Introduzione. Temi chiave. 1. Tutti devono comprendere la natura e la gravità del bullismo.

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1 Prefazione Parecchi anni fa abbiamo conosciuto direttamente, nella nostra famiglia, il dolore del maltrattamento. Quando nostro figlio, Curtis, frequentava il secondo anno della scuola secondaria di I grado, fu vittima di bullismo, e da ultimo emarginato, da vari suoi coetanei. Mia moglie e io decidemmo di fargli cambiare scuola. Nel nuovo ambiente, in cui c era un clima più accogliente, Curtis cominciò a sentirsi meglio. A quindici anni, tuttavia, fu vittima di un incidente automobilistico che gli avrebbe cambiato la vita. Con il consenso mio e di mia moglie, i chirurghi gli amputarono due dita e una porzione (un terzo circa) della mano destra. Altre due dita subirono danni minori, mentre un ultimo dito gli fu ricostruito. Quando ritornò tra i banchi di scuola, molti dei suoi compagni lo incoraggiarono e restarono al suo fianco. Molti altri, purtroppo, si dimostrarono crudeli nei suoi confronti. «Come è possibile», mi chiedevo ancora una volta, «che dei ragazzini possano essere tanto crudeli?». Sentivo, in me, il bisogno fortissimo di trovare una risposta. Volevo sapere se sarei riuscito a impedire che nascesse tanta crudeltà, e volevo interromperla, una volta che fosse nata. Anche mio figlio, dentro di sé, nutriva un bisogno, più intenso e più profondo del mio. Il bullismo doveva avere degli effetti terribili sulla sua autostima, sulla sua fiducia in se stesso, sulla sua salute emotiva, perfino una volta approdato all età adulta. A ventitré anni, Curtis soffriva d ansia e di depressione. L incidente, e i continui maltrattamenti dei compagni, avevano provocato in lui uno stress post-traumatico. Aveva cominciato anche a cercare la compagnia delle persone sbagliate. Nella disperazione di sfuggire al dolore, cominciò 9

2 ad assumere sostanze stupefacenti. Aveva un problema cardiaco di cui nessuno era al corrente, e la droga lo uccise. Potrete comprendere, a questo punto, perché ci tenga tanto a prevenire e ad arrestare il bullismo, e perché stia scrivendo questo libro per voi, genitori. Capisco il dolore dei bambini che subiscono maltrattamenti, così come la sofferenza dei loro genitori. Desidero che il dolore dei figli, e la sofferenza dei padri e delle madri, abbiano fine. Vi prego di unirvi allo sforzo di chi cerca di portare una luce, nell oscurità in cui vivono i bambini che subiscono maltrattamenti tutti i giorni. Auguro salute, pace e felicità a voi e alle vostre famiglie. Spero possiate contribuire a promuovere l accettazione e l armonia tra le persone. Qualsiasi bambino che io possa aiutare, con l intervento vostro e delle vostre famiglie, donerà onore e senso alla vita di mio figlio. Ci si può imbattere nel bullismo in ogni angolo di strada, in ogni ordine di scuola, in ogni istituto scolastico. Per prevenirlo, e per limitarlo, occorre fare degli sforzi sistematici in ogni scuola. Occorre un impegno condiviso da tutti, dentro il sistema scolastico, per procedere in questa direzione. È necessario che anche gli adulti facciano la loro parte, ivi compresi i genitori e le altre figure di riferimento della comunità. Non sempre ciò avviene nella realtà. Forse non ci crederete, ma mi è davvero capitato di sentire dirigenti scolastici che sostenevano l assenza, nelle loro scuole, di ogni forma di bullismo. Che gli adulti neghino l esistenza del bullismo, o che la ignorino, è quanto di peggio potrebbe accadere a un bambino, a una scuola, a una comunità. Se invece gli adulti ci mettono del loro, e lavorano di comune accordo tra insegnanti, genitori, rappresentanti della comunità e ragazzi stessi, diventa allora possibile prevenire il bullismo, interromperlo, o per lo meno ridimensionarlo. Mi viene spesso da chiedermi se riusciremo mai a eliminarlo, considerata la natura degli esseri umani. Eppure, nutro grandi speranze al riguardo. Mi auguro che troviate questo libro utile ed esaustivo. Dovrebbe aiutarvi a evitare che i vostri figli diventino vittime di maltrattamenti. Laddove ciò accada, questo lavoro dovrebbe restituire a voi, ma anche a loro, la speranza di poter spezzare il cerchio del bullismo, per vivere una vita felice e gratificante. Allan L. Beane 10

