ATTI del CONVEGNO ELETTRONICA INDUSTRIALE E AUTOMAZIONE: TESTIMONIANZE SUL RUOLO DEI GENOVESI 11 marzo 2011

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1 ATTI del CONVEGNO ELETTRONICA INDUSTRIALE E AUTOMAZIONE: TESTIMONIANZE SUL RUOLO DEI GENOVESI 11 marzo 2011 Sezione Ligure

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3 INDICE 1. Introduzione Programma Fabio Saccomanno Past ENEL CRA e Facoltà di Ingegneria Franco De Benedetti past Elsag Bailey Riccardo Zoppoli Facoltà di Ingegneria Giacomo Torre Cofondatore Orsi Automazione; Siemens MES Sergio De Luca Ansaldo STS Claudio Andrea Gemme Ansaldo Sistemi Industriali Giovanni Battista Ferrari - ABB Giuseppe Casalino Facoltà di Ingegneria Paolo Marenco Aizoon e La Storia nel Futuro Giulio Sandini Fondazione IIT, Facoltà di Ingegneria Stefano Massucco Facoltà di Ingegneria Mario Marchesoni Facoltà di Ingegneria Piero Nardini Danieli Automation Franco Rosatelli Ansaldo Energia Ferruccio Bressani ASG Superconductors Remo Pertica Distretto Tecnologico SIIT David Corsini Telerobot, Polo della Robotica Carlo Castellano Esaote e Genova High Tech Paolo Odone Camera di Commercio di Genova

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5 1. Introduzione La storia dell Elettronica industriale e dell Automazione ha avuto a Genova un punto di snodo di grande significato a livello nazionale, ponendo altresì pietre significative a livello mondiale. Nell anno delle celebrazione per i 140 Anni della Facoltà di Ingegneria, abbiamo voluto organizzare una giornata in cui i più significativi contributi sia scientifici che industriali si sedessero attorno alla bella tavola del Salone Piano Nobile di Villa Giustiniani Cambiaso, sede della Facoltà di Ingegneria dell Università di Genova, per mettere insieme i pezzi di questa storia. La conferenza ha permesso di sfatare un assunto: quello che Genova in questi settori abbia perso un ruolo centrale dopo la fine di alcuni grandi protagonisti dell industria pubblica degli anni 70. Non è infatti così. Nulla si è distrutto, tutto sì è trasformato e l'aspetto più evidente è che si è passati da alcune aziende operanti nel settore, controllate dallo Stato, e una sola grande privata, la Marconi, ad un numero più che doppio di aziende multinazionali in maggioranza private che hanno scelto la localizzazione a Genova per la qualità della Scuola industriale ligure, in buona parte "figlia" della Facoltà di Ingegneria. E' molto meglio per una multinazionale, si pensi ai casi di Siemens MES ed Ericsson, costruire Poli di eccellenza da centri di competenza già avviati che partire da zero. E così è avvenuto. Un messaggio di fiducia per il futuro di questo territorio. La conferenza, aperta al pubblico, è stata l ultima dell'8 ciclo La Storia nel Futuro, che dal 2003 porta a conoscere storie di imprese di successo agli studenti della Facoltà. Alcuni giovani laureandi e neolaureati partecipanti al ciclo sono stati selezionati per partecipare all'8 Silicon Valley Study Tour, dal 22 agosto al 1 settembre Da questi viaggi sono nate start up in Italia, Aizoon la prima nel 2005, ha oggi quattrocento addetti. Un processo di creazione di impresa innovativa a beneficio della Città e del Paese. La conferenza è stata registrata in video da Fondazione Ansaldo: il DVD è disponibile per gli interessati. Con la pubblicazione di questi atti, resi possibili dal contributo della Federazione AEIT Sezione Ligure, abbiamo voluto andare incontro al desiderio del decano del corso di Controlli Automatici dell Università di Genova, che ha fortemente voluto e ottimamente coordinato questa Conferenza: Fabio Saccomanno. Paola Girdinio Preside Facoltà di Ingegneria Università degli Studi di Genova Paolo Marenco Direttore Aizoon 5

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7 2. Programma Elettronica industriale e Automazione: testimonianze sul ruolo dei genovesi Facoltà di Ingegneria Villa Giustiniani Cambiaso, Via Montallegro 1 - Genova Venerdì 11 marzo ore 14,20 Genova e i genovesi hanno avuto un ruolo determinante nell affermazione dell Elettronica e dell Automazione. Partendo dai pionieri degli anni Trenta-Sessanta arriviamo alle esperienze industriali di oggi, di livello mondiale. Un albero genealogico di storie proiettate nel futuro. Registrazione audio-video a cura di Fondazione Ansaldo 14,20 Saluto del Preside Paola Girdinio 14,30 Relazione di Fabio Saccomanno (Past ENEL CRA e Facoltà di Ingegneria) I primi passi: esordi, migrazioni, primati 15,00 Tavola Rotonda presieduta da Fabio Saccomanno e diretta da Paolo Marenco (Aizoon e La Storia nel Futuro ): Franco De Benedetti - past Elsag Bailey Riccardo Zoppoli - Facoltà di Ingegneria Giacomo Torre - Siemens MES Sergio De Luca - Ansaldo STS Claudio Andrea Gemme Ansaldo Sistemi Industriali Giovanni Battista Ferrari - ABB Giuseppe Casalino Facoltà di Ingegneria, SIIT 16,20 Da Ingegneria all Industria, spunti di riflessione da esperienze diverse Giulio Sandini Fondazione IIT, Facoltà di Ingegneria Stefano Massucco - Facoltà di Ingegneria Mario Marchesoni - Facoltà di Ingegneria Piero Nardini - Danieli Automation Franco Rosatelli- Ansaldo Energia Ferruccio Bressani - ASG Superconductors Remo Pertica Distretto Tecnologico SIIT David Corsini Telerobot, Polo della Robotica 18,00 Conclusioni: Carlo Castellano-Genova High Tech, Easote Paolo Odone-CCIAA 7

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9 3. Fabio Saccomanno Past ENEL CRA e Facoltà di Ingegneria I primi passi: esordi, migrazioni, primati Come prima cosa, intendo rivolgere un particolare ringraziamento alla Preside Paola Girdinio per aver voluto inserire l appuntamento di oggi fra le iniziative della Facoltà, in occasione dei 140 anni della Regia Scuola Navale di Genova. Quando mi è stato chiesto di pensare un po all organizzazione, ho subito accettato con entusiasmo ma anche con qualche preoccupazione, per l ampiezza (e varietà) dell argomento e l esigenza di una trattazione sintetica. Per opportuna prudenza, ho voluto inserire nel titolo dell incontro la parola testimonianze, per non escludere - e anzi, dando per scontato - che ulteriori testimonianze possano essere raccolte per ottenere un quadro più completo. Più in particolare, sono stato attratto dall idea di poter tenere la relazione introduttiva ( I primi passi: esordi, migrazioni, primati ), avente per oggetto il periodo più antico, che parzialmente ho anch io vissuto e che - con espressione più o meno colorita - possiamo anche chiamare pionieristico : un periodo caratterizzato da comprensibile, genuino entusiasmo per una attività che si presentava - e, di fatto, era - di avanguardia. Si aveva la sensazione di vivere un momento magico, di importante svolta (non solo tecnicoscientifica) verso un futuro più progredito: anche se non mancavano diffidenze esterne ed incertezze, in un altalena di speranze e timori, delusioni e - parziali, ma incoraggianti - successi. In effetti, nel solco dell Ingegneria tradizionale - sostanzialmente basata su materia ed energia, e particolarmente concentrata sul progetto di componenti e impianti - stava in quel periodo maturando un ingegneria nuova, basata sull uso del segnale secondo le regole della logica e della matematica, e fortemente creativa ed ambiziosa. Con l Automazione si intende infatti mettere i sistemi fisici in condizione di comportarsi - nel rispetto delle loro caratteristiche naturali di funzionamento - secondo i nostri desideri, anche in situazioni perturbate. Si tratta di una sfida con la Natura, e l affermazione della mente umana ha un particolare sapore di Umanesimo, a dispetto del luogo comune che vede contrapposte - se non addirittura incompatibili - le discipline scientifiche e quelle umanistiche. Nel periodo da me considerato, Genova e i genovesi hanno avuto un ruolo importante - a livello almeno nazionale - nell affermazione dell Elettronica industriale e dell Automazione, ed anche nella creazione di nuove realtà - industriali e di ricerca - in diverse parti d Italia (ed è per questo che, nel sottotitolo di questa relazione, compare anche la parola migrazioni ). Non sempre, tuttavia, questo ruolo appare abbastanza noto e riconosciuto come dovrebbe essere, ed oggi abbiamo anche l occasione per contribuire a colmare qualche lacuna ove fosse necessario. 9

10 Come del resto può apparire ovvio, desidero precisare che il termine genovesi si intende riferito a tutti coloro che a Genova (anche se nati altrove) hanno operato, maturando un esperienza preziosa e determinante per la loro formazione professionale. Anche se parlerò di parecchi decenni fa, va da sé che la mia relazione non intende affatto esaurirsi in una (più o meno... virtuale) rimpatriata di superstiti, ma piuttosto intende rivolgersi anche alle generazioni successive che, a buon diritto, possono anche ignorare il mondo di allora. Nella relazione mi baserò su qualche pubblicazione e, soprattutto, su testimonianze dirette, da me raccolte e gelosamente custodite. E qui si inserisce anche un fatto personale. Il prof. Massimo Merega - di cui parleremo - ha conservato, sull argomento, una ricca documentazione commentata (che arriva a coprire gli anni 50) ed io ne sono adesso il custode : non solo geloso, ma anche preoccupato di onorarla e farla valere. Più o meno convenzionalmente si può pensare che il periodo da considerare arrivi fino agli ultimi anni Sessanta, quando l analogico resisteva ancora alla concorrenza del digitale, e l avvento massiccio dell Informatica era appena alle porte. Questo limite temporale sarà tuttavia tenuto in conto, ovviamente, con la dovuta elasticità. Nell Università di Genova, l Elettronica industriale e l Automazione cominciarono ad assestarsi a livello didattico verso la metà degli anni Cinquanta. Per quanto riguarda in particolare l Automazione, gli spazi ad essa riservati erano sino ad allora piuttosto scarsi, e subordinati ad altre discipline: ci si limitava infatti a descrivere - piuttosto sbrigativamente, e con argomentazioni anche solo intuitive - qualche applicazione nell ambito dei corsi tradizionali, ad es. Macchine, Meccanica applicata, Macchine elettriche, Impianti elettrici. (L Elettronica delle Telecomunicazioni ebbe invece un riconoscimento didattico sin dagli ultimi anni Quaranta. Ciò avvenne tuttavia nell ambito dell Ingegneria Elettrotecnica dove, di fatto, essa costituiva un mondo a sé - quello delle correnti deboli - con il quale si era accettato, dal punto di vista didattico, di coabitare.) Si ha infine da ricordare che, nel 1960, vennero istituiti i corsi di laurea in Ingegneria Elettronica, e l insegnamento di Controlli Automatici venne reso obbligatorio sia per gli allievi Elettrotecnici sia per quelli Elettronici. *** Inizio adesso la relazione vera e propria. Fino agli anni Trenta, le applicazioni dell Elettronica si limitavano praticamente alla radiotecnica (tubi a vuoto), rappresentata a Genova - sin dai primi anni del Novecento - dalla Marconi inglese, con sede a Genova e poi a Sestri Ponente. 10

11 Attorno al 1930, la San Giorgio di Sestri cominciò a produrre, su licenza austriaca, raddrizzatori a vapori di mercurio (del tipo con ampolla di vetro), impiegati nella trazione in corrente continua. L officina fu diretta inizialmente dall austriaco Hacckele e successivamente da G. Montobbio. Nel 1933, Carlo Calosi (genovese di adozione, divenuto nel professore di Elettrotecnica e direttore dell omonimo Istituto) convinse il gruppo industriale SETEMER a costituire un Centro Studi, dove sviluppò apparati per le comunicazioni telefoniche e per il segnalamento elettronico ferroviario e stradale. All inizio della guerra, Calosi ideò e realizzò un esploditore magnetico da applicarsi sui siluri, in modo che l esplosione di questi avvenisse sotto la chiglia delle navi nemiche. Il dispositivo, basato sull impiego di tubi a vuoto, si chiamava SIC (Silurificio Italiano - Calosi) e fu adottato con grande successo dalla Marina italiana e, più ancora, da quella tedesca. Dopo l armistizio, Calosi venne prelevato dagli Americani con i quali - su incarico della stessa Marina italiana - collaborò nel campo degli esploditori magnetici e delle armi subacquee. A guerra finita, dopo una breve sosta in Italia, Calosi ritornò nel 1946 negli Stati Uniti, dove passò alla Raytheon (radar, telecomunicazioni, servomeccanismi) diventandone poi Direttore delle ricerche e Vicepresidente. Calosi mantenne ugualmente i contatti con l ambiente genovese, e particolarmente con Merega, con il quale aveva condiviso anche l esperienza universitaria (compresa la direzione dell Istituto di Elettrotecnica, che da Calosi era passata nel a Merega). Nel 1947 la San Giorgio abbandonò la costruzione dei raddrizzatori a vapori di mercurio, e il personale che si occupava del settore (in particolare, il direttore Aldo Profumo e il capo officina sig. Della Ragione) passò alla FIRAR, appena costituita a Sampierdarena. Alla FIRAR giunsero anche Ferruccio Alacevich, Vittorio Burke, Silvio Laurin, Paolo Solari e (dal 1952) Massimo Merega. L attività riguardò, oltre ai raddrizzatori (e thyratron), anche i tubi a raggi X, i magnetron - la FIRAR fu la prima a costruirne in Italia, su licenza Raytheon. Principali migrazioni 11

