L AMORE ME LE HA SUONATE

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2 FRANCESCO ROMONDIA L AMORE ME LE HA SUONATE 2

3 Questo è un libro semi autobiografico. Ogni riferimento a persone e/o cose è puramente casuale (o quasi). 3

4 L AMORE ME LE HA SUONATE «Perché tutto un giorno terminerà, per noi il destino sarà così, e i nostri presenti scivoleranno in ciò che la mente riduce a ricordo. Ma tu sarai sempre nei miei giorni, ovunque tu sarai, ovunque io sarò.» 4

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6 Le donne, come i sogni, non sono mai come tu le vorresti. Luigi Pirandello Se ti dicono che l amore è un sogno, sogna pure ma non stupirti se ti svegli piangendo. Jim Morrison Perché la vita è un brivido che vola via, è tutt un equilibro sopra la follia, sopra la follia. Vasco Rossi L amore non è un problema, come non lo è un veicolo: problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada. Frank Kafka 6

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8 Capitava spesso che nelle notti di maggior solitudine la tv non offrisse mai niente di buono per conciliare il sonno. La pay-tv era stata bandita da qualche anno da mia madre che "non amava regalare soldi al vento". Diceva lei. E così mi toccava fare zapping fra le reti comuni alla ricerca di qualcuno che potesse aiutarmi ad incontrare Morfeo con più tranquillità e serenità mentale. C era sempre e solo Marzullo purtroppo. Alla fine mi accontentavo di qualche film in streaming (a scrocco praticamente), di un buon libro... ma finivo per scegliere un cd dei Pink Floyd per lanciarmi nella fase Rem, insieme alle amiche di sempre... la birra, la malinconia e i ricordi. La notte è il momento in cui tutti ripensano a ciò che è successo durante la giornata, o durante l ultima settimana, o durante tutta la vita. L amore, il lavoro, i successi, le delusioni, le gioie e i dolori. «Ho deciso. Da domani si cambia vita.» Chi non ha mai formulato questa frase nella propria esistenza. Sempre di notte. Perché come dicevano gli antichi la notte porta consiglio. Le mie notti invece erano ingannevoli. Avevo sempre questa impressione. Quella, in particolare, era una delle tanti notti in bianco, l ennesima di una vita ricca di insoddisfazioni, 8

9 delusioni e frustrazioni tipiche dell uomo del Duemila. Una notte piena di pensieri, di sogni, di speranze ma anche rimorsi e rimpianti. Cominciai a sfogliare l album dei ricordi. Mi ritornarono in mente gli anni dell adolescenza. «Non vediamo l ora che arrivi il nuovo millennio», ripetevano spesso negli anni 80 e 90 i giovani di belle speranze che allora vedevano nel secolo ventunesimo l inizio di una nuova era di felicità e progresso. «Chissà se le auto voleranno!», ripetevano... fra una canna e l altra. A quell epoca ero un ragazzo semplice, a modo, senza mai una virgola fuori posto (beh, qualche cazzata e qualche sbornia sporadica... concedetemele). Quando ero un neonato nemmeno piangevo. Mangiavo e dormivo. Cresciuto fra casa e chiesa, fra una partita di calcio e l altra. Che anni fino al 1999! Che nostalgia... avrei preferito fermare il tempo lì. Si diceva che alle porte di ogni nuovo millennio qualcosa di sconvolgente avrebbe colpito il genere umano. Per me fu così. Un grosso millennium bug sconvolse la mia vita. E così, quel bug si fece strada nel mio essere, come un bruco in una mela. Io ero la mela, LEI il bruco. Divenni il frutto di un amore tradito, di un illusione appena sfiorata. Essere scaricati da quello che credi sia l amore della tua vita e non avere più il coraggio di 9

