Numero 4 - Dicembre 2012 RIVISTA DEGLI OSPITI DELLA CASA ANZIANI DI POSCHIAVO

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1 Numero 4 - Dicembre 2012 VOCI RIVISTA DEGLI OSPITI DELLA CASA ANZIANI DI POSCHIAVO

2 VOCI Rivista degli Ospiti della Casa Anziani di Poschiavo Numero 4 - Dicembre 2012 INDICE 3 Editoriale (Gisa Lardi) 4 La collaboratrice sanitaria (Franco Crameri) 5 La collaboratrice: Nadia Cao (Franco Crameri) 8 Ricordiamoli (Suor Rita Haus) 12 L ospite: Luciano Maranta (Franco Crameri) 16 Soddisfazioni autunnali: raccolta delle patate 18 Le fotografie raccontano (Alessandra Jochum e Pierluigi Crameri) 21 L interscambio con i vicini di casa 22 Pranzo a Madreda (Monica Paganini-Zanetti) 24 La poesia delle bisnonne 25 Volontarie «Lavori a maglia» (Gisa Lardi) 27 Lavorare a maglia è sano

3 Questa che state per sfogliare è la quarta uscita di VOCI, la rivista degli ospiti della Casa Anziani. Si può quindi dire che il nostro giornalino è ormai un progetto assodato dell attività di animazione. Tuttavia, come sempre, le opinioni, i consigli, i suggerimenti e le proposte di collaborazione da parte di tutti sono sempre benvenuti. Anche in questa edizione troverete interessanti contributi e molte sorprese. Franco Crameri-Droux ci parla dell importante figura professionale della collaboratrice sanitaria nel servizio cure. A questo proposito segue un intervista a Nadia Cao, che svolge questa professione in Casa Anziani da più di otto anni. Alcune pagine saranno dedicate alla memoria di coloro che, in questi ultimi mesi, purtroppo ci hanno lasciati. Pure in questo numero ci sarà uno spazio dedicato a chi presta il proprio aiuto in Casa Anziani quale volontario: questa volta è il turno di Mirta Crameri e le altre volontarie del gruppo maglia che ci raccontano della loro attività e di come questa è nata e si è sviluppata negli ultimi anni. Ci sarà inoltre un contributo su una giornata che alcuni ospiti della Casa Anziani hanno trascorso al monte di Madreda e uno dedicato alle fotografie conservate nel nuovo Archivio fotografico Valposchiavo, e che a tutti hanno riportato alla mente ricordi di persone e luoghi della vecchia Poschiavo. Inoltre verrà ricordato con delle fotografie alcuni momenti di animazione vissuti dagli Ospiti durante l autunno: la raccolta delle patate, la visita dei scölin, la confezione delle berrettine a favore dell Associazione Save the Children. La redazione augura a tutti, Ospiti, Parenti e Personale, una buona lettura! 3 EDITORIALE a cura di Gisa Lardi

4 La collaboratrice sanitaria nel servizio cure a cura di Franco Crameri-Droux Una figura professionale basilare Il ritmo e lo stile di vita dei nostri tempi danno a volte l impressione che certi ideali ed alcune scelte non ricevano il giusto riconoscimento, per cui i giovani sono orientati verso altre e alte mete. La società richiede preparazione, titoli di studio, formazioni sempre più specifiche, dati tecnici, conoscenze telematiche e via di seguito. Il fare e il prestigio sono determinanti, anche con il rischio di trovarsi a mani vuote. Il ruolo della collaboratrice sanitaria nel servizio cure in Casa Anziani non è sempre appariscente e prestigioso agli occhi di chi guarda dall esterno. Eppure è un ruolo fondamentale. Con la dovuta formazione di base, la collaboratrice è quella persona che vive a diretto contatto con l anziano, condividendo il ritmo della giornata, basando il suo essere e il suo fare sul rapporto umano con la persona curata. È la persona forse più vicina all ospite, perché questa quotidianità la porta a conoscere nei minimi dettagli i gusti, i desideri e i bisogni degli ospiti. Qui sta proprio il valore più alto (e forse troppo nascosto) di questo ruolo professionale. Senza una buona dose di umanità non si può resistere in questa professione, perché è proprio il rapporto umano che dà la forza di essere una presenza valida e apprezzata.

