Erika Cotza. Massage

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1 Erika Cotza Massage Ebook 2015

2 Grafica copertina: Dollar Photo Club - elaborazione Erika Cotza Per contattare l'autrice: Pagina facebook autore: Erika Cotza Questo romanzo è un opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti storici, persone o luoghi reali è usato in maniera fittizia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il frutto dell immaginazione dell autore, e qualunque analogia con fatti, luoghi o persone reali, esistenti o esistite, è del tutto casuale. Erika Cotza CAPITOLO 1 Massage VALENTINA Osservai per l'ultima volta il volantino pubblicitario del "Massage" il centro benessere situato a pochi passi da casa mia. Sullo sfondo, Aladin e Jasmine volavano sul tappeto volante, mentre in primo piano, con dei caratteri rosso fuoco, c'era scritto: Massaggi completi che vi faranno volare. Vi offriamo professionalità e privacy. A partire da 20. Per le nuove clienti, la prima seduta è gratis. Aperto tutti i giorni Orario Quel posto mi aveva attratta fin dal primo giorno che ci ero passata davanti e finalmente, dopo circa un anno che mi ero trasferita in quella cittadina, avevo preso coraggio: stavo entrando realmente. Infilai il volantino in borsa e aprii la porta del locale. Uno strano profumo fruttato mi avvolse assieme al gelo dell'aria condizionata. Strinsi le mani attorno al mio coprispalle, cercando di trattenervi all'interno tutto il mio calore, e mi avvicinai alla reception. C'era una donna sulla cinquantina, coi capelli lunghi biondi e dei bellissimi occhi color zaffiro.

3 Anche se si gelava, la signora indossava un semplice vestitino a fascia, color giallo canarino, estremamente stretto sul seno prosperoso e sulla vita piatta, molto più della mia. «Buongiorno» mormorai. La donna alzò gli occhi e, dopo un attimo di esitazione, scoppiò a ridere di gusto. Aggrottai le sopracciglia, perplessa. Per quale diavolo di motivo stava ridendo? Mi guardai alle spalle, convinta che dietro di me fosse accaduto qualcosa di esilarante, ma non trovai assolutamente nulla. «Scusami» continuò a ridere, asciugandosi le lacrime che le facevano colare il mascara. «Non me l'aspettavo proprio.» «Cosa non si aspettava?» domandai, irritata. Quella stronza stava ridendo di me? Okay, non ero vestita alla perfezione come lei, ma non vedevo il motivo per essere così scortesi. «Una ragazza come te, qui.» Controllai attorno a me, tentando di scorgere le videocamere che avrebbero provato, una volta per tutte, che fosse una candid camera. Niente, non ce n'erano. «Come me?» ripetei. «Sì, così giovane.» Le persone mi davano sempre meno anni di quelli che avevo, ma non capivo comunque perché una minorenne non potesse farsi fare un massaggio, se voleva. Raddrizzai la schiena. «Ho ventidue anni. Ora posso prenotare questo massaggio o vuole continuare a ridere?» chiesi con un tono un po' più alto del normale. Strinsi le mani a pugno. Se avesse continuato, me la sarei mangiata viva. Non era proprio giornata per prendermi per il culo, soprattutto dopo la pessima notizia che avevo ricevuto quella mattina. La donna scosse la testa, tornando improvvisamente seria. "Finalmente" sospirai, dentro di me. Aprì una cartelletta e osservò i nomi scritti sopra. Le uscì un sorrisetto quando pronunciò: «Jonathan è libero proprio ora.» Rimasi interdetta per un attimo. Diamine, sarebbe stato un uomo a toccarmi... pensare che avevo evitato come la peste che accadesse dopo la terribile esperienza passata con Federico, il figlio dell'attuale compagno di mia madre. Inspirai a fondo. "Chi se ne frega, no?!" pensai "È solo un massaggio, Vale, rilassati!". «Okay» risposi, e la donna sogghignò sotto i baffi. Chissà per quale motivo, poi... Mi fece firmare un foglio di presenze e, alla fine, mi porse un accappatoio bianco e delle ciabatte.

