DISCORSO DEL RETTORE MAGNIFICO ( ) Rev.mo P. Fr. José Rodríguez Carballo, Ministro Generale di tutto l'ordine dei Frati

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1 DISCORSO DEL RETTORE MAGNIFICO ( ) Rev.mo P. Fr. José Rodríguez Carballo, Ministro Generale di tutto l'ordine dei Frati Minori e Gran Cancelliere della Pontificia Università Antonianum ; M. Rev. P. Fr. Michael Perry, Vicario Generale e Vice-Gran Cancelliere; MM. RR. PP. Definitori Generali e Segretario Generale per la Formazione e gli Studi Fr. Vidal Rodríguez López; Rev. P. Guardiano della Fraternità S. Antonio ; RR. PP. Guardiano e Rettore dei Frati Studenti della Fraternità Ven. P. Gabriele M. Allegra"; Confratelli tutti del Collegio Internazionale S. Antonio; Egregio Prof. Tobias Hoffmann, studioso e cultore della dottrina del B. Giovanni Duns Scoto; Professori, Studenti, Officiali, Personale Ausiliario della Pontificia Università Antonianum ; R. Presidente P. Barnaba Hechich e Soci della Commissione Scotista; Quanti altri, fratelli e sorelle, sono qui riuniti per la circostanza. A tutti, con i sentimenti e le parole del P. S. Francesco: "obsequium cum reverentia, pacem veram de coelo et sinceram in Domino caritatem" (EpFid II,1). L'inizio di questo nuovo anno accademico non può prescindere da una considerazione sui tanti altri che lo hanno preceduto e, in modo particolare, sull'ultimo di essi, contraddistinto dalla triennale visita canonica dell'università e, 1

2 quindi, dall'attuale rinnovo delle Autorità accademiche. Pertanto, quest'oggi, consentitemi anzitutto di esprimere i sensi della mia profonda gratitudine al Rev.mo Ministro Generale e Gran Cancelliere con il suo Definitorio, per avere ancora una volta scelto di nominare nostro Visitatore Generale un frate, Claude Coulot, che è altresì egli stesso un accademico (Fr. Claude è docente ed ex Vice Decano della Facoltà di Teologia di Strasburgo, Francia). I colloqui che molti di noi hanno avuto con lui si sono rivelati alquanto proficui, le parole che egli ci ha rivolto verbalmente e per iscritto hanno costituito un reale incentivo a farci prendere coscienza di essere non un monumento statico, bensì un organismo vivo che, come tale, ha inevitabilmente aspetti positivi che danno consolazione e speranza, e altri ancora incompiuti da sviluppare con attenzione. Un grazie riconoscente, dunque, al carissimo Fr. Claude Coulot per il prezioso servizio svolto con impegno, competenza e grande garbo, come pure - e di gran cuore! - alle Autorità accademiche che hanno lasciato l'ufficio al termine del rispettivo mandato: al Rettore Magnifico mio predecessore P. Johannes B. Freyer, al Vice-Rettore P. Manuel Blanco, ai Decani, tra i quali ero anch'io, ed a tutti gli altri che hanno portato con zelo e dedizione a un felice compimento il proprio impegnativo lavoro. Nello stesso tempo, desidero formulare fervidi auguri a quanti con me sono chiamati a collaborare nel nuovo triennio: in primo luogo il Vice Rettore e i Decani, che costituiscono il mio Consiglio, poi i Presidi, gli Officiali e il Personale Ausiliario; ben volentieri estendo gli auspici anche ai nostri Studenti, che sono la ragion d'essere della nostra missione accademica e della stessa istituzione universitaria, i primi e principali destinatari del nostro ideale di universitas e del nostro patrimonio culturale. Un patrimonio che, come ha ammonito il Santo Padre Benedetto XVI, rivolgendosi ai giovani docenti universitari convenuti a Madrid in occasione della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù e da Lui incontrati, il , nello storico Monastero dell'escorial: "non deve snaturarsi, né a causa di ideologie chiuse al dialogo razionale, né per servilismi ad una logica utilitaristica di semplice mercato, che 2

