Seminario nazionale dottorandi Catania, maggio 2011

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1 STORIE IN CORSO VI. Seminario nazionale dottorandi Catania, maggio Francesca Gori Titolo provvisorio: Ausiliarie, spie, amanti: una anatomia del collaborazionismo femminile tra guerra, guerra civile, occupazione tedesca, punizione e normalizzazione Introduzione: A partire dall analisi dei fascicoli processuali celebrati nel dopoguerra per il reato di collaborazionismo, la ricerca si è posta un duplice obiettivo: da una parte quello di ricostruire una anatomia del collaborazionismo femminile, mostrando le diverse presenze delle donne, non riducibili alle immagini antitetiche e stereotipate create nel dopoguerra, da un lato dalla memorialistica neofascista e dall altro dall epica nazionale - resistenziale, dell ausiliaria e dell amante dei tedeschi; d altra parte l intenzione è anche quella di analizzare la funzione che le pratiche punitive, extragiudiziarie e giudiziarie, messe in atto dopo la liberazione, hanno rivestito da un punto di vista di genere nella transizione alla democrazia in Italia. Prima di entrare nel merito della descrizione della ricerca, è necessario compiere un avvertenza preliminare, ricordando che il lavoro che mi accingo a presentare è in progress e dunque verranno presentati dei dati parziali. Dall analisi dei fascicoli inoltre si sono aperti alcuni spunti riflessivi, che a tutt oggi forse sono più delle ipotesi che delle conclusioni. L analisi della fonte ha inoltre aperto diversi ambiti di indagine che, per il momento, sono stati sviluppati parallelamente, ma che nella fase successiva di compilazione della tesi, verranno selezionati, privilegiando uno degli ambiti di studio. 2. Stato dell arte e dibattito storiografico in cui si inserisce la ricerca: Per il duplice obbiettivo che si pone, la ricerca fa riferimento e si inserisce in diversi contesti storiografici. Innanzitutto si inserisce nel dibattito a proposito delle donne nelle guerre mondiali, ambito dal quale le donne sono state a lungo escluse,come sottolineava Joan Scott in un suo 1

2 famoso articolo 1, a causa della tradizionale divisione dei ruoli di genere che assimila gli uomini alla guerra, alla politica, al pubblico e le donne alla pace, alla cura familiare e domestica e al privato. Sul piano internazionale il dibattito sulle donne nelle guerre mondiali prende avvio dal 1984 con un convegno storico internazionale, al quale seguì la pubblicazione degli atti nel 1987 nel volume Behind the Lines 2, in cui veniva criticata la categoria di Women and Men s War, vale a dire appunto l equivalenza tra uomini e guerra, e donne e pace, dalla quale era discesa la marginalizzazione delle donne da qualsiasi studio relativo ai contesti bellici; veniva inoltre criticata l idea secondo cui le guerre del XX secolo avessero comportato una modernizzazione per le donne. Su un piano nazionale un primo momento di rottura rispetto ad un interpretazione ancillare del ruolo delle donne è rappresentato senza dubbio dal volume di Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina del 1976, Resistenza taciuta, che riporta le testimonianze di dodici partigiane piemontesi, rivendicando così la presenza femminile nella Resistenza italiana 3. Decisivo per il dibattito si è poi rivelato il seminario organizzato agli inizi degli anni Novanta da un gruppo di studiose facenti capo a diversi Istituti Storici della Resistenza, di cui alcuni contributi sono poi stati pubblicati in Italia contemporanea nella rassegna Le donne nella seconda guerra mondiale nel L interesse verso una interpretazione di genere delle guerre mondiali deve essere però inserito nella più ampia rilettura del periodo che si avvia a partire dai congressi di Brescia e di Belluno rispettivamente del 1985 e del 1985 con l inserimento del concetto di guerra civile nel dibattito storiografico, a partire dalla pubblicazione di Una guerra civile di Claudio Pavone 6. Con il saggio di Pavone l interpretazione storica si affranca infatti dalla monumentalità della ricostruzione delle vicende del biennio , per essere finalmente restituita all universo delle tensioni, delle convinzioni, delle motivazioni, degli atteggiamenti e delle scelte individuali di uomini e donne e dei protagonisti di entrambi i fronti, fascisti e antifascisti. È dunque da questo momento che prendono avvio alcune ricerche sull attività delle donne durante la seconda guerra mondiale, in particolare a partire dall 8 settembre 1943, ricerche che hanno contribuito alla interpretazione della guerra come guerra totale e guerra ai civili, e della Resistenza come Resistenza civile 7. Tali studi hanno però posto l attenzione soprattutto sulle partigiane. L esperienza delle donne della RSI, come del resto più in generale quella dei fascisti repubblicani, era stata infatti esclusa dal dibattito storiografico e inizialmente analizzata soltanto in rari contributi storiografici, e lasciata soprattutto alla memoria delle stesse protagoniste e dei reduci, 11 J. Scott, Il genere : un utile categoria di analisi storica, in Rivista di storia contemporanea, n. 4, M. R. Higonnet [et al ] (a cura di), Behind the lines. Gender and the Two World Wars, New Haven London, Yale University Press, A.M. Bruzzone R. Farina, La Resistenza taciuta. Dodici vite di partigiane pimeontesi, La Pietra, Milano, Si veda la rassegna Le donne nella seconda guerra mondiale, in «Italia contemporanea», 195, giugno Gli atti dei convegno di Brescia sono raccolti in P.P. Poggio (a cura di), Repubblica Sociale Italiana, Brescia, Annali della fondazione Luigi Micheletti, 1986; quelli di Belluno in M. Legnani F. Vendramini, Guerra, guerra di liberazione, guerra civile, Milano, Franco Angeli, C. Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, Torino, Bollati Boringhieri, Sul concetto di Resistenza civile, cfr. J. Sémelin, Senz armi di fronte a Hitler. La Resistenza civile in Europa , Sonda, Milano, 1993; A. Bravo, La resistenza civile, in L. Paggi (a cura di), Storia e memoria di un massacro ordinario, Roma, Manifestolibri, Per le ricerche sulle donne in guerra e nella Resistenza cfr. A. M. Bruzzone R. Farina, La resistenza taciuta,cit.; A. Bravo (a cura di), Donne e uomini nelle guerre mondiali, Bari, Laterza, 1991; A. Bravo A. M. Bruzzone, In guerra senz armi. Storie di donne, , Bari, Laterza, 1995; D. Gagliani [et al.], Donne guerra politica. Esperienze e memorie della Resistenza, Bologna, Clueb,

3 che l avevano descritta con toni apologetici e autogiustificativi 8. L introduzione del concetto di guerra civile nel dibattito storiografico ha portato invece a una rivisitazione anche della storia della Repubblica sociale, non più presentata come mero fantoccio dei tedeschi. Sono state introdotte nuove linee interpretative, come quella di Lutz Klinkhammer, dalla quale scaturisce una lettura della RSI non di mero paese occupato, come per gli altri casi europei, bensì di alleato- occupato 9. Queste nuove linee interpretative hanno dato avvio a un ondata di studi sulla RSI, sia di stampo storico- scientifico sia di taglio giornalistico 10, che ha consentito di scorgerne le differenze e le sfumature interne 11. Gli studi prodotti si sono rivolti però soprattutto alla ricostruzione delle realtà politico- militari, mentre a mio avviso, alcuni soggetti, come la popolazione civile e le donne, solo recentemente hanno iniziato ad essere indagate. Questi soggetti sono stati sufficientemente affrontati nel contesto della categoria di Resistenza civile e negli studi sullo stragismo 12, riportando, grazie anche all uso delle fonti orali, il punto di vista di coloro che resistettero senz armi all occupazione tedesca e al regime saloino, e di coloro che ne subirono la violenza. Ricerche pioneristiche per le donne della RSI sono state condotte negli anni da Maria Fraddosio, che però si era in particolare concentrata sul Servizio Ausiliario Femminile. Recentemente, a partire da un importante saggio di Dianella Galgliani, si sono avviate alcune ricerche di giovani studiose, soprattutto attraverso la memorialistica e le fonti orali, che contribuiscono a mostrare la complessità dell universo femminile fascista repubblicano che non si esaurisce con l immagine dell ausiliaria, e le motivazioni delle loro scelte 13. D altra parte mi sembra 8 Per i contribuiti storiografici si veda, M. Fraddosio, Donne nell esercito di Salò, in «Memoria», n. 4, 1982, pp ; Idem, La mobilitazione femminile: i Gruppi fascisti repubblicani e il SAF, in P. P. Poggio (a cura di), Repubblica Sociale Italiana, cit.; Idem, La donna e la guerra. Aspetti della militanza femminile del fascismo: dalla mobilitazione civile alle origini del SAF nella Repubblica sociale italiana, in «Storia contemporanea», n. 6, 1989, pp ; Per quanto riguarda la memorialistica e le opere di stampo reducistico cfr. Associazione culturale SAF, Servizio ausiliario femminile, Pinerolo, Novantico, 1997; L. Garibaldi, Le soldatesse di Mussolini, Milano, Mursia, 1997; Scandicci PWE 334. Un campo di concentramento femminile. Tre diari di ausiliarie, s.l., Nuovo Fronte, 1997; U. Munzi, Donne di Salò, Milano, Sperling&Kupfer, 1999; M. Viganò, Donne in grigioverde. Il comando generale del Servizio ausiliario femminile della Repubblica sociale italiana nei documenti e nelle testimonianze. (Venezia Como ), Roma, Settimo sigillo, L. Klinkhammer, L occupazione tedesca in Italia , Torino, Bollati Boringhieri, Cito soltanto alcune pubblicazioni: M. Griner, La «Banda Koch». Il Reparto speciale di polizia , Torino, Bollati Boringhieri, 2000; A. Rossi, Fascisti toscani nella repubblica di Salò , Pisa, BFS, 2000; M. Borghi, Tra fascio littorio e senso dello Stato. Funzionari, apparati, ministeri nella Repubblica sociale italiana , Padova, Cleup, 2001; A. Rossi, Le guerre delle camicie nere: la milizia fascista dalla guerra mondiale alla guerra civile, Pisa, BFS, 2004; R. Caporale, La Banda Carità. Storia del Reparto Servizi Speciali ( ), Lucca, S. Marco Litotipo, I più impirtanti sono D. Gagliani, Brigate nere. Mussolini e la militarizzazione del Partito fascista repubblicano, Torino, Bollati Boringhieri, 2000; L. Ganapini, La repubblica delle camice nere, Milano, Garzanti, Per gli studi sulla Resistenza