ECO DEL. N 1 - Gennaio/Marzo Trimestrale - Anno CXIII - Sped. in Abb. Post. - Art. 2 - Comma 20/c - Legge 662/96 - VC

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1 ECO DEL N 1 - Gennaio/Marzo Trimestrale - Anno CXIII - Sped. in Abb. Post. - Art. 2 - Comma 20/c - Legge 662/96 - VC 1

2 SACRE FUNZIONI Orari Festivi Basilica Antica Basilica Superiore Orari Feriali Basilica Antica Basilica Sup S. Messa S. Messa S. Messa 7.10 Lodi S. Messa S. Messa S. Messa S. Messa S. Messa prefestiva Rosario e Processione eucaristica S. Messa prefestiva Confessioni Basilica Antica Basilica Sup. S. Messa S. Messa tutti i giorni Festivo: mezz'ora prima della S. Messa Eco del Santuario di Oropa Periodico trimestrale Anno N Direttore Responsabile Canonico Michele Berchi Redazione Santuario Oropa (BI) Sito internet: Autorizzazione Tribunale di Biella n 27 del 07/09/1950 Sped. in Abb. Postale - Art. 2 Comma 20/c - Legge 662/96 - VC Conto Corrente Postale intestato a: Canonico Rettore Santuario di Oropa Oropa (BI) Stampato da Tipografia Novograf Biella (BI) - Tel. 015/ Tutela dati personali Vengono usati esclusivamente per la gestione abbonamenti, in conformità alla vigente legge sulla privacy (n. 675 del 31/12/1996). Telefoni (prefisso 015) SOMMARIO Lettera agli abbonati pag. 1 Parola del Rettore pag. 2 Non siete soli Lettere Fiammetta pag. 4 Gheddo e Haiti pag. 8 La brigata speranza pag. 9 Alla scuola di Benedetto pag.10 Vita in Santuario pag.16 Processioni 2010 pag. 18 Visite in Santuario Generale Gualdi pag. 25 Comunità dei Sardi pag. 26 Due lettere inedite pag. 27 Recensioni pag. 31 Controcorrente pag. 33 In Memoria pag. 34 Offerte al Santuario pag. 35 Can. Rettore Tel /221 Fax Amministrazione Tel Fax Ufficio Tecnico Istituto Figlie di Maria Uff. Accoglienza Tel Fax Uff. Offerte Uff. Postale Osservatorio Oropa Dimensione Giovani Funivie Guardia notturna Guardia medica 2estiva

3 Lettera agli Abbonati Carissimi amici e pellegrini del Santuario di Oropa, immagino che vi sarete chiesti, essendo ormai trascorse anche le vacanze di Pasqua, quando mai sarebbe arrivato il Bollettino di gennaio e febbraio. È vero che ultimamente le Poste hanno avuto dei ritardi, però questo vi sarà sembrato esagerato; e difatti una ragione c è. In queste ultime settimane infatti, sono state tolte alcune esenzioni fiscali postali, di cui beneficiavano alcuni giornali, con un decreto che probabilmente diventerà legge. Questo significa un aumento dei costi di spedizione (per noi circa del 200 %) che ci obbligherebbe ad aumentare notevolmente il prezzo dell abbonamento che costituisce l unica fonte di sostentamento dell Eco di Oropa. Per evitare tale soluzione, in accordo con l amministrazione, si è deciso di provare, almeno per quest anno (poi si vedrà), a trasformare il nostro Bollettino da bimensile a trimestrale. Il presente numero quindi si riferisce non solo a gennaio e febbraio, ma anche a tutto il mese di marzo e quindi è andato in stampa a metà aprile. A proposito poi di stampa, vorrei dirigere il mio ringraziamento e augurio al Sig. Briatore, titolare della ditta Arte della Stampa, tipografia che fin ora ha stampato il nostro giornale. Con questa primavera il Sig. Briatore va in pensione; a lui i nostri migliori auguri perché possa godersi il meritato riposo e possa sfruttare a pieno il maggior tempo libero di cui disporrà. Approfitto poi di questa occasione per sollecitarvi a inviarmi eventuali suggerimenti e apporti al Bollettino, mentre vi invito a diffonderlo, suggerendo e (perché no?) regalando nuovi abbonamenti ad amici e parenti. Certo della vostra comprensione per questo ritardo e per questa diminuzione, vi auguro che questo tempo di Pasqua sia proficuo e vi permetta di festeggiare con speranza la Resurrezione di nostro Signore. Don Michele Berchi 3

4 La Parola del Rettore 4 Inizio a scrivere queste righe quando giunge la notizia che, a quasi un mese del terremoto, in Haiti è stato ritrovato un uomo ancora vivo. In queste settimane, In mezzo a tanta morte e dolore, notizie come queste ci hanno fatto respirare un poco. Sono state come delle boccate di ossigeno; ma poi, di nuovo, quasi a sfidare la nostra speranza, un altro grave colpo: il Cile. Queste catastrofi ci hanno obbligati tutti quanti a lasciare che il nostro cuore ponesse imperiosamente le domande profonde che, nella normalità della vita, cerchiamo di sotterrare sotto metri di cose che facciamo. Anche qui ad Oropa, quando siamo stati pian piano raggiunti dalle notizie che giungevano da Haiti, ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare per aiutare, per non rimanere spettatori passivi di tanto dolore. Così ci siamo ritrovati, un gruppo di amici, di movimenti, associazioni e realtà ecclesiali diverse e abbiamo pensato di organizzare una serata per permettere ai molti che sentivano la nostra stessa esigenza di riunire le loro forze. Abbiamo messo insieme idee, esperienze, condiviso progetti e abbiamo cominciato a programmare una intensa serata per Haiti. Al termine di questo primo momento organizzativo, ognuno di noi ha ripreso la strada di casa, ma, a tutti, come ci siamo poi detti il giorno successivo, qualcosa non tornava, sentivamo come un amaro in bocca. Eppure la serata programmata ci sembrava ben avviata nella sua organizzazione, tutto sembrava a posto. Ecco! Appunto. Ci sentivamo a posto. Ecco dove stava la questione: senza accorgerci, il generoso slancio che ci aveva mosso, si stava trasformando in un elegante maniera di chiudere la ferita che il terremoto aveva riaperto nel nostro cuore. Stavamo facendo qualcosa per dimenticare.