3 Introduzione Sapete benissimo, per vostra esperienza personale, che fare i genitori non è un mestiere facile. Parrebbe anzi che, al giorno d oggi, sia diventato ancora più difficile, e che i genitori abbiano bisogno di orientamento, più che in passato. C è un fondo di ironica tristezza nel fatto che la gente venga formata a farsi carico in modo efficace di quasi ogni tipo di lavoro, ma non di quello più importante di tutti: fare i genitori. La violenza che vediamo nelle nostre comunità, e nelle nostre scuole, rispecchia la generale tendenza a non fornire alcun tipo di orientamento ai genitori. Questi ultimi hanno tanto più bisogno di conoscenze, e di competenze, laddove si tratta di garantire la sicurezza dei figli nella vita di quartiere e a scuola. Il libro che avete in mano ha l obiettivo di insegnare alle famiglie alcune di queste abilità. È stato scritto precisamente per voi, genitori, e vi aiuterà a evitare che vostro figlio diventi vittima del bullismo. Se vostro figlio è già vittima di bullismo, vi aiuterà a impedire che venga ulteriormente maltrattato, e a dargli nuova speranza. Il libro intende essere uno strumento divulgativo, pratico e utile. Contiene informazioni importanti sul bullismo, così come suggerimenti pratici efficaci, e indicazioni su come meglio aiutare i vostri figli. Ci sono alcuni temi chiave su cui mi soffermerò a più riprese, nel corso del libro. Si tratta di temi fondamentali, di cui nessun lettore si dovrebbe dimenticare. Temi chiave 1. Tutti devono comprendere la natura e la gravità del bullismo. 11

4 2. Giacché la violenza nella scuola è un problema che ha radici profonde, è necessario agire su quelle radici. 3. Dobbiamo tutti tenere conto della «regola aurea», per tradurla in realtà: trattare gli altri come vorremmo che gli altri trattassero noi. 4. È necessario che ci impegniamo tutti, per essere costruttori di pace. 5. Nessuno si merita dei maltrattamenti; non dobbiamo tollerare alcuna forma di maltrattamento. 6. Per prevenire il bullismo, e per farlo cessare, occorre che insegnanti, studenti, genitori e gli altri attori della comunità cooperino tra loro. Genitori e figli svolgono un ruolo cruciale in questo sforzo condiviso. Sintesi dei contenuti Il primo compito di ogni genitore è imparare il più possibile la natura del bullismo. Fino a che non si comprende il problema, non è facile aiutare i propri figli. Il capitolo primo, «La natura del bullismo», offre proprio questo genere di informazioni: definisce il bullismo, e descrive le varie forme di comportamento che contribuiscono a una situazione di bullismo. Come potrete vedere, i comportamenti bullistici assumono forme diverse, tra ragazzi e ragazze. Dato che la gran parte di questi comportamenti avviene nell ombra, gli adulti tendono a sottostimare l entità del problema. In questo capitolo, di conseguenza, presenterò anche i risultati delle ricerche relative alla frequenza del bullismo, e ai contesti in cui esso nasce con maggiore facilità. A conclusione del capitolo spiegherò perché sia necessario prevenire e far cessare il bullismo in ogni circostanza. Nel capitolo secondo, «I segnali premonitori», spiego perché i figli tendano spesso a non riferire del bullismo ai genitori, o ad altri adulti. Se questo è vero, occorre che sappiate cogliere i primi segnali di un eventuale maltrattamento subito da vostro figlio, o da lui stesso perpetrato. Come sappiamo, i bambini e i ragazzi possono anche essere crudeli. Non sempre, però, ci domandiamo il perché. Il capitolo 12

5 terzo, «Le possibili cause del bullismo», esamina in modo esaustivo le radici di questo fenomeno. Ragionare sulle cause è stato un passaggio fondamentale, per quanto mi riguarda, nella preparazione del mio programma anti-bullismo. Identificare le cause, infatti, è una tappa importante del percorso che ci porterà alle soluzioni. Fare i genitori, per quanto sia meraviglioso, può richiedere degli sforzi straordinari. Ogni genitore ha delle responsabilità enormi, che a volte possono anche travolgerlo. Ogni buon genitore vuole che i suoi figli affrontino bene le sfide che nascono in ogni nuova relazione. Ognuno di noi nutre il desiderio che i suoi figli siano affettuosi e sensibili, ma anche capaci di resistere alle difficoltà. Il capitolo quarto, «Partire con il piede giusto, nel caso di vostro figlio», suggerisce alcune strategie pratiche, di comprovata efficacia, per aiutare ogni bambino a diventare un giovane, e poi un adulto, capace di autocontrollo, di una sana autostima, ma anche di empatia. Nessun bambino meriterebbe mai di essere maltrattato, né rifiutato. A volte, però, i bambini hanno davvero bisogno di cambiare qualche cosa, per farsi accettare meglio dagli altri. Il capitolo quinto, «Facilitare l accettazione di vostro figlio», elenca una serie di strategie utili a favorire l inserimento di vostro figlio, a farlo sentire a suo agio con i coetanei, senza per questo rinunciare alla sua identità e ai vostri valori. Quando un ragazzo è vittima del bullismo, può sentirsi inerme e incapace di affrontare il problema. Anche i genitori, a volte, quando apprendono la cosa, rischiano di provare lo stesso senso di impotenza. Che cosa dovreste fare, allora, nel momento in cui scoprite che vostro figlio è oggetto di bullismo? Il capitolo sesto, «Come aiutare vostro figlio, vittima di bullismo», risponde proprio a questo domande. Il bullismo virtuale è un problema sempre più diffuso. Bambini e ragazzi possono anche usare computer, cellulari e altri strumenti elettronici per maltrattare gli altri. Il capitolo settimo, «Prevenire il bullismo virtuale», è dedicato ad alcuni passi che è importante fare per impedire che il proprio figlio diventi vittima di bullismo virtuale. Ci sono bulli dappertutto. A volte un ragazzino può subire il bullismo non solo tra i banchi di scuola, ma nel quartiere in cui abita. Ho conosciuto genitori che avevano pensato perfino alla possibilità 13

