REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO SENTENZA

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1 T.A.R. Puglia, Lecce, sez. I, 31 gennaio 2012, n. 204 Urbanistica - Competenze degli organi EE.LL. Vincoli preordinati all esproprio Decadenza per il decorso quinquennio Istanza di riqualificazione urbanistica Provvedimento di diniego adottato dal responsabile dell Ufficio tecnico comunale Illegittimità. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Seconda ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 376 del 2010, proposto da: Casarano Simona, rappresentata e difesa dagli avv.ti Franco Papadia e Rodolfo Barsi, con domicilio eletto presso Franco Papadia in Lecce, viale Oronzo Quarta, n.16; contro Istituto Autonomo Case Popolari della Provincia di Lecce, rappresentato e difeso dall avv.to Annarita Marasco, con domicilio eletto presso la Segreteria del Tar Lecce, via Rubichi, n. 23; nei confronti di Ippolito Giuseppe, Ippolito Carla, Ippolito Daniela, Ippolito Barbara, rappresentati e difesi dagli avv.ti Pierpaolo Pezzuto e Gaetano Messuti, con domicilio eletto presso Pierpaolo Pezzuto in Lecce, via G. D Annunzio n. 73; per l annullamento della determina n. 130 del 23 febbraio 2010, reg. generale 278 dell 1 marzo 2010, con la quale il coordinatore del servizio amministrativo-legale dell I.A.C.P. della Provincia di Lecce ha stabilito di annullare in autotutela il provvedimento di assegnazione in sanatoria alla ricorrente dell alloggio sito in Lecce, viale Marche n. 10/A, dichiarando la risoluzione del contratto di fitto stipulato il ; Visti il ricorso e i relativi allegati; Visto l atto di costituzione in giudizio dell Istituto Autonomo Case Popolari della Provincia di Lecce; Visto l atto di costituzione in giudizio dei Sig.ri Ippolito Giuseppe, Ippolito Carla, Ippolito Daniela, Ippolito Barbara; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 novembre 2011 il dott. Paolo Marotta e uditi per le parti l avv.to R. Barsi, anche in sostituzione dell'avv.to F. Papadia, l avv.to A. R. Marasco e l avv.to P. Pezzuto, quest ultimo anche in sostituzione dell'avv.to G. Messuti; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO In data 6 ottobre 2008 la Sig.ra Casarano Simona, assumendo di aver occupato dal 2000 l alloggio di E.R.P. sito in Lecce in Viale Marche n. 10/a, ha chiesto la regolarizzazione del relativo rapporto locativo, ai sensi dell art. 60 della legge regionale della Puglia n. 1 del 12 gennaio 2005, come modificato dall art. 3, comma 20, della legge regionale n. 40 del 31 dicembre A tal fine, ha documentato il pagamento delle utenze dell alloggio e ha dichiarato il possesso dei requisiti previsti dall art. 2 della legge regionale della Puglia n. 54 del 20 dicembre 1984 (la

2 residenza anagrafica e l espletamento di un attività lavorativa nel Comune ove è ubicato l alloggio; di non essere titolare di diritti di proprietà, uso o abitazione su alcun alloggio; di non aver mai ottenuto l assegnazione di un alloggio realizzato con contributi pubblici; di fruire di un reddito complessivo non superiore al limite normativamente stabilito per l assegnazione di alloggi di e.r.p.; la composizione del proprio nucleo familiare, comprendente anche la sorella priva di ogni forma di reddito). Con nota del 2 febbraio 2009 (prot. n. 186), al dichiarato scopo di verificare la sussistenza delle condizioni relative alla regolarizzazione del rapporto locativo, l I.A.C.P. di Lecce richiedeva al Comune di Lecce informazioni relative all assegnatario originario dell alloggio (Ippolito Antonio) e sulla relativa situazione di famiglia al fine di escludere eventuali aventi diritto al subentro da parte di familiari conviventi. Con determinazione n. 121 del 25 febbraio 2009 (Reg. Gen. n. 238 del 2 marzo 2009), l I.A.C.P. di Lecce accoglieva la domanda della Sig.ra Casarano e, con successiva nota del 31 marzo 2009 (prot. n. 790), determinava il debito presunto (salvo conguaglio) per canoni e servizi arretrati quantificandolo in 1.480,00. Al versamento della predetta somma, oltre che di 286,04 (per spese contrattuali, pigione anticipata e deposito cauzionale), la Sig.ra Casarano Simona provvedeva con due assegni circolari non trasferibili, datati 8 aprile In data 15 aprile 2009 veniva quindi sottoscritto il contratto di locazione. Con nota del 27 ottobre 2009, l I.A.C.P. di Lecce, rappresentando che gli eredi dell originario assegnatario dell alloggio avevano richiesto di procedere alla stipula dell atto di acquisto dell immobile, comunicava alla Sig.ra Casarano Simona l avvio del procedimento di annullamento in autotutela del provvedimento di assegnazione, rendendola edotta della possibilità di presentare memorie nel termine di gg.30. La Sig.ra Casarano formulava le proprie controdeduzioni con nota del 27 novembre Con Determinazione n. 130 del 23 febbraio 2010 (Reg. Gen. n. 278 del 1 marzo 2010), l I.A.C.P. di Lecce annullava, in autotutela, il provvedimento di assegnazione in sanatoria, dichiarando contestualmente risolto il relativo contratto di locazione. Avverso quest ultimo provvedimento è insorta l odierna ricorrente, contestandone la legittimità per i seguenti motivi: Violazione e falsa applicazione dell art. 60 della legge regionale della Puglia n.1/2005, come modificato dall art. 3, comma 20 della legge regionale n. 40/2007. Violazione dell art. 18 della legge regionale della Puglia n. 54/84. Eccesso di potere nella figura dello sviamento di potere, del travisamento dei fatti, dell abuso di potere, dell usurpazione di potere. Incompetenza. Si è costituito in giudizio l I.A.C.P. di Lecce, eccependo, in via preliminare, l inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione del Giudice amministrativo e contestando, nel merito, la fondatezza del proposto gravame. Si sono costituiti in giudizio anche i Sig.ri Ippolito Giuseppe, Ippolito Carla, Ippolito Daniela e Ippolito Barbara, in qualità di eredi del Sig. Ippolito Antonio e della Sig.ra Lemma Cosima (moglie dell assegnatario originario). Alla Camera di Consiglio del 15 aprile 2010, sul presupposto del venir meno delle esigenze cautelari, l istanza di sospensione dell efficacia del provvedimento impugnato è stata abbinata al merito. Con ordinanza di questo Tribunale n. 218 del 28 dicembre 2010 è stato ordinato all I.A.C.P. di Lecce di documentare l avvenuto versamento delle rate di ammortamento e la presentazione della domanda di subentro da parte degli eredi dell assegnatario originario. In riscontro alla predetta ordinanza, in data 8 marzo 2011 l I.A.C.P. di Lecce ha depositato una breve relazione nella quale ha evidenziato che il contratto di assegnazione dell alloggio in questione, registrato in data 10 ottobre 1968, prevedeva il pagamento di n. 246 rate mensili e che nell anno 1988 risultava una morosità di 479,20, versata nel settembre del 1991 (l amministrazione precisa, tuttavia, che dall estratto conto utente non è possibile evincere l autore del versamento). In riscontro alla seconda richiesta istruttoria, l I.A.C.P. di Lecce ha, inoltre,

3 precisato che in data 15 settembre 2009 (prot. 8822) i Sig.ri Ippolito Giuseppe, Ippolito Carla, Ippolito Daniela e Ippolito Barbara hanno presentato istanza per procedere alla stipula dell atto di assegnazione definitiva dell alloggio in questione. Con successiva ordinanza n. 933/2011 questo Tribunale ha, altresì, intimato ai Sig.ri Ippolito Giuseppe, Ippolito Carla, Ippolito Daniela e Ippolito Barbara di documentare la dichiarata qualità di eredi del Sig. Ippolito Antonio e di produrre in originale ovvero in copia conforme all originale le ricevute attestanti il pagamento nel 1991 del saldo del debito residuo ( 479,20), ai fini del riscatto del predetto alloggio. In riscontro a detta ordinanza, il difensore dei controinteressati, in