civile cfr. nota 7. Per gli studi sulle stragi naziste cfr. M. Battini P. Pezzino, Guerra ai civili. Occupazione tedesca e politica del massacro. Toscana 1944 Venezia, Marsilio, 1997; G. Contini, La memoria divisa, Milano, Rizzoli, 1997; L. Klinkhammer, Stragi naziste in Italia: la guerra contro i civili, , Roma, Donzelli, 1997; P. Pezzino, Anatomia di un massacro. Controversia sopra una strage tedesca, Il Bologna, Mulino, 1997; G. Schreiber, La vendetta tedesca Le rappresaglie tedesche in Italia, Milano, Mondadori, 2000; P. Pezzino, Storie di guerra civile: l eccidio di Niccioleta, Bologna, Il Mulino, 2001; L. Baldissara P. Pezzino, Crimini e memorie di guerra: violenze contro le popolazioni e politiche del ricordo, Napoli, L ancora del Mediterraneo, 2004; G. Fulvetti F. Pelini (a cura di), La politica del massacro: per un atlante delle stragi naziste in Toscana, Napoli, L ancora del Mediterraneo, D. Gagliani, Donne e armi: il caso della Repubblica sociale italiana, in M. Salvati D. Gagliani (a cura di), Donne e spazio, Bologna, Clueb, 1995, pp ; F. Alberico, Ausiliarie di Salò. Videointerviste come fonti di studio della RSI, in «Storia e memoria», n. 2, 2006, pp ; M. Firmani, Per la patria a qualsiasi prezzo. Carla Costa e il collaborazionismo femminile, in S. Bugiardini (a cura di), Violenza, tragedia e memoria della Repubblica sociale italiana, Roma, Carocci, 2006; S. Lunadei, Donne processate a Roma per 3

4 che non siano state ancora indagate abbastanza le motivazioni delle scelte e la soggettività delle esperienze delle delatrici e di tutti coloro che dal basso accordarono il loro consenso al risorto regime o agli occupanti. In questo contesto dunque si inserisce la mia ricerca, poiché a partire dall analisi dei fascicoli processuali celebrati per collaborazionismo è possibile ricostruire i profili delle donne che a vario titolo collaborarono con i tedeschi o aderirono o si avvicinarono al fronte fascista repubblicano. D altra parte la ricerca si inserisce anche all interno degli studi sulla giustizia di transizione in Italia, sugli studi cioè che riguardano le pratiche di punizione, giudiziarie ed extragiudiziarie, verso chi si era reso responsabile di gravi crimini di guerra e, di quelle pratiche di retribuzione verso invece chi di quei crimini era stato vittima, strategie messe in atto nelle transizioni democratiche, in questo caso dopo la seconda guerra mondiale 14. La ricerca fa riferimento infatti da una parte agli studi sulla violenza post- bellica 15, permettendo di ricostruire anche il clima della società del dopoguerra e in particolare le pratiche punitive riservate alle donne, come la tosatura dei capelli. Infine si contestualizza anche all interno degli studi sui processi ai fascisti del dopoguerra, di cui si sono occupati soprattutto autori non italiani, che hanno ricostruito il funzionamento delle istituzioni e degli organi straordinari che vengono creati nel dopoguerra, e in cui si è sottolineato il passaggio da una prima fase di volontà di punizione ad una di pacificazione, che ha comportato l oblio delle brutalità italiane e l impunità per chi queste aveva commesso Fonti La fonte principale che è stata utilizzata per la ricerca consiste nei fascicoli processuali celebrati per il reato di collaborazionismo dalle Corti d assise straordinarie. In particolare ci si è concentrati sui fondi di tre province: quella di Firenze, quella di Genova e quella di Torino. La Corte d assise straordinaria è un organo speciale che viene istituito con il Decreto legislativo luogotenenziale n. 142 del 22 aprile 1945, e che aveva la competenza di giudicare i reati di collaborazionismo, in D. Gagliani (a cura di), Guerra, resistenza, politica. Storie di donne, Reggio Emilia, Aliberti editore, Sulla giustizia di transizione, cfr. R. Teitel, Transitional justice; J. Elster, Closing the books. In Italia gli studi si sono concentrati sui mancati processi ai criminali tedeschi, cfr. L. Baldissara e P. Pezzino (a cura di), Giudicare e punire, Napoli, L ancora del Mediterraneo, 2006; M. Battini, Peccati di memoria. La mancata Norimberga italiana, Roma- Bari, Laterza, 2003; Filippo Focardi, Criminali di guerra in libertà. Un accordo segreto tra Italia e Germania federale, Roma, Carocci, G. Crainz, Il conflitto e la memoria. Guerra civile e triangolo della morte, in «Meridiana», n. 13, 1992, pp ; Idem, La violenza postbellica in Emilia fra guerra civile e conflitti antichi, in G. Ranzato P. Pezzino (a cura di), Laboratorio di storia: scritti in onore di Claudio Pavone, Milano, Franco Angeli, 1994, pp ; Idem, Il dolore e la collera: quella lontana Italia del 1945, in «Meridiana», n , 1995, pp ; Idem, La giustizia sommaria in Italia dopo la seconda guerra mondiale, in M. Flores (a cura di), Storia, verità, giustizia cit., pp ; Idem, L ombra della guerra, Roma, Donzelli, 2007; M. Storchi, Uscire dalla guerra. Ordine pubblico e forze politiche. Modena , Milano, Franco Angeli, 1995; Idem, Combattere si può vincere bisogna. La scelta della violenza fra Resistenza e dopoguerra (Reggio Emilia ), Venezia, Marsilio, 1998; M. Dondi, La lunga liberazione. Giustizia e violenza nel dopoguerra italiano, Roma, Editori Riuniti, R. P. Domenico, Processo ai fascisti, Milano, Rizzoli, 1996; H. Woller, I conti con il fascismo. L epurazione in Italia , Bologna, Il Mulino, 1997; R. Canosa, Storia dell epurazione in Italia. Le sanzioni contro il fascismo , Milano, Baldini & Castoldi, 1999; si vedano anche G. Neppi Modona (a cura di), Giustizia penale e guerra di liberazione, Milano, Franco Angeli, 1984; M. Franzinelli, L amnistia Togliatti. 22 giugno 1946: colpo di spugna sui crimini fascisti, Milano, Mondadori, 2006, p

