Speciale Ragusa. Terra di arte, cultura e tradizioni ma anche. TERRA RICCA DI MERAVIGLIE DA VIVERE di FABIO MARIA ESPOSITO TORNA RAV4. DI NUOVO UNICO.

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1 Mercoledì 31 luglio 2013 Speciale Ragusa TERRA RICCA DI MERAVIGLIE DA VIVERE di FABIO MARIA ESPOSITO Terra di arte, cultura e tradizioni ma anche di sapori, odori e colori come quelli dei suoi vini, dei suoi prodotti caseari ed orticoli. Terra di benessere e di sana alimentazione dove la genuinità dei prodotti tipici e le insuperabili caratteristiche organolettiche di cui dispongono sono un modello salutistico che trovano piena espressione nel marchio «cestobarocco». Una provincia che con i suoi prodotti compendia e sublima la cultura materiale siciliana: in un territorio di vastità limitata si concentrano tutte le produzioni tipiche regionali. Un territorio in cui ogni angolo racconta una sua storia gastronomica in una piacevole geografia dei sapori. Val di Noto venne illuminato, sulle macerie del terremoto del 1693, dallo stile barocco. La vivacità e la notevole ricchezza delle decorazioni ne fanno uno stile davvero unico. Questa particolarità conferisce ai numerosi e formidabili esempi di barocco uno spiccato senso plastico che viene esaltato dall'intensa luminosità del "sole" di Sicilia. Ed è a Ragusa Ibla, Modica, Scicli, Ispica che il sole continua da centinaia di anni ad esaltare l esuberante ricchezza di splendidi edifici progettati, creati, scolpiti dalla maestria e dalla fantasia di abili artisti. Le chiese, i palazzi, le piazze del Val di Noto ostentano uno spettacolare «Barocco» che l Unesco ha eletto patrimonio dell Umanità. È uno stile che ha deciso di stupire, meravigliare, ammaliare lo spettatore. E chi decide di avviare un viaggio alla scoperta delle «perle» del nostro barocco resterà sicuramente abbagliato dalla bellezza di questi luoghi. È sicuramente solo un breve tratto, magari, di un più lungo e interessante viaggio, che ogni persona amante della bellezza, dell'arte, della storia e di una natura ancora semplicemente ricca di profumi, sapori, scenari e scorci fiabeschi può compiere in provincia di Ragusa. Il barocco è figlio di una civiltà architettonica che secondo Vincenzo Consolo resta «l onore delle nostre contrade». Una civiltà da preservare che continua a fornire emozioni per la sua esplosione formale e virtuosistica. Memorie da lasciare ai posteri. Futura archeologia. Tutto questo sembra suggerirci che c è un modo colpevole di abitare il passato: ignorarlo. Come c è un modo colpevole di abitare il presente: non considerarlo, a breve, passato. Per non far questo occorre offrire alla collettività uno spaccato inequivocabile di ciò che siamo attraverso ciò che a loro consegneremo: cultura, storia e, conseguentemente, architettura. È un impegno civile, etico, sociale conservare questo ricco patrimonio. Per la loro posizione, il loro significato, la forma e la funzione, nonché per la stupefacente bellezza. Tutelare il nostro patrimonio artistico, vuol dire anche, misurarci con esso, ovviamente in questo presente. Prenderlo ad esempio a futura memoria. Questo potrà essere ilmodo migliore per apprezzare la nostra storia e divenire (in futuro) storia. TORNA RAV4. DI NUOVO UNICO. NUOVO RAV4. DA SEMPRE, IL SUV. Con oltre RAV4 venduti in Italia dal 1994, torna IL SUV: l autentico da sempre. T.D. CAR Sp. 25 Ragusa-marina (Rg) Km. 3, Ragusa tel RAV4 DIESEL DA PER TUTTI. RAV4 2WD 2.0 D-4D 124CV. Prezzo promozionale chiavi in mano (esclusa I.P.T. e Contributo Pneumatici Fuori Uso, PFU, ex DM n. 82/2011 5,25 + IVA) con il contributo dei Concessionari Toyota aderenti all iniziativa. Offerta valida anche senza rottamazione o permuta. La versione raffigurata del modello RAV4 è puramente indicativa. Valori massimi: consumo combinato 13.9 km/l, emissioni CO2 176 g/km. Via Sorda Sampieri, Modica (Rg)

2 2 Mercoledì 31 Luglio 2013 Corriere del Mezzogiorno Le cartoline dell Isola I grandi itinerari Oltre all area ragusana, una Sicilia tutta da scoprire e da assaporare con i suoi prodotti della tradizione Sapori, profumi, sensazioni. Segreti ben nascosti nelle pieghe della storia e fra i raggi di un sole che acceca e che si riverbera sul bianco delle case e sull argento del mare che lambisce le spiagge. Lungo le coste o nel cuore profondo della Sicilia c è un isola da scoprire nascosta e sconosciuta ai più. Conoscere la Sicilia è una avventura mozzafiato, un autentico lusso da regalarsi. Non basta visitare i musei e partire alla scoperta di testimonianze archeologiche, visitare le bellissime e le isole. Non è sufficiente andare a scoprire i panorami da cartolina o il mare azzurrissimo. Ma è indispensabile intraprendere un altro viaggio, tuffarsi nei colori e nei profumi dei mercati, lasciarsi alle spalle gli oltre mille chilometri di costa per andare alla scoperta delle montagne accompagnati dai sapori di un antica tradizione gastronomica. E poi concedersi una sosta nelle stazioni termali dove è possibile ritrovare il benessere perduto e scoprire le proprietà terapeutiche delle acque. E difficile da credere, ma prima della diffusione delle automobili c erano siciliani che non conoscevano il mare. Come gli abitanti di Enna, l ombelico dell isola, o di Caltanissetta. Enna è il capoluogo di provincia più alto d Italia. La sua collocazione strategica, sui Monti Erei, ne ha fatto nei secoli una città inespugnabile. Di qui la A lato uno splendido scorcio di Marsala Sopra, l Infiorata di Noto, una delle tradizioni più antiche della Sicila vista spazia sull intera Sicilia, fino al monte Etna. Il cuore minerario della Sicilia è invece Caltanissetta. Il nome di questa città viene dall arabo «Qalat-an- Nisa», che significa città delle donne. È fra il Seicento e il Settecento che Caltanissetta è letteralmente sbocciata, grazie agli architetti del barocco e alla mano del pittore fiammingo Guglielmo Borremans, che diede un tocco in più alle bellissime chiese già esistenti. Ma come si fa a non considerare, in questo ideale viaggio in Sicilia, un soggiorno nelle isole. Pantelleria l isola dei dammusi (le tipiche abitazioni isolane), del passito, dei capperi e dei vip che qui hanno preso casa per le vacanze è più vicina alla Tunisia che alla Sicilia. Favignana si trova invece nell arcipelago delle isole Egadi, a poche miglia da Trapani. Una delle tradizionali attività di Favignana è la pesca del tonno e il modo migliore per apprezzare l isola è senza dubbio la barca. Lampedusa è la più remota delle isole siciliane e ospita un centro di recupero delle tartarughe gestito dal Wwf. Qui vengono curati gli esemplari di Caretta Caretta feriti. E infine, un lusso per chi vuole alimentare la mente oltre ai sensi è un viaggio attraverso le città del barocco, da Noto a Ragusa. Città che sono state dichiarate patrimonio dell umanità dall Unesco per la loro straordinaria bellezza. Noto è uno scrigno di tesori barocchi, che culmina con la scenografica scalinata che porta al Duomo. Anche a Modica l arte barocca ha lasciato il suo segno indelebile, anche se è il cioccolato ad aver reso questa città famosa in tutto il mondo. Così come la vicina Pachino, che si è fatta conoscere per i suoi pomodorini. A Ragusa, la città vecchia, Ibla, sembra un presepe barocco. A Gela è l antica dominazione greca ad imporsi invece con forza ai visitatori. Nel centro storico è lo stile neoclassico ad aver lasciato i suoi segni più evidenti, dalla Chiesa Madre alla Chiesa di Sant Agostino. La storia Ragusa, la città dalle radici «preistoriche» Le origini risalgono al periodo Neolitico, i primi insediamenti al XX secolo a.c. Nota come «l isola nell isola» o come «l altra Sicilia», Ragusa ha una storia diversa dal resto dell isola. Le origini di Ragusa risalgono al periodo Neolitico e i primi insediamenti al XX secolo a.c. Dai Sicani il territorio passa ai Siculi secondo quanto narra la leggenda. Con il nome di Hybla Heraia, dal nome della dea Era protettrice dei campi, la città viene invasa dai Greci, ma riesce a mantenere l indipendenza fino al III secolo a.c. Per questo riceve l appellativo di «Audax» («l Audace»). Con l arrivo dei Romani, la città insieme a Modica diventa decumana, con l obbligo di pagare la decima parte dei raccolti. Circondata da un muro di cinta sotto il dominio dei Bizantini nel 700 d.c., Ragusa viene poi conquistata dagli Arabi a partire dal IX secolo, dopo lunghe guerre contro la popolazione iblea. In realtà, gli Arabi avrebbero dovuto riconquistare la città nel 878, dopo l espulsione da parte dei ribelli. Con la dominazione araba l agricoltura conosce un periodo florido, fra casali, coltivazioni di cotone e terrazzamenti. Gli arabi vengono però cacciati nel 1090 da una rivolta popolare appoggiata dai Normanni. Da qui fino alle dominazioni angioine e aragonesi, si susseguono solo conti e contee nell amministrazione della città. Gli Svevi rendono la città parte del demanio, ma Federico II le restituisce una serie di privilegi. Gli Angioini non furono ben accolti e furono anzi cacciati con i Vespri Siciliani. Con gli Aragonesi, Ragusa si trasforma di nuovo in Contea, che in seguito si fonde con la Contea di Modica, per parentele reali. Con la propria autonomia, la nuova contea gode di una periodo prospero, diventando uno degli Stati feudali più importanti d Italia. Nacquero così, prima e dopo il terremoto del 1693, i palazzi barocchi vicino alle chiese, dai balconi sporgenti sorretti da enormi mensoloni scolpiti dalle maestranze locali, che in essi espressero la ricerca della caricatura, per sbalordire, impressionare e meravigliare. Fu in questi anni che si inasprirono le La conquista araba Circondata da un muro di cinta sotto il dominio dei Bizantini nel 700 d.c., Ragusa viene poi conquistata dagli Arabi a partire dal IX secolo Scavi Nell area ragusana sono attive diverse campagne di scavo archeologico a cura di equipe da tutto il mondo lotte campanilistiche vere e proprie fra gli abitanti della parrocchia di San Giovanni, detti «Sangiovannari», e quelli della parrocchia di San Giorgio, detti «Sangiorgiari». Lotte che sono continuate per secoli, mitigate di tanto in tanto da avvenimenti eccezionali: pestilenze, carestie e catastrofi naturali, come il tremendo terremoto dell'11 gennaio del 1693 (al tempo di Gaspare Henriquez), che distrusse molte città della Sicilia orientale, causando nella sola città di Ragusa circa morti. Quando si decise la ricostruzione della città buona parte dei vecchi nobili preferì ricostruirla dove sorgeva prima, mentre i massari e la nuova borghesia preferirono ricostruire i nuovi edifici in contrada Patro, facendo così nascere il primo nucleo di Ragusa Nuova caratterizzato da strade ampie e rettilinee. Sorsero cosi due Raguse: Ragusa Nuova e Ragusa Vecchia, quella Superiore e quella Inferiore, che ebbero per molti anni vite amministrative separate e che solo nel 1926 furono riunificate nell'attuale città capoluogo di provincia. Dopo i moti del 1848 contro i Borboni, nel 1860 arriva Garibaldi a Marsala e con lui il Regno d Italia. La Banca Popolare Cooperativa di Ragusa, futura Banca Agricola Popolare di Ragusa, nasce nel L istituto svolgerà un ruolo importante nell economia del territorio. E arriviamo ai primi anni del 900, quando Ragusa diviene provincia. Nonostante circolassero idee socialiste nei primi anni del XX secolo, Ragusa viene nominata prima città dell impero fascista in Sicilia. Con la Seconda Guerra mondiale, la città subisce lunghi bombardamenti, intensi per la presenza dell aeroporto militare di Comiso. La Ragusa di oggi è una città dalle grandi potenzialità industriali ed economiche e possiede il polo finanziario più importante del Sud: la Banca Agricola Popolare di Ragusa.