5 La tragedia, era, per così dire, già alle nostre spalle. Senza volerlo, quello che stavamo organizzando per sensibilizzare gli altri, si stava trasformando in un modo perché lo dimenticassimo noi. Quanto volte il bene che facciamo, sinceramente, finisce in questo modo. Una panacea per non sentire più il dolore che qualcosa o qualcuno ha provocato al nostro cuore. Fare il bene per sentirsi a posto. A volte anche la più piccola elemosina non ha la carità come ragione vera, ma questo meccanismo. Non dobbiamo scandalizzarci. Nessuno resta volentieri e spontaneamente davanti a qualcosa che gli provoca una ferita e una domanda a cui non sa rispondere, per questo cerca al più presto un uscita. Meglio ancora se onorevole, come il fare del bene. E così, il giorno successivo, ci siamo risentiti e tutti quanti, coscienti di quanto ci stava accadendo, abbiamo deciso di continuare nell iniziativa, ma con una prospettiva ben diversa. Nessuno di noi desiderava dimenticare o distogliere lo sguardo, ma al contrario, volevamo essere aiutati, noi, prima di tutti, a star davanti a ciò che accadeva, senza dover fuggire. Queste sono occasioni di conversione per tutti, perché un terremoto, anche se lontano, riesce a sconquassare molto di più di quanto si veda e, paradossalmente, più lontani si va dall epicentro e più i danni, da esteriori e fisici, diventano interiori e spirituali. Succede infatti un fenomeno strano: chi nella tragedia si trova, normalmente si riavvicina alla fede e vede in Dio l unica sua speranza; mentre chi la tragedia la vede in televisione, seduto sulla poltrona, sicuro sotto il suo tetto, Dio, lo questiona. Perché, se esiste Dio, possono accadere simili tragedie? È la tipica domanda che si fanno i lontani (dal terremoto). Invece coloro che scavano fra le macerie, viste crollare (nel senso letterale del termine) tutte le comuni certezze, tendono a domandarsi: se non esiste Dio, che senso ha questa vita di fatiche e sacrifici che ho fatto fin ora? Mentre per i primi Dio viene portato alla sbarra, per gli altri, a giudizio, viene portata quella vita che conosciamo bene senza un vero scopo e un vero ideale. Quando, dal peccato originale in poi, persa l armonia del cosmo intero, la natura impazzisce e scatena la sua violenza sull uomo, chi può ancora dire, in mezzo alle macerie, una parola di speranza, chi può aiutare a far sbocciare il bene proprio attraverso il male che sembra vincitore? Le storie di tanti che nel terremoto hanno riscoperto la presenza viva di Dio, ci aiutano a vivere con più consapevolezza la gioia della Pasqua. Festa di un Dio che costruisce la sua Vittoria usando le macerie di cui il male cerca di disseminare la storia. 5

6 venerdì 15 gennaio 2010 Fiammetta Cappellini, cooperante Avsi ad Haiti, ci descrive ancora la situazione che si vive sull isola colpita da un devastante terremoto due giorni fa. Il testo non è molto lungo, anche perché le comunicazioni via internet sono sempre più difficili (è quasi impossibile riuscire a inviare una mail). Fiammetta descrive una situazione ancora drammatica, ma dove arrivano anche piccoli segnali di conforto che aiutano la scelta di rimanere sul campo, nonostante l offerta di lasciare Haiti per tornare in Italia. L ultima giornata l abbiamo trascorsa prima a rintracciare il nostro personale nelle due bidonvilles Cité soleil e Martissant; di alcuni non conosciamo ancora la sorte, mentre altri sono felicemente ricomparsi sani e salvi; purtroppo abbiamo avuto la prima certezza di una perdita tra le nostre file: Junior, un giovane mediatore comunitario. Era molto capace, sempre allegro. Poi abbiamo lavorato alle emergenze, anzitutto quella sanitaria e quella igienica. I corpi, infatti, giacciono ovunque. A Cité soleil abbiamo allestito un primo tendone di accoglienza. I senzatetto sono innumerevoli. Iniziamo dai bambini, perduti, soli. Stiamo procurando altri tendoni, materassi, coperte e generi di prima necessità. Cominciamo ad avere riferimenti nelle Nazioni Unite: abbiamo conosciuto la sorte di alcuni amici e colleghi e alcuni destini tragici. Il dolore è forte, pensare a quei volti ci mette grande tristezza. Abbiamo buone notizie dai Camilliani; Padre Gianfranco Lovera e i fratelli sono in piedi, il loro ospedale è pieno di gente. Una giornata tremendamente intensa, anche se complessivamente oggi la situazione pare essere stata meno caotica, forse perché abbiamo ritrovato alcuni punti di riferimento: la minustah è operativa. Non abbiamo visto episodi di sciacallaggio, ci pare che le persone siano shockate, sgomente, ma attente agli altri. Vedremo nelle prossime ore. Dalla Farnesina ci hanno comunicato la possibilità di evacuare. Ora, non ci penso proprio. Guardavo il mio piccolo Alessandro. Chissà cosa lo aspetta. Ma la nostra grande speranza non crolla, anzi cresce. Affermare la vittoria della vita sulla morte e ricostruire l umano è ora il nostro compito qui. 6 Non siete soli Qui di seguito troverete la testimonianza per mezzo di lettere di chi ha vissuto da dentro il terremoto di Haiti. Fiammetta Cappellini, colei che scrive, è diventata involontariamente famosa quando la RAI, trasmettendo le prime notizie sul disastro, ha mandato in onda la sua intervista in cui diceva che, nonostante avesse un bimbo piccolino, Alessandro, dopo averlo affidato alla nonna, sarebbe rimasta ad operare nell isola devastata.

7 lunedì 18 gennaio 2010 Fiammetta Cappellini, cooperante Avsi ad Haiti, racconta gli ultimi due giorni trascorsi tra aiuti e organizzazione logistica per far fronte al dopo terremoto. Ora siamo tutti in un tunnel buio. Ma sentiamo nel cuore che siamo fatti per la vita. Non da soli, ma con l aiuto di tutti, ce la faremo. 16 e 17 gennaio 2010, Port au Prince, Haiti Sabato c è stata ancora una scossa forte, ha dato il colpo definitivo a vari edifici pericolanti. Ma la gente vive per strada. L indicazione è ancora e sempre dormire fuori. Di giorno si fa in tempo a scappare ma di notte, se dormi, no. Ieri notte eravamo in quattordici nel nostro giardinetto, il clima dei Caraibi aiuta. Avevamo tanti ospiti anche perchè si preparava l evacuazione di un gruppo di italiani. Dopo tanti dubbi mio marito ed io abbiamo deciso di mandare nostro figlio Alessandro in Italia dai nonni, accompagnato da Diane, la moglie in gravidanza del nostro collega Andrea che lavora alla sistemazione di un acquedotto da parte di Avsi con Mlfm. Abbiamo passato molte ore in aeroporto prima che il C130 dell aeronautica militare partisse, il caos dell aeroporto è grande, il personale non tutto operativo, aiuti che arrivano e stazionano, compresa la task force americana che si attendeva come la risoluzione dei problemi. Ho avuto molto tempo per ripensarci, per capire se stavo facendo la cosa giusta. Penso di sì, che sia giusto per Alessandro andar via da questi orrori, raggiungendo la sua mezza patria. Ma è giusto che respiri una vita che sa di grandi ideali, anche rischiosi, e non di certezze borghesi. Questo ho imparato dai miei genitori, questo desidero per Alessandro. Ma il distacco è stato dolorosissimo. Ieri abbiamo accolto nei nostri spazi di Martissant tre turni di 300 bambini che i familiari ci lasciavano per 3-4 ore per poter cercare parenti, verificare le case, capire cosa fare. In uno spazio sicuro, a giocare lontano dalla distruzione e dalla morte. La ricezione degli aiuti e la loro dislocazione è molto difficile: strade ingombre, mezzi rari, caos. Alcune cose sono disponibili nel resto del paese, anche nei dintorni della città, ma la catena logistica ha bisogno di tempo per partire. Il nostro materiale disponibile a Port au Prince è stato tutto distribuito a 300 persone tra giovedì, venerdì e sabato. Abbiamo ricevuto un primo stock, dall estero, in modo rocambolesco: fondi italiani, spesi a Madrid, volo della cooperazione spagnola via dominicana e poi via elicottero a Port au Prince. Abbiamo ora i telefoni satellitari. Un altro carico, con coperte, teli e materassi ha invece dovuto sostare in frontiera. In questo momento apprendo che il carico di materassini e sapone e altri generi di prima necessità ha varcato il confine ed è passato dalle mani del team Avsi di Santo Domingo a quello di Haiti. Era un passaggio difficile, incastrare gli orari. E pensare che fino a pochi giorni fa si faceva squillare il cellulare anche per farsi aprire il cancello. Le UN si stanno organizzando, la Minustah ( United Nations stabilization mission in Haiti, ndr) sta iniziando a orientarsi. Confido molto in loro, avevano finalmente preso il controllo della situazione dopo anni di fuori controllo. Speriamo si rimettano in sella. 7

