ORGANISMO UNITARIO DELL AVVOCATURA ITALIANA. Rassegna stampa. 15 febbraio 2011

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1 Ufficio stampa Rassegna stampa 15 febbraio 2011 Responsabile :Claudio Rao (tel. 06/

2 2 SOMMARIO Pag 3 CONCILIAZIONE: Avvocati pronti al ricorso (il corriere della sera) Pag 4 CONCILIAZIONE: OUA, incostituzionale conciliazione obbligatoria (ansa) Pag 5 CONCILIAZIONE: Conciliazione, test su 600 mila cause (italia oggi) Pag 6 CONCILIAZIONE: Le conciliazioni e gli arbitrati oltre quota 90 mila (il sole 24 ore) Pag 7 ADOZIONI: La Cassazione sulle adozioni Tempi maturi per i single (il corriere della sera) Pag 8 ADOZIONI: Adottare da single, la Cassazione apre Stop dal Vaticano: "Servono due genitori"(la repubblica) Pag 9 ADOZIONI: Adozione «leggera» per i single (il sole 24 ore) Pag 10 ADOZIONI: Le procedure (il sole 24 ore) Pag 11 ADOZIONI: Speranze e bambini da tutelare di Isabella Bossi Fedrigotti (il corriere della sera) Pag 12 ADOZIONI: Dalla parte dei bambini - di Chiara Saraceno "(la repubblica) Pag 13 ADOZIONI: Adozioni: in Italia circa 6 mila l anno, più estere (ansa) Pag 14 PROCESSO BREVE: Obiettivo via libera prima dell estate sulla spinta Ue (il corriere della sera) Pag 15 SCIOGLIMENTO CAMERE: Controriforma decisiva o atto dovuto I dubbi dei giuristi (il corriere della sera) Pag 16 SCIOGLIMENTO CAMERE: Il Quirinale da solo non basta di Lorenza Carlassare (il fatto quotidiano) Pag 18 PROCURE: Ruby: decisione gip accolta con soddisfazione in Procura (il sole 24 ore) Pag 19 EUROPA: Schauble: Fissare un tetto al debito nella Carta Costituzionale "(la repubblica) Pag 21 EUROPA: Revisione dal linguaggio chiaro (italia oggi) Pag 23 EUROPA:Ue:brevetto; no Italia cooperazione rafforzata, pronta ricorso (ansa) Pag 24 EUROPA: Ue: Corte, Italia impugna sentenza su 3 bandi senza italiano (ansa) Pag 25 CARCERI: 2 detenuti suicidi in un giorno, 9 da inizio anno (ansa) Pag 26 CONTI PUBBLICI: Conti pubblici: da esteri a mef, i tagli a ministeri (ansa) Pag 27 CASSAZIONE: Parcelle inevase con rivalutazione senza automatismi (il sole 24 ore) Pag 28 CASSAZIONE: Regolarizzazione per i precari fermata in appello (il sole 24 ore) Pag 29 INTERCETTAZIONI: Reding, norme Ue per difesa privacy (ansa) Pag 30 PREVIDENZA: Piani triennali delle Casse, entro oggi l'invio (italia oggi) Pag 31 INFANZIA: Infanzia: Bruxelles si schiera, più giustizia per i bambini (ansa) Pag 32 ESTERI: Chevron: Wsi; Ecuador, condannata a pagare 8 mld per inquinamento (ansa)

3 IL CORRIERE DELLA SERA Le spine delle categorie Conciliazione, avvocati pronti al ricorso MILANO - Altro che conciliazione. È finita in un «tutti contro tutti» la corsa all'inserimento di mozioni nel decreto Milleproroghe. Qualche giorno fa i senatori della commissione Giustizia avevano votato, con approvazione bipartisan, una mozione con cui si rimandava di un anno l'entrata in vigore della mediazione civile. Poi però, durante una riunione notturna, due senatori (vicini al ministro Alfano) hanno inserito una nuova mozione che rinvia di un anno l'entrata in vigore della conciliazione esclusivamente per le controversie condominiali e per quelle che riguardano incidenti stradali. Per tutto il resto, quindi, partenza confermata a marzo. «È un colpo di mano, il ministro Alfano ha ceduto ai poteri forti e ad alcuni ambienti ministeriali» ha subito tuonato Maurizio de Tilla, presidente dell'organismo unitario dell'avvocatura. «È in atto - continua de Tilla - un evidente tentativo teso a rottamare la giustizia civile con l'obbligatorietà della mediaconciliazione. L'obbligatorietà della mediaconciliazione è incostituzionale, tanto più perché collegata alla mancata previsione di necessità dell'assistenza dell'avvocato. E a questo ci opporremo in ogni sede». Insieme a quelli dell'oua non si sono fatti attendere nemmeno i commenti dell'associazione nazionale forense: «Il susseguirsi di decisioni assolutamente contraddittorie, che vede su fronti contrapposti il Parlamento e il governo, si traduce in un unico risultato: enormi danni per i cittadini» attacca il segretario generale, Ester Perifano. Usa toni più morbidi, secondo suo costume, il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa che evidenzia che non sono disponibili le aule presso i tribunali, e non sono reclutabili i conciliatori nel numero e con la professionalità richiesta. «Il Cnf - ribadisce Alpa - apprezza l'idea di ridurre l'impatto della mediazione obbligatoria per i due settori nei quali si registra il maggior contenzioso (condominio e circolazione stradale) e tuttavia, di fronte alle oggettive situazioni di difficoltà, alla quale non si è ancora potuto porre rimedio, esclude che allo stato attuale l'idea sia praticabile, in quanto i problemi permarrebbero comunque per i settori in cui la mediazione fosse attivata». Dall'altra parte della barricata, i sostenitori della conciliazione non esultano: «Il rinvio della mediazione non consente di rendere tempestivamente efficace la riforma, rischiando di vanificare un così importante sforzo riformatore perseguito dal governo» sostengono in una lettera congiunta Camere di commercio, imprese e professionisti che da tempo chiedevano al governo di non cedere alla tentazione del rinvio. Il rinvio invece è arrivato per quelle due discipline (condominio e incidenti stradali) che, per stessa ammissione di de Tilla, da sole sostengono il lavoro di circa 30 mila avvocati al Sud e quasi 100 mila in tutta Italia. Il ministro Alfano, quindi, caldeggiando il rinvio di queste due discipline ha «salvato» il lavoro a metà degli avvocati senza far saltare del tutto la riforma. Compromesso che poteva anche risultare accettabile. Ma non in una vicenda in cui nessuna delle parti sembra ormai disposta a essere conciliante. Isidoro Trovato 3