5 Intervista a Nadia Cao, collaboratrice sanitaria Nadia è una persona solare, schietta, con le idee chiare. In poschiavino diremmo che Nadia, la sa chi ca la vol!. Ma questa può essere un impressione superficiale. Parlando con lei si può cogliere tra le righe la sua sensibilità umana, la sua capacità di ascolto e di dialogo, la sua serenità interiore. Ci troviamo ora a casa sua, davanti ad una squisita torta e un buon caffè. Le espongo qualche domanda, le faccio raccontare la sua vita. Risponde con spontaneità, non mi reputa una persona curiosa dei fatti altrui. Suo marito sonnecchia sul divano e sicuramente sta ascoltando attentamente. Nadia, raccontaci la tua infanzia Sono nata a Boalzo/Teglio il 2 ottobre 1974 a casa della nonna. La mia famiglia era composta dai genitori, da due fratelli, da uno zio e dalla nonna. Ho frequentato le scuole di San Giacomo e Tresenda. Ricordo che non mi piaceva giocare con le bambole; preferivo uscire e stare in mezzo alla natura, giocare con la terra e

6 l acqua, nel bosco, vicino al fiume. Stare in casa era per me come stare in gabbia. Volevo vivere con me stessa! Già fin d allora mi piaceva stare vicino alle persone anziane e soprattutto ascoltare le loro storie e le loro esperienze. Ero sempre attratta dai loro racconti. Come ricordi la tua adolescenza? La scuola non era per me. A quattordici anni ho iniziato a lavorare e ho trovato il posto in una profumeria a Livigno dove sono rimasta sei anni (gestione del negozio e venditrice). Come sei arrivata a Poschiavo? Quasi per caso; all inizio pensavo fosse un posto provvisorio ma poi sono rimasta ben cinque anni quale cameriera presso il Caffè Semadeni in Piazza. In quegli anni ho conosciuto mio marito Igino, il quale era un assiduo frequentatore del bar. Così Poschiavo è diventata la mia seconda patria. Come hai conosciuto la Casa Anziani? Nella primavera del 2002 sono entrata alle dipendenze della Casa Anziani nel servizio di pulizie al pomeriggio. Questo ambiente è stato già fin dall inizio di mio gradimento. Il rapporto con gli anziani era spontaneo e piacevole. Nel 2004 ho pertanto accolto con gioia la proposta di entrare nel servizio cure dopo aver assolto il corso base. Se guardo alla mia vita posso vedere che il mondo degli anziani è sempre stato un fil rouge e quindi non ho avuto grandi difficoltà ad inserirmi in questa struttura. Cosa vuol dire per te curare le persone anziane? La mia esperienza di questi anni e i miei ideali mi hanno insegnato che la cura è innanzitutto accompagnamento! È stare

7 a fianco, è stare vicino, essere presente. Non solo fisicamente, ma anche con il cuore, valorizzando così al massimo l umanità, il sostegno, l affetto. L importante della vita è proprio questo. Da queste persone io ricevo anche molta forza. Un sorriso di loro mi fa stare bene. Nel mio piccolo posso fare molto. Se riesco ad entrare con rispetto nel vissuto delle singole persone posso sostenere efficacemente chi mi chiede aiuto, non solo fisicamente, ma anche moralmente. A volte occorre così poco per accontentare le persone. Di che cosa ha maggiormente bisogno la persona anziana? Sono realista: le perdite ci sono, occorre individuarle per sostenere le persone anziane. Queste perdite possono essere di diversa natura: fisiche, morali, intellettuali, umane. La visione deve essere globale per capire veramente la vita. In Casa Anziani noi ci facciamo in quattro per dare queste risposte. Personalmente ritengo che il tesoro più prezioso è il ricordo di ciò che sei, per cui è importante mantenere il più possibile il rapporto di amore con le persone vicine, il rapporto di amicizia come nella famiglia. Come valuti questa tua esperienza lavorativa? La mole di lavoro da compiere è molto ampia. A volte infinita, nel senso che non finisce mai. Al termine del turno arrivo a casa molto stanca. Ma non mancano le soddisfazioni, anche se questo lavoro è umile. A casa rifletto sul mio operato durante la giornata, ai sorrisi che ho ricevuto, alle buone parole sentite. Questo mi dà la forza e la gioia di continuare e mi accorgo che ciò che ricevo è più grande di ciò che ho dato. L importanza del team di cure Naturalmente il mio lavoro è concepibile solo nell ambito del team. Io faccio parte del gruppo cura, il quale è formato da diverse figure professionali al servizio degli ospiti (collaboratrici - assistenti di cura - infermieri). La collaborazione nel team è indispensabile, il passaggio di informazioni e l interazione delle competenze sono fondamentali per la cura individuale degli ospiti. Solo tramite questa impostazione è possibile l efficacia della cura e il raggiungimento degli obbiettivi.

