Riqualificazione cromatica di Monza

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1 24 Allo IUAV l archivio Trincanato Lo Iuav di Venezia ha recentemente ricevuto l archivio privato di Egle Renata Trincanato. L archivio contiene documenti che vanno dal 1910 al 1998 e testimonia la presenza della grande studiosa nella cultura e nelle istituzioni veneziane dell ultimo secolo. Nata a Roma nel 1910 Egle Renata Trincanato fu la prima donna iscritta all Istituto Superiore di Architettura di Venezia dove conseguì la laurea nel 38. Fu docente allo Iuav a partire dagli anni Quaranta del Novecento, capo della divisione tecnico-artistica presso il Comune di Venezia, direttore di Palazzo Ducale dal 1954 al 64 e presidente della Fondazione Querini Stampalia dal 1990 al 94. Come libero professionista partecipò alla realizzazione del quartiere INA-Casa di San Giuliano a Mestre ( 59) e a importanti concorsi come quelli per la nuova sacca di Tronchetto ( 64) e per la Défense a Parigi ( 82). Come funzionario curò i lavori di riordino e restauro del museo Correr, di Ca Rezzonico, Ca Pesaro, Casa Goldoni e Palazzo Ducale dove seguì la formazione del museo dell Opera del palazzo. Nel 54 coordinò le ricerche per la preparazione della grande mostra Venezia viva allestita a Palazzo Grassi. Tra i suoi numerosi scritti ricordiamo l opera più nota, Venezia minore, pubblicato nel L archivio comprende, assieme al numero consistente di materiali grafici relativi a progetti di architettura, al piano regolatore di Ancona e agli studi sull architettura storica, una notevole raccolta di materiale fotografico, carte legate alle ricerche e alle pubblicazioni della Trincanato e la corrispondenza scambiata con eminenti personalità della storia dell architettura contemporanea, tra cui Le Corbusier, Richard Neutra, Giuseppe Samonà, Carlo Scarpa e Frank Lloyd Wright. La schedatura dei documenti sarà consultabile via internet e si potranno scaricare riproduzioni digitali di disegni e fotografie. Archivio Progetti Università Iuav di Venezia Dorsoduro 2196, Venezia tel Irina Casali Riqualificazione cromatica di Monza L Osservatorio Colore Liguria coordinato dai professori Aldo Bottoli e Giulio Bertagna, ha recentemente intrapreso una collaborazione con l Ufficio Tecnico del Comune di Monza per avviare Piano di Riqualificazione Cromatica della Città, PRC, cosa ben diversa dal tradizionale Piano del Colore. Il PRC è uno strumento innovativo e articolato, concepito per considerare tutto il territorio comunale, che ha l obiettivo di semplificare e ottimizzare la gestione e la valorizzazione dell identità cromatica locale. Il progetto affronterà non solo il centro storico, ma l intera città di Monza. È questa una delle novità più attese: considerare la città nel suo complesso. Sono da segnalare almeno due aspetti peculiari di questo nuovo approccio al tema del colore e della città: l intento di innescare fin da subito un volano virtuoso d interventi su elementi particolarmente impattanti (Progetti Pilota) e la possibilità, da parte dell Ufficio Tecnico del Comune, di avviare, in pratica da subito, una gestione completa del territorio. Questo non porta a un irrigidimento del sistema e alla conseguente riduzione di libertà d intervento da parte dei tecnici e delle proprietà degli immobili, ma a linee guida flessibili seppure coerenti con una ritrovata identità cromatica della città. L ambizioso obiettivo della riqualificazione percettiva della città prevede la diversificazione di metodologie, processi e soluzioni progettuali coerenti con il contesto nel quale si dovrà intervenire. Per la parte storica si adotterà un prudente approccio che trarrà spunto dai contenuti emersi dall ormai ricco patrimonio d esperienze già attuate in molte città italiane. Per le periferie gli interventi cercheranno di creare coerenza percettiva e, dove necessario, frammentazione e riassemblaggio percettivo delle superfici per dare nuova plasticità a un edilizia che ne è povera e che si è allontanata, per ragioni di scarse risorse o di speculazione, da quelle ricchezze formali presenti fino ad un certo periodo storico, che mantenevano un corretto rapporto biologico tra uomo e architettura. Il PRC si prefigge di ricompattare l identità sociale, storica e architettonica per mezzo del Colore, al fine di rimettere in dialogo tradizione e contemporaneità e i nuovi confini della città con il paesaggio naturale circostante. La città diffusa ha creato nuovi paesaggi urbani che vanno tenuti, per quanto possibile, in coerenza con il paesaggio naturale extraurbano. Il PRC insiste sull importanza di tematizzare quelle aree della città che non fanno parte del nucleo storico, ma che oggi ne costituiscono la parte più ampia. Aldo Bottoli A Chiasso un Museo dedicato a Max Huber Nei prossimi mesi è prevista l inaugurazione, a Chiasso, di un nuovo museo dedicato alle arti visive, alla grafica, al design e all architettura.

2 Il m. a. x. Museo, frutto dell impegno della Fondazione Max Huber Kono, voluto per ricordare la figura di Max Huber (Baar 1919 Mendrisio 1992) sorgerà sull area dell ex Martinelli, in prossimità del ristrutturato Cinema Teatro, edificio con cui intende costruire nuove relazioni in modo tale da costituire un nuovo polo culturale nella cittadina svizzera. La Fondazione Max Huber. Kono, voluta e presieduta da Aoi Huber Kono in memoria del marito e del padre Takashi Kono, protagonisti, entrambi, della grafica, della progettazione e del design della seconda metà del 900, intende promuovere arte e cultura. È in quest ottica che va collocata la realizzazione del nuovo edificio museale. Il m. a. x. Museo (il cui nome, m. a. x., è un acronimo in cui m sta sia per museo che per Max, a per Aoi e per arte e x rappresenta l incognita) comprenderà, oltre alle aree espositive, dedicate ad esposizioni temporanee, e alla sala video, spazi da utilizzare per scopi didattici. Una parte dell edificio ospiterà l esposizione permanente delle opere grafiche e pittoriche di Max Huber, il cui Archivio Grafico è divenuto patrimonio della Fondazione. Il progetto del nuovo edificio è stato affidato a Pia Durisch e Aldo Nolli, che dicono di averlo ideato pensando a Max Huber e alla sua opera dal momento che, scrivono, esistono molte affinità fra il nostro modo di intendere l architettura e il suo modo di operare. Il m. a. x. è un edificio semplice. I suoi ambienti sono ampi e luminosi, neutri e semplici, in modo da lasciare spazio ai contenuti. La facciata del m. a. x. è una grande vetrina traslucida. Sarà, di volta in volta, espressione dei contenuti espositivi momentanei del museo ( ) Di notte, l intercapedine della facciata sarà illuminata, rendendo visibili i suoi contenuti e illuminando la città ( ) Il volume chiaro e netto del museo riqualifica l intero comparto urbano della città di Chiasso dedicato alla cultura, che comprende il Cinema Teatro, appena restaurato. Nasce così un nuovo pezzo di città, un polo fortemente urbano, caratterizzato da contenuti espositivi e culturali. m. a. x. Museo Chiasso, via Dante Alighieri 5 tel fax www. maxmuseo.ch Martina Landsberger Sottsass al MART Il Museo d Arte Contemporanea di Trento e Rovereto ospiterà un importante mostra dedicata a Ettore Sottsass jr. a cura di Gabriella Belli e Milco Carboni, in collaborazione con lo Studio Sottsass Associati. Nato a Innsbruck nel 1917 ed accostatosi all architettura sulle orme del padre, Sotsass è tra i più significativi esponenti della cultura progettuale italiana del 900. A partire dagli anni Cinquanta affianca all attività architettonica la ricerca sul design, avviando rapporti di collaborazione con grandi aziende, tra le quali Olivetti, di cui è responsabile per il design per oltre trent anni. Sottsass ha rinnovato profondamente la concezione del funzionalismo propria della prima metà del 900, restituendo agli oggetti uno spessore simbolico ed emotivo. La mostra prenderà in esame l intera e sfaccettata attività di Sottsass. La sua opera di architetto e designer, verrà ripercorsa attraverso due sezioni tematiche distinte. Nel campo del design, l attività di Sottsass, durata oltre cinquant anni, sarà presentata attraverso le varie tipologie progettuali che ne hanno caratterizzato la ricerca. Si andrà dai gioielli ai vetri, passando per le ceramiche la cui sezione costituisce la più importante retrospettiva mai realizzata sul lavoro di Sottsass in questo ambito. Un altra parte sarà dedicata al disegno del mobile che, ordinata cronologicamente, consentirà di leggere l evoluzione del suo pensiero in un campo centrale dell attività, considerato dallo stesso architetto un occasione di dichiarazione d intenti e di poetica. La sezione dedicata all architettura costituisce la prima mostra antologica sull attività di Ettore Sottsass architetto e ripercorre l intero arco della sua attività: dai primi lavori in collaborazione con il padre degli inizi degli anni Cinquanta, al periodo dell architettura radicale, momento di forte critica nei confronti del contesto culturale contemporaneo, in cui il progetto di architettura tradizionale viene sostituito da progetti concettuali e utopici dalla forte carica ironica, sino ai progetti attualmente in corso nello studio Sottsass Associati. La mostra sarà accompagnata da un volume monografico dedicato ai disegni di Ettore Sottsass, curato da Milco Carboni. MartRovereto 26 febbraio 22 maggio 2005 corso Bettini, Rovereto (TN) info: I. C. 25 OSSERVATORIO ARGOMENTI

3 a cura di Antonio Borghi 26 Intervista a Julia Bolles-Wilson e Peter Wilson L incarico per la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura che in questo periodo vi porta spesso a Milano deriva da un concorso internazionale di progettazione, uno strumento importante per la selezione dei progetti al quale spesso fanno ricorso le amministrazioni pubbliche. Quali altri strumenti ha un amministrazione per perseguire la cosiddetta qualità urbana? J.B.W. Io sto facendo un esperienza molto positiva nel Gestaltungsbeirat di Salisburgo. Si tratta di una commissione indipendente nominata dalle alte cariche politiche e composta di professionisti internazionali di chiara fama. Ci riuniamo periodicamente, prendiamo in esame tutti i progetti che interessano la città e il nostro parere è decisivo per lo sviluppo dei progetti. Naturalmente il nostro ruolo non è di opposizione quanto piuttosto di persuasione. Nel caso ad esempio che un Developer arrivi col progetto sotto il braccio per una grande area urbana, noi riusciamo quasi sempre a convincerlo a bandire un concorso che preveda per il primo classificato almeno il 75% delle prestazioni professionali del totale. In questo modo si lega l investimento alla qualità del progetto, e il risultato è sempre migliore delle correnti operazioni di sviluppo immobiliare. La commissione di Salisburgo opera dal 1983, ha dovuto quindi coabitare con molte amministrazioni diverse, ma questo non è un problema. I membri propongono agli amministratori i nomi dei loro successori e di norma sono questi ad essere nominati. Commissioni di questo tipo si trovano in ogni città olandese e in molte altre grandi città europee. Spesso ci abbiamo a che fare anche come professionisti e non è sempre piacevole, ma è un metodo che in genere da ottimi risultati. Contemporaneamente alla BEIC avete altri progetti importanti in corso, come la Biblioteca Nazionale del Lussemburgo. J.B.W. Sì, ma per fortuna i due progetti sono sfalsati. Abbiamo sviluppato il progetto in Lussemburgo dopo aver vinto il concorso a Milano e oggi che siamo in attesa che l edificio esistente venga svuotato per iniziare i lavori, possiamo dedicarci allo sviluppo della BEIC per la consegna del progetto preliminare a fine marzo. A Milano avete come referente alterstudio partners, uno studio di giovani architetti italiani. Come vi trovate a collaborare con loro? P.W. Siamo uno studio affermato con una grande esperienza internazionale e loro sono il nostro referente locale. Fin dall inizio abbiamo sentito l esigenza di avere qualcuno che ci rappresentasse a livello locale e oggi, avendo un committente importante a Milano, questa esigenza è ancora più forte. Dobbiamo avere qualcuno in grado di rispondere immediatamente alle questioni che sorgono durante la fase progettuale. Avete intenzione di aprire un vostro studio a Milano quando verrà avviato il cantiere? J.B.W. A cantiere avviato la nostra presenza sarà certamente più assidua, ma è ancora presto per dire come ci organizzeremo. Dipende da molte circostanze che sono diverse in ogni progetto. Naturalmente ci piacerebbe molto vivere e lavorare a Milano per il periodo del cantiere, ma il nostro studio è a Münster e quindi avremo bisogno di referenti locali. P.W. In questo caso il contratto prevede che avremo la responsabilità dell intero processo progettuale, come Generalplaner, il che significa anche poter scegliere liberamente tutti gli ingegneri e specialisti necessari in un progetto di queste dimensioni. Dovremo stabilire con chi lavorare e come distribuire i compiti e le responsabilità, il che da un lato aumenta il carico di lavoro, ma dall altro garantisce un adeguato controllo qualitativo sul prodotto finale. spazio aperto con diversi team di progetto. Ogni gruppo ha un responsabile di progetto e una chiara suddivisione dei compiti, per evitare le zone grigie dove sfugge sempre qualcosa. Abbiamo anche collaboratori da altri paesi, soprattutto da quei paesi dove lavoriamo. P.W. I nostri collaboratori sono selezionati e non cambiano spesso. Non abbiamo groupies che vanno e vengono solo per farsi un esperienza. Le collaborazioni sono ben pagate, non cerchiamo di sfruttare la notorietà per avere mano d opera sottocosto. Per il resto normalmente Julia si occupa dei progetti in Germania e io di quelli all estero. Entrambi avete anche una intensa attività didattica. Come riuscite a conciliarla con il carico di lavoro in studio? P.W. Negli ultimi anni ho smesso di insegnare, faccio solo qualche lezione e conferenza ogni tanto, come quella dello scorso anno in Triennale. J.B.W. A me piace molto insegnare. Naturalmente il tempo non c è, ma si trova. Mi piace lavorare con gli studenti, sentire le loro idee e comunicare loro le mie. È uno sforzo che viene ripagato, anche nel lavoro in studio. È necessario impegnarsi nell insegnamento per garantire la formazione delle prossime generazioni, in particolare delle donne che all università sono il 50%, ma poi nella vita professionale hanno ancora grandi difficoltà ad affermarsi rispetto ai colleghi uomini. P.W. un nostro committente ci ha raccontato che in un cantiere precedente aveva avuto una donna come direttore dei lavori, un fatto piuttosto straordinario. Ma anche straordinariamente positivo, perché l atteggiamento di questa donna architetto era quasi materno nei confronti dell edificio, con una attenzione ai dettagli che di solito gli uomini non hanno. E un senso di responsabilità molto profondo. J.B.W. Una donna non abbandona mai il cantiere se anche una piccola cosa non è stata portata a compimento. Sono più tenaci e costanti. Potreste descrivere in breve il vostro modo di lavorare? J.B.W. Lavoriamo in un grande Una particolarità del vostro studio è di essere molto conosciuti a livello internazionale,

