60 Anniversario della Liberazione 25 aprile aprile 2005

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1 1 Comune di Seravezza ANPI sez. Gino Lombardi Comune di Sarzana ANPI SARZANA 60 Anniversario della Liberazione 25 aprile aprile 2005 DALLA VERSILIA A SARZANA La morte di Gino Lombardi e Piero Consani Comandanti partigiani a cura di Giovanni Cipollini e Pino Meneghini Stampa Grafic Art DI.NI srl Pietrasanta 1

2 2 Giovanni Giovanni Gino Lombardi, Piero Consani e i Cacciatori delle Apuane nella Resistenza Versiliese 2

3 3 LOMBARDI E CONSANI SIMBOLI DELLA RESISTENZA VERSILIESE Gino Lombardi è un personaggio di primissimo piano della Resistenza versiliese non solo per il ruolo svolto nella lotta partigiana, ma anche per il valore simbolico assunto dopo la sua morte. Dopo aver dato un importante contributo alla creazione della rete organizzativa clandestina, costituì la prima banda partigiana, i Cacciatori delle Apuane, dimostrando di possedere doti innate di comandante: audacia e prudenza secondo le circostanze, carisma, intuito e decisione nelle scelte, anche quelle in più difficili. Gino fu un punto di riferimento per la Resistenza versiliese anche dopo la sua morte; infatti portarono il suo nome la X bis Brigata Garibaldi, nata nell estate del 44 dall unione di tutti i gruppi operanti in Versilia, poi una delle tre formazione sorte dalla scioglimento della Brigata, dopo i pesanti rastrellamenti subiti alla fine di luglio. Piero Consani, pisano, amico e stretto collaboratore di Gino, è un altra figura emblematica per l impegno profuso nella lotta partigiana e per la dignità con cui seppe affrontare il carcere e il plotone d esecuzione. Nel dopoguerra Lombardi e Consani furono anche proposti per una decorazione al valor militare, ma, nonostante la rilevanza del ruolo svolto nella lotta contro i nazifascisti, la richiesta non ebbe esito positivo. 3

4 4 Addirittura, da una ricerca effettuata alcuni anni fa dall ANPI di Pietrasanta, presso i competenti uffici ministeriali, è risultato che non esiste traccia di pratiche relative ai due partigiani. Errori nella formulazione delle proposte? Disguidi burocratici? Altre ragioni? Non lo sappiamo. L unica cosa certa è che ai due valorosi patrioti non è stato conferito un meritato e doveroso riconoscimento, che avrebbe sicuramente messo in ulteriore risalto le loro figure. Nei loro confronti, però, non sono mancati atti di profonda valenza morale. A Consani Pisa, sua città natale, ha titolato una via e l Università ha conferito, come ad altri studenti caduti nella Lotta di Liberazione, la laurea alla memoria in Ingegneria A Lombardi sono state titolate le sezioni dell ANPI di Seravezza, Stazzema e Pietrasanta, strade a Seravezza, Stazzema, Pietrasanta e Viareggio e collocate alcune lapidi in località, teatro delle gesta dei Cacciatori delle Apuane. Nel 1964, in memoria di Gino, i sette Comuni della Versilia consegnarono al padre Giuseppe una medaglia d oro in segno di riconoscenza ed ogni 21 aprile, nel piccolo cimitero di Ruosina, l ANPI e le 4

5 5 Amministrazioni Comunale di Seravezza e Stazzema rendono omaggio alla sua tomba. In tutte le pubblicazione dedicate alla Resistenza in Versilia alle figure di Lombardi e Consani è stato dato l opportuno risalto, in particolare in due lavori, che costituiscono, ancora oggi, le fonti più documentate: il saggio Gino Lombardi di Giuseppe Guidi in Profili di Patrioti della Provincia di Lucca, stampato nel 1963 a cura del Comitato Provinciale Patrioti Lucchesi, e il volume di Giuliano Bimbi e Francesco Bergamini, Antifascismo e Resistenza in Versilia, uscito nel Il lungo articolo di Guidi, oltre all attività partigiana, descrive l ambiente familiare e la personalità di Gino, offrendoci un ritratto completo del personaggio; il volume di Bimbi e Bergamini colloca nel contesto storico l esperienza dei Cacciatori delle Apuane, mettendo nella giusta evidenza il ruolo svolto da Lombardi e Consani nella lotta partigiana. Successivamente sono stati pubblicate altre opere, che offrono ulteriori elementi di conoscenza delle vicende di cui i due furono protagonisti, come La Versilia ha vinto la guerra, Versilia. La trappola del 44 di Giorgio Giannelli e Il balilla partigiano, di Aulo Viviani, basato sui ricordi dell autore, partigiano nei Cacciatori delle Apuane. 5

6 6 Tutte i volumi pubblicati presentano, però, una lacuna, quella di non aver ricostruito le circostanze della morte di Lombardi e Consani, sulla quale riportano solo pochi cenni, ricavati da quanto riferito da Ottorino Balestri, recatosi con loro a Sarzana e miracolosamente sfuggito alla cattura. Una lacuna, certamente, non dovuta a superficialità o a scelta deliberata, ma al fatto che mancavano gli elementi per ricostruirne la dinamica. Nel n.16/17, gennaio 1995, di Documenti e Studi, semestrale dell Istituto Storico della Resistenza e dell Età Contemporanea in Provincia di Lucca, è stata pubblicata la sentenza di condanna a morte di Consani, emessa dal Tribunale Militare di La Spezia, che contiene una sommaria ricostruzione dei fatti avvenuti a Sarzana 21 aprile Nell occasione il Direttore dell Istituto, Lilio Giannecchini, aveva espresso la volontà di proseguire nella ricerca storica sui tragici fatti, ma alle dichiarazioni di intenti non ha fatto seguito nessuna concreta iniziativa, per cui, considerando anche la limitata diffusione della rivista, le circostanze della morte dei due partigiani sono rimaste pressoché sconosciute. 1 -Il documento è stato successivamente pubblicato anche in Giovanni Cipollini-Moreno Costa, Il prezzo della Libertà. Il contributo di Pietrasanta alla lotta contro il nazifascismo, Pietrasanta, Tipografia Dini,

7 7 La presente pubblicazione vuol colmare questo vuoto, non solo per far conoscere importanti vicende della Resistenza versiliese, ma anche per rendere un doveroso omaggio alla memoria dei due Caduti. Basta scorrere i documenti fascisti del tempo per renderci conto delle preoccupazioni che Lombardi e i suoi uomini suscitavano nelle autorità politiche e militari della R.S.I..e se Gino e Piero non fossero caduti quando era ancora nella fase iniziale, sicuramente, avrebbero inciso in modo notevole nella lotta partigiana, considerazione che accresce la stima per i due valorosi giovani e il rimpianto per la loro perdita. 7