3 vede l'uomo come semplice consumatore" di conoscenze funzionali piuttosto che come un ricercatore di verità. A tutti dico fin d'ora il mio grazie perché solo con il vostro apporto la Pontificia Università Antonianum potrà crescere nella giusta direzione, diventare sempre più "casa dove si cerca la verità piena [...] in un cammino dell'intelligenza e dell'amore, della ragione e della fede" (Benedetto XVI, Discorso ai giovani docenti universitari, Madrid, ) e offrire un valido e qualificato servizio all'ordine, alla Chiesa e al mondo contemporaneo. Ritengo, dunque, quanto mai significativa la consuetudine di celebrare il primo Atto solenne di ogni nuovo anno accademico, qual è appunto quello odierno, in coincidenza con la commemorazione del B. Giovanni Duns Scoto, uno dei grandi maestri e testimoni della ricerca della Verità secondo lo spirito e gli orientamenti propri del nostro Fondatore, i quali - a cominciare dal Protettore dell'università, S. Antonio di Padova - hanno portato nello studio lo spirito della santa orazione e devozione e sono cresciuti attraverso di esso. E invero, "La sapienza francescana non consiste tanto nel possedere molte verità, quanto soprattutto nell'essere posseduti dalla verità e nell'essere testimoni di quella verità che ci trascende" (P. John Vaughn, in occasione dell'inaugurazione dell'anno Accademico del PAA). Difatti lo studio, in primo luogo lo studio delle discipline sacre, è una via fondamentale per essere realmente posseduti dalla verità. In realtà, lo studio, in quanto attività intellettuale, così come lo hanno coltivato i nostri grandi Maestri, anziché alienare dalla realtà delle cose, e quindi dalla verità, ci conduce a contemplarla e possederla in maniera da coinvolgere insieme e totalmente intelligenza e cuore. 3

4 Lo studio è opera dello zelo per l' "intelligenza", l'esercitazione impegnata ed ordinata della capacità umana di "leggere dentro le cose" (intus legere), ovvero la capacità di vedere e cogliere la verità in esse e nel loro vicendevole rapportarsi, nel contesto degli avvenimenti, delle culture, della storia, dei comportamenti umani, ma sempre e comunque in relazione alla Verità sussistente, che è Dio. È l'uomo così impegnato che si può qualificare con il termine di "intellettuale". Essere intellettuale cristiano, pertanto, è vivere nella forza dello Spirito e nella sensibilità dell'intelligenza umana, acquistando la capacità di penetrare la superficie della realtà con ammirazione, amore, riverenza e di cogliere il cuore, la vita, la verità di ogni cosa, nel riferirla al suo Creatore e Redentore. L'intellettuale cristiano è capace di sostare (fare moratorium) e riflettere, opponendosi così al turbinio degli eventi, al fine di dare spazio ad una interiorità che è la ragione del fluire stesso delle cose. In questa prospettiva già S. Bonaventura offre allo studioso francescano una sintesi esemplare di ricerca e di azione, di parola e di silenzio, di volontà e di intelligenza, quando nel Prologo n. 4 dell' Itinerarium mentis in Deum, scrive: "non creda [chi si dedica allo studio] che gli basti la lettura senza l'unzione, la speculazione senza la devozione, la ricerca senza l'ammirazione, la prudenza senza la gioia, l'abilità senza la pietà, la scienza senza la carità, l'intelligenza senza l'umiltà, lo studio senza la grazia divina, lo specchio senza la sapienza divinamente ispirata". Questo testo del Dottore Serafico coglie perfettamente lo spirito di S. Francesco e rappresenta un metodo illuminante e perennemente valido per tutti i frati impegnati nel lavoro intellettuale. Aderendo perfettamente a questo insegnamento, Duns Scoto, che ha avuto il coraggio di rivedere un sistema del sapere giunto al crepuscolo e non ha avuto timore di porsi la questione della verità: che cosa posso sapere?; che cosa mi è lecito affermare?, ci ha mostrato l'importanza dell'intelletto quale mezzo per pervenire alla conoscenza e quale forza privilegiata per scoprire il Creatore nel mondo e nella storia, 4