4 in qualche modo parte dell attuale star system, ma anche molto radicati localmente in una piccola città come Münster. P.W. Un giornalista italiano ha dato di noi una definizione che ci ha fatto molto piacere, dicendo che non eravamo delle star, ma degli ottimi professionisti. Ci piace essere considerati tali perché pensiamo che il compito dell architetto non sia quello di comparire il più possibile sui giornali, ma di fornire una prestazione professionale nel migliore dei modi. Naturalmente ci sono diversi criteri per giudicare la qualità di un opera d architettura. A livello politico ad esempio è molto importante avere un consenso immediato e questo consenso può essere raggiunto suscitando stupore e meraviglia nei cittadini. Le star dell architettura sono specializzate nel realizzare edifici che producono questo effetto, che nella maggior parte dei casi ha un carattere effimero, mentre l architettura è fatta per durare. Per questo cerchiamo di misurare il gradimento dei nostri edifici su un arco di tempo più esteso. Siamo particolarmente fieri che la nostra biblioteca di Münster, a dieci anni dall inaugurazione, sia ancora tra le più apprezzate, secondo una indagine condotta recentemente tra visitatori e personale di varie biblioteche in Germania. La soddisfazione di chi la frequenta giorno per giorno è per noi la riprova della genuinità del nostro lavoro. A quanto pare siete specializzati in edifici per la cultura, dopo il successo della biblioteca di Münster e del teatro Luxor a Rotterdam. J.B.W. È vero che abbiamo realizzato molti edifici per la cultura, ma ne abbiamo almeno fatti altrettanti per la residenza, per il commercio eccetera. In questo momento il nostro cantiere preferito è un loft che si affaccia sul porto di Münster e verrà completato nell estate prossima. Sarà la nuova sede del nostro studio e non vediamo l ora di trasferirci. Tra poche settimane sarà inaugurato lo showroom Kaldewei ad Ahlen, un altro progetto non molto grande, ma che ci sta molto a cuore. Che differenza c è tra progettare una biblioteca a Milano, a Münster o a Seoul, dove siete invitati al concorso per una nuova biblioteca digitale ad ampliamento della biblioteca nazionale della Corea? In altre parole come vi ponete nei confronti di contesti così diversi? J.B.W. Riguardo al contesto abbiamo una attitudine molto pragmatica. Vivere in una città e conoscerne tutti i dettagli non sempre aiuta, anzi, più spesso è un vincolo allo sviluppo di nuove idee. Lo stretto legame ad un luogo è spesso un ostacolo alla libertà che si solito si esprime in un buon nuovo progetto. La distanza offre molti lati positivi in questo senso perché lo sguardo è più fresco ed ingenuo, meglio predisposto nei confronti di una realtà sconosciuta. Questo succede nella maggior parte dei progetti d architettura ed è uno dei lati più affascinanti del nostro mestiere. P.W. Fin dall inizio, dopo aver aperto lo studio a Londra, abbiamo lavorato in contesti differenti e questo fa parte del nostro bagaglio culturale. È un dato di fatto che il prestigio che deriva dal lavorare all estero aiuta a realizzare con maggiore coerenza i propri progetti. In ogni contesto l architetto locale è maggiormente esposto allo scetticismo dei committenti e alle invidie dei colleghi. È difficile dare una etichetta nazionale alla vostra partnership, a cavallo tra l Australia, Londra e la Germania J.B.W. Per molti anni abbiamo lavorato entrambi a Londra e ancora oggi ci sentiamo sempre un po nomadi. Forse oggi è un vantaggio P.W. A parte qualche piccolo lavoro in Australia siamo concentrati sull Europa, direi che è questa la nostra patria. Non ci interessano le avventure cinesi. Che impressione avete dell Italia? Come vi trovate a lavorare a Milano? J.B.W. Per adesso la nostra unica esperienza è legata al concorso della BEIC, per cui abbiamo avuto un esperienza molto positiva. Nello sviluppo del progetto non abbiamo trovato grandi differenze rispetto agli altri paesi europei, tranne forse l impatto con la Legge Merloni che regola gli appalti pubblici. In qualità di Generalplaner siamo responsabili anche della stesura del contratto e in questo troviamo molti aspetti difficili da comprendere. P.W. Per me l Italia è sempre stato un punto di riferimento importante. Quando ero studente a Londra venivo spesso a Firenze e Milano per incontrare gli architetti radicali e quel periodo mi ha dato molto. Più tardi ho fatto qualche piccolo lavoro per Studio Alchimia e ancora oggi, ogni tanto, incontro gli amici di allora. Nel 1980 abbiamo partecipato per la prima volta alla Biennale di Architettura di Venezia e da allora cerchiamo sempre di visitarla. Tra gli architetti italiani, diciamo del XX secolo, chi stimate di più? P.W. Adalberto Libera, perché è razionalista, ma allo stesso tempo teatrale, come gran parte dell architettura italiana. J.B.W. Direi Gio Ponti, soprattutto per i suoi edifici milanesi. Milano è una città italiana che funziona benissimo anche senza turismo, una vera città di pietra, monumentale, impressionante per la sua densità. Gio Ponti e i suoi contemporanei si sono inseriti in questo contesto e lo hanno aggiornato. Hanno alleggerito gli edifici senza contraddire o tradire la loro matrice linguistica, con grande eleganza e raffinatezza. È una qualità architettonica diffusa e coerente che a ogni visita ci meraviglia e ci emoziona. E due architetti italiani viventi? J.B.W. Non conosciamo molti colleghi italiani. Mi pare che in questo momento Cino Zucchi sia una figura importante in Italia e la sua casa alla Giudecca è molto bella. P.W. In Italia come altrove bisogna stare attenti a fare un nome, perché ci saranno sempre molti delusi e si viene subito etichettati in un certo modo. È una domanda difficile Trovo molto interessante il lavoro teorico di Stefano Boeri e quello che sta costruendo con Domus, ma non conosco la sua architettura. 27 OSSERVATORIO CONVERSAZIONI

5 a cura di Roberto Gamba 28 Riqualificazione dell area urbana di Borno (Bs) Il Comune di Borno ha redatto nel 2002 il bando per il concorso di idee sul tema: riqualificazione urbanistica e ambientale dell area urbana e di collegamento tra la piazza, le scuole, il cimitero e gli spazi adiacenti di rilevante interesse pubblico. Gli obiettivi sono riscattare piazza Mercato dall attuale ruolo di parcheggio, perché diventi un luogo con una propria identità e caratterizzazione, estetica e multifunzionale, in grado di recepire più istanze e sostenere più ruoli; realizzare un ingresso al cimitero, adeguato funzionalmente ed esteticamente, mediante elementi formali significativi e identificativi, che si estendano anche oltre la cinta muraria cimiteriale, nell intento di ricostruire (anche con la vicina cappella di Santa Barbara) un Luogo della Memoria, 1 classificato: Amerigo Quagliano con Silvana Feleppa (Napoli) Il progetto ha modificato la rete viaria nell andamento plano-altimetrico e con la disposizione di piazze-rotonde. In superficie sono stati previsti circa 360 posti auto, mentre nell area orientale circa 120 posti auto sono seminterrati. La rete pedonale è stata sviluppata in tre rami, raccordati tra loro. Nuova è la sistemazione dell ingresso del cimitero: è stata installata una lastra inclinata di come anticamente, era assegnato al Dos de la Mul ; riorganizzare il sistema della mobilità (veicolare e pedonale); costruire un luogo urbano accogliente e spazialmente leggibile in modo unitario. Erano richieste 3 tavole in formato A0. La giuria era costituita da Antonio Maisetti, Mario Gheza, Francesco Mazzoli, Franco Maffeis, Riccardo Mariolini; supplenti: Gaetano Nucifero, Mario Mento, Raffaele Ghitti. Al vincitore sono stati attribuiti euro 9.000,00; al secondo classificato euro 6.000,00; al terzo classificato euro 4.000,00. Altri 3.000,00 euro sono stati divisi tra i progetti classificatisi al quarto posto (Pietro Stabiumi), al quinto (Dario Lambertenghi, Dario Gheza) e al sesto (Gian Pietro Imperadori). cemento armato, rivestita in pietra, collocata di traverso ai loculi che la fiancheggiano, ritagliata per ospitare la nuova porta-cancello, mentre in adiacenza, è stata realizzata una piazza-percorso. Nell area di piazza ex Mercato si è creato un organismo che ospita diverse funzioni, a vari livelli: due piani di parcheggio interrati; uno spazio pluriuso coperto, disponibile come mercato; uno destinato alle attività collettive e uno a piazza-belvedere. Sulla copertura del parcheggio seminterrato, si prevede un campo di calcio. 2 classificato: Anna Rizzinelli, Cesare Archetti, Dario Quarantini (Brescia) Dal tema di base della riconnessione, è nata l idea di un filo rosso, ispirato al nastro di Moebius, che diventi l elemento legante fra vari interventi puntuali, che unisca e colleghi luoghi e funzioni. L ingresso monumentale al cimitero è realizzato tramite due portali fuori scala, rivestiti in pietra locale, sottolineanti la preesistenza; quinte sceniche, cioè muri rivestiti in pietra, che mitigano la visuale del cimitero e che fanno da supporto ai percorsi in quota su passerelle metalliche; muri di protezione in pietra, come supporto ai percorsi pedonali; muri e portali attrezzati per arredo urbano e illuminazione, dislocati in punti di sosta, in snodi pedonali, di ausilio ai parcheggi esterni temporanei; blocchi di collegamento, scale e ascensore per il parcheggio seminterrato (volumi rivestiti in diorite); piazza polifunzionale su due livelli (piazza e parcheggio), attrezzata, arredata e dotata di servizi. La pavimentazione è una commistione fra tratti con pavé a cubetti in colori caldi e armonici; i muri verticali e i portali sono in pietra locale e le zone di disegno a terra, sono in porfido diorite, in lastre di vario formato con taglio di testa in diagonale.

