CRITERI ANTROPOLOGICI PER IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE

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1 CRITERI ANTROPOLOGICI PER IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE Romuald Uzabumwana, SAC I. Considerazioni introduttive La vocazione cristiana si definisce un dialogo di amore tra Dio, che chiama gratuitamente, e l uomo, che risponde personalmente e liberamente. Perciò parlando della vocazione sacerdotale e religiosa, Giovanni Paolo II scrive: «La storia di ogni vocazione sacerdotale, come peraltro di ogni vocazione cristiana, è la storia di un ineffabile dialogo tra Dio e l uomo, tra l amore di Dio che chiama e la libertà dell uomo che nell amore risponde a Dio» 1 ; «Qui sta il senso della vocazione alla vita consacrata: un iniziativa tutta del Padre (cfr. Gv 15,16), che richiede da coloro che ha scelto la risposta di una dedizione totale ed esclusiva. L esperienza di questo amore gratuito di Dio è a tal punto intima e forte che la persona avverte di dover rispondere con la dedizione incondizionata della sua vita, consacrando tutto, presente e futuro nelle sue mani» 2. E per rispondere alla chiamata divina, l uomo deve essere libero, per poter così collaborare attivamente con la grazia di Dio. In questo processo di trasformazione alcune dinamiche antropologiche possono favorire od ostacolare il lavoro di configurazione totale a Cristo. Perciò per il discernimento vocazionale bisogna considerare non soltanto ciò che dichiara il candidato, ma anche valutare la sua capacità di realizzare il progetto vocazionale che proclama. II. Alcuni criteri antropologici La maturità umana è un elemento importante nel discernimento vocazionale. Io vorrei parlare di alcuni criteri antropologici che possono aiutarlo. In questa conferenza mi limiterò a 12 più importanti. 1. La conoscenza di sé Nel processo di formazione, bisogna aiutare il candidato a conoscersi, a rispondere alla domanda fondamentale: «Chi sono io?» Il candidato deve conoscere le sue forze e le sue debolezze, in sé le ombre e le luci, i desideri e le paure, le qualità e le mancanze, le capacità e i limiti. È vero che la conoscenza di sé non è mai perfetta, come mostra la finestra di Johari che divide la personalità in quattro parti: quella conosciuta da sé e dagli altri; quella conosciuta da sé e non dagli altri; una terza conosciuta dagli altri e non da sé, e la quarta, infine, non conosciuta né da sé né dagli altri, ma nel discernimento vocazionale del candidato bisogna verificare quale grado di conoscenza di sé egli possieda, corrispondente alla sua età e al suo livello di formazione. 2. L accettazione di sé La conoscenza di sé deve portare il candidato all accettazione di sé. Sapere accettare se stessi, le proprie forze e le proprie debolezze, i propri limiti e le proprie ambiguità; fare la pace con le ombre, con gli aspetti positivi e negativi della propria personalità è un segno di maturità umana. Ciò permette al candidato di non proiettare i suoi problemi sugli altri e di progredire sul cammino della crescita vocazionale: «La prima scelta alla base di ogni crescita umana è di accettarsi come si è; accettare la propria realtà, con i suoi doni e le sue debolezze, con tutti i suoi limiti, le sue ferite, le sue tenebre e la sua limitatezza» 3. Accettarsi è accogliere la propria realtà senza pretese o maschere. 3. La stima di sé Oltre la conoscenza e l accettazione realistica di sé, bisogna considerare anche il grado di stima di sé. Riguardo ad essa tre sono le possibilità 4. Nella prima si parla di autostima realistica o positiva quando il candidato percepisce, accetta e valuta realisticamente i propri doni, i propri limiti e le proprie potenzialità e, capace di avere fiducia nelle sue qualità e nelle sue possibilità, non entra in crisi quando scopre i suoi limiti. Nella seconda si parla di autostima negativa o bassa, quando il candidato tende a sottovalutare le sue capacità e le sue forze, ad esagerare i suoi limiti e a scoraggiarsi quando li scopre e a non avere fiducia in sé e negli altri. Infine c è l autostima compensatoria o difensiva, quando il candidato tende a sopravvalutare le sue capacità, a nascondere e compensare i suoi limiti, ad avere un immagine di sé grandiosa, che non corrisponde alla realtà, che conduce al bisogno di dominio, alla rivalità con altri, alla loro sottovalutazione e Giovanni Paolo II, Pastores Dabo Vobis, n. 36. Giovanni Paolo II, Vita Consecrata, n. 17. André DAIGNEAULT, Le long chemin vers la sérénité, Editions de l Emmanuel, Paris 2005, p. 11. Cfr. Giuseppe SOVERNIGO, Come relazionarsi con se stessi, EDB, Bologna 2005, p