data 29 luglio 2011 ha depositato la copia della dichiarazione di successione relativa ai Sig.ri Ippolito Antonio e Lemma Cosima e una copia dell estratto conto della gestione patrimoniale dell I.A.C.P. di Lecce relativo all alloggio in questione, di contenuto analogo a quello già prodotto dall amministrazione resistente (dal quale non è possibile evincere l autore del versamento della saldo 479,20). Nel corso del giudizio le parti costituite con diverse memorie hanno avuto modo di rappresentare le rispettive tesi difensive. Alla pubblica udienza del 23 novembre 2011, su richiesta delle parti, la causa è stata posta in decisione. Preliminarmente, il Collegio è chiamato ad esaminare l eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, sollevata dalla Amministrazione resistente. Quest ultima sostiene che, rivendicando la ricorrente il proprio diritto (soggettivo) al godimento dell alloggio, la cognizione della controversia dedotta in giudizio non può che essere attribuita al giudice ordinario, in base al criterio di riparto della giurisdizione fondato sulla natura della posizione giuridica soggettiva azionata. L eccezione è infondata. Oggetto del presente giudizio non è l accertamento della pretesa titolarità di diritti soggettivi su di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, quanto piuttosto lo scrutinio della legittimità del provvedimento con il quale l I.A.C.P. di Lecce ha disposto l annullamento, in autotutela, di un precedente provvedimento di assegnazione in sanatoria del predetto alloggio. Passando all esame del merito del ricorso, il Collegio fa rilevare quanto segue. In punto di fatto, occorre premettere che con promessa di futura vendita, registrata in data 10 ottobre 1968, la Gestione case per lavoratori (GESCAL) si impegnava a cedere al Sig. Ippolito Antonio la proprietà dell alloggio in questione, composto di due vani, oltre accessori. L assegnatario assumeva invece l impegno di corrispondere le rate mensili di ammortamento, di rispettare il Regolamento predisposto dalla predetta Gestione e di non utilizzare l alloggio per uso diverso da quello di abitazione, oltre ad assumere tutta una serie di obblighi accessori. Dalla documentazione in atti risulta, altresì, che: a) Con Decreto del 4 giugno 1984 il Presidente dell I.A.C.P. di Lecce (Ente subentrato alla GESCAL nella gestione dei relativi alloggi) disponeva la decadenza dall assegnazione dell alloggio di cui sopra, con conseguente risoluzione del contratto di locazione, per la rilevata cessione a terzi dell uso del medesimo (l opposizione proposta avverso il predetto provvedimento veniva però accolta dal Pretore di Lecce per incompetenza dell organo che lo aveva adottato, ritenendo il giudice adito che la relativa competenza spettasse, in relazione ai mutamenti normativi medio tempore intervenuti, al Comune e non all I.A.C.P.); b) Con successivo Decreto n /88 del 19 novembre 1990 il Sindaco del Comune di Lecce disponeva nei confronti degli eredi dell assegnatario originario (ormai deceduto) la revoca dell assegnazione dell alloggio in considerazione del fatto che, sulla base dei rapporti informativi dei Vigili urbani, nessuno di essi occupava l alloggio (anche in questo caso l opposizione proposta avverso il provvedimento di decadenza veniva accolto dal Tribunale di Lecce, ritenendo il giudice adito che la competenza alla declaratoria della decadenza spettasse non al Sindaco, ma al Consiglio o alla Giunta comunale);