10 guardare il mondo dal suo punto di vista migliore, quello dell amore, mi rese un uomo indifferente e allergico al più nobile dei sentimenti umani. Per poi ricascarci puntualmente. LEI aveva distrutto il ragazzo a modo. Dovevo rifugiarmi in qualcosa. Non avevo altra scelta che comportarmi come un fottuto nichilista moderno dedito solo al sesso occasionale, alle partite, ai fallimenti amorosi, alla nostalgia, alla tristezza e alla birra. Non ero cattolico, nel senso dogmatico della parola. Lo ero stato da piccolo, come tutti i bambini a cui era facile fare il lavaggio del cervello. È quella l età giusta per inculcare le favole: Babbo Natale, Pinocchio, Cenerentola, il Lupo Cattivo, l Uomo Nero, Dio. Credevo in Gesù, ma a modo mio. Furono gli studi classici ad aprirmi la mente, a liberarmi dai dogmi che intrappolano e costringono la gente a vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Seguivo solo due persone: i miei genitori. Gli unici che avrebbero potuto costringermi a vivere in un certo modo, visto il diritto d autore che potevano rivendicare nei miei confronti. Ma nemmeno loro lo fecero. Furono (e sono ancora) due persone modello, che mi diedero tutto in tutti i sensi. Erano gli ultimi prodotti di una generazione e di un modo di pensare che prevedeva il classico iter: sposarsi, fare figli e lavorare al mantenimento della famiglia. Ma non erano come i miei nonni, anche se, per 10

11 breve tempo, si godettero la propria gioventù... fino all incidente di percorso che diede vita a questo ragazzone. Spesso mi pentivo di non aver dimostrato in modo più spontaneo il mio amore nei loro confronti, magari con qualche carezza e qualche abbraccio in più, soprattutto con mio padre. Ma fra uomini non ci si abbraccia più come una volta. Poi, col tempo, compresi bene che bastava dare valore ai loro sacrifici e alle loro privazioni inflittesi per renderli felici: sacrifici per non farmi mancare niente, per farmi studiare e laureare, per farmi avere un futuro, per farmi avere una vita sociale all altezza dei miei amici e del resto della società media occidentale. Non fui però viziato: quando era no era no, e di questo gliene sarò per sempre grato perché se c erano delle persone che mi stavano veramente sulle palle questi erano i viziati, quelli che non davano valore ai soldi guadagnati col sudore, quelli che più avanti sarebbero diventati saputelli, poi professoroni, poi cornuti o zoccole depresse, a seconda del sesso. Mi insegnarono soprattutto il valore di due cose importanti: l onesta e la libertà. «Quando si è onesti si è liberi, e quando si è liberi si è padroni del mondo.» Solo una volta mi feci imprigionare: da una ragazza. Solo una volta fui disonesto: quando rubai la mia dignità per darla a LEI. Colpito e affondato. 11

12 Se c era un mistero che non riuscivo a risolvere erano proprio le donne. Queste meravigliose creature dal volto Giano bifronteo, erano da sempre la causa della perdita di senno da parte degli uomini: alcuni restavano schiavi della bellezza, altri della carne, altri di quel meraviglioso sogno violento chiamato amore. Io lo ero in tutti i sensi. È solo che un giorno poi ti svegli e ti accorgi che è tutto falso, che tutto non va come vuoi che vada. Conobbi molte donne, a tutte diedi la stessa cosa... cioè quello che volevano. Tutte ebbero un pezzo di me, un pezzo del mio essere. Non potevo fare a meno di loro. Ma poi il mio pensiero andava sempre a LEI. Ogni donna che recitò nel film della mia vita ricordava qualcosa di LEI: c era chi aveva lo stesso profumo, chi la stessa maglietta, chi gli stessi occhi. Ma l avere era ben diverso dall essere. E allora quando non capivo, quando non riuscivo a far suonare lo strumento dell amore, non facevo altro che mettere le cuffie e imparare... dalla musica: un arte magica, libera, piena di emozioni, una droga comune a tutti. Tutti affidiamo alle parole di una canzone le proprie paure, la rabbia, il dolore, l incapacità di esprimere le proprie sensazioni, un ricordo. «Essa è luce morale. Essa dona un anima ai nostri cuori, delle ali ai pensieri, uno sviluppo all immaginazione. Essa è un essenza del tempo e si eleva 12