4 «Per prima cosa devi spogliarti completamente» disse indicando una porta a sinistra che si mimetizzava sulla parete rosa. «Poi, sempre là dentro, devi aspettare che Jonathan venga a prenderti.» Ringraziai e mi diressi subito verso quella stanza. Aprii la porta e mi ritrovai in un piccolo angolo relax color salmone, comprendente un appendiabiti, un divano nero in pelle e un televisore ultra piatto. Mi sarei dovuta spogliare lì? Girai la testa verso la donna alla reception che, guardando dalla mia parte, aveva ripreso a ridere; questa volta, però, parlava con qualcuno al telefono. Chiusi la porta stizzita, con un'improvvisa voglia di essere una serial killer per togliere il sorriso da quella stupida faccia da cazzo. Mi spogliai del tutto, rabbrividendo a causa della temperatura glaciale, e indossai subito l'accappatoio e le pantofole. Mio Dio, sembrava di toccare la pancia di un gattino tanto erano morbidi. Mi accomodai sul divano e tentai di rilassarmi, inspirando ed espirando più volte... ma niente, ero troppo tesa. Presi il telecomando e accesi la televisione: video di massaggi. "Fantastico" pensai con sarcasmo. La spensi e mi raddrizzai, osservando le mie mani. Stavo tremando leggermente. Federico non mi aveva più toccata, da quel giorno. Allora, perché diavolo stavo reagendo così? La porta si aprì e un uomo entrò nella stanza. Aveva circa trent'anni e degli occhi azzurro scuro, come il mare quando è in tempesta. I suoi capelli erano corti, color del cioccolato fondente, e sul viso aveva un velato accenno di barba e baffi. Indossava dei pantaloni bianchi e sopra: niente. Trattenni il respiro. Pettorali e addominali ben scolpiti, spalle larghe e bicipiti gonfi. Non avevo mai visto un uomo così bello e sexy in tutta la mia vita. Rimase immobile a fissarmi, così mi alzai e gli porsi la mano. «Valentina» tentai di sorridere. «È uno scherzo, vero?» urlò voltandosi verso la reception. Incrociai le braccia al petto. Ma cosa avevano tutti, in quel posto? «No, Jonathan, non lo è» replicò la donna riprendendo a ridere. Mi sentivo così schifata da quelle persone... Perché dovevano essere così stronze e irritanti? Volevo solo un massaggio, niente più! «Okay, basta!» esclamai, recuperando la mia roba. Jonathan sorrise, chiudendosi la porta alle spalle. «Che fai?» «Me ne vado dato che siete così scortesi.» Inarcò un sopracciglio. «E te ne vai così?» Giusto, l'accappatoio e le pantofole non erano mie. «Se esci un attimo posso cambiarmi, così avrete indietro le vostre preziose cose.»

5 Quello, per tutta risposta, scoppiò a ridere. «Cosa cazzo c'è da ridere?» sibilai col sangue che ribolliva nelle vene. «Perché sei qui, Valentina?» «Per il massaggio gratis» sputai, livida di rabbia. Fece un passo verso di me, tornando improvvisamente serio. «Quindi hai letto il volantino, giusto?» Annuii. Un altro passo e fu pericolosamente vicino. Profumava di fragole e vaniglia: una delizia. «Secondo te cosa significa "Massaggio completo"?» Alzai la testa per guardarlo dritto in quegli splendidi occhi chiari. «Un massaggio su tutta la schiena?» Sorrise. «No, ritenta, sarai più fortunata.» Tentai di inghiottire il groppo che mi aveva bloccato la gola. «Su tutto il corpo?» «Brava, e per "tutto" si intende "tutto".» Sbiancai, arretrando d'un passo. No, non intendeva quello, vero? «Anche in mezzo a...?» Rise. «Soprattutto lì: finisce con un orgasmo... il tuo orgasmo.» Calcò la parola orgasmo e un brivido a fior di pelle mi attraversò tutta. «M-ma... non dovrebbe essere illegale?» «Sì» sorrise «ma hai detto bene: dovrebbe.» Cazzo, dovevo entrare proprio in questo locale? «Allora, che ne dici, principessa? Vuoi provare?» Arrossii, mentre un'idea folle mi attraversava la mente: ormai ero lì, perché non farlo? In fondo, ero una donna adulta e poi era da veramente tanto tempo che non raggiungevo un orgasmo. Ci avevo provato una volta, ma il ricordo di Federico mi aveva fatto smettere e correre subito al bagno a vomitare. Inghiottii a fatica la saliva. «Prima chiariamo la situazione, ci sarà...» fissai il cavallo dei suoi pantaloni «...penetrazione?» Jonathan sogghignò. «No, quella ha una tariffa in più.» Sospirai. «Bene e...» mi schiarii la voce «...la lingua?» Sorrise. «Anche la lingua ha una tariffa in più, ma se vuoi per questa volta è gratis.» Scossi la testa energicamente, cosa che probabilmente lo divertì dal momento che rise di nuovo. «Okay, allora userò solo le dita, che ne dici?» "Ma sì, perché no?!" «Sì, io... voglio farlo.» Fece un sorrisetto e si passò la lingua sul labbro inferiore. Il bottoncino tra le mie cosce sembrò risvegliarsi dopo un lungo letargo. «Okay, allora andiamo.»