4 ANSA OUA, incostituzionale conciliazione obbligatoria PER QUESTO DEVE SLITTARE ENTRATA IN VIGORE (ANSA) - ROMA, 14 FEB - Il sistema di mediaconciliazione obbligatoria così come concepito è ''incostituzionale e limita il diritto dei cittadini ad una giustizia civile giusta ed efficiente''. Lo ribadisce l'organismo unitario dell'avvocatura, che in un documento ribadisce i motivi per i quali ritiene ''necessario'', far slittare l'entrata in vigore della riforma. ''La obbligatorietà della mediaconciliazione viola la Costituzione, tanto più perchè collegata alla mancata previsione di necessità dell'assistenza dell'avvocato- afferma il presidente Maurizio De Tilla-Oua chiarito che il legislatore delegante aveva stabilito che dovesse essere introdotto un meccanismo di conciliazione, ma non ne aveva affatto previsto la obbligatorietà, nè aveva consentito che essa potesse essere considerata condizione di procedibilità della domanda giudiziaria''. Il Governo, invece, fa notare, ''ha introdotto obbligatorietà e improcedibilità, incorrendo nel vizio di eccesso di delega, arrogandosi cos un potere che non gli era stato conferito''. Un fatto che l'oua reputa ''gravissimo''. FH > 14-FEB-11 18:54 4

5 ITALIA OGGI La stima sulla riforma dimezzata Conciliazione, test su 600 mila cause Una partenza pilota per la conciliazione obbligatoria. Per monitorare la riuscita dello strumento introdotto dal dlgs n. 28/2010 e poterlo eventualmente modificare in corsa in vista del via libera definitivo previsto per il 20 marzo Così il sottosegretario alla giustizia, Giacomo Caliendo, ha spiegato la scelta di via Arenula di rinviare di 12 mesi l'entrata in vigore della normativa solo per due materie, circolazione stradale e condominio), attraverso un emendamento al Milleproroghe approvato in extremis dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato (si veda ItaliaOggi del 12 febbraio scorso). Settori che comprendono però, secondo stime dello stesso ministero, più del 50% del contenzioso rientrante nella disciplina del decreto legislativo. Mentre il legislatore ha quantificato in 600 mila l'anno le controversie civili e commerciali su diritti disponibili potenzialmente destinate alla mediazione. È quanto emerso ieri a Milano alla presentazione del «Quarto rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia», organizzato dalla Camera di commercio di Milano attraverso la sua azienda speciale Camera arbitrale, da Isdaci (Istituto per lo studio e la diffusione dell'arbitrato e del diritto commerciale internazionale) e da Unioncamere. Secondo l'indagine sono state oltre le procedure di giustizia alternativa avviate in Italia nel 2009 tra Corecom, negoziazione paritetica, mediazione amministrativa, arbitrati e riassegnazione nomi a dominio. In primo piano la conciliazione presso i Corecom, con domande in materia di telecomunicazioni, il 46,4% del totale, seguita dalla negoziazione paritetica che nasce dai protocolli sottoscritti da imprese e associazioni di consumatori per la risoluzione di controversie in materia di consumo ( domande, il 32,3% del totale). A seguire la mediazione amministrata da Camere di commercio, con domande, il 20,3% del totale. L'arbitrato costituisce lo 0,9% d tutte le procedure, la riassegnazione dei nomi a dominio lo 0,03%. Mentre, secondo il rapporto, sono 320 i centri complessivamente attivi in Italia nella giustizia alternativa, in crescita dal 15% rispetto al Di questi, il 50% si occupa di mediazione amministrativa, 97 i centri di arbitrato e cinque i centri accreditati per la riassegnazione dei nomi a dominio «it». Quanto invece alla velocità della giustizia, il rapporto stima in 162 giorni la durata media di una procedura di arbitrato e in circa 65 giorni per la mediazione amministrativa. Per un valore complessivo delle controversie di 196 mila euro per gli arbitrati e 27 mila euro per la mediazione. Le materie del contendere, invece, sono state soprattutto le telecomunicazioni, i contratti bancari e finanziari per la mediazione, gli appalti e il diritto societario per gli arbitrati. Infine, il presidente della Camera di commercio di Milano, Carlo Sangalli, ha sottolineato l'elevato costo dell'eccessiva durata dei processi per le imprese. «Un costo medio annuo per azienda», ha detto, «di quasi 4 mila euro. Cioè una spesa complessiva per le imprese di 23 miliardi di euro l'anno». Gabriele Ventura 5

6 IL SOLE 24 ORE Le conciliazioni e gli arbitrati oltre quota 90 mila IL BILANCIO - Diminuzione dell'8% rispetto al 2008 Interventi in prevalenza per telecomunicazioni e contratti bancari Sono state oltre le procedure di giustizia alternativa avviate in Italia nel 2009 tra Corecom, negoziazione paritetica, mediazione amministrativa, arbitrati e riassegnazione nomi a dominio. In flessione dell'8% rispetto al 2008, anno di gratuità delle procedure di conciliazione che riguardavano i consumatori, ma in crescita del 487% rispetto al In primo piano la conciliazione presso i Corecom ( domande in materia di telecomunicazioni, il 46,4% del totale, in crescita del 12% per controversie relative soprattutto a telefonia fissa e servizi internet), seguita dalla negoziazione paritetica che nasce dai protocolli sottoscritti da imprese e associazioni di consumatori per la risoluzione di controversie in materia di consumo ( domande, il 32,3%, - 27%) e dalla mediazione amministrata da Camere di commercio o da altri organismi (18.958, il 20,3% del totale, -7,5% rispetto al 2008 anno di gratuità per le controversie che coinvolgevano consumatori). L'arbitrato costituisce lo 0,9% di tutte le procedure (802 domande, +18%) la riassegnazione dei nomi a dominio lo 0,03 per cento. Sono 320 i centri complessivamente attivi in Italia nella giustizia alternativa, in crescita del 15% rispetto al 2008, il 50% si occupa di mediazione amministrata, 97 i centri di arbitrato e 5 i centri accreditati per la rassegnazione dei nomi a dominio «it». Una giustizia veloce, 162 giorni in media la durata di una procedura di arbitrato (inferiore alla durata media prevista dalla legge pari a 240 giorni), circa 65 giorni per la mediazione amministrata, per un valore medio delle controversie di circa euro per gli arbitrati ( presso le Camere di commercio) e euro per la mediazione amministrata. Le materie del contendere sono state soprattutto telecomunicazioni, contratti bancari e finanziari per la mediazione, appalti e diritto societario per gli arbitrati. Quanto alla giustizia alternativa delle Camere di commercio crescono tra 2008 e 2009 le conciliazioni tra imprese (+21%, da a 4.473) mentre subiscono una flessione (-14,5%, da a ) quelle tra imprese e consumatori. Crescono anche gli arbitrati (+30 per cento, da 486 a 631, il 78% di tutte le domande di arbitrato presentate in Italia) per un valore medio di oltre euro. Questi alcuni dati del Quarto rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia, realizzato da Camera di commercio di Milano, Unioncamere e Isdaci (Istituto per lo studio e la diffusione dell'arbitrato e del diritto commerciale internazionale), presentato ieri alla Camera di commercio di Milano. «I ritardi per la giustizia rappresentano un costo: si stimano 4 mila euro a impresa, 23 miliardi per le imprese italiane ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano. Gli imprenditori ed i consumatori hanno bisogno di una giustizia veloce ed efficiente che consenta di risolvere in modo economico le controversie». 6