6 3 classificato: Valentina Gallotti con Marco Imperadori, Max Casalini e con Mari Pievaioli e Paola Trivini (Milano) L episodio principale è un nuovo centro civico polifunzionale, su tre livelli, di cui uno ipogeo, compatto sul lato piazza e frastagliato da aperture e rivestito in scandole di legno. Il volume del foyer d ingresso è invece in acciaio corten. La copertura, ben visibile dall alto, è invece una vera quinta piantumata con essenze arbustive. L intera piazza viene riqualificata, mediante una nuova pavimentazione in gran parte in porfido e granito, con campiture in ghiaia e cementi colorati in pasta. Si conclude, dalla parte opposta, con una quinta lignea semicircolare in legno e acciaio zincato. È stata stabilita una connessione, mediante una gradinata, fra il livello piazza e il livello di accesso sia al cimitero che alla cappella. Nell area della segheria, è stato progettato un nuovo edificio con funzione terziaria, di due piani, rivestito in doghe di legno. Per i nuovi spogliatoi e per la copertura delle tribune si opterà per una tecnologia protetta da alberi in acciaio, con stralli che sospendono la copertura. vincitore Area 1: piazza Era Alfredo Gardella (Milano) Si istituirà una zona a traffico limitato, nella parte della piazza di maggiore qualità ambientale, ove la esistente pavimentazione in porfido sarà conservata e restaurata. La restante parte avrà una nuova configurazione, a forma semicircolare, piantumata, che potrà accogliere un congruo numero di parcheggi. Alla organizzazione del traffico automobilistico si integra quello pedonale, grazie anche agli accessi attraverso gli anditi voltati presenti nella cortina edilizia dell Oro che per piazza Cavallotti); Giovanni Ripamonti, Studioata (con Giorgia Amodeo, Silvia Chierotti, Alessandro Cimenti, Andrea Coppola, Elena Di Palermo, Elisa Dompè, Daniele Druella, Gian Luca Forestiero, Giulia Giammarco, Alberto Rosso, Romina Musso); Bruno Cesana, Diego Toluzzo. posta a cavaliere fra la piazza e la via dei Pescatori; inoltre la totale percorribilità delle sponde, regolarizzate e pavimentate in granito, configurate a gradoni e dotate di scivoli per l alaggio delle imbarcazioni e di scale di accesso al fiume. Una pista ciclabile sarà inserita nella successione degli spazi riqualificati, in tangenza a una ampia pedana in legno, dotata di una tenso-copertura protettiva, rimovibile, leggermente sopraelevata e delimitata da una lunga seduta rivestita in pietra e legno. Sarà creato un molo per l attracco di natanti e battelli. 29 OSSERVATORIO CONCORSI Riqualificazione urbana di cinque piazze a Lecco Il comune di Lecco ha bandito nell autunno del 2003 un concorso per la riqualificazione di cinque aree cittadine: piazza Era, rione di Pescarenico; piazza dell Oro, rione di Castello; piazza Felice Cavallotti, rione di San Giovanni; piazza Della Vittoria, rione di Acquate; comparto tra la via Innominato e la via Agnesi e tratto di via del Sarto, rione di Chiuso. Al primo classificato per ciascuno dei temi di progetto, è stato assegnato un premio di euro 8.000,00. L Amministrazione si riserva di affidare l incarico professionale per la redazione dei successivi livelli di progettazione definitiva, esecutiva, direzione lavori, contabilità e quello di coordinatore della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione. I partecipanti sono stati 44. Oltre ai progetti proclamati vincitori, sono stati segnalati i lavori di Marco Castelletti; Patrik Spreafico (con Tommaso Giudici, Noè Marco Sacchetti); Michele Riva, Domenico Delfini (sia per piazza vincitore Area 2: piazza dell Oro Leonardo Ravotti, Marco Mori (Alassio Savona) È stata conferita importanza ad elementi in grado di generare luoghi di aggregazione come la fontana e il monumento e, come collegamento tra questi, è stato posto il sagrato. Lo spazio antistante la chiesa, opportunamente dotato di panche, ritmato dall alternanza di pavimentazioni in lastre di porfido e ciottoli e delimitato sui lati da alberi e dissuasori di sosta in pietra, è stato liberato dalla percorrenza veicolare che lo attraversava. La definizione di un ambito di accesso alla piazza è stata effettuata mediante l impiego di alberature e apparecchi luminosi, che hanno focalizzato la prospettiva verso la chiesa e verso la cancellata di una villa storica e che hanno creato un contrappunto con Palazzo Belgiojoso e il suo giardino. La zona a lato della navata sud della chiesa, portata alla quota della base della fontana e definita da un lungo muro listato, è stata concepita come spazio ludico e di sosta a servizio della scuola, della chiesa e del rione. L illuminazione a pavimento, come del resto anche la panca sotto il pergolato, ha delimitato lo spazio in maniera permeabile.

7 30 vincitore Area 3: piazza Felice Cavallotti, Alfredo Gardella (Milano) La riqualificazione della piazza ha reso indispensabile la definizione della sua centralità, che comprenda la sistemazione del sagrato e la valorizzazione del monumento dedicato a Cavallotti. I contenuti specifici del progetto si fondano sulla assunzione di un disegno della pavimentazione, di forte connotazione, quale elemento ordinatore che ricuce, evidenziandola, la continuità dei percorsi interrionali. La tessitura dei diversi campi del sagrato riprende la partizione delle lesene caratterizzanti la facciata della Chiesa. vincitore Area 5: comparto via dell Innominato Marco Castelletti (Erba) con Stefano Santambrogio, Lorena Cavalletti, Anna Mastioni, Yetkin Paker, Valentina Viganò La strada è stata delineata da due fasce laterali in pietra, inclinate in modo da raccordare il piano stradale con la quota dei marciapiedi laterali. Nelle confluenze delle vie trasversali il piano della strada genera una serie di dossi che costringono i mezzi di passaggio a velocità moderate. Il disegno della via è caratterizzato da un nastro centrale largo 3,2 metri, pavimentato in ciottoli, incanalato tra le due fasce di pietra inclinate, larghe 30 cm e da due marciapiedi laterali in cubetti di porfido posati a file parallele. La configurazione della via confluisce nella piazza della chiesa: qui il sagrato è costituito da un tappeto di pietra chiara, tagliato da un elemento a croce circondato da cubetti di porfido. vincitore Area 4: piazza della Vittoria Michele Riva (Lecco) con Emilio Caravatti, Emanuele Panzeri, Maddalena Merlo, Patricia Malavolti, Monica Siligardi, Aldo Franchini, Martina Zappettini, Emiliano Bugatti, Paolo Granara, Massimo Dell Oro L ipotesi progettuale ha previsto la tripartizione longitudinale della piazza, le cui linee di separazione ribadiscono la curva che compiono le facciate degli edifici a sud-ovest. La prima fascia è stata destinata a un marciapiede di rispetto per gli edifici stessi e al transito veicolare maggiore; la fascia centrale, separata dalla prima, mediante un leggero salto di quota, è stata destinata a ospitare i veicoli in sosta; l ultima, è la parte in cui la vita della piazza riprende funzioni di incontro: vi è ipotizzato un alternarsi di sedute e nuove piante. Una raggiera trasversale definisce ulteriormente la semplice morfologia della piazza. La quota inferiore della piazza viene evidenziata da un muro di contenimento che parte dall albero maestro.

8 Un nuovo centro per Milano : riqualificazione del quartiere storico di Fiera Milano I cinque progetti che hanno concorso per la riqualificazione del quartiere storico di Fiera di Milano sono già stati esposti in una mostra alla Triennale di Milano, che ha documentato l iter della gara iniziata nell aprile 2004, con la prequalifica e terminata in luglio, dopo la seconda fase. Vi erano illustrate le trasformazioni del Polo urbano nel tempo (circa metri quadrati, di cui due terzi sono stati oggetto del concorso); la metodologia del concorso che univa in un unica procedura gli aspetti pianificatori-progettuali e quelli economico-finanziarii; la variante di piano regolatore generale adottata allo scopo dall Amministrazione comunale (esclusione di attività produttive nocive e per la grande distribuzione commerciale; destinazione a verde di minimo il 50% dell area circa mq; parcheggi per posti). Il bando richiedeva ai partecipanti determinati requisiti capacità multidisciplinare, progettuale e 1 classificato gruppo CityLife, composto da: Generali Properties, Gruppo RAS, Progestim, Lamaro Appalti, Grupo Lar progettisti: Zaha Hadid, Arata Isozaki, Daniel Libeskind, Pier Paolo Maggiora Il progetto individua un ampio parco che è anello di continuità tra San Siro e il parco Sempione; con un corso d acqua di raccordo. immobiliare, conoscenza del contesto, organizzazione, capacità finanziaria che hanno spinto a unirsi in cordate sei concorrenti; di questi, appunto solo cinque hanno consegnato il progetto come richiesto. La commissione giudicatrice era composta dal Consiglio di Amministrazione della Fiera Claudio Artusi, Marcello Botta, Giorgio Montingelli, Rodrigo Rodriquez, Luigi Roth che, coadiuvato da una seconda commissione, formata da 11 esperti, Kenneth Frampton, Cristophe Girot, Guido Martinotti, Gaetano Morazzoni, Lorenzo Ornaghi, Bianca Alessandra Pinto, Marco Angelo Romano, Giorgio Rumi, Lanfranco Senn, Deyan Sudijc, Bernhard Winkler, analizzati i cinque progetti presentati, ha scelto tre raggruppamenti. Dei tre progetti finalisti sono state analizzate la proposte economiche ed è stato proclamato il vincitore, sulla base dell offerta migliore. Ci sono come simbolo forte della trasformazione tre torri; due complessi dedicati alle funzioni pubbliche (museo del design e il centro ad esso dedicato.) Il Palazzo dello sport viene conservato e trasformato in un padiglione rivolto alle fasce più giovani e più anziane della società. A completamento ci sono spazi ed edifici dedicati ai servizi, al tempo libero e alla residenza. progetto finalista gruppo Pirelli Real Estate con Vianini Lavori, Roma Ovest Costruzioni, Unicredit Real Estate progettisti: Renzo Piano, Buro Happold, Centro Studi Traffico, Michel Corajoud, Paolo Del Debbio Il disegno formalizzato è basato su tre elementi: il compatto tessuto edificato nel semiquadrato superiore, il grande e imponente parco nel semiquadrato inferiore e, infine, la torre residenziale di duecentododici metri, a pianta triangolare, sospesa su una base quasi invisibile sopra gli alberi. Il tracciamento a terra di tutto il progetto discende dal reticolo di maglie del tessuto urbano e imprime una chiarezza geometrica a tutto l intervento. La diagonale tesa tra porta Domodossola e piazza Amendola viene utilizzata come spartiacque tra aree edificate e spazi verdi, offrendo alle architetture che vi si affacciano un margine di grande privilegio. I fronti dei nuovi edifici si aprono sulla vista del grande parco; all interno di questo limite, strade di sezione più convenzionale con negozi e spazi urbani pavimentati. 31 OSSERVATORIO CONCORSI

9 32 progetto finalista gruppo Risanamento con IPI, FiatEgineering, Astaldi, Chelsfield-PLC progettisti: Norman Foster, Frank O.Gehry, Rafael Moneo, Cino Zucchi, Richard Burdett, URB.A.M. È stato configurato un complesso di torri residenziale e ricettivo. La più alta consta di sessantaquattro piani per duecentotretasette metri di altezza, a giardini pensili. Gli uffici all intorno hanno un altezza di otto piani e un piede commerciale; le residenze sono su corte aperta. Nel parco dialogano il lago ed il Padiglione concepito come Kew Garden. partecipante gruppo AIG/Lincoln Italia IMMSI progettisti: David Chipperfield, Dominique Perrault, Foreign Office Architects, Skidmore, Owings & Merrill, Michele De Lucchi, SANAA, MVRDV, Aukett + Garretti, LAND, Büro Happold LLC, Freyrie & Pestalozza Sono state distribuite una serie di macroarchitetture di forte impianto scultoreo per la maggior parte sul perimetro del lotto e un parco, più interno, come grande luogo di svago, in cui l acqua assume un importanza anche ai fini della sicurezza e della delimitazione degli spazi. Una pavimentazione definita bordo di pietra delimita l area dell intervento: si tratta di un area pubblica, dove grandi e piccole insenature, piazze urbane e strade di quartiere ritmano il susseguirsi di edifici, vetrine, ingressi di uffici e abitazioni. La soglia successiva è rappresentata da un canale, che lambisce il perimetro del parco, al centro del quale, vi sono un alta torre per uffici, accompagnata da due torri residenziali. partecipante gruppo Green-Way, formato da: Borio Mangiarotti, C.I.L.E., Costruzioni, Costruzioni Giuseppe Montagna, Delta Green, Generale Continentale, Giambelli, I.C.T. Impresa Costruzioni Angelo Torretta, Impresa Rusconi Carlo, Impresa Costruzioni Nessi & Majocchi, Mangiavacchi, P.R.P., Gruppo Paletti, Palladium Italia, Saces Costruzioni Edili, Sidecesio, Vinci-Construction Grand Project progettisti: Jean-Pierre Buffi, Michel Desvigne, Pier Luigi Nicolin, Italo Rota, Antonio Citterio, Anna Giorgi, Ermanno Ranzani Si tratta di un ordito di tracce al suolo che regolano un insediamento dal profilo contenuto, interrotto da qualche misurata torre: un parco che accoglie edifici di varie altezze e opere d arte secondo una relazione di reciproco vantaggio. L intreccio di canali organizza lo spazio in settori di verde e di acqua gerarchicamente ben definiti: giardini, stringhe boscate e campi. Un asse centrale prospettico unisce piazza Giulio Cesare al velodromo Vigorelli e al tempo stesso divide il progetto in due settori principali di insediamento. Si apre così un varco che la presenza dei padiglioni e del recinto della Fiera avevano da anni interrotto.

