IL SOGNO DI DIO. P. Paolo Turturro

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1 IL SOGNO DI DIO di P. Paolo Turturro

2 Celebro la libertà Valanga del male non puoi portarmi con te nella caduta. Ti frantumi in mille pezzi addosso alla mia volontà. Il mio amore non è repressione di atti da fare, ma è esplosione di bene di me stesso all altro. Può entrare il gelo nelle mie ossa, ma non mi agghiaccio. Lassù non si tumulano i cadaveri. Dentro il sudario custodisco il fiato divino. Non scendo nella cantina senza lampada, anche se il vino, a volte, brilla più della luce. Mentre soccombo al tumulto delle calunnie, tiro fuori dal cuore le speranze più giovani e più ardite. Tiro fuori il pane dell eucaristia che Dio spezzò per me nella notte del tradimento. Tiro fuori l unzione sacerdotale che mi costituì dispensatore della sua Parola. Tiro fuori la sorgente zampillante del battesimo, che mi rese figlio di Dio. Tiro fuori la profezia che svela ai poveri le verità nascoste dai potenti. Tiro fuori la bontà di porre l altra guancia all impossibilità di picchiare ancora. Tiro fuori il perdono che inonda di quiete chi si è venduto all odio. Tiro fuori la grazia di accogliere con delicatezza tutti nella dimora della vera pace. Appendo alle grucce del passato ogni collera e sdegno. Non raccatto sillogismi o bellezze effimere. E già primavera. I pioppi alle finestre mi fioccano lanugini di neve. Mi trasporto laddove il cuore non muore. Mi devo abituare al distacco. A morire dentro le cose. I ciechi cosa cercano in cielo? La luce che dai loro occhi è fuggita. I miei libri non sono dei cadaveri e domani neanche delle mummie. Sboccio i petali a una rosa e le mie mani profumano di speranza. Non horror vacui. Non ho paura del vuoto. Nel vuoto non esiste il dolore, né il patire. Hic manebimus optime. Si può restare ottimamente nel vuoto dell esistenza. Nel vuoto del patire, nel vuoto dell ansia. Qui, si, senza piantare altre lance, altri dolori, altri inganni. Qui, si, dove solo abita Dio. Qui sulla soglia dell eterno, ad limina Dei. Qui, non pretendo di piegare Dio, né di scatenare l inferno. Qui nel silenzio del vuoto, Dio mi rivela. Qui invento, qui agisco, qui dispongo, qui rammento. E il vortice del silenzio che abita il vuoto. Da una mia idea mi puoi conoscere. Ciò che penso, affermo. E un mio difetto. Ma non ci posso fare niente. Ab uno disce omnes. Annullo dentro me le leggi violenti che opprimono la libertà dell uomo. Solo i posteri lontani, molto lontani, carpent tua poma nepotes, coglieranno i frutti vantaggiosi delle mie intuizioni. Sferzo i costumi con le mie satire distaccate. Non ho scritto nessuna commedia. Ma le mie parole sono sagaci, astute da ridere il male, con sarcasmo. Sono libero di scrivere. Non devo rendere conto a nessuno. Non ho un contratto da pagare. Penso libero, senza essere pagato. Carmina mea dant panem. Il pane della giustizia e della speranza. Le mie idee non sono che l inizio della metamorfosi del creato. Le pietre restano lo stesso. La testa di masso non cambia. Ceteris paribus. Le mie non possono restare sempre uguali. Ma non cambiano secondo i soldi. Hanno dentro di sé il germe della ribellione e dell evoluzione. Ecco il punto di appoggio cercato nei secoli. Può muovere persino il cielo. Da ubi consistam. Si, ogni idea è un punto di riferimento per rinnovare la terra. Non accetto le idee morte. Né con gli stessi costumi. Non accetto de facto i re, i principi, gli imperatori. Anche i princìpi cambiano. Sono libero di eleggere nessuno. Non ditemi che i miei

3 gusti sono da discutere. Non ho gusti illeciti, ma idee che si sviluppano, anche se non piacciono. Non ho attacchi da insetti e da animali repellenti. Il mio delirium tremens sconquassa il tempo e lo catapulta nell abisso. Non è un facsimile dei terremoti del ventre della terra. E un delirio unico che sprigiona solo intuizioni. Non ho in me festina lente. La mia mente è un vortice che innova ogni cosa. Non mi muovo con la forza d urto. Mi dissuado dallo stare fermo. La mia forma mentis non è dovuta a nessuna educazione, ma solo a Cristo che mi ha esploso dentro le sue beatitudini. Le mie idee non si spezzano. Frangas non flectes. Non sono rigido. Né duro di cervice. Ma mi puoi spezzare, non mi piegherò mai ai tuoi inchini e voleri. Sono libero di scattare lontano da te e di scalare. Non ho chiodi sotto i piedi. Salgo con i denti e con la mia volontà. Hoc erat in votis. Il mio desiderio è che mi perda nel pensiero. Celebro la mente. Quante sesquipedalia verba nei politici. Sembrano le loro parole uscite dai piedi. Roboanti. Lunghe come piedi da calciare via. Non voglio paragonare le mie opinioni con quelle comprate con il denaro. Tu non vinci, perché stampi. Io vinco, perché non stampo. Le mie dita sono fiaccole, luci per indicare la via. Le mie dita spengono la luna e la incartocciano nell imbuto di carta di giornale. Le mie dita calamitano il sole e lo frantumano in gelide e archeologiche pietre. Le mie dita scolano il mare nelle mie vene. L oceano è meno profondo del pozzo del mio pianto. Il passato è imballato. Il presente è sfuggente. Il futuro non è spento. Questo nostro amore è oltre. E asceso al cielo. Costruiamo verità nuove, mai ascoltate, mai scoperte prima. Non digerisco i sassi. Il mio spiritus durissima coquit. Tuttavia il mio spirito non digerisce il male della terra.

