La liquidazione, per chi ancora ce l ha,

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1 MERCOLEDÌ 1 OTTOBRE In Italia EURO 1,40 ANNO N > Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano Milano, Via Solferino 28 - Tel Roma, Via Campania 59/C - Tel Soluzioni semplici per proteggere bene la salute, la casa e il tenore di vita! Vieni a scoprire i nostri prodotti su L anticipo delle liquidazioni TRE BUCHI APERTI DAL TFR IN BUSTA di Massimo Fracaro e Nicola Saldutti La liquidazione, per chi ancora ce l ha, rappresenta da sempre per i lavoratori una retribuzione differita. Una sorta di polizza sul futuro da usare per comprare una casa per le vacanze, far studiare i figli, aiutarli a mettersi in proprio. Il governo, alle prese con la necessità di rilanciare la crescita, sta studiando la possibilità di anticipare l utilizzo di questo risparmio e, dal primo gennaio 2015, restituirlo direttamente in busta paga (si parla al 50%, forse in via transitoria e per scelta volontaria). Un cambiamento epocale, con l obiettivo di rimettere in moto la macchina inceppata dei consumi. Una finalità senza dubbio condivisibile che però suscita alcuni dubbi, da dissolvere in fretta. La coperta del Tfr (Trattamento di fine rapporto o liquidazione) non può, infatti, bastare a servire due padroni: i consumi e i risparmi degli italiani. Addirittura tre se si considera che, in base alla legislazione attuale, il Tfr è considerato il principale strumento di finanziamento della previdenza integrativa. Pochi l hanno utilizzato a questo scopo. Se il fine è quello di mettere più soldi in busta paga, la strada maestra resta quella di ridurre le tasse. Il premier Matteo Renzi ha già chiarito che la riforma potrà partire solo dopo la firma di un protocollo tra l Associazione bancaria (Abi), la Confindustria e il governo. Un accordo che dovrebbe garantire alle piccole imprese i finanziamenti necessari a coprire l esborso. E qui si cominciano a delineare i primi ostacoli. Gli accantonamenti annuali per il Tfr ammontano a 25 miliardi, secondo i calcoli di Alberto Brambilla, l autore della norma sul trasferimento del Tfr nei fondi pensione. Di questi, 5,2 confluiscono nella previdenza complementare, 6 vengono versati dalle imprese con più di 50 dipendenti all Inps e ben 14 sono finanziamenti per le piccole imprese. Con quel Tfr si costruiscono capannoni, si fa ricerca. Mettendo il Tfr in busta paga si aprirebbero, senza interventi compensativi, tre buchi: all Inps verrebbero a mancare tre miliardi l anno, i fondi pensione potrebbero contare su meno risorse e la previdenza integrativa continuerebbe ad avere vita stentata. E le aziende, all improvviso, si vedrebbero private di una fonte di credito decisiva, proprio mentre la politica dei prestiti non è delle più agevoli. L allarme dei piccoli c è già, bisogna ascoltarli. Da chiarire anche quale sarà il trattamento fiscale di queste somme ricevute in anticipo. Dovrà essere analogo a quello attuale; la liquidazione non può fare cumulo con gli altri redditi, altrimenti l unico a guadagnarci sarebbe il Fisco. Con buona pace dei consumi. FONDATO NEL 1876 Champions League Totti-gol a 38 anni Pari Roma con il City Pasini, Sconcerti, Valdiserri alle pagine 44 e 45 Il calcio al gatto che fa discutere l America Un giovane rischia il carcere. Gli animalisti: va punito. Gli avvocati: state esagerando di Massimo Gaggi rima lo accarezza, poi gli assesta un calcione facendolo P volare oltre una staccionata: Andre Robinson, 21 anni, rischia fino a un anno di carcere per aver maltrattato King, un gatto, a Bedford-Stuyvesant, uno dei quartieri neri più problematici di Brooklyn. Andre è inchiodato da un video, ormai diventato «virale». E ora l America è divisa tra animalisti e coloro che chiedono pene meno severe per i reati minori. a pagina 25 MAGISTRATURA SCELTO IL CSM I DUBBI RESTANO di Giovanni Bianconi C IDEE& INCHIESTE on l elezione del vicepresidente Legnini, il Csm è entrato nel pieno delle sue funzioni. Ora comincia la partita tra i giudici e la politica nell era di Matteo Renzi. a pagina 28 LA NOSTRA MIOPIA PERCHÉ L INDIA È UN INCOGNITA di Danilo Taino L India di Modi sta tornando protagonista come non capitava dai tempi di Indira Gandhi. Il mondo se ne accorge. L Italia, che dovrebbe, finora non si muove. a pagina 29 Forze dell ordine Per la pistola elettrica via libera e allarme «Può uccidere» Il servizio a pagina 21 Servizio Clienti - Tel mail: I dati economici Nuovo record negativo della disoccupazione giovanile. Renzi rilancia: stipendi più pesanti L Italia arretra, conti da rivedere Il Pil a -0,3. Pareggio strutturale di bilancio rinviato al Ora la trattativa con la Ue La sfida Gli estremisti islamici L Isis non si ferma: decapitati quattro curdi, tre sono donne dal nostro inviato Lorenzo Cremonesi re giovani combattenti curde e un loro commilitone decapitati dallo Stato Islamico. L orrore della guerra T jihadista non si ferma, ma non era mai successo che la decapitazione colpisse anche donne. E il ministro dell Interno britannico May mette in guardia contro il rischio che l Isis si doti di armi nucleari. a pagina 15 L INCHIESTA I pm accusano due manager Eni: evasione fiscale per fondi neri di Fiorenza Sarzanini vasione fiscale da milioni di E euro per accumulare «fondi neri»: indagati due manager dell Eni e un imprenditore. L accusa: aver falsificato le «bolle» per non pagare le accise e creare una provvista occulta nei bilanci. a pagina 19 GIANNELLI l Pil italiano chiuderà il 2014 I a -0,3% per tornare a crescere dello 0,6% nel Sono le stime della nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def). Rispettato il vincolo del 3%, ma il pareggio strutturale di bilancio slitta al Intanto la disoccupazione giovanile è salita al 44,2%, peggior dato dal 77. Renzi: 100 euro in busta paga con il Tfr. alle pagine 2 e 3 LE FATICHE DEL PREMIER Un Paese con mille crepe Serve il bisturi non la sciabola di Michele Salvati da più di quarant anni È dal fallimento del centrosinistra che il nostro Paese vive alla giornata, senza una visione del futuro. Crepe da tutte le parti, inefficienze e ingiustizie da affrontare con il bisturi, non con la sciabola: questa è la situazione in cui si trova Renzi. Le battaglie che sta conducendo non sono acqua fresca. a pagina 28 Norme sblocca cantieri Bankitalia e Cantone: c è il rischio riciclaggio di Virginia Piccolillo l decreto legge «sblocca Italia», I strumento del governo per rilanciare i cantieri, non convince fino in fondo Raffaele Cantone. Il presidente dell Anticorruzione vede nel project bond «rischi di riciclaggio». Dubbi su pericoli di corruzione anche da Bankitalia. a pagina 5 REUTERS / RODI SAID UNIQA Assicurazioni SpA - Milano - Aut. D.M /08/1966 (G.U /09/1966) LE INTERCETTAZIONI Quella rete di Albertini contro Robledo di Luigi Ferrarella a pagina 18 La bellezza della tua pelle è nel suo Sistema Immunitario. E se potessi rinforzarlo?

2 # 2 Mercoledì 1 Ottobre 2014 Corriere della Sera Primo piano La finanza pubblica Raffica di dati negativi: la disoccupazione giovanile vola al 44% Deflazione a settembre e crescita sottozero. Il Tesoro rifà i conti Paese in recessione e senza lavoro Le stime Il Pil scenderà dello 0,3% quest anno per poi crescere dello 0,6% nel 2015, mentre il rapporto deficit/pil sarà al 3% quest anno e al 2,9% il prossimo. Sono i nuovi dati del quadro macroeconomico nella Nota al Def Il rapporto tra debito e Pil è previsto al 131,7% nel 2014 e al 133,4% nel Rinviato al 2017 il pareggio di bilancio. Per Padoan l aggiustamento strutturale oggi è inferiore allo 0,5% per «circostanze eccezionali» Il tasso di disoccupazione si attesterà al 12,6% nel 2014 e al 12,5% nel Lo prevede la Nota di aggiornamento al Def. Ieri nuovo dato in salita per il tasso di disoccupazione dei 15-24enni: il 44,2% ad agosto ROMA L Italia avrà un deficit pari al 3% del prodotto interno lordo per quest anno e del 2,9 nel Che nel 2014 la tanto attesa ripresa dell economia non fosse possibile, al di là di qualche piccolo segnale positivo, lo ha confermato ieri sera l aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def) , approvato dal Consiglio dei ministri. Del resto le primissime stime dell Istat diffuse ieri indicavano un dato negativo del Pil anche per il terzo trimestre di quest anno. In base alle nuove stime di Palazzo Chigi, il rapporto tra debito e Pil si attesterà al 131,7% nel 2014 e al 133,4 nel 2015: il pareggio strutturale di bilancio slitta così al 2017, un anno in più rispetto alle previsioni del Def illustrate dal ministro dell Economia, Pier Carlo Padoan ad aprile. Per quanto riguarda il Pil, il governo Renzi ipotizza nel 2014 un dato negativo (-0,3%), per poi crescere MILANO «Il tfr così com è c è solo in Italia. Certo, se lo mettiamo in busta paga si crea un problema di liquidità per le imprese. Stiamo pensando di dare i soldi che arrivano dalla Bce alle piccole e medie imprese per i lavoratori». Per la terza volta in tre giorni il premier Matteo Renzi rilancia l idea del tfr in busta paga. La prima a «Che tempo che fa», domenica scorsa. La seconda lunedì, alla direzione del Pd. La terza ieri, durante un intervista a «Ballarò». «La misura è in discussione ma non se ne parla nel Documento di economia e finanza», ha detto il ministro dell Economia Pier Carlo Padoan. Il premier stima l ammontare che potrebbe entrare nelle tasche dei dipendenti: «Per uno che guadagna euro, un centinaio di euro al mese si aggiungerebbero allo stipendio», esemplifica Renzi. dello 0,6% il prossimo anno grazie «all impulso positivo della Legge di Stabilità», spiega il ministro Padoan secondo il quale nel Def il tasso di disoccupazione si attesterà al 12,6% nel 2014 e al 12,5% nel Altre cattive notizie per l occupazione vengono dall Istat che «nonostante qualche segnale positivo», non vede «nel I conti mercato miglioramenti significativi». Preoccupa soprattutto il tasso della disoccupazione giovanile: ad agosto è pari al 44,2% (+ 1% rispetto a luglio e +3,6 nel confronto tendenziale), facendo così registrare il peggior risultato dal Piccolo segnale positivo arriva dal tasso di disoccupazione generale che ad agosto si attesta sul 12,3%, facendo segnare una I cali tendenziali del Pil Le variazioni dei prezzi I senza lavoro 0,1 0 0,1 0 disoccupazione giovanile 44,2% -0,1-0,2-0,3-0,4-0,2% -0,4% 1 tri tri 2014 Fonte: Istat -0,1-0,2-0,3-0,4 A oggi gli italiani maturano tfr per un valore di 25 miliardi l anno. Di questi, 5,2 vanno ai fondi pensione. Altri 6 all Inps. Circa 14 si fermano nelle casse delle piccole e medie imprese. Queste ultime, di fronte al rischio di dover fare a meno di risorse vitali in una fase di stretta creditizia, non si fanno convincere dalle rassicurazioni del premier. «Trasferire fondi dalla Bce alla piccola impresa è cosa che non si era mai vista. Non si può affrontare un tema così serio con leggerezza», taglia corto Giorgio Merletti, alla Le aziende Vale circa 14 miliardi il Tfr versato ogni anno nelle casse delle piccole e medie imprese -0,1% -0,1% 12,6% 12,3% Ago 2014 Set 2014 Lug 2014 Ago 2014 CdS 25 miliardi, il Tfr maturato ogni anno dagli italiani 5,2 miliardi, la quota che viene versata ai fondi pensione 121 miliardi, il patrimonio dei fondi pensione piccola diminuzione in termini congiunturali (0,3) e rispetto agli ultimi 12 mesi (0,1): i senza lavoro sono 3 milioni e 134 mila (82 mila in meno rispetto al mese precedente). In pratica ci sono 32 mila occupati in più rispetto a luglio, fa notare il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e il numero dei disoccupati diminuisce del 2,6%. Altro indicatore che spinge l Italia in deflazione è l indice nazionale dei prezzi al consumo che a settembre diminuisce dello 0,3% rispetto ad agosto e dello 0,1 se lo si paragona a settembre In questo quadro a dir poco negativo il Cnel definisce «una ipotesi irrealizzabile» una discesa del tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi (7% nel 2007) perché questa operazione «richiederebbe la creazione da qui al 2020 di quasi 2 milioni di posti di lavoro». Francesco Di Frischia Renzi rilancia sul Tfr: 100 euro in più al mese Ma le imprese: a noi soldi Bce? Che fantasia guida di Rete Imprese oltre che presidente di Confartigianato. Il timore delle piccole aziende è che il tfr in busta paga serva anche ad alleggerire (a loro spese) l onere per le casse dello Stato dell operazione «80 euro». Una volta che il tfr finisse sullo stipendio, infatti, per una certa fascia di popolazione la retribuzione supererebbe il tetto oltre il quale il bonus non è concesso. «Se il premier parla di 100 euro in busta paga per una retribuzione netta di euro, significa che nello stipendio finisce tutta la liquidazione, non solo il 50% come ipotizzato», fa notare Alberto Brambilla, esperto di previdenza ed ex sottosegretario al Welfare. Sua la riforma della previdenza integrativa del Ma ciò che allarma di più Brambilla è un altro aspetto: «Togliere il tfr vuol dire incentivare i giovani a non tutelarsi. Con le pensioni che in media ammontano al 60% dello stipendio, il tfr è prezioso a fine carriera. E cruciale per chi resta senza lavoro». Tutto da capire il meccanismo con cui le banche potrebbero garantire le risorse alle imprese che devono privarsi dei tfr accantonati. Ogni anno le aziende rivalutano le liquidazioni per un ammontare pari al 75% dell inflazione più un 1,5%. Questo significa che alle imprese il tfr quest anno costerà circa l 1,5% di interessi. Difficilmente le banche potrebbero prestare soldi a tassi migliori. «E per le aziende non meritevoli di credito servirebbe un fondo di garanzia», aggiunge Brambilla. Ultimo ma non trascurabile: all Inps verrebbero a mancare sei miliardi l Il caso La spinta di Draghi (con 100 miliardi) e il freno tedesco di Giuliana Ferraino l cambio euro-dollaro, che ieri ha toccato un I nuovo minimo da oltre 2 anni, sotto quota 1,26, aiuta Mario Draghi, nel momento in cui l inflazione media nell eurozona torna a scendere fino a 0,3%. Ma la missione del presidente della Bce per salvare l economia dell eurozona diventa sempre più difficile. Domani a Napoli il consiglio direttivo della Bce toglierà il velo sul piano di acquisto di cartolarizzazioni, i cosiddetti Abs. Un operazione che dovrebbe avere una taglia di poco meno di 100 miliardi, valuta Francesco Papadia, ex direttore generale all Eurotower per le operazioni di mercato. La Germania, per voce del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, e del ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, è già contraria. Adesso Draghi alza ancora l asticella. Il comitato esecutivo dell Eurotower proporrà di allentare i requisiti attuali sulla qualità degli asset accettati da Francoforte, ha anticipato il Financial Times, per acquistare anche gli Abs di Grecia e Cipro, giudicati junk bonds, titoli spazzatura. Facile immaginare che la resistenza tedesca aumenterà. Un assaggio è arrivato ieri, quando l economista Hans-Werner Sinn, presidente dell Ifo, ha scritto proprio sull Ft che la cancelliera Angela Merkel «ha il dovere di fermare l ingerenza illegale di Draghi nelle politiche di VIAGGIO NEL TEMPO? BASTANO DUE SECONDI. Grande Reverso Ultra Thin Duoface. Calibro Jaeger-LeCoultre 854/1. 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3 Corriere della Sera Mercoledì 1 Ottobre Affondo del governo sull austerity europea E niente manovra 2015 Nel Def il rinvio del pareggio di bilancio al 2017 ROMA Dopo cinque anni di manovre correttive lacrime e sangue, solo quelle varate dal 2011 pesano sul bilancio 2014 per 64 miliardi, il governo Renzi allenta la morsa sulla finanza pubblica. Sfidando l ortodossia europea del rigore, ed invocando non una, ma due circostanze eccezionali che impattano sul bilancio pubblico, la recessione e l attuazione delle riforme, l esecutivo ha deciso di posporre il pareggio di bilancio effettivo al E di sospendere per un anno, il prossimo, il percorso di Gli effetti Solo le manovre varate dal 2011 pesano sul bilancio 2014 per 64 miliardi avvicinamento all obiettivo. Nelle intenzioni il 2015 sarà dunque un anno di pausa, di respiro: ci saranno interventi di stimolo alla domanda, con la conferma degli sgravi fiscali per lavoratori e imprese, ma non ci sarà una correzione del deficit pubblico. Che anzi verrà fatto scivolare dal 2,2% del pil, dove si assesterebbe senza fare nulla, al 2,9%, un pelo sotto al tetto massimo di Maastricht che verrà comunque rispettato. Una nuova manovra restrittiva, sostiene l esecutivo, avrebbe indebolito ancor di più l economia, caduta in recessione per la terza volta in pochi anni: «Potrebbe provocare - si legge nelle carte del Tesoro - l avvitamento in una spirale perversa». Il ritorno della crescita sarà invece il motivo ispiratore della manovra che prenderà corpo nelle prossime due settimane con la Legge di Stabilità. Le misure sono 12,5 per cento è la disoccupazione prevista dal Def per l anno prossimo 12,6 per cento è invece la disoccupazione prevista dal Def per il ,1 per cento è l inflazione a settembre rispetto allo stesso periodo del ,3 per cento è il tasso di inflazione mensile a settembre +0,1 per cento i prezzi del carrello della spesa, dai beni alimentari alla cura della casa I poteri di Moscovici e Malmstroem Commissari Ue «dimezzati» il malumore eurosocialista sulle scelte di Juncker DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES Nell Europarlamento stanno emergendo dubbi sui ruoli reali dei due candidati commissari Ue responsabili di dossier economici fondamentali come il controllo dei bilanci nazionali e la trattativa per il megaaccordo di liberalizzazione dei commerci tra Ue e Usa. Il presidente eletto della Commissione, il lussemburghese Jean Claude Juncker del Ppe, ha ribadito in una lettera che il commissario per gli Affari economici, il socialista Pierre Moscovici, dovrà ottenere il via libera del vicepresidente lettone Valdis Dombrovskis (Ppe), nelle valutazioni sui conti degli Stati membri. Juncker sembra così voler depotenziare il portafoglio di Moscovici. Anche la liberale svedese Cecilia Malmstroem, nuovo commissario al Commercio, sta emergendo come pilotata da Juncker in un ruolo più disponibile verso Washington e le multinazionali Usa nella trattativa sull accordo commerciale tra Ue e Stati Uniti. I socialisti del gruppo S & D vogliono chiarimenti e minacciano di riconsiderare l appoggio a Juncker quando si sarà da approvare la nuova Commissione. Ivo Caizzi quelle indicate dal premier due giorni fa e ribadite ieri dal ministro dell Economia, Pier Carlo Padoan, al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato la Nota di variazione del Documento di Economia e Finanza, con le nuove previsioni. Il bonus Irpef di 80 euro ai lavoratori dipendenti verrà confermato con le stesse caratteristiche di quest anno, ma ci saranno anche sgravi sul costo del lavoro per le imprese, circa 2 miliardi di minori contributi, l allentamento del Patto interno Il ministro Federica Guidi Al Senato Guidi: l embargo russo? Costerà al massimo 100 milioni di export L Italia supererebbe «senza eccessive difficoltà» l eventuale interruzione di tre mesi di approvvigionamenti di gas dalla Russia, se i rapporti tra Ue e Mosca a causa del conflitto ucraino dovessero creare gravi tensioni. Lo ha detto in Senato il ministro dello Sviluppo Federica Guidi, secondo cui le contro-sanzioni di Mosca nei confronti della Ue provocheranno nel 2014 un calo dell export italiano verso la Russia pari a 100 milioni di euro. «D intesa con la per i Comuni, i fondi per la scuola e per la riforma del mercato del lavoro. Ai nuovi ammortizzatori sociali sarebbe destinato almeno un miliardo e mezzo. Le coperture arriveranno in gran parte dai tagli di spesa, ma ad esempio per finanziare i nuovi ammortizzatori sociali, ha spiegato ieri Padoan, si pensa anche ad una revisione, con un ridimensionamento, delle «tax expenditures», cioè degli sgravi, sconti e agevolazioni fiscali concesse alle imprese. Nella Legge di Stabilità potrebbero esserci anche le norme per spostare temporaneamente una parte del Tfr nella busta paga dei lavoratori. Il problema è quello di compensare le piccole imprese che vedrebbero sparire una fonte diretta di finanziamento. Ma al bilancio pubblico, teoricamente, l operazione Tfr non costerebbe nulla e farebbe molto comodo per la ripresa dei consumi. Per il 2015 il governo sembra comunque abbastanza ottimista. L economia è vista crescere Economia Il ministro dell Economia Pier Carlo Padoan ha annunciato che l aggiustamento strutturale dei conti sarà più lento Commissione sono stati elaborati dei piani d emergenza nazionale per il prossimo inverno che per l Italia, pur prevedendo delle criticità, hanno messo in rilievo la sufficiente capacità di approvvigionamento. Una nota molto positiva - ha detto Guidi - viene inoltre anche dagli stoccaggi, dato che il loro riempimento è alto, al 94% del totale del mercato. di Dario Di Vico dello 0,6%, un più 0,5% tendenziale, cui si somma uno 0,1% indotto dalle riforme. Mentre l avanzo primario si ridurrebbe ancora rispetto al livello già basso di quest anno (1,6% contro l 1,7%). Nel 2015 il governo ipotizza di nuovo una piccola manovra di correzione dei conti pubblici (0,1% in termini strutturali, cioè al netto degli effetti della congiuntura), ma solo dal 2016 l abbattimento del disavanzo strutturale tornerebbe ad essere pari allo 0,5%, come aveva chiesto la Ue. Aumenta anche il debito, nonostante la rivalutazione del pil. Salirebbe al 133,7 nel 2015, ma verrà spuntato di qualche decimale, al 133,4%. Per farlo serviranno le privatizzazioni previste dello 0,7% annuo, che il governo conferma, ma come media nel prossimo triennio. Ora la partita si sposta a Bruxelles. Anzi in Lussemburgo, dove i ministri delle Finanze della Ue si riuniranno il 12 e 13 ottobre prossimi, a due giorni dalla data limite per la consegna delle nuove leggi di bilancio. Mario Sensini Il commento Non porta da nessuna parte il doppio binario tra numeri, progetti e riforme I l governo, per bocca di Giuliano Poletti, ha intravisto nei dati di agosto sulla disoccupazione una luce in fondo al tunnel. Francamente è difficile seguire il ministro su questa strada perché se è vero che ci sono 32 mila occupati in più rispetto a luglio è altrettanto chiaro che sono peggiorate sia l occupazione femminile che quella giovanile. Dunque non ci troviamo di fronte a un trend positivo che va consolidato nei prossimi mesi, dobbiamo invece ancora girare la boa. E tutto ciò avviene mentre il mondo politico discute con grande concitazione del Jobs act, il partito di maggioranza relativa si spacca sull articolo 18 e i vescovi sentono l esigenza di intervenire sui temi del mercato del lavoro. Le famiglie apprezzano sicuramente che il tema dell occupazione sia balzato in testa all agenda politica ma forse preferirebbero che ci fosse un maggior raccordo tra la sacrosanta revisione delle regole e la produzione di fatti nuovi (leggasi: posti di lavoro). Anche perché dopo l approvazione del Jobs act ci vorranno nella migliore delle ipotesi sei mesi per emanare i decreti attuativi: lo ha detto lo stesso Poletti nei giorni scorsi a Jesi. Se le cose stanno così si apre un vuoto di iniziativa e di rapporto con l opinione pubblica che va riempito prima che l Istat scandisca di mese in mese l emergenza. Purtroppo lo strumento che si era individuato, la Garanzia Giovani, non sta dando quei risultati che ci si aspettava e non sta creando nel Paese quel clima di mobilitazione che sarebbe necessario. Tocca, dunque, al governo riprendere in mano la situazione prima che si decreti il fallimento dell operazione e si diffonda ulteriormente una sensazione di impotenza. Se poi la manutenzione di Garanzia Giovani venisse accompagnata da un dialogo più fitto con le grandi aziende spesso multinazionali che sono disposte a prendere seri impegni di nuove assunzioni forse il segnale sarebbe ancora più solido. Meno convegni e più jobs.