3 Corriere del Mezzogiorno Mercoledì 31 Luglio Il centro storico La città delle 50 chiese Rappresentano l espressione più alta del Barocco siciliano Il centro storico è situato nel quartiere Ibla e conta circa cinquanta chiese, tra le quali c è il Duomo di San Giorgio, una delle massime espressioni a livello mondiale dell architettura sacra barocca, fu riedificato al posto della Chiesa di San Nicola, che fino al XVI secolo era stata di rito greco; e ancora la Cattedrale di San Giovanni Battista, fra le più grandi chiese della Sicilia, fu costruita alla fine del XVIII secolo e possiede una maestosa facciata ricca di intagli, sculture e un campanile alto oltre 50 metri; e la Chiesa di Santa Maria dell Itria, costruita tra il XV e il XVI secolo, è nota per il campanile con la sua splendida cupola colorata. Dopo il devastante terremoto del 1693 che sconquassò l intera Val di Noto, fu la città che pagò a caro prezzo il maggior numero di vittime ( circa 5000 ), ma fu anche la città che, per motivi principalmente religiosi, doveva in parte essere ricostruita ex novo nel vecchio sito e in parte in un territorio completamente nuovo. Bisognava, insomma ripartire da zero e il caso di Ragusa fu quello più singolare, perché la macchina della ricostruzione, che si sarebbe affidata agli stilemi del tardo-barocco come nel resto del Val di Noto, doveva riguardare due centri storici che sarebbero divenuti contemporanei. Fu così che dal 1694 parte del clero sangiovannaro, senza remore né ripensamenti, decise di stabilirsi sull altura denominata «Patro», che dominava ad occidente Ibla, costituendo così un nuovo centro storico, in cui UNESCO Dal 2002, la Cattedrale di San Giovanni Battista, insieme ad altri 17 monumenti della città di Ragusa, sono diventati patrimonio dell umanità la chiesa di San Giovanni Battista sarebbe divenuta l emblema della nuova Ragusa. La facciata della Cattedrale si imposta su due ordini, separati da un cornicione aggettante, raccordati da due volute spiraliformi. Il primo ordine, suddiviso in cinque campate da sei colonne con capitelli corinzi poggianti su alti plinti, presenta tre portali che sostengono ciascuno un frontone spezzato. Il portone centrale, sopra il quale è ancorato lo stemma di chiesa madre della Diocesi, è articolato da una coppia di colonne binate finemente lavorate che sorreggono il frontone spezzato, all interno del quale si apre una nicchia che custodisce una statua dell Immacolata affiancata da quella del Battista e di Giovanni l Evangelista. La poderosa mole del campanile, terminato intorno al 1731, svetta maestosa con la sua cuspide di forma pseudo-conica, poggiante sul secondo ordine e delimitato da una balaustra al di sopra del cornicione. La scelta di non innalzare il secondo campanile, speculare a quello attuale, rimane ancora oggi oggetto di mistero, ma è lecito non scartare quella supposizione, legata all impazienza di vedere conclusi prima possibile i lavori. La facciata, come riporta la data affissa vicino la meridiana, dovrebbe essere stata completata nel 1751 e nell insieme si concede a noi come un esplosione del tardo barocco in ogni sua forma e in ogni sua parte. do quaresimale, raffigurante una Crocefissione di straordinaria potenza. Dal 2002, il valore e la bellezza della Cattedrale di San Giovanni Battista, insieme ad altri 17 monumenti della città di Ragusa, sono diventati patrimonio e respiro di un intera umanità, mediante il riconoscimento Unesco e l inserimento nella World Heritage List. Oggi, concezioni architettoniche come la Cattedrale di San Giovanni Battista e il Duomo di San Giorgio, non sono solamente frutto di menti ardite, il cui risultato non teme confronti nemmeno con il Barocco romano e napoletano, ma insieme sono il simbolo della rinascita di una città che non si è arresa neanche dinanzi agli ostacoli più insormontabili. Risalendo il corso XXV Aprile di Ragusa Ibla, all ingresso di piazza duomo, ci si imbatte in uno dei più suggestivi scenari del Barocco siciliano: il duomo di San Giorgio svetta altissimo sopra la piazza. Il duomo nasce sulle rovine della preesistente chiesa di San Nicola, distrutta dal terremoto del 1693, nella parte orientale della città, nei pressi dell antico portale (unica parte dell antica San Giorgio che sopravvisse al sisma). Fu progettata dal famoso architetto Rosario Gagliardi del quale si apprezzano i contributi barocchi a Noto. Dal punto di vista architettonico, la struttura diverge da quella classica siciliana per avvicinarsi molto a quella nordeuropea, in particolare inglese: determinante lo schema della cella campanaria in facciata. Brividi d emozione lungo la schiena?!... Sensazione di divertita leggerezza?!... Crisi di astinenza per la rassegna che verrà?!.. Dalla Febbre del Venerdì Sera del Teatro Le Dune di Ragusa non si guarisce! Tanti applausi ma soprattutto tanto divertimento per i quattro appuntamenti programmati all interno del cartellone del Teatro Le Dune, la rassegna teatrale giunta all ottava edizione e organizzata dall Interspar Le Dune nei suoi spazi esterni di via La Pira a Ragusa, trasformati in una vera e propria arena all aperto. Per L ottavo anno consecutivo l obiettivo della squadra targata Ergon Consortile, del direttore e del personale dell Interspar Le Dune di Ragusa, degli sponsor e condiviso con grande professionalità dalle maestranze, dai tecnici e da tutti coloro che hanno reso possibile la messa in scena di questa fortunata rassegna era quello di riuscire a divertirvi a sorprendervi e a farvi trascorreredelle serate all insegna del buon umore. L apertura del cartellone ha avuto come protagonista uno dei beniamini del pubblico teatrale e televisivo, il bravissimo Enrico Guarneri che assieme alla sua altrettanto brava compagnia teatrale ha portato in scena Gatta ci cova. Nella seconda serata un mix continuo di canzoni e di divertenti battute! Per quasi due ore il folto pubblico del Teatro Le Dune, non ha fatto altro che ridere. Protagonista assoluto è stato l attore Nino Frassica che sul palco era accompagnato dalla sua band, i Los Plaggers, bravi artisti siciliani, pronti a proporre una serie infinita di indimenticabili successi della storia musicale italiana, cambiando i ritmi, mescolando le parole, cucendo spartiti. L irrinunciabile appuntamento con il Gran Varietà Ibleo, una serata tutta dedicata alla sicilianità nell arte dello spettacolo, non ha di certo tradito le aspettative. Duemila spettatori hanno assistito a divertenti performance e a varie esibizioni ben legate tra loro dall ottima presentazione dell attore comico Gino Astorina e della padrona di casa, la dottoressa Concetta Lo Magno, direttrice marketing della società. Nino Frassica e i Los Plaggers Band La Compagnia de Il Gatto Blu La platea del Teatro Le Dune Concetta Lo Magno e Gino Astorina presentano Gran Varietà Ibleo Nel quarto ed ultimo appuntamento era stata promessa una straripante comicità e puntualmente è arrivata. Dinnanzi ad un numeroso pubblico, si è esibita la compagnia de Il Gatto Blu di Catania, capitanata dal bravissimo Gino Astorina con Luciano Messina, Francesca Agate, Giuseppe Marziale e Nuccio Murabito. Il meglio... sei tu, questo il titolo della rappresentazione teatrale, un vero e proprio show con vari sketch pieni di ritmo e di travolgenti battute. Il numero degli spettatori, un carico di entusiasmo straordinario, hanno reso assoluto protagonista il pubblico che ha tributato per l ennesima volta tutto il suo apprezzamento ed il suo affetto verso una rassegna che ormai si conferma punto di riferimento irrinunciabile degli eventi culturali estivi della provincia iblea. Siamo sempre felici di accogliervi ha detto la dott.ssa Lo Magno affiancata sul palco da tutto lo staff dell ufficio marketing e dell Interspar Le Dune è sempre un piacere poter passare delle serate Enrico Guarneri insieme, godendo della reciproca compagnia e dei divertenti spettacoli che scegliamo per allietare il nostro pubblico, fatto di affezionati clienti ma anche di tanti ragusani che scelgono di partecipare alla rassegna ormai divenuta punto di riferimento della stagione estiva. Ora restano i divertiti postumi di questa Febbre del Venerdì Sera nessuna controindicazione e nessuna cura sarà migliore di quella di aspettare cosa succederà l anno prossimo. Sarà un inguaribile attesa!