8 8 L IMPEGNO ANTIFASCISTA L attività partigiana di Gino Lombardi, sulle Alpi versiliesi,- scrive Guidi nel saggio citato - iniziata nei giorni che seguirono al fatale 8 settembre, si concluse nel giro di pochi mesi, quando nell aprile del 1944 egli fu ucciso dai fascisti. In seguito quelle aspre montagne videro altre figure di patrioti, conobbero altre formazioni partigiane, più numerose ormai e meglio organizzate che la sua, che fu la prima. Ma la figura di Gino Lombardi rimase sopra ogni altra, avvolta quasi in una luce di leggenda, come la più pura e la più nobile di tutte. Anche nell aspetto fisico aveva qualcosa che rivelava subito una personalità e una tempra d eccezione. Quanti allora lo conobbero non possono dimenticarlo. Di statura non molto alta, aveva però un fisico robusto e agile, resistentissimo ad ogni disagio e a ogni fatica, un fare deciso e scattante, animato da uno spirito indomito. I suoi capelli erano di un biondo acceso, quasi rossi, i lineamenti non regolari ma estremamente espressivi con uno sguardo vivo e pieno d intelligenza. Proprio per il colore acceso dei capelli gli amici, fin da ragazzo, lo avevano soprannominato Joe il Rosso, col nome cioè del personaggio avventuroso di un film americano, un bandito generoso, un grande riparatori di torti, lui stesso ingiustamente perseguitato, una specie di Robin Hood dei tempi moderni. E 8

9 9 Gino se ne compiaceva con giovanile baldanza, finché quel nome lo aveva adottato, o meglio serbato, nei mesi della lotta partigiana, proprio come suo nome di battaglia. In realtà quel soprannome un po brigantesco si attanagliava bene a quel giovane dai capelli fulvi, così irrequieto e al tempo stesso così generoso, così profondamente serio e onesto nell animo ed insieme così tormentato, insofferente d ogni ingiustizia e di ogni meschinità, così animato infine da un istintivo desiderio di azione per qualche nobile causa. Gino Lombardi nacque a Querceta ( frazione di Seravezza) il 5 gennaio 1920 da Giuseppe e Assunta, ma poiché era perseguitato dai fascisti locali. il padre, artigiano meccanico di fede socialista, ben presto sì trasferì con la famiglia a Pisa, dove crebbe con il fratello Dino, di quattro anni maggiore, cui era legatissimo. Entrambi frequentarono l Istituto Tecnico Industriale, poi Dino entrò come ufficiale pilota nella Regia Aeronautica, mentre Gino si iscrisse alla Facoltà di Economia e Commercio dell Università di Pisa, pur essendo stato assunto come impiegato dall Agip a Piacenza. Dino prese parte alla campagna d Etiopia, ottenendo una medaglia d argento al valor militare, e l alone avventuroso delle sue imprese accrebbe nell adolescente Gino l ammirazione per il fratello: Gino ammirava certo il fratello maggiore,- scrive ancora Guidi, il quale subendo il fascino di 9

10 10 certe idee che il Fascismo, con abile calcolo, sapeva diffondere a quel tempo tra i giovani, a volte proprio i più generosi, vagheggiava un Italia più grande e più considerata nel mondo, degna dell Impero per il quale egli stesso aveva combattuto. Ma un certo spirito scettico e inquieto, acuito dalle travagliate vicende della sua famiglia, faceva già fin d allora vedere a Gino, sia pur confusamente,, gli aspetti deteriori del Fascismo( ) Così spesso, fin d allora, discuteva appassionatamente col fratello e coi compagni e cercava di aprire loro gli occhi. Durante la guerra, Gino fu inviato a Rodi come sottotenente del Genio Aeronautico, addetto alla sistemazione degli impianti aeroportuali. Purtroppo, nel marzo del 1942, Dino perse la vita in un incidente nei pressi di Roma, mentre stava effettuando un volo di collaudo, così a Gino fu concesso il trasferimento alla base aerea di Pisa per poter stare vicino ai genitori. Frattanto era maturata in lui la completa avversione per il regime di Mussolini e, così, entrò in contatto con gruppi clandestini di antifascisti, con i quali collaboravano anche gli studenti Piero Consani, classe 1923, iscritto 10

11 11 al secondo anno d Ingegneria, e Giancarlo Taddei, poi comandante della formazione Marcello Garosi sui monti della Versilia. 2 Testimoniano il suo operato due dichiarazioni sottoscritte da antifascisti pisani : Nel maggio 1943, in piazza Garibaldi a Pisa, mentre si svolgeva un adunata fascista, Gino Lombardi di Giuseppe, entrato improvvisamente tra i fascisti inquadrati, strappò di mano al portalabaro il gagliardetto del GUF, intestato al fascista Tito Menichetti 3. Il sottotenente Gino Lombardi, nel giugno del 1943, in cooperazione con l aviere Costa Lamberto fu Carlo e dell aviere Mazzei Renato allo scopo di procurarsi armi per la costituzione di un gruppo antifascista armato, dal campo dell aeronautica di San Giusto a Pisa, asportò, riuscendo ad eludere la sorveglianza dell ufficiale di picchetto, trecento bombe a mano. Ben presto in seguito a tali azioni la casa di Lombardi, sita in via S. Antonio ( il nome non è chiaramente leggibile nda) a Pisa, divenne un vero e proprio arsenale. Gino Lombardi ha sempre svolto attività propagandistica e d azione antifascista. Nel 1942, tanto per dare un saggio 2 -Giancarlo Taddei fu ucciso dai Tedeschi in un imboscata il 28 agosto 1944 a Gualdo (Massarosa), insieme al compagno di lotta Ciro Bertini ( Kittò ). 3 - In Archivio ANPI di Pietrasanta. 11

12 12 della sua audacia, insieme a Costa Lamberto, Gadducci, Lagnoni, Palagini Ugo, Benvenuti Giovanni, mentre poneva sulle mura della città di Pisa iscrizioni antifasciste e antitedesche, volle recarsi a fare tali iscrizioni anche al Circolo Rionale Fascista Tito Menichetti proprio mentre vi si svolgeva una riunione di squadristi Ibidem 12

13 13 I danni subiti dalla loro abitazione, in seguito al terribile bombardamento del 31 agosto 1943, spinsero i genitori di Gino a tornare in Versilia, a Ruosina, dove possedevano una casa. Il figlio li seguì pochi giorni dopo l 8 settembre, insieme alla fidanzata Margherita Cervelli, una studentessa universitaria che l incursione aerea aveva privato dell abitazione, costringendo la sua famiglia a doversi temporaneamente dividere. 13