4 4 Mercoledì 1 Ottobre 2014 Corriere della Sera

5 Corriere della Sera Mercoledì 1 Ottobre Primo piano Le riforme «Sblocca Italia, rischio riciclaggio nei cantieri» Cantone: le formule di finanziamento non garantiscono la trasparenza sulla provenienza dei fondi Nel mirino il rinnovo delle concessioni autostradali. Bankitalia: le deroghe d urgenza sono un pericolo Authority Raffaele Cantone è presidente dell Autorità anticorruzione. Secondo Cantone le deroghe alle norme per accelerare le infrastrutture comportano una maggior vulnerabilità ai rischi di corruzione Articolo 18 di Andrea Ducci e Lorenzo Salvia ROMA Un nuovo emendamento del governo per superare l articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Entro il fine settimana l esecutivo presenterà la modifica al disegno di legge delega sulla riforma del lavoro, Jobs act, raccogliendo l ordine del giorno votato dalla direzione del Pd. Un testo dove la minoranza Dem ha ottenuto alcune concessioni dal premier, Matteo Renzi. Giudicate insufficienti dall opposizione interna al partito, che per questo non ha ritirato i suoi sette emendamenti al Jobs act. Ferme restando le garanzie per i licenziamenti discriminatori, tutta la partita è giocata sulla delega La validità Le novità saranno valide solo per le nuove assunzioni, non per quelle in corso Prima e dopo 1 In ingresso La giungla dei contratti ROMA Sì al meccanismo dei «project bond», ma attenzione al rischio riciclaggio. L allarme lo lancia Raffaele Cantone, presidente dell Autorità Anticorruzione, ascoltato ieri in commissione ambiente alla Camera sul decreto «Sblocca Italia». Il decreto legge prevede «una serie di meccanismi utili per rilanciare» lo strumento che «finora ha funzionato pochissimo», afferma Cantone. Ma, fa notare, «bisogna per riflettere su una parte» delle misure. Perché ci sono dei «rischi sul piano della normativa antiriciclaggio». Non piace a Cantone la possibilità di «dematerializzare» i project bond, che quindi possono diventare come delle azioni. «Andrebbe bene - ha spiegato - ma viene eliminato il meccanismo nominativo, quindi diventano al portatore», e di conseguenza c è il rischio di possibili riciclaggi. Secondo Cantone il dl Sblocca Italia è «sostanzialmente positivo nell ottica dell obiettivo della semplificazione», ma su alcune singole norme «c è qualche perplessità». Un esempio? Il doppio incarico dell ad di Ferrovie dello Stato che, in base all articolo 1 del dl, riveste anche il ruolo di commissario straordinario per alcune opere al Sud, con relativi poteri in sede di conferenza dei servizi. «Credo - spiega il presidente dell Anticorruzione - che sia problematico lasciare la scelta della Valutazione di impatto ambientale all ad delle Ferrovie». Pur puntualizzando che «c è un meccanismo che non è un vero e proprio conflitto di interesse», Cantone sottolinea il «ruolo dubbio» affidato a un «soggetto che ha un interesse e funzioni pubbliche». Per questo sarebbe necessaria una «serie di garanzie» sul piano della trasparenza. Qualche perplessità il magistrato la nutre anche sull articolo 9, che prevede «un eccesso di utilizzo dell estrema urgenza». E sull articolo 5, sulle concessioni autostradali: la norma «non è del tutto comprensibile. Manca un passaggio: quale sia l idea del legislatore sul trasporto pubblico e Le forme di assunzione, per lo più precarie, in Italia sono tante, alcune decine. Ci sono i contratti «co.co.co», cioè le collaborazioni coordinate e continuative e i contratti «co.pro», collaborazioni a progetto e ancora i contratti a chiamata privato su strade e autostrade». Nel decreto, aggiunge Cantone, «vengono rafforzati i meccanismi di concessione attuali» stabilendo che i concessionari devono presentare un progetto, «ma non c è scritto chi lo approva. Non si comprende come funziona tecnicamente la norma e comunque così si prorogano ulteriormente le concessioni». «Da napoletano», Cantone dice di condividere la «scelta di grande responsabilità» di riaffidare allo Stato il risanamento di 60 miliardi l anno, i costi della corruzione secondo la Corte dei conti Licenziamenti disciplinari, sfida aperta sul reintegro Il governo prepara l emendamento. Sacconi frena: solo indennizzi gnato nel summit Ue sul lavoro. «È normale che adesso noi la riforma del lavoro la facciamo comunque, anzi, a maggior ragione dopo che c è stato un bellissimo dibattito nella direzione del Pd», ha spiegato ieri sera. In caso contrario Renzi non fa mistero di voler ricorrere alla fiducia. Ipotesi da non escludere se Ncd dovesse irrigidirsi. Il relatore al disegno di legge delega, Maurizio Sacconi, non vuole vedere snaturato il testo approvato finora. «Non so se saranno presentati emendamenti dal governo, ma in ogni caso non potranno essere la mera traduzione dell ordine del giorno del Pd, in quanto tutte le modifiche devono essere concordate con il relatore, che sono io e che come è noto ho le mie opinioni». In particolare, Ncd sarebbe pronto a chiedere di estendere le nuove regole anche ai contratti in essere. Ma quanto peserebbe l emendamento del governo sull intera partita dell articolo 18? Sui licenziamenti disciplinari non ci sono numeri precisi perché i dati non vengono raccolti a livello centrale. Bisogna ripiegare sulle valutazioni degli addetti ai lavori: «Le evidenze - osserva l ex ministro del Lavoro Elsa Fornero - ci dicono che i licenziamenti disciplinari sono più numerosi di quelli economici», che nei primi sei mesi di quest anno sono stati «Le stesse evidenze - ag- La spinta di Ncd Il partito di Alfano e Sacconi vorrebbe cambiare l art.18 anche ai contratti attuali 2 3 In uscita Le modifiche della legge 92 Con la legge Fornero l articolo 18 è stato modificato con l introduzioni di sanzioni diverse a seconda dei casi. Per il licenziamento economico il reintegro è previsto solo per ragioni «manifestamente insussistenti» La disoccupazione La cassa integrazione Il sistema degli ammortizzatori sociali oggi è basato sulla cassa integrazione ordinaria, straordinaria (compresa per chiusura d azienda) e in deroga. C è inoltre l indennità di mobilità e l Aspi per i disoccupati. Fino a sei anni per l assunzione Il contratto a tempo indeterminato a «tutele crescenti» potrebbe prevedere un periodo di prova più lungo, che può durare da tre a sei anni a seconda delle ipotesi, prima di passare alla stabilizzazione Anzianità e tutele Con la nuova riforma viene eliminato il reintegro per i licenziamenti economici e sostituito da un indennizzo crescente in base all anzianità di servizio. Resta per i licenziamenti discriminatori e disciplinari Paracadute universale Sparisce la cassa in deroga, la cassa straordinaria per chiusura aziendale e la mobilità. L Aspi viene estesa anche ai lavoratori precari. Il sussidio di disoccupazione è condizionato a politiche di ricollocamento al lavoro da assegnare al governo, stabilendo con precisione quali siano le fattispecie per cui, in caso di licenziamento disciplinare, sia previsto il diritto al reintegro. Nel resto delle circostanze ai lavoratori licenziati saranno applicate le tutele crescenti, ossia un indennità economica proporzionale all anzianità di servizio. Le novità saranno valide solo per i nuovi contratti. Resta che l emendamento dell esecutivo ancora non c è. L obiettivo del premier è un compromesso. Raggiungerlo è complicato. Più si accontenta la sinistra Pd più si scontenta Ncd. Il presidente del Consiglio, del resto, vuole tirare dritto e incassare l approvazione del Jobs act in Senato entro l 8 ottobre, data in cui sarà impegiunge Fornero - dicono pure che, in caso di ricorso alla magistratura, i licenziamenti disciplinari danno luogo ad una prevalenza di reintegri mentre quelli economici a una prevalenza di indennizzi, peraltro con valori medi intorno alle 8/10 mensilità». Lasciare il reintegro per i licenziamenti disciplinari, quindi, limiterebbe di parecchio la portata della riforma targata Renzi. Per questo il giuslavorista Michele Tiraboschi dice che le «soluzioni a metà strada sono solo dannose e fonte di ulteriore contenzioso. O l articolo 18 viene eliminato per tutti e in modo chiaro oppure meglio lasciare le cose Fornero «I licenziamenti disciplinari danno luogo più ai reintegri, quelli economici a indennizzi» così come stanno». Il punto è che chi viene licenziato per motivi economici potrebbe sempre tentare la strada del reintegro dimostrando davanti al giudice che si è trattato di un provvedimento se non discriminatorio almeno disciplinare. E anche l emendamento al quale lavora il governo, che dovrebbe specificare meglio quando un licenziamento disciplinare è giustificato, potrebbe lasciare dei buchi. «Gia con la riforma Fornero - dice il professore di diritto del lavoro Raffaele De Luca Tamajo - le fattispecie erano state definite meglio. Ma non basta: la discrezionalità del magistrato è sempre più forte di qualsiasi tipizzazione». Bagnoli. Considerando che «in alcune realtà» l affidamento agli Enti locali «è stato un vero fallimento». Ricordando che la società Bagnoli Futura è «fallita più per i gettoni di presenza che per le bonifiche fatte», Cantone avanza «dubbi sul piano della costituzionalità». E sulla possibilità di trasferire le aree, sottraendole alla curatela fallimentare, in cambio di «obbligazioni di dubbia esigibilità a breve». Perplessità su alcuni punti dello Sblocca Italia sono state espresse anche dalla Banca d Italia. «Il ricorso a meccanismi derogatori, pur motivato dal condivisibile obiettivo di ridurre i tempi in fase di aggiudicazione delle gare ha spiegato Via Nazionale, si è già rivelato in passato non sempre pienamente efficace, con ripercussioni negative sui tempi e sui costi nella successiva fase di esecuzione dell opera e di vulnerabilità ai rischi di corruzione». Per questo, «andrà garantita la massima trasparenza». Virginia Piccolillo Il caso L allarme di Visco: credito ancora giù (ma banche solide) di Stefania Tamburello L e tensioni sui mercati finanziari si sono attenuate, ma «il credito all economia continua a contrarsi». I prestiti delle banche a famiglie e imprese, cioè, continuano a calare e le condizioni applicate sono ancora molto diverse tra banca e banca, rispetto alle imprese e alle diverse aree del paese, dice il governatore della Banca d Italia, Ignazio Visco, intervenendo in Parlamento. La crisi dunque colpisce ancora duramente, nonostante «le misure eccezionali» adottate a più riprese dalla Banca centrale europea che hanno «evitato un collasso del sistema del credito». Da ultimo l avvio dei prestiti finalizzati al finanziamento di imprese e famiglie (Tltro) che avranno, secondo Visco, effetti positivi sulla crescita dell economia. Ma anche la valutazione approfondita dei bilanci delle maggiori banche dell eurozona condotta dalla Bce in vista della vigilanza unica, quasi ultimata, sarà importante perché «fornirà un contributo fondamentale a ristabilire la fiducia nel sistema bancario e nella sua capacità di sostenere pienamente la ripresa economica». Quanto alle banche italiane, gli istituti hanno fatto assicura il governatore ingenti svalutazioni per pulire il bilancio, hanno rafforzato il capitale per quasi 40 miliardi e «potranno far meglio fronte a eventuali necessità di rafforzamento».