6 Appesi nuovamente i miei vestiti sull'appendiabiti e lo seguii fuori dalla stanza. Ci spostammo dietro la reception, dove si trovava una porta marrone. La signora aveva smesso di ridere e mi guardava con le palpebre spalancate. Mi venne voglia di farle la linguaccia, ma evitai. Entrammo e mi trovai in una piccola stanza completamente bianca tranne che per il lettino crema, in pelle, e un armadietto in legno scuro. Fortunatamente là dentro la temperatura era normale. «Togliti tutto e sdraiati a pancia in giù» ordinò Jonathan, rimanendo immobile a fissarmi. Annuii e, con mani tremanti, mi spogliai. Gli occhi di Jonathan scivolarono sul mio corpo, osservando ogni curva e ogni imperfezione, facendomi arrossire. Era da un anno che un uomo non mi vedeva nuda. Mi coricai come mi aveva ordinato e lo guardai. Si era girato per prendere alcune cose da un tavolino e il mio sguardo lo percorse fino alle bellissime spalle larghe e muscolose che aveva. Si voltò, cogliendomi in flagrante, e fece un sorrisetto beffardo prima di posarmi un asciugamano piegato sotto la testa. «Grazie» mormorai. «Figurati, principessa.» Lo vidi voltarsi di nuovo, prendere dall'armadietto una piccola brocca marrone e, infine, posizionarsi al mio fianco. L'aroma di quell'olio era lo stesso che avevo sentito standogli vicino. «Ora lasciati andare e rilassati, mi prenderò cura io di te.» «O-okay» balbettai, cercando di fare quello che mi aveva detto. Rabbrividii sentendo l'unguento fresco scivolare sulla mia pelle, mentre le sue mani esperte lo recuperavano. «Adesso ti riscaldo io» sussurrò sporgendosi fino al mio orecchio «non preoccuparti.» Il mio cuore batté all'impazzata mentre le sue dita cominciavano a massaggiarmi con attenzione la schiena. Sospirai sentendo ogni muscolo stendersi e bearsi del calore di quelle grandi mani. Era la cosa più bella che avessi mai provato. Le sue dita passarono sui miei fianchi, sulle gambe e sulle cosce, massaggiando minuziosamente ogni parte. L'unico problema era che si stava avvicinando al mio sedere e io iniziavo a sentire la tensione salire. «Rilassati» mi ammonì senza fermarsi. Trattenni il fiato quando mi strinse il sedere e separò le natiche in una mossa. «Se vuoi che non continui, dimmelo subito.» Scossi la testa. Ormai c'ero, non potevo tirarmi indietro. Impastò per bene i miei glutei e non fu per niente male. «Bene, ora girati.»