8 La lotta contro il tempo è sfiancante. Le giornate iniziano prestissimo e finiscono tardi. Anche se la sera non è sicuro stare in giro. In questi anni abbiamo fatto tanto per il recupero psicologico e umano dei bambini traumatizzati dalla violenza e degli uragani del Ora siamo tutti in un tunnel buio. Ma sentiamo nel cuore che siamo fatti per la vita. Non soli, ma con l aiuto di tutti, ce la faremo. lunedì 1 febbraio 2010 Fiammetta Cappellini, cooperante di Avsi ad Haiti, ha scritto ai suoi colleghi in Italia questa lettera. È lo spaccato di quello che sta accadendo nella terra martoriata dal terremoto, dove si lotta giorno per giorno per aiutare, curare, recare conforto, sopperire ad enormi problemi di salute, organizzare i campi che ospitano gli sfollati. Tante storie incredibili di sacrificio, fino a dimenticarsi di sé. 31 gennaio 2010, Port-au-Prince, Haiti Carissimi, Vi do qualche aggiornamento. La prima grande notizia è l arrivo dei rinforzi: Simone e Alberta ci hanno infatti raggiunti, come sapete, e si sono resi operativi praticamente in due ore, una cosa incredibile. Siamo andati direttamente sul terreno, e si sono messi all opera. Siamo contentissimi di averli tra noi, per la competenza che apportano, per le nuove energie che hanno (noi cominciamo ad essere un po stanchi), per l entusiasmo e la voglia di fare, di impegnarsi, di uscire da questa terribile situazione in cui ancora siamo bloccati. Devo dire infatti che nonostante ce la mettiamo tutta, a volte abbiamo l impressione che i nostri sforzi siano la classica goccia in mezzo all oceano. C è talmente tanto da fare, ci sono talmente tante esigenze... ma non ci scoraggiamo, soprattutto ora con i nuovi colleghi l équipe si moltiplica in capacità e entusiasmo e sono certa che potremo avanzare più rapidamente. Ieri Alberta è partita (e felicemente arrivata) a Les Cayes, nel Dipartimento Sud, dove ha raggiunto Tito e Andrea. Tito dice che la situazione si fa più difficile di giorno in giorno a causa degli sfollati che arrivano al Sud in fuga da Port-au-Prince. Alberta si è buttata a capofitto nel duro compito di identificare i più bisognosi, di istituire i servizi minimi, di organizzare gli aiuti soprattutto ai bambini. Si occuperà anche di riforzare la formazione dell équipe, che non era preparata per una urgenza di queste dimensioni (d altra parte, chi lo era?). È una grande risorsa per noi la sua disponibilità a cambiare terreno e andare al Sud, perchè ci permetterà una azione precisa e competente. Ieri siamo stati sul terreno con Simone a Cité Soleil, dove ormai svettano le fantastiche tende della Protezione civile italiana (per ora 15, confidiamo aumentino!). Il lavoro comincia a strutturarsi e finalmente i nostri medici e l infermiera avranno un posto quasi adeguato dove lavorare. Nell uscire da Cité Soleil abbiamo scoperto un nuovo insediamento, poco lontano dal campo di Place Fierte. Si tratta di alcune centinaia di persone che hanno lasciato altri campi per venire qui, sperando così che la vicinanza al nostro campo possa portare loro qualche beneficio. La prima reazione a questa scoperta è stato il panico, della serie: oddio, adesso che 8

9 cominciavamo ad organizzarci un po, ne arrivano di nuovi? Pero poi ci siamo detti che, beh, meglio vicini a noi che da un altra parte, così la logistica sarà meno complicata. Ciò significa però che dovremo chiedervi un nuovo sforzo per aiutarci e sostenerci, perchè la gente aumenta e il lavoro anche. I nostro medici si sono detti immediatamente disponibili a venire e fare una prima valutazione, e speriamo di poter avere qualche elemento in più per organizzare il lavoro. I nostri ragazzi (gli operatori sociali) comunque sono all opera già da oggi per fare qualche attività coi bambini. Non li si può lasciare lì senza far nulla in condizioni cosi difficili La cosa che mi stupisce di questi giorni, e su cui ho finalmente un po di tempo per riflettere, è l instancabile coinvolgimento della nostra équipe, Jean Philippe e Simone per primi. Fanno orari impossibili, lavorano in condizioni molto difficili tutto il giorno, spesso senza una pausa, senza un pasto decente, senza fermarsi un attimo, eppure ascoltano tutti, hanno un sorriso per ogni bambino, sanno essere sereni anche quando gli animi si scaldano. Mi chiedo come facciano. Eppure le ferite sono ancora aperte, hanno perso amici e colleghi, e non hanno avuto il tempo per piangerli. La loro forza d animo e il loro credere fermamente nel nostro dovere di portare l aiuto che sappiamo e che possiamo, non finiscono di stupirmi. L équipe locale reagisce positivamente e con grande disponibilità, sono molto motivati. Anche questo mi stupisce, se penso alle situazioni terribili che hanno vissuto e che vivono. Ieri ho trovato impegnato sul campo il mediatore di pace Pierre Richard, un nostro collaboratore di vecchissima data. Se ne stava in pieno sole a giocare a pallone con i bambini. Sua moglie è rimasta schiacciata sotto la loro casa crollata e ha avuto una grave lesione alla spina dorsale. Per ora è a letto paralizzata e la situazione è molto grave. MSF ha predisposto per lei l evacuazione sanitaria in Francia, sperando di poter salvare il salvabile. È partita ieri. Eppure Pierre ieri si è presentato regolarmente al lavoro. Perché? Che ci fai qui?, gli ho chiesto. «È il mio dovere verso i bambini - mi ha detto -, no?» Abbiamo insistito un po, e cosi si è preso due giorni di permesso. Davvero ammiro la forza di questi nostri amici haitiani, la loro speranza, il loro sapersi rialzare sempre e nonostante tutto. C è chi arriva qui e vede solo la disorganizzazione, l incapacità delle autorità locali, l impotenza di questa enorme macchina degli aiuti. Io invece vedo i nostri ragazzi di Cité Soleil e Martissant, li vedo arrivare al lavoro ogni giorno nonostante tutto, li vedo scaldarsi in discussioni accesissime su come caricare un maggior numero di materassini sul pick up, li vedo andarsene la sera quando ormai fa buio, stanchi, distrutti, sporchi e accaldati. E mi dico che questo Paese deve farcela a risollevarsi, che ce la farà necessariamente, grazie a persone come queste. Ora vi lascio perché se no arrivo in ritardo su tutto. Spero stiate bene, salutatemi tutti gli amici a cui non riesco mai a rispondere e mandate un bacino a Alessandro da parte mia. Fiammetta 9