8 8 Fattasi sera Gesù disse: Passiamo all altra riva. Ricordiamo con particolare affetto gli ospiti deceduti durante gli ultimi mesi Ricordiamoli... a cura di Suor Rita Haus Signor Valentino Merlo Il Signor Merlo è venuto a vivere in Casa Anziani perché abitare da solo a Viano era difficile, casa sua era diventata troppo grande per un uomo solo. I famigliari gli prestavano aiuto e consigli, ma per un uomo che nel suo corpo era segnato dalla fatica e dal duro lavoro non era facile accettare aiuto, farsi servire e non far più niente. In Casa Anziani ha così iniziato due apprendistati. Anzitutto ad usare il deambulatore per camminare più speditamente e con maggior sicurezza. Il secondo apprendistato risultava essere più difficile del primo; si trattava infatti di usare la poltrona appoggiandovi comodamente la schiena curva e stanca. Da questa postazione guardava la TV e leggeva il giornale, il suo amato Grigione Italiano. La domenica, il Signor Valentino partecipava alla Santa Messa vestito a festa. Lo ricordiamo mentre fumava una sigaretta in giardino seduto al sole, ascoltare musica folcloristica o canticchiare in occasione delle visite degli Amici del Canto. Lo ricordiamo anche nella sofferenza, le malattie e gli acciacchi minavano le sue forze, la sua presenza in caffetteria diminuiva e la sua camera era diventato il luogo dove riceveva le cure e le visite dei familiari. Dopo l ulteriore aggravarsi della situazione e il suo ricovero all ospedale San Sisto, il Signor Merlo ha lasciato questa terra per dimorare in Cielo.

9 Signora Agnese Menghini Prendiamo congedo dalla nostra Signora Agnese. Dico nostra perché è lei, prima di tutti, che 13 anni fa ha scelto la nostra Casa come luogo di vita e convivenza. Sì proprio lei, che con i suoi familiari parlava di questo progetto e un giorno, presa la decisione con determinazione, si è trasferita da noi. Agnese l abbiamo conosciuta come un ospite con la ferma decisione di mantenere la sua autonomia più a lungo possibile. Il farmaco per la notte lo autogestiva e usava con determinazione il deambulatore per camminare con più sicurezza e conservava gli ausili sanitari sempre pronti per ogni evenienza. La ricordiamo come Signora distinta; ci teneva al suo aspetto, sempre ben vestita, con la collana in tinta e ben abbinata, l acconciatura sempre a posto. Si notava il suo piglio da donna di città. Trascorsi molti anni a Roma e in seguito nella Svizzera tedesca, qui in Casa Anziani ha trovato anche le sorelle Raffaella e Celina. Incontrarsi, scambiarsi delle visite a vicenda e pranzare insieme era facile e Agnese apprezzava molto le visite di altri familiari e conoscenti. Agnese in Casa Anziani ha coltivato e apprezzato una grande amicizia con Cristina e spesso insieme guardavano la TV, giocavano a carte e si facevano tanta compagnia. Partecipava sempre alla celebrazione della Eucarestia, al Santo Rosario e una visita al giorno alla Cappella faceva parte del suo quotidiano. Era una persona sociale, serena e pacifica, anche se negli ultimi anni purtroppo il suo linguaggio era diventato difficile da capire, ma lei si esprimeva con i gesti. Questa era la sua nuova sfida giornaliera e ci riservava delle sorprese, creando maggiore imbarazzo a noi per la difficoltà nel capirla che a lei stessa per la difficoltà ad esprimersi. Signora Mirta Bontognali Cinque anni orsono è arrivata a far parte della famiglia di Casa Anziani, ma molti dei nostri ospiti già la conoscevano per la sua attività di gestione di negozio e ristorante in paese. Ricordare la Signora Mirta significa ricordare una Signora dignitosa, semplice, elegante, serena e sempre sorridente. Una

