si cerca di passare anzitutto con lo stile nel vivere questi momenti di gioco e poi con un momento particolare del venerdì: alle 16:45 tutte le attività si sospendono e ci si trova a dire una preghiera e a fare merenda insieme. Momento semplice, ma che dice appunto come il Signore voglia stare con noi anche per divertirsi un po con noi, ma facendo in modo che tutti si divertano, nessuno escluso, tutti inclusi. Così si capisce perché per me siano importanti, e sempre di più, queste attività del venerdì dell oratorio, perché sono come un lievito nella vita dei bambini/ragazzi che vi partecipano, ma anche per i soliti abitué feriali dell oratorio che guardano questi momenti un po da distaccati, ma proprio dallo stile e dall entusiasmo di chi ci viene possono imparare molto, perché c è modo e modo di giocare: uno fatto solo per riempire il tempo e uno che aiuta a crescere. Don Gabriele Settimane comunitarie in parrocchia ovvero sette giorni di vita insieme Durante il week-end di preparazione dell anno degli animatori (giovani dai 17 ai 23 anni) arriviamo allo spazio delle proposte e tra le tante emerse una è stata: «Perché non facciamo una settimana comunitaria?». I presenti sembrano tutti ben intenzionati e quindi l idea prende corpo, ma bisogna prima vederne la fattibilità. I mesi passano e, parlandone tra tutti, si con- 15

12 viene che l ideale sarebbe fare non solo una settimana, ma più settimane, un po perché è difficile far star tutti (circa 40) in parrocchia e un po perché dei numeri più piccoli aiutano a vivere l esperienza meglio. Così un gruppo di animatori capitanato dal parroco ha organizzato le quattro settimane che si sono svolte dal 30 gennaio al 26 febbraio. Ogni settimana cominciava con la messa della Domenica e terminava dopo la colazione di sabato mattina, era formata da circa 8 animatori che dormivano in due stanze (una dei maschi ed una delle femmine). E che cosa si è fatto in queste settimane? Semplicemente si è vissuta la vita di tutti i giorni, ma mi verrebbe da dire non come delle isole quando il tempo è grigio, ma come degli arcipelaghi quando il cielo è tutto blu. Così anzitutto veniva lo studio/lavoro (i presenti han detto che non hanno mai studiato così bene e così tanto ), inquadrato ed animato da intensi momenti di preghiera (uno subito dopo la sveglia delle 6,30, uno prima di andare a nanna verso le 23,30, per gli universitari la messa giornaliera e poi momenti sparsi a seconda delle settimane). Nelle serate o si è giocato o si è trattato il tema del Matrimonio (guardando un film e discutendo prima con i preparatori del corso prematrimoniale della parrocchia e poi con noi preti) e poi c erano il pranzo (all improponibile ora delle 14,15) e la cena (alle 20), preparati dai presenti e che spandevano per la casa parrocchiali odori di ogni specie! Che dire di queste settimane: da un lato hanno mostrato quanto sia vero quanto dice il salmo «come è bello come è dolce che i fratelli vivano insieme», perché la vita comunitaria è difficile, ma incredibilmente bella; dall altro lato diventano un impegno per tutti quelli che hanno partecipato ad essere seminatori di vita comunitaria nelle loro famiglie, a scuola/lavoro, per far sì che la nostra sia sempre più una società-arcipelago e sempre meno una società di isole non interagenti. Don Gabriele 16

13 La mia settimana un'isola felice Allontanarsi da casa per un po, staccarsi dalla quotidianità, dalla monotonia di tutti i giorni, senza tralasciare alcuna attività che si farebbe a casa: questa è la settimana comunitaria. Sono sette giorni che ogni animatore decide di affrontare per cambiare: cambiare ambiente, cambiare aria, cambiare modo di vita e, inconsciamente, cambiare come persona. So che sette giorni -esattamente 168 ore - potrebbero sembrare insufficienti per un cambiamento radicale della persona, in tutti i sensi. Ma invece è possibile: è possibile perché una persona, io credo, non ha bisogno di un intera vita per cambiare, ma solo di quell attimo in cui si accorge di valere qualcosa. E vale qualcosa perché finalmente sa che gli altri suoi nuovi fratellini per una settimana contano su di lui, si fidano di lui, gli chiedono consigli e