10 La storia Ticosa. Un caso urbano, Como La Ticosa (non quella commerciale che misura mq ed è oggetto dell asta) è un area della città delimitata a nord dall acqua del Lago (il vecchio sito della fiera), a sud da San Rocco, ad ovest dai Monti della Spina Verde ed ad est dalla linea delle mura cittadine; la sua morfologia è caratteristica perché allungata tra i monti e il vecchio tracciato del torrente Cosia, oggi strada tangenziale. Il nome Ticosa venne dato a questo comparto industriale nel 1902 all acquisizione da parte della Gillet & Fils, di questo settore dell impresa. L idea di dare avvio all industria della tintoria di servizio per l attività serica comacina e milanese nacque nel 1871 intorno allo Stabilimento Comasco per la stagionatura e l assaggio delle sete. Già nel 1863 intorno a Sant Abbondio vi era installato il tintore milanese Saba Frontini che nel 1871 cedette tutto per ristrettezze economiche. Così un numero di mercanti/imprenditori serici comaschi decise di impiantare quella che divenne la più importante fabbrica di tintostamperia italiana. La storia recente è simile a tante altre, aree industriali abbandonate dopo la crisi e lasciate nel degrado a memoria di quella che fu la cultura materiale e imprenditoriale. È di questi giorni la notizia (riporto l articolo del Il giornale del Comune di Como, 27 dicembre 2004) che si darà luogo all asta per la Ticosa. Un via libera storico, un fatto che a Como avviene ogni vent anni e che speriamo questa volta sia definitivo. Queste le parole del sindaco agli assessori che in giunta, la scorsa settimana, hanno approvato all unanimità la delibera che mette all asta l area comunale denominata Ticosa sud e che comprende il corpo a c, gli shed e la Santarella. Un via libera pesante visto che già ha avuto la condivisione di tutti i gruppi politici di maggioranza che ora dovranno approvare la proposta di consiglio ( ) Così, viene da chiedersi se dopo lunghi dibattiti, numerose linee guida e un concorso internazionale di idee, al quale parteciparono architetti di chiara fama come Enrico Mantero, Guido Canella, e Luigi Snozzi (che risulterà alla fine il vincitore del concorso), questa vicenda debba risolversi con il sistema della vendita. A questo proposito sono andato un po a ritroso nel tempo, tra le pagine dei nostri giornali, e ho trovato due articoli che voglio riportare qui di seguito per un invito alla riflessione comune: il primo, comparso sul Corriere di Como del 6 settembre 2001 di Enrico Mantero ( , allievo di Ernesto Nathan Rogers e professore fin dagli anni 60 al Politecnico di Milano) e il secondo di Michele Roda scritto sul medesimo giornale il 29 maggio Primo. In occasione della festa del patrono S. Abbondio, il vescovo monsignor Maggiolini aveva sollecitato i pubblici amministratori ad intervenire per risolvere l annoso caso del recupero dell ex Ticosa. Sull argomento interviene l architetto Enrico Mantero, uno dei tre saggi incaricati da Palazzo Cernezzi di studiare una soluzione al problema. Sembra finalmente, anche se con gerarchie minori, di essere tornati al 500, quando il Papa Sisto V, che a Roma tracciò, ponendo come caposaldo ai luoghi che divennero le sedi del potere di allora, il sedime degli obelischi ( ) Sarà, come dice il Vescovo e come peraltro penso io, altrettanto valido il cosiddetto piano Ratti che purtroppo, nell assenteismo di oggi, rimane ancora un documento di indirizzo su modalità e contenuti. È ora, salvo dichiarare che non si riconosce il ruolo pianificatore degli obelischi, di confrontarsi con progetti di carattere complessivo, che indichino con chiarezza le scelte viabilistiche, le localizzazioni di nuovi edifici e la loro definizione, come fece nei suoi contenuti il Piano regolatore di Giussani e di Catelli del 1919, prevedendo un grande parco che saliva al cimitero monumentale restituendogli il quel modo un ruolo urbano. È urgente quindi l esigenza di saper alzarsi così in alto da poter immaginare la nostra città nei prossimi cinquant anni. L articolo di Roda riporta un intervista ad un altro architetto di chiara fama, Josef Paul Kleihues ( , fu tra i sostenitori del più importante programma di rinnovamento urbano europeo, il cosiddetto IBA di Berlino) che nel 1990, invitato a Como in occasione di una mostra organizzata dall Ordine degli Architetti, rispose ad una questione con molta semplicità e chiarezza; per risolvere i problemi della città contemporanea ci vogliono più concorsi d idee e più dibattito pubblico. Conosce bene Como ( Amo questa città ). E così le parole di Josef Paul Kleihues ( La carta vincente per i grandi problemi urbanistici sono i concorsi di idee internazionali ) non sono messaggi vuoti, ma stimoli precisi per una città che si è stupita davanti alle decine di opere dì rilievo del giovane ma già affermato architetto tedesco, illustrate l altra sera alla Casa del Fascio nell ambito di un iniziativa dell Ordine degli Architetti di Como ( ) Il riscatto della capitale tedesca passa attraverso la riqualificazione dei grandi vuoti urbani. Pensi a Como, all area Ticosa (...) Anche a Berlino abbiamo molte aree inutilizzate. Alcune vengono risanate, certo. Ma in alcuni casi il lasciare la situazione come è, senza modificarla, può essere una scelta precisa: si creano dei limiti riconoscibili oltre cui la città non va. C è anche questa possibilità. Bisognerebbe parlarne (...) Sta proprio qui il problema, la discussione. Lo sviluppo dell architettura nella città passa attraverso il dialogo, il dibattito, anche la polemica se serve. A Berlino succede questo? È uno dei punti forti del nostro fare architettura. Tutti sono invitati a partecipare a riunioni e dibattiti in cui si delineano le linee di intervento. Certo diventa spesso problematico, il percorso può essere lungo e difficile. Ma è importante nell ottica di una gestione democratica della progettazione urbana. Vedo e percepisco che in Italia, a Como, questo non succede. Invece, per rilanciare una città servono concorsi di idee, anche in ambito internazionale. Como dovrebbe capirlo. Pianificare e costruire oggi la città sembra sempre più difficile, in casi come questi le questioni sono molte e a volte nemmeno tutte appartenenti alla disciplina, eppure non bisogna generare una cultura dello spaesamento e della paura di fronte a questi temi. Di crisi del piano si è discusso molto, i P. R. G. sembrano strumenti desueti e statici, (incompatibili con la velocità dei mutamenti alle quali sono soggette le aree urbane) strumenti per nulla flessibili. Rimettere al centro la questione architettonica, la costruzione della città come tema civile e allo stesso modo operativo, sembra un obiettivo ancora lontano. Vista così, questa procedura dell asta, e di una successiva proposta progettuale, in conformità al documento di inquadramento urbanistico, non sviluppa certo una cultura di fiducia nei confronti del progetto spacciandosi agli occhi del cittadino come sistema rapido e pratico per arrivare ad una soluzione (quale, economica o architettonica?). In questo modo la questione della forma della città viene rimandata, non si sa dentro quale iter-procedurale e neppure a quale altra competenza professionale, si crede di poter scegliere tutto dentro un percorso costruito da vincoli urbanistici, particolari d occasione, modi di fare del tempo contemporaneo e un mix di fondamentalismo ambientale; ma non si progetta (immagina) nessuna architettura. L invito di Mantero e Kleihues andavano in altra direzione. Francesco Fallavollita 33 OSSERVATORIO RILETTURE

11 34 Architettura e mestiere Chiara Baglione, Elisabetta Susani (a cura di) Pietro Lingeri Electa, Milano, 2004 pp. 406, 93,00 Il libro, risultato di un approfondito studio degli archivi, offre, in una veste editoriale molto curata, con materiali iconografici inediti di grande qualità, una serie di contributi utili alla interpretazione del lavoro di Pietro Lingeri, uno dei protagonisti della vicenda architettonica italiana del 900. A partire dall ineludibile accostamento a Giuseppe Terragni, il libro tende infatti, in maniera critica, a distinguere l opera di Lingeri, cercando anche di chiarire il complesso rapporto professionale tra i due architetti. Esso è quindi anche un contributo allo studio di un importante periodo dell architettura italiana, fra gli anni 20 e 40, in cui Lingeri giocò un ruolo particolare nell ambito di quella tensione ideologica verso il moderno che generava relazioni e divergenze, anche profonde, fra razionalisti comaschi e milanesi. Ma il merito forse più importante del libro è quello di consegnare ad uno spazio critico il complesso dell opera di Lingeri, compresa tutta la sua lunga e molto prolifica attività dal 1945 in poi. Qui si vede come il suo lavoro, anche di natura strettamente professionale, abbia evidenti rapporti con le vicende precedenti, contribuendo a costruire una città che ha una diretta relazione con l esperienza moderna fra le due guerre. Le famose cinque case milanesi di Lingeri e Terragni ed i meno noti condomini di Lingeri degli anni 50 e 60 appaiono allora come parti della stessa drature, e spaziale (campo-controcampo, ecc.); l avvento del sonoro quale ulteriore elemento compositivo, ad esempio ne L angelo azzurro di Josef von Sternberg; il piano sequenza, la profondità di campo e il flashback in Quarto potere di Orson Welles o nei film di William Wyler; il sogno del film in una sola inquadratura, senza stacchi realizzato da Alfred Hitchcock con Nodo alla gola (The Rope) nel 1948; l invenzione delle inquadrature di raccordo, delle dissolvenze incrociate, del montaggio shock, del montaggio frammentato, la negazione del raccordo in Jean-Luc Godard, sino al montaggio virtuale nel 1990 permesso dall invenzione delle tecniche digitali. La seconda parte è composta da schede dedicate a tecniche, docucittà, risultato di un lavoro collettivo a cui hanno partecipato le figure più diverse. La sistematizzazione e lo studio degli archivi professionali hanno dunque anche il compito di riuscire a far cogliere il valore di manufatto architettonico della città, costruita da monumenti e da capolavori, ma anche da case che si confondono nella forma urbana. In questo senso l assenza di intellettualismo, la pragmaticità, la propensione all impegno concreto dell architetto lariano determinano una prosa come dice Massimiliano Savorra nel suo saggio sull attività di Lingeri a Milano negli anni Cinquanta che consente di definire il ritratto più sincero di un professionista e del suo mondo, fatto di ricerca di regole e di rigorosa centralità del mestiere. Maurizio Carones Il cosa e il come del progetto Alberto Ferrari Le azioni del progetto Tre Lune Edizioni, Mantova, 2003 pp. 90, 15,00 Ogni come è sostenuto da un che cosa, scrive Mies van der Rohe nel Con questa epigrafe si apre il volume che Alberto Ferrari dedica al progetto e al suo iter. Partendo dall identificazione dei quattro Elementi dell architettura operata da Gottfried Semper nella metà del XIX secolo, e se- condo l autore tutt ora valida il terrapieno, elemento di separazione/contatto con il luogo, il recinto, il tetto e il focolare, vengono definite le questioni con cui qualunque progettista si deve confrontare affrontando un tema progettuale. In particolare i temi analizzati riguardano il rapporto con il luogo, l organizzazione degli spazi del progetto, la loro connessione, suddivisione, aggregazione, ecc., la riconoscibilità del progetto nel contesto e le questioni costruttive, queste più facilmente riferibili al pensiero semperiano: il sorreggere, il recintare/proteggere, il coprire, e, in ultimo, il filtrare, nel senso del costruire i rapporti con l esterno. Per ognuno di questi temi Alberto Ferrari, dopo un breve approccio teorico che definisce il problema da un punto di vista generale, sceglie di utilizzare esempi reali, desunti dall architettura del XX secolo in rapporto ai suoi esiti riferiti all architettura contemporanea, per chiarire il tema. In questo modo ai progetti di Mies van der Rohe vengono affiancati quelli Foster oppure di Siza o ancora di Eisenman, con un fine prettamente documentario. Il libro che nasce con un intento didattico, essendo il risultato di una serie di lezioni tenute nell ambito di un Laboratorio di Progettazione dell Architettura, è rivolto a tutti coloro che intendono affrontare il progetto cercando, ogni volta, di applicare un metodo razionale che permetta innanzitutto di scoprire il cosa per arrivare a rappresentarlo coerentemente con un appropriato come. Martina Landsberger Il montaggio cinematografico Vincent Pinel Il montaggio. Lo spazio e il tempo del film Strumenti Cahiers du Cinema, Lindau, Torino, 2004 pp. 96, 12,80 Un agile documento, tutt altro che un manuale, parte di una collana dedicata agli elementi fondamentali che compongono il linguaggio cinematografico, ci informa di composizione, spazio, tempo, movimento e dell architettura formale di un film osservando la disposizione delle immagini e dei suoni nell arte che ha influenzato in maniera determinante il nostro modo di vedere. La prima parte racconta l evoluzione dell idea del montaggio: dal cinema composto da scene (tableau), all introduzione della rivoluzionaria nozione di inquadratura, sino alla definizione di qualcosa che gli spettatori all epoca degli esordi non sarebbero stati capaci di percepire: il montaggio, elaborato per la prima volta da Griffith come scrittura narrativa, un vero e proprio attraversamento dello specchio che delinea allo spettatore la geografia di un luogo immaginario. Seguono il virtuosismo compositivo di Ejzenstejn e del cinema sovietico degli anni Venti; l invenzione di una nuova concezione temporale, con la creazione di sequenze, ellissi, flashback, tagli o raccordi tra inqua-

