INTORNO ALLE COSE. Di Alphonse Doria

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1 INTORNO ALLE COSE Di Alphonse Doria 1

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3 - Diario avariato - - Prima Parte - 3

4 I Pioveva a dirotto ed ero contento. Quando piove sono sempre contento, forse per le mie origine contadine. Non mancavano i tuoni e i fulmini ed io ero contento lo stesso, per quell aria elettrica, per l odore della terra bagnata, per la vita che in ogni modo continuava a dispetto di tutti i pensieri di morte che hanno gli uomini. Cadeva dal cielo tanta acqua ed io ridendo come un fesso correvo riparando i miei libri sotto la giacca ormai inzuppato. In queste occasioni si ci prende un malanno, ma io ero contento lo stesso, mi sembrava tutta acqua benedetta dal buon Dio sopra una terra arsa dall estate passata e ormai dimenticata. Non è che non mi piaccia il buon tempo, l estate, il sole e il mare L assaporo come la frutta di stagione. Mentre una bella pioggia mi rinfranca come un rospo dopo il letargo. Ricordo quando ero bambino alla prima pioggia non vi era niente e nessuno che mi poteva trattenere dentro, e poco importava se poi le prendevo di santa ragione. Fuori a pestare le pozzanghere 4

5 Un signore di mezza età con il suo largo ombrello marrone, imprigionato da chissà quanti anni in quel suo personaggio, mi seguì con lo sguardo, quasi indignato, ma con un intima invidia che non riuscì a nascondere. Ho dovuto desistere, così entrai nel primo portone aperto da dove si accedeva ad un cortile interno di uno di quei palazzi signorili involgariti dal condominio e dalle mille sedute nelle aule di giudizio per i contenziosi tra eredi. Posai il mio fascio di libri in una sporgenza, passai la mano tra i capelli strizzandoli, colò così tanta acqua che me ne meravigliai, poi ho preso il fazzoletto e mi son asciugato il viso. Sono sicuro che nel mio volto ancora rifletteva la luce della mia contentezza e della mia giovane età. Il tempo di riprendermi che scoprii nella penombra un ometto con dei pesanti occhiali quadrati e neri. Aveva i capelli tirati, lisci, castano chiari, divisi da una riga dritta laterale a sinistra poco sopra l orecchio, che gli facevano la testa pure quadrata. Faceva finta di non interessarsi affatto, impacchettato nel suo impermeabile beige, con la sua ventiquattrore nera tenuta ferma nel pugno della sua manina, mentre fissava la pioggia che scendeva scrosciante dentro il cortile. Ogni tanto si animava per guardare il suo orologio da polso, ma non lasciava intravedere la sua impazienza. Benedetti anni settanta senza telefonini, lasciando il mistero del non luogo alle persone. Mannaggia a tutti i Dove sei?. Scoprii quasi in quella luce violacea un anziana signora ansimante e pesante con il suo ombrello gocciolante, aveva due occhi pronti a rimproverare chiunque, in quel volto si leggeva che solo lei aveva ragione e che se pioveva la colpa era sicuramente di qualcuno di sua conoscenza, qualcuno che le ha voluto fare un dispetto. Oh, questo mi è venuto in mente guardandola Aveva una grossa borsa di pelle nera, con dei grandi manici. Borbottava qualcosa di indecifrabile fissando un po tutti, seguendo quel suo sguardo accusatore scoprii nell angolo opposto una coppia, studenti come me. Lui era proteso verso lei e lei leggermente gli volgeva le spalle, come dire stammi lontano. Lui nello sguardo era palese che si era impantanato nel mutismo, era riuscito nell approccio poi non riuscì più a trovare qualcosa di potabile, di intelligente, da condividere con lei. In quanto a lei, non gli lasciava nessun appiglio. Aveva le labbra 5

6 strette, gli occhi che non stavano fermi un momento, come se cercassero una via di fuga. Non stava ferma e ogni tanto il cappotto nero si apriva lasciando intravedere la sua veste attillata in un corpo sinuoso, alta e bella con i suoi capelli nerissimi sciolti e inumiditi che scendevano a ciocche sulle spalle. Tra gli stivali e l abito spuntavano ogni tanto le ginocchia chiare tra la rete nera delle calze. Un inno alla sensualità. Lui si accorse del mio sguardo compiaciuto e se ne infastidì, allora con tutta la sua energia si fece uscire dal di dentro: -Forse siamo in tempo per entrare a seconda ora? Lei per tutta risposta si girò completamente guardando verso il cortile e poi verso me. Ha pensato sicuramente: E quest altro che ha da guardare? Non ne basta uno di cretino! A volte i pensieri si sentono così come sono e sono veramente come pensi. Intanto l ometto impaziente ormai rompe il suo silenzio dopo avermi fissato per un po : -Si tolga la giacca se non vuole prendere un malanno! Oh, mi ha sorpreso! Si preoccupava di uno sconosciuto, si era interessato a me, chi l avrebbe mai detto? Gli ho sorriso con tutti i denti che avevo in bocca, e gli ubbidii all istante. Lui per tutta risposta prese il suo fazzoletto e porgendomelo mi disse di asciugarmi la testa. -Grazie! Va a capire gli ometti Pensi che sono dei tirapiedi, dei galoppini nelle segreterie di qualche grasso e ladrone onorevole, e magari lo sono veramente, e poi cambiano l ordine delle cose, togliendosi il travestimento e mostrandosi umani. E questo che dobbiamo guardare l uno dell altro, accostarci a quel lato buono di ognuno di noi, sperando che anche gli altri facciano lo stesso con noi. Ritornò subito nel suo ruolo tra la pioggia e il suo orologio, attaccato a quella ventiquattrore. 6

7 Quella ragazza era proprio carina, soprattutto vera, si! era autentica, pronta a prendere a schiaffi il destino. Ed io me ne innamorai! A quell età amavo tutte le donne di questo mondo, le vedevo tutte belle, magnifiche, come squarci d infinito nel velo della monotonia quotidiana. Ad un tratto la pioggia allentò il suo scrosciare e un istante dopo un fascio di luce invase l atrio dipingendoci di nuovi colori tutti quanti. Ognuno si attivò per conto suo. L anziana si decise con il suo celere pesante a muoversi borbottando ancora. L ometto mi chiese indietro il suo fazzoletto. Lei si apprestò ad uscire quasi correndo seguita a rimorchio da quel povero lui che lasciò sbattere il portone. Mi sono rimesso la giacca a piccoli riquadri bianco nero, ho preso i miei libri e uscii quasi abbagliato dalla luce del sole che rifletteva sul bagnato della strada, così arricchito da quella bella immagine del volto di lei, mi avviai pensando che in fondo capiterà rincontrarla prima o poi. 7

8 II Già ero preso dalle mie cose e dalle mie premure, anche se ancora non avevo raggiunto la piena visibilità, mi ero messo in movimento, quando dopo alcuni secondi, tra i rumori di città si distinse il rombo di una moto di grossa cilindrata e un tonfo, uno schianto di lamiera, vetri e urla. Accorsi subito a vedere decine di metri avanti cosa era mai successo. Vidi la moto di grossa cilindrata andata a finire nello sportello di un auto in sosta, diventati un tutt uno. Il centauro si stava alzando, mezzo stordito stava togliendosi il casco. Poco distante vi era qualcuno a terra e lei, si lei, con il suo cappotto nero, in ginocchio disperata, mentre l omino quadrato, anche lui, era intento a controllare quel giovane, l amico di lei, corpo inanimato sulla strada. L anziana signora, pure lei, era lì che brontolava a voce alta. Subito sollevai la ragazza per le spalle. Quando si voltò, senza neanche vedermi disse con una voce soffocata dal dolore: -E colpa mia! L ometto, aveva costatato che era ancora vivo e gridò: -Chiamate un ambulanza, subito! Spingeva, con tutte e due le braccia, la gente attorno invitandoli di allontanarsi. Io guardavo lei che piangeva, era disperata, gridava il suo 8

9 nome: Antonio! Mi venne spontaneo un abbraccio di conforto, mi sentii intimamente una canaglia, perché, in tutta quella tragedia, non ho potuto fare a meno di provare un piacere intimo per quel suo profumo, per quel contatto, per quel viso luminoso ancora stravolto e bianco. Con una immediatezza sorprendente, almeno così mi sembrò, ho udito la sirena dell ambulanza avvicinarsi, qualcuno di sicuro l aveva già chiamata e poi il Pronto Soccorso non era molto distante. Rapidamente ripartì. Quella sirena m incuteva un richiamo alla tragedia, anch io provai sconforto. -Come faccio? -Ti accompagno io, l Ospedale è vicino, a due isolati da qui. Ci ritrovammo tutti quanti dietro i vetri chiusi del pronto soccorso, in attesa di una notizia. Sembravamo legati da un mistero. Mentre la vecchia brontolava, l omino chiedeva alla ragazza di dargli un recapito telefonico per avvisare la famiglia. Lei rispose che non conosceva nessun numero, erano semplici compagni di scuola. Così chiamò un infermiere, per avere un documento del ricoverato. -Guardi, sia gentile, è meglio che si avvisi la famiglia, con cura, capisco che non ho nessun titolo per avvallare richieste, ma è una questione di carità cristiana. -Vedo che posso fare. Dopo pochi istanti, un poliziotto chiamò l omino e andarono via. -Ti vado a prendere qualcosa da bere. Lei annuì, singhiozzando ancora. Tornai con una bevanda e qualche bicchiere di carta, l offrii pure alla brontolona, che bevve guardandomi sospettosa. L attesa rendeva smaniosa la povera ragazza, stava seduta e si alzava continuamente. Mentre io già mi ero quasi abbattuto sulla fredda 9

10 panchina di ferro. Odoravo il cloroformio ed lo sentivo entrare lentamente in circolo nel mio corpo. -Mi camminava accanto, cercava di dirmi qualcosa, cercava di fermarmi, mentre io presa dalla mia superbia non gli lasciavo spazio, così scese dal marciapiede e fu investito in pieno da quella moto. Terribile! Me lo vidi spazzare via e cadere giù come un cencio. Ha battuto la testa sull asfalto, di sicuro. Colpa mia, tutta colpa della mia superbia. Non trovavo parole giuste a controbattere quella sua convinzione ripetevo solo no, no, no. Quando finalmente tornò l omino, disse subito che era fuori pericolo, ma ancora non aveva preso conoscenza e che fra poco sarebbero arrivati i genitori. Lei riprese a piangere. La vecchia con gli occhioni ingranditi ancor di più dagli occhiali la fissò addossandole la colpa e si rimise a borbottare piano. 10

11 III Di tanto in tanto perdevo lo sguardo tra le pareti e il pavimento dove erano spuntati tanti fiori di luce, mentre la scena si movimentava ogni tanto di nuova umanità. Una barella con un povero vecchio che boccheggiava esausto, con due occhietti pieni di paura che cercavano aiuto. Sentivo una pietà dentro me come una fitta, ma non la lasciavo intravedere, non mi sembrava opportuno. Non pensavo che questa mia empatia per il dolore degli altri, era comune a tanti e che le donne possono anche provare attrazione per uno che ha questi sentimenti e li lascia intravedere. Aprirono la vetrata e il vecchietto con uno del personale e una donna a seguito vi penetrarono. Lei aveva un faccione abbondante, gli occhi erano appena due fessure tra il grasso, poi una chioma nera inadeguata e sciolta le scendeva sulle spalle tozze, ansimava preoccupata mentre ripeteva di continuo qualcosa al vecchio, guardandosi dietro di tanto in tanto. La porta si richiuse e sembrò ritornare la pace, quando proruppe in scena un altra donna con occhiali dorati, più curata nell abbigliamento e con un corpo ben proporzionato, seguita da un uomo stempiato, alto con in mano un borsone. Avevano un passo veloce, si fermarono davanti l ostacolo della vetrata, la loro corsetta era finita, mentre lui cercò informazioni guardandoci in faccia a tutti, lei fermò lo sguardo sull ometto e gli chiese: 11

12 -Hanno ricoverato mio padre, è già entrato? -Si, signora proprio poco fa! -Abbiamo preso qualche pigiama, qualcosa, e siamo corsi dietro l autoambulanza.- Quasi a volersi scusare del ritardo. Lui sembrava non avere idee, anzi si attaccò al braccio di lei e annuiva con la testa. Era il classico tipo che a calcoli fatti era in debito, non si sa di che e di che cosa, con lei, quindi zitto e obbediente. Come una intuizione, mi convincevo che quel suo comportamento nascondeva qualcosa oltre, avevo la netta impressione che, quello era un violento, un picchiatore. Me lo immaginavo ragazzino, nel suo quartiere mentre picchiava gli altri bambini, magari più piccoli di lui, solo per affermare la sua territorialità. Insomma quelle persone che non sai mai chi ti trovi davanti. -Mentre era in piedi, mia sorella l aveva aiutato a lavarsi, se lo è visto crollare giù, a quanto sembra gli si è rotto il femore, così come niente, all improvviso, poverino papà! Provò a piangere senza riuscirci mentre trovò il conforto di lui, intenerito e corrugato. -Si ad età inoltrata le ossa si calcificano e diventano come grissini.- Disse l ometto muovendo la testa per dissentire a quella disgrazia. Ad un certo punto lei incominciò a spingere il tasto del citofono, una, due, tre volte, quando si aprì la porta e un volto scuro tra il bianco della sua divisa si affacciò. Era la suora del reparto che si era infastidita per quella insistenza: -Che c è?! Ch è successo?! -Senta, hanno ricoverato mio padre, ho il pigiama alcune cose -Chi? Di Maria? -Si! 12

13 -Dia a me, ci penso io, non si può entrare. -Alberto!! L uomo si scosse tutto e consegnò il borsone alla suora, che gliela strappò letteralmente di mano e gli chiuse rumorosamente la vetrata, davanti. -Alla faccia!- Disse lei con disappunto. Mi venne da ridere, sicuramente ho accennato un sorriso. Lei, seduta accanto a me, distanziò la testa dissentendo al mio buon umore. Quanto mi è potuto piacere questa sua espressione di disappunto Ancora non conoscevo il suo nome e questo le creava un aura di mistero attorno. Il mio pensiero galoppava liberamente nelle praterie della mente come un puledro. Tanto per darvi un idea, pensai che stava nascendo qualcosa di importante e che quel ragazzo incidentato, tra la vita e la morte, era la vittima sacrificale affinché ciò succedesse. Poi mi ripetevo mentalmente che era un cretino completo a tutto tondo. -Ma sei pazzo?! Come? Non credo, che questa strega legge il mio pensiero? Lei indignata con voce chiara, mi mollò in faccia quella frase come uno schiaffo. Mi ripresi subito, mi sono detto: ritorniamo al razionale. -Perché? -Fai tutte quelle espressioni sembri un folle, sei pazzo? -No, pensavo. -E che pensavi di così strano? Meglio che non pensi! Mi fece ridere, ma questa volta, mi sono tenuto tutto dentro, almeno credo. L omino ad un certo punto come preso da nuova energia, si avvicinò a lei e prese dal taschino un biglietto da visita: 13

14 -Devo andare, le do il mio recapito, mi faccia sapere, penso che ormai non c è altro da fare per poterlo aiutare, è in mano esperte. Per entrare almeno ci vuole qualche ora ancora. Non si dia pensiero, vedrà che il suo amico subito si riprende, è giovane, fra qualche anno sarà solo un ricordo sbiadito. -Grazie per tutto quello che ha fatto! Lei si era alzata mentre gli porgeva la mano. Lui gradì quel gesto e gliela strinse con tutte e due le sue manine, così salutò con un cenno a me e alla vecchia brontolona, che stava seduta di fronte a noi, e andò via. Mentre anche la vecchia si alzò e venne davanti noi due, brontolò qualcosa di incomprensibile e lentamente dondolando tutto il corpo andò via. -Che gentili che siete tutti! Tu non vai? -Se non ti dispiace, ti faccio compagnia, poi prima di andare lo voglio vedere un altra volta. Si leggeva nel suo sguardo tanta stima nei miei confronti, mentre io mi stavo illudendo che fosse qualcos altro che in realtà non era. Fu in questo momento che l aria attorno a noi si riempì di sgomento, ansia, che solo una femmina madre riesce a generare. Prima di entrare si udivano passi agitati, vocio sotto tono, poi il suo viso stravolto in apprensione, era la protagonista, la madre! Con lei vi erano altri e poi il padre, con le labbra strette, ben vestito, e la faccia verde come un extraterrestre. -Ubaldo! Ubaldo! Fatemelo vedere! Lei si alzò e andò piangente verso la madre, ma senza essere nemmeno vista. Il padre, suonò un colpo solo e si mise davanti la vetrata. Io pensai: Ubaldo? Caspita che nome!. Tornai composito e mi avvicinai al padre. 14

15 Ad un certo punto, la suora aprì. -Buongiorno madre, siamo i genitori di Ubaldo Farullo, ci hanno avvisato che ha avuto un incidente ed è qui ricoverato, cortesemente La suora non lo lasciò finire e spalancò la vetrata facendoli entrare. -Dai, vieni cara. Così la vetrata si richiuse. Lei rimase a piagnucolare, io le stavo accanto. I due a seguito dei genitori si parlavano tra di loro, così si avvinarono e garbatamente chiesero chi fossimo. -Sono una compagna di scuola di Ubaldo, quando è successo eravamo assieme, stavamo andando a scuola, quando una grossa moto lo investì. Così accomunati da quel dolore, si rimase in attesa dell orario delle visite, mentre i fiori di luce erano appassiti lungo le pareti in un grigiore ormai irrimediabile. 15

16 IV La vetrata si aprì ed entrammo smarriti, guardavamo ogni stanza, senza successo. Lei era ansiosa di vedere il suo Ubaldo, attraversata da quel senso di colpa con la speranza magari di ritrovarlo bene, così da superare questo momento terribile e continuare il suo cammino da dove l aveva lasciato. Avevamo attraversato quasi tutta la corsia, guardando a destra e a sinistra, quando proprio nell ultima stanza trovammo la porta chiusa e il padre ripiegato su se stesso, come ci ha visto, subito si riprese si diede contegno e ci accolse: -Sta riposando, è meglio entrare in pochi alla volta. Non stava riposando, era in coma! Lei entrò, scoppiò a piangere ed uscì immediatamente. Io rimasi un po con la madre. Lo sovrastava con il suo corpo e lo baciava in ogni parte con il suo sguardo. Lui aveva la testa fasciata, e gli occhi sotto le palpebre si muovevano di continuo, inquieti. Il liquido delle bottiglie appese per l endovena riflettevano la luce di quel lungo giorno che non voleva ancora finire, mentre il suo braccio era legato alla branda con della garza. Chissà quale incubo stesse vivendo? -Si riprenderà il mio Ubaldo, ne sono certa.- Diceva la madre e in quella voce c era come un rimbombo che proveniva dai ventricoli del suo cuore rimasti vuote, senza più sangue. 16

17 -Sicuro! Uscii pure io, per dare spazio agli altri parenti. Lei parlava con il padre, consegnò i libri del figlio e si scambiarono i numeri di telefono, stava per andare. Io mi affrettai a salutare e la seguii. Si fermò e mi guardò come essersi accorta finalmente della mia persona. -Ma ti accorgi come sei bagnato? Mentre mi guardava rimproverandomi con lo sguardo, dandomi quella intimità tanto desiderata, camminava con il suo passo elegante, deciso, muovendo attorno ai suoi capelli l aria, mutandola in qualcosa di magico, si, era veramente magnifica, di quelle donne che sanno di esserlo. Scesi al piano di sotto, lei vide la cappella aperta e si fermò. -Io entro per un po, tu vai a casa a cambiarti se non ti vuoi ammalare, ciao!- E mi stese la mano. Io la presi la sua mano, senza alcuna intenzione a lasciarla, quasi intontito, pensavo: così? Finisce tutto così?. -Di sicuro ci incontreremo, ancora non ci siamo presentati, come ti chiami? Come mi chiamo? Bella domanda! Avrei voluto chiamarmi chissà come, che so io, Fabrizio, Ferdinando uno di quei nomi che fai la tua bella figura. Io ho un nome di famiglia e le mie origine sono contadine, non è che mi dispiaccia, però perché ad uno sconosciuto devo spiattellare tutto con il solo nome? Sconsolato lo sparai: -Salvatore! Salvatore Giarratano. Lei capì e sorrise, poi aggiunse: -Speranza Sorge. Salvatore me la lasci la mano ora? Quel mio nome pronunziato da lei prese un altro significato, suonava giusto come non mai. Solo a scuola e a visita militare lo avevo sentito così com è, in tutte le altre occasioni, sempre diminuitivi vezzeggiativi e 17

18 invenzioni di ogni genere. Immediatamente lasciai la presa e lei entrò, dopo avermi salutato concedendomi uno dei suoi più dolci sorrisi. Rimasi imbambolato un attimo, e meccanicamente entrai anch io. Si era inginocchiata in uno dei primi banchi a destra davanti l altare. Due banchi prima mi fermai, impacciato più che mai e mi sono seduto. Avevo rispetto per la sua preghiera. Guardai quell ambiente illuminato dalla sola luce colorata dalle vetrofanie, a sinistra vi erano due suore pure loro inginocchiate che pregavano. Un prete anziano fece capolino in una porta accanto l abside. Le cappelle degli ospedali sono molto tristi, hanno l essenziale, sono più austere, sembrano anch esse disinfettate, asettiche, percettrici di dolori autentici, di speranze dolorose. Ormai erano anni ed anni che non entravo in una chiesa e ne avevo pensate e dette di cotte e di crude sul clero, la fede e le mura di tutte le chiese. Insomma il mio illuminismo durante gli anni della crescita aveva preso posto e messo al bando qualsiasi irrazionalità. Mi dava forza, sicurezza, piedi a terra, metodo di studio, avevo passato le scuole superiori come un apostolo della ragione. All università ancora non ero molto in confidenza con l ambiente. Il dizionario filosofico di Voltaire mi saliva dallo stomaco acido più che mai, mi rimbombava in testa. Lo avevo letto molte volte e amato pagina per pagina per poi essere lì seduto a contraddirmi. Pensavo il volto del filosofo con espressione indignata, delusa da quel mio comportamento. Gli dicevo che non era la fede ma la Speranza, quasi sarcastico, a condurmi lì dentro. Guardavo quel Cristo appeso alla croce dove a pochi metri dai suoi piedi, una sagoma di donna era in ginocchio come la Madonna. Ed io, assolutamente miscredente, attratto da quella Madonna. Pensavo al giorno della prima comunione ero felice solo per le mie scarpe nuove e la prima cravattina a papillon che indossavo quel giorno. I concetti del catechismo che imparai a memoria erano molto più grandi di me, mi rimbalzavano nella mente, tutto il resto era tradizione. Ora mi sentivo coinvolto da questa storia non mia, però non avevo nessuna voglia di uscirne. Preso così dai miei pensieri, guardando quelle statue e disegni, non trovando significati autentici per potere essere 18

19 convertito, me ne stavo abbandonato, spossato. La Madonna, il Bambinello, eccetera, tutta tradizione. Mi venne un sospetto, mi toccai la fronte, ero bollente!! In bocca avevo uno strano sapore. Così lentamente mi alzai, incominciai a sentire un freddo fortissimo. Mezzo strambo mi avviai a stendo alla fermata della circolare, ho atteso almeno dieci minuti scosso dai brividi, ormai ero in balia della febbre. Qualcuno mi fissava, il suo sguardo era di sdegno, cristianamente non pensava che ero bisognoso d aiuto, gli veniva più comodo convincersi che ero uno fatto, un drogato, un alcolizzato. Tanto che rivolgendosi al suo vicino con voce sdegnata disse: -Gioventù persa!! Quello lo guardò, mi guardò e fece una espressione d indignazione. Eppure io ero quel prossimo che tanto cercavano, non occorreva andare in Africa o in India, ero lì davanti a loro e pure gli facevo schifo. Non so come riuscii a ritornare a casa. Sceso ai Quattro Canti, ho percorso non più di cento metri, mi avviai nelle viuzze interne ed entrai nel cortile, presi lentamente la chiave e dopo alcuni tentativi l infilai. Salii le scale a quattro zampe, arrivato nella mia stanza persi conoscenza. 19

20 V Guardavo il lampadario a tre luci che girava abbastanza veloce, mentre le palpebre si abbassavano da sole, sprofondavo in un buio denso dove spuntavano sguardi mai visti prima che mi fissavano a un palmo dalla mia faccia. Figure orribili di uomini, donne, mezzi uomini e mezzi animali. Volti di umanoidi piumati, o con la epidermide di rettili, occhi stranamente colorati, rossi, verdi e azzurro profondo. Quelli che mi inquietavano di più erano facce apparentemente normali, i loro occhi apparivano chiusi, mentre si avvicinavano a pochi centimetri dal mio viso, si spalancavano di scatto. Quegli occhi estranei invadevano la mia intimità, mi penetravano dentro l anima, mi scrutavano a fondo, lasciandomi l angoscia di non essere solo. Qualcun altro, non so che cosa, di chissà quale altra dimensione era lì con me, dentro me, senza il mio volere. Questa impotenza mi terrorizzava. Ogni volta che non poggio i piedi del mio sapere nella roccia del razionale provavo terrore. Passarono proprio degli anni e tanti per riuscire a dare una spiegazione a quell incubo. Quegli occhi che si aprivano rappresentavano il risveglio, quello di Ubaldo dal coma. Si era insinuata dentro me la paura che quel risveglio avrebbe segnato la fine di ogni possibilità con Speranza. La mia a quell epoca era una mente di un giovane uomo che costruiva la sua vita non nelle certezze solide, ma nelle sabbie della passione. Mentre per il mio sapere poggiavo i piedi nella roccia del razionale e il solo 20

21 concepire qualcosa di diverso mi provocava terrore. Con il passare del tempo incominciai a costruire la mia vita sulle certezze e a capire che il mondo razionale infine era più friabile di quello meno visibile. Mi svegliai verso sera inoltrata, potevano essere passate le nove. Vidi che le lampade avevano un colore strano, giallognolo, ancora avevo la sensazione di essere sopra un imbarcazione in alto mare dove tutta la stanza era in balia a delle onde gigantesche. Mi sentivo sballottare di qua e di là. La signora Rosa mi fissava con un sorriso, poi si affacciò alla porta e chiamò suo marito dalla tromba delle scale: -Antonio! Antonio! Si è svegliato. Il signore Antonio arrivò subito e guardandomi mi disse: -Ci hai fatto prendere uno spavento! Abitavo con loro in una stanza affittata, quando mi scrissi all Università, mi sono mosso con poca destrezza, feci tutto in ritardo, mi ero quasi isolato dai compagni di liceo i quali ognuno aveva trovato una giusta sistemazione e tra loro si erano dati i vari contatti. Così la prima opportunità che trovai fu questa stanza in famiglia. Mi ci infilai senza sapere chi fossero, se il prezzo era giusto o altro. Insomma ho avuto sempre questa pigrizia mentale per le cose concrete. Però per la facoltà che avevo scelto andava bene, tutto veniva vicinissimo, era l indirizzo di studio che avevo sbagliato, me ne accorsi dopo il primo anno, quando avevo conosciuto gran parte dei miei colleghi di studio. Loro si che avevano quella personalità intraprendente e volpina adatta per la giurisprudenza, io invece un po sognatore, un po ricercatore non ero adatto, ma non ho avuto coraggio a cambiare e con grande sacrificio mentale andai avanti. Questo coraggio che mancava ogni volta denotava la debolezza della mia personalità un difetto che segnò la mia vita. L unico problema che aveva questa stanza era la distanza con la Casa dello Studente dove vi erano alcuni miei amici, ma soprattutto conoscenze femminile che di tanto in tanto andavo a trovare. Pertanto per 21

22 non allungare per corso Tukory tagliavo in diagonale e attraversavo dei posti che la notte erano alquanto poco consigliabili, vi era di tutto e di più, di quella umanità che stava ai margini e spesso viveva agli estremi. Posso dire che per quei due anni non sono stato mai infastidito, capitava che tra loro scaturiva una rissa e una notte ho visto pure brillare qualche lama di coltello, io passavo come uno spettro, mogio mogio e indifferente, con il cuore a tre mila. Erano degli spazi surreali, che la notte rendeva ancor più inconcepibile tuttora con le macerie causati dal bombardamento della Seconda Guerra Mondiale. Poi vi erano le viuzze strette, avevo paura di svoltare l angolo e incontrare un non so chi. Nonostante tutto ciò era il mio solito percorso carico di emozioni sfidando soprattutto me stesso e la notte. Nella mia stanza non potevo portare nessuno, né colleghi né peggio ancora ragazze, questo era uno degli andicap che condizionavano la mia vita sociale. Poi la stanza non mi permetteva nessuna personalizzazione, nemmeno quella di mettere un poster con le parole della canzone Blowin' in the wind di Bob Dylan che mi ero portato da casa. In quella stanza dalla prima volta che entrai mi sentivo uno estraneo, un ospite momentaneo. Vi era il letto alto, con due materassi, un armadio antico, pieno di cose, abbigliamenti tutti infagottati con dei sacchi di tela bianca, solo uno spazio era riservato alle mie cose, un tavolo, sgombro a metà, dove dovevo studiare, sopra il comò mise la mia valigia che non ho disfatto mai, perché mi permetteva la sola intimità, sicuro che i padroni di casa non andavano a curiosare, anche perché quando uscivo la chiudevo con il catenaccio, così ho tolto le lenzuola che mia madre mi obbligò a portare, le due giacche e il maglione, il resto era lì. Quando tornavo in paese portavo la biancheria da pulire in un borsone e qualche libro già letto. Quella stanza aveva vissuto la presenza di qualcuno che aveva dato l ordine di quelle cose. Ed io intorno a quelle cose avevo incominciato ad indagare a trovare risposte ma non definitive. Quella casa aveva qualcosa di misterioso, intanto la scala era abbastanza angustia, con delle porticine da dove si accedeva nei vari ambienti, in ultimo vi era la cucina, piccolissima con una finestra che permetteva la vista in una distesa di tetti. Da lì ogni tanto entrava un grosso gatto nero, la prima volta mi terrorizzò, poi siamo divenuti amici, tanto da non potere fare a meno della sua carezza mattutina con tutto il suo corpo nella mia gamba compreso l attorcigliamento finale della sua 22

23 magnifica coda. Mi faceva sentire bene, mi faceva iniziare la giornata con lo spirito giusto. Quando tornavo a casa mi mancava e tanto. Questa amicizia mi faceva riflettere di prima mattina mentre la caffettiera incominciava a gorgogliare. Di sicuro quello splendido gatto aveva la sua personalità. Non siamo solo noi uomini ad essere delle persone, la nostra è una presunzione infinita, abbiamo sbagliato tutto noi uomini! Inorgogliti dal nostro sapere, non considerando che ogni animale ha il suo, la sua conoscenza, i suoi codici di comunicazione. Guardavo lontano verso il cielo e sorseggiavo il mio caffè, riflettevo che in relazione a questo mondo, noi o le formiche siamo solo ospiti allo stesso modo e bastava una sua scrollatura per cacciarci giù a tutti, come ogni tanto succede con le varie sciagure naturali come terremoti e alluvioni. Finalmente, da qualche secolo a questa parte, si è finito di considerali castighi di Dio per chissà quale malefatta di qualcuno. La famosa storia della carota e il bastone di Dio che i vari profeti annunciano, a gran voce e con gli occhi spiritati, da migliaia d anni. Questo mondo ha la sua biologia, come le donne hanno le loro cose, punto e basta! E noi uomini, animali e piante ne facciamo parte con eguale diritto. Quel gatto non aveva nome, e nemmeno gliene ho dato, lo chiamavo semplicemente amico mio, tanto bastava, lui libero e fiero concedeva la sua di amicizia, non accettava cibo, entrava, salutava, restava un po e usciva. Quando la finestra era chiusa, miagolava guardandoci e così aprivamo. Sentirsi guardati negli occhi da un animale è una esperienza particolare e interessante, spesso non ci facciamo caso, ma è uno scambio di sensazioni indecifrabili perché molto diverse tra noi e loro, però hanno un punto comune, un punto di contatto. E questo punto la sofia. In questo punto vi è il mistero della sfinge, del diavolo e dell angelo, del Minotauro del nostro essere animale e uomo. I primi giorni stavo fuori tutta la giornata, mangiavo fuori qualche panino, la città per questo dava tantissime possibilità: stigliola, pane e panelle, pane e milza, carciofini spinelli, patate cotte e tutto ciò che la fantasia degli ambulanti creava all occorrenza, bastava una passeggiata per quei mercati unici al mondo, oppure alla mensa dello studente, studiavo, poco e niente, in qualche sala e giravo come un matto strade e strade in cerca di uno sguardo amico, di una parola, di un gesto. Andavo alla stazione, tra i negozi, fino all imbrunire, poi tornavo a casa. 23

24 I padroni di casa intuivano il mio disagio e preoccupati mi chiedevano se avessi bisogno qualcosa, se avessi già mangiato, insomma cercavano di evitare che io mi andassi a cercare un altro alloggio come già avevano fatto altri prima di me. Io ringraziavo, accettavo la loro cortese attenzione e mi ritiravo nella stanza, aprivo il mio tascapane militare che avevo acquistato nel mercatino dell usato e tiravo fuori le mie cose: una agenda dove scarabocchiavo qualche esternazione ed appunti delle lezioni, l ultimo libro acquistato nelle bancarelle e le cianfrusaglie come giocattoli della mente, o il succhiotto, rappresentazioni di momenti passati che portavo con me in ogni luogo, fin quando un giorno poco prima del fatidico incontro della giornata di pioggia, mi ero tolto da tracollo il tascapane e l ho appoggiato per un attimo sul sedile della circolare, non so cosa è successo, mi sono distratto e sono sceso dimenticandomene, fu troppo tardi quando mi accorsi di avere lasciato la borsa sopra con il mio tesoro di ricordi. Mi trovai finalmente solo, veramente solo, pronto ad essere un uomo nuovo, pronto a fare nuove esperienze, ad incontrare realmente gente nuova. Quelle cose erano il cordone ombelicale che mi legavano a mia madre, al mio paese, alla ragazzina del primo bacio, avere perso definitivamente quelle cianfrusaglie mi ha permesso di potere restare effettivamente solo in quella stanza con me stesso e di uscire sul serio fuori per incontrare gli altri, chiunque essi fossero. 24

25 VI Guardavo l esito del termometro come una sentenza che implacabile arrivava: 38 e mezzo! costringendomi a quella degenza inopportuna. Stava passando così il secondo giorno, vedevo la luce dalla finestra che imbruniva, rattristandomi profondamente, mi sentivo solo e impotente al mio destino. Più passava il tempo meno erano le possibilità di rincontrare lei. Pensavo a quel suo nome Speranza, sicuramente sarà un nome di famiglia, ma in quel preciso momento assumeva una valenza diversa, dava un tocco di mistero a quell incontro. Mi ripetevo dentro me che il mistero è solo una verità da conoscere e dentro una verità ve ne sono altre ancor più profonde, così all infinito, sta all uomo e al suo cammino, andare avanti. Poi mi scrollavo da dosso tutti questi assiomi che ancor più mi rabbrividivano, perché mi ponevano sempre più solo al mondo racchiuso in quella stanza, alieno ad ogni cosa, quasi Sentivo dei passi lenti, scendevano uno dopo l altro, erano loro. Bussarono, delicatamente, entrò lei con un pentolino e un piatto: -T ho portato un po di brodo, come va? 25

26 Di seguito entrò il marito silenzioso, ma con un viso da orso Baloo, sistemò sul tavolo il tovagliolo, il piatto le posate, versò il brodo. -Ce la fai ad alzarti? Se vuoi ti imbocco io, non essere timido con me! -Ce la faccio, siete molto gentili, grazie! -Tua madre ha telefonato, le ho detto una bugia, che eri fuori, come ti senti magari le fai una telefonata. -Si, meglio così. Ha fatto bene, quella è capace precipitarsi qui in un istante! Subito si mette in apprensione per niente. -Hai preso un bel raffreddore, devi mangiare, hai bisogno di forza per le medicine che ti ha prescritto il dottore. Il signore Antonio era ancora silenzioso, rattristito, vedermi abbattuto lì sul cuscino gli suscitava qualcosa che andava oltre me. Ero malconcio, abbattuto, non mi sentivo le forze, ma per farli contenti con tutta l energia e la volontà mi sono alzato, era il minimo che potevo fare. Con premura la signora Rosa, prese una coperta dall armadio e me la pose sulle spalle, mentre il signore Antonio mi guidò sostenendomi verso la sedia. Mangiai lentamente, quel brodo era gustoso, vi era della carne di pollo e qualche foglia di prezzemolo, dopo ho saputo che non era pollo ma carne di piccione giovane. Fu quando il signore Antonio mi spiegò che quella carne mi avrebbe aiutato a guarire per le sue virtù e proteine. - prima tutti i signori avevano le loro colombaie, e i loro monsù facevano delle vere e proprie prelibatezze.- Aggiunse lei. Dopo un po incominciai a sentirmi meglio, più rinfrancato, mi andai subito a coricare, lei mi fece una iniezione, di non so cosa, mentre lui si è seduto accanto, era pronto a dirmi qualcosa, esitava, non ero così in forza da poterlo spingere a sbottonarsi. Quando poi mi sono ripreso mi sono tornati alla mente questi momenti e incominciai ad indagare. 26

27 Si, quella stanza aveva racchiuso in se un segreto, un ricordo che stava affiorando. Intorno alle cose di quella stanza io avevo suscitato l anamnesi di un loro preciso momento di vita rimasto indelebile. Tutt e due, sempre con descrizione non mi abbandonarono nella solitudine, capivano la mia tristezza e a volte diventava disperazione, allora cercavano di distrarmi, ma in punta di piedi. La signora Rosa era ormai in pensione, mi ha parlato, tanto per distrarmi, della sua vita. Era un suo modo di aprirsi e farmi aprire per conoscerci, visto che non avevo dato loro questa possibilità fin ora, scambiando solo parole formali. Così mi ha raccontato che ha lavorato come infermiera, in ospedale, mentre il signore Antonio come imbianchino, quelli di un tempo con la pompa, per abitazioni modeste. Ora si stavano godendo la pensione e qualche risparmio. La camera l affittavano per avere qualche presenza giovane nella loro casa, un diversivo, un po di vita. La signora Rosa era una persona molto sensibile, percepiva le mie ansie, mentre il signore Antonio era più silenzioso, ma il suo volto esprimeva ancor più di mille discorsi. Da quando mi ero ammalato avevano proprio cambiato modo di rapportarsi, di guardarmi, ero entrato a fare parte della loro intimità. Lei mi rassicurava che sarei guarito immediatamente, però dovevo stare calmo. -Devi trovare la tua armonia, nulla è più importante di te, in questo preciso momento, per questo non mi piace vederti abbattuto, poi alla tua età Capisco che fuori di qui magari ci sarà una lei e ti mette in ansia non incontrarla. Aveva ragione, era così, era questo che non mi faceva concentrare su di me, lei, tanto da domandarmi se questa volta era amore e se questo era l amore che tanto è stato discusso da letterati, artisti e canzonettari di sempre e che io ho deriso. 27

28 Quando rimasi solo, tra gli bollori della mia pelle e i brividi di freddo che tre coperte addosso non riuscivano ad attutire, nonostante la medicina, la mia mente incominciò ad andare libera, tra riflessioni e fantasie. Pensavo la prima volta che andai via dal mio paese, per un viaggio di quindici giorni, quando tornai mi ero accorto con sorpresa e dispiacere, che tutto procedeva senza di me, sia in casa mia, sia tra i miei amici, anzi molti non si accorsero nemmeno della mia mancanza. Quando andai al bar e trovai la mia solita compagnia presa alla solita partita a carte, li salutai, loro risposero, nessuno mi chiese niente, anzi Carmelo mi disse di stare in silenzio che il momento era grave, perché quella mano decideva chi doveva pagare le granulose. Il mondo gira lo stesso anche senza di te! Questo mi sono detto quel giorno. Provai a chiamare a telefono Teresa, la madre mi rispose che non c era. Dov era? Dopo scoprii che si era fidanzata con uno più grande di lei, una cosa seria. La nostra storia era stata un gioco sia per lei che per me, anche se avevo ancora stampate le sue labbra sulle mie per quel primo bacio, e provai una rabbia che sbollii iniziando a fumare, per fortuna ho smesso subito. Ma il mondo girava lo stesso anche senza di me. Mi concentrai su questo, sulla mia solitudine, la bellezza del proprio silenzio, dei propri pensieri, riflessioni, analisi, insomma mi appassionai alla lettura, a scavare dentro le parole, i modi di dire, a cercare di demolire le verità erette a tempio dalla gente che mi stava attorno. Ho creduto di abbattere l amore tra due persone come se quella fosse una verità. Ma né quello mio era stato amore, né l amore tra due individui è una verità. E solo un momento, un innamoramento, esiste finché dura, finché si alimenta, poi diventa qualcos altro da gestire diversamente, perciò demolivo solo qualcosa che non era. Ma i miei discorsi che svuotavano di significato l amore e le conseguenze relazionali colpivano e divertivano i miei amici. Tanto è che per disprezzo di questo sentimento giocai con relazioni espressamente svuotate da qualsiasi valore, solo un corpo che cerca un 28

29 altro, così ora all università, attratto da qualche lei, lontana da suo piccolo centro, si sentiva libera e disinibita, pertanto abbastanza consenziente e predisposta. Questo era il mio andare alla Casa dello Studente. Ora mi trovavo con questo nuovo sentimento per Speranza che mi spiazzava, eppure sapevo che non poteva essere ciò che non esiste. Allora perché, anche se non riuscivo a comporre il suo volto nella sua interezza non potevo dimenticare la forma sinuosa delle sue labbra? Non potevo dimenticare il suo parlare veloce leggermente roco? Quel suo profumo che invadeva la mia mente come una nebbia, non permettendomi così di vedere con lucentezza i miei pensieri, quelli di sempre? Maledetta febbre, maledetto termometro! Mi arrivava sommesso il parlottare della televisione e una sirena per le strade di quella città, tutto mi bolliva in testa, mentre scorgevo dalla finestra quella notte dal cielo limpido, pulito, che permetteva quello scorcio di luna, tanto bastava a tenermi compagnia, dove fuggire lontano per sotterrare lassù le mie paure per i giorni futuri e le mie ansie germogliate da quelli di ieri, solo con quei rumori lontani di un mondo che girava anche senza di me, mi abbandonai definitivamente ad un sonno giusto. 29

30 VII Riuscii a riprendermi da quella febbre dopo ben cinque giorni, anche perché la signora Rosa, mi trattenne al chiuso per un altro giorno a febbre finalmente cessata. Riavutomi le forze, la prima cosa che ho fatto, ma con molta discrezione, fu quella di indagare sull aria di mistero di quella stanza. Incominciai a cercare tra quelle cose, aprii l armadio, i vestiti erano coperti da quei sacchi di stoffa bianca, appesi se ne stavano lì, forse dismessi dal signore Antonio. Allora con tutte e due le mani incominciai a tastarli, con la speranza di percepire se vi fosse qualcosa in tasca. In uno di essi avvertii qualcosa, la tirai fuori, era un fumo di Londra a doppio petto. Nella tasca c era il portafogli imbottito di carte: diverse immagini sacre coloratissime, e dei fogli piegati, sembravano volantini, poi la fotografia di una donna 30

31 giovane, osservando attentamente trovai una somiglianza con la signora Rosa, senza dubbio era lei. Quella fotografia antica idealizzava il suo profilo, il suo sguardo in quel bianconero dalle luci artificiali, non come quelle moderne sempre aspre che violentano il soggetto. Tralasciando l arte fotografica, la signora Rosa era veramente una bella donna, un sorriso, pieno, sano, ormai perso, quasi sentivo il suono gorgogliante, dove era partecipe cuore, mente e corpo. Il suo sguardo sognante rivolto ad un futuro di giorni a venire sicuri e senza ombre. Quel viso armonioso dal profilo arrotondato era coronato da una chioma spumeggiante e ben pettinata che accentuava quella meravigliosa femminilità. Mentre tiravo fuori e spiegavo i fogli udii rumore di passi che scendevano, mi sbrigai a rimettere tutto dentro il portafogli e sistemarlo nella tasca. La sorpresa più grande fu nei pantaloni, ancora con la cintura di cuoio nero infilata. La stoffa era come incartonata e all altezza dell inguine vi era una lacerazione, intuii immediatamente che quello era sangue coagulato e quel buco la causa, ma i passi ormai erano vicinissimi. Infilai nel sacco il vestito ed ho avuto il tempo preciso di sistemarlo nell armadio, mentre chiudevo la porta sentii bussare: -Salvatore?! Posso entrare? -Certo! Era lei, sicuramente con qualche sua premura. Mi precipito ad aprire e con mia piacevole sorpresa, è entrato di filato, Amicomio, miagolava per salutarmi e mi si strisciava addosso. -Ho capito che chiedeva di te. Quel gatto non amava essere preso in braccio o farsi carezzare, ma quel giorno si mostrò pieno di piacevoli attenzioni. La signora Rosa, conoscendolo lasciò la porta aperta, per dargli la possibilità di andare via a suo piacimento. Ormai il suo carattere era inteso e veniva rispettato. Mi raccontò quando si fece presente la prima volta, fu amore a prima vista da una parte e l altra. 31

32 -Una mattina, trovai sulla finestra un cardellino morto, era una preda del gatto, mi venne una pena! Poi ancora altre mattine altre prede, che inorridita andavo a buttare via. Un giorno, mentre Antonio mi fece qualche gesto affettuoso, il gatto si arrabbiò, rizzò il pelo, mostrò i canini ringhiava e soffiava. Ci spaventò e ci siamo separati da quell abbraccio. Capii che era geloso. Così mi sono messa a cercare qualche informazione che confermò il mio sospetto. Quel gatto si era innamorato di me, prova quelle povere prede perché erano i suoi doni d amore. Da quel giorno incominciai a trattarlo come una persona e la nostra amicizia è qualcosa di speciale che mi ha aiutato tanto soprattutto nei momenti di sconforto Ormai ci intentiamo bene. La signora Rosa quella mattina era ben disposta ad aprirsi con me ed io non cercavo altro che soddisfare la mia curiosità di scavare dentro quella storia. Così ho fatto il primo passo: -Da quanto tempo siete sposati? Lei a quella domanda sembrò turbarsi, girò la testa verso il pavimento, poi mi guardò dritto negli occhi e mi disse con tono risoluto: -Antonio, non è mio marito! -Signora Rosa, mi perdoni se sono stato indiscreto. -Oh, no! Semplicemente la vita non è mai come uno se la pianifica, poi di mezzo alla mia vi sono stati così grandi eventi che hanno stravolto ogni cosa, devi sapere che ho vissuto ben due guerre Sono vecchia eh! Sono nata nel 1911, il 5 Aprile. Nel primo conflitto mondiale ho perso in tenerissima età mio padre, nel 41 mio marito partì per la Russia e da allora non ho avuto più notizie. Il mio Armando era un bersagliere, bello, alto, incline al sorriso, con lui ero sempre felice -Mi dispiace! Vi fu un momento di tristezza, calò un silenzio pesante, riflessivo, lei si girò su se stessa, il gatto uscì dalla porta, quando fu attratta da un foglio 32

33 spiegazzato sul tavolo, dove avevo frugato il vestito, era un ritaglio di un giornale, sicuro caduto inavvertitamente dal portafogli. L articolo strillava a caratteri grandi: PANE E LIBERTA poi nel sottotitolo in una radio conferenza del Col. Poletti seguitava dentro, SENZA LIBERTA NON VI E PANE. Era stato ritagliato dal giornale Sicilia Liberata di venerdì, 26 maggio Lei lo spiegò con lentezza, lesse quel foglio e un ombra scura scese sul suo volto, mi guardò per alcuni secondi. Mi sono sembrati una eternità, poi riabbassò lo sguardo, posò il foglio delicatamente e piangendo se ne andò via. Io rimasi colpito, non ho saputo come gestire quel momento, non avevo la maturità sufficiente a prendere iniziative. Avevo ripagato la loro generosità infrangendo la loro vita privata. Quale scusa potevo mai sostenere a mio vantaggio? Nessuna! Proprio nessuna. Mi sentii spossato, rimasi seduto sopra il letto a fissare la porta. Dopo un po sentii dal passo pesante che stava scendendo il signore Antonio, pensai che questa volta mi avrebbero cacciato via. Il problema non era questo, ma rompere con loro in questo modo, dopo averli conosciuti, dopo essere stato trattato come un figlio. In quei giorni non mi avevano fatto mancare niente: cure, attenzioni, affetto, stavo bene corpo e mente. Non ci voleva. Entrò e quella sua espressione di Orso Baloo mi rassicurò, capii che non era arrabbiato, anzi era pieno di compassione: -Ti dobbiamo delle spiegazioni. Non capii sull istante, mi stravolse, stavo accennando a parlare, ma lui repentinamente continuò: -Due giorni fa, fu il trentesimo anniversario della morte del povero Luigi e le nostre stranezze erano dovute a questo. Rosa, in quanto madre ha 33

34 rivissuto nella tua degenza quei giorni. Dovevamo dirtelo.- prese dal tavolo quell articolo -E questo il foglio?! -Mi ero incuriosito Dovete scusarmi per la mia insolenza, non dovevo permettermi, devo scusarmi con lei. -E sopra, non preoccuparti, anche noi siamo stati giovani. Quando salii, il signore Antonio mi fece entrare per la prima volta, dentro il loro soggiorno, si accedeva da una porticina nella scala. Trovai Rosa davanti un altarino con delle grandi fotografie e dei lumini accesi, con il fazzoletto in mano e piangeva. Erano le foto di Armando e Luigi. Io l ho semplicemente abbracciata, non ci siamo detti niente. Ogni parola era inutile. Vedere una madre piangere il proprio figlio morto è qualcosa di profondamente triste, si crea un vuoto paradossale, sembra che il cielo stesso non abbia ragione di esistere e intorno alle cose non vi è altro che dolore. Ci siamo seduti e tutte e due mi raccontarono tutta quella storia incredibile e sconvolgente. Rosa si era sposata a quindici anni con Armando Ragusa subito rimasta in gravidanza, ha avuto un bambino meraviglioso, simile al padre: Luigi. Armando ha dovuto lasciare l impiego in banca perché un collega aveva inviato una segnalazione che era un ebreo. Incominciò a ricevere angherie dal capo ufficio, fin quando fu dimesso dall incarico e chiamato alle armi, poi partì per quella Campagna di Russia. Rosa riusciva in mezzo a tantissimi sacrifici ad andare avanti, a crescere, nonostante tutto, bene il suo Luigi. Un giovane intraprendente, riusciva in tutto, aveva iniziato gli studi nel ginnasio e prometteva bene. Era attratto dalla storia, dalla politica, dalla cultura in generale, avrebbe voluto fare l insegnante. Diceva che insegnare è una professione che da prestigio e gratifica. La mattina del 19 Ottobre 1944, non era andato a scuola, perché non si sentiva ben disposto, così mentre se ne stava con sua madre a dialogare, 34

35 giungevano dalla finestra urla dalla strada o dalla piazza lì vicino. Una massa di gente che rumoreggiava e gridava. Così baciò sua madre e le disse: -Vado a vedere e torno subito! Con la mancanza del padre Luigi era legato alla madre da un forte amore e una grande ammirazione. Le diceva che era la donna più bella del mondo, la coccolava con baci e dolci parole. Per Rosa quel figlio era la benedizione del Signore alla sua vita. Quella manifestazione era stata indetta dai dipendenti comunali, i quali richiedevano gli stessi diritti e agevolazioni dei colleghi statali, come la concessione di un indennità del caro vita. Ma in poco tempo accorsero donne, bambini dei quartieri limitrofi, giovani della Lega Separatista, ognuno individualmente a reclamare la propria giustizia. Un grido si alzava più degli altri: PANE E LAVORO! Il fascismo era finito, la guerra pure, il peggio era passato, era l ora della ricostruzione, della giustizia, della libertà. Molti Siciliani intuirono che quel periodo storico aveva quella giusta congiuntura internazionale per chiedere la propria autodeterminazione, quell indipendenza tanto desiderata. Luigi trovò i suoi compagni della Lega Giovanile Separatista e incominciò così a gridare insieme a loro slogan, uno dopo l altro. Antonio, ormai anziano era facile a commuoversi e aveva gli occhi umidi. Lui era molto amico di Armando e spesso si era messo a disposizione di Rosa per ogni evenienza. La moglie gli era morta giovanissima, dopo alcuni anni dal matrimonio. Raccontò la sua testimonianza di quella mattina con molta lucidità: -Stavo andando ad imbiancare una casa nei pressi, così ho caricato la carriola con gli attrezzi e mi avviai. Ascoltando quel vociare, incuriosito feci una deviazione. C era tutta quella gente che urlava davanti il palazzo della prefettura con il portone chiuso. Ma non vi erano accenni di violenza, 35

36 nessuno era armato, non vi erano bastoni, né altro che potevano lasciare intendere ad un aggressione. Vedevo quei ragazzini, quelle donne, che io conoscevo perché erano dai quartieri lì vicino, che urlavano e ne ero anche divertito. Quando sbucò un camion caricato di soldati badogliani, non fece tempo a frenare che quei bastardi incominciarono a lanciare bombe e a sparare! Una di quelle bombe, forse dovuto al mancato equilibrio nel frenare, cadde nei pressi del camion. Ci fu un parapiglia, chi scappava di qua chi di là, io rimasi un po stordito con la carriola in mano quando vidi a pochi metri da me disteso a terra Luigi, ho visto che si dimenava e sanguinava, si lamentava dal dolore, ribaltai immediatamente il contenuto, lo caricai sopra e svoltai per la sua casa. Povera Rosa! Già era in allarme per gli scoppi e gli spari che aveva udito, quando aprì la porta e ha visto il povero Luigi, gridò come un ossessa. Ho come un flash nella mia memoria quelle vittime a terra, tanti proprio tanti! Bambini, donne, uomini, chissà quanti erano? Poi abbiamo saputo che ci furono decine di morti e più di duecento feriti. -Incominciarono gli arresti, la persecuzione ai partecipanti e soprattutto ai separatisti accusati di avere aperto il fuoco.- Rosa così riprese a parlare singhiozzando di tanto in tanto. -Ho avuto paura a portarlo in ospedale, lo arrestavano di sicuro. Così ho chiamato un medico di fiducia, che ha estratto alcuni pezzi di bomba dall inguine, forse ne rimase qualche altro che provocò una infezione fino ad ucciderlo. Il peggio che nessuno ha pagato quel massacro. Furono messi sotto processo l ufficiale, i tre sottufficiali ed i 21 soldati che avevano avuto in dotazione le bombe per strage ed omicidio colposo. Dopo quasi tre anni, nel febbraio del Le imputazioni erano state derubricate a eccesso colposo di legittima difesa. Tutto finì in una bolla di sapone. Gli Italiani dopo il fascismo sono stati peggio dei nazisti! E nessun libro di storia ne parla. -Anche se i separatisti cercarono di ribellarsi, portò solo altre giovani vittime. Il 17 giugno 1945 a Randazzo trovarono la morte per mano degli Italiani: il professore Antonio Canepa, lo studente Carmelo Rosano e lo studente ginnasiale, come Luigi, Giuseppe Giudice. 36