4 Cerco il junior mentis Di giorno chiedo consigli al più giovane. Di notte al più anziano. Ho uno scatto contro il male e alle sue ingiustizie, immediato e naturale. Guizzo a tuffarmi sempre più in alto. Non ho stop mentali. Sono sempre aperto al divenire, anche se nel volto non solcano più lacrime, ma gocce di sangue. E arduo consacrarsi alla verità. Ma chi può far tabula rasa del bene? Non ci riuscirà nessuno. Non scommetto con il male. Non scommetto mai. Dentro, nell androne dell anima, adoro il Tantum ergo. Mistico antico canto della purezza dell eucaristia. Il tempo consuma tutto, eccetto lo spirito. Tempus edax rerum. Il tempo non guarisce tutte le ferite. Tertium, odie, datur. Ecco: non esiste, esiste, forse. Alle due proposizioni contraddittorie si propone oggi una incerta. Se è incerto, la possibilità c è. Non medito su un calepino. Ho riflettuto dentro non solo tutte le enciclopedie del sapere dei secoli, ma ogni intuizione che deve ancora avvenire. Lo spazio c è, si spoglia, è nudo. Vi posso annotare dentro chi e che cosa voglio. Comincio a disegnare il volto di Napoleone. Il vento lo vacua nel nulla e nella bufera della Siberia. Scrivo dentro il Colosseo. Sento le grasse risate dei romani sulla carne dei gladiatori. Poi un canto mistico dei martiri che ascendono oltre le bestie, oltre le grasse risate della carne. Al Foro Italico impera Nerone con la sua testa zeppa di muco e di follie. La sua corona di sdegno vola nello stagno e si taglia le vene. Lui che zimbella la cetra di Roma d incendio. Non sono una vox clamantis in deserto. Appena appena mi sento. Tuttavia odo le verità dei secoli. Dal naso di Nerone esce un barile di muco. La medicina funziona nel corpo, ma non spurga il suo spirito. La ville lumière non è stata mai abitata dalla gente. Dalla ville lumière scappa persino la ragione. E una città che illumina poco. Vi stanno solo pittori pagati, artisti molli, scultori senza spina dorsale. E una villa spenta da fatui attori e da sciocchi commedianti. Io abito nella città dei pascoli e degli armenti. Custodisco con viribus unitis il cielo. Con tutte le forze unite alla pace. Non ho una voluptas dolendi. Non sono masochista dello spirito. La croce è tutt altro dono. E un esplosione di risurrezione per tutti. E la condivisione, da parte di Dio, di tutte le torture inflitte alla gente. I nostri referendum non sono altro che una compravendita di voti e di affari. Nei nostri referendum c è l ostracismo delle nostre libertà. E il refugium peccatorum degli affari. Io preferisco la Vergine Santa. Lasciatemi senza diritti, ma con la consapevolezza del sapere e dell umiltà. In questo esilio ho fatto repulisti della mente e delle scatole nere dei dittatori. Sono uscito più fresco e più battagliero. Il mio spirito non è una res nullius. Pur aperto a tutti, è di Dio. Dove nessuno può sporcare. La bontà non respice finem. E se stessa il fine del bene. Il diavolo non è un revival, anche quando Dio sulla croce muore. E solo uno spasmo di peccati. L ora della morte precipita.

5 Si annienta sulla croce di Cristo. Ruit hora. Ho la forza di rovesciare ogni progetto di guerra. Si chiama amore. A volte chi fa l amore, fa più di una guerra. Sono esperto di ogni tecnica di bene. Oggi i governi amano le dee del denaro. Non più la salus populi. Il mio pas-seul della mente garantisce l avvenire non solo al pensiero, ma al bene pubblico. Il leader politico ha visto allo specchio la sua pole position scendere molto in basso. Non gli bastano i soldi per risalire e sollevarsi. In genere i ladri hanno sempre le mani in tasca o sotto il poncho. Neanche loro stessi riescono a vederle per la loro rapidità dei movimenti. Tuttavia ognuno può cambiare mestiere. Anche san Paolo, quantum mutatus ab illo, dal giorno di santo Stefano. Nessuno ha paura delle acque tranquille. Eppure sono le più pericolose. Non vale quieta non movere. E la rovina di tutto. Meglio discutere che arrivare alla distruzione totale attraverso l indifferenza. Non sono una rara avis. Un divino da non poter raggiungere. Respiro anch io. Sudo anch io. Lotto anch io. Urlo anch io. Mi scoraggio anch io. Ho un grave difetto: la ratio greca. Quella latina la lascio ai governanti di bassa lega. Quella latina è fatta di spade e di monete. Non diversa dalle nostre spade, dai nostri dittatori. Cerco il junior mentis di giorno. Il senior mentis di notte. Forse l ho trovato nei pascoli delle mandrie e delle stelle. Il giovane è sempre più fresco nella mente. L anziano è più ricco di esperienze. Uniti insieme sono una bomba atomica di cervello.