10 persona affabile e gentile con tutti, una donna riconoscente per ogni servizio ricevuto e con uno sguardo che esprimeva gratitudine anche senza bisogno del sostegno delle parole. Una persona sociale e laboriosa: quanti lavori a maglia ha fatto e quante calde coperte ha confezionato! Si impegnava spesso con lavori di vimini realizzando molteplici cestini. Ricordiamo anche che quando scriveva qualcosa ci stupiva con una calligrafia da fare invidia! Ricordare la Signora Mirta è soprattutto ricordare una persona di grande fede, donna di preghiera ed è qui che sta il segreto di tutta la sua vita spirituale ed il motore della sua alacrità. La corona del Rosario sempre a portata di mano, la partecipazione alla Santa Messa e le numerose visite alla Cappella erano parte del suo programma giornaliero. Anche negli ultimi giorni di vita lei continuava ad esprimere il suo amore e la sua gratitudine ai suoi familiari e a tutti noi; anche noi della Casa Anziani vogliamo ricambiare questi sentimenti perchè la Signora Mirta ci ha offerto una bella esperienza di cammino di vita. Signora Silvia Bolza Fiocchi Noi la ricordiamo come la Signora di Milano che da alcuni anni veniva in Casa Anziani per trascorrere alcune settimane d estate. Per lei era come una vacanza, vicina al figlio, alla famiglia, ed insieme a loro si godeva il giardino, le passeggiate e le tazze di caffè in Piazza. Quattro anni fa la Signora Bolza ha lasciato Milano definitivamente e si è trasferita stabilmente da noi. Certamente non fu una decisione facile, ma il figlio, la nuora, i nipoti e i pronipoti hanno fatto a gara per rendere questa nuova esperienza meno traumatica. Leggeva con piacere i giornali italiani per mantenere vivo il suo rapporto d amore con il Bel Paese dove aveva vissuto per anni. Assistita dal figlio giocava volentieri a carte e risolveva i cruciverba tenendo attiva la memoria. Amava il tennis e guardava le partite in TV, ascoltava musica classica nel ricordo di tutti i concerti ascoltati dal vivo. L età avanzava e di pari passo la salute peggiorava di

11 giorno in giorno e alla fine fu costretta sulla sedia a rotelle e poi immobilizzata a letto ed è qui che tutta la sua vitalità si è concentrata nei suoi occhi, che erano sempre vispi e vigili al punto da comunicare attraverso lo sguardo, fino a quando li ha chiusi a questo mondo per aprirli all eternità. Signora Agnese Zanolari La Signora Agnese ha vissuto otto anni in Casa Anziani trasferendosi dalla sua amata casa di Privilasco. Inserirsi in una nuova realtà lasciando al paesello la casa, la figlia e i nipoti è stata una prova dura per Agnese, che lei ha superato anche grazie alle visite continue dei famigliari, in particolar modo dei nipotini che hanno dato coraggio a nonna Agnese ma in cambio hanno ricevuto tanto amore. In questo modo Agnese ha visto crescere i nipotini e loro hanno avuto lezioni di vita dal valore inestimabile dalla nonna. Fin quando la salute, se pur precaria, l ha consentito, Agnese si recava a casa della figlia e dei nipoti, ma purtroppo la situazione continuava a peggiorare e pur combattendo per mantenere la sua mobilità alla fine fu costretta sulla sedia a rotelle. La forza di continuare a combattere lei la trovava nella fede, una fede semplice ma vissuta. Partecipava quasi tutti i giorni alla Santa Messa e di domenica era ancora più felice quando insieme a lei, alla Santa Messa, partecipavano anche l amata figlia Emanuela e gli adorati nipoti Virgilio e Graziella. Sorrideva sempre Agnese e diceva di stare bene anche quando c era da dubitarne. Sempre riconoscente per le cure che le erano dispensate non si lamentava mai e la vera sfida era quella di capire le sue reali esigenze. La presenza in Casa Anziani di sua sorella Irene favoriva gli incontri di Agnese con il resto dei familiari e dei conoscenti e in una di queste occasioni, pochi giorni prima di andarsene per sempre, rivolgendosi al gruppo degli Amici del Canto, indicando il cielo con un dito ha detto: mi pasi sü!! Era consapevole che di lì a breve avrebbe terminato il suo pellegrinaggio terreno per raggiungere i suoi cari in Cielo.

12 a cura di Franco Crameri-Droux L ospite: Luciano Maranta Già da molto tempo chiedo al signor Luciano di rispolverare la sua chitarra e di suonarci qualche brano. Dice di non essere più capace, ma chi si ricorda di lui giovane, racconta che sul sagrato della chiesa suonava e cantava le melodie dei suoi tempi attorniato da molti giovani che lo ascoltavano. Il sig. Luciano è proprio così: non ama l ammirazione, né gli applausi. Racconta la sua vita con una certa timidezza, ma con un sorriso di saggezza che colpisce subito chi lo ascolta. È una persona che ha saputo vivere i suoi ideali e i suoi sogni, cercando di guardare sempre avanti, pronto a cogliere le sorprese e le intuizioni della vita. E le ha seguite, fino in fondo. Perciò guarda e racconta il suo passato con grande serenità, senza ansie o pentimenti, con la sua oramai proverbiale calma e tranquillità. La sua vita lo ha portato lontano, raccogliendo così un grande bagaglio culturale, che però non vuole sfoggiare. Personalmente sono convito che sa ancora suonare