7 Senza dire una parola eseguii l'ordine mettendomi supina, poi lo guardai dritto negli occhi. Era serio e concentrato mentre mi versava altro olio addosso, facendomi irrigidire i capezzoli. Posò la brocca e ammiccò nella mia direzione, quindi prese a massaggiare il mio seno. Strinsi le mani ai bordi del lettino e trattenni il fiato. «Vuoi che la smetta?» Scossi la testa, incapace di parlare. Dio, com'era meraviglioso. Le sue mani scivolavano, accarezzavano, palpavano. I miei capezzoli erano diventati sensibilissimi e, a ogni movimento, una scarica elettrica arrivava fino al centro del mio piacere. «Ti piace, eh?» Annuii. «È da molto tempo che non vieni toccata da qualcuno, vero?» Distolsi lo sguardo. Come aveva fatto a capirlo? «Un anno» ammisi. «Perché? Sei una bella ragazza, non ci credo che non hai spasimanti.» Pensai al mio collega Leonardo che, pur non avendomelo mai detto, aveva una cotta per me, e ad Alessio, il fratello della mia migliore amica Monica, che si faceva sempre trovare in casa quando sapeva che dovevo andarla a trovare. No, spasimanti non me ne mancavano. «Non credo che siano affari tuoi.» «Non fare l'acida, principessa...» sussurrò «...non ti si addice.» Le sue mani scesero sulla mia pancia e poi sui fianchi, palpando quella ciccia che non ero mai riuscita a eliminare. «Ora mi spoglio.» Spalancai le palpebre, terrorizzata. «No, avevi detto che...» Posò l'indice sulle mie labbra, zittendomi all'istante. Quell'olio scivolò, bagnandomi la bocca. Aveva il sapore di fragola... veramente ottimo. «Niente penetrazione, te lo prometto, ma è la prassi, principessa. Devi vedermi nudo, così in un futuro, forse, vorrai tornare desiderandomi fra le tue cosce.» Sobbalzai, eccitata da morire. «Lo vuoi già?» ridacchiò. Scossi la testa, stringendo i denti. «Bugiarda» bisbigliò, afferrando l'elastico dei suoi pantaloni e abbassandoli. Sotto, non aveva assolutamente nulla. I miei occhi rimasero fissi su quel membro eretto. Non riuscivo a distogliere lo sguardo, ma che mi prendeva? «Hai cambiato idea, principessa?» Avvampai, alzando gli occhi, e notai il suo sorriso ampio su quelle labbra perfette. Si stava divertendo, il bastardo. «No, non ho cambiato idea» risposi spostando lo sguardo altrove pur di non dargli soddisfazione.

8 «Peccato» commentò, posizionandosi ai miei piedi. Afferrò le mie gambe e le divaricò piano. Sentivo un macigno sul petto. Ero terrorizzata all'idea che mi toccasse lì, anche se quel punto stava fremendo d'impazienza. Avevo il cuore in gola e lo stomaco dolorante, solo per l'idea di cosa stesse per capitare. «Principessa...» Lanciai un'occhiata dalla sua parte. Si era posizionato al lato del mio bacino e mi guardava preoccupato, come se capisse ciò che stavo passando internamente. Mi misi seduta. «Mi serve un attimo» dissi piano, nascondendomi la faccia coi palmi delle mani. Non potevo fare una cosa del genere. Ma cosa mi diceva il cervello? Cazzo, avevo troppi problemi, non potevo risolverli così. Un braccio avvolse la mia schiena e il profumo di Jonathan mi avvolse. Abbassai le mani e lo guardai negli occhi. Mi stava consolando? «Non so cosa ti sia capitato, Vale, ma sappi che io non ti farò del male. Se non te la senti, non c'è problema.» Strinse il braccio e mi ritrovai posata sul suo petto. Inspirai a fondo. Quel profumo rilassava i sensi. «Mi dispiace» mormorai. Si scostò leggermente e le sue dita si spostarono sotto il mio mento, tirandolo su. Sorrise dolcemente. «Principessa, non è successo nulla.» «Sì, invece, ti ho fatto perdere tempo.» «Non è stato tempo perso...» mi accarezzò una guancia col pollice «...anzi, è stato piacevole.» Il mio cuore batté forte. «È stato piacevole... toccarmi?» Ammiccò. «Esatto. Sono abituato a toccare signore sopra i quarant'anni, tu sei stata una piacevole parentesi.» Abbassai lo sguardo, in imbarazzo. «Quindi qui vengono solo donne mature? È per quello che la signora alla reception rideva di me?» «Sì, mi dispiace per come ha reagito Anna e per come ho reagito io... non ce lo aspettavamo. Vengono solo poche affezionate e raramente persone nuove, soprattutto così giovani.» Mi persi nuovamente nei suoi occhi. «Ma... perché distribuire volantini, allora?» Alzò un sopracciglio. «Dove hai trovato quel volantino?» «Per strada... qui davanti, in realtà.» «Deve averlo perso qualche cliente. Li diamo solo a chi vuole portare amiche in questo giro. Tentiamo di non farci notare molto, dato che non è un'attività propriamente legale.» Annuii. Ora si spiegava tutto. Il suo sguardo scivolò sul mio seno ancora nudo e io mi coprii automaticamente.