6 6 Mercoledì 1 Ottobre 2014 Corriere della Sera Politica «La gente è con noi». Renzi sferza D Alema «Le persone non stanno con i sindacati. Massimo? Parla e guadagno punti». No di Ncd alle modifiche 130 i favorevoli alla relazione del segretario del Pd Matteo Renzi al termine della contrastata direzione del Partito democratico di lunedì 20 i contrari alla relazione del segretario. Le astensioni sono state 11. Sono stati 161 a partecipare al voto in direzione, su circa 200 membri 68 la percentuale dei voti ottenuti da Renzi alle primarie di dicembre che lo hanno incoronato segretario del Pd. La relazione di lunedì ha toccato l 80% dei consensi ROMA Gli riconosce «grande stima e rispetto», questo sì. Ma quando Matteo Renzi si trova di fronte alle telecamere di Ballarò, il pensiero riservato a Massimo D Alema è sferzante. «Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo», scandice il presidente del Consiglio. Perché, «tutte le volte che parla guadagno un punto nei sondaggi». A ventiquattr ore esatte dalla tormentata direzione del Pd, in cui ha portato a casa una vittoria netta sia sui numeri finali sia per la spaccatura provocata nelle minoranze, Renzi tira dritto sulla riforma del lavoro. «Questione di giorni e la riforma arriverà», assicura. Sull impianto generale, basta leggere le frasi chiave dell intervista che il premier ha affidato al Washington post, che viene diffusa in mattinata. «Il sistema futuro in Italia richiederà una forte riduzione delle leggi. In secondo luogo, è importante permettere a un imprenditore di scegliere un lavoratore e, se necessario, licenziarlo». E ancora: «La gente è con noi, non con i sindacati». L audizione Al Copasir I servizi segreti e la minaccia dell Isis L intervista Al Washington Post Renzi dice: «La gente sta dalla nostra parte, non con i sindacati. In Italia deve cambiare tutto e cambierà» Su quello che invece il governo è disposto a mettere su piatto, invece, il riferimento è quello che ribadisce lo stesso Renzi, in serata. E riguarda l anticipo di parte del Tfr in busta paga. «Ne stiamo parlando. Significa che, per uno che guadagna euro, con un altro centinaio di euro al mese unito agli 80 euro inizia a fare una bella dote». Ma lo scontro è feroce, soprattutto con la «vecchia guardia» del Pd, che ieri l altro gli ha votato contro in direzione, e con la Cgil. «Negli anni in cui si creava precariato i sindacati non c erano», dice il premier. «Tornano in piazza ora? Bene! Evviva, che bello. Io nel frattempo non mollo e continuo a cercare di cambiare un Paese». C è anche una seconda appendice dedicata a D Alema e a quanto l ex premier aveva detto nei giorni scorsi al Corriere sul rapporto tra Palazzo Chigi e Forza Italia. «Evitiamo di continuare con le polemiche e con le assurdità. Con Berlusconi abbiamo fatto un patto per la legge elettorale e per la riforma Sulla piazza «Tornano in piazza ora? Bene! Viva! Che bello! io nel frattempo non mollo» della Costituzione perché le riforme si scrivono tutti insieme». Stop. Da Forza Italia, dove un Berlusconi guardingo sembra comunque intenzionato a proseguire sulla strada dell opposizione responsabile, arrivano i primi distinguo. «Quello che propone Renzi è un nulla di fatto», afferma il capogruppo alla Camera Renato Brunetta. Più tardi, il suo omologo al Senato Paolo Romani correggerà il tiro a Porta a Porta: «Si tratta comunque di un provvedimento importante. Se l iter seguirà i termini che ci auguriamo, noi continueremo a esserci». A fine serata, la spia di un possibile «nuovo fronte», per Renzi, arriva dalla maggioranza di governo. E arriva quando Ncd, con Maurizio Sacconi, frena sulla possibile traduzione della relazione di Renzi alla direzione pd in emendamento del governo. «Tutte le modifiche devono essere concordate con il relatore, che sono io e che come è noto ho le mie opinioni». Tommaso Labate È durata un ora e mezza, ieri, l audizione di Matteo Renzi al Copasir. Da sinistra, il premier con (di spalle) il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza Giampiero Massolo e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle informazioni per la sicurezza Marco Minniti; il portavoce di Renzi Filippo Sensi e il capogruppo del Pd Roberto Speranza. «Sulla minaccia dell Isis c è una giusta preoccupazione ha detto il presidente del Copasir Giacomo Stucchi ma la situazione è sotto controllo» (Ansa). L intellettuale e il leader Da Empoli: Matteo ha abbattuto il tabù Ora si ispiri a Clinton e Schröder «Nella sinistra italiana è successo qualcosa di storico: l articolo 18 era l ultimo tabù e Renzi lo ha abbattuto. Ha osato ciò che fece Blair quando abolì la clausola IV dello statuto dei laburisti, che come obiettivo prevedeva di arrivare alla proprietà collettiva dei mezzi di produzione. Era un residuo ideologico, ma quando fu cancellato scoppiò una rivolta interna, così come oggi contro Renzi». Giuliano da Empoli, 41 anni, sociologo, economista e scrittore, è uno degli intellettuali più ascoltati da Renzi. Pensatore che ama autonomia e libertà, su alcuni fronti è stato (privatamente) critico con il premier. Sul Jobs act però l affinità di pensiero è massima. Il «lavoro» è stato, anche drammaticamente, un tema centrale nella sua formazione: il padre Antonio, giuslavorista, nel 1986 fu consigliere economico di Craxi e per questo gambizzato dalle Br. È proprio indispensabile questa riforma? «Per la prima volta la sinistra presenta misure concrete per Gli operai della Volkswagen accettarono misure dolorose per consentire assunzioni affrontare i problemi reali di milioni di lavoratori non garantiti, senza anteporre l ideologia. Negli ultimi 20 anni aveva come subappaltato il lavoro ai sindacati. Oggi, invece, torna a rivolgersi a tutti. Il Jobs acts semplifica il codice del lavoro, riducendo le decine di profili contrattuali: una giungla dove prolifera il precariato. Altro passo chiave è la riforma degli ammortizzatori: cose che vanno ben oltre l articolo 18». Questa riforma cambierà verso all Italia? «Il Jobs Act riguarda soprattutto neoassunti e precari: credo sia un passo molto importante. Però non bisogna dimenticare che in altri Paesi, con il contributo di sindacati responsabili, è stato fatto anche altro. In Germania, nel 2001, gli operai Volkswagen hanno accettato una riduzione dell orario e del salario per consentire, poi, l assunzione di 5 mila disoccupati. Schröder fu molto coraggioso: fece ripartire la locomotiva tedesca, a costo della poltrona. Ma non è detto che le riforme debbano essere impopolari. Clinton ha riformato il welfare ed è stato rieletto». La «vecchia guardia» è battuta? «D Alema e gli altri hanno avuto vent anni per rimettere in moto l Italia, ma hanno concluso poco. Poi lunedì, sempre D Alema, è tornato a parlare di padroni, dimostrando che, quarant anni fa, Amendola era più avanti di lui oggi». Claudio Bozza L evento rientra negli appuntamenti del semestre italiano di Presidenza dell Unione Europea. Un pragmatico confronto tra chi è quotidianamente impegnato ai massimi livelli nel sistema economico e governativo. Una forte volontà di delineare e avviare le innovazioni utili allo sviluppo occupazionale e alla crescita del nostro Paese e della nostra Europa. Le sfide per la Crescita: Innovazione, Imprenditorialità e Occupazione Milano 16 ottobre 2014 ore (registrazione invitati dalle ore 8.15) Magna Pars Suites Via Forcella, 6 Presidenza Italiana del Consiglio dell Unione Europea italia2014.eu NE DISCUTERANNO: Matteo Renzi* Presidente del Consiglio dei Ministri e Consiglio Europeo Federica Guidi Ministro dello Sviluppo Economico Francesco Caio CEO Poste Italiane Enrico Ciai CEO Deloitte Italy Ferruccio De Bortoli Direttore del Corriere della Sera Andrea Illy CEO e Presidente Illycaffè, Presidente Fondazione Altagamma Alessandro Marenzi Responsabile Redazione Economica di Sky TG24 (Moderatore) Victor Massiah CEO UBI Banca Carlo Mazzi Presidente Prada Andrea Poggi Partner Deloitte, Responsabile Strategy Consulting Alessandro Profumo Presidente Banca Monte dei Paschi di Siena Giuseppe Recchi Presidente Telecom Italia Andrea Zappia CEO Sky Italia * Invitato La partecipazione all evento è su invito. Per maggiori informazioni contattare la segreteria organizzativa: Tel

7 Corriere della Sera Mercoledì 1 Ottobre

8 # 8 POLITICA Dietro le quinte Autoriciclaggio e conti in Svizzera Governo al bivio Reato di autoriciclaggio, il governo ci riprova, con molta cautela, nel giorno in cui la Svizzera (su richiesta degli Usa) inizia a stemperare il segreto bancario. Oggi potrebbe essere il giorno decisivo in commissione Bilancio alla Camera per dare seguito alle pressioni del ministro Padoan (Economia) che vede di buon occhio (fiscale) il rientro dei capitali ormai non più cifrati in territorio elvetico. Al quasi condono, però, va agganciato il reato dell autoriciclaggio che punisce chi investe soldi sporchi. E ieri sera si è accesa una vivace discussione in consiglio dei ministri, tra il titolare dell Economia, che spinge, e quelli di Ncd e Pd che frenano. Tanto da far pensare all ennesimo rinvio. (Dino Martirano) Il libro «segreto» di Graziano Delrio sui mesi a Palazzo Il titolo è provvisorio ma già ambizioso: Cambiando l Italia. Le cose fatte, le cose che faremo. Graziano Delrio sta scrivendo un libro in presa diretta della sua esperienza nel Palazzo. Nelle intenzioni quella del sottosegretario alla presidenza del consiglio dovrebbe essere una sorta di riflessione «alta» sul governo Renzi, sull agenda del cambiamento e sulle resistenze incontrate in questi mesi. Dicono che ci lavori soprattutto la notte. L uscita, per Marsilio, è prevista a fine gennaio. Tempi strettissimi per sfruttare il traino del primo anniversario del governo Renzi. Ma, hai visto mai, anche quello delle elezioni anticipate. (Lorenzo Salvia) L ambasciatore e Marchionne «l Americano» Lo chiamano Marchionne l Americano, perché negli Usa l amministratore delegato di Fiat Chrysler è di casa, e il 13 ottobre quoterà il gruppo a Wall Street. L ambasciatore Usa a Roma, John Phillips, ora ha chiesto all amico manager di essere lo special guest che annuncerà il vincitore del Dwight D. Eisenhower Global Leadership Award, il premio che ogni anno il Business Council for International Understanding assegna a «un leader visionario». Marchionne lo ha ricevuto nel Tra gli altri figurano Ratan Tata (2013), Carlos Slim (2012); Nicolas Sarkozy (2008). L appuntamento è a Villa Taverna, residenza dell ambasciatore, il 7 ottobre, alle (Giuliana Ferraino) La vicenda Le novità annunciate dal premier Renzi sull articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (riduzione del reintegro dopo il licenziamento) non saranno sottoposte a voto di fiducia alla Camera. Nonostante gli emendamenti della minoranza pd Niente fiducia sul Jobs act In Aula il cambio di passo Il leader ai suoi: no ai guerrafondai. Amendola: contrari 4 o 5 ROMA «La fiducia, e chi ha detto che il governo ha deciso di mettere la fiducia sul Jobs act?». Renzi, dopo una direzione in cui ha dimostrato ciò che voleva dimostrare, ossia che il «Pd sta con me e io sto con il Pd», attenua toni e modi. «Non c è la stessa tensione che c era per la riforma del Senato, quindi ci vuole tranquillità e disponibilità al dialogo», è l invito del premier ai suoi. Ribadisce Renzi, perché sia chiaro a tutti, soprattutto ai pasdaran: «Possiamo passare questo giro di boa tranquillamente, tutti insieme, senza problemi, vedo nei senatori che hanno presentato emendamenti a palazzo Madama voglia di capire, precisare, ma nessuna posizione pregiudiziale, come fu invece la scorsa estate per il Senato». Dunque, il premier-segretario chiede anche ai più estremisti tra i renziani di «non adottare posizioni da guerrafondai», perché sa che questo è un momento importante e che da parte della «minoranza c è un apertura», D Alema a parte, e non coglierla sarebbe una colossale stupidaggine politica. Del resto, anche Napolitano l altro ieri gli ha detto di incamminarsi lungo questa strada perché ha capito che gli oppositori interni non vogliono né il suo scalpo né tanto La linea Il premier: non cogliere l apertura della minoranza sarebbe una stupidaggine colossale meno quello del governo. D altra parte, è bastato quell accenno del premier, giorni fa «se la legge delega sul Jobs act passasse con i voti di FI, dovrei andare dal capo dello Stato» per far capire a tutti dove si andasse a parare. Il presidente del Consiglio non vuole forzare, non vuole mettere la fiducia. E non lo fa per drammatizzare o per mettere la minoranza in un angolo. Questo è un giochetto che ha già fatto in altri tempi. Questa volta non è così. Sulla rivoluzione del mercato del lavoro ha convinto tanti suoi oppositori e infatti il dalemiano Enzo Amendola, membro della segreteria ammette: «Alla fine i dissenzienti saranno quattro o cinque». Amendola può essere sospettabile di «intelligenza con 689 emendamenti sono stati presentati al Jobs act: dopo il primo vaglio, ne resteranno circa 300. Sono state circa 7 mila le proposte di modifica, la scorsa estate, per le riforme costituzionali Mercoledì 1 Ottobre 2014 Corriere della Sera il nemico» perché sta in segreteria, ma non è così. Parole simili, anzi, più esplicite, le pronuncia Davide Zoggia, che pure, al contrario di Amendola, in direzione ha votato contro e non si è astenuto: «Abbiamo lasciato solo il capogruppo Speranza nella sua astensione e questo non va bene. Stasera (ieri per chi legge, ndr) andremo a un chiarimento nella minoranza perché avremmo dovuto astenerci tutti e non votare alcuni contro e altri no. Eppoi, diciamoci la verità, i nostri trentenni la pensano esattamente come Renzi: sull articolo 18 gli danno ragione». È un risultato, questo, che il premier incassa senza esultare perché non vuole dare mostra di «non voler fare prigionieri»: cosa di cui lo accusava, mesi orsono, Gianclaudio Bressa, prima di accorgersi che con Renzi era possibile lavorare e collaborare. «Certo spiega ai suoi il premier ci sarà sempre Civati a darci torto, d altra parte è il suo lavoro». E che lavoro. Stando a quanto raccontano i deputati del Pd veneto l ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari avrebbe profetizzato per «Superpippo» un futuro da leader di una sinistra alla Oskar Lafontaine. I renziani sorridono e non ci credono. Non alla scissione, ma al ruolo di Civati come gran capo di una simile sinistra. Per la scissione ci vogliono soldi. E uomini. E finora, per la maggior parte, i pd dai cinquanta in giù hanno abbandonato Bersani e D Alema. Maria Teresa Meli Il caso E Pisapia attaccò il sindacato di Maurizio Giannattasio utti (o quasi) si aspettavano un T attacco frontale al premier Renzi di cui il sindaco Giuliano Pisapia, almeno ultimamente, non è un grande fan. Invece il primo cittadino di Milano, ieri a sera a Ballarò, ha sferrato un colpo durissimo al sindacato. Non sull articolo 18 che Pisapia difende a spada tratta, ma sulla deriva «corporativa» delle organizzazioni dei lavoratori: «Nel sindacato ci credo sempre meno». E porta due esempi concreti. Lo spostamento di due lavoratori da un settore all altro? «La risposta del sindacato è stata lo sciopero generale». Analoga resistenza quando il Comune ha tentato di spostare i commessi che stazionano ai piani di Palazzo Marino: «Volevamo metterli nelle scuole... C è una difesa corporativa che non è più accettabile». Poi, il sindaco si rivolge alla segretaria nazionale dello Spi-Cgil, Carla Cantone: «Avete dimenticato i bisogni e i diritti dei giovani e dall altro lato avete difeso interessi corporativi». Anche se Pisapia ne resta convinto: l affondo del governo e di varie forze politiche sull articolo 18 è semplicemente «uno scalpo che qualcuno vuole portare a casa. Non interessa a nessuno».