4 c) Con contratto registrato in data 1 settembre 2000 la Sig.ra Lemma Cosima (moglie dell assegnatario originario), senza alcuna autorizzazione da parte dell Ente proprietario, concedeva in locazione l alloggio in questione alla Sig.ra Casarano Simona per il periodo di un anno (rinnovabile per altri quattro anni, salvo disdetta del locatore) dietro il pagamento di un canone mensile di (lire trecentocinquantamila), aggiornabile in base agli indici ISTAT; d) Da ultimo, il Comune di Lecce nel 2001 avviava nuovamente il procedimento di decadenza dell assegnazione dell alloggio, provvedendo alla comunicazione di avvio del procedimento con nota del 21 novembre 2001 (prot ), in riscontro alla quale la Sig.ra Lemma Cosima (moglie dell assegnatario originario) faceva pervenire le sue controdeduzioni. Nessun atto o provvedimento ulteriore veniva adottato dal Comune di Lecce. Premesso ciò, il ricorso è fondato e va accolto. L I.A.C.P. di Lecce ha posto alla base del provvedimento impugnato due elementi: da un lato, il fatto che la Sig.ra Casarano Simona non sarebbe in possesso dei requisiti per accedere alla regolarizzazione del rapporto locativo (avendo essa stessa prodotto il contratto di locazione stipulato in data 1 settembre 2000 con la Sig.ra Lemma Cosima), dall altro, la considerazione che sussisterebbe in capo agli eredi del Sig. Ippolito Antonio (originario assegnatario) il diritto all acquisizione dell immobile a suo tempo assegnato a quest ultimo con promessa di futura vendita. Orbene, a seguito delle istruttorie disposte da questo Tribunale nel corso del presente giudizio, si è avuto modo di accertare l assoluta inadeguatezza degli elementi giustificativi posti dalla Amministrazione alla base dell impugnato provvedimento. Con riguardo al primo aspetto, l art. 60, comma 1 della legge regionale della Puglia 12 gennaio 2005 n. 1 recita testualmente: Chiunque occupi senza averne titolo un alloggio di edilizia residenziale pubblica alla data del 30 novembre 2004 può chiedere la regolarizzazione del rapporto locativo, a condizione che non abbia sottratto il godimento dell'alloggio ad altro assegnatario già individuato in graduatoria definitiva pubblicata. Sostiene l Amministrazione resistente che la ricorrente non avrebbe potuto accedere alla regolarizzazione del rapporto locativo, ai sensi dell art. 60, comma 1 della l. r. della Puglia n. 1/2005, in quanto deteneva l alloggio sulla base di un contratto di locazione; mancherebbe, dunque, nel caso di specie il presupposto della occupazione dell alloggio senza titolo. Nel pervenire alla predetta conclusione l Amministrazione, però, non tiene conto del fatto che il potere di disposizione dell alloggio o di costituzione su di esso di diritti reali o personali di godimento spettava (e spetta) in via esclusiva all Ente proprietario (e, quindi, alla GESCAL ed ora all I.A.C.P.) e che l art. 6 del contratto stipulato dall originario assegnatario faceva obbligo a quest ultimo di non servirsi dell alloggio per uso diverso da quello di abitazione e di rispettare le norme contenute nel Regolamento predisposto dalla GESCAL. Non si vede, quindi, come la stipulazione di un contratto di locazione avvenuta in assenza di alcuna autorizzazione da parte dell Ente proprietario e per il perseguimento di finalità lucrative, giuridicamente incompatibili con la destinazione di utilità sociale degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, possa costituire il presupposto per denegare l accesso alla regolarizzazione del rapporto locativo da parte di chi, come l odierna ricorrente, per reddito, patrimonio, situazione familiare e lavorativa, risulta in possesso di tutti i requisiti previsti dall art. 2 della legge regionale della Puglia n. 54 del 20 dicembre 1984 (tant è che la ricorrente era stata ammessa dalla stessa Amministrazione alla assegnazione in sanatoria). Del pari risulta privo di adeguato riscontro documentale l invocato diritto degli eredi del Sig. Ippolito Antonio all acquisizione dell alloggio in questione. Nella promessa di futura vendita registrata in data 10 ottobre 1968 la Gestione case per lavoratori (GESCAL) si impegnava, all art. 4, a cedere all assegnatario originario o ai suoi eredi legittimi o testamentari la proprietà dell alloggio dopo la estinzione del debito derivante dal presente contratto..