9 «Principessa, non coprirti. Sei estremamente bella.» Sentii caldo in tutto il corpo. Jonathan posò la mano sul mio braccio, spingendo in basso e io acconsentii, scoprendomi nuovamente. «Che ne dici di una doccia? Ti lavo io.» Le mie guance stavano per prendere fuoco. «Tu... vuoi lavarmi?» Annuì. «Mi prenderò cura di te, ma in un modo diverso.» CAPITOLO 2 JONATHAN Uno sguardo. Un solo sguardo, sotto quelle lunghe ciglia scure, e mi ero sciolto. Nessuna mi aveva mai fatto un effetto così immediato. Mi sembrò di tornare indietro nel tempo, quando conobbi la donna che sarebbe diventata mia moglie. Scrutai i suoi occhi color smeraldo e aspettai solamente un: «sì». Non mi capacitavo della voglia che avessi di toccarla, ancora, ovunque. «Va bene» acconsentì, con voce fievole. Senza darle il tempo di ripensarci, la feci scendere dal lettino, tenendola salda per i fianchi, in modo che non scivolasse. Cristo, avevo una voglia matta di leccarla, succhiarla, sentire il suo sapore e farla gemere. Però, sfortunatamente, non potevo. C'era qualcosa che l'aveva bloccata, terrorizzandola a morte, e io non volevo peggiorare la situazione. Col piede, avvicinai le pantofole e lei, senza fiatare, le indossò. «Rilassati» mormorai, afferrandole una mano e intrecciando le mie dita con le sue. Sobbalzò a quel semplice contatto, più intimo di quanto mi aspettassi. Mi desiderava, proprio come le donne che si presentavano al "Massage" e chiedevano di me, ma sentivo che era diversa. Valentina era un bocciolo delicato e aveva bisogno di tempo per aprirsi. La accompagnai in fondo alla stanza, dove si trovava il bagno privato che usavamo io e William dopo i "massaggi". Superammo water, bidè, lavandino e arrivammo davanti alla doccia. Spalancai le ante trasparenti e la aiutai a entrarci dentro, poi mi inchinai per sfilarle le pantofole. Trattenne il respiro per tutto il tempo, come se avesse paura che, come un affamato, mi fiondassi fra le sue cosce. Era vero, lo desideravo, ma non avrei mai fatto nulla che lei non volesse. Tornai in piedi, entrai nella doccia e chiusi le ante alle mie spalle. Vale era arretrata fino a un angolo. Il suo petto si alzava e abbassava velocemente, mentre il suo respiro diventava sempre più profondo. Non mi piaceva per niente la paura che riuscivo a leggerle negli occhi.

10 Lasciandola attaccata al gancio, puntai la cornetta verso il muro e aprii l'acqua. Il fiotto che ne uscì era ghiacciato, ma, dopo aver giocato col miscelatore, divenne tiepido. "Bene" pensai, spostando il getto fra noi. Acciuffai la mia spugna e ci versai sopra il mio bagnoschiuma al muschio bianco. «Principessa, fidati di me» sussurrai, vedendo il suo nervosismo crescere a dismisura. «M-mi fido...» balbettò «ma...» abbassò lo sguardo, spalancando appena i suoi smeraldi. Seguii ciò che stava osservando: ero duro come una roccia. Merda, questa ragazza riusciva a farmi eccitare solamente standomi vicina. Anche quella era una cosa mai successa. «Scusa, riflessi incondizionati, non farci caso.» Si mordicchiò il labbro inferiore. «V-va bene.» «Voltati» ordinai. Obbedì e il mio sguardo cadde sul suo sedere morbido e tondo. "Cristo, che culo!" Solo l'idea di infilarmici nel mezzo, penetrandola fino in fondo, me lo fece pulsare d'impazienza. Inspirai a fondo. No, non potevo farlo. Almeno per il momento, dovevo smettere di fare quei pensieri se non volevo rischiare di impazzire. Sfregai la spugna sotto l'acqua, per fare un po' di schiuma, poi gliela passai delicatamente sul suo collo vellutato. Sembrò rilassarsi leggermente. Spostai di lato i suoi capelli lunghi e scesi sulla schiena, accostandomi di più a lei, ma evitando di sfiorarla col mio membro che ormai non ne voleva sapere di calmarsi. «Questo ha una tariffa extra?» Sorrisi. «No, è la prima volta che lo faccio. Tu che ne dici, dovrei farmi pagare?» Inspirò bruscamente. Sicuramente, non si aspettava una risposta del genere. «Se non l'hai mai fatto, perché me l'hai chiesto?» «Non lo so. C'è qualcosa in te che mi fa venire voglia di trattarti bene» rivelai, abbracciandola e passando la spugna sui suoi piccoli seni. I suoi capezzoli erano talmente turgidi che sembravano chiamarmi. Immaginai di prenderli in bocca e sentii il mio cazzo tirare in avanti, come se avesse vita propria. "No, diamine, no!". «Sono brava come cavia?» Ridacchiai. «Bravissima» sussurrai, col naso tra i suoi capelli castani. Inspirai l'odore che emanavano: cocco. Cazzo, io adoravo il cocco.