5 per rivelarci Dio come il solo essere infinitamente amabile; ogni conoscenza serve dunque a guidare gli uomini sul cammino dell'amore di Dio. Sono sinceramente convinto che tramite lo studio dei nostri Maestri è possibile acquisire quella grandezza di spirito con la quale essi hanno studiato e lavorato. Questa eredità è il nostro compito nel mondo contemporaneo. A chi giudica in modo rapido e superficiale, può forse risultare difficile comprendere l'attualità di questa proposta e l'importanza di una simile qualificazione e caratterizzazione, soprattutto se si intende lo studio, anche quello delle sacre discipline, come un cumulo di conoscenze e di informazioni, illudendosi di potersi così inserire con maggiore efficienza nel mondo moderno; o se si pensa che lo studio sia null'altro che un mezzo per prepararci ed attrezzarci tecnicamente per un determinato compito o per rispondere con competenza scientifica alle aspettative ed alle esigenze della contemporaneità. Eppure noi vogliamo rivalutare il pensiero francescano proprio perché desideriamo contribuire a tali soluzioni e venire incontro ai problemi attuali, anche se - a prima vista - ciò potrebbe sembrare quasi paradossale. Il lavoro da fare è assai più consistente di quanto si possa immaginare: in realtà, conosciamo ancora poco del pensiero francescano. I testi tuttora inediti sono numerosi e comportano un intuibile lavoro preliminare: l'editoria francescana in genere, gli studi teologici, filosofici, giuridici e storici hanno ancor oggi vaste e affascinanti prospettive. Oltretutto, come sapete, da alcuni anni è in atto - nell'ambito universitario europeo, ma non solo - il cosiddetto "Processo di Bologna", a cui nel 2003 ha aderito anche la Santa Sede, finalizzato a rinvigorire l'attenzione verso la qualità accademica, nell'intento di giungere ad un migliore coordinamento dei diversi sistemi di istruzione superiore. Anche l' Antonianum è dunque coinvolto, insieme a tutti gli altri Atenei ecclesiastici, in questa dinamica di rinnovamento attraverso la messa in opera di nuovi strumenti e procedure, nella valutazione interna dei passi compiuti finora nell'incremento qualitativo dell'università e, allo stesso tempo, nell'offrire 5

6 suggerimenti e proposte per andare ancora avanti, "per passare dal bene al meglio". Siamo tutti consapevoli della complessità delle sfide che dovremo affrontare in relazione a tale processo, tuttavia sono fiducioso che si procederà alacremente nel cammino intrapreso, attraverso lo sviluppo di un efficace e coerente iter di promozione della qualità, che verta su un miglioramento costante, sostenga una cultura dell'eccellenza in tutte le attività e soddisfi gli standard e le linee-guida europee, coerentemente con l'indole peculiare dell'università ecclesiastica. Del resto, occorre riconoscere che la nostra Università non entra in questo processo come una tabula rasa oppure - e sarebbe peggio - operando una sorta di azzeramento, un reset. Siamo infatti eredi di un prezioso retaggio intellettuale lasciatoci dai nostri Maestri francescani, detentori dunque di un patrimonio culturale d'inestimabile valore; da oltre un secolo abbiamo anche una precisa identità e fisionomia accademica all'interno dell'ordine e della Chiesa e non siamo affatto nuovi ad esperienze di valutazione interna ed esterna, a progetti di rinnovamento e ad interventi di potenziamento. A tale proposito, basti pensare al recente organismo denominato "Gruppo di Coordinamento Permanente", costituito a tal fine dalla speciale sollecitudine del Governo generale dell'ordine dei Frati Minori nei confronti della Pontificia Università Antonianum ed in ossequio a precisi mandati ricevuti dai vari Capitoli generali. Il Gruppo in questione è composto - oltre che dalle nostre Autorità accademiche - da eminenti Membri della nostra Curia Generalizia, da Esperti e da Professori di provenienza internazionale. A questo riguardo mi sia consentito di esprimere la mia ammirazione per le persone e le istituzioni che vi sono state coinvolte e per il lavoro che hanno svolto, nonché la mia gratitudine per il prezioso ed insostituibile servizio di studio, di ricerca, di coordinamento e di sostegno. Ho accennato poc'anzi all'eredità carismatica e di pensiero di cui siamo depositari e custodi. In effetti, tra le diverse proposte emerse a vari livelli ed in ambiti 6