7 IL CORRIERE DELLA SERA La Cassazione sulle adozioni Tempi maturi per i single ROMA - Una bambina russa e una donna single di Genova che vuole essere la sua mamma. Vive con lei dal 2005, prima nella Federazione Russa dove l'ha adottata, poi negli Usa dove l'adozione è stata riconosciuta. E ora chiede che sia sua figlia con formula piena anche in Italia. E partita da questo caso la Corte di Cassazione per affermare un principio che suscita polemiche nel Governo e nel Pdl, e l'altolà del Vaticano. Per la suprema Corte i tempi sono maturi affinché anche i single possano adottare, sia pure con limitazioni, bambini soli o abbandonati. Nella sentenza 3572 depositata ieri la Corte ha detto «no» alla richiesta della mamma ligure di ottenere l'adozione pienamente legittima riservata al coniugi (quella che avrebbe permesso, ad esempio, alla mamma di non consultare un tutore per ogni atto) ma ha invitato il Parlamento a legiferare. «Ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, ad un ampliamento dell'ambito di ammissibilità dell'adozione di minore da parte di una singola persona anche con gli effetti dell'adozione legittimante» scrivono i giudici ricordando che nella Convenzione di Strasburgo del '67 sui fanciulli non c'è alcun tipo di preclusione. Ma il cardinale Ennio Antonelli, presidente per il pontificio Consiglio per la Famiglia lancia un monito: «In linea generale, la priorità è il bene del bambino, che esige un padre e una madre». Anche dal Pdl molti respingono l'invito a legiferare che il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri considera «un'invasione di campo». Anche se la presidente della commissione infanzia Alessandra Mussolini, fa notare: «Certo che la priorità per il bambino sono i due genitori. Ma anche con un solo un bimbo può stare benissimo». Per il sottosegretario con delega alla Famiglia, Carlo Giovanardi, «non c'è niente di nuovo. In casi eccezionali è già riconosciuta, seppure in maniera attenuata, la possibilità di adottare a singole persone, Il punto vero però è che le coppie che vogliono adottare in Italia sono di più dei bambini adottabili. Che senso ha farli scavalcare dai single? I magistrati dovrebbero applicare la legge e non fare invasione di campo». Concorda il ministro della Gioventù Giorgia Meloni: «Non spetta allo Stato decidere che un bambino debba avere una famiglia a metà». Marco Griffini, dell'associazione genitori adottivi AiBi, contesta: «L'adozione per single era riconosciuta in Italia in casi particolari, ma non per bambini che venivano dall' estero. E i bambini abbandonati sono aumentati in 5 anni da 143 a 163 milioni, mentre le coppie disponibili si sono dimezzate. E meglio avere un genitore solo che essere in un istituto». Una linea condivisa dalla Mussolini: «Magari si legiferasse. Ma ci sono resistenze. Anche da Giovanardi!». La «teoria del male minore» non convince Il Pdl Maurizio Lupi: «Il bambino non è un dolcetto e ha bisogno di una famiglia». E Gasparri rincara: «Stravolgere l'idea di famiglia, peraltro garantita dalla Costituzione, è una scelta che il Parlamento non farà». Anche I'Udc Enzo Carra respinge il «suggerimento avventato» della Corte. Vede con favore la sentenza invece la radicale Rita Bernardini: «Abbiamo inserito anche quest'aspetto nella riforma organica del diritto di famiglia». E la Pd Donatella Ferranti, chiude: «È ovvio che la cosa ottimale è la famiglia. Ma ci sono situazioni di disagio così forti che l'adozione può essere per il ragazzo un momento decisivo». Virginia Piccolillo 7

8 LA REPUBBLICA Adottare da single, la Cassazione apre Stop dal Vaticano: "Servono due genitori" Esaminando una causa, la Corte suprema definisce "maturi" i tempi per un ampliamento dei criteri di adozione. La Chiesa: i bimbi esigono madre e padre ROMA - I tempi sono ormai maturi affinché il Parlamento italiano apra alle adozioni di minori da parte dei single, anche se con le dovute cautele. Nulla in contrario è infatti previsto dalla 'Convenzione di Strasburgo sui fanciulli del 1967' che contiene le linee guida in materia di adozione. L'esortazione arriva dalla Cassazione che - nella sentenza 3572 depositata oggi - sottolinea che "il legislatore nazionale ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, ad un ampliamento dell'ambito di ammissibilità dell'adozione di minore da parte di una singola persona anche con gli effetti dell'adozione legittimante". Allo stato attuale, comunque, l'adozione legittimante rimane consentita solo ai "coniugi uniti in matrimonio, avendo finora ritenuto il legislatore tale statuizione opportuna e necessaria nell'interesse dei minori". Un'apertura che ha mobilitato l'immediato altolà della Chiesa. Nei procedimenti di adozione "in linea generale, la priorità è il bene del bambino, che esige un padre e una madre", commenta infatti il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. "Non conosco nel dettaglio questo caso e il pronunciamento della Suprema Corte - specifica l'alto prelato - Ma in linea generale ogni bambino ha diritto a una madre e a un padre: questa dovrebbe essere la normalità ". a sentenza della Suprema Corte si riferisce alla richiesta di una mamma adottiva di Genova di ottenere l'adozione nella formula pienamente legittimamente piccola bimba, con la quale ha vissuto insieme per due anni nella Federazione Russa e poi negli Usa, dove l'adozione è stata dichiarata efficace dal Tribunale della Columbia. Tuttavia alla mamma single, l'adozione - nella formula "speciale" - è stata consentita e trascritta qui in Italia, con decreto della Corte di Appello di Genova del Con alcune limitazioni, come la necessità del consenso di un tutore legale per determinati atti che riguardano la minore, o con alcuni limiti, come la possibilità di ereditare dai parenti collaterali della mamma. I supremi giudici ritengono, però, maturi i tempi affinchè anche le persone senza un partner possano adottare, con meno difficoltà, bambini rimasti soli o abbandonati. "Il legislatore nazionale - esorta la Cassazione in questa sentenza - ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, ad un ampliamento dell'ambito di ammissibilità dell'adozione di minore da parte di una persona singola anche con gli effetti dell'adozione legittimante". In proposito, la Suprema Corte ci tiene a sottolineare che nelle norme della 'Convenzione di Strasburgo del 1967 sui fanciulli' - che è la bussola di riferimento per le norme sulle adozioni - non c'è alcun tipo di preclusione a questa apertura. 8