11 Lasciai andare la spugna sul piatto doccia e, con le mani, continuai a massaggiarle i seni, strizzando e stuzzicando entrambi i capezzoli. «Jonathan» ansimò. «Dimmi tutto, principessa.» «Toccami.» "Oh-Cristo-santo!" La feci girare per guardarla dritta in faccia. Le sue guance erano rosso fuoco e le pupille dilatate dall'eccitazione. «Sei sicura?» Annuì. «Ho voglia... di te» si leccò le labbra e il mio cuore saltò un battito. Non me lo feci ripetere due volte. La feci appoggiare alle piastrelle, ma solo dopo averle bagnate con un poco d'acqua in modo da riscaldarle, e le domandai: «Pronta?» «Sì» rispose, con sguardo colmo di lussuria. «Bene, divarica un poco le gambe» mi uscì, con voce roca. Lei le aprì così lentamente che mi sembrò fossero passati dieci minuti invece di due. Abbassai lo sguardo su quella fica liscia e deglutii affamato. Mi leccai il labbro inferiore e la mia mano si allungò, accarezzandola proprio su quel bottoncino caldo e gonfio, che desiderava tanto esplodere. Dalla sua piccola bocca uscì un: «Oh» strozzato. Schiusi le sue labbra e la penetrai piano con due dita. Oltre dall'acqua, era bagnata anche dai suoi umori e le mie dita scivolarono a meraviglia, avanti e indietro, senza mai fermarsi. Si aggrappò al mio collo, come se non riuscisse più a reggersi con le proprie gambe, e io sorrisi. Adoravo farle quell'effetto, adoravo vedere quei smeraldi puntati verso il soffitto e adoravo la bocca socchiusa dal piacere. C'era vicinissima. Continuai a muovermi, dentro e fuori, mentre col pollice le sfregavo il clitoride. Le mie dita vennero subito strette tra le sue pareti e io accelerai, desiderando farle raggiungere un orgasmo fuori dal comune. «Sto venendo» boccheggiò, inarcandosi ed esplodendo finalmente. Come non detto: era quello lo sguardo che mi fece sciogliere completamente. Cristo, com'era bella mentre raggiungeva l'appagamento più totale. Sentii le braccia attorno al mio collo scivolare via. La afferrai, posandole una mano sulla schiena, e la strinsi a me. Ci mise un po' a riprendersi e, quando lo fece, alzò lo sguardo arrossendo. «Grazie» mormorò. «Figurati, è stato un piacere.» Rimanemmo immobili a fissarci per non so quanto tempo poi, a un certo punto, lei spostò lo sguardo sulle mie labbra. Non avevo mai baciato in bocca nessuna delle mie clienti, ma ora lo desideravo, più di ogni altra cosa al mondo.