5 Orbene, in disparte la considerazione che la verifica della esistenza o meno di eventuali eredi dell assegnatario originario e del loro diritto ad acquisire la titolarità dell alloggio avrebbe dovuto precedere e non seguire l adozione del provvedimento di regolarizzazione (per accedere alla quale la ricorrente, che già aveva corrisposto alla Sig.ra Lemma Cosima i canoni di locazione pattuiti, è stata costretta a sostenere l ulteriore spesa di 1.480,00 per canoni e servizi arretrati ), nel corso del giudizio, malgrado l adozione di ben due ordinanze istruttorie, non è stato possibile individuare l autore del pagamento del saldo finale delle rate di ammortamento avvenuto nel settembre del 1991 (si trattava del pagamento della somma di 479,20 su un debito complessivo di 680,97). Né detta prova è stata fornita, in maniera adeguata, dagli stessi eredi dell assegnatario originario, costituiti in giudizio, che, pure, vi erano onerati ai sensi dell art. 64, comma 1, del c.p.a. A ciò si aggiunge l ulteriore constatazione della non irrilevante circostanza che, ancorché l alloggio in questione fosse utilizzato dalla ricorrente sin dal 2000, l istanza di stipula dell atto di assegnazione definitiva dell alloggio sia stata presentata dagli eredi dell assegnatario originario solo nel settembre del 2009, dopo cioè che la Sig.ra Casarano Simona era stata ammessa alla regolarizzazione del rapporto locativo. Stando così le cose, il proposto gravame deve essere accolto con riguardo alla dedotta violazione dell art. 60 della legge regionale della Puglia n.1/2005 ed all eccesso di potere, sotto i censurati profili. Il ricorso è, altresì, fondato con riguardo alla dedotta violazione dei principi in materia di autotutela amministrativa. L I.A.C.P. di Lecce ha annullato il precedente provvedimento di assegnazione in sanatoria dell alloggio alla odierna ricorrente senza alcuna valutazione della sua posizione sostanziale (reddituale e patrimoniale) e della aspettativa da quest ultima acquisita in relazione alla effettiva utilizzazione dell alloggio in questione per un numero considerevole di anni (dal settembre del 2000). Il provvedimento impugnato, inoltre, non dà conto di un adeguata istruttoria, volta a garantire che l utilizzazione degli alloggi di edilizia popolare sia diretta prioritariamente a tutelare interessi di carattere pubblicistico (più che quelli di natura privatistica), contenendo il predetto provvedimento solo il richiamo al preteso (e non dimostrato) diritto degli eredi dell assegnatario originario all acquisizione dell alloggio. In conclusione, assorbita ogni altra censura, il ricorso va accolto con il conseguente annullamento del provvedimento impugnato. In considerazione della natura della controversia, il Collegio ravvisa tuttavia valide ragioni per disporre l integrale compensazione delle spese processuali tra le parti. Il compenso per l assistenza legale della ricorrente, ammessa al patrocinio a spese dello Stato, è posto a carico dell Erario e liquidato come da dispositivo. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l effetto, annulla il provvedimento impugnato. Compensa tra le parti le spese di giudizio e liquida in favore dei difensori della ricorrente la somma complessiva di 1.400,00 (euro millequattrocento/00), oltre IVA e CPA, ordinandone il pagamento a carico dell Erario. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

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