12 menti, analisi di sequenze e altro spiegati citando frammenti e sequenze dei film più significativi. Vittorio Prina Nuova Enciclopedia dell Arte AA.VV., Epigeo (a cura di) Enciclopedia dell Arte Zanichelli Zanichelli, Bologna, 2004 pp. 1216, 53,80 (con Cd-Rom) Nelle premesse alla nuova Enciclopedia dell Arte Zanichelli, è riportata una citazione di Kandinskij, da Lo spirituale nell arte, in cui si preconizza la stimolante forza profetica con cui l arte può esercitare un influenza ampia e profonda sulla propria epoca. Assistiamo oggi ad un vero risveglio di interesse del pubblico globale nei confronti delle espressioni artistiche, sia che si tratti di opere conservate all interno di tradizionali musei o di avveniristiche installazioni espositive, sia che si tratti di nuove architetture o addirittura di episodi di rinnovamento urbano. Il panorama mondiale dell arte si presenta variegato di proposte e di nuove suggestioni. Accanto a nomi di fama consolidata si affacciano alla ribalta artistica nuove personalità, nuovi gruppi e tendenze. L eclettismo dei linguaggi e l eterogeneità dei registri espressivi spesso non rendono facile una collocazione degli esponenti in movimenti configurati. Nasce la necessità di strumenti che conducano verso l individuazione di nuovi fenomeni artistici e che aiutino la loro comprensione. All interno di questo scenario, il recente volume enciclopedico si pone come un mezzo d investigazione che spazia nella Storia dell Arte, dalle incisioni rupestri alle ultime tendenze, con un repertorio di oltre 9500 voci sui personaggi, le tecniche e i generi artistici. Oltre alla documentazione sui grandi artisti di ogni epoca, particolare attenzione è stata data ai giovani talenti italiani e stranieri, ai quali i curatori hanno riservato una apposita ricerca, talvolta inedita. L Enciclopedia è corredata anche da un Cd Rom contenente l intero testo. Attraverso il potente motore di ricerca, è possibile svolgere indagini su autori, movimenti, luoghi e periodi storici. Tramite una raccolta di collegamenti internet a siti di musei, gallerie e fondazioni, si può realizzare il continuo aggiornamento del patrimonio di informazioni e di immagini già raccolto nel complesso volume. Manuela Oglialoro Figure del Tempo Marc Augè Rovine e macerie. Il senso del tempo Bollati Boringhieri, Torino, 2004 pp. 140, 9,50 In un percorso attraverso vari siti del mondo dalla Costa d Avorio alla Cambogia, dall Acropoli d Atene al muro di Berlino l antropologo Marc Augé esplora il senso del tempo e le sue immagini, consegnando un epocale affresco della memoria. L opera è anche una riflessione sull etnologia, di cui il viaggio è insieme condizione e metafora. Con una scrittura che si libra tra assonanze di materiali eterogenei, l autore rievoca luoghi emotivi, letterari e reali in una suggestiva composizione riecheggiando le diverse dimensioni della temporalità di cui è intessuta l esistenza umana, tesa tra speranza, ricordo ed oblio. La surmodernità è dipinta come un epoca violenta, senza passato né futuro, dove il tempo è schiacciato nella dimensione del presente. Qui non si producono più rovine, non se ne ha il tempo, ma solo macerie: detriti da rimuovere per riedificare. L architettura attuale non mira all eternità, ma ad un presente invalicabile costituito da uno spazio senza storia, come testimonia l uniformità generica dei nonluoghi, che annulla diversità geografiche e culturali. A fianco a questi paesaggi consegnati all istantaneità della messa al presente trapela il fascino dei cantieri, che Augè coglie nel loro carattere poetico : essi esprimono la presenza di un tempo perduto e al contempo l imminenza incerta di quanto può accadere. La loro incompiutezza trattiene una promessa che si sottrae all evidenza del già qui. Le rovine, invece, suscitano la sensazione di una distanza fra un senso passato scomparso e una percezione attuale incompleta. Nella loro funzionalità perduta, ci parlano di un assenza. La percezione di questo scarto è la percezione stessa del tempo : un tempo puro, non databile, fuori dalla storia, che l arte talvolta riesce a ritrovare. Il tempo puro permette di sfuggire al tempo che passa, il tempo impuro della storia, ma è la storia che si deve vivere. E se l umanità non è in rovina, ma in cantiere, benché tutto aiuti a far credere che la storia sia finita, è necessario ritrovare il tempo per credere alla storia. Questa è forse la vocazione pedagogica delle rovine. Irina Casali Percorsi di un progetto AA.VV. La costruzione di un progetto. Concorso internazionale Giardini di Porta Nuova a Milano Alinea, Firenze, 2004 pp. 142, 20,00 A qualche mese di distanza dall esito del concorso Giardini di Porta Nuova e dalla proclamazione degli Inside Outside quali vincitori, uno dei gruppi finalisti quello coordinato da Giancarlo De Carlo ha voluto racchiudere in una pubblicazione il racconto della propria esperienza progettuale. Dopo un cinquantennio di dibattiti e proposte, il contesto urbano coinvolto si appresta ora ad essere trasformato dal Palazzo della Regione di Pei/Cobb, dalla Città della Moda di Pelli/Hines e, appunto, dal parco Biblioteca degli alberi di Inside Outside. Assegnati gli incarichi, resta tuttavia una traccia della riflessione, della ricerca e della tensione creativa dell équipe multidisciplinare che ha visto affiancarsi a De Carlo critici, architetti, ingegneri, associazioni e comitati di quartiere. Schizzi, disegni, foto dei partecipanti, accompagnati dai resoconti scritti degli incontri, 35 OSSERVATORIO LIBRI

13 36 formano una sorta di diario informale delle fasi del lavoro svolto. In contrapposizione alle suggestive, sintetiche presentazioni dei progetti finiti, questo libro ha il merito di calarsi in quella complessità di ipotesi che precedono l ultima soluzione. Se in un parco contemporaneo contano certamente l immagine e l occasione di ridisegnare in modo inedito una parte di città, sono altrettanto rilevanti nell ottica progettuale da sempre adottata da De Carlo nelle sue opere temi quali la partecipazione degli abitanti, la trasformazione graduale dei luoghi, la lettura delle potenzialità dei contesti locali. In questo senso il libro arricchisce le conoscenze e il dibattito sull area Garibaldi-Repubblica e su quelle limitrofe, come il quartiere Isola. Inoltre costituisce forse un prezioso contributo per la conservazione della cosiddetta Stecca degli Artigiani, giovane e attivo condensatore di eventi sociali e artistici. Mina Fiore Mantova in tasca Cecilia Gibellini (a cura di) Mantova Skira, Milano, 2004 pp. 156, 15,00 La guida Skira per Mantova realizza quel che promette nella nota introduttiva guida alla guida: di rendere accattivante il linguaggio degli specialisti e di integrare informazione scritta rigorosa a supporti grafici e visivi accattivanti, di essere quindi una guida per turisti non distratti ma curiosi e in cerca di profondità, che amano preventivare e proseguire il viaggio nella lettura casalinga oltre che trovare un cicerone scritto veloce e comprensibile nell illustrare la visita diretta. Un opportuno schema cronologico iniziale introduce all evoluzione storica degli eventi urbanistici fondamentali dagli albori ad oggi. Tre itinerari fisici da porta (urbana) a porta colgono di Mantova i fatti architettonici salienti nella trama del tessuto viario e delle sue opere cosiddette minori. Quattro itinerari tematici (forse impropriamente chiamati tematici) illustrano gli eventi architettonici speciali: Palazzo Ducale, il sistema delle piazze centrali con i cosiddetti luoghi del potere, palazzo Te, i dintorni con ville, chiese, conventi e cascine (non ho trovato la corte Virgiliana di Pietole), abitati di rilievo come S. Benedetto Po e Sabbioneta. Una cartina di tali dintorni da visitare, assieme a quelle opportunamente inserite degli itinerari centrourbani, avrebbe completato il quadro. Il tutto in un formato pratico, quasi tascabile, facile da consultare e da conservare in serie insieme ai libri di casa, con intelligenti richiami e approfondimenti, durante il viaggio fisico simulato, a personaggi, eventi e fatti edilizi mantovani, vere e proprie finestre intellettuali aperte nel viaggio. Un testo da usare, che stuzzica ad ulteriori viaggi culturali nell argomento mantovano. La novità grafica è nelle assonometrie dei complessi monumentali (privilegiando la visione da fuori e dall alto) in qualche caso accompagnate da parziali piante di supporto. Da architetto mi dispiace sempre la scomparsa delle piantine tradizionali ai vari piani (in bianco e nero o in bianco e rosso) degli edifici principali (quelle, per intendersi, che corredano le guide rosse T.C.I) e il dimensionamento in piccolo comprendo: fatale di alcune fotografie e degli schemi urbani per soglie storiche. Il mio personale desiderio sarebbe di trovare, proprio in questo tipo di guide per tutti, anche una piccola e sintetica antologia letteraria dei luoghi visitati (le migliori descrizioni-narrazioni dei poeti e romanzieri) ma forse questo richiede un lavoro a sé. Giovanni Iacometti Lo sguardo di Moneo Rafael Moneo La solitudine degli edifici e altri scritti. Volume II, Sugli architetti e il loro lavoro Allemandi, Torino, 2004 pp. 194, 20,00 Ad alcuni anni dal precedente è stato pubblicato il secondo dei due volumi che raccolgono parte dell attività teorica che Rafael Moneo ha sempre accostato all opera di progettista. I due volumi, curati da Andrea Casiraghi e Daniele Vitale, oltre a presentare testi inediti in italiano e difficili da reperire in spagnolo e inglese, restituiscono la dimensione teorica del lavoro di Moneo e ne rivelano la capacità critica nei confronti dell architettura. Questa attitudine critica si costruisce su una straordinaria natura di osservatore; una curiosità inquieta che porta Moneo a confrontarsi con mondi figurativi differenti con la stessa tensione a ritrovare al di là delle forme il senso profondo di un edificio. Gli edifici, citati nel titolo del libro, sono infatti l oggetto che Moneo osserva, descrive, analizza fino a svelarne meccanismi nascosti. L attività critica non rappresenta dunque una strada differente da quella di progettista ne è anzi l alimento. Il primo volume raccoglieva scritti legati alla formazione e all insegnamento nelle università spagnole e indagava questioni generali: il tipo, il rapporto con gli edifici antichi. In questo secondo volume che raccoglie scritti recenti, legati alla fortuna internazionale del lavoro di Moneo e all insegnamento presso l Università di Harvard, oggetto dell osservazione sono invece opere di architetti contemporanei, sovente americani. Il rapporto tra America e Europa, visto attraverso le figure di Aldo Rossi, Eisenman, Pei, Gehry, Venturi, è dunque lo sfondo di questi testi. Rafael Moneo racconta di guardare le architetture ad occhi socchiusi. Come se questo modo di guardare, che sfuma i contorni e riduce le forme a figure essenziali, permettesse allo sguardo di ritrovare la distanza necessaria per diventare affilato, analitico, critico. Il ruolo centrale attribuito alla critica nella costruzione di un punto di vista sull architettura è forse la ragione dell intensità di questo libro. Angelo Lorenzi 4 opere di Brauen & Walchli AA.VV. Ueli Brauen & Doris Walchli Editions Virages, Neuchâtel, 2004 pp. 64, 15,00 L Associazione Archivio Cattaneo (via Regina Cernobbio, Como; tel /513960) aveva in corso, alla fine del mese di dicembre, la mostra dedicata agli architetti svizzeri Ueli Brauen e Doris Walchli. Il libro ne è il catalogo e riporta una prefazione di controcopertina di Damiano Cattaneo (presidente dell Associazione intitolata al padre Cesare); un altra in francese di Luca Merlini (ticinese, progettista a Losanna e docente a Parigi).