7 diversi, rimane costante quella di fare del pensiero francescano il punto di riferimento e la realtà che caratterizzi e qualifichi gli studi della nostra Pontificia Università Antonianum. Questo è un compito e una responsabilità che siamo chiamati ad espletare per l'intera Famiglia francescana, ad illustrazione ed approfondimento della sua identità; per la Chiesa, al servizio del legittimo pluralismo teologico, esito della sua ricca e variegata tradizione; a vantaggio della società tutta, in risposta ad una generazione che chiede ragione della fede che noi viviamo e professiamo e che si interroga sul senso degli eventi. L'attualità di S. Francesco di Assisi - nel momento in cui anche il mondo laico si richiama sempre più frequentemente alla sua figura e al suo pensiero in relazione ai temi della pace, della giustizia, dell'ecologia, del rispetto per l'uomo e per i suoi diritti, della fraternità universale - sta ad indicare che la nostra spiritualità e il nostro patrimonio culturale sono davvero un terreno fertile, nel quale dobbiamo mettere radici profonde per meglio comprendere la nostra missione nel presente. La semplicità, la sensibilità ed il profondo rispetto di S. Francesco per gli uomini e per tutte le creature è l'atteggiamento più giusto, e forse il più importante, per accostarci alle opere che dai grandi Maestri abbiamo ereditato e per lasciarci formare da esse. Ho fatto riferimento anche alla nostra identità e fisionomia accademica. Non è il caso qui di ripercorrere tutta la nostra storia in tal senso; bastino alcuni brevi cenni. Come sapete, la Pontificia Università Antonianum trova la sua origine nel Collegium S. Antonii Patavini in Urbe, voluto dall'allora Ministro Generale P. Bernardino da Portogruaro (la prima pietra fu benedetta il ) ed inaugurato dal suo successore P. Luigi da Parma ( ), per dare all'ordine dei Frati Minori uno Studio Generale che riprendesse la sua grande tradizione intellettuale in un'epoca di crisi dell'identità religiosa e talvolta di vera e propria persecuzione della Chiesa. Possiamo senz'altro affermare che, grazie a tale fondazione, l'ordine ha realizzato una 7