37 VIII Finalmente fuori, aria! Mi sentivo strano, in un certo modo anche cambiato. I rumori, i vocii quotidiani della mattina che arrivavano sordi nella stanza dove ero ospitato mi riempivano di tristezza, soprattutto l ultimo giorno, ora me ne sentivo liberato. Attraversai i Quattro Canti e osservai attentamente se ci fosse stata qualche traccia del racconto dei padroni di casa. Niente! Né una targa, né qualcosa che accennasse a quella odiosa strage. Rimossa dalla storia di quella città, di tutto quanto il Popolo Siciliano. Oggi avrei pensato che quell evento è stato strappato dalla memoria sociale per evitare quel nexus facile a riprodursi nel nazionalismo banale pericoloso per il rischio di attivarsi come ideologia e rivolta di un collettivo come quello con una forte identà del Popolo Siciliano. Ma in quel periodo, tutta quella storia, quella questione, anche se ne intuivo l importanza, non mi interessava affatto, perché ero preso dai mie problemi esistenziali, dal continuo confronto tra me corpo e me interiore, 37

38 tra la mia carne e il mio pensiero. Questo conflitto ne poneva un altro: tra la mia persona e il resto della gente. Non sapevo nemmeno ciò che provavo per i coetanei che incontravo, non riuscivo a focalizzare bene l attenzione su i miei sentimenti per il contrasto avvilente che scaturiva da ogni contatto. E poi sopra ogni cosa affiorava un pensiero, una immagine, un nome: Speranza. Avevo la necessità fisica di costatare i canali di consenso sulla mia persona. Mi chiedevo se era giusto rincontrarla, andarla a cercare, e dove? Passai tutta la mattinata all università, mi sono rivisto con i colleghi ho avuto notizie per gli esami, comprate le dispense in ciclostile dal bidello, ho assistito alla lezione del professore Mirabella. Quell atrio malinconico che evocava costrizioni, urla autorevoli, si intonava benissimo sui volti tesi, afflitti e contriti dei miei colleghi prima degli esami, lì negli angoli con i libri aperti e i fogli in mano, muti per l ultimo ripasso, l ultima paura. Uscii fuori e quel cielo di Novembre anche se non limpido, in alcuni stracci offriva un azzurro intenso e luminoso, quando il sole riusciva a farsi vedere pungeva con i suoi raggi, mentre le nuvole erano cariche, grigio scure. La fame mi mordeva lo stomaco, tanto che entrai in una bottega alimentari, la prima che incontrai nel mio cammino. Trovai un simpatico burbero con la moglie, anziani e stanchi del loro lavoro, ma che non riuscivano a staccarsi, non riuscivano a dare un senso diverso alla loro vita fuori da quella loro attività, dove tutto sapeva di passato, dall affettatrice alla bilancia verniciati di rosso. La fame mi fece esagerare e ordinai una pagnotta di un quarto di chilo con dentro formaggio fresco e salame. Il burbero mi guardò da sopra gli occhiali, come dire ma ce la fai a mangiartelo? poi prese il lungo coltello a serra e tagliò per lungo a metà, mentre la signora con voce stridula, finita d affettare mise sulla bilancia e mi chiese se andasse bene, guardò di lato il marito come dirgli che t importa?!. Insomma non riuscii a finire quel ben di dio, così il rimanente l ho incartato me lo portai dietro per tutta la giornata, perché l unica cosa che non avrei fatto era quella di gettare via il pane. Per me era 38

39 un peccato grave, me lo aveva insegnato la mia nonna materna. Mi aveva educato ad avere un rispetto religioso per il pane. Ricordo che lei prima di rimetterlo nella cassa, con riverenza lo baciava, come lo maneggiava rispettosa, era qualcosa di arcaico, di mediterraneo. Questo bel sentimento mi fu trasmesso come un dono e rispettarlo mi faceva sentire bene con me stesso. Ricordo di un altro alimento sacro: l olio. Lei quando prendeva l olio era quasi un rito, per la delicatezza, l accortezza che ci metteva nel versarlo. Il suo rapportarsi con il mangiare era qualcosa di più di un semplice nutrirsi, vi era dell altro di profondamente culturale tramandato da donna a donna chissà da quanti migliaia d anni. E Ubaldo? Sarà uscito dal coma? Pensai tra me seduto nella panchina. In realtà Ubaldo era solo l alibi che mi serviva per andare a vedere in ospedale per ritornare sulle tracce di Speranza. Così mosso come un automa, mi alzai e mi avviai per l ospedale. Erano passate le tredici, il traffico era nervoso, i clacson sembravano insultarsi l un l altro. Camminai a passo svelto, entrai nell ospedale, già permettevano le visite. Mi avviai per quella stanza, mi fermai con pudore davanti la porta. Di spalle vidi la madre che accudiva amorevolmente quel figliolo, lo sovrastava con il suo corpo, come il cielo la terra. Non vedevo il volto di Ubaldo per rendermi conto del suo stato, bussai leggermente, lei si voltò di scatto, mi guardò per un po : -Entra. -Signora, come sta Ubaldo? -E sempre lo stesso Ora sta riposando, poco fa era agitato, ora sta riposando Nelle sue parole vi era qualcosa di amaro ma nello stesso tempo forte, quella madre non si arrendeva, non si lasciava prendere suo figlio da nessuno, nemmeno dalla morte in persona. 39

40 -Voi giovani siete straordinari, non l avete lasciato mai, è stata una processione continua. Il mio Ubaldo ha veramente tanti amici. Sei un compagno di classe? -No signora, mi sono incontrato con lui il giorno dell incidente. -E bello il tuo gesto, grazie! Rimasi con lei, la guardavo nella sua compostezza in quel dolore profondo. Pensavo alla signora Rosa che ha vissuto la stessa esperienza, immaginavo quando costatò l inconfutabile assurda realtà del corpo senza vita del figliolo ucciso, dopo la sua lotta disperata senza un attimo di rassegnazione. Arrivò il padre, sempre preciso, baciò la moglie e si è diretto dal figlio, non lo baciò, non lo toccò, prese solo le coperte e sistemò il lenzuolo, il suo era un amore rispettoso per quel figliolo. Nel suo sguardo vi era il rimpianto di tutte le conversazioni mancate, il pentimento del suo silenzio con il figlio. Ma era così, lui era così, la moglie lo sapeva bene come sapeva che era una persona buona e rispettosa. Io del rispetto ne ho le tasche piene, non so perché, ma vorrei infrangere le regole, le convenzioni sociali, perché li vivo come camicie di forza che indosso ogni mattina quando mi sveglio e le tolgo solo quando sono solo con me stesso. Mi viene voglia di dire, anzi di urlare: BASTA!. -Lei è un compagno? Mi porse la mano, io non so perché, intontito come ero, con quel cloroformio che aveva iniziato a circolarmi nel sangue, non risposi alla stretta di mano tempestivamente, solo quando l aveva ritirata e mi rimase la mano nell aria, insomma alla fine ce la siamo stretta, ma ciò mi rese molto imbarazzo, sarò diventato sicuramente rosso in volto come una aragosta. -No, si sono incontrati il giorno dell incidente. Interenne in mio aiuto la moglie. 40

41 -Capisco, lei studia? -Si sono a secondo anno di giurisprudenza -Bene, penalista o civilista? -Penalista, ma non so Ancora non ho le idee chiare sul mio futuro. Sono stato lì quasi un ora, volevo andare, non sapevo come fare, salutare, come salutare? Avvicinarmi all infermo, cosa fare? -Vado E scappai! Sicuramente avranno pensato che ero mezzo strambo. Mi avviai per il corridoio. Lei non si era vista, ed io avevo perso l occasione di chiedere alla madre qualcosa di utile. Ormai ero fuori dall ospedale. -Salvatore! Salvatore! Sentii come un gelido sussulto attraversarmi il corpo, quella voce era la sua, mi voltai e l ho vista, reale e sempre piena di energia, signora della sua aria e del suo tempo. A passi lesti mi raggiunse, insieme ad altri due: -Ma dove eri andato a finire? -Eeh, sono stato -Sono contenta, vieni da Ubaldo? Noi abbiamo ritardato quest oggi, per colpa della circolare, ti presento: Paola e Rosario, sono due compagni di classe. Senti scriviti il mio numero di telefono ci sentiamo. Insomma è stata una raffica di parole, mi diede la penna, mi fece scrivere il suo numero, ha voluto il mio recapito, mi diede un bacio amichevole sulla guancia, strinsi le mani ai due e tutte e tre entrarono nella struttura. Lei scomparse come una malia. Rimasi solo illuminato da quel sole forte tra le nuvole sempre più scure e il suo profumo rimase a strizzarmi il cuore per un po. 41

42 Lì vicino c era una bancarella di fiori, così decisi di acquistarne un po per la signora Rosa, per ringraziarla per tutte le attenzioni che ha avuto nei mie confronti ed ebro da quell incontro che forse il caso ha voluto, già stanco mi avviai verso casa, con sette rose rosse a gambo lungo, un po pentito per la scelta, ma quelli erano i fiori giusti per lei, donna che la morte del figlio l ha resa madre di tutti gli uomini. 42

43 IX La città sembrava avvolta in una calma apparente, ma già si percepiva nell aria che quel sistema, quell ordine costituito tra le parti sociali, era pronto a scoppiare, da un momento all altro. Era una sensazione che percepivo nella pelle, perché la gente aveva perso già il suo modo di guardare disinteressato e sereno, ti guardava chiedendosi chi eri. Ma solo un mago e potente poteva prevedere il futuro a venire. Avrei una obiezione a riguardo. Penso, con il senso del poi, che certe cose, come le destabilizzazioni sociali, vengono provocate e previste come bombe ad orologeria. 43

44 Ero davanti il manifesto de Il Padrino, ancora ripetevano quel film in una sala, dove spesso proiettavano pellicole erotiche dozzinali. Alcuni non avevano mai abbastanza di quel film, si insinuava nelle loro menti e li boicottava, li avvelenava di una droga perfida, gli faceva sembrare logico ciò che prima era assurdo. Mi ricordo quando ho visto, nel cinema affollatissimo del mio paese Il giorno della civetta e subito dopo andai a leggermi il libro di Sciascia, ho avuto una sensazione strana, mi si aprirono gli occhi. Incominciai a vedere gente che sembrava normale e che in realtà era diversa dal resto. Quei personaggi erano veri e presenti nella mia realtà locale. Al bar notavo qualcuno che veniva ossequiato con tanto rispetto senza senso, poi dopo quell opera capii. Quel rispetto tra il giovane capitano e il don, perché loro erano uomini e gli altri qualcos altro, caricò erroneamente quella gente che si era eretta al di sopra degli altri. Una volta un mio parente a riguardo mi disse: - nell aia il gallo ci vuole! -Si ma io non mi sento un pollo e nemmeno una gallina! Questa mia risposta lo sorprese, gli sconvolse la logica, di quelle logiche dove vi è apparentemente l ordine delle cose e poi uno come me, pazzo, butta in aria a calci quello che incontra, pertanto mi guardò serioso. Dopo non abbiamo avuto più nessun discorso sull argomento. Dietro avevo quel tetro manifesto, e davanti la città, caotica e immobile, mentre l aria imbruniva e le macerie dei bombardamenti degli Alleati buoni erano lì, a due passi da me, come un monumento, non alla storia, ma al passato senza rispetto. Le avrei recintate con delle inferriate e vi avrei posto una targa: LA CITTA PIU BOMBARDATA DEL MONDO. Aspettavo già da mezzora Speranza! Ci eravamo dati appuntamento per una passeggiata, doveva andare alla Standa, poi in libreria. Ancora non arrivava. Non occorreva che guardassi, percepivo la sua presenza ad un 44

45 chilometro di distanza. Era come l effetto farfalla muoveva l aria attorno a se, come un onda d urto. Non sto esagerando. Pensavo e sorridevo quando quattro giorni fa mi presentai con quel mazzetto di fiori in mano, con quale intensità li guardò la signora Rosa e come si emozionò il signore Antonio, i suoi occhi che arrossarono e inondarsi pronti a straboccare. Il Signore Antonio si emozionava facilmente, forse per ciò che aveva vissuto e gli pesava come zavorra nello stomaco, ma si sentiva fortunato per essere stato accettato da una donna come lei. Mentre la Signora Rosa, si fece seriosa, ma guardò quelle rose ad una ad una, tutte e sette, poi guardò me baciandomi con lo sguardo. Mi chiese un perché che non aveva bisogno risposte. -Grazie per ciò che avete fatto! -Noi l abbiamo fatto anche per noi, però questo non pregiudicherà il nostro rapporto. Ci manterremo nella nostra parte e tu nella tua. Non preoccuparti. In realtà ogni esperienza cambia le persone e il loro rapporto. Capivo quando lei non parlava a me ma al figlio che gli ricordavo in quel momento. Questo mi dava un po di fastidio, però era ripagato dall intelligenza poco comune che aveva quella donna e dall amore di quel matto imbianchino. Dopo la morte del figlio la signora Rosa, ha voluto con tutte le sue forze mettersi a disposizione di chi soffriva, ed è riuscita trasformare questa sua passione in lavoro, divenendo una infermiera molto apprezzata. Mentre il signore Antonio si ci attaccò come una cozza e non si ci staccò più nemmeno con la forza. Lei lentamente lo accettò, ora ne era anche contenta. Eccola! Finalmente è arrivata. Abbiamo parlato tanto, anzi mi ha scaraventato addosso carriolante colme di parole a telefono e anche di presenza, tanto che ne rimasi seppellito, schiacciato, ammazzato. 45

46 Quell Ubaldo ancora in coma già da due settimane, lì disteso in quel letto d ospedale, immobile e muto, era riuscito nella sua più grande impresa: aveva conquistato il cuore di Speranza. Lei presa dal senso di colpa e dalla pietà che solo un cuore di donna riesce a sentire, non lo abbandonò per niente, anzi s intrufolò nelle sue cose, è riuscita a tenersi il suo diario e a leggere tutte le cose belle che da innamorato aveva scritto per lei, anche dei versi sciocchi, quei versi che dicono poco a gli altri ma chissà cosa suscitavano a lui, io percepivo solo stupidità becere, forse perché ero avvelenato dalla mia gelosia. Il padre la prese subito in simpatia, la madre la trovava invadente, ma a volte le tornava comoda, perché la sostituiva per pomeriggi interi. Non ne potevo più, ero terrorizzato dei miei pensieri che sorgevano spontanei, involontari, come quello più orribile della morte di Ubaldo. Mi rimproveravo nel mio intimo: possibile che sei così vigliacco?! Lo guardavo, guardavo le attenzioni di lei, mentre con un fazzoletto gli inumidiva le labbra, guardavo il bianco di quella stanza, la luce della finestra che si posava su ogni cosa mescolandosi con quella dei neon privandoci delle nostre ombre in un nonsense. Ma ero io a non riuscire a trovare un senso logico della mia presenza in quella scena. Lei mi parlava di Ubaldo, mi ripeteva il nome mille volte e non credo che non riusciva a capire che si metteva i miei sentimenti sotto i piedi e li pestava come uva per il mosto. La similitudine mi sorse spontanea perché avevo ancora il ricordo di quelle giovani donne che pigiavano nel piccolo palmento del notabile del mio paese, dove ero stato ingaggiato per la vendemmia, mentre avevo quell immagine mi ritornava, acre e inebriante del mosto simile a quel vociare argenteo di quelle giovani donne. In realtà io avevo solo stupore verso quella giovane donna, non avevo conosciute di così, posso dire serenamente oggi, che non ne ero innamorato, però provavo un piacere indicibile a starle vicino, le rubavo il suo profumo, me l accarezzavo con gli occhi e quando lei innocentemente mi baciava, ricevevo una scossa elettrica. Il suo pensiero era agli antitesi del mio. Avevo pudore a dirle come realmente la pensavo. Lei riusciva a 46

47 capire più di quanto io le dicevo e forse per questo non mi lasciava grandi spazi di parola. -Scusami per il ritardo Mi perdoni? All Istituto hanno sempre qualcosa da fare all ultimo momento, ma io voglio bene a quelle suore. -Non ti preoccupare, ciao! Quella magia è successa ancora, tutto è diventato più magnifico, ogni cosa. Lei con il suo chiacchierio e i suoi sguardi brevissimi e profondissimi mi coinvolgeva e mi faceva sentire importante, al mio posto nel momento giusto. Lei si fermò nei capi di abbigliamento si fermò nelle sciarpe di lana ne prese una colore rossa e grigia, me l avvolse al collo, si staccò e mi guardò compiaciuta, mi disse: -Ti piace? Io acconsentii con la testa, ero confuso. -E per Ubaldo! Sicuramente ha visto il mio volto annuvolarsi e fece una espressione divertita, quando poi siamo stati fuori la prese me la sistemò addosso: -Spero ti piaccia davvero. Quella sciarpa di lana la conservo ancora. Quella serata così perfetta in ogni momento nascondeva una trappola. L esistenza è piena di queste trappole sistemate nei momenti più sereni e a volte più belli di una persona. A guardare la scena della sciarpa proprio a pochissimi metri vi era Gemma insieme ad un amico studente di architettura. Si presentò davanti stravolta, contratta in se, pronta ad esplodere, mi fece paura. Chi era Gemma? Era una ragazza di paese che arrivata in città lasciava intendere la sua spregiudicatezza, contro le convenzioni sociali, 47

48 contro la falsa moralità, insomma tutte quei manifesti mentali e propositivi. Collega di facoltà, incontrata in mensa, si fece subito amicizia e da quella amicizia si passò agli inviti nella sua camera alla Casa dello studente. Quel tipo di amicizia lasciava intendere che poteva anche oltrepassare i limiti, e così li abbiamo passati, spesse volte. Ma quella persona che lei lasciava intendere era solo una maschera, un personaggio, in realtà aveva ben altri propositi, che io non avevo per niente capito, o poco mi interessava di capire. A lei piaceva violentarmi con le parole, i discorsi liberi da preconcetti e pregiudizi, a me piaceva quel rapporto. Ma quell espressione fu una rivelazione. Fatte le presentazioni le due donne si guardarono. Gemma si allontanò di scatto, fuggì via piangendo si fermò una decina di metri. Io rimasi sorpreso, mentre Speranza mi fece cenno di raggiungerla, così ho fatto, ma si rivolse urlandomi in faccia di non toccarla e mandandomi a quel paese con chiare lettere. Il suo amico la raggiunse e prendendole tutte e due le braccia la convinse a calmarsi e andare via. 48

49 X Speranza rimase muta, cercava di tanto in tanto di scrutare dentro di me, con quei suoi occhi che nascondevano sempre un filo di melanconia. Ora mi sentivo quella sciarpa al collo come qualcosa di fuori posto, desideravo togliermela, era ormai come un impiccio, ma il silenzio di lei, il suo passo sempre sicuro, e quello sguardo tra quel suo naso, non mi concedevano nessun gesto liberatorio. Quel suo naso era perfetto, da dove mi sembrava vedere passare quella retta dei banchi di scuola, geometrica e infinita. Ormai avevo la sensazione di muovermi nello spazio funzionale euclideo. Il marciapiede, le vetrine, la città tutta, era come scomparsa. Io ero solo un punto P. In quello spazio non vi era destinazione, né provenienza, tanto meno e soprattutto la dimensione tempo, nessuna cosa era relativa, tutto era assoluto. Ad un certo punto con un vortice energetico Speranza mi si mise proprio di fronte: 49

50 -Ora tu devi parlare! Me lo devi! Tu sai che la mia non è gelosia, perché non vi è niente tra di noi che possa giustificare tale sentimento. Quel giorno che ci siamo incontrati per me è stato un giorno importante, un crocevia, dove ho dovuto riflettere sul senso della vita e su ciò che credo. Le persone che ho incontrato, compreso te, siete dei componenti di questo nuovo mondo che da allora sto vivendo attimo per attimo. Ubaldo mi ha dato il senso dell umiltà, dell amore totale, dove tutto e compreso. Tu l amicizia, per questo ti ho voluto ringraziare, per questo sentimento importante che mi ricambi, non so come, anche con la tua presenza. Non sei un grande parlatore perché ancora sei vincolato dalle attenzioni che hai nei miei riguardi, superandoli, e fidati ti aiuterò in questo, diventeremo buoni amici. Ora devi dirmi, con sincerità! se quella ragazza è la tua fidanzata? -No! Non è la mia fidanzata! -I conti non tornano.- E si rimise a camminare per poi fermarsi di nuovo puntandomi l indice in faccia. -Non devi mentirmi, puoi anche non rispondermi, ma mai mentirmi, se tieni a questa cosa che chiameremo in futuro amicizia. -Insomma non vi è niente di sentito, di autentico, vi è questa conoscenza, in quanto colleghi -A me sembra che ci sia di più di una semplice amicizia, o conoscenza come la chiami tu! Mi sorprese come mai? Perché? -Cosa te lo fa pensare? -Lei ti urlò che non voleva essere toccata! Questo presuppone un rapporto dove vi siete toccati,,, e abbastanza! Mi sentii sconfitto da quella sua intelligenza dove nulla sfuggiva. Speranza disse quella frase con una fermezza tale da impalarmela nella mia, così detta, ragione di cui ne andavo estremamente così fiero. 50

51 -Gemma è una donna che non si crea pregiudizi di nessun genere, crede nella libertà dei rapporti senza sottostare alle false e ipocrite convenzioni sociali. Per lei la libertà di un individuo inizia dal sesso, quindi nessun pregiudizio a fare sesso con un amico, un conoscente. Se le va può avere anche questo genere di esperienza. -Ma quante sciocchezze! E tu hai creduto a questa assurdità? Quella si è concessa a te per amore, solo per amore, con la speranza di trasformare il tuo cinismo in qualcos altro! Te lo dico io! E poi tu? Ha avuto uno scatto camminando a passo svelto, io cercai di raggiungerla allungando il passo, mentre lei si fermò un altra venendomi di nuovo proprio davanti a pochi centimetri. -Tu hai fatto sesso, sei stato a letto con una donna solo per sfogare i tuoi bassi istinti! E questo il tuo senso della vita? Svuotare ogni cosa di significato, anche ciò che la vita ti offre di straordinario, come l amore tra due persone, il contatto intimo tra queste due, per trasformalo in opportunismo e in uno sfogo d istinti. -Io credo che è stato piacevole sia per me che per lei Il resto ogni rapporto ha un suo contesto. Non mi sento un mostro. Vi è ipocrisia in una coppia di sposati più di quanta io con Gemma. -Siamo lontani! Molto distanti! Ecco, allora ti dico la mia opinione, poco interessa cosa tu possa pensare di me. Il rapporto sessuale deve essere quella conclusione d amore tra due persone. Io per fede e per scelta, la prima volta sarà da sposati, porterò in dono al mio uomo la mia verginità come integrità personale. Sono antica? No, caro sono pulita dentro. E così pulita voglio arrivare al progetto di vita che farò insieme al mio lui per starci, vivere assieme. Il suo modo di pensare me lo ero già immaginato ma non fino a quel punto. Non avevo la mente così aperta per comprendere quella sua scelta, avevo i miei muri e per questo credevo solo che in fondo era una 51

52 bigotta borghese. Lei sembrava leggermi nella mente, come sempre, e senza avere aperto bocca, continuò con la sua invettiva: -Voi, voi! Ormai siete convinti che i problemi della società stanno nel sesso. Basta trasformarci in un branco di bonobo e tutto è risolto! Ma non è così. Noi abbiamo avuto il dono di essere testimoni particolari di questo Mondo. La nostra esistenza, per questo motivo, non è fatta di solo sesso, non c è solo sesso! Come potrai mai essere amico mio se tu guardandomi pensi solo a quello? -Ma io, non penso Per tutta risposta mi guardò intensamente. Capivo che non riuscivo a mentire. Quelle mie parole non erano credibili, non avevano nessuna consistenza. Mentre avevo ancora fresco il ricordo dei suoi fianchi di qualche giorno fa all ospedale mentre accudiva ad Ubaldo. -Ora mi devi promettere che andrai da quella ragazza per chiarire ogni cosa. Io non voglio essere motivo di sofferenza per nessuno, neanche a causa di un equivoco. Poi ti consiglio di pensare seriamente al vostro rapporto e mettere ogni cosa alla luce. Solo dopo potrai cercarmi e non prima. A presto! -Ti accompagno! -E meglio di no! -Ti prego Così solo dopo insistenze riuscii a convincerla, non mi avrei sentito tranquillo farla andare da sola di sera inoltrata. Sopra la circolare lei di tanto in tanto mi fissava, come la prima volta che ci siamo incontrati, capivo che era molto arrabbiata nei miei confronti, l avevo delusa. Tra di noi vi era ormai un silenzio pesante, scomodo. Quando scese, le andai dietro, speravo almeno in una stretta di mano, ma niente, buttò ai miei piedi un banale e inespressivo ciao e s infilò nel portone. 52

53 Tornai a piedi, avvertii per quelle strade l unto dell umanità che quotidianamente l attraversava, percepivo come una nevrosi collettiva che impregnava l aria, persino gli animali ne erano contagiati. Uomini muti, donne senza sguardo, anziani imbronciati, giovani altezzosi, cani ansiosi, gatti impauriti e quei ratti dal pelo irto in corsa, erano tutti pronti a mostrare i denti uno contro l altro e contro tutti. Quella sera anche i lampioni, con le loro storie, avevano un anima e lo stesso erano restii e indifferenti a quelle mura screpolate innalzati ai margini delle strade sudice di storia avversa di una capitale senza regno e senza re. Pensavo ad un altra pioggia liberatoria, su questa città, sul mondo, su quel suo Mondo, su di me. Mi sarei fermato sotto l acqua tanto da farmela penetrare nelle ossa, tanto d annegare ogni pensiero meschino che mi usciva dalla mente come una bolla bavosa. Gemma, era una ragazza dal bel seno dritto e dagli occhi grigio chiaro, aveva il naso alla greca abbastanza vistoso per le dimensioni del suo viso, non era alta, quando mi guardava con quei suoi occhi all insù mi faceva tenerezza e nulla più. Non le ho mai confessato che lei era stata la prima e unica donna, anzi mi mistificavo esperto e vissuto. Così abbiamo consumato più volte in quella stanza tra il vociare dei colleghi tutt e due vibranti e menzogneri. Mi stizzivo sulla mia mancanza di prontezza mentale, pensando alle cose che potevo rispondere a costo di non rivederla più e farla finita lì con tutto il suo Ubaldo e la sua verginità. Le avrei detto che lei fa finta di non sapere quanto seduce con il suo atteggiamento, il suo sguardo, i suoi occhi indagatori, la sua timbrica di voce, come pronunzia le parole e i nomi delle persone caricandoli di significati autentici, l interesse innocente che mostra. Pensai a voce bassa: Un uomo si sente coinvolto, perdutamente coinvolto, anche uno come me, che cerca di starsene nello stagno della vita saltando di sasso in sasso attento a non caderci dentro!. Fu così che vidi Voltaire con quell espressione sarcastica e che lasciava intendere di essere ben conscio della sua intelligenza, quella lunga capigliatura grigio chiara, ben dritto sulla schiena, accanto ad una Fiat

54 color nocciola, o sabbia, ammaccata, che chinava con grazia la testa e mi dava ragione, così mi recitò Lucrezio: Infatti la donna stessa talvolta con le sue azioni, le buone maniere e il culto accurato del corpo, fa si che l uomo si abitui facilmente a passare la vita con lei -Maestro! Riuscii ad esultare cercando di avvicinarmi, ma scomparve. NOTA Voltaire cita questi versi nel suo Dizionario filosofico alla voce amore. I versi sono di Lucrezio nel suo De rerum natura (Intorno alla natura) libro IV: Nuc facit ipsa suis interdum foemia factis, Morigerisque modis, et mundo corpore cultu, Ut facile insuescat secum vir degere vitam. 54

55 XI Avevo solo voglia di andarmi a rintanare, rimanere con me stesso, al di fuori del resto del mondo, così senza esitare presi la via del ritorno, mi sentivo stanco e non solo fisicamente. Invece come impossessato di una forza superiore alla mia volontà ho girato per la direzione opposta. Come un automa mi stavo dirigendo verso il Viale delle Scienze, stavo andando da Gemma, perché? Non ero nelle mie migliori condizioni mentali per affrontare alcuna discussione, perché lo stavo facendo? Ero stizzito per il mio continuo perdere controllo della razionalità. Pensavo a poco fa quando ho generato quella fantasticheria su Voltaire, non mi era mai successo prima, anzi era successo e spesso a quel bambino che avevo recluso ormai in gattabuia dentro di me. Lui si, viveva in un mondo popolato di magia e personaggi favolosi, re, streghe, mostri, angeli, diavoli ed omini verdi. L immaginazione, la fantasia, lasciata libera è come una lava che si espande e fonde qualsiasi cosa, anche la pietra più dura come il raziocino, non lasciando altro che terra bruciata. Bisogna canalizzare la fantasia, non farla trasbordare nella realtà se non si vuole danni irrimediabili perdendo l aderenza alla consistenza logica delle cose intorno. Ero così convinto dal lume della mia ragione da esserne un fanatico. Comunque, questo mio 55

56 comportamento di andare contro volontà da Gemma aveva una giustificazione razionale ed era quella di volere assolvere a quella promessa fatta a Speranza e anche a me stesso di chiarire ogni cosa, di sicuro senza avere concluso tale questione conoscendomi di sicuro non sarei riuscito a dormirci sopra. Salii le scale fino al terzo piano, nel palazzo vi era sempre la stessa atmosfera anarcoide che un ambiente giovanile riesce a produrre. Urla, strimpellate di chitarra, tv a volume sostenuto, musica varia. Chi s inseguiva per le scale, chi protestava, chi seduto nei gradini della scala con la sua barba nera e riccia parlava da intellettualoide mentre l altro con gli occhi da gufo, sorbiva chinando la testa come quei cagnolini molto in voga sulle auto. La porta era chiusa, sembrava non ci fossi nessuno. Questo mi poteva bastare come alibi per rimandare l incontro, ma ormai dovevo fare i conti con l altro me stesso pignolo e rigido che mi impose di bussare. Toc! Toc! -Gemma ci sei? La porta era solamente accostata al mio bussare si aprì, entrai. Quella stanza la conoscevo come le mie tasche, ci avevo vissuto, ci ero cresciuto, avevo fatto la muta e lasciato li, tra quelle cose, la mia vecchia pelle di serpente. Vi era l odore dolciastro tipico dello spinello, ogni tanto Gemma e qualche suo amico ne facevano uso. Non appena ho fatto due passi inciampai in qualcosa sul pavimento. Ho avuto una brutta sensazione, ma non ho avuto il tempo di rifletterci che sono finito a terra sopra qualcuno. -Gemma! A pochi centimetri dal mio viso vi era lo sguardo di lei, vuoto e vetrificato. Il terrore mi assalì per le spalle e poi in tutto il corpo. Mi alzai di scatto e accesi la lampada sul comodino. 56

57 Quella immagine ancora oggi mi suscita sgomento è una sensazione devastante, come trovarmi sull orlo di un precipizio abissale e cerco in ogni modo di scomporla, distruggerla con gesti inconsulti a volte urlo come un ossesso. Ma quella sera non urlai, o almeno non uscì grido dalla mia bocca. Se fossi riuscito ad urlare forse avrei cambiato il corso della mia vita. Gemma era nuda piena di ferite, con uno squarcio nel basso ventre. Il sangue era ovunque, così rosso che sembrava fosforescente. Presi coscienza che quella ragazza era morta. Gemma era morta. Assassinata, scannata, ed io provai la disperazione più assoluta, ho perso completamente il controllo, preso da mille emozioni che si affollavano tutte nella testa pronta a scoppiare. Andai via, scappai, a più non posso. Non vidi strade né persone, non so nemmeno come mi trovai nella mia stanza. Avevo tutto il corpo che vibrava, lentamente il mio cuore sembrò rallentare i battiti, fu allora che scoprii il mio giaccone macchiato da quel sangue. Mi lasciai cadere sul letto, sentivo il televisore che dava uno sceneggiato. La signora Rosa e il suo compagno sicuramente erano li in salotto che stavano guardando sereni come ogni sera. Questa immagine ha avuto l effetto di rilassarmi. Ascoltavo una voce femminile che diceva: I razzi, hai visto? Domani mattina attacchiamo il comando tedesco. Iniziò una musica sintetica, una melodia trascinante e ripetitiva, un andante che è rimasto ormai un ricordo indelebile. Molto dopo, andai in cerca e scoprii il titolo: Verde, era la sigla del telefilm Quaranta giorni di libertà. Su quelle note sprofondai in un sonno pesante. Mi addormentai vestito senza togliermi nemmeno le scarpe e quella sciarpa attorno al collo che per tutto il tempo non riuscii a togliere nonostante tutta la voglia di liberarmene. Sognai scene tumultuose una dopo l altra in un nonsense che solo gli incubi riescono a creare, ma non ricordo nessuna di queste. Forse il mio ricordo è riferito all ultimi attimi prima di svegliarmi. Strade deserte, vicoli illuminati da luci fioche e il mio terrore di non sapere cosa mi aspettasse dietro l angolo. Sentivo il mio stesso respiro in affanno che 57

58 dominava il silenzio notturno, lo ascoltavo da fuori del mio corpo. La città era paurosamente vuota, né animali, né uomini. Mi aggiravo perduto tra quelle mura, quelle porte aperte di case vuote. Udivo un tuono forte secco, come un colpo di cannone, che mi scosso, poi un parlottare continuo arrivava da una di quelle porte, ad un tratto mi sentii afferrato per le braccia e aprii gli occhi. Sospeso tra realtà e sogno vedevo il Signore Antonio che mi guardava piangente, la signora Rosa con le mani nel volto che ripeteva: -Mio Dio, mio Dio! Forestieri, poliziotti, tre quattro, non so, che con forza mi presero, mi ammanettarono trascinandomi come in balia alla corrente del mare. Riflettevo con me stesso: Chi sono? Io chi sono? Cosa mi sta succedendo?. Quando poi mi ritornò alla mente l immagine di Gemma, urlai quel grido che mi era rimasto dentro, tanto da farli tutti trasecolare e indietreggiare. Urlavo a più non posso. -Ha bisogno di cure! Fate con attenzione, è un ragazzo! Abbiate pietà di lui. La signora Rosa ripeteva con tono caritatevole, mentre il suo compagno le stringeva le spalle. -Signora, questo ha squartato la sua fidanzata, è un assassino! Guardi, i suoi indumenti sono ancora sporchi del sangue della vittima. -No, no, non è possibile, lui no In quel momento avrei voluto abbracciarla, avrei voluto sentirmi avvolto da tutt e due e di sicuro il mio sguardo diceva loro proprio questo. La corrente di quel mare mi trascinò per le scale e dentro la volante. Accese le sirene a gran velocità mi portarono via. Mi chiedevo in quegl istanti Che bisogno c era di accendere le sirene? Tutto quel trambusto?. 58

59 Un freddo orologio appeso nella parete della stazione di polizia segnava le quattro meno dieci. Le luci neon proiettavo ombre gelide e tenui. Si muovevano con vigore, mi trattavano come una preda, udivo una sola frase esplicita: -E stato lui! Mi strattonavano prima uno poi l altro, fin quando mi fecero sedere su una sedia in una stanza vuota. Rimasi lì un tempo illimitato, mentre non riuscivo a connettermi né nello spazio né nel tempo di quella realtà. Mi si presentò uno di loro con le maniche della camicia arrotolate, mi girò attorno, con le mani ai fianchi, aveva l aspetto terribile, almeno in quel contesto, due baffi spioventi castano chiaro, due occhi incattiviti rotondi con forti palpebre a sportello, il viso tondo di colore marrone e le orecchie piccole a tortellino. Con la mano mi alzò il mento e con la testa senza parlare mi chiese: Che c è? E allora?. Io dovevo restare immobile, non battere ciglio perché qualsiasi risposta o reazione avrei scatenato la brutalità di quell uomo. Ero ormai succube degli eventi. Ma lo stesso mi arrivò uno schiaffo in viso con tutta la forza che aveva quell energumeno, mi fece strabiliare, barcollai e caddi dalla sedia. Mi rialzò come un giocattolo, sistemandomi di nuovo seduto. Un altra volta quella sua espressione: Che c è? E allora?. Questa volta tentai una risposta, stavo parlando quando mi arrivò di nuovo un altro schiaffo, finendo ancora a terra. Mi stupii, perché questa volta non provai terrore né dolore. Mentre ero con il viso sul pavimento entrarono due in borghese. Pensavo dentro di me che fino ad allora non ricordavo di essere finito a terra e già nel giro di poche ore quella era la terza volta. Uno sembrava proprio un padre di famiglia, stempiato con gli occhiali da vista metallizzati e con il suo panciotto, disse con tono autorevole: -Basta! 59

60 Mentre l altro sembrava uscito da qualche pellicola, con i suoi capelli ben pettinati, i baffi siciliani e la barba fatta fresca. L energumeno mi guardò mentre andava, come dire: Non è finita qui!. -Allora giovanotto, vuole fare la sua confessione, così andiamo tutti a casa e la finiamo qui? Guardi che l hanno vista! Ha gli indumenti sporchi di sangue e la scientifica ci sta presto a costatare che quello è il sangue della sua vittima. Ancora non ero mentalmente attivo da potere reagire e rispondere, percepivo, incorporavo quella realtà senza elaborarla, così com era, pertanto non riuscivo ad esprimere nessuna opinione in merito. -Dottore, questo ha bisogno le maniere forti! Così dicendo spostò la giacca e mi lasciò intravedere la sua pistola. Quell arma mi fece un brutto effetto, forse non ne avevo mai viste di vere, solo giocattoli, o nei film, vedere quel ferro nero, quello strumento di morte, reale, sotto il mio naso, mi sconvolse. Il dottore intuì la mia reazione: -Calma, calma. In fondo è un bravo ragazzo, gli sarà capitato un raptus, qualcosa, ci dirà tutto di sicuro. Incominciai a dubitare su tutto, a confondere ogni cosa, tanto da convincermi che forse ero stato veramente io ad uccidere Gemma e avevo rimosso dalla mia mente quella scena per autodifesa psicologica. 60

61 XII Il giorno più lungo della mia vita. Un interminabile sequenza di fatti che non mi facevano rendere conto nemmeno del tempo che trascorreva, pertanto, come per magia mi ritrovai in una cella d isolamento nell antico carcere borbonico e fu lì che sbottai a piangere in maniera irrefrenabile. Mi fecero ripetere cento volte: cognome, nome, data e luogo di nascita, attività e i fatti, l ora e i minuti. Hanno provato tutti i metodi: gli schiaffi, la buona parola, le minacce, la pressione psicologica. Ero pronto a mentire accollandomi l omicidio affinché fosse finito tutto. La luce del neon e l alterazione dei miei sensi dava a quel posto qualcosa d irreale, come se fossi entrato nello schermo di un televisore, o come se stessi vedendo un film, nonostante ero pienamente cosciente. Mi diceva l ispettore che forse avevo rimosso il fatto, per questo lui mi credeva quando gli dicevo che ero innocente. Quando poi mi chiedevano il nome della ragazza che era con me nell incontro con Gemma davanti la Standa, allora cadevo nel mutismo più assoluto. 61

62 Avevo una forte voglia di lasciarmi andare e deporre la finta confessione. Dirgli che ero stato io, avevo fatto finta di fare la pace e mentre stavamo avendo un rapporto sessuale rappacificatore, ho avuto un raptus e la ho uccisa. Quando l ispettore mi disse che a quest ora mia madre ha saputo dell accaduto, perché i telegiornali già davano la notizia del mio fermo a conseguenza del brutale assassinio della ragazza, subito mi sono irrigidito, ho preso il timone in mano della mia volontà e con tutte le forze gridai che non ero stato io. -Non la ho uccisa! In quel momento pensai i volti dei miei genitori, i volti dei miei amici, di tutto il mio paese. Quei volti mi fissavano increduli e terrificati da quella notizia. Mia madre avrà ricevuto sette pugnalate al cuore come la Madonna Addolorata. Mio padre si sarà chiuso nel suo mutismo assoluto piombando nello sconforto. Per loro dovevo resistere, per loro e non per me. In cella cercai di costruire fatti momenti con Gemma per potere scorgere un segnale, un dato anche insignificante, un sospetto, una traccia anche leggermente probabile da elaborare per aiutare l indagine. Tutto era contro di me. Sembrava agli inquirenti ogni cosa a suo posto: l assassino, il movente, i testimoni e le prove. A condurli rapidamente su di me è stata Franca, l amica di Gemma, che mi vide fuggire dalla stanza lasciando la porta aperta, fu lei che entrando scoprì il cadavere e urlò dallo spavento. Una storia assolutamente inimmaginabile pochi istanti prima di aprire quella porta. Piangendo, ormai senza sosta, sfogai le rabbie su di me per l impotenza che avevo avuto, poi mi calmai e cercai di appigliarmi alla mia ragione. Mi si presentava qualche immagine sacra, ma la rifiutavo con forza. Volevo fortemente capire, credere con tutto me stesso, quello che mi stava succedendo era storia, era vita, fatti umani e non destino, influenzati da 62

63 chissà che cosa, solo cercando la soluzione, solo cercando di capire si poteva uscire da quell incubo terribile. Quando gli inquirenti chiedevano il perché ero fuggito, il perché ero andato a chiudermi dentro la stanza, non sapevo rispondere. Quando poi mormorai che mi ero spaventato. Trovarono incoerente questa risposta perché mi trovarono addormentato. Ricordo solo che quella sera crollai sfinito in un sonno profondo. Gemma a quanto sembra non era come io me la immaginavo, cioè la ragazza emancipata, spregiudicata, aveva molte incoerenze, molte insicurezze e sicuramente tantissimi errori commessi. Ricordo in particolare una mattina, ci siamo fatti una passeggiata e in un quartiere di fronte la cattedrale, in una di quelle antiche viuzze arabe, ad un certo punto entrò in una porticina ed io la seguii. Dentro vi era un club, un bar, non so cosa, dove vi era seduto dietro un bancone un uomo sulla cinquantina, brillantina ai capelli volto asciutto baffi e bassetti tinte di nero, quel volto era poco raccomandabile. Da quell atrio si accedeva in un altro luogo. Lei entrando salutò quel brutto ceffo: -Ciao bello! -Ciao bella! -Offrimi una sigaretta. Lui prese il pacchetto delle Marlboro, che vendevano di contrabbando in tutti gli angoli della città, e glielo diede. Ne imboccò una e con fare lascivo se la fece accendere. Poi gli girò dietro carezzandogli le spalle ed entrò dentro l altra porta da dove si scendeva giù. Vi era sopra la scritta con dei tronchi di agave tagliate a metà: ZABARA. Non so cosa fece, chi incontrò. In quel silenzio ascoltai provenire da quel luogo una musica psichedelica, era l inconfondibile The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. Fu un quarto d ora, forse venti minuti, dove provai fastidio e imbarazzo, anche per come mi guardava quel tipo, leggevo in maniera chiara nella sua 63

64 espressione del volto la sua considerazione nei miei riguardi ed era al dir poco offensiva. Essere il ragazzo di una come quella? Povero imbecille! Io avevo solo voglia di andare via, lasciarla lì e andare, ma il mio intento era uno solo, quindi continuai la mia bassa e spregiudicata missione, restando lì, sotto quello sguardo a fare il cornuto. Quando tornò era trionfante, con qualche goccia di sudore sulla fronte e sul naso. Io mi rattristii moltissimo, lei se ne accorse e incominciò a strusciarsi addosso con il suo corpo chiedendomi di perdonarla, tentando di scusarsi che era andata a parlare con una amica. -Non mi devi nessuna spiegazione! Fu proprio questo giorno che abbiamo avuto il primo rapporto. Missione compiuta!- Mi sono detto -ora la mollo. Ma non fu così, perché appena dopo tutta quella rabbia mi sbollì all istante e pensavo solo al suo seno e ai suoi occhi. Tanto che a mensa all indomani ci siamo cercati l un l altro, per poi finire per farlo ancora e ancora. In un altra passeggiata nell antico mercato alimentare, mi prese per mano e svoltò in una traversa, bussò in una porticina, con delle scritte e dei disegni verniciati rosso e nero, di uno stabile fatiscente, forse una chiesa abbandonata, insomma uno dei quei monumenti storici lasciati al degrado e che andrebbero invece recuperati. Questa volta mi fece entrare con lei. Aprì un barbuto occhialuto rinsecchito, le ha chiesto di me: -Chi è? -Compagno! Era sicuramente riferito al contesto politico. Lo baciò, mentre quello come saluto mi fissò e alzò il mento. Ci inoltrammo per un corridoio basso e stretto lungo una decina di metri. Arrivammo in un ampia stanza dove regnava soprattutto la confusione. Falci e martelli, A circoscritte, stelle a cinque punte, pugni alzati, riempivano le pareti. Vi era una gran confusione di simboli. Vi erano manifesti affissi, con foto di Marx, Stalin, Mao, Lenin, il Che, sembrava il sancta sanctorum dei compagni. Un 64

65 lettaccio in un angolo scomposto e sporco, della mobilia di fortuna e un grande tavolo di legno massiccio al centro pieno di cianfrusaglie e giornali. Il tanfo della muffa e l odore dell incenso delle candeline che bruciavano erano tutt uno. Il luogo era chiuso, non vi erano finestre, come si faceva a respirare? Dentro vi erano altri due: un altro barbuto e l altro il tipico figlio di papà, oggi si potrebbe dire fighetto. Lei baciò tutte e due e poi si andò a sedere sopra le ginocchia del bello. Aveva una gran confidenza sia con l ambiente che con loro. Lui la baciò sul collo, in maniera sensuale, tanto da sentirsi scossa, poi in un istante mi rivolse i suoi occhietti, avrà notato il mio fastidio e si alzò di scatto. -Vado a fare il caffè! -Gemma non riesce a liberarsi dal suo ruolo di donna, deve fare per forza qualcosa per i maschietti. -No, il caffè soprattutto lo faccio per me, poi anche per voi. -Scuse, solo scuse. Ribadiva il barbuto che ci venne ad aprire. -Lo sai cosa è la comunanza? Mi chiese il figlio di papà, forse perché anche lui notò la mia disapprovazione di quel suo bacio. Mentre io, preso alla sprovvista e soprattutto a dieta di politica, ho fatto finta di non capire, in realtà ero ignorante di tutto sulla politica. Avevo letto tanta filosofia e letteratura, ma ogni volta che dovevo approfondire sulle ideologie mi bloccavo, ne ero allergico, pertanto quel luogo quei discorsi erano completamente alieni alla mia persona. Lui così con un sorriso da sfottò continuò: -Una vera compagna deve accettare questo concetto, in caso contrario è rimasta solo una borghesuccia e basta. Nella lotta proletaria i compagni non hanno la possibilità e nemmeno la voglia di distrazioni sentimentali, 65

66 pertanto le compagne devono avere l apertura mentale a concedersi anche sessualmente. Lei si voltò con la moka in mano e disse: -Ma la mia apertura non manca siete voi che vi rifiutate. -Il discorso è serio!- disse l altro barbuto mentre era intento al completamento di un dazebao. Marx lo affronta a chiari lettere nel Manifesto, non si può pensare ad una società comunista con mogli e mariti, è un concetto troppo borghese, dove la libertà viene soffocata dai ruoli e quel nucleo ha interesse ad un capitale proprio, ad una proprietà privata. Insomma o il comunismo o la famiglia. Le donne devono essere in comunione in una prostituzione diffusa. Il discorso non faceva una grinza, era razionalmente giusto, ma per la mia formazione mentale era lontano mille miglia pensare ad una società senza la famiglia, senza quel privato, quell intimo, senza quella porta che si chiude e dentro un uomo e una donna condividono l esistenza, compagni di avventura, alleati per la vita. -In fondo il matrimonio ha dentro tutte quelle ipocrisie che spesso porta al tradimento, alla sottomissione della donna, tanto da finire alcune volte anche in tragedia. Disse il figlio di papà con il suo bel maglione di lana beige a grosse maglie e il suo jeans di marca. -Cosa ne pensi? -Lascia la presa, non me lo maltrattare, è ora del caffè! Arrivò Gemma con il vassoio e su cinque tazze da bar salvandomi dall imbarazzo di quella scena, loro si misero tutt e tre a ridere. -Queste tazze sono un esproprio proletario al bar qui all angolo- disse lei sorridendo- Il signorino compagno, si spostava con la tazzina in mano sorseggiando, finito il caffè la intascava. 66

67 XIII L unica cosa che pensavo veramente era quella di salvare me stesso, intendevo con quel me stesso l immagine che gli altri avevano di me. Quindi fu come se avessi tracciato un ipotetico cerchio intorno a me e fuori di quello vi erano tutti gli altri che mi conoscevano, dal primo all ultimo, da mia madre a Speranza, da mio padre alla guardia carceriera che mi chiuse la porta di quella cella. Come portatore di una verità assoluta, mi ripetevo nella mente continuamente: io non l ho uccisa! Finalmente ho avuto il primo incontro con i miei difensori. Come al solito mio padre ha voluto esagerare, diede l incarico ad un suo ex compagno di liceo, un certo Gaetano Carmina e poi fattosi consigliare da quello stesso cercò un principe del foro della capitale, trovato nella persona del celeberrimo avvocato Raimondo Mariani! L avvocato Carmina aveva un corpo ben proporzionato anche se non era alto, un viso leonino e i capelli tirati all indietro, portava degli occhiali con montatura da sole Ray Ban. Fu affabile ed entrò subito in confidenza, mi chiamò per nome, mi diede notizie della mia famiglia informandomi 67

68 che a breve avrebbero avuto la possibilità di venirmi a visitare. Poi rassicurandomi mi disse: -Tuo padre e tua madre sono sicuri della tua innocenza, non hanno nessunissimo dubbio che la qualsiasi cosa ti sia capitata sarà chiarità e tutto ciò un giorno lo ricorderete come un brutto sogno. Mentre l avvocato Mariani era un tipo alto, slanciato e aristocratico i capelli tutti di un bianco oro, i suoi occhi rotondi e piccoli, il naso sottile, greco, aveva dei veloci e rari movimenti della testa, lo assomigliavo nella sua fierezza ad un aquila. Lui scrutava ogni mia minima espressione facciale, mentre faceva finta di cercare fogli dalla sua cartella di cuoio marrone posata sul tavolo, mentre mi teneva gli occhi addosso. Me li sentivo che indagavano continuamente l effetto delle parole del suo collega sul mio volto. Quando il discorso del Carmina finì pronunziai un grazie commosso, colmo di sofferenza. L avvocato Mariani ha estratto un foglio uso bollo, prestampato e prese una penna dalle tante che teneva nel taschino di cuoio destro della borsa, poi la chiuse e la spostò alla sua sinistra. Così mi fissò negli occhi e mi venne spontaneo dirgli: -Io non l ho uccisa! Lui acconsentì con la testa e poi con tono calmo incominciò a parlare: -Bene. Mi permetti di rivolgermi in maniera confidenziale, sai ho un nipote, da parte di mia figlia, tuo coetaneo, per la precisione lui è un anno più vecchio di te. E questo è stato il motivo principale che mi ha spinto ad accettare questo incarico, ho immaginato per uno istante che in questa situazione ci fosse stato lui. Tuo padre ha mosso mari e monti perché io accettassi, ormai mi sono quasi ritirato, tranne qualche cliente particolare. Bene! Mi devi raccontare tutto di questa vicenda, anche i particolari inutili, insomma tutto ciò che riguardi te e quella povera ragazza. Chinai la testa, mentre l altro mi strinse la mano, abbandonata sul tavolo, per incoraggiarmi. Così iniziai dal ritorno all università dopo le vacanze estive, l incontro con Gemma e tutto il resto. L avvocato Mariani, 68

69 sempre con quel suo sguardo indagatore, scriveva appunti, su quel foglio, parole che racchiudeva in cerchi e poi questi li univa tramite linee e frecce. Ogni tanto alzava la mano per farmi fermare e mi chiedeva chiarimenti. L avvocato Carmina lo guardava con ammirazione, però non se ne stava lì passivo, anche lui scriveva per conto suo su una agenda. -Quale è il tipo di rapporto che hai con la ragazza di davanti la Standa? -Avvocato preferirei non mischiarla in questa storia. -Bene, allora per farlo agl inquirenti dobbiamo dare ogni chiarimento, così evitiamo una loro indagine inopportuna. Spesso capita che sono irriguardosi verso l aspetto privato delle persone, dobbiamo capirli, è il loro mestiere. Ho dovuto delineare la personalità di Speranza, l incontro con lei. Ricordo che ho provato pure piacere a parlare di lei, così non mancai di raccontare le mie considerazioni e ammirazioni per quella ragazza. L avvocato scriveva sempre, ad un certo punto notai che aveva avuto una nota di disapprovazione per quel mio racconto. Tanto che gli chiesi cosa c era che non andava. -Vedi mio giovane amico, loro faranno leva su questo tuo innamoramento come capo di accusa, lo potranno considerare il movente dell assassinio. -Ma non sono innamorato di Speranza! E nemmeno lei di me, ama un altro si chiama Ubaldo, quel poverino è in coma in un letto d ospedale. Lei mi piace e tanto, questo lo confesso. -Dalle sue parole esce fuori ben altro, pertanto si prepari perché sarà inevitabile un coinvolgimento di Speranza in questa storia. Caddi nello sconforto totale. Poi in seguito sono venuto a conoscenza, con grandissima sorpresa mia e dei miei avvocati, che qualche giorno dopo fu Speranza stessa a presentarsi al comando di polizia per fare una dichiarazione spontanea sul rapporto di amicizia e stima nei miei confronti, non mancò di dire che era sicura della mia innocenza e rimaneva 69