6 di traslocare, poiché non riuscivano a risolvere il problema in altro modo. Il capitolo ottavo, «Il bullismo di quartiere», propone una rassegna delle misure preventive che si possono intraprendere, onde evitare questa forma di bullismo. Fratelli e sorelle, specie se maggiori, hanno un ruolo importante nell aiutare un ragazzino vittima del bullismo. Che sia a scuola, vicino a casa o nella comunità locale, fratelli e sorelle possono intervenire attivamente per far cessare il bullismo. Nel capitolo nono, «Valorizzare il ruolo dei fratelli e delle sorelle», potrete trovare alcune utili idee da condividere con gli altri vostri figli. Sapere che nostro figlio viene maltrattato è una terribile notizia, per chiunque di noi. Lo è altrettanto, però, scoprire che è nostro figlio a maltrattare qualcun altro. Non è detto, infatti, che i genitori di coloro che maltrattano gli altri siano necessariamente dei cattivi genitori, inclini a loro volta a maltrattare gli altri. I genitori di bambini maltrattati dovrebbero comprendere che anche i loro figli potrebbero diventare dei bulli, a meno che essi non si impegnino per evitarlo. Il capitolo decimo, «Quando è vostro figlio che maltratta gli altri», andrebbe letto anche dai genitori delle vittime del bullismo, oltre che ovviamente dai padri e dalle madri dei bulli. Ogni ragazzino può essere vittima, bullo, gregario o spettatore. Le ultime due categorie di soggetti hanno, rispetto al bullismo, un ruolo più importante di quanto non si pensi di solito. I gregari sono coloro che partecipano a una forma di bullismo già avviata, o ridono di quel comportamento, o lo incoraggiano in vari modi. Non è sempre detto che costoro siano amici dei bulli. Può darsi, ad esempio, che stiano loro dietro, per evitare di finire anch essi nel mirino. Gli spettatori sono invece coloro che fanno finta che il maltrattamento non esista o, magari, che ci ridono sopra, a debita distanza. Nel nostro programma anti-bullismo (il Bully Free Program), ci sforziamo anche di potenziare il ruolo degli spettatori. Si tratta spesso di ragazzini per bene, che vanno semplicemente aiutati a schierarsi apertamente contro il bullismo. Il capitolo undicesimo, «Se vostro figlio fa da spettatore», indica proprio come muoversi in questa direzione. I genitori devono inoltre capire che essere una vittima, o sentirsi tale, può anche spingere un ragazzo a compiere delle scelte tragiche. Il capitolo dodicesimo «Perché certe vittime si vendicano, si fanno 14

7 del male, o si tolgono la vita» vi aiuterà a decifrare il percorso che alcune delle vittime potrebbero intraprendere: dal male subìto alla paura, a un ansia incontrollabile, fino alla rabbia e all odio, e di qui ad atti anche estremi di vendetta, di automutilazione, di suicidio. Non tutte le scuole, purtroppo, dispongono di programmi contro il bullismo. Soltanto alcune, per la verità, fanno uso di materiali e di risorse dedicate; altre devono ancora dare avvio a uno sforzo efficace per prevenire e far cessare il problema. In alcuni Stati esistono leggi che prevedono che le scuole attuino politiche e procedure specifiche in questa direzione. Ogni genitore può giocare un ruolo importante per incoraggiare nuove iniziative nella lotta contro il bullismo. Il capitolo tredicesimo, «Cooperare con la scuola di vostro figlio», vi suggerisce alcune linee d azione per incoraggiare la scuola di vostro figlio a realizzare un programma mirato, a cui voi stessi potreste dare un contributo importante. 15