9 IL SOLE 24 ORE Adozione «leggera» per i single I giudici di legittimità: un intervento legislativo per estendere l'istituto Per le adozioni dei single si apre uno spiraglio. Una formula poco usata, quella della «adozione non legittimante», è stata riaffermata dalla Corte di cassazione (sentenza 3572, depositata ieri) con una complessa e articolata motivazione di rigetto a un ricorso che mirava, invece, al pieno riconoscimento di un'adozione legittimante. Nel concreto, e con qualche escamotage, questa soluzione permette a un single di «avere» per sé un bambino, salvo improbabili complicazioni future. La ricorrente, single, aveva adottato una ragazzina di 12 anni in Federazione Russa nel 2005, per farsi poi rilasciare il provvedimento di adozione da un tribunale statunitense nel Nel 2008 questo provvedimento era stato però dichiarato inefficace dal tribunale dei minori. Da lì alla Corte d'appello e alla Cassazione, la madre ha tentato il riconoscimento "totale". Ma se la Cassazione lo ha bocciato, ha però specificato che comunque la permanenza biennale nello stato straniero che ha pronunciato il provvedimento (gli Stati Uniti) consente la pronuncia di una adozione «senza effetti pieni» in «casi particolari». La Cassazione ha analizzato un caso certo particolare ma che di fatto, proprio grazie alla ricostruzione procedurale e normativa della Corte, consente di individuare con chiarezza una strada percorribile. Il primo passo, che la sentenza non cita ma che evidentemente è stato fatto dall'interessata, è quello di dribblare la norma italiana che ha recepito la convenzione internazionale sul l'adozione dei minori (Aja, 29 maggio 1993), che qui in Italia vede l'intervento dei tribunale di minori, il quale valuta e riconosce l'idoneità dei genitori (obbligatoriamente due). Poi questi devono rivolgersi a un'associazione riconosciuta e svolgere la pratica per il paese "servito" dall'associazione, rispettando tutte le complesse prassi della convenzione. Alla fine la sentenza di adozione, pronunciata nel paese del minore, viene dichiarata efficace in Italia. Chi invece è passato, per esempio, dalle "agenzie" Usa (paese che solo di recente ha aderito alla convenzione) ha avuto la strada spianata e in poco tempo (ma non in tutte le nazioni) ha ottenuto il provvedimento, anche se single. A questo punto, se il single ha risieduto negli Stati Uniti almeno due anni, si è trovato (come nel caso della madre single) nelle condizioni previste dall'articolo 36 della legge 184/83. Il provvedimento del paese d'origine del minore, che ha pronunciato l'adozione, veniva (e viene) riconosciuto e quindi resta la fase finale: il passaggio in Italia. Va detto, peraltro, che la convenzione dell'aja non limita il diritto dei singoli stati di ammettere le adozioni dei single e quindi negli Usa, anche se ora i controlli sono tarati sulle esigenze della convenzione, questa strada è ancora ampiamente percorribile. In Italia, dunque, il provvedimento Usa cozzava con l'obbligo di avere ambedue i genitori (tranne pochi casi, come la morte di uno o la separazione a pratica già avviata). E la Cassazione ne ha respinto il riconoscimento come adozione piena, spiegando però che si rendeva (e si rende) possibile invece il riconoscimento dell'adozione "affievolita" nei «casi particolari» stabiliti dalla legge 184/83, articolo 44 (si veda la scheda a fianco). La stessa norma prevede poi altri aspetti, come la disciplina del nuovo cognome (che viene aggiunto a quello d'origine). Restano i legami (diritti e doveri) con la famiglia di origine (se esiste), e il nuovo genitore non acquista alcun diritto su eventuali beni del minore adottato (anch'essa ipotesi remota). Il minore, invece, è equiparato ai figli legittimi e concorre come ogni altro figlio nella divisione ereditaria dei beni degli adottanti. Tra l'altro, sarebbe necessario il consenso della famiglia d'origine ma anche questa, ovviamente, è poco più di una formalità, dato che in caso di irreperibilità l'adozione può essere pronunciata lo stesso. La Cassazione ha concluso auspicando un intervento legislativo, che ampli i casi di adozione da parte di single «anche con gli effetti dell'adozione legittimante». 9

10 IL SOLE 24 ORE Le procedure 01 «CASI PARTICOLARI». I single possono adottare quando sono: a) persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre; b) coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell'altro coniuge; c) quando il minore sia portatore di handicap e sia orfano di padre e di madre; d) quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo 02 I LIMITI. In caso venga riconosciuta l'adozione dei single, essa non è "piena": resta il cognome della famiglia d'origine, con la quale rimangono tutti i diritti e doveri, e il genitore adottivo non può ereditare dal minore. Nel concreto, però, essendo irreperibile la famiglia d'origine, il rapporto di adozione è molto forte Le adozioni internazionali del 2010 in cifre IN ITALIA. Le coppie che hanno adottato minori stranieri nel nostro paese sono state 3.241, con una media di 270 coppie al mese, un andamento superiore al 2009, quando il numero era di con una media mensile di 257 LOMBARDIA IN TESTA. È questa la regione dove si adotta di più: quasi il 19% delle coppie adottanti (614) risiedono in Lombardia, segue il Lazio con 10,3% (335 coppie) e con un incremento, rispetto al 2009, del 21 per cento I MINORI ADOTTATI. Vengono da 58 paesi e sono aumentati di 166 unità i minori adottati nel nostro paese. Si tratta di un incremento del 4,2% rispetto al La Lombardia resta, anche in questo caso, in testa con 794 minori adottati DALLA RUSSIA. Sono i bambini arrivati dalla Federazione russa, che si conferma il paese con maggior numero di adozioni, seguita da Colombia (592), Ucraina (426), Brasile (318), ed Etiopia (274). In tutto, da questi cinque paesi arriva il 56% dei minori L'ETÀ MEDIA. I bambini adottati sono ancora piuttosto piccoli; anche se nel 2010 l'età media è lievemente cresciuta rispetto al 2009, quando era 5,9 anni. Per i piccoli russi si abbassa a 5 anni mentre si alza a 8, 4 per gli ucraini e 7,9 per i brasiliani HANNO DETTO ENNIO ANTONELLI Pontificio consiglio per la Famiglia Il desiderio degli adulti non deve prevalere sul bene dei bambini MELITA CAVALLO Tribunale dei minorenni di Roma Io ritengo che un bambino abbia diritto a una famiglia composta da un padre e una madre CARLO GIOVANARDI Presidente commissione adozioni Per quale motivo le coppie sposate dovrebbero essere scavalcate da single? 10

