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1 casa residenza politiche sociali economie informali diritti intercultura sociale cultura teatro laboratori corsi Anno IX tiratura copie Giornale di strada di Bologna fondato dai senza fissa dimora Offerta libera Pubblicazione periodica mensile Maggio 2002 DALLE STALLE ALLE STELLE Questa volta non vogliamo denunciare disservizi, intolleranza o situazioni di degrado sociale (anche se all interno non mancheranno): con queste immagini vogliamo mostrare cosa era il Capannone di via Libia 69 e come sta diventando grazie al duro lavoro di tutti noi: in questi mesi abbiamo lavorato tutti sodo per andare avanti con le nostre attività, qualcuno con la schiena rotta altri col cervello fumante. Un tale sforzo merita di essere festeggiato con una grande festa: sabato 25 maggio invitiamo tutta la città a festeggiare con noi alla mitica Festa popolare di Piazza Grande. Dopo la fatica occorre il riposo: è per questo che invitiamo chiunque sia interessato a seguirci, il 28 maggio, al nostro ritiro in Umbria presso la L i b e r a Università di Alcatraz (vedi foto qui a lato) di Jacopo Fo. Per maggiori dettagli e informazioni su queste ed altre iniziative non avete che da voltare pagina... vi aspettiamo a braccia aperte! Una mensa in meno Gente di strada Fuga ad Alcatraz Per la pace La mensa del Centro San Petronio chiude,circa 150 persone restano a bocca asciutta. Abbiamo raccolto le voci del responsabile Caritas, dei volontari e degli utenti. Una serata tracsorsa con le persone che hanno eletto la sala d attesa della stazione come fissa dimora.personaggi unici e storie di vita incredibili... Quattro giorni con Jacopo Fo per un corso di scrittura creativa. Continua così Il laboratorio di giornalismo sociale di Piazza Grande, fra le colline umbre. L Oscar al film No man s land ha riaperto le polemiche su Onu e missioni umanitarie. Un ragazzo che è stato militare a Sarajevo ci racconta la sua esperienza pag 2,3 pag 5 pag 7 pag 8 PRODURRE QUESTO GIORNALE CI COSTA 0,52 EURO QUELLO CHE DATE IN PIU E IL GUADAGNO DEL DIFFUSORE qualsiasi richiesta di soldi al di là dell Offerta libera non è autorizzato 1

2 seconda L e t t e r e a p i a z z a G r a n d e Bologna SALVE! Inizierò col dirvi la mia età: 49 anni. Per poi cominciare a narrarvi la mia storia. Nasco nell entroterra di un isola bellissima: la Sardegna, da una famiglia medio-borghese. Mio padre e mia madre mi crescono negli agi, ho un infanzia spensierata ed una adolescenza ribelle. Mia madre ha un carattere troppo forte per riuscire a controbatterle, e mio padre, troppo debole, per darmi sicurezza. Ed inizia da li il mio grosso sbaglio: mi sposo, a soli 17 anni, con un uomo che, vuole plasmarmi, a sua immagine e somiglianza, e che sarà, in seguito, un padre-padrone, per i figli che ebbi da lui. Tre, per l esattezza, oggi adulti ed autonomi, intelligentemente buoni e leali. Si può dire che i 20 anni che ho trascorso con il mio ex marito, sono stati tali grazie a loro. Altrimenti avrei già piantato tutto molti anni prima. Mi separo a 38 anni, quindi già verso la quarantina, ed esperimento ogni tipo di lavoro, pur di vivere un po di quella vita già vissuta. Quindi mi ritrovo a lavorare: con i cavalli in un maneggio, a fare l aiuto cuoca in una scuola materna, a fare la lavagista per un autonoleggio, a far la rappresentante di una ditta di prodotti per la casa ecc. Il numero dei lavori che ho fatto, è talmente lungo e vario, da non bastarmi lo spazio su questo foglio. Ma in fondo, non è la quantità dei lavori che ho fatto che mi importa, ma il numero delle umiliazioni a cui ho dovuto sottopormi in quel periodo difficile e amaro. Il mio ex continuava a perseguitarmi per lo smacco subito dalla separazione, visto che per lui, era insostenibile dover dire di essere stato lasciato, e, tutto questo complicava ulteriormente la mia vita! Altro dolore, mia madre, che non accettava la mia decisione, e mi rinfacciava continuamente l accaduto. Ero tra due fuochi. I figli intanto crescevano, e, alla bella età di 47 anni, decisi di caricare poche cose su una sgangherata mini minor, e lasciare la mia terra. Nel frattempo, due dei miei figli si erano laureati, e il terzo aveva trovato un buon posto di lavoro. Avevo lasciato loro la mia casa, con tutta una serie di ricordi, i tanti amici dei miei anni trascorsi, la bellezza naturale delle montagne e del mio mare, e partii con tanta tristezza nel cuore. Mi stabilii a Bologna che conoscevo un po perché avevano studiato qui i miei figli, e nel giro d un mese trovai un lavoro in una cooperativa di pulizie e una casa da dividere con altre sei persone. Uno sbalzo di qualità di vita, che mi ha indurito tanto, anche perché ho perso un po della mia identità e delle mie certezze. Avevo tanti sogni, tante idee nel cassetto, tante aspettative nel futuro, e mi sono ritrovata a vivere una vita non mia. Mi chiedo: La vita è tutta qui? I miei sacrifici sfumati nel nulla? Unico conforto i miei ragazzi, ancora e sempre vicini, unico grande Amore! Grazie per avermi ascoltato! Un caro saluto da Carla. M. La sottrazione dei pani e dei pesci S.L.Angelo Ho conosciuto personalmente la mensa di Santa Caterina, qui a Bologna e credetemi se vi dico che per noi senza tetto questo servizio era un vero e proprio punto di appoggio: come per un automobile è importante fare rifornimento dal benzinaio, così per che vive in strada è per noi cibarsi di un buon pasto caldo dopo una dura giornata di vita in strada. Devo dire che sin da quando ho conosciuto la mensa in questione, ho sempre pensato che pian piano sarebbe cambiata, perché in Santa Caterina ci sono tutte le qualità che una mensa deve avere: il modo di gestire l accesso, una sala d attesa ( dove si aspetta la chiamata del numero che si riceve all entrata della sala d attesa), il modo di servire gli utenti e, perché no, la bontà del pasto, composto da un primo, un secondo, frutta e pane. Beh! Era evidente che che con un servizio così ben sistemato e funzionante, il successo è garantito e così, prima si arrivava ad un centinaio di pasti a sera, mentre adesso si arriva anche a pasti a sera. Ora però ci ritrova non so di preciso in quale situazione, ma quale sia il motivo non cambia niente: se la mensa dovesse arrivare alla chiusura, per tutti i senza tetto sarebbe un vero e grossissimo problema, dove andranno a sfamarsi tutte quelle persone? Anche perché, che io sappia, la mensa in questione è l unica mensa che offre un pasto decente e completo alla sera. Chiudere vuol dire aumentare enormemente i problemi di noi abitanti della strada. Per fortuna, le persone che gestiscono questo servizio a favore dei senza fissa dimora, oltre che essere gente dotata di una certa intelligenza è munita soprattutto di un grande cuore. Ed è proprio per questo che prima di arrivare a prendere la tragica decisione di chiudere stanno cercando di risolvere questo problema in un altro modo, meno drastico e dannoso per i senza tetto. A questo punto cos altro possiamo dire, speriamo che tutto si risolva nel modo migliore e al più presto possibile e con questo voglio personalmente fare gli auguri di buon lavoro da parte di tutti i senza tetto a da tutti noi dell Associazione Amici di Piazza Grande che anche se in modo diverso, lottiamo per la stessa causa, quella della riduzione del danno nel vero senso della parola. 2

3 La mensa del Centro San Petronio chiude, circa 150 persone restano a bocca asciutta. Un dato oggettivo che si può commentare e interpretare in modi diversi. Per i responsabili della Caritas, a cui era affidata la gestione del centro, è una decisione drastica, ma inevitabile per migliorare il servizio. Per i volontari, che lavorando ogni giorno in mensa forse meglio di altri avevano il polso della situazione, la chiusura non è un rimedio, ma Quale futuro o per la mensa dei poveri? Intervista telefonica con DON GIOVANNI NICOLINI di AL.MO. e Leonardo La mensa di Santa Caterina chiude nell indifferenza dei mezzi di comunicazione e per motivi poco chiari. Abbiamo chiesto a Don Nicolini, direttore della Caritas Diocesana di Bologna, di fare luce su questa decisione e spiegare le prospettive di un servizio fondamentale per i senza fissa dimora sotto le due torri. Sostanzialmente gli elementi presenti nella struttura sono tre: ospiti, volontari e gestione. Gli ospiti e perché tali, devono ricevere un servizio non finalizzato a se stesso ma concesso in virtù di un percorso di recupero a cui possono essere destinati per un auto-aiuto. E ovvio, di conseguenza, che si penserà ad una progettazione adeguata a tal scopo. I volontari sono ammirevoli per la loro disponibilità in quanto, oltre a concedere il loro tempo per un servizio di sostegno sociale, relazionano con l utenza approfondendo, con confidenze personali, le problematiche del vissuto individuale. Sono venuto a conoscenza della raccolta di firme che gli stessi volontari hanno effettuato nella giornata del 1 maggio e che hanno quantificato in circa 2500 adesioni: è senz altro una manifestazione pregevole e a dimostrazione di come sia notevole la sensibilità del volontariato riguardo alle persone disagiate, ma nel caso specifico non sono molto d accordo in quanto le problematiche interne vanno vissute da ognuno con il proprio compito e responsabilità. Infine la gestione: punto dolente della situazione che, creando arbitrariamente soluzioni non confacenti con l intento dirigenziale, ha procurato confusione e momenti di difficile governabilità. Quest ultimo elemento è stato fondamentale perché si raggiungesse la determinazione di chiudere il Centro San Petronio anche se ne siamo addolorati e capiamo le difficoltà in cui si possono essere trovati gli utenti. Difficoltà, però, a cui abbiamo cercato, in