Venezia, lì 2 luglio Mia illustrissima Signora,

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1 Venezia, lì 2 luglio 2004 Mia illustrissima Signora, Vi scrivo questa missiva a così breve distanza da quella precedente per rendervi partecipe delle ultime informazioni che sono riuscita a reperire e che considero affidabili. Ai sospetti, che già avevo accertato essere fondati, circa la presunta associazione del Primogenito Toreador di Venezia, Dalgran, ai Custodi di Sargherinnon, devo aggiungere la probabile implicazione dello stesso Principe Jonathan. Vostra Flaminia 1

2 Venezia, lì 6 luglio 2004 Mia pregiatissima Signora e Mentore, l Arconte Caesar è anch esso implicato e sembra avere le informazioni che cerchiamo. L opera di raggiro e d indagine profonda che sto attuando su di lui, ne sono convinta, darà buoni risultati, portandoci a smascherare colui che li guida, in tempi brevi. Da una conversazione da me scatenata per sondare il grado di conoscenza posseduto da Caesar ho appreso che possiede ben più di ciò che si può mettere in relazione ai Custodi di Sargherinnon. Credo abbia avuto modo di apprendere altre nozioni da fonti diverse. Vostra Flaminia 2

3 Venezia, lì 17 luglio 2004 Mia Cara Rachele, ti scrivo dopo così poco tempo perché ho novità importanti. Sento che ho sfiorato appena la punta di un iceberg di dimensioni veramente notevoli. I Custodi di Sargherinnon, sospetto, hanno origine in Italia. Il nucleo francese era una cellula collegata ma indipendente, ne sono certa! So anche per certo che due importanti Anziani ne fanno parte, qui. Forse anche un Arconte: Caesar. Si, proprio lui. Non posso ignorare i miei doveri: ne va del mio onore, del mio nome e della mia prestigiosa carica. Egli sa più cose di quanto sembri. Intuisco che sa anche più di Camille. Ha nozioni precedenti alla sua accettazione fra i custodi: mi ha parlato di insegnamenti preziosi ricevuti dal proprio Sire e da altri Anziani. Forse è l anello mancante! Proverò ad essere iniziata, su sua raccomandazione. Il frammento servirà allo scopo, ti ringrazio ancora infinitamente. Un forte saluto. Tua Flaminia 3

4 i Venerdì, 30 Luglio 2004, 23:57 Periferia di Padova, Italia L edificio era fatiscente; abbandonato a sé da chissà quanti anni, mai terminato di costruire. Era uno di quei palazzi costruiti negli anni 70 per le famiglie meno abbienti, cercando di sviluppare in altezza lo spazio e riducendo al minimo la grandezza di ogni singolo appartamento. Era questa la logica. Una logica malsana, pensò Enigma, ma sempre attuale: l uomo in scatoletta. Un concetto che lo divertiva sempre molto. Le città erano sempre più vaste: magazzini di mortali, stretti nei loro angusti habitat, schiacciati con fastidio l uno contro l altro. La pioggia scendeva piano dal cielo. Il calore dell aria sembrava quasi rallentarne la caduta, e quando la goccia toccava terra, il tepore rimasto intrappolato dal giorno ne modificava temperatura e massa, dilatandola impercettibilmente. Enigma aveva osservato questo fenomeno affascinante e rivelatore proprio la notte precedente. Si era fermato e aveva guardato a lungo questo processo e il suo verificarsi. Pochi individui avrebbero potuto notare qualcosa di così piccolo e insignificante. Lui era fra quei pochi, lo sapeva; l Abbraccio l aveva aiutato a crescere, gli aveva aperto gli occhi. La sua era stata un ascesa voluta. Voluta da lui stesso. Era la sua mente a permettergli di modificare il corso degli eventi, e lui sapeva esattamente come essi andavano modificati. Si trovava davanti a questo edificio, ora. Lo cercava da tre notti, ma solo adesso, che lo aveva davanti, aveva capito cosa aveva cercato con tanto zelo. Quando aveva iniziato la ricerca senza sapere che di questo si trattava era stato come uno stimolo intollerabile che andava assecondato. Sapeva, nella parte più profonda di sé, che la scelta che aveva fatto avrebbe portato a qualcosa come questo. Ma sapeva anche come, se avesse scelto diversamente, sarebbero proseguite le sue notti, seppure private della propria interezza, in maniera più vuota. Il settimo piano di quella facciata aveva le finestre sprangate con tavole di legno improvvisate e trasformavano l edificio in un enorme simbolo, chiaro da leggere nel flusso del fato: l uomo bendato. Il destino si manifestava ogni volta con simboli, metafore e immagini celate ai più stolti dei Figli di Caino e alla quasi totalità dei mortali. Quella benda va strappata. Disse fra sé e sé Enigma, guardando fisso le finestre sbarrate. Fece due passi verso l entrata del palazzo, una porta di vetro a due ante di cui ne rimaneva una sola sorretta ancora dai cardini, sporca oltremodo. L altra anta mancava del tutto: era stata forse distrutta o portata chissà dove. Il Malkavian si era fermato e aveva voltato la testa prima a destra e poi a sinistra, osservando quel campo di terra mossa, racchiuso da una recinzione metallica a sua volta coperta da strati su strati di manifesti e striscioni pubblicitari vecchi di anni. Alzò un sopracciglio quando vide un tubo arrugginito conficcato nel terreno. Vi si avvicinò lentamente, con passo sicuro e costante. Un topo di grandi dimensioni si diede alla fuga quando percepì la presenza di Enigma, ancor prima di essergli vicino abbastanza da vederlo. La luce era un debolissimo riflesso proveniente dai lampioni sulle strade, oltre venti metri più in là. Tuttavia la vista del Fratello era eccezionalmente potente, grazie ai doni del sangue. Scavalcò un copertone e raggiunse l asta. Decine di mosche sciamavano attorno alla sua base e dalla cavità interna un odore di marcio e putrefazione si diffondeva nell aria circostante. Enigma strinse il tubo con la mano destra ed ebbe un tremito improvviso. Il metallo, ruvido e arrugginito, era conficcato affondo nel terreno; componeva un disegno. Lo vide brillare improvvisamente, come un flash. Poi cambiò consistenza: era soffice e spugnoso eppure denso e sostanzioso. Era umido e caldo, ora. Gocciolante. Era uno scettro pulsante, quasi vivo. Faceva un rumore come un rantolo, ogni tanto vibrava. Rappresentava il delimitare del Regno Itinerante della Conoscenza, del Terzo Occhio e della Visione oltre l Apparenza. Era una tela ben tesa, per far si che le gocce di acqua inquinata ne fossero bloccate al confine del Regno e scivolassero via. 4