11 IL CORRIERE DELLA SERA IL COMMENTO Speranze e bambini da tutelare di Isabella Bossi Fedrigotti Siamo sicuri che, per un bambino, avere soltanto un genitore invece di due sia una condizione necessariamente peggiore? robabilmente no, soprattutto se quel bambino prima era solo al mondo, cresciuto in qualche istituto per orfanelli, magari in uno di quelli tremendi che in certi Paesi sembrano essere la triste regola. A maggior ragione se quel bambino non è più piccolissimo e, dunque, non più con vasto «mercato», bensì già un po' grandicello e, perciò, molto spesso nemmeno preso in considerazione dai potenziali papà e mamma. Ma in Italia, per un single, adottare continua a essere vietato dalla legge, legge resa ormai un poco strabica dall'evoluzione del costume, secondo il quale le famiglie monoparentali sono un fenomeno diffusissimo anche da noi. È ovviamente giusto e auspicabile che due genitori siano la prima opzione per un bambino abbandonato: nessuno ha dubbi su questo. Ma visto che donne e uomini - vedovi, divorziati o mai sposati - dimostrano ogni giorno che, sia pure in solitudine e, a volte, tra grandi difficoltà, sanno crescere ed educare degnamente uno o più figli, perché continuare a negare loro, per principio, la possibilità di adottare? Che li esaminino a fondo, questi aspiranti genitori single, che li analizzino, che li studino, che li rivoltino come un guanto, esattamente come succede con le coppie, per capire se è egoismo o altruismo, avidità di affetto, paura della solitudine o generosità schietta che li muove; che scartino pure quelli che riterranno inadeguati, ma che non li rifiutino per il solo fatto di avere la ventura o la sventura di non essere in due. L'indicazione da parte della nostra Suprema Corte, che ieri ha sollecitato il Parlamento a legiferare in tal senso, arriva per riempire un vuoto che sempre più spesso è causa di delicate, confuse situazioni di incertezza. Si è mossa la Cassazione a proposito della vicenda di una donna vissuta a lungo negli Stati Uniti dove aveva adottato una ragazzina bielorussa, adozione che al rientro in Italia è stata convalidata, ma soltanto in modo parziale, nel senso che per certe decisioni si dovrà sempre ricorrere a un tutore legale, e che la figlia non potrà ereditare, come una vera figlia, dai parenti collaterali della mamma. Sebbene varie voci, tra le quali quella del cardinale Antonelli, presidente del Pontificio consiglio della famiglia, abbiano subito ribadito la necessità che un bambino abbandonato trovi una mamma e un papà, sembra tuttavia ragionevole aspettarsi che su questo fronte i legislatori superino il regime dell'incertezza, come auspica l'istanza dei supremi giudici. Mettendosi anche dalla parte dei bambini. 11

12 LA REPUBBLICA L'ANALISI Dalla parte dei bambini I bambini hanno, prima ancora che diritto, necessità che qualcuno assuma nei loro confronti responsabilità e comportamenti genitoriali, ovvero la responsabilità di dare loro un posto nel mondo. di Chiara Saraceno E dove possano stare e crescere con fiducia. Alla maggior parte dei bambini ciò è garantito dai genitori naturali, ovvero da quelli che li hanno concepiti. Ma per molti bambini, perché privi di genitori, o perché questi non sono in grado di fare fronte alle proprie responsabilità, chi si prende questa responsabilità sono altri: uno o più nonni, degli zii, dei genitori adottivi, o anche dei genitori affidatari. Opportunamente la Convenzione dei diritti del fanciullo non specifica la forma istituzionale che devono avere questi "altri": se debbano essere per forza una coppia, e se questa debba essere eterosessuale e sposata. Perché nelle culture e pratiche familiari presenti nei vari paesi la responsabilità genitoriale può essere più o meno condivisa e la coppia avere maggiore o minore centralità. Ciò che conta, per un bambino, è di essere accolto. Tanto più quando è segnato da un'esperienza di abbandono o di perdita. Bene quindi ha fatto la Corte di Cassazione a consentire, a differenza di quanto era avvenuto qualche anno fa in una situazione analoga, almeno l'adozione speciale nel caso di una donna sola che da anni aveva fatto legalmente (secondo le leggi di altri paesi) da mamma adottiva alla sua bambina. Ci si potrebbe chiedere che cosa sarebbe accaduto in caso contrario: portata in Italia dalla sua mamma questa bambina sarebbe dovuta tornare, per legge, a uno status di orfana ed essere messa in adozione di nuovo? E bene ha fatto anche a segnalare al legislatore italiano l'opportunità di allargare le maglie dei potenziali "adottandi" secondo la normativa standard, non restringendoli più solo alle coppie (eterosessuali) coniugate al momento della delibera di adozione. L'adozione standard, infatti, a differenza di quella speciale (ormai riservata a casi di adozione di adulti, o di minori che hanno ancora rapporti con i genitori) integra pienamente il bambino adottato nella famiglia che lo accoglie, dandogli non solo genitori, ma anche nonni. Ed i genitori sono più pienamente tali, senza dover sottostare alla sorveglianza di un tutore legale. Non si tratta tanto di allargare il diritto ad avere un figlio, quanto, come avviene in molti altri paesi, di allargare il bacino di potenziali genitori, nel pieno rispetto delle procedure italiane di verifica e istruttoria poste a garanzia dell'interesse prioritario del bambino. Non è sempre detto che due genitori, che siano naturali o adottivi, siano meglio di uno. La capacità genitoriale non è il risultato di un rapporto di coppia (e solo se questo è sanzionato dal matrimonio), ma in primo luogo una capacità che emerge e sviluppa nella interazione con un bambino. Il rapporto di coppia può rafforzare questa capacità nella comune assunzione di responsabilità. Ma può anche configgere con essa, o farvi resistenza. Quindi non può essere assunto come un requisito dogmatico imprescindibile. Soprattutto, quando un bambino privo di genitori incontra l'amore e l'accoglienza di un adulto, è alla capacità genitoriale di questi, e alla sua adeguatezza ai bisogni di quel bambino che occorre guardare. Sapendo che crescendo quel bambino, come tutti gli adottati, dovrà elaborare sia la conoscenza della perdita o abbandono dei genitori, sia l'acquisizione di almeno un genitore. 12