2 alla ricerca eccessiva di affermazione e di ammirazione. Nel suo cammino vocazionale, il Pallotti ci da un esempio di autostima positiva: nonostante la consapevolezza dei propri limiti e dei propri peccati, il Pallotti non cade nella disperazione o nel pessimismo, ma sa stimarsi e stimare gli altri: «Mio Dio... ho ferma fiducia, e tengo per certo, che mi concederete il dono... di apprezzare sempre e di stimare l Anima mia e dei miei prossimi» La maturità emozionale Un altro criterio da non dimenticare nel discernimento riguarda la capacità di gestire in modo maturo le emozioni, poiché, «...la crescita emozionale è essenziale per ogni aspetto dello sviluppo umano - cognitivo, psichico, sessuale, interpersonale, religioso- poiché è tramite le emozioni che noi entriamo in contatto con noi stessi, con gli altri e con Dio» 6. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica, le emozioni sono reazioni naturali e moralmente neutre; la loro qualifica morale dipende da ciò che ne facciamo 7. La gestione delle emozioni avviene in tre modi. Primo, il candidato può negare e fare come se le emozioni non esistessero (analfabetismo emozionale); ma l emozione negata non scompare, piuttosto cerca di esprimersi in altre forme (malattie psicosomatiche, alcoolismo, deviazioni sessuali, ecc). Il secondo modo è di esprimere le emozioni senza controllo, lasciandosi guidare dall impulsività come fanno gli animali. Il candidato non riesce a controllare le sue emozioni quando, per esempio, compie atti impulsivi di aggressività o di gratificazione sessuale, ecc. Il terzo modo, più maturo, è quello di accettare, identificare e vivere le proprie emozioni controllandole e tenendo conto dei valori vocazionali. Nel discernimento, perciò, bisogna vedere come il candidato vive le sue emozioni, in particolare quella dell ira. 5. La maturità psico-affettivo-sessuale Per i candidati chiamati a seguire Gesù Cristo casto, povero e obbediente, importante è la maturità psico-affettivo-sessuale. La sessualità è una delle dimensioni fondamentali dell essere umano e che bisogna saper gestire, tenendo conto dei valori della vita consacrata, tra i quali c è la castità. Il candidato deve conoscere la sua sessualità, la sua identità ed il suo orientamento sessuale, ed essere capace di viverla non come un peso ma con gioia e con fedeltà alla sequela Christi: «In vista dell impegno celibatario la maturità affettiva deve sapere includere, all interno di rapporti umani di serena amicizia e di profonda fraternità, un grande amore, vivo e personale, nei riguardi di Gesù Cristo» 8. Con questa maturità il candidato «... ama la sua vocazione e ama secondo la sua vocazione» 9. Oggi, considerati i recenti scandali sessuali, bisogna fare un discernimento serio prima di ammettere alla consacrazione religiosa o al ministero sacerdotale le persone con gravi problemi sessuali, quali masturbazione compulsiva, pedofilia, omosessualità e tendenze omosessuali profondamente radicate. Si deve tener conto, perciò, delle indicazioni dei documenti del Magistero. Bisogna chiedersi: il candidato come accetta il suo essere uomo o donna? Quali sono i suoi rapporti con le persone dello stesso sesso e di quello opposto? Quali le sue debolezze? Don Rossetti, per aiutare il discernimento di casi che potrebbero divenire un problema serio nell ambito della sessualità, propone di prestare attenzione ai seguenti segni preoccupanti (red flags): confusione sull orientamento sessuale, interesse o comportamento infantile, mancanza di relazioni significative con i coetanei, eccessi di esperienze sessuali (nessuna o eccessiva quantità di stimolazioni sessuali), storia personale di abuso sessuale o esperienze sessuali infantili devianti, personalità eccessivamente passiva, dipendente e conformista La maturità morale Un elemento importante per il discernimento vocazionale è la dimensione morale, ossia come il candidato percepisce e integra nella sua vita quotidiana i valori morali; se sia capace di rispettare il bene e il male, il bene comune e quello altrui; se sia capace di assumere la responsabilità dei suoi atti e provare colpa morale per i suoi errori e le sue mancanze. Altri interrogativi importanti sono: Quali i valori più importanti OOCC XIII, 64. M. P. GARVIN, L autobiografia nel discernimento vocazionale, in Vita Consecrata 38, 2002/5, p Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n GIOVANNI PAOLO II, Pastores Dabo Vobis, n. 44. CIVCSVA, La vita fraterna in comunità, n. 37. Vedi S. J. ROSSETTI, A tragic Grace: The Catholic Church and Child Sexual Abuse, The Liturgical Press, Collegeville 1996, pp Vedi anche Gerard D. COLEMAN, Taking a Sexual History, in Human Development, Vol. 7, n.1 (Spring 1996), pp

3 nella sua vita? È onesto, trasparente e libero nell uso del denaro e dei beni materiali? Qual è la sua moralità? Davanti ai casi di abuso di gestione dei beni comuni e di altri scandali sull amministrazione economica, il discernimento vocazionale deve considerare la maturità morale e il grado di formazione della coscienza morale del candidato, che in futuro assumerà gravi responsabilità come prete, frate o suora. Egli deve avere una coscienza ben formata, per essere onesto nei suoi obblighi verso Dio, la Chiesa e l umanità La capacità di relazionarsi con altri. Se è vero che Dio chiama personalmente, è anche vero che l uomo può rispondere alla sua vocazione dentro la comunità, in interazione con gli altri, come insegna il Concilio Vaticano II: «La vita sociale non è qualcosa di esterno all uomo: l uomo cresce in tutte le sue doti e può rispondere alla sua vocazione attraverso i rapporti con gli altri, i mutui doveri, il colloquio con i fratelli» 12. Per ogni cammino umano la capacità di relazionarsi è un criterio importante poiché, come spiega Franco Imoda, «...ogni essere umano può divenire veramente umano solo attraverso l incontro con l altro. [...] Divenire se stessi come persona significa allora divenire individui, soli e irripetibili, ma nello stesso tempo significa inserirsi progressivamente nel mondo delle relazioni; significa divenire capaci di comunicazione e di partecipazione al mondo degli altri» 13. Il discernimento vocazionale, perciò, deve chiedersi come sono o erano le relazioni del candidato con i genitori e con i coetanei, a scuola, al lavoro, con gli amici/amiche; se era capace di avere fiducia e di intrattenere relazioni stabili. Il modo con cui la persona si relaziona con se stessa influisce sulla sua capacità di relazionarsi con gli altri e con Dio. Se non si ha fiducia in se stessi, non se ne avrà neanche verso gli altri. A questo punto bisogna porre attenzione che i candidati non presentino un disturbo di personalità antisociale 14, perché essi incontrano grandi difficoltà ad avere buoni rapporti con gli altri, a seguire le norme della società e a sottomettersi all autorità. 8. La capacità di vivere in comunità Legata alla capacità di relazionarsi con gli altri, c è quella di vivere nella comunità. Come già sottolineava Giovanni Paolo II, il luogo privilegiato per la formazione religiosa è la comunità, poiché «...in essa avviene l iniziazione alla fatica e alla gioia del vivere insieme. Nella fraternità ciascuno impara a vivere con colui che Dio gli ha posto accanto, accettandone le caratteristiche positive ed insieme le diversità e i limiti. In particolare, egli impara a condividere i doni ricevuti per l edificazione di tutti» 15. È dentro la comunità che il candidato è invitato a rispondere alla chiamata divina. Per vivere nella comunità, il candidato deve sviluppare il rispetto, la gentilezza, la sincerità, la padronanza di sé, il senso dell umorismo, lo spirito di condivisione, ecc 16. Egli deve