possono appoggiarsi alla sua spalla ogni volta che vogliono. Settimana comunitaria è anche semplicità, semplicità del vivere in modo sobrio, facendo attività molto semplici, ma rese da ogni animatore veramente indimenticabili: a nessun diciassettenne verrebbe voglia di passare la serata facendo il gioco dei versi degli animali, o quello di acchiappare un totem per riuscire a finire tutte le carte che ha in mano. E nemmeno a me, fino a questa settimana. Sì, perché sono proprio le cose più semplici, le serate passate in casa di amici, con una chitarra in mano e tante risate, che ti rendono tutto un pochino più sensato e meno noioso. La Settimana è stata il mio piccolo locus amoenus, la mia piccola grande isola felice: potevo essere me stessa senza preoccuparmi del giudizio degli altri, mi sono avvicinata a Dio in modo più profondo, ho capito dai miei nuovi Fratelli che dietro ad ogni cosa, dietro ad ogni serata organizzata, ad ogni cenetta, anche la più semplice che ci sia, vi è un lavoro enorme. E tutto questo noi lo diamo per scontato: il tavolo della colazione apparecchiato, la pasta pronta in tavola a pranzo, le cene che ogni sera i genitori ci preparano... per tanti di noi sono, in un certo senso, cose quasi dovute. Ed è quando ti accorgi che in realtà è proprio il contrario che ti senti un po meno insignificante rispetto all umanità... Devo dire che vi sono stati momenti, in settimana, molto faticosi da sopportare: perché noi liceali dovevamo anche occuparci della scuola fino alle due tutti i giorni, e dello studio, e non è cosa da poco: ma tutta la concentrazione che ti imponevi nelle tue tre orette di studio giornaliere, e quindi anche la tua successiva stanchezza più mentale che fisica, svaniva verso sera perché sapevi che saresti stato in compagnia, ti saresti fatto due risate e avresti preso tutto con un po più di filosofia. E stato proprio quello il trucco: alternare momenti faticosi come lo studio e la sveglia alle sei e mezzo del mattino a momenti meravigliosamente sereni, senza angosce e timori, ma soltanto sorrisi. E questo è ciò che mi sento di dire sulla Settimana. I ringraziamenti è inutile farli, sono impliciti nel discorso. Senza di voi sarebbe stata un altra, ennesima settimana monotona. Ma voi Fratelli e Genitori Preti avete reso tutto più vivo e sensato. Un abbraccio. Chiara Cugini 17

14 BRICOLAGE E DINTORNI Forse qualcuno, transitando per Via Zara al martedì, si sarà chiesto che cosa facciano quelle signore (quasi tutte di una certa età) che entrano ed escono dai locali della Parrocchia, indaffarate e loquaci, sempre cariche di borse e borsine, e che si salutano con un improbabile Ciao ragazze!. Con l abilità delle loro mani e fantasia da vendere, quelle signore sanno creare cose belle e s incontrano ogni settimana per lavorare insieme a beneficio del prossimo e per stare in compagnia. Dal sito internet cliccando Gruppo Bricolage, si apprende che le loro creazioni sono poi messe in vendita, a scopo benefico, nel corso di appositi mercatini a dicembre e verso Pasqua. Quello del dicembre scorso ha registrato un ottimo successo, grazie anche alla golosa novità dei dolcetti di Natale presentati insieme ai classici raffinati lavori. Con la generosa collaborazione della gente di San Paolo che ha visitato la mostra, si sono raccolti circa 3000 euro, che hanno portato un po di ossigeno alle famiglie bisognose del rione, seguite dal Gruppo Carità. Ora, in prossimità della Pasqua, nella Parrocchia si rinnova l iniziativa della QUARESIMA DI FRA- TERNITA che ci chiede di allargare gli orizzonti sulle tante povertà del mondo e di non pensare soltanto al nostro orticello. Il Gruppo Bricolage ha aderito senza indugi, organizzando nei giorni 2 e 3 aprile una Mostra di lavori primaverili, per i quali si è esteso l invito a tutte le persone (anche ai signori uomini!) che sappiano realizzare manualmente qualunque cosa, lavorando a casa o unendosi a chi opera in Parrocchia. I progetti missionari che si è deciso di sostenere con questa iniziativa sono addirittura commoventi nella loro essenzialità: una cucina un po più grande, il forno per il pane, carrozzine e attrezzi per bambini disabili, banchi di scuola, macchine per cucire Come si può rimanere indifferenti? Ed è un peccato anche lasciare disperdere nel nulla la bravura e le esperienze accumulate in una vita da quelle persone che pensano di avere esaurito il loro compito perché hanno raggiunto la pensione o che si sentono un po inutili perché la famiglia è ormai cresciuta e i figli non hanno più bisogno di loro. Dai poveri e dai più deboli arriva la richiesta muta e accorata: Con le tue mani e il tuo tempo per noi puoi fare molto!... MP 22