5 collaborazionismo col tedesco invasore commessi dopo l 8 settembre 1943 nelle zone sottoposte ad occupazione. Le CAS vengono istituite in ogni capoluogo di provincia e sono composte da un presidente, nominato dal primo presidente della Corte d appello tra i magistrati di grado non inferiore a consigliere d appello, e da quattro giudici popolari, estratti a sorte da una lista di nominativi compilata dal CLN locale. Avverso le sentenze di primo grado, che potevano infliggere ogni possibile pena, anche quella di morte estendendo ai civili le norme del codice militare di guerra 17 era concessa la possibilità di ricorrere in Cassazione, della quale era stata istituita una Sezione speciale a Milano. Inoltre viene decisa la presunzione di responsabilità per coloro che, successivamente alla costituzione della RSI, avevano rivestito importanti incarichi al servizio dello Stato o del Partito fascista repubblicano, come ministri, funzionari di partito, membri dei tribunali speciali, comandanti delle Brigate nere, commissari federali ecc Le CAS avrebbero dovuto restare in carica per sei mesi, dopodiché esse sarebbero state sciolte e i procedimenti ancora in corso sarebbero stati trasferiti presso le corti d assise ordinarie. Ma nell autunno del 1945 i procedimenti pendenti risultano essere ancora migliaia, quindi si impone la scelta di prorogare il mandato agli organismi straordinari. Perciò con DLL 625 del 5 ottobre 1945 vengono istituite le Sezione Speciali delle Corti d assise, che resteranno in funzione fino al giugno All interno del fascicolo processuale è presente il materiale probatorio che gli inquirenti raccolgono per la fase dell istruttoria. Esso consta delle denunce delle parti lese e delle vittime dei reati, di dichiarazioni di testimoni e degli interrogatori delle imputate, ma anche di materiale di tipo diverso come corrispondenza privata, diari, memorie, o come documentazione interna della RSI, relazioni dell attività svolta dal corpo di cui l imputata fa parte, o ancora nel caso di delatrici, testi e biglietti di denunce. Troviamo poi le carte della fase dibattimentale del processo, con il verbale del dibattimento e la sentenza di I grado. Spesso poi, troviamo i ricorsi in Cassazione, a cui sono spesso allegati memoriali difensivi, che mostrano la rappresentazione di queste donne compiuta dalla difesa. Nei casi in cui il ricorso è ammesso, è reperibile quindi anche la sentenza della Cassazione e, nel caso in cui il processo venga rinviato a giudizio, si trovano anche le carte del giudizio di secondo grado. Oltre ai procedimenti penali delle CAS e delle Sezione speciali, conservati negli archivi di stato delle province prese in esame, sono stati analizzati anche il fondo delle Archiviazioni della Procura generale, contenente i fascicoli che vengono subito archiviati dal procuratore generale che ritiene non doversi aprire neanche l istruttoria; il fondo della Sezione Istruttoria della Corte d appello, che contengono invece quei fascicoli per i quali il procuratore ritiene doversi aprire un istruttoria, ma che si concludono con una sentenza del giudice istruttore di non luogo a procedere; infine per la provincia di Firenze è stato indagato anche il fondo del Tribunale militare territoriale. Presso l ACS inoltre, è stata avviata la consultazione delle richieste di grazia presso il Ministero di grazia e giustizia, così come presso lo stesso fondo sono stati esaminati i fascicoli dei collaborazionisti e i fascicoli dei detenuti presso le singole carceri. La fonte giudiziaria è però di non semplice trattazione e presenta non pochi problemi, dovuti soprattutto alla finalità con la quale essa è creata. Da una parte infatti gli accusatori e le parti lese, 17 L estensione ai civili delle norme del codice penale di guerra al di là dell effetto di inasprire le pene, mostra la presa di coscienza della situazione italiana in guerra in cui era avvenuta una militarizzazione globale. Le pene venivano dunque stabilite in riferimento agli articoli 51, 54 e 58 del codice penale militare di guerra. 5