imparare ad essere accogliente, sincero nelle parole e nel cuore, prudente e discreto, generoso e disponibile al servizio, capace di avere rapporti schietti e fraterni con gli altri, pronto a comprendere, perdonare e consolare La capacità di servire gli altri La vocazione alla vita consacrata non è vocazione alla promozione sociale o alla carriera; perciò la formazione Pallottina non deve plasmare il candidato in un principe o in una principessa. La vocazione Pallottina, come ogni vocazione cristiana, è chiamata a mettersi al servizio di Dio e degli altri con amore e umiltà. La formazione religiosa deve preparare il giovane/la giovane a servire gratuitamente, seguendo l esempio di Gesù Cristo «...che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti» (cfr. Mt 20, 28) e che ha lavato i piedi dei suoi discepoli (cfr. Gv 13, 4-5). Non per nulla una delle promesse della consacrazione nella Società dell Apostolato Cattolico è lo spirito di servizio 18, che il candidato deve curare lungo l intero processo formativo. Senza questo spirito, egli rischia di nutrire false attese sulla sua vocazione e di utilizzare la posizione che occupa nella comunità per soddisfare ai suoi bisogni egoistici o interessi personali Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Pastores Dabo Vobis, n. 44. CONCILIO VATICANO II, Gaudium et Spes, n. 25, #1. Franco IMODA, Sviluppo umano: psicologia e mistero, Edizioni PIEMME, Monferrato 1995, p Cfr. AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION, Mini-DSM-IV-TR. Critères diagnostiques (Washington DC, 2000). Traduction française par J. D. Guelfi et al., Masson, Paris, 2004, pp GIOVANNI PAOLO II, Vita consecrata, n.67. Cfr. CIVCSVA, La vita fraterna in comunità, n. 27. Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Pastores Dabo Vobis, n. 43. Cfr. SOCIETÀ DELL APOSTOLATO CATTOLICO, Legge della Società dell Apostolato Cattolico, Roma 2001, Art

4 10. La capacità di gestire le situazioni difficili La vita Pallottina, come ogni vita umana, si compone di momenti di gioia ma anche di difficoltà e di sofferenza, che anche nelle persone consacrate non mancano mai. La vocazione alla vita consacrata Pallottina non significa chiamata alla «dolce vita». Il candidato non deve illudersi: la vita consacrata non è una fuga dalle responsabilità di una vita difficile. Il giovane nel tempo della formazione dovrebbe mostrare un minimo di capacità a gestire le situazioni difficili che un domani incontrerà nel suo apostolato. Il formatore, perciò, deve discernere anche la sua capacità di vivere i momenti difficili, di come si pone davanti ad essi, se tende a fuggirli, a drammatizzarli o ad affrontarli con maturità. Il formatore deve discernere quale sia l esperienza di sofferenza; deve discernere come il candidato nella sua vita si apre al mistero della croce, come gestisce la fatica, lo stress, le frustrazioni e le contraddizioni quotidiane e quali siano i suoi meccanismi di difesa. 11. Le capacità intellettuali Un altro criterio nel discernimento vocazionale del candidato è la dimensione intellettuale. È vero che la santità e la vocazione alla vita sacerdotale e consacrata non dipendono dal quoziente intellettuale né dagli studi compiuti; non tutti i santi canonizzati, infatti, sono stati brillanti studenti. Ciononostante, nel discernimento vocazionale di persone che dovranno compiere studi per capire e spiegare meglio la loro fede e i valori, sui quali è fondata la loro vocazione di consacrati, l aspetto intellettuale non va trascurato né dimenticato. Così lo spiega il Padre Imoda Franco: «L elemento cognitivo può costituire un aspetto importante nel discernimento della fede. Il grado di sviluppo e di funzionamento cognitivo può contribuire a valutare il tipo di mediazioni presenti e operanti nella persona credente e a quale livello di appropriazione della verità corrisponde» 19. Nel discernimento vocazionale bisogna, quindi, prestare attenzione alle capacità del giovane a capire, a studiare, a concentrarsi, a fare astrazioni, a pensare logicamente e alle altre facoltà della mente legate all intellettualità. Bisogna, perciò, considerare il percorso scolastico del candidato, come studia, capisce, ragiona, ed esprime le sue idee, ecc. Una persona molto debole intellettualmente rischia tanta sofferenza in un Istituto che esige dai suoi membri studi elevati. 