8 svolta nella sua storia culturale. L'antico patrimonio accademico e dottrinale, che rischiava dispersioni e gravose perdite, ha ritrovato nel Collegio (elevato tra il 1933/38 a Pontificio Ateneo ed infine assurto, nel 2005, al rango di Università Pontificia) la possibilità storica di concentrare in sé gli sforzi volti a ricostruire l'identità più nobile dell'ordine. P. Bernardino da Portogruaro comprese che per riuscire in quell'intento erano necessari due fondamenti: la pietà, o ricerca di un'autentica religiosità, e lo studio. E P. Raffaele Delarbre d'aurillac, che egli delegò a seguire il progetto/cantiere della nuova sede accademica, aveva concepito l'impresa come un ideale ritorno all'antica sede universitaria parigina, il Grande Convento dei Cordeliers, che aveva accolto Bonaventura, Duns Scoto e moltissimi dei loro epigoni fino all'epoca moderna. Che la restaurazione dell'ordine, decimato dagli eventi del secolo noto come "epoca delle rivoluzioni", sia iniziata dalle istituzioni accademiche è un dato che fa riflettere! Risulta pertanto evidente che la nostra Università ha ricevuto fin dalle origini una sua fisionomia ben delineata, ed è proprio questo che ci consente di ribadirla con qualche necessaria precisazione. La Pontificia Università Antonianum è lo Studio Generale o Università centrale dell'ordine dei Frati Minori, non certo per una bramosia di centralizzazione che tolga spazio al libero ed autonomo manifestarsi di altri centri universitari dell'ordine stesso, né per evitare il confronto con essi. Tali centri, ben definiti dalle proprie caratteristiche e finalità, sono semplicemente diversi, possono essere addirittura più robusti e superiori dal punto di vista del patrimonio tecnico-strutturale ed appunto per questo in grado di offrire il loro supporto alla Pontificia Università Antonianum con il loro avanzato know how. La Pontificia Università Antonianum è l'università centrale dell'ordine perché la sua peculiarità e la sua definizione identificatrice ne fanno un centro accademico di alta specializzazione nelle discipline ecclesiastiche bibliche e archeologiche, teologiche, filosofiche, canonistiche e storiche, unico nel suo genere 8

9 all'interno dell'ordine stesso. Anche se altrove nell'orbe serafico è possibile riscontrare luoghi accademici di alta ricerca, le origini, le modalità scientifiche perseguite dalla Pontificia Università Antonianum ed il patrimonio storico-dottrinale da essa custodito ed incessantemente promosso e sviluppato in accordo con i "segni dei tempi", la qualificano irrinunciabilmente come Alma Mater studiorum dell'ordine dei Frati Minori. Tale peculiarità non va intesa in senso restrittivo, quasi a volerne fare un'istituzione arroccata in difesa dell'esistente. Essa vuole al contrario significare il compito arduo ma esaltante che ci aspetta, per far sì che la Pontificia Università Antonianum risponda alle sue finalità: produrre e dispensare scienza, formare maestri per l'ordine, essere, in ragione della sua genetica internazionalità, un'autentica fucina di universalismo indispensabile per una "Fraternità-universale-in-missione" ad gentes et inter gentes qual è il nostro dell'ordine dei Frati Minori, proteso ed inviato, ormai da otto secoli, verso le "terre incognite" dell'uomo planetario con uno spirito, un'idea di esperienza, un percorso intellettuale, una metodologia di ricerca che è la cifra di comprensione della nostra identità e missione. D'altronde, il concetto stesso di globalizzazione, applicato alla missione con l'espressione "globalizzazione della fede", richiede "strutture ponte" tra periferie dislocate in punti differenti; il centro in questo caso non avrebbe più una connotazione geografica, ma culturale, antropologica, identitaria. Dal momento però che apparteniamo alla storia, costituita da spazi e tempi, è evidente che si debba ammettere la necessità di luoghi atti ad esercitare la specifica funzione di mediatori, luoghi che - in virtù della memoria in essi custodita - esprimono in modo peculiare una vocazione alla transculturalità. La specifica fisionomia della Pontificia Università Antonianum impone anche dei livelli al di sotto dei quali non si può andare, proprio per restare fedele a se stessa e per non incorrere in giustificate critiche dall'esterno. L'unica risposta è, oltre a quella 9