12 Nel 1952 nacque a Napoli (al Fusaro) la Microlambda, su iniziativa di Calosi e grazie ai contatti presi da Merega con i vertici della Finmeccanica. Parte del personale era genovese o, quantomeno, aveva avuto esperienze a Genova. L attività riguardò prevalentemente applicazioni militari, con produzione di radar. La Microlambda e la romana SINDEL diedero poi origine nel 1960 alla Selenia, con partecipazione Raytheon e sedi a Roma e Napoli (Calosi ne divenne, in seguito, Amministratore delegato e Presidente). Nel 1956 la FIRAR venne chiusa, e nacque - anch essa con partecipazione Raytheon - la ELSI di Palermo che ne rilevò l attività, ancora sotto la guida dei genovesi sopra citati (Profumo, Merega ecc.). Anche la ELSI finì successivamente per chiudere, diventando praticamente una divisione della Selenia. *** Nel 1954 fu costituita la Nuova San Giorgio di Sestri, con compiti piuttosto disparati. Una delle attività riguardava l automazione delle centrali di tiro (su navi militari), che nella versione totalmente meccanica presentavano notevoli difficoltà di messa a punto. Nel 1955 si chiese allora l intervento di Calosi, per realizzare il sistema attraverso le tecnologie elettroniche. Calosi si avvalse non solo di personale della Nuova San Giorgio, ma anche di ingegneri e tecnici in forza alla Microlambda. Nacque così quello che venne chiamato il gruppo di Genova, che riuscì a risolvere il difficile problema nell arco di un anno e mezzo, in tempo utile per la scadenza prefissata. Fra gli esterni si possono ricordare Giorgio Quazza ed Emilio Ferrari (stretti collaboratori di Calosi nella conduzione del gruppo), Luigi Bernardini, Aldo Carlevaro, Marcello Corradetti, Antonio Guastavino, Guido Lucherini, Paolo Piqué e diversi altri. Il nucleo della Nuova San Giorgio comprendeva, fra gli altri, Luigi Carlo Rossi (il futuro capo della Divisione Servosistemi ed Elettronica e, successivamente, della ELSAG), Luciano Barrai, Giacomo Fava, Maurizio Mosca, Antonio Robbiano, Giuseppe Tarchini. Al gruppo collaborò anche Paolo Marsilii, che operava a Genova (nell Industria e all Università). Si può senz altro affermare - anche per quello che vedremo in seguito - che il gruppo di Genova ha contribuito pesantemente al successivo sviluppo dell Elettronica e dell Automatica in Italia. Ed è bello poter ricostruire quei momenti (ormai lontani più di 55 anni) attraverso la seguente testimonianza di Carlevaro. Avendo tutti la sensazione di fare qualche cosa di nuovo, di buono, di positivo, tutte le persone impegnate si dedicavano senza limiti Il gruppo era formato da una ventina di persone, con alcuni personaggi carismatici per formazione, cultura e capacità di coinvolgimento. Oltre a Calosi parlo di Quazza, Rossi, Ferrari. Per tutti - sia i locali che quelli in missione -, non esistevano orari né giorni festivi. Io ho incominciato a fumare alle 5 del mattino quando il collega Corradetti si fece accompagnare dal portiere per farsi dare cartine e trinciato. Bernardini ci chiese se eravamo d accordo che lui andasse a teatro un sabato sera con la moglie. I giovani ingegneri laureati a Genova col prof. Marsilii, arrivavano per un colloquio, portandosi il costume per andare dopo al 12

13 mare, e si trovavano mezz ora dopo davanti ad un oscilloscopio a fare una risposta in frequenza di un asservimento. A poco a poco il sapore del progetto era assaporato da tutti, anche dai più scettici tecnici cresciuti nella meccanica e che a poco a poco si appassionavano pur conservando il loro stile di maghi del loro mestiere. Come il signor De Lucchi, responsabile della stabilizzazione, che prima di acconsentire a una richiesta rifletteva con riserva, e poi produceva delle cose incredibili. Evidentemente erede di una tradizione operaia, ci chiamava signor ingegnere, causandoci forte imbarazzo, e seguiva con passione quello che facevamo. Periodicamente la Marina veniva a verificare lo stato d avanzamento, ed era sempre un occasione di stress. Un giorno tutto partì per La Spezia e fu installato su una corvetta. Si aspettava il mare agitato per uscire e provare in condizioni reali di rollio e beccheggio. Fu grande emozione quando il bersaglio fu per la prima volta agganciato e poi seguito in automatico. Le prove andarono benissimo. Erano passati 18 mesi. In quei 18 mesi nacque a Genova un know-how elettronico che crebbe nel tempo portando a realizzazioni sempre più importanti e ben note. Erano disponibili tutti gli ingredienti necessari: capi esperti, colti e carismatici, giovani ingegneri e tecnici entusiasti, una Scuola di Ingegneria locale ricca di potenzialità e di esperienza, una solida tradizione industriale - anche se in un settore diverso -, e un progetto che era quasi una sfida. Negli anni successivi, la Nuova San Giorgio rivolse la sua attenzione anche alle applicazioni dell automazione in campo civile - un mercato piuttosto discontinuo -. La più importante attività dell azienda rimase quella legata alle applicazioni militari, dove tuttavia la richiesta non era sempre all altezza dell organizzazione e delle competenze acquisite (si ventilò anche l ipotesi di abbandonare l attività). Nuovi risultati arrivarono con il primo sistema italiano per il puntamento automatico di bersagli aerei veloci, il controllo dei missili terra-aria Hawk, il controllo del tiro di bombe antisommergibile, e la nuova centrale di tiro Argo per la Marina. Successivamente si intensificò l impegno sulle tecniche digitali per applicazioni anche civili, come il controllo numerico delle macchine utensili, il controllo dei processi e l automazione postale. Nel 1969 la Divisione Servosistemi ed Elettronica (costituita nel 1962) venne scorporata dalla Nuova San Giorgio per dare origine alla ELSAG. L espansione delle citate attività portò all articolazione della ELSAG in più Divisioni: sistemi d arma, meccanizzazione postale, controlli numerici, sistemi di regolazione. Oltre ai già citati Barrai e Fava, vanno particolarmente ricordati Enrico Albareto, che diventerà Amministratore delegato e poi Presidente della ELSAG, ed Enrico Gnarro. (Nei primi anni Settanta si sviluppò anche l Informatica, soprattutto per merito di Luigi Stringa.) *** In campo universitario, l Elettronica industriale ebbe il suo corso di insegnamento solo a partire dal 1955/56, nonostante Merega ne avesse proposto l attivazione già 8 anni prima. Il corso fu svolto da Marsilii, sotto il titolo Elettronica industriale e Servomeccanismi così, almeno, veniva detto a noi studenti: e, in effetti, l aggiunta dell argomento servomeccanismi arricchì notevolmente i contenuti del corso. Si trattava, di fatto, di una sintesi del futuro corso di 13

14 Controlli automatici, e ciò costituisce un primato di Genova a livello nazionale. Credo che il primato vada diviso a pari merito con Milano, dove un analogo corso fu affidato a Carlo Costadoni. L argomento era stato, in realtà, già trattato da Marsilii stesso l anno prima, come parte finale del corso di Elettrotecnica 2, e questo fatto rafforza il primato genovese. Io preparai - su incarico di Marsilii - le dispense di quest ultimo corso, e la parte finale mi attrasse particolarmente. Da allora - più di 56 anni fa - sono sempre rimasto targato controlli automatici, sia in campo industriale sia in quello universitario. Marsilii aveva una particolare comunicativa e sapeva trasmetterci, con la teoria, anche il senso delle cose concrete. I suoi assistenti - laureati da poco, e già impegnati nei controlli - erano Carlo Delgrosso, che lavorava all Ansaldo San Giorgio, e Gian Paolo Sacco, che lavorava alla SELIN sotto la direzione dello stesso Marsilii. Ad essi si aggiunse poi Giacomo Fava (Nuova San Giorgio). Mi è grato a questo punto aprire una breve parentesi, per ricordare anche il ruolo determinante svolto in quegli anni da Antonio Agostino Capocaccia e poi da Giuseppe Biorci, Presidi della Facoltà e promotori dello sviluppo del settore elettronico in questa Università. Capocaccia fu anche promotore - a livello nazionale - della riforma degli studi di Ingegneria del 1960, che istituì il Corso di laurea in Ingegneria Elettronica. Nel 1960/61 il corso si intitolò esplicitamente Controlli automatici, ed anch io (impegnato a Milano, in CEA Perego) divenni assistente. Nel 1961/62 Marsilii rinunciò, e il corso venne affidato a Ezio Volta con Fava e il sottoscritto come assistenti. Il corso di Elettronica industriale ritornò nel 1965/66, affidato -con nuovi contenuti- a Gian Paolo Sacco. Nel 1970/71 il corso di Controlli automatici venne sdoppiato: Volta proseguì con il corso per gli Elettronici, ed io con quello per gli Elettrotecnici. Fra i nuovi assistenti: Marco Venzano (che fu responsabile della Divisione Automazione dell Ansaldo Impianti), Riccardo Zoppoli e Pier Paolo Puliafito. Vennero attivati anche i corsi di Tecnica della regolazione e Teoria della regolazione, affidati rispettivamente, per diversi anni, a Giacomo Fava e Giuseppe Basile. *** Nel 1956, dopo il successo ottenuto con il gruppo di Genova, Calosi abbandonò - in un clima di non adeguata considerazione - l attività di consulente della Finmeccanica, e ritornò in America dove la Raytheon lo nominò Vicepresidente, con l incarico di tutta la ricerca industriale applicata. Nello stesso 1956, il CNR organizzò a Milano un Convegno internazionale sui problemi dell Automatismo, l AEI dedicò la riunione annuale al tema Regolazione automatica e servomeccanismi (Marsilii, Quazza, Costadoni e Gatti furono i Relatori speciali) ed altre iniziative furono prese nel campo dell Automazione. 14

15 Nel 2006 si è celebrato il cinquantenario, considerando il 1956 come anno di nascita della control science in Italia. I collaboratori di Calosi (quelli ex Microlambda) passarono - quasi in blocco - alla Edison, costituendo, nell ottobre 1956, la CEA (Costruzioni Elettroniche e Automatismi). Lo spirito con cui si lavorava era ancora quello del gruppo di Genova, per impegno ed entusiasmo. La parte tecnica era affidata a Quazza e Ferrari, a cui si aggiunse successivamente - come direttore - Marsilii. Da Genova provenivano - oltre ai reduci dall esperienza alla Nuova San Giorgio - Ezio Volta (che però rimase poco), Carlo Delgrosso, ed alcuni neo-laureati fra cui Renato Martini, il sottoscritto e Paolo Dufour. La CEA - che nel 1958 divenne CEA Perego per fusione con la Perego, impegnata nella telefonia - non ebbe vita facile. I problemi erano spesso mal definiti, e il mercato era immaturo e discontinuo. Spesso si doveva spiegare al (potenziale) cliente di che cosa aveva bisogno, e per far questo occorreva acquisire conoscenze (in un settore anche del tutto nuovo), e poi convincerlo, col rischio di apparire dei pierini e di offenderlo per l invasione di campo. Ricordo anche le difficoltà psicologiche a far accettare, a un capo centrale, i primi regolatori elettrici di turbina, che non erano abbastanza tozzi, con manopole grosse, e perciò gli sembravano gingilli inaffidabili. Il capo centrale si convinse, e divenne anzi un sostenitore, dopo che una situazione di emergenza - con rete isolata, e rischio di blackout - venne risolta in un attimo, con la semplice manovra di due manopoline. La CEA Perego operò in diversi campi (fra cui macchine tipografiche e utensili, laminatoi, centrali elettriche), svolgendo anche un importante ruolo di ricerca e sviluppo. La realizzazione di prototipi portava però, facilmente, a costi spropositati. Questa situazione - del resto ben preventivabile - non fu tollerata dalla Edison, che perse fiducia nell azienda e smise di sostenerla finanziariamente. L attività cessò nel Già nel 1964, Quazza aveva lasciato la CEA Perego per costituire il Centro Ricerca di Automatica dell ENEL (Direzione Studi e Ricerche), seguito da me, Martini ed altri; successivamente, arrivò dalla CEA Perego anche Ferrari. L ENEL decise di assumerci, anche in considerazione delle esperienze di studio e progettazione nel campo dei sistemi elettrici (per l energia), da noi maturate in CEA Perego. Anche in questo nuovo ambiente - fatto di impiantisti, anche molto conservatori - lavorammo con entusiasmo, non intimiditi ed anzi stimolati dall ampiezza e novità dei problemi. Le attività del Centro toccarono anche momenti di eccellenza, con risonanza internazionale. Fra i temi sviluppati, ricordo in particolare il controllo centralizzato del sistema elettrico - tenuto conto anche delle esigenze di sicurezza (contro possibili blackout) e di economicità dell esercizio -, la determinazione di modelli dinamici di diversa approssimazione (per il sistema elettrico e per le centrali di generazione), nonché il controllo e stabilizzazione di grandi sistemi elettrici interconnessi. 15