70 a completa disposizione per ulteriori chiarimenti. La sua intelligenza colpi i miei avvocati. Con questa mossa si tolse gli inquirenti di dosso ed era libera di potere contattarmi, come in seguito fece. Ma le sue sorprese non finirono. Sembrava ormai di avere detto tutto su tutti, ma l avvocato Mariani incalzava ancora con le domande: -Chi è Franca? Da quanto la conosci? Cosa studia? Avete avuto qualche screzio? Dimmi tutto su lei. Incominciai a dire tutto ciò che sapevo di lei. Franca mi fu presentata da Gemma proprio in quella stanza alla Casa dello Studente, la trovai seduta sul letto quando si alzò la vidi in tutta la sua lunghezza, un metro e settantacinque di ragazza e che la sua magrezza faceva ancora più lunga, una carnagione scura olivastra e un taglio d occhi orientale mentre i capelli castani cercavano disperatamente di dare volume a quella testolina rotonda. Non so perché ma provai subito antipatia, forse perché in quella occasione ostacolava i miei propositi di stare solo con Gemma. Il fatto sta che quel sentimento era ampiamente ricambiato da lei, forse per riflesso. Quella volta aveva una minigonna a pieghe marrone da dove uscivano due trampoli, mi suscitò ilarità e la trattenni in malo modo. Lei si incupì e dopo poco andò via. In altre occasioni abbiamo avuto qualche contrasto su vari argomenti come politica, opinioni su conoscenti e vita in generale. Un giorno ci trovammo soli e mi fece un discorso, mi sembrò senza né testa e né coda, ma poi riflettendoci su capii che nascondeva un avvertimento. Mi disse: -Tu credi che nella vita basta mettersi su un sasso per lasciarsi scorrere il fiume attorno, tu credi che perché hai fame puoi rubare i frutti che ti capitano sotto mano, ma devi mettere in conto che ti verrà richiesto in un modo o nell altro di pagare sia il maltolto sia la tua indifferenza verso gli altri. -Spiegati meglio, non riesco a capirti. 70

71 -Ogni cosa nella vita, sia persona, oggetto o situazione, sono frutto di un susseguirsi di eventi, non considerando questo potrai trovarti coinvolto totalmente in una vita che non ti appartiene e allora sarà troppo tardi. Ti consiglio A questo punto tornò Gemma: -Di cosa stavate parlando? -Franca sembra Cassandra, annunciatrice di sventure! Scappò via non proferendo parola e per diversi giorni mi guardò in cagnesco senza nemmeno salutarmi. -Bene, dobbiamo incontrare questa Franca a quanto sembra può darci alcune informazioni utili.- Disse l avvocato Carmina chiudendo l agenda. 71

72 XIV Il proprio dolore, la propria sofferenza incomincia ad avere peso quando viene messa a confronto con gli altri, soprattutto con quella parte di persone particolarmente care. Fin quando si è soli si ci crogiola nella propria sofferenza, si ci piange addosso e allora si arriva pure a provarne un sottile e vile piacere. Quei tre giorni vissuti da solo, senza nessuno che mi potesse ricordare quello che era la mia vita di una eternità fa prima di quel risveglio violento, in fondo li ho vissuti eroicamente, anche quando ho pianto nella solitudine della cella era un pianto eroico. Gli scatti della serratura furono come un richiamo alla fiducia. Quella porta chiusa era un muro alto che mi opprimeva in una prigione non solo giudiziaria ma anche esistenziale. Mi sentivo prigioniero della realtà, della vita che stavo vivendo e che non volevo, per lo meno in quel modo. Ogni volta che ero costretto a sottostare agli eventi provavo questo sconforto, sentivo la voglia di ribellarmi, ma l unica forma di ribellione possibile alla realtà era la morte, così provavo un forte desiderio di autodistruzione che dimenticavo solo nell innamoramento di tutte le donne. 72

73 -Giarratano, mettiti in ordine, c è il signor giudice Saccursio. E che avevo da mettermi in ordine? Mi sistemai la camicia, mi sono messo il giaccone e andai dietro quello. Dopo diversi corridoi e cancelli entrai nella stessa stanza dove incontrai gli avvocati e fu una sorpresa che mi emozionò così forte da farmi scaturire un pianto irrefrenabile. Piansi e me ne vergognai. Il giudice Paolo Saccursio era quell omino quadrato che incontrai quel fatidico incontro di pioggia. Sempre con quel tono sicuro, mi disse: -Siediti! -Mi scusi -Come vedi ci rincontriamo. Dai, su! Non preoccuparti, piangere ti fa bene. Non riuscivo a smettere. Lui prese un fazzoletto e me lo porse, come quel giorno. Il suo volto serioso mi sembrava un porto ed io una barca in una tempesta. Avevo consapevolezza che quella persona mi avrebbe portato nella mia quotidianità. Lui aprì la sua ventiquattrore ed incominciò ad uscire carpette colorate rosa e grigio verde. -Ti saluta Speranza, mi ha dato questa per te. Prese la lettera da una di quelle carpette e me la porse. Quella busta giallognola emanava l odore di lei, palpandola mi sentii l uomo più ricco del mondo. E mi rinfrancò, così finalmente ho smesso di piangere. -Grazie! Speranza, come era suo modo, lo aveva contattato per informalo sullo stato di salute di Ubaldo e da lì si sono pure incontrati nascendo quella amicizia disinteressata e singolare. Quando poi venne a sapere del mio arresto, sapendo il suo ruolo importante, lo andò a trovare a Palazzo di Giustizia e lo pregò per un suo interessamento. -Speranza è una ragazza unica, è una fortuna per chi la incontra. 73

74 Semplicemente costatavo quante erano vere quelle sue parole. Lui continuò: -Questo caso non è mio, però ho chiesto al mio collega di venirti a trovare e gentilmente mi ha concesso di interessarmene anch io se volevo. Ho letto le relazioni e le tue deposizioni. Non sei in una posizione facile. Voglio informarti che aggravare la tua situazione c è il fatto che lei poverina era incinta. Questa notizia mi stravolse amaramente. Pensare che Gemma poteva concepire una mia creatura, un mio figlio, mi spaventò, mi diede misura di quella immane tragedia in cui io ero coinvolto in prima persona. Ci riflettei ancor più poi mi uscì di bocca questa frase: -Non aveva rapporti solo con me, almeno questo lasciava intendere dai suoi discorsi. Non ero contento di avere detto quelle parole suggerite dalla ragione, in quel momento, mentre sentivo dentro me un groviglio di emozioni. -E tutto sotto indagine e gli inquirenti sono persone capaci. Per il momento sono molto impegnato con un caso di straordinaria importanza che occupa totalmente la mia giornata anche non lavorativa, anzi avrei bisogno di giorni e notti più lunghi. Nonostante cercherò anch io di dare una mano. Ho bisogno del tuo aiuto, devi scrivere un memoriale di tutto ciò che ti riguarda su Gemma: ricordi, emozioni, tutto, deve essere pronto fra tre giorni. Verrò di nuovo a trovarti e me lo consegnerai di persona. Chinavo la testa, quando finì di parlare mi porse la mano, ma io l avrei voluto abbracciare, lo sentivo protettivo, quel suo tono sicuro, quel suo rivolgersi autorevole con il solo scopo di aiutare lasciava intendere che quell uomo era buono e forte. Sembrava della stessa pasta di Speranza. Ero ansioso di tornare nella cella con quel bottino tra le mani, mi sentivo rinfrancato. Finalmente la porta mi fu chiusa, era la prima volta che provai piacere nel vedermi quel muro a pochi centimetri dal viso. Non volevo strappare la busta, così cercai con i denti di tagliuzzare una striscia 74

75 più piccola possibile. Il foglio era dello stesso colore della busta la lettera era lunga e fittissima, con una grafia ben proporzionata senza tante giravolte. Quando la leggevo avevo la sensazione di udire quella sua voce e provai sensazioni vibranti. E stato uno dei momenti più importanti di tutta la detenzione. La lettera argomentava un po su tutto, sulle condizioni di Ubaldo che erano stazionarie. Lei e la madre erano le uniche a non avere perso le speranze, mentre gli altri, soprattutto i medici, erano convinti che ormai il suo coma era irreversibile e poteva succedere solo il peggio. Mi scrisse sul giudice Saccursio e di quante cose avessero in comune. Poi la sua certezza che io non potevo essere un assassino, uno sbadato questo si, mi riconosceva l incapacità di fare del male a chiunque. Aveva la speranza che tutto ciò doveva finire subito. Mi scrisse che pregava per me ogni giorno. E anche senza alcuna fede capii che cosa straordinaria significava. Una persona prega il proprio Dio per un altra. Forse è questa la fede? Mi fermai sul baratro di quella riflessione perché avevo paura che in quel momento di debolezza potevo precipitare in una fede immatura e senza senso, proprio quella fede tradizionale ciclica, quella fede dell uomo che ha paura e urla aiuto nel buio con la speranza che qualcuno lo venga ad aiutare. Mi dicevo meglio niente che un dio anonimo. Lei mi supplicava di leggere il Vangelo: Devi almeno incominciare a leggerlo, ti aiuterà ne sono sicura! Mentre meditavo su quelle parole, sulle notizie su quelle emozioni, così tante, fui interrotto, perché quel giorno è stato veramente particolare e ancora non era finito. Di nuovo gli scatti della serratura e di nuovo quella porta si aprì. L agente quasi senza alcuna emozione disse: -Visite! Giarratano lascia tutto in cella, intendo fogli di carta e utensili vari. Dopo tutti i controlli fu condotto dagli agenti nella sala delle visite. Quando mi fu aperta l ultima grata, ho visto tra tanti altri visitatori, finalmente qualcosa di familiare e allora sentii come un tonfo al cuore. 75

76 Mio padre, mio zio e mia madre. Tutti e tre erano protesi con lo sguardo verso quell uscio e nel vedermi spuntare ho letto nello sguardo dei tre la gioia e l amarezza nel vedermi. Mio zio rimase sorridente, mentre mio padre si corrugò, invece il volto di mia madre subì una metamorfosi istantanea, sembro contrarsi in un dolore profondissimo e incominciò a piangere senza lacrime. Il vetro ci separava, la voce si sentiva appena per il frastuono degli altri visitatori. L unica parola che emergeva era quella di mio padre: -Non ti preoccupare! Il palmo della mano di mia madre era pressato sul vetro, quasi a cercare un contatto, a volere oltre passarlo per raggiungermi. Io lì, lei oltre. Quella fu l ultima volta che vidi mia madre. 76

77 XV Quella lettera di Speranza chissà quante volte l ho letta?! La prima tutta d un fiato, la seconda soffermandomi sui concetti, la terza volta su ogni parola, riflettendoci parecchio. Mi disturbava quella colpa che lei si attribuiva perché quella sera mi aveva mandato da Gemma, di sicuro, riflettendoci su, non mi sarei impantanato in quel mare di guai. Speranza pensava che non stava succedendo niente per caso, vi era come una linea di demarcazione tra il prima di quell incontro in quel giorno di pioggia e l appena dopo. Ubaldo ha avuto l incidente, io sono finito in carcere accusato di un orribile omicidio, chissà cosa sarà capitato a quella povera anziana brodolona? O cosa potrebbe succedere al giudice Saccursio? Io non sono superstizioso, non credo a niente di straordinario e di fantastico, non credo oltre la ragione perché non vi è un bel niente. Anche se a volte penso che il lume permette di vedere in funzione della sua luce, 77

78 questo però non significa che oltre quella luce, in quel buio non ci sia niente, perché è irragionevole pensarlo. Nella lettera vi erano alcune frasi che mi gratificavano, anche perché gli davo un significato diverso: Vorrei essere con te per consolarti oppure Porto con me il ricordo delle tante espressioni del tuo volto, che interagivano ai miei discorsi. Sai con il viso sei molto più comunicativo che con le parole. Sarà anche vero, però speravo che non avesse letto quello che provavo sinceramente per lei, era un attrazione fisica, sessuale, fortissima. Le vicende della mia famiglia furono in parte condizionate dal mio arresto. Mia madre sembrò perdere ad un tratto la vitalità che la distingueva, incominciò a non sentirsi quella forza e quella voglia di vita. Non usciva più, nemmeno per la spesa, non andava più in chiesa, non guardava più la televisione, anche messa lì davanti, mio padre mi raccontava, il suo sguardo era assente, altrove. Mangiava sotto insistenza e a malapena, ogni tanto aveva un capogiro, qualche svenimento. A questo punto mio padre ha chiamato il medico di famiglia e da lì è iniziato il calvario, fin quando fu diagnosticato un tumore in stato avanzato. Tutta la famiglia incominciò a conoscere quei nomi scientifici, come meningioma localizzato nel cranio. Di tutta questa disgrazia non mi fu detto niente, chiedevo della mia povera madre, ogni volta che non veniva a trovarmi e mio padre per l occasione se ne inventava una. Poi incominciò lentamente a dirmi che era indisposta, che stava male, fin quando mi giunse la notizia e il permesso di tradurmi nel mio paese per assistere al funerale. Lei mentre prima riusciva a dare testa al cancro, con la mia disgrazia si è lasciata sconfiggere, questa convinzione mi tormentò per tanto e tanto tempo. Pensavo di avere toccato ormai il fondo nella mia vita, ma capii cosa significava che al peggio non c è mai fine, quando vidi il corpo di mia madre adagiato nella bara, tenuta a posta a temperature basse. Quella era un altra cosa, eppure in quel corpo le era qualcosa che gli era appartenuto. Mi sentii prima stringere e poi tagliuzzare con un frullatore le 78

79 mie viscere. La cosa che mi sorprese e mi dispiaceva più di tutte era che non piansi. Io non riuscii mai più a piangere. Prima di essere arrivato al mio paese, dentro quel furgone della guardia giudiziaria, che mi sballottava a destra e a sinistra, anche se ero afflitto per la tristissima notizia, pensavo pure ai miei compaesani, a questo mio ritorno, ai loro volti, a quella ragazza del primo bacio, che in fondo sarà stata pure contenta che evitando me ha evitato il fallimento della sua stessa vita, affrontare tutto questo doveva essere un impatto terribile, perché in fondo ero uno fragile. Poi dopo aver visto quello che restava della mia povera madre, tutto dentro me cambiò di botto, tutto aveva per me un significato relativo, ogni cosa e ogni persona, ogni sguardo che mi si posava addosso, sia con un manifesto giudizio di condanna, sia di assoluzione. La morte in realtà è una grande maestra di vita è l uomo che si rifiuta come un inetto al suo insegnamento. In fondo nell arco di poco più di cinque mesi avevo visto due corpi morti: uno dove era iniziata la vita, l altro dove ne stava nascendo una nuova e forse dal mio seme. Quelle due immagini mi accompagnarono in ogni istante della mia esistenza, come la notte che diveniva giorno e poi il giorno notte. Mentre mio padre mi sorprese per la sua tenacia. Lo trovai chinato su se stesso davanti quella bara, che piangeva colmo di dolore, quando giunsi nella stanza con quelle manette che facevano di me un animale e non più un uomo, lui si alzò come un fiore che germoglia in un istante, il suo volto s illuminò con un sorriso e mi abbracciò commosso baciandomi ripetutamente, sembrava dire a tutti: Ecco! Questo è mio figlio e ne sono orgoglioso! La primavera dava colori intensi ai muri del mio paese, alle porte chiuse, alle finestre socchiuse, alle persone. Ogni tanto percepivo il profumo dei gelsomini che pendevano da qualche muro. Quei piccoli fiori bianchi piacevano molto a mia madre, mentre ogni volta che io li vedevo dentro quel vaso di cristallo francese, ed odoravo quel profumo percepivo un presagio funesto e mi rattristivo profondamente, nonostante lo stesso trovavo il modo per raccoglierli e offrirli a lei. Il suo sorriso il suo 79

80 abbraccio valevano mille e mille di tutte quelle mie paure. Seguii il feretro nel corteo fino alla chiesa, con i poliziotti attorno, per loro ero solo lavoro. Il giudice Saccursio diede disposizioni di farmi assistere al funerale senza ferri. Poco mi importava se quello fu uno spettacolo memorabile per la mia piccola comunità. La messa fu straziante! Il prete, giovane vigoroso e tonante, nella sua omelia volle approfittare della nostra tragedia per dare un senso alla sua religione, caricando di interrogativi e di esclamativi tutte le sue frasi ritrite, con ambi gesti, tra il barocco del tempio, tra l Addolorata che mi ricordava mia madre e il cuore offerto da un uomo di nome Gesù a uomini, come quel predicatore, che se lo avrebbero fritto con patate e cipolle caricandolo di pepe nero, la stessa sera dopo la funzione. Riflettevo sulla fede cristiana, la quale nonostante il clero era ancora viva, ancora vi erano persone come Speranza, mia madre e mio padre che credevano in maniera sana a quell Uomo con il suo cuore in mano. Mio padre con quel dolore immane rispondeva puntigliosamente alla celebrazione, andò a farsi imboccare l eucarestia e ritornò accanto a me, mi strinse forte la mano, cercando di darmi sicurezza, come quando ero bambino e avevo paura delle ombre della notte, per lui non era cambiato nulla. Dovevo leggere di nuovo il Vangelo in maniera seria e senza pregiudizi. Le persone in coda uno dopo l altro ci fecero le condoglianze. Ogni volto diceva qualcosa, ogni volto aveva un ricordo da rammentare. Quando ad un certo punto vidi dietro quattro, cinque persone, lei Speranza! Il cuore mi si mise in tumulto e incominciai a tremare. Lei aveva gli occhi umidi, mi tirò a se e mi strinse forte, sentii il suo magnifico profumo e il suo dolce corpo. Fui come travolto da un fiume in piena, trascinato con forza, come gli ultimi eventi di quella mia vita. Non la ricordavo così bella, tutti si accorsero, mio padre la guardò e se ne accorse. Lei lo abbracciò come una parente e scivolò via, scomparve, mentre io rimasi ubriaco di quella sua bellezza. Quando tornai in cella mi accorsi che oltre il suo profumo, oltre la sua immagine, oltre il suo ricordo, avevo 80

81 addosso un paio dei suoi lunghi capelli. Qualcosa di concreto che mi fece sentire un uomo ricco. Prima di portarmi via ho avuto modo di parlare con mio padre, mi chiarì con tono fermo, il da farsi e tutto ciò che stava preparando per tirarmi fuori da quell inferno. Aveva contattato un detective per continuare l indagine. Mio padre aveva delle intuizioni che ormai erano delle convinzioni forte ben precise. Aveva studiato ogni carta, ogni documento, aveva fatto una testa così agli avvocati, agli inquirenti, era la sua battaglia. Nessuna cosa lo fermava, determinato ad andare aventi e non lo fermò né la degenza né la morte della sua donna anche perché glielo doveva. In quella lunga coda di persone, trovai vuoti i volti degli amici, sapevano di niente, loro e tutto ormai aveva colori pastello senza toni. Svanirono tutti quanti alla svelta dalla mia testa, perché quando si rimane soli non si può avere tutto dentro rimangono solo le cose di cui hai veramente bisogno e soprattutto l amore, quello autentico. Cercai inutilmente di dimenticare l odore dei gelsomini mi perseguitò per giorni e giorni nei meandri della mia mente. 81

82 XVI La vicenda che mi accingo a raccontare è forse la più dura vissuta nella mia detenzione. Dopo due settimane di isolamento sono stato spostato in un'altra cella dove incontrai Tony, il napoletano. Finalmente ero tornato in possesso delle mie cose. Mi furono consegnati alcuni oggetti, libri e indumenti portate da mio padre. In una visita mio padre mi raccontò l incontro con i miei padroni di stanza, subito hanno avuto una intesa eccezionale. Erano legati all affetto nei miei confronti. Loro si sono messi a disposizione per ospitare i miei in casa. Mio padre ha avuto una ottima impressione della signora Rosa e del suo compagno, li ha definiti ottime persone. Anche loro hanno voluto mandarmi un pensiero. Erano addolorati per quanto mi era successo. Mio padre mi disse: -Ti voglio veramente un gran bene! Io passavo tutte le mie giornate, dall inizio alla fine, a scrivere il dossier che mi era stato richiesto, sia dagli avvocati che dal giudice Saccursio. Avevo due quaderni, nel primo scrivevo di getto e nel secondo 82

83 copiavo correggendo e a volte omettendo, quindi l uno non era la copia identica dell altro. Così ho deciso che il primo l avrei dato ai miei avvocati mentre il secondo al giudice, non perché non mi fidavo, ma per dare una buona impressione di me. Arrivai in questa cella e fui investito da un profumo intenso, poi scoprii che era uno costosissimo e a firma di un grande della moda italiana. Affisso nella parete a destra vi era un poster di una donna nuda che dava bella mostra del seno in primo piano e dei fianchi, alcune riviste sul letto e lui: Tony! Con una maglietta nera senza maniche che lasciava vedere i muscoli ben scolpiti. Lui con un sorriso aperto, gli occhi di una volpe, i capelli ricci e umidicci neri, era di carnagione scura. Subito aiutò a scaricarmi delle mie cose, mettendomi a mio agio. Mi sembrò veramente gentile, poi quella sua flessione napoletana lo rendeva piacevole. Parlò di lui, di Napoli e del carcere, non aspettava nemmeno la fine della mia risposta alle sue domande che intervallavano il suo lungo monologo. Quel giorno preparò da mangiare, con il suo fornellino, era veramente bravo a cucinare. Mi sentivo fortunato di avere trovato un compagno di cella così simpatico. Dopo due giorni incominciai a provare, non dico antipatia, ma un certo fastidio, perché intanto non credeva alla mia innocenza e mi chiedeva particolari su come uccisi e su quello che avevo provato, fin quando mi chiese apertamente se sessualmente mi piacessero gli uomini e, secondo lui, era stata questa mia tendenza omosessuale a scatenare la furia assassina. -Ma quale tendenza omosessuale? Quale furia assassina? Sei pazzo! Tony era una persona che era stato rinchiuso a dodici anni nel carcere minorile di Napoli, uscì a sedici ed a venti anni fu di nuovo rinchiuso per sequestro, violenza e stupro ad una quattordicenne amica della sorella. L aveva tenuta segregata per alcuni giorni in un locale abbandonato. Un giorno mi raccontò la sua prima esperienza sessuale subita dentro il 83

84 carcere. Era stato un abuso in piena regola, ma non se ne rendeva nemmeno conto. Concludeva che era la vita di questi ambienti. Più passavano i giorni più era esplicito il suo obiettivo. Mentre parlava incominciò prima a toccarmi il braccio, poi incominciò a starmi più vicino in maniera imbarazzante, poi si toccava senza pudore mostrandomi il suo sesso. Infine fece di tutto esplicitamente a convincermi ad avere un rapporto con lui. Quasi ogni giorno mi cantava una canzone neomelodica napoletana guardandomi negli occhi, io incominciai ad avere un po paura di questa nuova situazione. Visto che ero fermo sulle mie posizioni, iniziò a mostrarsi ostile. Quella condizione degenerò in una guerra a campo aperto. Spesso mi minacciò esplicitamente. Era diventato un incubo. Una notte mentre dormivo me lo trovai addosso, fu terribile quel suo fiatone e quel profumo, me ne liberai a stento, lui era molto più forte di me, tentava di baciarmi in bocca e solo una ginocchiata nelle sue parte intime lo fece desistere. Non sto qui a raccontarvi i momenti terribili che ho vissuto con questa persona. Non l ho denunziato e questo è stato il mio più grande sbaglio. Lui invece era andato a chiedere un colloquio con il direttore del carcere per conferire con gli inquirenti del mio caso in cambio di qualche privilegio aveva delle informazioni importanti. Così aveva dichiarato che io gli avevo confessato l omicidio, che avevo fatto un racconto ricco di particolari. Gli inquirenti gli chiesero di farsi dire da me sull arma del delitto e dove fosse andata a finire, così ritornò in cella. Non avevamo nessun dialogo, ormai vi era un muro di ostilità. Avevo provato un senso di disperazione e cercavo qualcosa per difendermi, ero pronto a tutto anche a soluzioni estreme, ero proprio disperato! Un giorno l incubo finì di botto. Tony era andato alla doccia e non tornò mai più in cella. Poi ho saputo che le guardie lo trovarono massacrato di percosse in quel locale delle docce, in fin di vita, con un bastone conficcato nel di dietro. Pensai che in fondo era lui che se le andava a cercare ed ha trovato il tipo giusto. In quel posto di tipi poco raccomandabili ce ne erano e come. 84

85 Dopo qualche giorno il giudice Saccursio mi chiese cosa era successo con il compagno di cella ed io gli raccontai tutto per filo e per segno. Prima mi disse che aveva fatto quella deposizione sul mio conto e che aveva già detratto ogni cosa confessando di esserla inventata di sana pianta. Poi si fece serioso e mi chiese con chi avevo parlato di ciò che mi stava capitando. Alla mia risposta negativa, lui ebbe il sospetto che io stavo nascondendo qualcosa. -Noi due dobbiamo avere un rapporto speciale di fiducia, io ti posso aiutare solo se mi dici tutto e soprattutto la verità, in caso contrario, non ho soluzioni. Quindi ti ripeto la domanda: hai parlato con qualcuno delle tue difficoltà in cella? Risposi con tutto me stesso, con tutto ciò che avevo nell animo, di no. Non mi aveva avvicinato nessuno. Chiesi perché di questa titubanza nei miei confronti. Lui con il suo modo di parlare schietto mi disse che a ridurre in quel modo il napoletano erano stati uomini della mafia. -Questo significa che hai le attenzioni della mafia, sei un loro protetto! Cadevo dalle nuvole. Sapevo cosa era e per l appunto non potevo assolutamente accostarla alla mia persona, ma a quanto sembrava vi era un contatto tra me e quella misteriosa organizzazione. Il giudice stava indagando in segreto su quel fenomeno fino a quel momento invisibile. Intanto era presente fin dentro l aria che ognuno di noi respirava. Mi chiese nuovamente di essere estremamente sincero con lui perché ora tutto si complicava, questo nuovo elemento doveva trovare una risposta adeguata. Capii chi mi aveva raccomandato dentro il carcere, lo capii dopo la visita di mio padre, quando mi disse che mi mandava a salutare suo zio, quel parente che mi parlò quel giorno del gallo nell aia. -Ti manda a dire di non preoccuparti di nulla. 85

86 Riflettevo che stavo facendo una brutta fine con quel napoletano. In un modo o nell altro lì dentro si può diventare qualcos altro al di là del proprio volere. Mi stizzivo contro di me, perché non avevo pensato di andarlo a denunziare? Forse mi vergognavo, ma era stato un grande errore. Quando capii che c entrava quel mio parente nel massacro di Tony, mi ero promesso di dire tutto al giudice Saccursio, ma ciò significava denunziare quella persona che in fondo mi aveva fatto un favore così grande. Ogni notte ero dilaniato da questo dilemma: dire o non dire? Ho scelto il comodo dubbio del sospetto, in fondo la mia non era certezza, era solo una convinzione. Una convinzione che ben sapevo fosse la verità. Così non dissi niente, ho ritenuto più giusto il silenzio. In carcere sembrava che tutti avevano un certo riguardo nei miei confronti, anche gli agenti. Un giorno arrivò in cella Donato, pure lui campano, silenzioso di poche parole, era alla sua prima esperienza carceraria, come me, aveva solo altri due anni dai sei di detenzione, per rapina a mano armata dove ferì in modo grave un metronotte. Sposato con due bambine aveva un ottima condotta, mi diceva che era pronto a fare qualsiasi lavoro affinché riuscisse a dare il necessario alla sua famiglia. Ma non avrebbe mai sopportato il pianto delle sue figlie e la disperazione della moglie. Ce l aveva con lo Stato perché non gli dava l opportunità di guadagnarsi da vivere. Era sicuro che come fosse uscito e si fosse messo a cercare lavoro, nessuno avrebbe voluto ingaggiare un criminale come lui nella propria azienda. Era veramente disperato pertanto non gli rimaneva altro che il silenzio e la mortificazione, che quando fosse stato in libertà si sarebbero trasformate in soluzioni e poi sarebbero giunte alla sua testa insieme alla rabbia dell impotenza di fronte alla vita. 86

87 XVII Quando mi fu consegnata la lettera che ho riconosciuto subito da chi era stata mandata, sia per la carta che per la scrittura, mi sono detto: finalmente una boccata d ossigeno! In qualche modo mi isolai. Donato mi chiese solo: -E della tua fidanzata? -No! Non ho fidanzate! Lui capì la gaffe fatta e si ammutolì, mettendosi a lavorare in un centrino da tavolo realizzato con dei fili di seta colorati che poi regalava a questo e a quello. Aprii la busta, conteneva quattro fogli scritti senza lasciare spazi, dopo i preliminari soliti sulla salute, iniziò subito con il racconto delle sue giornate e gli avvenimenti all ospedale. 87

88 La madre di Ubaldo aveva letteralmente preso per le spalle il cappellano dell ospedale, venuto con i paramenti, e lo aveva scaraventato fuori dalla stanza. Fu una scena imbarazzante.- scriveva Speranza In fondo quel povero sacerdote cercava di celebrare il sacramento dell unzione degli infermi, per dare ristoro a quel corpo travagliato. Da qualche anno è così che si chiama, non più estrema unzione, per questo motivo spesso viene equivocato con la rassegnazione alla morte del malato. La povera mamma, da persona mite si è trasformata in una belva. Si mise a urlare: Mio figlio non muore! Vada via! Lei porta con se la morte! Via! Via da qui dentro!. Lo prese e lo spinse per le spalle con tutta la forza della disperazione di quel momento fuori la stanza. A nulla valsero le spiegazioni del sacerdote, il quale continuava a chiederle se fosse cristiana, cattolica!? Rimasi un attimo a riflettere sul volto di quel prete che avevo visto nella cappella dell ospedale, anche se è stato solo un attimo avevo in mente ben delineato il suo volto. Ha avuto uno stress fisico e mentale, poverina, che subito dopo crollò. Il marito come arrivò si accorse del suo spossamento, così la convinse ad andare con lui, uscire da li dentro, magari per andarsi a prendere qualcosa al bar, per distrarsi un attimo dalla tensione, tanto potevano stare tranquilli, c ero io. Questo episodio mi fece riflettere su mia madre, la quale non era più venuta a trovarmi, mentre mio padre dava sempre delle spiegazioni che in fondo mi sembravano ogni volta improbabili, mai potevo immaginare il suo crollo fisico, avevo una immagine di lei che non me lo permetteva. Quando poi mi raggiunse quel fulmine a ciel sereno della sua morte, rimasi senza una lacrima, con il cuore secco, prosciugato, inaridito, chissà quando potrà capitare attecchire un nuovo sentimento con delle nuvole colme di lacrime? 88

89 La lettera continuava con l iniziativa che lei subito prese non appena i signori Farullo erano usciti, dal mio punto di vista molto arbitraria. Fece chiamare da una infermiera quel sacerdote, come fu arrivato scusò la povera donna dando la colpa a quello strazio già durato così tanto tempo, e lo invitò a celebrare il sacramento. Lei si unì alla preghiera, sono sicuro con l intensità della sua incrollabile fede. Quando rimase sola, con Ubaldo, ormai da giorni completamente immobile, completamente assente, sedutasi accanto prese il diario e incominciò a leggere quelle strane parole che le aveva scritto: Anche se non mi cerchi, io ci sarò, e se tu mi stai cercando e non mi trovi io sono già con te, perché vivo solo con la Speranza di un tuo sguardo, una tua parola. Mentre leggeva piangeva, per quel suo amore infelice. Lei scrisse: Il nostro amore è stato come il Sole e la Notte. Il Sole innamorato della Notte pellegrinava i cieli alla sua ricerca e quando la trovava lei si dileguava, così la Notte innamorata dal Sole giungeva soltanto al suo tramonto. Che destino infame e crudele! Così incominciai a chiamarlo: Ubaldo! Ubaldo!, Non so perché, e me ne scuso con tutti coloro che portano questo nome, mi suscita ilarità, proprio in un momento così fortemente drammatico della storia, mi venne da ridere in maniera incontrollabile. Quando mi passò la ridarella me ne pentii. Ubaldo! Ubaldo! Non lasciarmi ora che anch io ti amo! Da qualsiasi parte ti trovi infondo al tuo Mondo, tra le tue ombre, ascolta il mio richiamo d amore: Ubaldo! Sono qui pronta ad amarti per il resto della mia vita. A questo punto caddi in ginocchio e pregai con tutto il mio cuore: Signore, mio buon Gesù, concedimi questa grazia! Non voglio altro che il suo risveglio, ed io dedicherò la mia vita a farne di lui un tuo autentico fedele. Quando il mio pianto si ruppe in singhiozzi, mentre gli stringevo forte la mano con la testa chinata, ormai desolatamente caduta giù nell amarezza che nessuna cosa lo facesse ritornare a me, allentai la 89

90 mossa e in quell istante sentii stringermi lievemente la mano Non credevo a me stessa, a quel momento! Smisi di piangere e lo guardai attentamente in volto. La sua testa fece due lievi movimenti: prima a destra poi a sinistra e un momento dopo aprì gli occhi, guardandosi attorno disse: Dove sono? Ormai ero colma di felicità e ridevo e piangevo e lo baciavo. Lui diceva solo: Speranza! Speranza!. Ed io: Ubaldo! Ubaldo! Basta! Ne avevo abbastanza, smisi di leggere per un po e ripetei in un filo di voce: Speranza! Speranza! Ubaldo! Ubaldo!. Melodramma allo stato puro! Immaginavo quella scena in una opera lirica, lui con voce tenorile e lei da soprano. Da chiudere il sipario dopo il crescente finale dell orchestra. In fondo ero contento per le sorti di quel giovane che avevo conosciuto per così poco tempo, me lo immaginavo lì, su quel letto d ospedale, me lo immaginavo a terra dopo l incidente e ora tra le braccia di Speranza. Voglio confessarti che mi sentii in quel momento sua madre, come se quella seconda vita l avesse concepita in me. Lui mi diceva di non piangere ed io lo stringevo a me. In questo istante ritornarono i suoi genitori, si scatenò un momento di euforica gioia. Ubaldo però ancora non era così forte per tutte quelle emozioni. I medici e alcuni infermieri udirono quelle grida e accorsero, forse convinti che ormai era morto, tanto che si sorpresero nel trovarlo sveglio. Ci cacciarono a tutti fuori, e dopo qualche ora avvertendoci del suo stato confusionale ci chiesero di non affollare la stanza e comportarci con molta delicatezza. Sono felice! E sono sicura che anche il tuo momento così triste si svolgerà in gioia e grazia! Mi sono detto: bene! Così ho letto il finale della lettera con i saluti poi fissai il vuoto, ripiegai i fogli e li ho rimessi nella busta, palpai più volte, quasi a volerne considerare la consistenza materiale di quella carta e il contenuto umano che era insito. Quindi mi sono messo a riflettere sull accaduto. Prima d ogni cosa sulla fede e la coincidenza. Nessuno può 90

91 togliere dalla testa ad un fedele che una coincidenza non è un miracolo. In fondo la fede è come una trappola per lupi sempre parata, come una rete buttata in mare, prima o poi un lupo cadrà nella tagliola e qualche pesce abboccherà in quella rete, sono lì appositamente per questo! Però era bello, faceva sentire bene pensare che qualche cosa di straordinario reggesse il gioco di questo Mondo. Qualche cosa con cui uno poteva appellarsi, supplicare. Era bello si, ma non per questo vero. Pensavo al mio Voltaire riflettevo che non ero pronto nemmeno al suo Essere supremo, necessario. La mia ragione non voleva lasciarsi prendere da un rilassamento meditativo sul trascendentale. Spesso tutto ciò che leggevo a riguardo mi sembrava solo retorica e basta. L uomo cerca in un modo o nell altro di superare la sua natura animale sia nella forma angelica verso il cielo, sia in quella diabolica metà serpente verso la terra. Ma il cielo e la terra sono solo il mondo di questo animale che fa uso della ragione come lo stambecco delle sue corna. Infondo ero solo, ero in prigione colpevolizzato di un omicidio non commesso, solo l amore dei miei genitori e l amicizia di Speranza mi ridestavano ogni tanto da questo incubo che stavo subendo. Il mio volere calpestato dagli eventi, era questo irrazionale che mi faceva paura e non le porte e le grate di ferro o il continuare aprire e chiudere una serratura. Non trovavo soluzioni sufficienti a riempire il mio perché. La spiegazione delle semplici coincidenze come tagliole per i lupi o rete per i pesci dove io sono rimasto in trappola era molto dura d accettare. Alzai gli occhi verso quel fazzoletto di cielo alla finestra, preannunciava pioggia e mi rinfrancai. 91

92 XVIII Avevo finito i dossier e li avevo consegnati, sia al giudice che ai miei avvocati. Per scriverli ho dovuto frugare nella mia mente, ho cercato i dettagli di quella storia con Gemma. Vista con il senso del poi, avere scelto di convivere quella strana esperienza di sesso con quella ragazza è stato un modo di degradare la mia persona, perché spesso le ho mentito, le ho lasciato intendere qualcos altro, mentre le affermavo le menate razionali di un rapporto sessuale senza sentimenti. Quante cose le persone si comunicano con gli atteggiamenti in pieno contrasto con le parole dette? E un gioco sottile e spesso vi è la paura dell altro e poi quasi sempre l inganno, la disonestà di illudere senza sentirsi in colpa, è l alibi morale del vigliacco! E un vigliacco mi sentivo nei riguardi di quella povera Gemma Fin a quando non sono venuto a sapere dall avvocato Carmina delle cose che mi impensierirono enormemente e mi rattristirono. 92

93 Gemma era incinta, poverina Ma non ero stato io ad ingravidarla perché almeno era di un mese prima che io la conoscessi. Questo per lo meno mi rasserenò, ma lasciò intravedere ancor più qualcosa d insolito, di ingarbugliato. L avvocato Carmina mi fissava dietro quegli occhiali cercando parole giuste per quello che mi stava dicendo, non voleva ferirmi, ma il suo lavoro, il suo dovere, era di andare a fondo in quella storia e poco importava dei mie sentimenti e del mio orgoglio se per liberarmi occorreva calpestarli. -Lei sicuramente non poteva non sapere del suo stato di gravidanza. Molto probabilmente è stata lei ad adescarti con la finalità ultima di addossarti la gravidanza. Mi sono sentito un autentico pollo! Perché era vero, era andata proprio così, ero stato adescato, lo pensai amaramente e cercai di non farlo trasferire, di nascondere dentro, inutilmente Pensare che il mio savuarfer l avesse conquistata mi faceva sentire maschio, m inorgogliva tanto da rifiutare mentalmente che in fondo era stata lei ad avvicinarmi, a coinvolgermi, a stringere amicizia, a condurmi passo dopo passo nella sua stanza e sopra il suo letto. Aveva fretta di avere un rapporto con me e che io equivocavo con attrazione nei mie riguardi, magari c era pure, ma a quanto pare lo scopo ultimo era un altro. -Vedi Salvatore, è proprio da ciò che deve iniziare la nostra indagine. Un ipotesi, condivisa anche dall avvocato Mariani, è che il probabile assassino, si è sentito, in un certo modo, intrappolato, quando fu chiamato al suo dovere di futuro padre da Gemma, e così abbia reagito in maniera violenta. Capisco che è fuori la logica delle persone di buon senso, ma vi sono individui con personalità più complesse e malate. Pensai alcuni amici stretti di Gemma, vidi con la mente i volti di quei giovani e cercai d immaginarmeli assassini, non uno si addiceva realmente a tale ruolo. L amico di architettura, un sognatore, delicato, protettivo. Il suo compaesano, Nenè a volte sembrava deluso di lei, ma spesso entrava 93

94 nel ruolo del fratello geloso, poi gli passava tutto, comprensivo, capiva ogni cosa, ogni suo sbaglio, le voleva veramente bene. Nenè era omosessuale, era un segreto, una storia che rimaneva tra loro due e assolutamente non doveva arrivare nel loro paesino. Nenè aveva il terrore che la sua famiglia lo veniva a scoprire, aveva paura di suo padre e ancora peggio del fratello maggiore Marco. Quei pochi amici che mi presentò erano, dal mio modo di vedere, tutti incapaci di un gesto così estremo come uccidere una persona. -Abbiamo messo sottotorchio Franca, l unica cosa utile che è uscita fuori è stata una relazione, di fidanzamento quasi ufficiale, tra Gemma e un giovane del suo paese, Marco, fratello del collega di studi Nenè. Da informazioni acquisite tramite alcune conoscenze, questo Marco è un tipo risoluto e manesco. La storia tra Gemma e lui era da tre anni che andava avanti, anche se lui ha avuto qualche altra storia saltuaria, le famiglie erano partecipi della loro relazione, insomma una cosa molto seria. Gemma di Marco mi aveva raccontato di quella volta delle botte che diede a Nenè un giorno di carnevale quando lo vide che stava uscendo vestito in maniera sensuale da donna, che lei stessa aveva aiutato. Lo prese a schiaffi e calci, lo picchiò duramente tanto che solo con l intervento di tutti i familiari presenti si riuscì a farlo desistere. -Gemma mi nascose che Marco era il suo fidanzato.- Abbassai gli occhi in senso di arresa alla realtà della scarsa considerazione di lei nei miei confronti. Infondo perché doveva dirmelo? Noi non eravamo una coppia. -Le sorprese non sono finite! La polizia andò a fare un sopraluogo alla Zabara e oltre al consumo di alcol e marijuana, era un luogo dove si proiettavano film porno e si faceva sesso. Era nato questo locale con l intento di club musicale e poi è degenerato tanto che a volte li dentro girarono a livello amatoriale qualche filmino porno con gli stessi frequentatori, alcuni non sapevano di essere stati ripresi. Hanno scoperto tra quelle pellicole otto millimetri, una che la ritraeva mentre faceva sesso orale. Come vedi questa ragazza era dalle mille sorprese e dalle tante vite, 94

95 da un estremo all altro. Da ragazza fidanzata nel suo paese ad attrice di film porno. In questo percorso sei rimasto incappato tu, ora lo sforzo di noi avvocati è quello di definire precisamente il tuo ruolo e solo in questo modo possiamo tirarti fuori, sperando con meno danni possibili a te e alla tua famiglia. Ritornai nella mia cella con tutte quelle notizie, rimasi svuotato, colpevole di non so che, forse di ingenuità? O peggio ancora di leggerezza? La vita va vissuta senza tanti preamboli, è vero, ma è anche vero che si ha una responsabilità relazionale con gli altri che bisogna considerare e soprattutto rispettare, fare finta di non sapere, di non capire ciò alla fine serve ben poco, quanto poi il resoconto è fatto da noi e per noi stessi. Presi il quaderno e incominciai a scrivere a capo pagina in stampatello e grande: NENE. Di seguito ho scritto i tratti caratteristici: alto meno di uno e settanta, occhi neri, capelli scuri e lisci, carnagione scura, qualche chilo di più, movimenti leziosi, molto marcati solo perché in ambiente diverso. Sicuramente lo attenuava, forse lo nascondeva del tutto una volta arrivato in paese. Molto affabile nei miei confronti. Insomma ho scritto tutto ciò che mi ricordavo di lui, e così ho fatto anche con gli altri amici di Gemma. Non c era tempo da perdere ed ero arrabbiato soprattutto con me stesso. Possibile quella ragazza, che mi guardava con gli occhietti all insù, nascondesse una vita così degenerata? Possibile che non mi rendessi conto delle falsità che mi trafilava? Ed evitavo anche di accettare che ero quasi coinvolto sentimentalmente, che era solo questione di tempo. Forse quell incontro di Speranza è stato il solo ad allontanarmi emotivamente da lei, dalla sua spudorata trappola. Sono sicuro che ci sarei cascato dentro con tutte le scarpe e la mia lucida ragione, a capo fitto, caricandomi le responsabilità del nascituro. Avrei cresciuto quel figlio, poi era questione di affezione e sarebbe diventato veramente figlio mio e a nulla sarebbero valse le differenze somatiche. Lei avrebbe portato con se il 95

96 suo segreto fino alla fine, in un misterioso silenzio costatando quando il maschio con tutta la sua boria possa essere un semplice animale da cortile. Così fa quel parassita del cuculo, depone il suo uovo nel nido di un altro uccello, il quale alla schiusa diventa genitore per istinto e lo cresce come proprio nidiaceo trascurando la somiglianza completamente inesistente. 96

97 XIX Nel mio quaderno inquadravo i miei ricordi, in effetti erano pochi, però erano pieni di piccoli frammenti fatti di persone e luoghi. Ad un certo punto mi scaturì la domanda: chi era stata Gemma? La risposta più facile era che io non capivo un bel niente delle persone e che la ragione non serve da sola a capire con chi hai a che fare. Ogni persona è un mondo così complesso che ragionarci su serve ben poco. Ad esempio Gemma sicuramente è stato vero che mi ha adescato, ma era anche vero che cercò una persona con cui stare e sentirsi bene, che provava qualcosa di sincero nei miei confronti. Questa convinzione non nasceva dalla ragione, ma dal mio sentire nei momenti di intimità, nel modo come si concedeva e nel suo coinvolgimento fisico, tanto che mi ero 97

98 convinto che anche lei era alla sua prima esperienza come lo ero io. In realtà i fatti erano ben diversi. Un'altra persona gabbata da lei è stata il suo fidanzato Marco, con il quale faceva credere di essere vergine e che solo dopo il matrimonio si sarebbe concessa. Lui così rispettava questa sua scelta, anzi l ammirava, tanto che non si permise mai di andare oltre, nemmeno quando poi era lei stessa a volersi concedere. Per lui quella doveva essere la madre dei suoi figli e in tale modo già la considerava. Io non so come l abbia presa quando questa storie gli è caduta addosso, di sicuro avrà ritenuto responsabile suo fratello Nenè che doveva vigilare sul comportamento della futura cognata, o almeno informare il fratello se qualcosa non era come doveva essere. Eppure le indagini si mossero anche verso Marco senza successo però. Fu interrogato lungamente e proprio per quella sera non aveva un alibi, anzi aveva un buco enorme. Tanto da potersi spostare con l auto dal suo paese, venire in città, compiere l omicidio e tornare. Marco asseriva di essere rimasto a cacciare in una zona tra valloni, da solo con i suoi cani e il suo furetto, che non usciva dalla tana per ore e ore. Quando tornò a casa, senza selvaggina, aveva quel buco di tempo incolmabile. Il povero Marco apprese la notizia dalla sua famiglia, a sua volta messi a conoscenza da una telefonata di Nenè. Quando poi venne a sapere sui particolari dell omicidio tramite la televisione, incominciò a provare un senso di disorientamento psicologico. Non riusciva a darsi pace come una brava ragazza, come la sua fidanzata, cattolica praticante, nel suo paese era persino catechista, a tal punto di volere arrivare vergine al matrimonio, viene poi assassinata nuda nella sua stanza? Il movente fu il punto che lo scagionò totalmente, perché venuto a sapere del comportamento della sua fidanzata cadde in una completa depressione. Era del tutto alieno alla Gemma che gli inquirenti andavano scoprendo, in pieno contrasto con quella del suo paese. Marco messo sotto torchio per qualche mese, poi fu completamente lasciato alle cure di un psicologo. 98

99 Marco aveva avuto qualche precedente, un paio di anni prima l accaduto, aveva picchiato un coetaneo per banali motivi, apparentemente, in un bar del paese, tanto che quello andò a finire al pronto soccorso. La lite fu sedata da i carabinieri. I quali sul pavimento trovarono un coltello dalla lama lunga a serramanico, non riuscirono a definire il possessore. La supposizione dei militari era stata che Marco appena li ha visti lo ha fatto scivolare a terra. Insomma il loro intervento è stato provvidenziale perché stava sferrando un colpo alla dome di quel mal capitato. Non era nemmeno la prima volta che Marco si trovava coinvolto in liti e risse. Il suo primo reato, all età di undici anni, è stato al patrimonio pubblico, fu beccato che sparava all illuminazione pubblica con un fucile a piombini. In breve una personalità difficile. Inspiegabile perché la famiglia di benestanti non aveva mai avuto problemi con la legge. Né il padre né i nonni erano cacciatori, lui da piccolissimo fu amante della caccia, da dove l abbia presa questa passione era un mistero. Quando iniziò la relazione con Gemma, per la famiglia fu un sospiro di sollievo, perché speravano che la mite personalità di lei avrebbe influito positivamente su lui. E così fu, tanto che qualche domenica lei riuscì a trascinarlo a messa, non solo, anche a partecipare a qualche iniziativa parrocchiale. La madre di Marco era felice per Gemma e cercava di favorire con tutti i mezzi questa loro relazione. A volte penso che riteniamo di conoscere bene le persone che ci circondano, che vivono con noi, e invece quello che noi sappiamo è solo la storia di manichini di carne che si muovono a fotogrammi nella nostra vita. Poi dico, quanto siamo disposti a sapere? E più comodo pensare a dei manichini che a delle persone Questo egoismo è ancor più sviluppato con l adozione degli animali. L animale ama incondizionatamente senza problemi, a noi poco interessa dei suoi pensieri. Anzi, è comune convinzione che gli animali in genere non pensano e che il pensiero è una caratteristica solo umana. Per l appunto si preferiscono gli animali agli umani. Trovarsi una persona accanto con la sua turbe di pensieri, di conflitti, di scintille elettriche, è scomodo, con i suoi occhietti interrogativi o esclamativi, egoisticamente meglio un cane. 99

100 Anche certe mamme e certi papà considerano i loro figli dei manichini di carne, trattandoli alla stregua, non dialogano, gli riempiono solamente la giornata di impegni: lezione di violino, di ballo, di nuoto, di calcio, scuola e tivù. Visita medico, dal dietologo, abiti alla moda e soldi, poi basta! Quando si accorgeranno di essere persone, allora sarà troppo tardi, perché nemmeno si conosceranno, due perfetti estranei. Per fino due persone che dichiarano di amarsi, tanto d avere fatto una famiglia e dei figli, un giorno se decidessero di raccontarsi l uno all altro scoprirebbero che i loro ricordi non collimano per niente. La più bella estate dell uno corrisponderebbe con la più malinconica e triste dell altro. Il giorno del loro primo incontro non esisterebbe nel ricordo dell altro. La canzone d amore della coppia per l uno, l altro la ricorda come la più insignificante, e dopo l uno gli accenna il motivetto, l altro la ricorda per averla così tanto detestata. Allora farà finta di ricordarsi tutto, calando la testa, accennando un mezzo falso sorriso e non aggiungendo altro, mentirà per nascondere la gravità del fatto che loro due sono due perfetti estranei. La colpa è di tutt e due, perché per ognuno è più comodo considerare l altro come un manichino di carne, anche nel momento più intimo. Mentre ero nella mia cella consideravo il mio concetto di spazio di costrizione alla convivenza con quell altro così diverso e lontano dalla mia realtà. Ma dovevo accettare quella luce, quei muri, quei rumori, quella persona messa lì a tracannare tempo, in una continua litania dei giorni che passavano per la scarcerazione, calcoli minuziosi e per questo ridicoli. Io ero assorbito da quei ricordi, assillato, tanto da viverli di più ricordandoli che nella realtà. Sapevo che in qualche posto della mia mente poteva esserci la soluzione. L assenza di mia madre mi preoccupava era inconsueta e per questo non mi dava pace. A volte pensavo che non mi perdonava e mi aveva rinnegato come figlio, erano solo dei momenti che cancellavo con immediatezza. Anche quando mio padre portava sue notizie la sua voce era così colma d amore che mi acquetava per un canto e per l altro mi faceva nascere un profondo turbamento avvolto nel mistero. 100

101 Quando nel quaderno in carattere stampatello scrissi: FRANCA, mi sono chiesto: come mai l avvocato Carmina non mi ha più parlato di lei? Che cosa ne è stato? Eppure era la prima cosa che doveva fare andare da lei, perché i presupposti c erano, lei poteva dare informazioni importantissimi, in quanto amica del cuore di Gemma. 101

102 XX La visita di mio padre fu turbata da due cose la continua mancanza di mia madre e la presenza del suo zio. Non sopportavo quel sorriso lieve tra le labbra che sembrava dire: hai visto che avevo ragione?. Non mi andava di rispondergli, anche se avevo voglia di gridargli a tutta forza no! Mille volte no! Nessuno ha il diritto di sopprimere un altro uomo per nessunissima ragione al mondo! Ho continuato queste meditazioni da solo, riflettevo, osservavo alcuni personaggi chiusi nei loro ruoli, negli atteggiamenti, nei nascondimenti della paura per il loro stesso compagno. Tutto era collegato, tutto si reggeva su questo filo di paura. I più bravi stavano e si muovevano in equilibrio su questo filo, ma per quanto tempo? Era una questione di tempo, solo di tempo: questa era la mafia! Tra il vociare degli altri visitatori, chiesi a mio padre di Franca. Lui non capiva, io non volevo parlare a voce più alta. 102

103 -Franca? E chi è questa Franca? Una tua amica? Non la conosco! Mi spiegai, ancora meglio e lo pregai di chiedere all avvocato Carmina. Lo zio di mio padre mi chiese come andava e che la cosa era sotto controllo, di non preoccuparmi. Pronunziava le parole con un sapore forte, di chi ormai sa il fatto suo. Me lo ricordavo più insicuro, vestito diversamente e con movimenti più approssimati, forse aveva cambiato pure pettinatura, a si, aveva tinto i capelli che si erano ingrigiti verso le orecchie. Mi affrettai a rispondere: -Bene bene! Dallo sguardo di mio padre intuii che aveva capito di non portarlo più con se, così mi rispose: -Lo zio aveva delle faccende da sbrigare in città e così ha voluto salutarti. -Grazie zio! Non mi andava giù di essere indebito con lui, era un imbarazzo e una complicità che mi rendeva la mia ragione uno zerbino. Ma ricordo amaramente i momenti così difficili e pericolosi che ho vissuto e il senso di liberazione, il sollievo che ho provato, dopo il pestaggio del mio molestatore. Era entrato il mese di Dicembre e il senso dell amarezza invase ogni cosa attorno a me, era come un veleno, un contagio che contaminava ogni cosa che io vedessi o pensassi. Possibile lasciarmi chiuso qui dentro perché non trovavano la verità? In questo caso io ero l ostaggio della loro incapacità. Il giudice Saccursio mi spiegò pazientemente che vi erano tutti gli elementi che giustificavano il mio fermo. Avevo rabbia repressa contro me, che non riusciva a scoppiare, ad uscire fuori magari con un pianto. Nemmeno quando il compagno di cella 103