5 Non poteva valicare quella soglia, lo sapeva. C era un ingresso che consentiva l accesso, ma prevedeva il pagamento di un tributo. Doveva trovare un pilastro grezzo per i punti cardine del confine, ma era un prezzo equo, in fondo. Chi non pagava il pegno sbatteva inevitabilmente contro il flusso grigio e turbinoso che demarcava il limitare del Regno e ne veniva travolto. Ora lo vedeva infatti, come un parco ruscello sfumato da mille tonalità di grigio. Lo udiva come un tranquillo corso d acqua che scivolava in un letto lineare e privo di ostacoli. Era atteso, immaginava. Doveva affrettarsi perché presto il Regno si sarebbe spostato, a scapito dei suoi saldi confini e delle sue protezioni, ma a favore di una forma fluida e dinamica, sfuggente. Enigma lasciò la presa e si concentrò per acuire la sua vista ancor più e trovare l ingresso, prima, e un pilastro grezzo poi: il tributo necessario. Camminò seguendo un perimetro invisibile, intorno al palazzo. Si muoveva rapido ma con attenzione, quasi prudenza. Poi si fermò improvvisamente, piantando i piedi, rivolto verso l edificio. Estrasse un fazzoletto dalla tasca, aprendolo con precisione e formando un cono, che poggiò a terra, facendo si che si sorreggesse senza l aiuto della sua mano, con l apice rivolto al cielo. Poi fece un passo indietro, controllando il fazzoletto e notando che si stava già inzuppando di acqua piovana e fango. Enigma aveva tenuto fino ad ora un volto serio e grigio ma adesso, che mancava solo il tributo, sembrava sollevato, alleggerito. Era passato un secolo e più dall ultima volta che aveva trovato il Regno Itinerante. Maledetti amati sovrani! Elargite la Terza Vista a chi non può sopportarla. Ma presto anche a me, perché il fato mi appartiene e io a lui. Bisbigliò divertito, una volta scavalcato il recinto. La strada era quasi deserta, una macchina ogni tanto passava senza fermarsi. Enigma non sapeva se la realtà era cambiata in modo significativo nell ultimo secolo. Non poteva saperlo senza Cedric, perché lui ci viveva dentro, ne seguiva il flusso e i mutamenti. Era Cedric il messaggero. Ma lui gli aveva portato solo notizie negative: c era un complotto a suo danno, stava rischiando di perdere il suo ruolo e la sua importanza all interno della gerarchia. Il Malkavian si buttò in mezzo alla strada, bloccando la viabilità all unica auto in vista. Il conducente frenò improvvisamente per evitarlo, sterzando e finendo fuori strada. La vettura si bloccò di colpo quando andò a sbattere contro un platano, sul lato opposto della carreggiata. Fu questione di un attimo per il Lunatico. Tuttavia, era sicuro, per la vittima il tempo non era passato così velocemente. Si mosse con passo normale verso l auto, le girò attorno e fece per aprire la portiera dell autista, ma poi s interruppe. Alla guida c era un ragazzo di circa vent anni: respirava a fatica e la fronte gli sanguinava. Il parabrezza, nella parte sinistra, era pesantemente scheggiato, quasi sicuramente dall impatto della testa del ragazzo. Il mento gli toccava il petto mentre il corpo giaceva scomposto. Era stato un colpo decisamente forte, tanto che il cofano dell auto era accartocciato attorno al tronco. Enigma si protese verso il giovane, passando la testa dove prima c era il finestrino. Lo guardò da vicino e ne annusò l odore: gli piaceva annusare il sangue quando sgorgava copioso. Ma non era una preda, non sarebbe servito a nutrirlo. Appoggiò le mani sulla portiera e strinse le dita laddove ormai c erano solo le schegge di vetro del finestrino rimaste incastrate nello sportello, e fece in modo di incidere le sue carni con le punte di vetro. Non si lasciò sfuggire alcun gemito di dolore: era successo in passato, ma col tempo aveva appreso come sopprimere certe reazioni. Si avvicinò con le mani alla fronte insanguinata e le strofinò sulla pelle calda e crepata del ragazzo, macchiandola ancor più col suo sangue. L autista ebbe per un attimo un tremito e aprì appena le palpebre, ma non sembrava essere cosciente. Enigma forzò la portiera e si caricò il giovane in spalla, lasciando le luci dell auto spente. Si chiese perché non pioveva più spesso: la pioggia era la vita che cadeva dal cielo e lui sentiva l energia scaturire dall acqua di cui ormai i suoi abiti erano zuppi. Per qualche Fratello questo ragazzo sarebbe stato una preda ideale. Che scempio! Per qualche altro sarebbe stato un agnellino da sacrificare per prolungare la propria esistenza di parassita. Orrore! Per lui era di più. Era il suo lasciapassare per la conoscenza, per il Regno in cui poteva toccare, vedere, ascoltare e addirittura respirare la vera realtà, la verità assoluta. Scavalcò con poche difficoltà la recinzione e giunse davanti all ingresso del Regno, sul fianco destro del palazzo. Il suo tributo andava esposto: l avrebbe protetto dall attrito fra la realtà illusoria e percepita e la vera realtà, così i Sovrani del Regno Itinerante l avrebbero accettato. C era in lui un senso di disagio crescente. L ansia aumentava ad ogni passo, perché ad ogni centimetro che si avvicinava al Regno Itinerante ricordava con maggior precisione l estasi e il terrore che fluivano nel Regno del Terzo Occhio, della Terza Vista. Adagiò per terra a pancia in giù il ragazzo privo di sensi. Ne percepiva il respiro debole. Era grazioso. Il sangue colava piano, si diluiva con l acqua della pioggia e scivolava sulla pelle, gocciolando dal collo sul terreno, nutrendolo con quel limo ricco. 5

6 Era al limitare del Regno ed ora non rimaneva che attendere. L attesa durò mezz ora, circa. Poi il confine del Regno si espanse verso il Malkavian inglobando il corpo inerte e ferito del ragazzo che lentamente si stava spegnendo. Enigma percepiva istintivamente che questo mortale sarebbe sopravvissuto abbastanza a lungo per garantirgli l accesso e per guadagnarsi il dono della Terza Vista, prima della morte. La sua fiducia fu premiata: quando il confine del Regno si spostò, una rosa appassita crebbe dal terreno bagnato dal sangue. Poteva entrare. 6

7 Sabato, 31 Luglio 2004, 0:01 Isola di Burano Venezia, Italia p La pioggia rendeva l atmosfera suggestiva. Virkadia era stata in molte città prima, ma Venezia e le sue isole erano decisamente uniche. Da qui ogni palazzo, da ogni calle o canale, trasudava la linfa del tempo, del passato. Ogni cosa, qua, era avvolta in un sudario senza tempo, che non lasciava nessuno intoccato, uguale a prima. Burano era un isola famosa, nella laguna veneta: meta di turisti di giorno, era quasi deserta la notte. Il servo della Confraternita che l aveva prelevata non lontana dal cupo quartiere dell ospedale, ora l aiutava a salire sulla riva, tenendole la mano mentre lei muoveva dei passi incerti sugli scalini viscidi e coperti di alghe, pochi centimetri sopra il livello dell acqua. Era stata portata fin qui da Marco Borghesi (con questo nome si era presentato a lei il ghoul della Confraternita), a bordo di una piccola imbarcazione cabinata. Il viaggio era stato relativamente lungo, per Virkadia: a lei, infatti, spettava il compito di prendere accordi per conto del suo importante mentore, in sua vece. Non era per niente sicura di essere all altezza di ricoprire un ruolo di così grande importanza, di tale spicco nei giochi della Setta. Fortunatamente Matteo aveva acconsentito alla sua richiesta di spegnere le luci all interno dell abitacolo del suo traghetto per Burano, così da darle modo di concentrarsi e rilassarsi, praticando una breve meditazione. Ora però era giunta a destinazione. Benvenuta, Signora Von Traibe. La accolse con voce gentile un uomo dai tratti lievemente femminili. Virkadia lasciò con delicatezza la mano di Marco e afferrò quella dell uomo, cercandovi un appoggio sicuro. Buonasera rispose, con tono incerto, ancora concentrata sul mantenere l equilibrio su quella superficie estremamente scivolosa. Finalmente raggiunse gli scalini più alti e poté muoversi liberamente, lasciando presto la mano del giovane uomo. Ebbe l occasione di guardarlo negli occhi per quella frazione di secondi sufficienti a metterlo in imbarazzo per la sua presentazione mancata. Oh! Mi scusi... cercò subito di porre rimedio l uomo, dimostrando imbarazzo e vergogna il mio nome è Andrea Marchiori e avrò il piacere di scortarla fino al palazzo della Confraternita. Marco si intromise un momento fra i due. Signora, io rimarrò qui ad aspettarla per il suo ritorno in città. Bene. Si limitò a dire la Ventrue. Ritornò a guardare Andrea: questo le fece un gesto di invito a seguirla. I due si avviarono per una breve camminata, dirigendosi verso l edificio che rappresentava il centro di potere politico ed economico della Confraternita di Lahar. Lo Ksarenh Enigma l aveva istruita ben poco su questa organizzazione parallela e su tutto ciò che la riguardava. Ricordava invece le parole del Neqar, di alcuni anni prima, quando le aveva spiegato il complesso rapporto di amicizia, mutuo soccorso e alleanza che la legava alla Setta. Non le era mai stato chiarito in modo preciso quel concetto, quel difficile legame che univa i due gruppi; tuttavia, una gerarchia c era di sicuro e lei era fermamente convinta che la Setta dettasse legge sulla Confraternita in maniera più o meno diretta, con più o meno impatto. Un uomo si mosse alla loro sinistra, nell ombra, quando loro raggiunsero la sua area. Non si preoccupi: è uno dei nostri. Ci sono stati piccoli problemi di sicurezza col Sabbat. Risolti ovviamente. Si affrettò a chiarire il ghoul. L Anziano Augusto ha deciso di prendere ulteriori precauzione per evitare che la cosa si ripeta. Andrea aveva colto l iniziale sussulto di Virkadia, quando lei aveva intravisto l ombra dell uomo muoversi da una calletta buia, scortandoli a distanza. Ora gli aveva dato quella spiegazione esaustiva, ma la Ventrue era certa si fosse trattato di qualcosa di più di un piccolo problema di sicurezza. Certo, sapeva del Sabbat: il Clan Giovanni aveva dichiarato la città suo Dominio esclusivo e il Sabbat, prima della Camarilla, aveva dovuto ritirarsi lontano dal cuore del Clan dei negromanti. Lo so. Rispose secca lei. Non voleva perdere tempo a discutere con questo ghoul. Era fin troppo agitata per parlare di futili cose: ancora qualche minuto e avrebbe dovuto utilizzare a pieno le sue capacità 7