6 A gocce a gocce rinnovo la società E un pericolo in casa, quel tappeto. E una trappola per scivolare. Quante volte l ho nascosto. Quante volte l ho arrotolato nello cassetto dell armadio. Ma la suora me lo scopre sempre e me lo prepara nel corridoio per un ruzzolone. E una devozione! Repetita juvat. Ho fatto un patto con la mente, ab antiquo. Voglio essere sempre retto. Soccorro chi cade. Rinnovo ab imis fundamentis questa pozzanghera di società. Comincio con il silenzio. Le medicine più salutari sono amministrate a gocce a gocce. Cerco ab intus,dal di dentro, il germe ancora sano e non intaccato dai virus malati. Ab ovo usque ad mala. Si, dall inizio alla fine. Svuotarla tutta dal male e riempirla di bene. Ma chi te lo fa fare? Rischia l identità umana. E una bestia e nessuno se ne accorge. Non voglio finire serpente. Lo so che è un caos ingovernabile, per questo non abstine et sustine. Non mi astengo, anche se sopporterò supplizi fino alla morte. Sostengo gli umili e gli afflitti, anche se nella sofferenza altrui si aprono le proprie piaghe. Il dolore aggiunge pietà e corregge i vizi. Ora sono tenuto a cose impossibili. So che è un esilio ad interim, per questo mi affretto a spaccare il mondo e le zolle dure della sua ostinazione. Quando si è liberi, purtroppo si dimentica di fare il bene. Ora è una battaglia aperta, à la guerre, comme la guerre. E la guerra del bene. I buoni devono essere astuti come i serpenti. Qui rubano a deux bras. Hanno mani da sfinge indiana. Rotolano segreti e carte, tanto che tu sei il ladro e loro gli innocenti. La fortuna è stolta e non aiuta gli audaci. Essi hanno il fuoco nelle vene. La fortuna ti accende e subito ti spegne. Non mi abbandono al fato. Non mi rilasso all inerzia. Ardono in me le intuizioni di nova facenda. Sono a volte stanco, vorrei un po di quiete. Solo il giusto può ricostruire le fondamenta scosse e spezzate. Ricomincio a ricostruire una società nuova, senza infiltrazioni di azioni malvagie. In altro luogo, in altro ambiente. Ho celebrato dentro di me l eucaristia. Ora sono sereno. Contemplo dentro l infinito progetto di Dio. La vita è un infanzia di poesia. Nessuno la può abbattere. Chi può scannare la lirica? Chi può scannare la musica? La poesia e la musica sono la cicuta dei dittatori. Ne diffondo abbondantemente. Cerco la terapia giusta per la società. Se potessero comprare dieci anni di giovinezza, tutti chiederebbero l elemosina sotto i ponti. La giovinezza non si fa comprare. Io ho la giovinezza dello spirito. Le sue mani nel servizio sono un inno gregoriano, imbevute di umili devozioni. Rimugino il volere. Oggi voglio tanto che non lo posso avere. Non voglio avere cose. Voglio essere. Voglio il resto della felicità, che manca al

7 cuore. Mi accontento alla sera del poco che mi dà il giorno. Non mi metto a sorridere di me. Almeno mi compatisco nel sapere che non arrivo a ciò che voglio. La società è da purificare tutta. Ci vuole molto tempo. Non ho paura di pensare, anche se mi fa penare. Non ho l oscurità dentro me. Vedete. Sono chiaro. Ciò che dico, non è diverso, da ciò che penso e reputo. La ricerca della verità mi avvilisce, specie quando questa si infrange contro gli omissis. Le menzogne sono fiumi sotterranei che si sa chi li ha inventati e dove vanno. La flebo della pazienza, a gocce a gocce, ci svela le verità e purifica la società. Il male ha un origine oscura. Viene dalle blatte. Vomitato tutto, cominciamo daccapo. Lo spazio è libero. Si può cantare, danzare e vivere.

8 Anima mia E ritornata la volpe a divorare le piste atletiche con vampe di secondi. E ritornato a gridare: Bombardate il sole. Schizzate sugli scogli la luna. Distruggete il cielo. Sradicate le foreste. Avvelenate gli uccelli e gli animali. Imballate l universo nella cantina. Cominci un nuovo giorno, un nuovo vivente. Quante terapie come placebo per acquietare psicologicamente l ammalato. Oh! se sapessero come li prendiamo in giro, lontani dalla guarigione. Lo specchio non è il flashback delle persone, né dei ricordi. Per calmare un ferito si inventano tanti motivi di scuse, che l ammalato già sa. Ho imparato nei silenzi il ritmo mistico della preghiera. Il battito del cuore l ho accordato agli inni del mattutino e della sera. Io non sono quello che leggete fuori. Non il deserto, ma l odio è il luogo dell oblio. Anima mia vola via. Anima mia corri via, lassù lontano dai sogni miei e dai giorni miei, da quest odio nero della gente. Anima mia non ti fermare quaggiù a contemplare ciò che finisce. Il resto qui è morire. Anima mia qui è un terrore antico vivere e respirare. Anima mia vola via prima che il sepolcro sia la tua bara. Anima mia qui non c è nessuno a piangere e a pregare. Anima mia hanno ucciso il cielo e tu non puoi vivere in nessuna via. Anima mia qui si son venduti tutti alla notte. Almeno un intervallo di luce in questa notte oscura. Anima mia nessuno più sente il tuo palpito, nessuno il tuo anelito. Io ancora sento. Ti sento con il bacio della mia bocca. Ti sento con la carezza delle mie mani. Ti sento con il fiato delle mie labbra. Ti sento con il respiro del mio cuore. Anima mia vola via. Presto tutto in noi diventa sabbia. Presto tutto in noi diventa deserto. Anima mia la luce non ha fessure. Tu sei un oasi di certo. Sale ciò che scende e la croce è riversa all ingiù per terra. Nell anima non pesa l infinito e il corpo è una perla, non è il confine dello spirito. Anima mia non sei una città lontana, sei la mia campagna. Anima mia i fiori sono i violini e le margherite le arpe nelle tue vene. Anima mia sei il mio giardino. I torrenti sono i miei pensieri e il pianoforte sono le mie dita. Anima mia sei il mio sentiero. Gli alberi sono i miei passi e le foglie le mie parole. Anima mia sei il mio Te Deum. La mia voce è lo spirito che inneggia eternità alla mente. Anima mia sei la mia musica. Il mio cuore sono le note e il mio polmone è la tua sinfonia. Anima mia sei il mio atelier. I miei occhi sono i colori e le mie vene i tuoi pennelli. Anima mia sei il Veni, creator a cantare il cielo dentro un orcio di terra. Anima mia sei il mio mattutino, dove arpeggiano santi e profeti. Anima mia sei il mio magnificat, dove le lodi più soavi sono elevate alla Vergine. Anima mia sei il mio libero canone, dove consacro il pane per le mense universali. Anima mia sei il mio requiem, dove non muoiono i pensieri.