16 Quest ultimo problema aveva creato notevoli perplessità, dopo i primi tentativi non riusciti - a causa di una instabilità del tutto imprevista, e apparentemente inspiegabile - di collegare, in prossimità del confine italo-jugoslavo, il sistema elettrico dell Europa occidentale con parte di quello orientale (fino ad allora in funzionamento separato: il collegamento aveva anche un riflesso politico non indifferente...). Grazie a uno studio fatto diversi anni prima - per ben altri scopi, e con risultati apparentemente poco utilizzabili - si poté individuare la causa dell instabilità e, quindi, risolvere il problema: si apportarono allora le dovute modifiche ai sistemi di controllo - modifiche essenziali, ma relativamente modeste e poco costose - e il desiderato collegamento fu realizzato. Questa esperienza venne presa utilmente in considerazione per problemi analoghi, in diverse parti del mondo. La diaspora dalla CEA Perego terminò nel 1968, con la chiusura dell azienda. Delgrosso, seguito da alcuni altri, costituì a Firenze la ECS (Electronic Control Systems), Dufour passò alla INNSE (Milano), Bernardini e Martini alla IME (Pomezia) e così via. Tutti portarono con sé un esperienza di lavoro ad alto livello. A Genova, diverse società - anche relativamente piccole - erano da tempo sorte nel campo dell Automazione, ed altre si aggiunsero, con attività particolarmente legate alle esigenze delle grandi industrie e di altre realtà locali: fra esse, la Controlli elettromeccanici (poi Controlli elettronici), la già citata SELIN, l Eurocontrol (con Gian Paolo Sacco) e successivamente la EAA (Elettronica Applicata all Automazione, con Ubaldo Traverso e Andrea Merlino). *** La mia relazione è al termine. Non ho cercato affatto di nascondere la mia passione per l Automazione, a cui mi sono legato dai tempi della tesi di laurea (...altro che nozze d oro!...e non sembra ancora finita). Ho avuto la fortuna di imbattermi, praticamente, nel primo autobus in partenza (1956): e vi sono salito senza esitazione, senza mai pentirmene. Per il periodo precedente -...ancora più antico - non posso vantare, ovviamente, testimonianze mie : ma ho avuto il privilegio (e la fortuna) di conoscere personalmente diversi protagonisti di quell epoca, fra cui - anzitutto - Merega e Calosi. Ho messo in particolare evidenza l epoca in cui Calosi era il gran regista dell Elettronica italiana (con Merega...aiuto-regista), e ho ricordato il ruolo importante svolto da Marsilii, Quazza, Rossi e - più indirettamente - Capocaccia. Per una triste concomitanza del destino, Capocaccia, Marsilii, Quazza e Rossi ci hanno precocemente lasciato nel 1978, nel giro di pochi mesi. Tutti e quattro sono stati, per me e molti altri, punti di riferimento essenziali. Certamente, la mia relazione non è esente da lacune. 16

17 Non mi sono ad esempio soffermato su quelle - anche importanti - realtà genovesi (industrie; enti e aziende di pubblico servizio -elettricità, acqua, gas, trasporto ferroviario ecc.-; società di consulenza e progettazione impiantistica) che hanno soprattutto utilizzato l Automazione, adattandola ai problemi specifici senza particolari contributi innovativi. E nemmeno ho parlato dell indotto genovese collegato all Automazione, che pure si è fatto spesso onore nella produzione di componenti e apparati speciali. Non pochi argomenti, i cui contenuti si estendono anche ben oltre il periodo pionieristico, sono del resto rinviati - integralmente - alle successive relazioni di oggi. Fonti Massimo Merega - documentazione varia - L Istituto di Elettrotecnica (1983) - Appunti su Genova e l Elettronica (1987) Michele Nones - Dalla San Giorgio alla Elsag (ed. Franco Angeli, 1990) Umberto Marana - La San Giorgio ed i Sangiorgini (archivio storico Elsag Bailey San Giorgio, 1993) Giorgio Sacerdoti, Francesco Ranci - La cultura informatica in Italia (ed. Bollati Boringhieri, 1993) Antonio Lepschy - Trent anni di Automatica in Italia (Automazione e Strumentazione, 1997) Luciano Barrai, Aldo Carlevaro, Arrigo Frisiani, Silvio Laurin - testimonianze varie (2003) 17

18 (intervento di Saccomanno prima della tavola rotonda) L incontro odierno fa parte degli appuntamenti per i 140 anni della Regia Scuola Navale di Genova, e quindi doveva essere particolarmente pensato anche in termini celebrativi. Per tale motivo era scontato che si desse uno spazio adeguato alla rievocazione del periodo pionieristico. Per i periodi successivi si è presentato il delicato (ed anche imbarazzante) problema di selezionare i temi da trattare - fra i molti possibili - e decidere (eventualmente raggruppandoli, se opportuno) a quali relatori affidarli, con l intesa che vengano ricordate le ricerche-applicazioni-iniziative svolte, soffermandosi solo su quelle di particolare rilievo e/o originalità a livello (almeno) nazionale. Si è pertanto costituito un comitato organizzatore, comprendente Franco De Benedetti (con riferimento prevalente all Industria) e Riccardo Zoppoli (Università, CNR e Associazioni), oltre a Paolo Marenco (Aizoon, La Storia nel Futuro ) e al sottoscritto (più impegnati nell organizzazione generale). Il comitato ha operato in un clima di particolare affiatamento e condivisione. Si è arrivati così al programma che prevede adesso una Tavola rotonda, seguita da ulteriori relazioni e interventi di chiusura. Il tempo a disposizione non è molto, soprattutto se si tiene conto anche degli inevitabili tempi morti tra un intervento e l altro. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno aderito e offerto la loro collaborazione, e in particolare - ovviamente - i miei tre compagni di comitato. Fuori di ogni retorica, desidero però sottolineare che la mia gratitudine per De Benedetti, Zoppoli e Marenco è particolarmente profonda, per l amicizia - e, direi, anche l affetto - con cui hanno sopperito a qualche mia forzata indisponibilità, con puntualità ed efficienza...e senza farmelo mai pesare. Io rimango a questo tavolo, per potermi ancora riservare qualche breve (...brevissimo) intervento. Ma adesso la direzione dell incontro spetta a Marenco: gli passo allora il microfono, e comincio a stare un po zitto. 18

19 4. Franco De Benedetti past Elsag Bailey Il professor Saccomanno nel suo intervento ha mirabilmente tratteggiato la nascita e lo sviluppo dell elettronica industriale a Genova (fino ad allora l elettronica si identificava con la riproduzione dei suoni) e ha ricordato gli uomini e le società che con grande slancio, intraprendenza e lungimiranza avevano individuato un filone di attività che avrebbe assunto un ruolo non secondario nell economia genovese. Nel periodo preso in considerazione dal prof. Saccomanno erano nate molte iniziative sia all interno di società già esistenti sia coraggiose avventure ad opera di piccoli gruppi di tecnici di grande valore, potremmo caratterizzare quel tempo come il tempo della fantasia al potere. A partire dai primi anni 70 con lo sviluppo delle applicazioni di elettronica industriale e il conseguente aumento del mercato si è assistito da un lato all aumento delle dimensioni di molte delle iniziative già avviate, dall altro la tendenza all aggregazione fra diverse le iniziative. Questi fenomeni sono andati aumentando in modo considerevole e hanno dato origine a nuove realtà che riunivano al loro interno conoscenze ed esperienze diversificate che hanno consentito la creazione di strutture in grado di competere sui mercati mondiali. Il dinamismo, lo spirito di iniziativa dei Genovesi che coniugavano conoscenze tecniche di avanguardia, spirito di iniziativa e imprenditorialità sono rappresentate dallo schema, nel quale si è cercato di rappresentare sinteticamente (e forse con qualche omissione) quanto è avvenuto fra gli inizi degli anni 70 e oggi nel campo dell elettronica industriale a Genova Probabilmente un discorso simile meriterebbe essere fatto per le telecomunicazioni. 19

20 Lo schema evidenzia tre grandi sorgenti di know how, di formazione di uomini, di grandi opportunità, di esperienze sia tecniche che manageriali, di conoscenza di mercati nazionali e internazionali: parliamo di Ansaldo, Elsag e Marconi. Ansaldo, Elsag e Marconi nell avviarsi nel nuovo campo dell elettronica industriale partivano da esperienze assai significative e assai diverse fra loro. L Ansaldo poteva vantare una grande esperienza nel campo della meccanica e dei grandi impianti per l energia e la siderurgia. L Elsag aveva uno storico passato nella meccanica di precisione e negli apparati militari. La Marconi come evoca ancor oggi il suo nome aveva una grande esperienza nel campo delle telecomunicazioni. Io mi soffermerò in particolare sull importante sviluppo dell elettronica di processo a Genova. Le Aziende Ansaldo, Elsag e Marconi avevano tempestivamente riconosciuto l importanza dell elettronica industriale quale mezzo indispensabile per il controllo e la gestione di processi industriali complessi, di grandi dimensioni e strategici per lo sviluppo industriale del Paese, in un campo fino ad allora dominato esclusivamente da aziende sia europee che nord americane straniere dai nomi altisonanti. Tutte e tre le aziende nei primi anni 70 avevano avviato attività di elettronica di processo organizzate in nuove divisioni inserite all interno delle loro strutture. L Ansaldo in particolare attraverso le attività di Ansaldo Impianti e più specificatamente della divisione DAU, diede origine a numerose società che sono ancor oggi attive e di notevole importanza. I relatori successivi illustreranno successivamente gli sviluppi attuali di queste società. Marconi aveva creato una divisione di elettronica industriale e aveva sviluppato prodotti specificamente destinati a questo nuovo mercato. Tuttavia dopo pochi anni da Marconi si staccò quasi l intero gruppo di persone che si occupava di elettronica industriale dando origine alla Orsi Automazione, unica rilevante società genovese di elettronica industriale al di fuori delle allora Aziende a Partecipazione Statale. Orsi Automazione si sviluppò nel corso di diversi anni arrivando a una dimensione competitiva sul mercato italiano e creando controllate in Spagna, Francia e Germania. Successivamente Orsi Automazione è confluita nella Siemens nel cui ambito continuano ad operare le strutture che si erano sviluppate in Orsi, una parte delle quali è ancor oggi presente a Genova. Sarà Giacomo Torre, uno dei fondatori, a illustrare più in dettaglio il percorso della Orsi Automazione. In breve tempo le tre aziende si trovarono in accanita concorrenza fra loro, in particolare Ansaldo ed Elsag, dopo un lungo periodo di rivalità, arrivarono nel 1984 ad un accordo per la fusione delle rispettive divisioni in una unica società creando così la società Esacontrol una struttura di dimensioni sufficienti a competere sul mercato italiano con le agguerrite filiali delle grandi società tedesche e americane. 20

21 In pochi anni Esacontrol divenne la società leader dell elettronica di processo sul mercato italiano, anche grazie all ottenimento della licenza della americana Bailey Controls Company che rese possibile affacciarsi anche sul mercato mondiale con un nome noto e rispettato. Lo sviluppo di Esacontrol continuò rapidamente fino ad arrivare nel 1989 all acquisizione della stessa Bailey Control Company e delle sue filiali nei vari Paesi. Pressoché contemporaneamente venne acquisita in Francia la divisione controllo di processo della Schlumberger. Le tre entità Bailey Controls, Esacontrol e la divisione di Schlumberger vennero incorporate in una nuova società che prese il nome di Elsag Bailey, si era così raggiunta una dimensione competitiva per confrontarsi con i più importanti attori mondiali quali Taylor, Fisher&Porter, Foxboro, Honeywell, Hartmann&Braun, ABB e Siemens. L ulteriore passo fu nei primi anni 90 la quotazione di Elsag Bailey nel listino Dow Jones alla Borsa di New York. Il fenomeno delle aggregazioni dei vari attori sul mercato accelerò e portò in un breve periodo di tempo all acquisizione di Foxboro da parte di Honeywell; ABB, attraverso l acquisizione della Combustion che era un suo concorrete globale, acquisì la Taylor. Elsag Bailey partecipò a questo fenomeno acquisendo prima la americana Fischer&Porter e successivamente la Hartmann&Braun società, a quel tempo numero 2 in Germania dopo Siemens, formando a questo punto un gruppo che comprendeva oltre 40 società sparse fra nord e sud America, Europa- inclusa l Europa dell est - e Russia, Medio Oriente, Giappone e Australia con un fatturato globale di 1400 milioni di $ USA del tempo e oltre dipendenti. Purtroppo tutti i sogni, anche i più affascinanti, prima o poi svaniscono e un brutto giorno del 1999 Finmeccanica, azionista di riferimento di Elsag, e di conseguenza di Elsag Bailey decise di far cassa e mise sul mercato l intera sua partecipazione in Elsag Bailey pari a circa il 30%. Per acquisire Elsag Bailey si creò una serrata competizione fra i due maggiori competitori: Siemens e ABB e quest ultima prevalse mettendo e a questo punto fine all esaltante avventura Elsag Bailey in terra genovese, iniziando nel contempo quella di ABB. In quel momento per i maggiori concorrenti nel campo il valore strategico dell Elsag Bailey, era molto elevato come è dimostrato dal fatto che, a fronte di una quotazione al mercato di New York dell azione Elsag Bailey che mediamente era intorno a 20$ ad azione l offerta con cui ABB vinse la sfida contro Siemens sfiorò i 40 $. La successiva e conseguente integrazione fra le strutture di ABB e di Elsag Bailey coinvolse un gran numero di strutture in tutto il mondo che furono riunite sotto l unico marchio ABB, questo ovviamente avvenne anche in Italia dove (fortunatamente) tutta la parte sistemistica venne concentrata a Genova dove continua ancor oggi brillantemente la sua attività. 21