13 a tutte quelle forme invisibili, abbagliante e appassionatamente eterna, recitava Platone. Ogni momento della mia esistenza è legato ad una canzone. Beh si... alla fine posso dire che la mia vita assomiglia a una playlist musicale: un elenco di tracce lungo cui si snoda un percorso fatto di note positive e stonate, di parole magiche e crude, di sogni ed incubi ad occhi aperti. E allora, alla fine, non resta che avviare la musica e farsi trascinare... «Tra l amore e la musica c è questa differenza: l amore non può dare l idea della musica, la musica può dare l idea dell amore.» (cit. Hector Berlioz). 13

14 Prima Parte Highlights 14

15 1 Nevicava da qualche ora. Guardavo fuori attraverso la finestra, affascinato dall eleganza e dalla morbidezza dei fiocchi di neve che lentamente ricoprivano tutto ciò su cui si poggiavano. Che senso di pace. Poi però i pensieri più cupi presero subito il sopravvento: incertezza sul futuro, sensazione di inutilità, senso di vergogna, rabbia, depressione. Tutto perché la società non mi dava la possibilità di potermi realizzare. O forse non me la sapevo guadagnare... o forse non la meritavo. In questo modo ero una persona che doveva fare a meno di tante cose, soprattutto di una donna al proprio fianco. Sarebbero state troppe le bugie che avrei dovuto raccontarle. Mascherare troppe verità, usare scuse del tipo non ti porto a cena fuori perché odio i camerieri o non andiamo in viaggio perché soffro i cambiamenti d aria e via dicendo. Un uomo senza lavoro, senza soldi, senza obiettivi non può che regalare delusioni e frustrazioni. I soldi continuavano a darmeli i miei genitori, gli studi me li pagavano i miei genitori, la pizza con 15

16 gli amici pure, la macchina me la prestava mio padre. Curriculum su curriculum, ore e ore passate davanti ad un computer con la speranza di trovare uno straccio di lavoro per conquistare quella dignità che ogni persona meriterebbe di avere. Ore e ore a sentirsi dire che non hai voglia di fare niente, non ti impegni, stai perdendo tempo, è colpa tua E poi l unica donna che volevo non c era più. Nel senso che mi aveva lasciato da un bel po. Così la notte era l unico momento in cui potevo pensare, chiudermi in me stesso e riflettere su chi e cosa aveva influito sulla mal riuscita di questa mia vita senza meta, dispersa come una nave in una tempesta oceanica. In tv non c era mai niente di interessante quando vivevo questi momenti di tristezza e riflessione. Mi sarebbe bastato un qualsiasi film strappa lacrime, che ne so una commedia americana per esempio. Poi come al solito mi toccava leggere. A dir la verità non mi dispiaceva, ma quella sera non avevo voglia di creare immagini con la mia mente. Ne volevo qualcuna di più tangibile. Avevo vicino a me un album di fotografie. Non mi piacevano le foto. 16

17 Cominciai a sfogliarlo. La prima mi ritraeva allo stadio di San Siro con mio padre e mio zio. Ho sempre avuto poche passioni nella vita, ma buone, e tra queste ce n è una che porterò fin dentro la tomba: il Milan. Che emozione la prima volta a San Siro! Come la prima volta che feci sesso... anzi, come tutte le volte che l ho fatto. Avevo diciassette anni. Mi immersi in quella foto e nei ricordi di quel momento. «Oggi superiamo la Lazio e domenica prossima vinciamo lo scudetto» disse mio zio terrone col suo accento milanese. Stranamente pensavo ad altro. Giocava il Milan, contro un Empoli che annoverava in curva appena una manciata di tifosi con un unico striscione che recitava 2 Fisso. La domenica dopo vincemmo lo scudetto a Perugia. Lo striscione col due fisso mi restò impresso. Quanto è importante nella vita crederci sempre e comunque: Nothing Is Impossible direbbe la famosa marca crucca di abbigliamento sportivo... però, l Empoli vincitore a Milano contro il crucco Bierhoff, mi sembrava esagerato. Nella vita non proprio tutto si può realizzare. Anche questo imparai. 17