15 QUARESIMA DI FRATERNITÀ 2011 Quest'anno lascia libero il tuo cuore Dopo le gioie delle feste natalizie e dopo l allegria fragorosa del carnevale appena finito, sentir parlare di quaresima fa subito un certo effetto. Sì, perché al vocabolo quaresima istintivamente associamo il pensiero della penitenza, ovvero pratiche più o meno di rinuncia. Non è forse vero? Ma la parola che l accompagna, fraternità, immediatamente dà una prospettiva diversa al tutto. Il termina fraternità ci rincuora, ci rasserena, ci avvolge, ci dà quiete. Ci fa riflettere che un altro tempo ci è dato da vivere. Questa volta non solo per noi: ma per gli altri, finalmente. Ecco, abbiamo rotto la barriere del nostro piccolo o grande egoismo e ci sentiamo meglio. Ci sentiamo rasserenati dalle azioni che in questo periodo Un gruppo di bimbi ospiti della casa dei Tsara Zaza scaturiranno dal nostro cuore. Ben venga allora qualche rinuncia! Anzi, quest anno vorremmo partire proprio dalla parola rinuncia per attuare e sostenere le iniziative di carità che la nostra grande comunità si è assunta. Per essere cristiani credibili e coerenti al Vangelo dovremmo infatti impegnarci veramente a privarci o a rinunciare a qualche cosa (una cena al ristorante, una gita fuori porta, un acquisto personale, un carrello della spesa troppo pesante o altro ancora) ed offrire il valore di questa rinuncia, l equivalente di questa privazione, ai nostri fratelli nel bisogno, figli di quello stesso Dio che noi preghiamo. Quattro sono le proposte di impegno che il Consiglio pastorale parrocchiale ha proposto per questa Quaresima: Africa: Ecuador: Madagascar: Suore missionarie di S.Giuseppe (istituto Santa Caterina) Livira (Congo) - Fornitura banchi scuola Kisanji (Congo) - Acquisto macchine per cucire Pissa (Rep. C.Africana) - Acquisto farmaci per bimbi e donne (sarebbero necessari euro) Missione del Cottolengo (Parrocchia di Santa Marianita) Esmeralda - Fornitura di Bibbie e catechismi/sedie a rotelle per ammalati/ materassi e cuscini/farmaci per bimbi e donne (sarebbero necessari euro) Associazione Costruire Insieme di Torino per la casa di bimbi Tsara Zaza Mananjary - Ampliamento cucina e realizzazione forno per il pane (sarebbero necessari euro) Brasile-Perù: Missione diocesana biellese Caxias -Pasto bisettimanale per i bambini e famiglie dei due quartieri più poveri/ aiuto di sostegno ai seminaristi del Seminario diocesano (sarebbero necessari euro) Tante le necessità, tanti i bisogni. Vogliamo provare a farli nostri? Vogliamo provare a condividerli? Nella Quaresima di fraternità dello scorso anno sono stati raccolti euro. Una bella cifra. Con le nostre rinunce riusciremo quest anno a soddisfare queste richieste, che ci giungono da quattro parti del mondo? Come è scritto sul tabellone in fondo alla chiesa: Quest anno, lascia libero il tuo cuore! Walter 23

16 UNA SOLA FAMIGLIA UMANA Il messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato Cari Fratelli e Sorelle, la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato offre l opportunità, per tutta la Chiesa, di riflettere su un tema legato al crescente fenomeno della migrazione, di pregare affinché i cuori si aprano all accoglienza cristiana e di operare perché crescano nel mondo la giustizia e la carità, colonne per la costruzione di una pace autentica e duratura. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri (Gv 13,34) è l invito che il Signore ci rivolge con forza e ci rinnova costantemente: se il Padre ci chiama ad essere figli amati nel suo Figlio prediletto, ci chiama anche a riconoscerci tutti come fratelli in Cristo. Da questo legame profondo tra tutti gli esseri umani nasce il tema che ho scelto quest anno per la nostra riflessione: Una sola famiglia umana, una sola famiglia di fratelli e sorelle in società che si fanno sempre più multietniche e interculturali, dove anche le persone di varie religioni sono spinte al dialogo, perché si possa trovare una serena e fruttuosa convivenza nel rispetto delle legittime differenze... Noi non viviamo gli uni accanto agli altri per caso; stiamo tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2008, 6). La strada è la stessa, quella della vita, ma le situazioni che attraversiamo in questo percorso sono diverse: molti devono affrontare la difficile esperienza della migrazione nelle sue diverse espressioni, interne o internazionali, permanenti o stagionali, economiche o politiche, volontarie o forzate. In vari casi la partenza dal proprio Paese è spinta da diverse forme di persecuzione, così che la fuga diventa necessaria. Il fenomeno stesso della globalizzazione, poi, caratteristico della nostra epoca, non è solo un processo socio-economico, ma comporta anche un umanità che diviene sempre più interconnessa, superando confini geografici e culturali. A questo proposito la Chiesa non cessa di ricordare che il senso profondo di questo processo epocale e il suo criterio etico fondamentale sono dati proprio dall unità della famiglia umana e dal suo sviluppo nel bene. Tutti, dunque, fanno parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale, come insegna la dottrina sociale della Chiesa. Qui trovano fondamento la solidarietà e la condivisione. In una società in via di globalizzazione, il bene comune e impegno per esso non possono non assumere le dimensioni dell intera famiglia umana, vale a dire della comunità dei popoli e delle Nazioni, così da dare forma di unità e di pace alla città dell uomo, e renderla in qualche misura anticipazione prefiguratrice della città senza barriere di Dio. E questa la prospettiva con cui guardare anche la realtà delle migrazioni. Infatti, come già osservava il Servo di Dio Paolo VI, la mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli è causa profonda del sottosviluppo e - possiamo aggiungere - incide fortemente sul fenomeno migratorio. La fraternità umana è l esperienza, a volta sorprendente, di una relazione che accomuna... Il Venerabile Giovanni Paolo II, in occasione di questa stessa Giornata celebrata nel 2001, sottolineò che (il bene comune universale) abbraccia l intera famiglia dei popoli, al di sopra di 24

17 ogni egoismo nazionalista. E in questo contesto che va considerato il diritto ad emigrare. La Chiesa lo riconosce ad ogni uomo, nel duplice aspetto di possibilità di uscire dal proprio Paese e possibilità di entrare in un altro alla ricerca di migliori condizioni di vita... Al tempo stesso, gli Stati hanno diritto di regolare i flussi migratori e di difendere le proprie frontiere, sempre assicurando il rispetto dovuto ala dignità di ciascuna persona umana. Gli immigrati, inoltre, hanno il dovere di integrarsi nel Paese di accoglienza, rispettandone le leggi e l identità nazionale. Il mondo dei migranti conosce esperienze meravigliose e promettenti, come pure purtroppo tante altre drammatiche e indegne di società che si dicono civili In questo contesto, la presenza della Chiesa, quale popolo di Dio in cammino nella storia in mezzo a tutti gli altri popoli, è fonte di fiducia e speranza... Alla luce del tema Una sola famiglia umana, va considerata specificamente la situazione dei rifugiati e degli altri migranti forzati, che sono una parte rilevante del fenomeno migratorio. Nei confronti di queste persone che fuggono da violenze e persecuzioni, la Comunità internazionale ha assunto impegni precisi. Il rispetto dei loro diritti, come pure delle giuste preoccupazioni per la sicurezza e la coesione sociale, favoriscono una convivenza stabile ed armoniosa. Anche nel caso dei migranti forzati, la solidarietà si alimenta alla riserva di amore che nasce dal considerarci una sola famiglia umana e, per i fedeli cattolici, membri del Corpo Mistico di Cristo: ci troviamo infatti a dipendere gli uni dagli altri, tutti responsabili dei fratelli e delle sorelle in umanità e, per chi crede, nella fede. Come già ebbi occasione