10 Missionari, suore, volontari QUELLI CHE NON SE NE VANNO Piero Gheddo Il questi giorni Avvenire ha riferito di numerosi missionari italiani presenti nell isola, in passato la perla dei Caraibi e oggi uno dei Paesi più poveri del mondo, al fondo degli elenchi dell Onu per ricchezza, sicurezza e livello di vita. La situazione è peggiorata dopo l apocalittico terremoto che ha quasi azzerato la capitale Port-au-Prince e Haiti è un Paese in cui è difficile persino sopravvivere. Eppure le voci dei missionari e delle suore dicono, quasi all unisono, che là sono e là rimangono. E un fatto che colpisce e sul quale bisogna riflettere. Perchè non se ne vanno ora che ne avrebbero il diritto e la possibilità? Un operatore dell Onu ha dichiarato : Me ne ritorno a casa, qui è diventato un inferno e sono stressato, non potrei resistere a lungo. E comprensibile. Ma perchè in Haiti i missionari e volontari che vivono e lavorano con loro rimangono? Perchè sono persone innamorate di Gesù Cristo e del popolo al quale la Chiesa li ha mandati. Senza una forte carica di fede non si resta per anni in certi Paesi. La missione prima di annunciare Gesù, è stare con un popolo, impararne la lingua, condividere i costumi e lo stile di vita, amare quei fratelli e quelle sorelle, pronti a dare l esistenza per loro, come ha fatto Gesù. In passato, negli istituti missionari si partiva per la vita. I padri e fratelli del Pime destinati alla missione di Kengtung in Birmania, in territori pericolosi e selvaggi nel Triangolo dell oppio (fra Birmania, Laos e Thailandia), quando su una zattera attraversavano col cavallo in grande fiume Salween si inginocchiavano, baciavano la terra e leggevano una preghiera che dice: Questa è la mia nuova patria. Signore dammi la grazia 10 di amare questo popolo e di non tornare più in Italia. Oggi sono ammesse vacanze di alcuni mesi per salute e per studio ogni tre-cinque anni, ma lo spirito è quello di sempre: donare la vita a un popolo, per duro e ingrato che sia. La catastrofe di Haiti ha messo in rilievo una realtà di cui poco si parla nelle cronache quotidiane: in questa nostra Italia che viene raccontata, e in parte certo è, in crisi di umanità e vita cristiana, ci sono famiglie e parrocchie che ancora sempre generano uomini e donne capaci di dare la vita per gli altri e a diventare con loro noi. L Italia è molto migliore dell immagine negativa che ne danno stampa e televisione. Nel 1976, nella diocesi di Moundou in Ciad, fui al fianco per due giorni di padre Jean, cappuccino canadese che a bordo della sua moto mi fece visitare i villaggi in cui esercitava la sua missione. Gli dissi che mi sembrava eroico vivere da vent anni in mezzo a quella popolazione così povera e analfabeta, in quel villaggio di fango e di paglia. Lui mi rispose con una risata: Ma cosa dici? Tu vedi gli aspetti esterni di questa mia gente, ma qui c è una ricchezza di umanità e di fede che ti consola, ti dà gioia. Invece in Canada la stiamo perdendo. E io pensai: Ecco un missionario che testimonia e trasmette la fede di Cristo con la vita. Per concludere due considerazioni. Primo: missionari, suore e volontari sono i migliori rappresentanti del nostro popolo, In Haiti e in molti Paesi del Sud del mondo. Secondo: perchè stampa e televisione, scuole e famiglie, trascurano la testimonianza di questi eroi positivi di cui i nostri giovani hanno tanto bisogno per un educazione all amore del prossimo e alla gioia di vivere?

11 Terremoto in Cile LA BRIGATA SPERANZA CHE TOGLIE LE MACERIE PER ESSERE SE STESSA Nella Santiago colpita dal sisma, un gruppetto di ragazzi solleva massi casa per casa. Dove la vita di prima sembra perduta, giocano il loro desiderio. Per tutti. di Alessandra Stoppa Camilo e Max si danno appuntamento e vanno insieme dai pompieri. Picche. Provano ancora, niente. La risposta è sempre la stessa: non è possibile dare una mano. Eppure a loro il desiderio non passa. Sentono le notizie dalle zone più colpite e lo sconforto della gente nella loro Santiago. ma non sanno da dove partire. E nemmeno sanno che, mentre ne parlano, Cristóbal nella sua camera da solo va a letto e piange. Si sente impotente, il giorno dopo scopre che Max e Camilo sono stati chiamati per togliere i resti di un muro divisorio crollato nella loro scuola, la San Pablo Misionero. Si unisce a loro. E iniziata così la Brigata Speranza. Impastando il proprio desiderio con quello di altri, con la polvere e i calcinacci. Nell ultima notte di febbraio, un terremoto di 8,8 gradi della scala Richter ha fatto saltare in aria le strade e sbriciolato le case di cinque regioni cilene. Quando il dolore ha preso forma nel caos, dalle vie del quartiere San Bernardo di Santiago si è fatto strada un gruppetto di ragazzini con le carriole e le piccozze. Mentre erano alle prese con il muro della scuola, hanno scoperto che un prof aveva bisogno a casa sua. Idem la segretaria. E così, casa per casa, fin dagli sconosciuti. La gente li ha battezzati Brigata Speranza. Qualcuno li chiama pulitori di macerie. Ragazzetti e universitari, che hanno coinvolto altri amici e, senza accorgersene, si sono messi a rispondere ai bisogni sempre più lontano, fino a superare i confini del Comune. Questa è la vita educata da don Giussani, dice Juan Emilio guardando quei ragazzi, che pure sono i suoi figli e i figli dei suoi amici. Un focolaio di speranza in mezzo al non senso. C erano tre parole che arrivavano dalle zone più colpite, nelle prime ore dopo il sisma: Ho perso tutto. Anche chi a Santiago ha subito solo paura e danni lievi ha provato la stessa strana sensazione. Mi sono chiesta: che cosa vuole dire perdere? E perdere tutto?, dice Luz María, professoressa d arte nella scuola San Pablo. La risposta è arrivata nello stesso istante in cui ha visto quei giovani. Le loro facce piene di impeto mi hanno obbligata a fare un cammino, dalla superficie della circostanza fino alla vera realtà. Dio si è fatto uomo. Loro sono l abbraccio fisico del Mistero. In mezzo allo sfacelo, non c è discorso che tenga, se non c è chi solleva le macerie, che sono nelle cose e nell umano. Per me aiutare gli altri è aiutare me stesso, dice senza doverci pensare Gabriel: Ogni volta che vado in una casa e sposto le macerie mi sento bene. La loro insegnante di arte li guarda e vede un capolavoro. Cristo ha seminato nei loro cuori. Donandoci la vista del Suo volto di speranza. E rispondendo anche al pianto di Cristóbal, che quella notte non riusciva a dormire. Piangevo perchè non potevo fare quel che più desideravo: aiutare la gente perchè avesse speranza. 11