9 Anima mia sei il mio delirio che flotta dalla terra il cielo. Anima mia sei la culla, dove l universo ha cantato le più belle ninna-nanne dei tempi. Anima mia non sei l uragano, non sei la tempesta. Anima mia non sei una guerra, né una battaglia, dove tutti si allenano o si uccidono. Anima mia sei una primavera, dove Botticelli ha dipinto amori e pensieri. Anima mia sei il mio anello, dove si sposano gli angeli e i santi. Anima mia sei il mio sguardo aperto come l orizzonte, luminoso come il giorno. Anima mia sei la mia coscienza, saggia di capire il bene e di rifiutare il male. Anima mia sei la luce in questo baratro di tenebre e di guerre. Anima mia sei lo spazio, dove cieli, fiumi, sorgenti, foreste, monti, stelle, firmamenti navigano felici. Anima mia non sei una mummia, dove si calpestano le ire e le passioni. Anima mia sei l ala di riserva per volare oltre le nostre visioni. Anima mia sei il mio letto, dove abbraccio nell amore l immenso. Anima mia vivi senza mai morire. Spiri senza mai spirare. Anima mia, dentro me, sei un invisibile silenzio. Anima mia sei il mio giorno che non conosce la sera. Anima mia sei il mio pianto a sorgente di vita. Anima mia sei ciò che non può finire. Anima mia sei mia madre, mia moglie, mio figlio. Anima mia

10 Non so quando Nessuno trama del male a se stesso. Il mio confine non è il mio corpo. Anzi non ho confine. Non sono il centro dell universo. La mia anima non ha bunker. E uno spazio libero per nascere, per non finire, per restare camminando. Dentro mi danza l acquavite che genera vergini pensieri. Dentro non ho un camper, dove abito tutto solo. Viaggio libero in compagnia. Sono condizionato solo dall amore. Anche Dio è condizionato dal fermento della Trinità. Amo i giardini di Dio e in casa e nei viali ho molte siepi di ligustro e di tulipani, anche se non ho il cameriere per annaffiare le piante. Non so quando passeggerò nel tuo giardino. Non so quando assieme ai tuoi passi lassù camminerò valli e colline. Non so quando mi tufferò nelle tue acque. Non so quando stringerò le tue mani lungo i sentieri dei tuoi prati. Non so quando i miei occhi si immergeranno nei tuoi. So di certo che quando vedrò il tuo volto, io per tua misericordia, non arrossirò. Non mi stancherò della tua eternità, anche se avrò nostalgia del respiro dei fiori e della dolcezza dell amore. La libertà è l infinito, dove l uomo può spaziare. L umanità è il primo giardino della libertà. Ho sete di tale libertà. Non ho avarizia dell oro. Non auri sacra fames. Chi può liberarmi dal tempo? Nessun dittatore libera. Non libera Mosè. Non liberano gli americani. La loro libertà è l ombra della schiavitù. Dio ha dato all uomo la possibilità di liberarsi dal corpus temporis. La morte è la libertà dal tempo. La vita è la divina passione di Dio. Siamo un suo amore. Siamo un suo pensiero. Solo in un pensiero perso, Dio perde e si perde. Noi, in Dio, non possiamo trascinare neanche una minima porzione millessimale del nostro male. Tale è la trascendenza della sua misericordia. Qui sulla terra basta un cocainomane a trascinare il mondo in una guerra mondiale, non dichiarata. In noi non c è nessuno assoluto. Non sapremo niente di supremo. Non sapremo che solo niente. Ci scopriremo a meraviglia di essere solo un atto di amore. L atto di amore non è impersonale. Ogni individuo non è mai impersonale con Dio. E un facciamo in diretta. Siamo stati fatti da tanti. Siamo dentro Dio, con Dio, con la sua sapienza. Non siamo soli. Rinuncio a tutto, Signore. Al mio corpo. Ai miei occhi. Al mio volto. Alle mie mani. Al mio cuore. A tutto. Ma non rinuncio a non dover essere più coscienza. Terra dove abiti. Terra dove parli. Terra dove ami. Terra dove crei. Non rinuncio a questa tua grande impresa. Non rinuncio a questa tua grande potenza. Noi siamo tua coscienza, tua figliolanza. Qui solo mi inebrio di Dio. Il creato non è il limite di Dio. Non è il suo confine. O Dio, tra le mani ti morivano le cose, l erba e i fiori alla sera rinsecchivano. Alla gioia dei giorni del creato, alla festa della nascita, tu poi morivi di pianto, alle foreste, agli uccelli che divenivano presto deserto. Quale essere che tu creavi ti poteva placare alla morte delle cose? Alla fine di ciò che tu creavi? E il tuo dramma. Noi non

11 lo conosciamo. Che sono i nostri dolori, dinanzi al tuo patire? E mentre creavi l infinito, restavi sempre più solo. Oh! chi ti poteva placare, o Dio della vita? L attesa nel creato e del creato fu lunga. L attesa fu dolorosa, come un parto. L attesa fu quasi infinita. Un attesa che saliva dall abisso del nostro aprirci; quell essere che ti somiglia. In lui tutto cresceva, fioriva, maturava. In lui tu non avevi speranza. Era certo. Era sicuro il tuo fiato. Era uomo. Era donna. Un alito uguale tra loro. Unico tra loro. Uguale a te. Un respiro del tuo stesso respiro. Un passo del tuo stesso passo. Un pensiero del tuo stesso pensiero. E tutto nell Eden fioriva. In lui nessuno moriva. In lui ogni cosa prendeva vita e nome. Oh! chi ha tradito quel tuo fiato? Chi ha fatto morire quel tuo respiro? Come è possibile lo spasimo di questo tuo respiro? Come è possibile il peccato in questo tesoro di grazia? Forse noi non siamo mai nati. Forse noi non siamo mai morti. Chi può nascere in questo immenso caos? Chi può morire in questo immenso atto d amore? Può morire il tuo creato, quando muoiono le cose? Che tragedia vederti morire tra le mani le cose. E la tua croce. E il tuo dramma. Il dramma è Dio. Come hai potuto resistere a guardare nelle tue mani il cuore del creato, che moriva? E poi nelle tue mani, non più l argilla, ma la sabbia senza respiro? Chi può farti uscire da questo dramma? Chi da questo teatro? Eppure tu non hai scolpito una formella che nel tempo si sgretola. Tu non una statua che si muove solo nelle emozioni di chi la guarda. Dimmi come soffri nel vederci morire? E come tu muori? Era necessario il tuo creare. Era necessario il tuo amare. Era necessario il nostro morire. Il nostro morire è non arrossire. Il nostro morire è nascere Dio. Questo è forse morire? Morire è questo. Che bello questo morire. Io voglio morire.