4 4 Mercoledì 31 Luglio 2013 Corriere del Mezzogiorno

5 Corriere del Mezzogiorno Mercoledì 31 Luglio Il focus I palazzi del Barocco Costellano le strade del centro e si fanno ammirare, tanto La Ragusa barocca è visibile non solo nelle chiese, ma anche negli antichi palazzi e nelle ville del Settecento e dell Ottocento della città. Molto interessante è il Palazzo Cosentini, edificato in uno degli angoli più suggestivi di Ibla, su un lato della piazza della Repubblica, l Archi, ed all angolo fra la Salita Commendatore e la strada che porta alla nuova Ragusa (il corso Mazzini). La posizione angolare viene esaltata da paraste angolari culminanti con capitelli compositi con conchiglie al posto delle foglie d acanto e festoni, da balconi e dalle eleganti finestre ricche di decorazioni e fregi. Oggi si presenta in discreto stato di conservazione essendo di proprietà comunale che lo ha adattato ad asilo. Realizzato probabilmente fra il 1762 ed il 1767, per questa agiata famiglia di Ibla, è stato abitato sino agli anni cinquanta. Il palazzo era collegato per vie interne alla vicina chiesa dell'itria sulla quale la famiglia Cosentini esercitava lo jus patronatus; in chiesa esiste una cappella della famiglia con altare datato Altro magnifico esempio di Barocco siciliano è Palazzo Bertini che fu edificato alla fine del settecento per iniziativa di don Salvatore Floridia, lungo la cosiddetta via «Maestra» o «Cassero», oggi Corso Italia, uno degli assi dell impianto urbanistico ortogonale del nuovo abitato di Ragusa. Intorno alla metà del secolo successivo fu acquistato dalla famiglia Bertini da cui ha preso il nome. Il prospetto ha subito una sostanziale modifica a seguito dell'abbassamento e della regolarizzazione della sede stradale, avvenuta nel Anticamente, infatti i balconi dell attuale piano ammezzato erano a livello della strada e Oltre ai palazzi più famosi, Ragusa è ricca di edifici, espressione del Barocco siciliano, da Palazzo Schininà di Sant Elia a Palazzo. E tanti altri ancora costituivano gli ingressi dei locali a pianterreno. Il portone d ingresso era più basso e cominciava subito sotto le paraste mentre i locali a piano terra non esistevano. Gli antichi ingressi del pianterreno costituiscono la caratteristica più originale e ricercata del palazzo grazie alle chiavi d arco che recano scolpite tre grandi teste, dette «mascheroni», che raffigurano tre personaggi caratteristici della cultura barocca: il mendicante, il nobile e l uomo dell oriente. Il primo è coperto di stracci e mostra un viso deforme con un gran naso e la bocca sdentata, il ricco signore, dallo sguardo altero, ha un elegante cappello piumato da cui fuori esce una folta capigliatura a boccoli, mentre l orientale ha un viso paffuto con un grande turbante ed un orecchino con una grande perla, segno della ricchezza e dell opulenza. Il portone d ingresso, posto lateralmente, ha due alte paraste culminanti in grandi volute che reggono un balcone dalle caratteristiche linee spezzate. Le aperture dei balconi hanno cornici ricche di intagli e decori ed hanno inferriate panciute decorate da grandi fiori in ferro battuto. Dal portone si accede in un atrio da cui parte la pregevole scalinata in pietra asfaltica che conduce agli ambienti interni riccamente decorati con stucchi e pitture. A questi due, si affiancano altri palazzi d epoca come il Palazzo Zacco, che o venne edificato nella seconda metà del balcone della sirenacolonne secolo XVIII dal barone Melfi di S Antonio ed acquistato alla fine del secolo successivo dalla famiglia Zacco, da cui ha preso il nome. L edificio ha due prospetti con sei ampi balconi. Nel cantonale d'angolo si trova lo stemma gentilizio della famiglia Melfi, delineato da una cornice di foglie d acanto su cui si appoggia un puttino, mentre un altro tira fuori la testa dal lato opposto. L elenco e le caratteristiche potrebbero continuare a lungo e per ogni palazzo ci si potrebbero scrivere pagine e pagine di trattati di architettura. Basta dunque, citare anche gli altri edifici che sono entrati a giusta ragione nel patrimonio di bellezze architettoniche ragusane e che contraddistinguono il centro sicilianp. Eccoli, dunque: il Palazzo Schininà di Sant Elia, il Palazzo Sortino-Trono, il Palazzo Nicastro, il Palazzo Battaglia, il Palazzo La Rocca e il Caffè dei Cavalieri. I luoghi da vedere / 1 Testimonianze e reperti nel Museo archeologico IlMuseo è ubicato a ridosso dell asse viario di via Roma in prossimità della testata nord del Ponte Nuovo (Pennavaria). La sede museale, si trova al primo piano del Palazzo Mediterraneo, edificio realizzato negli anni 50 nella zona di espansione della città. In esso ebbe sede tra il 1955 e il 1960 l Antiquarium, che fu il primo nucleo del museo. Alla fine degli anni 60, il museo assume l attuale assetto, a seguito di una completa ristrutturazione museografica. Il museo illustra l archeologia e la storia antica del territorio della provincia di Ragusa, dal neolitico fino alla tarda antichità. Nel territorio tracce di frequentazione in età neolitica sono note vicino Acate, in contrada Pirrone. All età del bronzo si può attribuire una fitta rete di villaggi capannicoli, presenti oltre che sulle alture anche nelle pianure, tra i fiumi, e nella fascia costiera. Tra questi villaggi si segnala quello di Castiglione che sarà poi di nuovo rioccupato in epoca protoarcaica da indigeni. Particolarmente importanti sono pure i villaggi di Monte Raci e Branco Grande. In periodo greco arcaico l insediamento più importante del territorio ibleo è Camarina, colonia fondata da Siracusa. Il ruolo della città fu determinante nel processo di acculturazione per i centri indigeni che con essa vennero a contatto, tra i quali Monte Casasia e Castiglione. Al periodo ellenistico risale poi l insediamento di Scornavacche (Chiaramonte Gulfi) un vero abitato di coroplasti (fabbricatori di oggetti in terracotta). All epoca tardo antica risale l abitato di Caucana, importante scalo portuale dove numerosi sono stati i rinvenimenti di testimonianze cristiane. Le collezioni Nel primo nucleo dell Antiquarium di Ragusa furono esposti inizialmente i reperti delle prime campagne di scavi condotte nella necropoli greca di Rito (Ragusa) e nell abitato ellenistico di Scornavacche (Chiaramonte Gulfi). Successivamente, dopo l ampliamento degli anni Settanta, al museo confluirono i reperti degli scavi della città di Camarina, della necropoli sicula di Castiglione e dell abitato tardo-antico di Caucana. Il museo espone anche reperti provenienti da collezioni formatesi nei primi decenni del 900 nel territorio della provincia di Ragusa ed acquistati dalla Regione Siciliana, fra cui le collezioni Melfi di Chiaramonte, Pacetto, La Rocca e Pace. L ordinamento del museo si avvale di una disposizione dei reperti ordinata sia cronologicamente che per aree topografiche. I luoghi da vedere / 2 Il giardino Ibleo, un oasi verde Realizzato nel 1858 per iniziativa di alcuni notabili Labella villa di Ragusa Ibla fu realizzata nel 1858 per iniziativa di alcuni notabili locali, a cui contribuì buona parte del popolo che forniva gratuitamente la propria opera. Sorse su uno sperone di roccia che si affaccia sulla vallata; vi si accedeva, una volta, attraverso un magnifico viale fiancheggiato da numerose e floride palme, riservato alle carrozze, e attraverso un viale parallelo, il viale delle colonnine, riservato ai pedoni. È assai ben curata e riccamente adornata con panchine ben scolpite, colonne con vasi in pietra scolpiti in fogge diverse e una elegante balconata con recinzione in calcare di elegante foggia. Imponente al centro della villa il monumento ai caduti della Grande Guerra. All interno della villa si trovano Chiesa di San Vincenzo Ferreri, la Chiesa di San Giacomo e la Chiesa dei Cappuccini. La seconda fu edificata nel XIV secolo sulle rovine di un antico tempio dedicato a Lucina, dea della fecondità, era originariamente a tre navate. A seguito del terremoto le navate laterali andarono distrutte per cui la Chiesa ci è pervenuta con la pianta attuale. La datazione è certa al periodo della dominazione Normanna per l aquila normanna che sormonta la custodia in legno dell'altare maggiore. La facciata è stata restaurata agli inizi del 900. Molto ricco l interno con ben 11 altari di cui tre nella Cappella maggiore. Dall altare centrale si può ammirare il magnifico dipinto su tavole della volta, eseguito nel 1754, con figure dei quattro Evangelisti agli angoli e figure celestiali al centro. La chiesa dei cappuccini, fu fatta edificare dai frati lungo le rive del torrente San Leonardo; nel 1607, passata di loro proprietà la Chiesa di Sant'Agata, costruirono un nuovo Convento attiguo alla stessa. Fin dai secoli passati, dopo l'incameramento dei beni ecclesiastici, la Chiesa subì alterne vicende dal momento che era stata messa in vendita e solo grazie alla partecipazione e all'interessamento del Canonico Tumino e del padre Cappuccino Luigi da Melilli fu riacquistata e riaperta al pubblico ; in questa occasione la Chiesa perdeva le opere d'arte più pregevoli, di cui si dirà appresso : si deve all'operato del sindaco del tempo, Barone La Rocca se fu istituita nei locali della Casa Comunale, allocata nell'ex monastero di San Giuseppe, una Pinacoteca comunale dove vennero trattenuti ed esposti i quadri che altrimenti sarebbero passati al pubblico demanio. Si poterono conservare anche i preziosi libri, del 500 e del 600, che erano pervenuti al Convento su donazione dell'abate De Gaspano. Nel corso degli anni, a seguito di ennesime confische dei beni del Clero, il convento passava di mano, fortunatamente ad un altro padre cappuccino, Eugenio da Sortino, che lo destinava ancora allo scopo per cui era stato edificato. Oggi il Convento non ospita più i Frati Cappuccini ed è sede del Museo Diocesano e di un laboratorio di restauro. Analogamente è stata salvata la biblioteca. All'interno il tempio, ad una sola navata, presenta un altare centrale e quattro laterali, un pulpito e una tribunetta per il coro, sopra l'atrio, tutti in legno ; sulla parte destra, nel primo altare una statua raffigurante S. Antonio di Padova, nel secondo altare un quadro di San Francesco in preghiera alla Porziuncola, a sinistra un Crocefisso antico e nel secondo altare una statuetta della Madonna delle Grazie. Nell'altare maggiore il capolavoro che ha fatto di questa Chiesa, semplice e modesta, una delle più importanti della Sicilia : una pregevolissima pala d'altare di Pietro Novelli, detto il Monrealese, insigne artista che trovandosi a Ragusa dipinse per i Frati Cappuccini questa splendida opera d'arte che si compone di tre dipinti, uno più grande al centro e due laterali. L'opera fu commissionata al Novelli tra il 1640 e il 1643 in occasione di una sua visita al seguito del vice re, Alfonso Enriquez ; dicerie popolari vogliono invece che il Novelli si rifugiò presso i monaci per sfuggire alle ire di un parente del re e che, per disobbligarsi, dipinse il capolavoro donandolo ai Cappuccini.