12 «Se vuoi, puoi baciarmi, principessa» dissi abbassando la testa e rimanendo a pochi millimetri dalla sua bocca. «Quanto costa?» chiese con un sorrisetto. «Sei la mia cavia anche per questo» risposi, infilandole le dita tra i capelli e spingendola verso di me. Le nostre labbra si scontrarono e si schiusero subito. Con la lingua la penetrai piano, sfiorando delicatamente la sua così morbida, dolce e al sapore di menta. Avvolsi le sue guance con le mie mani e continuai a baciarla, inalando ogni sospiro che emetteva. Il mio cellulare squillò proprio in quel momento. No, non volevo smettere! Era così fottutamente bello... Imbarazzata, si separò da me e puntò gli occhi verso il mio smartphone posato sul lavandino. «Devi rispondere» sussurrò. Avrei abbaiato a chiunque si fosse permesso di interromperci. «Non ti muovere» dissi, uscendo dalla doccia. Mi asciugai le mani e guardai il display. Non avevo aggiunto quel numero alla rubrica, ma sapevo esattamente di chi si trattasse. «Pronto?» risposi in ansia. «Signor Fontana, sono la signorina Bianchi, la maestra di sua figlia.» "Cazzo!" «Cos'è capitato?!» urlai. Si schiarì la voce. «Agata è caduta dall'altalena e si è fatta un piccolo taglio alla testa. Non è niente di grave, stia tranquillo. Abbiamo chiamato l'ambulanza, ma i paramedici hanno detto che non c'è neanche bisogno dei punti.» Strinsi la mano attorno al telefono.«dov'è ora?» «A scuola» rispose in un sussurro. Stavo iniziando a perdere le staffe. «E perché non all'ospedale?» «Perché non ce n'era bisogno.» «Lo spero, perché state rischiando una denuncia!» Chiusi la chiamata e mi voltai. Valentina non si era mossa dalla doccia e mi osservava con preoccupazione. «Tutto okay?» domandò. «No!» esclamai, asciugandomi il più in fretta possibile. «Scusa, io devo andare» dissi, dispiaciuto. «Non c'è problema.» «Sì invece, cazzo!» Ero furioso. Avevo voglia di stare ancora con lei e di farla sentire bene tra le mie braccia. Afferrai la mia roba e cominciai a vestirmi. «Mi dispiace, qualunque cosa sia successa.» Mi fermai, osservando i suoi occhi sinceri. Era così dolce e bella. Abbassai lo sguardo sulle sue labbra, gonfie e rosse dopo i miei baci. No, non potevo distrarmi così; Agata era più importante di chiunque altra.

13 «Se vuoi, puoi finire di lavarti, principessa. C'è anche un phon nello scomparto sotto il lavandino» conclusi indicandoglielo. «Scusami, devo scappare. Ciao.» Indossai la mia maglietta e corsi fuori, lasciandola lì, sola, senza neanche darle il tempo di salutarmi. Probabilmente avevo infranto tutte le regole del codice della strada, ma non me ne importava. Dovevo vedere Agata e constatare di persona che stesse bene. Mi fiondai dentro l'edificio e corsi fino alla sua classe. La mia piccola stava disegnando tranquilla, come tutti i suoi compagnetti. Leggermente nascosto dalla frangia castana, notai un cerotto largo quanto due dita. «Buon pomeriggio» pronunciai. Notai la maestra irrigidirsi. Mi avvicinai alla mia cucciola che, vedendomi, si illuminò. I suoi occhi erano uguali a quelli di Silvia, sua madre: castani, anche se alla luce del sole diventavano verde scuro. Ogni volta erano un pugno allo stomaco. «Ciao, topolina» mormorai, inchinandomi al suo fianco. «Ciao, papi!» disse abbracciandomi forte. Ricambiai, scostandomi per guardarla in faccia. «Come stai? Ti fa male?» «Un po'» ammise imbarazzata. Odiava fare figuracce e probabilmente aveva anche pianto: non per il dolore, ma perché l'avevano vista tutti. Staccai piano il cerotto e osservai il taglio. Non era proprio piccolo, ma sembrava superficiale. "Meno male" sospirai, dentro di me. «Ti va di andare a prendere un gelato?» «Sii» saltellò raggiante. «Signor Fontana, la bambina, come vede, sta bene. Non c'era bisogno di portarla all'ospedale.» «Quello dovevo deciderlo io, non lei» commentai, secco. Mi alzai in piedi. «Topolina, prendi la tua borsa e andiamo.» Lei corse al suo armadietto e io rimasi a fissare sprezzante la maestra. «Spero per lei che non capiti nuovamente» ringhiai, raggiungendo la mia piccola. CAPITOLO 3 VALENTINA Mi portai le mani alla bocca. Santo cielo, ero riuscita a lasciarmi andare, facendomi toccare da quelle mani divine e, come se non bastasse, poi ci eravamo baciati così intensamente che sentivo di stare ancora volando.

14 Sì, nessuna pubblicità ingannevole su quel volantino: Jonathan sapeva bene come far impazzire una donna e il mio corpo ancora accaldato ne era la prova. Sospirai. Basta! Dovevo raffreddare i bollenti spiriti e tornare alla mia vita di sempre. Come aveva detto lui, era stata una piccola parentesi. Non l'avrei aperta nuovamente, anche se quel ricordo sarebbe rimasto impresso nella mia mente per molto tempo. Mi lavai velocemente, poi uscii dalla doccia e mi asciugai con l'accappatoio che aveva usato lui. Fine dell'estratto Kindle. Ti è piaciuto? Clicca qui per scaricare la versione completa Prenota

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