10 di fare opera d'informazione corretta dovunque ci troviamo, quella di offrire degli standard elevati: il corpo attuale dei docenti è all'altezza e le strutture, grazie soprattutto all'iniziativa generosa e perfino coraggiosa dei nostri più recenti Governi Generali, lo consentono. Naturalmente, per poter raggiungere e consolidare tali traguardi, è necessario da parte di tutti quell'anticipo di simpatia senza il quale non c'è alcuna comprensione. Parimenti, è doveroso il superamento di un certo "pragmatismo immediato" che tende a far combaciare il "progetto", per sua natura sempre eccedente, col raggiungimento contingente, per definizione invece sempre limitato e perfettibile, altrimenti si corre il rischio di guardare alla Pontificia Università Antonianum come ad un'impresa commerciale claudicante, mentre essa altro non è che un'istituzione accademica "che si sente unita a quella catena di uomini e di donne che si sono impegnati a proporre e a far stimare la fede davanti all'intelligenza degli uomini" (Benedetto XVI, Discorso ai giovani docenti universitari). La nostra Università è dunque proiettata verso il futuro, specialmente il futuro dell'ordine dei Frati Minori, a cui appartiene intimamente e, come tale, è una realtà in movimento da amare, da seguire e sostenere come una tenera vita in crescita. Del resto, come ha autorevolmente ricordato Papa Benedetto XVI nel suo discorso tenuto a San Marino il : "Il modo migliore di apprezzare un'eredità è quello di coltivarla ed arricchirla". * * * A questo punto del mio intervento, dovrei passare a una descrizione dettagliata dello stato della Pontificia Università Antonianum e menzionare i fatti e gli eventi accademici più salienti che, letti nella prospettiva da me sopra delineata, diventano segni significativi della vivacità attuale della nostra Università. Tuttavia, essendomi piuttosto dilungato - e di questo chiedo venia confidando nella vostra comprensione, giacché si tratta del mio discorso inaugurale - e non volendo illustrare sbrigativamente realtà importanti che meritano invece rispettosa attenzione, né tantomeno sottrarre 10

11 ulteriore tempo alle Illustri Personalità che parleranno di seguito, mi limito a riferire alcuni sintetici dati, permettendomi d'invitarvi per ulteriori e più particolareggiate informazioni alla lettura della mia relazione allorquando essa, come d'uso, verrà pubblicata integralmente dapprima sulla nostra rivista Antonianum e poi sull'organo ufficiale della Pontificia Università Antonianum che è il Liber Triennalis (inserire qui alcuni dati). * * * La duplice esigenza di fedeltà a Dio ed all'uomo ci stimolerà a trovare ancora nel patrimonio universale della Chiesa ed in quello che ci è stato lasciato in eredità dai grandi Maestri francescani le risposte più adeguate ai gravi problemi dell'uomo, della Chiesa e del mondo contemporanei. Consapevoli che la Pontificia Università Antonianum svolge un servizio qualificato nella Chiesa e nel mondo, vogliamo rinnovare la nostra volontà di servizio in spirito di minorità poiché "le questioni essenziali dell'essere umano continuano a reclamare la nostra attenzione e ci spingono ad andare avanti" (Benedetto XVI, Discorso ai giovani docenti universitari). Animati da questo spirito di servizio umile e paziente "che ci protegge dalla vanità che chiude l'accesso alla verità" (ibid.), saremo capaci di fare cultura, renderemo più incisiva l'azione dell'università, aiuteremo gli Studenti - ma siamo tutti discepoli della Verità e dell'amore - ad aprirsi alla speranza che non delude (Rm 5,5) ed a diventare anch'essi "testimoni viventi di quella Verità che ci trascende" e che tutte le altre racchiude: "Cristo, il Figlio di Dio, [che] è morto per salvare il mondo e illuminarlo di speranza» (B. Giovanni Paolo II, Allocuzione in occasione della Visita al PAA, ). Egli che è il centro del cosmo e della storia, la pietra angolare dell'universitas rerum et personarum, la bussola degli eventi. Dixi! 11

12 Intercedano per noi la Beata Vergine Maria, "in qua fuit et est omnis plenitudo gratiae et omne bonum" (SalBVM 3), il N. P. S. Francesco, S. Antonio di Padova, Dottore Evangelico e patrono della nostra Università, e il B. Giovanni Duns Scoto, "Doctor noster", teologo-cantore del primato assoluto di Cristo, Logos Incarnato, e dell'immacolata Concezione di Maria Santissima. 12

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