104 tornò dopo la visita dei suoi figli in lacrime e sbottando una litania che non so se era preghiera o una serie di bestemmie tutte in fila in stretto napoletano. Il suo pianto non riuscì a contagiarmi, mi si bloccò nel petto una specie di mela cotogno e non andava né su né giù. Speranza nella sua lettera mi dava coraggio in un rigo e nell altro una palata in pieno volto. Quando mi scriveva dei momenti felici con Ubaldo, mi si innescava un cortocircuito mentale, una serie di perché e non ne uscivo fuori per giorni. Tanto che quando poi mi arrivarono le altre lettere esitavo ad aprirle e a leggerle e infine aspettavo giorni per rispondere. Lei dal canto suo non aspettava nemmeno la mia risposta e ne incalzava ancora un altra. Il dottore Saccursio mi chiarì che la posizione di Franca era stata precisa, senza mai contraddirsi e che m inchiodava in maniera inequivocabile all assassinio di Gemma. -Lei non ha però visto chi era uscito prima di me! -Franca dichiara che Gemma era andata a trovarla nella sua stanza all incirca un ora prima ed era irata con te. Insomma, le ha raccontato dell incontro avuto davanti la Standa, in quella occasione ricorda che ti appellò in malo modo, la parola più convenevole è stata bastardo. Lei ha pensato immediatamente che tutta quella lite sarà andata a finire risolvendosi sul letto. Quando passò davanti la stanza di Gemma e notò la porta serrata e involontariamente udì dei rumori particolari che facevano ben intuire ad un rapporto, ricorda che pensò così ad alta voce: Come volevasi dimostrare. Al ritorno ti vide uscire sconvolto, con quella faccia d assassino. Ora, capisco che lei ha sicuramente dei preconcetti sulla tua persona, ma i fatti sono inequivocabili! La scientifica ha appurato che non vi è stato rapporto sessuale, almeno completo, insomma non vi è stata eiaculazione, e che Gemma si è sfogliata volontariamente, non vi sono state forzature, né violenza, l abbigliamento era stato tolto delicatamente e posato sulla sedia. Nella stanza vi erano affetti personali in oro e ottantacinquemila lire, quindi la rapina è da escludersi. Vi sono state 104

105 trovate delle tracce di cenere e il restante calpestato di uno spinello. Chi l ha uccisa la conosceva bene, e aveva una intimità anche sessuale. -E stato chiesto cosa intendeva dirmi con le sue allusioni sul mio comportamento di irresponsabile e facilmente potevo trovarmi coinvolto in qualcosa di strano, di insolito. Io ricordo bene le sue parole, le ho anche scritte e le ho consegnato anche il quaderno con gli appunti. -L ho letto! E personalmente la ho interrogata proprio sul quel consiglio che non ti ha dato perché era entrata Gemma e così si è bloccata. Le sue risposte sono state che non si ricordava e che lei si era accorta delle tue stranezze. Per lei sei un tipo molto strano e imprevedibile. Però -Però? Continui, la prego! -Ora mi sta sorgendo un qualcosa, un particolare, una impressione che ho avuto in quell incontro. Lei era prevenuta, nel senso che si aspettava proprio questa mia domanda. Quando lei disse che non si ricordava, di quel vostro dialogo, era rimasta inespressiva, nessun corrugamento, nessuna strizzatina degli occhi, impassibile, dritta con la testa verticale sulle spalle e il suo sguardo sul mio. Insomma non ha avuto nessuna sorpresa per quelle parole, eppure se fossero state dimenticate, oppure totalmente nuove, doveva esprimere un qualcosa. Questa sua faccia inespressiva mi insospettisce e non poco. Si mise a scrivere nella sua agenda in fretta e con una calligrafia abbastanza minuziosa. Intanto il mistero di questa Franca si faceva sempre più fitto. Quando poi chiesi all avvocato Carmina, mi fu riferito che ad interessarsi della Franca era stato l avvocato Mariani. Il quale a sua volta disse che come teste non era convenevole per la difesa. -Avvocato, la difesa va bene, ma io per adesso voglio sapere, voglio togliere le ombre attorno a questo omicidio, perché solo così io potrò discolparmi. Avvocato noi non dobbiamo avere paura della verità, perché è la migliore prova che io non ho ucciso Gemma! 105

106 Mi sono accorto di avere alzato la voce e chiesi scusa. L avvocato Carmina, invece era dispiaciuto perché non si era interessato lui stesso di Franca come si era promesso di fare. -Non ti preoccupare, capisco. Il mio illustre collega, l avvocato Mariani, sai che è il migliore! Ed è una fortuna che abbia accettato l incarico. Lui ha avanzato l ipotesi di una linea difensiva alternativa, proprio dopo l incontro con Franca. Insomma non vede la questione di portare ad oltranza la tua innocenza come linea difensiva e in caso d impossibilità avanzare la tesi della tua parziale infermità mentale Lui stesso mentre formulava questo discorso, abbassò gli occhi e incominciò a schiacciare il bottone della biro nervosamente e più volte. Io mi sollevai la testa allungando il collo e gonfiando il petto pronto a lottare contro chiunque volesse appiccicarmi quell assassinio: -Lei e il suo collega non credete nella mia innocenza! Pensate che io abbia ucciso crudelmente quella mia amica? Gli dica al suo illustre collega che può lasciare il caso perché è assolutamente fuori strada. Io non accetterò mai una colpa non mia! -A noi interessa che tu esci fuori prima possibile! Questo è il nostro mestiere. A noi poco interessa la verità, non fa parte del nostro lavoro. Qui non siamo nei telefilm americani dove l avvocato esce dal suo studio e fa l investigatore. Qui siamo in Italia dove ciò che interessa all avvocato è la forma e in quella forma deve trovare l uscita più breve del labirinto per liberare il suo cliente. Mio giovane amico è per questo che veniamo pagati da suo padre. -No! No! - No! Che cosa? Rimanere in galera per venti anni, per un omicidio che non ha commesso e rovinarsi la sua esistenza perché deve andare a caccia della verità? Avrà modo di dimostrare con la vita la sua verità! Ma alla Giustizia Italiana, poco interessa la vita, interessa la procedura, i timbri, le 106

107 carte, la forma, questa è un altra realtà. Spero che continuerà i suoi studi in giurisprudenza e allora capirà solo esercitando questa professione. Io non sapevo fare altro che dissentire con la testa e con un soffio di voce continuare a dire: -No! No! No! 107

108 Foto di Fiorenzo Fallanti. XXI A volte mi chiedo il perché di questo mio volgere lo sguardo al passato, il perché patire ricordandole tutte quelle pene? La risposta può essere semplice: quella del bilancio. Ad un certo punto della propria vita viene la voglia, o l esigenza, di trarre un bilancio. Molto semplice, è più giusto dire semplificata, in quanto risposta In realtà vi sono mille perché e altre tante filosofie che assillano l uomo per i fatti che gli accadono. Ogni evento sembra avere un meccanismo, una sua logica che come una ruota dentata fa parte alla meccanica di qualcosa più grande. Sembra inevitabile, eppure quell evento è scaturito da una tua scelta precisa. Sono i tuoi piedi, le tue mani, il tuo sguardo, il tuo modo di vedere la vita, il mondo, gli altri, che ti hanno portato dove ora tu sei e nessun altro. L incidente, l evento straordinario è perfettamente incastonato in tutti gli altri eventi straordinari, tutti incidenti! Nemmeno l intervento arbitrario di un dio può cambiare il corso delle cose, perché diverrebbe un evento straordinario tra tutti gli altri. Il mio non è fatalismo, o predestinazione, non vi è niente di prestabilito nel nascere una nuova stella 108

109 o di una pianta di fichidindia sopra il tetto di una casa abbandonata, tutto fa parte del grande gioco, della grande macchina cosmica. I giorni del carcere nel periodo delle feste natalizie erano più pesanti. I detenuti e i carcerieri spesso dimenticavamo il ruolo e si diceva, si ci guardava, con un qualcosa in più. Forse effetto dell infanzia di ognuno, dove nel proprio ambiente familiare ha fatto esperienza di sapori, odori e affettuosità così belli, così forti che hanno inciso in profondità le nostre personalità. Ognuno cercava qualcosa in più per la propria cella. Ricordo il mio compagno ormai preso da questa voglia di casa, aveva esposto fotografie ovunque, figliolette, moglie, mamma, sorelle. Mi perseguitava anche nei meandri della mia mente per raccordarmi le sue futilità come eventi storici epocali. Era insolitamente loquace, questo non mi andava, lo preferivo in silenzio, muto, con le parole indispensabili a convivere quell angustio spazio. Ne avevo le tasche piene, ma non mi andava di mandarlo a quel paese, così facevo finta d ascoltare. Lui sapeva, capiva e continuava, in fondo era semplicemente una persona mediocre e molto egoista. Fin quando due settimane prima di natale, mi confessai: -Mi devi scusare ma non ne voglio sapere di tutte le tue cose. Mi sono stancato, ho bisogno di silenzio! Devi essere così cortese di lasciarmi andare per i pensieri miei, almeno per un po di tempo! -Ho capito! Bastava dirlo che non mi vuoi parlare Stette in silenzio mezzora piena e poi sbottò: -Qui dentro dobbiamo stare muti come i pesci nel mare! Io non ho voluto rispondere mentre lui mi guardò di sbieco e poi si voltò verso quel fazzoletto di cielo che la piccola finestra permetteva. Mentalmente mi ripetevo che in quel momento ero io ad avere bisogno, non mi rendevo capace come riuscivo a reggermi, a sopportare quella situazione assolutamente inconcepibile. Mi davo colpe, mi tormentavo. Ma in realtà sapevo che in fondo ero un giovane per bene. In quel per bene racchiudevo significati che andavo in pieno contrasto con 109

110 gli avvertimenti di Franca. Le sue parole erano incancellabili anche per l espressione che aveva il suo viso che diceva più delle parole stesse, perché vi era disprezzo ma qualcosa in più che non riuscivo a definire con precisione in quel periodo. -Tu credi che nella vita basta mettersi su un sasso per lasciarsi scorrere il fiume attorno, tu credi che perché hai fame puoi rubare i frutti che ti capitano sotto mano, ma devi mettere in conto che ti verrà richiesto in un modo o nell altro di pagare sia il maltolto sia la tua indifferenza verso gli altri. In queste parole cozzava la mia buona educazione di persona per bene. Io me ne stavo con la mia ragione lucida, senza un coccio di ruggine, pronto a prendere quello che la vita mi offriva, ma non ero indifferente verso gli altri, almeno pensavo di non esserlo. Il maltolto è stato quello di approfittare di Gemma e il conto mi è stato presentato e con gli interessi e gli accessori! Quando mi sono addormentato ho sognato quella strega malefica che imponeva le sue arti magiche ad un mio me stesso inanimato, mentre osservavo indifferente fuori quel corpo nonostante ero pienamente convinto che quel maleficio mi avrebbe distrutto. Ad ogni suo intervento quel pupazzo percepiva una scossa, ma senza rimedio. Quando mi svegliai rimasi ad occhi chiusi e ho riflettuto su Franca, ho capito che quella tentava una mia reazione, in fondo mi avvertiva del male che mi stava crollando addosso. Ho riflettuto che nella sua espressione di disprezzo vi era pure il disappunto di notare come mi cullavo nel mio egoismo. Lei era come quando si avverte il fastidio di un dolore. Quella sensazione è un segnale, un monito, sta a noi metterci in allarme. Perché lo abbia fatto, era il mio nuovo interrogativo. Mi sono alzato e andai a urinare, guardai Donato e capii il perché. Coricato di nuovo dissi a me stesso che nella vita non è sufficiente non fare del male, non è sufficiente fare finta di non vedere gli altri, perché in quella indifferenza vi è la colpa! Non basta mettersi sopra un sasso e lasciare scorrere il fiume attorno. E più forte è la 110

111 corrente, più grosso sarà il sasso per starci su al sicuro. Non è così, non basta per essere uomini con tanto di lume! La mattina mi svegliai con Donato che si muoveva con cautela per non svegliarmi. Ero profondamente pentito di come lo trattai il giorno prima, così lo salutai e chiesi come stava. Lui alzò la spallina come dire: lascia perdere Capii che non gli era passata, così mi andai a lavare. Dopo un attimo si alzò preparò il caffè e mi chiese scusa. Insomma ci siamo chiariti. Più si avvicinavo le feste, più quell ambiente era opprimente, un po come in paese. Ricordavo che per forza si doveva essere ipocriti, fin quando non passava. Giorno 26 si ritornava quelli di prima, parenti, amici, conoscenti e sconosciuti. Mal sopportavo quell ipocrisia, per questo me ne stavo rintanato nella mia stanza a rovistare tra i libri, ad ascoltare De André ad alto volume nel giradischi stereo appena comprato. Mia madre non insisteva a chiamarmi, mentre mio padre solo una volta, entrò e mi chiese se qualcosa non andasse. Si accontentò del mio semplice no. Così rispettarono la mia scelta. Quel tempo me ne stavo proprio sopra il sasso ad aspettare che quell acqua natalizia fosse passata, stavo attento agli spruzzi, che mi arrivavano lo stesso addosso come sputi e insulti degli amici e dei parenti che mi rimproveravano per il mio atteggiamento cupo nei riguardi della festa di natale. Prima di diventare ragazzo, quando ero ancora bambino, invece ero l opposto, adoravo natale, i suoi profumi, i suoi suoni e rumori, avevo paura di addormentarmi per non perdermi qualcosa, avrei voluto stare in contemporanea su tre quattro posti: a casa mia, con gli amici fuori, a casa di mia nonna, in chiesa. Non mi bastavano gli per guardare, né le orecchie per ascoltare e manco la bocca per mangiare. Nelle mie tasche vi erano tanti soldi da sentirmi veramente ricco. Chi è stato ad uccidere il natale dentro di me? Chi ha spento ogni piccola luce, fatto cadere ogni personaggio del presepe? Non lo saprò mai, so quando è stato. Fu quell anno che ho desiderato in tutti i modi di incontrare una ragazzina e non riuscii in nessuna maniera, quell anno mi sentii profondamente solo. 111

112 Ogni riso, ogni allegria, ogni colore, ogni piccola luce mi infastidirono. Quello era un amore acerbo e aspro, forte come l odore dell erba tagliata a primavera. Amai quella solitudine in quel periodo e il 26 non cercai mai più quella ragazzina e dopo averla incontrata casualmente mi chiesi perché l avevo desiderata così smaniosamente? 112

113 XXII I giorni passarono in quello strazio di vita vissuta, passarono lo stesso. Fin quando, come ho già raccontato, giunse il sordo dolore della morte di mia madre. Ho riflettuto sul suo comportamento, ho avuto un duro ma proficuo insegnamento. Ho capito quanto una madre possa amare i propri figli, tanto da rinunziare di vederli per non dare loro un patimento nel constatare il proprio malessere. E un atteggiamento che ho notato anche in alcune persone che si allontanano volutamente dai propri cari prima di morire, incominciano a diventare prima riluttanti, anche odiose, per poi diventare del tutto invisibili, infine scompaiono fisicamente senza quasi accorgersene nessuno. Forse inquinerò il racconto con dei ricordi non cronologicamente esatti perché appunto già trascorsi da così tanto tempo. 113

114 Andiamo a gradi. Riguardo le indagini il mio pensiero assillante era Franca. Ma a gli altri sembrava un elemento non importante, di poco conto. I miei avvocati, in particolar modo l avvocato Mariani, sminuivano le parole di lei e il mio ragionamento. Io, invece, più passava il tempo più facevo aderire le tessere del puzzle fra di loro. Ho scavato dentro di me, nei ricordi dell espressioni di Franca e nel suo disprezzo vi era qualcos altro, forse un sentimento di pena misto con la compassione del materno che le donne hanno di se, oppure qualcos altro ancora, forse anche una simpatia travestita d odio per il mio modo riluttante. Comunque era irragionevole quel suo discorso isolato da ogni altra considerazione. Ho chiarito i miei dubbi, le mie considerazioni ancora una volta, al giudice Saccursio, il quale in effetti pensava che occorreva ancora approfondire la questione. Saccursio aveva intuito qualcosa di importante che stava succedendo in città, un cambiamento storico nella mafia che volgeva sempre più a diventare una organizzazione unitaria per tutto il territorio siciliano. Quello che passava tra una provincia ad un altra non era più uno scambio di favori nel seno di varie consorterie, ma ordini. Non vi era più la mafia di Agrigento, Trapani o Palermo, ma una sola organizzazione e un solo organo di comando. Questa sua teoria prendeva sempre più consistenza. Un giorno mi chiarì questa sua tesi: -So che si sono già riuniti i capi provincia. L organizzazione ormai ha la sua forma. So anche che in carcere la cosa è saputa dai comportamenti assunti ultimamente. Se vuoi mi puoi dare una mano, ti avverto che è rischioso, te la devi sentire, in caso contrario, un tuo no non cambierà affatto il nostro rapporto. Rimasi lungamente in silenzio, ero fortemente in imbarazzo, ma quell omino quadrato lì, era forte, tenace, sembrava un salmone contro corrente, e a me piacevano tanto i salmoni contro corrente. Lui osservava il mio silenzio immobile, sapeva che qualsiasi movimento poteva condizionare la mia scelta. 114

115 -Non andrò a caccia di notizie, non mi metterò in attesa di qualcosa che possa accadere, comunque se incidentalmente ascolto, o vedo qualcosa attinente, mi farò carico di segnalargliela. -Questo è più di quanto speravo. Così mi strinse la mano rimastami inerte. Raccontai all avvocato Carmina che il giudice Saccursio probabilmente avrebbe ancor più approfondito la sua indagine cercando di chiarire qualcosa sulla figura di Franca. Il fatto sta che da quel giorno quella ragazza diventò introvabile. Fu questo elemento che convinse mio padre di incaricare un detective privato. Mi raccomandò di non parlarne con nessuno, proprio con nessuno, nemmeno con gli stessi avvocati. Di cosa poteva sospettare non lo sapevo. Mi disse che non gli piacevano le loro posizioni. Mentre in un primo tempo erano fiduciosi del successo della loro difesa, ora ripiegavano sempre più nella colpevolezza e pertanto nel mitigare più possibile la probabile condanna. Quello del detective era un segreto esclusivo tra me e mio lui, né i parenti, né gli amici, nessuno dovevano venire a conoscenza. Il detective è stato un autentico professionista, operava con una squadra e con molta tecnologia, è costato tanto, ma ne è valsa la pena. Mio padre aveva un solo scopo: a qualsiasi costo tirarmi fuori e non solo fisicamente, ma anche moralmente. Speranza mi scrisse che era venuta di nascosto al funerale perché non voleva turbare il momento delicato della ripresa fisica e psichica di Ubaldo. L avevano accompagnata le suore con il pulmino. Il miglioramento di Ubaldo era progressivo di giorno in giorno, tanto che aveva ripreso gli studi. Il loro rapporto andava alla grande Mi chiesi a lungo cosa aveva da turbarsi Ubaldo in una visita di condoglianze ad un amico? Ma a lei non l ho scritto. Però intuivo che lui forse era geloso nei suoi riguardi. E chi non lo sarebbe stato con una donna come lei? Per scegliere di vivere con lei, dal mio punto di vista, occorreva una visione del rapporto completamente diversa da quella tradizionale. Bisognava 115

116 apprezzare il suo altruismo e la sua lealtà, due qualità che lei viveva in maniera abbastanza estrema. Pensavo, sentivo dentro, il suo profumo, diventavo un demente, un perfetto cretino. Non riuscivo a capire nemmeno un rigo di ciò che leggevo, me ne accorgevo dopo due tre pagine lette a vuoto. Sapevo che non mi apparteneva e che era inutile pure quella amicizia, perché io non ero completamente sincero nei suoi confronti e non può esserci amicizia autentica senza sincerità da una parte all altra. Io tappavo quel desiderio, che non credo fosse amore, con della cera, come gli scultori che truccano le proprie opere i quali si imbattono a delle fessure, buchi, insomma a delle imperfezioni del marmo e allora l unico rimedio a quel punto è la cera. Vi sono gli artisti veri, quelli che non hanno lavorato per soldi, i quali o distruggono l opera oppure la mettono da parte, nello scantinato, così incompleta. L amicizia deve essere come una statua senza trucchi, un opera senza interessi, come il miele puro, sine cera dicevano i latini. In caso contrario è qualcos altro che bisogna chiamare diversamente. Io ammiravo molto Speranza, pertanto per nessuna cosa al mondo l avrei ingannata, ma non potevo rinunziare alle sue lettere, ne avevo bisogno, erano la cosa più preziosa che avevo con me. I pochi ricordi di lei mi bastavano per tutta la vita. So che un giorno avrei incontrato anch io quella donna che avrebbe mosso quei meccanismi fisiologici dell innamoramento. Per me anche l amore era questione di chimica, qualcosa attinente alla ragione. La ragione era il mio scoglio, era la lente che mi permetteva di vedere il mondo per come era, ed io non avrei mai rinunciato a questa forza autentica che mi permetteva di non arrendermi nemmeno in una situazione difficile come la mia. A volte pensavo che da credente mi sarei arreso, tanto il premio, la caramella, era in un altra esistenza oltre la vita. Io con il metro della mia ragione di vita ne avevo una sola: questa! Pertanto ero attaccato, non volevo sprecarla, lottavo, non mi arrendevo, valeva la pena giocarsela fino alla fine. Mi sentivo partecipe privilegiato in unicum con il mondo tutto, dagli spazi siderali al lichene attaccato alla barra della 116

117 finestra. E questo mi bastava. E non significava tralasciarsi a il fine che giustifica il mezzo. Si può vivere di raziocinio e di integrità morale, al non lasciarsi trascinare al degrado della persona. Anzi la mia ragione m imponeva la verità, ad essere me stesso con gli altri, per non annullarmi. In fondo nessuno valeva una mia menzogna. Il mio pensiero aveva un rigetto totale alla politica e si adagiava alla filosofia, alla conoscenza. Sapevo che la politica aveva bisogno di compromessi, di argomenti che giustificavano azioni di sopraffazione di tutto ciò che non trovava posto nella mia ragione. Gli eventi storici, come le rivoluzioni avevano sempre protagonisti che immolando principi di libertà uguaglianza e giustizia, imponevano la loro supremazia divenendo la negazione stessa di tali principi. La politica non ha significato senza nemici d abbattere, per questo motivo non mi piaceva. Ma come si può vivere senza la politica? Ogni cosa era politica. Pensavo che vi doveva essere una terza via, magari sconosciuta, mai intrapresa, che doveva risolvere al meglio tale problema, era solo questione di indagare, ricercare nella stessa maniera di come si fa con la fisica, la chimica e altro, visto il fallimento del progresso della politica, ancora ferma al neolitico quando l ultima soluzione viene affidata alle armi, alla guerra, alla distruzione dell altro. 117

118 XXIII Una mattina appena aperti gli occhi mi capitò che guardando Donato, il mio compagno di cella, ho creduto di assistere ad una sua metamorfosi, è stato un attimo. Lui era seduto e illuminato dal giorno che stava nascendo mentre mi fissava all improvviso lo vidi invecchiare con il suo bel giustacuore a fantasia verde, il suo parruccone bianco, era il mio Maestro Voltaire! La sua sedia era sopra il capitello corinzio di una colonna dorica attorno vi era l abisso. Mi guardò appoggiato con tutte e due le mani al suo bastone con il suo sorriso a fior di labbra, con un pizzico di sarcasmo, si eresse e mi indicò con la mano destra dicendomi: cercate d indovinare che cosa sia il composto animale! Provai una gran pesantezza mentale e richiusi gli occhi. Avevo piena coscienza di essere embrione libero di vagare nel cosmo infinito conscio di esistere mentre ogni sensazione che nasceva era una catena che mi legava a questo mondo 118

119 fatto di carne e di luci. Fin quando quella realtà divenne una scatola di cemento dove entrai e la porta si chiuse a scatto come una trappola per topi. In quel preciso istante tutto divenne chiaro, nitido ricordo vissuto. Avevo davanti Gemma, rideva sembrava ubriaca, rideva forse con rabbia, poi con quello che si stava fumando tra le mani, mi carezzò il viso. Il suo sguardo era languido. Io mi sentivo intrappolato. Lei incominciò a parlarmi con una volgarità oltre misura e mi dava fastidio ed eccitamento. Sei venuto a trovare la tua prostituta? Perché questo sono io per te! Lo puoi dire liberamente, non preoccuparti!. Così incominciò a spogliarsi lentamente, un indumento alla volta, fin quando rimase completamente nuda, lei e il suo fumo. Guardavo il suo seno dritto, duro, e ormai sapevo come andava a finire quella sera. Sapevo che non l avrei più lasciata ed io invece ero lì per dirle addio. Così volevo scappare, andare via, da quella realtà, da quel sogno, ma era impossibile, mi sentivo intrappolato di me stesso. Vidi un grosso coltello sul tavolo che lei adoperava come tagliacarte, fu un attimo e glielo conficcai più volte nell addome, perdendo l equilibrio e cadendoci addosso. Vidi il suo sguardo fisso nel vuoto e mi inebriai dall odore del sangue, tanto da eiaculare. Come trasportato da un vento d aria densa e calda mi trovai tra le viuzze arabe della città illuminate dalle scarse luci incandescenti mentre i cani mi latravano attorno. Saltai dalla branda urlando con il cuore a mille. Donato seduto al tavolo mi guardò preoccupato, poi mi venne accanto e mi toccò la testa come una carezza: -Hai avuto un incubo, calmati! Lentamente presi coscienza della realtà, ero tutto sudato e quasi con terrore e vergogna avvertii l umido del liquido seminale. La disperazione e lo spavento dominò tutta la mia mente. Mentre ricordavo attimo per attimo quel sogno orribile. La mia disperazione nasceva dal considerare una ipotesi che era stata avanzata dagli inquirenti all inizio, quella che io avevo rimosso dalla mia mente l omicidio. Troppo reale era quel sogno, anche nei particolari. 119

120 Incominciai le attività quotidiane, poi presi il quaderno e scrissi la frase che mi disse nel sogno Voltaire. Sembrava un enigma, era una domanda ben precisa, che incominciavo a ricordare di averla letta, così presi il Dizionario filosofico, e incominciai a cercare, pagina dopo pagina, senza successo. Mi arresi. Così mi sono messo a riflettere sulla potenza del sogno. Un incubo come questo, da sembrare così reale da confondere una persona, sicuramente è una esperienza di vita, come vissuta nella concretezza. Tanto che la vita a volte sembra come un medaglione a due facce: in una la realtà, nell altra il sogno. Tanti letterati si ispirarono su questo concetto, dal dubbio amletico shakespeariano, a quello pirandelliano. Così ripresi il Dizionario di Voltaire e cercai la voce sogno, trovai quella frase a completamento di un pensiero dove l uomo come l animale vive l esperienza del sogno indipendentemente dalla propria volontà, ma in maniera naturale senza alcuna superstizione o rivelazioni metafisiche. L incubo avuto è potuto scaturire da una esperienza che io ho inabissato nel mio subconscio a protezione di me stesso e poi in una reminescenza è riemersa così come è stata. Più meditavo su questa possibilità più mi diventavano esplicite le parole di Voltaire. Cosa sono io animale uomo? E possibile che se ciò sia accaduto realmente, io, da sveglio, lo rinneghi così fermamente? E se così fosse che me ne farei di tutto il lume della mia ragione? A che servirebbe capire, partecipare a questa esistenza quando non si è protagonisti del tutto? Quando tutto viene messo in dubbio, perfino questa stessa realtà? Quando una persona contro il proprio volere abbia potuto commettere qualcosa di così orribile? Di che cosa è composto realmente questo animale uomo? La risposta era nel Voltaire stesso, nel principio che l uomo, l animale, come da solo è capace di sognare è così capace di pensare. Ora io penso, ragiono convincendomi che mai e poi mai avrei commesso quell omicidio, così dissi a voce alta: -Io non l ho uccisa! Devo partire da questo punto di certezza e non muovermi nelle inconsistenze, non devo seguire ombre né fuori né dentro di me, ma luce 120

121 fredda che frantumi ogni cosa. Fu questo continuare a credere alla realtà che mi salvò dalla follia. Comunque sono dovuti passare alcuni giorni per rilegare nell oblio quell incubo che non riuscii totalmente a eliminare. Da quel giorno anche ad occhi aperti mi ritornava il corpo di Gemma disteso a terra tra il sangue e il suo sguardo vitreo. Ogni tanto avevo bisogno di ripetermi: -Io non l ho uccisa! Mi faceva bene, mi dava la forza di andare avanti. Donato me lo sentiva dire e acconsentiva con la testa, restandosene muto nelle sue faccende. Finalmente mio padre portò una buona notizia: Franca era stata rintracciata. Si era trasferita a Milano dalla sorella. La famiglia non dava a nessuno l indirizzo, ma dei pacchi spediti tramite posta insospettirono il detective e tramite l indirizzo del destinatario la rintracciò. La ragazza era spaventata, aveva ricevuto delle minacce. Un giorno aveva trovato nella sua stanza nella Casa dello Studente un biglietto con la scritta: Farai la fine della tua amica. Il detective la convinse di mettersi in contatto con il giudice Soccursio, anche se per sicurezza restava a Milano. Franca era disposta a collaborare. Era una notizia straordinaria, che mi rianimò di coraggio. Quella minaccia era la conferma che vi era qualcun altro in intimità con Gemma e sicuramente Franca ne era a conoscenza, anche di qualcosa di losco organizzato tra loro. Chi era quest altro? Mi venne come un lampo il ricordo della visita nel covo politico, dove lei era padrona dell ambiente e del contatto confidenziale con quel ragazzo, il figlio di papà. Non sapevo niente di quel giovane solo l ambiente, una specie di covo ma non conoscevo nemmeno i nomi di nessuno di quei giovani. In quei giorni ho avuto la netta sensazione che ogni cosa si stava mettendo a suo posto. Finalmente ho avuto la prova che non ero un matto, 121

122 risentivo la mia vita sottocontrollo e questo per me era di estrema importanza. Come preso dalla nostalgia spiegai la lettera della signora Rosa ed di Antonio, orso Baloo, profumava ancora di dolcini con la pasta di mandorla che mi mandarono in un pacco per natale. Mi ricordavano con tanto affetto e avevano voglia di vedermi. Erano certi che la mia innocenza sarà stata provata prima o poi e che la loro camera era sempre a mia disposizione. Il gatto ti saluta, ogni tanto miagola chiedendo di te, anche lui t aspetta. In quel momento me li avrei abbracciati tutte e due e avrei sentito volentieri la carezza della coda nella gamba di amico mio. 122

123 XXIV Sotto la pila dei miei libri vi era la lettera di Speranza, senza ancora aperta, mi era stata consegnata da due giorni. Volevo far finta di non pensarci, ma non era così, la mia era una inutile sofferenza smaniosa. Fin quando mentre mangiavo lasciai tutto e l andai a disseppellirla, tra l espressione stupefatta di Donato, il quale ormai mi aveva catalogato tra gli strambi. Squarciai la busta con violenza, tirai fuori la lettera e le prime parole che mi saltarono a gli occhi furono: Prego per te, così mi venne una stizza inspiegabile, accartocciai in un pugno quei fogli e li strinsi fino a 123

124 farmi male. Rimasi più di un minuto a pensare che non doveva finire così, che in fondo lei si è arresa al destino. Ma quale destino? Gli eventi, sono come le carte da gioco, succedono e si succedono. Pensai, non so se a voce alta: non posso permettermi di lasciarmi andare, la follia è in agguato! Un uomo, con le proprie cose, che tocca e che vede, con le proprie idee quelle sane, non quelle corrotte da fantasie di comodo, o da vigliacche paure, è circondato dal baratro della follia, se ne sta in equilibrio in quel filo di ragione come un funambolo. Ripresi la lettera ed ho letto con il ritmo giusto del cuore, con la giusta focalizzazione degli occhi. La lettera era molto bella, ricca di particolari come un racconto generoso di interiorità. La prima notizia che il fidanzamento con Ubaldo era ufficiale e che le famiglie si sono conosciute, in piena armonia. Insomma tutto andava per il meglio. Vi era una nuvola nera che ogni tanto le oscurava quella gioia di quel fidanzamento: il medico aveva informato il padre di mettere in considerazione la probabilità che Ubaldo fra cinque o più anni poteva subire, una menomazione a causa di un piccolo ematoma nella corteccia cerebrale. Lui l ha chiamata in disparte ed ha sentito il dovere di informarla perché era giusto sapere. Io avrei continuato ad amarlo anche se fosse rimasto in coma. Immaginati averlo stretto a me, che mi parla, mi risponde, mi abbraccia, mi sorride. Corriamo assieme in riva alla spiaggia. Il suo amore per me è tutto ciò che avrei voluto avere! La sua lettera continuava continuando i pranzi di famiglia, le letture, le passeggiate in città e mi corrodevo dentro pensando che quello potevo benissimo essere io. Così volsi lo sguardo in quell ambiente angusto, e provai un senso di sorda disperazione senza un briciolo di rassegnazione. Guardai Donato, lui ricambio lo sguardo e mi disse: -Vieni a finire di mangiare, si fredda tutto. 124

125 Ormai ero completamente fuori dalla vita di Speranza ed era questo il motivo perché non volevo leggere la sua lettera. Io ero ormai completamente un estraneo, un passante, un ragazzo inzuppato dalla pioggia che la guardava infastidendola e che ora ne provava pietà. Sentiva semplicemente pena per la mia sfortuna. Continuai a leggere, il suo sembrava un mondo fantastico popolato da creature meravigliose e da un Dio che tutto vedeva e tutto sapeva ed amava. Ero quasi invidioso di questa sua visione dell esistenza. Lei a questo Dio pregava per il suo Ubaldo, per me e per tutto il mondo. Non sei solo, non siamo soli, nostro Signore ci ha posto accanto un angelo pronto ad aiutarci, basta invocare il suo intervento. Mi guardai accanto sia a destra che a sinistra, con ironia La lettera chiudeva con un abbraccio stretto. Ed era quel ricordo del suo abbraccio, del suo sguardo, del suo profumo che mi teneva compagnia, era il ricordo di lei il mio angelo che mi rendeva quell attimo di bene come una soave pioggia tra le aride zolle della mia mente. Finito di leggere stirai i fogli con la mano e li risistemai nella busta squarciata, rimessa la lettera sotto il peso dei libri, questa volta non per seppellirla ma per togliere le pieghe, sono tornato a mangiare senza appetito né voglia solo per fare contento a Donato: -Buone notizie? -Tu ci credi a gli angeli? Mi guardò stupito, non si era ancora abituato alle mie stramberie, però stava al gioco, infondo gli piacevo come compagno di cella, non ero un prepotente e con me non doveva recitare per forza la parte del duro. -Si, credo pure ai diavoli. Se ne stanno attorno a noi, pronti: uno a farci lo sgambetto, l altro a sollevarci da terra. Nei momenti di disperazione io chiedo aiuto a San Gennaro. Semplicemente annuivo con la testa, rispettoso del suo punto di vista. 125

126 -E tu ci credi? -Vorrei, ma il mio mondo è fatto solo di materia e di pensieri. Come te lo immagini il tuo angelo? -Biondo, con gli occhi color cielo, un paio d ali di piume bianche e che risplende di luce. Ma sono convinto che qualche volta prendono forma nella nostra vita. Ti racconto cosa mi è successo mentre stavo lavorando in una villa. Insomma stavo rubando l argenteria e alcuni preziosi. Udii il rombo dell auto, erano i proprietari, ero sfacciato. Quando a quell ora, forse le due e mezzo, le tre, un furgone si fermò, quello magari si mise sulle sue, ho visto che si dispose la mano destra dentro il cappotto, mentre l altro incominciò a chiedere informazioni stradali, si ci appiccicò talmente da concedermi di fuggire con la refurtiva. -Si, ma quello a rigor di logica, non è stata opera dell angelo. Un angelo che diventa complice di un furto non si è detto mai -Eh! Ma io per vivere quello ho fatto, pertanto se voleva proprio aiutarmi, quello doveva fare. Quel proprietario era uno della pistola facile e non si creava remore a spararmi quella sera. Nessuno voleva andare a rubare da lui. Io sono stato mosso dalla fame della mia famiglia. Se non ci fosse stato quel passante con il furgone, molto probabilmente l avrei passata veramente brutta. Acconsentii con la testa ed ho riso della sua franchezza, della sua semplicità d animo. -Credere a qualcosa è bello Salvatore, perché ti fa sentire meglio, è bello pensare che a qualcuno importa se stai male, nonostante ti rendi conto che sei un poco di buono e buono a far nulla c è quel qualcuno che ti vuole bene e poco interessa del resto. Prego a San Gennaro per i miei figli, per mia moglie e sono tranquillo che avrà cura di loro, troverà il modo che se qualcuno cadrà non si farà tanto male. Perché questo siamo e di cadere può capitarci, ma almeno non farci così male da non poterci più alzare. San Gennaro è vero che mi accontento di poco? 126

127 Donato giunse le mani e guardo verso l alto. Facendomi ridere di cuore, perché quella scena era veramente divertente. Mi alzai e mi sono messo a sparecchiare e a pulire, era il mio turno. Pensavo che l uomo ha sempre popolato l aria attorno di demoni, ha avuto questa necessità, sono cambiati gli dei ma non queste figure. Un mondo invisibile che vive accanto, nello stesso spazio come in un'altra dimensione. Chiedere il perché alla ragione è come chiudere dentro in una gabbia un falco, si possono trovare anche mille risposte, una in ogni momento della propria vita, fin quando quel falco non morirà d inedia. 127

128 XXV Mai e poi mai potevo immaginare cosa ordisse il destino, ma sono convinto ogni cosa si è compiuta affinché diventassi quello che ora sono. E stato questo, anche se a scatenare tutti i ricordi fu un fatto recente che in appresso narrerò. Finalmente Franca si era decisa a parlare e quello che uscì fuori dalle sue rivelazioni fu abbastanza sconcertante. Era restia a confessare perché anche lei fu partecipe di giochi erotici con Gemma allo Zabara. Ora queste ragazze di buona famiglia e insospettabili sul profilo morale, le licenze di costume che si permettevano in città erano in pieno contrasto, anzi se si fossero venute a sapere avrebbero stravolto totalmente la loro vita e immagine. Così Franca che teneva molto alla stima soprattutto del padre era stata minacciata. Lei sapeva chi aveva ucciso Gemma, perché lei era stata insieme a loro una mezzora prima quando i due avevano 128

129 incominciato a feltrare, tolse l incomodo. Ma in quel momento, alla scoperta del cadavere nessuna cosa gli suggeriva che fosse stato quello prima, poi vedendomi fuggire in maniera sconvolta le venne naturale accusarmi, quando poi incominciò a rifletterci sopra capì che il colpevole era l altro. Dopo qualche settimana in facoltà, si sentì afferrare al braccio, era lui. -Da tempo che non ci si vede, facciamo due passi insieme? -Ho impegni Quello non lasciava la presa, i suoi occhi freddi la fissavano pronti a percepire se lei dubitasse qualcosa. Franca ha avuto la prontezza di accettare la sua compagnia per non farlo insospettire. -Ma si, faccio dopo, andiamo. Uscirono dalla facoltà e andarono insieme per la città come se niente fosse. Lui così si rasserenò e sempre con la sua classe, perché ne aveva di stile, cresciuto con le buone abitudini di casa, incominciò ad essere cordiale e gentilissimo. Si appartarono nel giardino inglese per una passeggiata tra il verde, quando ad un certo punto si parlò della disgrazia accaduta a Gemma. Parlò del dolore che provava anche perché avevano deciso di mettersi assieme e di tenersi il bambino, non era importante chi fosse il padre. -Quando Gemma gli avrà detto la novità, lui sicuramente non ha resistito al rifiuto e ha avuto questo impeto omicida. Dopo qualche minuto di pausa la guardò di nuovo con i suoi occhi freddi come la morte tenendola con tutte e due le mani per le braccia. 129

130 -Franca, ti sono grato che tu non hai fatto il mio nome. Ti prego di non rivelare mai la relazione tra me e Gemma. Venire a conoscenza di questo fatto non è necessario alla giustizia, scatenerebbe solo uno scandalo senza precedenti per la mia famiglia, la stampa non cerca altro che buttare fango su di noi. Un altra lunga pausa di silenzio, mentre lei valutava sempre più la probabilità che lui fosse il vero assassino. -Poi una cosa tira un altra e può uscire fuori lo Zabara! Molta gente perderebbe la propria reputazione! In fondo anche tu hai partecipato a qualche festino, no? Sai, qualche bestia ha ripreso qualche scena dove c eri pure tu. Si sentì gelare dentro, un velo di paura le si posò sul viso. -Non preoccuparti l ho io, ben conservato. Giurami in nome della nostra amicizia di non accennare con nessuno il mio rapporto con Gemma. Volevo dirti, non arrabbiarti per questo, che sei molto fotogenica, sei venuta benissimo e non solo, sei stata lenta a partire ma quando poi hai iniziato sembravi un uragano. -Quella non ero io, era l effetto di quella maledetta droga! Franca capì che era irrimediabilmente in trappola! Incominciò a mettere insieme i pezzi della storia. Lei sapeva delle liti avute tra lui e Gemma, la quale addossava la paternità della creatura in grembo e lui negava assolutamente, visto che si era concessa ad altri. Tutti i discorsi emancipati fatti dai due andarono a maledirsi. Rimase solo la meschinità di una mente chiusa al suo status sociale, al suo forte egoismo. Tutte e due arrivarono ad una conclusione: trovare un pollo per addossare la colpa della gravidanza, banale ma funzionante più di quanto possa sembrare. Balenò l idea di Marco il fidanzato, ma quello era entrato nella logica che 130

131 lei era una persona molto seria con le sue convinzioni religiose e che lui per questo l amava e la rispettava, la novità di concedersi sessualmente lo avrebbe deluso e magari causare la rottura stessa del rapporto. Ci voleva un pollo, uno di quelli con l aria spaesata, un ragazzo per bene, dai sani principi. Quello ero io! Con gli interrogatori della polizia non vi fu difficoltà per Franca a nascondere quella relazione, ma quando l avvocato Mariani riuscì a contattarla ed ad invitarla nel suo studio per intervistarla, la sua vita si complicò. L esperienza dell anziano avvocato la portò al punto di concedersi più liberamente e quando lasciò intravedere una breccia di quella storia approfondì volendo sapere sempre di più fin quando arrivò al nome del ragazzo per bene che aveva avuto la relazione con Gemma: Manfredi Gabrielli! Dopo qualche giorno Franca ha ricevuto la minaccia di morte. Era troppo bravo per non scoprire cosa può nascondere lo sguardo di una giovane donna come Franca. Lei raccontò dell amicizia di Gemma con Manfredi, come una cosa poco importante, ma dai particolari usciva fuori ben altro. Era palese che nascondeva volutamente quei particolari e così Mariani venne a sapere della gravidanza e dell accordo. L avvocato Mariani le aveva chiesto di non fare cenno con nessuno di questa storia, nemmeno con la polizia. E stato l investigatore privato a scoprire che Manfredi Gabrieli era il nipote dell avvocato Mariani, figlio della figlia. E che per salvare il nipote spaventò la ragazza per non farla deporre. Lui non sapeva del ricatto operato dal nipote. Così incominciò a condizionare la difesa per addossarmi l omicidio. 131

132 Se mio padre non fosse stato così determinato, se non avesse messo a disposizione tutte le sue sostanze sicuramente mi sarebbe rimasta la colpa di quell orribile omicidio per tutta la vita. Manfredi era il ragazzo che ho conosciuto lì nel covo, proprio quel giorno che ci andai insieme a lei. Si, mi ci andò a presentare, come dire: funziona! Nonostante eravamo a conoscenza della verità tirarmi fuori da quell incubo è stato difficile, anche per i tanti contatti insospettabili e misteriosi dell avvocato Mariani. 132

133 XXX Mi ero lasciato andare, non mi ero accorto che non mi nutrivo quasi più, mi ero dimenticato che bisognava mangiare, non solo per il piacere del gusto ma soprattutto per sostentare il corpo. Come quando si ci dimentica a fare benzina e non guardi più la spia rossa fin quando ti sorprendi che l auto si è fermata. Così mi ritrovai in infermeria con le flebo. Mi sentivo leggero, più dell aria, e fluttuavo così piacevolmente in quella stanza. Finalmente non pensavo che a me stesso. In quella degenerazione fisica paradossalmente stavo bene. Durò qualche giorno e subito ero come prima, fisicamente a posto e mentalmente male. Prestissimo il mio cervello fu preso d assalto da tutti i miei problemi, le mie paure, i miei ricordi e il mio futuro davanti a me come una cortina di fumo grigio e denso che non lasciava trasferire nessuna luce. -Come stai? Mi sovrastò il viso amichevole del giudice Saccursio, con il suo sorriso ambio e rassicurante perché quadrato come ogni sua cosa. 133

134 -Sono stato a prendere un caffè con Speranza e Ubaldo, ti salutano. Sono una bella coppia! Lui sorrise ricordandoli magnifici e felici. Io girai la testa come volermi liberare da questa immagine. Speranza e Ubaldo vicini, seduti in un tavolo davanti a lui, a mangiare cioccolatini e gustarsi il loro caffè, o quello che fu. La città frenetica fuori con il suoi clacson e soliti rumori e dentro il banconista: Servito! Grazie!. -Hai ripreso colore. E buon segno. -A che ora? -Cosa? -A che ora siete andati al bar? -Ieri, alle cinque perché? Si, le cinque. Mentre il giorno incomincia a perdere forza e gli uomini vincono l apatia dei doveri per lasciarsi prendere dalla frenesia di interpretare se stessi, così ognuno fugge dal posto dove si trova per una nuova scena, un nuovo personaggio, un nuovo pubblico. Speranza e Ubaldo, interpretano la coppia perfetta degli innamorati giovani e per bene. Saccursio quella del giudice che incontra due giovani amici per riscattare il suo vecchiume giovanile, passato tra i libri e i doveri, quei giovani che in una trasposizione temporale nel suo passato non avrebbero mai accettato di prendere un caffè con lui. Saccursio, uomo di grande acume, intuì il mio malessere, quel groviglio di pensieri e quella sofferenza d anima. Intuì che per Speranza si anelava dentro me un amore rinsecchito tra le pagine del mio romanzo. -Ogni volta che incontro Speranza è una bella sensazione. Mi fa ricredere di tutte le amarezze e meschinità della vita. E veramente una donna speciale. Il suo muoversi sempre in piena armonia con tutto. Oltre a considerare la sua grazia e intelligenza. Ubaldo è un ragazzo fortunato. 134

135 Io mi ripresi e gli afferrai la mano che si trovava vicino la mia, accennai un sorriso. -Si, è molto bella! -Ti lascio, ho ancora molto da fare. Io gli strinsi la mano mentre lui la stava ritirando. -Come vanno le indagini? -Non voglio stancarti. -Ora va bene, ho bisogno di sapere. L avvocato mi ha riferito sul Gabrieli. -Grazie a lui abbiamo sventato un attentato che poteva causare molte vittime innocenti. Il covo era pieno di documenti rivoluzionari e istruzioni come fabbricare degli ordigni efficaci con materiale reperibile facilmente. La Digos sta indagando e grazie alla sua collaborazione sta ottenendo risultati inaspettati. Mentre è sempre più misterioso il ruolo di Franca, sembra che protegga il vero assassino depistando. Ma ormai è alle strette, sarà costretta a dire quello che lei sa e tutto questa volta. Personalmente ho aperto una indagine sul suo conto. Non preoccuparti più di tanto, siamo vicini alla soluzione del caso! Mi sorrise di nuovo, stringendomi anche lui la mano. -Mio giovane amico, mangia, non dare dispiaceri a tuo padre, più di quanto ne ha, e sono certo che fra breve saremo in quattro seduti a quel tavolo del bar a sorseggiare il nostro caffè. Promessa! Per fortuna che esistono questi uomini! Riflettevo su quanto avevo letto giorni prima nel libro Viaggio a termine della notte di Celine: Però non sarebbe poi tanto male se ci fosse qualcosa per distinguere i buoni dai cattivi. Ho pensato che era una pessima idea, perché i buoni si sarebbero subito estinti, uccisi dai cattivi in una caccia aperta e spietata. Ritornai in cella dopo qualche altro giorno. Con mia sorpresa trovai un altro compagno di stanza, un certo Giovanni Buson, un bresciano tradotto 135

136 in Sicilia, arrestato per banda armata per fini terroristici. Aveva un barbone nero e riccioluto, gli occhi piccoli e rotondi, la chioma lunga e all indietro, insomma sembrava Carlo Marx. Mi sono detto: speriamo che non mi fa la testa come un pallone con discorsi di politica. Quel Giovanni, sapeva cucinare e anche bene. Mi preparò uno spezzatino di carne niente male, con patate e cipolle, odorava di buono, mi venne voglia di mangiare. Poi mi offrì un bel bicchiere di vino rosso intenso, gustoso. Mi ripresi e mi stordii poco quanto basta per essere di buon umore. Lui incominciò serioso a raccontare la sua storia asserendo che era tutto un equivoco. Io di rimando gli dissi che quell aspetto sicuramente non l aiutava. Con un ciglio di ripicca mi disse che quando decise di farsi crescere barba e capelli trovò opposizioni prima in famiglia, poi qualche professore all università e infine la polizia del posto, che per ogni fatto politico lo prendevano e lo portavano in questura, fino a quando, una di queste volte, invece di liberarlo, come avevano fatto sempre, lo hanno arrestato. Processato e condannato senza prova alcuna, solo per qualche frequentazione. -Non è possibile che basta l aspetto per essere importunati dalla legge e subire ingiustizie! Uscirò dal carcere, con la mia barba e i miei capelli e dopo, quando sarà tutto finito, allora si che li taglierò! tanto non mi sono mai piaciuti. Un bel tipo veramente il Buson. Era studente in lettere e filosofia, laureando, tesi consegnata, scritta in questi mesi di carcere. Dal forte temperamento, fisicamente non aveva niente di nordico, un metro e sessantanove, diceva lui, penso qualche centimetro in meno, carnagione scura e capigliatura corvina. Sembrava un calabrese, anche come carattere. Chissà forse avrà avuto in famiglia qualche avo del sud. Lui asseriva di no. Era bresciano dalla settima generazione. Preso da quel vino e dall immediata confidenza, sparai una delle mie cretinate: -Metti l ipotesi che tua madre si sia presa qualche licenza con qualche calabrese 136

137 Il Buson mi guardò dentro gli occhi per qualche minuto, serioso e silenzioso. -Scusami, scherzavo. Non volevo offenderti Ero fortemente in imbarazzo, se fossi stato libero mi sarei alzato e andato via. Ma dovevo rimanere lì ad affrontare i miei errori. Lui prese la bottiglia e mi riempì il bicchiere, alzò il suo, io lo imitai e lui sorridendo per la prima volta dal nostro incontro, disse solennemente: -Alla Calabria! 137

138 XXVI Mio padre mi stringeva la mano e piangeva di gioia, finalmente riusciva a vedere spiragli di luce in fondo a tutta questa tetra vicenda. Io mi ero commosso e avrei voluto piangere con lui, ma qualcosa, bloccato dentro lo stomaco, non me lo concedeva e per questo mi sentivo a disagio di fronte questo uomo che nel passato non l avevo considerato nella giusta maniera. Prima, in quel mondo di prima, di andare via dal mio paese per l università, guardavo mio padre che lasciava fare a mamma quasi tutto. Sembrava che i pantaloni li portasse lei, lei gestiva i soldi. Lui lavorava, rideva, l abbracciava era docile, pacifico, tenace nei suoi impegni, ma a casa la lasciava fare. Provavo quasi rabbia, lo giudicavo in malo modo, uno di quelli senza spina dorsale. Ora che ho costatato di fatto la sua concretezza nell organizzarsi, tra le cose importanti e urgenti da fare con metodo, con forza decisionale, ho capito quanto è stato capace. Non ci ha pensato un minuto a vendersi la tenuta in campagna con tutto il vigneto, quella era di facile vendita e non appena aveva costatato come stavano i fatti del mio fermo, si adoperò con immediatezza. Sempre così decisioni immediati e importanti. Allora ripensai i suoi momenti a casa e apprezzai, lo amai in tutte quelle sue tenerezze con mia madre e in quel suo gioco di uomo d acqua dolce. 138

139 Lui era fatto così, non si preoccupava minimamente di mostrare a gli altri i propri sentimenti, a motivo di ciò avrei voluto piangere con lui, per fargli capire che lo ammiravo, che anch io ero come lui, ma per quanto mi sforzassi non ci riuscii affatto. Ormai era questione di giorni e sarebbe arrivato l ordine di scarcerazione, mio padre ne era convinto. In realtà quando il giudice Saccursio, mi spiegò che la deposizione della ragazza era un grandissimo passo avanti, ma era ancora qualcosa da verificare per potere produrre qualsiasi atto contro Manfredi Gabrielli. Tra l altro il nonno, l ex avvocato della mia difesa, Mariani, ha prodotto una denunzia contro Franca dove asseriva che aveva già ricattato il nipote, producendo delle testimonianze di persone rispettabilissimi. In poche parole l impianto dell avvocato Mariani era che la Franca innamorata di Manfredi l abbia accusato dell omicidio dell amica per vendicarsi del suo rifiuto sentimentale. Il giudice Saccursio si fece molto serio, la sua voce calò di tono, si tolse gli occhiali e mi disse: -Già ho ricevuto un rimprovero dall alto, sono stato accusato di avere un accanimento contro la famiglia Gabrielli, per motivi politici. Questo sta disturbando il lavoro importante di molti mesi e penso di essere giunto a delle conclusioni. Capivo che quell ometto quadrato andava avanti a testa bassa e nessuna cosa lo intimidiva. Dopo un bel minuto di pausa si rimise gli occhiali e in un soffio di voce mi disse: -Mi avevi promesso -Ma qui dentro vi sono dei privilegiati, sembra che le guardie facciano a loro da camerieri. Poi qui entra di tutto: pranzi completi e persino donne. 139