parte, di dare immediata soluzione chiedendo la collaborazione ad alcune parrocchie per ospitare,secondo le loro strutture una cinquantina di ospiti. L aiuto logistico, preparazione e distribuzione dei pasti tra le varie mense, resta ancora affidato al San Petronio. E necessario a questo punto chiarire l intento futuro: necessita una fisionomia fondamentale che permetta lo sfruttamento a pieno titolo dell intero complesso del San Petronio e questo sarà possibile se la mensa ed il centro stesso vivranno con un coordinamento sul territorio ed in particolare modo con una gestione oculata. Ognuno deve lavorare con la consapevolezza di quello che si fà. Non sono già sufficienti i problemi sociali che esistono sul territorio, senza aggiungerne altri? Evidentemente non interessano le vicissitudini che si è costretti ad affrontare per superare le difficoltà necessarie perché non venga mai meno la dignità dell essere. Una volta risolte, mettono in una migliore condizione psicologica e fanno sì, che le successive richiedano meno impegno e sforzo. E stato chiuso il CENTRO SAN PETRONIO in via Santa Caterina e così facendo si continua a peggiorare lo stato di disagio. Non si conosce, almeno ufficialmente, la causa che ha determinato questa situazione. Per una verifica personale effettuata qualche tempo addietro, però, mi sono creato la convinzione che la causa si possa determinare solo sul potere di comando. All interno del Centro sussistono diverse realtà gestite in modo autonomo e scoordinato: la Mensa, operativamente gestita dal Centro S.Petronio mentre l accesso dell utenza viene quantificato dal Centro di Ascolto Adulti (italiani stranieri) della Caritas Diocesana. Servizio serale per oltre 150 persone che usufruivano di un pasto caldo servito da volontari. E il servizio docce e vestiario direttamente dal Centro S. Petronio che organizzava tre turni differenziati per italiani, stranieri e donne. Non sempre, purtroppo, esisteva la possibilità di avere anche gli abiti perché non essendoci personale da adibire al magazzino e alla distribuzione, ci si doveva accontentare di avere, almeno,il cambio nuovo dell intimo. Il servizio veniva comunque offerto perchè spesso e volentieri lo stesso responsabile del centro San Petronio era a disposizione dell utenza che usufruiva di detto servizio. Tutto ciò costituiva un punto d incontro, un centro di aggregazione pomeridiano, seguito dal Centro S.Petronio, ma di fatto, gestito dal Centro d ascolto Adulti, infatti si accede solo dopo terza La Fame a Bologna l origine di altri problemi. La Caritas mira a selezionare gli utenti, attraverso percorsi di auto-aiuto, per costruire un rapporto con la persona al di là del semplice servizio di ristorazione. Encomiabile, ma c è da chiedersi che ne sarà di chi a questi percorsi non riesce (o non vuole) nemmeno ad arrivarci. L unica cosa certa è la domanda di Angelo: emmò dove vado a mangiare? LA FERITA CHE.CONTINUA A SANGUINARE essere stati sottoposti a colloquio con gli operatori del Centro Sociale medesimo che li invia, senza oculatezza, in un numero sproporzionato ma di difficile gestione per i due volontari presenti. Volontari che con il passare del tempo hanno perso la principale motivazione del loro operato: creare un rapporto atto a far si che l utenza acquisisse quella considerazione di essere ascoltata con toni amichevoli e confidenziali, realtà impossibile con i Centri d ascolto. Grande difficoltà, poi, nel contesto specifico delle di AL.MO. patologie psichiatriche che mescolate alle altre non hanno fatto altro che creare situazioni di rapporto inconcepibili da sopportare e dominare. Per il Centro d ascolto andava e va bene così perché voleva e vuole mettere in difficoltà il responsabile del S a n Petronio e evidenziare di conseguenza, le sue non capacità organizzative nel gestire questo marasma, procurato dalle persone che operano nel Centro d ascolto medesimo. Discussioni continue, esasperazioni quotidiane studiate e portate in pratica solo per qualunquismo ed interesse speculativo e tutto a discapito dell utenza. Per meglio risaltare l incapacità di non essere in grado di gestire il San Petronio, il Centro d ascolto organizzava con la collaborazione, di almeno quattro parrocchie,delle mense esterne nelle cui sedi veniva e viene distribuito quanto preparato dalle ESCLUSI TRA GLI ESCLUSI Dove si va a cena stasera? Certo non alla mensa di via S. Caterina, visto che la Caritas ha da poco pensato di chiuderla. Uno scambio di battute frequente per le 150 persone che trovavano là l unico pasto caldo della giornata e non solo: al Centro di fraternità, aperto nel 1987, ci si poteva lavare, recuperare biancheria pulita e provviste alimentari per le famiglie in difficoltà. La scelta adesso è limitata al Centro diurno e all Antoniano. La decisione dell ente cattolico ha colto di sorpresa tutti, tanto gli utenti quanto i 50 volontari in servizio alla mensa, loro addirittura hanno appreso la notizia dai giornali. Filippo e Barbara, studenti universitari, danno una mano in mensa da circa un anno, giudicano la chiusura tanto inopportuna da avviare una protesta. PG - Partiamo dall inizio, cosa vi ha spinto verso il mondo dell esclusione? È un interesse legato ai vostri studi? Filippo- No, io studio ingegneria informatica quindi è stata solo la voglia di aiutare, di fare qualcosa di utile nel sociale. Barabara- Lo stesso per me io studio conservazione dei beni artistici e culturali. Più che approfondire nozioni teoriche ho voluto rendermi utile. PG- Com è avvenuto il primo contatto? Filippo- Abbiamo saputo del centro da degli amici. Prima di cominciare a lavorare bisogna fare un colloquio con il responsabile dei volontari. Ovviamente ti vengono chieste anche eventuali motivazioni religiose, ma davanti al nostro laicismo non si è posto nessun ostacolo. All inizio si sta soprattutto in cucina, si lavano piatti ecc. oppure si gestiscono gli ingressi, che poi è l aspetto più problematico. PG- Infatti, il problema sembra essere l intensità e l eterogeneità degli afflussi, troppa gente con problemi diversi. Barbara- Certo gestire il sovraffollamento è difficile, ma non impossibile. Se si arriva a 150 persone, alcuni dei quali arrivano ubriachi o fatti, è normale che ci siano delle risse. La presenza nutrita di immigrati, è un altro fattore destabilizzante: si creano spesso tensioni cucine del San Petronio stesso. Per avere accesso a queste mense serali la trafila non cambiava: era ed è necessario passare dal Centro d Ascolto. Vi sono stati destinati solo italiani. ( da considerare, anche, il netto rifiuto di molte parrocchie interpellate). Perché queste discriminazioni? Diattribe politiche - economiche portate avanti per un interesse di prestigio personale ma inqualificabile nel contesto in cui opera: supporto per le persone in stato di indigenza. Chi alla fine nulla percepisce per la propria sopravvivenza sono gli stessi frequentatori della mensa che si ritrovano senza usufruire di un pasto caldo e di servizi per la cura della propria persona, mentre si continua a discutere, magari con i piedi sotto un tavolo di un noto ristorante cittadino. Non ne frega proprio a nessuno, di coloro che non sanno cosa mangiare, che non sanno dove dormire, ma che sanno, invece, cosa significhi essere fregati! A quest ultimi la continuità del nascere di nuove piaghe! VESTITE L IGNUDO RIFOCIL- LATE L AFFAMATO DISSETATE CHI HA SETE mmah!!! Bologna, 25 aprile 2002 con gli italiani, la solita triste storia della guerra tra poveri. Filippo- È vero anche per la distribuzione dei viveri ogni lunedì, alterniamo di settimana in settimana, le famiglie italiane con quelle straniere: Si cerca di evitare attriti: è facile indicare nell altro la causa dei tuoi problemi. Comunque, voi ritenete che questi non siano motivi sufficienti per eliminare un servizio così importante. Ma quali sono le soluzioni prospettate dalla Caritas? Filippo- Innanzitutto voglio ricordare che questa è la seconda volta che si decide di chiudere la mensa. Lo stesso era successo la scorsa estate, quando si era arrivati ad un afflusso di 230 persone. Adesso si sentono gli stessi discorsi: si vuole fornire un servizio di migliore qualità, cioè un posto più piccolo, pochi utenti trattati bene. Questo significa, quindi, selezionare e per chi resterà fuori (penso ad un immigrato senza permesso di soggiorno), verrà a mancare un posto dove mangiare e passare la serata. E a questo voi (e anche noi) non ci state. Quali sono state le vostre iniziative? Barbara- Non ci siamo stati nelle precedenti occasioni e non ci staremo neanche adesso. Fra l altro, dato che siamo solo noi volontari a mandare avanti la baracca, ci aspettavamo più considerazione da parte della Caritas, almeno che ci interpellassero prima di prendere decisioni. Non è bello sapere tutto dai giornali. Filippo-Non resta che mobilitarci per far conoscere la situazione alla città. Il primo maggio siamo stati in Piazza Maggiore con un banchetto e per tutto il giorno abbiamo avuto la fila di gente che voleva saperne di più. Perlomeno questo è un segnale incoraggiante. Leonardo Tancredi 3