12. Una buona salute fisica e psichica È vero che la vocazione alla vita consacrata Pallottina non è riservata alle persone senza problemi di salute, ma bisogna essere realistici e considerare se il candidato è capace di sopportare le condizioni difficili legate alle attività apostoliche Pallottiane e di dar loro il suo contributo. Per esempio, non è giusto e prudente ammettere in una Società di vita apostolica un candidato che presenta gravi problemi di salute o malattie croniche, che rischiano di ostacolare le iniziative apostoliche della Società stessa. Prima di ammettere, perciò, un candidato alla formazione, un test medico deve valutare se il candidato non soffra di gravi problemi di salute, per esempio di schizofrenia, di AIDS o di altri gravi disturbi della personalità. Il formatore, poi, in tutto il periodo della formazione, deve prestare attenzione particolare alla salute fisica e psichica del candidato, quale essa sia, se e come egli riposa, se si nutre, se e come prende cura di sé, ed anche se e come pratichi lo sport. III. Considerazioni conclusive Per quanto riguarda, infine, l uso di questi criteri antropologici nel discernimento vocazionale, vorrei concludere, richiamando la vostra attenzione su tre cose. 1. Non esiste un candidato perfetto, senza problemi. Un solo criterio per discernere non basta; bisogna considerarli tutti nell insieme e valutare come il candidato si presenti in generale e se il suo problema possa ostacolarlo gravemente nella realizzazione della sua vocazione. Prima di ammettere alla formazione o alla consacrazione casi problematici, ci vogliono cautela e serietà. La casa di formazione e la comunità religiosa non si devono considerare centri di rieducazione o di cura. 2. Nel discernimento non esiste una garanzia assoluta. Questi criteri non sono infallibili nel darci la garanzia che un candidato perseveri nella vocazione Pallottina; la persona umana rimane sempre un mistero che supera i nostri criteri. Ciononostante, sappiamo bene che alcuni aspetti antropologici possono favorire od ostacolare l azione della grazia divina e la configurazione totale a Cristo casto, povero e obbediente. Tali criteri possono considerarsi «...qualità umane 19 Franco IMODA, Sviluppo umano, p

5 necessarie alla costruzione di personalità equilibrate, forti e libere, capace di portare il peso delle responsabilità pastorali...[e tali qualità sono necessarie per] per plasmare la personalità umana in modo da renderla ponte e non ostacolo per gli altri nell incontro con Gesù Cristo, redentore dell uomo» Le condizioni umane favorevoli all azione della grazia divina È vero che la santità e la fecondità apostolica non dipendono sempre dalla maturità umana, ma sappiamo che ci sono condizioni umane che favoriscono l azione della grazia divina ed altre che la impediscono o la ritardano. Bene lo spiega il P. Vittorio Vinci: «...Avere o non avere la grazia non dipende dall uomo, ma dalla libertà di Dio: l uomo, tuttavia, se Dio offre la grazia, può porre ostacolo e frustrare i suoi effetti. Quanto più sana e unificata è la base naturale, tanto più si facilita l azione della grazia, perché Dio rispetta la persona, la sua libertà e il suo ritmo di crescita. La grazia non distrugge ma perfeziona la natura; essa non si sovrappone alla natura ma la penetra intimamente, come il cibo nel corpo umano, e la fa maturare ed elevare, producendo un nuovo modo di essere» 21. Nel discernimento vocazionale, perciò, bisogna considerare la qualità del terreno umano. In questa presentazione, la mia intenzione era di proporvi alcune piste di discussione per suscitare anche uno scambio di idee. Grazie per la vostra attenzione GIOVANNI PAOLO II, Pastores Dabo Vobis, n. 43. Vittorio VINCI, La maturazione vocazionale in San Vincenzo Pallotti, in Apostolato Universale, n. 6/2001, p

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