14 Più avanti compaiono il saggio di Christoph Allespach (docente di storia e teoria dell architettura a Zurigo) e, in fondo, l altro saggio, in tedesco, di Peter Mc Cleary (ingegnere scozzese, docente all Università della Pennsylvania, in Usa). Le opere presentate su più pagine sono quattro, ciascuna con un testo descrittivo di Nadia Maillard e illustrate da numerose foto di insieme e di dettaglio e da piante, prospetti e sezioni, ridisegnati con efficace essenzialità. Si tratta di un parcheggio interrato a Losanna (2002); dell ambasciata svizzera a La Paz, in Bolivia (2003); della casa dei Parlamenti di Ginevra, realizzata nel 2002, quale sede del Raggruppamento mondiale dei parlamenti nazionali, formatasi nel 1899; infine, del complesso sportivo di Sainte Croix (2003). In fondo, sedici foto e un elenco citano su due pagine altre opere e progetti. Questo elegante, vario e corretto repertorio di opere, cospicuo certamente per una coppia di giovani progettisti, è esemplificativo di un metodo creativo saldamente impostato sulla razionalità propositiva (da qui l interesse dimostrato verso di loro dall Archivio Cesare Cattaneo architetto comasco affermatosi nel primo dopoguerra), ma che si confronta con il linguaggio, gli strumenti della cultura e della tecnica contemporanee. In più le realizzazioni esprimono quell attenzione sicuramente elvetica verso la proposta di innovazione e di modernità, che consente un controllo del paesaggio costruito, attraverso interventi e manutenzioni rispettosi del passato, ma che non rendono subordinato, bensì evidente, il segno dell attualità. Roberto Gamba Ri-Omaggio a Terragni Omaggio a Terragni L architettura cronache e storia n. 153 Mancosu, Roma, 2005 pp. 280, 20,00 Omaggio a Terragni è il titolo del numero 153 della rivista L architettura cronaca e storia del 1968; l elegante copertina di M. Nizzoli e G. M. Oliveri in tono classico-monumentale riporta il titolo, in continuo, scritto in lettere nere stile-romano in campo bianco candido; si apre con l editoriale di Zevi, L héritage di Terragni (Eredità di Terragni), che espone le motivazioni di questo lavoro tutto dedicato alla figura dell architetto comasco. Scrive Zevi: L idea di curare un oeuvre complète di Giuseppe Terragni nacque nel 1953 per iniziativa del fratello Attilio. Non era pensabile, in effetti, che la figura emergente del razionalismo italiano, l unica di rilievo internazionale tra le due guerre, restasse affidata a sporadici saggi, al libretto di Mario Labò pubblicato nel 1947 ed ai capitoli di alcune storie dell architettura moderna. Perciò ci mettemmo subito al lavoro. C è proprio tutto in questo numero, apparentemente storico ma attuale, della rivista che l editore Mancosu di Roma ha deciso di ridare alle stampe. Il materiale riguardante i progetti, composto in successione, è completo di foto, disegni geometrici, schizzi, testimonianze, selezioni critiche e ricordi di P. M. Bardi, P. Bottoni, L. Figini, Le Corbusier, P. Lingeri, G. Pagano, G. Ponti, M. Radice, A. Sartoris, L. Zoccoli, insomma una vera prova preparatoria di lavoro monografico. Penso a questa ripubblicazione come ad un operazione documentaria molto ricca e di valore pedagogico interessante, soprattutto per i giovani architetti e gli studenti che possono confrontare così testi nuovi con quelli pubblicati ormai cinquant anni fa. Inoltre questa pubblicazione diventa uno strumento utile sia per lo studio dell architettura che per il dibattito; vivo solo se vi è il ricordo e il faticoso lavoro di trasmissibilità. Francesco Fallavollita L architettura litica Alfonso Acocella L architettura di pietra. Antichi e nuovi magisteri costruttivi Alinea-Lucense, Firenze, 2004 pp. 624, 120,00 Agosto 1999 settembre 2004, data d inizio e di fine lavori ; immagini pubblicate tra fotografie (in gran parte inedite, a cura dell autore) e disegni realizzati appositamente; 624 pagine complessive; questi sono solo alcuni dati che dovrebbero servire per farsi un idea della dimensione dell opera. L autore, Alfonso Acocella, ordinario di Tecnologia dell architettura presso la Facoltà di Architettura dell Ateneo di Ferrara, non è nuovo ad imprese del genere: basta citare L architettura del mattone faccia a vista (1989) o L architettura dei Luoghi (1992), due volumi realizzati per le Edizioni Laterconsult di Roma, rispettivamente di 440 e 584 pagine e con oltre 700 immagini ognuno che, credo, possono considerarsi come antenati della sua ultima fatica letteraria. Ma, a parte la mole, quello che colpisce maggiormente è la dichiarazione di voler tentare di costituire una nuova architettura per questo tipo di volumi: Nuova nella individuazione e nella strutturazione dei contenuti, nuova nello sguardo portato sul tema attraverso i diversi apparati iconografici, nuova nell articolazione e gerarchizzazione dei livelli di informazione e nella progettazione grafica e nella comunicazione del tema. Dunque, non si tratta più di un semplice trattato o manuale e neanche di un libro di storia o di critica d architettura, ma di un opera a cavallo dei vari generi, che coglie gli aspetti più importanti di ogni singola famiglia facendoli interagire tra di loro. Sicuramente i promotori dell opera, l autore e la Lucense di Lucca, devono aver pensato (almeno per un attimo, in questi cinque anni) anche di realizzare un prodotto interattivo e multimediale, ossia un Cd, meno costoso e più veloce da fare, ma troppo spesso, spacciato come il vero prodotto moderno. In realtà occorre distinguere tra essere alla moda ed essere moderni. Il volume di Acocella è moderno, nel senso che rigetta vecchi schemi è proprio il caso di dirlo, visto che da almeno un secolo non si realizzano più trattati di architettura e ne propone uno nuovo contemporaneo. Inoltre, il libro prosegue con un blog sul sito dove si possono trovare post scriptum inediti, recensioni già pubblicate, commenti dei lettori, ecc. I capitoli sono: Gli Inizi, Muri, Colonne, Architravi, Archi, Superfici, Coperture, Suolo e Materia. L autore ne propone una lettura trasversale individuando tre ambiti tematici: i fondamenti (le basi progettuali), i modi (la tecnica, le prassi esecutive) e le opere contemporanee (gli esempi). Infine, come succede per opere di questo genere, ogni lettore può divertirsi a stabilire un proprio percorso, a scegliere il capitolo più assonnante al modo di progettare, a cercare gli esclusi (personalmente ho trovato poco Schinkel) o quell opera che ci sembra non meriti la pubblicazione, ecc., ma la prima cosa da fare è acquistare il volume o, ancora meglio, farselo regalare. Igor Maglica 37 OSSERVATORIO LIBRI

15 a cura di Sonia Milone 38 L elogio dell imperfezione Gaetano Pesce. Il rumore del tempo Milano, Palazzo della Triennale viale Alemagna 6 22 gennaio 18 aprile 2005 Bello e dannato, apolide e visionario, Gaetano Pesce sfugge a ogni classificazione o ismo. Il suo lavoro è denso come la pece delle sue pareti, a volte gioioso, altre tortuoso, di certo mai banale né ripetitivo. L antologica che la Triennale di Milano gli ha dedicato, curata da Silvana Annicchiarico, rende pieno merito alla sua complessità e, soprattutto, ha il merito di fare piazza pulita dell equivoco secondo cui Pesce sarebbe da considerarsi soprattutto come un fantasioso decoratore o un improvvisatore di paradossali progettazioni. La mostra non cristallizza risposte, ma, al contrario, sollecita domande e apre questioni. Il transito e l imperfezione, innanzitutto. In un tragitto che va da A a B, Pesce non è interessato specificamente né dal punto di partenza (A) né da quello d arrivo (B), quanto piuttosto da tutto ciò che sta nel mezzo. Da ciò che avviene nel mezzo. Da ciò che nel passaggio si trasforma, si muta, trascolora afferma Silvana Annicchiarico. Lì, dove le cose si danno nella loro mutevolezza, nella loro congenita instabilità, lì interviene Pesce. Lui ama lavorare sulla confusione, sulla contaminazione, sulla mutazione. Non sulla stasi, non sull immobilità, non sull identità chiara e definita. Ecco allora che anche la mostra, nonostante gli inevitabili vincoli espositivi, è progettata dallo stesso Pesce per raccontare storie diverse, con linguaggi eterogenei: il design, l arte, l architettura, la rappresentazione, la tecnologia, i materiali. La mostra assume forme mutevoli anche per la rotazione dei curatori, a Silvana Annicchiarico seguirà ogni 15 giorni un personaggio riconosciuto, a volte dei veri e propri outsiders come Billy Costacurta o Elisabetta Canalis, che sceglierà di mostrare alcune opere e nasconderne altre. La mostra sarà pertanto composta da opere visibili e invisibili e cambierà la sua rappresentazione a seconda dell occhio del curatore temporaneo. Il percorso si snoda in 9 capitoli, ognuno dei quali mette a fuoco temi e questioni che, a partire da aspetti specifici dell opera di Pesce, si allargano prospetticamente fino a coinvolgere nodi centrali nel dibattito contemporaneo sulla cultura del progetto. Ogni stanza della mostra viene presentata attraverso riflessioni e dichiarazioni dello stesso Gaetano Pesce: la personalizzazione della serie, dell espressività: fra figurativismo e astrattismo, il canone della bellezza e il malfatto, nuovi materiali, nuove tecniche e nuovi linguaggi, il femminino come motore del progetto, design come espressione politica, design come dimensione religiosa e il rumore del tempo, un allestimento inedito realizzato per la mostra dove Pesce mette in scena una concezione autobiografica del tempo: irregolare, relativo, luminoso. Alba Cappellieri Fotografie decentrate Racconti dal paesaggio A vent anni da Viaggio in Italia Cinisello Balsamo, Museo di Fotografia Contemporanea via Frova novembre febbraio 2005 Già il titolo annuncia una doppia esposizione. Questa mostra è infatti sovrapposizione di due sguardi: quello di una generazione di fotografi che, guidati da Luigi Ghirri, vent anni fa esposero le loro riflessioni sul paesaggio italiano; quello odierno che si posa sulle immagini di allora e si interroga sulla nozione stessa di paesaggio e sul cambiamento dei luoghi e della loro percezione. Vengono riproposte le 86 fotografie inserite nel catalogo della mostra del 1984, suddivise, come quella volta, in 10 sezioni o tappe di un viaggio fisico e mentale: A perdita d occhio, Lungomare, Margini, Del Luogo, Capolinea, Centrocittà, Sulla soglia, Nessuno in particolare, Si chiude al tramonto, L O di Giotto. Strade, piazze, interni domestici, dove non accade nulla, spazi della quiete dove ciò che si muove in virtù del potere dell analogia in cui Ghirri credeva è solo il pensiero. Se negli anni 80 questa sensibilità verso l ordinario era inedita, oggi che periferie, spazi interstiziali, fabbriche dismesse, tutto è diventato paesaggio, essa costituisce per molti un metodo di conoscenza. La mostra è anche l occasione per visitare un nuovo museo pubblico, progettato dal Comune di Cinisello e dalla Provincia di Milano, con il contributo della Regione Lombardia e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Realizzato all interno della seicentesca Villa Ghirlanda, adiacente a interessanti trasformazioni urbane (la piazza risistemata da Perrault e la futura nuova fermata della metropolitana 1), questo non è solo un polo espositivo, ma anche di archiviazione, restauro, digitalizzazione e divulgazione della fotografia. All attività espositiva si affianca allora quella di ricerca, come testimonia la mostra in corso, accompagnata da un video di interviste agli autori, da workshop didattici e da un catalogo con interventi di tutti i fotografi e stimolanti saggi critici. Mina Fiore Una finestra sull anima Paesaggi. Pretesti dell anima. Visioni ed interpretazioni della natura nell arte italiana dell Ottocento Pavia, Castello Visconteo viale XI Febbraio novembre aprile 2005 La mostra promossa dal Comune di Pavia, curata da Carlo Sisi (curatore anche del catalogo edito da Skira) e allestita da Michelangelo Lupo nelle sale del Castello Visconteo completa l itinerario ottocentesco iniziato con l allestimento della Quadreria dell Ottocento e della Collezione Morone. Il percorso della mostra è suddiviso in sei sezioni: prende avvio da Sguardi ove il tema della finestra ritaglia una porzione di paesaggio con lo stesso nitore geometrico della cornice di un quadro (Sisi) e prosegue con Paesaggi del mito e della letteratura dominato dalla passione letteraria, Stati d animo che traspaiono nella pittura di paesaggio, Impressioni e Le opere e i giorni ove panorami solen-