8 CAPITOLO SECONDO I segnali premonitori Caro dottor Beane, a sentirla parlare, durante la conferenza, sono rimasto veramente colpito. Mentre ci presentava le tipiche caratteristiche di una vittima del bullismo, non credevo alle mie orecchie. È incredibile come molti dei «segnali premonitori», da lei descritti, si applichino a mio figlio. A sentirla parlare, mi sono convinto sempre di più che lui sia vittima del bullismo. Forse lei non se lo ricorderà, ma sono uscito dalla sala prima della fine della conferenza. Dovevo andare subito a parlare con mia moglie, per dirle che avevamo veramente bisogno di parlare insieme con nostro figlio. Grazie per avermi aperto gli occhi, e per averci messi nelle condizioni di aiutare nostro figlio. Il bullismo spinge i bambini e i ragazzi verso esperienze psicologiche, e fisiche, che non dovrebbero mai fare. Come ho evidenziato nel capitolo primo, si tratta di un problema collegato a molteplici altre questioni (come la depressione, le droghe, l alcol, le gang, e via discorrendo). Putroppo, capita spesso che i ragazzi non riferiscano agli adulti compresi i genitori di avere subìto del bullismo, o di essere stati testimoni del bullismo perpetrato ad altri. In questo capitolo spiegheremo come mai, in generale, bambini e ragazzi preferiscano non dire nulla agli adulti a questo riguardo. Proporremo anche un elenco di possibili segnali premonitori, che potrebbero rimandare al fatto che vostro figlio è sistematicamente maltrattato. Perché i ragazzi non ne parlano con i genitori, o con altri adulti? Ci sono parecchie ragioni per cui vostro figlio potrebbe scegliere di non dirvi nulla di un eventuale maltrattamento. Tanto per comin- 33

9 ciare, i bambini imparano fin da piccoli a non fare i «lingua lunga», o a non «fare la spia» sul conto dei loro coetanei. Pensano che riferire del male subìto da qualcun altro, o del male fatto a qualcun altro, sia sbagliato. Se vostro figlio manifesta un atteggiamento di questo tipo, potrete spiegargli che una cosa è fare la spia, ciò che metterebbe nei guai un altra persona; altra cosa è riferire di un maltrattamento, ciò che serve piuttosto ad aiutare l altra persona. Così facendo potreste aggiungere vostro figlio farà quello che farebbe ogni persona di buon cuore. Ditegli quindi che vi aspettate che non taccia affatto, se mai dovesse subire dei maltrattamenti, o se fosse testimone di bullismo contro altri coetanei. Un altro motivo per cui i ragazzi sono spesso reticenti, nei confronti degli adulti, è che hanno potuto constatare, in passato, che riferire loro del bullismo è servito a poco. Alcuni ragazzi mi hanno raccontato di aver trovato, fra gli adulti, totale assenza di interesse anche per episodi di evidente bullismo. Laddove hanno riportato la questione agli insegnanti, la risposta è stata «Non mi seccare», seguita da un gesto che li invitava ad andare via. Ci sono insegnanti, purtroppo, che non vogliono avere niente a che fare con il bullismo, perché temono che questo potrebbe richiedere loro un sacco di lavoro in più, per non parlare delle riunioni con i genitori. Altri insegnanti e dirigenti scolastici ritengono di doversi attenere rigorosamente ai programmi di insegnamento; i problemi sociali, in questa prospettiva, non sono di loro competenza. Ciò che queste persone non comprendono è che il bullismo influisce negativamente, tra le altre cose, sull apprendimento e sul rendimento scolastico. Altri ragazzi ancora non parlano mai di bullismo con i genitori perché temono che un coinvolgimento di questi ultimi peggiorerebbe solo le cose. In certi casi, il timore è giustificato. Può ad esempio capitare che, dopo una telefonata fatta dal genitore della vittima al genitore del bullo, costui nei approfitti per deridere ulteriormente l altro: «Tua madre ha telefonato alla mia, ieri sera. Sei proprio un bambinone!». Altrettanto avviene se un ragazzino riferisce del problema all insegnante: quest ultimo potrebbe accontentarsi di dare un piccolo avvertimento al bullo con tono comprensivo, quasi scherzoso, nella convinzione che la vittima sia fin troppo debole. Avvertendo questo sostegno indiretto da parte dell adulto, il bullo continuerà con i suoi comportamenti. È 34

10 per questo che occorre formare di più il personale scolastico, affinché: sappia comprendere il significato delle «voci di corridoio»; verifichi l attendibilità di ciò che si vocifera nella scuola, in tema di bullismo; reagisca in modo appropriato, laddove si trovi effettivamente a osservare dei comportamenti di tipo bullistico. Certi studenti si imbarazzano o si vergognano, a parlarne con gli adulti, anche perché si sono convinti che il bullismo sia, per così dire, colpa loro: che siano loro, cioè, ad avere «qualcosa che non va», e che siano stati incapaci di fermare gli aggressori da soli. Altri ragazzi non ne parlano con i genitori perché non vogliono che si preoccupino troppo per loro. Personalmente, ogni volta che parlo con studenti, genitori e insegnanti, racconto la storia di mio figlio. Curtis, dapprima, ci aveva fatto qualche cenno ai maltrattamenti. Mano a mano che il problema persisteva, però, preferì tenerselo tutto per sé. Credo che non abbia voluto dircelo perché ci amava troppo, e non voleva che ci preoccupassimo per lui. Da parte mia, invito sempre i ragazzi a non «amare troppo» i genitori. Per questi ultimi, preoccuparsi per i figli è quanto di più normale vi sia al mondo. È diritto dei genitori sapere ciò che i figli pensano, sentono e provano. Quali sono i segnali premonitori del bullismo? Provate a passare in rassegna le voci della lista che segue. Se vedete che vostro figlio manifesta uno qualsiasi di questi segnali premonitori, dovete prestare la massima attenzione a ciò che gli sta accadendo, stargli vicino, per poi essere pronti a intervenire. Ricordate, peraltro, che alcuni di questi segnali potrebbero essere ben evidenti, anche in assenza di bullismo. Se vedete che gli stessi segnali si ripetono nel tempo, tuttavia, è lecito sospettare che vostro figlio sia vittima di bullismo. Di qui la necessità di prendere delle misure che lo proteggano immediatamente. I segnali premonitori del bullismo Vostro figlio: fatica a concentrarsi in classe e si distrae con grande facilità; 35