22 L ingegner Giovanni Battista Ferrari ci racconterà i successivi sviluppi nell ambito dell attività genovese di ABB. Le attività industriali si modificano e si trasformano continuamente attraverso periodi di veloci e spesso grandi trasformazioni intervallati da periodi di maggiore stasi. 22

23 5. Riccardo Zoppoli Facoltà di Ingegneria TRE EVENTI DAGLI ANNI 60 A OGGI: IL PROGETTO ESQUILINO, IL CALCOLATORE MODIAC, LA DIASPORA DEI CONTROLLISTI GENOVESI. E con grande piacere che riprendo il testimone di Fabio Saccomanno. Cercherò di proseguire il suo bel racconto per arrivare ai giorni nostri. Nei pochi minuti disponibili, non potendo descrivere l amplissimo ventaglio di iniziative sia accademiche che di cooperazione tra Università e Industria avviate a partire dagli anni 60, mi limiterò alla descrizione di tre avvenimenti: le sperimentazioni del Progetto Esquilino, il progetto e lo sviluppo del calcolatore MODIAC e la diaspora dei controllisti genovesi dalla fine degli anni 90 in poi. Entrai nell Istituto di Elettrotecnica della nostra Facoltà nel Era in atto una profonda evoluzione scientifica e culturale. Divenne Direttore Giuseppe Biorci, ed Ezio Volta diede un forte impulso al Corso di Controlli Automatici. Come ha già detto Saccomanno, Volta si avvalse della collaborazione di tre assistenti di grande valore sia come ingegneri che come docenti: Giacomo Fava, Marco Venzano e Saccomanno stesso. Il reclutamento dei giovani da parte di Volta fu intenso e su tematiche decisamente proiettate verso il futuro. Entrarono nell Istituto tre suoi nuovi assistenti: Vincenzo Tagliasco, Pier Paolo Puliafito e il sottoscritto. Ma vanno assolutamente citati i ricercatori miei compagni di corso o giunti in quegli anni: Sandro Chiabrera, Alessandro Viviani, Giorgio Molinari, Sandro Ridella, Giuseppe Gambardella, Carlo Braccini e altri ancora. Né è possibile dimenticare il contributo di Beppe Basile: a lui si deve un impulso innovativo nello sviluppo della Sistemistica verso quella che allora si chiamava Modern Control Theory. Basile aveva la capacità di spiegare, con semplici disegni, le proprietà strutturali dei sistemi dinamici nello spazio degli stati. Quei disegni, la sua porsche gialla e il suo piccolo aereo rimangono indelebili nei miei ricordi. I Colleghi miei coetanei avviarono nuovi settori di ricerca: la Bioingegneria, la Robotica, l Elettronica dei semiconduttori e più moderne impostazioni dell Ingegneria delle Comunicazioni e dell Ingegneria Elettrica. Questi orientamenti scientifici e tecnologici avrebbero portato l Istituto di Elettrotecnica a generare all inizio degli anni 80 i Dipartimenti di Ingegneria Biofisica ed Elettronica (DIBE), di Ingegneria Elettrica (DIE), di Ingegneria Informatica, Sistemistica e Telematica (DIST). Saccomanno sviluppò i Controlli Automatici soprattutto nel DIE, dove ebbe allievi di prim ordine, che lavorarono poi sull Automazione dei sistemi di generazione, trasporto e distribuzione dell energia elettrica. Affido agli amici Stefano Massucco e Mario Marchesoni il compito di illustrare le attività di quel forte gruppo di ricerca. Consentitemi un ricordo personale che mi lega particolarmente a Fabio Saccomanno. Già attratto dai Controlli Automatici, le sue cosiddette esercitazioni mi diedero la spinta decisiva verso questa affascinante disciplina. In realtà non erano esercitazioni, ma brevi trattati monotematici ( la turbina, il motore elettrico a corrente continua e così via), in cui il rigore si coniugava con la necessità di approssimare, con abilità e fantasia, apparati e impianti che, per non linearità, presenza di isteresi, strutture a parametri distribuiti, erano assai poco disponibili a farsi modellare con blocchi 23

24 convenzionali. A Fabio devo anche la prima offerta di lavoro (al Centro Ricerca di Automatica dell Enel) e il primo contratto (sullo Unit Commitment ). In questo contesto di novità e di speranze, ebbe origine il Progetto Esquilino, il primo dei tre eventi di ampio respiro che desidero ricordare. A quarant anni di distanza, non esito a definire grandiosa quell impresa scientifica e tenologica. Il Progetto Esquilino fu ideato e guidato da Volta con una determinazione veramente encomiabile. Si trattava di dimostrare la possibilità di porre una normale nave da carico sotto il completo controllo di un calcolatore di processo. Al calcolatore veniva affidato il compito di eseguire le complesse azioni di avviamento del motore, di regolarne la velocità in ciclo chiuso, di gestire l inserimento degli elettrogeni di bordo, di guidare la nave su rotte di tempo minimo in condizioni di comfort e sicurezza accettabili, di calcolare e modificare tali rotte sulla base delle previsioni metereologiche fornite dalle poche stazioni a quei tempi disponibili. Negli anni successivi tale modo di navigare sarebbe stato denominato Weather Routing. La motonave Esquilino, da cui il Progetto trasse il nome, era inoltre un autentico laboratorio galleggiante. Era stata attrezzata con strumenti capaci di raccogliere innumerevoli informazioni finalizzate a vari scopi, primo tra tutti la determinazione del modello matematico con cui la nave (sistema per sua natura a parametri distribuiti e fortemente non lineare) genera i suoi moti sotto l azione del timone, del numero di giri al minuto dell elica e, ingresso di difficilissima descrizione e misura, del moto ondoso. Tra gli obbiettivi di tutte queste operazioni vi erano la riduzione del personale di bordo, la riduzione dei consumi e l aumento della sicurezza generale. All impresa collaborarono, sotto l egida del CNR, gli Istituti di Elettrotecnica e di Ingegneria Navale (ne era Direttore il Prof. Sergio Marsich), il Lloyd Triestino (che mise a disposizione per più anni la nave), il CETENA (diretto dall Ing. Giuseppe Sitzia), il RINA (l Ing. Giovanni Rebaudengo si imbarcò nel primo viaggio) e l IBM, che fornì il calcolatore di processo Questa macchina aveva una memoria primaria di 64 Kbyte. Vi lascio immaginare i frequenti momenti di sconforto di chi ebbe la sorte di ideare algoritmi di controllo, identificazione, ottimizzazione, ecc., scriverli per lo più in FORTRAN e farli girare su tale ordigno. Per giunta, il 1800 venne installato nella saletta da pranzo del Comandante e del Direttore di macchina; costretti a trasferirsi (sia pure con un tavolo a loro riservato) nella sala da pranzo degli Ufficiali e i Signori dell Università, come eravamo chiamati, non riuscirono mai a calarsi completamente nello spirito del Progetto. Li ricordo comunque con grande simpatia perché non è facile, per chi in mare è padrone assoluto, accettare che il proprio ruolo venga anche solo scalfito da qualunque Automazione. Il Progetto ebbe vita tra la metà degli anni 60 e l inizio degli anni 70. L Esquilino era una nave rinfusiera di circa t. Collegava Trieste con i porti dell Estremo Oriente. I viaggi andata e ritorno avevano la durata di quattro mesi. Tagliasco, Puliafito e io fummo i primi capomissione, se cosi si puo dire. Vi assicuro che non furono viaggi di piacere. Studiare e lavorare a bordo di una nave piuttosto piccola e decisamente ballerina non era sempre gradevole. Ciascuno di noi si imbarcò per un andata o un ritorno e quindi per due mesi. Navi affondate nel canale di Suez nei conflitti arabo-israeliani costringevano l Esquilino a circumnavigare il Capo di Buona Speranza. Imbarcati a Genova, non si faceva scalo per circa un mese e si sbarcava (chi se la sentiva) in un porto vicino a Giacarta. Ricordo che nelle operazioni di carico e scarico gli ufficiali di coperta si dotavano di cinturone e pistola, non so se come deterrente o per reale necessità. 24

25 Condivisi la cabina con l Ing. Fulvio Tosi, allora al CETENA, ed ebbi come compagno di viaggio il geniale Sig. Pagnan. Dopo i primi tre viaggi con gli Universitari a bordo, vi furono altri capomissione. Tra questi, ebbero un ruolo fondamentale l Ing. Mauro Piattelli e l Ing. Gianfranco Sartirana, anch egli del CETENA. I risultati del Progetto Esquilino furono di ottimo valore. Recentemente, colleghi del Dipartimento di Ingegneria Navale mi hanno detto che un mio lavoro sull Weather Routing e ancora citato. Con il Progetto Esquilino nacque sempre su iniziativa di Volta lo IAN (Istituto del CNR per l Automazione Navale) attualmente afferente all Istituto di Studi sui Sistemi Intelligenti di Automazione (ISSIA). Dopo Volta, ne fu Direttore l Ing. Aldo Grassia. Alcuni nostri brillanti studenti sono oggi ricercatori all ISSIA. I loro rapporti con l Università non si sono mai allentati. Sbarcati dall Esquilino, Tagliasco e io lasciammo le esperienze di Automazione Navale e, ottenute le ambitissime borse NATO, ci trasferimmo per un anno negli USA, Tagliasco nel 71 al Children Hospital dell MIT, io nel 72 all UCLA a studiare e lavorare con Masanao Aoki. L esperienza americana fu fondamentale per entrambi. Rientrati in Italia pieni di idee e di entusiasmo, tutto (o quasi tutto) ci pareva improvvisamente invecchiato e tutto ci sembrava possibile. Mi venne affidato un insegnamento dal nome un po strano: Programmazione Matematica e Ottimizzazione (PMO per gli studenti). Lo considerai un contenitore ideale per inserirvi argomenti allora considerati innovativi per l Italia: il controllo ottimo in ambiente aleatorio, le metodologie di stima e identificazione, la programmazione non lineare, tutti strumenti importantissimi per il progetto degli apparati di controllo in condizioni realistiche di non linearità e di incertezza. Tenni l insegnamento di PMO fino all inizio degli anni 90 quando, anche per far spazio a nuove leve di Controllisti, passai (non senza rimpianti) a Ricerca Operativa, che insegnerò fino alla conclusione della mia vita accademica. Chi segue il mio corso vi riconosce una forte innervazione controllistica. Del resto, i Colleghi delle altre Sedi mi considerano un ricercatore operativo piuttosto eretico. Ho la presunzione di ritenere che lo strano Corso di PMO sia stato accolto piuttosto favorevolmente dagli studenti. Ebbi subito molti brillanti tesisti. A metà degli anni 70, tre di loro vollero fermarsi in Istituto come borsisti: erano, in ordine cronologico, Riccardo Minciardi, Giuseppe Casalino e Franco Davoli. Studiammo e crescemmo insieme. Quando all inizio degli anni 80 li lasciai perché troppo impegnato nel Progetto MODIAC (il secondo argomento di cui desidero parlarvi) erano agguerriti e autonomi. Minciardi costituì un gruppo di ricerca sul controllo dei sistemi dinamici a eventi discreti con applicazioni nei trasporti, nella logistica, nella gestione dei sistemi ambientali; Casalino fu uno dei padri della Robotica italiana e un caposcuola nella nostra Sede; Davoli si spostò progressivamente verso il controllo delle reti di comunicazione e passò al settore scientifico-disciplinare di Telecomunicazioni. Ho accennato al Progetto MODIAC, un avventura per me imprevista e imprevedibile. Era il 1979 e il CNR aveva reso pubblico uno studio di fattibilità redatto dai migliori informatici italiani. Era mirato a dare un forte impulso all Industria informatica nazionale sia in termini di nuovi prodotti H/W e S/W sia in termini di applicazioni innovative nei settori della Pubblica Amministrazione e dell Automazione Industriale. La collaborazione tra Industria e Università era richiesta, ma senza ingombranti vincoli burocratici. I finanziamenti pubblici, erogati su un arco temporale di cinque anni, erano una volta tanto per il nostro Paese adeguati anche perché integrati dai finanziamenti 25