13 la sua chitarra; il suo sorriso timido è segno che custodisce ancora nel cuore quelle dolci melodie, di cui forse un giorno ci farà nuovamente dono. Se saremo in molti a chiederglielo sicuramente non ci deluderà! Ascoltiamo con attenzione la storia della sua vita: La mia infanzia e i miei studi Sono nato nell ormai lontano 14 dicembre 1932, ultimo di sedici figli della famiglia Riccardo e Palmina Maranta-Lardi. Ho trascorso un infanzia felice all ombra del campanile di San Vittore a Poschiavo e sul sagrato della chiesa ho passato molte ore di gioco e di svago con i compagni di allora. Mio padre era l organista della chiesa prepositurale e quindi la mia infanzia e gioventù sono state intrise della vita ecclesiale di allora. All età di 12 anni sono andato in Val Mesolcina e precisamente a San Vittore dove mio fratello Mons. Reto Maranta era prevosto. Laggiù ho frequentato le tre classi superiori del collegio S. Anna a Roveredo. Nel 1947 sono entrato nel collegio dei cappuccini di Stans e ho concluso questo studio qualche anno dopo con la maturità ginnasiale (con latino e inglese). In seguito ho frequentato la formazione universitaria quadriennale di ingegnere forestale presso il Politecnico di Zurigo, con alcuni mesi di assistente di un professore. La mia carriera professionale Dopo Zurigo sono stato impiegato nell attuale regione del Giura e precisamente a Delémont: ho seguito progetti di strade, di rimboschimento e diversi piani di assestamento per il comune. Sono stati anni veramente intensi. Una mia lettura preferita: Annabella In quel tempo mia sorella Zina mi inviava periodicamente la rivista Annabella, che leggevo assiduamente. Improvvisamente mi ha colpito un racconto di una volontaria a Cochabamba (Bolivia) che illustrava il suo operato. Quindi ho deciso di partire anch io per quel posto, così che qualche mese dopo mi sono trovato al porto di Genova per prendere la nave. Il viaggio è durato tre settimane e durante questo tempo ho avuto l incarico di

14 sorvegliare che una spedizione di cassoni di aiuti umanitari non venissero rubati. Mi ricordo bene di essere pure passato dal canale di Panama. Ho trascorso quindi due anni in Bolivia: lavoravo con un solerte missionario che costruiva un piccolo paese per i bambini abbandonati. Si chiamava P. Antonio Berta, era della diocesi di Bergamo (Associazione Patronato di S. Vincenzo). Io mi occupavo dell orto e dei campi. Coltivavo le verdure e molti frutti per l alimentazione di questi bambini. La rivista Annabella mi ha portato fino laggiù! Un breve ritorno in patria e una nuova partenza Dopo questa esperienza sono entrato nel 1977 fino al 1979 nel convento dei benedettini di Einsiedeln. La vita religiosa mi attraeva ma il Signore disponeva altrimenti. Proprio in quel convento uno studente mi raccontava di voler andare in Perù e così si è riacceso in me la determinazione di diventare nuovamente volontario nel Sudamerica. Quindi, dopo aver preso contatto con il vescovo di Huari (Perù) nel mese di dicembre del 1979 sono partito di nuovo e rimasto laggiù per ben cinque anni e mezzo. Ufficialmente il vescovo era il mio datore di lavoro, così potevo godere della sua

15 protezione. I guerriglieri erano sempre molto minacciosi. Il mio compito era la gestione di un grande vivaio forestale, nel quale si coltivavano le piantine per il rimboschimento della regione. Ho pure guidato la costruzione di canali per l irrigazione. Vivevo da solo in una capanna, ma per il vitto ero sempre ospite di una famiglia di campesinos che lavoravano con me. Queste persone venivano pagate con i viveri della Caritas Americana e così potevamo vivere abbastanza bene. Il vescovo riceveva dalla diocesi austriaca di Linz un piccolo contributo, che mi versava per il mio mantenimento. Dopo un paio di anni sono stato raggiunto da un volontario di Olivone, al quale ho potuto trasmettere la mia esperienza. Siamo riusciti a formare un giovane campesino per continuare questo progetto. Così potevo ritornare in Svizzera. Di nuovo ad Einsiedeln Rientrato alla base, nel 1985, ho trascorso nuovamente un breve periodo nel monastero di Einsiedeln. Il mio cuore mi richiamava però ai patri lidi, ritornai pertanto nel Canton Grigioni. All Hotel Palace di St. Moritz Grazie alle mie conoscenze linguistiche, soprattutto dell inglese, non ho avuto difficoltà ad essere assunto dall Hotel Palace di St.Moritz, quale coordinatore del personale impiegato. Dovevo curare la corrispondenza del personale, telefoni, ecc. A quel tempo eravamo 500 dipendenti per 400 clienti. Lì ho conosciuto molte persone che si dicevano importanti, ma non ho mai dimenticato i poveri del Sudamerica! Finalmente a Poschiavo Dal 1997 sono ritornato felicemente in Valle. Questo pensiero mi ha accompagnato tutta la vita. Ho vissuto per ben dieci anni presso la gentile signora Clelia Lanfranchi, Cimavilla. Da quasi sei anni sono in Casa Anziani. Sono molto contento. Mi sento a casa e non sono abbandonato. Dalla finestra della mia camera posso ammirare tutti i giorni la mia casetta rosa su in Resena e ricordo con una certa nostalgia gli anni della gioventù in cui rientravo brevemente in Valle e dormivo lassù su una semplice branda vicino a un figulà!