14 14 LA NASCITA DELLA RESISTENZA I due si gettarono a capofitto nell attività clandestina, tornando spesso a Pisa per recuperare armi, precedentemente occultate, utilizzando una Topolino che Gino, poi, vendette per procurarsi denaro necessario all attività cospirativa Addirittura, il 20 settembre, travestito da Brigadiere dei Carabinieri, insieme ad alcuni compagni si presentò presso la sede della G.I.L. in via Bovio, facendosi consegnare tutte le armi disponibili 5. Nell Alta Versilia Gino cominciò a riunire intorno a sé alcuni collaboratori, come Oscar Dal Porto, Bruno Antonucci 6, Alfieri Tessa.e, in particolare, l amico Piero Consani, che, a seguito dei bombardamenti aerei si era trasferito con i genitori da Pisa a Seravezza, dove abitava la sorella Lina dopo il matrimonio. Lombardi fu anche tra i promotori del Comitato di Liberazione Nazionale di Stazzema: Nella seconda decade di settembre si riunivano a Cardoso i seguenti patrioti: Pieruccioni Giuseppe, Neri Angiolo, Lombardi Gino, Cervelli Margherita, Cia Dino, gettando le prime basi del CLN. Due mesi dopo il 5 - In Renzo Vanni, La Resistenza dalla Maremma alle Apuane, Editrice Giardini, Pisa, 1972, pag Nato a Farnocchia nel 1914, ufficiale della Marina e decorato al Valor Militare, dopo l armistizio tornò al paese natale, dove aderì alla Resistenza, entrando in contatto con Gino Lombardi. Nel dopoguerra è stato Sindaco di Stazzema. 14

15 15 suddetto comitato esamina attentamente la situazione del popolo della Versilia ed in conseguenza del risorto Partito fascista deliberava di creare una banda di quei patrioti che non volevano servire la Repubblica Sociale e di perseguitati politici ed a capo di questa banda veniva proposto il tenente Gino Lombardi che si metteva subito in collegamento con tutti i patrioti della Versilia. Pieruccioni si prendeva l incarico di mettere in collegamento per mezzo R.T il tenente Lombardi con il Comitato di Liberazione Nazionale. 7 Gino entrò in contatto con i gruppi di patrioti di Forte dei Marmi, Pietrasanta, Massa e Viareggio 8 e, proprio tramite i viareggini, partecipò ad un importante riunione organizzata a Pisa dal Comitato Regionale del Partito Comunista: Nei primi giorni di novembre del 1943 fu elaborato un piano organico di lavoro, in base al quale le responsabilità delle azioni militari furono definite come segue: per Lucca : Giachetti Renato; per Viareggio e la Versilia: Breschi Sergio, Antonini Giuseppe e Lombardi Gino ( Joe il Rosso ); per Pisa fu affidata la responsabilità a Bargagna Alberto 7 - Relazione del CLN di Stazzema in Archivio ANPI di Pietrasanta. 8 -In città era attivo da alcuni anni un gruppo clandestino comunista, facente capo a Mario Raggiunti, cui poi si aggiunsero,dopo l otto settembre, anche altri patrioti di diversa fede politica. La Resistenza viareggina ha espresso figure rappresentative, come Manfredo Bertini e Vera Vassalle (medaglie d oro al Valor Militare), Sergio Breschi, Tristano Zecanowski, Giuseppe Antonini, Ciro Bertini. 15

16 16 dell organizzazione di formazioni partigiane e Tilgher Oliviero dell organizzazione dei GAP e delle SAP della Provincia 9. La partecipazione all incontro non dimostra che Lombardi avesse abbracciato l ideale comunista. Non esistono al momento, documenti in grado di dimostrarlo ed anche i ricordi di chi lo conobbe non forniscono elementi sufficienti per confermare una sua precisa scelta per un partito o ad un movimento politico. In proposito afferma Bruno Antonucci, che con Gino ebbe frequenti contatti nei primi tempi dell attività clandestina: Ci mettevamo seduti sul muretto di casa mia a Farnocchia e si commentavano gli avvenimenti. Alla mezzanotte si ascoltava Radio Londra e ci eravamo convinti che il fronte si muovesse e che gli Alleati arrivassero al più presto. Le cose purtroppo non andarono così e complicarono tutto, ma al principio eravamo convinti che saremmo rimasti sui monti poco tempo, il necessario per restare nascosti e ed eventualmente difenderci dai Tedeschi. Di politica non si parlava, se si intende per politica quella degli schieramenti di partito. Anzi di partiti non ce n erano. Gino ce l aveva con i tedeschi e con i fascisti ed era uno che aveva le idee chiare. Per questo ci 9 -In Ivan Tognarini, Là dove impera il ribellismo, vol.ii, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli,1988 pag

17 17 apparve subito come il capo: quando voleva fare una cosa la faceva. 10 L attività organizzativa cresceva e Gino cominciava a pensare alla costituzione di una banda partigiana: Intanto il tenente Lombardi con gli abitanti della Porta, località presso Farnocchia, preparava il terreno per sistemare un eventuale gruppo di patrioti appena ne avesse conosciuta la necessità. Fu allora che il CLN fece capire la necessità di avere materiale di propaganda e così si ebbe il colpo del ciclostile 11. Ecco come un inedito rapporto dei Carabinieri ricostruisce l accaduto : Legione Territoriale dei Carabinieri di Livorno- Stazione di Seravezzan.46 dei Rapporti Giudiziari, lì 19 dicembre 1943-XXII. Rapporto giudiziario di rapina di un apparecchio ciclostile marca RotarjGestetner R.6 matricola 68593, in danno del Comune di Seravezza, ad opera di sconosciuti (articolo 628 del C.P.) All Ill/mo signor Pretore di Pietrasanta e p.c. Al Comando della Compagnia dei Carabinieri di Viareggio e alla Questura di Lucca. 10 In G.Giannelli, La Versilia ha vinto la guerra,ed.versilia Oggi, 1989, p Relazione di Angelo Neri sull attività svolta in seno al CLN di Stazzema, in Archivio ANPI Pietrasanta. 17

18 18 Il mattino del 5 corrente, mentre il sottoscritto si trovava nell Ufficio di Stato Civile ed anagrafe del Comune di Seravezza per alcuni accertamenti anagrafici, col carabiniere Carmignani Tullio di questa stazione, alle ore 11 il donzello del Comune Bonci Primo, fu Ettore e fu Bonafede Alisse, nato a Carrara l e residente a Seravezza, con alloggio a piano terreno del palazzo comunale, ci ha esposto la seguente denuncia contro ignoti. Verso le ore 19 di ieri sera 4 andante, mentre stavo cenando in famiglia, sentivo bussare al portone d ingresso del cortile, dal quale si passa per venire nella mia abitazione e negli uffici del Comune, siti parte al piano terreno parte al primo piano del palazzo, mi sono recato ivi per domandare chi bussava. Alla risposta di persona che qualificavasi come amica e che desiderava parlare al custode del comune, ho aperto, così mi sono trovato davanti tre persone a me sconosciute, una bassa, di corporatura normale, indossante impermeabile nero del tipo ferrovieri, con berretto tipo sciatori con i lembi tirati sotto al mento e con mezza maschera scura al viso, alla veneziana, aggiuntata da una banda pure scura, sciolta e tirata giù fino a coprire oltre il mento, e, le altre due più alte, snelle, indossanti cappotto con bavero tirato su e con sciarpa scura avvolta al collo e coprente a ciascuna il viso fino agli occhi, che repentinamente sono entrate nel cortile puntandomi contro tutte e tre le loro pistole. 18