26 delle Industrie. Queste erano infatti chiamate a contribuire alle ricerche con fondi propri di entità almeno pari a quelli ricevuti dal CNR. Era previsto che le Industrie sviluppassero i prodotti fino alla fase pre-competitiva. Partì dunque il Progetto Finalizzato Informatica. Angelo Raffaele Meo del Politecnico di Torino considerato il maggior esperto italiano del settore fu nominato Direttore del Progetto Finalizzato. La responsabilità del settore Ricerca di base fu affidata a Ugo Montanari dell Università di Pisa e la responsabilità del settore Informatizzazione della Pubblica Amministrazione a Paolo Bronzoni del CNR-CNUCE di Pisa. Alcuni Colleghi (tra i quali Biorci) fecero il mio nome per la direzione del settore Automazione Industriale. Non vi furono pareri contrari. Io ero molto perplesso perché mi consideravo un accettabile controllista, ma giudicavo carenti le mie conoscenze informatiche. Mi misi a studiare duramente come un neofita (e in effetti lo ero). Angelo Raffaele Meo fu un grande Direttore, ad un tempo pragmatico e utopista, dotato di solidissime basi scientifiche ed eccellente progettista. Meo avrebbe voluto progettare, costruire e lanciare nel mercato internazionale il mainframe italiano, niente di più e niente di meno. Io divenni un meista convinto. Il calcolatore MODIAC (acronimo di Modular Integrated system for Automation and Control) fu progettato e costruito secondo la filosofia di Meo. Sfioro il traguardo sognato, ma non lo raggiunse. Rimase comunque in produzione per molti anni in Esacontrol, in altre aziende ad essa collegate e in alcune piccole e medie industrie italiane tra cui la Prima Progetti, specializzata nel controllo di robot industriali. Va osservato che, verso la fine degli anni 70, i calcolatori di processo, presenti sul mercato internazionale, stavano cambiando la loro architettura generale. Le tradizionali configurazioni a stella, basate su un unico calcolatore centrale collegato alla strumentazione e ai controllori dell automazione di base da linee dedicate, venivano sostituite dalle cosiddette architetture a informatica distribuita. Il MODIAC venne progettato seguendo questa nuova concezione. In particolare, il sistema si basava su una rete locale costituita da un bus seriale ad alta velocità (su cavo coassiale), gestita con strategia token passing. Una versione preliminare della linea seriale era stata sviluppata in Ansaldo ancor prima che il Progetto partisse. Con ulteriori miglioramenti, eseguiti in collaborazione con ricercatori del Politecnico di Torino, divenne uno dei punti di forza del MODIAC. La rete locale interconnetteva una molteplicità di microcalcolatori a struttura mono o multiprocessore ai quali erano affidate le funzionalità tipiche dell automazione di base. In un nodo di maggior potenza erano poi concentrate le attività di interfacciamento operatore/processo: visualizzazione del processo controllato, definizione dei set point, diagnostica e archiviazione dei dati, attivazione di algoritmi di stima e identificazione dei sistemi, di algoritmi di controllo adattativo, ecc.. Allo studio e alle sperimentazioni di tali algoritmi parteciparono quasi tutti i gruppi di Automatica delle nostre Università. Una cura particolare venne dedicata alla progettazione del S/W di base di nodo e di rete. In questo contesto, è significativo ricordare un accordo tra CNR e Olivetti, che mise a disposizione del Progetto Finalizzato potenti ambienti di fabbricazione del S/W, realizzati per la configurazione dei recentissimi calcolatori della linea L1 prodotti dall Azienda. Si tenga conto del fatto che, oltre all Ansaldo, entrarono nel Progetto MODIAC E. Marelli, COMAU, Gavazzi, Nuovo Pignone, Syntax e altre società minori per dimensione, ma non per qualità. 26

27 Desidero ricordare Colleghi con i quali ebbi la fortuna di collaborare: primo fra tutti Giuseppe Menga del Politecnico di Torino, un controllista alla cui intelligenza e determinazione (ai limiti dell aggressività) si deve in buona parte la riuscita del Progetto, e poi gli amici del Politecnico di Torino, tra i quali Silvano Rivoira e Angelo Serra. E ancora Giovanni Neri dell Università di Bologna e tantissimi altri che non voglio elencare per timore di dimenticanze. Credo tuttavia che il coordinamento del Progetto non mi sarebbe stato possibile senza l aiuto di Mauro Di Manzo: mi spiegava con infinita pazienza concetti informatici che a me, controllista diffidente e ansioso, risultavano ostici; mitigava i contrasti spesso accesi che si innescavano in quella insolita comunità di ricercatori accademici e industriali, tutti molto competitivi; controllava in modo austro-ungarico che io non facessi errori di valutazione nell erogazione dei finanziamenti. Né posso dimenticare i manager e i tecnici dell Ansaldo: Fabio Capocaccia e Carlo De Cena, presenti nella fase di fattibilità del Progetto, poi Micheli, Caporali, Duchi e tanti altri abili progettisti. Ne vedo i volti, ma i loro nomi ormai mi sfuggono. Desidero ancora citare l Ing. Alberto Lina a quei tempi Direttore della Divisione Elettronica Industriale dell Ansaldo convinto sostenitore del Sistema MODIAC nella fase finale del Progetto. E anche interessante ricordare i contatti che non ebbero successo. In un colloquio con Luigi Stringa, capii che l Elsag preferiva star fuori: aveva già sviluppato il sistema Emma, elaboratore sofisticato e potente, funzionale ai target produttivi dell Azienda. Inoltre, forse un po gelosa del proprio notevole know-how, mi parve che l Elsag preferisse tenersi alla larga da quello che poteva sembrare un coacervo di apprendisti stregoni. Più strana mi sembrò la posizione della Selenia. Aveva sviluppato il sistema MARA e guardava con interesse la nostra rete locale. Ricordo che avemmo un incontro in Selenia finalizzato a scambiarci informazioni. Alla mattina il nostro gruppo (composto solo da universitari) tenne un seminario molto dettagliato sul MODIAC. Poi fummo invitati a pranzo in uno splendido locale. Il clima era di grande cordialità. Riportati in Selenia, ci fu cortesemente comunicato che il seminario sul MARA era annullato. Spiegammo che, nonostante il progetto Finalizzato dovesse arrivare fino alla fase precompetitiva, anche le nostre Aziende ci avevano vincolato con impegni di riservatezza. Avremmo dunque gradito semplici informazioni di tipo generale: non vi fu nulla da fare. Piccoli malintesi a parte, credo di poter affermare che la realizzazione del MODIAC entro i tempi previsti e la sua successiva entrata in produzione furono consentite da una mobilitazione di risorse umane e finanziarie, accademiche e industriali, quale raramente si vide nel nostro Paese. In tale contesto, Genova si avvicinò molto a quel ruolo di Capitale dell Elettronica o Polo nazionale dell Informatica che Romano Prodi, allora Presidente dell IRI, si compiacque di assegnarle. Ho detto prima che il traguardo di Meo era il lancio di calcolatori italiani nel mercato internazionale. Ho anche detto che il MODIAC sfiorò questo traguardo. Non lo raggiunse perché il mercato internazionale era dominato da pochi grandi produttori capaci di imporre i loro standard di fatto e i loro sistemi. Essi non erano più bravi di noi universitari e dei nostri partner industriali. In molti casi le nostre soluzioni informatiche e sistemistiche furono superiori. Forse, se avessimo avuto il sostegno finanziario e politico del Governo e del nostro establishment industriale, avremmo potuto stringere vantaggiose alleanze con competitors stranieri, trattando da posizioni tecnologiche di una certa forza. Molto tempo è passato da quegli anni. Oggi mi sembrano importanti e irripetibili: la Divisione dell Ansaldo, protagonista di primo piano nella realizzazione del MODIAC, entrò nell Esacontrol; 27

28 venne acquisita la Bailey e con essa (mi sembra) il sistema INFI 90 per l Automazione Industriale; Genova subì la crisi dell Industria di Stato; l Olivetti cessò di produrre calcolatori; notizie in generale piuttosto negative giungevano dal ponente industriale della nostra città; arrivarono investitori stranieri di grande nome; accorpamenti e scorpori di Aziende si succedevano; ebbi l impressione che un capitale di preziose conoscenze, faticosamente formatosi nell ambito del Progetto e in generale nell ambiente industriale genovese, si stesse disperdendo; il mio interesse per la collaborazione con il mondo dell Industria si affievolì; seppi che ero tra i candidati per la direzione del Progetto Finalizzato Robotica e mi affrettai a far sapere che non ero interessato. Chi ha svolto attività di ricerca in forma assorbente e l ha interrotta per assumere incarichi organizzativi o istituzionali, sa come sia difficile tornare all antico mestiere. Io ebbi la fortuna di avere in Vincenzo Tagliasco un agguerrito rivale e un temibile provocatore. Sosteneva, con assoluta certezza, che il connessionismo era la nuova religione (si era alla fine degli anni 80) e che i Controlli Automatici stavano morendo. Mi fece vedere la famosa retromarcia neurale dell autosnodato di Nguyen e Widrow e mi sfidò a progettare un regolatore classico capace di fare quella stessa manovra. Tutte le affermazioni di Tagliasco, specie quelle più perentorie, avevano alcuni contenuti veritieri e altri di cui era lecito quanto meno dubitare. Ovviamente, questi ultimi erano quelli più stimolanti. Accettare la sua sfida fu comunque la mia salvezza. Spero di completare quest anno il libro sul neurocontrollo che da troppo tempo sto scrivendo. Nel libro dovrebbe esservi la risposta alla sfida di Vincenzo. Questa ennesima digressione personale mi è utile per dire che nel DIST le ricerche di Automatica e di Sistemistica non si erano certo fermate per la mia assenza. Al contrario, Casalino, Minciardi e Davoli stavano facendo grandi cose, ciascuno nel suo settore. Seguendo la buona norma di reclutare giovani più bravi di loro, avevano catturato o stavano per catturare ricercatori entusiasti e intelligenti. Anche io ripresi a reclutare con loro. Primo in ordine temporale fu Michele Aicardi. Seguirono i sei ragazzi del 98, così chiamati perchè conseguirono l associatura nel 1998, tutti al loro primo tentativo. Li elenco in ordine alfabetico: Andrea Caiti, Giorgio Cannata, Angela Di Febbraro, Antonella Ferrara, Raffaele Pesenti (ricercatore operativo), Thomas Parisini. A Genova c era un solo posto: varie circostanze, in cui il caso giocò un ruolo centrale, fecero sì che Giorgio restasse a Genova. Gli altri dovettero migrare in sedi più o meno accoglienti. Solo Angela riuscì a tornare. Tutti sono oggi professori ordinari. Thomas fu chiamato prima al Politecnico di Milano e poi a Trieste per una cattedra finanziatagli dalla Danieli. Oggi è Chair of Industrial Control all Imperial College. Nella diaspora dei controllisti genovesi non posso dimenticare Giorgio Bartolini, il primo ad andare via e a non tornare. Chiamato a Cagliari, eravamo tutti convinti che, dopo un paio di anni, sarebbe rientrato. Così era avvenuto per Casalino, chiamato all Università della Calabria. Purtroppo, uscì poco dopo una legge che bloccava i trasferimenti, condizionandoli alla disponibilità di finanziamenti per pagare gli stipendi. Il DIST non ebbe mai la disponibilità richiesta. Appartengono infine alla diaspora Giovanni Indiveri e Giorgio Battistelli. Altri giovani sono entrati progressivamente nel gruppo dei Controllisti (e dei Ricercatori Operativi). Probabilmente avranno la fortuna di rimanere a Genova per sostituire me (quasi subito) e, tra qualche anno, Casalino e Minciardi. 28

29 Ho parlato di diaspora dandole forse una connotazione un po malinconica e quasi negativa. Non e certamente così. Essere chiamati da altre Sedi è segno indiscutibile di particolare bravura. Ne trae poi prestigio la Sede di origine, di cui vengono dimostrati la vitalità e il valore scientifico. In altre nazioni (si pensi in particolare agli Stati Uniti) la mobilità è considerata un fatto del tutto naturale. Innaturale sarebbe restare tutta la vita nella stessa città. Ma noi italiani, e noi genovesi in particolare, siamo un po diversi. Quando ci allontaniamo dal nostro mare e dalla nostra terra siamo assaliti dal dolore per il ritorno, che dai Greci ha preso il nome nostalgia. Per questo, quando penso ai ragazzi della diaspora, l orgoglio è forte, ma non meno forte è il rimpianto. 29