140 Come è possibile? Questi criminali hanno un potere che non può essere solo delinquenza c è qualcosa in più. -Hai sentito fare qualche nome? -Si, spesso qualcuno dice alla salute dello zio Totò. Mi hanno portato dei cannoli e dello champagne a cella, non so per quale occasione, dicevano solo alla salute dello zio Totò. Ho visto che il giudice non aveva preso nessun appunto, aveva gli occhi bassi, chiuse la ventiquattrore, mentre andavo via dopo esserci salutati, mi voltai e lo vidi appoggiato alla spalliera della sedia, quasi abbandonato e con gli occhi sempre bassi. Ero sicuro che quello non si sarebbe arreso a nessuna delle difficoltà che le fossero capitate. Aveva tra le mani qualcosa di grosso, talmente da essere d ingombro a molti. Dopo quella mia conversazione con Saccursio, nell ambiente carcerario percepii qualcosa di ostile nei miei riguardi, tanto di convincermi a non andare più alle due ore d aria. Persino il mio compagno di cella sembrava diverso, non mi rivolgeva la parola e spesso nemmeno mi rispondeva. Più di una volta gli chiesi: -Donato che hai? Forse ho sbagliato su qualcosa? Lui rimaneva nella sua riservatezza negando ogni cosa, ma il suo atteggiamento era inequivocabile. Mi sono immerso nella lettura, ormai da tempo che non mi facevo più la barba ed ero molto dimagrito. Intanto le feste continuavano e arrivavano le cassate siciliane e i vassoi di cannoli, con casse di champagne a volontà, preciso che non intento spumante. Li vedevo passare dalla mia cella senza offrimene mai più. Ho capito che dovevo preoccuparmi seriamente. 140

141 Verso le ventuno di sera di qualche mese dopo quella conversazione con il giudice, una guardia aprì la cella e mi ordinò di seguirlo. Mi portò in un tipo in vestaglia di seta rossa, sembrava che fosse entrato in quella cella da una porta secondaria dal suo appartamento: -Siediti Totò! Lei può andare. Si rivolse così alla guardia che salutò inchinandosi e andò lasciando la porta aperta. Io mi sentii intimidito da tanta potenza, quello andò a prendersi un sigaro e prima di accenderlo mi chiese se il fumo mi dava fastidio, io dissi di no con la testa, così diede due belle boccate e si venne a sedere di fronte. -Tuo zio chiede sempre di te. E una fortuna avere un parente come lui, premuroso. E zio di tuo padre vero? E si, gli vuole molto bene. Mi guardava negli occhi e per lungo tempo non proferì nessuna parola, dopo quasi dieci minuti, volse lo sguardo al suo sigaro e continuò: -Scusami se ti ho disturbato, ma avevo il desiderio di conoscerti meglio. Vedo questa barbaccia, devi toglierla, che cos è? Sei comunista? Dissentii con la testa. -Allora, via, faccia pulita. Voglio raccontarti un fatto che è successo in un paese vicino a Corleone. Vi erano due fratelli gemelli uno buono e l altro cattivo, un giorno uno di loro si trovava in difficoltà con il carretto, stava precipitando in burrone con tutto il carico e la povera bestia. Un forestiere vista la difficoltà si mosse a pietà e lo andò ad aiutare salvando sia il carico che il carretto con tutta la bestia. Si salutarono e si giurarono amicizia. Dopo diversi giorni il forestiero passò di nuovo da quella contrada, ad un certo punto si trovò un brigante che gli intimò o la borsa o la vita!. Per farla breve gli tolse pure le scarpe, ma quello in un momento di 141

142 disattenzione gli scivolò il fazzoletto dal viso così il derubato riconobbe il suo assistito e allora ecco che gli reclamò l amicizia giurata, ricordandogli come l aveva aiutato. Quell altro quando si vide richiamare in quel modo e vista l insistenza mentre si ci avvicinava, ebbe paura e gli tirò una schioppettata in pieno petto uccidendolo sul colpo. La sera si incontrò con il fratello gemello e gli raccontò l episodio del giorno, quando quello gli spiegò chi era e capì di avere ricambiato con il male quel bene che aveva ricevuto anche lui, perché sia il carico, che il carretto erano della famiglia. Continuò a fumare il suo sigaro producendo nuvole dense di fumo grigio, fissandomi negli occhi. Io avevo capito la morale di quel racconto e di ciò mi sentivo la pesantezza dentro, perché sapevo che quelle parole riferite al giudice Saccursio erano contro a quelli che mi avevano salvato dalla disperazione causa da quel terribile napoletano di Tony. Lui sapeva tutto sulla conversazione tra me e Saccursio. A questo punto non sapevo cosa fare, cosa dire, era inutile negare. Così rimasi immobile percependo tutta la pesantezza della mia carne, percepii pure un leggero sbandamento. Quella persona era potente e pericolosa ed era solo uno a gli ordini di altri su di lui. Così immaginai lo zio Totò come un gigante, ma con l andare degli anni scoprii che quello era talmente basso di statura che era sopranominato il corto. 142

143 XXVII L incontro con il signore dalla vestaglia rossa, non si esaurì con quel racconto. Sembrava che avesse simpatia per me, era molto affabile, ma a tratti nel suo sguardo vi era come un ombra passeggera che mostrava qualcosa di sinistro, di terribile, anche in quel sorriso particolare, mentre spostava le labbra verso destra. Quello possedeva tutto e quel tutto era il niente più assoluto. Era arrivato dove voleva, ma ha trovato solo desolazione. Non aveva più coraggio a tornare indietro, non aveva la forza, gli rimaneva solo quel niente. Capii tutto ciò quando mi offrì lo champagne: -Vuoi un po di champagne francese? E di quello buono! Stavo dicendo no, ma a quella gente questa parola non piace, pertanto feci buon viso a cattivo gioco. -Neanche a me piace, e neanche ai picciotti, non piace a nessuno, ma i nostri amici di fuori per farci intendere come ci vogliono bene ce lo mandano e noi lo beviamo per gradire il loro sentimento di amicizia. Mi bevo con piacere un bel bicchiere di vino della mia vigna con un piatto di pasta e sono contento. Ma per assaporare bene tutto qui manca l ingrediente più importante: l aria della mia campagna. Quella mi manca, 143

144 si! E allora champagne francese che sa di rinchiuso, come la muffa di questi muri. Si rattristò per meno di tre secondi, abbassò leggermente la testa, poi diede una manata sul tavolo. Io non me l aspettavo e quel colpo mi scosse. -Ei! Ti sei spaventato? Rilassati, siamo amici, o no? -Certo, ero su pensiero. -Pensare troppo fa male. E come bere, poco fa bene alla circolazione del sangue, alla digestione, troppo ubriaca e allora si possono facilmente commettere errori anche gravi. Chi si sa limitare allora beva, ma chi non ci riesce è meglio nemmeno assaggiarne un solo goccio. Allora, dove eravamo con i due gemelli di Corleone? Ah, si! Ormai il guaio era stato fatto, quel brav uomo che aiutò il fratello era rimasto lì, stecchito ai bordi della strada, sicuramente non si poteva ridargli la vita. Tu come ti saresti comportato? -In quale ruolo? -Bravo! Bisogna andarci cauti con le risposte! Diciamo prima con l uno e poi con l altro. -Tralasciando che io non sarei capace uccidere una mosca ed è contro ogni mio principio, dico, ma che colpa ha il gemello bandito? Quello fa quel maledetto mestiere e se non è pronto è lui a lasciargli la pelle. Mentre dall altro canto, lui sapeva di avere un fratello gemello e che era possibile averlo scambiato per l altro, doveva dare una possibilità a chiarire cosa avrebbe voluto dire quel malcapitato se lo avesse lasciato spiegare. Chi aveva ricevuto il favore, l altro gemello, era rimasto in debito con lui, poteva ricambiare aiutando la famiglia rimasta orfana, ad esempio -Me lo aveva detto tuo zio che sei intelligente! Così ha fatto! E andato nel paese del malcapitato e trovò il poveretto in mezzo a quel tugurio di casa tra le candele e la moglie disperata con sette figli che le piangevano attorno. Lui con garbo e delicatezza si avvicinò a lei per le condoglianze e 144

145 le sussurrò all orecchio che era un amico del povero marito pronto a fare qualsiasi cosa per aiutarla. Lei lo guardò negli occhi, lo fissò dentro l anima e con tutto l odio che teneva nel cuore gli disse: Se voi siete stato veramente amico suo e volete fare qualcosa per la sua famiglia, lo dovete vendicare! Ammazzare l assassino cane che uccise un uomo buono come mio marito pronto ad aiutare a tutti! Trovatelo e ammazzatelo! Fatelo affinché io e i suoi figli troviamo la pace!. Quello rabbrividì ed andò via con quel peso nel cuore. Ormai ero preso da quella strana storia, volevo sapere come andava a finire, ma prendeva tempo, si guardava il sigaro, fumava, mi guardava. A questo punto mi aspettavo un altra manata, ma niente, i minuti passarono inutilmente. Così mi decisi a parlare: -Certo che il fardello è pesante! Come fa ad uccidere il proprio fratello? Lui accettò molto il mio intervento e allora si avvicinò guardandomi dentro e mi disse: -Mentre uno era un ladro spietato e senza riguardo per i più deboli, l altro era un uomo d onore e teneva alla sua parola più di ogni cosa, più della sua stessa vita. Ma questo fatto lo ha messo a dura prova. Passarono degli anni e lui rimase con questa macchia. Il fratello intanto era diventato una persona per bene, la guerra era finita e per lui si presentarono delle opportunità, lavorava, andava in chiesa, aveva una famiglia. Lui non ha avuto la forza di ucciderlo, questo lo trasformò in un uomo senza forza, un niente. Domenica scorsa il prete parlò di Caino e Abele, di come Caino uccise Abele e di come Dio ammonì di non toccare Caino e mi venne in mente questo fatto, per questo te lo sto raccontando. Così fece il gemello, che dava le colpe di tutte le sue disgrazie all altro, invitò l altro in campagna e gli puntò il fucile. Il fratello rimase sbalordito non se lo aspettava: Cosa ti ho fatto?. Lui gli disse: Tu hai ucciso un innocente, un uomo buono! Gli disse della richiesta della moglie. Lo rinfrancò e lo pregò di non ucciderlo, di lasciarlo vivere affinché possa fare qualcosa per lui e per quella famiglia. Ma ormai i ruoli erano stati assegnati e quello 145

146 sparò, forse per la vendetta promessa, forse per l invidia che provava per la fortuna che aveva avuto suo fratello. Scappò via e ora non si sa in quale parte del mondo si trovi. -E una brutta storia, antica e perversa, lascia solo una grande tristezza e miseria. -Vero! Ma non ti ho fatto venire per raccontarti semplicemente una storia. Volevo solo dirti, che la vita dell uomo è meschina e che spesso ognuno di noi ha il suo destino da compiere. Non lasciarti coinvolgere, vivi la tua vita sei giovane e ne hai diritto. Anche questa qui dentro è una brutta storia dove non vi sono vincitori. Lascia perdere quel giudice, lui è nessuno. Finì così quella sera, quel signore io non lo vidi più, solo dopo qualche anno l ho riconosciuto in una immagine alla televisione era stato massacrato insieme ad altri in un magazzino. La fortuna ha voluto che non ho visto più niente di rilevante da riferire a Saccursio, forse non ho voluto vedere o forse ancora loro sono stati più accorti. Di sicuro ho capito che quel racconto era un avvertimento in caso io continuassi a parlare, mi avrebbero fatto fuori, o magari avrebbero dato l incarico allo zio di eliminare mio padre. Un pensiero che mi terrorizzò per tantissime notti, non lasciandomi chiudere occhio. Mi chiedevo: come mai quel personaggio aveva così tanti privilegi? Dove finiva la mafia e iniziava lo Stato? Chi era Caino e chi Abele? In Sicilia è stato sempre difficile e meno distinguibile questa linea di demarcazione. Sono sicuro, con il senso del poi, che questa era la domanda del giudice Saccursio. Molti si muovevano in mezzo a questa linea grigia dove la storia delle persone semplici subisce torti e soprusi, negati diritti, senza alcuna possibilità di riscatto, se non quello di stare al proprio posto, abbassando la testa più e più volte, oppure scappare in un esilio volontario come dissidente del sistema. 146

147 Il giudice Saccursio non accennò più a nessun discorso, era in attesa di qualcosa, di un evento prossimo a succedere. Mi disse solo riferendosi a loro: -Ora c è solo d attendere che succeda l inevitabile! Ma è meglio che tu non sappia. Capii pure che l avvocato Raimondo Mariani in quella zona grigia era nel suo habitat preferito. 147

148 XXVIII Il tempo è tuo nemico! Ogni ora, ogni istante è un sasso che ti trascina nell immobilismo e nell abisso del niente quando non sai quale è la tua via da percorrere, quando ancora non sei capace a capire il tuo presente. Non vi sono scuse plausibili, alibi di comodo, non sei tu a subire, non vi sono altri colpevoli che tu, con il tuo immobilismo. In carcere chi ha avuto la sua condanna, allora si sente alleato del tempo. Lui lo crede amico, ma si sbaglia, perché mentre da una parte lo avvicina alla scarcerazione, dall altra lo allontana dal vivere pienamente la sua esistenza nel suo presente, lo lascia vivere come un ubriaco di speranza. Mentre chi ancora, non ha avuto la condanna definitiva, si crede un innocente, il tempo è un aguzzino, un sadico traditore continuo. Ogni volta che le ombre della sera percorrevano tutta la stanza riempiendola di tutti quei rumori lontani che si identificavano in vite 148

149 vissute, macchine, uomini e animali, arrivavano chi prima, chi dopo, chi assieme, e tutti respiravano la mia ansia. Notavo che quasi di nascosto Donato farfugliava quello che per lui era una preghiera al suo Dio, o al suo Sangennaro. Io non potevo fare a meno di dissentire dentro me, un dio pronto a contraddire le sue stesse regole del libero arbitrio in nome della sua onnipotenza, perché era un paradosso. Ma cos è la verità se non un paradosso? Avrei pensato molto tempo dopo, mentre allora credevo altro. Pregare affinché si avverasse la propria volontà per poi concludere sia fatta la volontà di Dio che significato logico possa avere? Come funziona? Se io mi trovavo in quello strazio di vita di chi era stata la volontà? Ogni momento è la somma di tutti quelli che lo hanno preceduto, così è stato, così è e sarà, fino alla fine del tempo. Ma dopo la sua preghiera Donato era più sereno, si girava attorno e trovandomi in un angolo qualsiasi della sua vita mi accennava un mezzo sorriso e diceva: bene, andiamo! Nel suo napoletano. Ma ancora non mi concedeva quella confidenza di prima, ancora era restio. Io ormai non volevo più forzare le cose, me ne stavo tra le mie. Leggevo qualche giornale che arrivava in cella, e mi incuriosiva questo aiuto di cui parlava La Malfa dei comunisti al Governo Leggevo: compromesso storico, mi chiedevo come mai Berlinguer facesse questo regalo ad una DC morente mentre il PCI saliva sempre più? Bastava aspettare e il sorpasso sarebbe avvenuto. Invece iniziò questa politica fatta di ambiguità che portava ogni giorno all estremismo, a gesti esasperati da una parte e l altra di gruppi oscuri. Capii che Berlinguer aveva paura di quel sorpasso, aveva paura di una vittoria elettorale eclatante. Capii che Berlinguer aveva paura dell Unione Sovietica. Aveva paura di una guerra civile in Italia, perché solo a questo avrebbe portato una vittoria democratica del PCI. Così iniziò il compromesso tra DC e PCI dei sottogoverni, degli incarichi speciali nei posti strategici della cultura ai comunisti. Tutto si muoveva nel silenzio più assoluto, ma in alto già qualcuno incominciava a muovere i fili degli eventi, non per volontà di 149

150 Dio, ma di un potere internazionale che determinava i destini dei popoli. La corruzione dell ambiente politico italiano ormai era plateale, non si faceva altro che leggere di tangenti, di corruzione a tutti i livelli, persino il Presidente della Repubblica ne era coinvolto. Tutto ciò mi faceva riflettere, come mai alcune persone completamente ignoranti parlavo di politica così con cognizione di causa? Parlavano in maniera unilaterale: in ogni comunista vedevano un nemico che turbava l armonia del loro mondo. Questo anticomunismo arrivava loro dai propri capi e ai capi da qualche altro. La piramide funzionava. La notte segnava ancor più attorno al mio corpo un oceano di solitudine dove non riuscivo a galleggiare. Provavo un male, una malinconia fortissima. Mi venivano alla mente le canzoni alla radio tutte nostalgiche, piene di sentimenti di quell amore becero fatto di false parole e di passioni animali travestiti da qualcos altro che non era. Nonostante le mie idee mi mancava il conforto di una donna. Giuravo a me stesso che appena uscito da quell inferno avrei cercato una compagna con cui condividere i giorni, i pensieri. Pensavo come ero stato stupido con Gemma, con Speranza anche con Franca, un povero imbecille pieno di se che andava cambiato. Dovevo togliermi dalla mente di guardare gli altri aspettandomi un riflesso di me. Dovevo smettere di girarmi attorno in cerca solo della mia ombra proiettata intorno alle cose. Dovevo rendermi conto degli altri in quanto protagonisti e compartecipi dell esistenza, della mia esistenza. Pensavo che quel giorno davanti la Standa con Speranza se non fosse successo quell incontro con Gemma, io l avrei baciata. Questo bacio non dato esiste ancora nelle mie labbra, questo bacio fatto di aria, di pensiero è la mia solitudine. Forse sarà questo l amore dei poeti? Beh, allora tutti i poeti di questo mondo sono degli sfortunati come me. Qualcuno per questo bacio ci scrive una poesia, non ci dorme una notte, oppure mette una bomba. Qualcun altro passa i suoi giorni alla ricerca di rivivere questo momento che mai riuscirà né con tutte le donne di questo mondo né in tutti i ricordi ricostruiti. Quanti libri ho letto sull attimo eterno di un sogno svanito 150

151 Scrivevo tutto ciò con frase sospese, graffiavo con la penna quelle parole, inchiodavo pensieri e più mi facevo male, più soffrivo, più mi sentivo meglio. Un masochismo in cerca di un punto di contatto tra il giovane inciampato in quel cadavere e quello che si stava preparando a vivere sul serio la propria vita. Nella mia solitudine di quei giorni di ansia e di attesa che la mia vita cambiasse mi tenevano compagnia le fotografie: di mio padre e di mia madre. Lei sembrava ormai una fata pronta ad esaudire ogni mio desiderio, bastava semplicemente che io glielo avessi chiesto. Ma la mia ragione non mi permetteva di farlo con tutta la mia mente, con tutto il mio cuore come lei avrebbe voluto. Eppure era un gioco che nasceva dalla mia infanzia, da un ricordo della culla, quando bastava che piangessi e strillassi e lei arrivava, immancabilmente arrivava, con il sorriso negli occhi e le sue labbra chiuse ad anello, a soddisfare le mie esigenze, come per magia. Ma allora nella culla era quello che volevo con tutto il cuore e con tutta la mente. Poi guardavo la foto di mio padre e desideravo solo abbracciarlo e basta. E quello che ho fatto ogni qualvolta l ho incontrato. Guardai la cartolina del mio paese ed era diventato il posto dove non avrei voluto più andare. Sono stato preso in giro, da tutti. Ogni ricordo vi è una presa in giro. Ogni parola una menzogna, ogni loro cortesia una atroce ipocrisia. In un gioco globale del villaggio. Forse perché mi sentivo importante da credere che tutto si muovesse per me e loro, tutti quanti, dal prete al mio amico d infanzia, per non ferirmi me lo lasciavano credere, ma quando verificavo scoprivo in una cocente delusione che non era così, che io ero semplicemente uno di loro che recitavo la mia meschina parte di comparsa. Me lo dovevano dire, almeno il prete, il mio migliore amico, qualcuno. Non sarei inciampato in quel cadavere. Che ci vuole a capire che rispettare gli altri senza la verità è come calpestarli con i piedi senza alcun ritegno? 151

152 XXIX -Quel diavolo dell avvocato Mariani ne ha sicuramente inventata ancora una. Sbottò così il mio avvocato non appena mi vide entrare, era costernato, sembrava completamente sconfitto, poi aggiunse: -Gabrieli Mafredi è stato arrestato! -Finalmente! Ora mi rimetteranno in libertà, no? -No! -Come no? -Quando al Gabrieli gli si chiese dove era stato quella sera, se insomma avesse un alibi da produrre. Lui prima è stato reticente, ma alle strette e sotto consiglio del nonno, ha dichiarato che 152

153 proprio quella sera si trovava, fuori città con altri due compagni, e si era unito poi insieme ad altri appena arrivato a destinazione. La sua è stata una confessione ben precisa. Quella sera era partito verso le 18 per Catania con la sua Renault 4 blu, insieme ai due compagni di partito: Gaetano Bellanca e Rosario Cinisi. Arrivati, stettero nel covo di Lotta Continua con altri compagni del posto. Cenarono e attesero fino alle due del mattino, così sono andati ad incendiare la sede di Fronte della Gioventù di Catania e subito sono ritornati in città. La Digos ha già verificato e tutto corrisponde nei minimi particolari. Sono in stato di fermo tutti quanti. Però questo fatto lo ha scagionato totalmente dell omicidio di Gemma. Ed è stato per questo che ha fatto pressione su Franca di non rilevare il suo rapporto. -Ma allora Franca ha mentito! -Franca ha detto delle mezze verità. Era vera la relazione tra Gemma e Manfredi ed è stato vero l atto d intimidazione su lei, anche quell incontro e vera la conversazione tra i due compreso il ricatto. Lo scopo di lui era quello di farla tacere per paura che si venisse a scoprire l attentato di Catania e la sua attività politica terroristica. Bisogna ora scoprire perché ha dichiarato di averlo visto quella sera insieme a Gemma nella stanza. Un fatto che non trova altri testimoni nella Casa dello Studente. Mentre tanti hanno visto te, salire e poi scendere le scale sconvolto, nessuno quella sera ricorda di avere visto il Gabrieli, né salire né scendere. -Perché Franca ha mentito? 153

154 -Forse l avvocato Mariani ha ragione, perché è stata rifiutata dal nipote per vendetta. Il mondo mi ricadeva attorno, le mura mi si stringevano addosso. Ma quello che mi faceva sgomento ancor più era lo stato psichico di mio padre nel venire a conoscenza di questi ultimi fatti. -Come sta mio padre? Gli stia vicino! La prego. -Tuo padre? Quello è un leone! Non molla, ha una forza straordinaria. La sua fede lo aiuta tantissimo. Tra lavoro e preghiera, vive la sua vita nella certezza che ti tirerà fuori perché sei innocente e questo per lui è inconfutabile. -Per lei? Avvocato, secondo lei sono innocente, oppure un assassino? Carmina mi guardò di sottecchi, come dire: cosa vuole questo? -Di certo rimani l unico colpevole! A Cosa ti serve sapere cosa penso io? Io non devo pensare, devo costatare. Le mie impressioni servono ben poco. Non mi fermo alle apparenze, ho difeso casi disperati, gente che mi gridava, piangeva la propria innocenza e poi era risultata colpevole. Al proprio difensore conviene dire la verità per accordarsi in una linea difensiva migliore possibile. 154

155 -Insomma, lei è convinto che davanti ha un assassino, bugiardo, una feccia umana che sta prendendo in giro il proprio padre. -Non è così. L uomo ha sempre il suo valore, è il contesto che lo riduce ad una feccia. Poi il gesto convulso, il raptus violento di un momento non è il pregiudizio di una vita. Bisogna andare nel proprio fondo per scoprire l arcano, rimuovere quella verità che forse potrebbe essere stata nascosta, insabbiata perché fa male. E il corpo che reagisce indipendentemente dalla persona contenuta dentro. Il corpo è l involucro che protegge in ogni modo, anche con l inganno, il suo contenuto. A volte ingannando la stessa persona se questo serve a difenderla dell autodistruzione o allo stato di buona salute fisica. -Io non la ho uccisa! L avvocato Carmina così si tolse i reyban e mi guardò direttamente negli occhi, irrigidendo ogni muscolo facciale: -Allora sei nei guai! Più di quanto tu possa immaginare! Perché, in caso di condanna, per un innocente la vita in carcere è un inferno. Scusa la schiettezza. -Avvocato, incomincio ad avere paura, non lo dica a mio padre. -In qualche modo ne usciremo fuori di questa storia. -No, in qualche modo. Solo la verità dei fatti può scagionarmi. Mi creda, deve solo poggiare tutto su questo. La consideri pure una 155

156 ipotesi, ma è l unica dove poggiare con certezza ogni sviluppo della sua difesa. -Bene! Meglio! Hai bisogno qualcosa? -No Un altra batosta, questa volta bella pesante. Quando ritornai in cella incominciai a sentire freddo. Un freddo che s insinuava dentro le ossa. Già da qualche giorno che non mangiavo quasi più, mi sentivo indebolito, inutile, uno scarafaggio facile ad essere schiacciato. Incominciai a provare paura come non mai. Le luci e le ombre si distanziavano le une dalle altre lasciando dei vuoti abissali dove sentivo di sprofondarci dentro irrimediabilmente. Ogni rumore era amplificato, ogni voce era un urlo potente, fin quando mi ritrovai in infermeria. 156

157 XXX Mi ero lasciato andare, non mi ero accorto che non mi nutrivo quasi più, mi ero dimenticato che bisognava mangiare, non solo per il piacere del gusto ma soprattutto per sostentare il corpo. Come quando si ci dimentica a fare benzina e non guardi più la spia rossa fin quando ti sorprendi che l auto si è fermata. Così mi ritrovai in infermeria con le flebo. Mi sentivo leggero, più dell aria, e fluttuavo così piacevolmente in quella stanza. Finalmente non pensavo che a me stesso. In quella degenerazione fisica paradossalmente stavo bene. Durò qualche giorno e subito ero come prima, fisicamente a posto e mentalmente male. Prestissimo il mio cervello fu preso d assalto da tutti i miei problemi, le mie paure, i miei ricordi e il mio futuro davanti a me come una cortina di fumo grigio e denso che non lasciava trasferire nessuna luce. -Come stai? Mi sovrastò il viso amichevole del giudice Saccursio, con il suo sorriso ambio e rassicurante perché quadrato come ogni sua cosa. 157

158 -Sono stato a prendere un caffè con Speranza e Ubaldo, ti salutano. Sono una bella coppia! Lui sorrise ricordandoli magnifici e felici. Io girai la testa come volermi liberare da questa immagine. Speranza e Ubaldo vicini, seduti in un tavolo davanti a lui, a mangiare cioccolatini e gustarsi il loro caffè, o quello che fu. La città frenetica fuori con il suoi clacson e soliti rumori e dentro il banconista: Servito! Grazie!. -Hai ripreso colore. E buon segno. -A che ora? -Cosa? -A che ora siete andati al bar? -Ieri, alle cinque perché? Si, le cinque. Mentre il giorno incomincia a perdere forza e gli uomini vincono l apatia dei doveri per lasciarsi prendere dalla frenesia di interpretare se stessi, così ognuno fugge dal posto dove si trova per una nuova scena, un nuovo personaggio, un nuovo pubblico. Speranza e Ubaldo, interpretano la coppia perfetta degli innamorati giovani e per bene. Saccursio quella del giudice che incontra due giovani amici per riscattare il suo vecchiume giovanile, passato tra i libri e i doveri, quei giovani che in una trasposizione temporale nel suo passato non avrebbero mai accettato di prendere un caffè con lui. Saccursio, uomo di grande acume, intuì il mio malessere, quel groviglio di pensieri e quella sofferenza d anima. Intuì che per Speranza si anelava dentro me un amore rinsecchito tra le pagine del mio romanzo. -Ogni volta che incontro Speranza è una bella sensazione. Mi fa ricredere di tutte le amarezze e meschinità della vita. E veramente una donna speciale. Il suo muoversi sempre in piena armonia con tutto. Oltre a considerare la sua grazia e intelligenza. Ubaldo è un ragazzo fortunato. 158

159 Io mi ripresi e gli afferrai la mano che si trovava vicino la mia, accennai un sorriso. -Si, è molto bella! -Ti lascio, ho ancora molto da fare. Io gli strinsi la mano mentre lui la stava ritirando. -Come vanno le indagini? -Non voglio stancarti. -Ora va bene, ho bisogno di sapere. L avvocato mi ha riferito sul Gabrieli. -Grazie a lui abbiamo sventato un attentato che poteva causare molte vittime innocenti. Il covo era pieno di documenti rivoluzionari e istruzioni come fabbricare degli ordigni efficaci con materiale reperibile facilmente. La Digos sta indagando e grazie alla sua collaborazione sta ottenendo risultati inaspettati. Mentre è sempre più misterioso il ruolo di Franca, sembra che protegga il vero assassino depistando. Ma ormai è alle strette, sarà costretta a dire quello che lei sa e tutto questa volta. Personalmente ho aperto una indagine sul suo conto. Non preoccuparti più di tanto, siamo vicini alla soluzione del caso! Mi sorrise di nuovo, stringendomi anche lui la mano. -Mio giovane amico, mangia, non dare dispiaceri a tuo padre, più di quanto ne ha, e sono certo che fra breve saremo in quattro seduti a quel tavolo del bar a sorseggiare il nostro caffè. Promessa! Per fortuna che esistono questi uomini! Riflettevo su quanto avevo letto giorni prima nel libro Viaggio a termine della notte di Celine: Però non sarebbe poi tanto male se ci fosse qualcosa per distinguere i buoni dai cattivi. Ho pensato che era una pessima idea, perché i buoni si sarebbero subito estinti, uccisi dai cattivi in una caccia aperta e spietata. Ritornai in cella dopo qualche altro giorno. Con mia sorpresa trovai un altro compagno di stanza, un certo Giovanni Buson, un bresciano tradotto 159

160 in Sicilia, arrestato per banda armata per fini terroristici. Aveva un barbone nero e riccioluto, gli occhi piccoli e rotondi, la chioma lunga e all indietro, insomma sembrava Carlo Marx. Mi sono detto: speriamo che non mi fa la testa come un pallone con discorsi di politica. Quel Giovanni, sapeva cucinare e anche bene. Mi preparò uno spezzatino di carne niente male, con patate e cipolle, odorava di buono, mi venne voglia di mangiare. Poi mi offrì un bel bicchiere di vino rosso intenso, gustoso. Mi ripresi e mi stordii poco quanto basta per essere di buon umore. Lui incominciò serioso a raccontare la sua storia asserendo che era tutto un equivoco. Io di rimando gli dissi che quell aspetto sicuramente non l aiutava. Con un ciglio di ripicca mi disse che quando decise di farsi crescere barba e capelli trovò opposizioni prima in famiglia, poi qualche professore all università e infine la polizia del posto, che per ogni fatto politico lo prendevano e lo portavano in questura, fino a quando, una di queste volte, invece di liberarlo, come avevano fatto sempre, lo hanno arrestato. Processato e condannato senza prova alcuna, solo per qualche frequentazione. -Non è possibile che basta l aspetto per essere importunati dalla legge e subire ingiustizie! Uscirò dal carcere, con la mia barba e i miei capelli e dopo, quando sarà tutto finito, allora si che li taglierò! tanto non mi sono mai piaciuti. Un bel tipo veramente il Buson. Era studente in lettere e filosofia, laureando, tesi consegnata, scritta in questi mesi di carcere. Dal forte temperamento, fisicamente non aveva niente di nordico, un metro e sessantanove, diceva lui, penso qualche centimetro in meno, carnagione scura e capigliatura corvina. Sembrava un calabrese, anche come carattere. Chissà forse avrà avuto in famiglia qualche avo del sud. Lui asseriva di no. Era bresciano dalla settima generazione. Preso da quel vino e dall immediata confidenza, sparai una delle mie cretinate: -Metti l ipotesi che tua madre si sia presa qualche licenza con qualche calabrese 160

161 Il Buson mi guardò dentro gli occhi per qualche minuto, serioso e silenzioso. -Scusami, scherzavo. Non volevo offenderti Ero fortemente in imbarazzo, se fossi stato libero mi sarei alzato e andato via. Ma dovevo rimanere lì ad affrontare i miei errori. Lui prese la bottiglia e mi riempì il bicchiere, alzò il suo, io lo imitai e lui sorridendo per la prima volta dal nostro incontro, disse solennemente: -Alla Calabria! 161

162 XXXI Finalmente incominciai a riprendere la mia attività culturale, ricominciai a sentirmi di nuovo interessato a quei pensieri che mi infiammavano nella mia spensieratezza prima del masso pesante che mi è caduto dentro le calme acque del mio lago verde di studente. Il calabrese Giovanni Buson, il mio nuovo compagno di cella, era un bravo affabulatore, quindi mi trascinava nei meandri del suo pensiero che era una meraviglia, facendomi dimenticare le tante angustiate ansie che mi attanagliavano notte e giorno. Siamo stati tre giorni a ragionare sull inganno della mente e quindi su la ragione costretta a quest inganno. Lui definiva la ragione: strumento ingenuo! Diceva che veniva condizionata dalle convinzioni dell uomo che percepiva le sensazioni e la utilizzava come strumento per elaborare quei dati. Buson si metteva a parlare caricando le sue parole con la mimica 162

163 facciale e la forza del corpo tanto che era impossibile dargli torto. D altro canto smentiva il mio punto fermo, il mio senso della vita: la ragione! Voltaire non mi avrebbe più porto la parola -L uomo è stato convinto per migliaia di anni del cielo che i suoi occhi, le sue sensazioni, hanno visto. Chi poteva smentire la teoria cosmica tolemaica? Era tanto evidente: il Sole che sorgeva e tramontava in una bella Terra ferma. E poi più prova dei navigatori? I quali proprio grazie al cielo di Tolomeo navigavano orientandosi che era una bellezza. Una Chiesa che appoggia il suo credo su una teoria scientifica, o si mette in competizione con qualsiasi altro pensiero, è senza fede. Vedi invece Copernico, il quale spinto dalla sua fede autentica, pensa inconcepibile che il Sole, metafora di Dio, sia un semplice elemento che gira complementare alla casa degli umani: la Terra. Così convinto dal suo sentimento religioso e non dalla ragione! dal pensiero scientifico! rivoluziona quello che era evidenza surrogata dal mondo dei sensi e dal ragionamento razionale di tutti quanti: uomini di fede, di ragione e semplici ignoranti! Si, era bello sentirlo parlare mentre si infervorava. Sconvolgeva ogni cosa, era lui che attuava la rivoluzione nell excursus storico del pensiero occidentale. La mia ragione ormai era ridotta ad una semplice donzella pronta a farsi convincere dal primo mascalzone che la vuole possedere A nulla valsero le mie posizioni che l uomo grazie alla sua ragione ha elaborato il pensiero scientifico poggiato sulla sperimentazione. Proprio la sperimentazione ha accertato che la teoria copernicana era esatta. Ecco come se ne usciva: -La sperimentazione è succube degli strumenti che la condizionano e più è elevata più viene traviata. Vai a studiare la particella, la molecola, l atomo, quando anche gli strumenti, sono anch essi particella, molecola, atomo. Dove finisce la filosofia e inizia la scienza? Lo stesso Galilei con il suo cannocchiale non ha visto più di tanto ingannato dai suoi occhi e non accettando Keplero. 163

164 Insomma non se ne usciva fuori con questi ragionamenti. Era un turbine di concetti e pensieri, non riuscivo a dargli testa, ma non stravolgeva il mio pensiero, mi metteva in crisi, questo si, soprattutto mi divertiva come non mai. Intanto ho ricevuto la visita di mio padre che mi ha portato tanto di quel buonumore. Aveva notizie dei cari signora Rosa e Antonio, stavano bene e mi avevano mandato dei pasticcini secchi ripieni di pasta di fichi, di mandorle e di marmellate varie, vere prelibatezze. Mio padre è stato contento di trovarmi su con l umore e di questo nuovo compagno. Poi con molta circospezione mi accennò del lavoro del detective. -Ha trovato una pista importantissima! Questo omicidio deve essere intercalato in una logica che supera le apparenze. Mentre mio padre parlava pensavo alle parole di Buson. -Il detective mi ha detto: Che logica vi può mai essere in un omicidio? Per questo bisogna andare oltre gli eventi razionali, cercare nelle logiche strane e perverse degli esseri umani, in ciò che è ammorbato dalla morte e diventa putridume. A grandi lettere è questo è il suo concetto. -E allora? Oltre la filosofia di un omicidio c è qualcos altro? -Si, Franca! Ha una personalità abbastanza disturbata. A volte assume atteggiamenti violenti. E analizzando i suoi discorsi perde attinenza alla realtà, ora anche quando parla i suoi discorsi si sgretolano perdono consistenza e filo logico. L amicizia tra lei e Gemma era qualcosa di oltre. A quanto asserisce il detective, vi era tra loro due qualcosa di morboso, forse un rapporto di carattere sessuale. La pellicola che ha dato il Gabrielli ad un certo punto, per meno di un minuto, vi è una corrispondenza erotica tra le due ragazze. Questo avvalora la sua tesi. Franca ha riferito, in un 164

165 momento di confidenza con il detective, che Gemma si era fatta ingravidare per volontà del Maligno e che era stata lei a condurla alla perdizione totale. Tanto basta per capire che vi sono gravi elementi indiziari su di lei per l omicidio dell amica. Ora si deve solo portare alla luce quanto è stato individuato. Il detective asserisce, inoltre, che ci vuole poco e sarà Franca stessa a mettere la polizia sulle sue tracce, perché questo dualismo, questa schizofrenia è in continua evoluzione. Provai un profondissimo dispiacere per Franca, ma incominciai a vederci chiaro, a capire i suoi atteggiamenti di contrarietà sul rapporto tra me e Gemma, era semplice gelosia. Quando arrivai in cella, offrii i dolci della signora Rosa a Buson, il quale ha gradito deliziandosi per tanto gusto e armonia di sapori. Poi ho letto la lettera piena di affetto autentico. Come è possibile in così poco tempo istaurarsi un rapporto d affetto così profondo? Mi sono promesso che appena uscito dovevo riprendere la mia vita da dove l ho lasciata, dalla casa della signora Rosa, dalla traversa di Via Macqueda. Non si aspettava altro che la fine di questo incubo, questa volta era la strada giusta, sentivo veramente che quella era la verità. Le ragazze avevano consumato qualche droga, avevano avuto un rapporto sessuale, era scattata la molla a Franca e l ha uccisa. Aveva scambiato sicuramente la sua passione omosessuale verso l amica come un potere malefico che non riusciva a liberarsi se non eliminando la sorgente di tale passione e perversione. Per questo aveva incolpato me, poi Gabrielli, era fuggita, ma ormai non era più padrona della sua persona quindi perdeva l autocontrollo. Buson aveva ricevuto i documenti processuali, fra quindici giorni vi era l udienza, disse tutto contento: -Si esce! Libertà! Libertà! 165

166 Lui ne era sicuro! Quella sua parola libertà l ho fatta mia e riempita di desiderio, me la sono ripetuta nella mente e sapeva di vita, sapeva di aria, di cielo, di colori, di notti sul proprio letto ad occhi aperti a guardare il buio finché non mi addormenti, di spazio oltre i propri passi, di orizzonti e di terra con delle zolle nere da calpestare e dell erba d annusare. 166

167 XXXII Giovanni Buson è stata una di quelle persone che vale la pena incontrare per la loro ricchezza di contenuti. Sono di quei regali che la vita ogni tanto ti dà. Lui era un cristiano anarchico, insomma scomodo in ogni modo e con chiunque. Mi raccontava come si sentiva attratto dai gruppi eversivi, perché finalmente vi erano giovani che parlavano di ideologie, anche se non confacenti 167

168 alla sua, vi era impegno e abbastanza serio. Da qui iniziarono i suoi guai, non per i capelli e la barba, come asseriva in un primo tempo. Quei giovani avevano progetti terroristici e quella presenza del Buson, incominciava ad insospettirli, insomma pensavano che era una spia, e allora gli hanno infagottato un imbroglio per farlo arrestare, lasciando credere alla polizia che era un terrorista. Per sua fortuna fu tutto chiarito e durante il dibattimento il giudice chiese la scarcerazione immediata. Questi pochi giorni vissuti assieme servirono per conoscerci. Io ero curioso delle sue strane posizioni: anarchico e cristiano, mi sembrava che le due cose non dovevano andare d accordo invece mi spiegò con semplicità i punti di contatto tra politica e fede. -Un cristiano deve essere per forza anarchico! Cristo è venuto a liberarci da qualsiasi religione, rito celebrativo, sacerdoti intermedi, da qualsiasi politica di potere. Lui, il Cristo, è la religione, il Sacerdote, l offerta sacrificale e Dio stesso, il Cristo è l unico Re aldilà e aldiquà. Nessun laccio, una sola Legge, un solo comandamento : amatevi l un l altro come io ho amato voi! Fino in fondo, senza limiti. Non è: ama il prossimo come te stesso. No! Spesso la gente non si ama affatto, vive una vita intera facendosi del male, figurati a gli altri cosa fa Fa del male a gli altri perché infondo non si ama. Il modello di vita del Cristo è la comune anarchica, tutto in comune, dare tutto quello che si ha alla comune. L uomo da quando è diventato sedentario, non più nomade, incominciò ad avere il senso del possesso, da allora ha semplicemente sbagliato strada, perché nulla gli appartiene, niente di tutto ciò che vede, è lui che appartiene a questo mondo. L uomo deve avere la coscienza dell appartenenza all ambiente, solo così 168

169 può comprendere che in questo mondo lui non è un attore protagonista, ma una semplice comparsa, come qualsiasi altro animale, grosso o piccolo, vegetale o minerale. Tutti insieme a recitare questa meravigliosa commedia che è la vita nel suo respiro cosmico. Miliardi e miliardi di anni luce sono semplicemente un battito del cuore di questo cosmo. E in questo battito vi è l espansione e contrazione di una miriade di galassie, dove, in un posto qualsiasi, un miserabile uccide un suo simile per rubargli qualcosa che non ha nessun valore. Cosa possa valere un milione, cento milioni, in rapporto ad un sorriso, ad un gesto d amore, ad un abbraccio benevole di un tuo simile? Per non parlare dei terroristi o dei militari. Come si può uccidere, offendere perché si vuole il bene del mondo? E un paradosso! Così questi uomini, soldati ed eversivi, parlano del bene comune ordendo stragi, sequestri, assassini. Dicono che la storia va aiutata e che nessuno ti da niente. Il potere chi lo ha se lo tiene ed è pronto ad eliminarti se lo attenti. Quindi se vuoi cambiare le cose veramente, devi agire, devi lottare, con l astuzia e la determinazione che solo con la forza puoi sovvertire il potere e raggiungere la libertà e la giustizia sociale. Io non sono d accordo, questo genere di rivoluzioni portano poteri ancora più forti e dittatoriali. Per me un vero gesto d amore da più risultati di cento azioni militari e terroristici. Poi questi termini: LIBERTA, GIUSTIZIA! Sanno solo di potere, in fondo poi chi amministra questa libertà e questa giustizia? Terribili personaggi infagottati nelle loro divise, con le loro terribili mostrine, ad impersonare il potere su altri. No, l unica via è quella del Cristo: l amore! 169

170 Non potevo fare altro che ascoltarlo, tra il vino che non ci mancava e la voglia di alienarsi da quel luogo. Gli altri carcerati ci guardavano incuriositi, ma ci lasciavano in pace, avevano i loro problemi erano indaffarati, qualcuno era più tranquillo da quando non mi interessavo ai loro movimenti. Insomma Buson aveva portato armonia nella mia vita da carcerato. Non condividevo ciò che diceva, non comprendevo quella sua visione della vita, pensavo che era una utopia estrema. Mi immaginavo i politici con il riso sarcastico tra i denti, il loro scudo crociato nell occhiello della loro giacca a doppio petto, in lotta contro tanti Buson che cercavano di abbracciarli con amore, pronti a schiacciarli come scarafaggi. Così mentre riflettevo su questo pensiero gli ho esternato con sarcasmo che in fondo i democratici cristiani erano conformi al suo pensiero. E diventato furioso, rosso come un peperoncino di Soverato. -Mi stai sfottendo? Si, in realtà il mio era uno sfottò. -Quelli sono ancora più terribili degli altri che dicono di portare avanti le aspettative socialiste e poi le tradiscono per gli affari loro. I democratici cristiani tradiscono in nome del Popolo e in nome di Dio. In un socialista vi può essere la possibilità del riscatto, la buona fede nell errore, ma chi mette in ballo Cristo nelle proprie azioni non vi è possibilità d errore perché quella è una scelta radicale. Con Cristo non si può stare a centro e spostarsi dove conviene. Con Cristo non vi sono vie di mezzo. Cristo è scomodo, ma non vi sono altre soluzioni. Che si tengano il loro scudo crociato, la loro libertas, sell amministrino pure questo 170

171 potere insieme ai preti, tanto dovranno dare conto delle loro azioni, potranno ingannare tutti, ma non il confronto con la verità che ognuno di noi si porta dentro. Gli chiesi scusa e gli confessai che la mia era una provocazione, però ero incuriosito di quel Cristo divino e gli chiesi dove poggiava questa sua fede con concretezza? Ricordo la sua risposta sempre sorprendente per la sua mancanza di retorica. -La mia fede non ha niente di straordinario. Avevo semplicemente bisogno di Dio e non me ne sono privato! Perché privarsene? Perché essere talmente ipocriti di mostrare i denti, sembrare duri asserendo di non avere bisogno del divino? Io non penso che gli atei non abbiamo questo bisogno. -Io non credo! E ti posso ammettere tranquillamente che ho bisogno di soddisfare la mia logica dove non trova posto un essere superiore padrone del tempo e dello spazio. -Va bene, se tutto ciò non si tramuta nell odio di chi crede a qualsiasi religione, nessuna esclusa, va bene. In fondo la fede è un rapporto d amore tra l uomo e il suo Dio, è un sentimento così intimo che è sbagliato esternarlo, deve restare nella propria intimità, come un meraviglioso mistero. Se tu non ce l hai, pazienza Sono sicuro che Dio ti sta chiamando, ti supplica e un giorno, non so quando capiterà anche a te, in momento di solitudine o di gioia di ascoltarlo e allora potrai fare finta di niente, ma ti verrà difficile. 171

172 -Allora? -Allora niente, io non ho nemici, solo persone d amare. Non vi è altra rivoluzione, la vera rivoluzione è Cristo! 172

173 XXXIII Il giudice Saccursio è stato trasferito con una promozione a procuratore della Repubblica nel Tribunale di Pavia. Era molto giù di morale, perché tutto il lavoro svolto, e dove era già arrivato, andava perduto e per sempre. Non vi erano altre soluzioni che accettare, pertanto in breve tempo avrebbe lasciato la Sicilia. Quel giorno era per me storico perchè era venuto a dirmi di prepararmi ad uscire. Ormai il caso era stato risolto. Franca ha confessato, questa volta dando dei particolari inconfutabili nella dinamica dell omicidio. Era stata lei! Perché si era convinta che Gemma l aveva trascinata nel male, nella perdizione e che il bambino che aveva in grembo era l Anticristo, pertanto doveva essere ucciso, fermato per la salvezza del mondo. -Sono voluto venire di persona a salutarti e a predisporre la tua scarcerazione. Tuo padre è stato informato e sicuramente sta già arrivando. 173

174 Ero come alienato, non riuscivo a prendere coscienza di quel momento così tanto atteso. -Franca si trova ricoverata in un ospedale psichiatrico giudiziario, insomma un manicomio criminale. La sua confessione è stata tratta con un inganno. Aveva chiesto alla sua famiglia un prete esorcista, perché credeva di essere contaminata e ho mandato un agente di polizia, molto addentro in materia perché era un ex seminarista. Ha confessato il delitto e le false testimonianze. Aveva creduto che il Gabrielli era anche lui di una immaginaria fatidica setta, fece nome di tanti altri adepti. Era ormai in uno stress avanzato con mania di persecuzione, sentiva seguita, aveva paura, anche a restare da sola. Aveva percepito la presenza sia del detective assoldato da tuo padre, sia dei nostri agenti. Poi il poliziotto si è svelato per ciò che era realmente e non un prete, così sono entrato in gioco, lei si mise a piangere ed ad urlare come un ossessa, poi si calmò e lucidamente ha confermato ogni cosa. Ora si spera di dare gli aiuti necessari a questa giovane donna. Soprattutto ha bisogno di nutrirsi è sotto peso, non mangiava quasi più! -Mi ero infilato in un inganno, mentre Franca credeva che quanto ordito alle mie spalle era ancor più, qualcosa addirittura di malefico. Forse la sua passione per i film del genere horror, le sue letture, hanno deformato la sua mente. Questo succede quando la ragione subisce un deragliamento nel pensiero di una persona. Poi è facile perdersi tra fantasia e realtà. -La ragione non è un treno e nemmeno un lume, la ragione non è la verità, è semplicemente un metodo. E facile incappare nell errore madornale di poggiare il proprio senso della vita nello strumento e non nella sostanza. Il pensiero, ritornando alla similitudine del treno, deve poggiare le sue rotaie su tutte due i binari: quello della ragione e quello del sentimento. Era un amabile conversatore, sintetico e semplice, ma soprattutto diretto, non si poneva limiti tra lui e me. Il suo aspetto d omino quadrato 174

175 era tutto un modo particolare di apparenza, forse lui ne era consapevole. Ma gli omini quadrati spesso sono delle persone eccezionali in tutti gli aspetti: determinazione e calore. -Qui?, Sapevo cosa intendeva. Io mi sono irrigidito, perché mi ritornò alla mente il racconto dove si racchiudeva una minaccia ben precisa. Lui da buon sbirro capì immediatamente e continuò: -Va bene! Tanto ormai poco importa, è tutto perso Si alzò e mi porse la mano, io lo abbracciai era da tanto tempo che desideravo farlo. Lui rispose all abbraccio abbastanza contenuto. -Grazie! -Devi ringraziare Speranza. Sono sicuro che te ne eri innamorato. -No -E chi non si innamora di Speranza? Mai nome è stato così appropriato. Ognuno di noi ha l obbligo d innamorarsi della speranza e vivere la propria vita da innamorato, giorno per giorno. -Si, Ubaldo è veramente fortunato ad essere amato da una donna come lei. -Anche tu lo sei e sono sicuro che incontrerai anche tu la donna giusta. Non ci siamo più rivisti né ho saputo più di tanto del Giudice Saccursio, lasciò la Sicilia e forse non volle più tornarci facendo finta con se stesso di non essere siciliano. Con l andare del tempo capii che questa è una pratica di tanti altri Siciliani fuori dalla nostra Terra. A tal punto che dopo pochi mesi incominciano a volere parlare con l idioma del nuovo 175

176 posto a volte con risultati veramente ridicoli. Perché essere Siciliani significa appartenere ad un non luogo, quindi ovunque ognuno di noi si trovi, anche perchì non vi è mai stato e nemmeno nato, nel proprio dna porta la luce, il vento e il mutare delle stagioni di questa Terra come una nostalgia, un desiderio di ritorno. Si è Siciliani per genetica, per questo ve ne siamo in ogni angolo del pianeta, forse alcuni nemmeno lo sanno di esserlo, solo che ogni tanto sentono uno strano sentimento che li fa comportare diversamente da come loro si predispongono. Presi dal demone della genialità scrivono di una Terra che ama i propri figli e di un cielo pieno di nuvole colorate e cariche di pioggia, di luce che invade ogni minuto angolo della loro anima, di colori che combattono l un l altro per predominare sull ombra del sole, di una storia di soprusi. Ognuno di Noi Siciliani che partiamo dalla nostra Terra portiamo con noi il dramma di una verità negata. Cosa mettere nella propria valigia? Se non la voglia di dimenticare cosa si è stati? Per illuderci così d iniziare d accapo come se nulla fosse successo e come se la Sicilia non esistesse affatto. In cella il buon Buson festeggiò con me, preparai tutto, senza ancora rendermi conto che stavo lasciando quella mia condizione di privazione. Lasciai i libri a lui, tutti, mi promettevo nuove letture, nuove parole, mi promettevo anche io di dimenticare, mi promettevo di cambiare, anche se provavo paura a distaccarmi dal mio non credere. Non credere è come fuggire, invece a volte bisogna è giusto dare la possibilità alle persone, alla vita, che non sono solo ciò che ci appaino ai nostri occhi. Mentre consegnavo quelle mie cose a Buson riflettevo sulla morte degli uomini, in fondo era la stessa cosa, nel senso che è una forma di generosità obbligata dalla natura verso gli altri che restavo. Ancora non sapevo che anche per Giovanni era giunta la fine della sua sventura fra meno di una settimana. Mentre aspettavo le formalità burocratiche carcerarie incominciai a sentire l impazienza, a crederci sempre più, a crescermi uno stato d ansia irrazionale, ogni giro di chiave ogni apertura di cancello era un sussulto crescente di adrenalina, mi sentivo girare la testa, avevo paura di avere un 176

177 malessere, che qualche cosa non andasse nel verso giusto, avevo paura che si inceppasse qualche serratura, forse tremavo. Gli altri mi guardavano con distacco, ormai non gli appartenevo più. Quelle mura borboniche stavano per finire, scomparire. Quando uscii fuori, con il mio bagaglio a man, e vidi mio padre che piangeva a dirotto come un bambino, me lo strinsi così forte da fargli male. Lui ripeteva: -Andiamo, andiamo, andiamo. Il mondo era vero, lo avevo dimenticato, era lì che mi aspettava e non lo sapevo, non rimaneva altro che vivere e me lo meritavo, ogni passo era un traguardo già raggiunto, ogni lacrima di mio padre faceva parte di nuove piogge che sarebbero arrivate solo per farmi sentire bene, in armonia con tutto il resto. Provai rammarico per non essere riuscito a piangere anch io, mio padre lo meritava, ma ormai mi dovevo rassegnare a questa mia menomazione. 177

178 XXXIV Il risveglio nella mia stanza, con i cimeli della mia vita adolescenziale appena illuminati dalla luce che penetrava dalle righe della persiana appena aperta insieme ai sapori, ai profumi, rumori di una estate appena iniziata, mi dava una fitta al cuore come una paura misterica ad essere felice. Mi alzai e carezzai le mie cose ricoperte da una patina di silenzio, sapevano di passato, così lontano da ciò che ero io da non più appartenermi. Vagai per tutta la casa, sapeva ancora di lutto per la morte di mia madre, vi era un odore stantio e tutte le cose che ne facevano parte avevano uno strano colore, sembrava che la luce scivolasse giù, che non si ci appiccicava. Quando entrai in cucina notai che era l unica stanza invasa dalla luce prepotente di quel mattino. Mio padre era solo, seduto a capotavola che mi dava le spalle, guardava l angolo a destra poggiando il mento sulle mani giunte. Ricordai che in quell angolo mia madre ci 178