19 19 Indi la persona più bassa e mascherata mi ha chiesto di accompagnarla negli uffici del comune e se vi era il telefono. Io l ho accompagnato nell ufficio posto al piano terreno ove è lo stato civile e l anagrafe ed un apparecchio del telefono ed egli ne ha tagliato i fili. Uscito da questo mi chiesto di accompagnarlo negli altri uffici. In questo momento mia moglie si è affacciata dalla porta a vetri, che mette nella mia abitazione, ma uno degli altri due individui più alti le ha intimato di rientrare in casa e di fare silenzio e, chiusa detta porta che divide la mia abitazione dal cortile, si è fermato lì fuori in modo da impedire ai miei familiari, che si trovavano all interno, di uscire e di vedere o sentire ciò che avveniva. Nel salire le scale per recarci negli uffici del piano superiore, la stessa persona più bassa e mascherata, che mi stava di fianco mentre una delle altre due ci seguiva, tenendo sempre tutte e due le armi puntate su di me, mi ha chiesto se il Comune aveva un ciclostile. Io ho risposto di sì e mi sono diretto nella stanza dove era detto apparecchio. Appena ivi giunto e indicatogli dov era il ciclostile, la medesima persona ha fatto cenno all altra di prenderlo ed alle mie parole che portando via l apparecchio mi avrebbero fatto avere delle responsabilità, mi rispose che stessi zitto e al mio posto altrimenti l avrei pagata. Preso il ciclostile, nel tempo che anche la terza persona giunse al piano superiore, tutte e tre ripresero la vita per 19

20 20 tornare al piano terreno ed ivi giunti, mentre la persona che aveva il ciclostile è uscita dal portone, le altre due, e più specialmente quella più bassa mascherata, mi hanno domandato dove erano le armi che erano state ritirate alla popolazione ed avuta risposta che erano state portate via a mezzo di un autocarro, risposero: Stiamo alla vostra parola. Indi il solito individuo più basso,entrato in casa mia dove si trovavano ancora tutti impauriti, mia moglie, mio figlio e mio suocero, minacciando vendetta ha imposto a tutti di tacere con chiunque dell accaduto fino al mattino successivo e di riferire al maresciallo dei Carabinieri di non occuparsi troppo dell accaduto, altrimenti ce ne sarebbe state anche per lui. Usciti di casa, nell attraversare il cortile, ha ripetuto ancora a me tali ingiunzioni e, ripassando dal portone,si sono anche loro allontanati. Domandato al Bonci Primo la direzione presa dai tre sconosciuti e se se gli stessi erano muniti di mezzi di trasporto, egli ha risposto che non era in grado di dire nulla di ciò perché, per l impressione subita, appena usciti i tre individui, chiuso il portone, si ritirò in casa sua pieno di paura. Per detto motivo e per l intimazioni avute, né egli né alcuno della sua famiglia dissero all Arma né comunicarono ad alcuno l avvenuto, fino al mattino successivo, che il Bonci Primo si recò a riferire la cosa al Commissario Prefettizio, residente a Querceta di Seravezza,il quale lo consigliò di denunciare subito l accaduto 20

21 21 all Arma, ciò che fece appena ritornato da Querceta, alle ore 11 del 5 detto L estensore del rapporto riferisce che sono stati interrogati anche la moglie, il figlio e il suocero del Bonci, i quali confermano la versione dei fatti, senza aggiungere elementi utili per l identificazione di tre sconosciuti. Così con i pochi elementi fornitici- continua il rapporto dei Carabiniericon la sua denuncia fattaci in ritardo, quest Arma ha iniziato immediatamente e condotto attive indagini per riuscire ugualmente all identificazione dei tre colpevoli della rapina in parola ed assicurarli alla giustizia, ma purtroppo finora con esito infruttuoso, sebbene per le stesse indagini e ricerche siano stati interessata anche i Comandi delle stazioni limitrofe di Querceta, Pietrasanta, Forte dei Marmi, Stazzema e Viareggio. Poiché dalla denuncia dal Bonci Primo si deduce che il fatto debba attribuirsi forse ad elementi sbandati del disciolto esercito che vogliono probabilmente servirsi del ciclostile a scopo di propaganda, poiché i tre sconosciuti si fecero accompagnare per gli uffici del Comune sempre dal Bonci e per il fatto che il Comune è munito di tre telefoni indipendenti, cioè quello dello Stato Civile ed Anagrafe, sito al piano terreno al quale furono tagliati i fili e due negli uffici al piano superiore rimasti intatti, certo perché 21

22 22 gli autori della rapina ignoravano l esistenza di questi due apparecchi telefonici, fa ritenere anche che non debba trattarsi di persone pratiche degli Uffici del Comune, perciò le indagini furono condotte anche verso le persone sfollate in questa giurisdizione, per poter giungere ad ogni costo all identificazione del reato in parola e a tale scopo sono state effettuate perquisizioni in ben undici abitazioni di sfollati esistenti nelle varie frazioni, ma ancora con esito infruttuoso. Abbiamo anche indagato attivamente su una voce sentita circa il fatto che un automobile, verniciata di nero, grande, bella, del tipo aerodinamico, verso le ore 18,30 della stessa sera 4 andante che avvenne la rapina, fosse transitata sulla via del Palazzo che conduce al Municipio e, oltrepassato il ponte sul Vezza, esistente oltre pochi metri dal palazzo Comunale, si fosse andata a fermare in via Ruosina, sita oltre il fiume Vezza stesso, parallela a detta via del Palazzo, quasi all altezza del Municipio e che, dopo circa una mezz ora fosse da lì ripartita e attraversato il ponte nuovo sul Vezza, piazza Umberto I e preso per via Marconi, si fosse diretta verso Corvaia e Pietrasanta o Querceta, con vari uomini a bordo, per vedere se alcuno avesse eventualmente letto e ricordato la targa e così facilitato il rintraccio della medesima auto, del proprietario,delle persone a bordo e dove era diretta, ma ancora con esito infruttuoso. 22

23 23 Si continuano le ricerche con il medesimo interessamento e, se ci daranno buon esito, faremo subito seguito al presente rapporto. Il Maresciallo Maggiore Comandante Otello Caciagli 12 l colpo di mano al Palazzo Mediceo è citato anche nel volume La Versilia ha vinto la guerra di Giorgio Giannelli, con una breve testimonianza di Alfieri Tessa: Il 6 dicembre (in realtà il 4 nda) fu combinata la prima azione partigiana. L appuntamento che riguardava cinque persone, Lombardi, Consani, Mulargia, Tessa e Dal Porto, fu dato alle 18,00, alla segheria posto sopra il Ponte della Scolina. Ecco il racconto di Alfieri: Piovigginava. Gino venne in bicicletta da Ruosina ed aveva attaccato un carrettino sul quale aveva nascosto moschetti, pistole e bombe a mano. Entrammo tutti nella segheria e con la pila elettrica ci guardammo per la prima volta in faccia: vennero distribuite le armi e si prese la via del Comune. Si bussò alla porta e Primo Bonci, senza sospettare di nulla, ci venne ad aprire. Eravamo bendati -ma tanto lui ci vedeva poco lo stesso perché era molto miope- e per di più armati; strappammo il filo del telefono, prendemmo la stampatrice e gli intimammo di non denunciare 12 -In Archivio ANPI di Pietrasanta 23