18 Tornando a casa dello zio dall accento milanese (uno dei tanti terroni trapiantati al Nord che ce l aveva fatta), bagnato dalla pioggia meneghina ma col morale alle stelle, risposi al cellulare. «Si? Chi è?» Aspettavo la sua chiamata. Feci finta di non sapere chi era. Era LEI. LEI chi? LEI, quella che avrebbe sconvolto la mia vita negli anni a venire! Che fregatura. «Beh hai visto? Abbiamo vinto!» «Ricky, domani devo parlarti quando torni», disse in tono deciso, ignorando la mia esultanza da ultrà. Cavolo, vuoi vedere che ho fatto centro? O al contrario, vuoi vedere che mi manderà a cagare? Dimenticavo: insistendo un po troppo, l avevo sedotta mentalmente (e con ogni mezzo lecito) a lasciare il suo precedente fidanzato, un tipo un po strano e rincoglionito. Non ero biondo, bello e prestante come Patrick Swayze, ma avevo il mio perché. Tornai al paesello in treno e durante la notte non feci altro che pensarla... e, alle 13:40 di quel 17 maggio, all uscita di scuola, LEI decise che avrebbe condiviso con me la sua giovane vita e il suo cuore... 18

19 Cavolo che figata... iniziamo di 17...!...condannato sin dal primo giorno da questo numero ad anni di angoscia, all alopecia, alla birra, al sesso sporadico e ad un sistema nervoso parzialmente instabile. Erano gli anni della radio. «Meno male che esiste la musica: ha un potere incredibile sulla psiche umana.» «Lo dici pure Ricky? Se non fosse stato per Kurt Cobain a quest ora sarei uno sfigato come tanti.» Gianni, alias Giobain, creava un alone di mistero, nonché di marijuana, ogniqualvolta andava in onda col suo programma pomeridiano rivolto ai più giovani e alle loro dediche. Grazie alla sua voce si era scopato una dozzina di ragazze all interno di quel buco umido ricoperto di contenitori di uova, un sistema ingegnoso per insonorizzare l ambiente. «Minchia Giobain, ogni volta devi trasformare questo tugurio nella stanza da gioco di Bob Marley? Cazzo, sta merda ti brucerà prima o poi.» Provavo a dissuaderlo dal succhiare tutta quell erbaccia. Tempo sprecato. «Quando l Inter vincerà la Champions smetterò di farmi le canne, lo giuro.» 19

20 Aveva anche uno spiccato senso britannico dell humour. «Eh dai, così non vale! Per quel giorno il tuo cervello sarà già immerso in un barattolo pieno di formalina ed esposto al museo di storia naturale sezione organi andati in fumo. Qualcosa di più realistico no?» «Prima o poi succederà, ricordatelo.» «Immagino che tragedia quel giorno.» In quel momento squillò il telefono. Una ragazza chiese di dedicare una canzone al suo fidanzato: Ti Amo di Umberto Tozzi. Finita la pubblicità, annunciò la dedica: «La prossima dedica è da parte di Chicco per la sua Giusy, con un messaggio: sei tutta la mia vita. La canzone scelta è Bella stronza di Marco Masini». Chiuse il collegamento e mandò la canzone. «Ma sei scemo? Che cazzo stai facendo?» Non potevo credere alle mie orecchie. Aveva mandato in onda tutt altro. «Ah ah ah! Quanto mi diverte fare questi scherzi. Su dai, sei tutta la mia vita... che cazzata! Ah Chicco, apri gli occhi e pensa a goderti più ragazze possibili. Non fregarti la vita!» 20

21 «Tu ti sei fumato il cervello Giobain», dissi scuotendo la testa e tossendo per colpa della nuvola tossica. Il telefono squillò di nuovo. Rispose Giobain. «Wave Radio, tu sei?» Il Chicco furioso non ci mise tanto a farsi sentire: «Brutto stronzo, ma che cazzo fai!? Ti avevo chiesto un altra canzone, ma come ti sei permesso!?». «Senti checca di merda, vaffanculo te e quella zoccolina! Se la prendo le faccio assaggiare un po di essenza di uomo vero!». Riappese il telefono. «Tu sei tutto fuso», gli dissi. Accese un altra canna e mi guardò. «Allora, come va il saggio di fine anno?». TRACK N.1: Now I ve had the time of my life (Bill Medley e Jennifer Warnes) Now I ve had the time of my life No I never felt this way before Yes I swear it s the truth And I owe it all to you. 21