16 ni fanno da sfondo alle quotidiane fatiche, La città nel paesaggio, il paesaggio nella città che mostra l armoniosa convivenza di natura e di insediamenti urbani. Protagonisti della mostra sono autori come Telemaco Signorini, Federico Zandomeneghi, Giovanni Fattori, Giuseppe Pelizza da Volpedo ed altri, ma le opere più interessanti sono Dopo il diluvio di Filippo Palizzi: un arca arenata sullo sfondo e il primo piano animato da una congerie di animali in movimento che corrono a riprodursi; un metafisico La Sacra di San Michele di Giuseppe Pietro Bagetti che delinea un irreale abbazia posta sulla sommità di una roccia come un isola tra le nebbie; i due stupendi Il ponte di diga Masetti e La massicciata della diga Mantova di Domenico Pesenti, dal taglio estremamente verticale dominati dall ampia superficie di cielo che corona due manufatti architettonici, nel primo uno scorcio di un ponte metallico posto lateralmente che lascia spazio alla città accennata sullo sfondo e nel secondo il primo piano di una massicciata in costruzione con folla assiepata sullo sfondo. Vittorio Prina Il fiume della modernità Monet, la Senna, le ninfee. Il grande fiume e il nuovo secolo Brescia, Museo di Santa Giulia via Musei ottobre aprile 2005 La Senna, musa ispiratrice di molti artisti dell Impressionismo, scorre fino a Brescia e porta la provincia lombarda al ruolo di importante polo espositivo italiano e internazionale. Prorogata fino al 2 aprile, la mostra ripercorre, seguendo il corso del fiume, la storia di una delle più intense avventure dell arte, in un ondeggiare continuo fra pittura e paesaggio francese. Si affacciano così dalle rivepareti del Museo di Santa Giulia i paesaggi di Le Havre, sulla costa normanna, alla foce del fiume, dove Monet compie i propri esordi pittorici; la foresta di Fontainebleau, di cui già Corot e Daubigny avevano scoperto l incanto e anticipato la trasfigurazione della natura in un architettura di luce; le rive parigine, dipinte in compagnia di Renoir, Sisley, Pissarro e Caillebotte; Argenteuil, ex territorio agricolo collegato alla capitale dalla nuova ferrovia e meta delle scampagnate della borghesia cittadina; le vedute di Vetheuil, piccolo villaggio poco più a nord, che offre invece la contemplazione di una natura incontaminata; e infine Giverny, dove Monet si trasferisce nel A bordo del suo bateau-atelier (acquistato nel 1872 quando non gli basterà più dipingere la Senna guardandola da lontano, ma gli sarà necessario starvi dentro, in mezzo, e da qui dilatare lo spazio in tutte le direzioni), trasportato lungo mille anse e canali, Monet è un nomade delle acque alla ricerca perenne della luce che svela le forme attraverso i colori Il percorso espositivo è dunque un viaggio che inizia dal mare, prosegue lungo il fiume e termina nello stagno delle ninfee che Monet costruì a Giverny deviando persino un ramo dell Epte, piccolo affluente della Senna. Ossessione che lo accompagnerà dal 1897 fino alla morte (1926), le ninfee (fiori dell acqua e della luce, che si aprono al mattino e si chiudono la sera), antinaturalistiche e informali, schiudono nuove albe, nuove stupefacenti visioni, assurgendo a simbolo del tramonto del grande ciclo della pittura naturalistica occidentale e inaugurando i nuovi orizzonti della modernità a-prospettica. In un susseguirsi di paesaggi continuamente cangianti a seconda dell ora e della stagione, riflessi nelle acque specchianti della Senna, si può seguire Monet in tutte le sue peregrinazioni, in tutti i suoi luoghi, in tutti i suoi cicli pittorici, ma alla fine lo si troverà sempre intento a navigare fra flussi di verde e inondazioni di luce, nel segreto di una delle più geniali e poetiche interpretazioni del colore che artista abbia mai fatto. Senza Monet, oggi, ci sentiremmo tutti un po più miopi. Sonia Milone Una scuola per il futuro Vchutemas: le origini dell avanguardia russa. Progetti di architettura dalla collezione del Museo Marchi Firenze, Archivio di Stato viale Giovine Italia 6 22 gennaio 22 febbraio 2005 Presentata a Firenze, grazie al sostegno della Fondazione Romualdo Del Bianco, la prima mostra dedicata alla Facoltà di Architettura del Vchutemas (Laboratori Artistico-tecnici della Russia), istituto affine per attività, obiettivi e ideali al Bauhaus tedesco: nati dalla rivoluzione sociale, generatori della nuova estetica e vittime del totalitarismo, le due scuole furono proprio quel crogiuolo dove si forgiava la Nuova Architettura scrive il prof. Aleksandr P. Kudryavtsev, presidente dell Istituto di Architettura di Mosca. Ma mentre il patrimonio del Bauhaus è stato accuratamente studiato e conservato, le conoscenze sul Vchutemas sono incomplete: le testimonianze fin ora raccolte si devono all impegno dell Istituto di Architettura di Mosca Marchi, erede di questa scuola, che in quindici anni è riuscito comunque a formare una notevole collezione di materiali di studio e progetti dei professori e studenti della scuola. Una mostra dunque che colma un vuoto importante e illumina su aspetti inediti di quel fenomeno straordinario che è stato l avanguardia architettonica russa degli anni Venti e Trenta che, insieme al razionalismo francese e al funzionalismo tedesco ed olandese, ha costituito un punto di svolta nella storia dell architettura mondiale. Architettura o rivoluzione, riflette Le Corbusier. Architettura al servizio della Rivoluzione, Architettura condensatore sociale dell epoca, affermano i costruttivisti sovietici, parole che il prof. Aleksandr P. Kudryavtsev sottolinea nel catalogo. La mostra mette bene in luce come il clima di quegli anni animi anche la scuola e si esprima nel fortissimo desiderio di penetrare in tutte le sfere sociali traducendo in forme architettoniche le idee utopiche sul mondo reale e sulle nuove forme di vita. L esposizione sottolinea anche le polemiche sorte all interno del Vchutemas e il ruolo che essa ebbe partecipando a mostre nazionali ed estere. Elda Curiotto 39 OSSERVATORIO MOSTRE E SEMINARI

17 40 Piero Portaluppi nelle valli dell Ossola Luciano Bolzoni Probabilmente l architetto cittadino che più ha contribuito a modificare l assetto territoriale di un area alpina è stato il milanese Piero Portaluppi, mediante i progetti elaborati per le valli dell Ossola. La trasformazione del territorio ossolano è dovuta sostanzialmente alle strategie industriali di Ettore Conti che realizzerà le più imponenti opere impiantistiche di sfruttamento delle risorse idrauliche dell area, chiamando il giovane Portaluppi a progettare le parti terminali di tali impianti, le centrali a valle. Le strategie dell illuminato Conti prevedono dapprima lo sfruttamento delle risorse del Brembo, per poi spostarsi con la nuova azienda, la Società Anonima Imprese Elettriche Conti, su altri territori vergini, come appunto l area di Domodossola; nel 1906 Conti progetterà di sfruttare i bacini del Toce e del Devero e nel 1909 nasce il primo impianto, la centrale di Foppiano. La prima centrale affidata alla progettazione di Portaluppi è quella di Verampio nel comune di Crodo, che entrò in servizio nel Il formato architettonico di quest ultima deriva direttamente dagli accordi tra l architetto milanese ed Ettore Conti, che in tema di architettura aveva le idee estremamente chiare. L imprenditore chiedeva al progettista di utilizzare materiali locali e al tempo stesso di interpretare lo spirito e la dignità della valle con un edificio che fosse il più vicino possibile alla vitalità della valle stessa. Seguirà una lunga serie di centrali elettriche: Crego, Valdo, Sottofrua, Crevola, Cadarese, e il progetto per quella di Ponte a cui si aggiungono le relative opere a supporto, come i fabbricati accessori, lo studio della conformazione dei giardini e le abitazioni per il personale e gli uffici. Oltre alle opere legate alla società di Conti, lo stesso Portaluppi progetterà alcuni singolari episodi di architettura montana come la villa per otto coppie, l albergo Formazza, il Wagristoratore al Passo San Giacomo e le quattro baite rappresentanti le stagioni su supporto di cartoline illustrate. Come realizzazioni, oltre al vagone, demolito in tempo di guerra dalle truppe tedesche, Portaluppi disegnerà alcuni monumenti ai caduti (Crodo, Baceno, Premia) e si occuperà dell ampliamento dell albergo Cascata Toce ( ). L ultima iniziativa progettuale sempre per Ettore Conti, la cui Società è stata nel frattempo assorbita dalla Edison (1926), è il progetto per la centrale di Ponte: disegno che elaborerà per un concorso, ma che non verrà realizzato secondo il progetto di Portaluppi. Da citare lo straordinario quanto ironico progetto della villa per otto coppie a Formazza del 1930, simbolo del ricchissimo repertorio portaluppiano, così carico di fantasia da considerarsi come un bizzarro compendio dell abitazione montana, non si capisce se destinata ai residenti o ai turisti; poi l incredibile episodio del Wagristoratore al Passo San Giacomo del 1930, inverosimile vagone ristorante, veicolo di modernità, trasportato a forza e con incommensurabile fatica in un contesto naturale dove è piuttosto improbabile trovare un veicolo ferroviario. Il Wagristoratore rappresenta per la sua assurdità il miglior commento costruito sull influenza della modernità nel paesaggio alpino. Del repertorio portaluppiano sulle centrali elettriche si è detto e si è scritto di tutto; ciò che va sottolineato è che per il maestro milanese, al contrario del contemporaneo Muzio, l architettura della centrale idroelettrica nel territorio alpino è l occasione per sovvertire il dualismo stereotipato tra l aspetto dell involucro ed il suo complicato contenuto mediante una raffigurazione divertita del nuovo villaggio alpino, il villaggio elettrico. Bibliografia essenziale AA.VV., Accoppiamenti giudiziosi, Storie di progettisti e costruttori, Quaderni Assimpredil, Skira, Milano, 1995 AA.VV., Paesaggi elettrici territori architetture culture, Enel, 1998 Bilancioni G., Aedilitia di Piero Portaluppi, CittàStudi, Milano, 1993 Biraghi M., Al Passo di San Giacom pescatore conforto sarà il Wagristoratore, in Casabella n , 2001 Bolzoni L., Architettura moderna nelle Alpi italiane dal 1900 alla fine degli anni Cinquanta, in Quaderni di cultura alpina, Priuli & Verlucca editori, Ivrea, 2000 Gonella M., L architetto e la sua valle, in La Rivista del Verbano- Cusio-Ossola n. 3, 1998 Molinari L., Fondazione Piero Portaluppi (a cura di), Piero Portaluppi. Linea errante nell architettura del Novecento, Catalogo della mostra, Skira, Milano, 2003 Polatti F., Centrali idroelettriche in Valtellina: architettura e paesaggio , Laterza, Bari, 2003 Portaluppi P., Aedilitia, volume I & II, Milano, 1930 Selvafolta O., La centrale, il committente e l architetto, in Rassegna n. 63, 1995 Referenze fotografiche Immagini dell Archivio Fondazione Piero Portaluppi di Milano Fotografie e disegni di: Villa per l Ispettore Generale delle Imprese Elettriche Conti, Baceno; Progetto di Quattro baite; Progetto per l Albergo Formazza; Progetto per la centrale idroelettrica di Ponte; Progetto di Villa per otto coppie; Cabina elettrica di Premia. Immagini dell Archivio Storico ENEL di Torino Riproduzioni fotografiche e di disegni delle Centrali di Verampio, Crego, Valdo, Crevoladossola, Cadarese e del Wagristoratore. Foto di Luciano Bolzoni Monumenti ai Caduti di Premia, Crodo e Baceno; Centrale idroelettrica del Kastel; Albergo Cascata Toce. 1. Centrale idroelettrica di Verampio, Verampio, Crodo La centrale di Verampio è probabilmente quella più nota fra tutte quelle progettate da Portaluppi e rappresentò per l architetto milanese una grande occasione, visti la fiducia del committente (Ettore Conti) e i capitali a disposizione. Affatto secondaria inoltre la conoscenza dello stesso Conti dei luoghi e delle modalità costruttive dell edilizia tradizionale locale; l imprenditore chiede difatti a Portaluppi di rappresentare il prestigio e la forza dell energia e del lavoro ma anche il sorriso della loro bellezza. Il complesso delinea un piccolo borgo legato al corpo di fabbrica principale della centrale, composto da edifici più piccoli, alloggi, la residenza del responsabile, officine, il tutto immerso in un grande giardino, il cui fulcro simmetrico è costituito dalla facciata principale della centrale. L edificio principale si articola in due volumi ospitanti la sala di trasformazione e la sala macchine che alloggia le turbine di trattamento dell acqua; all interno di quest ultima una ricca decorazione delle pareti e dei pavimenti stempera la brutalità della macchina ospitata. Risulta difficile oggi formulare un commento sull incredibile episodio di centrale alpina che diventa maniero non solo nel concetto ma anche e soprattutto nelle forme identificate dal progetto. 2. Centrale idroelettrica di Crego, Crego, Crodo La centrale di Crego, insieme all annessa casa del direttore, viene ultimata nel 1919 anche se il verbale di collaudo porta la data del È interessante soffermarsi sugli ostacoli incontrati dall imprenditore Ettore Conti nell esecuzione degli interventi, viste le avverse condizioni in cui si operava durante il periodo bellico e in aree così impervie, a testimonianza del carattere pionieristico dell opera idraulica e delle difficoltà riferite a tali interventi. La centrale si ispira chiaramente