24 24 nulla fino al giorno dopo. Poi uscimmo dal Palazzo Mediceo, riposammo le armi sul carretto sul quale ponemmo il ciclostile, Gino riprese la bicicletta col suo carico prezioso e tornò a Ruosina dopo esserci tutti salutati con un energica stretta di mano, che voleva significare il suggello di quel patto che ci avrebbe legati nella buona come nella cattiva sorte. Col passare dei giorni, l attività dei patrioti diveniva sempre più intensa e le autorità fasciste, preoccupate per l evolvere della situazione, inasprirono le misure repressive. 24

25 25 LA PRIMA FORMAZIONE PARTIGIANA Per ordine del Capo della Provincia Mario Piazzasi, i Fascisti effettuarono una serie di arresti: di persone legate in vario modo alla Resistenza: l 11 febbraio fu catturato il seravezzino Leone Leoni, il 18 i membri della missione radio Croft, sbarcata nel novembre a Castiglioncello 13, il 23 Ireneo Ulivi a Capriglia 14, il 25 fu la volta dei componenti della cellula di Forte dei Marmi.del Fronte della Gioventù. Poi, nella notte tra il 28 e il 29 febbraio, scattò l operazione per catturare Gino Lombardi: Il 28 febbraio, verso le ore 20, dichiara il padre Giuseppe- mi trovavo nella mia casa a Ruosina e c era anche mio figlio Gino. Bussarono alla mia porta ed entrarono alcuni fascisti. Mi puntarono contro la rivoltella e subito dopo ne entrarono in tutto una decina, comandati dal colonnello Gasperetti. Erano imbacuccati e bendati con fazzoletti, ma dopo che entrarono alcuni si tolsero la benda. Erano venuti in quattro o cinque macchine ed altri restarono fuori e circondarono la casa. Dissero che cercavano mio figlio, che nel frattempo era riuscito ad uscire dalla porta posteriore e ad 13 - Ne faceva parte anche il seravezzino Lorenzo Jacopi, radiotelegrafista della Marina, che, dopo lo sbarco si portò nel suo paese natale per assicurare i collegamenti tra i patrioti locali ed il comando alleato. I membri della missione furono catturati nel febbraio-marzo del 1944 e fucilati. Solo lo Jacopi, tradotto in carcere a Verona, riuscì fortunosamente ad evadere ed a tornare in Versilia,dove riprese la lotta partigiana L Ulivi ha lasciato una testimonianza della sua detenzione nelle carceri fasciste, nel volume Tortura. 86 legione Fascista Repubblicana Lucca, Tecnografica, Lucca,

26 26 allontanarsi 15. Gli individui arrestarono me e mi condussero a Forte dei Marmi nella sede del fascio. Dopo avermi interrogato, mi rilasciarono verso le ore 16 del giorno successivo 16. La stessa sera furono arrestati a Seravezza anche il capitano Francesco Sacchetto e Mario Failla, poi rilasciati il giorno seguente. L operazione repressiva più ampia fu compiuta nella notte tra il 4 e il 5 marzo, quando i militari repubblichini catturarono in Versilia 63 persone, sospettate di attività in favore degli alleati e di partecipazione e favoreggiamento verso le formazioni partigiane 17. Sfuggiti alla cattura, aa Ruosina Gino e Piero raggiunsero la Porta di Farnocchia, dove trovarono ospitalità nelle abitazioni di Basilio e Giuditta 15 - Al momento dell irruzione dei fascisti, in casa Lombardi era presente anche Consani, che riuscì a fuggire insieme a Gino In Archivio ANPI di Pietrasanta Gli arrestati, suddivisi per località : (Viareggio): Giuseppe Caccia, Ettore Sportiello, Domenico Antiero, Mario e Loris Soldi, Albano Bertuccelli, Carlo Vassalle, Sauro Bartelloni, Ciro De Crescenzo,Ernesto Trombetti, Giulio Galli, Cesare Pellegrinetti, Giorgio Bertuccelli, Enrico Maffei, Alberto Brofferio, De Fontains Cristiano, Bruno Fassi, Anchise e Emanuele Del Bianco, Guglielmo De Luce, Guido Sarzan, Maria Valentina, Ernestina, Francesca Del Prete, Sista Camilloni, Maria Primon Bevilacqua, Nerina Giannessi, Annita Battistoni, Genny De Fontains Pozzi Bellini, Spartaco Cosentini, Valerio De Ambris,, Leonardo Di Giorgio, Bianca Bianco, Ilio Coselli, don Luigi Angeloni, Francesco Serra, Bruno Bertacchi, Bruno Innocenti, Vittorio Martinelli, Armando Leone (Lido di Camaiore): Pietro Zanetti, Galliano Giovannelli, Pietro Giannecchini; (Camaiore): Ferdinando Marchetti (Pietrasanta):Sessi Bianca, Bibolotti Fabio, Voltapetti Ernesto, Quadrelli Italo, Cavero Sem, Vannucci Giovan Battista, Bertozzi Aldo, Zavret (o Favret)Luciano, Oldoini Giuseppe, Leali Augusto, De Donatis Pietro (Marina di Pietrasanta):,Colombi Aldobrando, Cancogni Battista, Arnaldi Emilio, Romeo Giuseppe, Scalero Costantino. (Seravezza): Salvatori Enrico, Bonci Primo. (Stazzema ): Bicchi (o Bichi) Teofilo. 26

27 27 Battistini e del loro figlio Giuseppe, che con la moglie Nella Silvestri, detta Giannina, e i cinque figli abitava accanto ai genitori. Nei giorni successivi affluirono alla Porta altri giovani, già in contatto con Lombardi, e così nacque la prima formazione partigiana della Versilia, I Cacciatori delle Apuane, con la base proprio nella casa dei Battistini, i quali, pur essendo una famiglia numerosa, che viveva in ristrettezze economiche, aiutarono in ogni modo i partigiani agli ordini di Gino, che Basilio e Giuditta consideravano come un figlio. Nei primi giorni di attività, che il Viviani descrive nel suo libro, i patrioti ripristinarono il ciclostile, prelevato dal Municipio di Seravezza e, avuta una macchina da scrivere da Bruno Antonucci cominciarono a stampare i manifestini di propaganda antifascista Si legge nella relazione della Questura di Lucca del 26 marzo 1944: A Pontestazzemese nelle prime ore del 22 corrente, venivano rinvenuti alcuni manifestini murali a ciclostile, con i quali si incitava il popolo a prestare ogni aiuto possibile ai cosiddetti patrioti per la lotta da essi intrapresa contro i fascisti e i nemici della Patria. Questo il testo del manifestino: Proclama 27