6 con l intento di far condannare l imputata talvolta aggravano le circostanze del reato. Dall altra gli interrogatori e i memoriali delle imputate rispondono ad un esigenza difensiva e dunque spesso vengono celate le reali motivazioni e le reali attività svolte. In entrambi i casi inoltre, molto spesso le dichiarazioni vengono ritrattate, senza che si abbia una effettiva possibilità di accertamento dei fatti. La fonte necessita dunque di essere integrata con produzione memoriale: anche questa però risente spesso delle ricostruzioni successive e inoltre non è largamente presente per le protagoniste, che vengono invece nominate e rappresentate, spesso secondo gli stereotipi dominanti, dai testimoni del periodo. È stata compiuta una ricerca presso l Archivio diaristico nazionale, con risultati deludenti però, e presso l INSMLI nel fondo Rai - La mia guerra, dove sono state individuate alcune memorie soprattutto di donne che avevano avuto una relazione sentimentale coi tedeschi, esperienze che ci disvelano delle relazioni tra occupanti e occupati che vanno oltre il rapporto tra vittime e carnefici. Interessante potrebbe rivelarsi anche l integrazione con fonti orali. 4. Struttura della tesi In questa fase del lavoro sono in grado di indicare una struttura provvisoria della tesi, individuando alcuni macrocontenitori che corrispondono agli ambiti di indagine che possono esser esplorati a partire dall analisi dei fascicoli processuali. Tale struttura potrà essere modificata e ulteriormente sviluppata in corso d opera. La tesi si aprirà con un introduzione che indichi il tema e i quesiti centrali della ricerca, le fonti e le metodologie di ricerca utilizzate. Un primo capitolo sarà riservato alla rassegna degli studi di carattere storiografico prodotti sull argomento e a una panoramica del contesto e del dibattito all interno del quale la ricerca si inserisce. La parte centrale della tesi sarà costituita da tre sezioni: la prima riservata all analisi di quella che potremo definire un anatomia del collaborazionismo femminile; una seconda macrosezione sarà riservata invece alla società post- bellica, con particolare riferimento alle pratiche punitive extragiudiziarie riservate alle donne, in particolare quella della tosatura dei capelli, di cui si trovano diversi casi tra le fonti esaminate; la terza sezione sarà invece dedicata alla punizione giudiziaria. a. Una anatomia del collaborazionismo femminile. Donne tra guerra, guerra civile e occupazione tedesca I. Profili di collaborazioniste Le immagini pubbliche della collaborazionista sono quella della prostituta, dell amante dei fascisti e dei tedeschi e quella dell ausiliaria tramandata dagli ambienti reducistici saloini, espressione della virtuosa donna fascista che serve il regime anche e soprattutto nel momento di più acuta difficoltà, senza però perdere i tratti distintivi della femminilità. In realtà, come ha sottolineato per il caso delle partigiane Franca Pieroni Bortolotti, esiste una contrapposizione tra una storia di 6

7 facciata e una storia reale 18, tra storia e memoria, tra una memoria pubblica, nazionale, costruita nel dopoguerra e dalla quale alcune esperienze, incompatibili con il racconto della guerra di liberazione dallo straniero, sono state espulse, e la verità fattuale. La lettura e l analisi dei fascicoli processuali hanno rivelato infatti i diversi profili di collaborazioniste, che tenteremo di categorizzare tenendo presente però la complessità di ogni esperienza, che non si esaurisce in quei confini. Innanzitutto troviamo senza dubbio le ausiliarie, anche se, non in percentuale maggioritaria. I ritratti di queste donne non combaciano però totalmente con l immagine ufficiale dell ausiliaria. L istituzione del SAF infatti, avvenuta con il DL del 18 aprile 1944, prevede mansioni di infermiere, lavori di ufficio e di ristoro e prevede un comportamento rigoroso anche dal punto di vista morale. L istituzione del SAF risponde infatti, oltre all esigenza propagandistica di spronare all arruolamento gli uomini renitenti, anche all esigenza di normalizzare una situazione di disordine, creatasi a partire dalla richiesta pressante di presa delle armi e di attivismo delle donne. Spesso inoltre nelle carte processuali vengono identificate come ausiliarie anche donne che non furono effettivamente iscritte al SAF, e soprattutto in molti casi vengono definite come tali donne che in realtà mostrano un attivismo che va oltre le mansioni che erano loro adibite ufficialmente. Tale contaminazione dei ruoli conferma la debolezza e la confusione in cui viene a trovarsi la RSI, che non riesce a controllare la periferia. Diversi infatti sono i fascicoli a carico di donne che partecipano a rastrellamenti, a sevizie e torture, a omicidi, a plotoni di esecuzione. Le loro storie prendono forma e maggiore significato e importanza nell intreccio con le vicende locali e se inserite all interno delle vicende che coinvolgono le bande autonome di cui facevano parte insieme a protagonisti, uomini, di maggiore rilievo politico- militare, con i quali hanno nella maggior parte dei casi una comunità di intenti. D altra parte l emergere di tali figure devono essere ricondotte anche al clima di corruzione, di disfacimento morale e di estremizzazione della violenza che caratterizzò gli ultimi anni della guerra e che agevolò la diffusione di veri e propri casi di criminalità. Molte delle imputate sono invece informatrici direttamente a servizio dei tedeschi, attratte forse da paghe molto alte e dalla stessa forza germanica. Da evidenziare è poi il collaborazionismo delle civili. Infatti