8 politico-diplomatiche per trattare con un Anziano Brujah: Augusto. Senza contare il velato odio che da secoli vedeva i loro due Clan in contrapposizione netta, c era da tenere conto del fatto che si trattava di una situazione, nel suo complesso, che ancora non le era del tutto chiaro e probabilmente mai lo sarebbe stata: la piena comprensione della situazione era appannaggio di chi aveva un posto più alto nella Piramide. Forse, la conversazione che avrebbe avuto con l Anziano in questione le avrebbe fornito informazioni aggiuntive che le avrebbero dato modo di comprendere meglio la questione. In fondo, lei era solo un ambasciatrice O meglio, un soldato, un agente: le erano state date informazioni sufficienti a capire solo una minima parte di ciò che succedeva quella parte che chi era più saggio riteneva bastante. Lo stesso Gran Maestro, nel momento in cui lei aveva fatto suoi i fini della Setta, glielo aveva specificato: la conoscenza e la verità sarebbero venuti col tempo, le aveva detto, così come l esperienza; nel frattempo avrebbe dovuto essere fedele e fiduciosa. Giunsero al cancello del palazzo, circondato da un ampio giardino: lo varcarono ed arrivarono davanti e massiccia porta in legno dietro la quale si sviluppava l interno del grande edificio a cinque piani. Le guardie nel giardino erano numerose: Virkadia ne aveva potute contare almeno sei, equipaggiate con un arma da fuoco pratica e di piccola-media misura, riposta in una guaina legata al busto e alla spalla sinistra e un pugnale infilato nella cintura. Erano tutti vestiti con abiti leggeri, senza uniformi omologate. Andrea suonò il campanello, premendo un bottone che lei non aveva scorto prima, a fianco della porta alta più di quattro metri. L anta sinistra si aprì in risposta, accompagnata dalle possenti braccia di un ghoul. I due entrarono e percorsero un ampia stanza con pavimento in marmo bianco, sovrastata da grandi e maestosi lampadari di vetro, semi- spenti. Il candido marmo del pavimento, tuttavia, rifletteva la poca luce e la proiettava contro i due colonnati laterali. Un lungo tappeto di un rosso spento partiva dalla porta d ingresso fino ad arrivare ad un altra porta, dall altro capo della stanza. Quando raggiunsero quest ultima porta, Andrea bussò e si rivolse a Virkadia. Le dispiace attendere un attimo? Virkadia annuì e si guardò attorno, seppur pensando a quali parole scegliere per esprimere al meglio i concetti di cui era ora portatrice e messaggera. Dopo appena due minuti la porta si aprì e un uomo posato la invitò ad entrare. 8

9 i Sabato, 31 Luglio 2004, 0:13 Periferia di Padova, Italia I primi passi incerti lo portarono all interno dei confini del Regno. Solo un lieve attrito gli sferzò il viso e lo fece sussultare. Enigma teneva il corpo del ragazzo ferito come fosse un pesante scudo intero, grazie al quale poteva procedere verso la linea nemica senza temere frecce o lance. Stava ben attento a non tenerlo troppo distante da sé: era il suo pilastro grezzo, il suo biglietto vincente. Cedric! esclamò Enigma, lasciando fluire la mente, come se fosse un banale spettatore degli eventi. Il suo Cugino, compagno di Clan, fedele e amichevole messaggero del Regno del Terzo Occhio, stava camminando verso di lui, con un vassoio dorato poggiato sulla mano. Sopra il vassoio, con le estremità che sporgevano da una parte e dall altra, vi era un tubo cavo d acciaio o forse ferro: probabilmente era ferro poiché, lo ricordava, serviva a tenere lontani i popoli parassiti che avrebbero altrimenti disgregato il Regno Itinerante pezzetto per pezzetto. Enigma si ritrovò a porgere il ragazzo agonizzante al suo amico, che lo fissò con uno zelo soprannaturale negli occhi. Dentro le mura servono guardie. Sono sempre servite. Cedric parlò con voce ferma e atona, ma sulle sue labbra era spuntato un sorriso di felicità. Enigma si mise in spalla il giovane e seguì il suo compagno di Clan, che ne frattempo si era voltato e stava camminando verso la porta del palazzo. Ora poteva vedere cos era in realtà quell edificio: un assemblato di torri medievali a pianta quadrata che scorrevano attorno ad una centrale a pianta rotonda. Il giardino era tappezzato di fiori di diverse specie, per lo più chiusi ma ugualmente coloratissimi, insolito per le ombre e sfumature della notte. Dai petali gocciolava il colore di pigmento del fiore, e così anche il terreno era colorato, macchiato. Poi dalla porta uscì una guardia. I suoi abiti erano sporchi e usurati. Non portava armi, ma incedeva con una calma che sarebbe stata inquietante per chiunque al di fuori di una ristretta cerchia di Illuminati, pensò. La luce era fioca ma diffusa, emanata dalla luna piena di un rosso sangue, gonfia e grande. La pioggia continuava a cadere, sebbene non ci fossero nuvole in cielo ad oscurare gli astri celesti, suoi compagni di innumerevoli notti. Ciò che pioveva, però, non era acqua, bensì vitae. Enigma rimase interdetto da ciò. L odore del sangue saturava l aria, il suo gusto gli arrivò alla bocca, i suoi abiti si impregnarono di quella linfa vitale. Una guardia lo raggiunse in quell istante, mentre cercava di capacitarsi della pioggia scarlatta. E il cielo piangerà sangue, e voi saprete che Gehenna, la fine, sarà giunta. Disse ridacchiando come un idiota la guardia. Sulla fronte si apriva un buco purulento, tempestato di mosche bianche e verdi. Il sangue non sgorgava più da tempo da quella ferita profonda: era rappreso attorno al buco. Enigma sapeva che quel mortale aveva ricevuto il grande dono della Vera Vista. Una mosca gli si poggiò su un polso proprio mentre stava per rispondere all uomo. Il Malkavian abbassò gli occhi sull insetto e lo schiacciò. Lo schiocco si propagò nell aria come un onda d urto, travolgendolo e spingendolo indietro, colpendogli la testa e piegandogliela verso il cielo. Le palpebre si chiusero e alcune gocce di sangue gli bagnarono il viso. Il suo tempo soggettivo sembrava essere rallentato: una lentezza frustrante, che gli aveva preso anche la mente, oltre che il corpo, contro la sua volontà. Un getto copioso gli bagnò la bocca: vitae. Enigma riaprì gli occhi e abbassò la testa, guardandosi attorno. Era seduto su una semplice sedia di legno, al centro di una stanza illuminata da una sola, grossa lampadina posta sul soffitto, un paio di metri esattamente sopra di lui. Appoggiati alle pareti c erano decine di guardie sedute, col corpo abbandonato. Alcune avevano il mento che toccava il petto, altre erano in posizioni ancora meno composte, però tutti lo guardavano con occhi accusatori. Siete posseduti dal Diavolo! Dal Demonio! gridò una di loro, rimanendo immobile ma fissando incessantemente Enigma con sguardo inquisitorio. Un rumore attirò la sua attenzione alla sua destra. Si voltò di scatto. Al suo fianco, si accorse, c era Cedric. Si scambiarono uno sguardo d intesa e tornarono a guardare entrambi la dozzina di uomini e donne 9