4 quarta DAL BASSO VERSO L ALTO La pagina dei contributi che ci arrivano dai nostri amici e da chi vuole conoscerci. Speriamo che sempre più persone vengano a conoscerci di persona... per capirci, avvicinarci e superare le distanze. Salve, sono sempre io; quella che spezza il tuo cuore; quella che ti segue passo passo, aspettando di poterti colpire alla prima occasione; io sono quella che gioca con la tua vita, Chi sei? come il gatto con il topo; sono la sofferenza che vive in te; sono la solitudine che senti dentro quando sei triste; S.L. Angelo sono la polverina magica che ti rovina la vita, che ti ruba gli amici e ti separa dalla tua famiglia; sono quel male che ti perseguita da anni e che pian piano ti porta da me. Sono la regina delle tenebre. Si mio carissimo amico, sono proprio io: la più temuta. La Morte Messaggio nascosto: Ora che sai chi sono, evitami e non ti darò noie. Robe dell altro mondo Pubblichiamo la riflessione di questo signore, sull articolo del Panta. Riflessione giusta sicuramente, ma dal suo punto di vista. Ci parla di pareri, di telefonini, di medici che portano a spasso il cane o che vanno in palestra (?)ai quali chiedere consigli...è così che funziona? Sicuramente Panta non ha fatto tutto quello che andava fatto, sicuramente subentra egoismo ed egocentrismo. Ci parla di orgoglio...caro soft machine tutte queste cose sono vere, se non chè queste persone l orgoglio vero lo hanno perso e vagano in un limbo d incertezze offuscato da sostanze dove tutti i sentimenti, le occasioni, le speranze sono sepolte sotto metri d insicurezze e paure. In quale palestra si allena un medico che possa risolvere il disagio di vivere per quanto ingiustificato (?) Questa storia è emblematica per degli aspetti, atteggiamenti e comportamenti che sono sempre più diffusi nella società di questo paese. All inizio dell articolo il Panta si chiede quale profilo si prospetta per questo imminente futuro: Involontariamente il pezzo risponde a questa domanda. Vi sono degli atteggiamenti che mi rendono perplesso. Alla perdita di senso di solidarietà fra le persone come del senso di appartenenza alla comunità subentra un forte e cieco egocentrismo. Ci si parla, ci si sente; da soli. Non è un caso che l uso del telefono cellulare sia così diffuso in Italia: niente di meglio del cellulare che ti può mettere in contatto con persone che sono a chilometri di distanza ed allo stesso tempo isolati da quelliche sono a pochi passi da te: Ci si concentra troppo su sè stess. In questo caso ci si concentra sul proprio dolore in altri sui propri pensieri, disgrazie e sofferenze. Ci si concentra così tanto che non si riesce a vedere altro. Siamo cechi; non abbiamo occhi per vedere la bellezza attorno a noi. Siamo sordi, vogliamo ascoltare solo la nostra voce. Esistiamo solo noi; non vogliamo accettare la possibilità che esistano altri punti di vista. Escludiamo le realtà circostanti. Neghiamo rabbiosamente l evidenza e poichè abbiamo isolato gli altri ecco la nostra voce rimbomba da sola dentro di noi. E con lei rimbombano le nostre paure, paranoie, ansie e angosce ancestrali. Noi diventiamo sempre più piccoli e gli spettri del nostro Inconscio sempre più grandi fino a condurci a gesti inconsulti. Molti di noi hanno perso la capacità di comunicare o di mettersi nella pelle dell altro. Ecco che nasce l insofferenza verso tutto ciò che non è il nostro microcosmo: 1. Siamo giovani, allora, non ce ne frega degli anziani, dei loro ricordi e della loro memoria storica; così la nostra generazione ripeterà gli stessi errori. 2. Siamo persone di mezza età: non sopportiamo il baccano e la prepotenza dei bambini, dimenticando che anche noi lo siamo stati. Qualcuno si ricorda ancora dei rumorosissimi cortili dei palazzi negli anni 50 e 60? 3. Siamo vecchi o anziani: Non ne possiamo più della maleducazione e delle stranezze dei giovani. Ma sono poi tutti così maleducati i figli dei nostri figli? L incapacità di interagire con il prossimo fa sì che i reciproci contatti vengano vissuti come invasione dei propri spazi vitali. La vicenda raccontata dal Panta per altro con molta onestà, è un esemplare paradigma di quello che ci sta avvenendo. Ma com è possibile che nella nazione con la più alta percentuale di medici al mondo (un medico ogni 200 abitanti) e a Bologna (un medico circa ogni 80 abitanti) noi non possiamo conoscere uno, due o dieci medici. Ogni due o tre palazzi c è un medico che vi abita, anche lui va al bar, anche lui fa sport in palestra, porta il cane a passeggio o va a fare un giro al parco. Sono tutte occasioni dove la gente può conoscersi. Costa molto vincere il proprio orgoglio e chiedere un parere, non una visita, ad uno di questi medici? Oppure il nostro ego turbato e ferito è così forte che pensiamo di sapere già tutto ed essere noi i migliori dottori di noi stessi con i risultati già visti. E che dire di quando ascoltiamo e riportiamo solamente ciò che pensiamo che in quel determinato momento è nel nostro interesse? Soft Machine 4

5 AL.MO. incontra tante persone sulla sua strada...alcune decidono di aprire il proprio cuore e raccontare la loro storia Condividere una serata con le persone che hanno eletto la sala d attesa della Stazione Ferroviariacome loro fissa dimora è una esperienza unica nel suo genere. Moltitudine di personalità, di caratteri, di scelte, di cause, di patologie, di necessità che però li accomuna in una unica problematica: senza tetto, non sanno dove andare a dormire. Le strutture esistenti sul territorio hanno esaurito le loro capacità di accoglienza, non hanno più posti disponibili. L elasticità interpretativa della Direzione della stazione di Bologna permette a queste persone di poter riposare, almeno stando seduti. Solo alcuni accorgimenti vengono loro richiesti: biglietto ferroviario valido anche per un percorso minimo ma giustificativo perché abbiano accesso e un abbigliamento decoroso oltre al comportamento dignitoso. Vi sono casi stanziali che, ormai da anni hanno il loro posto fisso e da sempre tengono occupato, come fosse loro riservato. Donne e uomini che, ora dopo ora,vanno a occupare i posti ancora liberi all interno della sala: è un via vai continuo. La maggioranza di loro, per riposare, allunga le gambe verso la mezzaria della corsia ripiegando la testa di lato, con la speranza che non troppi rumori e suoni interrompano i brevi momenti in cui si assopiscono. Quaranta, cinquanta persone che, ogni sera, formano l aggregazione più numerosa sul territorio all esterno delle strutture di accoglienza. Effettuando una panoramica si riconoscono visi noti e meno noti che nelle posizioni più strane cercano di riposare: chi, seduto resta immobile nella posizione plastica lineare della sedia; chi tende a piegarsi di lato appoggiando il gomito sulla borsa per avere un appoggio più alto; chi tende ad allungarsi anche se per poco tempo perché gli addetti al controllo impongono di non occupare più di un posto per ogni singola persona; chi piegato in quinta G e n t e d i s t r a d a Libero dormitorio pubblico. avanti e a braccia conserte appoggia la testa sugli arti sovrapposti; chi piegato di lato cerca di formare una S, come se fosse a letto; chi perché compagno o compagna, figlio o figlia, amico o amica piegandosi di lato riesce ad appoggiarsi sulle gambe dell altro utilizzando, così, il supporto come cuscino, infine chi cerca di trascorrere il tempo leggendo, parlando, rimando sveglio per sorvegliare i propri bagagli. Borse e valige che spesso rappresentano tutto ciò che hanno. E un dormire che solo la stanchezza riesce a quantificare perché tra le continue comunicazioni diramate via radio per partenze od arrivi di treni (109 ne transitano a Bologna dalle alle 05.00) più quelle effettuate per servizio lasciano solo frazioni di tempo tranquillo molto ma molto brevi. Da aggiungere, poi, il via vai di persone che abbastanza rumorosamente (pensiamo a quelle valigie trainate su ruote...) entrano ed escono dalla sala, gruppi di sudamericane e centrafricane che rientrano dal lavoro e trovando solo posti sparsi restano in comunicazione verbale con il loro tam tam di voci petulanti e alte di tono e, poi, gli ossessionati della discomusic che, nonostante le cuffie diramano il tempo ed il ritmo mantendo il volume della musica molto alto mandando in coma coloro che sono costretti a mantenerli vicini pur di non perdere il posto. Infine la compagnia, forse meno desiderata: il gonfiore dei piedi e delle gambe, conseguenza del non poter avere la possibilità di coricarsi. Manifestazione procurata dall accumulo degli acidi urici. Situazione fisica pesante e difficoltosa da sopportare. Orari e via vai determinano tempi e luoghi quasi impossibili per avere una continuità di tempo tale per poter riposare in modo salutare. Moltitudine di persone di diverse provenienze etniche e che, per diverse motivazioni, si ritrovano ogni notte ad affrontare una situazione che con il passare del tempo crea disagi fisici e psichici. Personalmente, dopo una nottata trascorsa nella sala d attesa, ne esco malconcio: piedi e gambie gonfie, occhi arrossati e socchiusi,dolori sparsi che si manifestano ad ogni movimento. Uno stato di soporosità percepita e probabilmente dovuta alla mancanza del ricambio d aria, inoltre una sensazione di formicolio agli arti inferiori e superiori. Questi dolori fisici si sono ripercossi sullo stato psichico tanto che il mio conversare, alle quattro del mattino, mi sembrava sconnesso e senza lucidità. Dopo solo una nottata mi sono trovato a disagio e quelli, allora, che vi sono costretti tutte le sere?! E in programma la ristrutturazione della stazione ferroviaria e nella parte interna e in quella esterna ove sono stati previsti nuovi sfruttamenti degli spazi. Spazi che verranno destinati al commerciale con conseguente restringimento di quelli destinati all attesa dell utenza. Se non interverranno le istituzioni a garantire una più equa e dignitosa sistemazione per le persone che hanno trovato riparo all interno dell attuale area, queste stesse persone sono destinate ad essere riversate in strada quindi Bologna, 30 aprile 2002 IL MIO VIVERE.ALLO SPECCHIO. Biografia di ALBERTO MORA della storia personale di STEFANIA SAMBUCHI Non è semplice ripercorrere la trama della propria vita, specialmente quando si è vissuto un disagio profondo arrivando a non riconoscersi nel proprio ambiente famigliare. Incomprensioni