30 6. Giacomo Torre Cofondatore Orsi Automazione; Siemens MES La storia di ORSI Automazione comincia nel 1982, quando quattro giovani laureati decidono di mettersi alla prova e costruire qualcosa di proprio, attorno ad un idea portante : con l avvento dei microprocessori e del Personal Computer era possibile (e necessario) un nuovo tipo di automazione, che combinasse i vantaggi dei sistemi PLC e DCS. L occasione di metterla in pratica ci si è presentata grazie ad un primo lavoro (l automazione di un sistema di filtri per l industria saccarifera) che abbiamo ottenuto nel 1982 e che ci ha convinto ad abbandonare la sicurezza del lavoro dipendente presso la Marconi per intraprendere questa avventura. Attorno a questo e con tanto lavoro di giorno (e di notte!) abbiamo costruito a tempo di record un sistema completo, Hardware e Software ed abbiamo cominciato la nostra scalata, crescendo esponenzialmente anno dopo anno. Dalle 4 persone dell inizio siamo rapidamente saliti ad una ventina il primo anno, per diventare quaranta nel 1983, quasi cento nel 1984, ed abbiamo continuato a crescere per diventare 500 nel 2001, quando siamo stati acquisiti da Siemens. Una crescita che è continuata e continua ancora oggi e ci ha portato ad essere quasi mille persone. Gli inizi sono stati nell industria saccarifera, che ha delle necessità assai complesse e combina elementi tipici del settore di Processo con altri dell ambiente Discreto. Le caratteristiche del nostro sistema e soprattutto la capacità di presentazione dei dati e dello stato dell impianto ben si adattavano a tali esigenze e questo ci ha permesso, insieme ai successi e alla fiducia accordataci da una delle maggiori aziende del settore, Eridania, di diventare rapidamente uno dei player di tale mercato. A quel punto, per vicinanza geografica e per dimensioni del mercato saccarifero, la Spagna ha rappresentato uno sbocco naturale. Immediatamente dopo, anche grazie ad una serie di contatti tecnologici che avevamo negli Stati Uniti, abbiamo deciso di aprire un ufficio a Boston. Francia, Inghilterra, Germania, Sud Africa sono arrivati in seguito, seguendo i successi commerciali e l espansione su altri mercati verticali, come la siderurgia e l alimentare. Negli anni 90 abbiamo poi orientato ancora di più i nostri sforzi sul mercato del software. Anche in questo caso è stata cruciale un intuizione: come già era avvenuto per il mercato del software ERP, anche i sistemi MES avrebbero premiato l integrazione delle varie applicazioni. Questo è effettivamente avvenuto nel corso degli anni 90 e noi siamo stati fra i primi a presentare una soluzione innovativa e integrata in questo settore. La posizione di rilievo che avevamo raggiunto alla fine degli anni 90 nel mercato MES, insieme alla nostra dimensione ormai adulta (eravamo circa 500 persone in 8 paesi), combinate con la decisione strategica di Siemens di entrare sempre di più nel mercato del software industriale in generale e del MES in particolare ha creato le condizioni per questo passaggio. D altronde noi ci eravamo resi conto che nel nostro settore il tempo delle start-up company stava finendo e che la fase del consolidamento del mercato sarebbe presto cominciata. Siemens ha avuto un approccio estremamente positivo e aperto, cosa (purtroppo) non sempre riscontrabile nelle acquisizioni fatte da multinazionali. L obbiettivo era non solo acquisire la tecnologia che avevamo sviluppato ma dotarsi di un gruppo ben affiatato di esperti, attorno al quale far crescere un nuovo business. Non è un caso che ancor oggi ci siano in Siemens moltissime delle persone che erano insieme a noi in Orsi Automazione. 30

31 7. Sergio De Luca Ansaldo STS Lo spirito di tornare sulla memoria del passato, le mie esperienze nell elettronica industriale qui a Genova: consentitemi di fare qualche provocazione Marenco ha delineato come eravamo e come siamo distinguendo tra pubblico e privato, anche se le aziende pubbliche negli anni 70 partecipate dallo Stato competevano a livello internazionale. Oggi la nostra Ansaldo STS, ultima insieme ad Ansaldo Energia e Selex Elsag di quelle aziende, è quotata in Borsa ed è a tutti gli effetti una società privata, pur partecipata dal Ministero del Tesoro. Credo che oggi ogni grande azienda, anche se partecipata dallo Stato, si muova in una logica di mercato esattamente come le aziende private. Ogni occasione è buona per me e per i miei colleghi per ribadire questo concetto. Sono entrato in Ansaldo nel 1975, dopo la laurea in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Torino. L unica azienda che si occupava di azionamenti in Italia era Ansaldo e quindi cominciò il mio rapporto con Ansaldo senza passare da raccomandazioni. La società si chiamava Asgen, e quando nel 1975 divenne Ansaldo ritornò al nome storico che mi affascinava, e l avventura continua tuttora. Nel mio laboratorio ci occupavamo di automazione, di mini calcolatori, il MODIAC (raccontato molto bene da Zoppoli, tuttora montato sui treni ETR 500 per i sistemi informativi di bordo, anche se nel prossimo futuro questo non ci sarà più). Il mio laboratorio era di elettronica di potenza, non molto genovese come competenze e origine, nell ambito dell Ansaldo era una tecnologia proveniente da Milano, tecnologia al servizio della trazione e dell elettronica industriale. Oggi quelle applicazioni ce le ritroviamo solo nel settore ferroviario. Lavorai con tanti ottimi colleghi tra i quali Zani, Tortello e Capocaccia collegati con tutto il mondo. Avevamo una biblioteca fornita ed aggiornata con riviste che venivano dappertutto. Io mi son formato sui libri della General Electric, eravamo tanti giovani aperti al mondo. Non si credeva molto che l elettronica industriale sarebbe diventata un nostro business nel settore ferroviario, come poi è avvenuto. Venivamo da tante Università con ottima quotazione. Il vero punto di forza per Genova era proprio l Ansaldo. La trazione vera e propria non si fece a Genova, ma a Pistoia con Ansaldo Breda che non è mai diventata un player internazionale inprigionata da logiche nazionali, diversamente da quello avvenuto per il segnalamento, dove sono rimasto io, che si è aperto subito al mondo ed è diventato un player internazionale. Io sono napoletano di formazione e cultura, il mio conterraneo filosofo Benedetto Croce andò alla ricerca del Genius Loci a Napoli e concluse io sono fili tempori e non fili loci. Credo non ci sia nessun vantaggio esplicito nella genovesità o nella napoletanità, possiamo stare ovunque pur di guardare al mondo. 31

32 8. Claudio Andrea Gemme Ansaldo Sistemi Industriali Ansaldo Sistemi Industriali, azienda leader nell automazione industriale, opera in tre principali aree di business - Industrial Systems & Automation, Motors, Generators & Drives, Service - e vanta un esperienza unica per la fornitura di sistemi elettrici e di automazione, elettronica di potenza, motori e generatori per numerose applicazioni e settori industriali, quali: la siderurgia, i metalli non ferrosi, la generazione di energia, il navale, il cemento, la plastica e la gomma, gli impianti a fune, la chimica, l oil & gas e la petrolchimica. Presente sul mercato dal 1853 e nata a Genova da un ramo di Ansaldo, Ansaldo Sistemi Industriali fu privatizzata nel Nel luglio 2005 fu acquisita da un fondo di investimento con sede a New York facente capo all imprenditrice statunitense Lynn Tilton, che ha rafforzato la posizione di ASI nel mercato operando importanti investimenti. Negli anni successivi all acquisizione, l azionista ha destinato l utile a incrementare il patrimonio netto in modo da capitalizzare ulteriormente la società per gli importanti traguardi previsti. A fronte di un bilancio positivo e della propria capacità produttiva e commerciale, ASI ha inoltre recentemente perfezionato un operazione di finanziamento a medio/lungo termine di 25 milioni di Euro, destinata al supporto di investimenti e capitale circolante. Con oltre dipendenti, Ansaldo Sistemi Industriali è presente in Italia con 4 stabilimenti produttivi: Milano, Genova, Vicenza e Monfalcone. All estero ASI ha stabilimenti e uffici commerciali in Francia, Germania, Russia, Romania, Cina, Tailandia, Vietnam, USA, oltreché numerosi service center in tutto il mondo. E stata recentemente deliberata la costituzione della sede negli Emirati Arabi Uniti, denominata Anselectric LLC in continuità con gli investimenti in corso negli USA, e sono inoltre in fase di apertura due aziende in Brasile e Arabia Saudita. La politica commerciale di customer proximity, ovvero la strategia del Gruppo di localizzarsi vicino all utilizzatore dei propri prodotti e/o al potenziale Cliente, spesso attraverso la partnership con operatori a livello internazionale, mira in un ottica di breve/medio termine all accesso a mercati ritenuti strategici, mantenendo in Italia le tecnologie e le capacità produttive. ASI è leader nel campo dei sistemi elettrici e di automazione per i settori industriali che richiedono tecnologie avanzate con l impiego di azionamenti. Le attività includono la realizzazione di progetti, anche chiavi in mano, per la fornitura completa di pacchetti elettrici e di automazione per numerosi settori industriali. In particolare nel settore siderurgico, l organizzazione è basata sull esistenza di centri di eccellenza in Italia fra i quali l unità genovese riveste la massima importanza. Proprio a Genova, alla fine dello scorso anno, Ansaldo Sistemi Industriali ha celebrato le proprie affermazioni nella siderurgia e il profondo legame con il tessuto industriale del territorio con la Mostra 888 Impianti Siderurgici, dedicata all evoluzione tecnologica al servizio della siderurgia e a quanti con il loro lavoro vi hanno contribuito in maniera determinante. 32

33 Recentemente, alla presenza del vertice di ASI, è stato inaugurato in Cina l impianto a cui idealmente era intitolata la mostra, fornito al colosso siderurgico cinese Yichang Three Gorges Quantong, con il quale Ansaldo Sistemi Industriali ha firmato contratti per un totale di 65 milioni di Euro relativi alla fornitura dell automazione per la laminazione, l ingegneria elettrica e i sistemi elettrici (comprensivi degli azionamenti) per il più grande centro siderurgico privato in Cina e uno dei maggiori al mondo. Il sistema di automazione integrata ARTICS (Asi Real Time Integrated Control System), totalmente sviluppato all interno dell azienda per il mercato siderurgico, ha esteso la sua applicazione a numerosi altri settori; l upgrade recentemente operato sia nell Hardware sia nel Software punta a garantirne la competitività nel lungo periodo. La piattaforma ARTICS è oggi segmentata per campi applicativi: significativa, fra questi, l applicazione Artics Smart Energy dedicata all attualissimo tema del controllo efficiente dell energia. Rivestono infine grande importanza le scelte strategiche mirate alla crescita e specializzazione nella green economy, con importanti sviluppi nello studio e nella fornitura di componenti elettronici ed elettrici per le energie rinnovabili. Il progetto Zero Emissions Urban Solutions (ZEUS), avviato nel 2009 da Ansaldo Sistemi Industriali è incentrato sull'impegno dell azienda per la salvaguardia ambientale attraverso soluzioni basate sul proprio know-how e su prodotti che contribuiscono alla concreta riduzione delle emissioni di CO 2. Il punto cardine del progetto ZEUS è la riduzione dei consumi attraverso l'efficienza energetica e l affidabilità, ricorrendo laddove possibile all utilizzo di energia da fonti rinnovabili, e mettendo a frutto la consolidata esperienza di ASI nell elettronica di potenza e nei motori e generatori elettrici. 33