10 dall aspetto malsano che si avvicinavano con le fiaccole in mano. Cosa diavolo pensavano di fare? Si chiese furioso Enigma. Poi si volse a Cedric: Dov è il Sovrano nei Due Corpi? Il messaggero si volse a lui con il viso contratto in una smorfia di rabbia. Come un fulmine si avvicinò minaccioso e lo prese per il collo, stringendogli la testa con l altra mano. Prostrati! Prostrati! Perché la fine è vicina e l avido folle si è destato! Lui ci vuole! Lui, con la sua nuova regina! Con voce soffocata, Enigma tentò di rispondere, ma non ci riuscì subito. Le persone con le fiaccole erano sparite. La stanza era vuota; la lampadina illuminava la sala dal cui pavimento sgorgava sangue misto a quelli che sembravano brandelli di cervello e ossa frontali della scatola cranica, con forma circolare. Il tutto ribolliva vorticosamente. Cedric era ora a pochi passi di fronte a lui. Il ragazzo! Il suo pilastro grezzo! Sollevò la mano destra, con cui impugnava il tubo di ferro che prima il messaggero del Regno teneva sul vassoio. Si girò di scatto e lo vide: il giovane era appoggiato al muro con la schiena, seduto anch egli, e possedeva il Terzo Occhio sulla fronte. Era immerso fino al bacino nel sangue, che turbinava indifferente. Otto. Cedric gridò, come se avesse riconosciuto un vecchio amico, dopo tanto tempo. Gli si avvicinò con aria sorpresa e felice. Otto! Sapevo che avresti sentito il Richiamo dell Arazzo! Esso si sta fondendo di nuovo con noi tutti! Enigma guardò disorientato il tubo di ferro insanguinato che ancora stringeva fra le mani. Poi tornò a guardare Cedric, confuso. Dove sono i Sovrani? la voce era debole e disperata. Io non posso dare la Terza Vista! Ho dannato lo spirito di quel ragazzo! Il sorriso sul volto del messaggero scomparve quasi di colpo, lasciando il posto ad uno sguardo truce poi divenne subito circospetto. Era uno dei cospiratori. Voleva il tuo posto per cederlo a Caesar! Le sue pedine sono ovunque, e la Piramide oscilla, trema. Le pupille di Enigma si allargarono improvvisamente e un brivido gli salì lungo la spina dorsale. Ricordò ciò che prima aveva ignorato senza rendersene conto: quando si era avvicinato alla strada, il ragazzo aveva sparato contro di lui, avvicinandosi veloce e cercando di investirlo. Aveva premuto fin troppo l acceleratore e, quando Enigma si era gettato fuori dalla sua traiettoria per evitare di essere preso in pieno, l auto non era riuscita a tenere la strada. I freni avevano funzionato, bloccando le ruote, ma l acqua aveva fatto slittare il veicolo fino all albero contro cui si era rovinosamente schiantato. Quando si era avvicinato alla portiera e il ragazzo sembrava aver ripreso per un secondo i sensi, ecco, in quel momento gli aveva annunciato che era inutile opporsi, perché Caesar gli avrebbe sottratto il suo posto nella Piramide. Trasalì, infuriato. Stupido Neonato! Stupido Neonato! Sciocco illuso! gridò battendo il tubo contro il pavimento, tagliando il sangue che oramai gli arrivava al ginocchio e facendolo schizzare ovunque. Devi seguirmi adesso. Io ti aiuterò. Ma ora il Sovrano nei Due Corpi ti attende. Cedric si girò e mosse alcuni passi verso una porta di legno, rinforzata con lastre di metallo borchiato. Enigma lo seguì, arrancando leggermente nel sangue. Grazie Otto. Anche io ti aiuterò contro Caesar, perché vuole anche il tuo posto! Il malkavian si fermò e Cedric si voltò a guardarlo con occhi riconoscenti. Grazie, Enigma. Il tuo aiuto mi servirà. Tuttavia ho un asso nella manica: il Cercatore, il Drago. Cosa sai di lui? L ho incontrato, Enigma! La sua famiglia ci sarà utile. Ora vieni. Cedric gli indicò la porta e gli cedette il passo. L attrito e la resistenza del sangue, che aveva ormai allagato la stanza, rendeva difficile tirare la porta, che si apriva per dentro. Nonostante ciò, però, il Malkavian ci riuscì senza troppa fatica. Una mareggiata di vitae si riversò nella stanza cui accedette Enigma. Una guardia in piedi, alla sua destra gli porse le mani, in attesa e nel mentre lo annunciò con voce squillante. Rossi tappeti per i Sovrani, affinché non tocchino il terreno impuro, contaminato dal Demonio. La guardia, anch essa col terzo occhio, attese che gli fosse consegnato il tubo e si allontanò, sparendo giù per una scalinata in pietra grigia e grezza. Alle pareti erano infissi due grossi candelabri, colmi di candele accese, che proiettavano la loro luce nella stanza, generando irrequiete ombre dietro le colonne. Dall altro capo della piccola sala, intima e afosa, c era un letto di legno sul quale delle lenzuola di un bianco panna 10