12 Alla scuola di Benedetto VISITA AL PONTIFICIO SEMINARIO ROMANO MAGGIORE PER LA FESTA DELLA MADONNA DELLA FIDUCIA LECTIO DIVINA CON I SEMINARISTI PAROLE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI Cappella del Seminario - Venerdì, 12 febbraio 2010 Eminenza, Eccellenze, Cari amici, ogni anno è per me una grande gioia essere con i seminaristi della diocesi di Roma, con i giovani che si preparano a rispondere alla chiamata del Signore per essere lavoratori nella sua vigna, sacerdoti del suo mistero. E questa la gioia di vedere che la Chiesa vive, che il futuro della Chiesa è presente anche nelle nostre terre, proprio anche a Roma. In quest Anno Sacerdotale, vogliamo essere particolarmente attenti alle parole del Signore concernenti il nostro servizio. Il brano del Vangelo ora letto parla indirettamente, ma profondamente, del nostro Sacramento, della nostra chiamata a stare nella vigna del Signore, ad essere servitori del suo mistero. In questo breve brano, troviamo alcune parole-chiave, che danno l indicazione dell annuncio che il Signore vuole fare con questo testo. Rimanere : in questo breve brano, troviamo dieci volte la parola rimanere ; poi, il nuovo comandamento: Amatevi come 12 io vi ho amato, Non più servi ma amici, Portate frutto ; e, finalmente: Chiedete, pregate e vi sarà dato, vi sarà data la gioia. Preghiamo il Signore perché ci aiuti ad entrare nel senso delle sue parole, perché queste parole possano penetrare il nostro cuore e così possano essere via e vita in noi, con noi e tramite noi. La prima parola è: Rimanete in me, nel mio amore. Il rimanere nel Signore è fondamentale come primo tema di questo brano. Rimanere: dove? Nell amore, nell amore di Cristo, nell essere amati e nell amare il Signore. Tutto il capitolo 15 concretizza il luogo del nostro rimanere, perché i primi otto versetti espongono e presentano la parabola della vite: Io sono la vite e voi i rami. La vite è un immagine veterotestamentaria che troviamo sia nei Profeti, sia nei Salmi e ha un duplice significato: è una parabola per il popolo di Dio, che è la sua vigna. Egli ha piantato una vite in questo mondo, ha coltivato questa vite, ha coltivato la sua vigna, protetto questa sua vigna, e con quale in-

13 tento? Naturalmente, con l intento di trovare frutto, di trovare il dono prezioso dell uva, del vino buono. E così appare il secondo significato: il vino è simbolo, è espressione della gioia dell amore. Il Signore ha creato il suo popolo per trovare la risposta del suo amore e così questa immagine della vite, della vigna, ha un significato sponsale, è espressione del fatto che Dio cerca l amore della sua creatura, vuole entrare in una relazione d amore, in una relazione sponsale con il mondo tramite il popolo da lui eletto. Ma poi la storia concreta è una storia di infedeltà: invece di uva preziosa, vengono prodotte solo piccole cose immangiabili, non giunge la risposta di questo grande amore, non nasce questa unità, questa unione senza condizioni tra uomo e Dio, nella comunione dell amore. L uomo si ritira in se stesso, vuole avere se stesso solo per sé, vuole avere Dio per sé, vuole avere il mondo per sé. E così, la vigna viene devastata, il cinghiale del bosco, tutti i nemici vengono, e la vigna diventa un deserto. Ma Dio non si arrende: Dio trova un nuovo modo per arrivare ad un amore libero, irrevocabile, al frutto di tale amore, alla vera uva: Dio si fa uomo, e così diventa Egli stesso radice della vite, diventa Egli stesso la vite, e così la vite diviene indistruttibile. Questo popolo di Dio non può essere distrutto, perché Dio stesso vi è entrato, si è impiantato in questa terra. Il nuovo popolo di Dio è realmente fondato in Dio stesso, che si fa uomo e così ci chiama ad essere in Lui la nuova vite e ci chiama a stare, a rimanere in Lui. Teniamo presente, inoltre, che, nel capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, troviamo il discorso sul pane, che diventa il grande discorso sul mistero eucaristico. In questo capitolo 15 abbiamo il discorso sul vino: il Signore non parla esplicitamente dell Eucaristia, ma, naturalmente, dietro il mistero del vino sta la realtà che Egli si è fatto frutto e vino per noi, che il suo sangue è il frutto dell amore che nasce dalla terra per sempre e, nell Eucaristia, il suo sangue diventa il nostro sangue, noi diventiamo nuovi, riceviamo una nuova identità, perché il sangue di Cristo diventa il nostro sangue. Così siamo imparentati con Dio nel Figlio e, nell Eucaristia, diventa realtà questa grande realtà della vite nella quale noi siamo rami uniti con il Figlio e così uniti con l amore eterno. Rimanete : rimanere in questo grande mistero, rimanere in questo nuovo dono del Signore, che ci ha reso popolo in se stesso, nel suo Corpo e col suo Sangue. Mi sembra che dobbiamo meditare molto questo mistero, cioè che Dio stesso si fa Corpo, uno con noi; Sangue, uno con noi; che possiamo rimanere - rimanendo in questo mistero - nella comunione con Dio stesso, in questa grande storia di amore, che è la storia della vera felicità. Meditando questo dono - Dio si è fatto uno con noi tutti e, nello stesso tempo, ci fa tutti uno, una vite - dobbiamo anche iniziare a pregare, affinché sempre più questo mistero penetri nella nostra mente, nel nostro cuore, e sempre più siamo capaci di vedere e di vivere la grandezza del mistero, e così cominciare a realizzare questo imperativo: Rimanete. Se continuiamo a leggere attentamente questo brano del Vangelo di Giovanni, troviamo anche un secondo imperativo: Rimanete e Osservate i miei comandamenti. Osservate è solo il secondo livello; il primo è quello del rimanere, il livello ontologico, cioé che siamo uniti con Lui, che ci ha dato in anticipo se stesso, ci ha già dato il suo amore, il frutto. Non siamo noi che dobbiamo produrre il grande frutto; il cristianesimo non è 13