28 28 Compagni delle giovani leve,veterani, italiani, accorrete sotto le nostre libere bandiere per l onore dell Italia, per la salvezza del popolo. Lottiamo uniti contro i traditori fascisti e i nemici della Patria, che cercano di trascinare nel più profondo del baratro l Italia nostra. Madri, spose, aiutate i vostri figli i vostri uomini nella Lotta di liberazione; affiancate i patrioti nella loro opera redentrice; avversate le canaglie fasciste. Compagni ovunque ci cercherete ovunque ci troverete. Da queste vette gli uomini delle Apuane uniti sotto i tre colori sono pronti a tutto per osare per la libertà, l onore, la fratellanza delle genti. PER IL COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE Il comandante Generale le bande CACCIATORI DELLE APUANE Si avverte I tutori dell ordine sono invitati a non avversare l opera dei patrioti. Si diffida tutta la gente da bene a non frequentare i ritrovi dei fascisti o a trattenersi con essi per non ostacolare la giustizia che scenderà tremenda sui traditori. Chi contravverrà a dette avvertenze lo farà a suo rischio e pericolo In Archivio ANPI Pietrasanta 28

29 29 La formazione raggiunse la consistenza di una trentina di uomini; oltre a quella di Consani e Lombardi, è certa la presenza di Luigi Mulargia, Giuseppe Turba, Aulo Viviani, Lido Lazzeri, Luigi Bartolucci, Luigi Pienotti, Ugo Angelici, Aldo Berti, Adelmo Rossi 19, Arturo Pancetti, Renzo Torcigliani 20, Alessandro Cagnoni, Cesare Pierotti, Ugo Giannini. Si unirono alla formazione anche alcuni mongoli, probabilmente sovietici di origine asiatica, disertori dell esercito tedesco in cui erano stati forzatamente arruolati, oppure prigionieri di guerra russi fuggiti da un campo di internamento Caduto il 9 luglio 1944 in azione tra Capriglia e Monte Ornato 20 - Ucciso dai fascisti a Santa Lucia (Camaiore) il 16 aprile

30 30 IL PRIMO RASTRELLAMENTO Il 27 marzo i repubblichini effettuarono un rastrellamento nella zona di Farnocchia contro la formazione di Lombardi. I partigiani, però, riuscirono a scendere nel fondovalle, nei pressi di Ruosina, dove sequestrarono una corriera della Lazzi con cui raggiunsero Arni, quindi salirono al Passo Sella, scendendo poi ad Arnetola, dove prelevarono viveri e materiale dal magazzino della Todt. Il giorno successivo si recarono a Vagli, da cui furono costretti a ritirarsi per l arrivo di reparti tedeschi e fascisti inviati sulle loro tracce. Con una faticosa marcia, durante la quale furono costretti a disfarsi del prezioso materiale prelevato, Lombardi e i suoi raggiunsero il Passo della Tambura, dove restarono tre giorni, in condizioni proibitive per il freddo e l abbondante nevicata, non potendo scendere a valle per via delle truppe nemiche che stavano dando loro la caccia. Infine con un tortuoso e lungo tragitto, attraverso Resceto, Altagnana e Antona, riuscirono ad arrivare a Cerreta San Nicola, presso il monte Folgorito, e da lì nei pressi del monte Gabberi. Ripercorriamo la prima fase della vicenda attraverso alcuni documenti inediti, rimandando ai ricordi di Aulo Viviani per quanto concerne la marcia da Arni al Passo della Tambura e il ritorno in Versilia. 30

31 31 Partito Fascista Repubblicano-Pietrasanta- n. prot.245, lì 27 marzo 1944-XXII. Al Capo della Provincia e Commissario Federale di Lucca. oggetto: banda di ribelli armati contro un autobus della Lazzi. Stasera alle ore 19 sono venuti da me al fascio due addetti al servizio della Lazzi per dichiararmi che una loro macchina che faceva servizio sulla linea Pietrasanta - Arni era stata fermata da più di un ora sopra Ruosina da una banda armata di ribelli, che avevano fatto scendere tutti i viaggiatori ed avevano chiesto loro le carte nella speranza di trovarci qualche fascista, per fucilarlo sul posto. Fortunatamente, però, nessun fascista viaggiava sull autobus: allora i ribelli procedevano al fermo di qualche persona e in più dell autista e del fattorino ed imponevano a questi ultimi di riprendere la via di Arni con la macchina a loro disposizione. I ribelli erano guidati da un ufficiale e pare dell Aviazione. Ho ordinato ai due impiegati di redigere subito un verbale, esatto e minuzioso, dell accaduto e di farmelo avere entro le prime ore di domattina e sarà mia cura di farvelo avere con tempestiva urgenza. Sembra che abbia avuto contatto precedente coi ribelli, che erano circa una ventina, tale Babboni di Ruosina, che era un autista della Lazzi 31

32 32 licenziato. Il signor Salomone Neri, della Lazzi stessa e qui residente, lo ha affermato. Alle 19 e mezzo ho telefonato all Ispettore Baralla per ragguagliarlo subito di quanto sopra; gli ho pure chiesto se dovevo informare telefonicamente la S.V. e mi ha detto che ci avrebbe pensato lui. Sono sicuro che l avrà fatto e poiché mi ha accennato che c era un azione in corso e mi ha chiesto 5 o 6 dei fascisti repubblicani più coraggiosi, l ho subito accontentato avvisandoli e ordinando loro di trovarsi al Forte dalle ore 23 alle ore 24 di questa notte. 21 Vi faccio avere la presente a mezzo di persona sicura e sono a vostra disposizione per tutto quello che mi ordinerete. Il fatto gravissimo in sé, avvalora la richiesta di porto d armi, almeno per parte dei nostri elementi migliori, che fino ad oggi ne sono privi. In caso di aggressione, infatti, come si difenderanno? Il Segretario Giulio Paiotti Un appunto scritto a mano dal Paiotti riporta: Ordino ad Amos Tognetti, Tito Pasquini, Adriano Ricci, Merigo Santini, Giovanni Benelli. Amelio (illeggibile), Ernesto Cancogni, Monghino (?) Tartaglia, Nello Romiti di recarsi al fascio di Forte dei Marmi per mettersi a disposizione dell Ispettore Baralla. Bisogna esserci alle 24. Paiotti. Lì, XXII in Archivio ANPI di Pietrasanta. 32