16 16 Soddisfazioni autunnali

17 La patata Sia benedetta la patata ed il buon Dio che l ha creata. In natura la regina, in tutto il mondo si cucina. Novella oppur d annata da bianchi e neri è apprezzata, e non ci vuole una gran scienza per dir che non ne puoi star senza. Ma c è qualcuno, a dire tutto, cui non piace questo frutto preferendo, lui meschino, un bel turgido zucchino. Noi non tange questa cosa che abbiam preso come sposa una donna preparata a cucinarci la patata. Paffutella e delicata non fa male la patata, preparata a tutte l ore, con licenza del dottore, e stuzzicante aperitivo o rilassante digestivo. Ogni tipo di patata è da noi ben accettata, ma tra l esotica e la nostrana preferiam la marsicana, col gusto sapido e genuino della terra del giardino.

18 Le fotografie raccontano a cura di Alessandra Jochum e Pierluigi Crameri Un incontro interessante Mercoledì 28 agosto 2012, in una bellissima mattinata di fine estate, gli ospiti di Casa Anziani sono stati invitati nella vicina «biblio.ludo.teca La sorgente» accessibile anche a chi ha difficoltà motorie ad assistere alla presentazione di una serie di vecchie fotografie della Valposchiavo. Immagini risalenti addirittura a prima del 1874, quando la fotografia in valle era appena giunta, oppure le prime foto a colori che raffigurano, per esempio, la vecchia stazione di Poschiavo. Oppure ancora una decina di scatti che ricostruiscono la storia delle fontane della piazza comunale e altrettanti che testimoniano eventi di varia natura, come la visita del generale Guisan a Poschiavo nel 1941, feste, incendi, costruzioni importanti. E poi ancora scene di vita rurale e quotidiana, memorie dell emigrazione, ritratti di famiglia, foto di classi scolastiche. Tutte le immagini commentate da Alessandra Jochum-Siccardi e Pierluigi Crameri hanno evocato tanti ricordi e fatto rivivere scene, luoghi e persone di un tempo. Un tuffo nel passato che i numerosi ospiti hanno gradito molto.

19 Il nuovo Archivio fotografico Valposchiavo Le fotografie presentate fanno parte del nuovo Archivio fotografico Valposchiavo, in fase di realizzazione in seno al progetto istoria, che, in collaborazione con la Società Storica Val Poschiavo, prevede una collezione digitale di foto di tutta la valle dalle più vecchie alle più recenti con relative informazioni raccolte dalla voce dei diretti protagonisti. L archivio sarà poi pubblicato online e pubblicamente accessibile. Il nuovo archivio nasce come ampliamento e continuazione dell Archivio fotografico di Luigi Gisep. La sua collezione conta oltre 2500 fotografie, risalenti agli anni Lo scopo del progetto è il recupero, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio visivo della Valposchiavo quale prezioso strumento di conoscenza della realtà locale nel corso degli anni. Contribuisce quindi ad arricchire e salvaguardare la memoria storica collettiva della Valposchiavo e a tramandarla alle generazioni future. Il progetto CLASSI Contemporaneamente, la biblio.ludo.teca si sta occupando di creare anche un archivio digitale di fotografie delle classi della Foto Archivio fotografico Valposchiavo / Società Storica Val Poschiavo