molte donne, prive di una convinzione politica precisa entrano in contatto e compiono delazioni a favore dei tedeschi. Queste azioni, come dall altra parte quelle di resistenza civile, scardinano la vecchia categoria di zona grigia, intesa come la zona della non- scelta, mentre si osserva che quotidianamente le civili compiono una scelta di parte entrando in relazione con gli occupanti. Queste scelte mostrano un quadro delle relazioni tra occupanti e occupati più complesso, che va oltre la relazione tra vittime e carnefici. Molte donne infatti, per diversi motivi, denunciano ebrei, sospetti partigiani, familiari di partigiani ai tedeschi. II. Motivazioni della collaborazione Non sempre di semplice reperimento sono le motivazioni dell arruolamento nei corpi fascisti repubblicani e della collaborazione, soprattutto a causa della natura delle carte giudiziarie. Gli 18 F. Pieroni Bortolotti, Le donne nella Resistenza antifascista e la questione femminile in Emilia Romagna, , Milano, Vangelista,

8 interrogatori delle imputate infatti hanno un esigenza difensiva e quindi le attività e le reali motivazioni delle scelte, soprattutto quelle politiche, vengono spesso celate, non confessate, o talvolta dichiarate ma poi ritrattate o negate. In alcuni casi, però è possibile, attraverso un analisi critica delle testimonianze riuscire a farsi un idea di quelle motivazioni. Molte, come è ovvio, aderiscono per convinzione e vicinanza politico ideologica: alcune, infatti, erano fasciste della prima ora, altre inserite negli organici del regime, altre ancora erano le giovani nate e cresciute sotto il regime e inquadrate nelle organizzazioni giovanili fasciste. In molti casi la fede fascista e patriottica viene confermata anche negli interrogatori, soprattutto quando ciò non comporta la dimostrazione dei reati addebitati e non rischiano la condanna. Vengono riprese tutte le parole d ordine della propaganda fascista, facendo riferimento alla fede, all amore per la Patria, al riscatto dei morti in guerra, alla difesa dell onore, e il riscatto dal tradimento (motivi questi tutti comuni anche ai fascisti repubblicani maschi). Per altre oltre al patriottismo e alla fede fascista doveva giocare un ruolo anche la ribellione verso la famiglia o viceversa il prolungamento della fede fascista dei familiari, in alcuni casi uccisi dai partigiani. Per alcune infatti l adesione significava anche riscattare la morte o le violenze subite dai partigiani dai familiari o in prima persona. In questi casi la scelta si inserisce pienamente nelle dinamiche della guerra civile: è la violenza partigiana e la conseguente disumanizzazione del nemico che comportano una scelta consapevole. Oltre alle convinzioni politiche però spesso si legano altre motivazioni che portano le imputate all attività collaborazionista. In genere infatti la scelta non deriva da un unica motivazione, ma è piuttosto il risultato di una serie concomitante di fattori. Soprattutto per quanto riguarda le civili le motivazioni che spingono alla delazione e alla scelta di campo, talvolta occasionale, è spesso non legata a un movente di tipo politico. Piuttosto si osserva in questi casi un mescolamento tra pubblico e privato. I caratteri della guerra totale, dunque, che rompe i confini di dentro e fuori, di pubblico e privato, si mescolano a quelli della guerra civile e del collaborazionismo. Molto spesso quindi le civili che compiono delazioni sono persone che usano il contesto politico della guerra civile e della guerra di occupazione per scopi privati, per sopravvivere o spesso con il fine di arricchirsi. Alcune dunque fanno parte di bande di delinquenti comuni, estorsori, truffatori; altre sono borsare nere che entrano in contatto per i loro affari con tedeschi e fascisti e non esitano dunque anche a rivelare notizie sugli avversari politici, o sospettati tali, soprattutto se da tale rivelazione avranno un beneficio economico. Altre ancora denunciano vicini di casa, inquilini, affittuari: per loro la collaborazione si contamina spesso con la vendetta personale. Ci sono poi vicende che rimandano a rancori e diatribe familiari, soprattutto tra moglie e marito. Alcune per esempio, separate dal marito, e strette in una nuova relazione con elementi fascisti, denunciano l ex marito, talvolta per poter avere l eredità, o per liberarsi da una relazione oppressiva. Per quest ultime si deve osservare come guerra civile e guerra tra i generi si contaminino. Infine ci sono le prostitute, le donne italiane che avevano intrattenuto relazioni sessuali o amorose con tedeschi, dai quali magari erano nati anche figli, oppure le donne di origine tedesca che negli anni precedenti alla guerra si erano sposate con italiani. Il collaborazionismo orizzontale, come viene definito in Francia, non viene mai inserito tra le imputazioni, ma l aver avuto relazioni sessuali o amorose con un tedesco è un elemento che viene sempre ricordato e che però è usato in modo ambivalente da difesa e accusa, talvolta per aggravare la condanna oppure per ridurla al mero rapporto sessuale che, si dice, non può essere considerato reato di collaborazionismo 8