6 6 Mercoledì 31 Luglio 2013 Corriere del Mezzogiorno Patrimonio dell umanità La Val di Noto barocca Da undici anni i comuni dell area sono meta preferita di decine di migliaia di turisti da ogni parte del mondo Il 26 giugno del 2002 l Unesco iscriveva tra i siti Patrimonio dell'umanità le otto città tardo-barocche del Val di Noto: Caltagirone, Catania, Militello Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli. Sono passati 11 anni e il Val di Noto continua ad essere una delle mete preferite delle vacanze in Sicilia. Una terra meravigliosa, ricca di monumenti, spiagge incantevoli, percorsi naturalistici, siti archeologici e prodotti tipici. Importante è la motivazione che l organismo internazionale ha dato per assegnare il prestigioso riconoscimento: «Le otto città del sud-est della Sicilia: Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo, Ragusa e Scicli furono ricostruite dopo il 1693, nello stesso luogo o vicino alle città esistenti al tempo del terremoto di quell'anno. Esse rappresentano una considerabile impresa collettiva, portata con successo ad un alto livello di architettura e compimento artistico. Custodite all'interno del tardo Barocco, esse descrivono pure particolari innovazioni nella progettazione urbanistica e nella costruzione di città». Non meno importanti sono i criteri adottati dall'unesco per l'iscrizione del Val di Noto nel Patrimonio dell'umanità: «Questo gruppo di città del sud-est della Sicilia fornisce una notevole testimonianza del genio esuberante dell'arte e dell'architettura del tardo Barocco. Le città del Val di Noto rappresentano l'apice e la fioritura finale dell'arte Barocca in Europa. L'eccezionale qualità dell'arte e dell'architettura del tardo Barocco del Val di Noto la posizionano in una omogeneità geografica e cronologica, così come la sua ricchezza è il risultato Stradine e vicoletti Nella due immagini, una veduta dall alto di Modica e di Caltagirone: entrambe le cittadine si caratterizzano per una struttura quasi simile del terremoto, in questa zona, del Le otto città del sud-est della Sicilia che hanno presentato questa richiesta sono l'esempio di sistemazione urbanistica in questa zona permanentemente a rischio di terremoti ed eruzioni da parte dell'etna». Un viaggio in provincia di Ragusa è la scoperta della memoria, dei sapori, dell'artigianato e del folklore, dello stupore, del mito e dell'architettura che, coesistono con la genuinità della Terra e dei paesaggi. Qui, la fattibilità dei percorsi turistici trasversali da quello artistico - culturale a quello naturalistico, da quello eno-gastronomico a quello archeologico; il golf è lì a pochi minuti con le sue 36 buche del Donnafugata. Qui, si scopre e si riscopre il sontuoso "triangolo del Barocco" con Ragusa, Modica e Scicli oggi riconosciuti Patrimonio dell'unesco. Passeggiare per le vie di queste cittadine è un autentico salto nel passato carico di stupefacenti meraviglie che fissano nella nostra memoria ricordi indelebili. Qui, sospesa tra cielo, mare e terra questo lembo di terra carico di antichità vivono resti archeologici in perfetta simbiosi con la natura che li ha protetti e li circonda. Qui, vi sono mete naturalistiche tra le più affascinanti, dal punto di vista faunistico e botanico ed a due passi un area archeologica con un museo che ci propone le vestigia della antica città di Kamarina. Qui, nella terra degli Iblei, le terre digradano dalle falde dei monti e valicano colline creando i famosi "balconi di Sicilia" che dominano paesaggi ampi e suggestivi popolati da cittadine che ancora vivono di antiche tradizioni e folclore. Pianure, valli profumate che invitano a lunghe passeggiate tra carrubi e tipici muri a secco che disegnano il territorio e giù, sino alle distese di sabbia che si affacciano sul mare ospitale e generoso in qualunque periodo dell'anno. Qui, ancora qui il piacere della scoperta dei sapori antichi nella loro essenza oppure, reinterpretati da Chef stellati si gustano cibi ricchi di gusto, colore ed aromi. Qui vi è la strada dell'oro che dalla rinomata tradizione casearia conduce al prestigioso olio per condurci alla degustazione di vini pregiati e concludersi alle fragranze speziate di dolci e cioccolata.

7 7 Corriere del Mezzogiorno Mercoledì 31 Luglio 2013 Posti di mare Marina di Ragusa M arina di Ragusa si trova a pochi chilometri da Ragusa verso sud, è affacciata sul mare africano ed è la più apprezzata e rinomata località turistico-balneare della Sicilia Sud-Orientale, dal clima mediterraneo ideale per oltre 8 mesi l anno. Luogo ricercato di vacanza e di svago, offre ampie opportunità di relax e di divertimento, ed accoglie, durante l'alta stagione, oltre 60mila villeggianti provenienti da tutta la Sicilia sud-orientale, ospitando turisti italiani e stranieri che sempre più scoprono e apprezzano i suoi lidi di sabbia dorata finissima, la sua riviera popolata di locali notturni, pub, ristoranti e negozi che offrono il meglio della ristorazione e dello shopping, in un contesto di serena e ordinata socialità, desiderata e custodita dalla sua gente mite e gelosa della sua «qualità della vita», che la rende foriera di occasioni sempre nuove di incontro e di amicizia. La bellezze delle spiaggie iblee è stata recentemente premiata con due importanti riconoscimenti. Da Marina di Ragusa, inoltre, si possono raggiungere in giornata tutte le località siciliane poste al di sotto della linea che congiunge Messina ad Agrigento: con esse, quindi, anche Taormina, Siracusa, Catania, Piazza Armerina, Enna, Caltagirone, Noto e le altre Città del Barocco Siciliano, Patrimonio dell'umanità riconosciuto dall'unesco. Dista appena 20 minuti da Ragusa e mezz ora dal Porto di Pozzallo che la collega direttamente con l isola di Malta. Anticamente conosciuta come Mazzarelli, nome arabo che significa «piccola borgata» e che ha mantenuto fino al 1928, nasce come villaggio di pescatori, calcatoio per imbarcare quanto nell'entroterra ragusano si produceva e destinato all esportazione di carrube, cereali, caciocavalli. Fu dotata dai Cabrera, Viceré di Spagna titolari della Contea di Modica, di una torre di avvistamento e difesa contro le incursioni piratesche nel XVI sec. Ma il vero sviluppo per Mazzarelli iniziò verso il 1870, quando a Ragusa si aprirono le pri- Sabbia dorata finissima, mare incontaminato e tanti locali e ristoranti per l antico porto trasformato in moderno punto d approdo me miniere di asfalto che, dopo l estrazione, veniva trasportato da centinaia di carrettieri al caricatoio e da lì esportato e destinato ad asfaltare le strade di tutto il mondo: Parigi, Berlino, Londra, Amsterdam, Buenos Aires, Pechino. L espansione riprese a partire dagli anni 60 quando Marina di Ragusa divenne il luogo di villeggiatura. Il porto vecchio di Marina era conosciuto sin dai tempi del generale bizantino Belisario e fu munito di un caricatoio durante il XV secolo e di torre difensiva (la Torre Cabrera) nel XVII. Esso si trovava dove oggi sorge Piazza della Dogana. Nell'800 nacque un secondo approdo co- nosciuto localmente con il nome di Scalo Trapanese in quanto le navi provenienti da Trapani seguivano la costa siciliana fino allo Scalo di Marina per poi cambiare rotta verso l'isola di Malta. Qui verrà realizzato il primo braccio di un porto negli anni '50, ma poi i lavori si fermeranno. Il porto nuovo di Marina è stato progettato alla fine degli anni ottanta, ma per motivi burocratici i lavori furono bloccati. Grazie ai fondi dell'unione Europea, il progetto è stato rifinanziato ed i lavori sono iniziati l'11 aprile 2006.