20 Foto Archivio CLASSI Valposchiavo degli ultimi cento anni, e più, con i rispettivi nomi degli allievi. Anche le foto di classi contengono informazioni importanti. Vi si possono leggere, per esempio, differenze sociali ed economiche, persino religiose, usi e costumi del passato. Nel loro complesso, quindi, queste immagini ritraggono la popolazione della valle nella sua varietà attraverso i decenni. Permettono di rivedersi, ritrovare parenti e amici, riprovare emozioni, lasciar libero corso ai ricordi di una vita. Per condividere pubblicamente quanto raccolto finora, dal 27 ottobre al 16 dicembre in biblio.ludo.teca sarà allestita una mostra con una scelta di una trentina di fotografie di classi della Valposchiavo sull arco di più di un secolo. La primavera prossima, inoltre, sarà pubblicato un libro in cui saranno raccolte tante altre eccezionali fotografie di classi e curiose testimonianze legate al mondo della scuola in valle: una realtà che da sempre unisce tutte le generazioni. E proseguiranno anche gli incontri pubblici in cui saranno presentate ulteriori serie di fotografie. Gli appuntamenti in programma abbondano, le foto da mostrare sono ancora tantissime, i ricordi da condividere riaffiorano facilmente a ogni piccolo stimolo, l interesse e l entusiasmo certo non mancano, quindi a presto!

21 L interscambio con i vicini di casa 19 settembre 2012

22 Pranzo a Madreda a cura di Monica Paganini-Zanetti Il tempo non promette bene ma poco importa: noi attendiamo visite importanti e questo basta a rallegrarci. Spunta il pulmino ATE e inizia la splendida giornata in compagnia dei nostri graditi ospiti: un bel gruppo di utenti della Casa Anziani ci onora della loro visita. Molti li incontriamo per la prima volta ma non importa; c è la gioia e il piacere di conoscerci e di trascorrere la giornata insieme. È un incontro bello e sereno; mangiamo insieme, ci ascoltiamo e ci raccontiamo: per alcuni il ricordo del mondo contadino, del lavoro nei prati, sui maggesi è ancora vivo; riaffiora nei ricordi e nei racconti come se fosse successo ieri. Fotografie e aneddoti si intrecciano a ravvivare il pomeriggio. Clara racconta delle sue esperienze di teatro, delle sue lezioni di italiano, dei pomeriggi trascorsi a creare quadri meravigliosi e a suonare il pianoforte. Giuseppe ricorda tempi più duri e impegnativi e parla con gioia della sua vita attuale, fatta della cara compagnia della sua sposa Maria, delle loro giornate trascorse a cucinare, riassettare e passeg-

23 giare, riconoscenti del reciproco amore e della fortuna che li accompagna. La signora Gritli ha tanto da raccontarci sulla sua vita piena di luoghi, di incontri, del suo lavoro con i bambini, delle sue attività artistiche e manuali, dei suoi esperimenti in cucina. Tutti hanno qualcosa da trasmettere e noi tanto da imparare. Sono ricordi belli, che hanno accumulato durante la loro lunga vita piena di lavoro, di gioie e di inevitabili dolori; un ricco bagaglio di esperienze che li rende fonte preziosa di insegnamenti e di sapere. Le uscite del venerdì sono particolarmente gradite per gli ospiti di Casa Anziani, che le attendono con piacere, incontrano la gente, vedono posti della valle che forse da tempo non visitavano più. Franco e Manuela li accompagnano con gioia e pongono grande attenzione alle esigenze di ognuno: i posti sono scelti con cura, accessibili e comodi, raggiungibili per tutti senza difficoltà. È una giornata diversa, carica di calore umano, di simpatica intesa; per un giorno abbiamo tanti nonni a farci compagnia, godiamo della loro presenza; ci arricchiamo di semplici gioie e speriamo di lasciare un buon ricordo. Ci auguriamo di rivederli presto, di riandare insieme con gioia alla giornata trascorsa sui monti, e li ringraziamo di cuore.

24 24 La poesia delle bisnonne Le bisnonne sono come un albero d argento che la neve ripara e muove il vento. Dicono «no» con la testa, e «sì» col cuore... stanno presso il fuoco e pregano a tutte l ore. Quando la mamma sgrida, loro perdonano... Chi sa perchè le bisnonne sono così buone!