e rifiuti attuati dalla madre quando,ancora, non si è in grado di capire. Ricordo episodi ed atteggiamenti che hanno lasciato un segno indelebile sulla mia persona: non esistevano amore ne tantomeno affetto durante l infanzia e l adolescenza. Queste privazioni mi hanno portato a chiudermi in me stessa. Non potevo usufruire di dialoghi e quindi avere dei saldi riferimenti rispetto al mondo esterno. L impatto con la scuola e con il conseguente inserimento mi ha messo a nudo davanti alle prime regole della vita sociale: senso di inadeguatezza che ancora oggi, in determinate circostanze, mi crea imbarazzo e tormento. Durante il percorso della mia vita ho incontrato molte persone ma solo qualcuna ha saputo arrivare nel profondo del mio io. Crescere con genitori analfabeti e poveri mi ha reso subito sensibile ai privilegi dei più fortunati. Invidiavo loro non solo i benefici materiali ma anche quelli culturali e relazionali. Non poter confidarsi con i propri genitori così come vergognarsi della loro età avanzata, incapaci di presentarsi al mondo, ha condizionato seppur in modo differente ogni tappa del mio cammino. L essere la più giovane in una famiglia in cui le distanze generazionali erano e sono per una parte ancor oggi, molto spiccate; l alternarsi dall età di dieci anni di malattie, ricoveri, decessi dei famigliari (la morte di mio padre, quando avevo quattordici anni) ; avere una madre che, spesso, mi picchiava e maltrattava anche in presenza di amiche e persone estranee, queste situazioni descritte hanno fatto sì che si invertissero i naturali ruoli genitori - figli amplificando il desiderio di fuga dalla famiglia. Mia madre voleva che facessi l operaia, il parroco tentò di opporsi, cercando di farle capire le mie potenzialità. Il suo insistere era dovuto al fatto che, nata e cresciuta in un paese dell Appennino Tosco- Romagnolo, aveva vissuto l estrema povertà ed era stata inserita a dodici anni presso una famiglia altolocata come donna di servizio in quanto la sua famiglia non aveva la possibilità di mantenerla. La sua origine affiancata da una vicissitudine socio-culturale e psico-patologica verteva a spingermi verso le stesse sofferenze che lei medesima aveva subito. Nonostante, poi, avessi proseguito negli studi superiori, mi ha sempre rinfacciato i suoi sacrifici quotidiani : mi alzo alle cinque del mattino per andare a fare le pulizie, così come tuo fratello per andare al lavoro e tu.!?!, vagabonda.studi per non far niente. Terminati gli studi superiori, dopo alcuni anni di vera e propria ribellione, decisi di andarmene e per due anni ho rifiutato ogni contatto con mia madre perché la ritenevo la causa fondamentale del mio disagio. Trascorso questo periodo, ripresi i contatti con mio fratello. Nello stesso momento però mia madre manifestò sintomi psico-fisici talmente evidenti che mi obbligarono a rientrare al mio paese. Di lì a poco inizio un peregrinare continuo nell accompagnare la mia genitrice alle numerose visite mediche a cui doveva essere sottoposta. Il vivere distante mi aveva, in un qualche modo, anche, allontanato dalla psicosi famigliare. Ora, la situazione ritornava in modo imbarazzante, mettendo il dito nella piaga che via via si stava rimarginando angoscia, depressione, tristezza, impotenza! Nel 95 mia madre fu ricoverata in sala di rianimazione con la diagnosi di Parkinsonismo in pscotica e fu costretta ad una degenza ospedaliera per un lungo anno, per recuperare il controllo sfinterico, la deambulazione e i comportamenti deliranti. E stato uno degli anni più difficili in quanto il contatto quotidiano con i limiti della malattia psichica in fase acuta, conduce, spesso, chi la vive in prima persona alla disperazione e all isolamento. E come se il tempo si fermasse: ci si sente un cappio al collo perché diventa come una catena alla quale la malattia psichica, secondo la lettura dei rapporti comunicativi patologici che durano per tutto l arco della vita, che aggiungesse un anello per ogni anno trascorso! Il percorso di studi intrapreso, la formazione educativa e psicologica mi hanno aiutato ad affrontare, in modo più consono, queste problematiche: io e mio fratello ci siamo suddivisi i ruoli e responsabilità nel dover provvedere, giornalmente, alla risoluzione dei diversi problemi che incontravamo anche se il sovraccarico emotivo, il coinvolgimento personale rendeva arduo occuparsi degli altri in una relazione di aiuto professionale. L aiuto esterno per arrivare a quantificare materialmente l organizzazione personale e di mio fratello è dovuto all incontro con un neuro-psichiatra che per molti anni mi ha seguito alimentando in me nuove considerazioni e valutazioni sul rapporto con mia madre. Il suo investimento professionale e personale nei miei confronti è avvenuto gradualmente tanto che mi son sempre chiesta quale fosse in realtà la motivazione principale di tanto interessamento. Non avevamo lo stesso ceto di provenienza, non potevo offrire granchè considerata la situazione famigliare, avevo solo me stessa: passionale, desiderosa di amore e di sesso. Nonostante questa situazione mi distogliesse, avevo una serie di pensieri ossessionanti che si ripetevano continuamente e che venivano in superfice ripetendomi: se fossi nata in un altro contesto socio-culturale avrei avuto delle possibilità diverse? avrei avuto più opportunità per esprimermi come persona?... avrei potuto laurearmi? se avessi avuto i genitori di tante amiche o compagne, sarei la stessa persona?... avrei, comunque dovuto provvedere al mio sostentamento?. Conoscere le storie delle famiglie e dei minori che la mia professione mi ha posto a confronto mi hanno aiutato a relativizzare la mia storia personale e a rivalutare alcuni comportamenti dei miei genitori ed in particolar modo quelli di mia madre, scoprendomi a pensare che, nonostante tutto quello che avevo desiderato e nonostante la consapevolezza che se avessi avuto un ambiente diverso avrei potuto realizzarmi come persona, considerando, poi, la condizione di mia madre, sono arrivata a concludere che ho ricevuto ugualmente il massimo che i miei genitori potessero offrirmi. Nell ultimo anno trascorso, mia madre è invecchiata notevolmente: non può più fare il suo giro quotidiano per le piccole compere, trascorre lunghe ore in silenzio sdraiata sul divano alternandole a quelle trascorse nel letto, non è più denigratoria nei miei confronti, non ripete più all infinito i soliti discorsi, non sono più la figlia cattiva che ha abbandonato la famiglia e non sono più la vagabonda che non faceva niente. Per la prima volta, sta pronunciando frasi di apprezzamento e riconoscimento: vai dovunque senza problemi, sempre per la prima volta mi sta osservando ed è diventata riconoscente e premurosa cercando di alleviarmi, con l aiuto della signora che durante la nostra assenza le tiene compagnia, gli impegni di gestione famigliare come pulire, lavare, stirare, preparare i pasti ecc. Noto un suo desiderio di vedermi più frequentemente, espresso con la richiesta: perché non vai a lavorare come operaia nella lavanderia vicino casa? Ed anche se la risposta ricevuta è stata negativa, non ha utilizzato il ricatto,gli atteggiamenti ossessivi che l hanno sempre contraddistinta. Sa che per nulla al mondo rinuncerei al bisogno di conoscere, che non le è appartenuto, ma si rende conto di come sia necessario per muoversi in un mondo completamente diverso dal suo. Nonostante i cambiamenti di cui sono stata diretta partecipe, non è ancora cambiato il mio senso di inadeguatezza. Ancor oggi, sebbene non sia più la ragazzina deprivata di ogni cosa, la sensazione forte è quella che il mio vissuto non sia stato ancora riconosciuto dal mondo esterno. Ricordo con piacere la frase di una persona con la quale ho lavorato per alcuni anni: è difficile dover entrare sempre dalla porta di servizio, ma lo è, anche, il dover entrare sempre da quella centrale. Spero, fortemente, che giunga anche per me quel giorno in cui potrò entrare dalla porta centrale. STEFANIA SAMBUCHI (assistente sociale del Servizio Sociale Adulti) 5 Imola, 16 aprile 2002

6 sesta L INVERNO... E FINITO! Sabato 25 Maggio 2002 Piazza Grande LIVE LE SPACCONATE DI CAPITAN FRACASSA regia di Massimo Macchiavelli 25/26 maggio2002 ore via Libia 69 (sotto il ponte) Axel Nardini- Pantalone Tania Passarini- Zanni e Colombina Angelo di Lella nella parte di Faust Marco Venturi-Capitan Fracassa Massimo Macchiavelli Arlecchino Festa di INAUGURAZIONE La grande Bandiga di Piazza Grande Roberto di Leo- Leandro Questa volta... E vero!!!...ci scusiamo: il mese scorso abbiamo promesso una festa per sabato 11 maggio, ma non abbiamo potuto farla in quanto i tempi previsti per avere tutti i permessi dalle Istituzioni sono stati più lunghi del previsto. Finalmente ci siamo! Questa volta per davvero! Mesi di lavoro per preparare gli ambienti per i laboratori e le iniziative. Tutti i ragazzi si sono rimboccati le maniche; la redazione si è stretta in uno stanzino impossibile per due mesi; i ragazzi delle Officine hanno murato, stuccato, verniciato, operatori esterni e interni hanno sfacchinato, e le persone che seguiamo ci hanno aiutato e aspettato. Grazie a tutti! Il giorno 25 maggio con partenza alle sedici, cucineremo, suoneremo ed avremo diversi ospiti di musica e teatro. Siccome adesso toccherà all Amministrazione (di Piazza Grande) trovare il modo di ripagare i debiti che abbiamo fatto, vi chiediamo di partecipare numerosi: mangiare, ascoltare, offrire e comprare o se volete anche regalare. Il 25 di maggio Piazza Grande si vestirà a festa. Programma ore animazioni, mercatino e concerti. ore aperitivo e danze ore 19,30 cena 0re 21,30 Le spacconate di Capitan Fracassa a cura della Fraternal Compagnia by Angelo S.L. 6 Chiunque fosse interessato a esibirsi ci telefoni. al