8 8 Mercoledì 31 Luglio 2013 Corriere del Mezzogiorno

9 Corriere del Mezzogiorno Mercoledì 31 Luglio 2013 La fiction I luoghi di Montalbano Il personaggio dei libri di Camilleri è diventato il miglior ambasciatore dei siti immortalati nelle immagini Tv Non c è nulla da fare, sembra strano ma a promuovere maggiormente la Sicilia nel mondo, le sue bellezze e le sue case, è stato il commissario Montalbano. Sì, proprio così, il commissario di polizia, protagonista dei libri di Andera Camilleri prima, e della fiction Rai dopo, è stato il principale ambasciatore di luoghi meravigliosi, immortalati delle sequenze video. E i turisti quando arrivano a queste latitudini, desiderano rivivere quelle atmosfere e quegli arredamenti di meravigliose case che si vedono nella fiction. Il cognome del Commissario è un privato omaggio di Camilleri a Manuel Vasquez Montalbàn scrittore spagnolo, recentemente scomparso e autore di gialli, ambientati a Barcellona, che hanno come protagonista un altro singolare ispettore, buongustaio, integro, carico di buon senso e che, come Salvo Montalbano, non si fa quasi mai «persuaso» dell'apparenza delle cose. Come sanno i fans del Montalbano letterario i luoghi in cui si svolgono le vicende, gli intrighi, i delitti hanno sì nomi di fantasia ma esistono realmente e si possono facilmente individuare. Vigàta è Porto Empedocle, la città natale di Andrea Camilleri, Montelusa è invece Agrigento città nella quale il piccolo Andrea Camilleri faceva le scuole e vi si recava dunque ogni mattina in corriera. La città di Sciacca si cela dietro il nome di fantasia di Fiacca mentre Fela è Gela. Ci sono poi Menfi che viene chiamata Merfi e Raffadali che è rinominata Raccadali. Il passaggio alla fiction ha decretato l'imporsi sulla scena di paesaggi, abitazioni, scorci della provincia di Ragusa che è stata preferita alla provincia di Agrigento, una scelta che, tutt'oggi suscita polemiche e rivendicazioni da parte degli abitanti dell'agrigentino che hanno Vigàta è Porto Empedocle, la città natale di Andrea Camilleri, Montelusa è invece Agrigento città nella quale il piccolo Andrea Camilleri faceva le scuole capito di essersi sicuramente persi qualcosa di importante dal punto di vista del ritorno turistico. Le zone in cui si aggira Montalbano sono incantevoli e tutte da scoprire da parte di quelli che, venendo in Sicilia, non si sono mai spinti sotto Taormina o pensano di fare un itinerario della Sicilia classica imitando i grandi viaggiatori dell Ottocento. E invece vale proprio la pena di scendere più in basso sotto Siracusa per addentrarsi nel territorio degli Iblei con le sue profonde vallate ricche di vegetazione e le distese degli altipiani definite dalle linee dei muretti a secco che sembrano condurre fino al mare, limpido, trasparente con spiagge di sabbia fine e dorata e scogliere a strapiombo sull'acqua. Luoghi che da qualche anno sono entrati a far parte dell'immaginario collettivo degli italiani e anche di molti stranieri (i diritti sono stati venduti in germania, Francia, Svezia, America Latina, Belgio, Olanda, Spagna e recentemente acquistati dalla Bbc), un'altra Sicilia è balzata agli onori della cronaca con i nomi letterari di Vigata e Montelusa che coincidono con l area degli Iblei, scelta fin dagli anni 50 e 60 da alcuni registi ( i fratelli Taviani, Zampa, Zurlini, Amelio) per ambientarvi i propri lavori e dove protagoniste sono le città di Ragusa, Scicli, Modica, Punta Secca, Comiso, Vittoria, Pozzallo, Capo Passero. Una Sicilia unica per le caratteristiche dei centri urbani, ricostruiti dopo il terremoto dell'11 gennaio del 1693 che scosse l'intero Val di Noto, unica per la vegetazione composta in prevalenza da carrubi e ulivi, unica per la sublime maglia dei muretti a secco, unica per il rapporto straordinario che si instaura tra l'uomo e la natura. Una giornata nei luoghi di Montalbano potrebbe iniziare con un bel bagno e una nuotata a Marinella dove Montalbano abita in una casa in riva al mare con una grande veranda sulla quale, spesso, cena con i propri ospiti. Marinella coincide nella realtà con Puntasecca, frazione di Santa Croce Camerina e la casa del Commissario Montalbano è proprio lì, in riva al mare, non solo, è stata trasformata in un B&B (B&B Montalbano anche la troupe ha dovuto prenotare per le riprese!) per permettere agli appassionati di sentirsi un po' come il commissario Montalbano o come la dolce Livia. Una cena in veranda al chiaro di luna, una passeggiata romantica in spiaggia o una delle classiche nuotate mattutine di Montalbano dopo la quale si può raggiungere il commissariato di Vigata a Scicli. Il Commissariato di Vigata è il Municipio della città, un edificio dei primi del '900 in stile neorinascimentale. Teatro di molti dialoghi del Commissario Montalbano è stata Via Francesco Mormina Penna, tra le più belle vie del tardobarocco italiano, ricca di chiese e di palazzi, sintesi tra linguaggi alti e popolari e che ha ricevuto il riconoscimento, da parte dell'unesco, di Patrimonio dell'umanità. La Questura di Montelusa è invece a Ragusa Ibla e precisamente in Piazza Pola mentre in Piazza Duomo, con la Chiesa di San Giorgio che svetta alle loro spalle Salvo Motalbano e i suoi assistenti prendono il caffè in assolate mattine estive. Lo spazio scenografico barocco che fa da sfondo ad alcune scene di Tocco d'artista appartiene a Modica: è la chiesa di San Giorgio con scorci di Palazzo Polara e Palazzo Tomasi Rosso Napolino. Fabio Maria Esposito 9 Il focus Scicli, perla affacciata sul mare Un paesaggio rupestre ricco di grotte carsiche La scheda Il territorio di Scicli ha il litorale più esteso fra tutti i comuni della provincia di Ragusa. La fascia costiera che va da Pozzallo a Marina di Ragusa è fortemente antropizzata (centri abitati, coltivazioni intensive in serra, coltivazioni estensive, infrastrutture) sebbene conservi in più punti zone incontaminate e selvagge. Sulla strada litoranea si attraversa l'area protetta di Costa di Carro, prevalentemente rocciosa ma con una piccola spiaggia incastonata tra le falesie. Cava d'aliga è una recente cittadina che ha avuto un massiccio sviluppo negli ultimi decenni del Novecento. A24 chilometri da Ragusa vi è una perla incastonata nella sua provincia ed affacciata sul mare della costa meridionale della Sicilia: stiamo parlando di Scicli, che con i suoi poco più di 22 mila abitanti, sorge alla confluenza di tre Valli (Val di Modica, di Santa Maria la Nova e di San Bartolomeo), note localmente come Cave. La natura del luogo è caratterizzata da un paesaggio rupestre, ricco di grotte carsiche, che ha enormemente favorito la presenza umana in questi luoghi sin dalla preistoria, come testimoniano i ritrovamenti di Grotta Maggiore, per giungere all età greca e bizantina, di cui restano significative vestigia. Le origini stesse del nome rimandano ad una storia remotissima, e mentre secondo alcuni il termine Scicli indicherebbe l antica popolazione dei Siculi, noti anche alle fonti egiziane, secondo altri sarebbe possibile identificare questo centro con Casmene, una delle sub colonie di Siracusa. E comunque certo che Scicli godette di un ricco e forte passato anche successivamente, sia in età araba che normanna. Il Barocco, che ha in Scicli alcuni dei suoi frutti migliori, ha procurato alla città il privilegio di essere iscritta nel Patrimonio dell Umanità dell Unesco insieme agli altri centri della Val di Noto. Tra le architetture civili bisogna in primis ricordare il Palazzo Beneventano. Sito ai piedi del Colle San Matteo, il Palazzo mostra due prospetti elegantemente decorati da mascheroni irriverenti. A dir poco stupefacenti le balaustre panciute decorate con animali fantastici, le quali consentono la piena espressione dello stile barocco attraverso il cangiante gioco di luci e ombre reso da esso possibile, il tutto inquadrato da lesene bugnate. Simile per eleganza architettonica è Palazzo Fava, che sia sul prospetto di Piazza Italia che su quello di Via s. Bartolomeo offre uno spettacolo attraverso i balconi barocchi ornati con grifoni e mostri di stile medievale e manieristico. Concludiamo gli esempi di architettura civile con Palazzo Spadaro dall inconfondibile prospetto curvilineo che segue l andamento dell antico Corso e sede di mostre temporanee. La sua architettura è frutto dell esperienza ottocentesca. Naturalmente l arte di Scicli raggiunge le massime espressioni anche e peculiarmente nell architettura religiosa. La Chiesa di s. Bartolomeo Apostolo è uno scrigno, dalla facciata a torre realizzata nell Ottocento. Il nucleo originario della Chiesa risale al XV secolo, e l interno, a croce greca, presenta una singola navata con un prezioso ciclo di stucchi realizzato tra Sette e Ottocento. La Chiesa di s. Giovanni Evangelista è un vero e proprio gioco di linee con la facciata con la faccia concava e convessa a tre ordini, che rimanda all influsso borrominiano. Gli stucchi e le decorazioni sono ottocenteschi. Sul sopra citato Colle s. Matteo sorgono le rovine di un Castello sorto probabilmente su un precedente fortino di età bizantina, fortificazione che rendeva l antico abitato difficile da espugnare. Gli Arabi assediarono l antico centro, e dalla documentazione è possibile registrare la probabile presenza di un sistema fortificato più esteso, il quale permise la sopravvivenza e la sicurezza delle genti del luogo grazie alla natura rupestre e assai difficilmente conquistabile dell area iblea. Scicli offre un mix incredibile di architettura sacra e profana, e il visitatore può rendersi conto delle grandezze del passato solo incamminandosi per le sue vie notevolmente artistiche, senza dimenticarsi di esplorare le grotte del circondario, con le loro testimonianze di un tempo antico mai dimenticato. Costa di Carro La spiaggia delle tartarughe La Spiaggia Costa di Carro di Scicli, situata dopo la borgata di Sampieri, è un rinomato tratto di costa molto suggestivo. La spiaggia sabbiosa e il mare, azzurro e trasparente, sono protetti da una piccola area forestale ricca di agavi e palme nane. Alla sommità di una falesia di circa 5 metri di altezza, domina il paesaggio la Fornace Penna o di Pisciotto, da cui il nome della spiaggia, interessante rudere di archeologia industriale risalente ai primi del 900. In passato fiorente opificio nel quale si producevano laterizi da esportazione, la Fornace costituisce oggi un attrattiva turistica molto popolare in quanto location di alcuni episodi della serie televisa Il Commissario Montalbano. Tutta l area del litorale è ritenuta idonea per la deposizione di uova della tartaruga marina ed è caratterizzata dalla presenza di dune sabbiose. Legambiente e Touring Club Italiano l hanno annoverata tra le spiagge migliori d Italia ed inserita nella loro guida.