179 trafficava sempre, forse teneva i soldi, o qualcosa, non so, il caffè. Come mio padre percepì la mia presenza si alzò di scatto e mi venne incontro, aveva gli occhi arrossati, aveva pianto, chissà quante volte avrà pianto per tutti questi mesi, lasciato solo in un momento così disperato. Non mi stancavo di apprezzarlo, di abbracciarlo. Subito lui si svincolò, fece di tutto per non farsi guardare in volto: -Ti preparo il caffè. La tavola era piena di marmellate e crema di cioccolato, biscotti e pane fresco. -Papà! Vieni qua, ascoltami un solo momento! Lui allora si fermò ed io lo presi per tutte e due le braccia e lo guardai dentro gli occhi. Notai che nel suo sguardo vi era una specie di disperazione, s aspettava qualcosa di terribile che io potevo dirgli, ma vi era un forza disumana in lui, pronto ad accettare, a combattere qualsiasi cosa per me. -Non riesco più a piangere! E vorrei Vorrei piangere per la mamma, per te e anche per me. Ma qualcosa si è bloccato dentro. -Vedrai -Ascolta! Speravo questo momento per dirti che sei un uomo straordinario e vorrei solo somigliarti almeno un po. Spero di avere un figlio in futuro che sia come te. La vita ti ha messo alla prova duramente, ma tu sei stato grande. Grazie a te, sono vivo. Tu mi hai messo al mondo due volte e per due volte ti sono grato. Lui non riuscì a trattenersi e pianse forte e a lungo. Si andò a lavare il voltò e tornò con il volto disteso, preparò il caffè. Lo guardavo già pratico di quell ambiente, non sbagliava un movimento, ogni cosa a suo posto. La stanza s inondò di quel forte odore del caffè che si sposava così bene con quell aria d estate. In lontananza arrivava il lamento di un pescivendolo. 179

180 Lui uscì dalla finestra e lo chiamò animosamente, scese giù di corsa e tornò con una cartata di pesce fresco: -E pesce cappone, te lo faccio al sugo, vedrai che squisitezza. -Da quando hai imparato a cucinare? Da sempre. Quando ero all università cucinavo spesso. Solo che tua madre non permetteva che mi avvicinassi ai fornelli. Era gelosa delle sue cose. Chinò la testa. Capii che quei pochi mesi e la mia scarcerazione non erano stati sufficienti a rimarginare il vuoto causato dalla scomparsa di lei, cercava di nascondermelo senza successo. Loro due si amavano veramente, vivevano l uno per l altro e questo mi dava da pensare. Avevo il presentimento che avrebbe allentato la morsa lasciandosi andare ora, a battaglia finita. Mi guardai attorno e notai che non vi era un solo ritratto di mia madre, anzi nemmeno quella del matrimonio, era stata riposta. -Ho detto ai parenti di lasciarci in pace almeno per oggi. Abbiamo bisogno di godercelo insieme e da soli questo giorno. E se qualcuno bussa nonostante tutto, lo mando a quel paese. Mi fece ridere per la sua espressività. Chissà da quanto tempo aveva immaginato questo momento, aveva tutto organizzato alla perfezione. Il bello di sognare un momento e viverlo nella sua piena realizzazione. Quel momento era anche mio. Ed io non volevo assolutamente creare la più piccola ombra, ero pronto a recitare se fosse stato necessario, ma non lo era, era così tutto autentico, vero, straordinario, che bastava solamente viverlo pienamente. -Se ti va, più tardi andiamo a fare un giro in campagna. -Dove? Non dovevo fare quella domanda, ma ancora non lo sapevo. Avevamo due apprezzamenti di terra: un frutteto verso valle, vicino al paese e uno invece più lontano, dopo la montagna. 180

181 -Sai, ho dovuto vendere il frutteto con tutta la casa. Era l unica proprietà facilmente vendibile per realizzare il necessario. -Scusa! -Questo momento vale di più di tutto ciò che abbiamo, ero pronto a vendere anche questa casa senza alcun rammarico. Il Signore ci ha aiutati. -Se non avessi avuto te -Ma io ho fatto semplicemente il mio dovere. Un genitore ha la sua responsabilità verso i figli. E poi, se io non avessi avuto te, sarei stato l uomo più inutile e più triste del mondo. Domani vi è la messa della mamma. -Devo confessarti qualcosa che non ti farà piacere: io non credo in Dio. -E da quando? -Forse da sempre, non lo so, da dopo la cresima, quando incominciai a ragionarci su. -Ma dai, queste cose sono momenti. Ogni età ha le sue filosofie. Da bambini si crede nella magia, da ragazzi si diventa illuministi, da giovani romantici, da adulti nichilisti e d anziani credenti. E così, è stato sempre così per tutti. Dio è un bisogno, si cerca di fare finta di niente, ma quel bisogno è lì in attesa di essere soddisfatto, vedrai che anche tu percepirai questa esigenza. Se domani non vuoi venire in chiesa, non preoccuparti per me, va bene lo stesso. -Verrò, certo che verrò, ho voluto dirtelo semplicemente perché non mi sembrava onesto ingannarti. -Sei un ottima persona ed è stato questo che mi ha dato la tenacia a non mollare. Sono orgoglioso di te. Quella mattina la passai a gironzolare per la casa, stanza per stanza, persino nello sgabuzzino che dava sul terrazzo lastricato e poi giù nel garage tra gli scaffali piene di attrezzi cose vecchie, scatole con libri 181

182 scolastici e quaderni, giocattoli avvolti nella pellicola di plastica. Liberai un robot metallico nero con la sua testa trasparente, chissà se funzionava ancora, aprii lo sportellino dietro, occorrevano due pile elettriche, sembrava nuovo, ricordo che quando mio padre me lo portò dal suo viaggio a Milano e lo vidi muoversi con le luci rosse accese, mi sono spaventato, l ho quasi nascosto e non l ho più toccato, nemmeno guardato. Lo dovevo riaccendere, vidi che li vicino c era una torcia elettrica, accendeva, tolsi le pile e caricai quel robot, lo misi a terra, lo accesi e nella penombra proiettava la luce dei suoi occhi rossi muovendosi buffamente verso di me. Quel rumore meccanico mi fece ricordare, solo ricordare gli abbracci di mia madre, la certezza del suo amore, dove io smettevo di avere paura e mi sentivo sicuro che ogni cosa non aveva la potenza necessaria a spaventarmi, a sconfiggere l amore di lei. Però avevo solo il terrore forte della sua scomparsa per sempre, come sarebbe stata la sua morte. E quel robot mi ricordava, mi suscitava questa terribile sensazione, anche ora, così tolsi le pile e le ho rimesse nella torcia come avrebbe voluto mio padre, poi delicatamente posai quel robot tra le cose passate, anche se percepii che quell oggetto mi apparteneva ancora adesso. 182

183 XXXV La sgradita sorpresa che in paese, considerando come non mi guardavano, facendo finta di non vedermi, era facile capire che mi consideravano ancora un criminale. Andando a fondo sulla questione scoprii che, mentre per il mio arresto i titoloni e i servizi televisivi furono tanti, per la mia scarcerazione furono sotto tono quasi inesistenti. Riflettendoci su, mi sono detto che in conclusione mi è finita bene Poteva succedere di peggio e restare in carcere per tutta la vita da innocente. Così non me la presi più di tanto. Mi disturbavano solo le confidenze che si prendevano alcuni giovani con l aria di prepotenti. Mi volevano offrire il caffè ogni volta che entravo in un bar. Qualcuno mi chiese se andava tutto bene. Io risposi cosa interessava a lui. Quello mi guardò strano, interrogativo, poi mi batté la spalla e mi sorrise. Insomma ormai mi portavo addosso il puzzo del carcere che attraeva il male e allontanava il bene. Poi c era da riflettere su quel bene etichetta d ipocrisia che molta gente si metteva in fronte e non nel cuore. 183

184 Cercavo notizie di Franca, era impossibile ricavarne, vi era un silenzio, un oblio intenso. A quanto sembra non si andava oltre al fatto che la povera ragazza aveva bisogno di cure causa una intossicazione al cervello dovuta ad un uso di allucinogeni e droghe tagliate male. Mi chiedevo se io avessi potuto accorgermi della sua precaria condizione invece di criticare, disprezzare, pensare solo a me stesso. Così meditai sulla coscienza del bene, cercando una viuzza che mi conducesse fuori la mia mente, in quel qualcosa di più oltre la mia mente, ma ancora una volta trovai solo l abisso infinito del niente. Il mio ritorno in città fu emozionante, percepivo gli odori soliti, le strade, la gente, il cielo, le cose sembravano eterne eppure erano in un continuo mutare. Pranzai dai miei migliori amici: Rosa e Antonio. Amicomio si presentò e mi accarezzò. Antonio mi diceva che ormai l età di quel gatto era un mistero, avevano perso il conto. Prepararono leccornie a non finire. Poi lasciai lì mio padre in buona compagnia e uscii da solo. Passeggiando mi ritrovai in quei luoghi che avevo nel cuore, dove avevo incontrato Speranza, davanti l atrio del palazzo. Il portone era chiuso, rimesso a nuovo, guardai lo stemma gentilizio in pietra sopra il portale, ormai smangiato dal tempo si vedevano ancora qualche giglio e una corona che lo sormontava. Aveva poco importanza. Quel giorno pioveva, quel giorno l odore dell aria sapeva di elettricità, quel giorno incontrai lei e mi investì con la sua energia lasciando intuire la potenza delle donne. Così, visto che ormai da mesi non ricevevo una sua lettera e che lei era felicemente fidanzata, pensai inutile andarla a cercare, forse con un po di fortuna l avrei potuta incontrare, ma la città in queste occasioni sa come diventare immensa. Quasi senza pensarci su, presi la circolare che portava nei pressi dell istituto dove lei albergava, mi ero detto: e si, aiutiamo la fortuna. Scesi e mi ero messo a passeggiare nei pressi. Ma a chi volevo prendere in giro? Dopo un po andai a suonare il campanello. Spuntò una suora dallo spioncino. Si aprì quel piccolo sportellino quadrato e due occhi dolci mi guardarono, con voce gentile mi chiese cosa volessi. Io ero 184

185 rimasto immobilizzato non mi ero organizzato mentalmente come presentarmi, cosa chiedere di preciso. -Cosa vuole? -Cercavo Speranza. -Speranza chi? -Speranza, quella ragazza che abita da voi. Io sono un suo amico. Ho visto chiudermi sempre con garbo lo sportellino e ne rimasi deluso, poi invece la suora aprì tutto il portone e con mia sorpresa mi invitò ad accomodarmi. In uno stanzino vi era un salotto, dove vi era una riproduzione in cartongesso della Pietà che guardai con attenzione per la prima volta, riflettei l arte sublime di Michelangelo. Maria donna metafora del creato stesso che sosteneva il figlio motore di ogni sua emozione e vita. Mi furono portati dei biscotti fatti da loro e mi chiesero se gradissi un caffè. Quel caffè era una squisitezza mai gustata prima e neanche dopo, unico nella mia vita, indimenticabile, aveva un nonché di cioccolato, di altro, forse vaniglia, non saprei dire, lasciava un sapore in bocca meraviglioso. Ho sempre il rammarico di non avere chiesto il segreto di quel caffè. Arrivò la madre superiora, era una giovane donna con due occhietti intelligenti, nonostante l abito talare era ben formata, alta e un tono di voce melodioso: -Speranza non è più con noi. E andata via già da qualche mese. Lei è quel giovane che è stato rinchiuso per quell assassinio della studente universitaria. Speranza me ne ha parlato tanto, era certa della sua innocenza. Abbiamo tanto pregato per la sua scarcerazione, il Signore ci ha ascoltato. 185

186 -Come posso rintracciarla? -Ci lasci il suo recapito, non appena verrà a visitarci, lo fa spesso, sarà lei a decidere se lo vuole incontrare. Abbia fiducia, lo consegnerò personalmente. -Si, certo! E giusto così. Ho scritto numeri di telefono e indirizzo di casa. Non sapevo come salutarla, come uscire di scena, in fondo ero l imbranato di sempre. Sicuramente ho commesso più di una gaffe. Mi venne l angoscia quando mi svegliai in piena notte dopo un incubo tremendo, così reale, così orribile! Andai in bagno a lavarmi il viso e le mani più volte senza riuscire a togliere l odore di sangue. Ancora una volta sognai di avere ucciso Gemma, nella stessa maniera, lei e il suo sguardo, il suo corpo nudo, questa volta mi colpì il particolare del manico del tagliacarte, rappresentava la testa di un caprone con le corna raggirate e gli occhi, quegli occhi mi chiamarono, mi comandarono a quel gesto insano. Provai ancora una volta una disperazione immane. L odore del sangue era forte, presente anche dopo il risveglio. Il sapone e l acqua non riuscivano a toglierlo perché era dentro la mia mente. Mi misi sotto la doccia, forse per qualche mezzora e poi andai sul terrazzo. Qualche pipistrello sorvolava vicino attratto dagli insetti richiamati dalla luce, che ho spento subito e così scrutai quel cielo meraviglioso di stelle, tante che comparve in quel buio. Rimaneva solo il grugare dei piccioni, le stelle e la mia paura di una verità troppo dolorosa per rimanere in fondo nei miei ricordi. Quella sera inciampai sul cadavere della povera Gemma e forse il mio chiudere gli occhi mi facevano complice. Il mio egoismo pensai alle parole di Franca ancora una volta: 186

187 Ogni cosa nella vita, sia persona, oggetto o situazione, sono frutto di un susseguirsi di eventi, non considerando questo potrai trovarti coinvolto totalmente in una vita che non ti appartiene e allora sarà troppo tardi. Dissi in un sussurrare strano e gutturale: -No, non è troppo tardi. Franca ho capito la lezione, questa vita sarà mia e di nessun altro, farò parte di queste stelle come lo era quel pipistrello e il grugare dei piccioni. CONCLUSIONI Questo è quello che ricordo di quel tempo prima dei miei giorni come pietre. Sicuramente il mio diario postumo è stato avariato dalle emozioni della vita vissuta dopo questi fatti. Mi sono sentito obbligato a scrivere tutto ciò per aiutarmi a scavarmi dentro perché ad un certo punto della tua vita ti chiedi il perché di alcuni tuoi pensieri assolutamente alieni a ciò che sei, o credi di essere. Così scavi scavi e scopri di avere fatto una fossa profonda, e allora ad un certo punto pensi di seppellire te stesso, quello vero, per permettere di vivere l altro, quello che si accontenta e cammina a testa bassa verso la gente, quella come un muro davanti perché fa finta di non vederti. Un bel giorno negli occhi di una donna risvegli il tuo io seppellito e scopri che ancora non era morto, ma questa è tutta un'altra storia. Fine 187

188 Giorni di pietra - Seconda Parte 188

189 I Eccomi. Sono qui. Mai potevo immaginare nella mia vita che mi sarei trovato a parlare davanti ad una pietra. Eppure ho fatto centinaia di chilometri spostandomi da una parte all altra della Sicilia per trovarmi qui. Davanti la lapide di mio padre. Lui in questa foto sembra come se nulla fosse successo. Questa foto è stata ritagliata da quella del mio giorno di laurea, era la più recente. Era felice, ma andando a fondo di quell espressione si legge qualcos altro, forse una amarezza interiore, un pianto solitario per mia madre. E un vuoto incolmabile una compagna morta prematuramente, rubata. Forse vi sono tantissime altre cose che mai io saprò. Ma quel giorno era felice, stringeva le mani a i miei colleghi, sembrava che si fosse laurea lui stesso, e forse è stato veramente così, quella laurea era merito anche suo. Il coraggio, la tenacia che mi infondeva con le sue telefonate. Lui avrebbe voluto una laurea scientifica o magari in giurisprudenza, in lettere e filosofia gli sembrava un dottorato da femmina. Quando poi incominciai a insegnare lui si inorgoglì tantissimo e mi venne 189

190 a fare da baia li al Nord. Poi non so che ha combinato, sicuramente ha fatto qualche patto con il diavolo, e riuscì a farmi trasferire a Messina, un po distante da Prizzi, ma pur sempre in Sicilia. Lì a Nord mi venne tutto facile, perché mi spianò la strada Giovanni Buson, mi ospitò a casa sua, mi scrisse al collocamento, mi fece la domanda per la supplenza, mi cucinava e mi lavava pure la biancheria. Ogni tanto mi sgridava per qualche mia noncuranza, insomma avevo un amico per mamma. Quando poi venne, come diciamo salì al Nord, mio padre mi affittò un localino tutto per me e sistemò i giusti equilibri di amicizia con Giovanni. D altro canto fu lui che mi fece appassionare alle lettere e filosofie. Si tagliò i capelli ma mantenne la barba, più curata, anche lui insegna ed è molto amato dai giovani. Mentre lì venivo guardato, o mi ci sentivo io, con distanza, sembrava che avessero paura della mia persona. Una volta, confidandomi con una collega, mi disse che era il mio accento siciliano nel parlare che li spaventava. Forse era vero, il mio atteggiamento serioso e quella intonazione ormai demonizzata da tutti i film di mafia, persino i caroselli della pubblicità avevano personaggi negativi con quella intonazione Un giorno dovevo interrogare su Kant, notai una tensione inverosimile sui banchi, tutti erano fermi, immobili come delle statue di sale. Li guardai negli occhi ad uno ad uno, mentre loro abbassavano i propri. Mi alzai di scatto e stizzito chiusi il registro, mi posizionai davanti la cattedra a braccia conserte, abbassai la testa per una mangiata di secondi, farfugliai qualcosa come: bene, bene. -Lei! Non davo del tu ai miei studenti, perché li rispettavo come persone alla pari nel contesto dei ruoli. Avevo indicato una ragazza con un bel maglione rosso e un trucco abbastanza accentuato per l età e il luogo dove era. Questo perché a mio modo di vedere indicava un mettersi in mostra, pertanto una disponibilità al confronto. Mentre gli altri quasi tutti avevano un abbigliamento più sobrio. Lei si era alzata. 190

191 -Stia pure seduta, oggi non interrogo. Mi dica cosa pensa dell amore? L atto giuridico secondo Kant consequenziale all amore è la decisione intima di natura e ragione unirsi sessualmente come afferma Fickte vi è il contratto, il matrimonio, in quanto uomini e non animali guidati dall istinto. Hegel prova il brivido della sconvenienza per i due perché pensa ad una libera unione delle persone che convergono in una nuova persona, che è la coppia, il matrimonio. Ma io voglio sapere cosa pensa lei dell amore. Può restare in piedi, se vuole. -Perché io e non un altro? -Stai evitando di rispondermi! -A che le serve una mia risposta personale non è attinente allo studio? -Lo faccia decidere a me cosa è attinente e la prego di rispondere. Allora tirò tutti i muscoli facciali, si ammutolì, ma vedendo che non desistevo, si aprì ancora una volta: -Le hanno raccontato qualcosa sul mio conto, vero? -Ragazzi, dobbiamo smetterla con i pregiudizi! E una semplice apertura tra insegnante e studenti. Mai e poi mai deve innescarsi il pregiudizio in nessuna delle vostre attività sociali. Questo è di vitale importanza. -Io non ho una idea precisa di cosa sia l amore, ho letto e imparato a memoria Kant, ma non mi ha aiutato a comprendere cosa sia. Ci fu chi sogghignava tra i banchi, probabilmente quella ragazza aveva avuto qualche relazione di più, la cosiddetta ragazza facile oppure no. -Per me l amore è sincerità! E si era seduta di peso. -Si può accomodare! 191

192 La classe ridacchiò qua e là. Poi chiesi pareri a gli altri, molti furono nozionistici riferendosi a Kant, miravano a fare bella figura. Una ragazza nei primi banchi con un visetto scuro e tutta rannicchiata verso il suo grembo, con i capelli attaccati all indietro, mi ricordavano quelli della nonna materna, timorosamente e guardinga disse: -L amore è liberarsi da qualsiasi barriera con l altro, a costo di confessare delle verità scomode. Ogni ombra tra i due non permette la vita, l amore, quindi sono d accordo con Donatella: sincerità. -Ecco, su questa affermazione possiamo costruire il nostro dibattito. Pensate che è possibile qualsiasi relazione sociale se non ci fosse un po d amore? I ragazzi compresero che la musica era cambiata, davanti non avevano il professore siciliano, preso dalla sua boria, ma uno come loro. Io continuai. -E vero, insegno per guadagnarmi il mio stipendio, ma mi sentirei un miserabile se il fine dei miei studi, dei sacrifici dei miei genitori per arrivare a questo punto, fossero sprecati solo per i soldi. Entro in classe per incontrare delle persone, che sono anche miei studenti, ho il nobile compito di insegnare, per arricchirli di filosofia e non per insaccarli di Kant. Voi non siete degli insaccati, wurstel o salami, vero? Questa volta quell intonazione vero? tutta siciliana li fece sorridere e da quel giorno abbiamo rotto quella barriera di pregiudizi che ci separava. Avevo chiesto un po e semplicemente d amore come fece la compagna di Donatella che, stretta nella sua serietà, confessò di esserle d accordo anche se aveva un comportamento opposto. Questo significava liberarsi dai pregiudizi, e questo io pretendevo da loro. L ho ottenuto e ne sono fiero perché li ho fatti crescere, ed è questo il vero scopo della filosofia. Mio padre in quella foto dopo questi miei ricordi ora sembra avere cambiato espressione, sembra che accennasse un sorriso, ma è solo una 192

193 mia illusione. Una vedova poco distante mi fissa con insistenza. Faccio finta di niente, è una giovane vedova, mentre si piega abbassandosi non posso fare a meno di notare le sue belle gambe anch esse in lutto con delle calze nere trasparenti. Sistema fiori al suo lui andato chissà come così prematuramente. Tra una sbirciatina e l altra scopro che è la ragazza del primo bacio E lei poverina, io la sento come una mia parente, non posso farne a meno di provare questa strana sensazione. E in quel miscuglio cerebrale si innesca per alcuni attimi l idea che in fondo la consolerei molto volentieri. Mio padre nella fotografia a questo punto sembra storcere la bocca come se dissentisse. Mentre lei, tenendosi con la mano destra il cappellino fa lo slalom tra alcune tombe dirigendosi sorridente verso me. (continua) 193

194 II Così mi stringe la mano, con un sorriso trattenuto, il suo volto esprime simpatia: -Salvatore? -Come stai? Mi dispiace per la scomparsa prematura di tuo marito -E stata una vera disgrazia, proprio oggi è un anno che è successo. -Cosa è stato, sai da tempo che manco. -Un incidente frontale con il suo furgone e un camion proprio alle porte di Palermo. 194

195 Così ci accostammo alla sua tomba, guardo la sua fotografia e mi suscita ilarità. Penso che non vorrei proprio una foto, nella mia lapide. Di fronte alla morte, non so perché siamo tutti ridicoli. E meglio essere rappresentati idealmente, come gli antichi Egizi, una immagine che non rappresenti noi stessi ma la nostra idea. -Si, Pasquale, infondo era una persona buona, a modo suo. Pensava molto al lavoro e a volte mi trascurava, ma non mi faceva mancare niente. Neanche da morto, l assicurazione mi ha rimborsato una fortuna. Ora mi trovo con i miei figli da crescere. Tu lo conoscevi Pasquale? In realtà mi ricordo quando mi diede uno schiaffo sulla corriera per futili motivi, molto tempo dopo capii che era geloso già di lei ed io mi prendevo più confidenza del necessario. Io non reagii perché lui era molto più grande di me, ricordo pure che questo suo innamoramento sfiorava quasi la pedofilia. Ma l amore ha i suoi confini poco delineati nella morale umana. Comunque è bastato questo episodio perché io l odiassi per tutta la vita, poi a maggior ragione quando stavano insieme. Ci succede qualcosa mentre parliamo, lo percepisco dalla sua espressione, mentre prima era aperta sembra ora chiudersi in se stessa. Anch io scopro che tra quelli che eravamo e quelli che siamo c è troppa distanza. Non sono per quelle decine d anni passati, ma per le centinaia di anni luce, una distanza abissale tra le nostre persone. E allora è inutile continuare questa nostra chiacchierata. Per fortuna arrivano il figlio e la suocera. Altri saluti rispettosi. Sembra che ormai l ombra sulla mia persona del carcere si sia sbiadita abbastanza. Lei del tutto pentita per quella sua presa d iniziativa, saluta freddamente sgranocchiando senza significato: -Ci vediamo? Ho dato la mano a tutti e tre accennando un sorriso inutile. Mentre va mi dico se si volta significa che sente ancora qualcosa per me in questo mi scoprii il ragazzino di sempre. Il suo corpo va, con quella veste nera un 195

196 po più attillata del dovere che racchiude una voglia d assopire. Non si volta, no. Mi sposto ancora qualche metro dove vi è la gentilizia della famiglia di mia madre, lei è lì, mio padre non l hanno voluto tra di loro, quindi sono separati. Perché questo astio anche da morto? Non l ho capito, che io sappia è stato sempre accondiscende ai favori che elargiva mia madre ai suoi, che sono stati tanti. Forse solo egoismo, puro egoismo e basta, non trovo altre ragioni. Lei è lì rannicchiata in quella foto sembra non volere prendere più spazio del necessario. Così assaporai il silenzio lì dentro, incominciai a pensare a lei sempre attenta ad ogni cosa e quando mi riprendeva perché studiassi, come pronunciava per esteso il mio nome S A L V A T O R E!, quasi sento la sua voce e vedo con la mente il suo spalancare gli occhi mentre pronunciava il mio nome. Era terribile! Era peggio di uno schiaffo. Comunque me li cercavo tutte, mentre mio padre cercava di sviare le mie colpe. Non ero il bambino prodigio, né ordinato, niente di niente del ruolo che mi voleva assegnare. Chiudo il cancello e vado via, lungo al viale, faccio un incontro non molto bello: la tomba dello zio di papà, colma di lumini e fiori, è stato assassinato l estate di cinque anni fa seduto davanti casa sua, con altri due amici. Arrivarono due con una moto, sembrava chiedessero delle informazioni quando videro dei lampi uscire da una pistola che lo freddarono sul colpo. Una esecuzione chirurgica, solo lui, né i suoi amici seduti accanto a lui, né i passanti che affollavano la via centrale del paese. Lo guardo in quella fotografia e lo ricordo quando era venuto a trovarmi all Ucciardone, ora il suo sguardo irreprensibile mi fa soltanto ridere, mentre da vivo mi faceva gelare. Vado via e spero di tornare più tardi possibile in questo luogo, non è posto per vivi. Sembra che si voglia prendere in giro la morte, ma essa lo stesso si beffeggia di noi miseri e miserabili. E possibile che non riesca a trovare un solo appiglio oltre la mia mente? E una forma di disperazione! Io vorrei avere un dio d amare. Io 196

197 vorrei credere, almeno sperare che oltre la morte non c è solo un riciclaggio della materia. Ma non posso, perché non ho nessun dato che possa farmi credere il contrario. C è chi ha un mondo affollato di entità di ogni genere: santi, angeli, demoni, Dio con tutte le tre persone, anime purganti, dannati e beati. A me basterebbe una sola entità oltre la ragione. A casa trovo gli oggetti di fede dei miei: San Giorgio, una statuina in gesso di mezzo metro che signoreggia nel salotto, con la sua palma del martirio in mano, con il suo mantello rosso sopra un mobile d arredo. Per rispetto dei miei accento la piccola lampada ai suoi piedi e me ne sto a guardare per un po li davanti. Cerco di comprendere il significato intrinseco di questa immagine, non lo trovo, pertanto desisto e lascio i miei paesani al loro attaccamento affettuoso che li accomuna. Mi suggerisce solo giochi di memoria: suoni, colori, sapori e odori della festa in suo onore. Mi ricordo quando sono tornato con uno strappo nel vestitino fatto nelle giostre prima di uscire il Santo, la reazione di mia madre fu eccessiva. Si era disperata, non volle uscire e mi sono sentito maledettamente in colpa. Quando la processione passò vicino al quartiere e si sentiva la banda suonare guardavo tristemente il volto scuro di mia madre ancora vestita a festa e mio padre che non riusciva a farla desistere. Bussarono i loro amici chiedendo cosa fosse successo, mi sentivo un verme. L indomani era passato tutto, mi sentiti chiamare da mia madre, mi abbracciò e mi baciò continuamente la testa: Come devo fare con te? Testone mio Il campanello del telefono interrompe violentemente i mie ricordi. Avevo continuato a pagare la bolletta di casa e avevo pregato una vicina di badare alla casa in mia assenza, era un modo di continuare l esistenza della mia famiglia e quella casa era il tempio di questa religione personale. Mi sono spaventato da quel trillo improvviso. Chi mai può chiamare a quel numero? Intanto suona ripetutamente. -Pronto? 197

198 -Salvatore, scusa per oggi, ti ho lasciato così all improvviso Sono stata scortese. -Non preoccuparti. -Vorrei sapere di più della tua vita, sai che non ho mai smesso di pensarti. -Scusami per ora, ho gente in casa, ti chiamo dopo dammi il tuo numero. Il numero faccio finta di scriverlo, la saluto e chiudo il telefono. 198

199 III Sono tornato a Messina, alla mia solita vita, gironzolo nel mio appartamento e rimango davanti il vetro della finestra, vedo leggermente riflesso il mio volto, e nel mio sguardo scopro una persona ormai diversa dal ragazzino di Prizzi. Perché? Mi dico con un pensiero parlato, perché non ho voluto continuare la discussione con quella mia amica, Teresa? Perché ho chiuso il telefono, pur capendo che poteva essere l inizio di una storia, pur essendo attratto dalla sua sensualità? Devo confessare a me stesso che quello non era il primo episodio del genere. Anche al Nord, ero entrato in simpatia ad una giovane collega. Parlavamo di filosofia, di scuola, di ragazzi e circolari, ad un certo punto lei mi invitò a casa sua, io accettai ma non andai, non riuscii nemmeno a telefonarle per inventarmi 199

200 una scusa. Il giorno dopo mi salutò appena ed ho perso pure il rapporto con la collega simpatica e graziosa. C è, il problema c è! Mi sembra di avere fatto un passo avanti riconoscendo l esistenza della mia paura ad avere un rapporto sessuale con una donna. Gironzolo tra le mie cose, prendo un libro a caso, lo apro e leggo a vuoto, parole che mi scivolano dalla mente, lo chiudo rumorosamente Le confessioni di Rousseau, è stato il mio divertimento per parecchi giorni Ora il solo titolo mi dice che è la medicina giusta. Confessarmi! Come? Cerco con frenesia qualcosa, un quaderno, trovo una vecchia agenda di una banca, forse datami da mio padre e mai utilizzata e incomincio a scrivere: Pioveva a dirotto ed ero contento. Guardo il mio poster con le parole della canzone Blowin' in the wind di Bob Dylan e mi sento a casa, padrone del mio spazio. A volte basta poco e quel poco è in quel poster, in quelle parole, in quel cammino dell uomo per essere libero veramente. Devo ascoltare il vento della mia storia per capire chi sono. Una risposta emerge dalle mie profondità e ora galleggia nel mio presente come un cadavere, quello di Gemma. E stata l ultima donna con la quale ho avuto un rapporto sessuale. In questo fatto vi è la risposta. Non sono riuscito a liberarmi da quell episodio della mia vita, anche se la gente ha dimenticato, io no. Quel cadavere emerge, forse per dispetto, non lo so, ogni qualvolta che mi appresto ad iniziare una storia con una donna, ogni qualvolta provo desiderio. Ho bisogno di aiuto, sono sicuro di non farcela da solo. Mentre scrivo trovo il titolo: Diario avariato. Mi piace. Quel giorno ho fatto l incontro della mia vita era il 14 Ottobre del 1974 ed ho incontrato lei: Speranza Sorge. Non so dov è, cosa fa, ma è il volto che desidero vedere ormai da tempo, perché il solo vederla, sentirla parlare era per me come bere un sorso in una fonte di acqua di montagna scesa dal cielo, una boccata d ossigeno dopo una serata di Dicembre al circolo del mio paese. Mi si accende così il desiderio di rincontrarla, di rivederla, di sapere come sta? Forse è in lei che troverò la mia soluzione. Ho provato già qualche 200

201 volta a rintracciarla, ho tentato a telefonare in quell istituto di suore a Palermo senza alcun successo però. Forse dovrei cercare la via per arrivare a lei di Ubaldo, il suo fidanzato Ragionandoci su, se lei non mi ha mai cercato significa che non gradisce questo incontro. Prendo le sue lettere che mi ha scritto in carcere, ricordo il ristoro che mi hanno dato. Penso a quando è venuta a farmi le condoglianze al funerale di mia madre e al suo abbraccio corporale che mi portai addosso per parecchi giorni. Il ricordo della sua sensualità ancora mi accende il desiderio. Questa ultima riflessione mi rattrista in maniera opprimente, perché ho un dubbio nella mia testa come una montagna sul cuore. Più volte ho sognato di avere assassinato io la povera Gemma, con un movente ben preciso: il desiderio carnale, totale per Speranza! E Gemma ostacolo da togliere tra me e lei. Mi sveglio tutto sudato intrappolato dalle lenzuola, ansimante, guardo nel buio e grido la mia innocenza: -Non la ho uccisa! Basta gridare che non sono stato io? Perché ora ho questo muro tra di me e l amore con una donna? Forse non sarà la colpa nell inconscio? L unica risposta che posso darmi è che da solo non ce la faccio ad uscirne fuori, ho bisogno di aiuto, dovrò cercarmi uno strizza cervelli al più presto. Non ho mai detto a mio padre di questa mia angoscia, avevo paura di fargli male e non l avrei voluto per nessuna cosa al mondo. Aveva fatto tanto e abbastanza per me. Sono sicuro che lui avrebbe trovato una soluzione se l avessi saputo. Mi manca! Me ne rendo conto qui tra le mie cose, davanti questo poster pieno di nostalgia e futuro mescolati in quelle parole dove per risposta non c è, tutt al più è nel presente di questi giorni di pietra: -The answer, my friend, is blowin' in the wind, The answer is blowin' in the wind. Canticchio leggendo, rifletto che questo Mondo fatto di pietre su pietre, pure gli uomini e gli animali, tutti siamo pietre nella sostanza. Ed io 201

202 mi sento pietra più di tutti, perché, pur desiderando, non riesco ad essere altro, nient altro che pietra. Ora dovrei credere che qualcuno venuto duemila anni or sono ha cambiato la sostanza degli uomini come cambiò l acqua in vino? Come si chiama in filosofia: transustanziazione?! Non sono ancora pronto per affrontare questo valico ma sono sicuro che andrò a sbatterci, perché in fondo l aria culturale dove ho vissuto è quella cristiana cattolica, pertanto il vento porta queste risposte. Ancora sono fermo alla mia pietra, al mio scoglio di salvezza, che è la mia ragione! Anche se l acqua lo logora riducendolo sempre di più. Scrivo sull agenda come una valanga di ricordi e di parole e di odori, stati d animo, così come vengono non lasciandomi condizionare di niente, capisco che il presente non mi da nitidezza su quel passato, per questo motivo subito ho messo quel titolo. Certo è avariato dal tempo passato. Teresa anche se ragazzina sapeva baciare molto meglio di me, che non sapevo dove mettere la lingua. Questo facevamo: baciarci fino alla nausea, fino a farci male. Trovarci un posto appartato e baciarci. Quando mi abbandonò, ero geloso come un cane per quei baci, per la sua bocca più di ogni altra cosa. Tra di noi ora c è questa cambiale ancora da pagare, un insoluto che è stato rinnovato con quell incontro al cimitero, tutta la voglia repressa da quella immaturità di quegli anni. Tutte e due, ognuno a modo nostro, ci siamo arrangiati per sfogarla con chi ci è capitato nella vita. Ma quel titolo, quell incompiuta, è ripresa ad ardere. Ora a quanto sembra manca per me, per questa pietra che non vuole diventare carne, forse perché porta la colpa dell animale racchiuso dentro. Dovrò cercarlo nelle mie profondità e fissarlo negli occhi, combatterlo fin quando non riesca a metterlo in catene, tenerlo a bada, per potere vivere dignitosamente da uomo. Deve confessarmi se quella sera è stato lui a prendere il dominio su di me uccidendo Gemma, oppure la mia meschinità di uomo, ma io credo fermamente che nessuno delle mie due parti abbia potuto compiere questo scempio. Ho troppo rispetto per la vita, per i miei simili per potere compiere qualcosa di così orrendo. 202

203 Mi alzo e guardo dalla finestra la fila di camion che corrono per la strada, è così ogni arrivo di traghetto. Il rumore fa tremare i vetri. Qualcuno alza gli occhi alla mia finestra illuminata e mi guarda, anch io lo guardo in un saluto tra due persone nella loro umanità, che pur sconosciuti forse hanno qualcosa in comune: la bestia e il cielo. 203

204 IV Capisco, almeno mi sforzo di capire, l atteggiamento al Liceo, sia dei mie colleghi e degli studenti causato da questa mia interiorità sofferta che sono sicuro esce fuori, nonostante cerco di nasconderla. Anzi è proprio questo tentativo, questo nascondermi dietro i silenzi e il girare lo sguardo altrove che provoca le antipatie. Solo l anziano professore d italiano Armando Loj riesce ad essere cordiale, a superare le barriere che gli metto davanti e a parlarmi con franchezza disarmante. Mentre don Liberto, pure lui insegnante di filosofia, dell altra Sezione vede in me un maniaco, un assatanato. Quando mi incontra mi sorride sempre con la sua voce fluida da mestierante, sembra cortese, in realtà mi inchioda alla minima occasione, non citandomi direttamente, ma facendo dei riferimenti ben precisi: saputello, presuntuososello insomma in quel suffisso pensa di diminuire la mia persona. Non accetta secondo lui, l aria che mi tiro e l atteggiamento negativo verso la religione nei miei insegnamenti, che qualche ruffiano dei miei studenti gli va a riferire. Ma ancora non ha affrontato direttamente l argomento, anzi cerca di sviare, quando siamo in sala in attesa dell orario di lezione. Incomincia a parlare 204

205 del tempo, della politica. Sono sicuro che sarò io ad affrontarlo e poco interessa se lui è vice preside. Leggeva il suo giornale bene assorto preoccupato per Spadolini e le nuove cariche della difesa, ogni tanto sparava e mi disturbava, perché stavo leggendo attentamente un libro che avevo acquistato tanto tempo fa e finalmente è toccato il suo turno: Il Candido di Sciascia. Io ho il vizio, l abitudine di mettere una contro copertina, così i curiosi non riescono a capire cosa sto leggendo. Mi da fastidio che un altro indaghi nei miei pensieri. Anche la lettura è un momento di vivere in intimità. Don Liberto non sopporta neanche questo, pertanto mi passeggia dietro allungando il collo, poi mi chiede direttamente: -Cosa sta leggendo di bello? Io alzo gli occhi dal libro e lo guardo per una buona mangiata di secondi, come dirgli: quando è l ora di farsi i fatti suoi? E intelligentemente egli risponde: -Certo, non sono affari miei Entra una collega, insegna latino e greco, Rosa Carrada, ha una voce splendida da lirica, abbastanza disinvolta, ormai un po su con gli anni pronta alla pensione, saluta sorridendo: -Scusate se volete torno più tardi a quanto sembra il professore Giarratano si stava confessando -Magari, sarei felice di togliergli tutto il peso che porta il nostro giovincello. A questo punto chiudo il libro e mi alzo: -Vado io! Capisco che voi due avete modo di confessarvi a vicenda. Io non sono della vostra congrega, associazione, come la chiamate? A si! Religione! 205

206 Mentre mi sono girato nel chiudere la porta vedo stampata in volto la loro indignazione, ma è stato meglio così, sono fuggito perché trovarsi in mezzo a due calibri del genere non potevo che essere preso in giro. Un po d aria fa bene. E bastato il tempo necessario per scendere quei quattro scalini e vedo arrivare Nunzia con la sua cinquecento gialla, rumorosa e con gli sportelli che si aprono di davanti. Per non essere sconveniente ho girato la testa dall altra parte, conoscendola che porta sempre la gonna e ricordando che gli studenti si posizionano davanti appunto per vedersi lo spettacolo. E si anche questa volta porta una bella gonna a tubo. Nunzia è insegnante di inglese, una bella donna, molto riservata pure se in apparenza sembra non stare troppo alle convenzioni sociali. Non riesce a mantenere molto la disciplina in classe pertanto spesso si trova ad essere vessata dal preside, il quale sembra provarci pure un perfido piacere. Non si ferma, va di corsa già è in ritardo, per la sua ora di lezione. Non ha il tempo necessario per andare in segreteria che suona la campanella, mentre si avvia gli cadono a terra alcune cose, la vado ad aiutare. Ha il viso arrossato e una bella chioma nera, mostra tutti quei denti perfetti. E veramente bella! -Grazie Giarratano, ogni giorno me ne capita una e così continuo a correre. Dura troppo poco un giorno! -Spero che troverai il tempo magari di prendere un aperitivo assieme. -Come finisco dalla scuola devo correre immediatamente all ospedale, c è mio padre ricoverato e devo pensare a lui, mi dispiace Ha fatto una espressione sofferta e sincera. Mi chiedevo mentalmente perché quella richiesta? E pura simpatia diciamo anche attrazione. In me c è la voglia di mettermi alla prova, ancora una volta. Così attraverso insieme a lei il corridoio e vado direttamente in classe. Noto nell espressione dei ragazzi, una specie di dispiacere nel vedermi, mi da fastidio, ma è molto comodo per la disciplina. Mi sono messo a 206

207 spiegare, vi era silenzio, pace, quando ad un tratto si sente una specie di boato nella classe accanto, proprio da Nunzia. -Scusate, quando vado a vedere ch è successo, vi prego un po di pazienza, grazie. Busso ma senza risposta, così decido di entrare. Un ragazzo aveva abbattuto il suo banco in piena contestazione con l insegnante. -Professore Giarratano, va tutto bene, può andare, alla mia classe ci penso io, grazie. Guardo quello studente, lo conosco bene, è uno di buona famiglia, che fa mille storie, forse l ho guardato in modo un po particolare, perché reagisce in maniera alticcia ed esagerata: -Cosa guarda lei? Pensa di farmi paura? Mi ritiro quasi indietreggiando. Mi chiedo cosa ho voluto dimostrare con questo mio intervento? Che lei essendo una insegnante giovane, donna, non la consideri in grado di sostenere il suo ruolo? Ho sbagliato! Spero che non si sia offesa, comunque chiarirò il mio errore alla prima occasione. Non mi è stato mai facile il relazionarmi, sembra che ho voluto sempre attirare l attenzione su di me, facendomi meno libero e disinibito nei rapporti. Questa considerazione mi fa pensare alle mie discussioni da ragazzo a Prizzi. I miei coetanei se ne accorgevano di questa mia attitudine e qualcuno mi ha mollato pure qualche bel cazzotto, solo per antipatia, senza un preciso motivo. Lo ricordo con simpatia questo mio coetaneo, popolano, grosso, malvestito, rumoroso con brutti voti a scuola e un cuore grandissimo. Chi sa che fine ha fatto? Da tempo non ho più notizie, da dopo la scuola elementare. Sarà andato emigrato in cerca di lavoro di sicuro. Ritorno ai rumori del mio appartamento alle luci e le ombre, al mio Diario avariato, ai miei silenzi e alla voglia matta di rivedere Speranza. 207

208 Le luci della sera mi infondono melanconia, mi fanno sentire solo, mi fanno ricordare i giorni della mia famiglia, della mia casa, risento gli odori, i rumori domestici e la tivù accesa che blatera un telegiornale, mio padre attento pronto a tavola, mentre mia madre porta a tavola la pendola della pasta. Rido di malinconia. Frugo dentro me: ti sei lavato le mani? mia madre spalanca gli occhi No!? Vai a lavarti le mani!. Mio padre, accennando un sorriso, mi invita ad andare. Mi sono portato dietro tutto questo e altro ancora, ha fermentato dentro di me, ha potuto trasformarsi in qualcosa di cattivo? Poi lei mi stringeva forte a se, baciandomi il volto. Ancora mi brillano quei baci come veri sulla pelle e sullo stesso posto, un ricordo epidermico bellissimo. Che bel profumo che aveva mia madre E il dopobarba di mio padre così rassicurante. Li vedevo bellissimi assieme, ne ero profondamente orgoglioso per come si muovevano, come parlavano. Questo non può essere andato a male. Guardo sul tavolo insieme ad una pila di libri, il Vangelo, stendo la mano per prenderlo, ma dissento proprio fisicamente, con la testa e mi ritiro, girandomi verso la finestra. Prendo il Candido e ritorno a leggere. Non penso più a niente mi va bene così. 208

209 V Questa mattina Armando mi si è avvicinato con circospezione chiedendomi di parlare. Non mi aspettavo assolutamente che l episodio della mia incursione nell aula di Nunzia avrebbe avuto mai un seguito. Armando finita la scuola mi invita a fare due passi, così scesi per il bar a centro mi prende sottobraccio e mi dice: -Non te la prendere a male di quello che ti sto dicendo, ma sento l obbligo di avvertirti: devi stare più cauto negli atteggiamenti a scuola. Il padre di uno studente voleva andare a reclamare in presidenza accusandoti di avere minacciato suo figlio. -Ma quale minacciare? Ho sentito un forte rumore dalla classe accanto e sono entrato per vedere cosa era successo. Ho sbagliato si, non verso lo studente ma verso la collega, lo riconosco. E stata una mia imprudenza, avrei dovuto restarmene in classe. -Il ragazzo asserisce che lo hai guardato in malo modo -Sarà stato così. Quello crede di fare a scuola tutto quello che vuole, è un isolente. Ma non era nelle mie intenzioni minacciarlo. -Comunque sia, caro Salvatore ho dovuto pregare questo signore di non andare dal preside, perché quello non aspetta altro e non va per il sottile su 209

210 di te, gli interessa poco la tua versione dei fatti. Ho detto che mi sarei incaricato io a parlartene. Ho pensato che il mio passato avrebbe influito sull opinione della mia persona e che ha fatto bene il professore Loj a bloccare tutto. Mi è venuto un sospetto: forse sa? -Perdonami la confidenza che mi sto prendendo, in fondo ci conosciamo da poco, ma è inutile che te lo nascondo, ho delle simpatie per te e penso anche delle affinità culturali abbastanza forti. -No, anzi la ringrazio per la disponibilità al dialogo è l unico con cui posso scambiare qualche parola d intrattenimento senza litigare, poi con gli altri colleghi trovo un muro che non riesco a superare ed ogni mia buona intensione mi ribalza addosso negativamente. -Anche i colleghi, bidelli, studenti e superiori, dicono la stessa cosa. Dicono che hai un atteggiamento di superiorità, pronto alla lite. Pertanto è anche giusto che rivedi il tuo modo di considerare gli altri. -Non posso stare con la testa china e lo sguardo abbassato, tutto il tempo a scuola Ma lo stesso cercherò di aprirmi con più cordialità, anche sforzandomi, anche se un po falsa -Salvatore preferirei un approccio più confidenziale tra di noi se mi permetti, dammi del tu come faccio già da tempo io. Non credo che per te l età fra due persone sia un limite? -Scusami, la mia era solo riverenza, vengo da un piccolo centro e nella persona vengono marchiate dentro delle usanze difficili da sradicare. Loj è decisamente basso di statura, gli mancano i capelli a centro con due occhiali neri e spessi per la forte miopia, ciglia folti di un nero corvino, la sua voce è pastosa, piacevole d ascoltare, può fare il conduttore radiofonico. Poi ha un modo di esprimersi altamente comunicativo con una semplicità di termini incastonati in delle frasi brevi, che accompagna con una mimica facciale e gestuale rafforzando ancor più i concetti. E un 210

211 piacere ascoltarlo. Sono sicuro che questo mio piacere di stare insieme a lui in un certo modo arrivi pure a lui e mi viene così ricambiato con la simpatia. -Voglio parlarti francamente, io so cosa ti è capitato a Palermo. So pure che sei stato scagionato totalmente di quella antipatica situazione. Certi ambienti sono bigotti e carichi di pregiudizi, per loro basta sapere che un uomo è stato in carcere, poco interessa se senza colpa, per considerarlo in maniera malevole. Quindi è meglio che se ne parli meno possibile in quell ambiente. Ha visto che mi sono costernato e mi allungò la mano stringendomi il braccio sinistro. -Senti hai degli impegni? Insomma vuoi venire a cena da me? Sono sicuro che farai un grande piacere alla mia Lucrezia. Da tempo non abbiamo visite. -Non ho impegni, grazie. Loj è così pratico, diretto, come spirito è più giovane di me. Quando ho avuto qualche battibecco sulla fede con don Liberto lui se ne stava prima ad ascoltare, facendo finta di maneggiare su i registri, poi interveniva, a volte sembrava contro me, invece era un pugnale bilama e così tagliava da ambo le parti. Ad esempio eravamo arrivati sul punto clou del discorso, da una parte il mandato di Gesù nel Vangelo di Matteo: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. Asserivo che la Chiesa poggia su una interpretazione sbagliata, sulla pietra sbagliata, perché quella pietra è la fede di Pietro che aveva risposto alla domanda di Gesù chi fosse: tu sei il Cristo, il Figliuolo dell'iddio vivente. Questa fede è la pietra e non Pietro. Don Liberto asseriva che invece era proprio l uomo Pietro che ha pronunziato la fede ispirata da Dio Padre. Vi era un continuo dibattito a non finire allora a questo punto intervenne Loj: -Tagliamo la testa al toro e prendiamo il Vangelo in lingua originale. 211

212 Si mise a cercare nello scaffale e trovò una antologia di greco dove vi erano alcuni passi del Vangelo di Matteo, a quanto sembra lui ricordava quel testo e si mise a leggere: - ( ) taute don Liberto mi può bene insegnare che questo grammaticalmente sta ad indicare non Pietro ma la confessione di Pietro. Questo discorso della pietra ha avuto anche diverse riprese successive, ad esempio, don Liberto mi aveva messo sotto quasi lasciandomi a secco di argomenti asseriva: -Si la pietra è la confessione di fede di Pietro è questa sua confessione che è Chiesa tutt oggi. La Chiesa è edificata dalle pietre vive degli uomini che la compongono. Rispose Loj che, non come me, ha letto bene il Vangelo e studiato: -Paolo scrive, aspetta che prendo il testo. Così si alza e va a prendere la Bibbia dalla libreria si mette a sfogliare e trova e legge: -"Poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù". Prendo la palla in balzo: -Non vi è altra pietra mio caro don Liberto, che una sola: il Cristo! Tutto il resto sono fandonie inventate per il potere dell uomo sull uomo, sciogliere e legare come un notaio celeste è solo gestione di un potere arbitrario. Don Liberto quel giorno non si adirò con tono pacato disse solo: -L unica salvezza è nella Santa Chiesa, anche piena di errori. Tutti gli uomini della Chiesa possono sbagliare, tutte le pietre di ogni tempio possono crollare, ma l unica verità sarà retta dalla pietra portante: Gesù Cristo. Ed in questo che regge la fede della salvezza dell uomo. Comunque fate una bella coppia d attacco e sono lieto di controbattere con tutt e due: sia con il giovincello che l anziano muratore. 212

213 Un osso duro don Liberto, però tutto l edificio di regole, filosofie, mandati sacramentali, togliendo le fondamenta, la pietra principale del primo papa, crolla, rimane Cristo, ma di tutto ciò attorno che lo ha imprigionato in una fede rigida e permissiva cosa resta? Ragionavamo su questo io e Loj, senza don Liberto che era ormai uscito. Mentre gli altri colleghi assistevano quasi muti, ogni tanto emettevano solo qualche monosillabo di dissenso verso noi. Sono le sette e trenta mentre mi sto vestendo per andare a cena in casa Loj, medito nel mio ricordo di quella conversazione una definizione di don Liberto: anziano muratore e siccome non sono uno sprovveduto e qualcosa l ho letta pure io, so cosa intendeva. Questa sera spero di approfondire e dissipare con il professore questa mia curiosità. 213

214 VI Ho preso una cassata siciliana da portare a casa Loj e ne sono quasi pentito, perché non a tutti piace la crema di ricotta, ma qualcosa dovevo scegliere: quella di cioccolato mi sembrava un po sbarazzina, cosa da innamorati, i pasticcini misti, da visita d ammalati, il tronchetto della felicità è da persone insopportabili. Loj ha una bellissima villa quasi fuori Messina, eredità della moglie: eccola! Il cancello ambio di ferro battuto con un disegno rappresentante un grande sole tra due colonne importanti in pietra sormontati da due cipolle a sua volta chiuse da una sfera, in una di quelle colonne vi è una targa scolpita con la scritta Villa Sole. Suono al citofono risponde una voce di donna sentendo il mio nome mi saluta e il cancello si apre elettronicamente. Percorro il viale di pini marini con l auto, un duecento metri e arrivo in uno spiazzale di fronte alla grande palazzina ad un piano. Trovo Loj ad accogliermi, sorridente: -Mio giovane amico, eccoti! 214

215 Lucrezia è molto fine, gli anni che ha non li nasconde, ha una classe e un portamento straordinario, i capelli sono corti, non appena sopra la nuca, dominati dal grigiore in un taglio molto curato. Si, è una donna elegante. Non so perché mi è venuto spontaneo salutarla Donna Lucrezia, lei gradisce, le stringo la mano con dolcezza e si è stabilito subito una empatia straordinaria tra noi due. Bella la casa è piena di quadri e oggetti artistici, il mobile è massiccio, ha storia, sicuramente la famiglia di Lucrezia sarà stata aristocratica, ogni cosa lo dice. Loj ha notato il mio interesse e me la fa visitare tutta, stanza per stanza. Mi porta nella biblioteca. E un salone colmo di libri tutti sistemati, ve ne sono di tutte le misure e di tutte le maniere. Provo un senso di sconforto, è come quando vado in libreria, dopo avere passato un giro d ispezione, mi convinco che il tempo della mia esistenza non è abbastanza per leggere almeno una sola piccola parte dei titoli che m interessano. -Qui ti diverti -Vengo raramente in biblioteca solo a cercare qualcosa, il mio tempo lo passo nella mia stanza, dove ho le mie cose e i miei libri. Anche il suo studio è uno stanzone pieno di libri e mucchi di riviste, vi è un leggero disordine, vi sono più colori e poi una bella finestra con balcone che lascia penetrare lo sguardo in profondi orizzonti fino al mare. -Da qui alcuni giorni d estate si vede pure l isola di Stromboli e il suo vulcano, una meraviglia. L occhio mi va in un suppellettile sopra lo scaffale, lì tra tante altre cose, è un ape di bronzo quasi un venti centimetri di lunghezza. La vado a toccare con mano. Armando mi osserva, aspetta che io dica qualcosa. Mi accorgo ciò e cado in un silenzio imbarazzante, capisco di essere piccolo in tutto nei suoi confronti, ragiono subito sul fatto che è meglio essere sinceramente diretti con i tipi come lui. Così prendo in mano quell oggetto: 215