7 settima LIBERA UNIVERSITA DI ALCATRAZ IL PARADISO DEI CLAUN I migliori massaggiatori, i comicoterapisti più divertenti, una cucina emozionante, quattro milioni di metri quadrati di boschi. Ad Alcatraz ogni giorno puoi scegliere di curarti o semplicemente di rilassarti e divertirti, come vuoi tu. Non vogliamo venderti religioni, maestri, verità indiscutibili. Non ti proponiamo neanche terapie noiose, corsi di pianto e lamentazioni, sacrifici, disciplina. Non crediamo che questa roba funzioni. Ridere, rilassare il cervello, giocare, riscoprire i desideri e le capacità della tua mente inconscia, ritrovare la fonte dell energia che è dentro di te, coltivare il tuo nirvana da viaggio. Noi ti offriamo decine di modi diversi di farlo. Alcatraz è il più grande centro Europeo del benessere e anche il meno caro. Qui Terapisti dolci e comicoterapeuti provenienti da tutto il mondo si incontrano, si scambiano esperienze, formano altri operatori della salute psicofisica, offrono trattamenti individuali, corsi di base, stages di specializzazione e aggiornamento e si incontrano con i loro gruppi di lavoro per seminari intensivi. 20 BUONI MOTIVI PER NON VENIRE AD ALCATRAZ Alcatraz è un posto orribile. Alcune povere casette di contadini sparse in mezzo a una sconfinata e disordinata escrescenza di cose verdastre tipo giungla. Niente asfalto, niente supermercati, niente night-club. Di notte neanche un tram; solo il frastuono dei grilli che non vi lascerà dormire. Il primo centro abitato è a 6 km, il primo cinema a 25 km. E tutto pieno di cavalli, mosche, serpenti, scorpioni, tassi, vipere e decine di altri animali selvatici e ignoranti. I cavalli fanno cacche enormi, i ragni disgustose ragnatele e le rane gracidano,gracchiano e scoreggiano. C è uno straccio di torre medievale che spacciano per romana ma l arredamento lascia a desiderare e molto probabilmente finirete in strutture che, pomposamente, vengono definite bungalow ma sono in realtà carrozzoni per zingari buttati in mezzo alla macchia. Le strade sono fatiscenti, verticali, polverose d estate, fangose d inverno. Il maneggio è popolato da ronzini. Orrendi cavalli da tiro di 6 quintali, con pelo da foche che nessun ufficiale della regia cavalleria accetterebbe mai di montare. Il servizio è sommario: tovagliacce di carta e piattacci da mille lire. Niente cristalli, niente sottopiatti. Il cibo sarà anche sano ma manca di classe: pasta e fagioli, spezzatini, verdure crude e focacce. La piscina è gettata in una gola a 2 km dal ristorante. Quando c è il sole si frigge. Quando c è brutto tempo si bubbola. Quando c è la tempesta a volte va via la luce. Le giovani coppie in luna di miele possono venire qui a osservare i disastri del mettere al mondo figli. E pieno di neonati e di nanetti feroci di due o tre anni che sgambettano, cascano rovinosamente e poi si mettono a ululare cercando la mamma. Insomma, un posto dove andare soltanto se il camel trophy non vi basta sperando che i lupi di Gubbio e i coccodrilli non vi divorino come antipasto. E per giunta, se proprio dovete andarci, difficilmente troverete posto, perché il mondo è pieno di pazzi che adorano vivere da trogloditi. LE NOSTRE ATTIVITA Comicoterapia, yoga demenziale. Corsi di cucina mediterranea e cucina vegetariana. Equitazione, yoga a cavallo ed ippoterapia. Tiro con l arco. Corsi di watsu, massaggio di atlantide, tantra acquatico, culla e rilassamento, in acqua calda a 34 gradi. T ai chi chuan. Corsi e sessioni di massaggio shiatsu, massaggio trager, massaggio istintivo, massaggio estetico, massaggio zen bambola (massaggio a cinque), massaggio craniosacrale, massaggio thailandese, massaggio spontaneo, tantsu. Biolifting (uso estetico del movimento rallentato). Body painting, bagni di fango. Escursioni nei boschi con riconoscimento delle erbe officinali, e (in stagione) raccolta di funghi e tartufi, escursioni sul fiume. Fumetto e giornalismo disegnato, scrittura creativa, arte zen, grafica digitale. Brazil moving. Rieducazione posturale, metodo Meziére (per appuntamento), fiori di Bach, coccole e carezze. Laboratorio di Scrittura creativa con Jacopo Fo Quattro giorni ad Alcatraz con Jacopo Fo per un corso di scrittura creativa.continua così il Laboratorio di Giornalismo sociale di Piazza Grande. Dal 28 al 31 di maggio saremo ospiti in questo meraviglioso borgo dell Umbria, dove oltre a studiare potremo mangiare bene e sano,praticare sport, e respirare l aria notturna tra boschi e cieli stellati. Tutti possono venire con noi. Joacopo Fo ci ha dato la disponibilità di 15 posti gratuiti che abbiamo già riempito, più altri 10 posti a pagamento che ancora sono liberi! Interessa! per informarvi e iscrivervi SEDE DELLA COOPERATIVA VIA ANTONIO DI VINCENZO 26/F (BO) TELEFONO E FAX OPPURE SITO INTERNET: E - MAIL: SEDE REDAZIONALE della testata e dell Associazione Amici di Piazza Grande Via Libia, 69 tel. 051/ SITO O INTERNET: E - MAIL: Stefano Ricci TUFO 7

8 Gruppo Istituzioni Totali Assemblea Nazionale DALLA SICUREZZA SOCIALE ALLA SICUREZZA DELL ESCLUSIONE? Il termine sicurezza è oggi sinonimo di emarginazione e repressione di interi gruppi sociali, sempre più frequentemente isolati all interno di istituzioni totali vecchie e nuove perché ritenute pericolosi. Per noi sicurezza vuol dire sicurezza sociale, ossia garanzia di diritti civili, sociali e politici, difesa ed estensione dello Stato Sociale, migliori condizioni di vita per tutte/i. Il dibattito verrà introdotto da: Alessandro Margara Massimo Pavarini Università di Bologna Susanna Ronconi soglia Piemonte Assunta Signorelli Firenze Social Forum ore 10 magistrato di sorveglianza di Firenze docente di Diritto Penitenziario ore 14,30 coordinamento operatori servizi a bassa del dipartimento di salute mentale di Trieste Sabato 18 Maggio 2002 Firenze, Sala Est-Ovest via dei Ginori, 12 ore 10:00 19:00 Per informazioni e adesioni scrivere a: ottava Fuori dalla Piazza Come mai sei andato in Bosnia? Siamo partiti circa in centocinquanta dalla caserma di Salerno (la stessa che ha mandato i soldati italiani in Afganistan pochi mesi fa). Ero stato assegnato alla Brigata Garibaldi, che operava anche a fianco dei paracadutisti Mi stavo allenando in quel periodo perché ero stato ingaggiato in un progetto sportivo per una gara mondiale di tutte le Cavallerie. Un giorno ci hanno comunicato che c era qualcosa di molto più carino; la proposta fu riservata a coloro che sembravano i più meritevoli e più idonei. Ci dissero che avrebbero pagato molto, molto di più Mi ero arruolato nell esercito come volontario (avrei in ogni caso dovuto fare il militare, ero senza lavoro e trovarlo al Sud non è facile, non avevo una lira ) e pertanto la mia adesione alla chiamata per la missione non poteva che essere volontaria Dov eri? Sono stato a Sarayevo, da gennaio a giugno del 1996, presso il comando multinazionale, il quartier generale della Nato. Facevo parte dell Implementation Force, chiamato a garantire la stabilità dell accordo di Dayton. Alloggiavamo in un albergo dimesso a Vogoska (alla periferia della città). Nostro compito era la perlustrazione dei luoghi per scovare mujadin, pazzi e ribelli. La guerra era finita ma c era il rischio di attentati, dovevamo Missione di pace L Oscar al film No man s Land ha riaperto le polemiche su Onu e missioni umanitarie. Ecco cosa ricorda un ragazzo che è stato a Sarayevo come militare durante la guerra. di Silvana Fracasso Un giorno mi hanno comunicato che c era la possibilità di fare qualcosa di molto più carino sventarli. Che qualcuno sparasse dalle finestre era all ordine del giorno, in aria o sulla gente; di questo si occupavano i colmoschin, corpo speciale di incursori, omoni rasati che entravano nei palazzi carichi di pistole di ogni tipo. Dovevamo pattugliare le strade con la blindo, mezzo ruotato in grado di percorrere qualsiasi tipo di suolo. Spesso facevamo anche da scorta nel trasporto delle derrate alimentari che venivano smistate in vari centri. Nei dintorni c era Gorazde, città molto popolata e meta di aiuti umanitari provenienti dagli stati della Nato e dall Unicef. Ogni squadra aveva un carro armato da gestire, io avevo il compito di caricare i colpi nel cannone e tenere il controllo della radio. Credo che non avessimo alcuna preparazione e competenza per stare là; in Italia si sparava al poligono, si studiava la teoria del territorio, lì c era da sapere la pratica... Dopo la fine della guerra si è proceduto con lo smantellamento di arsenali e operazioni di sminamento; tutte le campagne dei dintorni erano infestate di mine antiuomo lanciate dagli aerei. Corpi speciali di nome BOE (bonifica ordigni esplosivi) si muovevano con sonde come rabdomanti, con l ausilio anche di robot in grado di recuperarle e disinnescarle. Molti soldati italiani di reparti scelti sembravano ben preparati e coscienti di ciò che facevano erano così sicuri di sé che potevano permettersi di portare resi- duati bellici in camera per giocare o solo per sfoggiarli a mo di trofeo quattro morti al gioco della mina! Queste bombe sono formate da due dischi sovrapposti e concepite in modo tale da non scoppiare dopo il lancio con l urto: esplodono invece con poco peso, se calpestate; si stima che ci vorranno più di cento anni per bonificare i territori. Mi è capitato di vedere un bambino portato nell infermeria, una mina esplosa nelle vicinanze gli aveva fatto saltare un piede. Chi hai incontrato in quella terra? Il mio contatto con la popolazione è avvenuta con la sua parte innocente, il ponte più trasparente con il territorio, il termometro esatto della situazione tragica che stavano vivendo: i bimbi per le strade. Si avvicinavano affamati chiedendo cibo. Vedevamo spesso nel cortile