25 Una delle importanti attività offerte agli ospiti di Casa Anziani durante la stagione invernale è sicuramente il lavoro a maglia, della cui organizzazione si occupa da anni un gruppo di volontarie. Per conoscere meglio questa realtà ho chiesto a una di loro, Mirta Crameri, di poter fare quattro chiacchere assieme. Mirta mi ha così accolto a casa sua, in una stüa ben riscaldata, di fronte al camino scoppiettante, e con voce all inizio un po timida ha cominciato a raccontare del loro lavoro di volontariato. Mirta comicia raccontandomi come è nata questa iniziativa. Il tutto iniziò sotto l impulso di alcune signore che frequentavano, per motivi familiari, la Casa Anziani. Suor Miriam Scaramella e Suor Maria Passini, che allora dirigevano l istituto, accolsero subito con favore l idea, e grazie all aiuto di Franco Crameri e alla collaborazione dell Unione femminile questa prese fattivamente forma. L Associazione ATE aiutò le volontarie con l acquisto delle lane. Il primo gruppo, con Ines Gianoli, Adriana Bordoni e Mirta Crameri, cominciò a trovarsi regolarmente il giovedì. L inizio non fu facile, anche perché si trattava di una novità, ma ben presto, grazie all ottima collaborazione da parte delle Suore e del personale, si andò formando un gruppo consistente di volontarie. Sin da subito si creò una bella atmosfera e si poté notare che da parte degli ospiti vi sia un vivo desiderio e piacere per il pomeriggio dedicato al lavoro a maglia. Se all inizio si pensava di fare calzini e maglioni, presto ci si concentrò sui quadretti per coperte o nel ricoprire attaccapanni. «Per me era una soddisfazione e una gioia vedere le mani un po rattrappite ma ancora agili e veloci nel confezionare un pezzo di coperta in modo perfetto» mi dice Mirta. «Purtroppo a volte succedeva che, a causa della malattia o dell età ormai avanzata, una persona veniva a mancare» continua Mirta con un filo di tristezza, «lasciando al nostro tavolo un vuoto e un sentimento di nostalgia». Mirta prosegue quindi il suo racconto, parlando Volontarie Lavori a maglia a cura di Gisa Lardi

26 delle collaboratrici, con cui si instaura da subito una profonda amicizia. «Per me è stato un tempo molto bello, e sono convinta che con questa attività ho ricevuto ben più di quello che ho dato». Le coperte confezionate hanno poi servito a riscaldare chi ne aveva bisogno. In parte sono state destinate alla Casa Anziani, altre sono state inviate a persone meno fortunate. «Poter fare qualcosa per chi ha meno ci ha sempre dato entusiasmo, forza e coraggio» conclude con un sorriso Mirta. * * * Giovedì 8 novembre, Casa Anziani. In un atmosfera prenatalizia incontro le volontarie che oggi portano avanti quanto era stato iniziato da Mirta e dalle sue amiche. Sono Elsa Crameri, Maria Dorizzi, Isa Schiralli e Maria Lavizzari. Quest ultima ha preso il posto della madre Ines, recentemente scomparsa, mentre Elsa e la sorella Maria hanno avuto la mamma ospite in Casa Anziani, e questa è stata l occasione di conoscere molti di quelli che ci vivono. Isa invece, dopo essere venuta ad abitare a Poschiavo in età pensionistica, ha trovato in questa attività di volontariato un modo di sentirsi parte attiva della nostra comunità. «Quest anno abbiamo iniziato già nel mese di ottobre e ci troviamo tutti i giovedì», mi spiegano le volontarie. «Di solito siamo un gruppetto di 8 o 9 donne». Ora stanno lavorando a dei quadretti in lana che verranno poi uniti, facendo così delle belle coperte colorate. Queste saranno poi inviate ai bambini di un ospedale a Betlemme gestito da suore svizzere. Chi non ce la fa più a lavorare a maglia partecipa comunque, sta in compagnia e prepara dei gomitoli che sono sofficissimi. Le sorelle Maria e Elsa, mi dicono, hanno tanto piacere a passare un pomeriggio settimanale in compagnia di persone che nel passato hanno lavorato tanto. «In compagnia si fanno anche quattro chiacchiere» raccontano sorridendo, «ogni tanto intoniamo una canzone e verso le cinque torniamo a casa nostra soddisfatte». Maria Lavizzari mi racconta che questa attività le dà tanta gioia. E aggiunge: «Gli ospiti sicuramente mi danno di più di quanto diamo noi a loro». Esco da questo incontro con un sentimento di serenità e tranquillità e con la certezza che tutte queste volontarie danno un grande contributo al benessere degli ospiti della nostra Casa Anziani.

27 Lavorare a maglia è sano! Chi afferra aghi e lana fa qualcosa di molto utile per la sua salute. Gli scienziati della Scuola di medicina di Harvard hanno scoperto che il lavorare a maglia produce il medesimo effetto dello yoga e della meditazione. La pressione del sangue e lo stress si abbassano sensibilmente. Il suono ritmico degli aghi è un calmante naturale. E mentre la mente si concentra sul lavoro a maglia, i pensieri vengono spesso... dimenticati! 27 Gli ospiti della Casa Anziani, in collaborazione con la Bottega del Mondo, hanno confezionato numerose berrettine a favore dell Associazione Save the Children. Lavorare a maglia è sano!

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