11 vuole arrivare a scuola con un percorso diverso dal solito, o su un mezzo di trasporto diverso dal solito; smette improvvisamente di interessarsi alle attività e agli eventi sportivi promossi dalla scuola; ha un improvviso calo di rendimento, a giudicare dai voti presi; ha un aria felice e spensierata nei fine settimana, ma infelice, tesa o preoccupata la domenica; utilizza il linguaggio corporeo della «vittima»: si stringe nelle spalle, china la testa, non guarda gli altri negli occhi, tende a tenersi in disparte; preferisce, d un tratto, la compagnia degli adulti; ha spesso qualche disturbo, vero o presunto (mal di testa, mal di stomaco, ecc.); si affatica facilmente; ha spesso gli incubi, o soffre di insonnia; ritorna da scuola con graffi, o lividi, che è impossibile spiegare in altro modo; comincia improvvisamente a balbettare; cambia le proprie abitudini alimentari; sembra eccessivamente preoccupato per la sua sicurezza personale; continua a pensare a come andare e tornare da scuola sano e salvo, e a come proteggersi mentre è a scuola (all entrata o all uscita della mensa, ai servizi, nella stanza degli armadietti, ecc.); dice che sarebbe meglio evitare di passare per certe parti della scuola; porta con sé degli strumenti per proteggersi: un coltello, un apriscatole, una forchetta o una pistola (si veda, per una discussione sulle armi, il capitolo quarto); vi chiede spesso più soldi del solito (dicendo che gli serviranno per mangiare, per fare acquisti per la scuola, ecc.); tende spesso a «perdere» i suoi oggetti personali, o li riporta a casa danneggiati o rovinati, senza alcuna spiegazione; cambia comportamenti all improvviso (fa la pipì nel letto, si morsica le unghie, ha dei nuovi tic, ecc.); piange con estrema facilità, manifesta una forte instabilità emotiva, cambia spesso di umore; si sveglia all improvviso piangendo, durante la notte; 36

12 dà continuamente la colpa a se stesso, per i problemi e le difficoltà che incontra; racconta più volte di certi episodi negativi che gli capitano a scuola: lo sfottono, lo deridono, lo prendono di mira, lo tormentano, lo umiliano, gli danno ordini in continuazione; riferisce di essere minacciato, o di subire degli attacchi fisici (calci, spintoni, ecc.): tutte cose di cui dovreste occuparvi immediatamente; dice che altri studenti raccontano bugie sul suo conto, gli parlano alle spalle, o lo emarginano dal loro gruppo; dice di non riuscire a farsi rispettare da solo; dice che vorrebbe smettere di andare a scuola; comincia tutto d un tratto a fare il bullo, con altri studenti o con i familiari; diventa apertamente aggressivo, ribelle, indisponente; perde all improvviso il rispetto per chi ha ruoli d autorità nei suoi confronti; va in cerca degli amici sbagliati, nei posti sbagliati; dice di voler costituire (o di aderire a) qualche gang, o un gruppo poco raccomandabile; ha un improvviso interesse per i film, i videogiochi o i libri dal contenuto violento; dice che vorrebbe andarsene via; dice di sentirsi depresso; si mette a parlare del suicidio, o di un tentativo di commetterlo. Può darsi che, mentre leggevate la lista, abbiate avvertito un certo senso di paura. È la normale reazione che avrebbe ogni buon genitore. La buona notizia, è che, in realtà, potete fare molto. Nel corso del prossimo capitolo discuterò, da un lato, ciò che potreste fare prima che si verifichino questi segnali; dall altro lato, ciò che potrete fare dopo che i segnali stessi si sono manifestati. 37

13 IN SINTESI I bambini e i ragazzi spesso non riferiscono agli adulti del bullismo di cui loro, o altri coetanei, sono oggetto. Ciò può dipendere da più di una ragione: perché temono che gli adulti non facciano niente, o peggiorino addirittura le cose; perché non vogliono «fare la spia», o «tradire» i compagni; perché si sentono in imbarazzo, o si vergognano; perché non vogliono che i genitori si preoccupino troppo per loro. Tra i segnali premonitori di una possibile esposizione di vostro figlio al bullismo, vi sono quelli che seguono: un improvvisa mancanza di interesse nelle attività organizzate dalla scuola; un calo di rendimento; la tendenza a stare più con gli adulti che con i coetanei; un sonno disturbato e pieno di incubi; la tendenza ad arrabbiarsi e a irritarsi facilmente; la presenza, sul corpo, di graffi o ferite inspiegabili; i tentativi di evitare di andare a scuola; l ansia e la depressione. La presenza di uno qualsiasi di questi segnali non equivale necessariamente al fatto che vostro figlio è vittima di bullismo. Significa, però, che dovreste stare più attenti al modo in cui si comporta, soprattutto se potete osservare più segnali allo stesso tempo. 38