dell albergo accanto al nostro qualcuno di loro, età quattro o cinque anni, giocare con i dardi illuminanti; erano razzi pericolosi che servivano per le segnalazioni militari, incandescenti e incendiari e producevano una nuvola di colore altissima: per loro erano i nostri innocenti coriandoli! Quando andavamo a Gorazde era tutta una coccola! Piena di scugnizzi, quasi tutti orfani del padre e le loro madri sicuramente avevano subito violenze (forse l unico modo per evitarle era scappare e le donne che avevano potuto erano fuggite, specie verso l Italia). I bimbi ci sorridevano, noi giocavamo con loro anche se non avremmo potuto; ci chiedevano di bere acqua dalle bottiglie, mangiavano il latte in polvere dei viveri dell esercito. Non sempre avevano fame o sete: era una scusa per venire vicino, comunicare, ricevere un po di gioia, darla a noi. Bambini di circa dieci anni erano indaffarati a commerciare armi (ne avevano sempre qualcuna con sé); attraverso la rete che delimitava un 8 campo di calcio adibito a parcheggio dell albergo, provavano a barattare baionette in cambio di una razione K - il nostro pasto -, proiettili o armi più facilmente smerciabili. Altra alternativa, per dieci, venti dollari ti facevano scopare una ragazzina. La disperazione era visibile, da macchine vecchissime si improvvisavano banchetti per la vendita di olio da cucina, di benzina. Nei pattugliamenti di piccoli centri e borghi più distanti ci fermavamo per la notte; di sera la signora di turno usciva ad offrirci per pochi soldi un piatto caldo molto buono: frittata con verdure e anche vodka, per resistere al freddo. Anche lì incontravamo bambini, grandi esperti di armi e capaci di distinguere le aviazioni di tutti gli eserciti! Da una luce invisibile nel cielo sapevano riconoscere la nazionalità del velivolo o solo dal rumore: ci prendevano in giro, perché noi non vedevamo e non sentivamo niente... Possedevano pistole Beretta che smontavano con velocità incredibile, di scatto toglievano il caricatore dei fucili che avevamo in mano con un tocco felino e poi ridevano. Questi ragazzini erano nati nella guerra ed essa sembrava essere la loro linfa vitale, una specie di seconda mamma. Gli uomini quasi non c erano, molti gli anziani invece (e sembravano più ben disposti degli altri nei nostri confronti). Come hai vissuto? Sono riuscito ad isolarmi, nel mio gruppo vivevamo tranquillamente; per motivi di sicurezza non ci facevano uscire la sera, eravamo sempre dentro; albergo e carro armato erano la nostra vita. Appena arrivati c è stata paura nell impatto con la terra. Ogni tanto scattava l allarme rosso, per la presenza di capi militari, militanti musulmani, ma durava poco. In generale era tangibile l odio della gente contro la Nato: ci vedevano tutti sotto il comando american o. Sarayevo era davvero affascinante, nonostante i molti palazzi distrutti, piena di mostre, vita universitaria; ho ammir a t o biblioteche e locali incantevoli. Pian piano alcuni negozi stavano riaprendo, si respirava la sete di ricostruzione e rinascita, la gente si vestiva bene e usciva. Chi erano i vostri nemici? La nostra presenza era contro i musulmani, i mujadin erano pazzi criminali spietati, c era il fanatismo da combattere. In sei mesi però ho avvertito l inizio di un lento ma vorace assalto, come a una miniera d oro, da parte del dominio occidentale politico e industriale: speculazioni edilizie, industriali, grossi giri di denaro, manipolazioni sociali Qual era il costo della vostra permanenza? C erano organizzazioni occupate a ripristinare i diritti politici, è vero...ma per le iniziative umanitarie erano state coinvolte centinaia di militari. Eravamo in tanti ad alimentare la spesa bellica: io, da soldato semplice, percepivo circa di lire mensili oltre la paga-base (c è ancora qualcuno dell esercito italiano a Sarayevo e continua ad essere pagato così, forse di più). Pur con una stima prudente della situazione, a me è sembrato uno spreco eccessivo il dispiegamento di forze per ogni operazione: uno sfarzo inutile, un po come in un film all americana I convogli che trasportavano aiuti ad esempio erano accompagnati da sei carri armati, le scorte umanitarie erano carovane incredibili; la Nato avrebbe potuto dare un po meno ai militari e un po più alla gente e ridimensionare l organizzazione scenica. I soccorsi non bastavano assolutamente a sopperire ai bisogni, la situazione era d emergenza, la popolazione alla fame. Meglio non parlare invece del sostegno morale vedevo molte camionette anche di altre nazioni girare parecchio per farsi gli affari propri. Che tipi di affari? Tutti i generi. Gli ufficiali avevano più possibilità di muoversi e la sera uscivano, a farsi tatuaggi e non solo. Voci indiscrete riferivano che tra i militari c era chi si permetteva il lusso - pari al massimo a 20 dollari USA! - di andare con donne e ragazzine del posto che si offrivano volontariamente erano poverissime e bellissime. Dopo pochi mesi ne fecero proprio un mercato.

9 L uomo nero di Simona Arsani Alle di mercoledì 15 Febbraio una donna sui sessant anni si trova nella casa della figlia ad accudire la nipotina appena rientrata dalla scuola materna. La bambina è vivace e graziosa, ha lunghi capelli rossi e porta sulle guance i segni rosati della salute. Ha grandi capacità. ha grandi capacità di apprendimento e sembra essere una vera promessa per la società intelligente. La casa in cui vive con i genitori, la mamma impiegata e il padre commerciante, è grande ed accogliente, spoglia di libri, ma ricca di mobili e soprammobili. Le stanze so no spesso coperte di polvere ingombrante e la nonna è tenuta, tra le sue tante mansioni domestiche, a pulire e riordinare gli ampi spazi della casa. Il ruolo di madre e di casalinga l aveva già conosciuto in passato, quando i suoi figli erano piccoli e come atto di volontà era decisa ad occuparsi di loro con amore e devozione. Ora, il medesimo ruolo le era stato imposto. L avevano forse consultata prima di concepire? L atteggiamento della figlia era stato scorretto. Una volta pronta ad avere un figlio, avrebbe potuto dirle: Mamma, io e Giorgio vorremmo avere un bambino. Spero non ti dispiaccia occuparti di lui, mentre noi continueremo ad avere la nostra vita, andremo al lavoro ed usciremo la sera ogni volta che vorremmo... No, non le avevano fatto domande. (Cinque anni prima, la figlia e suo marito si trovano a trascorrere una breve vacanza sulla costa adriatica. Dopo una cena ricca di vino bianco e aragoste, la luna piena illumina discretamente le loro figure sulla spiaggia. Lui: Oh, Dio, sono troppo eccitato, fatti sbottonare la camicetta Lei: Ma ci potrebbe vedere qualcuno, non credo sia il caso Lui: Dai! Facciamo un bambino, qui, su questa spiaggia, stasera Lei: Come sei romantico forse sarà il vino, ma oltre che da vomitare, mi viene da dirti di si E cominciano ad ostentare tra la sabbia posizioni erotiche mai provate prima). Gli scuri della finestra, non fissati a dovere, sbattono in modo ritmico all esterno della casa e un forte vento soffia con violenza. La nonna è intenta a cucinar e. Sospira tra i fornelli, bofonchiando nona parole di stanchezza, mentre il vapore dell acqua che bolle le opacizza gli occhiali che porta fissi sul naso da sempre. Con un vago sentore di indifferenza, di tanto in tanto osserva la bambina che sta giocando con un bicchiere riempito fino a metà di aranciata. I giochi della piccola stanno divenendo sempre più coraggiosi e la donna se ne accorge. - Smetti di giocare con quel bicchiere, te l ho già detto mille volte l aranciata si beve, non è un gioco - la voce è bassa e nel suo tono incostante. Prima alto e poi basso, e questo rende l ammonimento severo e goffo al tempo stesso. - Smetti, ti ho detto La casa contiene accessori pregiati, manifatture costose e spesso non adatte alle capacità di controllo dei giochi di una bambina. La bibita viene versata sul tappeto persiano senza far rumore, in un modo che, forse, potrebbe portare la piccola a tentare di nascondere la malefatta. Ma i bambini sono spesso ingenui, quindi reagisce sbarrando gli occhi con spavento (misto ad un sottile sentimento di piacere). Non l aveva fatto di proposito! Si sentiva sicura nel trattenere il bicchiere tra le mani e spostarlo qua e là. -Nonna, scusa. Non volevo farlo, il bicchiere mi è caduto- - Te l avevo detto. Cristo! Adesso dovrò asciugare tutto guarda che se non stai attenta e continui a fare la cattiva, arriva l uomo nero!- L UOMO NERO! Ma che cos è l uomo nero? La bambina abbassa lo sguardo e crea subito un immagine del suo persecutore. Si erge alto come una torre, una figura spaventosa, con gambe e braccia lunghissime, pronta a rincorrerla e ad afferrarla per poi portarsela via e mangiarsela. NINNA NANNA, NINNA O. QUESTA BIMBA A CHI LA DO, LA DARO ALL UOMO NERO, LA TERRA UN ANNO INTERO La bambina alza nuovamente lo sguardo e fissa la nonna con curiosità. - Ma dov è adesso l uomo nero?- - Ti sta guardando di nascosto, e se continui a fare queste brutte cose, ti viene a prende e ti porta via - Coraggiosamente la bambina replica: - Ma non esiste mica, l uomo nero - - Si che esiste, stanne certa. quando ero piccola, avevo un amica che continuava a combinare pasticci, e un bel giorno l uomo nero è arrivato - La bambina ha paura, ma è anche pronta a sfidare l attenzione del mostro, perché nella sua piccola consapevolezza del ricordo, ritornando ad ogni volta che aveva commesso degli errori, mai Ci scusiamo con Simona perchè Katleen il racconto dello scorso numero era incompleto lo ripropporemo nel numero di giugno. l uomo si era presentato, mai era stata torturata con spietatezza. In piedi accanto al luogo del disastro osserva la nonna raccogliere l aranciata dal tappeto, e non riesce a percepire le parole borbottate dalla donna mentre è costretta a chinarsi e rialzarsi continuamente. E ferma a mani congiunte e si guarda attentamente intorno, per tentare di scorgere un dito, un piede o il colore del mostro che, secondo il racconto della nonna, dovrebbe essere lì, a pochi passi da lei. - Ecco- a voce più alta, ma sempre incerta- adesso vedi di fare un gioco più calmo. Non ho più l età per fare certe fatiche.- La piccola si rassegna alla buona capacità dell uomo di nascondersi, e medita sul da farsi aprendo e chiudendo gli occhi con estrema calma. In pochi istanti decide di correre verso la sua cameretta. Prende da una grande scatola colorata una bambola con lunghi capelli biondi. Afferra una spazzola e, seduta a terra, inizia a rassettarla canticchiando. Alle di mercoledì 15 Febbraio un uomo nero sta mangiando con grande gusto un panino ricco di formaggio, rucola e maionese. E delicato nel suo modo di assaporare lo spuntino, e attento a non sporcare con gocce di maionese la giacca acquistata poche ore prima. La moglie gliela aveva scelta con amore, e lui aveva deciso di indossarla subito. Chiede al cameriere un ulteriore salvietta di carta, si pulisce i lati della bocca e si lascia inebriare dall odore forte di caffè che aleggia nel bar. 9