11 giacevano appallottolate. Seduti sul bordo del grande letto, le gambe penzoloni, il Sovrano nei Due Corpi, i Principi del Regno Itinerante, scrutavano Enigma nel suo incedere. Marike, la madre bambina. Felix, il padre bambino. I loro stupendi capelli rossi: simbolo di sangue, del loro destino. Loro ne erano soggetti, ma riuscivano a vedere fra le sue trame meglio di moltissimi Cugini. Meglio di chiunque, in realtà. Eccetto Anatole, forse. Enigma invece poteva controllare il suo futuro, il suo destino, anche ora che era in pericolo per via da Caesar. Ma con Cedric, Otto, avrebbe non solo controllato ma persino plasmato il suo futuro e quello della Setta: a loro servivano ancora entrambi. Miei eterni e amati Sovrani! Mie stelle nel buio eterno, io sono qui per voi. Il sole brilla nel mio cuore ora che vi incontro di nuovo. Si era prostrato dinanzi ai due bambini, parlando con tono solenne, voce chiara e squillante, senza alzare la testa né tanto meno gli occhi, che guardavano assenti lo strato di vitae che copriva il pavimento di pietra ruvida. Ti abbiamo convocato al nostro cospetto perché i tempi sono maturi per la tua ascensione finale al nostro padre illuminato, Malkav. Egli si è destato e ora ci reclama. I due gemelli avevano parlato all unisono, producendo una singola voce a due toni, una voce impassibile ed imperturbabile. Si, sono pronto. Ho preparato la mia mente e il mio corpo a ricevere la luce della Verità. L enfasi e l emozione erano quasi palpabili, in quella risposta. Enigma provava un po di timore, ma sapeva che con la Terza Vista i dubbi e le domande avrebbero trovato facile risposta. I due Sovrani scesero dal letto con un piccolo balzo. Si posizionarono a destra e a sinistra del Malkavian. Lui alzò la testa e guardò prima Marike poi Felix. Quando avrai ricevuto il dono, ci sarai per sempre debitore. Marike continuò la frase del fratello: un solo Sovrano in due Corpi. Sepp è desto, risvegliato dall Araldo e dai movimenti della Setta. Avvisa Markus. Un dolore penetrante e intenso seguì il rumore sordo prodotto dalla perforazione della fronte di Enigma. Un tubo ora sporgeva dalla sua testa. Si lasciò scappare un gemito e la testa gli vorticò per un attimo. Poi Marike ne afferrò l estremità e la rigirò, facendolo ruotare; lasciò la presa ed estrasse il tubo. I due gemelli si abbassarono, accucciati davanti ad Enigma, guardando i suoi occhi leggermente inclinati verso il centro della faccia. Ripresero dunque a parlare in contemporanea. Il dolore è l inizio. Poi viene l estasi. Infine la comprensione della Vera Realtà. Il sangue colò nella bocca di Enigma e lui l aprì d istinto. Bevi la vitae che abbiamo benedetto e battezzato. Ti porterà alla Verità, pervadendoti. Questa volta solo Marike gli aveva parlato. Ora Felix gli porgeva il tubo. Lui lo afferrò e, battendone l estremità insanguinata sulla mano, ne fece uscire il frammento circolare e semi spappolato che era la porzione di osso estratto dalla fronte. Vedrai ciò che prima ti era celato, ciò che prima ignoravi. Marike si era portata di nuovo sul letto, seduta come prima. Il fratello la raggiunse con movimenti innocenti e spontanei. Lo vedi, non è vero? chiese ad Enigma, lo sguardo corrucciato. Ci incontreremo presto, si. Ora devo lasciare il Regno Itinerante, si. Sepp, si. Si. Conclusero i gemelli. Enigma si curò con il sangue e lasciò l edificio, accompagnato da Cedric. Fuori, l auto era bruciata. Pioveva acqua. L alba era vicina. 11

12 Sabato, 31 Luglio 2004, 0:39 Deposito APS Padova, Italia f Il bastardo si era nascosto nel deposito degli autobus. Per sua sfortuna non c erano vacche nelle vicinanze, eccetto due al cancello d entrata. I doni di Oscurazione gli permettevano di nascondersi agli occhi della sua preda e di cacciare senza preoccuparsi nemmeno di essere visto da quel vile Sangue Debole che presto sarebbe diventato prima bibita e poi subito cenere. No, non subito cenere: di sicuro poteva contare i suoi mesi di non vita sulle dita di una mano sola, quindi il processo si sarebbe arrestato a qualche putrido stato di decomposizione. Vieni fuori, pivello. Fai anche solo un rumore. Tanto sei spacciato. Pensò fra sé Loth. Si accucciò dietro un autobus e guardò l area circostante all altezza delle gambe. Da tutta la non vita serviva Jonathan. Ora che il suo oscuro appetito tormentava le sue notti, il Principe di Padova gli aveva affidato il compito di sterminare i Sangue Debole lasciati liberi di proliferare. Questo voleva dire molta vitae vampirica per saziare la sua sete. Flagello e Sceriffo; avrebbe preferito essere solo Flagello, per dedicarsi completamente a questa caccia ma Jonathan desiderava altro e lui voleva compiacerlo, come era sempre stato. Un movimento, un ombra. Poi, due autobus più in là, comparvero le scarpe e le gambe dell insetto, che si muoveva piano, lento, furtivamente. Infuse il suo corpo con la vitae e lo rese veloce a tal punto che nemmeno sentì i suoi stessi passi di corsa mentre si portava dietro il Sangue Debole. Arrivatogli alle spalle, il Vile si era girato di scatto evitando per un soffio un suo destro. Invece, il colpo portato immediatamente dopo, con una rapidità eccezionale, non andò a vuoto: prese in pieno il ventre del Sangue Debole che cadde e si piegò su se stesso, tossendo e piagnucolando. Loth si portò dietro di lui, le scarpe a pochi centimetri dalla testa. Ti p-prego non ho fatt-to niente gorgogliava e ansimava il Vile, il viso rigato di lacrime sanguigne. Loth si abbassò su di lui e si bagnò un dito con quelle lacrime rubino, portandosi poi alla bocca la vitae fredda. La assaporò, passandosi la lingua sulle labbra. Nel frattempo si era rialzato e aveva messo un piede sopra la testa del Novellino, piegata di lato, per tenerlo fermo. Questo aveva iniziato ad urlare dal dolore, infastidendolo; se le vacche l avessero sentito avrebbe dovuto due sacchi di carne inutili di cui disfarsi. O forse qualcuno dei suoi contatti avrebbe apprezzato un po di sangue di vacca. Un favore in più da riscuotere. Dopo aver degustato la vitae si accucciò di scatto, togliendo il piede dal suo pasto. Gli aveva messo la mano sulla bocca, premendogli mascella e mandibola tanto da frantumargliele quasi. Il Vile aveva urlato di dolore nuovamente, ma questa volta il suono era sordo e debole, attutito. Zitto, cane! La bocca di Loth era già vicina al volto del Vile. Dopo avergli detto questo, si era aperta ed erano scesi due canini affilati che erano andati a conficcarsi nel collo del Novellino, succhiandone lentamente il sangue, con una lentezza estenuante. Ad ogni sorso, ad ogni risucchio, il Vile provava un piacere inarrestabile, un estasi divina che gli percorreva il corpo morto come un onda di calore che aveva origine dal collo. Sotto quel godimento, il terrore e l impotenza. I suoi gemiti di piacere erano soffocati dalla mano del suo futuro assassino e dal sangue che gli riempiva la bocca. La sensazione di piacere aveva sovrastato il dolore derivante dalla frattura della mandibola, provocata dalla presa ferrea di Loth. Poi la lotta per l anima del Vile era iniziata. A questo punto il terrore aveva pervaso il Sangue Debole, soppiantando completamente l estasi del bacio; il suo istinto di sopravvivenza urlava a squarciagola nella sua mente, cercando disperatamente una via di salvezza. Ma era tardi. Loth inarcò la schiena verso l alto, la nuca che toccava la base del collo. Esalò un lungo gemito, trascendendo e vibrando come pervaso da una nuova energia o dagli effetti di una qualche droga. Il corpo che ancora stringeva fra le mani si stava letteralmente sgonfiando tra le sue dita. Alla luce del faretto lontano, la pelle del Vile appariva ora bianca latte, poi secca, arida, lievemente grigia. Infine sembrava aver perso la sua consistenza, compattezza ed elasticità. Loth era rimasto a guardare fino alla fine. Per lui era una 12

13 sorta di rituale conclusivo. L estasi diminuiva man mano che il cadavere, questa volta morto davvero, si decomponeva. La pioggia avrebbe portato via le tracce più superficiali del veloce deperimento. A lui spettava aggiungere o togliere qualche indizio. Poi si apriva la caccia ad una nuova preda, per le notti a venire. 13