22 2 Ero così innamorato e rispettoso nei suoi confronti che attesi per ben tre anni la nostra prima volta. Che sarebbe stata anche la mia prima volta. Ci fidanzammo molto piccoli. Io diciassette, LEI quindici e aveva un desiderio: aspettare fino al raggiungimento della maggiore età. Della sua maggiore età. Quindi la mia prima volta fu a vent anni. Una cosa che avrebbe fatto impallidire la maggior parte degli adolescenti del tempo. Ma io ero un romantico, un ragazzo all antica... anche se con una crisi ormonale terrificante tenuta a bada a fatica. Ricordo che andavamo ad imboscarci un po ovunque, soprattutto in un posto frequentato da altre coppie che dovevano nascondersi come noi per poter pomiciare in santa pace. Altri tempi quelli. Era impossibile per una ragazza della sua età baciarsi liberamente per strada senza finire sotto gli occhi attenti della gente che non vedeva l ora di poter aggiornare i propri gossip e riempire le giornate dalle parrucchiere godendo nello sputtanare le figlie delle vicine, precisando sempre che le proprie invece erano delle ragazze modello... vergini 22

23 come la pura lana. Delle pecore insomma. Ed era la posizione in cui molte di loro si sarebbero ritrovate un giorno. D altronde lo sport preferito della gente di paese è quello: gossip, gossip, gossip, o meglio, farsi i cazzi degli altri. Uno sport alla quale oggi mancava solo il riconoscimento del CIO. Ve li immaginate Alfonso Signorini e Oprah Winfrey concorrere alla medaglia d oro a chi la spara più grossa sulle nuove labbra di Alba Parietti, sulle scopate online di Pamela Anderson o su quelle di Belén Rodriguez? Del resto, non c è da stupirsi se in Italia i programmi tv e le riviste più seguite hanno come tema i cazzi degli altri. Siamo ancora una terra di navigatori, santi e poeti, ma preferiamo navigare in internet, santificare calciatori e veline e recitare i versi del pettegolezzo. Alla faccia di Dante Alighieri e San Francesco! Una volta con LEI finimmo nascosti sotto un auto parcheggiata per non farci beccare dai suoi genitori che, mentre ritornavamo da una pomiciata, stavano facendo una ronda per controllare i nostri movimenti. Li capivo. Non c era da stare tranquilli nel sapere che la figlia quindicenne era nelle mani di 23

24 un ragazzo sconosciuto, anche se affidabile come ero io all epoca. Ogni sera eravamo braccati da suo padre che da lontano ci seguiva come un agente della CIA. Mi avrebbe volentieri preso a sberle se avesse potuto. Stavo commettendo il reato più grande agli occhi di quel padre: le stavo portando via la sua unica femminuccia. Si sa quanto i papà siano gelosi delle proprie figlie. Soprattutto al sud. Fu di sicuro il periodo più bello, anche se avaro di soddisfazioni sessuali. Ma io ero innamorato e non avrei mai forzato la sua mano. Tutto era scandito dai suoi anni. All inizio potevo solo baciarla. A sedici mi fece toccare il suo punto più sacro da sopra i pantaloni (intanto io presi la patente). A diciassette ci masturbavamo a vicenda. A diciotto... terminò la mia sofferenza e la mia pazienza fu finalmente premiata. Ricordo ancora bene la nostra prima volta. Era la notte tra il 10 e l 11 agosto, quella di San Lorenzo, delle stelle cadenti e dei desideri. Fu LEI a scegliere quella serata. Non scegliemmo la spiaggia. Non avevamo posti dove poterlo fare, né case al mare dove approfittare di un soffice letto profumato. La Fiat Punto di mio padre fu il nostro nido per alcuni anni. Durante 24