14 un moralismo, non siamo noi che dobbiamo fare quanto Dio si aspetta dal mondo, ma dobbiamo innanzitutto entrare in questo mistero ontologico: Dio si dà Egli stesso. Il suo essere, il suo amare, precede il nostro agire e, nel contesto del suo Corpo, nel contesto dello stare in Lui, identificati con Lui, nobilitati con il suo Sangue, possiamo anche noi agire con Cristo. L etica è conseguenza dell essere: prima il Signore ci dà un nuovo essere, questo è il grande dono; l essere precede l agire e da questo essere poi segue l agire, come una realtà organica, perché ciò che siamo, possiamo esserlo anche nella nostra attività. E così ringraziamo il Signore perché ci ha tolto dal puro moralismo; non possiamo obbedire ad una legge che sta di fonte a noi, ma dobbiamo solo agire secondo la nostra nuova identità. Quindi non è più un obbedienza, una cosa esteriore, ma una realizzazione del dono del nuovo essere. Lo dico ancora una volta: ringraziamo il Signore perché Lui ci precede, ci dà quanto dobbiamo dare noi, e noi possiamo essere poi, nella verità e nella forza del nostro nuovo essere, attori della sua realtà. Rimanere e osservare: l osservare è il segno del rimanere e il rimanere è il dono che Lui ci dà, ma che deve essere rinnovato ogni giorno nella nostra vita. Segue, poi, questo nuovo comandamento: Amatevi come io vi ho amato. Nessun amore è più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Che cosa vuol dire? Anche qui non si tratta di un moralismo. Si potrebbe dire: Non è un nuovo comandamento; il comandamento di amare il prossimo come se stessi esiste già nell Antico Testamento. Alcuni affermano: Tale amore va ancora più radicalizzato; questo amare l altro deve imitare Cristo, che si è dato per noi; deve essere un amare eroico, fino al dono di se stessi. In 14 questo caso, però, il cristianesimo sarebbe un moralismo eroico. E vero che dobbiamo arrivare fino a questa radicalità dell amore, che Cristo ci ha mostrato e donato, ma anche qui la vera novità non è quanto facciamo noi, la vera novità è quanto ha fatto Lui: il Signore ci ha dato se stesso, e il Signore ci ha donato la vera novità di essere membri suoi nel suo corpo, di essere rami della vite che è Lui. Quindi, la novità è il dono, il grande dono, e dal dono, dalla novità del dono, segue anche, come ho detto, il nuovo agire. San Tommaso d Aquino lo dice in modo molto preciso quando scrive: La nuova legge è la grazia dello Spirito Santo (Summa theologiae, I-IIae, q. 106, a. 1). La nuova legge non è un altro comando più difficile degli altri: la nuova legge è un dono, la nuova legge è la presenza dello Spirito Santo datoci nel Sacramento del Battesimo, nella Cresima, e datoci ogni giorno nella Santissima Eucaristia. I Padri qui hanno distinto sacramentum ed exemplum. Sacramentum è il dono del nuovo essere, e questo dono diventa anche esempio per il nostro agire, ma il sacramentum precede, e noi viviamo dal sacramento. Qui vediamo la centralità del sacramento, che è centralità del dono. Procediamo nella nostra riflessione. Il Signore dice: Non vi chiamo più servi, il servo non sa quello che fa il suo padrone. Vi ho chiamato amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre l ho fatto conoscere a voi. Non più servi, che obbediscono al comando, ma amici che conoscono, che sono uniti nella stessa volontà, nello stesso amore. La novità quindi è che Dio si è fatto conoscere, che Dio si è mostrato, che Dio non è più il Dio ignoto, cercato, ma non trovato o solo indovinato da lontano. Dio si è fatto vedere: nel volto di Cristo vediamo Dio, Dio si è fatto conosciuto, e così ci ha fatto amici. Pensiamo come nella storia dell umanità, in tut-

15 te le religioni arcaiche, si sa che c è un Dio. Questa è una conoscenza immersa nel cuore dell uomo, che Dio è uno, gli dèi non sono il Dio. Ma questo Dio rimane molto lontano, sembra che non si faccia conoscere, non si faccia amare, non è amico, ma è lontano. Perciò le religioni si occupano poco di questo Dio, la vita concreta si occupa degli spiriti, delle realtà concrete che incontriamo ogni giorno e con le quali dobbiamo fare i calcoli quotidianamente. Dio rimane lontano. Poi vediamo il grande movimento della filosofia: pensiamo a Platone, Aristotele, che iniziano a intuire come questo Dio è l agathòn, la bontà stessa, è l eros che muove il mondo, e tuttavia questo rimane un pensiero umano, è un idea di Dio che si avvicina alla verità, ma è un idea nostra e Dio rimane il Dio nascosto. Poco tempo fa, mi ha scritto un professore di Regensburg, un professore di fisica, che aveva letto con grande ritardo il mio discorso all Università di Regensburg, per dirmi che non poteva essere d accordo con la mia logica o poteva esserlo solo in parte. Ha detto: Certo, mi convince l idea che la struttura razionale del mondo esiga una ragione creatrice, la quale ha fatto questa razionalità che non si spiega da se stessa. E continuava: Ma se può esserci un demiurgo - così si esprime -, un demiurgo mi sembra sicuro da quanto Lei dice, non vedo che ci sia un Dio amore, buono, giusto e misericordioso. Posso vedere che ci sia una ragione che precede la razionalità del cosmo, ma il resto no. E così Dio gli rimane nascosto. E una ragione che precede le nostre ragioni, la nostra razionalità, la razionalità dell essere, ma non c è un amore eterno, non c è la grande misericordia che ci dà da vivere. Ed ecco, in Cristo, Dio si è mostrato nella sua totale verità, ha mostrato che è ragione e amore, che la ragione eterna è amore e così crea. Purtroppo, anche oggi molti vivono lontani da Cristo, non conoscono il suo volto e così l eterna tentazione del dualismo, che si nasconde anche nella lettera di questo professore, si rinnova sempre, cioè che forse non c è solo un principio buono, ma anche un principio cattivo, un principio del male; che il mondo è diviso e sono due realtà ugualmente forti: e che il Dio buono è solo una parte della realtà. Anche nella teologia, compresa quella cattolica, si diffonde attualmente questa tesi: Dio non sarebbe onnipotente. In questo modo si cerca un apologia di Dio, che così non sarebbe responsabile del male che troviamo ampiamente nel mondo. Ma che povera apologia! Un Dio non onnipotente! Il male non sta nelle sue mani! E come potremmo affidarci a questo Dio? Come potremmo essere sicuri nel suo amore se questo amore finisce dove comincia il potere del male? Ma Dio non è più sconosciuto: nel volto del Cristo Crocifisso vediamo Dio e vediamo la vera onnipotenza, non il mito dell onnipotenza. Per noi uomini potenza, potere è sempre identico alla capacità di distruggere, di far il male. Ma il vero concetto di onnipotenza che appare in Cristo è proprio il contrario: in Lui la vera onnipotenza è amare fino al punto che Dio può soffrire: qui si mostra la sua vera onnipotenza, che può giungere fino al punto di un amore che soffre per noi. E così vediamo che Lui è il vero Dio e il vero Dio, che è amore, é potere: il potere dell amore. E noi possiamo affidarci al suo amore onnipotente e vivere in questo, con questo amore onnipotente. Penso che dobbiamo sempre meditare di nuovo su questa realtà, ringraziare Dio perché si è mostrato, perché lo conosciamo in volto, faccia a faccia; non è più come Mosé che poteva vedere solo il dorso del Signore. Anche questa è un idea bella, della quale San Gregorio Nisseno dice: Vedere solo il dorso vuol dire che dobbiamo sempre andare dietro a Cristo. Ma nello stesso tempo Dio ha mostrato con Cristo la sua faccia, il suo vol- 15