14 p Sabato, 31 Luglio 2004, 0:44 Palazzo della Confraternita di Lahar Isola di Burano, Venezia, Italia Virkadia Von Traibe? Il Fratello che chiedeva conferma del nome e che ora le porgeva la mano dimostrava più di una quarantina di anni e, visto il suo evidente pallore, era sicuramente un Anziano con alcuni secoli sulle spalle. Si. Sono io. Gli strinse la mano, una stretta forte e sicura. La Ventrue vide che il suo interlocutore non era solito avere quel tipo di contatti, ma apprezzò che non si fosse tirato indietro a quella pratica. Il mio nome è Augusto Rosan, Infante di Lahar e custode del suo Dominio. Prego, mi segua: accomodiamoci in un posto più tranquillo e accogliente. Il Brujah la accompagnò al piano superiore, salendo una stupenda scalinata in pietra d Istria, e raggiungendo una stanza dal soffitto molto alto circa cinque metri, ad occhio al cui interno si poteva quasi respirare l essenza del passato. Alla pareti erano appese delle vele di piccole imbarcazioni, i cui disegni e ricami lasciarono senza parole Virkadia. Una in particolare era fatta di un tessuto spesso e robusto, tagliato a triangolo rettangolo e qui appeso in orizzontale, con la base parallela al pavimento, posta ad un metro da esso. Il tessuto era indaco, con una tonalità accesa ed un riflesso opaco. Un grande rosso e arancione ne percorreva l area, da un capo all altro della vela. Il disegno era a dir poco stupendo: curato nei minimi particolari. Queste sfumature calde ricordarono a Virkadia uno degli ultimi tramonti che aveva potuto ammirare, prima del suo Abbraccio. Prego. Augusto stava indicando un antico trono dall aria regale, completamente in legno di noce. La Ventrue si girò, raggiunse il trono e vi si sedette. Di fronte a lei, seduto su un trono simile, c era Augusto, in attesa. Dunque grazie per avermi ricevuta. Sono onorata della fiducia che mi è stata accordata dalla Confraternita. Augusto continuava ad osservarla. Sembrava ascoltare con attenzione ed interesse. Virkadia riprese quindi a parlare. Dunque, la setta mi ha inviata qua per Chi della Setta ti ha inviata? la interruppe l Anziano. Il Neqar. Il Neqar Markus. E la mia preparazione è stata fatta dallo Ksarenh Enigma. Prosegui. Angusto le aveva fatto un cenno della mano perché lei riprendesse col discorso che aveva interrotto. Il Neqar Markus, quindi riprese fiato con energia mi ha inviata per chiedere il vostro aiuto, in accordo al patto stipulato secoli fa. Nessuna risposta da parte dell Anziano. L aria era immobile, così come il suo interlocutore. Lei si sistemò sulla sedia, più per smorzare il suo nervosismo che per trovare una posizione più comoda. La Setta cerca un Sangue Debole. I nostri informatori hanno detto che si trova qui, nel Dominio del Principe Negg. Il suo nome è Giulia Cinzani e sembra abbia un fratello, anch esso Sangue Debole. Capisco. Qual è il problema? Il Principe di Padova e Treviso, Jonathan. Le sopracciglia di Augusto si inclinarono leggermente, al suono di quel nome. Il corpo si protese di una frazione di centimetro in avanti. Virkadia lo percepì istintivamente prima che con i sensi. Comprese di aver toccato un tasto sensibile; decise di usare un tono più morbido, per continuare il suo discorso. Fa parte di un culto della Gehenna: i Figli di Sargherinnon. Vogliono Giulia perché sembra in grado di vedere il futuro la fine. Il Neqar Markus la vuole per lo stesso motivo? la interruppe il Brujah O sbaglio? Non sbaglia. La Ventrue lo guardò per un attimo negli occhi, ma poi subito abbassò lo sguardo. 14

15 La Confraternita vi aiuterà, in virtù della stretta e inscindibile alleanza che la lega a voi. Porta al tuo signore, Markus, il mio invito per un incontro. Ho urgente bisogno di incontrarlo e sono impossibilitato a spostarmi. Certo, mio signore. Porterò il vostro invito questa notte stessa. Tuttavia- Augusto portò le mani ai braccioli, stringendone le estremità e protendendo ancor più il corpo in avanti. Uno sguardo di stupore e sorpresa si era dipinto sul suo volto. Markus è qui a Venezia? il tono leggermente allarmato. Si. Non ha ancora potuto farvi visita a causa dei pericoli che corre in città. Stiamo agendo per rendere sicura la sua visita qui. Informalo dunque che la Confraternita sarebbe lieta di mettere a disposizione tutti i suoi mezzi e uomini per raggiungere lo scopo, se lo chiederà. Sarà fatto, mio signore. Vi ringrazio a nome del Neqar e dei Pavath uk-yaben. Tuttavia i problemi relativi alla Sangue Debole- Credo di sapere qual è l ulteriore problema: Jacopo Giovanni. E ora ho compreso chi è il suo mandante: Jonathan. Una smorfia di disgusto fece contorcere il viso dell Anziano. Già. Lo pensiamo anche noi. Ma cosa riceverà in cambio? domandò ingenuamente Virkadia. Non è importante. Mi muoverò personalmente affinché la situazione si risolva e affinché Giulia arrivi a voi. Piuttosto, informa il Neqar del grande pericolo che corre: i Giovanni, se sapessero che lui è qui, mobiliterebbero l intero Clan per catturarlo. Si, lo sa, mio signore. Posso assicurarvi che si è premunito a dovere. Tutte le precauzioni sono state prese. Non credo sappia realmente fin dove si estenda l ombra del Clan dei negromanti. Soprattutto qua in città, a Venezia: il cuore del Clan. Virkadia abbassò il capo in segno di deferenza e sottomissione e ripeté: Gli porterò i vostri avvertimenti, mio signore. Bene. Ora vorrei mi parlassi di te, Virkadia Von Traibe. La Ventrue iniziò con voce insicura, descrivendo la sua vita da mortale. Non entrò troppo nei particolari e non si sbilanciò eccessivamente con nomi e luoghi: in fondo aveva dinanzi pur sempre un Anziano. 15