9 Corriere della Sera Mercoledì 1 Ottobre 2014 POLITICA 9 La Nota di Massimo Franco UNO SLALOM TRA ELETTORI PARLAMENTO ED EUROPA Probabilmente Matteo Renzi coglie nel segno, quando sostiene che «la gente è con noi, non con i sindacati». Sulla riforma del mercato del lavoro il consenso di una fetta di opinione pubblica è palpabile: a partire dall abolizione dell articolo 18. «Lasciamogli l illusione», ironizza Susanna Camusso, segretario della Cgil. Il problema è che il presidente del Consiglio deve fare i conti con il Parlamento; e soprattutto con un Senato in grado di metterlo in difficoltà per le tensioni latenti nello stesso Pd. Il vero rischio che corre è interno alla sinistra. Il fatto che FI critichi la «leggerezza» e la contraddittorietà del provvedimento è meno insidioso: rientra nel gioco delle parti tra maggioranza e opposizione. Per questo il capogruppo del Pd a palazzo Madama, Luigi Zanda, invita a rispettare il voto della Direzione del partito, nella quale Renzi lunedì ha stravinto: cerca di prevenire brutte sorprese. E l augurio del sindaco renziano di Firenze, Dario Nardella, contro eventuali «imboscate» da parte del Pd, suona come un esorcismo. Eppure, è difficile che i senatori della minoranza di sinistra siano così miopi da sgambettare il governo sul jobs act. Significherebbe, oltre tutto, schiacciarsi sulla Cgil alla quale viene imputato un «pregiudizio ideologico» contro il premier. È in atto un conflitto culturale, prima ancora che politico. Renzi sta tentando di rompere una serie di tabù che per decenni hanno rappresentato il cordone ombelicale tra il Pd e il sindacato. E l impressione è che possa spuntarla: anche perché ogni volta che avversari interni come Massimo D Alema lo attaccano, «guadagno un punto nei sondaggi», sostiene ironico. La sfida interna dovrebbe servirgli a guadagnare punti simbolici anche in Europa. Lì, però, il gioco sta diventando apparentemente invincibile per l Italia. L economia va male ed inasprisce i vincoli finanziari, non li allenta. E l asse francoitaliano che si riproponeva di piegare ad una maggiore flessibilità la Commissione Ue dominata dalla Germania, assume contorni sempre più nord-orientali. Ieri si è saputo che lo stesso commissario agli Affari economici, il socialista Pierre Moscovici, dovrà adattarsi alla supervisione del vicepresidente lettone e «Il nostro voto non è scontato» Ma la minoranza perde i pezzi Le divisioni nel summit degli anti renziani. I turchi e l ala di Speranza sempre più lontani L obiettivo L articolo 18 è solo un tassello. La nuova frontiera della sinistra è la legge di Stabilità ROMA Se hanno votato no sul Jobs act, giurano gli oppositori di Renzi, «non è per cambiare il capo del governo, è per cambiare la politica economica del governo». La nuova frontiera è la legge di Stabilità, sono i conti pubblici e le coperture. L articolo 18, sul quale la minoranza si è lacerata forse irreparabilmente, è solo un tassello del mosaico. Ma poiché la direzione ha ridisegnato i rapporti di forza a vantaggio della maggioranza, i più intransigenti a sinistra sperano che il reintegro si trasformi magicamente nel sassolino che inceppa l ingranaggio. «Un passo alla volta e stiamo al merito», è la strategia: quando arriverà l emendamento del governo, scatteranno i subemendamenti. Ed è lì che gli anti-renziani si conteranno. I firmatari dei sette emendamenti al Jobs act, una trentina di senatori, si sono visti e hanno concordato la linea. «C è preoccupazione sull articolo 18 spiega Cecilia Guerra Si applica solo ai nuovi assunti o anche ai contratti in essere? La soluzione è pasticciata e poco chiara». Il vostro sì non è scontato? «Niente è scontato. Prima miglioriamo la delega, poi si vota». Renzi si è mosso abilmente, allontanando lo spauracchio del soccorso azzurro al Senato. Il rischio si è sensibilmente ridotto, tanto che ieri i renziani ridacchiavano sui «due, tre giapponesi» che potrebbero indossare l elmetto e bocciare la riforma. Gli irriducibili hanno pochi margini di manovra e non si fanno troppe illusioni sulla possibilità di allargare il dissenso. Eppure vogliono giocarsi il finale di partita. «Renzi non può mettere la fiducia su una delega in bianco avverte D Attorre E non può togliere a D Alema il diritto di parola». L ex premier trama per farlo cadere? «No. Chi pensa a un altro governo tecnico deve farsi curare. Il tentativo di questa nuova generazione di riformisti è mettere in campo un alternativa a Renzi». Sarà. Ma la strada è lunga e il rischio di farsi asfaltare definitivamente è alto. «Si sono visti passi avanti, A Ballarò Boschi: Fassina? Dice cose divertenti «Anche Fassina è simpatico, dice spesso cose divertenti». Così ieri a Ballarò il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha ribattuto in modo indiretto all esponente della minoranza del Pd che alla domanda del giornalista della trasmissione di Rai Tre «Com è Renzi?» aveva risposto: «Simpatico». Boschi ha poi chiarito che sul patto del Nazareno «non c è niente che non sia alla luce del sole. È il lavoro che stiamo facendo in Parlamento, leggibile da tutti». L editoriale L invito di «Avvenire» al premier: più umiltà «Più umiltà» sulla questione dell articolo 18. La chiede a Renzi, nell editoriale «Non solo buone mosse», il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, che un po elogia e un po bacchetta «il cammino (e le amnesie) del premier». «Non è vero che non voglia e non sappia andare oltre gli slogan osserva sul quotidiano della Cei. Lo sottolinea la strenua difesa del bonus degli 80 euro». Se la riforma del lavoro «porterà frutto lo scopriremo solo sperimentandola. E, per questo, un po di umiltà non guasta e neanche diminuisce la statura del politico riformatore». però la nostra battaglia non è finita si fa coraggio la Bindi Semmai è finita la luna di miele di Renzi con alcuni settori della classe dirigente e con una parte del Pd». Complotto in vista? «No, ma il premier deve essere aiutato a governare meglio. Sempre che lui voglia farsi aiutare...». Il segretario ha annunciato che andrà alla Leopolda e la minoranza, quella arrabbiata, non l ha presa bene. «Andare a una riunione di corrente, da segretario e da premier, non è un segnale di pacificazione», attacca D Attorre. Il problema è che la sinistra ha perso per strada un bel pezzo delle sue truppe. I «Turchi» sono ormai in maggioranza e nell Area riformista di Roberto Speranza l ala dialogante pesa ben più di quella intransigente. La componente, che si è divisa tra il no e l astensione, in una serie di faccia a faccia e incontri anche tesi ha provato ieri a ricompattarsi, ma le posizioni restano distanti. L alternativa D Attorre: «Macché governo tecnico, va messa in campo un alternativa a Renzi» «Siamo usciti dalla direzione con le ossa rotte», si sono sfogati i più dialoganti. E Speranza ha respinto l accusa di aver spaccato i suoi: «Sono stato al merito e ho voluto cogliere le aperture del segretario». Sul fronte del no, resta immobile Fassina: «Senza correzioni al Senato, non la voto. Non vedo aperture, sul reintegro Renzi ha fatto una operazione ambigua. I nostri emendamenti saranno votati». Quanti sono i «dem» pronti allo strappo? Se una settimana fa il pallottoliere di palazzo Madama ne conteggiava una dozzina, ora la fronda si è ristretta. «I miei resisteranno» giura Civati, e conferma l ipotesi «concreta» di votare no alla Camera, come potrebbero fare i deputati di Cuperlo, il lettiano Boccia, la bindiana Miotto e Bersani. Ma è al Senato che si vince o si perde. Mucchetti, Mineo, Ricchiuti, Casson, Tocci, Chiti sono critici con Renzi da sempre. E la novità è che ieri, all assemblea del gruppo, anche Anna Finocchiaro ha espresso dubbi sul merito della riforma. M. Gu. conservatore Valdis Dombrovskis, uno dei «falchi» del rigore finanziario. E l andamento del Prodotto interno lordo (Pil) e l accoglienza fredda ricevuta da misure-vetrina come lo «sblocca Italia» restringono i margini di ottimismo del governo. L Istat fa sapere che il Pil calerà nel terzo trimestre del 2014: segno che la politica economica non frena la recessione. E la disoccupazione giovanile supera ormai il 44 per cento. Ma l aspetto preoccupante sono le riserve di Bankitalia su alcune delle misure contenute nel decreto «sblocca Italia». Il rinvio a decine di regolamenti e il ricorso a procedure d urgenza fanno temere seri rischi di alimentare la corruzione e il riciclaggio di denaro sporco, invece di combatterli. Renzi, però, tira avanti. Annuncia che entro pochi giorni la riforma del mercato del lavoro sarà approvata. E sogna di dare alle piccole e medie imprese i «soldi della Bce» per anticipare ai lavoratori una parte delle liquidazioni: una replica degli 80 euro, nella speranza disperata di invertire la china recessiva. La vicenda La direzione del Pd di lunedì ha approvato a larga maggioranza (130 sì, 11 astenuti e 20 contrari) la relazione di Renzi sulla riforma del mercato del lavoro, che include l abolizione dell articolo 18 In direzione sono arrivati gli attacchi di D Alema e Bersani al segretario. Tra i critici, anche Cuperlo e Civati. Ma la minoranza è spaccata. Orfini e i «turchi» hanno votato sì al Jobs act. Il capogruppo Speranza e altri dialoganti si sono astenuti Martedì cominceranno le votazioni in Senato sul Jobs act: la maggioranza conta 168 voti, 7 sopra la quota del quorum. Bersaniani e cuperliani sono circa 40 senatori. Fronte non omogeneo: decisivi per le scelte di voto della minoranza saranno gli emendamenti L accusa Le parole di Bersani sul «metodo Boffo» (senza i dossier) di Monica Guerzoni essun dossier, nessuna macchina N del fango. Se Bersani ha scagliato contro Renzi la pietra acuminata del «metodo Boffo» è perché non ne poteva più di vedersi dipinto dai renziani come gufo, perdente incallito, vecchio rosicone, cavernicolo rimasto all età della pietra o scialacquatore di pubbliche risorse. E così, forte della convinzione di aver fatto, nella sua vita politica, più riforme del premier in carica, ha spaccato quello che ritiene uno specchio deformante e ha chiesto rispetto. Per riprendersi la sua «dignità» di ex segretario ha buttato nel dibattito quel riferimento urticante al trattamento che una certa destra inflisse al direttore di Avvenire, Dino Boffo. Un uscita assai sopra le righe (della quale si è forse anche pentito) e che Renzi è stato abilissimo a schivare, derubricando l accusa a «metodo buffo». Ma i fedelissimi di Renzi non hanno troppa voglia di riderci su. Ecco allora Davide Faraone giurare che «siamo stati noi a subire il metodo Boffo, con un ostracismo incredibile che ci ha costretti a una lunga traversata nel deserto». A memoria di renziano, mai Pier Luigi ha subìto attacchi sul piano personale: né quando l ex braccio destro Penati è stato condannato per tangenti, né quando la storica segretaria Zoia Veronesi è stata processata per truffa e poi assolta con formula piena. Eppure gli amici di Bersani non dimenticano. «L accusa che lo offende di più rivela Chiara Geloni è quella di essere conservatore, una balla evidente». Ma c è dell altro. C è l umiliazione per tutte le volte che Renzi o i suoi luogotenenti inchiodano l ex leader al 25% delle Politiche, con frasi tipo «vi piace perdere». C è il profondo fastidio di sentirsi «delegittimato per aver espresso critiche di merito» e c è, soprattutto, la rabbia per le rivelazioni del tesoriere Bonifazi sul «buco» milionario nei conti del Pd.

10 # 10 POLITICA Mercoledì 1 Ottobre 2014 Corriere della Sera Le Camere tagliano gli stipendi ai dipendenti Ribassati i tetti per tutte le figure fino a un massimo di 240 mila euro. Boldrini: così si fa buona politica La riforma Laura Boldrini, 53 anni, ex portavoce dell Alto commissariato Onu per i rifugiati, è eletta alla presidenza della Camera il 16 marzo 2013 Ieri l ufficio di presidenza e il consiglio di Camera e Senato hanno approvato il nuovo sistema di retribuzione per il personale dei due rami del Parlamento I tagli sono parte di un progetto di riordino del Parlamento che prevede un «ruolo unico» dei dipendenti dei due rami (con condizioni giuridiche ed economiche omogenee) 13 i favorevoli ai tagli nell ufficio di presidenza: da Pd, Forza Italia e Sel; 5 gli astenuti (3 del Movimento 5 Stelle, uno di Scelta civica e uno della Lega) ROMA «Una decisione senza precedenti», scrive Laura Boldrini sulla sua pagina Facebook. Perché, spiega la presidente della Camera, «la buona politica si fa anche così». Ieri mattina, a Montecitorio, l ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha dato il via libera alla riforma del sistema retributivo del personale. Il piano, che introduce il tetto massimo a 240 mila euro e sottotetti retributivi per tutte le categorie, è stato approvato con 13 sì (tra cui il grosso dei componenti del Pd, di Forza Italia e di Sel), 5 astenuti (tre del Movimento Cinquestelle, uno della Lega Nord e uno di Scelta Civica) e due non partecipanti al voto (uno di Forza Italia, uno di Fratelli d Italia). La riforma, considerato l analogo provvedimento preso da Palazzo Madama, porterà a un risparmio di oltre 96,9 milioni di euro(60,1 per la Camera e 36,7 per il Senato), che si otterrà dal 2015, anno in cui entreranno in vigore i tagli, al 2018, anno in cui le misure andranno a regime. Esempi? Chi oggi guadagna 300 mila euro(come alcuni consiglieri parlamentari) ne guadagnerà 12 mila in meno nel 2015, 18 mila in meno nel 2016 fino a 33 mila in meno nel Chi oggi prende euro (documentaristi) guadagnerà euro in meno l anno prossimo fino a un taglio di euro nel «Come primo tassello», spiega Boldrini, «è previsto un taglio consistente degli stipendi, con l introduzione di tetti e sottotetti, per arrivare gradualmente al ruolo unico dei dipendenti del Parlamento». E questo «lo abbiamo fatto», annota la terza carica dello Stato, «per rafforzare l istituzione, anche mettendo le retribuzioni di Camera e Senato in sintonia col resto del Paese, alla luce della grave crisi economica e sociale che stiamo attraversando». Questa tesi, però, è contestata da un fronte inedito, composto dal Movimento Cinquestelle e da Scelta Civica. «I tagli sono troppo esigui. Inoltre, non è più condivisibile un sostanziale automatico adeguamento salariale del 2,5% ogni due anni», denuncia la deputata montiana Adriana Galgano, che difende così la scelta del «collega Stefano Dambruoso» di astenersi nel voto in I risparmi Oltre 96 milioni di risparmi tra il 2015 e il 2018, quando la riforma andrà a regime Berlusconi «Erdogan delude Ora segue l Islam» Il rapporto è sempre stato di stima. Eppure, ieri, Silvio Berlusconi ha utilizzato parole molto dure nei confronti del premier turco Recep Erdogan: «Sta facendo passi indietro terribili, dal laicismo spinto all islamismo». Per poi aggiungere: «Ieri è stato fatto un editto gravissimo: le ragazze possono andare all università solo con il velo e non possono truccarsi». Per il resto, l ex premier non ha risposto alle domande: «Lo sapete, sono impedito...». Un riferimento alle misure di sorveglianza. Nella foto, il compleanno del leader ad Arcore con Francesca Pascale in una foto su Facebook dell amico Rudy Cavagnoli. ufficio di presidenza. Dello stesso avviso, anche se i toni sono decisamente più duri, è il Movimento Cinquestelle. «Il presunto tetto agli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato è un illusione ottica. I 240 mila euro tanto sbandierati dai partiti si riferiscono solo a una delle tante voci che compongono la busta paga dei burocrati», denunciano i parlamentari del M5S. Che aggiungono: «Con questa pseudo-riforma, i funzionari del Parlamento arriveranno a percepire anche 400 mila euro. I partiti abbiano l onestà di ammettere che hanno salvato i privilegi delle caste». I riferimenti di chi protesta, derubricando la «decisione senza precedenti» (Boldrini) a «pseudo-riforma» (Movimento Cinquestelle) sono soprattutto due. Il primo è il conteggio degli oneri previdenziali, che al contrario di quanto accade per qualsiasi altro dipendente pubblico o privato (parlamentari compresi, tra l altro), nel caso dei dipendenti di Camera e Senato non è conteggiato nel «lordo». Il secondo è l inserimento in busta paga anch esso scorporato dal lordo di «un incentivo di produttività» del 10 per cento dello stipendio stesso. Su quest ultimo punto, ieri mattina, in ufficio di presidenza s era materializzato un articolo (il comma 5 poi corretto). Nella prima versione si leggeva che «l incentivo è pari al 10 per cento delle competenze lorde annue dell anno precedente, al netto dei contributi previdenziali, escluse le erogazioni non aventi carattere fisso e compreso l incentivo previsto dal presente articolo». Come a dire: guadagni 200 mila euro e l anno prossimo ti tocca il bonus di 20 mila? L anno dopo ancora il bonus si calcola su 220 mila e non sui 200 mila originari. La richiesta di chiarimenti, arrivata da Manfred Schullian del Gruppo Misto e dal leghista Davide Caparini, ha portato alla riscrittura del comma. Il bonus sarà calcolato solo sullo stipendio originario. Tommaso Labate