10 Daniele Barbieri 10 Il nostro corso di giornalismo è giunto a metà del programma: dopo il laboratorio di scrittura e quello di radio e televisione, mentre sono già partiti i gruppi di lavoro sull inchiesta giornalistica che porteranno gli allievi del corso a scrivere sul nostro giornale, sta per cominciare il corso di Internet applicato all informazione (i dettagli nel riquadro qui sotto) e comincerà con una splendida gita ad Alcatraz, da Jacopo Fo, il 28 maggio, della quale parliamo già altrove. In queste foto, scattate durante il corso, vediamo Daniele Barbieri e Fulvio Grimaldi. E un modo per ringraziare loro e anche quelli che non sono nelle foto della disponibilità, dell energia e della passione professionale che ci hanno trasmesso. Un saluto e un grazie anche ai ragazzi che hanno frequentato il corso in condizioni spesso precarie, mentre si stavano ancora eseguendo i lavori di ristrutturazione della redazione. Ricordiamo che è ancora possibile iscriversi al corso di Internet, con o senza gita ad Alcatraz... ma venite dài!!! Mobili vecchi e nuovi, quadri, lampadari, posate,sopramobili, televisori,e indumenti tutto quello che cerchi - tutto quello che ti può servire USATO RICAMBI E RESTAURO OCCASIONI & RISPARMIO RIPARAZIONI IN GIORNATA Sgomberi cantine - traslochi - trasporti ingresso sotto il Ponte di via Libia di fronte al N Telefono Orario di apertura: Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato chiuso decima Incontri Il Calendario del corso di Giornalismo sociale Dal 28 al 31 Maggio Seminario in Umbria presso la libera Università di Alcatraz dove parleremo con Jacopo Fo di libertà di informazione, tecnologie dolci, il quotidiano delle buone notizie e molto altro!! Tutti i Marterdì dal 21 Maggio al 18 Giugno dalle alle Gli strumenti reali per un mondo virtuale. Il computer: istruzioni per l uso. Il personal computer è solo una macchina: come usarlo senza farsi male. Approccio generale al computer (struttura, periferiche, ecc.) a cura di Marco Parmegiani. La rete siamo noi. Internet non è un mostro creato da mostri: è uno spazio da riempire con le nostre idee, suoni, immagini. Come si naviga in rete, come si costruisce e si pubblica un sito; interpretare una pagina web e capire cosa sta dietro a mailing list, link, guestbook, ecc. Giovedì 6 Giugno Tornare alla città: la rete richiama la globalizzazione, ma occorre una informazione locale, metropolitana. Come si costruisce un notiziario sociale on-line: l esperienza di a cura di Nicola Rabbi, redazione di Bandiera Gialla. Giovedì 13 e Giovedì 20 Giugno Le agenzie di informazione in rete: non basta un motore di ricerca per trovare tutto ciò che occorre; storia dell informazione sociale in Italia; giornali gratis questi sconosciuti; il lavoro delle agenzie di notizie e l esperienza dell agenzia sociale (Mauro Sarti) Giovedì 27 e venerdì 28 Giugno Strategie di sfruttamento della rete. Fare informazione in rete è qualcosa di più dell abbandono della carta: come cambia il modo di fare inchiesta? L esperienza di a cura di Carlo Gubitosa. FOTOGRAFIA Martedì 2 e Giovedì 4 Luglio Senza parole: saper raccontare una storia attraverso le immagini. Come si costruisce una inchiesta fotografica; il fotografo è un giornalista? A cura di Luciano Nadalini (Camera Chiara) Martedì 9 e Giovedì 11 Luglio Il reale è superfluo: le frontiere della fotografia digitale. La realtà è ancora necessaria, cenni di elaborazione digitale delle immagini. A cura di Gilberto (Camera Chiara) Giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza fissa dimora Registrato presso il Tribunale di Bologna il 15/09/1995 n 6474 Proprietà: Associazione Amici di Piazza Grande Direttore responsabile: Antonino Palaia Direttore Editoriale: Massimo Macchiavelli Caporedattore: Massimiliano Salvatori Redazione: via Libia, 69 Tel Fax Fulvio Grimaldi Distribuzione: Antonino Palaia Abbonamenti: Silvia Martini e Leonardo Tancredi Impaginazione: Massimo Macchiavelli, Massimiliano Salvatori e Angelo Di Lella Idea Grafica: Ass. Amici di Piazza Grande Immagini: Le fotografie a pagin 1,6,9 e 10 sono di Massimiliano e Leonardo; a pag. 2 sono di DOROTHEA LANGE e GORDON PARKS; il disegno alla 4 è di Michele C.; i disegni a pag. 4 sono di Panta; le foto a pag. 6 sono di M. Salvatori e i disegni di D. Zezelj; a pag. 8 foto di Gian Butturini; l immagine sfondo a pag. 9 è di H. Newton. In Redazione: Massimo Macchiavelli, Angelo S.L, Stefano (Panta), Massimiliano Salvatori, Tonino, Leonardo Tancredi, Al.Mo. Hanno collaborato a questo numero: Carla M, Soft Machine boy, Stefania S.; Silvana Fracasso; Simona Arsani; Jacopo Fo. Chiuso in redazione il: Stampa: Nuova Cesat Firenze

11 undicesima FEST-FESTIVAL 2002 Organizzata dall Associazione Culturale Oltre..., l edizione 2002 del FEST-FESTival si terrà dall 11 al 16 giugno, ma verrà inaugurata nel pomeriggio dell 8 giugno dalla PAR TòT PARATA - Bulàgna Città Aperta. Il luogo e i partner rimangono i medesimi: il FEST-FESTival si svolgerà in via Sacco 14 nel Quartiere San Donato presso e con il Centro Interculturale Zonarelli e il Forum Metropolitano dei cittadini non comunitari. Alcuni Comuni della Provincia parteciperanno al FEST-FESTival ospitando qualche momento artistico sul loro territorio, creando eventi che terranno conto della specificità del tessuto sociale e culturale locale. Accanto al prezioso contributo delle associazioni che ruotano intorno al Centro Zonarelli, la prossima edizione ospiterà straordinari artisti italiani e internazionali e accoglierà spettacoli di teatro, danza e musica, oltre a mostre di fotografia e progetti di arte contemporanea. Al FEST-FESTival interverranno da ogni parte del mondo artisti fortemente interessati agli intenti promossi: dare vita, cioè, a un festival culturale che sia in grado di stimolare interazioni che, affondando le radici nelle diverse culture e tradizioni, contribuiscano a sviluppare una migliore convivenza, verso una cultura dei legami. Fra gli artisti che parteciperanno: per il teatro, i Milon Mela dall India, Mario Barzaghi con una dimostrazione-spettacolo sul Kathakali e l iracheno Kassim Bayatly; Il Cetrangolo, teatro nei luoghi della città/spettacolo itinerante ; spettacolo di danza e laboratorio dei Sarta De Cuentas, dal Venezuela; concerti dei Sons of Gasterbaita, gruppo rap tedesco che terrà anche un laboratorio; la cantante blues Gisele Jackson dagli Stati Uniti con la soul, funk & blues Late Nite Band dall Austria; inoltre molti musicisti, fra cui El Hadji Niang del Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, suoneranno per un intero pomeriggio e sera improvvisando con i loro strumenti a percussione. In prima nazionale, per la prima volta il FEST-FESTival accoglie un progetto di arte contemporanea, Cohors, uno spettacolo multimediale dove musicisti, Djs e visual artists interagiscono per dare vita ad un environment. Come nelle precedenti edizioni, verrà dato ampio spazio anche ai dibattiti, visti come un occasione di scambio e di confronto verbale per approfondire i temi proposti per esempio si parlerà della letteratura di scrittori immigrati in Italia, e verrà discusso l uso sociale del teatro e della musica-. I laboratori, momenti di creazione congiunta che rendono possibile l approfondimento tra artisti e pubblico, accompagneranno un cartellone del FEST-FESTival 2002 ricco di stimoli e novità. Il ristorante etnico, che affiancherà gli spettacoli, sarà aperto l 8 giugno per l inaugurazione e ogni sera a partire dall 11 giugno fino al 16. Sito del FEST-FESTival: Per informazioni: tel o (Associazione Oltre...) Per iscrizioni ai laboratori e ai corsi di cucina: tel (Centro Zonarelli) Gli spettacoli sono tutti gratuiti. Ufficio stampa Elena Fanti 347/ La Bulàgna di tutti esploderà di energia con una grande parata multiculturale, per festeggiare l identità di ogni popolo e delle persone di tutto il mondo. Percussioni, fiati e strumenti di ogni genere scuoteranno le vie della città con una carica di musica, danza, arte e teatro. Tutti, senza esclusioni, saranno invitati a regalare un po della propria esperienza e a condividere quella degli altri. Per farlo, basta partecipare ai workshop e ai laboratori gratuiti che sono stati organizzati per la parata. Ma la festa è rigorosamente par tot, quindi chiunque voglia inventarsi un laboratorio o segnalare uno spazio utile alla parata, deve assolutamente chiamarci: ci aiuteremo l uno con l altro perché la festa sia ancora più indimenticabile. Creatività, invenzione e fantasia si fonderanno con le tradizioni popolari; gli artisti e la gente comune costruiranno lo stesso spettacolo; la musica dal vivo, il calore delle danze etniche ed altre scelte ecologiche per non sporcare o rovinare la città faranno da cornice alla parata, lasciando un chiaro messaggio sulla nostra idea di vivere insieme e di rispetto per gli altri. Dalla periferia al centro, attraverseremo Bologna: per divertirsi e festeggiare basta esserci! Info: Mob: L 8 Giugno 2002 Bologna sarà Par Tot! Per partecipare al gruppo promotore: Prossimo incontro: Sabato, 11 maggio ore nella cucina del Centro Interculturale Zonarelli via Sacco 14, San Donato (bus ) La partecipazione a tutti i laboratori è gratuita. Plus je me multiplie par les autres, plus je deviens moi-même, car personne ne perd son identité culturelle en s ouvrant grand à celle des autres André Delvaux Più mi moltiplico attraverso gli altri, più divento me stesso, perché nessuno perde la propria identità culturale, spalancandosi a quella degli altri André Delvaux 11