25 l inverno aspettavo che finisse di lavorare per potermene impossessare. D estate se ne tornava a casa a piedi il più delle volte. Gli dicevo che lo facevo per la sua salute, poteva approfittare nel fare due passi a piedi e smaltire un po di pancia. Oggigiorno i ragazzi scopano in casa, senza curarsi del fatto che i genitori ci siano o meno. Altro segno del cambiamento dei tempi. Io non salii mai a casa sua nei cinque anni insieme. Un segno di rispetto nei confronti dei suoi. Non eravamo ufficialmente fidanzati in casa, non avevo chiesto la mano a suo padre e sapevamo che un giorno probabilmente sarebbe finita. Quindi non ce n era il motivo. Un errore che molti giovani di oggi commettono è quello di portare subito a casa il proprio partner. I genitori non fanno in tempo ad affezionarsi a uno/a che subito ne vedono entrare un altro/a. E così poi col tempo se ne infischiano dei sentimenti dei figli e lasciano che si rovinino con le loro stessi mani. La magia di quegli anni, di quell amore vissuto intensamente con il timore di essere scoperti da un momento all altro, le telefonate dalle cabine telefoniche (le tariffe dei cellulari erano troppo costose) con la paura che a rispondere fosse il padre-guardiano, i messaggini nel cuore della notte, le lettere scritte a mano, le 25

26 lacrime di quando ci si lasciava e quelle di quando ci si riprendeva, le dediche alla radio, le gelosie per uno sguardo di troppo da parte di qualcuno, i baci rubati durante le ricreazioni a scuola, per strada, nel bagno di una pizzeria, i vetri appannati della Punto, le promesse di amore eterno, la paura di un preservativo rotto, il battito del cuore che si fermava ad ogni esplosione di passione. Tutti momenti che il tempo avrebbe rubato e portato via per sempre. Tutto scorre come un fiume sentenziava Eraclito. Tutto, tranne il pensiero di LEI, a cui sarei rimasto incatenato ancora a lungo. 26 TRACK N. 2: Against All Odds (Phil Collins) So take a look at me now cuz there s just an empty space And there s nothin left here to remind me just the memory of your face Take a look at me now Cus there s just an empty space But to wait for you, is all I can do and that s what I gotta face I ll still be standing there

27 And you coming back to me is against all odds It s the chance I gotta take Just take a look at me now. 27

28 3 «Ti ha scaricato?! Quella stronza ti ha scaricato?! Minchia, dopo quasi cinque anni!» Il mio caro compagno di merende Jack ci restò di sasso. Jack era un tipo tranquillo, forse troppo, ma anche pazzariello a tratti. Tutte le mattine andava a comprarsi le sigarette in vestaglia, accompagnandosi con un bastone da lord inglese di mezz età. Era innamorato pazzo della sua ragazza, la desiderava più di ogni altra cosa al mondo. Peccato che lei fosse il tipico esemplare di donna dal carattere pesante... e per pesante intendo... pesante ecco. Eh caro Jack, quante ne hai passate per colpa sua e quante ne abbiamo passate all Università... peccato aver fatto molto meno di quanto avremmo potuto, e tutto per rispettare i nostri amori che credevamo infiniti e meravigliosi. Cazzate! Prima o poi arriva per tutti la bastonata che ti fa svegliare dal sogno e subito dopo promettiamo a noi stessi e al Creatore che d ora in poi penserò solo a me stesso e a scopare come un coniglio da corsa! 28

29 Altra cazzata. Fu una botta incredibile. Mi sentii affogare in un mare nero senza possibilità di risalita. L amore riposto in LEI superava qualsiasi barriera spazio-temporale o corrente gravitazionale. Era la mia vita. La prima importante storia d amore a 360 gradi. L unico a non soffrire più fu il portafogli. Avevo quasi ventidue anni, con ancora tutta la vita davanti, ma la prima grande batosta amorosa avrebbe lasciato un solco profondo. Per sempre. Piansi, come mai nella mia vita... e per la prima ed ultima volta a causa dell amore. Non fu comunque un fulmine a ciel sereno. Avevo avuto sentori qualche tempo prima che qualcosa stesse succedendo, che mi nascondesse qualcosa e che tramasse alla mie spalle. Che figura da pirla, dove cazzo avevo sbagliato? Dovevo capirlo subito che nulla era per sempre, se non le tasse (che in caso di debiti continuano a pagare i tuoi figli...). Cavolo, a volte sentivo di amarla più di mia madre e mia sorella messe insieme... dopo tutto ciò che avevo fatto per LEI. Cosa più grave era che non mi ero accorto di aver commesso un altro grave errore: quello di aver smesso di volermi bene. Ero troppo concentrato su di LEI 29