12 Questa donna Avresti potuto fare cose così belle, se non fossi stato qui con me, a meditare e a riflettere? Voglio il tuo crisma, Signore. Ungimi d olio profumato il capo e plasma d unguento sacro il cuore. Eccomi: sono quello che vuoi. Avevo sognato con Cristo questo dialogo e nel sonno avevo versato lacrime sulla tomba dei martiri. Le lacrime scese sui prati, germogliano primule e girasoli. Ma io avevo sognato e i prati erano senza fiori. Tutti vogliamo aiuto e presto siamo aiutati. Chi dagli uomini, chi dal cielo. Dal cielo che può venire? Studia e vedrai che nella terra noi ritorniamo. Ognuno torna a casa sua. E chi non ha casa, sotto i ponti e sotto i cartoni. Quella notte fu d uragano. I fuochi ardenti nelle case e Cristo sul monte degli ulivi a pregare. Alla mattina si recò presto sulle lastre lavate nel tempio: e qui: Ecco, la notte si prostituisce. Questa è la donna, in flagrante adulterio. La notte nasconde non solo il peccato. Dicci maestro: questa donna è un adultera. Non basta l uragano per lavarla. Mosè ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu vuoi insegnarci qualcosa di diverso? Su, maestro della sapienza e della bontà. Dio alla prova. Quante volte nella vita. Quanti esami guardati dagli altri. La morte è l ultimo esame. E Cristo già accettava e si apprestava. Quanto soffrire. A che tanto patire? Quante lacrime scendono nel cuore per non cambiare? Questa donna. Questa donna. Perché indugiare ancora. Sono pronte le nostre pietre. E tu chinato a terra giochi con la sabbia? Rispondi. Oh! Perché non ci dai il tuo parere. Non si può fingere su questo male. Questo male è un fuoco: appassiona anche qua dentro, si nel tempio. Prima che incendia, è meglio spegnerlo. Fuori, fuori dal tempio questa donna. Fuori, fuori dal tempio prima che macchi di sangue il tempio e sporchi il mare di bronzo. Trascinatela fuori, là per terra. Qui le nostre mani sono pietre. E tu, Signore, scrivi. Scrivi dentro. Scrivi nel cuore. Oh! Solo tu sai leggere il cuore. Noi le membra. Noi il male. Scrivi. Noi laceriamo le carni. Tu laceri il cuore. Chi di voi è senza peccato poi scagliasti la tua voce scagli per primo la pietra E ancora chinato sulla sabbia, fina di peccati, infinita di errori, scrivi. Scrivi il mio, il nostro peccato. Pietro: ecco i tuoi. Dal più anziano al più giovane se ne andavano. Giovanni: ecco i tuoi errori. Alberto: ecco la tua rabbia. E la terra, solo la terra si riempiva di peccati. E la terra, solo la terra ruggiva di errori e di falsità. E uno per uno, dal fariseo più anziano al più giovane scriba ti hanno abbandonato. Donna dove sono? Chi? I farisei? Gli scribi?

13 Dove sono? I peccati. Sono andati via. Non ci sono più. Nessuno ti ha condannata? L innocente non ti può condannare. E rimasto solo l innocente. Solo l innocente con lei a piangere. E le lacrime hanno lavato sulla sabbia i peccati. Neanch io ti condanno. Va, donna alla tua casa. Va, donna alla casa del padre. Va, donna al tuo letto non più malato, ma ormai amato. Va, donna a mostrare a tutti l anello. Si, l anello del nuovo tuo vergine sposo. Va, donna e d ora in poi più non peccare. Va, donna, la tua fede ti ha salvata. Va, donna a cantare nel mondo l innocente che non condanna mai nessuno. Chi ama, non condanna mai. Tutt oggi noi ancora siamo pagine di argilla da lavare e purificare.

14 Un testamento d Amore Un vasetto di unguento. Un vasetto di alabastro. Frantumato e versato sul capo da una donna amata. Spandeva aroma in tutta la casa di Simone il lebbroso. Un nardo da far girare la testa dalla intensità del profumo. Dal capo fino ai piedi, unto di profumo. Una sepoltura d amore. Un balsamo: preannuncio di risurrezione. Una donna ai piedi a piangere. A irrorare l amore con le lacrime. A spandere profumo in quella nuova stanza nuziale. Piangere ai suoi piedi. Lacrimare amore e asciugarli con i suoi capelli. E dentro me, anch io aspergo lacrime sul mio quartiere. Aspergo lacrime sui carcerati, sugli orfani, sulla comunità che tanto mi manca. Aspergo gli occhi di pianto e mi commuovo ai piedi di un Crocifisso in alto appeso. Ecco: sia fatta la tua volontà. Il viso gronda lacrime al crocifisso. L mani raccolgono sorgente di perdono. E aspergo le case e le famiglie, le mie famiglie. E aspergo il coro e i ministranti. E aspergo con le mie lacrime chi ancora ha nel cuore tanto rancore. Aspergo e il viso e il volto si illuminano del tuo volto, del tuo amore. Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione. E le lacrime sono più copiose. Oh! La Pasqua assieme! Scendono oltre il cuore. Scendono e sono fiumi di conforto per i carcerati e di purificazione per chi è blindato nell odio e nel rancore. Scendono nel calice, dove anche Dio ha pianto, dove anche Dio ha versato la sua passione, il suo distacco, il suo abbandono: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Prendete e distribuitelo tra voi. Questo è il mio sangue. Anch io, ma non si è riempito il calice di sangue, quel venerdì santo in piazza, a sera, quando sparati, tutti fuggirono lasciando a terra Cristo morto e l Addolorata. Oh! quei colpi. Avessero centrato. Avessero colpito almeno il cuore. Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me. E l eucaristia la Pasqua. E l eucaristia di Gesù Risorto. E l eucaristia che si fa chiesa. E l eucaristia il pane, il risorto del mondo. In Lui siamo tutti uniti. In Lui l amore non ha distanze. Salendo in una pieve di un monte puoi incontrare il risorto. Ti attende, in ogni strada di Emmaus, dove l uomo cerca la pace, ti viene incontro il risorto che spezza il suo pane e ti spiega la sua storia, la tua storia, la storia del tuo amico, la storia di un ammalato di cancro, la storia di chi ha lacrime abbondanti, la storia di chi soffre, la storia di ogni uomo che è la storia di ogni risorto.