di dire, accogliere i rifugiati e dare loro ospitalità è per tutti un doveroso gesto di umana solidarietà, affinché essi non si sentano isolati a causa dell intolleranza e del disinteresse. Ciò significa che quanti sono forzati a lasciare le loro case e la loro terra saranno aiutati a trovare un luogo dove vivere in pace e sicurezza, dove lavorare e assumere i diritti e doveri esistenti nel Paese che li accoglie, contribuendo al bene comune, senza dimenticare la dimensione religiosa della vita. Un particolare pensiero, sempre accompagnato dalla preghiera, vorrei rivolgere infine agli studenti esteri e internazionali che pure sono una realtà in crescita all interno del grande fenomeno migratorio. Si tratta di una categoria anche socialmente rilevante in prospettiva del loro rientro, come futuri dirigenti, nei Paesi di origine. Essi costituiscono dei ponti culturali ed economici tra questi Paesi e quelli di accoglienza, e tutto ciò va proprio nella direzione di formare una sola famiglia umana. E questa convinzione che deve sostenere l impegno a favore degli studenti esteri e accompagnare l attenzione per i loro problemi concreti, quali le ristrettezze economiche o il disagio di sentirsi soli nell affrontare un ambiente sociale e universitario molto diverso, come pure le difficoltà di inserimento. A questo proposito, mi piace ricordare con Giovanni Paolo II che appartenere ad una comunità universitaria significa stare nel crocevia delle culture che hanno plasmato il mondo moderno. Nella scuola e nell università si forma la cultura delle nuove generazioni: da queste istituzioni dipende in larga misura la loro capacità di guardare all umanità come ad una famiglia chiamata ad essere unita nella diversità. Cari fratelli e sorelle, il mondo dei migranti è vario e diversificato. Conosce esperienze meravigliose e promettenti, come pure, purtroppo, tante altre drammatiche e indegne dell uomo e di società che si dicono civili. Per la Chiesa, questa realtà costituisce un segno eloquente dei nostri tempi, che porta in maggiore evidenza la vocazione dell umanità a formare una sola famiglia, e, al tempo stesso, le difficoltà che, invece di unirla, la dividono e la lacerano. Non perdiamo la speranza e preghiamo insieme Dio, Padre di tutti, perché ci aiuti ad essere, ciascuno in prima persona, uomini e donne capaci di relazioni fraterne; e, sul piano sociale, politico e istituzionale, si accrescano la comprensione e la stima reciproca tra i popoli e le culture. Con questi auspici, invocando l intercessione di Maria Santissima Stella Maris, invio di cuore a tutti la Benedizione Apostolica, in odo speciale ai migranti e ai rifugiati e a quanti operano in questo importante ambito. (da Castel Gandolfo, 27 settembre 2010) BENEDETTO XVI 25

18 Le parole illuminanti di uno studioso cattolico HA SENSO LA SOFFERENZA? D. - Il corpo sofferente: un tema austero e davvero difficile. Forse consente di comprendere un po meglio la dimensione dell incarnazione di Gesù Cristo nella sua globalità. La Parola si è fatta carne, ha assunto la nostra condizione umana con tutti i suoi dolori e le sue sofferenze. Oggi si discute molto di etica, di morale, ma quando parliamo di esse, di che cosa trattiamo esattamente? Xavier Thévenot - E vero, la parola morale ritorna oggi di moda, eppure è una parola impolverata, anzi démodé. Ad esempio, quando qualcuno ci fa la lezione, gli diciamo: Ci fai la morale, e credo che spesso le persone pensino che morale sia una parola peggiorativa, dicono cioè: I suoi divieti sono come tanti posti di blocco che ci impediscono di vivere. Perciò oggi si preferisce la parola etica. Ma per me sono equivalenti. Che cos è la morale? La morale è il tentativo di riflettere sulla domanda. Cosa devo fare?. Dunque il problema del dovere. Cosa devo fare? Ma in vista di che cosa? Per realizzarmi come uomo o come donna. Alla fine dei conti la morale è questo: la messa in luce dei passaggi obbligati per accedere al gusto di vivere, alla gioia di vivere. E qualcosa di molto positivo. Niente a che vedere con un complesso di divieti. D. - E questa morale, da dove viene? X.T. - Da dove? E una domanda davvero complicata. In ogni caso, di