16 to. Il velo del tempio è squarciato, è aperto, il mistero di Dio è visibile. Il primo comandamento che esclude immagini di Dio, perché esse potrebbero solo sminuirne la realtà, è cambiato, rinnovato, ha un altra forma. Possiamo adesso, nell uomo Cristo, vedere il volto di Dio, possiamo avere icone di Cristo e così vedere chi è Dio. Io penso che chi ha capito questo, chi si è fatto toccare da questo mistero, che Dio si è svelato, si è squarciato il velo del tempio, mostrato il suo volto, trova una fonte di gioia permanente. Possiamo solo dire: Grazie. Sì, adesso sappiamo chi tu sei, chi è Dio e come rispondere a Lui. E penso che questa gioia di conoscere Dio che si è mostrato, mostrato fino all intimo del suo essere, implica anche la gioia del comunicare: chi ha capito questo, vive toccato da questa realtà, deve fare come hanno fatto i primi discepoli che vanno dai loro amici e fratelli dicendo: Abbiamo trovato colui del quale parlano i Profeti. Adesso è presente. La missionarietà non è una cosa esteriormente aggiunta alla fede, ma è il dinamismo della fede stessa. Chi ha visto, chi ha incontrato Gesù, deve andare dagli amici e deve dire agli amici: Lo abbiamo trovato, è Gesù, il Crocifisso per noi. Continuando poi, il testo dice: Vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il frutto vostro rimanga. Con questo ritorniamo all inizio, all immagine, alla parabola della vite: essa è creata per portare frutto. E qual è il frutto? Come abbiamo detto, il frutto è l amore. Nell Antico Testamento, con la Torah come prima tappa dell autorivelazione di Dio, il frutto era compreso come giustizia, cioè vivere secondo la Parola di Dio, vivere nella volontà di Dio, e così vivere bene. Ciò rimane, ma nello stesso tempo viene trasceso: la vera giustizia non consiste in un obbedienza ad alcune norme, ma è amore, 16 amore creativo, che trova da sé la ricchezza, l abbondanza del bene. Abbondanza è una delle parole chiave del Nuovo Testamento, Dio stesso dà sempre con abbondanza. Per creare l uomo, crea questa abbondanza di un cosmo immenso; per redimere l uomo dà se stesso, nell Eucaristia dà se stesso. E chi è unito con Cristo, chi è ramo nella vite, vive di questa legge, non chiede: Posso ancora fare questo o no?, Devo fare questo o no?, ma vive nell entusiasmo dell amore che non domanda: questo è ancora necessario oppure proibito, ma, semplicemente, nella creatività dell amore, vuole vivere con Cristo e per Cristo e dare tutto se stesso per Lui e così entrare nella gioia del portare frutto. Teniamo anche presente che il Signore dice Vi ho costituiti perché andiate : è il dinamismo che vive nell amore di Cristo; andare, cioè, non rimanere solo per me, vedere la mia perfezione, garantire per me la felicità eterna, ma dimenticare me stesso, andare come Cristo è andato, andare come Dio è andato dall immensa sua maestà fino alla nostra povertà, per trovare frutto, per aiutarci, per donarci la possibilità di portare il vero frutto dell amore. Quanto più siamo pieni di questa gioia di aver scoperto il volto di Dio, tanto più l entusiasmo dell amore sarà reale in noi e porterà frutto. E finalmente giungiamo all ultima parola di questo brano: Questo vi dico: Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome ve lo conceda. Una breve catechesi sulla preghiera, che ci sorprende sempre di nuovo. Due volte in questo capitolo 15 il Signore dice Quanto chiederete vi do e una volta ancora nel capitolo 16. E noi vorremmo dire: Ma no, Signore, non è vero. Tante preghiere buone e profonde di mamme che pregano per il figlio che sta morendo e non sono esaudite, tante preghiere perché succeda una cosa buona e il Signore non esaudisce. Che cosa vuol dire questa promessa? Nel