14 CAPITOLO SETTIMO Prevenire il «bullismo virtuale» Caro dottor Beane, volevo solo contattarla per via dell esperienza di mio figlio. So bene che lei ha toccato con mano, attraverso la storia di suo figlio, le conseguenze più drammatiche del bullismo. Da parte mia, non mi ero reso conto che mio figlio subiva maltrattamenti già da diversi anni. Al tempo stesso, ero da tempo estremamente preoccupato per lui. Era come se diventasse sempre più triste, e tendeva quasi a ritirarsi dai suoi vecchi amici. Uno di questi, alla fine, mi ha riferito del bullismo. Ma era troppo tardi. Mio figlio si era già tolto la vita. I suoi compagni di classe sono stati veramente crudeli con lui. Una delle ultime cose che gli hanno fatto, da quello che mi hanno detto, è stata di mettere su internet un sacco di messaggi in cui parlavano male di lui. Quando hanno cominciato a usare anche il computer per fargli del male a quanto pare non ce l ha più fatta. È necessario che come genitori, insieme con i vostri figli, impariate a fare i conti anche con una forma nuova di bullismo: il «cyberbullismo» o bullismo virtuale, quello mediato dalla comunicazione via internet. Secondo Bill Belsey, presidente di Bullying.org (con sede in Canada), «il bullismo virtuale si traduce nell uso delle tecnologie dell informazione e della comunicazione, come l , i cellulari, gli sms e internet, per mettere in atto comportamenti intenzionalmente e sistematicamente ostili, da parte di un individuo o di un gruppo, per fare del male ad altri individui». 1 Il cyberbullismo è un attività sempre più in voga, poiché bastano pochi colpi di mouse e poche parole scritte con una tastiera per in

15 viare anonimamente informazioni deleterie e distruttive, rendendole potenzialmente visibili a migliaia di persone. Di fronte al bullismo virtuale, la sensazione di non avere più alcuna via di fuga rischia di farsi ancora più accentuata. È per questo che esso si può rivelare ancora più dannoso e nocivo della forme di bullismo «tradizionale» (Van Auken, 2005). Le conseguenze, per chi è sistematicamente vittima di bullismo virtuale, sono devastanti. Quando poi questa forma di bullismo si somma ad altre forme di maltrattamento, anche gravi e reiterate negli anni, esiste il rischio che alcuni, tra coloro che lo subiscono, cadano in depressione e si orientino verso il suicidio (Van Auken, 2005). Come si riconosce il bullismo virtuale? Il bullismo virtuale si può manifestare in tante forme diverse. I ragazzi di oggi scoprono sempre nuovi modi, via via più creativi, di usare la tecnologia per fare del male agli altri. Ne possono derivare aggressioni dirette o indirette. Queste ultime avvengono quando il «bullo virtuale» non agisce direttamente, ma si appoggia a qualcun altro che, il più delle volte, non si rende nemmeno conto di essere usato dal bullo (Office of the Attorney General, Commonwealth of Kentucky, 2007). Si tratta della forma di cyberbullismo più pericolosa, poiché può coinvolgere degli adulti ignari di avere a che fare con dei ragazzini. A volte i bulli virtuali, per realizzare i loro attacchi, si fingono vittime, allo scopo di mettere in difficoltà le vittime vere. Il bullo potrebbe far circolare il messaggio, ad esempio, che la vittima stia facendo qualche cosa di sbagliato; una volta che i genitori ne vengono informati, finiranno per punire la vittima stessa. Tra gli esempi di bullismo virtuale, si possono citare i casi in cui si utilizzano le tecnologie per: diffondere pettegolezzi maliziosi, dicerie, bugie; mettere sul web fotografie o registrazioni video diffamatorie; mandare sgradevoli e volgari; mandare o messaggi istantanei con contenuti pornografici, o comunque pieni di «spam»; assumere in modo fittizio l identità delle vittime; 144