sicuro non dal cielo. Chi ha visto I dieci comandamenti di Cécil B. De Mille potrebbe pensare che cada dal cielo come in questo film. Niente affatto! La morale sorge quando cerchiamo la risposta alla domanda: Che cosa devo fare?. E quando mi pongo questa domanda? Quando ho perso le mie certezze. Non so più che cosa devo fare. Allora mi dico: Vediamo dov è la via per divenire uomo, per divenire donna. Questa domanda sorge sopratutto quando sono posto di fronte alla sofferenza. Quando soffro, infatti, non so più nemmeno chi sono. Non so più nemmeno, al limite, se vale la pena vivere... Allora la morale sorge quando, messi alle strette dalla domanda della sofferenza e del male, decidiamo di scommettere nella direzione indicata dal dire: Vale la pena vivere. Quando decidiamo in favore del gusto di vivere, in favore della felicità... E la morale è ciò cui mi obbligo, quando ho deciso in favore della felicità. D. - Ma allora in morale si deve mettere tutto sullo stesso piano? Per fare degli esempi: si deve amare, dunque non devo usare la pillola contraccettiva. X.T. - Ha perfettamente ragione nel dire che ci sono molte differenze tra i comandamenti della morale, e spesso proprio per non fare queste differenze si rigetta in blocco tutto. I filosofi - cerco di essere il più semplice possibile - distinguono spesso in morale tre dimensioni. In primo luogo, se si vuole, la dimensione universale, cioè una dimensione che si ritrova ovunque, in ogni paese, e che deve ritrovarsi in tutte le scuole di pensiero etico... Alla fine questa dimensione universale si riassume nel precetto, nel comandamento più importante, cioè quello dell amore. Ama il prossimo tuo come te stesso e, se sei cristiano, ama Dio con tutto il tuo cuore, tutta la tua anima, tutta la tua forza. Soltanto - com è evidente - l amore è certo un buon comandamento, ma è vuoto. Amare non mi dice affatto se essere a favore o contro la bomba atomica. Amare non mi dice affatto se praticare o no l inseminazione come donatore anonimo, o se separarmi da mia moglie o da mio marito di fronte a problemi di coppia. Il comandamento dell amore perciò esige assolutamente di essere reso particolare. Siamo così alla seconda dimensione, la dimensione particolare che cerca di esplorare i riferimenti precisi per tentare di mostrare i percorsi dell amore nel concreto. Ad esempio: non si deve mentire. E cosa buona lottare per la giustizia, magari con uno sciopero, ecc. Si tratta dunque di trovare dei riferimenti, ma questi non sono ricette. Non funziona tutte le volte. A cosa serve un riferimento? Essenzialmente a due funzioni. Innanzitutto a riattivare la mia memoria. Alla fin fine un divieto morale è qualcosa che mi dice: Ricordati. Ad esempio, davanti al dramma di una donna 26

19 incinta che ha scoperto di attendere un figlio con una grave malformazione, cosa mi richiama il divieto di abortire? Ricordati dell esperienza di quelli che ti hanno preceduto.... Essi hanno sperimentato che la generalizzazione dell aborto destruttura il tessuto sociale. E la seconda cosa che mi permette il riferimento, è di obbligarmi a prendere le distanze, di fare un passo indietro da quanto ha di inquietante, affascinante o drammatico tale o tale altra situazione. E mi dice: Ricordati che le tue azioni private hanno sempre una ripercussione collettiva. Dimensione universale: l amore. Dimensione particolare: i comandamenti concreti. Ma rimane ancora la dimensione singolare, cioè il fatto che ognuno di noi è assolutamente unico al mondo. Non esistono due persone uguali. Così, malgrado tutti i riferimenti possibili e immaginabili, l uomo, la donna, il cristiano, la cristiana, dovranno decidere in situazioni spesso conflittuali, poiché tutti i comandamenti non sono possibili contemporaneamente. Ad esempio, non è compatibile salvare un ebreo e non mentire a un nazista. Così, in alcune circostanze, sarà necessario trasgredire una regola per salvare un comandamento più importante. E proprio questa dimensione, quella che chiamiamo singolare, che ci ricorda che alla fine non c è mai una dimensione perfettamente pura nell agire morale. D. - Giunge il momento in cui ciascuno deve decidere personalmente, rinviato