13 ANSA Scheda/Adozioni: in Italia circa 6 mila l anno, più estere NEL 2010 IL MAGGIOR NUMERO DI MINORI DALLA RUSSIA (707) (ANSA) - ROMA, 14 FEB - Sono circa seimila l'anno le adozioni in Italia, la maggior parte delle quali, oltre 4 mila, dall'estero, con la Russia che nel 2010 e' stato il Paese di provenienza del numero maggiore di minori (707). Non solo, lo scorso anno e' stato quello con il piu' alto numero di adozioni realizzato dalle coppie italiane: per la prima volta infatti e' stata superata quota quattromila. La Commissione, presieduta dal sottosegretario Carlo Giovanardi, ha rilasciato l'autorizzazione all'ingresso in Italia per bambini. Nel 2009 le autorizzazioni all'ingresso avevano riguardato minori: vi e' stato pertanto un aumento del 4,2%. Per quanto riguarda l'italia, invece, i dati del Dipartimento della Giustizia Minorile parlano per il 2007 (ultimo anno a disposizione) di adozioni di minori italiani, dato in linea con i precedenti anni. A questi vanno aggiunte (sempre dati 2007) altre 684 adozioni di casi particolari (come per gli orfani legati a famiglie con un gradi di parentela fino al sesto) e 903 affidamenti preadottivi. Per quanto riguarda i minori stranieri, il primo Paese di provenienza e' ancora la Federazione Russa con 707 minori, ma e' stato particolarmente elevato l'aumento del numero dei bambini provenienti dalla Colombia, che sono stati 592 a fronte dei 444 del La Colombia e' dunque il secondo Paese di provenienza, seguito dall'ucraina con 426 adozioni, dal Brasile con 318, dall'etiopia con 274, dal Vietnam con 251 e dalla Polonia con 193. Significativo e' l'incremento dei minori provenienti dall'america latina (+16,34%) e dall'asia (+34,71%) malgrado le trasformazioni interne in corso in Paesi come Vietnam, Nepal e Cambogia; 443 sono i minori provenienti da Paesi dell'africa. La regione con il maggior numero di adozioni e' la Lombardia, ma si constata un significativo aumento delle adozioni nelle regioni meridionali, soprattutto in Campania. Nel 2010 si e' constatato l'aumento, rispetto agli anni passati, del numero dei decreti di idoneita' rilasciati dai Tribunali dei minorenni seguiti dal conferimento dell'incarico a un ente autorizzato: cio' costituisce, ha notato la Cai, una conferma della crescente consapevolezza e preparazione delle coppie che decidono di intraprendere l'iter adottivo. (ANSA). VN 14-FEB-11 18:45 NNN 13

14 IL CORRIERE DELLA SERA Processo breve, obiettivo via libera prima dell estate sulla spinta Ue Dom ROMA - La vera accelerazione alla Camera, per il ddl sul «processo breve», inizierà il 22 febbraio quando la conferenza dei capigruppo esaminerà il calendario dei lavori di Aula di marzo e di aprile. Da quel giorno non ci saranno soste per la legge che assicurerebbe una durata certa <l! processi, pena la morte dei dibattimenti per prescrizione. E ora la corsa contro il tempo della maggioranza si annuncia ancora più affannosa perché proprio a marzo riprendono a Milano i tre giudizi in cui è imputato il presidente del Consiglio (Mills, Mediatrade, Mediaset). L obiettivo del Pdl e quello di portare a casa il processo breve (anche a colpi di fiducia, se necessario, sia alla Camera sia al Senato) prima che inizi l'estate. Una campagna martellante poi, accompagnerebbe l'iter parlamentare facendo leva sul fatto che <la ragionevole durata dei processi» ci viene imposta dall'europa Tuttavia il nodo italiano del testo di legge - che nella passata legislatura, con modalità diverse, aveva anche il Pd tra i suoi sostenitori - rimane sempre lo stesso, nonostante tutti in Parlamento vogliano tagliare drasticamente I giorni di media di una causa civile: in altre parole, fatto salvo il diritto a un processo dai tempi ragionevoli, ci si scanna sulla norma transitoria che estende gli effetti della prescrizione processuale anche ai dibattimenti in corso, compresi quelli in cui è imputato Berlusconi. E che il dibattito in commissione giustizia (si riparte martedì 15) sarà infuocato è testimoniato delle audizioni in programma: tra martedì e giovedì, «verranno «interrogati» sull'impatto del processo breve alcuni presidenti di importanti corti d'appello (Canzio, Romei Pasetti, Santacroce, Angeli, Drago, Corradini, Campanato), il procuratore generale di Torino Maddalena, il procuratore aggiunto della dda di Reggio Calabria Gratteri. Nella lista predisposta dal presidente, Giulia Bongiorno, non figurano invece il procuratore di Torino, Caselli, e il procuratore aggiunto di Milano Spataro i cui nomi erano stati indicati dall'idv, Invece il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato - per chiedere alla Consulta di stabilire la natura ministeriale della concussione addebitata a Betlusconi per il caso Ruby - per ora non decolla essendo l'ufficio di presidenza della Camera (dove Pdl e Lega non hanno la maggioranza) l'organo che deve proporre il conflitto all'aula Cosa succede dunque se l'ufficio di presidenza propone di «non sollevare» il ricorso davanti alla Consulta? La proposta passa all'aula e come una delibera della giunta per le autorizzazioni, può' anche essere ribaltata dal voto dei deputati? Difficile dare una risposta perché non ci sono precedenti. Dino Martirano 14

15 IL CORRIERE DELLA SERA Controriforma decisiva o atto dovuto I dubbi dei giuristi ROMA - La comunità dei costituzionalisti concorda sul fatto che il decreto di scioglimento delle Camere debba essere controfirmato dal presidente del Consiglio. Emergono valutazioni diverse, invece, sul peso da dare a quella controfirma senza la quale, comunque, nessun atto del presidente della Repubblica è valido. La controfirma, dunque, si riduce a puro atto notarile dovuto, che certifica l'autenticità dell'atto del capo dello Stato, oppure ha valore sostanziale di bilanciamento perché, come spiega il costituzionalista Giovanni Guzzetta, altrimenti «verrebbero attenuate quelle distinzioni che sono la caratteristica di un sistema parlamentare rispetto a quello presidenziale»? Michele Ainis, professore di istituzioni di diritto pubblico a Roma Tre, è convinto che la controfirma del ministro proponente assuma un peso diverso a seconda delle circostanze: quel peso dipende non solo dal tipo di atto presidenziale (concessione della grazia, nomina di un giudice costituzionale, scioglimento delle Camere, ecc.), ma anche dalle ragioni per cui l'atto viene emanato. Si spiega Ainis: «la controfirma ha un valore sostanziale quando il governo è compartecipe della decisione di sciogliere le Camere mentre assumerebbe una cifra notarile qualora il capo dello Stato fosse chiamato a interrompere la legislatura perché il Paese è piombato dentro una crisi istituzionale grave». In altre parole, «davanti alla paralisi del Parlamento, il presidente del Consiglio non può sottrarsi alla controfirma..». Ma se il premier si rifiuta, il conseguente conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato potrebbe risolversi dopo molto tempo: <<E chi lo ha detto che la Corte costituzionale non sarebbe in grado di risolvere il conflitto in una settimana?», chiosa Ainis. Paolo Armaroli, professore emerito a Genova di diritto parlamentare, cita il costituzionalista Carlo Esposito che già negli anni 50 pose il capo dello Stato un gradino più in alto: «Il presidente, in caso di crisi del sistema, si erge a supremo reggitore dello Stato». Quindi può decidere di «sciogliere le Camere perché quello è un potere sostanzialmente presidenziale... Certo la domanda da porsi, ora, è una: abbiamo già toccato il fondo? TI presidente Napolitano, che sta facendo di tutto per salvare la baracca, ha lanciato l'allarme anche se qualcuno ha voluto leggere le sue parole come manifestazione della volontà di sciogliere le Camere. Ma non è così...». TI professore Giovanni Pitruzzella, collaboratore della fondazione Magna Charta di Gaetano Quagliariello, ritiene «molto difficile sciogliere il Parlamento senza la controfirma del presidente del Consiglio». E chiaro che siamo di fronte ad «un potere presidenziale che però può essere esercitato solo in presenza di determinate condizioni: ovvero che non ci sia più una maggioranza in Parlamento». C'è poi, la «paralisi totale delle istituzioni, ma questa è una ipotesi residuale per la quale serve comunque la controfirma del governo». E se Berlusconi rifiutasse di firmare anche davanti a una crisi istituzionale conclamata? «Lo farebbe non per motivi politici ma per un problema di legittimità costituzionale...». Dino Martirano 15