18 al modello morettiano dell impianto idroelettrico, in particolare a quello di Trezzo d Adda e della centrale di Piedimulera, disegnata nel 1906 da Gaetano Moretti all imbocco della vicina Valle Anzasca, da cui ricava proprio l effetto ambientale dell inserimento nel frastagliato contesto alpino dove il corpo basso dell involucro edilizio pare volersi saldare con la roccia. La stessa collocazione della centrale sull argine del Toce e ai piedi della montagna sembra suggerire una soluzione architettonica che propende per il modello del grande edificio alpino, come il castello o la chiesa. La lavorazione dei fronti con il bugnato rustico e le ampie aperture incorniciate e soprattutto la merlatura superiore del fabbricato che ospita la sala di comando rimandano chiaramente al linguaggio architettonico dell edificio fortificato. All interno si ricordano, oltre che le usuali ricche note ornamentali, anche lo scalone a doppia rampa, inquadrato entro il grande arco nella sala che ospita le turbine. La casa del responsabile dell impianto riflette più semplicemente i caratteri dell architettura dell edificio della centrale stessa. 3. Villa dell Ispettore Generale delle Imprese Elettriche Conti, 1920 Baceno, via Roma 123 Rispetto alle abitazioni delle centrali di Valdo, Crevola e Sottofrua, la villa di Baceno richiama i temi dell architettura civile e in qualche modo riprende il linguaggio del maniero in cui risiederà, isolato e in posizione sopraelevata rispetto al villaggio, il dirigente della Conti. L edificio di due piani, sovrastato da una copertura che individua un piano mansardato, è caratterizzato dal volume delle scale che forma una torretta su cui un tempo era riportata la scritta Imprese Elettriche Conti, visibile dalla strada; annessa al corpo principale della villa, una sorta di veranda dal tetto piano, raccordata all abitazione mediante la balconata esterna. 4. Centrale idroelettrica di Valdo, Valdo, Formazza Nell episodio della centrale di Valdo, come in quello della vicina Sottofrua, il contesto ambientale influenza fortemente il progetto; le condizioni del contorno suggeriscono soluzioni architettoniche che, seppur non perdendo la valenza di ricorrere a stilemi e particolari del tipico eclettismo portaluppiano, non consentono forse la stessa disinvoltura utilizzata per le centrali in bassa valle. Inoltre, l innalzarsi dell arditezza e della difficoltà legate alla realizzazione e alla conduzione dei grandi serbatoi artificiali d alta quota consente, o meglio costringe a ricorrere a progetti più inclini nella concezione della forma ai concetti ingegneristici tipici del progetto dell intero sistema impiantistico di sfruttamento idraulico. Il complesso è formato dalle abitazioni dei responsabili e dall edificio della centrale che ospita la sala macchine, la stazione di trasformazione e la sala di comando; il contesto formale si è fatto più duro nel gioco dei rivestimenti e nel trattamento delle aperture. Prevalgono i grandi finestroni inquadrati entro le superfici dei fronti trattati con granito e pietra, dove ogni particolare sembra voler continuare le tipicità di un paesaggio difficile. I richiami all architettura montana vengono denunciati nell utilizzo dei tipici materiali della tradizione costruttiva e nella casa del direttore, che deriva le proprie forme da quella architettura di montagna tipica del luogo; le stesse forme e modalità di assemblaggio dei volumi non possono prescindere dalla condizione ambientale in cui l architetto ha operato con il suo progetto. 5. Monumenti ai caduti di Premia, Crodo, piazza della Chiesa Baceno, via Roma Premia, via Principale Oltre alle citate centrali idroelettriche per Ettore Conti, nella stessa area Portaluppi si occupa del disegno di tre piccoli monumenti in onore dei caduti di ogni singola località. A Premia ( ), Portaluppi si limita al progetto di una cappella votiva costruita in laterizio e semplicemente tinteggiata con l iscrizione e le immagini dei caduti in guerra; unico apporto di tipo decorativo, una lampada in bronzo collocata all interno dell arco individuato dalle falde della copertura. Nelle opere di Crodo ( ) e di Baceno ( ) l architettura commemorativa mette in evidenza lo spirito portaluppiano; la planarità di Premia viene sostituita dal volume plastico della piccola costruzione che, in particolare a Crodo, diviene edificio. Quest ultimo è costituito da una poliedrica tavola di pietra sorretta da sette pilastrini lavorati, riportanti le immagini fotografiche dei caduti. 6. Progetto di Quattro baite (Le quattro stagioni), 1921 Valdo, Formazza Concepiti per una fantomatica Mostra del Concorso Ossolano per le costruzioni alpine, i progetti sono in realtà quattro disegni che raffigurano quattro differenti villini individuati nelle stagioni dell anno; ogni disegno rappresenta un prospetto di una casina montana che, probabilmente, non risulta essere così lontana nella concezione architettonica dalle vere abitazioni alpine costruite per le centrali di Crevola e di Valdo. In effetti i progetti, elaborati per l Impresa Girola, paiono un occasione professionale dove sperimentare una caricatura dell architettura montana. I disegni diverranno delle divertenti cartoline riportanti dilettevoli motti goliardici (Le stagioni in Val Formazza). Singolare, ma non insolito per Portaluppi, presentare solo i prospetti delle casine senza alcun riferimento planimetrico. 7. Centrale idroelettrica del Kastel, Sottofrua, Formazza 41 OSSERVATORIO ITINERARI

19 42 Committente di Portaluppi è la Società Serbatoi Alpini della Ettore Conti. La centrale è collocata in località Sottofrua, proprio al di sotto della celeberrima cascata, dove Portaluppi realizzerà l ampliamento dell omonimo albergo per la Società Alberghi de la Formazza. L edificio della centrale è caratterizzato da un impianto rettangolare di piccole dimensioni con un tetto a due falde e con il fabbricato della casa del responsabile che ne riprende le forme e i materiali costruttivi. In questo caso, rispetto alle altre centrali più note, l architettura rimanda alla funzionale edilizia tradizionale del luogo, ispirandosi alla rigorosa semplicità del fienile alpino; i materiali costruttivi sono quelli già utilizzati nelle altre centrali, il legno nei rivestimenti e nei tamponamenti, la pietra locale (conci di granito), gli intonaci colorati, ma le modalità di assemblaggio fanno riferimento all ambiente circostante, avvicinandosi in maniera più marcata all architettura di montagna. Attualmente la centrale non è più in funzione ed è utilizzata come residenza estiva giovanile. 8. Progetto per l Albergo Formazza, Cascata Toce, Formazza L Impresa Girola, costruttrice di molti impianti idraulici della zona e delle relative opere infrastrutturali connesse, contribuì insieme alle Imprese Elettriche Conti allo sviluppo turistico dell area. È innegabile difatti che tutti gli interventi concepiti nella zona e propedeutici alla realizzazione dei complessi di sfruttamento idrico abbiano contribuito alla diffusione di un nuovo modello turistico. Il progetto dell Albergo de La Formazza, come lo descrive nel cartiglio del disegno lo stesso progettista, individua quasi sorprendentemente una tipologia architettonica non insolita per il luogo montano. Un corpo di fabbrica centrale costituisce il fulcro della costruzione da cui si diramano le ali delle camere in annessi di quattro piani, tetti spioventi, fasciatura in listelli di legno delle pareti esterne delle aree notte, tutti elementi compositivi non lontani dalle abitudini costruttive dei grandi alberghi alpini. L usuale ironia è comunque visibile nel disegno dell albergo nel quale Portaluppi piazza una lunghissima limousine guidata da un autista in divisa e stracarica di turisti e bagagli. 9. Centrale idroelettrica di Crevoladossola, Crevoladossola, via Edison La centrale, ultimata nel 1925, è uno dei maggiori esempi dell architettura industriale in Italia, nonché della concezione architettonica di Portaluppi in fatto di centrali: non tanto un semplice corpo di fabbrica a sostegno e a contenimento delle azioni produttive, quanto una eloquente rappresentazione del villaggio dell elettricità. Crevola è l impianto dove più manifestamente si palesa un linguaggio ricco di contaminazioni di ogni tipo. Sparisce l idea del maniero alpino e appare come all improvviso un agglomerato formato da due distinti fabbricati, la sala macchine e la cabina di trasformazione, raccordati dalla torre di raffreddamento che diventa pagoda nella parte sommitale. Nel primo edificio spicca un portale ad incorniciare l ingresso dove risaltano, uno per parte, due finti isolatori in porcellana di colore verde collocati su due lesene; per contro, nel prospetto posteriore appare un porticato che riprende a sorpresa i temi formali del chiostro monastico. Di assoluto rilievo la casa del direttore, una vera e propria villa alpina che ricorda il tipico chalet vallesano, e il piccolo chiosco della fucina che non può essere semplicemente descritto per la sua incredibile vocazione irreale. L esperienza linguistica della centrale di Crevola fornisce un repertorio che non può essere meramente considerato come la sommatoria di quanto già proposto dal maestro milanese; piuttosto appare come il risultato concreto di un lungo e paziente lavoro di aggiunta di strati linguistici, tutti diversi seppur nella coerenza di proposizione di un unico modo di intendere il manufatto industriale. 10. Centrale idroelettrica di Cadarese, Cadarese, Premia L impianto di Cadarese, disegnato per conto della Società Imprese Elettriche Conti, è costituito dalla centrale elettrica e da alcuni edifici accessori su cui spicca la pittoresca casa del direttore, posta su un piccolo dosso, che sovrasta un giardino dotato di fontana. Il corpo principale della centrale stessa, costituito da un solo edificio, pur rivelando un minor ricorso alla fantasia rispetto agli analoghi edifici ossolani realizzati da Portaluppi, appare comunque opera ricca di rimandi stilistici e di particolari sottratti all edilizia locale; i tre differenti volumi che ospitano le funzioni operative si appoggiano uno all altro ed ognuno è differente dal corpo adiacente. Lo stesso corpo della centrale è ricco di episodi e di particolari formali, come le saette in ferro poste agli angoli, i finti balconcini interamente in legno e la riquadratura del portale di accesso. L architettura pare rappresentare una fusione tra i temi stilistici visti a Verampio (il ricorso al maniero alpino) e le forme della centrale d alta valle riscontrabili a Valdo e a Sottofrua. All interno del sedime dell impianto viene realizzata la casa del responsabile in perfetto stile montano, dove l esagerazione del ricorso ai linguaggi tipici dell architettura locale appare quasi l unica maniera di concepire in modo pittorico il linguaggio alpino; ne consegue una villetta che nel prospetto rivolto alla centrale pare il raddoppio della stessa immagine speculare. La casa giace su un terrapieno raccordato alla parte della centrale mediante una gra-

20 dinata di raffinato disegno che termina nel giardino anch esso accuratamente disegnato e che, a sua volta, incornicia una tipica fontanella da giardini pubblici cittadini; dal terrapieno scende in modo sinuoso la scalinata che diviene un appendice arredata di tutto l impianto idroelettrico. 11. Albergo Cascata Toce, Cascata Toce, Formazza Del preesistente albergo situato in cima alla Cascata sul Toce, Portaluppi elabora a più riprese il progetto di restauro e ampliamento. La parte edilizia determinata dal progetto si configura come un annesso aggiunto al vecchio corpo del 1867 che riprende le forme del rifugio alpino. Le murature esterne vengono conservate e ridecorate. L ampliamento si esplicita inoltre in una terrazza-veranda e in un porticato sorretto da esili colonnine in legno lavorato. All interno Portaluppi sistema una trentina di camere nei tre piani del volume e riprogetta le sale di rappresentanza al piano terreno ed i servizi alberghieri nei piani interrati. in alta quota, in una località naturale dove tutto è possibile, eccetto trovare un veicolo ferroviario; inverosimile commento sul ruolo della modernità nel paesaggio alpino. Se nelle centrali idroelettriche Portaluppi utilizza la più infinita serie di citazioni stilistiche, seppur relazionandosi a una differente interpretazione del formato architettonico nel contesto alpino, nel wagristoratore non c è citazione di alcun genere. Il wagristoratore stesso è una citazione. Cosa ci si aspetta di incontrare in montagna in una località di alta quota? Ed alla fine di una strada sterrata carrozzabile? Sicuramente non dei veicoli ferroviari montati su pilotis. Le carrozze ferroviarie divengono una trovata per consentire ad una ipotetica e pigra clientela di riposarsi e rifocillarsi in un ambiente improbabile, le due carrozze appunto. E non basta; i due vagoni sono solo le due ali di un piccolo rifugio collocato al centro della singolare composizione; difatti il progetto elaborato da Portaluppi prevedeva un corpo centrale che non può non ricordare il vero rifugio di montagna, il Città di Milano, progettato un anno prima dallo stesso architetto milanese e realizzato nel 1926 ai quasi 2600 metri di altitudine del gruppo dell Ortles-Cevedale. Dell opera rimangono solamente i pilastri. 13. Progetto per la centrale idroelettrica di Ponte, 1930 Località Ponte, Formazza Per la centrale di Ponte, Portaluppi presenta un progetto elaborato per un concorso privato indetto dalla Edison; il committente dell architetto è quest ultima e non già Ettore Conti, motivo o uno dei motivi per cui il progetto non si concluderà con la realizzazione secondo l idea di Portaluppi. La centrale progettata era chiamata a sostituire gli impianti di Sottofrua e di Valdo e la collocazione in quota ne condiziona l architettura, anche se l apparato decorativo è limitato nelle intenzioni progettuali da un bagaglio ornamentale più vicino a quello utilizzato nella centrale cittadina di Piacenza, commissionata a Portaluppi nel 1926 dalla Società Generale Elettrica dell Adamello. L impianto si compone di due corpi accostati e paralleli sovrastati da una copertura a falde, dove l emergenza è rappresentata dal motivo del grande timpano che chiude il fronte laterale della sala macchine, riscontrabile anche nell impianto di Piacenza. Probabilmente il progetto di Ponte testimonia un certo disimpegno del maestro milanese nei confronti di una tipologia così caratterizzante come quella dell impianto idroelettrico. 14. Progetto di villa per otto coppie, Formazza, 1930 Lago Toggia, Formazza e dando una vocazione turistico-pubblicitaria a tutto l intervento, quasi si trattasse di un iniziativa immobiliare legata alle vicende neo-turistiche della Val Formazza, trasformata dagli interventi già descritti. Il repertorio è infinito; le automobili arrivano alla costruzione, ma direttamente da sopra la terrazza che funge da copertura piana; il lago sottostante suggerisce una struttura a trampolino collegata con una passerella aerea, che funge anche da pilone dell elettricità, alla costruzione che ospita le abitazioni per le otto coppie. E nella presentazione dei disegni, l auto-referenziazione di Portaluppi è evidentissima: le prospettive sono popolate da omini affaccendati o divertiti dal loro stesso ruolo all interno della vicenda. 15. Cabina elettrica, 1920 ca. Premia, via Rodis 43 OSSERVATORIO ITINERARI 12. Wagristoratore al Passo San Giacomo, Passo San Giacomo, Formazza L incredibile episodio del Wagristoratore al passo San Giacomo si configura come un improbabile vagone-ristorante montato su pilotis, veicolo, in senso lato, di modernità, trasportato a forza Nel progetto di questa singolare villa-condominio, quasi una sorta di carrozza ferroviaria collocata lungo il suo asse verticale (wagristoratore?), Portaluppi anticipa quanto disegnerà Mollino per Breuil-Cervinia, unendo direttamente l edificio alla montagna L itinerario si chiude con questa piccola architettura situata ai margini del centro abitato di Rodis e sicuramente attribuibile al lavoro professionale di Portaluppi. Il piccolo volume, oggi modificato nell architettura, si presentava come una sorta di piccola costruzione montana, non lontana dal formato architettonico della cappella votiva alpina, la cui facciata principale è solitamente composta dall entrata collocata al centro del prospetto e affiancata da due semplici aperture rettangolari.

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