11 Corriere della Sera Mercoledì 1 Ottobre 2014 Consulta bloccata, Bruno arretra e fa vacillare anche Violante Csm, Legnini al vertice. Fuori Bene per i requisiti Napolitano: Parlamento frettoloso e disattento POLITICA 11 I nomi Guzzetta o Sisto possibili alternative per Berlusconi. Ceccanti o Barbera per il Pd ROMA Nonostante le preoccupazioni del capo dello Stato, e da ultimo anche del presidente della Consulta, il Parlamento non riesce a chiudere la partita dei giudici costituzionali e quella dei consiglieri laici del Csm, che si è riaperta con l esclusione per mancanza di titoli della candidata del Pd Teresa Bene: «Sono molto rammaricato per quel che è accaduto» con la verifica dei titoli ha detto il presidente della Repubblica al termine del plenum a Palazzo dei Marescialli però «mi permetto di dire che può esserci stata qualche frettolosità e disattenzione nel pur così laborioso processo di selezione da parte del Parlamento dei suoi rappresentanti nel Csm». Così, nel giorno in cui il Consiglio elegge con un ampia maggioranza (20 voti su 25 espressi) Giovanni Legnini (Pd) alla carica di vicepresidente, il Parlamento in seduta comune fallisce per la 15esima volta l obiettivo di eleggere (maggioranza richiesta 570 voti) i due Il personaggio di Dino Martirano giudici della Corte. Ieri sera, alla Camera, è finita con 575 schede bianche, 26 voti per Luciano Violante (Pd) e 19 per Donato Bruno (FI). Sono loro i candidati ufficiali, per ora congelati, che dovranno attendere fino a domani alle 9 per la 16esima votazione. In queste ore però può succedere di tutto. Donato Bruno che continua a sostenere di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia dalla procura di Isernia, dove sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati si è rimesso alla decisione del suo presidente: «Ritengo doveroso rimettere nelle mani del presidente Silvio Berlusconi la mia candidatura...». Su Violante, assicura invece Ettore Rosato, segretario d aula del Pd, «Renzi non cambia rotta neanche dopo il duro confronto in direzione con D Alema e Bersani sull articolo 18». Il premier, conferma il capogruppo Roberto Speranza, sarebbe sempre del parere di accettare due non renziani, Legnini e Violante, al Csm e alla Consulta. Però la candidatura di Violante può resistere solo se Forza Italia insisterà su Bruno o lo sostituirà con un cavallo di razza (dopo la candidatura di Maurizio Paniz, ora spuntano Francesco Paolo Sisto e Francesco Nitto Palma) dalla caratura tutta politica. Se, invece, l ex Cavaliere decidesse di puntare su un La vicenda Il 23 settembre il Parlamento ha completato la scelta degli 8 membri laici del Csm, dopo settimane di stallo (era scaduto il 31 luglio). Il nuovo Consiglio si è insediato giovedì scorso Quello di ieri è stato il quindicesimo scrutinio a vuoto per l elezione dei due giudici della Consulta la cui nomina spetta al Parlamento Il mandato dei due giudici è scaduto il 28 giugno: per l elezione è richiesto il quorum dei 3/5 dei membri delle due Camere in seduta comune tecnico (Giovanni Guzzetta o Nicolò Zanon, che però è felicissimo di essere tornato all insegnamento dopo l esperienza al Csm) anche Renzi si dovrebbe adeguare a sua volta con un tecnico, che potrebbe essere Augusto Barbera o Stefano Ceccanti, da far accettare ai gruppi parlamentari del Pd. C è poi la grana della sostituzione al Csm di Teresa Bene che, come stabilito dalla commissione verifica titoli, non è eleggibile perché non in possesso dei requisiti richiesti: non è professore ordinario (sebbene abbia l abilitazione) e non ha effettivamente esercitato la professione di avvocato per 15 anni. In altre parole, ha ribadito il Csm, se si è professori (associati in questo caso) a tempo pieno e con stipendio pieno dell Università, non basta aver collaborato saltuariamente a titolo gratuito con altri studi legali per provare la continuità e la sistematicità dell esercizio della professione forense. Quindi il Pd, al netto delle difficoltà che potranno creare i ricorsi della professoressa Bene, deve trovare un altra candidata. Il profilo perfetto è quello di Anna Rossomando, deputata, avvocato torinese, stimata dal ministro. Ma pare che lei, a questo punto, preferisca rimanere in Parlamento. Di compiuto rimane l elezione di Legnini, che ha già saputo superare le diffidenze dei magistrati (solo tre schede bianche e una nulla, mentre il voto per il compagno di volata, Giuseppe Fanfani, lo avrebbe dato lui stesso), accogliendo nel suo discorso molte delle richieste avanzate dai togati. Oggi si inizia con la scelta dei componenti della disciplinare, poi si passa agli incarichi direttivi: «Bisogna mettersi subito al lavoro per recuperare il tempo perduto per l elezione, che non è neanche completa, del nuovo consiglio», ha detto in chiusura del plenum il capo dello Stato. D.Mart. RIPRODUZIONE RISERVAT Plenum La prima riunione plenaria del Consiglio superiore della magistratura: Giovanni Legnini, eletto ieri vicepresidente, con il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ha presieduto la seduta a Palazzo dei Marescialli (Mistrulli) La «candidata» di Orlando non cede: c è il Tar, devo difendere il mio onore «Gli atti mi daranno ragione». Quegli allarmi inascoltati sull assenza dei titoli Il caso Secondo l articolo 104 della Carta, il Parlamento sceglie gli 8 membri laici del Csm «tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati dopo 15 anni di esercizio» Per il plenum, Teresa Bene, eletta al Csm in quota Pd, non ha i requisiti: è professore associato; e non avrebbe i 15 anni di esercizio effettivo della professione di avvocato Avvocato Teresa Bene, 47 anni, docente di procedura penale a Napoli, ex consulente di Orlando all Ambiente ROMA «Attenti, fate le verifiche perché, a Palazzo dei Marescialli, ve la rimandano a casa la professoressa di Napoli portata dal ministro della Giustizia...». L allarme sui requisiti di eleggibilità al Csm per la professoressa Teresa Bene, lanciato per tempo da pochi, avvertiti, parlamentari del Pd, è stato ignorato da tutti: dal Guardasigilli, dai suoi uffici di stretta collaborazione, dai capigruppo dem di Senato e Camera. Tutti hanno lasciato correre nella speranza che la commissione verifica titoli del consiglio non si mettesse, poi, a spaccare il capello. Invece, è andata diversamente. Con una specie di psicodramma imbarazzante che si è consumato davanti agli occhi del Presidente. Giovane professoressa di Giurisprudenza alla II Università di Napoli, avvocato, già collaboratrice (a titolo gratuito) del ministro Andrea Orlando quando era all Ambiente, ben inserita nel giro dei magistrati partenopei che contano nel governo, Teresa Bene è riuscita stabilire un record: la sua permanenza in plenum è durata 10 minuti. Quando il consiglio ha decretato all unanimità di non convalidare la sua elezione, dopo averla ascoltata in una sorta di arringa difensiva, lei ha detto: «Mi assento», accennando un leggero inchino rivolto al presidente della Repubblica. Poi ha abbandonato in fretta l aula «Bachelet», nel gelo dei presenti. E a chi l ha inseguita fuori dal Palazzo ha detto poche, taglienti parole: «Ho dato la mia disponibilità per il Csm nella consapevolezza di possedere i requisiti di eleggibilità. Sono andata al giuramento al Quirinale con questa certezza... Ora devo riflettere sulle prossime mosse, per questo non vorrei aggiungere altro sul merito». Davanti a Giorgio Napolitano, la professoressa Bene ha detto: «Accetto con serenità questa decisione ma anche con molto stupore perché la ritengo un errore in quanto sono stati violati i miei diritti». Questo vuol dire che la partita è chiusa? Che non ci sarà un azione legale contro il Csm? «Che il ricorso vada fatto al Tar risponde la professoressa non lo dico io ma lo stabilisce la legge». E quindi, a questo punto, è prevedibile un contenzioso capace anche di interferire con la convocazione del Parlamento in seduta comune per l elezione di chi dovrà sostituire Teresa Bene. L interessata la mette così: «Una cosa è certa, ora parlerò con gli atti e gli atti mi daranno ragione». La professoressa è pronta a dare battaglia con il rischio però di far straripare l imbarazzo di chi, in via Arenula, l ha sponsorizzata accettando pure qualche rischio: «Io dice l interessata al Corriere a questo punto devo tutelare la mia onorabilità. Devo difendermi personalmente e professionalmente da quello che ritengo un errore. Ho accettato la decisione in questa sede (il Csm, ndr) anche perché c era il capo dello Stato. Ma in altre sedi dovrò difendermi...». Se Teresa Bene deve ringraziare chi l ha portata fino alla soglia del Csm, certamente non avrà gradito di essere inciampata nei requisiti di eleggibilità proprio per mano di una donna. L inflessibile e stimatissima Maria Rosaria San Giorgio (sezioni unite della Cassazione, neo eletta in Consiglio per Unicost) che ha letto la relazione della commissione verifica titoli senza un accenno di esitazione: «Si propone di non convalidare l elezione a componente del Csm dell avvocato Teresa Bene», ha detto la «togata» con tono neutro. Ma definitivo. Il ritratto Al Consiglio l avvocato esperto in finanziarie di Virginia Piccolillo L a «prudenza unita alla determinazione», esaltata nel discorso di insediamento a vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, citando Vittorio Bachelet, per lui è più di un intenzione programmatica. Giovanni Legnini, sposato, due figli, si descrive così: «Prima di partire rifletto molto. Ma quando parto non mi fermo più». Abruzzese di nascita, avvocato amministrativista, patrocinante in Cassazione, 55 anni, 38 dei quali scanditi dall impegno politico, si è fatto notare più dietro le quinte che sulla scena della politica roboante. Ma da quando è arrivato in Senato nel 2004 con i Ds, la sua è stata un ascesa costante in ruoli tecnico-istituzionali. Pacato, diplomatico, si è fatto apprezzare nel partito dapprima come segretario del gruppo parlamentare, poi nella Giunta per le immunità e nel Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa. Membro del Consiglio di Garanzia e della Commissione contenziosi, l organo giudicante interno del Senato, e della Commissione Giustizia, il grande salto lo deve ai provvedimenti finanziari che ha seguito prima in Senato poi alla Camera e infine a Palazzo Chigi, dove è stato sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all Editoria nel governo Monti, riconfermato dal premier Renzi, all Economia. La prima giornata a Palazzo dei Marescialli l ha passata al lavoro, in un opera di moral suasion per accelerare i tempi di formazione delle commissioni. Il primo pensiero dopo la nomina a vicepresidente del Csm? «Adesso mi cambia la vita».

12 12 Mercoledì 1 Ottobre 2014 Corriere della Sera D E S I G N P O R T R A I T. Ray, sistema di sedute disegnato da Antonio Citterio. B&B Italia Store Milano, via Durini 14 - T

13 Corriere della Sera Mercoledì 1 Ottobre Esteri Hong Kong, ordine ai dimostranti: ritiratevi Oggi la giornata decisiva nell ex colonia. Pechino al bivio. Ma anche il fronte dei manifestanti è diviso La vicenda La protesta a Hong Kong è stata scatenata dalla decisione del governo cinese di mettere dei paletti riguardo alle modalità per eleggere il governo locale che sostituirà l attuale governatore CY Leung (nella foto) Le elezioni sono state convocate per il 2017 Pechino ha deciso di ridurre la rosa dei candidati a chief executive a non più di tre nomi. L eventuale terna sarà scelta da un apposita commissione composta da 1400 membri nominati dalla Cina. L intervista DAL NOSTRO INVIATO HONG KONG Una grande stella rossa identifica il grattacielo dove ha stabilito il suo quartier generale la guarnigione dell Esercito di liberazione popolare a Hong Kong. Dai vetri ieri si sono visti spuntare molti binocoli: gli ufficiali cinesi scrutavano le manovre campali che si svolgono da tre giorni nella city. Sul Victoria Harbour verso le nove hanno volato in formazione due elicotteri e due aerei da trasporto militari; impossibile dire se portassero rinforzi per la polizia o fossero lì per farsi vedere. Nella strade paralizzate del centro finanziario, per metà giornata i giovani del fronte La festa Oggi è il giorno della festa nazionale cinese E si prevede un picco nella protesta Alt Un soldato cinese intima ai media di non avvicinarsi ai militari dislocati a Hong Kong (Ansa) La parola UN PAESE, DUE SISTEMI L eccezione Il leader dei democratici: siamo arrivati alla fine dell eccezione di Hong Kong democratico hanno riposato. Indisturbati dai poliziotti, alcuni nuclei di ragazzi in maglietta nera e fiocco giallo al petto hanno aggiustato le barricate, spostato le provviste. Tutto doveva essere pronto per la notte, quando la grande folla si è ricostituita. Dopo il tramonto ha cominciato a diluviare, ma nessuno ha lasciato le superstrade occupate tra Central e Admiralty. Le voci raccolte tra i giovani dimostranti e i professori del movimento Occupy Central ci dicono che il picco di questa ondata di protesta contro le decisioni liberticide della Cina dovrebbe essere oggi, nel giorno della festa nazionale della Repubblica popolare. Ma che cosa succederà? La polizia, dopo la violenza usata domenica sera, resterà defilata? O verrà lanciata all attacco finale? C è spazio per dialogare? Nessuno spiraglio, a sentire CY Leung, il Chief Executive (capo dell esecutivo) di Hong Kong. Parole dure le sue: «La Cina non scenderà a compromessi, nel 2017 si voterà secondo la legge stabilita, quindi cessate immediatamente la protesta, la situazione sta sfuggendo al controllo». La folla risponde gridando «Dimissioni, dimissioni». A Pechino, il presidente Xi Jinping e il Politburo sanno di avere poche opzioni: il leader non si può mostrare debole, ma sa anche che spazzar via i ragazzi dalle strade di Hong Kong porterebbe molte vittime e non garantirebbe di mettere a tacere il fronte democratico. Nella ex colonia britannica del 2014 forse non si può calare il pugno di ferro come a Tienanmen nel Perché qui la voce della gente non si può spegnere come nel resto della Cina; perché Internet non può essere oscurato indefinitamente (tra l altro i ragazzi per scambiarsi messaggi stanno usando la nuova app FireChat che non ha bisogno di web); perché i giudici sono ancora indipendenti; e perché non si può strozzare una piazza finanziaria come Hong Kong che ha ancora la forza di influenzare i mercati di tutta l Asia come in queste ore, con vistosi cali. Una fonte rivela al Corriere che anche il fronte democratico è nel guado. Qualche frizione e contrasto tra studenti e «anziani», i professori e gli intellettuali. Nella notte era prevista una riunione per decidere la strategia. E anche i democratici hanno poche opzioni: sanno che a Pechino ormai la crisi di Hong Kong non può più essere trattata come un fatto che riguarda solo la città e i suoi sette milioni di abitanti: Hong Kong è Cina, ed è un banco di prova per il sistema di potere. Xi Jinping ha ripetuto ai compagni del Politburo che cedere sulle questioni ideologiche significa fare la fine dell Urss e perdere tutto. Il professore universitario Joseph Cheng è uno dei fondatori della Alliance for true democracy. È reduce da una cella: «Mi hanno arrestato domenica, e mi hanno tenuto fino a notte fonda. Un fatto irragionevole, anche se il trattamento è stato civilizzato», sorride. Ma subito si fa cupo: «Temo che siamo arrivati alla fine dell eccezione di Hong Kong. Pechino vuole spazzar via i nostri valori, il nostro stile di vita. Vuole ridurre Hong Kong al rango di una delle tante città della Cina». Il professore suggerisce una via: discutere sulle elezioni del 2020, se per quelle del 2017 non c è più spazio. Temporeggiare e dialogare. E quanto tempo potrà ancora andare avanti l occupazione di Hong Kong? «Il nostro è un movimento spontaneo, cerchiamo di sopravvivere giorno per giorno, ma presto i genitori vorranno che i figli tornino a scuola, i negozianti penseranno agli affari sfumati per il blocco. Quindi fra qualche giorno andremo a casa, in attesa di qualche segnale, fino alla prossima ondata di disobbedienza civile». Guido Santevecchi guidosant Il principio di «Un Paese, due sistemi» fu sancito dalla Basic Law, la legge costituzionale di Hong Kong che garantiva all ex colonia britannica uno status diverso all indomani del suo ritorno sotto l egida di Pechino. La Cina ha lasciato larga autonomia in campo economico, politico, legislativo (Hong Kong continua a seguire il sistema giuridico britannico della common law), monetario e culturale in cambio però della rinuncia a una propria politica estera e difesa. L accordo scadrà nel La formula fu elaborata, nel 1979, con l accordo tra l allora leader di Pechino Deng Xiaoping e il primo ministro britannico, Margaret Thatcher. Il cardinale Zen: per Xi è il momento della verità Il leader di Pechino deve scegliere fra compromesso e repressione. «Io spero ancora» DAL NOSTRO INVIATO HONG KONG Il cardinale emerito Joseph Zen sta cercando una via per salvare le libertà di Hong Kong. A 82 anni fa la spola tra la piazza e le stanze delle riunioni. Ma ci sono possibilità che Xi Jinping dialoghi? «Non c è da aspettarsi che Xi arretri bruscamente, che rimuova il governatore CY Leung come spera qualcuno. Oltretutto Leung non si farebbe licenziare immediatamente, ma resisterebbe perché ne ha i mezzi. Io penso che Xi potrebbe scaricare la colpa della violenza di domenica sul capo della polizia di Hong Kong, questa sarebbe una prima Il profilo Joseph Zen, 82 anni, è un cardinale emerito della Chiesa cattolica. Ha guidato la comunità di Hong Kong dal 2002 al È stato creato vescovo da Benedetto XVI mossa utile. Soprattutto, Xi potrebbe accettare di far ripartire la consultazione sul sistema elettorale, inserendo nella commissione un paio di esponenti della protesta». E Xi è un uomo capace di questa visione? «Non so, ma se non sarà capace di trovare il compromesso si condannerà da solo nella storia. È il momento per vedere se è davvero un uomo intelligente o no». Ha speranza? «Sì, perché penso che Xi da Pechino non stesse seguendo attentamente Hong Kong prima di questa crisi, era troppo impegnato nella sua battaglia contro quelle che chiama le tigri, i dirigenti corrotti, per essere informato sul quello che stava succedendo qui. Ora, come primo passo, basterebbe identificare chi ha ordinato quella violenza assurda della polizia contro la gente. Lei mi dice che tutto Il convegno Sioi Un Commissario europeo per il Mediterraneo Un commissario europeo per il Mediterraneo. L idea è stata lanciata ieri al convegno Sioi con il segretario generale della Farnesina Michele Valensise, l ex ministro Franco Frattini, gli editorialisti Stefano Folli e Paolo Valentino. Insieme a un allarme: «In un momento di vivacità particolare (Ucraina, Siria e Libia, dove, unici, manteniamo un ambasciata) si taglia la diplomazia. Attenzione avverte Valensise siamo a un punto di non ritorno». Mancano leader ai democratici Michele Valensise sommato sono stati poco violenti i poliziotti domenica notte, ma io le dico che sparare lacrimogeni qui a Hong Kong era una cosa impensabile, questo è il popolo più mite e disciplinato del mondo. Bisogna punire i responsabili o i cittadini perderanno la loro polizia». E lei che conosce bene la situazione, che cosa propone? «Il movimento democratico non è organizzato, non ci sono leader che possano parlare a nome di tutti. Io dico che bisogna costituire una struttura. E dico anche che ora, in attesa di segnali da Pechino, bisogna lasciare le strade e tornare a casa. Il messaggio è stato lanciato forte e chiaro e ora si rischiano incidenti, provocazioni». G.Sant. guidosant