16 Sabato, 31 Luglio 2004, 4:26 Cappella Tremere Lido di Venezia, Italia p L alba era vicina e Virkadia doveva stare attenta ce nessuno l avesse seguita. Augusto l aveva trattenuta fin troppo, a parlare di lei. Doveva ammettere che non le era sembrata opportuna come richiesta, ma tutto sommato l Anziano non si era dimostrato così poco disponibile, anzi. Aveva più volte percepito in lui un grande turbamento. Forse, in aggiunta al fatto che in questo incontro lei rappresentava la Setta, con il suo immenso potere e i suoi appartenenti, l Anziano aveva tenuto un atteggiamento quasi amichevole, sincero. Relativamente agli standard di un Anziano, ovviamente. Si era fatta portare fino a Lido dal ghoul della Confraternita: Marco. Il viaggio era stato un po più breve dell andata, anche se durante tutto il tragitto la Ventrue si era guardata attorno costantemente, controllando che nessuna barca li seguisse a distanza. Tutto era andato bene, senza nessun intoppo. Ora doveva solo riportare le informazioni al Gran Maestro: la Cappella Tremere era il suo attuale rifugio qui in città. Il potente Cristoph, Kendour della Setta e fedele sostenitore della Piramide, lo aveva accompagnato fin dentro la tana del nemico. Markus le aveva parlato del parricidio dei Giovanni sul suo Clan, i Cappadociani, durante una delle ultime Adunanze. Il Neqar Markus era il suo mentore, la sua guida, il Cainita in cui aveva più fiducia in assoluto, nonché il Gran Maestro testimone della sua iniziazione. Era stato proprio lui a suggerire la sua entrata fra i Pavath ad un discendente del fondatore della sua famiglia, ed ora voleva che lei si facesse una posizione in città a beneficio della Setta. Ovviamente lei l avrebbe fatto, al meglio delle sue possibilità. La Ventrue aveva aperto il cancello con la sua copia di chiavi e attraversò il giardino. Si guardò ancora una volta attorno: nessun movimento, nessuno. Fece per inserire la chiave nella serratura della porta - riuscendoci per metà - che la porta si aprì di scatto. Virkadia sobbalzò. Sten! Mi hai fatto paura! Shh devi chiamarmi Gustav. E abbassa il volume della tua voce, Virkadia. Sussurrò il ragazzo, il cui volto rimaneva in penombra, illuminato solo dai lampioni della strada. Devo parlare con Onell, fammi entrare. Virkadia fece un passo dentro la Cappella. Sten mosse il naso, ricoprendosi il viso di pieghe e facendo vorticare la bocca raggrinzita per la concentrazione. Aspetta! le posò una mano, l apice delle dita delle mano destra, appena sotto il collo. La Cappella adesso ha molte più protezioni rispetto ad una settimana fa. Quelle in giardino non hanno agito su di te, come previsto, ma queste dentro si guardò dietro, circospetto, e riprese con voce un po più bassa. queste dentro alcune almeno avrebbero effetto anche su di te. Virkadia spostò il peso da una gamba all altra e guardò il Tremere inglese con aria infastidita. Ma avrai sicuramente pensato al modo di far entrare un ospite Davvero! Devo parlare con Onell. Non essere impaziente, Neonata il tono sarcastico di questa battuta spazientì ancor di più la Ventrue. Sten si portò le mani dietro il collo e sganciò un pendaglio, che lei non aveva visto prima perché infilato sotto la maglia in velluto nero. Tenendo la collana per le due estremità il pendaglio ciondolante, Sten la agganciò di nuovo, questa volta attorno al collo di Virkadia. Il pendaglio era azzurro. Un azzurro pallido, la cui superficie sembrava liquida o vischiosa. La Ventrue non riuscì a trattenere lo stimolo di toccare quell oggetto. Te lo sconsiglio: non sarebbe piacevole, per te. Intervenne Sten, quando le sue dita erano a pochi centimetri dal pendaglio e dalla sua custodia in argento. Virkadia riportò il braccio lungo il fianco e seguì Sten, che la guidò fino ad una stanza adibita a biblioteca: molti scaffali erano ancora vuoti. I libri erano decisamente pochi per sembrare una semplice biblioteca sguarnita. Era un quadro che metteva un po di tristezza. Ad ogni modo, al centro della stanza, seduto di fronte a loro, con un grande tavolo quadrato a 16

17 frapporsi, c era Markus. Davanti a lui c era un libro chiuso. La mano destra poggiava sul tavolo, la sinistra sopra la nera copertina in cuoio. Probabilmente, pensò Virkadia, l aveva chiuso sentendoli arrivare. Gli occhi del Neqar passarono, con un freddo movimento, da Sten alla Ventrue; poi andarono a posarsi di nuovo su Sten, con sguardo eloquente. Vi lascio. E si congedò, piegandosi lievemente in avanti e chiudendo la porta dietro di sé. Virkadia fece un passo avanti, pronta a parlare dell incontro, ma Markus alzò con velocità innaturale un dito, a zittirla, ad attendere. Lei capì e attese per dei lunghi minuti, spostandosi dalla traiettoria della porta, per lasciare libera la visuale al Gran Maestro. Le sue preoccupazioni erano per Sten. Lui non faceva parte della Setta: era semplicemente un Tremere della Casata Cristoph, ed era allo scuro di tutto o quasi. Oltre a lui, altri Fratelli erano qui a servire il Neqar senza sapere realmente chi egli fosse, se non un Tremere importante ovviamente un informazione errata. Infine, come se si fosse spezzato un incantesimo, Markus abbassò il dito. Sten è poco serio e fin troppo curioso. Guardati da lui. Spostò il libro in parte e congiunse le mani sopra il tavolo. Lo farò, Neqar. Rispose la Ventrue, con aria distratta. Sono stata a Burano, come mi avevate chiesto di fare. Ho avuto udienza con Augusto. Sono sollevato. Speravo fosse proprio lui il tuo interlocutore. Gran Maestro, Augusto mi ha espresso tutta la sua preoccupazione per la vostra permanenza in città. Ritiene che voi abbiate sottovalutato il Clan Giovanni e che questo, se vi dovessero scoprire, metterebbe in campo l intero Clan stesso pur di catturarvi. Comprendo la sua preoccupazione: è fondata. Tuttavia questo luogo è impenetrabile all occhio dei negromanti. Sapranno che sono stato qua solo quando ormai avrò lasciato la città. La sua voce era un insieme di suoni controllati e pianificati. Tu, invece, dovrai ridurre ulteriormente le tue visite. La tua posizione emergente non deve essere compromessa da incontri clandestini e sospetti, soprattutto agli occhi di chi governa la città. I mezzi dei Giovanni sono insidiosi. Virkadia ricordò la storia che il Neqar le aveva raccontato tempo prima della sua cattura e tortura da parte di una coterie di Giovanni. Fortunatamente la Setta era intervenuta e per quei sadici Fratelli era giunta la Morte Ultima. Sommo Neqar, Augusto ha rinnovato l appoggio della Confraternita alla Setta. O almeno, per quanto riguarda Giulia Cinzani e la vostra sicurezza. Ha dato dei termini? Ha affermato che se ne sarebbe subito occupato personalmente e..si, certo! Il pensiero emerse d improvviso fra i suoi ricordi. Ha chiesto un incontro urgente con voi: qualcosa lo preoccupava. 17

18 c Sabato, 31 Luglio 2004, 5:00 Palazzo della Confraternita di Lahar Isola di Burano, Venezia, Italia Augusto stava percorrendo il corridoio al primo piano, che collegava la sala in cui era rimasto un paio d ora, questa notte, a conversare con Virkadia, alla scalinata per raggiungere il secondo piano. Augusto. Una voce alle sue spalle. Non gli serviva girarsi e guardare di chi si trattava. Nell oscurità, alle sue spalle poteva quasi vederlo con gli occhi della mente c era Rodd Lukarkef, o almeno il suo corpo. Lo sciocco sabbat aveva sbagliato vittima per perpetrare l ignobile atto della Diablerie: Charis era troppo anziana e potente per non sopraffare il suo carnefice. Un eternità passata a sorvegliare un dominio, un palazzo, nel suo caso, gli aveva lasciato ben più che un esperienza centenaria: poteva quasi percepire con la mente ciò che i suoi sensi non raggiungevano; e pensare che i suoi cinque sensi erano già di per sé estremamente sviluppati. Sapevo che mi stavi osservando e seguendo, non dubitarne. Un paio di passi e poi la voce cruda e un po roca di quel guscio morto due volte: Non lo metto in dubbio. Sei sempre stato tu quello più percettivo dei due, in questo posto. Una nota di provocazione si andò perdendo in un paio di secondi di pausa. Ho sentito cosa ti ha detto Virkadia. Dunque? Agirò come stabilito dal patto. La Madre ha deciso diversamente. Un brivido lo percorse. Dal ritorno di Charis, la Madre si era destata dal lungo torpore che era durato quasi due secoli. Alcuni Senza Clan avevano soddisfatto la sua sete, in principio. Con il passare delle notti, però, Augusto non aveva potuto fare a meno di notare che Lahar non era più la Sire che aveva protetto e servito fedelmente per centinaia di anni. Charis era subentrata, prendendo il posto che prima spettava a lui: al fianco della madre, il suo braccio destro e il suo consigliere. Da quel momento la Confraternita aveva cominciato a prendere una direzione diversa da quella impostata da Augusto in vece della sua Sire dormiente, col ruolo quindi di guida ed erede della Confraternita. Lo stesso rapporto con la setta dei Pavath uk-yaben era cambiato: da un sentimento e una politica di affiliazione, si era passati ad una visione distaccata e distante delle due organizzazioni. Inutile dire che, malgrado la dedizione a Lahar, Augusto disapprovava: la sua fiducia nella Sire ora vacillava. Avrebbe voluto diversamente, ma nel suo cuore morto provava una sensazione di angoscia e delusione, disillusione e sospetto. Si girò di scatto, con insofferenza. Cosa significa? Non vuole che si presti supporto e sostegno alla Setta, al Neqar? Il nuovo corpo di Charis si piegò appena in avanti: un uomo lievemente tarchiato, con i capelli tagliati corti, una barbetta scura e rada, il capo squadrato e i tratti somatici centroamericani. Vuole che tu incontri Jonathan domani notte. Ho già provveduto ad informarlo. Non ti negherà un incontro. Ne sono certa. Un impeto di rabbia, come da tempo non provava, gli salì dal più profondo recesso del suo io, dal sangue, nutrendo la Bestia e dandole forza. Resistette, con uno sforzo considerevole che forse aveva manifestato con un ringhio soffocato. lo incontrerai e gli offrirai la città di Venezia e la sua provincia in cambio di Giulia e di suo fratello. Augusto rimase allibito e confuso per un istante, sebbene all apparenza fosse riuscito a mantenere un apparenza composta e indifferente. Negg, il Principe di Venezia, ricopriva quella posizione solo grazie alla Confraternita e al suo peso politico. Le forti pressioni dei Giovanni lo avrebbero sicuramente fatto abdicare in favore di Jonathan, con cui da secoli c era un sentimento di odio reciproco. 18