216 -Bella questa ape -E un ape regina. -Ha dei significati esoterici? -L ape regina nella massoneria, come anche per i gesuiti, significa obbedienza, armonia. La statua equestre di Ferdinando I de i Medici a Firenze ha appunto una targa con l ape regina attorniata dalle api operaie. Simboleggia appunto i Fiorentini operosi attorno al loro Principe. -Loj mi devi perdonare se sono insolente, ma quando don Liberto l altro giorno ti appellò con vecchio muratore intendeva che sei un massone? -Si, e lui è un gesuita! E piacevole affrontare discussioni con lui perché ha una cultura enorme e profondissima, che furbamente non lascia sospettare, anzi, così trae nella trappola, perdonami la franchezza, quelli come te, come il ragno che tesse lentamente e con pazienza la sua rete. -Io non credo! -Gli atei per la Chiesa sono necessari, mentre alla massoneria non servono. L ateo crede di essere un libero pensatore, ma ha posto dei muri altissimi nella sua visione del mondo. E un mondo strano quello degli atei, fatto di profondissimi sbalzi e altissimi muri, labirinti di parole e falsi sorrisi di compassione per chi ha fede. Tutto ciò ha dei pro e dei contro come ogni muro non permettono lo scambio, la dialettica, la comunicazione, d altro canto sono dei limiti che difendono l aggressione mentale, il condizionamento all obbedienza. Mentre la Chiesa sposta l argomento su chi è Dio veramente, accusando chi non ha fede e gridando Dio c è!. -Io ho bisogno di un ragionamento sano per credere a qualcosa. E la ragione che illumina il mondo! -Tu sei un sostenitore del pensiero volterriano, ebbene anche Voltaire era un massone, anche lui credeva nel Grande Architetto. -Si, è l unica cosa che dissento da lui. 216

217 -Pure il marxismo è frutto della massoneria quindi non vi è ateismo, ma esoterismo. Dicono la religione è l oppio dei popoli frutto del capitalismo ma annulla qualsiasi concetto di ateismo, anzi il comunismo a rivoluzione compiuta, porterà ad una nuova spiritualità pura senza condizionamenti, senza l alienazioni dei propri problemi ad un Dio per poi rimanere inattivi, inoperosi, impassibili allo stimolo di progresso. Per Marx l ateismo è perpetuazione dell'alienazione religiosa. Se non si è capito questo di Marx, è perché vi è un rifiuto totale della sua figura massonica da parte di tutti sia pro che contro alla sua filosofia. Ecco l ape regina e le api operaie dell ordine massonico e comunista. -Sono affascinato da questa organizzazione piena di mistero. -Io sono entrato a farne parte da giovanissimo ancora studente universitario. Qui a Messina la loggia più importante fa testa alla figura storica di Giuseppe La Farina Vera Luce. Non a caso il Liceo porta il suo nome. Da tempo che me ne sto distante, perché le delusioni sono state tante. Qui le logge sono serviti ad alcuni per farsi i propri affari. La massoneria in Sicilia ha avuto un ruolo per lo più politico e affaristico anche in passato. La massoneria dovrebbe essere scuola di pensiero, dove vi si può concertare per l accrescimento dell umanità all insegna del libero pensiero e del progresso. Niente di tutto questo. Come sai la rivoluzione illuminista passò dritta dalla Sicilia. L esercito napoleonico non posò piede affatto sulla nostra meravigliosa isola, da Napoli all Africa. Quindi nemmeno le idee rivoluzionarie e illuministiche approdarono da noi, abbiamo dovuto inventarceli di sana pianta alla meno peggio. Poi con il Grande Oriente d Italia anche quella attività di progresso politico è finito. Anche la massoneria siciliana come la Sicilia ha subito la colonizzazione della massoneria piemontese. E la loggia Vera Luce ha le sue colpe storiche su tutto ciò. Da allora è stata tutta una gara alla scalata di titoli a forza di donazioni in denaro. Invece un titolo dovrebbe essere prova di un raggiungimento sapienziale dell adepto. Oggi ci sono teste quadre senza alcuna prova della loro cultura, del loro traguardo, nei posti alti della piramide. Magari operano in qualche pro loco, o associazione culturale 217

218 organizzando convegni dove si dice tutto e non si dice niente e così fanno curriculum. Oggi alla massoneria siciliana basta che tu sei un vincente nella società e vieni accettato facilmente, non guardando chi è quel personaggio e che conseguenze può causare entrando a farne parte. E per questo motivo che me ne sto distante, tranne qualche contatto a livello personale. Lucrezia bussa e ci invita in sala da pranzo: -Miei cavalieri, non volete lasciarmi tutta sola, mentre ve ne state chiusi qui a confabulare chissà quale rivoluzione? -Scusami cara, quando tolgo il freno non riesco a fermarmi, facendo così la testa come un pallone al nostro amico. -Ti assicuro che ho trovato oltremodo interessante e affascinante questa nostra discussione. -Vedo che le piace l ape regina L ho regalata io ad Armando l ho trovata in un asta a Roma ed ho pensato subito a lui. Imbarazzato poso la statuetta che mi tenevo ancora in mano quasi a volermela portare via. 218

219 VII La sala da pranzo è soprattutto luminosa, ha due grandi lampadari e due grande vetrate, lo stile è Liberty. Una giovane donna ci serve a tavola, mentre donna Lucrezia in un certo modo cerca di aiutarla. E molto affabile con lei, la chiama Susetta. Vedo ogni tanto che mi sbircia, è curiosa. Ha un bel viso armonioso di carnagione bianca, gli occhi chiari, celesti e i capelli nerissimi. Quando va via, Lucrezia chiarisce: -Susetta più che una collaboratrice domestica è una persona a noi molto cara. E nipote della governante di casa poverina andata a miglior vita due anni fa. Vive con noi. Le avevo detto di cenare insieme, ma non ha voluto, è molto timida, forse la prossima volta che sarà nostro ospite acconsentirà. -E molto giovane. -Ventitre anni. Le mie figlie la considerano una sorella minore, se la coccolano. -Due figlie? Armando chiarisce sulle sue due figlie Agata ed Esmeralda, tutte e due negli Stati Uniti, sono due scienziate, impegnate nella fisica nucleare. 219

220 -Ogni tanto arrivano con altri amici, colleghi e qui succede il finimondo. Ma è così bello che rido sempre come un babbeo. -Siamo molto orgogliosi di loro. Volevano portarsi Susetta in America, lei non ha voluto. Ha risposto: e chi ci bada e questi due? -Si sono laureate tutte e due a Catania, con il massimo dei voti, prima Agata e tre anni dopo Esmeralda. Una passione per i numeri dall infanzia. -Mi avete fatto prendere dalla curiosità Mi fate vedere delle foto di loro? Magari più tardi. -Subito! Lucrezia va a prendere una fotografia di loro due con una massiccia cornice d argento. Sono abbracciate l una e l altra, nello sfondo vi è la statua della Libertà, hanno un sorriso aperto, capelli lunghi, sono giovani e belle tutte e due, indistinguibili sull età. Me le indica Lucrezia con il dito: -Sono una forza! Infondono allegria ed energia in ogni posto solo con la loro presenza. Scherzano, ridono, sembrano gemelle e hanno una complicità sorprendete. Poi si immergono nello studio e diventano serissime. Una loro assistente ci diceva che erano severe quando lavoravano. Susetta ha dieci anni meno dalla piccola, se la sono letteralmente cresciuta. Finiti di cenare siamo nel soggiorno, ecco che Susetta viene chiamata da donna Lucrezia, mi viene presentata. Lei con disinvoltura mi porge la mano e resta. Ha una veste di lanina colore prugna, è molto sensuale, ma non parla tanto. I suoi occhi sembrano volere andare oltre le mie parole, il mio sguardo, come se avvertissero qualcosa di strano sulla mia persona, quindi ho la netta impressione che mi indagano, come se aspettassero una mia rivelazione, una contraddizione. Più la guardo e più mi accorgo che è bella, delicata e prorompente, forte, una natura traboccante di vita, nelle sue forme di donna magra. Penso: a Messina tutte le donne sono così belle e sane. Chi non lo è non è di questa città, è una trapiantata. 220

221 -Ho preso il diploma magistrale, ma non ho continuato gli studi, anche se Esmeralda ha insistito tanto. A me piace leggere ma non studiare. -Legge di tutto, una voracità di libri straordinaria, dalla letteratura alla filosofia, ai libri di viaggiatori, di storia e tutto ciò che attrae la sua attenzione. Susetta permetti che glielo dico? Salvatore è un nostro amico. -La prego di no. Loj la incita, è qualcosa strabiliante che riesce a fare solo Susetta. -Che paura hai? Tanto è un gioco, solo che tu sei così brava che ne fai una magia vera e propria. Così abbassa la testa acconsentendo. I coniugi Loj esprimono gratitudine e soddisfazione. Così Susetta mi si mette davanti mi prende le mani e dice: -Si deve fidare di me e fare quello che le dico. -Ci possiamo dare del tu, siamo giovani -Va bene. Guardami negli occhi cercherò di leggere la tua vita negli iridi dei tuoi occhi. Incomincio a ridere, mentre già sento il suo corpo vicino al mio, come un alone di calore tenue ma percepibile, le sue due mani sono delicatissime, percepisco la sua pelle quasi da bambina. I suoi occhi disperdono ogni mio pensiero, ormai vedo una grande distesa di sale bianco che brilla al sole con mille specchi dai riflessi colorati. Capisco di essere in completo suo dominio, non riesco a liberarmi. Provo disperazione perché è qualcosa contro il mio volere. Ma il suono della sua voce mi fa provare serenità, riacquisto la calma. Mi continua a dire: -Pace, pace nel tuo cuore, pace nella tua mente, pace nel tuo corpo. Come ti chiami? -Giarratano Salvatore. 221

222 -Hai avuto una vita non proprio facile. Ti è venuto a mancare una persona a te molto cara, un genitore Vuoi conoscere il tuo futuro? -Non credo quale futuro? -Vedo un incontro con una persona molto importante per te, che cerchi da tempo, finalmente domani la vedrai. -Speranza! Mi sento indagare dentro, ad un certo punto sento urlare, vedo una colluttazione e l immagine di Gemma insanguinata a terra, riaffiora nella mia mente viva come non mai. Provo tormento, forse sono io ad urlare. Mi sveglio di soprasalto sulla poltrona e scopro che è Susetta a strillare spaventata. -Cosa è successo Susetta? -Niente Non preoccupatevi, non è niente. Ogni tanto capitano delle interferenze, fantasie, che ho visto in qualche scena di film e sono così vive che sembrano vere. -Mi hai ipnotizzato? -Si è una tecnica per potere leggere dentro l iride. Ho notato che hai bisogno di un controllo medico, probabile una piccola infezione all appendicite. E meglio controllare. Hai provato qualche dolorino di tanto in tanto, qui? -E veramente impressionante, è vero ogni tanto. Andrò a fare un controllo. Ci sarà una spiegazione scientifica? -Si chiama iridologia, non tutti i medici sono d accordo ch è un metodo scientifico, però sono convinta che funziona. Donna Lucrezia abbracciando per le spalle Susetta: -Mi dispiace che ti sei sentita così male. Perdonami non te lo chiederò più con nessun altro. 222

223 -Cosa hai visto di così spaventevole? -Armando, ho visto assassinare con un pugnale una donna, era nuda, cadeva a terra tutta insanguinata. Quella donna ero io! Cado costernato afflitto che possa essere la verità emersa dal mio subconscio. -Questo non significa che è la verità. Non significa che tu mi ucciderai. Forse è semplicemente un tuo incubo, oppure indotto da me che è riaffiorato nella mia visione. Armando sa il mio passato pertanto ha fatto di tutto per non incrociare il mio sguardo. 223

224 VIII E notte fonda, non riesco a prendere sonno, le immagini di questa sera a casa Loj si ripetono una dopo l altra, alcune mi tormentano altre mi allietano. Questa sera ho incontrato delle belle persone è bello poterlo pensare. Donna Lucrezia ha una sapienza profondissima che si riesce a trasparire lievemente. I suoi movimenti, il suo sorriso grazioso, la sua voce rimasta giovanile e dolce piena di flessioni armoniose fanno di lei, nonostante l età, una bella donna. In lei vi è qualcosa d indigeno che appartiene a questa nostra Terra di Sicilia e che la mia generazione sta perdendo forse per sempre. Questo qualcosa è al di là del ceppo sociale e del livello culturale, perché l ho notato anche in Rosa di Via Macqueda, anche in più di qualche donna anziana del mio paese. E comune nei loro movimenti sicuri e graziosi, nel proporsi agli altri con riserbatezza, ma nello stesso tempo, aggiungendo quel calore di una cordialità sincera. Lei 224

225 non lascia intravedere che sa, e molto, che il suo bagaglio culturale è superiore al tuo. Al contrario di noi uomini, che la prima cosa che facciamo è di mostrare agli altri la nostra coda di pavone, pertanto alla minima occasione sfociamo il nostro sapere. Che pazienza hanno le donne con noi uomini Forse magari lo prendono come un nostro apprezzamento nei loro confronti? Forse anche se lo fosse non sono tutte a pensarlo. Donna Lucrezia, vera padrona di casa, è riuscita a sbollire l atmosfera surriscaldata dal quel gioco risultato drammatico dell esperimento d ipnosi con Susetta. Mi tenevo il mio segreto dentro lo stomaco e non riuscivo a trattenerlo perché era in pieno contrasto con quelle persone così ospitali. Lei incominciò a parlare di quella tenuta di campagna del bisnonno, dove tutta la famiglia si ritirava lì per l intera bella stagione. Quando poi le vicende economiche incominciarono a inclinare il benessere del proprio casato, suo nonno decise di salvare il feudo con questa casa e di perdere il resto: il palazzo signorile e l altro feudo così esteso che sconfinava nella provincia di Catania. L ultima ristrutturazione è stata fatta dal padre ammodernando alcune stanze. Infine lei ha sempre abitato quella casa da quando è nata, lei e quella casa sono una unica cosa. Comunque lei e il marito si sono girati già mezzo mondo. -Armando l ho incontrato proprio in questa casa. Un giorno mio padre lo ha portato per fargli visitare la biblioteca. Rimasero chiusi dentro per tantissimo tempo, tanto che mia madre si era incuriosita e andò a costatare se tutto andasse bene. Quando uscirono vi fu solo il tempo delle presentazioni e di un the e fu in quella occasione che siamo rimasti incagliati nella rete della nostra storia, una bella storia -Ricordo quando entrò da quella porta insieme alla governante è bastato incrociare lo sguardo e sono caduto in catalessi. Come mi ha guardato in quel piccolissimo istante ho provato una forte emozione, è la cosa più bella che mi è capitata in tutta la mia vita. Quello è lo sguardo di Afrodite è come toccare il cielo con un dito. Poi dopo la presentazione si è seduta con 225

226 una classe unica e con la mano si tirò i capelli all indietro ed ho capito con quel gesto che non le dispiacevo. Ancor più sentivo come un malessere tenermi il mio passato, come un segreto nascosto dietro le mie parole, i miei silenzi e i miei sguardi sfuggevoli a quelli di Susetta che ormai sembrava non indagare più, ma lo stesso mi leggeva dentro, una autentica strega Così di punto in bianco mi misi a confessare il mio passato: -Io non posso dire di essere così fortunato in amore, spero nel futuro. Nell Università di Palermo ho conosciuto una collega, era il 1974, Gemma... Il nostro rapporto non era così importante, almeno per me, un concetto relazionale superficiale che mi portò conseguenze dolorosissime. Una di quelle sere andandola a trovare inciampai sul suo cadavere, nuda e distesa a terra con tante coltellate. Mi trovai su di lei, fuggii come un pazzo dallo spavento. Fui arrestato e messo in carcere per parecchi mesi. Fu una esperienza terrificante. Grazie alla tenacia di mio padre a non mollare si arrivò alla verità. L aveva uccisa un amica in comune, credendola la genitrice dell Anticristo. Insomma poveretta era impazzita. Così sono stato scagionato. Lucrezia mi guardava con tenerezza, mentre Susetta aveva lo sguardo basso fisso sul pavimento. Armando mi guardava con ammirazione per quel mio gesto di onestà. Io mi sentivo alleggerito ma fuori posto, credevo di avere pregiudicato la mia reputazione oramai, così non mi sembrava l ora di uscire di scena. Vi furono pochi secondi di silenzio dove provai un imbarazzo evidente, tanto che Armando intervenne in mio aiuto: -Quello che conta esserne uscito indenne. Tuo padre sarà stato un uomo tenace. -Più di quanto io mi sia mai potuto immaginare, un grande uomo! Parlando di mio padre sentii come un brivido di freddo lungo la schiena. Mi emoziona sempre ricordarlo. Mi disse Lucrezia, intuendo i miei sentimenti: 226

227 -Fai bene ad essere orgoglioso di lui! Susetta era pronta a chiedermi qualcosa, ma era restia, non voleva sembrare invadente, così la invitai io a parlare: -Ecco che quella tua visione sicuramente ti è stata suggerita forse da questa mia esperienza traumatica e che sinceramente non sono riuscito a liberarmene completamente. -La ragazza uccisa era gravida? -Si. Non era mio il bambino che portava in grembo, ma di un altro collega di studi. Si rattristò ancor più, si trancerò in un silenzio per tutto il resto della serata, quando andai via sembrò cortese nel suo arrivederci ma era rimasta lontana. Ora non riesco a prendere sonno, non riesco a stare sopra il letto, nemmeno il rumore del traffico dell ultimo sbarco del traghetto riesce a farmi dormire, mentre nelle altre sere è bastato concentrarmi su quel passare di motori diversi per farmi cadere nel sonno più profondo, un po come contare le pecore. Così mi alzo, e mi metto ascrivere pagine e pagine nel mio Diario avariato e mi rilasso, riesce a scaricarmi la tensione accumulata. La mia convinzione principale è l esigenza di trovare un psicologo, forse mi farò aiutare d Armando, di sicuro lui potrà consigliarmi. Ho paura ad attaccarmi ancor di più a questa persona, non vorrei infastidirlo dandogli la brutta impressione di trovare in lui la sostituzione della figura paterna. Onestamente ho paura della sua amicizia, ho paura che diventi qualcosa d importante, perché la pura verità è che ho paura degli altri, una paura profonda che a volte mi toglie il respiro. Mi viene di getto e scrivo: Ombra, senza una parola, come un isola sospesa pronta cadere su i miei occhi aperti. Ombra che mi avvolge in un magma di silenzio. Ombra gelosa, dalle parole vane e terribili per avermi dato il suo corpo e averla tradita al primo sguardo di luce. 227

228 Lascio così sospesa buttando la matita che rotola sul quaderno, mi alzo e vado alla finestra. Tutto è silenzio e le luci illuminano il vuoto di un posto senza speranza di storie nuove, solo un marciapiede frutto di una politica miserabile e meschina. Mi chiedo in quella luce artificiale del neon che batte freddamente a terra se non fosse proprio l ombra dove si annida chissà quale diavolo pronto a ribellarsi ad ogni pensiero su dio. Mi chiedo se la mia ombra e questa luce non siano un tutt uno tanto che la mia paura non sia la stessa di ogni uomo, di tutti gli uomini, in questo Mondo. Dovrei sfruttare questa ombra, questa paura per crescere. Alle tre di notte è facile che l uomo sminuisce ogni valore razionale per farsi aggredire da tutte le idee malsane che sorgono come fili di fumo dall immondezzaio di fesserie, di miti, leggende e fantasticherie, accumulato dentro giorno dopo giorno. Penso a Susetta e provo dispiacere nel suo lasciarsi depravare da credenze e giochi simili. Come si può mai credere di leggere nel futuro? Come è mai possibile che una persona così acculturata e intelligente abbia questa stupida credenza? Il futuro oggettivamente non esiste se non come convenzione letteraria, ma impossibile da percepire, perché quando viene percepito finisce immediatamente di esserlo per divenire altro. Non occorre correre superando la velocità della luce per raggiungerlo. Nella vita non vi sono paradossi. I paradossi sono per i matematici, i filosofi, i teologhi e i poeti ma non vi sono nell esistenza degli uomini, perché le lucciole sono animali e le lanterne solo candele accese. 228

229 IX La vita va vissuta seriamente, non si può continuare a giocare con i pensieri mentre come questo treno che corre tra gallerie e specchi di mare va verso una meta, un sicuro punto d arrivo, una stazione terminale. Per tutta la notte non sono riuscito a chiudere occhio, mi sono messo in agitazione, per l episodio di Susetta in casa Loj e il fatto che in un certo qual modo, in alcuni atteggiamenti donna Lucrezia mi ricordava Rosa, mi sono fatto prendere dalla nostalgia. Così mentre mi avviavo per il liceo, mi sono fermato al bar per l ennesimo caffè, ho visto la cabina telefonica e ho chiamato. Volevo chiudere, mentre il telefono suonava mi ero pentito di avere chiamato. Mi domandavo il perché di quella telefonata alle sette di mattina, sapevo che erano già svegli, ma per dirci cosa? -Pronto Mamma Rosa. -Salvatore?! Piangeva e ripeteva il mio nome in maniera concitata e sorpresa. 229

230 -Ho avuto un colpo di nostalgia e ho telefonato. -Salvatore, questa notte, forse erano le tre, Antonio ci ha lasciati. Volevo telefonarti, per dirtelo e aspettavo di chiamarti a scuola ho solo quello come recapito. Tutta questa mattina che ti penso ed ecco che tu hai chiamato, ho la pelle d oca. -Arrivo! -Grazie! Antonino ne era sicuro del tuo affetto. Quando parlava di te lo faceva con l orgoglio di un padre ed è per questo che per me era importante fartelo sapere. Ho telefonato a Loj e l ho pregato di comunicare in presidenza la mia assenza da scuola. Ora corro per Palermo. In fondo Rosa è una delle persone più care che ho. Mi è rimasto ben poco in questo mondo Seduto di fronte vi è un signore mingherlino, anziano con il suo pizzetto e il cappello a bande larghe grigio stile Redford che mi fissa da dietro i suoi occhiali fotocromatici con le mani appoggiati tutte e due su un bastone color mogano. Sembra venuto dal passato, è di quei uomini che rimangono ancorati al loro passato. Ad un certo punto mi dice: -Lei si sta chiedendo perché lo fissi in questa maniera? Ebbene, sono uno sfrontato, non mi preoccupo affatto di prendermi la confidenza perché alla mia età è importante relazionarmi con tutti. Le va scambiare qualche chiacchiera con me? -Certo! Gli porgo la mano e mi presento. Lui è un chirurgo ormai in pensione, mi racconta una vita fatta di mirabolanti imprese, andando ad operare dentro le case delle persone, interventi urgenti e necessari ma spesso estremamente complicati, per la mancanza dei mezzi, degli assistenti giusti. Aveva solo un accompagnatore che gli faceva pure d autista e le sue due valigie piene di ferri. Era giovane e correva da un paesino all altro. 230

231 Lui era di Palermo ma ha vissuto i suoi migliori anni a Messina dove si è sposato e dove ha l unica figlia anche lei medico sposata con un medico. -So di essere d impiccio, ora che sono solo. Lei è mia figlia e allora magari non si rende conto del fastidio che prova suo marito. Mio genero è una persona amabilissima, ma infondo siamo bestiole anche noi e allora quando qualcuno invade la propria territorialità proviamo fastidio. E poi si sa che i vecchi siamo fastidiosi Così ritorno nella mia vecchia casa di famiglia, dove ho vissuto da studente, giovane con i miei, papà, mamma e altri tre fratelli, tutti andati via. Vado nella mia parrocchia e prego per la loro pace. Poi per i tanti che poverini non ce l hanno fatta e mi sono morti mentre li assistevo Forse avrò fatto una smorfia di disappunto, mannaggia a questa mia faccia che lascia intravedere i miei pensieri! Si ferma e mi fissa intensamente: -Lei non è un credente!? -No, non lo sono. -Non lo vuole. Vi è una bella differenza a non essere qualcosa e non volere essere. Le parlo così perché nella mia lunga carriera ho visto la morte impietosa in corpi così giovani e belli da non lasciare spazio a nessun dio. Non vi è amore, carità e misericordia quando si perde la persona più cara senza essere preparati. Madri che avrebbero dato mille volte la loro vita per avere salva quella del proprio figlio, dopo aver pregato con tutto il cuore, ma niente! inesorabilmente la morte è arrivata come una brezza e ha portato con se la vita lasciando lì disteso un corpo svuotato, inerte e senza più speranza, un vuoto a perdere! Che se ne fa ormai di quella assurda verità, della sua stessa vita, una madre? Per questo non credevo, non volevo credere che una Persona: Dio! Abbia avuto qualsiasi ruolo in questo Mondo, in questa esistenza. Però mi sbagliavo! Mio caro amico se lo sto annoiando me lo dica, non è giusto che lo stia aggredendo così. Magari se ne vuole stare con i suoi pensieri. 231

232 -La prego, continui è molto affascinante il suo racconto e mi interessa. Lei ha tutto il diritto di raccontare la storia della sua bella esistenza. -Mi sbagliavo, come le dicevo, perché non avevo fatto i conti con me stesso, con quella vivacità che avevo dentro, quando poi mentre viaggiavo da un villaggio all altro, a volte per le montagne, in viuzze sperdute e sterrate, retribuito alla meno peggio, anche in natura. Però nelle festività a casa mia era un continuo arrivare di roba: agnellini, cesti di frutta, pezze di formaggio, olio, vino e chi più ne ha più ne metta. Un giorno un mio collega in ospedale mi guardò dalla testa ai piedi con spregio compassionevole e mi disse: Sei mal ridotto ma chi te lo fa fare?. Questa domanda me la portai appresso per tantissimi viaggi ancora, sull auto mentre prendevo sonno e dormivo una mangiata di minuti. Chi me lo fa fare?. La risposta io l avevo avuta dai miei pazienti e tante volte, solo che non avevo mai dato significato. Quando arrivavo e trovavo la famiglia nella completa disperazione, mi dicevano sempre che mi aveva mandato il Signore in quella casa. Il Signore glielo rende!. Io ero grato con me stesso quando in quella famiglia ritornava la speranza, i volti si illuminavano, mi irritavo quando qualche donna mi baciava le mani, presemi per forza: Queste mani sono benedette!. Sa in certe famiglie stando male l uomo si rischia la fame è una vera sciagura perché si vive di lavoro delle braccia. Così ho dato senso alla mia vita affidandomi al mistero di Dio. Fu un giorno memorabile quando entrai nella chiesa madre di Alcara Li Fusi, avevo finito l intervento e mentre stavamo andando gli disse all autista di fermarsi. Erano le sei di sera del 4 Aprile del 63, attraversai il colonnato della navata centrale vi erano delle donne che recitavano il rosario, mi accostai all altare, salii i tre, o quattro, gradini e non sapendo perché e per come lo baciai. Da quel giorno è stato tutto facile perché nostro Signore non aspetta altro che un nostro cenno per correrci incontro. E ne ho avute difficoltà nella mia vita, ma la gioia di vivere è stata ed è ancora più grande. Lo guardo attentamente in quella sua espressione appassionata e sono imbarazzato da quel discorso. Penso che il sentimento religioso deve 232

233 essere intimo e non così spiattellato al primo che si incontra, un po di riservatezza ci vuole! Mi viene voglia di offenderlo, di contrapporre a questa sua posizione di sicurezza e mi sale dallo stomaco quel tipico veleno che ho imparato a riconoscermi ormai: -Chissà se il suo dio si trova pure nelle mani insanguinate di un crudele assassino!? -Nostro Signore è pronto ad abbracciare ogni figlio che torna. Pronto a fare festa grande se quel figlio era perduto e lo ha ritrovato, era morto ed è tornato in vita. Ho riconosciute le parole della parabola del Figlio prodigo, così volgo lo sguardo verso il finestrino mentre tutto sfugge: case, strade, alberi, mare e montagne, rimane riflesso appena visibile il volto di quell anziano chirurgo. Il quale sicuramente ha fatto tanto bene, ha salvato vite umane con le sue abili mani e con la sua conoscenza ed ha declinato il suo bene al primo dio che ha incontrato nel suo cammino. Io rimango convinto che si può amare il prossimo, senza l ausilio di altro e d irragionevole, per se stessi e basta. Intanto quell anziano ha appoggiato il mento nelle mani sul bastone e mi fissa in attesa di un mio responso, come se avesse incontrato l Arcangelo Gabriele per giudicarlo. -Per fortuna che fa bel tempo A questa mia frase si mette dritto e mi chiede: -Perché a lei non piace la pioggia? A me piace la pioggia più di una bella giornata: -Perché mi fa questa domanda? -Così, tanto per, per non dire niente, come fanno gli Inglesi. Ma nella sua espressione vi era qualcos altro, o forse ero io che immaginavo quello che non era. 233

234 X Palermo nonostante tutto e tutti la trovo sempre bella più che mai. Basta affacciare la testa fuori la stazione ferroviaria e sento un continuo sgommare e sirene della polizia, si legge negli occhi della gente una espressione di spavento. Comunque gli odori sono gli stessi, quelli del buon caffè e delle brioche. Mi saluto con una stretta di mano con il mio compagno di viaggio. Lui piega leggermente la testa e alza appena il cappello: -Buona fortuna, mio caro Salvatore. Mi permetta solo di dirle che ha davanti a se tutta una vita fatta di nuovi giorni, uno dopo l altro, nati apposta per lei, non aspettano altro che essere vissuti pienamente con tutto se stesso. Ne approfitti, si faccia furbo! -Grazie, è stato un vero piacere conoscerla dottore! Così va via e scompare tra le persone che vanno per i loro percorsi, ognuno indifferente all altro, ognuno per se, in una vita occupata di impegni e pensieri troppo personali per dare spazio a gli altri. Mentre nuove sirene urlano continue, si avvicinano, s allontanano. Terribile! Attraverso la piazza e mi incammino per i quattro angoli di Via Macqueda qualche centinaio di metri e mi infilo per la traversa, dopo poco vedo la porta aperta e alcuni mazzi di fiori fuori poggiati nel muro, sento un mormorio giungere dal salone, non appena entro vedo sistemato a centro la salma di Antonio, nonostante morto il suo atteggiamento sembra 234

235 sempre bonario. Rosa mi abbraccia forte, per fortuna non piange, mi stringe a se solamente. Io non trovo nessunissima parola da spendere per quella occasione. In quella stanza vi sono altre persone, alcune rigorosamente in nero, altri sembrano meno interessati al lutto. Mi avvicino alla salma e non so che fare, lo guardo solamente, mentre mi affiorano le sue espressioni e il tono della sua voce. -Vieni, ti sistemi un po. In cucina Rosa porta sul tavolo un vassoio di pasticcini e mette subito la caffettiera sul fuoco. Non so come mi trovo tra le gambe Amicomio, si struscia con la coda e miagola sapientemente il mio nome. -Amicomio!? Sei ancora vivo? -E vero che i gatti hanno sette vite. Di sicuro sarà qualche figlio, ma noi non ci siamo mai accolti del cambio. -E lui lo riconosco! e lui conosce me. Questa bestia è veramente magica, mi da subito una carica di buonumore, serenità, logica della vita come non mai. Intanto dalla finestra continuano arrivare i lamenti delle sirene: -Che succede? Tutte queste sirene -E l ora che si spostano i giudici con le loro scorte. E allora si ha paura pure ad uscire. Vi è una brutta aria in giro. Alcuni posti sono diventati invivibili. Penso a qualcosa completamente aliena a tutta la situazione. Mi chiedo: ma come fanno i giovani a trovare l amore? Come si ci può innamorare con questo clima di guerra? Povera Palermo! Intanto l odore del caffè, quello buono di mamma Rosa ha pervaso la cucina. -Antonio ti voleva proprio bene! -Lo so, ora mi sei rimasta solo tu. 235

236 A queste parole si mette a piangere a dirotto, si alza e mi abbraccia ancora: -Che è bello quello che dici, Salvatore! Anch io mi commuovo, per quella anziana donna così bella e nonostante la sua età ancora forte come la pietra lavica. -Scendo giù, ora si dovrà metterlo nella bara e prepararci per l ultimo viaggio. Stai comodo, se vuoi darti una rinfrescata, riposarti un po e poi magari scendi. Faccio di si con la testa. Lei mi carezza il viso e lentamente incomincia a scendere in quella scala tortuosa. Mi chiedo come faranno a passare con la bara? Mangio qualche pasticcino e riempio un altra tazza di caffè. Guardo in giro quelle vecchie cose, mi ricordano quando appena arrivato in questa città mi suggerivano solo di andare, scappare, stare per le strade. Ora invece stare tra esse mi fa sentire proprio a casa. Forse li ho sognate troppe volte in carcere tanto da farle diventare mie. Le pendole d alluminio appese al chiodo, quel vaso di ceramica dozzinale, il quadro con una scena ottocentesca di una donna sul balcone che lancia un fiore ad un uomo su un cavallo bianco dalla lunga criniera che alza la mano per decantare il suo amore, o forse quanto sia bella. La coda alzata del cavallo e lo scalpitio contrastavano con l immobilità della Luna piena in un cielo blu notte trapuntato di nuvole azzurre. Chissà se riuscirà a prendere quel fiore? Oppure cadrà a terra, tra la polvere sporcandosi miseramente? Ogni tanto vado alla deriva con i miei pensieri così e mi piace. Scendo, vado nella stanza presa in pensione da studente, dove trovo una ragazza un po in carne, vestita di nero, con capelli lunghi e lisci neri, che stava rovistando nell armadio. Chiedo scusa e cerco di uscire ma quella mi richiama. -Lei è il professore? Sono Rosalia. Entri pure, stavo andando. Chiude subito le ante e mi porge la sua mano grassoccia, gliela stringo con una sensazione di morbido e umido. Non dico niente, ma ho voglia di 236

237 chiederle cosa cercasse lì dentro, dove so che vi sono i cimeli del figlio di Rosa. -Mio zio Antonio mi ha parlato molto di lei. Mi guardava come sorpresa, le sarò piaciuto forse, non so cosa le passasse per la mente, qualche ricordo sensuale, perchè spalanca gli occhi, apre le labbra ed emette un leggero sospiro. La vedo buffa nella sua gonna nera che segna tutte quante e tre le sue pance e la sua maglia aderentissima che concede la vista a buona parte del suo seno traboccante. -Devo andare, cerca qualcosa? La posso aiutare? -No, era solo un giro nei ricordi di questa casa. Abita con Rosa? -Io mi sono offerta di farle compagnia, ma preferisce restare sola. Poi mi ha informato che veniva lei, forse per qualche giorno. Mia madre era la nipote di Antonio, figlia della sorella, da qualche anno che abbiamo fatto pace. Ed io mi sono trovato questo zio come un nonno, gli ho voluto subito bene, anche a zia Rosa. -Capisco. -Mi dicevano che insegna a liceo, quale materia? -Filosofia e storia. -Io studio al Liceo Scientifico sono al quarto anno. Piacere di averla conosciuta, vado qualcuno l ha visto entrare e restare soli qui magari può pensare male -Si vada! vada è meglio! Mi passa davanti strusciandomi leggermente il seno addosso. Forse ero io che mi dovevo spostare, non si sa mai come certe cose avvengono e chi, o come si ci deve comportare. Di sicuro è un tipo molto invadente per i miei gusti che è riuscita anche a mettermi in imbarazzo. 237

238 Tutto è come prima in questa stanza, quando mi sono seduto su quel letto ho risentito la paura dentro, un angoscia indicibile. Sento dentro me la musica di quella sigla televisiva Verde. Poi ricordo quel risveglio brusco dell arresto. Un momento così strano e terrificante, voglio piangere ma non riesco, Come vorrei piangere! Dopo qualche ora tre persone con grande ingegno riescono ad uscire la bara e a scendere, anche se in qualche parte l hanno pure verticalizzata, pazienza, ormai il contenuto è quello che è messa sul carro funebre ho stretto a me Rosa sostenendola e ci avviammo, lentamente. La solita messa, velocissima, non mi è proprio sembrata, forse il prete aveva fretta Il fatto sta che anche da morti non veniamo trattati alla stessa maniera nemmeno in chiesa. La sera quando tutti andarono, rimasi con Rosa a parlare. Ci vuole poco a capire che quell uomo gli aveva lasciato un vuoto incolmabile, tanto da rendergli quasi inutile vivere. -Te ne vuoi venire con me a Messina? Ho spazio sufficiente. -Grazie Salvatore, ma non lascio la mia casa, troppi ricordi mi legano. Grazie. -Non puoi restare sola! -No, ma a quanto sembra Rosalia, la nipote di Antonio, è intenzionata a stanziarsi qui con me. Quella ragazza così giovane spero che abbia pazienza con me. -L ho conosciuta. -Non ti piace?! -Non deve piacermi per forza. Poi mi conosci che sono un po restio alle amicizie. -Rimani qualche giorno? 238

239 -Si, qualche giorno, ho bisogno anch io di stare un po con te. -Ti ho fatto preparare la tua camera, da Rosalia per l appunto. Sai è brava a scuola. Non ha fidanzato ed è una rosa pronta a sbocciare. -Mamma Rosa non mi piace! -Come ti trovi a Messina? -Come negli altri posti Rosa percepisce che c è qualcosa che non va, quello che le donne riescono ad intuire, nel profondo di noi uomini. -Salvatore, apriti con me, l hai detto tu stesso che hai solo me. Dimmi tutto. -Ho bisogno di aiuto, di un psicologo, qualcuno che capisce cosa c è che non va in me. Non riesco a liberarmi di quel corpo nudo scannato di quella povera ragazza e non mi permette di vivere la mia vita con gli altri. Rosa mi stringe le mani e i suoi occhi sono pieni di pietà per me, ma già averne parlato mi da sollievo. 239

240 XI Pensavo di stare più tempo a Palermo e invece sono scappato con il primo treno l indomani stesso dopo pranzo. Forse mi dava fastidio Rosalia, è stata addosso per tutto il tempo. Nemmeno la scusa di una passeggiata è stata sufficiente perché si è intrufolata non so come al mio seguito, nonostante la mole quella è agile e manteneva il passo. Scrivo nel mio Diario avariato, preso dalla voglia d incontrare Speranza, mi prende a male ogni volta, non riesco a liberarmi della sua immagine. Vorrei sapere cosa fa in questo momento, se mi ha pensato qualche volta oppure si è completamente dimenticata di me. Ho acceso la televisione forse per meno di un minuto e l ho subito spento, meglio un po di musica, giro tra le copertine degli LP per poi finire sempre sullo stesso, ormai consumato di Bob Dylan. E questa solitudine che mi distrugge dentro, una solitudine che mi porto pure insieme a gli altri, che non mi permette di aprire il cancello del giardino, lasciandomi fuori, 240

241 davanti un muro irto di pietre su pietre. Cimeli, passato, solo passato, piccoli ricordi di sole sconfitte, una dopo l altra. Forse dovrei ascoltare il consiglio di quel compagno di viaggio, l anziano medico: Fatti furbo! Cos è la furbizia se non quella di approfittare del presente, in qual modo si voglia, ma approfittarne, pure di Rosalia se capitasse sotto. Forse non è questa la furbizia Forse significa approfittare del tempo, della vita, nella maniera più giusta possibile, più vera. Significa non rimanere tra le gambe di un libro, oppure chiuso tra quattro mura, peggio ancor, prigioniero di uno schermo illuminato che ti trastulla scemenze continuamente. Vivere è ben altro, significa aprirsi al mondo, a gli altri e per fare ciò prima d ogni cosa bisogna aprire la mente, da lì si accede al cuore. Cuore Che mai significa questa parola? Cuore è solo un organo vitale che permette il cambio del sangue venoso arterioso. Ma che significa cuore? Non è una parola per furbi! Ed io chiuso qui a rivangare qualcosa che non è successo, un storia non compiuta, un amore fallito sin dal primo istante, non è da furbi, dovrei scappare da questo appartamento, incontrare qualcuno. E poi? Non appena si arriva alla concretezza di un rapporto oltre le parole fuggo via, con la paura addosso di non farcela a sostenerlo? Sembro un uccello chiuso dove batto continuamente alle pareti della gabbia. Mi assale la disperazione, mi fa male lo stomaco, sento il vuoto attorno a me come un baratro, mi sento girare la testa, provo nausea, sto male. Mi muovo a stento, mi trascino fuori sul pianerottolo, dove perdo completamente i sensi. L umanità del vicino di casa ha fatto sì che ha chiamato una ambulanza. Mi sono svegliato mentre il medico mi parla: -Cosa si sente? -Dolore allo stomaco Mentre mi palpa sento una fitta inconsueta. -E appendicite! dobbiamo operarlo d urgenza prima che scoppi! Dobbiamo avvisare a casa, qualcuno? 241

242 Faccio di no con la testa. In fondo sono un uomo solo. Mi sono svegliato con la appendicite esportata quasi in stato di peritonite. -Giarratano!? E la bella Nunzia, con il suo sorriso meraviglioso di tutti quei bei denti perfettamente allineati e bianchi. -Ehi, Nunzia. -Mio padre è proprio nella stanza accanto, mentre ero davanti la porta ti ho visto passare sulla barella. Come ti senti? -Insomma -Sei stato fortunato, l intervento è stato fatto in tempo prima di conseguenze ancor più negative. Hai bisogno di qualcosa? -Non voglio disturbarti. -Allora posso chiamarti qualcuno? Sicuramente ho fatto una espressione di sconforto, lei mi sorride ancora e mi carezza la guancia, la sento materna, è sicuramente una bella presenza. -Ti do l indirizzo e le chiavi di casa, potrai portarmi domani il pigiama, ne sono sprovvisto e i documenti, con un po di pazienza li trovi, grazie tanto. Mi sento abbandonare le forze e mi addormento. Sveglio ricordo di avere sognato la casa di Via Macqueda tra le scale delle stanze. Salivo scendevo aprivo porte e mi trovavo in altri posti, scuri ampi e spaventosi. Erano una specie di scale di Maurits Escher, un orrendo labirinto dove ogni uscita portava in una nuova prigionia. Ad un certo punto aprii una porta ed ero all Ucciardone. Mi disperavo: ma come? Mi chiedevo, sono di nuovo in carcere? Correvo tra corridoi e scale trovandomi nella casa dello studente, sono salito per le scale, ho visto la porta socchiusa della stanza di 242

243 Gemma e continuai a salire per una scala sempre più stretta fino ad arrivare in un sottotetto pieno di piccioni che mi volarono attorno, scesi per una altra scala comunicante con la stanza da letto dei miei genitori. Erano lì sul letto, forse dormivano oppure erano cadaveri. Uscii per ritrovarmi in quel labirinto orrendo di scale. Ricordo che ad un certo punto mi misi a volare e tutti quei spazi diventarono solo delle pareti disegnate, ero dentro un cubo senza uscite. Battevo da una parte all altra in una angoscia profonda. Tutto tra una alternanza continua di stati di coscienza e incoscienza, dovuti all effetto dell anestesia. L enorme seno di Rosalia mi si parò davanti ed io lo baciai, nell incoscienza provai una erezione, una sensazione che non percepivo ormai da anni, lei si chinò davanti Quando mi sveglio scopro felicemente di avere eiaculato. L indomani arriva Loj con Susetta: -Ma che combini? Susetta ha una bellezza stravolgente nel suo abito blu con un colletto ampio e bianco. Mi sorride mesta, ha una carineria nei suoi lievi movimenti che un uomo non può fare a meno di desiderarla. -Avevi ragione tu. -L appendicite -Non solo, mi avevi detto che avrei rivista una persona. Così è stato, causa un lutto ho rivisto una persona a me molto cara. Mi sento bene, soprattutto dentro, ho voglia di sperimentare questo mio stato di benessere, sapere se ormai sono uscito fuori dal blocco. Susetta rideva forse di me, forse questa strega ha percepito cosa mi era successo durante i mie abbandoni di coscienza. Sia lei che il gatto Amicomio sono di quegli incontri strani che si fanno ogni tanto nella vita. Magari ci aggiungi il medico incontrato sul treno, e poi soprattutto Speranza. 243

244 Non posso muovermi sento ancora male all addome, per il resto va proprio bene. -Ho portato qualche cosa. Mi ha informato Nunzia. -Ah si, è stata molto cara ad interessarsi. Così ho avuto il mio pigiama, un po di biancheria, documenti, soldi, insomma Nunzia è stata veramente diligente. Lei verrà dal padre verso sera. Il pomeriggio in ospedale ha questo sole triste che viene a posarsi nei primi letti della finestra come un visita di cortesia prima di andare via. Ho un ricordo che mi affiora, quando Speranza era chinata ed io mi sentii in colpa per averla guardata senza innocenza alcuna, senza riguardo di quel povero malato, oggi quel senso di colpa è completamente scomparso ed ha lasciato il posto al rimpianto di non averla stretta a me. Nella stanza vi è una signora sulla cinquantina ben robusta che assiste al marito giallo dalla bile, parla forte, si muove pesante, mangia come un muratore, con la sua mantellina di lana rosa sulle spalle gira per le stanze. Si è avvicinata per chiedermi come stavo ed era una sinfonia di odori: aglio, aceto, poi sapeva di campagna e di stalla. Mi ha detto che per il momento aveva gli animali chiusi dentro, poverini. Loro erano soli perché i figli erano tutti emigrati in Germania. -Come è partito il primo sono partiti uno alla volta pure gli altri tre, pure la femmina! E siamo rimasti noi due con la terra sulle spalle. Una discussione surreale con questa donna energumena, con gli occhi arcigni e le sopraciglia folte e nere, guardandola bene ha pure la barba. Eppure mi piace, è autentica quando parla, quando rimprovera il marito che la chiama per un niente. -Per questo mi hai chiamato? e che tieni la serva Dormi! Ad un certo punto mi avvicina faccia a faccia e sento così forte l aglio dalla sua bocca, ma non posso sfuggirle: 244

245 -Mi che bella quella giovane che la viene a trovare! -Quale? -Quella che ha il padre ricoverato. -A si, è una mia collega. -Se fossi stato uomo ci avrei fatto un pensierino. Mi misi a ridere facendomi un gran male alla ferita. 245

246 XII Sono stupito dalla considerazione che hanno avuto i miei colleghi nei miei riguardi. Quasi tutti sono venuti a farmi visita in ospedale. Come al solito ho una convinzione sempre meno positiva delle persone, devo rivederla perché ogni volta non corrisponde alla realtà dei fatti. Ora il rapporto con loro a scuola è completamente cambiato. Anche Nunzia vista adesso, sapendo come divide la sua giornata tra la madre a casa, suo padre in ospedale e il lavoro, capisco bene perché a volte è così sbadata. Non mi aspettavo don Liberto, è arrivato, si è preso la sedia ed è rimasto accanto per tanto tempo, in una piacevolissima conversazione. Mi ha raccontato delle sue esperienze giovanili e come è successo farsi prete. -Quando ho deciso, non avevo una fede vera e propria, ero semplicemente affamato di protagonismo, volevo dare uno schiaffo alla mia comunità semplicemente per attrarre l attenzione su di me. Ero conteso dalle giovane donne del paese, perché indubbiamente ero un buon partito e di bell aspetto, con un buon futuro davanti. Persino le personalità politiche 246

247 locali mi facevano la corte. I miei genitori erano avvocati tutte e due di grido ad Agrigento. Ultimo anno di scuola media superiore, pronto per la maturità classica, un qualcosa si infilò nella mia mente che dovevo infrangere quella perfezione attorno a me. Mi dava fastidio l orgoglio dei miei genitori che avevano di me. Quando parlavano, si accendevano gli occhi, non la finivano più: Liberto ha presentato una tesina di filosofia E il migliore della classe Liberto sarà sicuramente questo, quello Insomma avevano stabilito tutto, come già erano riusciti fino a quel momento a fare della mia vita. Quando me ne sono accorto, mi sono arrabbiato con loro e con me stesso. Era una rabbia muta. Mi sono adirato con tutta la comunità che assistevano complici e compiaciuti di ciò, con le ragazze che sapevano del mio futuro determinato che a loro piaceva, era appunto questo che suscitava interesse e non effettivamente la mia persona. Non ero Liberto, ero il figlio dell avvocato Giancarlo Guida, il figlio dell avvocatessa Anna Matena. Dovevo per forza guastare il gioco! Occorreva fare qualcosa che sconfinasse dai loro propositi, dai propositi di tutti, compreso di chi mi faceva la corte per entrare in politica nel proprio partito. Forse questo è successo perché ho preso coscienza della mia persona ed ho avuto il forte desiderio dell autodeterminazione. Fu così che un giorno a scuola parlando con il mio insegnante di religione, un prete bonario che però sapeva il fatto suo, una sua espressione mi aprì la strada. Scherzando su di me disse: Tu con la favella che ti ritrovi saresti un ottimo gesuita!. Ho preso la palla in balzo e dopo qualche giorno a casa dissi ai miei a cena che volevo farmi prete. La buttai così, per dispetto. A mio padre è caduta la posata di mano sul piatto, mentre mia madre si asciugò con il tovagliolo per bene le labbra, dopo pochi secondi di silenzio, alzò gli occhi dal tavolo e disse: Giancarlo è una ripicca, non dare peso a quello che sta dicendo. Sono state queste parole che mi hanno reso più determinato. Allora raddoppiai la dose: Ho sentito la vocazione e non mi posso rifiutare al richiamo di Dio!. 247

248 Tu? Dio? Ma se non sei andato più a messa da dopo la cresima!. Mia madre ormai rideva apertamente, era sicura che non vi era niente di serio di quello che dicevo ed era vero, ma non faceva i conti con i miei fini. Mentre mio padre aveva intuito dal mio sguardo che qualcosa avevo deciso, al di là della vocazione, e questo gli faceva intuire che facevo per davvero. Mi disse solo: Che vuoi fare? Mi sono già informato, chiederò assistenza ad una guida spirituale dei gesuiti. Lui rispose con una espressione colorita, mentre mia madre smise di ridere. La notizia divenne di dominio pubblicò immediatamente. Più andavo avanti più non sapevo quando e come smettere. Non avevo fatto bene i conti con Dio. Dopo un po di mesi di studi, di letture e di menzogne ripugnanti, incominciai a pentirmi di ciò che stavo per fare, incominciai a capire che non si scherzava con il proprio futuro. Ricordo il pianto che ho fatto in seminario, ad occhi spalancati nel buio, fissando quei fievoli riflessi di luce nel soffitto, mi chiedevo che stavo facendo? Perché ero lì? Mi rasserenavo quando promettevo a me stesso che l indomani mattino me ne sarei tornato a casa. Ma per ogni mattino vi era qualcosa sempre diversa che mi faceva restare un altro giorno. Poi non volevo darla vinta a quanti asserivano che non sarei resistito abbastanza e me ne sarei tornato subito a casa, alle mie comodità, ai miei vizi e lazzi. Una cosa che mi ha ferito allora fu quando mia madre mi disse che aveva sbagliato ad avere procreato un solo figlio, ora questo egoismo lo stava pagando caro con la mia scelta. Giorno dopo giorno intuii che la fede non era qualcosa da donnicciole di paese o di anziani che hanno paura perché sono impauriti del decadimento fisico del loro corpo. La fede è qualcosa di più serio e più grande di quanto io potevo immaginare, avevo commesso un grosso errore a scherzarci su. Me ne accorsi quando incontrai persone di elevatissima cultura e maturità, esperienza missionaria, che con molta disinvoltura, 248

249 umiltà me ne parlarono. Mi sono detto ho sottovalutato tutto!. Fu così che incominciai a cercare il mio di Gesù Cristo e quando lo trovai me ne innamorai perdutamente. Tanto che ancora oggi quando celebro l eucarestia mi prende un fremito, ogni poro della mia pelle ha come un micro orgasmo, sapendo che mangiando il corpo del mio Signore divento tutt uno, anch io divento carne della sua carne, anch io divento carne di Maria. E una gioia immensa, ogni volta è una esperienza infinita che mi fa sentire bene, nessuno me la potrà mai togliere e che sarei pronto a morire per questo Mistero. Tutto il resto è discutibile. Quando fui consacrato sacerdote a Roma nella chiesa di Sant Ignazio, li ho visti piangere come non mai e da allora la loro fede a buon mercato incominciò ad essere qualcosa di serio pure per loro. Un giorno dopo tanti anni parlando con mia madre le confessai che quel giorno a cena aveva ragione, solo che tutte e due avevamo torto a non renderci conto del Mistero che ci circondava, insito nelle nostre vite. Non considerandolo abbiamo sbagliato tutti i risultati dei nostri calcoli così perfetti all apparenza e per l apparenza. Don Liberto chiuse questo suo lungo racconto dicendomi che il suo approccio nei miei confronti è affettuoso perché gli ricordo quello che lui era. Le mie parole per lui sono già sentite e risentite, le conosce una per una, pensiero dopo pensiero e sa bene che dietro tutto ciò vi è Gesù pronto ad abbracciarmi: -( ) non aspetta altro, è lì ansioso che aspetta! Non vi è filosofia, scienza, letteratura, vi è solo un Mistero da vivere, bisogna solo aprire le braccia una sola volta. Mi sono detto: proprio bello il racconto di don Liberto, ora l apprezzo di più come uomo e come prete, capisco che è una persona autentica e che mi ero sbagliato sul suo conto. Ma purtroppo negli angoli della mia mente trovo il mio vecchio Voltaire che mi aspetta ed è più convincente del Mistero di don Liberto. 249