14 14 ESTERI Diplomazie di Massimo Gaggi L energia come arma geopolitica L America deve usare le sue ampie risorse di petrolio e shale gas per liberare l Europa dall aggressione russa». La più esplicita (e roboante) dichiarazione a favore di un uso geopolitico della crescente produzione americana di energia da idrocarburi l ha data pochi giorni fa il governatore repubblicano del Texas Rick Perry che ha chiesto al Congresso di superare l attuale divieto all export di prodotti petroliferi (salvo quello verso pochi Paesi legati da trattati commerciali) che oggi blocca tutto. Visto che anche il presidente democratico Barack Obama da anni promette di utilizzare l arma energetica a sostegno della politica estera degli Stati Uniti, muoversi in questa direzione non dovrebbe essere poi così difficile. Perry, che accusa la Casa Bianca di eccessive prudenze, la mette su un piano militare: «L energia oggi è un arma in mano agli aggressori» (intende i russi, ndr). «Quindi, se l energia deve essere usata come un arma, l America deve avere l arsenale più vasto. E dobbiamo usarlo non per opprimere le altre nazioni, ma per aiutarle a essere libere». Il problema politico all interno del Congresso e geopolitico al Dipartimento di Stato - è che non tutti la vedono così: le organizzazioni dei consumatori che temono che con l export di petrolio i prezzi interni possano salire e una parte dell industria petrolifera (soprattutto chimica e raffinerie) stanno esercitando un azione di «lobbying» molto energica per bloccare la proposta di legge governativa che mira a eliminare il divieto all export petrolifero: una norma che risale a 40 anni fa, legata a condizioni di mercato e di valore strategico degli approvvigionamenti molto diverse da quelle attuali. All estero sono in molti a sospettare che lo stesso Obama giochi su due tavoli: all estero promette energia a buon mercato (non solo all Europa soggetta alle pressioni russe: ad esempio anche il premier indiano Modi, ieri alla Casa Bianca, ha il problema dei prezzi del gas, altissimi in tutta l Asia meridionale), mentre in casa non si dà da fare più di tanto per modificare una situazione che offre grossi vantaggi alle imprese americane (con conseguenti ricadute positive per l occupazione). In realtà il governo qualcosa sta facendo: concede autorizzazioni all export con qualche forzatura interpretativa delle norme. Ma per creare le infrastrutture necessarie per l export ci vorranno, comunque, anni. La svolta Corsa all oro Nel decennio l industria energetica Usa è stata stravolta dalla «shale revolution», l estrazione di idrocarburi dalle rocce di scisto Tra le rocce Shale gas (o gas «da scisto») è metano derivato da argille e prodotto in giacimenti non convenzionali, situati tra i 2000 e i 4000 metri di profondità Estrazione Per estrarlo si usano due tecniche: la trivellazione orizzontale e il «fracking» (fratturazioni idrauliche) Problemi Con il fracking getti di liquidi sono usati per creare una frattura nelle rocce che imprigionano petrolio o gas. C è il rischio di contaminare le falde acquifere. Il processo è stato anche identificato tra le cause di terremoti Mercoledì 1 Ottobre 2014 Corriere della Sera Via alla rivoluzione petrolifera Usa verso il sorpasso sui sauditi Entro un mese la produzione americana potrebbe superare quella dell Arabia Calmiere Il balzo in avanti compiuto dagli Stati Uniti grazie alle nuove tecnologie ha già influito sui prezzi Oro nero I dieci maggiori produttori (barili di greggio al giorno, 2013) Arabia Saudita Russia Usa Cina Canada Emirati Iran Iraq Kuwait Messico Fonte: BP Il sorpasso (milioni di barili al giorno, greggio+petrolio liquido) Arabia Saudita Usa Fonte: IEA Corriere della Sera DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK Sorpasso! L America da ottobre, il mese che inizia oggi, avrà una produzione petrolifera più elevata di quella dell Arabia Saudita. Il traguardo è storico, anche se era atteso da tempo. Da quando la rivoluzione dello «shale gas», gli idrocarburi imprigionati nel sottosuolo ed estratti grazie alle tecniche di perforazione orizzontale e a quelle del cosiddetto «fracking», ha consentito agli Stati Uniti di aumentare in misura sostanziale la loro produzione di greggio (soprattutto in Texas e nei giacimenti Bakken del North Dakota) e di gas naturale (principalmente i giacimenti della Pennsylvania, del West Virginia e di altri Stati dell Est americano). I numeri sono importanti ma solo fino a un certo punto, anche perché su alcuni prodotti specifici, come i petroli leggeri, il sorpasso sui sauditi non è ancora avvenuto, mentre per quello complessivo sulla Russia l America dovrà aspettare la fine di questo decennio. Già a luglio uno studio dell International Energy Agency (Iea) e un documento redatto dagli esperti energetici di Bank of America avevano dato per imminente il sorpasso su un Arabia Saudita che attualmente produce complessivamente idrocarburi per 11,5 milioni di barili al giorno. Quello che conta davvero è che gli Usa hanno fatto un balzo in avanti enorme che sta già calmierando i prezzi mondiali e che in futuro la loro produzione continuerà a crescere rapidamente sia per il gas che per il petrolio. Con due impatti prevedibili: sul piano del mercato dovrebbe continuare la pressione al ribasso dei prezzi internazionali. L era in cui le quotazioni dipendevano dai capricci dell Opec forse sarà ben presto solo un ricordo. Gli Stati Uniti ora hanno la possibilità di usare l energia come strumento di politica estera. Vanno verso l indipendenza energetica e questo già li rende meno dipendenti, ad esempio, dai Paesi mediorientali. Ma in futuro avranno anche la possibilità di fornire greggio e gas agli altri Paesi, soprattutto ai loro alleati in Europa e anche in Asia. Possono ridurre, ad esempio, la capacità di ricatto di Mosca che oggi può «spegnere i termosifoni» in mezza Europa se decide di bloccare le sue forniture di gas. A dire il vero il boom petrolifero Usa ha anche un terzo impatto squisitamente economico: rende più competitive le imprese americane (soprattutto quelle chimiche, ma anche tutti i settori che «bruciano» molto) che beneficiano dei minori costi energetici. Ma, come detto, c è anche un vantaggio per tutti i consumatori: quello della riduzione dei prezzi internazionali dell energia. Il greggio è sceso a 95 dollari al barile, il valore più basso degli ultimi due anni dopo una punta massima a quota 125 nel 2012, nonostante conflitti, guerre civili ed embarghi che colpiscono alcuni dei maggiori produttori mondiali di idrocarburi: dall Iraq alla Libia, dall Iran alla stessa Russia. Le cose, comunque, sono molto più complesse di quello che può sembrare. I progressi gli Usa li hanno fatti soprattutto nell area del gas naturale (qui hanno sorpassato la Russia diventando il primo produttore mondiale già nel 2010). Ma il gas è molto più difficile da esportare del greggio: va liquefatto in appositi impianti, tutti da costruire, e trasportato in nave. Inoltre l aumento della produzione americana di greggio riguarda soprattutto i petroli leggeri, mentre le raffinerie del Paese sono state costruite per l import di greggio pesante: bisogna riconvertire molti impianti o esportare per raffinare. Tutto questo crea vischiosità nei prezzi che stanno calando sì, ma meno di quanto la maggiore offerta renderebbe possibile. M.Ga. Iran Rimandata l esecuzione di una 26enne L impiccagione di Reyhaneh Jabbari (foto), la 26enne iraniana accusata di avere ucciso l uomo che aveva cercato di violentarla, è stata rimandata di 10 giorni. Lo hanno annunciato ieri gli attivisti della campagna online per la libertà di Jabbari secondo i quali il processo della donna non è valido per mancanza di indagini accurate e altre illegalità. Jabbari fu arrestata nel 2007 per avere ucciso un ex impiegato dell Intelligence, cosa che lei ha negato. L intruso arrivato al cuore della Casa Bianca Gonzalez giunto a una sala dei ricevimenti. La direttrice del servizio segreto torchiata al Congresso WASHINGTON Omar Gonzalez, l intruso della Casa Bianca, è stato bloccato per caso. Da un agente che aveva appena «staccato» dal suo turno e se ne stava andando. Fortuna ha voluto che l uomo del Secret Service fosse nella East Wing, vicino alla sala verde, uno degli ambienti usati per i ricevimenti. Dopo una breve colluttazione ha bloccato il veterano responsabile della clamorosa «infiltrazione». Il dettaglio è emerso in parallelo con la deposizione al Congresso di Julia Pierson, la direttrice del Secret Service, chiamata a rispondere dell incredibile serie di buchi L ex soldato Omar J. Gonzalez è un ex soldato che soffre di problemi psichici nella rete di sicurezza. Lei si è assunta tutte le responsabilità, quindi ha promesso che «non accadrà più». I congressisti hanno risposto chiedendo fatti ed esprimendo dubbi sulle sue doti di leadership. Giustamente hanno sottolineato che è inaccettabile quanto è accaduto. Le ultime indiscrezioni hanno svelato che Gonzalez, un ex soldato con problemi mentali e un arsenale nella sua auto, non solo ha superato senza problemi la cancellata della residenza ma è riuscito a entrare attraversando numerose stanze. La guardia che era sulla porta del patio ha provato a fermarlo, però è stata travolta. E non ha potuto neppure attivare il sistema d allarme in quanto lo avevano disattivato. Ogni tanto scattava da solo e «procurava fastidio». E chiaro che se invece del coltello che aveva in tasca fosse stato armato avrebbe potuto fare danni seri. Episodio che si è aggiunto ad altri compreso quello del 2011 quando un giovane ha sparato contro le finestre della Casa Bianca. La sicurezza ha impiegato quattro giorni per capire che si era trattato di un attentato. Caso sul quale era stato messo un coperchio e che è emerso solo di recente. Julia Pierson ha ricordato che in cinque anni si sono verificati ben 16 casi di persone che sono riuscite a entrare nel parco della Casa Bianca. E cinque solo nel Persone che hanno violato almeno due dei cerchi di difesa. Il Secret Service ha deciso una revisione completa delle misure di sicurezza. Un congressista, ieri, è stato diretto ed ha chiesto perché gli agenti non abbiano sparato immediatamente sull intruso non appena ha messo piede nel giardino. Il presidente è il messaggio chiaro va difeso con ogni mezzo. G.O.

15 # Corriere della Sera Mercoledì 1 Ottobre 2014 ESTERI 15 Decapitate dai miliziani dell Isis tre donne peshmerga curde La ministra dell Interno di Londra lancia l allarme: i terroristi potrebbero impadronirsi di armi nucleari DAL NOSTRO INVIATO MURSITPINAR (Confine tra Turchia e Siria) Due teste delle giovani combattenti curde decapitate sono appoggiate sulla cima di una colonna di cemento grezzo. I capelli lunghi e scuri di quella che sembra più giovane sporgono dalla piattaforma. Sullo sfondo l azzurro pulito di una giornata di bel tempo in primo autunno. La testa di un loro commilitone è invece infilata su di una cancellata lungo 160 mila i profughi, scappati da Kobane, che si sono rifugiati in Turchia la strada. Le loro fotografie sono diffuse da ieri mattina sui siti web dei gruppi islamici radicali. La firma è la solita per tutte: Stato Islamico. La novità è però che le donne prigioniere (tre, secondo l Osservatorio siriano per i diritti umani) vengono decapitate come gli uomini. «Non era mai avvenuto prima. Certo in passato i terroristi del cosiddetto Califfato hanno assassinato diverse donne combattenti nelle file dello Ypg (le brigate dei curdi siriani, ndr). Ma non era mai successo che venissero decapitate in questo modo», confermano i militanti curdi. Non ci sono limiti alla brutalità dei fanatici sunniti. Il ministro degli Interni britannico, Theresa May, ha messo in guardia ieri sul rischio che i jihadisti possano costituire un entità statale in grado di «equipaggiarsi con armi chimiche, biologiche o addirittura nucleari». Secondo «L Osservatorio per i Diritti Umani», l organizzazione non governativa che per prima ha Guerriglia Peshmerga, in curdo, significa «combattenti fino alla morte». Nel 1996 il primo reggimento femminile con solo 11 reclute. Adesso ci sono 4 battaglioni di donne segnalato il fatto, le donne decapitate sono in tutto tre. Pare siano state catturate dai jihadisti mentre combattevano alla periferia di Kobane, la cittadina curda a ridosso del confine turco che da almeno tre settimane è stretta di assedio. L esecuzione e l esposizione in pubblico delle loro teste sono invece avvenute nel centro del villaggio di Jarablus, 40 km a ovest. Brutalità e combattimenti vanno di pari passo. Nonostante i raid alleati, i jihadisti continuano ad avanzare verso Kobane, sono ormai attestati a circa tre chilometri. Sul confine l esercito turco posiziona unità di carri armati e migliaia di uomini. L Onu denuncia profughi. I curdi iracheni nel frattempo segnalano un importante vittoria con la presa della cittadina di Rabia, sul confine che permette il passaggio tra la provincia irachena di Mosul e la Siria. L.Cr. L inchiesta La mappa di Lorenzo Cremonesi TURCHIA km 100 Aleppo Mambij Raqqa Hasaka F i u m e E u f r a t e Mosul Erbil Suleimaniya C è una seconda guerra nella guerra che sconvolge Iraq e Siria. Non è certo nuova in Medio Oriente: da circa un secolo si chiama «guerra del petrolio». La sua centralità è stata ricordata sin dal terzo giorno di bombardamenti aerei della coalizione internazionale guidata dagli americani contro la dozzina di pozzi e raffinerie gestiti dallo Stato Islamico a sud di Raqqa e nel deserto attorno a Deir ez Zor (in Siria). Attentati agli oleodotti, raid aerei e battaglie campali come quelle per la raffineria di Beiji sono eventi quotidiani. I governi di Bagdad e Damasco mirano a controllare il territorio. Gli americani invece distruggono le infrastrutture che contribuiscono all economia dei jihadisti sunniti. Le autorità irachene temono più che mai l inasprirsi della guerra del petrolio da quando, ormai quasi un anno fa, si resero conto che dall altra parte del confine il governo siriano l aveva già persa, con esiti gravissimi per tutta la regione. Arrivando tra le raffinerie e gli oleodotti di Kirkuk se ne comprende bene il significato. Ai primi di giugno le avanguardie jihadiste dalla città di Mosul puntarono velocissime su questo che è il polo petrolifero più importante del nord Iraq. Quando fu poi evidente che l esercito regolare non reggeva arrivarono i peshmerga: da allora la città e l area petrolifera sono annesse alla regione autonoma curda. In pochi giorni Bagdad perse il 10 per cento del suo prodotto. Un incubo per Haidar al Abadi. Il nuovo premier iracheno sa bene che perdere i propri centri petroliferi significherebbe la bancarotta. L export dell oro nero assicura infatti oltre il 90 per cento delle entrate dello Stato. E i potenziali sono immensi. Le riserve sono stimate a 140 miliardi di barili: se fossero ben sfruttate, questo che è oggi il settimo Paese produttore al mondo potrebbe superare i russi e sfiorare l export saudita. Bagdad mira quindi a rilanciare le esplorazioni con la speranza di giungere ad estrarre 12 milioni di barili al giorno. Per adesso però le strutture obsolete e le incertezze regionali costituiscono limiti invalicabili e ciò nonostante la massiccia presenza Mar Mediterraneo I raid EGITTO ISRAELE GAZA Homs LIBANO CISGIORDANIA Attacchi aerei degli Usa Attaccoco aereo della Francia Damasco GIORDANIA SIRIA Raid recenti Precedenti raid delle grandi compagnie straniere. Shell, Total, Bp, Gazprom, Lukoil, ExxonMobil, Cnpc, Eni hanno progressivamente ricominciato ad operare in Iraq dopo la caduta del regime di Saddam Hussein 11 anni fa. Nel 2013 la media quotidiana di barili estratti era stata 3,08 milioni; nel primo semestre del 2014 è salita a 3,32. Al netto del consumo nazionale, l export quotidiano medio è di 2,5. E sino ad ora la capacità estrattiva non è stata praticamente intaccata dalle battaglie contro lo Stato Islamico. «I nostri centri petroliferi sono concentrati nel Sud sciita, dove le milizie sunnite non sono mai arrivate. E l export avviene tramite i terminali di Bassora, nel Golfo. In maggio abbiamo raggiunto il risultato massimo di 2,58 milioni di barili esportati. Ad agosto c è stata una lieve flessione e siamo scesi a Deir el-zour Mayadin IRAQ ARABIA SAUDITA Aree controllate dall Isis Regione autonoma curda Giacimento petrolifero Giacimento di gas Oleodotto Gasdotto Al-Quriya 2,3 ma la guerra non c entra. Il brutto tempo sul mare ha frenato l attività delle petroliere», minimizzano al ministero del Petrolio di Bagdad. Presso i pozzi di Zubair, poche decine di chilometri a nord di Bassora, opera anche l Eni (in cooperazione con americani e coreani), che controlla il 33 per cento della produzione di 200 mila barili quotidiani. Completamente diverso è però lo scenario siriano, dove oggi l aviazione alleata opera indisturbata. Se sino al 2010 qui le capacità estrattive superavano i 385 mila barili Area prevalentemente curda Falluja Kerbala Tikrit Kirkuk Bagdad quotidiani e rappresentavano oltre un quarto del budget per il regime di Bashar Assad, oggi i militanti dello Stato Islamico si sono impadroniti delle regioni petrolifere principali e controllano gran parte dei pozzi. Nel caos, le capacità estrattive, oltreché di raffinazione e trasporto, si sono ridotte. A Damasco sostengono che sarebbero scese al 10 per cento di quelle precedenti l inizio delle rivolte nel Tuttavia, i media regionali e gli esperti del settore stimano che prima dei bombardamenti alleati della settimana scorsa la produzione e raffinazione artigianale del greggio in loco valessero circa 100 milioni di dollari al mese e costituissero le entrate principali per le finanze dell autoproclamato «Califfato». Questi fondi sarebbero gestiti direttamente da Abu Omar al Shishani, noto capo militare F i u m e T i g r L ORO NERO Le mani del Califfo sul greggio L Iraq reagisce, tocca alla Siria 100 milioni di dollari al mese che arrivano all Isis dalla vendita del petrolio 10 per cento la flessione nell estrazione di petrolio in Siria dal 2011 Le entrate L export dell oro nero assicura oltre il 90 per cento delle entrate dello Stato iracheno Su Corriere.it Sul sito del Corriere il reportage dalle zone dove si trovano i pozzi petroliferi nel mirino dei jihadisti IRAN i KUWAIT Bassora Golfo Persico Corriere della Sera delle brigate jihadiste locali. La svolta per lui e i suoi uomini è avvenuta pochi mesi fa, quando sono riusciti a sconfiggere in combattimento i miliziani islamici del gruppo siriano Al Nusra e soprattutto le varie tribù locali, che con lo sfaldamento dello Stato centrale avevano assunto il controllo dei pozzi sul loro territorio. Così, per esempio, attorno a Deir ez Zor la resa della tribù degli Al Ghedat aveva portato al controllo sui pozzi di Al Malah, con l annessa raffineria elettrica. Non lontano erano stati presi i pozzi di Al Omari, che garantivano 30 mila barili al giorno. Lo stesso è avvenuto nella regione di Raqqa, dove è situata la capitale amministrativa dello Stato Islamico. L assassinio dei leader della tribù dei Granij aveva permesso di mettere le mani su altri barili. Un bottino tutto sommato ricco, ma anche controverso: pare infatti che una parte di quel greggio sia comprato tramite intermediari in Turchia e Libano dallo stesso regime di Assad. Non stupisce che i jihadisti cerchino di allargare la produzione. Da settimane mirano a conquistare anche i pozzi di Remilan (produzione stimata 90 mila barili al giorno), che si trovano nelle zone dei curdi siriani presso il confine con l Iraq.