30 per badare a me stesso. Ed ora mi sentivo vuoto e maledettamente solo. Calmate le acque, il buon Jack provò a risollevarmi. «Che dire, diamoci dentro con una bella birra.» Ma faceva domande stupide: «Ma LEI ti ha detto il perché? Cosa farà adesso?». «Minchia Jack, che cazzo ne so, mi ha appena scaricato e sostituito probabilmente con qualche sbarbatello mezzo uomo e mezzo gay! Cosa farà? Si farà tappare i buchi da quest altro, stronza di una diavola!» Che rabbia! Quanti nervi scoppiarono e quanti capelli mi abbandonarono. La ridente cittadina universitaria tutto offriva tranne che delle conigliette da corsa. Sarà stata la mia depressione o la mia incapacità nel sedurre o il mio nichilismo post batosta sentimentale. Sta di fatto che le uniche mie amiche fedeli erano Mrs. Depressione e Mrs. Non c ho voglia di fare un cazzo. «Oh ma la ragazza del piano di sopra? Carina dai.» Il buon Jack cercava di risollevare le mie quotazioni nel mercato della vita e, pensandoci bene, non aveva tutti i torti. L unico 30

31 problema era che al primo impatto apparivo antipatico a tutte le donne, causa senso dell umorismo troppo smisurato nei confronti dell universo rosa. Capitò pure con LEI all epoca del primo incontro... e anche con questa. E come LEI, anche questa cadde fra le mie braccia in poco tempo. L antipatia funzionava. Che bella Sara, e che brava Sara. La tipica ragazza che tutti i genitori vorrebbero per il proprio figlio... tranne il figlio, visto che dal punto di vista sessuale la cosa non era proprio come ogni maschietto avrebbe voluto (causa verginità ancora intatta, almeno così faceva credere), con conseguente sindrome del Doloris Pallarum. Capelli un po biondi e un po castani, labbra carnose e un corpo ancora inesplorato. Aveva risvegliato in me la voglia di vivere, di amare e di sc... scacciare l ombra di LEI. «Il Signore ascolta le preghiere di coloro che chiedono di dimenticare l odio. Ma è sordo a chi vuole sfuggire all amore». E così, su un profetico Coelho, ci ricascai e mostrai il petto al cospetto di Cupido e delle sue frecce. Altro giro, altro errore, altra cazzata. Altra birra. Dopo sei mesi mi scaricò anche questa. Senza preavviso, senza motivi, senza spiegazioni. 31

32 La roulette della vita dava sempre diciassette nero. Chiusi definitivamente il mio cuore e buttai la chiave nel cesso. Anche se a fatica andava giù. Tornai dalla mia nuova amica. «Perdonami Mrs. Depressione, non volevo scaricarti. Prometto di non farlo più.» 32 Mi perdonò subito. Con Sara ci saremmo ritrovati dopo cinque anni a fare sesso nel letto di casa mia. Una rimpatriata organizzata bene con un unico scopo: recuperare ciò che mi negò allora, ma soprattutto un buon modo per vendicarmi dell ennesima delusione provocatami dalle donne. Sì, il sesso come arma di vendetta nei confronti di quella creatura frutto della costola più inclinata di Adamo. Però volevo bene anche a lei. Dopotutto, anche se per poco tempo, mi restituì la voglia di vivere. A volte mi comportavo da novello Bukowski, la cui vita fu caratterizzata da un rapporto morboso con l alcol, le frequentissime esperienze sessuali e le corse dei cavalli. A me non piacevano i cavalli. Ma amavo le scommesse calcistiche. L autodistruzione poteva essere un ottima soluzione ai miei problemi esistenziali, ma poi