17 capitolo 16 il Signore ci offre la chiave per comprendere: ci dice quanto ci dà, che cosa è questo tutto, la charà, la gioia: se uno ha trovato la gioia ha trovato tutto e vede tutto nella luce dell amore divino. Come San Francesco, il quale ha composto la grande poesia sul creato in una situazione desolata, eppure proprio lì, vicino al Signore sofferente, ha riscoperto la bellezza dell essere, la bontà di Dio, e ha composto questa grande poesia. È utile ricordare, nello stesso momento, anche alcuni versetti del Vangelo di Luca, dove il Signore, in una parabola, parla della preghiera, dicendo: Se già voi che siete cattivi date cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre nel cielo darà a voi suoi figli lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo - nel Vangelo di Luca - è gioia, nel Vangelo di Giovanni è la stessa realtà: la gioia è lo Spirito Santo e lo Spirito Santo è la gioia, o, in altre parole, da Dio non chiediamo qualche piccola o grande cosa, da Dio invochiamo il dono divino, Dio stesso; questo è il grande dono che Dio ci dà: Dio stesso. In questo senso dobbiamo imparare a pregare, pregare per la grande realtà, per la realtà divina, perché Egli ci dia se stesso, ci dia il suo Spirito e così possiamo rispondere alle esigenze della vita e aiutare gli altri nelle loro sofferenze. Naturalmente, il Padre Nostro ce lo insegna. Possiamo pregare per tante cose, in tutti i nostri bisogni possiamo pregare: Aiutami!. Questo è molto umano e Dio è umano, come abbiamo visto; quindi è giusto pregare Dio anche per le piccole cose della nostra vita di ogni giorno. Ma, nello stesso tempo, il pregare è un cammino, direi una scala: dobbiamo imparare sempre più per quali cose possiamo pregare e per quali cose non possiamo pregare, perché sono espressioni del mio egoismo. Non posso pregare per cose che sono nocive per gli altri, non posso pregare per cose che aiutano il mio egoismo, la mia superbia. Così il pregare, davanti agli occhi di Dio, diventa un processo di purificazione dei nostri pensieri, dei nostri desideri. Come dice il Signore nella parabola della vite: dobbiamo essere potati, purificati, ogni giorno; vivere con Cristo, in Cristo, rimanere in Cristo, è un processo di purificazione, e solo in questo processo di lenta purificazione, di liberazione da noi stessi e dalla volontà di avere solo noi stessi, sta il cammino vero della vita, si apre il cammino della gioia. Come ho già accennato, tutte queste parole del Signore hanno un sottofondo sacramentale. Il sottofondo fondamentale per la parabola della vite è il Battesimo: siamo impiantati in Cristo; e l Eucaristia: siamo un pane, un corpo, un sangue, una vita con Cristo. E così anche questo processo di purificazione ha un sottofondo sacramentale: il sacramento della Penitenza, della Riconciliazione nel quale accettiamo questa pedagogia divina che giorno per giorno, lungo una vita, ci purifica e ci fa sempre più veri membri del suo corpo. In questo modo possiamo imparare che Dio risponde alle nostre preghiere, risponde spesso con la sua bontà anche alle preghiere piccole, ma spesso anche le corregge, le trasforma e le guida perché possiamo essere finalmente e realmente rami del suo Figlio, della vite vera, membri del suo Corpo. Ringraziamo Dio per la grandezza del suo amore, preghiamo perché ci aiuti a crescere nel suo amore, a rimanere realmente nel suo amore. Copyright Libreria Editrice Vaticana 17

18 Vita in Santuario (gennaio/febbraio/marzo 2010) INTRODUZIONE A CURA DEL RETTORE Un accenno ancora? dall inizio di dicembre, nella sala della Dottrina piccola è aperta sino a fine gennaio, la tradizionale mostra per le missioni realizzata dalle signore Antonietta e Luciana di Portula: il ricavato dalla vendita di piccoli oggetti e manufatti sarà destinato naturalmente all aiuto delle missioni. Il primo giorno dell anno, venerdì 1 gennaio, solennità di Maria Santissima Madre di Dio, e Giornata mondiale della Pace, ha visto la partecipazione alla messa delle ore 9 in Basilica antica dei monaci della Comunità dei Figli di Dio di Vigliano Biellese e una discreta affluenza di pellegrini nonostante la temperatura sempre al di sotto dello zero. Dal 2 al 7 gennaio, come ormai tradizione circa 150 universitari dell Università Statale della Facoltà di Giurisprudenza appartenenti a Comunione e Liberazione hanno trascorso le loro vacanze studio, alternando alle lunghe ore sui libri, momenti di incontro, preghiera, canti e giochi insieme. Sabato 2 gennaio, sfidando il freddo pungente, puntualmente come sempre, il gruppo dei fedeli del Movimento per la Vita e del Centro di Aiuto alla Vita, ha raggiunto il Santuario a piedi da Biella, portando alla Madonna le diverse intenzioni di preghiera a favore della vita, implorando per tutto il nuovo anno, l intercessione di Maria per tutte la valorizzazione e la difesa della vita. 18

19 Domenica 3 gennaio, alla santa messa delle 10,30 in Basilica antica si è unito il gruppo della parrocchia del S. Cuore di Novara. Ha vissuta una giornata di preghiera e di comunione fraterna anche il gruppo di Azione Cattolica di Albenga, accompagnato dal loro sacerdote, don Ettore Barbieri. Sempre la domenica il Santuario è stato raggiunto da un numeroso gruppo della fraternità di CL di Busto Arsizio, per una giornata insieme. Dopo un incontro con il Rettore, hanno partecipato insieme alla S. Messa. Mercoledì 6 gennaio, solennità dell Epifania del Signore, i pastori e i margari, fedeli al loro incontro annuale, si sono ritrovati in Basilica antica per la celebrazione eucaristica delle 10,30, presieduta dal Rettore. Nella messa pomeridiana delle 16,30, ha animato la funzione la cantoria di Bioglio, ormai da diversi anni puntuale a questa ricorrenza. Mercoledì 13 gennaio, purtroppo con un tempo inclemente ed una nebbia fittissima, una quarantina di sacerdoti giovani della Diocesi di Genova, con il loro arcivescovo e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, S. Em. Monsignor Angelo Bagnasco, ha trascorso un momento di ritiro ad Oropa. Provenienti da Pollone per la visita alla casa del Beato Pier Giorgio Frassati hanno raggiunto il Santuario; guidati dall archivista, comm. Mario Coda, hanno visitato la Biblioteca, il Museo e il Padiglione Reale. Alle 16,30, in Basilica antica, una solenne concelebrazione con la presenza del nostro Vescovo, mons. Gabriele Mana, ha concluso la loro giornata. Da Venerdì 15 a domenica 17, un gruppo di ragazzi di Comunione e Liberazione dell Università Statale di Milano, hanno trascorso una tre giorni di studio e approfondimento, ospitati nei locali di Oropa Dimensione Giovani Domenica 17 gennaio, abbiamo celebrato la 21a. Giornata nazionale per l approfondimento e lo sviluppo del dialogo religioso ebraico-cristiano, nella triste circostanza della memoria dell olocausto di milioni di fratelli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Alle ore 10, in Basilica antica, accompagnati dal Rettore, due genitori con Padrini di Battesimo, nonni e amici, hanno consacrato alla Madonna il loro figliolo già battezzato. Il piccolo momento di preghiera si è svolto dapprima davanti al sacello per poi concludersi all altare della Madonna con una benedizione. Nella stessa Domenica Per l Opera delle Famiglie Missionarie della Trinità i coniugi Celestino Allorio e Gabriella Macchetto hanno tenuto, per l intera giornata, il Ritiro Spirituale mensile. Ecumenismo: Ottavario di preghiera per l unità dei cristiani; Tema: Voi sarete testimoni di tutto ciò (Lc 24,48). Famiglia ed ecumenismo. Dimensione ecumenica della sofferenza: entrare, con compassione, nella ferita della divisione. Intensa e prolungata preghiera, meditazione della Parola di Dio e formazione spi- 19

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