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17 Corriere della Sera Mercoledì 1 Ottobre 2014 Invisibile Zinat Quraishi, moglie di Hamid Karzai e madre dei suoi tre figli, per i 13 anni di presidenza del marito non si è quasi mai fatta vedere né sentire. Laureata in ginecologia, per anni ha lavorato come medico in Pakistan, ma poi ha scelto di rimanere reclusa nel palazzo presidenziale di Kabul. «Il Paese non è pronto», ha dichiarato Da Kabul un elogio per le donne Il nuovo presidente afghano ringrazia la moglie nel discorso di insediamento Straniera, non musulmana, e nonostante questo, o per questo, «visibile». Rula Saade, moglie del neo presidente afghano Ashraf Ghani, ha assunto un ruolo di figura pubblica inedito nella storia recente del Paese, controverso ma confermato dal tributo che l economista succeduto a Hamid Karzai le ha rivolto dopo il giuramento, lunedì. «Ringrazio la mia partner e sposa per il sostegno dato a me e all Afghanistan», ha detto l ex esperto della Banca mondiale, poi ministro delle Finanze. «Ha sempre aiutato i rifugiati, le donne, i bambini e sono certo che continuerà a farlo», ha aggiunto Ghani, anticipando l impegno che la moglie avrà probabilmente nei prossimi anni. Americana-libanese, cristiana, la nuova First Lady ha incontrato Ghani all Università americana di Beirut, dove entrambi studiavano negli anni 70. Madre dei suoi due figli, ha seguito il marito in vari incarichi all estero e di recente ha partecipato alla sua campagna elettorale, culminata nella vittoria in giugno e confermata da pochi giorni, risolti i contenziosi con lo sfidante Abdullah Abdullah. L occasione per uscire allo scoperto era arrivata lo scorso 8 marzo quando Rula aveva tenuto un discorso a Kabul, davanti a migliaia di afghane, nessuna con il burqa. Un passo che aveva diviso il Paese: anche se le maggiori sfide per l Afghanistan ora sono altre povertà, sicurezza, rapporti con i talebani e con Washington la questione femminile è un nodo tutt altro che sciolto. «Straniera» Rola Saade, moglie del neopresidente afghano Ashraf Ghani, è americanalibanese e cristiana. La coppia ha due figli Lo sapeva la moglie di Karzai, Zinat. Ginecologa, anni di lavoro in Pakistan, durante la lunga presidenza del marito non si era quasi mai fatta vedere. La «First Lady invisibile», qualcuno la chiamava. In una rara intervista alla Bbc, nel 2013, si era detta convinta che «il Paese non era pronto: dopo 30 anni di guerre ci vorrà tempo per cambiare, in linea con la nostra cultura e le tradizioni». Rula Ghani pensa invece che il tempo sia venuto. Molti concordano e la paragonano a Soraya, moglie di re Amanullah Khan, che negli anni 20 fu la prima a togliersi il velo. Ma la visibilità della First Lady è anche oggetto di forti attacchi. Se tutti i candidati hanno corteggiato il voto femminile, se molte afghane hanno assunto dal 2001 ruoli impensabili sotto i talebani, il Paese resta patriarcale, le Ong denunciano ogni giorno discriminazioni sessuali. E Rula è stata accusata di tutto, perfino di voler «convertire le afghane al cristianesimo». «La sua sola presenza al palazzo presidenziale sarà fatale per la nostra fede», ha dichiarato Mawlawi Habibullah Hussam, un imam di Kabul. Altri sottolineano il suo essere «americana», in una fase in cui i rapporti con gli Usa stanno tornando delicati. Poche ore dopo quel grazie alla moglie, Ghani ha firmato un accordo con gli Usa che permetterà loro di restare a lungo nel Paese. Cecilia Zecchinelli ESTERI 17 Contrappunto E la femminista salvò Kate da se stessa di Maria Serena Natale T roppo magra e delicata per affrontare una seconda gravidanza appena un anno dopo la nascita del principino George. «Kate dev essere una madre, non l utero della Casa Reale». La femminista e la principessa, inedita alleanza. In un intervista all edizione europea del settimanale Newsweek, Germaine Greer (volto storico del femminismo radicale, autrice nel 1970 del classico «L eunuco femmina») riflette senza ironie sulla dura vita della duchessa di Cambridge, condannata a recitare la parte della futura sovrana senza margini di spontaneità e libera scelta. «Non può neanche arredarsi la casa, lo fanno persino le mogli dei presidenti americani» emblema del conservatorismo più spinto secondo la scrittrice che ha costruito il suo sistema di pensiero sull affermazione positiva dell individualità femminile. Una visione che pone il corpo della donna al centro di un percorso di riappropriazione di sé che supera l idea di parità come assimilazione all universo valoriale maschile. Nel mondo di Germaine non ci sono principi azzurri. Kate va salvata da se stessa.

18 18 Mercoledì 1 Ottobre 2014 Corriere della Sera Cronache Le carte di Luigi Ferrarella Albertini intercettato con due ex giudici «Ecco le carte per screditare Robledo» I pm di Brescia sul senatore: calunnia. I dialoghi con Romei Pasetti e Grechi, già ai vertici di Milano MILANO La Procura di Brescia contesta all attuale senatore alfaniano ed ex sindaco pdl di Milano, Gabriele Albertini, l ipotesi di «calunnia aggravata» ai danni del procuratore aggiunto milanese Alfredo Robledo: stando all avviso di conclusione delle indagini, lo avrebbe falsamente incolpato di «tutta una serie di reati tra cui abuso d ufficio e omissione d atti d ufficio» (poi esclusi dagli ispettori ministeriali) in un esposto inviato come europarlamentare il 22 ottobre 2012 al Ministero della Giustizia a proposito delle inchieste sugli emendamenti in bianco al Comune di Milano e sulla vendita delle azioni della Serravalle in Senatore Gabriele Albertini, 64 anni, ex sindaco di Milano, oggi senatore di Ncd rapporto alla posizione del ds Filippo Penati. Ma l aspetto più delicato della vicenda è che poggia anche su inedite intercettazioni del 2012 (provenienti dall inchiesta napoletana su Finmeccanica passata poi per competenza a Busto Arsizio) tra l allora europarlamentare e due alti magistrati come l ex presidente (per 9 anni) della Corte d Appello di Milano, Giuseppe Grechi, e l ex numero due della Procura generale di Milano e poi prima donna magistrato nominata presidente di Corte d Appello a Venezia, Manuela Romei Pasetti, che andati da poco in pensione erano appena entrati nel consiglio di vigilanza di Finmeccanica: intercettazioni del luglio 2012 nelle quali «Albertini richiedeva ai due ex magistrati di aiutarlo a tracciare un percorso per poter intraprendere una azione penale e/o disciplinare contro Robledo», e le due ex toghe (qui non indagate) «visionavano la documentazione inerente l azione disciplinare». Un po per cortesia e un po per interesse, se Romei Pasetti il 13 luglio coglie l occasione per domandare ad Albertini: «Posso inviarti il mio curriculum per la mia nuova vita professionale, legge sulle quota rosa nei Cda? Ma non voglio essere invadente». «Ricevo volentieri il tuo curriculum le risponde l europarlamentare Pm Alfredo Robledo, 64 anni, è sostituto procuratore a Milano anche se credo potrei esserti utile soltanto se torno al governo». «Grazie ma non si sa mai, perché so che varie società stanno cercando donne», aggiunge Romei Pasetti. Busto il 18 marzo stacca le intercettazioni e le trasmette a Brescia, che risulta averle riattivate a settembre: il 28 Albertini spiega a Romei Pasetti che «ho fatto un passo con il mio... chiamiamolo ambasciatore nei riguardi Alfano, che è l onorevole La Russa». Alfano, ex ministro della Giustizia. Ma La Russa «mi ha un po scoraggiato racconta Albertini perché mi ha detto che secondo lui ehm... data la situazione e soprattutto per non essere accusato di interferenze nei riguardi della linea del Guardasigilli... secondo lui la trasmissione della documentazione la fa (Alfano, ndr), ma pressioni o interventi...» (non li farà, ndr). «Quello è un menarrosto sai, ha paura di esporsi», commenta Romei Pasetti, suggerendo ad Albertini di «chiedere un incontro direttamente al ministro» Severino. L 11 ottobre 2012 Albertini inoltra a Grechi un sms nel quale il direttore generale del ministero della Giustizia, Luigi Birritteri, gli diceva: «Tutti i documenti sono in mio possesso e sono già in valutazione. Appena l esame sarà completato le faccio sapere». Pochi giorni, e Albertini informa Romei Pasetti che un imprecisato lui gli ha telefonato per avvisarlo che «ci sono elementi sufficienti perché il ministro avvii la procedura, quindi mi ha detto di mandarla al signor ministro e per il tramite del capo di gabinetto», e Romei Pasetti commenta: «Fantastico...intanto è avviata bene». «Grazie cara Emanuela dice Albertini, sei stata preziosa». Ora la difesa, affidata all avvocato Augusto Colucci, ribatte che «le intercettazioni sono l ennesima prova che Albertini non voleva calunniare Robledo», giacché «il far esaminare La difesa «Fu solo per un parere giuridico sull esattezza dell esposto al Ministero Giustizia nel 2012» tutta la documentazione a due ex magistrati di notevole calibro e spessore giuridico era perché dessero le loro valutazioni sull esattezza dell esposto». Se mai, secondo la difesa «francamente stupisce la quasi concomitanza tra la denuncia presentata da Robledo il 27 marzo 2013 e la nota a Brescia del 18 marzo del pm di Busto, Fusco, che ad abundantiam ricordiamo per 8 anni a Milano con uffici prossimi a quelli di Robledo». Albertini chiede di essere interrogato presto dai pm Fabio Salamone e Paolo Savio a Brescia, dove ha anche una causa civile con Robledo, perché sostiene che gli ispettori ministeriali si sarebbero limitati a sposare acriticamente le memorie difensive del pm. Per la difesa, ad esempio, l accesa polemica sull interrogatorio notturno da parte di Robledo di un funzionario comunale troverebbe linfa in una telefonata registrata da Albertini con questa persona. Sulla conclusione delle indagini sulla Serravalle, trasmesse dopo anni a Monza, rimarca che «gli stessi ispettori» hanno ravvisato «una inerzia obiettivamente pregiudizievole», a loro avviso «non grave in quanto le risultanze della consulenza tecnica non avrebbero comunque consentito l utile prosecuzione delle indagini»: ma sul punto obietta che la perizia sul prezzo di vendita della Serravalle lo indicava congruo solo se tra privati, non se tra un ente pubblico e un privato, e ricorda che la Corte dei Conti per questa incongruità contesta (anche a Penati) un danno erariale di 100 milioni. L inchiesta sulle consulenze Avviso di garanzia al braccio destro di Maroni MILANO È l uomo che avrebbe alzato il telefono per convincere Eupolis, la società di Regione Lombardia che si occupa di statistica, ad assumere (a tempo determinato) Mara Carluccio. È Andrea Gibelli, leghista, ex assessore ai tempi di Formigoni e ora segretario generale di Palazzo Lombardia. I carabinieri si sono presentati ieri nel suo ufficio per notificargli un avviso di garanzia con l ipotesi di concorso in turbata libertà di scelta del contraente. L inchiesta è la stessa che ha coinvolto Roberto Maroni. «È una vecchia vicenda, sono tranquillissimo, è stato fatto tutto in modo regolare», ha detto ieri il governatore. A Maroni era stato contestato il reato di induzione indebita per un contratto di collaborazione per due anni con Expo spa ottenuto da Maria Grazia Paturzo. Per l altro contratto, quello di Mara Carluccio, risponde anche lui di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Le indagini stanno accertando se ci siano state pressioni affinché Paturzo potesse partecipare a uno dei viaggi del World Expo Tour, la missione a Tokyo del 2 giugno scorso, con il costo a carico della società.