33 pensavo ai miei genitori e ai loro sacrifici. Quindi lasciai acceso l unico barlume di coscienza che ancora viveva in me: studiare per raggiungere quel famigerato pezzo di carta che sarebbe servito un giorno a pulire la più grossa e fastidiosa merda prodotta da questo infame mondo, ovvero l illusione di una vita benestante. Come con Sara, anche con LEI ci saremmo ritrovati... sesso e solo sesso per altri quattro anni. Ebbene sì, ebbi il coraggio, dopo esser stato il suo fidanzato tradito (anche se non ho mai avuto prove certe di ciò), di fare anche l amante, il suo trombamico preferito. L attrazione fisica e quella strana alchimia venutasi a creare negli anni resistette. Nel mio caso ormai ero schiavo delle decisioni prese dal secondo cervello di cui ogni maschio è dotato. Non mi rendevo conto del fatto che stessi peggiorando solamente le cose. Altro giro, altro errore, altra cazzata. Altra birra. Finì anche il sesso amico. Che coglione. Stavo sprofondando in un abisso senza fondo. Ma l ombra di LEI continuava a perseguitarmi e il pensiero, l illusione di un suo ritorno fra le mie braccia continuò a tenermi a galla. Mi toccò ingoiare 33

34 questo grosso macigno e accettare che il mondo era a suo modo un posto di merda. Allora mi ributtai fra le braccia della mia migliore amica. «Perdonami Mrs. Depressione, non volevo scaricarti. Prometto di non farlo più.» Mi perdonò ancora una volta. Lei sì che era innamorata pazza di me. La tv continuava a non dare niente. Quella sera bevvi un paio di birre, guardai un porno e mi sparai una canna. I miei veri amici. Grazie a loro passai una bella serata. Senza più forze mi lasciai andare nel sonno. Sprofondai comodamente nell oscurità della notte.. TRACK N. 3: Perfect Day (Lou Reed) Oh It s Such A Perfect Day, I m Glad I Spent It With You. Oh Such A Perfect Day, You Just Keep Me Hanging On, You Just Keep Me Hanging On. 34

35 4 «Certo che gli inglesi son proprio strani, vero Ricky?», disse Fredo ormai pieno di birra dalla testa ai piedi. «Pensano solo alla birra, al calcio, al rugby e a quel cazzo di sport di merda del cricket. E poi, perché cazzo guidano a sinistra? Chi si credono di essere loro insieme a quella vecchia che appare su tutte le monete?» «Ehi, quella vecchia comanda tutto», gli dissi. «Lei potrebbe essere anche la Regina Elisabetta in persona, ma resta sempre una brutta vecchia. Perché non Kate Moss? Lei sì che farebbe schizzare tutti gli inglesi! Immagina una bella pippata con un cinquantone con lei raffigurata. Cazzo, mi viene su solo a pensarci.» Sbatté la testa sul tavolo e smise di blaterare. Fredo era uno dei miei migliori amici, cresciuto in quello stesso quartiere dove apprezzai fin da piccolo la vita di strada. Era uno studente disoccupato come me, ma di belle speranze. Un po timido e introverso, passavamo ore intere a correre dietro ad un pallone e ad inseguire sogni di gloria in chissà quale stadio d Europa. Ai tempi delle medie inferiori era 35

36 molto gettonato fra le ragazze. Molti ci scambiavano per fratelli. Peccato che a farlo non ci fu mai nessuna ragazza. Anche lui era vittima del potere oscuro della gnocca. Da quasi un mese in terra britannica per studio (molto più per diletto), avevamo apprezzato subito le specialità culinarie tipiche del posto: birra e fish and chips... birra e fish and chips. Oramai avevamo un fegato con transaminasi inferiori solo al mitico ed inarrivabile George Best. Georgy, lui si che era un mito. A chi non sarebbe piaciuto essere come lui? Ah, il calcio! Amavo il Liverpool e la sua magnifica storia. Mi sarebbe piaciuto essere un tipico tifoso inglese tutta birra e fuck off. Loro hanno questa capacità di mitizzare e rendere Dei i grandi personaggi del calcio inglese. Nel Regno Unito ci sono statue, monumenti e vie dedicate a G. Best, B. Charlton, D. Law, B. Moore, Sir M. Busby, B. Shankly, B. Clough, T. Henry. Noi andiamo in pellegrinaggio a Roma, ad Assisi o a San Giovanni Rotondo... loro allo stadio. Ognuno ha la sua religione e ognuno prega il proprio dio. Si dice che dobbiamo agli inglesi la nascita dello sport più bello e stressante del mondo, ma 36

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