10 10 Mercoledì 31 Luglio 2013 Corriere del Mezzogiorno Lo stile e la moda Designer made in Sicilia Giovani, estrosi e fantasiosi Ma soprattutto amanti della loro terra Originario di Donna Lucata, il giovanissimo designer siciliano Salvatore Piccione mago delle stampe all over è in grado di trasformare un semplice abito, in un quadro, in opera d'arte astratta al pari di una tela di Jackson Pollock. Come il pittore statunitense, considerato uno dei maggiori rappresentanti dell'action paiting, anche Piccione trae le proprie immagini direttamente dall inconscio, dall unione del controllabile e dell'incontrollabile. Salvatore si muove energicamente attorno alle sue stampe impresse sui tessuti, quasi a ritmo di danza, seguendo una cadenza armonica che combina una miscela di forme, sia di tipo astratto, che figurativo. Ingredienti naturalistici e geometrici, originati dai recessi più profondi della mente e da una verve spiccata e funambolica, sono alla base del mix&match cabalistico e inaspettato di Piccione, da cui deriva la rivalutazione di pura bellezza della donna. Una donna quella del brand Piccioneo- Piccione che vuole essere, seguendo un'attitude naturale, protagonista, audace e femminile allo stesso tempo, attraverso dettagli precisi, studiati, capaci di enfatizzare la silhouette in modo semplice, ma davvero riconoscibile. «La sicurezza di una donna deriva, sicuramente, dalla consapevolezza che ha della sua bellezza», afferma Salvatore, ma i suoi abiti sartoriali, lo studio e ricercatezza nelle stampe, i suoi tagli così rigorosi, la aiutano indubbiamente a sentirsi più sicura e bella. Dopo aver studiato Fashion Design presso l'istituto Europeo di Design a Roma, Salvatore decide di far diventare stampe e ricami, il mainstream della sua linea d'abbigliamento femminile. Ricevendo numerosi riconoscimenti e vincendo numerosi concorsi, tra cui My Own Show IED-Vogue Italia e Professione Moda Giovani Stillisti, il «couturier» ha avuto anche la possibilità di lavorare con come fashion designer per la stilista greca Mary Katrantzou e collaborare come freelance print design per i marchi Celine e Hobbs. Inoltre, ha sviluppato differenti progetti speciali con importanti brand, come Longchamp, Swarovsky Elements, Pablo Bronstein e Topshop, arricchendo il più possibile il suo bagaglio artistico e sviluppando un fervore creativo fuori dal comune, cercando così di far diventare queste esperienze un qualcosa di più di una semplice collaborazione. Piccione «ha utilizzato i suoi occhi come carte assorbenti», parafrasando il cantautore Francesco Guccini e «ha volato verso un mondo dov'è ancora tutto da fare»«, come quello della moda, cercando di stupire per via della sua perfetta padronanza di pattern grafici, ornati da una vivacità e da uno spirito creativo tipico di un enfant prodige. Le stampe tridimensionali della collezione fall/winter , traggono ispirazione da un'incantevole flora e sbocciano così in un connubio perfetto tra luce e colore, mescolandosi a motivi floreali, come rose, orchidee e fiori di campo, che sembrano provenire da giardini bagnati da micro goccioline di rugiada argentata. Il blu della notte e il rosso del fuoco si fondono alle galvaniche di metalli semipreziosi, trasformando gli abiti in una collezione gioiello vera e propria. Gonne a campanula, soffici e vaporose che enfatizzano capi esili e sottili, si muovono verso tagli ondulati e a godé, mentre i movimenti a ruota, le maniche a sbuffo, descrivono una timbrica naturale e soave, attraverso proporzioni rasserenanti e leggiadre, indurite soltanto da una palette cromatica accesa e vivace, intervallata da pause di black&white che ne riequilibrano le tonalità cromatiche. Mini dress tubolari segnati da un punto vita altissimo e da esperimenti grafici, flessuosi e coloratissimi, scoprono di non essere mai uno uguale all altro: come le perle che sono applicate e cucite su ciascuno di essi, nessuna è mai simile a un altra, per forma, dimensione e lucentezza. Inoltre, lo stesso shine di questi tesori del mare, fa brillare lo chiffon di seta, il crêpe de chine, il popeline di cotone e il cady, tessuti che rendono i capi ancora più vividi e preziosi e permettono a ricami eseguiti mano, di risaltare ancora di più, a tal punto da sembrare di distaccarsi al tessuto stesso. Un focus importante si deve rivolgere all'aspetto webby delle trame, eseguite come se fossero delle ragnatele, una materia cosmica pronta a esplodere, in nuove collezioni sorprendenti e innovative. Un altro talento fuori dall ordinario si ritrova nella genialità del designer, originario di Ispica, Daniele Carlotta, che ha aperto nel novembre del 2005 il suo primo atelier e ha esposto le sue creazioni nel noto multi-brand store milanese di proprietà di Dolce&Gabbana, Spiga 2. Appena ventiseienne, Daniele mixa pulizia e geometrie, vestibilità e volumi, considerate oramai le linee guida delle sue collezioni nate da suggestioni couture, rivisitate però in chiave contemporanea grazie all'utilizzo di dettagli futuristi e bon ton chic. Lo stilista ragusano si riconosce per il rigore delle sue silhouette, per la palette contrassegnata da colori pastello, per tagli tridimensionali fittati a modello e rifiniti alla perfezione secondo la tradizione dell'alta sartoria siciliana. Non è un caso che Daniele, per la creazione dei suoi abiti, ritorni spesso alle sue origini, alla sua Sicilia, terra intrisa da un'artigianalità sapiente che da sempre ispira l atelier di famiglia e il giovane stilista. Tra il rigore della tradizione e la modernità di un codice sartoriale che esalta gli accenti stilistici, lo stilista si lascia ispirare dalle atmosfere dark tipiche del film di Francis Ford Coppola, Dracula, o dai tratti scultorei dell alta moda di Roberto Capucci. Una femminilità misurata quanto sensuale, quella di Daniele Carlotta, ricercata sia nell'essenza, che nel dettaglio, in bilico tra il romanticismo decadente e la trasgressione rock di un'eroina da film noir, che si tinge di sangue per via del color rubino, denso, passionale e pericolosamente accattivante. Trasparenze delicate e pure, per una femme fatale dall'allure gotica che si colloca a metà strada tra assumere sembianze angeliche o guerriere, sempre in bilico tra il maschile e il femminile, tra l'eleganza discreta di una donna sofisticatamente androgina. I tessuti ricchi e preziosi; broccati, crêpe e mussole di lana, organza chiffon e seta si mescolano a nuances leggere, come il bianco virginale, il nero luttuoso, l azzurro cielo e, infine, il bordeaux, il tutto enfatizzato da un tailor made costruito a regola d'arte. Venera Coco Nella foto in alto, una creazione di Daniele Carlotta, il designer originario di Ispica. Sotto, invece, due creazioni di un altro designer di moda sicilianissimo, Salvio Piccione, internazionalmente apprezzato e conosciuto

11 Corriere del Mezzogiorno Mercoledì 31 Luglio Le tradizioni religiose Ragusa e i suoi Santi A San Giovanni Battista (patrono della città) e a San Giorgio sono dedicate 2 feste antiche che attirano in città migliaia e migliaia di turisti San Giovanni Battista e San Giorgio, due santi molto radicati nella cultura ragusana a cui sono state dedicate chiese e imporanti feste che nel corso dei secoli sono arrivate fino a giorni nostri. La festa di San Giovanni Battista è la festa religiosa più importante di Ragusa superiore, la festa del santo patrono della città. Si festeggia il 24 giugno, giorno della nascita del santo, viene celebrata liturgicamente con una messa solenne e con l'esposizione delle sue reliquie. Il santo è invocato per ottenere conforto dalle calamità e per ottenere la guarigione del corpo. Si conserva un reliquario, a forma di braccio d'argento che conserva, secondo la tradizione, un pezzo di un radio del santo. I festeggiamenti solenni, invece, si svolgono il 29 agosto, data del suo martirio. La statua del santo, in pietra calcarea e risalente ai primi anni del 1513, scolpita dallo scultore Angelo Recto, viene esposta sull'altare centrale. Si tratta di una statua che veniva portata in processione nell'antica Ragusa vecchia prima del fatidico terremoto del Nel 1861 invece fu scolpita dal ragusano Carmelo Licitra, detto «U ghiuppinu», l'attuale simulacro che tutt'oggi viene portato in processione, accompagnata dalla banda musicale e dai suoi fedeli portatori per le strade ragusane. Questo, oltre ad essere un grande momento di devozione religiosa e di rinnovo delle tradizioni della città, è anche uno spettacolo singolare in quanto migliaia di fedeli, molti a piedi nudi, accompagnano la statua del Santo portando dei grossi ceri accesi per grazia ricevuta. Al sacro si unisce il profano; infatti, la festa è ricordata oltre che per la solenne processione, anche per la fiera commerciale di prodotti vari e per lo spettacolo pirotecnico che conclude i festeggiamenti. La festa di San Giorgio, invece, è una festa molto singolare, in quanto non si festeggia il 23 aprile come sarebbe logico, ma l'ultima domenica di maggio. Caratterizzata dalla processione che si articola per le strade di Ibla, la statua del Cavaliere (rappresentato a cavallo, vestito come un antico soldato, armato di una corta spada mentre affronta e uccide un terribile drago) viene portata a spalla dai fedeli e seguita da una folla di devoti. Per la grande occasione la chiesa viene addobbata con stendardi, fiori e luci e la statua del santo viene posta al centro della chiesa per la venerazione dei fedeli. Nelle foto, alcuni dei momenti più significati delle feste del santo pattrono di Ragusa, San Giovanni Battista e di San Giorno L'intera città, vicoli, strade, piazze, si veste di luminarie e di vivaci colori, inoltre le pregevoli porte intagliate della chiesa madre, che nel corso dell'anno rimangono coperte da due imposte, si aprono per la gioia dei fedeli. I festeggiamenti cominciano una settimana prima, ma finalmente gli ultimi tre giorni (venerdi sabato e domenica) a suon di banda e di mortaretti si porta fuori il simulacro di San Giorgio. La statua che fu opera dello scultore palermitano Rosario Bagnasco verso la seconda metà dell Ottocento è composta prevalentemente di legno di ciliegio, questo materiale infatti è di facile intarsio nella lavorazione con aggiunta di altri materiali ferrosi distribuiti nelle parti, opera di eccellente valore artistico ed espositivo, le forme infatti sono in equilibrio tra di loro, lo sguardo del cavaliere, la posizione della testa del cavallo in perfetta armonia con esso danno a questa statua equestre una sensazione di attraente folclore allegorico, ciò nonostante consente ai portatori di danzare quasi a passo di musica, di farla girare e di alzarla a braccia fino a «lanciarla» in aria per riprenderla poi. La statua del Cavaliere è preceduta da un altra portantina sulla quale è posta la «Santa Cassa» in argento lavorato con le reliquie dei santi. La statua viene portata in piazza dove si forma la processione che, con il clero in testa, seguito subito dopo dalla «Santa Cassa», dalla statua del santo, dalla banda musicale e quindi dai fedeli comincia il giro delle caratteristiche vie di Ibla. Tra le manifestazioni collaterali, si può assistere a numerosi concerti musicali di artisti abbastanza noti, esibizioni di gruppi, sbandieratori ed infine il clou dello spettacolo dato dai suggestivi fuochi pirotecnici.