19 Corriere della Sera Mercoledì 1 Ottobre 2014 I filoni La Procura di Milano sta indagando per corruzione internazionale su una presunta maxi tangente di un miliardo e 92 milioni di dollari spesi da Eni per acquistare la concessione del giacimento petrolifero Opl Sono indagati l amministrator e delegato dell Eni Claudio Descalzi e il suo predecessore Paolo Scaroni È ancora in corso un altra indagine della procura di Milano sul presunto pagamento da parte di Saipem (società del gruppo Eni) di tangenti per 198 milioni di euro in Algeria al ministro dell energia Chekib Khelil e al suo entourage, per ottenere otto grandi appalti petroliferi del valore complessivo di 11 miliardi di euro. È indagato per corruzione internazionale Paolo Scaroni L inchiesta di Fiorenza Sarzanini L accusa Sarebbero state falsificate le «bolle» del carburante per non pagare le accise ROMA Un evasione fiscale da milioni di euro servita per accumulare «fondi neri». È questa l ipotesi della procura di Roma nell indagine che riguarda le forniture di carburante dell Eni e ha tra gli indagati per associazione per delinquere finalizzata all evasione, due manager e un imprenditore accusati di aver falsificato le «bolle» per non pagare le accise e creare una provvista occulta nei bilanci: l ex direttore generale della Divisione Refining & Marketing e ora dipendente di Eni Servizi, Angelo Caridi; il manager Angelo Fanelli e l imprenditore Roberto Turriziani. Sono stati gli investigatori del Nucleo tributario della capitale guidati dal colonnello Cosimo Di Gesù a scoprire il meccanismo illecito che avrebbe consentito per anni di ingannare l Erario: dai depositi uscivano camion con benzina, diesel o Gpl in quantità maggiore di quella dichiarata. In questo modo l Eni si faceva pagare il costo reale del materiale, ma ne denunciava una quantità inferiore per non versare le tasse e accantonare il denaro risparmiato. Ieri mattina sono scattate le perquisizioni nella sede di San Donato Milanese, oltre che nelle sette case di proprietà di Caridi a Roma, Reggio Calabria, San Donato e Anzio. Eccedenze nei camion Nell ordine di perquisizione firmato dal pubblico ministero Mario Palazzi è spiegato il «sistema»: «Il Nucleo di Roma calcolava come dal 2007 al 2012 vi fosse stata una commercializzazione in eccedenza di oltre tre milioni di litri di Gpl uscito dalle basi di carico di Napoli e Livorno con un accisa evasa pari a oltre 444mila euro e dalla base di Gaeta ben «Evasione fiscale per fare fondi neri» Nuove accuse all Eni Indagati due manager. «Danni per milioni» L incidente a Napoli Muore un operaio Quest anno oltre 600 vittime sul lavoro 572mila litri di benzine, un milione e mezzo di litri di gasolio e 221mila litri di gasolio ecologico con un accisa evasa di oltre un milione e 550mila euro». La contestazione di evasione fiscale supera i 2 milioni di euro, ma la stima è che il danno per lo Stato sia ben più alto e su questo si concentrano gli accertamenti tuttora in corso anche per individuare i canali di reimpiego di denaro. 3 I milioni di litri di Gpl commercializzati in eccedenza tra il 2007 e il 2012 I lavori alla stazione ferroviaria di Portici-San Giorgio (dove c è il museo di Pietrarsa) erano di messa in sicurezza. Ma ieri il crollo di un solaio ha ucciso un operaio, Raffaele Di Francesco, 58 anni, e ferito due suoi colleghi. Al 30 luglio (dati Inail) i morti sul lavoro nel 2014 erano 578. Ormai sono circa 600. «Piano criminoso» Scrive Palazzi nel provvedimento eseguito ieri: «Emergono gravi indizi del fatto che all interno degli uffici quantomeno della divisione Refining & Marketing dell Eni ubicati in Roma vi siano dei soggetti che ormai da anni evadono l accise sui carburanti caricati in eccedenza sulle autobotti destinate ai distributori appartenenti o meno alla rete Eni. Ciò avviene necessariamente sulla scorta non di un semplice accordo criminale meramente occasionale o accidentale, ma di un accordo diretto all attuazione di un più vasto programma criminoso per la commissione di una serie indeterminata di delitti. Risulta infatti come i carburanti in eccedenza vengano comunque fatturati all acquirente dalla proprietaria Eni e immessi sul mercato». Oltre ai due manager perquisiti ieri, sotto inchiesta c è sin da giugno il vice di Fanelli, Domenico Elefante, e non è escluso che anche altri possano finire nell elenco degli indagati. Il denaro occultato Le verifiche riguardano i possibili beneficiari del meccanismo illecito, tenendo conto che nel giugno scorso c erano già state alcune perquisizioni ma nulla è stato evidentemente fatto per modificare il «sistema». Ed è proprio su questo che il magistrato centra i propri sospetti: «È necessario a questo punto comprendere a chi sia destinato il denaro risparmiato derivante dal man- Le ricerche Perquisite anche le sette case di uno dei dirigenti e la sede di San Donato Milanese cato versamento dell accise su essi dovuta, ben potendosi ritenere, ad esempio, che esse venga impiegato in attività non lecite tratandosi di provento del reato. Certè è, infatti, che nessuno in Eni ha mai assunto iniziative per ovviare anche solo tardivamente agli omessi versamenti dell accisa e ciò anche dopo che la stessa soscietà è stata interessata dai provvedimenti di ispezione e acquisizione di documentazione emessi dalla procura di Frosinone», che poi aveva trasmesso gli atti per competenza agli uffici della Capitale. Caridi è in pensione, ma gli investigatori ritengono che sia lui il perno attorno al quale gira l affare anche tenendo conto che «sebbene in pensione, risulta impiegato presso Eni Servizi da cui riceve emolumenti pari a 193mila euro. Si segnala che questa società, con sede a San Donato Milanese, è partecipata al 10 per cento dall Eni». I Riva rinunciano all eredità, ma non all Ilva Il padre Emilio, scomparso, l aveva in usufrutto. Prima offerta d acquisto: occupazione garantita Figli e nipoti hanno rinunciato alla eredità di Emilio Riva, punto di riferimento del gruppo familiare, ma questo non ha conseguenze sulla proprietà dell Ilva, di cui erano e rimangono gli azionisti di controllo. Il motivo è molto semplice: Emilio Riva, morto alla soglia dei 90 anni, aveva soltanto l usufrutto delle azioni della società a cui fanno capo gli stabilimenti di Taranto, l acciaieria più importante d Europa, e non la nuda proprietà. Quest ultima, infatti, è stata trasferita agli eredi un discreto numero di anni fa. Alla sua morte l usufrutto si è estinto automaticamente, ricongiungendosi alla nuda proprietà. La proprietà dell Ilva fa capo a due Chi era Emilio Riva, presidente dell Ilva fino al 2010, è morto nell aprile scorso (aveva 88 anni). Nel 95 acquistò dall Iri l Italsider di Taranto di Fulvio Bufi rami familiari: quello di Emilio Riva, che ne ha la maggioranza, e quello del fratello Adriano. Nella saga dei Riva gli eredi, nel caso di Emilio, sono i tre figli maschi del primo matrimonio (Fabio, Claudio e Nicola, che controllano ognuno il 20 per cento della partecipazione che faceva capo al gestore del gruppo), il quarto nato dalle seconde nozze (Daniele, che ha il 15 per cento) e due nipoti (con il 12,5 per cento a testa). Il ramo di Adriano Riva, invece, ha come eredi due figli maschi, Cesare e Angelo, più un nipote. Nella nuova governance non c è più un uomo solo al comando, com era stato con Emilio Riva, ma Claudio e Cesare, che hanno avuto mandato di guidare il gruppo familiare per cinque anni. Entrambi non sono stati coinvolti nella gestione dell Ilva perché il primo, con idee diverse dal padre, aveva preferito prendere altre strade occupandosi d altro e il secondo faceva parte del ramo familiare in minoranza. La rinuncia all eredità è comunque una scelta che si fa solo in casi gravi. Nel caso specifico le inchieste avviate dalla magistratura di Taranto e Milano sono in pieno svolgimento e dagli esiti imprevedibili. La morte di Emilio Riva estingue le responsabilità penali, che ovviamente non sono trasferibili agli eredi, ma resta aperto il problema delle responsabilità civili. Proprio il groviglio dei procedimenti giudiziari, con inevitabile coinvolgimento dei figli che lavoravano in azienda e dei manager, rende particolarmente complessa la partita in corso per il risanamento e rilancio dell Ilva, affidata al nuovo commissario straordinario, Piero Gnudi, nominato pochi mesi fa. Di sicuro nessun acquirente accetterà di prendersi i rischi del passato e, molto probabilmente, lo schema della vendita sarà la creazione di due società: la bad company, in cui resteranno rischi civili e patrimoniali, e la nuova Ilva. In più c è il filone dei reati fiscali e societari su cui sta indagando la magistratura milanese. Il timore degli eredi è 1,2 miliardi di euro sequestrati nel maggio del 2013 alla famiglia Riva 5,7 milioni le tonnellate di acciaio prodotte nel 2013 dall Ilva CRONACHE 19 La scomparsa Sica, il super pm che vinse la sfida con Falcone per l Antimafia Ha indagato su terrorismo, criminalità organizzata e su molte delle vicende più oscure della storia giudiziaria italiana, come l omicidio di Mino Pecorelli e la P2. Il prefetto Domenico Sica (foto) è morto ieri all età di 82 anni: con lui se ne va un pezzo di storia giudiziaria. Dai tempi del «Porto delle nebbie» (come veniva definita la procura di Roma negli anni 70) alla sfida vinta con Giovanni Falcone per il posto di Alto Commissario Antimafia nel 1988, Sica ha avuto sostenitori ma anche detrattori. «È stato un maestro afferma l ex giudice Ferdinando Imposimato. Chi dice che le sue inchieste finivano nel nulla è mosso solo dall invidia». L accusa di Fava «Protocollo farfalla come Gladio e forse usato per i depistaggi» Va giù duro il vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, Claudio Fava, sul cosiddetto «Protocollo farfalla», che ha paragonato a Gladio (l organizzazione paramilitare clandestina italiana di tipo «stay-behind» riconosciuta da Giulio Andreotti nel 1990). Il deputato di Libertà e diritti ieri ha così sintetizzato la sua opinione: «Una sorta di Gladio delle carceri che ha avuto la funzioni di fare intelligence, di raccogliere informazioni, non si sa di che tipo e né che uso ne sia stato fatto, né a cosa sia servito esattamente questo protocollo che certo ha gestito una decina di detenuti, tutti capimafia, nessuno collaboratore di giustizia». Il dubbio, per Fava, è che «farfalla» sia servita «a capire chi intendeva collaborare, cosa voleva dire, e forse organizzare qualche depistaggio». che la parte passiva dell eredità di Emilio Riva finisca per superare le attività. Meglio, di conseguenza, tirarsene fuori. Restano, invece, le responsabilità in capo alla società Ilva, ma questo è un altro discorso, che s intreccia con le trattative avviate da Gnudi per una nuova compagine societaria. La cordata di ArcelorMittal e Marcegaglia, il candidato più accreditato, è pronta a un offerta che garantisce l occupazione anche se non ha messo nero su bianco il prezzo d acquisto, limitandosi ad evidenziare una serie di fattori che ne erodono il valore: dagli investimenti previsti dal piano ambientale a quelli nella produzione, dalla cassa necessaria per continuare la produzione all indebitamento elevato. Tanto che, alla fine, il prezzo potrebbe avvicinarsi allo zero. O risultare perfino negativo. Fabio Tamburini

20 20 CRONACHE Mercoledì 1 Ottobre 2014 Corriere della Sera «Attratto dalle droghe». Un caso su Marino Il sindaco di Roma: vedendo l energia dei Rolling Stones difficile dire ai figli di non usarle. Alemanno: si scusi La vicenda Il sindaco di Roma Ignazio Marino è intervenuto al programma «Un giorno da pecora» su Radio 2. A proposito delle droghe, Marino ha risposto di essere «attirato da qualunque sostanza stupefacente, ma non ne ho mai utilizzata nessuna» La frase, bollata come battuta dal sindaco, ha suscitato polemiche. Marino è stato criticato dal centrodestra. Fratelli d Italia gli ha chiesto di fare il test antidroga Indonesia Mucche in vendita (con i tablet) Mucche in esposizione (e in vendita) con l aiuto dei tablet. Tradizione e tecnologia nello «showroom» di Depok, fuori Giacarta, in Indonesia (a destra nella foto Beawiharta/Reuters), dove gli animali vengono venduti per l Eid al-adha, la festa musulmana del sacrificio che quest anno cade il 4 ottobre. Oltre ai dispositivi mobili quest anno è stato aumentato il numero delle giovani che espongono le caratteristiche delle mucche e portano a termine la vendita. Secondo i vertici dell esposizione la presenza femminile ha aumentato le vendite degli animali. ROMA Sarà stato il clima della trasmissione, di solito goliardico. Oppure quel senso di euforia per una situazione politica che lo vede, per ora, «stabilizzato». Sta di fatto che, intervenendo ad Un giorno da pecora, su RaiRadio2 Ignazio Marino incappa nella frase choc. È quando chiedono al sindaco se abbia mai fatto uso di droghe, e a quel punto Marino, candidamente, risponde: «Sono fortemente attirato da qualunque sostanza stupefacente ma non ne ho mai utilizzata nessuna perché ho paura da un punto di vista medico: penso che possano fare male». Finita lì? Non ancora. Anzi il sindaco, che prima di «scendere» in politica faceva il chirurgo, insiste. E tira fuori i Rolling Stones, che a fine giugno suonarono al Circo Massimo: «Mi sono molto interrogato dice Marino quando li abbiamo avuti qui in città. Perché vedere questi signori che dicono di aver utilizzato qualcosa in passato, e vedere il batterista che ha quasi 75 anni, andare avanti per due ore e mezzo, senza interruzione, con un energia fisica incredibile, diventa poi difficile spiegare ai tuoi figli che non le devono prendere». Una gaffe in piena regola (che, in teoria, potrebbe costare querele milionarie), parole al limite del consentito, specie per un primo cittadino. Che, infatti, a stretto giro di posta, scatenano le reazioni sui social (Facebook e Twitter inondati di commenti, la stragrande maggioranza critici con Marino), da parte dell opposizione di centrodestra («frasi allucinate, stupefacenti, il sindaco è sotto effetto, si candidi ad Amsterdam», solo per citarne alcune), ma anche da parte di chi si occupa di tossicodipendenze: «Le frasi di Marino dice Maria Teresa Bellucci, presidente della Onlus Modavi sono irresponsabili e fuori di senno. Un offesa per le persone afflitte da questa piaga: la droga è morte, è sofferenza». Il suo predecessore, Gianni Alemanno (oggi in Fdi-An) lo invita pubblicamente «a chiedere scusa». La leader di Fratelli d Italia, Giorgia Meloni, scrive su Facebook: «Potresti raccontare a tuo figlio di Kurt Kobain, che si è sparato in faccia a 27 anni, o di Jimi Hendrix e Janis Joplin, morti di overdose sempre a 27 anni. Racconta a tuo figlio che la droga non produce talento, lo uccide». Annagrazia Calabria, deputata di Forza Italia, attacca: «A Roma c è un sindaco suonato». Una vera e propria bufera, quindi. Alla quale, solo in serata, Marino prova a mettere «una pezza»: «Insomma sono un medico... un po di umorismo...». Mentre, nel suo staff, si affrettavano a precisare che «quella del Primo cittadino Ignazio Marino, classe 1955, ex senatore Pd, è sindaco di Roma dal 12 giugno 2013 Il rapporto sulla Sanità Attese per le cure e problemi con i ticket 650 Sono gli euro spesi in media da ogni famiglia per farmaci necessari e non rimborsati ROMA È per i cittadini il maggior ostacolo verso una serena ed efficace fruizione del servizio sanitario pubblico. Il ticket. E se alla prospettiva di partecipare alla spesa si aggiunge la lunghezza delle liste di attesa, la fuga verso il privato o addirittura la rinuncia alle cure diventano una soluzione sempre più praticata. Di nuovo negativo, ma con indizi di miglioramento, il rapporto Pit Salute elaborato dal Tribunale per i diritti del malato. Su oltre 24 mila segnalazioni raccolte dai 260 sportelli in ospedale, una su quattro (23,7%) riguarda la difficoltà di usufruire delle prestazioni sanitarie. In 6 casi su 10 le attese sono la principale causa di allontanamento, seguite da insostenibilità dei ticket (31%) e costi alti dell intramoenia (10,1%) cioé l alternativa costituita dalla possibilità di ricevere le stesse cure a pagamento. Però c è anche un po di luce. Scese del 16%, rispetto al rapporto precedenze, le lamentele sulle liste. A parte le situazioni estreme: 2 anni per un intervento di ernia al disco, 14 per una mammografia, 20 mesi per una visita psichiatrica. Margherita De Bac sindaco era solo una battuta, in una trasmissione goliardica» e che, nella sua carriera di medico, «ha salvato tante vite umane, anche di tossicodipendenti». L uscita infelice, però, resta. Anche perché, poco prima di lanciarsi in quelle affermazioni, Marino si era già lasciato andare sul tema delle droghe leggere. Durante la trasmissione, infatti, gli chiedono degli effetti del peperoncino che, sottolinea il sindaco, «è molto meglio del pepe». Poi si entra nello specifico: meglio, a fini terapeutici, il peperoncino o l hashish? E Marino: «Dipende dall indicazione. Se uno ha una ferita e molto dolore, il peperoncino somministrato lì non fa bene. Se si fuma uno spinello si sente meglio, anche se non mi sentirei di raccomandarlo». Droghe a parte, Marino spazia un po su tutto. Su Renzi che «sostengo nella sua segreteria. Pochi lo ricordano, ma quando nel 2009 mi candidai alla segreteria Pd, sostenevo una visione molto simile alla sua sull art.18». Il premier è ingrassato? «Non lo so, ma dovrebbe prendere un po di sole». E poi le telefonate con papa Francesco («ci sentiamo sul cellulare»), i nuovi annunci sui Fori Imperiali («Della Valle, dopo il Colosseo, è interessato»), sulle «auto blu» da limitare. E la ricandidatura? «È automatico». Chissà se nel Pd, dopo lo «scivolone» sulle droghe, sono tutti d accordo. Ernesto Menicucci La decisione Arriva in Italia il farmaco che sconfigge l epatite C ROMA Arriva anche in Italia il Sofosbuvir, il «superfarmaco» che riesce a eradicare il virus dell epatite C. L Aifa (l agenzia italiana del farmaco) è riuscita a chiudere, non senza una serie di difficoltà e dopo numerosi rinvii, la trattativa sul prezzo della terapia che nel nostro Paese ha una platea potenziale di centinaia di migliaia di pazienti, anche se secondo alcune stime la riceveranno intanto in 30 mila. «L accordo spiega l Aifa consentirà di trattare il più grande numero di pazienti in Europa, tenuto conto della più alta prevalenza della patologia in Italia». Fino a questo momento il farmaco, il primo approvato di una classe capace di eradicare il virus in oltre il 90% dei pazienti, è stato offerto in via compassionevole a poco più di mille pazienti, i più gravi. Il medicinale verrà somministrato secondo criteri di appropriatezza definiti dalla Commissione Tecnico- Scientifica della stessa agenzia, sulla base della gravità della patologia. «In realtà su 1,5 milioni di persone infette in Italia potenzialmente quelle trattabili sono mila spiega Antonio Gasbarrini, uno dei fondatori di Alleanza contro l Epatite, associazione che riunisce medici e pazienti di questi però ce ne sono circa 30 mila che avrebbero bisogno del farmaco subito». La fine della trattativa, sui cui termini le parti mantengono la riservatezza, era prevista prima dell estate, ma uno stop chiesto dalla Gilead, l azienda che detiene i diritti del farmaco, ha rinviato la procedura. Il Sofosbuvir è già stato approvato negli Usa, dove è diventato in soli tre mesi la terapia che ha guadagnato di più nella storia. In alcuni Paesi europei, dove l incidenza della malattia è più bassa, è stato accettato il prezzo di circa 60 mila euro a paziente. Un costo che in Italia metterebbe a rischio il Servizio sanitario nazionale, come ha più volte ricordato anche il ministro Lorenzin. «Niente Iva sulla beneficenza? Si può partire dal dopoterremoto» MILANO «Una scatola vuota?». «No, non è così il disegno di legge delega per la riforma del Terzo Settore», replica così all intervento del Corriere, Luigi Bobba, sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali. «Non è una scatola vuota con una copertura finanziaria insufficiente sostiene Bobba e poco coraggio nell innovazione». Per capire la materia del contendere occorre fare un passo indietro. «Invece di spingere il no profit a un salto di qualità per avviare al meglio l azione di supplenza nei servizi alla persona, nella ricostruzione di scuole e ospedali, nella salvaguardia dei patrimoni artistici scriveva il Corriere il 27 settembre la politica rimaneggia generiche linee guida e rinuncia a responsabilizzare associazioni e cittadini nel volontariato sociale. Un percorso che si può agevolare, come avviene in altri Paesi europei e negli Stati Uniti, dove le donazioni sono deducibili dalle tasse e le Onlus non devono pagare gabelle. L Iva incassata dallo Stato con l aliquota al 10% (come nel caso denunciato dal Corriere per il polo scolastico di Cavezzo, distrutto nel sisma dell Emilia) è un iniquità che scoraggia la generosità». Riflessioni a cui l onorevole Bobba risponde. «I Sul Corriere In alto, l articolo del 27 settembre scorso principi di delega esplicitati contengono numerose e importanti novità sia circa la disciplina degli enti di Terzo Settore che sulla normativa fiscale relativa al non profit. Il Governo intende separare il grano dal loglio, premiare i soggetti che generano un effettiva utilità sociale, ricondurre ad unità una normativa troppo frammentata, rendere trasparente il meccanismo del 5x1000, potenziare in modo rilevante il servizio civile arrivando nel 2017 ad impegnare circa giovani, favorire la nascita e lo sviluppo di imprese sociali». Il Corriere si era soffermato sulle risorse. «Nel ddl delega, si prevede che la legge di stabilità definisca in modo puntuale replica Bobba l entità delle risorse necessarie alla realizzazione della riforma e si allocano 50 milioni per l avvio del Fondo per le imprese sociali». Il Corriere chiedeva di «eliminare l Iva a chi fa del bene». A partire dai fondi per Cavezzo. «L opera merita l attenzione del Governo spiega Bobba. In Italia esistono già due strumenti orientati a sostenere le donazioni di cittadini o imprese: il 5x1000 e la Chi è Luigi Bobba, 59 anni, è sottosegretario al Lavoro e delle Politiche sociali dal febbraio di quest anno È stato presidente delle Acli dal 1998 al 2006 possibilità di detrarre o dedurre fiscalmente le erogazioni liberali. Possiamo migliorare questi strumenti e facilitare le erogazioni liberali, credo però che debba valere il principio che il beneficio vada attribuito una volta soltanto. Altrimenti sullo stesso dono si sommerebbe più di un vantaggio fiscale». Una soluzione sembra possibile. «Forse la questione può essere riconsiderata alla luce della legislazione speciale tipica delle aree colpite da calamità naturali per le quali sono previsti benefici straordinari conclude ma circoscritti alle persone e alle attività che operano nell area. Nei decreti delegati, dopo l approvazione parlamentare della legge delega, troveranno posto norme per premiare i comportamenti donativi». R.I.

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