16 far circolare battute o barzellette di pessimo gusto; inviare, o mettere sul web, informazioni o fotografie imbarazzanti; creare siti web finalizzati a mettere in imbarazzo, o a umiliare, qualcuno. Un cyberbullo potrebbe anche fare uso di uno, o più, degli svariati forum virtuali, al fine di infastidire vostro figlio. Occorre quindi che approfondiate le vostre conoscenze al riguardo per essere in grado di aiutarlo (Office of the Attorney General, Commonwealth of Kentucky, 2007). Blog: «diari su web» che permettono agli utenti di pubblicare on line informazioni personali, da loro stessi prescelte, sui temi più diversi, come passatempi, viaggi, progetti di lavoro. Ogni utente può poi collegare il proprio blog con quello di altre persone che condividono i suoi interessi. Chat rooms: luoghi d incontro virtuali in cui gli utenti possono trovare altre persone con cui comunicare via internet, in tempo reale. La maggior parte di questi ambienti virtuali può ospitare anche più di un centinaio di utenti allo stesso tempo. Gruppi di discussione (newsgroups): facilmente accessibili attraverso internet, sono catalogati in modo da essere dedicati a un unico argomento. I messaggi vengono «postati» sotto forma di bollettino e rimangono su un server, invece di essere fatti circolare attraverso la posta elettronica. Posta elettronica o è un servizio che permette di far circolare messaggi da una persona a un altra, attraverso un fornitore di servizi internet (Internet service provider ISP). Messaggi istantanei: sono un attività on line che permette a due o più persone di conversare tra loro, in tempo reale. Gli iscritti al servizio possono creare una lista di contatti delle persone con cui desiderano comunicare. Message boards: luoghi virtuali in cui persone con un interesse in comune si «ritrovano» per parlarne insieme; si può trattare, ad esempio, di squadre sportive, di programmi televisivi o di giochi on line. Sms (Short message service): permette di inviare e ricevere brevi messaggi di testo attraverso i telefoni cellulari. 145

17 Quali sono i segnali premonitori del bullismo virtuale? I segnali premonitori di cui abbiamo parlato nel capitolo secondo valgono anche per il bullismo virtuale. Se avete il sospetto che vostro figlio subisca maltrattamenti di questo tipo, cercate di approfondire la questione, domandandovi anzitutto se vostro figlio: riceve sempre lunghe telefonate dallo stesso numero; trascorre molte ore al computer, chattando; visita siti web che fanno circolare sgradevoli dicerie e pettegolezzi; ha reazioni diverse dal solito, è irritabile, o sembra a disagio dopo essere stato un po al computer; dice che qualcuno ha messo on line delle foto in cui compare anche lui, senza chiedergli il permesso; è reticente nel raccontare quello che fa, quando usa il computer; manda o riceve messaggi in cui compaiono simboli e codici particolari. Che cosa possono fare i genitori? Proteggere vostro figlio da ogni forma di bullismo virtuale, in assoluto, non sempre è possibile. Ci sono comunque delle cose che un genitore può fare per prevenirne una buona parte, e per limitarne gli effetti, e forse in alcuni casi anche per farlo cessare. Fate in modo, tanto per cominciare, che vostro figlio sia ben consapevole di ciò che è il cyberbullismo, e di come si manifesta. Discutete insieme di come gli studenti possono usare la tecnologia anche per maltrattare gli altri e per fare loro del male. Chiedetegli se conosce qualcuno che abbia subito un esperienza del genere. Chiedetegli di darvi qualche esempio di cyberbullismo, e fategli qualche esempio voi stessi. Dite a vostro figlio che è importante che riusciate sempre a comunicare bene tra di voi. Fategli capire che, se anche queste forme di «maltrattamento virtuale» gli sembrano poca cosa, ci tenete a essere informati in proposito. Se c è di mezzo un maltrattamento, infatti, non ci dovrebbe mai essere alcun segreto. 146

18 È parimenti importante che teniate sempre d occhio quello che fa vostro figlio con il computer, o con il cellulare. Spiegategli che, da genitori, avete il dovere morale e legale di proteggerlo, così come avete il diritto almeno quello legale di esaminare il suo computer e il suo telefonino, perfino nel caso in cui se li fosse comprati con soldi suoi. Ogni volta che avvertite l esigenza di ispezionarli, pur di proteggerlo meglio, non esitate a farlo. Cercate di tenervi al passo con l uso delle nuove tecnologie, per ricostruire i percorsi seguiti da vostro figlio su internet, rivisitando gli stessi siti da cui è passato lui. Il fatto che molti bulli virtuali usino un gergo particolare, tipico della comunicazione via internet, può senz altro complicare la comprensione delle loro conversazioni da parte di un genitore. Cercate di imparare almeno le abbreviazioni più comuni che vengono usate in questi casi: negli sms, nelle , nelle chat. Può essere utile che vi documentiate al sito org/wiki/internet_slang, che offre un ampio e aggiornato catalogo dello slang di internet. Fate capire a vostro figlio che siete perfettamente capaci, né più né meno di lui, di realizzare un certo tipo di attività al computer. Informatevi meglio che potete, inoltre, sulle molteplici attività e forme di comunicazione che si possono realizzare, e condividere, con i telefoni cellulari. Certe forme di bullismo virtuale possono essere gestite in modo del tutto analogo alle altre forme di bullismo. Rispondere alle provocazioni con tono deciso e assertivo, ad esempio, può essere una soluzione efficace. È importante, però, che vostro figlio non si metta a sua volta a provocare il bullo, e che non usi affermazioni che potrebbero essere usate contro di lui, nel caso si proceda a vie legali. La soluzione migliore, quindi, potrebbe anche essere quella di ignorare completamente il bullo. In alternativa, potete scegliere qualche altra strategia di risposta tra quelle già discusse nei capitoli precedenti, se vi sembra appropriato farlo. Ricordate che nessuna strategia può funzionare sempre, in ogni circostanza, con ogni ragazzino; in ogni caso, vale la pena fare un tentativo. Potreste anche scrivere voi stessi, in prima persona, un esplicito messaggio per il bullo: «Ti invito a non contattare più mio figlio, e a non comunicare più con lui, altrimenti 147