al suo libero arbitrio. X.T. - Sì, dobbiamo decidere noi e non trincerarci dietro a versetti biblici, o alle parole di un papa, o a delle norme. Dobbiamo decidere noi, ricordandoci, tutt al più, che l azione è sempre opaca, che tutti i valori non sono compatibili contemporaneamente. D. -Torniamo al problema della sofferenza. Ogni uomo, prima o poi, deve fare i conti con essa. Da quando ha ricevuto il soffio della vita, egli vi vede la morte, passaggio terribile che per noi cristiani però apre le porte all eternità. E molteplici sono i volti della sofferenza: quella fisica e quella morale, spesso più distruttiva della prima... E si parla anche di sofferenza espiatoria... X.T. - Nel discorso cristiano ai malati continuiamo a sentire: Offri la tua sofferenza. Contro tutti e tutto va detto: la sofferenza non è gradita a Dio, altrimenti Dio sarebbe sadico. Che cos è allora gradito a Dio? Che dentro la mia sofferenza, tentato di chiudermi in me e, talora, di disperare, io cerchi di umanizzarmi: questo piace a Dio. Così, dicendo: Offro la mia sofferenza compio una scorciatoia del linguaggio. In realtà, dico: Offro il dono che Dio mi fa per umanizzarmi proprio dentro le mie sofferenze che mi disumanizzano. Per il discorso dell espiazione, credo invece che ci sia un equivoco... In realtà, espiazione nella Bibbia significa ricostituire una relazione. Lasciarsi riconciliare da Dio... E Gesù Cristo che ci riconcilia. In altre parole, Dio non vuole che noi espiamo, Dio vuole perdonare, cioè farmi dono di un futuro quando io vorrei andare a picco nella sofferenza. D. - E allora che fine fa la sofferenza redentrice? X.T. - Redenzione! Ecco un altra parola, la redenzione.in realtà, nel lessico biblico significa liberazione. Ma la sofferenza non è liberatrice, quindi non è redentrice. Insomma la sofferenza è qualcosa di alienante... Che cos è redentore, allora? Il tentativo di rendere ancora una volta più umana la mia vita, quando ho tutti i motivi per lasciarmi disumanizzare dal male che m prende. Solo l amore redime, la sofferenza mai! Intervista tratta dal libro: Ha senso la sofferenza? di p. Xavier Thévenot - Ed.qiqajon (2009) 27

20 Questa pagina è da strappare!! ma prima deve essere compilata. Poi è da consegnare in chiesa nell apposito contenitore. QUESTIONARIO SUL BOLLETTINO DI SAN PAOLO Il bollettino della parrocchia Vita Nostra è presente nelle nostre famiglie fin dal lontano In tutti questi anni ha cambiato più volte veste, contenuti e numero di copie stampate. La redazione, per migliorare ancora, vuole dare voce ai lettori, proponendo questo questionario. BARRARE LE CASELLE CHE INTERESSANO 1 Ricevi regolarmente le due uscite del bollettino? SI NO 2 La consegna è precisa e puntuale? SI NO 3 Il formato, la stampa, l impaginazione sono di tuo gradimento? SI NO 4 Nella tua famiglia (composta da persone) chi lo legge? solo gli adulti adulti e ragazzi nessuno 5 Chi della tua famiglia legge il bollettino, frequenta anche la nostra chiesa? SI NO 6 Se non frequenta la chiesa, desidera ugualmente ricevere il bollettino? SI NO 7 Le due uscite annuali (Natale-Pasqua) andrebbero aumentate? SI NO 8 Le notizie e gli articoli, e il loro taglio, sono di tuo gradimento? SI NO 9 Che giudizio complessivo dài alla pubblicazione? (voto da 1 a 10) 10 Ci sono argomenti non trattati che vorresti vedere pubblicati? Per esempio quali? (suggerisci: ) 11 Che cosa manca e che cosa vorresti cambiare? (suggerisci: ) 12 Pensi che il bollettino possa essere strumento di catechesi? SI NO 13 Visto il costo elevato del bollettino (12mila copie), ritieni che potrebbe venire distribuito soltanto in chiesa anziché a tutte le famiglie del quartiere? SI NO 14 Se dovessimo continuare a inviarlo a tutte le famiglie, pensi che potresti eventualmente dare un piccolo sostegno economico? SI NO 15 Elenca qui, se vuoi, tutti i tuoi suggerimenti e/o le tue critiche: Tu che hai gentilmente compilato il questionario, di che età sei? fino a 20 anni anni anni oltre 60 anni COMPILA SUBITO, STRAPPA LA PAGINA E IMBUCA NELL APPOSITA CASSETTA IN FONDO ALLA CHIESA ENTRO L 8 MAGGIO Ti ringraziamo per la collaborazione 32

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