16 IL FATTO QUOTIDIANO Il Quirinale da solo non basta di Lorenza Carlassare ven Un governo provvisorio per affrontare questioni improrogabili (la legge elettorale innanzitutto) è solo in astratto la soluzione per uscire da una situazione disastrosa. I normali rimedi previsti nelle democrazie costituzionali non riescono infatti a funzionare nella realtà politicamente e moralmente degradata che stiamo vivendo. I rimedi per uscire dalle crisi prevedono due passaggi, il primo nelle mani delle Camere, il secondo del presidente della Repubblica: se il governo non è in grado di funzionare, un voto di sfiducia lo costringe alle dimissioni aprendo la strada alla formazione di un governo nuovo da parte del presidente. Questo cammino è oggi impedito da una squallida farsa: una maggioranza inesistente, acquistando una manciata di voti di parlamentari responsabili, impedisce l approvazione della sfiducia, bloccando una situazione insostenibile. Non ci sono i numeri per sfiduciare il governo, né per consentirgli un azione politica efficace. I meccanismi costituzionali risultano inservibili perché il gioco è condotto con dadi truccati. Se il primo passaggio si rivela impossibile, ogni uscita è inesorabilmente preclusa? QUI S INSERISCE l altro lato della vicenda, forse il più fosco, che ne rende insostenibile il perdurare. Non è soltanto in causa una maggioranza sfaldata e insufficiente: l insufficienza è anche morale, vorrei dire civile, e rende incompatibile la persona di Berlusconi con la carica istituzionale ricoperta. Ma il presidente del Consiglio rifiuta di dimettersi; anche quest uscita, scontata in qualsiasi democrazia normale, di fatto è preclusa. È guardando ad entrambi i fatti e alla loro peculiarità che va valutato, in concreto, il ricorso all estrema soluzione: lo scioglimento anticipato delle Camere. È la via indicata da Eugenio Scalfari nell editoriale di domenica scorsa; ma, gli si obietta, il decreto di scioglimento deve essere controfirmato dal presidente del Consiglio. Come se ne esce? La Costituzione si limita a dire che il presidente della Repubblica può sciogliere le Camere sentiti i loro presidenti (art. 88). Nessuna difficoltà, sembrerebbe. La norma però va letta nel quadro del sistema parlamentare e del generale principio dell art. 89 Nessun atto del presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti che ne assumono la responsabilità. La controfirma ha un valore puramente formale, o il governo può rifiutarla? La risposta non è del tutto sicura. La controfirma assume un diverso valore a seconda del tipo di atto ammette anche la Corte costituzionale seguendo l opinione dei giuristi (sent. 200/2006 sul potere di grazia). Ad essa va attribuito un carattere sostanziale quando l atto sottoposto alla firma del capo dello Stato sia di tipo governativo e, dunque, espressione delle potestà che sono proprie dell esecutivo, mentre a essa deve essere riconosciuto valore soltanto formale quando l atto sia espressione di 16

17 poteri propri del presidente della Repubblica, quali - ad esempio - quelli di inviare messaggi alle Camere, di nomina di senatori a vita o dei giudici costituzionali. A tali atti deve essere equiparato quello di concessione della grazia. Negli atti presidenziali, dunque, la decisione finale è assunta dal capo dello Stato, la controfirma è dovuta. Lo scioglimento delle Camere è fra questi? Alcuni costituzionalisti, soprattutto in passato, ritenevano di sì; per altri invece rientrerebbe in un terzo tipo ( atto complesso ) che richiede l accordo di entrambi. Mi è sempre parsa preferibile questa posizione: inammissibile affidare al solo presidente, organo politicamente irresponsabile, una decisione intensamente politica, legata a valutazioni contingenti, non giudicabile con parametri oggettivi. La mia convinzione si è rafforzata dopo la presidenza di Cossiga le cui decisioni, legate agli umori del momento, provocarono numerosi appelli di costituzionalisti preoccupati per l equilibrio costituzionale. Ho sempre ritenuto che anche la maggioranza, qualsiasi maggioranza, vada tutelata, e dunque il governo, che della maggioranza è espressione, debba aver voce in una decisione grave che può metterne in gioco la sorte, e che pertanto la controfirma al decreto di scioglimento abbia valore sostanziale. Le interpretazioni diverse dell art. 88 portano a differenti esiti: se lo scioglimento è atto presidenziale l eventuale rifiuto di controfirma autorizzerebbe il presidente a ricorrere alla Corte costituzionale, la quale, purché sussistano ragioni valide, darebbe ragione al primo. Con la teoria dell atto complesso, invece, il rifiuto governativo - accertata la validità delle motivazioni del rifiuto - dovrebbe essere considerato legittimo. La situazione concreta ha comunque un ruolo decisivo, e certamente le tipologie della dottrina non vanno intese in un modo rigido, incompatibile con l elasticità dei rapporti costituzionali che sono pur sempre rapporti politici. Anche chi accede all idea del necessario accordo fra i due, sposta comunque l accento sul potere del capo dello Stato (ad esempio Paladin). Ed è sicuro per tutti che se è il presidente ad opporsi, lo scioglimento non si può fare. Nelle attuali circostanze s innestano peculiarità tali da spostare i termini del discorso? Non siamo in una situazione normale dove la decisione di sciogliere si basa su considerazioni soltanto politiche e perciò non può essere lasciata al solo capo dello Stato. Urgenze diverse s incrociano. A un blocco che non trova uscita nelle vie costituzionalmente previste si aggiunge l esigenza di ridare alle istituzioni la dignità perduta e di porre fine a contrasti indecorosi al limite della crisi. Quella del capo dello Stato non sarebbe una valutazione soltanto politica. Due gravi motivi, oggettivamente rilevabili, la sosterrebbero: rimettere in moto le istituzioni inceppate è fra i suoi compiti istituzionali (il governo con la sua maggioranza risicata non governa e i rimedi costituzionali sono inutilizzabili); chiudere un inedita situazione di degrado e lotta fra poteri mai prima verificata. I dubbi, di certo, non mancano: ma è necessario, almeno, rifletterci. 17