33 33 Il giorno successivo il Paiotti inviò al Capo della Provincia ulteriori informazioni sull accaduto: Pietrasanta,28/3/944 XXII n.250 Prot Banda di Ribelli- Al Capo della Provincia di Lucca Vi compiego la relazione dell Impiegato della Lazzi, Rinaldo Giannarelli, relativa al fattaccio dei 18 ribelli, che fermarono ieri sera un autobus che tornava da Arni, per far ciccia dei Fascisti. Alla relazione aggiungo quanto segue, per informazioni assunte di persona. L aviatore che guidava il gruppo dei ribelli, era il Tenete Lombardi di Ruosina; è poi risultato che l ex-autista Babboni, pure di Ruosina li aveva avvicinati sulla strada di Arni, un po prima che essi fermassero l auto pubblica, a colpi di rivoltella e di moschetto,certamente per dar loro indicazioni precise o altro. Il Babboni, quindi, è complice senz altro. Esso poi, a fattaccio avvenuto, visto a Ruosina il Neri Salomone, impiegato della Lazzi, sulla seconda macchina che tornava da Terrinca, lo investì con queste precise parole:-se sapevo che eravate qui allora vi avevo fatto prendere. E il Neri di rimando:-ma allora tu sei d accordo con loro?- E il Babboni:-Si capisce, e oggi l avete scampata bella! 33

34 34 Fra i 18 c era anche un prigioniero inglese 23, che poi ha preso al guida della macchina sequestrata dai ribelli. Delle persone portate via con loro non si sa nulla. Poco fa, sopra un acamioncino della Cooperativa, sono partiti altri elementi nostri, per mettersi a disposizione del F.R:, recatisi sul luogo per dare ai ribelli la meritata lezione. La macchina della Lazzi è stata ritrovata ad Arni vuota- I ribelli hanno preso il monte. Il Segretario del Fascio Paiotti prof.giulio 24 Impresa Fratelli Lazzi- Pistoia- Pietrasanta, lì XXII Per dovere di ufficio Vi informiamo che la sera del 27 corr. la macchina 181 di ritorno dalla corsa di Arni, giunta alle ore 17 circa nei pressi di Iacco, con a bordo circa 40 persone, previo sparare di una decina di colpi di pistola e fucile, fu fatta fermare da diciotto individui armati. Primo ordine dato fu quello di far discendere tutti i viaggiatori, che ad armi spianate li allineavano sulla strada quindi ad uno ad uno furono costretti a mostrare le proprie carte, nelle quali ricercavano chi fosse o no iscritto al Fascio Repubblicano. Terminata questa operazione il capo esclamò: peccato che non ci sia alcun fascista da mettere al muro. Quindi le donne furono invitate a proseguire a piedi, degli uomini presenti ne fecero 23 - La notizia non appare in altre fonti In Archivio ANPI 34

35 35 salire sopra una decina portando anche la valigia. Costretto con le minacce l autista a girare la macchina, dovette far ritorno sulla via d Arni per portare in una località ignota i 18 armati. Aggiungo che a seguito della macchina in parola viaggiava in una Balilla anche il Direttore dell Agenzia Lazzi sig.breschi di Carrara insieme al segretario del Comune di Stazzema, anche costui, insieme al segretario stesso, fu costretto a retrocedere per località fino ad allora sconosciuta. 25 L addetto all agenzia Lazzi di Pietrasanta Giannarelli Rinaldo 26 Durante il rastrellamento nella zona di Farnocchia fu perquisita anche la casa dei Battistini, come riferisce il rapporto del Distaccamento di Stazzema della Guardia Nazionale Repubblicana ( G.N.R.) del 28 marzo 1944, n.prot.158, al Comando Gruppo Carabinieri di Lucca: In seguito ad ordini verbali ricevuti dal sig. Comandante del Gruppo, stamani i militari di questo distaccamento, recatisi in una casa disabitata di proprietà di Battistini Basilio fu Giuseppe di anni 72, nato e residente a Farnocchia di Stazzema, situata in località La Porta di questa giurisdizione per ricercare e trarre in arresto il partigiano sedicente Carlini Francesco di Antonio di anni 23, che si trovava ivi nascosto, perché rimasto 25 - Il segretario comunale Caruso e l impiegato comunale Rossi furono rilasciati ad Arni dagli uomini di Lombardi In Archivio ANPI 35

36 36 ferito, non l hanno più rintracciato né in questo luogo né altrove. Si ha ragione di ritenere che egli sebbene ferito sia riuscito ad allontanarsi con gli altri ribelli per sottrarsi alle ricerche della polizia 27. I militari stessi proceduto a minuta perquisizione in detta casa rinvenivano al piano terreno e presso un giaciglio alcuni indumenti intrisi di sangue evidentemente di pertinenza del Carlini ed al piano superiore nascosto tra il fieno e le foglie secche il sottosegnato materiale abbandonato dagli stessi ribelli all atto del loro allontanamento da questo territorio: n.19 bombe a mano tipo Sipe di produzione americana, n.1 fucile mitra mancante della canna, un nastro munito di 41 cartucce per mitraglia, n.25 caricatori per fucile, n.5 accessori per fucile, n.6 tubi di gelatina, n.4 scatole di tritolo ed alcuni detonanti, n.1 fucile da caccia ad una canna a avancarica, n.1 bandiera nazionale con stemma sabaudo. Detti oggetti si trovano a disposizione in questa caserma( ) Il Maresciallo Capo Comandante Carlo Giordano 27 - Non si hanno notizie di partigiani con queste generalità, tuttavia sembra che uno degli uomini di Gino si fosse accidentalmente ferito qualche giorno prima. 36

37 37 IL RASTRELLAMENTO DEL APRILE I Cacciatori delle Apuane, dopo le peripezie affrontate alla fine di marzo, ripresero la loro attività nello Stazzemese, compiendo una serie di colpi di mano. Il 12 aprile liberarono due collaboratori dei partigiani, rinchiusi nella caserma dei Carabinieri di Pontestazzemese,e due giorni dopo, nella stessa località, prelevarono viveri dallo spaccio della Cooperativa di Consumo di Pietrasanta. L attività dei partigiani in questi ultimi giorni è stata assai più movimentata dando luogo ad azioni di banditismo e di intimidazione.- riferisce un dispaccio della G.N.R., che dimostra la crescente preoccupazione delle autorità fasciste per l attività della Resistenza. In particolare, provocò impressione l attacco che, verso le ore 22 del 15 aprile, i partigiani portarono a Pontestazzemese ad una pattuglia di 10 militi, comandata dal maresciallo Enrico Giordano, che ebbe quattro feriti.. Il Capo della Provincia di Lucca, d intesa con il comando tedesco di zona, decise di effettuare un rastrellamento in grande stile contro i Cacciatori delle Apuane nella zona compresa tra Ruosina, Pontestazzemese, Farnocchia e il monte Gabberi. Il 16 furono saccheggiate le case di Gino, di Giuseppe Turba e Lido Lazzeri, con le masserizie bruciate nella strada. Nell occasione vennero 37