34 9. Giovanni Battista Ferrari - ABB Mi fa piacere che in sala ci sia anche una buona rappresentanza di giovani, credo che sia un elemento sicuramente positivo. Mi ha passato il testimone Franco De Benedetti prima, citandomi perchè c è un evento nel 1998 che è l acquisizione da parte di ABB di Elsag Bailey una società quotata in borsa, sicuramente internazionale. Avevamo fatto qualche anno prima come Elsag dove io ero, la freccia nel senso inverso, avevamo acquisito da Genova una società al di là dell oceano, Bailey Control. Personalmente ho vissuto tutte le esperienze da Elsag ad Esacontrol, all Elsag Bailey all ABB, quindi ho un po di storia da questo punto di vista. Quando siamo stati acquisiti, io era dalla parte di chi è stato comprato da ABB, avevamo avuto sicuramente come società genovese un momento di difficoltà. Credo che per ABB ci fossero delle condizioni al contorno che valgano anche oggi e per il futuro: conoscenza e valore, impegno delle persone. In questa ottica ABB ha deciso di investire sulla realtà genovese, che significa aver avuto nel 2007 l idea e nel 2010 (da un anno inaugurata la sede di Sestri Ponente) una delle sedi che ha in Italia e nel mondo. Questo per noi è un elemento essenziale perchè non è stata una scelta casuale: perchè siamo riusciti a fare massa comune? Perchè avevamo maturato un esperienza in paricolare sulla parte di generazione e sulla parte elettrica in collaborazione come fornitori di Ansaldo e di altre realtà industriali italiane e internazionali, ed avevamo già fatto un salto di qualità ponendoci come attori in campo internazionale. Ma l altro elemento molto importante per poter decidere di investire in questo territorio è stato il fatto che un altra divisione di ABB, la Process Automation che lavora nell oil and gas, aveva necessità di potenziare la propria ingegneria perchè è leader mondiale di questa applicazione, e aveva necessità di trovare una sede idonea e competenze adeguate. E queste competenze sono state trovate nell area genovese. Questo vuol dire che il fatto che ci siano radici e cultura è elemento fondamentale. E questo credo che sia il nostro compito: continuare ad investire in questa dierezione. Due spunti di colore negli anni che sono stati tratteggiati: notavo, al di là delle società che cambiano il nome, c era uno stile di vita e strumenti di lavoro che sono cambiati in maniera drammatica in pochissimi anni. Il fax è stato introdotto in quegli anni, le fotocopie, i ruoli all interno delle aziende... questi sono aspetti che sono attinenti poi a quello che il processo evolutivo richiede in termini di tecnologia (e noi dobbiamo essere bravi a pensarla), e in termini di risorse, di intelligenze, di indirizzi che vengono richiesti per il futuro. Quindi credo che la nostra presenza sul territorio genovese, come è stato detto... multinazionali, ditte primarie, intelligenze che ci sono... debba essere l elemento per il quale dobbiamo lavorare per costruire insieme le condizioni per poter guardare e lavorare fuori dai confini del nostro Paese e dell Europa per richiamare qui intelligenze e tecnologie che possono operare e portare valore alle nostre attività. In questo senso credo si inserisce il discorso Smart City, Smart Grid. Ci sarà sempre ancora l aspetto manifatturiero, ma dobbiamo anche confrontarci con una situazione di lavoro completamente diversa. Nelle nostre aziende ci sono giovani che hanno facilità e propensione a lavorare con i social network, questo è un altro modo di lavorare, questi sono i nuovi strumenti che dobbiamo condividere e utilizzare. Noi che abbiamo posizioni di responsabiltà e solidità che viene 34

35 dal lavoro fatto nel passato, abbiamo il mandato di creare condizioni di nuovo sviluppo. Credo che Genova possa essere un attore importante nello scenario industriale mondiale dei prossimi anni. 35

36 10. Giuseppe Casalino Facoltà di Ingegneria Ho vissuto questa storia prima come studente, poi ricercatore e docente. Lo stato dell automazione a Genova oggi accanto alla automazione di processo, abbiamo la distribuzione di energia con ABB poi processi siderurgici con ASI e Danieli. Ma accanto a questo troviamo altre attività, come automazione di sistemi di servizio alla vita civile, la sicurezza per aeroporti, subacquea, trasporti terrestri e navali, logistica. In particolare l automazione dell ambiente nave è quella di una città galleggiante con sensoristica distribuita a 360. Oggi lo sviluppo tecnologico consente di trattare sistemi distribuiti con intelligenza all interno delle macchine operatrici, come i robot, con sistemi di comunicazione veloce che consentono alle macchine di interagire fra loro per ridurre i colli di bottiglia e garantire una maggiore flessibilità. C è stato un momento, negli ultimi dieci anni, in cui ci si è accorti che tutto ciò si può fare. Io insieme ad altre persone in questa città ho contribuito alla realizzazione del Distretto Scientifico e Tecnologico Dixet dove condividere aspetti tecnologici e metodologici per la realizzazione di questi sistemi. L obiettivo è quello di consentire un recupero di competitività, attraverso uno spirito distrettuale, accrescendo la formazione di giovani che possano contribuire alla ricerca e allo svilluppo industriale. Questa collaborazione, tra Università e Industria, è fondamentale soprattutto in questo momento. 36

37 11. Paolo Marenco Aizoon e La Storia nel Futuro Prima di passare alla seconda parte della tavola rotonda, la Preside Paolo Girdinio mi ha chiesto di spiegare perchè ci sono tanti studenti in sala, venuti anche dal Politecnico di Torino, a seguire questa conferenza. Il motivo è molto semplice, questa conferenza è l ultima dell 8 ciclo de La Storia nel Futuro, progetto di cultura di impresa che fin dall 2003 abbiamo realizzato nella Facoltà di Ingegneria per trasferire modelli e best practice agli studenti dell Ateneo genovese. Sono centinaia i giovani che hanno seguito queste conferenze e sono oltre 60 i relatori, manager e imprenditori, che sono venuti a raccontarsi, molti di questi relatori sono presenti oggi in sala e nel nostro panel. A valle delle conferenze dal 2005, grazie all incontro con un avvocato americano con genitori italiani- Jeff Capaccio- che ha aggregato i manager e imprenditori italiani in Silicon Valley, portiamo alcuni studenti selezionati in Silicon Valley Study Tour. Ad oggi sono più di cento in 7 edizioni, ma non si è trattato di una fuga di cervelli. I ragazzi quando tornano ci dicono grazie, ci avete aperto la mente a 360 e magari realizzano start up in Italia grazie a quelle esperienza. Ferrari di ABB ha parlato del cambiamento in atto, in particolare del ruolo dei social network; su qeusto voglio farvi una considerazione, Facebook da tutti ancora considerato il social network per lo scambio di fotografie e per il gioco, ha già un ruolo ben diverso nel mondo dei nativi digitali e delle start up. A ottobre 2010 un ingegner informatico romano di 23 anni, Stefano Bernardi, ha aperto su Facebook un gruppo chiamato Italian Start up Scene, la Scena delle start up italiane. Questo gruppo di cui anche io faccio parte, e credo di essere il più senior, oggi ha oltre mille membri, ragazzi italiani che hanno fatto o stanno realizzando start up in tutto il mondo. E singolare leggere i commenti di ragazzi che parlano delle loro esperienze di start up a Miami, a Londra oppure a Sidney. Il mondo è quindi già cambiato e dobbiamo tutti tenerne conto. Dicevamo di start up nate dal Silicon Valley Study Tour, la prima è proprio Aizoon, l azienda di cui sono manager dal 2005 quando è nata. Franco Cornagliotto, imprenditore torinese in sabbatico che ha partecipato al primo Silicon Valley Study Tour nell agosto 2005 in cui portammo 11 studenti della Facoltà di Ingegneria di Genova (uno è in sala e lo saluto, Nicola Tomaselli oggi in Danieli Automation) e 6 studenti del Politecnico di Torino. Franco Cornagliotto appunto, torna dal Silicon Valley Study Tour e dice Paolo, a valle di questa esperienza, voglio fondare una azienda che sia la prima in Italia ad occuparsi dello staff leasing IT per il quale c è una legge ma non ci sono ancora soggetti che lo propongono. Quando ne parlammo in Brocade ad Ezio Valdevit, senior manager ex Olivetti, ci disse lo staff leasing IT è quello che troviamo a Bangalore quando facciamo out sourcing in India, fate cose così innovative anche in Italia?. Così ad ottobre 2005 è nata Aizoon, che oggi ha ingegneri in tutti i settori dell IT operanti in oltre 60 grandi aziende a livello nazionale. Dopo questo intermezzo, apriamo ora la seconda parte della nostra conferenza, dando la parola a Giulio Sandini. 37

38 12. Giulio Sandini Fondazione IIT, Facoltà di Ingegneria Il mio background non è di automazione, nè di elettronico, sono un bioingegnere. Perchè parlare in questa giornata? Io ho un esperienza diversa, importante per molti motivi. L aspetto biologico ha avuto un ruolo nella robotica genovese e nella collaborazione tra Università e Industria, e ora sto attraversando un esperienza nell Istituto Italiano di Tecnolgia. La biologia sarà sempre più importante in futuro. Io sono entrato a Genova a Ingegneria nel mentre in un articolo su Science di Bizzi e Tagliasco si cita l Istituto di Elettrotecnica dell Università di Genova. Partire dalle reti antropomorfe e dagli studi sulla visione e arrivare alla robotica il passo non è stato lunghissimo e in quegli anni su questi temi si sono sviluppate collaborazioni tra Università e Industria come il primo progetto Esprit del Nel secondo progetto c era l Elsag con Musso e Garibotto coi quali abbiamo iniziato a sviluppare progetti di robotica. Questi progetti di ricerca di base hanno portato all interno di piccole aziende genovesi come Aitek competenze per realizzare prodotti, analogamente in Ansaldo e Telerobot. In quegli anni si costruirono pezzi di robot in collaborazione costante con la Telerobot di David Corsini. Abbiamo fatto un robot umanoide per i giapponesi negli anni 90, un bel successo. Qual è il futuro? È il robot che interagisce con gli esseri umani, è un sogno che io ho e che condivido coi gruppi della Toyota, il robot che è ovunque. Passare da sistemi reattivi a sistemi in grado di capire per sviluppare le tecnologie dell intelligenza sulle quali la Honda sta investendo. Quindi la ricerca va in due direzioni: uno, robot più flessibili, due, robot che imparano a fare cose. Quello che sviluppiamo all IIT è un insieme di studi tra l essere umano e i suoi comportamenti e come fare a costruire un robot che sembri un uomo. Qui ci sono studi di tipo biologico e psicofisico. Con il robot icub noi abbiamo un concentrato di tecnologie che vengono vendute nel mondo. icub è oggi il robot più diffuso nel mondo richiesto da grandi multinazionali, siamo sulla frontiera della tecnologia e l idea è usare questi robot come sistemi di sviluppo. Come le applicazioni che carichiamo sull iphone, così possiamo pensare ad applicazioni di un certo tipo che vengono caricate su un robot. Questi venti robot icub che abbiamo in giro per il mondo sono l equivalente dei nostri telefonini dove chi li utilizza può caricare le applicazioni che gli interessano. La robotica è una multi disciplina ed avrà un ruolo importante in futuro. A Genova più che in altre parti, siamo riusciti a creare gruppi interdisciplinari con persone che hanno lasciato delle tracce. Tagliasco, Borsellino e Stringa hanno rappresentato dei precursori di questo modello genovese su cui noi oggi costruiamo il futuro, sono d accordo quindi con Paolo Marenco, dicendo che qui c è un valore particolare. 38

39 13. Stefano Massucco Facoltà di Ingegneria Automazione dei sistemi elettrici per l energia. Da Ingegneria all Industria, spunti di riflessione da esperienze diverse In genere nel giorno in cui si celebra un anniversario, prima di tutto ci si volge indietro, in particolare al ricordo delle personalità che si sono distinte in modo eminente per i loro contributi allo sviluppo della vita culturale. Non bisogna trascurare, in effetti, questa affettuosa incombenza nei riguardi dei nostri predecessori, soprattutto perché il ricordo dei migliori del passato si presta a ben stimolare i benintenzionati del presente a uno sforzo coraggioso [A. Einstein Sull istruzione, Editoriale AEIT Numero Storico Speciale, maggio 2007]. Seguendo l indicazione della importante citazione inizierò proprio con un affettuoso ricordo alle personalità che si sono distinte: farò qualche nome, mi scuso già in anticipo con coloro che eventualmente non saranno citati, ho pochi minuti e devo parlare oltre che dei Sistemi Elettrici anche delle Associazioni del settore. Una delle persone citate sarà sicuramente Fabio Saccomanno al quale il nostro Preside la Prof. Paola Girdinio - ha affidato il coordinamento di questa giornata, coordinamento svolto con la consueta grande passione, cura e competenza. Il titolo invita a fornire Testimonianze, spunti di riflessione : mi permetterete un primo ricordo personale. Mi sono laureato qui a Genova in Ingegneria Elettrotecnica il 29 Maggio del 1979 e ho scoperto poco dopo - iniziando a lavorare con lui - che il 29 maggio è la data di compleanno di Bruno Delfino carissimo, fraterno amico e co-fondatore con Gio Battista Denegri del Laboratorio EPSL Electric Power Systems, per l appunto Sistemi Elettrici per l Energia. Svolgo una tesi - relatore il Prof. Antonio Operto - su un sistema automatico di misura del carico elettrico, (oggi si direbbe smart metering, tema di grande attualità e vero e proprio cavallo di battaglia di ENEL DISTRIBUZIONE con il progetto TELEGESTORE e il Progetto Europeo ADDRESS) e poi subito inizio la collaborazione scientifica con Saccomanno, Denegri, Curtarelli, un giovanissimo Invernizzi, sul tema dei Sistemi Elettrici a stretto contatto con i Centri di Ricerca dell ENEL, i mitici CRA e CREl di Milano (adesso CESI Ricerca). Inizia la partecipazione alla Commissione di esami di Controlli Automatici che tutt ora perdura (Saccomanno, Volta, Casalino, ). La frequentazione dell Istituto di Elettrotecnica, Villa Bonino (Centurioni, Molinari, Viviani). Alcuni anni a Milano al CREL, poi in Ansaldo sul tema dell automazione delle centrali, Università a Pavia e rientro a Genova nel Parafrasando il sotto titolo.: da Ingegneria all Industria e.. ritorno! Terminato il breve ricordo personale si può effettuare una prima considerazione: i sistemi elettrici per l energia si sono fatti estremamente complessi a motivo della grande estensione nelle interconnessioni tra le reti di trasmissione, di significative evoluzioni tecnologiche nel settore della produzione di energia elettrica, delle innovazioni nelle reti di distribuzione e delle ormai estese applicazioni dei concetti di deregolamentazione e di libero mercato dell energia. 39