15 LA NOTTE DI PASQUA Questa notte viene tutti gli anni. Questa notte viene tutti i giorni. Le donne sono mute al dolore e vestite di panico. Questa è la notte. Quante lacrime. Quanto pianto. Quanto buio nella piazza. Quanta gente sale e scende dalla chiesa. Quante fanciulle stringono al petto le mani dei fidanzati. E la notte del silenzio e tutti in piazza attendono il fuoco. Gira un cero per la piazza, un cero spento. Forze c è speranza che Dio l accenda. Che silenzio in questa piazza. Quanta gente lacrima passi e nel buio ancora si dispera. Nessuno ha una chitarra? O un tamburo? Oh! quanto fanno male queste trottole. Che stridore questo ferro sui miei legni. Che amarezza questa notte. Forse viene una volta all anno. Forse viene tutti i giorni. E la notte della morte. E la notte questa notte. Tutti corrono per le strade. Chi ha palme benedette. Chi ha ceri vecchi e spenti. Chi ha lacrime nel nuovo calice da versare. Chi ha ancora una pistola in tasca. Come è brutta questa notte. Ma questo Dio quando accende il nuovo cero? Quando accende questo fuoco? Oh! è buio nella piazza. E buio in questo cuore. Nessuno si vede, solo il fiato morto si sente. Quanto è denso. Quanto è pesante. Tutti attendono che Dio accenda la speranza. Ecco ci siamo: escono solenni i ministranti, gli uomini bianchi, le nacchere, il turibolo senza incenso, i grani, lo stilo e i rami di olivo da bruciare. Bruciano i rami ormai. Ecco si infiamma il fuoco. Sale in alto, sale più in alto sulle stelle e tutti vogliono raccogliere nelle mani una fiammella. Il prete incensa. Incensa i grani, l alfa e l omega. Poi incide sul cero, forte, profondo il Cristo ieri e oggi. Incide il Cristo, luce del mondo. Tutti si accendono di canto: Grazie a Dio! Grazie a Dio! E Dio la luce. E Dio la grazia. Questa è la notte che squarcia il peccato, squarcia la morte. Questa è la notte che accende i cuori, il cuore del mondo. Quanta argilla in questa terra. Quanto alito in questo cero. Più alto. Più alto il Cristo, luce del mondo. Più alto. Più alto al cielo il si del mondo. Il popolo non scanna più un agnello per entrare in cielo. Lui apre il cielo e tutti vi possono entrare, non solo in chiesa. Il cielo è alto e il canto esulta la terra e gli angeli. Sono radunati da ogni parte. Non mangiano pannocchie, né ceci, né calia. Qui non bevono birra, né ecstasy. Qui è il cero che illumina e sazia. Suona il giorno e canta già la luce. Non più nel cortile al buio. Una fila di gente fino sui gradini a vedere Cristo che in questa notte risorge. Non è qui. Perché cercate tra i morti, il vivente? Non è qui canta non solo il coro. E risorto. Ora la piazza è gremita di angeli e di gente. Ora la piazza è di Pace. Suona il giorno e gli occhi son pieni di gioia. Qui non si uccide un maiale, né si sgozzano i soldi. Qui non c è più una tomba, né un altare da sacrificare. Non sono un fantasma. Né un morto che dalle pareti trapassa. Sono io, qui, il risorto. Oh! il mio costato toccate e nel mio cuore penetrate. Oh! le mie mani stringete e il mio petto abbracciate. Sono io, qui, il risorto. E spezza ancora il pane, fragrante di Dio e di pace. Quanti baci ho dato in questa notte a questo pane. Quanti baci all ostia. Quanti baci alla croce

16 adorata. E ora è qui, presente. Che estasi. Io svengo. Oh! questa notte è la notte dell amore. E la notte del perdono. E la notte nuziale. E la notte dello sposo. E ora è qui, presente. E già va oltre. Donna, noli me tangere. Come toccare Dio? Come possedere Dio? Oh! le nostre mani. Oh! le nostre pagine di argilla non incidono Dio nella creta. Oh! le nostre pagine di argilla si sgretolano non solo al sole, ma al peccato. E il risorto: Venite, venite in Galilea, non solo in Galilea. Venite, salite sul monte, dove ogni uomo in Dio è trasfigurato. Bevete, bevete il vino rosso, il vino rosso si beve nel calice, quello bianco, puro e casto si beve nel cuore. Venite, salite al banchetto del cielo.