9 politico o militare. Per molte di queste donne, soprattutto per coloro che hanno intrattenuto una relazione intima con i tedeschi o i fascisti repubblicani, difficile risulta stabilire il confine tra la relazione personale, di stampo sentimentale e sessuale, e quella di tipo politico, di collaborazione. Al di là di questa difficoltà però si può notare che, per tutte le donne imputate, l insistenza è proprio sul lato morale della colpa, sull intimità. Mentre infatti per uno stesso reato un uomo viene processato come nemico politico, delle donne si mettono in risalto le attività e i caratteri intimi, legati alla sessualità. III. Cases studies Questa prima macrosezione si chiuderà con l analisi di alcuni casi di studio selezionati e reputati più interessanti, possibilmente uno per ogni categoria individuata, e che verrano intrecciati con le vicende locali. b. Dopoguerra Le carte processuali oltre a descrivere le vicende del periodo , ci raccontano anche quelle del dopoguerra. Le denunce, i verbali di arresto, e le motivazioni per cui vengono istruiti i processi, ci parlano della società post- bellica, delle pratiche di punizione extragiudiziarie, delle violenze e delle rapature subite dalle collaborazioniste, che andranno pure approfondite; di una società in cui violenza e delinquenza comune sono pratiche ancora forti, ereditate della guerra e della guerra civile; di un clima di disordine che fa sì che molte persone ne denuncino altre per collaborazionismo per motivazioni private. A questo proposito vorrei citare quello che Jon Elster dice nel suo Closing the Books, parlando delle meta- motivazioni che inducono all azione durante le transizioni. Secondo Elster infatti le motivazioni che inducono alla denunce possono essere ricondotte a una tricotomia di relazioni, quelle tra ragione, emozioni, interesse 19. Ecco che allora le piccole storie rivelano un mondo sordido fatto di ricatti incrociati: appartamenti che si rivuole per sé e per questo si accusa l affittuaria di collaborazionismo, oppure abusivamente occupati che non si desidera restituire alla proprietaria; mariti che denunciano le mogli per abbandono del tetto coniugale, donne denunciate da mariti ed ex amanti per motivi di vendetta personale. La formulazione della denuncia e l indagine istruttoria mettono in scena una complessa galassia di comportamenti ambigui e pavidi, scelte confuse, che spesso fanno perdere il senso dell accaduto e trasfigurano la tragedia in una grottesca commedia degli equivoci. c. I processi per collaborazionismo tra punizione e normalizzazione La terza sezione riguarderà invece propriamente l analisi delle carte processuali. A un analisi di tipo statistico, in cui verrano esaminate la distribuzione per età delle imputate, le imputazioni dei reati e gli articoli ai sensi dei quali vengono punite, le condanne in primo grado, le sentenze della Cassazione, le condanne in secondo grado, il beneficio dell amnistia, seguirà un analisi di tipo qualitativo delle carte. Si passerà cioè a riflettere sulle modalità del funzionamento della macchina 19 J. Elster, Chiudere i conti. La giustizia nelle transizioni politiche, Bologna, Il Mulino, 2008, pp

10 giudiziaria straordinaria nei confronti delle donne e su come esse vengano rappresentate dagli inquirenti, dai magistrati, dagli avvocati difensori e dai testimoni. Attraverso un analisi filologica dei testi di denunce, interrogatori delle imputate, memoriali difensivi, requisitorie, sentenze, ricorsi in cassazione, si può osservare infatti come accusa e difesa generalmente creino immagini e rappresentazioni diverse, finalizzate apparentemente a obbiettivi opposti: da un punto di vista giudiziario quello della condanna e quello dell assoluzione, ma su un piano simbolico, quello dell esclusione o della reintegrazione nella società definendo il canone della donna italiana. L accusa tende a creare quello che in un processo stesso viene definito il tipo criminale di donna : le donne accusate di collaborazionismo vengono spesso rappresentate infatti come donne di facili costumi che sanno adescare gli uomini con le loro abilità seduttrici, rinviando al topos della donna- vampiro 20. Le definizioni ricorrenti sono infatti di donna leggera, di dubbia moralità, amante di lusso, donna senza scrupoli. Il riferimento alla sessualità deviata di queste donne è pure ricorrente. Vengono descritte come mogli che tradiscono i loro mariti, oppure come mogli violente, di cui il marito è spesso succube. In contrasto con questa rappresentazione, definita in un processo come moglie- mostro, la difesa descrive le donne come brave mogli, dedite alla cura della famiglia. Se l accusa descrive dunque le imputate come devianti dallo stereotipo femminile di madre e di moglie, la difesa e le deposizioni a discarico cercano di reinserirle all interno di quelle stesse immagini confortanti e rassicuranti. Un altro topos ricorrente è poi quello del travestimento. Le collaborazioniste molto spesso vengono infatti descritte vestite da uomo, con la divisa tedesca o fascista con pantaloni e munite di armi. Al di là delle accuse di