18 ANSA Ruby: decisione gip accolta con soddisfazione in Procura (ANSA) - MILANO, 15 FEB - E' stata accolta con soddisfazione in Procura la decisione del gip di Milano sulla richiesta di giudizio immediato avanzata dai procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Pietro Forno e dal pm Antonio Sangermano. Il giudice, infatti, questa mattina ha disposto il processo per il premier che si aprira' il prossimo 6 aprile davanti alla quarta sezione penale del Tribunale. Anche se non e' stato rilasciato alcun commento ufficiale, il clima al quarto piano del Palazzo di giustizia era di soddisfazione in quanto il gip ha ritenuto sussistente l' esistenza dell'evidenza della prova e la competenza dei magistrati milanesi. (ANSA). BRU-Y6N/FRF 15-FEB-11 12:00 18

19 LA REPUBBLICA Fissare un tetto al debito nella Carta Costituzionale Schauble: la nostra ricetta salverà l euro DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ANDREA TARQUINI BERLINO Lun Il piano francotedesco non è un diktat, ma può essere la ricetta per salvare l`euro. Lo dice il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schàuble, leader dei conservatori democratici europei, alla vigilia della riunione di oggi dell`eurogruppo. Il Patto di Competitività non è un tentativo di rafforzare l`influenza tedesca nella Ue? «No. La crisi ci ha insegnato che dobbiamo affrontare il problema delle differenze di competitività. Noi abbiamo avanzato proposte, ed è sempre la vecchia storia. Se Francia e Germania evocano un tema, vengono criticate. Se non lo fanno, vengono criticate. Ci sono molti malintesi. Il nostro non è un diktat, chiarisco: ognuno avanza proposte, poi ne discuteremo insieme» Chiede un sì al piano in cambio di più finanziamenti al Fondo salva Stati? «Solo con un pacchetto globale possiamo trarre le giuste conclusioni dalla crisi. In tre campi: rafforzamento del Patto di Stabilità e crescita, miglioramento della competitività in tutti i Paesi membri, creazione di un meccanismo sostenibile di aiuto, quale avremo da metà 2013 con la cosiddetta stabilizzazione europea. Se andremo avanti in tutti questi tre campi, convinceremo i mercati finanziari che l`euro resterà stabile. La solidarietà è richiesta a tutti i 17 Paesi dell`eurozona. A volte sembra, invece, che debba ricadere solo sui Paesi che hanno causato pochi problemi. Non può essere così. Ognuno contribuisca secondo le sue possibilità. E il dibattito su un rafforzamento del Fondo lancia segnali totalmente sbagliati ai mercati: parlando di necessità d`agire a breve termine su questo punto, attizziamo le speculazioni in singoli Paesi membri». Ha senso introdurre in altri Paesi limiti al debito come in Germania? «Sul tema ho letto definizioni assurde, come "germanizzazione imposta". Non vogliamo imporre un modello ad altri. Macon il tetto costituzionale al debito abbiamo fatto buone esperienze. Sarebbe bene se altri volessero farne uso. Problemi recenti, per esempio in Grecia, sarebbero stati evitati meglio. L`esperienza tedesca mostra che è possibile una riduzione del deficit che stimoli la crescita». Alcuni Paesi mediterranei (Grecia, Portogallo, Spagna, Italia) affrontano situazioni di bilancio critiche. Quanto è grande il rischio di una spaccatura dell`unione monetaria? «Siamo sulla buona strada verso la soluzione dei problemi dell`anno scorso. Abbiamo sempre detto che l`euro non è in pericolo. 19

20 Non ci sarà una spaccatura dell`eurozona. Ma per ridurrei pericoli dobbiamo lavorare sui tre punti che ho già enunciato: Patto di Stabilità, competitività, meccanismo di stabilità europeo. io poi ho sempre pensato che bisogna guardare con occhio cri- tico in casa propria prima di criticare gli altri. Anche la Germania oltrepassai criteri del Patto. Il nostro debito globale, sebbene non come in altri Paesi, è ancora alto». Ma il deficit francese è doppio di quello tedesco, la crescita tedesca ben superiore a quella italiana. Può reggere l`euro? «La Francia si è impegnata a ridurre il deficit sotto il 3% entro il Ogni Paese deve fare i suoi sforzi, anche il ministro delle Finanze tedesco ha molto lavoro. Ma l`eurozona ha una bilancia commerciale equilibrata. Nel 2010 poi l`import tedesco da altri Paesi Ue è cresciuto più dell`export tedesco verso quegli stessi Paesi. La nostra crescita è ora dovuta più alla domanda interna che non al commercio estero. Gli sviluppi favorevoli in Germania aiutano le altre Nazioni europee, non le danneggiano. Siamo stati l`anno scorso un po` una locomotiva della crescita. Non mi sento nella posizione di dovermi scusare per questo nostro ruolo». Altri Paesi potranno darsi forza strutturale come la Germania? «Perché non dovrebbero? Perciò, contro le differenze di competitività, proponiamo un processo di benchmarking. Ora in Germania abbiamo una buona situazione economica, ma all`inizio dello scorso decennio affrontavamo molti problemi. Li abbiamo risolti. Adesso altri hanno dei problemi, ma anche loro li risolveranno». Non c`è il rischio che qualche Paese debba uscire dall`euro? «Se guardiamo a quanti cambiamenti la Grecia è riuscita a realizzare, notiamo risultati che un anno fa ci sarebbero sembrati impossibili. La Grecia ha ancora enormi sfide davanti a se, ma bisogna avere anche un po` di rispetto per quanto ha fatto nell`ultimo anno. Il problema è che 15 anni fa non potevamo prevedere che la interconnessione dei mercati finanziari, 15 anni dopo, nell`era della globalizzazione, avrebbe raggiunto tali dimensioni da portare alti rischi di contagio: anche da difficoltà di un Paese membro piccolo, come la Grecia». Quanto è alto il rischio inflazione in Europa? «Terremo sotto controllo il rischio inflazione. La Bce continua ad avere quale dovere prioritario la stabilità del denaro, e svolge questo compito a meraviglia». Che cosa deve fare la Bce contro il rischio inflazione? «Rispettiamo l`indipendenza della Banca centrale, non le diamo consigli. Trichet avverte giustamente, di tanto in tanto, che il valore interno ed esterno dell`euro è rimasto stabile dalla sua nascita. L`euro è in media più stabile di quanto lo sia stato il marco tedesco. E confido che sarà così anche in futuro». Si riparlerà di eurobond, quale ruolo avrà il Fondo salva stati? «Non occorre agire ora per rafforzare il Fondo. Ma entro fine marzo dobbiamo discutere del meccanismo di stabilità permanente e accordarci sui suoi compiti. Quanto agli eurobond, nell`attuale costruzione dell`unione monetaria non si può abbandonare lo stimolo di tassi diversi all`interno del Patto di Stabilità». 20

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