17 UN VIAGGIO NEL VENERDI SANTO Stare con lui era sempre un guadagno. Ogni venerdì santo mi accompagnava nei boschi a tagliare la legna e a raccogliere le frasche, a vedere spuntare la primavera. Si ritornava dai monti pieni di lepri, di volpi, di quaglie; e non si arrivava mai. Si vedeva di tutto, il fiume sempre più rigoglioso di pesci, qualche bestia mai vista, una biscia tra le foglie secche sotto i piedi. Con Mario era sempre un avventura il venerdì santo. Mi prendevo un giorno intero per riflettere, meditare; un intero giorno per il ritiro spirituale. Mi cavava da ogni buco un nido di serpi, un ragno crociato e tanta paglia portata dalle gazze in alto, sui rami più grossi dei pioppi e per terra tanti vulcani attivi di granuli di formiche. Non gli piaceva discutere, ma affermava che il venerdì santo è il giorno del silenzio, perché Dio è morto, almeno per rispetto. Lui tagliava corto ai bivi e mi assicurava che non sbagliava mai. Conosceva quella terra, quei filari di vite, quei sentieri di fichidindia, come le sue tasche. Mario era un grande della campagna e certe decisioni le prendeva dopo che a lungo dormiva sotto un pino. Scherzava con le capre e tirava calci ai muli e agli asini. Si fermava sovente lungo i sentieri e guardava in alto. Ecco lassù, prima del convento, c è una nicchia. Nessuno mette più i fiori ai santi. Ogni volta che vengo la riempio di gerani, di margherite gialle e di violacciocche. A me piaceva ascoltarlo, specie i suoi sentimenti e lo seguivo per le fratte ben volentieri. Lassù, nel convento - poi continuò - contano un fatto mai raccontato. Andiamo. Lo narrano ogni venerdì santo. Ci sedemmo in fondo ai banchi. Era un antica liturgia vissuta da tanti incappucciati. Cominciarono le trottole a lamentarsi e i bianchi uomini procedevano alla condanna. Tolle, tolle. E la navata centrale si svuotava. La gente seguiva da sotto le navate laterali. Tolle, tolle. gridavano con le fruste in mano. Che farò del vostro re? Tolle, tolle, crocifige non abbiamo noi un re. Tolle, tolle, chi si fa quaggiù Dio e re. E la navata del coro di destra assentiva con i lamenti: E reo di morte. E l altra, alla sinistra rispondeva: Dio a morte? E perché? Un Dio fallito. Un Dio sputato. Un Dio di polvere insanguinato. Tolle, tolle urlavano gli incappucciati al centro dell altare. Si apriva intanto lo spazio, là sul monte. Là sul cranio, là sul Golgota. E Pilato: Di dove sei? Perché non rispondi? Ah! Che superbia questi dei. Non sai che è in mio potere la tua vita o la tua morte? Questo potere ti è stato dato dall alto di questa terra. Dal tempio. Dai sacerdoti. Per questo chi mi ha consegnato a te, è più colpevole. E il coro rispondeva: Qui sono i chiodi. Qui il martello. Qui la corona. Qui le spine. Ma prima vestiamolo. Forza, su, dai, di rossa porpora. Che stoltezza il potere. Che potere hanno i chiodi? Fare dei martiri. Che potere ha un campo di concentramento? Fare dei martiri. Che potere ha una bomba? Che potere ha una guerra? Il potere dell odio. Si, - riprendeva l altro coro nei chiodi sono sconfitte tutte le guerre.

18 Nella porpora e nella corona di spine sono tutti i dolori e i massacri del mondo. Oh! perché non ti difendi riprendeva l imperatore. Trova una scusa. Trova un sotterfugio. Così ti possa liberare e di te lavarmi le mani. Io posso liberarti. Sentite, farisei, - poi si sedette in tribunale, nel Litòstroto Lo farò flagellare. Quanti colpi voi volete. E poi questo insanguinato che può farvi di male ancora nei vostri giorni? Non sapeva Pilato che quel Cristo sarebbe stato la grazia di tutti i popoli. Il liberatore da ogni peccato. Il liberatore della morte. Hai paura di Cesare? gridavano come cani quelli del coro di destra. Hai paura dell ONU? Hai paura dell USA? Hai paura della bomba atomica? Hai paura di quella nucleare o batteriologica? Dicci di chi hai paura. Il compromesso è la morte della gente. Il compromesso è la morte di Dio. Questo Dio che non trova una scappatoia. Questo Dio che non è capace di convincere a smettere il male. Tolle, tolle. Ecco i chiodi - gridavano ancora gli incappucciati. A terra nudo. Spogliato. Flagellato. Sputato. Negli occhi. Sul volto. Nel fango. Su, avanti, cominciate. E sul monte, sempre su un monte sale l innocente. Qui a terra comandarono i soldati. Qui a terra la croce. Ecco i chiodi gridava il coro a destra. Cominciate. Batti. Batti più forte. Schizzi, schizzi non solo il sangue, ma le carni di Chernobyl, delle torri gemelle, dell Irak. Dov è il martello? Su, il martello, sulla mano destra. Squarci le vene a chi ha il cancro e il midollo a chi ha tumori. Su, più forte. Giù, ficcate più in fondo. Che escano il sangue e tutte le vene. Oh! la tua mano supplicava il coro a sinistra. Quanto amore. Quanto dolore. Quante carezze le tue mani, a tua madre. A Marta e Maria. All adultera e alla peccatrice. Oh! la tua mano sui giovani drogati. Ecco i chiodi riprendeva il coro di destra. Siamo ancora all inizio. Su, l altra mano. Più forte e più in fretta. Siamo in ritardo. Siamo indifferenti al niente. Il sangue non ci fa niente. E il chiodo penetrava atroce l anima del Signore. Penetrava la morte ai carcerati. Penetrava i dolori delle guerre mondiali di oggi mai dichiarate. Oh! la tua mano. Ancora una mano. Oh! non puoi più accarezzare. Sono tutte e due inchiodate. Oh! le tue mani nel crisma del Padre consacrate. E già ora. Siamo in ritardo continuava il coro di destra. Su, ai piedi, colpi duri ai piedi. Non vedete che ancora vive e si muove? Su, via, alla morte. Su, alla croce. E poi in alto. Vogliamo vedere scorrere dall alto il suo sangue. Si, su di noi. Sui nostri figli. Basta. Oh! sangue innocente! cantava il coro a sinistra. Oh! sangue benedetto che scorre nel modo a lavare i massacri, a lavare le guerre. Oh! quanto sangue per noi! Oh! non si può più cantare a tanto supplizio d amore. Issate la croce. Issatela più in alto imperava il coro di destra. Su, in alto. Ficcate il palo nel ventre della terra. Ficcate la croce nel ventre degli innocenti. Ora muore. Lui il santo. Ora muore, Lui il Santo. Ora muore. Lui che ha risuscitato gli altri. Ora si contorce. Ecco ora supplica. Sitio! pregava il condannato sulla croce. Ho sete dei giorni. Ho sete del mondo. Ho sete degli uomini che si nascondono nelle tenebre. Ho sete. Ho