38 38 arrestati Giovanni Turba 28, padre di Giuseppe, partigiano con Gino, alcuni familiari del Lazzeri, i genitori e la fidanzata di Lombardi, che furono portati nelle carceri di Lucca. La madre Assunta vi rimase fino al 4 settembre, quando fu liberata dai partigiani, mentre il padre Giuseppe e la fidanzata Margherita furono portati da Piazzesi a Piacenza, dove era stato nominato Capo della Provincia. I due furono, poi, liberati in seguito ad uno scambio di prigionieri tra fascisti e partigiani e la ragazza entrò a far parte, come staffetta, della formazione Giustizia e Libertà, comandata da Fausto Cossu. L esito del rastrellamento è descritto da un rapporto della Questura di Lucca del 23 aprile: La notte del 15 corrente si verifica in Stazzema un imboscata di ribelli contro un pattuglione di militi della G.N.R. di quel distaccamento e nella sparatoria, che ne seguiva, rimanevano feriti quattro militari, di cui uno gravemente. Veniva subito disposta un operazione di rastrellamento su vasta scala e poteva essere così occupato un caposaldo in una casetta di montagna; un ribelle veniva ucciso in conflitto ed altri potevano essere catturati e passati immediatamente per le armi. Si procedeva inoltre alla cattura di due mitragliatrici, di numerose bombe e munizioni, nonché di tre 28 Giovanni Turba morì nel luglio successivo in seguito ai maltrattamenti subiti. 38

39 39 muli, di numerosi quintali di provviste, oltre a una radio ricevente e documenti vari. Venivano fermate, infine, persone sospette la cui posizione è in corso d accertamento 29. Il rastrellamento, iniziato nelle prime ore del 16 aprile, si protrasse per tutta la giornata successiva. Il partigiano caduto, cui fa riferimento il rapporto fascista, era Luigi Mulargia, che, con il suo sacrificio, permise ai compagni di sganciarsi e di evitare così la cattura o l annientamento. Nato a Olbia nel 1924, residente a Bonorva (SS), si era arruolato in Marina nel 1941, presso la base di La Maddalena. Frequentata la scuola CEMM di Venezia, fu imbarcato sulla torpediniera T.7 dal settembre 1942 al febbraio 1943, poi sulla nave ausiliaria Cattaro. Dopo l armistizio era giunto in Versilia, dove entrò in contatto con Gino Lombardi, di cui divenne un attivo collaboratore. Così ricorda la sua morte Lido Lazzeri, che si trovava vicino a lui durante il combattimento: Stavo appunto al di sopra della posizione dov erano Mulargia e i due mongoli, quando mi vidi molto vicini i miliziani che salivano e quasi era 29 Si legge in un documento, redatto dal Commissario Prefettizio del Comune di Stazzema il 16 giugno 1944, che il 18 aprile 1944 erano stati tratti in arresto dalla GNR durante un rastrellamento, mentre erano intenti al loro lavoro: Lazzeri Angelo di Giovacchino, Lazzeri Lido di Pietro, Lazzeri Ilio di Pietro, Lazzeri Cesare fu Andrea, Vannoni Cesare di Barlume, Battistini Pasquale di Luigi, Battistini Decimo di Luigi tutti da Farnocchia e Federigi Araldo di Onorato e Bertelli Moreno di Santi da Sant Anna di Stazzema. 39

40 40 arrivati sul colle; cercai di sparare con lo sten, che si inceppò, come del resto avveniva spesso con quest arma. Così mi gettai dietro a una roccia e avendo delle bombe a mano, di quelle fatte a pino, ne gettai dall altra parte della roccia verso il ripido sentiero; i lanci fermarono la loro avanzata; cominciai ad udir gridare forse qualcuno era rimasto ferito, ma io dalla posizione non potevo vedere. Continuai ancora, poi cercai di scendere dove era il sardo che in piedi si dava da fare per sparare con il mitra Beretta; lo esortai a non esporsi troppo, ma egli incurante del pericolo sembrava raggiante per aver fatto il vuoto davanti a sé, coadiuvato dai mongoli. Scesi più in basso dove era Consani, Lombardi, Viviani ed altri che non riuscivano a tenere quelli che salivano dalla Pietralunga e che arrivavano da diverse direzioni. Lalle (= Aldo Berti nda) era in altra posizione e pensai che anche dalla sua posizione facesse abbastanza caldo. Fu allora che Mulargia venne colpito, ma riuscì a gridare: Fuggite, per me è finita, mettetevi in salvo. Il resto lo sappiamo. Il mongolo, piangendo, quando fummo nel bosco disse: Luigi è kaput 30. Ulteriori notizie si apprendono da un rapporto della G.N.R. del 17 aprile : Sono in corso operazioni di rastrellamento nella zona del monte Gabberi, con 170 militi della G.N.R., 50 militi della X Flottiglia Mas e 50 fascisti 30 - In Aulo Viviani, Il Balilla partigiano, ed. Il testimone, Tipografia Massarosa, 1987, pag

41 41 repubblicani. Partecipano all azione 160 militari germanici della divisione Hermann Goering. E stato provveduto con 60 militi della G.N.R. a bloccare i valichi di accesso dalla Versilia alla Garfagnana e richiesto il concorso del comando provinciale della G.N.R. di Apuania perché disponga un servizio di vigilanza al confine tra le due province 31. Alla memoria di Luigi Mulargia, 32 primo partigiano caduto in combattimento in Versilia, venne titolata la formazione agli ordini di Marcello Garosi ( Tito ), costituitasi dopo lo scioglimento dei Cacciatori delle Apuane, in seguito alla morte di Lombardi e Consani. 33 In quei giorni persero la vita altri due patrioti, Vittorio Monti e Domenico Randazzo, fucilati presso il cimitero di Massarosa per ordine del Capo della Provincia Piazzesi. 31 -In Notiziari della G.N.R., fondo Micheletti, presso l Istituto Storico della Resistenza in Toscana. Il documento è stato successivamente pubblicato anche in Giovanni Cipollini-Moreno Costa, Il prezzo della Libertà. Il contributo di Pietrasanta alla lotta contro il nazifascismo, Pietrasanta, Tipografia Dini, Alcune fonti riferiscono che i fascisti inferirono sul Mulargia morente e poi sul suo cadavere, ma non abbiamo elementi precisi su questo argomento. Il corpo del patriota fu sepolto fuori del cimitero di Farnocchia., dove poi fu inumato alla fine della guerra. Purtroppo i suoi resti sono andati dispersi nell ossario comune. Una lapide posta sulla cappellina del cimitero ricorda il sacrificio di Luigi e di Cristina Lenzini Ardimanni, una partigiana della formazione Bandelloni, caduta in combattimento nei pressi di Farnocchia l otto agosta Il Comune di Pietrasanta ha titolato a Mulargia la scuola elementare di Focette, ora trasformata, dopo l accorpamento dei plessi scolastici, in casa vacanze per disabili, gestita dalla sezione versiliese dell Unione Italiana per la lotta alla distrofia muscolare. 41

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