aver compiuto l azione del reato, gli accusatori insistono oltre che sulle qualità morali, sull abbigliamento non femminile o la dotazione di armi come aggravanti del reato o come prova del reato stesso. Le imputate nei loro interrogatori sono dunque spesso impegnate a discolparsi più che della loro convinzione politica che spesso invece, abbiamo visto, viene confessata o addirittura ostentata come vanto dal fatto di aver vestito la divisa da uomo o di aver portato le armi. Sembra dunque che la condanna, morale, sia soprattutto riservata, non tanto o non solo alle nemiche politiche, quanto piuttosto alle donne che hanno prodotto il sovvertimento dello setereotipo di genere. Gli esempi di donne combattenti rappresentano uno dei sovvertimenti di regole e comportamenti introdotti dalla guerra e provocano sconcerto perché infrangono il vecchio tabù che fatica a riconoscere alla donna la capacità e la volontà di uccidere e fare del male. Esse vengono rappresentate, oltre che con caratteri non femminili, anche con caratteri non umani. Si parla infatti in un caso belva più che donna, o di donne con tigrine sembianze 21., e di loro si dice in alcuni casi che hanno compiuto azioni in contrasto con le leggi naturali del suo sesso e che sono precipitate nel più triste pervertimento della loro stessa natura di donna commettendo atti che costituiscono non solo la loro colpa penale, ma la vergogna e l ignominia della loro vita B. Dijkstra, Idoli di perversità, Milano, Garzanti, La citazione è dal processo a Maria Zucco, in ASGE, Corti d assise straordinarie liguri, CAS Imperia, busta 36, fasc La citazione è dalla sentenza di Adriana Barrocci, in ASFI, Corte d assise di Firenze, fascicoli, fascicolo 10/

11 In queste definizioni è palese un eco del paternalismo giudizario e del principio dell infirmitas sexus 23 di stampo positivistico, che vedono nella donna l incapacità di compiere atti criminosi. Dunque le donne che invece li compiono vengono rappresentate in forme dis- umanizzate o fuori dai canoni femminili. Ovviamente in questo contesto si deve tenere conto anche di chi erano gli uomini che giudicano queste donne, avvocati, magistrati e giudici, tutti formatisi sotto il fascismo. Accusa e difesa usano quindi i medesimi topoi, in senso rovesciato, e per uno scopo opposto: a livello giudiziario, quello della condanna e dell assoluzione. D altra parte i processi devono essere analizzati anche su un piano simbolico, in cui al processo è attribuito un valore pedagogico per la rifondazione della comunità nazionale 24 : in questo senso mi pare di poter dire che gli obbiettivi siano da parte dell accusa quello dell esclusione delle nemiche politiche e soprattutto delle donne che hanno sovvertito i ruoli di genere, attribuendo loro caratteri, come abbiamo visto, non femminili e non umani, e da parte della difesa quello del reinserimento nella società di quelle stesse donne, riportandole entro le immagini rassicuranti di madri e mogli. Ma si può parlare di un intento ri- fondativo della nazione, se analizzando da un punto di vista di genere i processi si osserva che la tendenza è piuttosto quella della continuità e della conservazione dei valori tradizionali? d. Conclusioni La tesi si chiuderà infine con alcune riflessioni conclusive. Allo stato attuale della ricerca, la riflessione che mi pare di poter fare, ma che è ancora più un ipotesi da avvalorare che una conclusione vera e propria, è quella che da un punto di vista di genere i processi giudiziari del dopoguerra oltre a chiudere i conti con il passato regime servono a ristabilire i tradizionali ruoli di genere e a segnare con riti di transizione la tosatura dei capelli o i processi il passaggio di riaggregazione nella società di chi aveva sovvertito questi ruoli. Questo ci porta innanzitutto a interrogarci sulla validità da un punto di vista di genere della categoria di giustizia di transizione, intesa come momento di narrativa liberale 25, o momenti di verità, che rappresentano sia per gli individui, sia per la società momenti di potenziale mutamento 26. Poiché la rappresentazione che viene espressa nei processi è improntata a un repertorio misogino potrà infine esser interessante ragionare oltre i termini della punizione delle colpevoli e delle collaborazioniste, prendendo in considerazione le donne in genere, partigiane, borsare nere, che tutte, in proprio quanto donne subiscono la stessa esclusione dalla memoria pubblica e, per lungo tempo, anche dalla narrazione storiografica. 23 M. Graziosi, Infirmitas sexus. La donna nell immaginario penalistico, in Democrazia e diritto, n. 2, 1993, pp Sul processo come forma di teatro pedagogico cfr. M.J. Osiel, Politica della punizione, memoria collettiva e diritto internazionale, in L. Baldissara P. Pezzino (a cura di), Giudicare e punire, Napoli, L ancora del mediterraneo, R. Teitel, Giustizia di transizione come narrativa liberale, in M. Flores (a cura di), Storia, verità, giustizia, Milano, Mondadori, 26 M.J. Osiel, Politica della punizione, memoria collettiva e diritto internazionale, cit. 11

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