12 12 Mercoledì 31 Luglio 2013 Corriere del Mezzogiorno OGGETTISTICA CERAMICHE SANITARI ARREDO BAGNO WELLNESS RQUET PORTE E INFISSI

13 Corriere del Mezzogiorno Mercoledì 31 Luglio I tour della tavola Dalla Iaddina ai cavatieddi Le grandi ricette di una cucina tradizionale che raccoglie le contaminazioni di tanti paesi Minestroni con fagioli, lenticchie, ceci, fave; ravioli ripieni di ricotta e conditi con ragù di maiale; focacce di pomodoro e formaggio, o ripiene di spinaci ed altre verdure come cavolfiori e melanzane. Sono alcuni degli appetitosi piatti tipici della cucina ragusana. Anche i formaggi ragusani (provola, caciocavallo, scamorza, cacetti) sono particolarmente appetitosi per il latte gustoso prodotto dagli animali bovini di razza, che si nutrono del foraggio dei ricchi e nutrienti pascoli dell'altopiano Ragusano. Tra i piatti tipici della provincia di Ragusa si possono gustare inoltre «lasagne», «causuneddi» (gnocchetti anticamente lavorati su canestri di paglia oppure su tavole di legno intagliate) e «cavatieddi» (dei gnocchetti, allungati, sottili, con una fessura da un lato), la gelatina di maiale, l agnello Pasquale, la cui carne viene utilizzata come ripieno per le «impanate», «la ghigghiulena» (dolce natalizio prodotto con semi di sesamo, miele e zucchero), le cassate di ricotta ed i cannoli farciti con ricotta o crema, la cioccolata modicana. Tutti questi piatti possono essere conditi con l olio Dop dei Monti Iblei, esportato in tutto il mondo ed accompagnati dall ïttimo vino cerasuolo Docg prodotto principalmente nelle zone di Vittoria ed Acate. La provincia di Ragusa, come tutta la Sicilia, è stato luogo d'incontro di culture diverse come quella greca e araba e quella italica e normanna. Questo ha influito molto nella cultura ragusana ed, in particolare, la cultura gastronomica ragusana. Anche per questa provincia, i prodotti tipici tramandati dalla tradizione sono davvero innumerevoli, le preparazioni a base di pesce, tipiche di tutta la Sicilia, si concentrano perlopiù sulla fascia costiera del comprensorio ragusano, mentre nell'entroterra numerose sono le ricette a base di carne, formaggio e verdure. Le preparazioni più particolari e caratteristiche di questa zona sono concentrate nell'entroterra dove si concentra anche una certa ricchezza e varietà di materie prime, dalla carne degli allevamenti, ai formaggi ricavati dal latte degli stessi capi, ai cereali fino ad arrivare alla verdura. Un esempio di come la popolazione ragusana abbia saputo utilizzare tutte le risorse alimentari derivanti sia dalla Le materie prime Le preparazioni più particolari e caratteristiche di questa zona sono concentrate nell'entroterra dove si concentra anche una certa ricchezza e varietà di materie prime Ecco una carrellata di prodotti tipici tradizione: nella foto grande la Iaddina,, sotto, invece i prodotti lattiero-caseari ricchezza della terra che dalle loro stesse capacità agro-pastorali, sono i tipici pastieri ossia dei pasticcini di carne tritata di agnello mista a capretto, conditi con pepe, formaggio e uova oppure ancora le scacce, sottili foglie di pasta di farina, farcite con spinaci o ricotta o broccoli o pomodoro, melanzane, ecc. Molteplici sono le preparazioni di carne come la iaddina co' cinu (la gallina ripiena), la trippa alla ragusana (simile ad una parmigiana di melanzane con strati di trippa), il «coniglio a partuisa» e, a Pasqua, la «mpanata» d agnello ed i «turciniuna» ossia budelline ovine cotte in tegame. Anche per quanto riguarda i legumi, ci sono diverse preparazioni ragusane che ne prevedono l'utilizzo come, per esempio, il maccu di fave secche all'aroma di finocchietto selvatico (un passato di fave) e i «manichi i fauci» con le fave cotte con carne di maiale, da sole o con pasta. Anche nella provincia ragusana il capitolo riservato alla pasticceria è molto ampio: caratteristici sono i mucatoli (biscotti farciti con frutta secca), i cannoli di ricotta, i biscotti di mandorla, le cassate alla siciliana, le torte alla frutta ed agli agrumi come la torta al mandarino. Fabio Maria Esposito I prodotti di nicchia L oro verde dei Monti iblei L olio extravergine d oliva è stato insignito della Dop Il territorio ibleo è conosciuto anche per la produzione dell olio extra vergine d oliva. L area di coltivazione è quella dei Monti iblei, circoscritto nelle province di Ragusa, Siracusa e Catania. In questa zona elettiva la coltivazione dell ulivo si basa su sistemi tradizionali e ciò è testimoniato dalla presenza di migliaia di ettari di uliveti e di centinaia di piccoli frantoi, che utilizzano processi di estrazione dell olio tramite centrifuga, o secondo sistemi ancora più tradizionali, quali i meccanismi a pressione. L estensione della coltura ha determinato la nascita di decine di aziende che imbottigliano il prodotto e lo commercializzano e che sono proiettate sui mercati nazionali ed esteri. In questo scenario multiforme di natura e colori, dall elevata variabilità altimetrica, la coltura dell ulivo costituisce uno dei paesaggi agrari più diffusi, ricco di piante secolari. Gli olivi sono sparsi nei terreni collinari, oppure abbinati alle altre tre colture tipiche degli Iblei i carrubeti, i mandorleti e i vigneti, o posti ai margini degli agrumeti e delle aree coltivate ad ortaggi. Il Consorzio Dop Monti Iblei nasce per tutelare e diffondere le qualità dell Olio Extravergine di Oliva prodotto nell area dei Monti Iblei, limitatamente alle province di Ragusa, Siracusa e Catania, ovvero nella parte orientale della Sicilia, quella più a sud conosciuta come Val di Noto: da questa antica terra provengono oli caratteristici per il loro sapore armonico dal fruttato medio-intenso, dal colore verde-oro, dal gusto fruttato con sentori di erbe, pomodoro verde e carciofo, con note di amaro e piccante armonicamente in equilibrio tra loro. La Dop «Monti Iblei», è il riconoscimento ufficiale delle caratteristiche di pregio dell olio ottenuto nel comprensorio omogeneo dei Monti Iblei. La sigla Dop, denominazione di origine protetta, di fatto sta ad indicare che la qualità e le caratteristiche di pregio di questi oli derivano essenzialmente dall ambiente geografico in cui vengono coltivate e trasformate le olive. Il Consorzio si è affermato subito come strumento operativo essenziale per la valorizzazione dell olio extravergine di oliva. Esso è un organismo vitale per il settore oleario, che opera a servizio dell olivicoltura della Sicilia orientale, e in particolare delle tre province a forte vocazione agricola, Ragusa, Siracusa e Catania. Il Consorzio è l interfaccia primaria del consumatore di olio extravergine d oliva. È l organismo che tutela la bontà e la genuinità del prodotto, e dunque, tutela la salute dei consumatori, garantendo costantemente il rispetto, da parte dei produttori, delle norme previste nel disciplinare di produzione, dei requisiti di qualità e i parametri delle caratteristiche organolettiche e qualitative contemplate negli standard produttivi. Il Consorzio rappresenta e tutela i produttori che aderiscono al disciplinare, promuovendo e valorizzando il prodotto, rendendo riconoscibile e distinguibile il territorio di provenienza tramite operazioni di promozione mirate e sponsorizzando la commercializzazione del prodotto in nuovi mercati nazionali e internazionali. Il Consorzio Dop Monti Iblei nasce per tutelare e diffondere le qualità dell Olio Extravergine di Oliva prodotto nell area dei Monti Iblei, limitatamente alle province di Ragusa, Siracusa e Catania Supplemento della testata Distribuito con il Corriere della Sera non vendibile separatamente Marco Demarco direttore responsabile Maddalena Tulanti vicedirettore Carmine Festa redattore capo centrale Editoriale del Mezzogiorno s.r.l Vincenzo Divella presidente Giorgio Fiore vicepresidente Domenico Errico amministratore delegato Sede legale: Vico II S.Nicola alla Dogana, Napoli - Tel: Fax: Reg. Trib. Napoli n del 17/6/1997 Copyright Editoriale del Mezzogiorno s.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo quotidiano può essere riprodotta con mezzi grafici, meccanici, elettronici o digitali. Ogni violazione sarà perseguita a norma di legge. Stampa: Società Tipografica Siciliana S.p.A. Strada 5ª n Catania. 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14 14 Mercoledì 31 Luglio 2013 Corriere del Mezzogiorno Il focus Il cioccolato di Modica Introdotto nel regno di Sicilia dagli spagnoli è diventato prodotto rinomato nel mondo Modica, in provincia di Ragusa, non è conosciuta nel mondo solo per i suoi capolavori del Barocco siciliano, ma anche per il suo cioccolato. Ha origini antichissime e trova le sue radici in quello che si definisce «il popolo del quinto sole», gli Aztechi che regnarono in America centrale e meridionale dal XIII al XVI secolo. Tra le grandi e meravigliose culture e tradizioni di questo straordinario popolo dell antico Messico il cacao ricopriva un ruolo importante, veniva difatti considerato cibo nutriente, sostegno economico, simbolo di ottima posizione sociale, medicina efficace, mezzo per comunicazione con le divinità. L origine mitica era collegata a «Quetzalcoatl» divinizzato come il dio del cioccolato che scesa sulla terra, aveva portato con sé dal paradiso una pianta di cacao che coltivava nel suo sacro giardino e che in seguito regalò agli abitanti del luogo. Questi impararono presto a tostare e a macinare i semi (o chicchi) racchiusi dal baccello, per preparare una pappa densa e nutriente. I semi di cacao venivano tostati su di uno strumento chiamato «Metate» una pietra ricurva poggiata su due basamenti trasversali, che veniva riscaldata con della legna posta sotto di essa e poi macinati usando uno speciale matterello anch esso in pietra. La pasta di cacao così ottenuta veniva aromatizzata con delle spezie: la più comune la vaniglia ma anche il pepe rosso, la cannella e molti altri aromi ed erbe locali e persino fiori esotici; il composto infine veniva sfregato sul «Metate» fino a quando non induriva, divenendo un unico impasto omogeneo. Per evitare di dover macinare i chicchi ogni volta, si preparavano una specie di panetti di cacao e mais, utilizzato come addensante, con una piccola quantità di acqua per solidificare il miscuglio adesso pronto per essere utilizzato. All occorrenza si staccavano dei piccoli pezzi e si facevano sciogliere nell acqua, la bevanda ottenuta veniva chiamata e si chiama tutt ora dagli indigeni dell America Centrale «Xoco-atl» quindi «bevanda amara» fermamente convinti che fosse portatrice di sapienza e saggezza. Furono poi gli spagnoli che per opera di Hermes Cortes, intorno al 1519, importarono i primi chicchi di cacao avendone appreso le qualità eccellenti e le ricchezze economiche, e ne instaurarono successivamente un vero Contrariamente a quanto avvenne in seguito nel Regno d Italia e in tutta l Europa, nella Contea di Modica non si passò mai alla lavorazione industriale e proprio commercio intorno al Facendo diversi usi e avendone appreso la lavorazione, fu durante la loro dominazione in Sicilia ne XVI secolo, che gli spagnoli la introdussero nella «Contea di Modica»; la Contea più grande del Regno di Sicilia, tale da nominarsi anche come «Il Regno nel Regno» sia per l astensione del suo territorio (si estendeva, di fatto alle porte di Palermo) che per le ricchezze economiche, le risorse del territorio, la magnifica arte barocca nonché le tradizioni dolciarie radicate in essa. Ritornando al nostro «Cioccolato di Modica», contrariamente a quanto avvenne in seguito nel Regno d Italia e in tutta l Europa, nella Contea di Modica non si passò mai alla lavorazione industriale, conservando così nel corso dei secoli sino ad oggi la genuinità e la purezza degli ingredienti nonché L arrivo della cioccolata Fu durante la dominazione spagnola in Sicilia nel XVI secolo, che gli spagnoli introdussero i chicchi di cacao nella «Contea di Modica» l artigianalità della sua manifattura. Il «Cioccolato di Modica» si presenta di colore nero scuro con riflessi bruni; rustico, quasi grezzo, con granuli di zucchero lasciati grossolani che gli conferiscono, oltre alla particolarità nel gusto, una brillantezza di riflessi quasi come «pietra marmorea»; il suo gusto di cacao tondo, vellutato, che persiste; gli aromi nelle loro qualità lo accompagnano divinamente. La sua lavorazione, che avviene quasi a freddo (max 35/40 ), gli permette di far rimanere inalterate le proprie caratteristiche organolettiche e di poter quindi gustare a pieno sapori e profumi d oltre tempo. Tutto ciò lo differenza dagli altri tipi di cioccolato, rendendolo originale e quindi unico nel suo genere.