12 Servizio Sociale Adulti Via Sabatucci, 2 ricevimento Assistenti Sociali ed Educatori Professionali. Lunedì, Mercoledì, Venerdì, Sabato dalle 9:00 alle 13:00 Martedì e Giovedì dalle 14: alle 17:00 Bus tel. 051/ Punto d ascolto e indirizzo 1 binario stazione centrale dal Lunedì al Sabato 9:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:30 tel. 051/ Centro ascolto italiani Via S. Caterina, 8 Lunedì, Martedì, Giovedì, Venerdì dalle 9:00 alle 11:30 Giovedì 14:00/16:00 Bus tel. 051/ Primo Aiuto Dimissioni Carcere Centro G. Venezian Via Solforino, 7 Venerdì mattina tel. 051/ L.I.L.A. in caso di esito positivo Via Agucchi, 290/a Lunedì dalle 16:30 alle 20:00 Martedì al Venerdì dalle 10:30 alle 14:00 Bus tel. 051/ Casa Delle Donne per non subire violenza Vicolo Borchetta, 10 (traversa di Strada Maggiore) dal Lunedì al Venerdì dalle 9:00 alle 18:00 Bus Tel. 051/ Centro di Aiuto per la Libertà dalla Violenza Via dei Poeti, 4 Lunedì al Venerdì dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00 tel. 051/ Reperibilità notturna e festivi Per Donne. Centro d ascolto immigrati Via Rialto, 7/2 Lunedì Giovedì Venerdì dalle 9:00 alle 11:00 Martedì dalle 15:00 alle 17:00 Navetta 50 tel. 051/ Stranieri Sportello Sociale e delle Opportunità Via del Porto, 15/b dal Lunedì al Sabato dalle 9:30 alle 16:30. Tel. 051/ Telefono Viola (abusi in campo Psichiatrico) tutti i giorni feriali dalle 19:00 alle 21:00 tel. 051/ Servizio Immigrati, profughi e nomadi Solo extracomunitari con permesso di soggiorno Via Drapperie, 6 Lunedì dalle 9:00 alle 13:00 Martedì e Giovedì dalle 15:00 alle 18:00 Sabato dalle 9:00 alle 13:00 tel. 051/ Associazione amici di piazza grande Via Antonio di Vincenzo, 26/f tel. 051/ Avvocati di Strada, un gruppo appartamento, inserimento lavorativo (Coop La Strada, Lab. Via Libia) lavoro di sostegno (distribuzione giornale) Centro San Petronio Via Santa Caterina, 8 Max 25 persone. UOMINI STRANIERI Mercoledì dalle 15:00 alle 16:00 Martedì mattina prenotazione UOMINI ITALIANI Venerdì dalle 15:00 alle 16:00 Venerdì mattina prenotazione DONNE Martedì dalle 15:00 alle 16:00 Venerdì mattina prenotazione. tel 051/ (distribuzione cambio intimo nuovo) Antoniano Via Guinizzelli, 3 dal Lunedì al Sabato alle 12:30 Autobus 33 tel. 051/ LAVANDERIA Rifugio notturno della Solidarietà Via del Gomito, 22/2 lun. ven. 15:00 18:30 tel. 051/ Bus 25 (capolinea) Lavanderie a gettoni Via S. Donato 4b/c; Via Saragozza 34 /b; Viale Oriani, 12; Via Petroni, 38; Via Corticella, 90; Via Saragozza, 41 Distribuzione caffè, succhi, biscotti, scambio siringhe, preservativi, relazione e aggancio dalle 16:00 alle 17:45zona universitaria dalle 18:00 alle 19:00 zona stazione (inps) dalle 19:15 alle 20:15 Carracci. Opera dei poveri delle Suore di S. Elisabetta, Via Nosadella 32 lun. - sab. dalle 8:30 alle 9:00 (colazione). Chiesa dei poveri, via Zamboni (colazione), solo dom. ore 9:00 Antoniano, Via Guinizzelli, 3 ore 11:30 pranzo, bus 33, tel. 051/ Aperto a tutti Parrocchia Cuore Immacolato, Via Mameli 5, dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00 (sportina cibo) tutti i giorni. Bus 13, tel. 051/ Mensa della Fraternità Via S. Caterina 8 Tutti i giorni alle 18:00 tel. 051/ (si accede attraverso il centro d ascolto italiani e il centro d ascolto stranieri). Parrocchia San Girolamo dell Arcoveggio Via Fioravanti 137 tutti i giorni sportina cibo Bus 11/c tel. 051/ Parrocchia San Giuseppe Cottolengo Via Marzabotto, 12 Giovedì dalle 16:00 alle 18:00 Bus tel. 051/ (sportina cibo) Parrocchia Santa Maria della Misericordia Piazza Porta di Castiglione, 4 Sabato alle 8:00 distribuzione numero per sportina genere alimentari dalle 9:30 alle 11:00, Bus tel. 051/ Parrocchia Santa Maria Maddalena Via Zamboni, 47 Tutti i giorni dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00 alimenti da cucinare tel. 051/ Parrocchia Sacro Cuore Via Matteotti, 25 da Lunedì a Venerdì dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:30 sportina Bus tel. 051/ Parrocchia San Giuseppe lavoratore Via Marziale, 7 Giovedì dalle 14:30 alle 17:30 sportina cibo Bus 27 a b c tel. 051/ Centro Diurno Via del Porto, 15/c Tutti i giorni dell anno dalle 12:30 alle 18:00 (si accede attraverso il Servizio Sociale Adulti). Emergenza Freddo dalle 18:30 alle 19:15 Link, dalle 19:30 alle 20:15 Montagnola. ultima NUMERI E INDIRIZZI UTILI ASCOLTO LAVARSI UNITA D AIUTO MANGIARE DORMIRE Casa del riposo notturno Madre Teresa di Calcutta Viale Lenin, 20 aperto dalle 19:00 alle 24:00 Bus tel. 051/ Si accede dai servizi e dalla strada 19:00 20:00 Casa del riposo notturno Via Lombardia, 36 aperto dalle 19:00 alle 24:00 Bus tel. 051/ Si accede dalla strada 19:00 20:00 Centro Beltrame (Servizio Sociale Adulti) Via Sabatucci, 2 aperto 24h/24h Bus tel. 051/ Si accede dai servizi Casa del riposo notturno Via Carracci 69/2 aperto dalle 20:00 alle 24:00 Si accede tramite lo Sportello sociale e delle opportunità. Opera Padre Marella Via del Lavoro, 13 dalle 9:00 alle 12:00 tel. 051/ L isola che non c è Via Dell industria aperta 24h/24h Bus 14 Si accede dalla strada pankabestia e senza fissa dimora. Rifugio Notturno della Solidarietà Via del Gomito, 22/2 aperto dal Lunedì al Venerdì dalle 15:00 alle 23:00 Sabato dalle 17:00 alle 23:00 Domenica dalle 19:00 alle 23:00 Bus 25 (capolinea) tel. 051/ Si accede dalla strad CURARSI Poliambulatorio Biavati Strada Maggiore, 13 (ingresso da vicolo Alemagna 21) Tutti i giorni dalle 17:30 alle 19:00 Bus tel. 051/226310, assistenza medica gratuita per i Senza Fissa Dimora. Pronto Soccorso Sociale Quadrifoglio Via Cabaletta, 5 aperta 24h/24h Struttura domiciliare a bassa soglia d accesso per tossicodipendenti. Si accede tramite l unità mobile. Pronto Soccorso Sociale Pettirosso Via de Matuiani, 1 aperta 24h/24h Struttura domiciliare a bassa soglia d accesso per tossicodipendenti. Si accede tramite l unità mobile. Sokos presso poliambulatorio Montebello Via Montebello, 6 tel. 051/ piano scala A Mercoledì dalle 17:00 alle 19:00 Sabato dalle 9:00 alle 11:00 (assistenza medica gratuita per SFD e tossicodipendenti) Alcolisti Anonimi tel. 0335/ Gruppi auto-aiuto Narcotici Anonimi tel. 051/ Gruppi auto-aiuto Croce Rossa Italiana Via del Cane, 9 tel. 051/ dal Lunedì al Venerdì dalle 9:00 alle 11:00 Servizio Infermieristico su presentazione di ricetta medica. VESTIRSI Parrocchia S. Egidio Via S. Donato, 38 da lun. a sab. dalle 9:00 alle 10:00 e dalle 16:00 alle 17:00 (è richiesto un piccolo contributo economico per i vestiti) Bus tel. 051/ Opera San Domenico Piazza San Domenico 5/2 Lunedì e Giovedì dalle 8:30 alle 11:00 Bus tel. 051/ Parrocchia San Giuseppe lavoratore Via Marziale, 7 Giovedì dalle 14:30 alle 17:30 Bus 27 a b c tel. 051/ Parrocchia Santa Maria Assunta Via Emilio Lepido, 58 Martedì dalle 14:30 alle 17:30 Bus tel. 051/ Parrocchia Cuore Immacolato di Maria Via Mameli, 5 Mercoledì dalle 9:00 alle 11:00 (è richiesto un piccolo contributo economico) Bus 13 tel. 051/ Parrocchia San Giuseppe Cottolengo Via Marzabotto, 12 tel. 051/ Giovedì dalle 16:00 alle 18:00 Bus Chiesa San Girolamo dell Arcoveggio Via Fioravanti, 137 Sabato dalle 16:00 alle 17:00 Bus 11/c tel. 051/ Antoniano Via Guinizelli, 3 Escluso il Martedì dalle 9:00 alle 17:00 (è richiesto un piccolo contributo economico) Bus 33 tel. 051/ Parrocchia San Bartolomeo Via Beverara, 88 Mercoledì dalle 14:00 alle 18:00 Bus 11 tel. 051/ ASSISTENZA LEGALE Associazione amici di piazza grande Via Antonio di Vincenzo 26/f Mercoledì e Venerdì dalle 15:00 alle 17:00 Bus 25 tel. 051/ Rifugio Notturno della Solidarietà Via del Gomito, 22/2 1 e 3 Lunedì del mese dalle 18:00 alle 19:30 tel. 051/ A S S O C I A R S I Associarsi a Piazza Grande è una condizione di incontro tra la società, le sue culture e le sue necessità. Con sole potete aderire all Associazione e diventare soci. Basta telefonare allo , e lasciare i propri dati o fare un versamento sul c/c postale n ,intestato all Associazione Amici di Piazza Grande, specificando: Adesione associazione A B B O N A R S I Per abbonarvi fate un versamento sul c/c postale n , intestato all'associazione Amici di Piazza Grande, specificando: "Abbonamento giornale". Potete anche telefonare allo dalle 9.00 alle alla Redazione del giornale. Per i privati la quota di abbonamento è di 31 ( ) annue. Per enti, biblioteche e associazioni 51 ( ) Per l'estero 103 ( ) Le testate che aderiscono alla Federazione Giornali di Strada: Fuori Binario: via Giano della Bella 22 - Firenze Telefono e Fax: Noi sulla Strada: via Cremonio 38 - Padova Telefono e Fax: Strada Viva: via Chisari 12 - Catania Telefono e Fax: Piazza Grande via Libia 69 - Bologna Telefono Fax

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