19 sete delle anime. Si, delle anime che piombano nell angoscia, nelle disperazioni. Vedete gridava il coro di sinistra. Vedete come siete malvagi. No. Indifferenti. No, mortali dinanzi alla sete di Dio. Su, alziamo i calici. I nostri calici. I calici del mondo, pieni delle nostre lacrime. Pieni delle lacrime di Hiroskima, delle lacrime della mafia; delle lacrime dei martiri. Pieno è il calice. Pieni sono i calici del mondo. Offriamo noi da bere. Offriamo da bere le nostre lacrime. Ora basta imperavano gli incappucciati. Via da qui. E proibito per voi piangere. Lamentarsi su un condannato, per di più cadavere. Via, via da qui. Per voi é proibito salire sul monte del cranio. Sul monte della morte. Qui a tutti è proibito, salvo ai morti. Qui non urla nessuno. Solo i morti parlano quassù. Via, andate, andate via. E il coro scese dalla navata e andò fuori con lamenti. Muto, con i passi lenti. Muto, con i volti in attesa. Muto, con fiato sospeso. Abbà, Abbà. Tutto è compiuto. Ecco il nostro spirito. Ecco il nostro fiato. E fuori la madre, consolata dal coro entrava. Entrava maestosa, lenta. Al centro dell altare. Ecco il tuo figlio. E una marea di madri abbracciavano i figli trucidati nei secoli. Ecco la tua madre. E una marea di popoli abbracciò Maria, la madre addolorata del mondo. Su, via di qui, - imperavano ancora gli incappucciati. Qui non si può restare. Qui non si può sostare. Non si può vedere un Dio morire. Su, via. Su, via. E con ira e a strapponi violenti li buttavano fuori dell altare. Ora ci siamo noi. Siamo noi a giudicare il mondo. Il monastero zittì. I frati ammutolirono nel coro. I soldati spaventati guardavano il corpo del crocifisso. La chiesa si squarciò in due e la gente dalle valli entrava dentro con fiori, con ceri, con lacrime, con canti, e con lamenti pieni di speranza. Via, via anche voi di qui. Tutti cacciati via. Via, via di qui. Qui è proibito restare. Qui è proibito sostare. Qui è proibito cantare anche un morto, anche se fosse Dio. Un monaco d Arimatea entrò in fretta con un sigillo in mano. Ecco, ecco il sigillo di Pilato. Per il corpo morto e insanguinato. Ecco, ecco il sigillo. Possiamo abbracciarlo e depositarlo. Prendete, tirate giù. Su presto. Su in fretta. La terra non può tenere un Dio morto. Seppellitelo lontano, più lontano che potete. Nel ventre, fuori della terra. Che nessuno veda. Che nessuno lo pigli. Che nessuno lo profumi. Che nessuno lo rubi. Non hanno potuto rubare Dio vivo. Oh! a che serve rubare un Dio morto? Tiratelo giù. Più in fretta e scappate lontano con il vostro Dio morto. Neanche un figlio morto. Tiratelo giù. Nella croce il redentore assieme ai frati. Tutte le genti seguivano Maria, Giovanni e Giuseppe. Andate in fretta. Senza canti. Senza lamenti. Oh! come non cantare le tue piaghe. Oh! come non baciare i tuoi piedi. Io vengo ad adorare le tue mani. E io il suo costato. E io il suo cuore. Oh! è ancora pieno. E denso d amore. E traboccante di acqua e di sangue. Oh! il legno è Cristo, la nostra Croce. Nella croce, in questa croce si è incarnato Dio. Nella croce, il redentore.

20 Oh! come non cantare il tuo corpo, per noi donato. Il tuo sangue, per noi versato? Io conservo dentro di me, una spina: è la mia. Io custodisco i tuoi chiodi, sono i miei dolori. Io nel mio petto, la tua lancia. Ho sete. Ho sete di Te, o Padre. Chinato il capo spirò. Oh! non la morte. No, non la morte di Dio. No, non la morte del sospiro. No, non la morte dell amore. No, non la morte della vita. Oh! no, non la morte della luce. Si è fatto buio in questa chiesa. Si è fatto buio su questo monte. Si è fatto buio su questa terra. Oh! il sepolcro. Dentro la morte. Oh! io attendo. Io attendo, qui dentro. Qui adoro la croce. Qui in ginocchio. Dinanzi al sepolcro. Dinanzi alla morte. Finché tu non spalanchi la vita e il cielo sulla nostra terra. Terra è il tuo cielo. Adoro. Adoro, dentro avvolto. Che bello! E già! Con il tuo sudario. Ma dove sei? Nelle mie mani il tuo sudario. Ma dove sei? Nelle mie mani le tue bende. Ma dove sei? Le nostre mani, le nostre mani, qui, risorte con te. Non sembra vero. Poco fa il dolore. Poco fa la morte! Qui mi trabocca il cuore del tuo amore. E nessuno si accorge che Cristo è risorto. I frati sbarrarono il portone, si il portone. Fuori della chiesa non c era più nessuno. Né il coro. Né gli incappucciati. Né le donne. Né i soldati. Dove sono? E rimasto solo in noi il condannato. Mario e io con le labbra ancora di sangue e d incenso. Il campanile, una piccionaia. I sentieri del monte, pieni di ginestre. Le rondini giravano tra i tetti. Domani è Pasqua disse Mario. A domani, forse risposi. E si chiuse il sipario di quel racconto mesto.

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