15 Corriere del Mezzogiorno Mercoledì 31 Luglio 2013 In pasticceria Quanto è «dolce» Ragusa Dai nucatoli agli mpanatiggi, tutto il buono della pasticceria Senza dimenticare cassate e cannoli Dolci, dolci, dolci. Sicilia è come sempre sinonimo di tradizioni dolciarie e specialità apprezzate in tutto il mondo. E quando parliamo di dolci, non ci limitiamo solo a quelli tradizionali e più conosciuti come i cannoli o le cassate. In Sicilia, ogni provincia ha le sue specialità, anche Ragusa non è da meno. A Modica, oltre al cioccolato, ci sono i «nucatoli», biscotti di pasta tenera racchiudenti un composto di fichi secchi, frutta candita, miele, mandorle, noci, cannella e conservadi cedro; la parola «nucatola» deriva dall arabo naqal, ovvero, frutta secca. Si tratta di biscotti preparati specialmente per Natale. Una variante di questa ricetta prevede una doppia lavorazione, una per la pasta e l altra per il ripieno. Gli ingredienti per la pasta sono la farina e il miele. Il ripieno si prepara utilizzando noci e nocciole sgusciate e lievemente tostate al forno, miele, scorza d arancia e cannella. Gustosi sono i dolci con le mandorle, come il torrone, gli amaretti e i caratteristici «mpanatiggi», biscotti ripieni impanati, come un piccolo panzerotto a forma di semiluna, e ripieno di un composto di mandorle, noci, cioccolato, zucchero, cannella, chiodi di garofano e carne di manzo. I dolcieri modicani si sono tramandati un'antica ricetta per la preparazione di questo dolce conosciuto con il termine dialettale di mpanatigghi, oggi anche chiamato impanatiglie o dolce di carne. Questi biscotti, tipici di Modica, furono con ogni probabilità introdotti dagli spagnoli durante la loro dominazione in Sicilia avvenuta nel XVI secolo; lo provano sia l etimologia del nome derivante dallo spagnolo «empanadas o empadillas» (empanada), sia l accostamento alquanto inusuale di carne e cioccolato che ricorre più volte nell'arte culinaria spagnola. Nei secoli passati per la preparazione delle mpanatigghi veniva usata carne di selvaggina, ma oggi viene utilizzata carne di manzo. Attorno a questo dolce si raccontano alcuni curiosi aneddoti. Le 'mpanatigghi, si narra, nacquero per mano delle suore di un monastero, le quali (forse impietosite per le fatiche dei confratelli predicatori che giravano fra i vari conventi in periodo quaresimale) nascosero carne tritata tra il pesto di mandorle e il dolce di cioccolato, il cui consumo era consentito anche in periodo di digiuno, perché ritenuto alimento di magro. Secondo altri, invece, la preparazione di questo dolce era legata all'utilizzo di carne di selvaggina nei periodi di sovrabbondante caccia. Sono diffusi i gelati e i pasticcini in genere, nei quali gli abili pasticceri iblei, in particolare modicani, profondono fantasia e secoli di tradizione. Anche la «pignolata» è molto diffusa in tutta la provincia: La pignolata è uno dei dolci tipici della Sicilia Orientale e insieme alle chiacchiere costituiscono i dolci tradizionali del nostro Carnevale. Le origini e le notizie storiche risalgono a tempi molto antichi, in particolare all Epoca Cristiana, dove già allora era conosciuta e diffusa. Il suo nome deriva infatti dalla classica forma dei pezzetti di pasta, che a fine preparazione somigliano a delle piccole pigne o palline ricoperte di miele. Questi dolci sono diffusi in tutta italia in diverse versioni. Nella tradizione napoletana, per esempio, vengono chiamati «struffoli». La versione messinese, invece, sembra sia nata durante la dominazione spagnola quando, su richiesta delle nobili famiglie, i pasticceri messinesi pensarono di rielaborare l antica ricetta sostituendovi al miele una copertura di glassa al cioccolato. La ricetta, preparata con ingredienti poveri e semplici, e' stata tramandata di generazione in generazione fino ai giorni nostri. Dalla tradizione alla sua versione più raffinata è così che un dolce di palline di pasta prima fritte e poi assemblate in mucchietti ricoperti di miele o glassa al cioccolato diventa una delle migliori ghiottonerie del Carnevale. E infine, ci sono i pasticcini al cioccolato modicano e morbida pasta frolla incontra il cioccolato fondente. Tra i vari tipi ci sono i dessert amorini, che sono dolcetti di pasta frolla farciti di crema di nocciola e decorati con cioccolato fondente. I bastoncini, dolcetti a base di impasto di cacao e ricoperti di cioccolato fondente, tartufini, un cuore di pasta di cacao ricoperto di cioccolato fondente, i cremini, pastine al burro ricoperte di cioccolato e ripiene di crema di nocciola, le lunette, prelibati pasticcini di pasta frolla ricoperti di cioccolato fondente e infine i cioccociok, pasticcini al cocco ricoperti di cioccolato fondente e baci di dama, pastine al burro con mandorle e nocciole unite al cioccolato 15 Anche in pasticceria, la cucina siciliana risente delle influenze delle dominazioni straniere. I dolcieri modicani si sono tramandati un antica ricetta per la preparazione di questo dolce conosciuto come il dolce di carne

16 16 Mercoledì 31 Luglio 2013 Corriere del Mezzogiorno

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