19 Barattare prima del tempo il nostro appoggio a Negg in cambio di un Sangue Debole?? Non c è bisogno di una simile scelta io esprimo tutto il mio disappunto per una simile scelta! Anzi, personalmente ne parlerò con la Madre. Potrai farlo, si. Tuttavia sono convinta che la Madre non sarà felice di vedere che genere di dissidente e ribelle sia diventato il suo Infante. Ma Negg è il nostro strumento di potere con cui governare la città! Se noi- Charis fece un passo avanti nella semi oscurità del corridoio. Augusto poteva vederne i lineamenti del viso, ricostruendoli mentalmente in base alle ombre che glielo mascheravano in parte. Augusto, la Madre è sveglia ora. Adesso è lei che guida la sua casa. Disse, colpendo come un serpente la sua preda: rapida e letale. Sebbene fosse anche lei Infante di Lahar, il suo ruolo era superiore a quello di Augusto. Charis era stata abbracciata più di tre secoli prima di quando era avvenuto il suo Abbraccio. Inoltre, era inutile negarlo ormai, lei sedeva al fianco della Madre ed era l unica che questa chiedesse di vedere. Forse però, pensò, in Giulio, l Infante di Charis, avrebbe potuto trovare un alleato o un confidente all interno della Confraternita, seppure quell Ancilla avesse molto meno potere di lui. Con aria di rassegnazione rispose alla Brujah: La Madre è desta. Ora a lei spetta di decidere come ci muoveremo. Cercò di sembrare più convincente possibile. Doveva parlare con il Neqar Markus entro breve. La Setta, ne era certo, poteva venirgli in aiuto o dargli appoggio politico. Ora che ricordava c erano anche Dado e Germano! Farò come mi viene ordinato. Concluse, ora deciso. Si girò, quasi ruotando su se stesso, e scese al piano terra. Raggiunta la stanza blindata in cui c erano tutti gli atti di proprietà della Confraternita, i suoi documenti bancari e più preziosi, nonché alcuni dei suoi averi più ricchi, vi entrò. Domenico era al computer, come ogni notte. 19

20 Sabato, 31 Luglio 2004, 5:12 Palazzo della Confraternita di Lahar Isola di Burano, Venezia, Italia c Augusto si avvicinò rapidamente al ghoul. Questo non si era ancora accorto del suo ingresso nella stanza, grazie all abilità del Brujah di essere furtivo e invisibile. Domenico era voltato verso lo schermo e ascoltava della musica attraverso delle cuffiette qualcosa che Augusto ancora non riusciva a comprendere. Un po di paura avrebbe sicuramente giovato alla lucidità del ghoul, che sembrava prossimo ad addormentarsi. Questo avrebbe significato compromettere la sicurezza della stanza, visto che il ghoul era lì per sorvegliarla. Solitamente, in un altro tempo e in un altra situazione, avrebbe punito o per o meno ripreso severamente un tale comportamento. In questo caso, però, dimostrare tolleranza e disappunto avrebbe forse prodotto più risultati. Di sicuro Domenico non avrebbe parlato con nessuno della chiamata che stava per chiedergli di fare, se si fosse sentito mortificato dal suo cattivo comportamento nella sorveglianza dei beni più grandi della Confraternita. Augusto si affiancò al ghoul e lo studiò per qualche secondo: Domenico aveva intrecciato le dita, il palmo delle mani verso l esterno, le braccia semi stese. Un sorriso di compiacimento rendeva la sua faccia quasi fastidiosa per il Brujah. Domenico! batté una mano sulla scrivania: lo schermo ondeggiò per qualche secondo. Il ragazzo era saltato sulla sedia, letteralmente. Si era affrettato a sfilarsi le cuffiette e a mettersi in piedi, spingendo la sedia con le ruote a quasi un metro dietro di sé. Mi scusi, signore! Io stavo solo- Non mi importa cosa stavi facendo! So cosa non stavi facendo: la guardia, tanto che io sono riuscito ad entrare senza che te ne accorgessi. La porta blindata era chiusa a chiave, si, ma questo non ti autorizza a distrarti. La testa bassa, lo sguardo impaurito e colpevole Ha ragione, mio signore. Dovrei punirti Domenico deglutì e, tenendo bassa la testa, lanciò un occhiata da cane bastonato all anziano Brujah. Augusto poteva sentire i suoi pensieri: era terrorizzato e comprendeva che la punizione sarebbe stata pesante. Pensò a Giulio, suo Domitor, e si immaginò di implorare pietà all Ancilla, con cui credeva di avere più possibilità di scamparla. Dopotutto era il suo amato Domitor, colui che lo nutriva con il suo prezioso sangue. posso risparmiarti, questa volta. Ma se solo qualcuno venisse a sapere di questa notte, di qualsiasi cosa hai fatto, subirai una truce punizione. Il suo animo sembrò sollevato e ora lo guardò come in attesa di sapere cosa sarebbe stato, cosa l Anziano volesse da lui. Augusto terminò il contatto telepatico: era sicuro che non avrebbe parlato: la sua mente era limpida per il Brujah. Chiamami su una linea sicura Germano e Dado. Il ghoul si affrettò a digitare un numero sulla tastiera e si infilò con la mano sinistra una cuffia un altra che aveva incorporato il microfono. Malgrado la temperatura della stanza fosse regolata da alcune apparecchiature di climatizzazione, il ghoul stava sudando. Il suo odore si diffondeva da quel corpo caldo e vivo, quasi fosse un diffusore di essenze. Il Brujah era in piedi dietro al ghoul, leggermente spostato di fianco. Signor Germano, le passo l Anziano Augusto, che desidera parlarle. Domenico premette il pulsante e alzò una cornetta telefonica collegata ad un altro apparecchio di forma cubica. Gliela porse. Con un po di diffidenza, Augusto la prese e la portò all orecchio. Germano? Augusto! Che chiamata inaspettata. Cosa posso fare per voi? Dove vi trovate di preciso? 20

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