250 Prendo il Vangelo, posato sempre lì sul tavolo, quel Vangelo che avevo promesso di leggere a Speranza e a me stesso prima o poi, sono passati già più di venti anni da quel poi, lo giro lo rigiro, e non lo voglio aprire, rimane chiuso in tutta la sua consistenza cartacea. In mente mi viene che quelle parole tra traduzioni e aggiustamenti hanno ben poco da vedere con ciò che Gesù abbia potuto dire e pertanto non vale la pena leggerlo. Così lo ripongo dov era. In realtà non voglio confessare a me stesso che ho paura, non mi sento pronto a rimuovere le mie verità piccole per quante siano, sono il mondo con orizzonti ristretti, alla mia portata. Muri di pietra sono i mie orizzonti, come una prigione forse, ma non vi sono valichi e dirupi dove sprofondare. Mi distraggo con altre cose, con altri pensieri. Chiedo a me stesso come è possibile che con tutte le donne belle, nel vero senso delle parole, che conosco non ho gli stimoli come quelli che mi suscita il solo ricordo di quella la, quella Rosalia? E impossibile che il solo ricordo di lei, del suo sguardo lascivo, del suo sfiorarmi addosso mi suscita questo eccitamento. Mi chiedo seriamente se non devo fare una capatina alla capitale da Rosa e lasciare che il destino faccia il suo corso. Sono sicuro che lei troverà l occasione per fare sesso con me, da come è sfrontata. E allora mi chiedo: e che succederà dopo? Se questa poi ha nella mente chissà che cosa? Non mi è bastata la cattiva esperienza? Il sesso per sesso mi ero detto mai più! Intanto avrei proprio bisogno di mettermi alla prova, rischierei moltissimo pure il mio rapporto con Rosa, perché se succedesse in casa sua sarebbe una perdita di rispetto alla sua fiducia. In un certo modo, forse negli atteggiamenti, Rosalia mi ricorda molto Gemma. Ed è forse questo che va a smuovere qualche paura interna, va a pigiare qualche interruttore inibitorio, ridando così consenso alla mia vita sessuale. Tanti forse e una sola certezza: il solo ricordarla mi eccita, qualcosa che sembrava assopito si risveglia. Pensando al racconto di don Liberto, a ciò che mi è successo, penso: siamo solo banderuole al vento del destino, ci giriamo dove soffia credendoci alti e liberi nell aria della nostra vita, inorgogliti e attaccati 250

251 all asta delle nostre convinzioni. Cediamo al minimo vento, finti nel nostro ferro arrugginito o meno e chi smaltati con diversi colori, rossi, gialli, blu, verdi, a forma di gallo, chi di freccia e chi bandiera, sui tetti delle case, in bella mostra che giriamo per tutte le direzioni. C è chi ci osserva e tramite noi sa che è vento ponente, scirocco o tramontana. Forse ci illudiamo tutti quanti perché siamo posizionati così in alto, quasi a toccare il cielo, ci illudiamo che siamo qualcos altro e invece poi siamo solo banderuole. 251

252 XIII Oggi a scuola è stato un giorno frenetico. E sempre così prima delle vacanze natalizie, sembra che qualcosa, un tempo, una fase, si chiude definitivamente. Oggi ho interrogato facendo arrabbiare tutti i miei studenti. Un ora di malumore, dove qualcuno di loro, a denti stretti e occhi incattiviti, mi insultava, non sapendo che mi provocava un immenso piacere. Nessuno mi fece gli auguri, proprio come volevo. Neanche Nunzia che sbadatamente con il viso arrossato andò via a passo svelto. Albero di natale, presepio nell androne, innamoratini presi per mano di nascosto, il solito buffone dalle battute sconce e suicida che ha il coraggio di insultarmi deliberatamente per poi pentirsi e venirsi a scusare di nascosto dai compagni. Io gli sorrido avendo pure pietà per lui ma non rispondendogli, voglio che passi queste vacanze tormentato dal pentimento del malfatto per le conseguenze che ne può subire. Mentre vi era una ragazzina molto intelligente che si stava prodigando per venirmi a salutare, 252

253 io fui svelto ad entrare nel bagno così ho evitato queste inutili smancerie, forse lei era sincera, ma non mi andava lo stesso. E sempre diligente, studia per sapere non per rispondere all interrogazione, le auguro molta fortuna. So però che questo mondo non vuole le persone come lei, non sa che farsene di pensatori, ne ha avuti abbastanza, ora chiede apertamente furbi che sanno come sottomettere gli altri, costringerli ad ubbidire a sottostare all ordine. Chi pensa troppo finisce con il soccombere in ciò che viene chiamato bene. Sarà perché si avvicina il natale, le vetrine illuminate, le persone con le loro false maschere buoniste, mi rendono introverso. Rifletto su tutto ciò che rappresenta questa messa in scena globale da miliardi e miliardi di utile per le multinazionali Chiesa compresa. Un altro natale? Ancora un altro? E un altro ancora? Perché cosa? Per la sconfitta delle ingiustizie di questo mondo, dei mali che lo attanagliano tramite l intervento divino? Un apocalisse promessa troppe volte per continuarci a credere ancora. Oh Voltaire! Voltaire! Così come un pazzo camminavo tra le persone che si facevano gli auguri, tra affaccendati carichi di borse pieni di spesa e altri con pacchi che tenevano stretti a se come trofei conquistati. Luci, panettoni ed elemosinanti ad ogni passo con facce pietose che sfruttano anche loro il Vangelo, forse in fondo i meno colpevoli. Sono questi pensieri che mi rendono un uomo solo, che non mi fanno incontrare mai più Speranza. Sono pensieri che non ti lasciano spiragli di apertura verso gli altri, nemmeno con i pochi parenti rimasti. Ma è come rinnegare se stessi il lasciarsi andare alla leggerezza di idee lontane dal proprio pensiero. Orami ho finito il mio Diario avariato e la conclusione è sempre la stessa, non ho trovato quel me stesso che tanto ho cercato, ed è rimasto solo il vuoto che mai riuscirò a riempire. Ancora non ho deciso se andare a Prizzi, Palermo oppure rimanere qui, mi chiedo: ovunque, a fare cosa? 253

254 L imprevisto è questo campanello che suona. Con mia grande sorpresa Loj! -Ma insomma, sei scappato da scuola come un ladro. Fuggito via, ti ho cercato per fare il brindisi insieme ai colleghi e invece eri già fuggito via. -Non vado ghiotto per queste smancerie. -Che fai di bello per queste vacanze? -Non ho deciso ancora. -Se rimani ti invito a casa mia, vengono le mie figlie, portano anche degli amici, insomma ci sarà allegria, così Lucrezia e Susetta hanno pensato a te. -Grazie, siete molto gentili. Armando è curioso con lo sguardo indaga ogni cosa. Guarda il poster, le pile di libri, di giornali, cose di un uomo solo. -Passi il tuo tempo a leggere, scrivi? -Si ho finito proprio poco fa alcuni ricordi dei fatti di Palermo. Voglio essere franco con te, per l amicizia che mi concedi e la confidenza anche della tua famiglia, ho desiderato uscire fuori dal mio stato mentale. Vivo una specie di blocco nel comunicare, quell incubo che non smette di tormentarmi. -Quando ti va, io sono a disposizione, puoi sfogarti. -Armando sei vero gentile. Dal mio diario ho ricostruito ogni momento, e non ho lacune di memoria. Io so di essere entrato in quella stanza, di avere inciampato in quel cadavere della povera Gemma. Io non la ho uccisa! Mi chiudo nel mio silenzio che lui rispetta senza interferire. E una persona molto matura, sapiente e soprattutto sa ascoltare. -Non mi è bastato rinvangare tutto il passato, scavare emozione dopo emozione. La ragazza che mi aveva accusato e poi si autoaccusò, Franca è 254

255 la chiave di questo mistero, ho concluso che devo sapere di più di questa persona, devo rincontrarla. Non so come incominciare per saperne di più. -Ti aiuto io! Ho qualche amico a Palermo e ci può dare una mano, ad esempio ad avere il carteggio del tuo caso. Però ora pensiamo a noi, ad oggi e a goderci queste vacanze. Una mano, mi viene data una mano da afferrare dalla mia fossa per salire su. Uno spiraglio di luce, forse riflessa nel marmo granitico, ma sempre luce è. Mi viene voglia di abbracciarlo, per me questo è un sentimento strano. Il suo volto, il suo tono della voce ora mi sembrano familiari. E questo bene delle persone che riesce a scalfire la mia ragione. Eppure ne ho incontrate. -Hai conquistato le mie donne, canaglia! -Armando sono rimasto colpito dalla classe di Lucrezia. Sei stato fortunato ad incontrare una donna del genere. -E ancora non conosci le sue doti, quando la conoscerai meglio allora si che te ne innamorerai. Suo padre la teneva come un gioiello raro, ne era così orgoglioso, ma non era geloso, era sicuro della figlia, della sua personalità da lasciarla libera nelle sue scelte. Lei non lo ha deluso il suo comportamento è stato ineccepibile come figlia, soprattutto come persona. Parla chiaramente con me, confessa che sei rimasto affascinato di Susetta -Si è vero, è di una bellezza ammaliante, misteriosa, rara. -Spero che non mi tradirai. Ti svelerò un segreto di famiglia, questo perché è giusto che tu comprenda il rapporto e il ruolo a casa di Susetta. Lei in realtà è sorella di Lucrezia, in quanto il padre ha avuto una relazione segreta con la sorella della governante. Come mia moglie è venuta a conoscenza del fatto, dal padre stesso sul letto di morte, l ha voluto a casa, ed è cresciuta a casa, con tutto l affetto e le attenzioni. Con la madre vi è un ottima relazione, sicuramente la poverina non era in grado di sostenere la figlia per una vita, ed era tormentata dal marito che aveva attacchi di 255

256 gelosia per l estraneità genetica della figlia. Susetta sa tutto, anche perché non è facile nascondere qualcosa e poi somiglia tanto a mia moglie, la scambiano tutti per una delle sue figlie. -Ora capisco bene, cosa era che mi incuriosiva. Ma lei è una autentica strega. -Guarda riesce a prendere tutti in giro. In realtà sono degli esperimenti di ermetica. La magia è un gioco dove nulla è mistero e tutto è spiegabile come la matematica. -Come ha fatto ad indovinare che dovevo incontrare una persona? Non dico per l appendicite, che in fondo una spiegazione si può trovare. -Indovinare un incontro è la cosa più banale quando non si determina il tempo. E qualcosa di molto generico dalla percentuale così alta da essere cosa sicura, il tutto dare l effetto emozionale a qualcosa che in fondo non lo è. Invece è straordinario come è riesce ad ipnotizzare senza nessun accessorio con il solo ausilio dello sguardo. Quello si che è impressionante! 256

257 XIV Gli uomini confidano i propri segreti per creare un rapporto speciale con gli altri. Essere detentore del segreto dell altro ti rende responsabile in un certo modo e accomunato a lui. In questo senso ho interpretato il segreto di Susetta confidatomi da Loj. Non riesco a collocare bene il suo interesse nei miei confronti, vi può essere una sola risposta: è una attenzione disinteressata come spesso hanno le grandi personalità verso chi necessita di aiuto come me. Mi è servito molto l avere riflettuto sulle mie vicende e averle scritte in quella specie di diario. Una costante è il limite tra la carne e l ombra come se un margine volesse superare l altro. Ogni momento di vita vissuta è stato un palpito, un sussulto del mio sangue e una invasione di buio. Come il mare nella battigia tra un andirivieni delle onde, questo è stato per ogni battito. Incomprensibile, impenetrabile l ombra come la luce del mio sangue della mia carne. Un mistero continuo dove solo la ragione riesce ad arginare ponendo nomi ad ogni cosa. Ed ora è giorno, ed ora è vita, in questa dimensione reale dove la mia carne lotta continuamente con questo mio pensiero racchiuso e attanagliato dall ombra scura di un passato 257

258 incidente. Prima schiarirò quest ombra prima potrò liberarmi da queste catene che imprigionano la mia carne a vivere le passioni che il tempo mi regala. Finalmente la strada e questo bel cielo di Dicembre pieno di odori trasportati da venti smossi e irrequieti nella loro mitezza di questo mattino. Cosa mai porta ognuno di questi sconosciuti nel proprio fardello? E sola mediocrità quel modo di essere scialbi al proprio vissuto? E sola ipocrisia lo starsene lontani ad ogni costo di ciò che si è veramente? Osservo attentamente il loro ciarlare inutile, alcuni attaccati alla loro paura secolare del terremoto. -Questa notte mi sono svegliata con il brivido. Mi è sembrato di avere ricevuto una scossa, che la casa si sia mossa. Svegliai mio marito che dormiva come un sasso. Mi prese a male parole, dopo che si affacciò e non vide nessuno per le strade e tutto era tranquillo. Il lampadario fermo! Quel lampadario il 13 Maggio si muoveva come se fossimo su una barca. E stata la Madonna a volerci salvare quella notte! -Ricordo lo spavento! Quella sera avevo avuto mia figlia a cena e mentre stavo lavando le stoviglie con la finestra aperta ho sentito un boato cupo e uno strano brivido su tutto il corpo. Mi sono detta questa è la fine del mondo! Il terremoto! Questa città ha la paura collettiva del terremoto. E ne ha pure ragione, ma rinnovarla così nel vivido ricordo è tremendamente contagiosa. Queste due donne che si agitano al solo parlarne ne sono l esempio. Altri due passi e in un angolo quattro uomini si urlano addosso, parlano di calcio. Ogni tanto si sente chiaramente un nome SCHILLACI! E poi di nuovo la bava alla bocca, si narrano gesta domenicali come una nuova Iliade. A loro basta che il Messina vince, che passi in Serie B per essere contenti, per far finta di niente su tutto ciò che gli combinano i 258

259 politici di turno al loro presente e soprattutto al futuro dei loro figli. SCHILLACE! Mi rendo conto di essere troppo critico, di essere uscito con il dente avvelenato e allora quello che vedo e ascolto della gente mi suscita queste riflessioni. E per questo che non compro quotidiani. Avrò fatto un chilometro e mezzo di strada a piedi, sono al porto è un bel gran caos. Questa fontana di Nettuno, secca è il paradosso mitologico della nostra Sicilia. Il politico scomoda il dio dei mari per farlo stare in asciutto, è un modo per vendicarsi di tutta la sua potenza nel mare? Oppure è la semplice incapacità ad amministrare sia nelle piccole che nelle grandi cose? I Siciliani che vanno e i Siciliani che tornano. Gli uni non guardano gli altri. Quelli che vanno sono seriosi, hanno un atteggiamento più concreto da quelli che tornano. Sembrano rilassarsi appena il loro mezzo tocca terra, diventano più lenti nei movimenti. Quelli che vanno nello sguardo hanno un leggero odio verso noi qui a bighellonare in terra ferma. Mentre quelli che tornano ci guardano come vecchi amici, parenti, in modo confidenziale. Lo Stretto è uno spazio magico! Nessun ponte potrà mai congiungerlo. Non è il mare o le due rive, è questo spazio suggestivo, il suo paesaggio e il suo cielo a renderlo unico e colmo di mitologia, leggende, ricordi di uomini per migliaia di anni pronti al passaggio interiore tra ciò che erano e ciò che diventarono, tra ciò che sono e ciò che saranno. Uomini pronti ad andare a fare la loro crociata in Terra Santa. Uomini scappati dalla Santa Inquisizione. Uomini scappati dalla loro terra arida e tornati con un orologio d oro al polso che scandisce la loro vita. Oppure andati a raccogliere arance nella Calabria per tornare a fine stagione più affamati che mai. Mentre sono preso dai miei pensieri sento una voce di donna che mi chiama, è una voce che mi scombussola totalmente: -Salvatore! Salvatore! 259

260 Mi volto a destra e sinistra non vedo proprio nessuno. All ennesima volta scorgo sul traghetto in alto una figura femminile che si agita. E Speranza! Corro come un forsennato, mentre il traghetto già si stacca dalla panchina emettendo l urlo animalesco, quella nota cupa e spaventevole ripetuta più volte. -Speranza! Vedo che si agita, saltella, è contenta di avermi visto. Ha un foulard rosso attaccato in testa, un bel cappotto aderente chiaro, è magnifica come sempre. Ho voglia di buttarmi a mare per seguirla a nuoto. Vorrei essere un novello Colapesce. Ma inesorabilmente la nave si allontana diventando sempre più solo un immagine da porre al di fuori della mia realtà. Allora cerco di riordinare tutti i dati possibili: era sola? Come si fa a dirlo? Accanto vi erano altre persone. Era bella come sempre! Mi ha visto! Mi cercherà? Sa che sono a Messina. Ero eccitato, sconvolto, iperattivo mi muovevo avanti e dietro senza destinazione alcuna. La gente mi guarda con sospetto che fossi uscito di senso, non mi importa un fico secco della gente. Vado al bar e mangio due o tre cornetti uno dopo l altro, un cappuccino schiumoso e caldissimo me lo porto in un tavolino all angolo e incomincio a sorseggiarlo, riuscendo a calmarmi. Sono contento, ridevo fra me. Ero felice per averla rivista dopo tutti questi anni. Lei lo era altrettanto. Questo mi da una carica straordinaria. Finalmente mi sento meglio, dopo tanti anni, mi sento veramente meglio. Bevo il mio cappuccino con grande soddisfazione, l ho inzuccherato fino all inverosimile. Il banconista di tanto in tanto mi osserva, solo per il fatto che non avevo ancora pagato, così mi alzo e vado alla cassa, pago e poi gli porto lo scontrino con mille lire di mangia. Non mi guarda più. A questo punto mi prende la fretta, mi sbrigo a bere il cappuccino e corro via. Esco e ritorno al molo, non riesco ad andare via rimango lì, non so cosa aspetto, forse un miracolo, o forse no, ma io non voglio andare via. Ora incomincio pure a sentire freddo, ma non vado. 260

261 Attracca un altro animale con il suo carico umano di mezzi, le solite operazioni di sbarco, la solita magia. Ed io fermo lì ad aspettare la mia di magia, contento come un cretino infreddolito senza un dio a cui pregare. Tra la mia carne che vibra luce e l ombra nel mio pensiero sempre più illuminata di rosso quel rosso vivo come il sentire della vita. Solo una speranza, la mia Speranza. 261

262 XV Sono rimasto per ore e ore aspettando che quella immagine si realizzasse davanti ai miei occhi, che lei fosse ritornata prendendo un altro traghetto. Ho spettato fino alla disperazione, fin quando alle 18 ho desistito e a testa bassa mi sono voltato per la via del ritorno. Ritorno alla realtà. Quel lembo di mare dello Stretto ormai per me è infinito, non ha misura se non quella immensa del desiderio che rimane assoluto e tale fino allo spasimo, fino al mito. Ora qui che scrivo nel mio solitario appartamento, mi fanno compagnia i rumori del vicino, la loro televisione accesa. Solo ora ricordo l appuntamento per il pranzo in casa Loj, ma è la cosa con meno importanza di tutta questa giornata. Devo fare i conti sul mio sentimento, da venti anni su questa magnifica donna che ogni volta trasforma tutto ciò che mi circonda e tutto ciò che contengo dentro. Ci ho provato con tutta la mia razionalità a mettere le cose a posto senza alcun successo. Avrei la vita più semplificata se questo fosse amore. Ma non è così, è altro. Un coinvolgimento fino al midollo osseo della sua immagine nella mia esistenza come un incidente, una catastrofe esistenziale, una rivoluzione. Ora dopo averla vista, dopo esserci salutati così a distanza so che oggi non sarà più come ieri, non so in quale maniera o forma, ma sarà 262

263 così. In questo devo riconoscere il mio limite alla razionalità che asserendo ciò viene negata in maniera inesorabile, tradita all istante. Ma che mi aspettavo che ritornasse veramente? Questo è da pazzi! Per lei sono solo una conoscenza, ed è stata lei ad essere coinvolta nella mia vita, sono stato io a causarle delle seccature di grandezza enormi e non il contrario. Lei ha avuto solo pietà del mio destino, ma ora che mi sarei aspettato oltre quel suo saluto? Che sarebbe tornata ad abbracciarmi? Che avrebbe tralasciato la sua meta, trascurando chi la stava ad aspettare, per me? E perché? Per una mia illusione della sua pietà? Oh Voltaire! Voltaire! Quanta serenità che suscita il tuo pensiero e quanta molestia vi è oltre! Caduto sopra il letto di peso, preso dalla stanchezza di quel giorno strano, mi addormentai all istante, vestito come ero, senza mangiare, dormii come un sasso, profondamente. Quando mi svegliai, indolenzito ancora con la giacca addosso, le scarpe e un senso d angoscia profonda come se avessi perso una persona cara, mi lavai la faccia più e più volte e concretizzai che ancora una volta era morto dentro me un altro io, disperso in quel paesaggio dello Stretto, affogato in quello specchio di mare. Troppo azzurro nei miei occhi, tanto da ubriacarmi d azzurro. Ad un certo punto incominciai a ricordare gli sguardi di chi mi aveva osservato attentamente. Rispecchiavano un certo senso di commiserazione per quella mia attesa disperata, esasperata e senza fede. Gli sguardi delle donne, quelli sono ancora un tormento, erano saputi e pieni di sentimento. In fondo l azzurro dello Stretto non è altro che un luogo di passaggio, l esodo dei Siciliani che vanno e che vengono. Un passaggio che ho tutta l impressione di avere fatto con tutto me stesso. Tanto mi è bastato per guarire dai ricordi e voltare pagina, voglio andare oltre, voglio attimi di presente da vivere tutti con consapevolezza di essere gli ultimi, uno dopo l altro. 263

264 Voglio festeggiare questo natale, in senso pagano, come la nascita del Sole, come il volgere dell inverno per una nuova stagione di vita, di primavera che mai più finirà. Io non la farò finire. E mattino sono le 9 di questo bel 23 Dicembre del 1985, andrò in casa Loj con un bel vassoio di cannoli, busserò alla loro porta facendo finta di niente come se l invito fosse stato per oggi e non per ieri. Mentirò, si da oggi mentirò! La sorpresa più strana che tutti loro hanno fatto finta di niente, non mi hanno dato alcuna soddisfazione. La prima è stata donna Lucrezia la quale mi disse: -Finalmente! Accomodati ti stavamo aspettando. Che bella famiglia, che donne quella casa! Dominanti, con la gioia di vivere. Un vero toccasana per la mia salute mentale. Susetta mi attenzionò, si curò di me, parlò così tanto e piacevolmente fino a quando ho fuso assieme l azzurro dei suoi occhi con l azzurro del cielo e del mare dello Stretto. Fu allora che mi disse con un tono di voce più basso: -L hai incontrata finalmente quella persona Poi rapidamente cambiò discorso. Quella strega sa il fatto suo. Mi chiese qualcosa su Il Candelaio di Giordano Bruno. -Cosa hai detto prima? -Cosa? Hai letto Il Candelaio? Mi parlò della reliquia venerata a Genova della coda dell asino montata da Gesù nell ingresso a Gerusalemme citata dal Bruno, se fosse esistita vera, oppure era una sua invenzione. Risposi che il culto era reale, ora forse in disuso, non si sa se asino o asina. Lei si mise a ridere di cuore ed io mi nutrivo di quella risata ammaliante, del suo dolce corpo che si 264

265 piegava verso me, come la risacca di un onda del mare, come uno sberleffo di vento sul mio volto. -Anche tu sei come quegli uomini che non vogliono esser conosciuti più di quel che si fan conoscere.? Mi ha citato ancora Il Candelaio. Allora le dissi: -Dimmi che vuoi sapere di me? -Hai mai amato con tutto il cuore? -Avrei voluto, non ci sono riuscito. Voglio e spero di riuscirci, prima o poi. E tu mi piaci come non mai. -Ieri sono passata dallo porto e ti ho visto che osservavi il mare, eri così preso che non ho voluto distoglierti. Dopo più di un ora sono ripassata con la mia auto e tu eri ancora lì, nello stesso punto e nella stessa maniera. Ho capito allora che tu avevi la speranza dell arrivo di qualcuno che non è arrivato. Vuoi dirmi di chi si tratta? Puoi anche mentirmi, puoi dirmi che non sei pronto a dirmelo, oppure concedermi la tua verità e allora significa che aprirai il tuo cuore svuotandolo dei tuoi ricordi per fare posto a nuove cose, ad una vita nuova. Sta a te, se ti va. E veramente una strega, che mi piace così tanto, non posso mentirle, non ci riesco, raccontai del primo incontro, delle lettere, di tutto e di più, e di averla rivista ieri. Susetta aveva il volto abbassato quando lo rialzò mi infilzò i suoi occhi dentro i miei inondandomi con il suo sorriso. E stato meglio di un umido bacio. Il suo seno si sollevò come le note di un crescente sinfonico. Le sue labbra si dischiusero e mille farfalle multicolori invasero la mia mente. Si! Indubbiamente è questo l innamoramento esclusivo e non quello per tutte le femmine del creato, come mi succedeva prima. I micro orgasmi in tutti i pori della mia pelle, come delle scintille scoppiate ad una ad una mi fecero vibrare. Di sicuro ogni pelo mi si drizzò. 265

266 Il mondo così cambiò attorno di significato e di materia. Ora ero pronto a ridere davvero e anche a piangere, sentivo di poterci riuscire. 266

267 XVI Casa Loj con la baraonda creata dalle due sorelle è veramente qualcosa d inimmaginabile. Agata ed Esmeralda sono una forza della natura. Si sono portati altri quattro amici: Adam, un afroamericano di una sessantina d anni, Grecia una bionda a loro coetanea, Nancy e Rich poco più che ventenni, una castana e l altro rosso come una carota, studenti. Sembrano veramente gemelle soprattutto per il loro comportamento in simbiosi. Quando mi hanno messo in mezzo mi sono sentito una pallina di ping-pong, per fortuna Susetta mi ha sottratto. E loro ne hanno riso maliziosamente. Mi sono meravigliato per l inglese di donna Lucrezia. Parlava con disinvoltura con gli ospiti. E veramente una sorpresa continua. Susetta e donna Lucrezia la mattina del 25 erano impegnate in cucina, sembravano che si completavano a vicenda nei movimenti, così sicure mentre parlavano in sottovoce amabilmente, insomma una autentica 267

268 complicità. Era una goduria vederle nelle loro faccende. Così, dopo averle ammirate per un po andai a vagare nel soggiorno. Guardavo gli oggetti i particolari dei quadri. Gli ospiti dormivano tutti, mentre Armando era nel suo studio. Quella mattina mi ero svegliato così presto nonostante la nottata, così dopo avere aspettato un paio d ore, decisi di andare. Ormai avevo un solo pensiero: Susetta. Aveva riempito ogni angolo della mia mente. Chiesi se potessi usare il telefono. Mi rispose Susetta avvicinandomi: -Fai, scusami se non sono con te, mi libero fra qualche mangiata di minuti, intanto chiama. Susetta emanava un meraviglioso odore vaniglia che mi mise di buonumore, non so cosa mi prese e l avvicinai a me. Lei non si è sottratta, anzi mi appiccicò quei suoi occhi nei miei ed io la baciai, per meglio dire ci baciammo. E successo, ed era inevitabile. Si staccò lasciandomi vagare nel cervello il suo sorriso sensuale, mentre ero morto e rinato in un istante. Ho chiamato alla zia di Prizzi. Era appiccicosa, voleva sapere della mia vita, poi incominciò a parlare del terreno, della casa e maldicenze varie e su tutto e tutti. Insomma mi sono seccato e pentito di averla chiamata, così ho fatto gli auguri e staccai. Ripresi fiato e chiamai a Rosa. Mi rispose Rosalia appiccicaticcia: -Professore, quando viene a Palermo? Sapeva di minaccia. -Mi passi a Rosa, cortesemente. -La zia è a messa. Se mi dai il numero ti faccio chiamare. -Va bene, chiamerò io più tardi, intanto le dici che ho telefonato per farle gli auguri. -Speravamo che saresti venuto a Palermo per il natale Come stai? 268

269 Troncai la telefonata un po infastidito dalla sua flessione che lasciava intendere altre intenzioni nei miei riguardi, quella aveva percepito il mio turbamento sessuale alle sue provocazione quel giorno del funerale. Ho concluso che quella ragazza è un pericolo il solo incontrarla. Non volli chiamare più a nessuno, per non abusare della cortesia e per i risultati ottenuti dalle due telefonate. Esmeralda scese in pigiama, non si aspettava di trovarmi in salotto, era ancora assonnata: -Salvatore!? Buon Natale. Carinamente mi abbracciò. -Hai preso il caffè? -Si, ma ne prendo un altro con piacere. Entrò in cucina si strinse alla mamma e poi a Susetta. Io assistevo da davanti la porta. -Quanto mi siete mancate! Era emozionante come si stringeva Susetta e se la baciava. Mentre Susetta le diceva bella mia!, poi bruscamente: -Ora fammi lavorare, vai! Così Esmeralda prese due tazze e la caffettiera e venne da me. -Susetta permetti che questo Salvatore me lo strapazzo un po? -Che screanzata! Donna Lucrezia se la rideva sotto sotto. Lei aveva preso la grazia della madre, si muoveva con sicurezza e stile, poggiò il vassoio, riempì le tazze, chiese per lo zucchero, ed aprì la conversazione: 269

270 -Devo dirti che ci piaci a tutti! Hai conquistato il mio papà, mamma e tutte e noi. Pure i miei ospiti, sai che mi ha detto Grecia che somigli a Marcello Mastroianni. Si mise a ridere di cuore. -Siete voi che avete conquistato me. Sembra proprio impossibile che esista una famiglia come la vostra. -Susetta mi ha detto che insegni filosofia. Io ne sono una appassionata, a dire la verità è un vizio di tutta la famiglia. Da bambine papà non ha fatto altro che impartirci teorie affascinandoci con i vari percorsi del pensiero umano e ne abbiamo preso il vizio. Ci è servita molto la filosofia per i nostri studi scientifici, è stata come una marcia in più, perché hai sempre una prospettiva più allargata dal risultato del calcolo. Qualsiasi numero senza la filosofia è niente. E come questa tazza di caffè senza contenuto, uno zero. -Certo, considerare una retta infinita, può essere concepita solo con l apporto del pensiero filosofico. Dopo un po è scesa Agata, se la rideva: -Vergognatevi, messi lì, la mattina di natale, a parlottare di filosofia e matematica! Ci vuole coraggio! Casa Loj è sempre la stessa! Non si smentisce mai! Ed arrivò pure Armando: -Non accusate me, io di infinito conosco solo quello di Leopardi! Professore Giarratano sei già qui? -E da parecchio! -Non mi hai chiamato? -Non volevo disturbare. Eri nel tuo ufficio! 270

271 Arrivarono pure gli altri e divenne un bel momento di gioia tra lo scambio di auguri, la babele di lingue e le risate. Spuntò Susetta e donna Lucrezia, Agata se le andò ad abbracciare a tutte e due, sbaciucchiandole. -Andate a sistemarvi per il pranzo, sono già le 11 passate! Ordinò donna Lucrezia e Susetta non appena Agata si girò le diede una manata nel didietro e le disse: -Bella! Agata fece dietrofront le sollevò la mano e disse a tutti: - This is the most beautiful woman of creation! Admire! -La solita esagerata! -Salvatore, sei d accordo con me? Io arrossii, provai un po d imbarazzo per essere stato chiamato in causa: -Sono d accordo, certo! E la più bella donna incontrata nella mia vita! Partì un applauso di tutti con dei bravoo!, insomma Agata ha messo alla luce di tutti ciò che stava avvenendo tra me e Susetta. A dire la verità a me non dispiacque e nemmeno a Susetta. Il suo viso si accese di un rossore sensuale che la rese ancora più bella, le disse ridendo: -T ammazzo! Si riabbracciarono unendo a loro pure Esmeralda. 271

272 XVII Sono state le feste di natale più felici che abbia mai passato. Tutto sapeva di nuovo, di allegria. Ero per la famiglia Loj il protagonista e il loro riferimento per ogni iniziativa. Mi sono sentito veramente bene, senza ombre. La loro schiettezza, a volte disarmante, mi metteva a mio agio in ogni momento. Le sorelle sono due menti straordinarie perché all ingegno si aggiungeva la fantasia e allora tutto con loro era imprevedibile. Gli ospiti sono rimasti colpiti dalle figure di Armando, donna Lucrezia e Susetta. Adam era incuriosito, chiedeva su tutto, su ogni cosa, credenze, costumi, parole, cucina, ogni cosa, ad un certo punto incominciò a prendere appunti, facendo delle domande a tutti, non risparmiando nemmeno me. Faceva una faccia sorpresa ed entusiasta per le nostre risposte. Mi sorprendeva per le intuizioni che aveva, pensavo: da qui si 272

273 evince un ricercatore, nella giusta curiosità. Ad esempio, non so come argomentando di cibo si parlò dei dolci tipici siciliani e del valore del cibo, le tante forme di pane in relazione alla festività religiosa, fino ad arrivare alle ossa di morto per il due Novembre. Allora Loj spiegò che quel cibo rappresentava per i bambini un dono fatto dai familiari defunti. -Forse questa tradizione è dovuta al fatto che i grandi essendo presi dalla commemorazione dei propri morti tenevano impegnati e allegri i propri bambini. Questa mia teoria viene completamente bocciata da Armando, ma a chiarire il tutto è Susetta che sembra la sua figlia culturale diretta: -E no, troppo debole questa teoria. In realtà in questa usanza vi è qualcosa di arcano e profondamente atavico. Tutti i dolci di pasta reale e i pupi di zucchero rappresentano i morti stessi nelle loro sembianze e valore personale, per tramandare le energie positive di loro alle nuove generazioni. Avviene come l eucarestia, tramite la transustanziazione, è una forma di cannibalismo rituale. In questo senso i dolci ossa di morto rappresentano (sono) le loro ossa, come succede ancora oggi in alcune tribù africane che bruciano i propri morti e con la cenere ne fanno un intruglio con della frutta e ne mangiano tutti, per rimanere con loro le virtù del morto. Adam, sembrava pazzo, gli occhi spiritati. Agata ed Esmeralda che traducevano e lui che prendeva appunti velocemente. A questo punto disse in inglese: -Ma cosa è mai questa vostra Sicilia? La sintesi del mondo! L essenza dell umanità! Armando gli spiegava che è un micro continente e qui basta spostarsi un metro per trovare nuove flessioni linguistiche, razze diverse, peculiarità culturali, in un rapporto di Popolo e di Terra che mai cambia da millenni creando un unicum al mondo. 273

274 -Tutto viene trasformato da questo unicum, migliaia d anni di storia e di popoli, assimilati, trasformati resi unici, sicilianizzati. E che sia il cactus del Messico, il ficodindia, non si trova più nelle Americhe. Il suo dolce frutto è esclusiva della Sicilia, tanto da divenirne simbolo paradossale di questa Terra, dell aridità e della delizia succosa. Il suo frutto è come noi Siciliani, mostriamo le spine, facilmente chi ci avvicina si punge con il nostro sarcasmo, si intimorisce dal nostro sguardo profondo e inquieto, ma chi ci assapora sa quanto siamo buoni e generosi. Ogni cosa ha un suo plus. Le mandorle siciliane non hanno paragone per gusto, come i pistacchi, le arance e così via. E una prova che potrai fare benissimo. Prima che tu vai, ti procurerò sia le mandorle che il pistacchio e tu li potrai mettere a confronto con quelli degli altri posti. Nella differenza che il tuo palato riscontrerà vi è la nostra sicilianità. L aria, i colori, la terra, il mare, i frutti, i fiori, le persone, tutto qui ha un unicum diverso da tutto il resto del mondo. La Sicilia prende il suo nome dal termine sancrato succulento, per dire terra fertile e frutti gustosissimi. Adam era entusiasta per queste parole, ma donna Lucrezia mostrava nel suo volto, in una forma di sorriso smorto, l ombra della riflessione, quella che in letteratura chiamiamo sicilitudine. Adam se ne accorse e allora le chiese se lei fosse d accordo o meno su ciò che asseriva Armando. Donna Lucrezia in un inglese impeccabile gli disse: -Tutto ciò che dice mio marito è attaccato quotidianamente dalla mediocrità volgare di questa strana epoca che esalta valori falsamente benevoli e mortifica quelli culturali, così converte tutto in una sola brodaglia insapore. In questo modo chi consciamente, chi meno, si ritira nella propria interiorità, lasciando trasferire ogni tanto qualche pensiero, qualche reminescenza. E un modo per difendere la propria libertà ad esistere per ciò che si è e non per ciò che gli altri vogliono che siano. Adam restò riflessivo a guardare donna Lucrezia. Io ero attento al suo sguardo diretto negli occhi di lei. Lui imbalsamato e commosso sublimava quella figura straordinaria di donna. Lucrezia è una specie in via 274

275 d estinzione. Adam capì tutto questo e la scrutava come se fosse l ultimo fiore sulla Terra. Mentre Susetta aveva altri progetti, così mi avvicinò e con gli occhi mi invito ad andare con lei. Furtivamente ci siamo discostati verso le scale. Mi prese la mano e mi portò nella sua stanza. Come siamo entrati chiuse la porta e prese l iniziativa baciandomi con una dolcezza infinita. Mi sono irrigidito in ogni muscolo. Lei mi sussurrò: -No, rilassati. Il tono di quella voce, mi eccitò e allora incominciai a prendere l iniziativa. Lei si staccò ponendomi tutte e due le mani sul petto: -No, no. Basta. Ci rimasi male, non capivo, ero confuso. -Volevo dirti che mi piaci e tanto. -Anche io. -Quanto ti piaccio? -Tanto. -Più di Speranza? -In modo diverso. In questo mondo ogni cosa è diversa. Allora mi strinse di nuovo a lei guardandomi dentro a gli occhi. Ed è proprio questo che mi fa perdere la cognizione di me stesso. Pensavo felice che i problemi con lei erano totalmente scomparsi. Tutto ora era in perfetto ordine e in armonia con la natura. Toccavo le sue braccia ed erano delicatissime ma pieni di energia vitale. Sapevo di non avere cancelli di sicurezza con lei e mi aprii totalmente, ciò che io ero nella mia profonda essenza. Lei mi baciò di nuovo languidamente e poi si distaccò. 275

276 -Quando ero ragazzina mi ero innamorata di Armando. Lui è stato il mio maestro, ma anche un padre autentico e premuroso. Questa è la mia famiglia e ne sono fiera, ma non è quella vera. Mia madre Le misi una mano sulle labbra per farla tacere: -Non mi interessa. Se vuoi un giorno mi racconterai tutto, per adesso lasciami assaporare la gioia di questo momento unico nella mia vita. Non vi è stato un altro momento simile nel mio passato. -Io, non posso dire lo stesso perché mi ero innamorata quando andavo in seconda magistrale per uno di quinta, il quale con la Vespa mi portava a mare e Mi rattristai, cadde un ombra sulla gioia di quel momento come quando una nube carica d acqua si pone davanti al Sole togliendo al giorno tutta la sua splendida luce. Lei mi prese la mano e se la portò sulle labbra baciandola, poi seriosa mi disse: -Non devi essere geloso del mio passato, perché mi appartiene, fa parte di me e se tu odi parte di questo, non potrai mai amarmi pienamente, ed io non lascerò una sola ombra di ciò che è stata, è e sarà la mia vita. Spero nostra. Capii di essere molto più immaturo di lei e il solo starle assieme mi potrà fare crescere. 276

277 XVIII La baraonda in casa Loj è finita. Gli americani sono tutti partiti. Per i Loj è rimasto un retrogusto amaro, dopo qualche giorno di rievocare la presenza in ricordi anche banali si è tornati alla quotidianità. Ormai io sono diventato uno di famiglia. La relazione con Susetta ha preso immediatamente un verso molto serio. Lei approfondisce su di me, ha una sete insaziabile di conoscenza sulla mia persona. Ad un certo punto mi sono convinto a farle leggere il mio Diario avariato. Lo ha divorato subito, facendomi mille domande. Rimase colpita da Franca, incuriosita fino all inverosimile, tanto che mi propose di andarla a trovare. Io mi sono sentito scosso da questa richiesta, ho provato un certo senso di sgomento. E come prima di guardarsi una piaga nel proprio corpo e si ha paura di costatare lo stato avanzato dell infezione. -Ma come si fa a trovarla? 277

278 -Ho i miei mezzi. A me basta che tu dica si. Mi è uscito un si strozzato, ma a lei è bastato lo stesso. Ad un certo punto con un po di amarezza mi dichiara che è un po dispiaciuta per la mia mancanza di sensibilità verso il destino di questa donna che si è caricata addosso tutto il peso. -La mia è paura! Susetta si è commossa e mi ha abbracciato. Eravamo seduti sulla panchina di pietra davanti casa e si spostò sbilanciandosi quasi cadendomi addosso. Sentii il suo turgido seno su di me e cancellai ogni paura. Provavo una grande attrazione verso di lei che mi aveva avviato una metamorfosi interiore ormai visibile pure fisicamente. Atteggiamenti relazionali con il mondo esterno completamente differenti, una voglia di sorridere e di vedere gli altri sorridere. Un giorno entrati in libreria, comprò un libro lo fece impacchettare e me lo regalò. -Questo hai il sacro dovere di leggerlo! Quando arrivai a casa, con delicatezza aprii l involucro, la sorpresa fu grande quel libro era firmato Susanna Buda, dal titolo Fior di loto e il Nilo, la casa editrice era una di quelle piccole, sconosciute di Roma che pubblica genere filosofico esoterico, 120 pagine. Mi sono messo in pigiama e incominciai a leggere. Non capivo, lo trovavo noioso, leggevo e rileggevo i primi periodi sena trovare un senso logico, ero deluso. Ogni cosa era descritta nei minimi particolari: il canneto con i pennacchi gialli, il profumo aspro e i piedi nudi sulla terra bagnata, mentre i colori rossi del loto giravano trasportati dalla corrente del Nilo, rubando la luce ad ogni particella d aria attorno. Fu dopo aver mangiato una arancia succulenta e saporita, arrivata da Rosolino, regalata ad Armando, che incominciai ad aprire la mente e trovare un nuovo codice di lettura. Quella letteratura era al femminile, sapeva di animale, nel senso buono della parola, vedeva il 278

279 mondo con i propri sensi, senza condizionamenti razionali, senza pensieri parassiti. Era una cosa completamente nuova per me. Avevo già letto sessantadue pagine, azzerai tutto e ripresi dalla prima. Scoprii un amore grandissimo, quasi religioso per il tempo che attraversa ogni cosa, animale e pianta, particella in quella spettacolare giostra del fior di loto. Una saggezza infinita e insolita per una ragazza come Susetta, la mia meraviglia si è accresciuta quando guardai l anno di edizione 1980! Aveva poco più che 18 anni! Ripresi a leggere e scoprii che nella narrazione vi erano molti strati di significati come delle matriosche, scoprendo il primo, si accedeva al secondo e così via. La conclusione è stata in ultima analisi che io con la mia razionalità, la mia ragione, non ero altro che un bambino di fronte alla sapienza femminile. Scoprii che lo stesso nome aveva come significato egizio appunto fiore di loto, quindi la narrazione era autobiografica, anche questo libro come il mio era un diario, però dei sensi, il mio narrava della morte, il suo della vita, mentre il mio aveva dei confini il suo era immenso, infinito. I colori, gli odori, il tatto, il gusto, i suoni erano fini a se stessi come lasciarsi trasportare dal tempo in armonia del tutto. Come il fior di loto in balia delle acque del Nilo. Il fiore alla fine della corsa è stato raccolto da una giovane donna per amore, dono del dio Nilo, perché quello era il momento, né prima né dopo, sublimando quell attimo. Solo così non si è schiavi dalle passioni percependole come tali e considerandoli come doni divini, svuotandoli dai pregiudizi, vivendoli così da Animali. Ogni cosa a suo posto in armonia con il Tempo motore del Cosmo. I Romani avevano percepito che la passione del sesso andava vissuta come dono di Venere agli umani, quindi svuotato dai pregiudizi della ragione e della morale rilegati ad un epoca ben precisa. Il Tempo vuole ogni essere in relazione con quella porzione di eterno che gli è capitato di vivere, quella porzione è l eterno stesso se si riesce a sublimare. Il giorno dopo a scuola incontrai Armando, gli faccio all orecchio: -Ho letto Fior di loto e il Nilo! 279

280 Lui si volta mi guarda in faccia: -Ti è piaciuto? -Non sapevo che aveva già pubblicato dei libri? -Non è il solo, quello è il secondo e l anno scorso ne ha pubblicato un altro, ha un discreto successo. E stata invitata un programma televisivo, ma lei si è rifiutata, non ha voluto spiegare il perché: -Si mi è piaciuto! Mi piace tutto di lei! Armando sorrise divertito: -Quella ti ha stregato! Quando la incontrai lei aveva un sorriso misterioso, misto tra curiosità e complicità. -Scusami, ma non è stato per esibizionismo. Vuoi uomini mostrate il vostro sapere come un attributo sessuale. Noi donne evitiamo, anzi teniamo a nasconderlo più possibile, abbiamo paura che scoprite il nostro sentimento autentico femminile e che non riuscirete a comprendere a fondo, o peggio ancora di non condividere. -Leggendo il tuo libro ho intuito il silenzio, le parole non dette, i sorrisi non interpretabili, la distanza incolmabile nel concepire il mondo tra l uomo e la donna. Penso che Voltaire è stato completamente sconfitto. L uomo il serpente umanizzato e la donna, in un percorso di sensi e volontà. -E senza peccato, perché il vizio è una dipendenza artefatta che non libera mentre è una semplice metamorfosi ciclica del cosmo. Quando un pianeta è pronto alla vita, una cometa lo feconda, quando una femmina ha la sublimazione del Mondo Dio la rende Madre, quando l umanità ha occhi per percepire la Luce allora diventerà sposa e la vedrà. Il Tempo sarà lo spazio e l uno e l altro saranno una cosa sola. Come il pianeta deve avere le condizioni affinché la vita possa progredire, così deve esserci una donna 280

281 che abbia la sublimazione dell amore per potere aggraziarsi lo sguardo di Dio e percepire la grazia. -Susetta Le presi le mani e con occhi supplichevoli le dissi: - non sono ancora pronto! Lei mi abbracciò scusandosi e mi concesse un bacio languido e sensuale da percepire il mondo come una giostra di colori. I sensi era linguaggio mistico del suo libro, gli stessi che mi facevano fremere di piacere in quell istante da sublimare. 281

282 XIX Il mondo è diverso con Susetta. Cerco ogni minima occasione per farle capire quanto io tenga a lei. So che le piacciono le orchidee, così cerco di portargliene una sempre diversa. Lei non finisce di sorprendermi. Quando le ho chiesto il motivo perché non ha voluto partecipare alla trasmissione televisiva mi ha dato una risposta che mi ha fatto capire quanto sia profondamente indipendente. Mi disse: -Io mandai il mio racconto alla casa editrice dei testi che prendevo in prestito da Armando e dopo le altre due pubblicazioni ho scoperto l amicizia tra l editore e lui. In poche parole in quella alta considerazione nei miei riguardi avevo intuito che dietro c era lui, così gli ho chiesto la verità. Anche se lui lo ammise disse che il mio merito andava oltre quella sua raccomandazione. Non mi ha convinto. Così ho pensato che era più giusto non illudermi. Sono venuta a sapere che proprio Armando è uno dei tanti benefattore della casa editrice, che non può reggersi con le proprie pubblicazioni. 282

283 -E allora non hai tentato con altri editori? -Si, ma non sono stata nemmeno presa in considerazione. Così continuo a scrivere per me e quando mi renderò conto che ne vale la pena di qualcosa da mettere in mostra, lo farò! Questa è Susetta! Sono affascinato di ogni sua cosa che è. Ogni suo gesto e parola. Non è ciò che vuole di me, per lei non è amore e lei vuole amore. L altro ieri si è presentata con un foglio di carta azzurro me lo porge e vi è un indirizzo: Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto v. Vittorio Madia 31 -Che cosa è? -Franca si trova lì! Rimango allibito, è riuscita con il solo nome a trovare il posto dove si trova quella povera ragazza. -Mi ha aiutato Armando, ha un amico a Palermo. Quando sei pronto andiamo! Non sapevo più che dire. Intanto avevo una paura nascosta come una belva minacciosa in agguato dentro che non mi faceva nemmeno muovere le labbra. Rincontrare quella ragazza che mi ha incolpato e discolpato di un orrendo omicidio che mi ritorna nella mente come un incubo, il solo ricordare il suo viso, i suoi occhi mi terrorizzava. -Perché? -Io andrò, tu vuoi accompagnarmi? -Perché? -Perché è una sensazione che mi porto dentro dalle tue parole, dal tuo diario, dalla tua storia, voglio che diventa parte di me, sia Franca ma anche Speranza. 283

284 Ho abbassato la testa ripetutamente ingoiando l amaro della sua irremovibilità. Lei mi ama, ed io ancora provo solo ammirazione. Ho bisogno di smuovere questa pietra posta davanti la mia vita. Nella preistoria sopra il morto posavano una grossa pietra, perché avevano paura che si potesse animare e fare del male ai vivi. Così è la pietra dentro me, l ho posta per paura di quel me stesso morto in quei giorni. Ora lei, la mia Susetta, ha tutte le intenzioni di rimuovere quella pietra, a tutti i costi! -Andiamo! Quando vuoi tu -Domani? -Domani! Ci siamo avviati di prima mattina. Lei aveva telefonato alla direzione ed aveva chiesto di incontrare Franca C. Non so come facciano ma i Loj trovano sempre le porte aperte. Tremavo. Lei se ne era accorta e mi prese per mano stringendomela. -E meglio che prima sia io ad incontrarla da sola. Poi se lei vorrà potrai vederla pure tu. Devi fare attenzione a non mostrare intimità tra noi davanti a lei, si potrebbe turbare. Il suo è un mondo dove non vi sono più equilibri pertanto è facile farle del male ed è quello che non voglio in assoluto! Arrivati dentro siamo stati accolti in direzione dalla dottoressa responsabile e dal direttore dove ci informarono che quella visita non doveva essere resa pubblica perché non era concessa dalle autorità. -E solo a scopo di studio, la ringrazio per la sua cortese attenzione. Il direttore disse: -Armando per me è un fratello, anzi di più. La dottoressa sarà a vostra disposizione. Susetta ha ringraziato con il suo meraviglioso sorriso e così si è rivolta a lei: 284

285 -Come sta Franca? -Ha una vita abbastanza serena, è di aiuto al personale, non ama la televisione, legge libri, soprattutto romanzi classici preferibilmente russi del XIX secolo, a volte si rilegge gli stessi libri più di una volta. I familiari non li vuole incontrare più, pertanto quando vengono a farle visita la guardano di nascosto e poi vanno via. Lei ha come un sesto senso, quando vanno via, mi dice: Sono venuti i miei?!. Non mi resta che confermare. Entrati nel reparto mi hanno fatto restare in corridoio, mentre Susetta e la dottoressa sono entrati nella sua stanza tutta per lei. Vi era uno spioncino dove potevo guardare senza essere visto. La stanza sembrava un ambiente dove vi risiedeva una persona normale: un tavolo, il letto, un armadio, alcuni libri, un lavatoio. Giravo ansioso lo sguardo quando finalmente la ho trovata. Era magrissima, il viso sembrava un teschio, i denti di sopra si vedevano. Le ha teso la mano a Susetta in maniera inconsueta piegata in basso e a braccio teso, per mantenere più possibile la distanza. -C è qualcun altro! -Si! Le disse Susetta. Lei apprezzò quella sincerità. -Sto facendo una tesi di laurea, sono venuta a chiederle una mano perché il suo caso è nella casistica del mio studio. Lei sembrava calma ogni tanto girava lo sguardo e a volte sembrava fissarmi, facendomi provare un forte sgomento. Il mio cuore batteva all impazzata sentivo addosso l adrenalina che mi scorreva. -Se lei vuole le farò delle domande, in caso contrario ci salutiamo e vado via. -Si, ritengo più giusto risponderle. -Grazie! 285

286 Susetta le ha accarezzato la mano, lei se la è sottratta immediatamente. -Mi scusi. Cosa ricorda con più chiarezza di quel tempo? -Gemma! Lei è stata la vera protagonista di tutto. Era lei che mi comandava a bacchetta su tutto. Facendomi fare delle cose contrarie alla mia natura e morale. -Ad esempio? -Mi ha fatto bere superalcolici, mi ha fatto fumare lo spinello, mi ha fatto sniffare la cocaina, mi ha portato in una orgia, dove ho perso la mia verginità senza nemmeno essermene accorta, con un porco qualsiasi. Franca si alzò agitata e girò per la stanza aveva le lacrime a gli occhi e i pugni stretti, nel viso l espressione di una rabbia ancora viva. -Se vuoi Franca, smettiamo. -Dottoressa non si preoccupi, sarò io stessa quando non mi andrà più a chiedervi di andare. Penso che mi farà bene. Lei signorina mi piace, sento che è pulita, anche se ha qualcosa che mi turba, lo scoprirò sicuramente in seguito. -Mi chieda tutto quello che vuole sarò sincera con lei. -La rabbia che ancora non sono riuscita ad assopire è che ho fatto sesso con lei. Lo stato di depravazione che mi condusse mi fece impazzire, stravolgere la realtà. E stato troppo per me. Ancora mi sento sporca dentro per il piacere che ho provato con lei. Mi ha svuotato di tutti i miei valori di donna. Mi ha annientato tutte le speranze, i miei progetti. -perché l ha uccisa? -Perché? Perché? Non so. Cosa mi prese, ho tutto confuso! Spesso quelle immagini sono pieni di demoni, creature mostruose che mi attorniavano con i loro peni deformi e grossi. Io non ho la perfetta coscienza di ciò che è successo. 286

287 XX Franca si era alzata ed era venuta proprio dove dietro c ero io, mi sono subito allontanato, ad un tratto gridò: -Chi sei? Poi per fortuna sembrò calmarsi all istante: -Sei un uomo, vero? Ascolta pure la mia storia! Così si va a sedere di fronte a Susetta: -In quel tempo ogni cosa, si divideva tra bene e male: persone, oggetti, esperienze, pensieri. Avevo cominciato a capire che qualcosa si stava alterando nella mia persona e ne avevo la piena coscienza. Come era possibile che quella, pace a l anima sua, attirava a se tutti, non gli bastava mai Mi provocava con il uso corpo, non mi riconoscevo più. Gli allucinogeni, i film che vedevo, non riuscivo più a distinguere la realtà con la fantasia. -Ora come sta? 287

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