40 Forse uso un termine impegnativo, la parola scienza. Mi permetto però considerarla appropriata: i sistemi elettrici hanno, hanno acquisto, grazie anche ai contributi dei Ricercatori Genovesi, dignità di scienza, non solo di tecnologia applicata. Ne è in qualche modo testimone il libro Electric Power Systems: Analysis and Control (vedi Figura 1) edito nel 2003 dalla prestigiosa casa Editrice IEEE-Wiley e preceduto alcuni anni prima da una edizione Italiana pubblicata da UTET. Cosa è successo negli ultimi anni, come sta evolvendo il sistema elettrico. Per mantenere, nel nuovo contesto competitivo generato dal libero mercato dell energia elettrica, adeguati livelli di sicurezza si rende necessario conoscere rapidamente e con adeguata accuratezza lo stato del sistema elettrico, identificare situazioni anomale nel comportamento, eseguire azioni di carattere preventivo e correttivo di situazioni di allerta o di emergenza al fine di evitare il degrado del sistema fino al blackout ed operare il ripristino. Ecco che: i sistemi di gestione, controllo e protezione assumono, in uno scenario come quello attuale, un ruolo di grande importanza e costituiscono a tutti gli effetti il sistema nervoso dell infrastruttura rete elettrica. In particolare essi sono andati acquisendo caratteristiche di intelligenza distribuita, capacità di interfacciamento e coordinamento con sistemi di supervisione, con sistemi avanzati di misura e con dispositivi per il controllo delle reti elettriche. Fig. 1 F. Saccomanno, Electric Power Systems: Analysis and Control, IEEE-Wiley (ISBN ) 40

41 La reciproca integrazione tra i sistemi di misura, controllo e protezione permette di fornire agli operatori i dati per l esercizio in tempo reale - attraverso sia l osservazione delle grandezze operative nella loro evoluzione temporale, sia l elaborazione della stima dello stato - di concepire, armare ed attivare strategie di protezione adattative (Self-Healing Systems, Special Protection Systems). Per fare ciò i sistemi di gestione, controllo e protezione hanno bisogno di utilizzare i recenti sviluppi nel campo dell Information and Communication Technology (ICT) e dell elaborazione dati in tempo reale ed in forma distribuita. Una evoluzione importante sta interessando i sistemi di misura che risultano essenziali per l operatività delle protezioni e per l implementazione di funzioni avanzate di controllo. Le grandezze delle reti elettriche possono essere ottenere da varie fonti: tradizionalmente, i dati sono forniti dagli apparati RTU (Remote Terminal Unit) e trasmessi ai centri di controllo EMS (Energy Management Systems), mentre gli apparecchi registratori delle perturbazioni sono finalizzati per lo più all analisi off-line dei transitori. Più recentemente sono state introdotte le reti di comunicazione veloce WAMS (Wide Area Measurement System) che consentono di trasmettere in tempo reale le misure fasoriali effettuate dagli apparati PMU (Phasor Measurement Unit). Lo sviluppo della tecnologia riguarda il livello di integrabilità dei sistemi di tele-protezione e dei sistemi di controllo, quali lo SCADA (Supervisory Control and Data Acquisition) ed i sistemi di comunicazione di TSO (Transmission System Operators) e DNO (Distribution Network Operators). Occorre anche ricordare che la complessità di tale infrastruttura può esporre il sistema a vulnerabilità e ad attacchi di tipo informatico. La seguente Figura 2 riporta due fotografie che testimoniano l evoluzione degli EMS Energy Management System per il controllo dei Sistemi Elettrici. Nella figura di sinistra un giovane Saccomanno alle prese con un calcolatore analogico per la gestione del sistema elettrico. Figura 2 Evoluzione degli EMS Energy Management System per il controllo dei Sistemi Elettrici 41

42 Una fase importante della crescita delle competenze dei Ricercatori Genovesi sui temi sopra ricordati in oggetto è stata la stagione dei Progetti Europei sui sistemi elettrici di trasmissione (Electronet, Omases Open Access Market and Security Assessment System, Examine - EXperimentation of a Monitoring and control system for managing vulnerabilities of the european INfrastructure for Electrical power exchange, AFTER - A Framework for electrical power systems vulnerability identification, defense and Restoration) e poi per i sistemi elettrici di distribuzione e la generazione distribuita DISPOWER - Distributed generation with high penetration of renewable energy sources, GENDIS), hanno costituito importanti esperienze a contatto con i più significativi Centri di Ricerca Universitari e Privati e Aziende del settore dell Automazione dei Sistemi Elettrici in Europa. Come seconda considerazione occorre sottolineare che i problemi di controllo e protezione dei sistemi elettrici stanno estendendosi rapidamente dalle reti elettriche di trasmissione alle reti di distribuzione. L architettura delle reti elettriche era stata pensata per soddisfare una situazione caratterizzata dalla presenza di grandi nodi di produzione a distanze rilevanti dai centri di utilizzo. I cambiamenti significativi introdotti dalla deregolamentazione dei mercati elettrici, dalla spinta allo sviluppo sostenibile e quindi all utilizzo di combustibili meno inquinanti, dallo sviluppo della tecnologia della generazione e dagli investimenti nel settore delle energie rinnovabili stanno sempre più indirizzando lo sviluppo del sistema elettrico verso reti elettriche di distribuzione di tipo attivo. Per reti elettriche di distribuzione attive si intendono reti elettriche che abbiano una significativa presenza di generatori di media e piccola taglia comprendendo sia tecnologie convenzionali sia rinnovabili, nonché sistemi di accumulo. Nelle reti attive i generatori e il carico possono partecipare al mercato elettrico in qualità di attori avendo quindi il carico caratteristiche di flessibilità in relazione al prezzo dell energia ed il gestore del sistema elettrico può operare sui singoli componenti o meglio ancora su aggregazioni di questi. Queste reti hanno grande necessità di innovazione tecnologica e di applicazioni avanzate del settore ICT e proprio per esse più ancora che per le reti di trasmissione è stato coniato il termine Smart Grid reti intelligenti. L attenzione del mondo della ricerca scientifica e tecnologica sia nazionale che europea verso i sistemi elettrici nel nuovo approccio che va sotto il nome di smart grid è notevole come testimoniato dalle attività della Ricerca di Sistema e dai Programmi di Ricerca Europei. I temi qui sopra accennati sono particolarmente ben identificati da un documento della Piattaforma Tecnologica Smart Grids. I possibili requisiti, obiettivi e sviluppi dei sistemi elettrici - in particolare per le reti elettriche di distribuzione - da evidenziare sono: flessibilità (nel soddisfare le esigenze del consumatore); accessibilità (nel permettere l accesso alla generazione locale e specialmente a quella rinnovabile); affidabilità (assicurando e migliorando sicurezza e qualità del servizio); economicità (permettendo un adeguata gestione dell energia in modo efficiente e competitivo). Le Istituzioni Universitarie e le associazioni hanno avuto un ruolo importante nella crescita dei Ricercatori Genovesi sul tema dell Automazione dei Sistemi Elettrici. Il Corso di Studi in Ingegneria Elettrica (nato dal Corso di Studi in Elettrotecnica e avendo recepito le tematiche dell elettronica di potenza e dell informatica applicata come determinanti per 42

43 lo sviluppo dei moderni sistemi elettrici) con i suoi Presidenti, ricordando almeno più recentemente, i Proff. Bertini, Molinari, Centurioni, Girdinio, Invernizzi, ha contribuito a formare giovani laureati che si sono brillantemente inseriti nelle Aziende del settore o si sono avviati alla carriera nella ricerca o nell Università stessa. L Istituto di Elettrotecnica - poi Dipartimento di Ingegneria Elettrica e il Corso di Dottorato in Ingegneria Elettrica (con coordinatori Sandro Bertini e successivamente il sottoscritto) hanno costituito attraverso il lavoro e il contributo scientifico e didattico di Professori quali Saccomanno, Delfino, Denegri, Massucco, Invernizzi - ai quali si sono aggiunti nel tempo Morini, F. Delfino, Silvestro, Procopio - veri e propri incubatori per il settore dei Sistemi Elettrici per la formazione di giovani tra i qual ricordo volentieri: Cirio, Fornari, Milano, Scalera, Serra, Grillo, Pitto, Marinelli, Bonfiglio, Pamparano, Baccino. Anche le Associazioni sono state apportatrici di cultura e di significativi eventi seminariali e tra esse ricordo la Sezione Ligure della Federazione AEIT Elettrotecnica, Elettronica, Automazione, Informatica e Telecomunicazioni con i suoi Presidenti Fabio Capocaccia, Gianni Vernazza, Giacomo Caruso, Alberto Birga, e io stesso. In conclusione: l elaborazione di strategie e linee guida per la gestione, il controllo e la protezione dei Sistemi Elettrici anche con generazione distribuita, la preparazione di proposte di normativa, l esteso uso dell ICT, lo sviluppo ed il miglioramento di siti test per la valutazione delle prestazioni e la sperimentazione, costituiscono le future sfide del mondo della ricerca nei sistemi elettrici per l energia. Queste sfide richiedono il qualificato contributo e la coordinata partecipazione di tutti gli attori interessati: Enti di Ricerca, Università, Industrie del Settore, Gestori, Associazioni, Enti Formatori, Enti Governativi nazionali e regionali. 43

44 14. Mario Marchesoni Facoltà di Ingegneria Uno sguardo verso la potenza L opportunità di entrare nel mondo dell Elettronica Industriale e dell Automazione mi venne offerta dal Prof. Giuseppe Sciutto, docente di Elettronica Industriale presso l Università di Genova, mio relatore in una tesi ove si usava un microprocessore, uno semplice Z-80, per il controllo di un motore ad induzione, applicazione allora avveniristica. Era il 1986 e stava emergendo con prepotenza l Elettronica di Potenza, che consentiva di rivoluzionare concetti e tradizioni nell ambito della conversione dell energia elettrica, che improvvisamente diventava statica e non più rotante. L Elettronica di Potenza introduceva per la prima volta la libertà di frequenza, nel senso che per la prima volta si potevano generare forme d onda di tensione e corrente di qualsiasi ampiezza e frequenza, inclusa la frequenza zero, vale a dire tensioni e correnti continue, con rendimenti di conversione che si avvicinavano, soprattutto nelle applicazioni di grande potenza, al 99%. Ebbene, stava emergendo anche una grossa necessità di controllo. Mi si disse che mi sarei dovuto occupare di controlli applicati a tutti i componenti e processi che venivano trattati nel laboratorio PETRA dell Università di Genova, che è l acronimo di Elettronica di Potenza, Trasporti ed Automazione. Cominciai quindi ad occuparmi di Controlli applicati all Elettronica Industriale di Potenza, in collaborazione con i Prof. Sandro Bertini, Giuseppe Sciutto e Maurizio Mazzucchelli, con la supervisione del Prof. Fabio Saccomanno. A questo proposito, ricordo che i corsi di Elettronica Industriale sono stati tenuti dal Prof. Gian Paolo Sacco, nel periodo dal 1965 al 1971, dal Prof. Carlo Braccini nel 1972, dal Prof. Gabriele Cicconi dal 1973 al 1974, dal Prof. Sandro Bertini dal 1975 al 1976, dal Prof. G. Sciutto dal 1977 fino alla fine degli anni 90. Da un certo punto in poi, dagli inizi degli anni 90 circa, la continua crescita del settore ha prodotto la suddivisione del corso originale in due corsi differenti, Elettronica Industriale, tenuto dal Prof. Giancarlo Parodi ed Elettronica Industriale di Potenza, tenuto dal Prof. Maurizio Mazzucchelli. Tralasciando gli sviluppi legati alle evoluzioni dei nomi dei corsi, da allora sono molteplici le ricerche ed i contributi che, originati dal gruppo di ricerca PETRA, si sono diffusi in ambito mondiale. Si tratta di ricerche sia sviluppate autonomamente sia in collaborazione con aziende nazionali ed internazionali, spesso con aziende cittadine e liguri. Tra le più rilevanti cito lo sviluppo di un Convertitore per la stabilizzazione dei moti instabili del plasma al JET (Fig. 1), cioè il Joint European Torus, noto esperimento internazionale per riprodurre la fusione nucleare controllata, le cui installazioni sono situate in Inghilterra, vicino a Oxford. 44

45 Fig. 1 - Un convertitore di potenza non convenzionale per la stabilizzazione del plasma Fig. 2 Connessione serie di ponti-h: configurazione simmetrica (a) e asimmetrica (b) Eravamo nel 1987 e il JET doveva fronteggiare le cosiddette disruzioni del plasma, che apparivano all aumento della temperatura e della pressione, aumento necessario per avvicinarsi alle condizioni di fusione. Per cui il JET bandì una gara internazionale per lo sviluppo di un amplificatore da

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