19 ci rivolgeremo alle autorità del caso». Non sorprendetevi, però, se il «cyberbullo» prosegue indisturbato. Se così avviene, cercate di raccogliere più informazioni e documenti che potete, per ricostruire l esatto svolgimento dei fatti. Stampate, e salvate in formato elettronico, i documenti che possono provare l esposizione al bullismo virtuale di vostro figlio. Chiedetegli di farvi vedere i messaggi che hanno contenuti di questo tipo, e provvedete a stamparli. Spiegategli che tali messaggi sono illegali. Denunciateli alla polizia e al vostro fornitore internet, supportando la denuncia con la documentazione necessaria. Valutate, anche in questo caso, se sia opportuno contattare i genitori del bullo. Può darsi siano genitori che non tollerano comportamenti del genere, e che si sorprendano nello scoprire le abitudini del figlio. Purtroppo, però, ci sono genitori che reagiscono subito con atteggiamenti difensivi. In questi casi, invece di proporre un incontro vis-à-vis, potrebbe essere utile inviare loro una lettera, via posta raccomandata, con i materiali che documentano il maltrattamento, accompagnati dalla richiesta di far cessare i messaggi molesti, e/o di rimuovere da internet ogni materiale lesivo per vostro figlio (Center for Safe and Responsible Internet Use, 2005). Insegnate a vostro figlio che la «regola aurea» vale anche rispetto all uso delle nuove tecnologie. Se maltratta gli altri, è probabile che finisca per ricevere lo stesso trattamento. Se invece si comporta in modo gentile ed educato, i risultati sono, di solito, altrettanto positivi. È meglio evitare, per quanto possibile, di mandare messaggi nei momenti di rabbia, o di maggiore instabilità emotiva. Spiegate chiaramente a vostro figlio che non tollererete alcuna forma di bullismo virtuale, neanche da parte sua. Spiegategli che poter usare un computer è un privilegio, che potrebbe anche venir meno, se non ne viene fatto un uso appropriato. Dategli, infine, un insieme di regole precise. Proviamo a elencarne alcune. Non dare mai alle persone che non si conoscono informazioni su di sé, sui genitori, o sugli amici come il nome, l indirizzo, il numero di telefono, l età o l indirizzo senza il permesso dei genitori. Non dare mai a persone che non si conoscono molto bene informazioni personali, che andrebbero discusse solamente con 148

20 genitori, familiari, gli amici più stretti, o con operatori dei servizi socio-educativi. Non dare mai la propria password a nessuno, a eccezione dei genitori. Non usare mai un linguaggio inappropriato, e non scrivere mai cose che ci potrebbero dare fastidio, se le leggessero tutti. Trattare gli altri, anche nella comunicazione on line, allo stesso modo in cui vorremmo che trattassero noi. Denunciare subito qualsiasi commento offensivo o minaccia contro di sé o contro qualcun altro, e non comunicare più con quella persona. Non partecipare a pettegolezzi, o alla diffusione di dicerie infondate. Se si presenta questo rischio con qualcuno, è meglio smettere di comunicare con quella persona. Il tempo per cui si può stare su internet o alla posta elettronica, ogni giorno, non deve superare, tranne quando serve per fare i compiti. Non bisogna mai caricare o scaricare fotografie, musica o video, senza il permesso dei genitori. Valutate anche se porre un limite al tempo che i vostri figli possono passare mandando messaggi al computer, o visitando siti internet utilizzati per inviare, o per postare, informazioni. Più tempo trascorrono rispondendo ai commenti degli altri, più è probabile che reagiscano alle loro provocazioni. È difficile, per dei ragazzini, resistere sempre alla tentazione di fare dei commenti di cattivo gusto sugli altri. Cercate di tenere sempre sotto controllo il modo in cui vostro figlio utilizza il computer. Non lasciate che lo usi in camera sua: potrebbe anche chiudersi dentro, impedendovi di dare un occhiata allo schermo di tanto in tanto. Mettete il computer in un angolo della casa in cui vi sia più facile monitorare e controllare quello che fa vostro figlio. Dovrebbe bastarvi uno sguardo per capire che cosa sta facendo, mentre passate lì di fianco a lui. Certi genitori lasciano intenzionalmente il computer nei punti più «trafficati» di casa, in modo da poter facilmente tener d occhio lo schermo, da dietro le spalle del figlio. Al giorno d oggi, i computer portatili possono essere facilmente spostati dove si preferisce, cosa che vi dovrebbe facilitare nelle operazioni di monitoraggio. 149

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